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	<title>Edizione Luglio-Agosto 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Luglio-Agosto 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Luglio-Agosto 2020</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-luglio-agosto-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 16:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori, Lentamente la morsa del coronavirus sta mollando la presa e in Svizzera come in Italia le misure di allentamento fanno coppia con una voglia generale di tornare alla normalità. A livello elvetico fa parte della normalità anche recarsi regolarmente alle urne. Inizialmente prevista per il 17 maggio, la cruciale votazione sull’iniziativa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-17371"  class="panel-layout" ><div id="pg-17371-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17371-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17371-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>Lentamente la morsa del coronavirus sta mollando la presa e in Svizzera come in Italia le misure di allentamento fanno coppia con una voglia generale di tornare alla normalità. A livello elvetico fa parte della normalità anche recarsi regolarmente alle urne. Inizialmente prevista per il 17 maggio, la cruciale votazione sull’iniziativa per limitare la libera circolazione tra la Svizzera e l’UE sarà al vaglio popolare in settembre. Si tratta di un ennesimo consulto popolare per capire come gli svizzeri vogliano impostare la loro relazione con l’Unione Europea.</p>
<p>Cogliamo l’occasione in questo numero per ripercorrere gli esiti popolari degli ultimi 20 anni e mettere a confronto le opinioni di un rappresentante dell’UDC e della direttrice della federazione delle imprese svizzere. Nel frattempo la Gazzetta si prende come d’abitudine un mese di pausa e tornerà all’inizio di settembre. Dalla redazione giungano gli auguri per un’estate serena e soprattutto… la più normale possibile.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>REDATTORE</em></p>
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		<title>Le relazioni tra Svizzera ed Europa ad un bivio</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/le-relazioni-tra-svizzera-ed-europa-ad-un-bivio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 15:54:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/euroswiss-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il 27 settembre 2020 il popolo svizzero è chiamato a chiarire il suo rapporto con l’Unione europea. Si tratta dell’ennesima di una serie di decisioni… decisive. L’iniziativa “Per un’immigrazione moderata” (Iniziativa per la limitazione), sottoscritta da oltre 116’139 cittadini viene sottoposta in votazione popolare in settembre. Si tratta di un momento cruciale per le relazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/le-relazioni-tra-svizzera-ed-europa-ad-un-bivio/">Le relazioni tra Svizzera ed Europa ad un bivio</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/euroswiss-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17361"  class="panel-layout" ><div id="pg-17361-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17361-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17361-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il 27 settembre 2020 il popolo svizzero è chiamato a chiarire il suo rapporto con l’Unione europea. Si tratta dell’ennesima di una serie di decisioni… decisive.</p>
<p>L’iniziativa “Per un’immigrazione moderata” (Iniziativa per la limitazione), sottoscritta da oltre 116’139 cittadini viene sottoposta in votazione popolare in settembre. Si tratta di un momento cruciale per le relazioni Svizzera-UE, non il primo, dal momento che il testo esige la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione e di conseguenza il pacchetto degli accordi bilaterali. Questi accordi sono frutto di una serie di decisioni elvetiche, volte in particolare a garantirsi l’accesso al mercato unico.</p>
<p>Infatti nel 1985, momento in cui l’UE ha posto le basi per la creazione del mercato unico europeo, la nostra nazione ha iniziato a interrogarsi sul suo futuro ruolo e sulla sua posizione in Europa. Pochi anni dopo l’Unione europea ha proposto ai paesi dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) – di cui fa parte anche la Svizzera – e che non hanno voluto aderire all’Unione stessa, il progetto di uno Spazio economico europeo (SEE), alfine di permettere loro di partecipare al mercato unico europeo, di grande interesse per le imprese esportatrici. La politica svizzera di allora ha ritenuto la proposta una valida alternativa all’adesione all’UE. Nel maggio del 1992 il Consiglio federale ha sottoscritto l’Accordo SEE e contemporaneamente ha depositato a Bruxelles una domanda per l’avvio di trattative per l’adesione all’UE. Ma il 6 dicembre 1992 il 50,3% del popolo svizzero e 18 Cantoni su 26 hanno respinto l’adesione al SEE dopo una campagna memorabile e particolarmente accesa.</p>
<p>A seguito di questa decisione la politica ha cercato vie alternative a quelle dello SEE e dell’adesione. La via bilaterale è stata considerata in seguito dalla classe politica e dal popolo la via di mezzo tra l’isolamento e l’associazione a spazi economici o unioni politiche. A cavallo del millennio la Svizzera trova così un suo equilibrio nelle relazioni con l’UE in fase di espansione e plasma le proprie relazioni con accordi settoriali. In una prima fase, il 1° giugno 1999 si concludono le negoziazioni dei sette Accordi bilaterali I, i quali sono stati accettati il 21 maggio 2000 in una votazione popolare con il 67,2% di voti favorevoli. Di questi testi, vincolati tra di essi con una clausola ghigliottina, fa parte anche l’Accordo sulla libera circolazione delle persone che è oggetto dell’iniziativa per la limitazione. Nel giugno del 2001 la Svizzera e l’UE si accordano per avviare una seconda tornata di negoziati bilaterali – gli 8 Accordi bilaterali II – che completano a livello politico gli Accordi bilaterali I, in larga misura incentrati sull’apertura del mercato. Anche questi vengono approvati in votazione popolare nel 2004. La via bilaterale viene successivamente confermata a più riprese ad esempio in occasione dell’approvazione degli Accordi di Schengen e Dublino, al momento dell’estensione della libera circolazione a Romania e Bulgaria nel 2009.</p>
<p>L’ultima conferma indiretta in ordine cronologico risale all’anno scorso quando la popolazione si è pronunciata favorevolmente alla ripresa della direttiva sulle armi. Un No avrebbe avuto conseguenze sull’accordo di Schengen. Complessivamente la Svizzera e l’UE hanno stipulato circa 20 accordi principali e più di 100 altri accordi.</p>
<p>Nel 2009 il popolo ha approvato l’estensione della libera circolazione delle persone a Romania e Bulgaria e confermato di fatto la via bilaterale.</p>
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	<p>Una delle campagne più combattuta nella storia recente della Svizzera: l’adesione allo SEE bocciata dal popolo nel 1992.</p>
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	<p>Nel 2009 il popolo ha approvato l’estensione della libera circolazione delle persone a Romania e Bulgaria e confermato di fatto la via bilaterale.</p>
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		><h3 class="widget-title">Perché votare NO</h3>
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	<p>Monika Rühl,<br />
Presidente della Direzione generale di economiesuisse</p>
<p>Perché votare NO all’iniziativa contro gli Accordi bilaterali?<br />
Il 27 settembre il popolo e i Cantoni saranno chiamati alle urne per pronunciarsi sull’iniziativa contro gli Accordi bilaterali; da un punto di vista economico, questa è la votazione più importante di quest’anno. In breve, l’iniziativa chiede che l’immigrazione degli stranieri sia disciplinata in maniera autonoma senza l’accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), ma attraverso dei contingenti fissati dalle autorità.</p>
<p>L’iniziativa non prende di mira solo l’ALC, ma l’insieme degli Accordi bilaterali I stipulati con l’UE. Gli iniziativisti ci illudono prevedendo un periodo di un anno per negoziare la disdetta dell’ALC, ma in realtà non c’è nulla da negoziare, visto che questo accordo è giuridicamente legato agli altri accordi dei Bilaterali I, attraverso la “clausola ghigliottina”. Essa prevede, che se un accordo venisse denunciato, cadrebbero automaticamente anche tutti gli altri sei. Inoltre, anche qualora ci fosse un margine per condurre dei negoziati, un anno è un lasso di tempo del tutto irrealistico. Entro la fine del 2021 la Svizzera si ritroverebbe quindi senza Accordi bilaterali I. Tuttavia, quest’ultimi non sono i soli accordi ad essere in pericolo. Infatti, anche gli accordi Schengen/Dublino (Accordi bilaterali II) sono minacciati dall’iniziativa, visto che nelle trattative per la partecipazione della Svizzera allo spazio Schengen, l’UE aveva considerato l’ALC quale presupposto imprescindibile. In effetti, è impensabile un’applicazione dell’accordo Schengen senza ALC.</p>
<p>L’iniziativa, oltre a mettere in serio pericolo la via bilaterale della Svizzera, non propone nessun’altra alternativa valida. Senza questi accordi, la Svizzera perderebbe il suo accesso su misura al mercato interno europeo, di cui beneficia da quasi 17 anni. Oltre la metà del commercio estero della Svizzera passa oggi attraverso l’UE e anche un commercio più intenso con altri partner non potrebbe mai compensare questa perdita. A titolo d’esempio, in una giornata lavorativa la Svizzera scambia 1 miliardo di franchi con l’UE, mentre solo 0,7 miliardi di franchi con il resto del mondo. Inoltre, con un’accettazione dell’iniziativa la Svizzera rischia di essere danneggiata dal punto di vista della ricerca, della formazione e dell’innovazione. Negli ultimi anni, il nostro Paese è stato uno dei leader mondiali in questi campi, in cui il collegamento ad una rete internazionale gioca un ruolo fondamentale. Una continua partecipazione ai programmi quadro di ricerca europei è un prerequisito importantissimo per il successo di queste reti, in quanto esse permettono di gestire numerosi progetti ai quali partecipano anche le PMI. Abbandonare l’accordo sulla ricerca farebbe quindi perdere alla Svizzera miliardi di franchi e metterebbe a repentaglio la posizione eccellente quale centro di ricerca e innovazione. In conclusione, vista e considerata anche la situazione difficile in cui ci troviamo dopo la crisi del Coronavirus votiamo no a quest’iniziativa e sosteniamo con convinzione la via bilaterale, una soluzione di successo a cui non possiamo rinunciare.</p>
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	<p>Photo: franknader.com</p>
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		><h3 class="widget-title">Perché votare SI</h3>
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	<p>Piero Marchesi,<br />
Consigliere nazionale e Presidente UDC Ticino</p>
<p>Un’iniziativa che è un toccasana anche per le aziende<br />
“Quando è troppo è troppo”, questo è lo slogan utilizzato dagli iniziativisti per spiegare la situazione nella quale si trova oggi la Svizzera. Negli ultimi 13 anni, a causa della Libera circolazione, 1 milione di nuovi stranieri si sono insediati in Svizzera. A questo dato vanno aggiunti i 320’000 frontalieri che ogni giorno varcano il confine per venire a lavorare nel nostro paese. L’immigrazione incontrollata ha di fatto provocato un abbassamento generale dei salari – il Ticino, Cantone più toccato dalla Libera circolazione, ha salari anche del 25% inferiori alla Svizzera centrale – l’aumento del traffico e inquinamento, l’aumento dei prezzi dei terreni e degli immobili e la necessità di adeguare il paese a questa ondata migratoria. Nuovi ospedali, strade, infrastrutture ferroviarie, sistemi di raccolta e gestione rifiuti, sono solo alcune delle conseguenze negative all’aumento repentino della popolazione e che sono sulle spalle di cittadini e aziende svizzere. L’aumento della popolazione provoca nuovi bisogni e di conseguenza ha pure un impatto sull’ambiente. Fenomeno che la politica federale cerca di combattere approvando leggi ridicole - come quella recente sulla CO2 - che di fatto chiamerà pesantemente alla cassa cittadini e aziende per cercare di ridurre l’impatto ambientale del paese, quando di fatto non si tiene in considerazione che la popolazione del paese è aumentata di quasi il 15% in poco più di 10 anni. Quando nel 2000 si trattò di votare sui Bilaterali 1, di cui la Libera circolazione fa parte, il Consiglio federale promise al popolo che il saldo migratorio annuo non avrebbe superato le 8’000 persone. La media dei 13 anni supera invece le 76’000 unità, dieci volte tanto. È evidente che le promesse fatte a suo tempo dalle Istituzioni e dai partiti che ora combattono l’iniziativa, siano ancora una volta poco credibili. Abolendo l’accordo di libera circolazione delle persone si tornerebbe finalmente a gestire l’immigrazione in modo intelligente, con tetti massimi, contingenti e preferenza indigena. Non si vuole eliminare l’immigrazione, semmai gestirla con un sistema che ben conosciamo perché era in vigore fino a una quindicina d’anni fa, quando è entrata in vigore la libera circolazione delle persone. A onor del vero questa iniziativa non sarebbe neppure stata necessaria se la politica federale avesse applicato quanto deciso da popolo e Cantoni il 9 febbraio 2014 con l’approvazione dell’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”, che di fatto all’art. 121a ha iscritto nella Costituzione federale il ritorno al regime precedente la libera circolazione. Il successivo sabotaggio politico ha obbligato l’UDC a lanciare una nuova iniziativa per finalmente eliminare ogni possibilità di intralciare il volere popolare.</p>
<p>L’economia non deve temere l’insufficienza di manodopera estera. Non è mai mancata e non mancherà neppure in caso di approvazione dell’iniziativa. La Svizzera è un paese con un’economia innovativa che necessita di profili formati e dinamici, ma questo non vuol dire che non si debba privilegiare il mercato interno. Negli ultimi anni per molte aziende si è rivelato più facile attingere alla manodopera estera, già formata e pronta a essere impiegata a condizioni economiche più vantaggiose dei lavoratori svizzeri. Questo per le aziende è probabilmente un vantaggio nel corto termine - perché abbatte i costi di formazione, riduce i costi per il personale, aumenta magari anche i dividendi per gli azionisti - ma sul medio termine provoca un danno importante alla società e dunque pure all’economia. I dati sulla disoccupazione - quella reale e non quella parziale della Seco - parlano chiaro. L’aumento della sottoccupazione - i lavoratori impiegati a tempo parziale e che vorrebbero lavorare a tempo pieno ma che non ne hanno l’occasione - in Ticino sono pressoché triplicati. Le persone in assistenza - sempre più ex impiegati del settore terziario - sono praticamente raddoppiate. I costi sociali provocati da questo fenomeno sono pagati anche dalle aziende, che attraverso le imposte sostengono i costi della socialità. Non sarebbe più lungimirante occupare maggiormente i lavoratori svizzeri piuttosto che far capo in modo sistematico ai lavoratori stranieri? Certo, poi è importante investire nella formazione dei lavoratori indigeni e meglio orientarli al mercato del lavoro al termine della scuola dell’obbligo. E poi diciamocelo, ad alcuni di loro bisogna anche far capire che il mondo del lavoro non è più quello di 20 anni fa, dove forse si cercava prima il posto che il lavoro. È però il cane che si morde la coda e ancora una volta a pagarne il conto saranno cittadini e aziende. Un ritorno a una gestione intelligente dell’immigrazione, con strumenti che ben conosciamo perché in vigore fino a pochi anni fa, sarà un toccasana per tutto il paese, aziende comprese.</p>
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		<title>Ingresso in Svizzera dall’Italia ai tempi della pandemia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ingresso-in-svizzera-dallitalia-ai-tempi-della-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 15:34:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Nessuna restrizione per i cittadini elvetici. Ristabilita la libera circolazione anche per l’Italia. Caro Avvocato, ho letto la sua risposta sull’ultima Gazzetta Svizzera riguardante l’ingresso in Italia a seguito delle restrizioni dovute al Covid-19 e mi congratulo con lei per la sua chiarezza. Ma mentre le faccio i complimenti devo anche farle un appunto perché</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17358"  class="panel-layout" ><div id="pg-17358-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17358-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17358-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Nessuna restrizione per i cittadini elvetici. Ristabilita la libera circolazione anche per l’Italia.<br />
</strong></p>
<p>Caro Avvocato,<br />
ho letto la sua risposta sull’ultima Gazzetta Svizzera riguardante l’ingresso in Italia a seguito delle restrizioni dovute al Covid-19 e mi congratulo con lei per la sua chiarezza.<br />
Ma mentre le faccio i complimenti devo anche farle un appunto perché in merito al ritorno in Svizzera della lettrice lei è stato molto sbrigativo.</p>
<p>Orbene la mia domanda a questo punto è la seguente: ma l’ingresso in Svizzera per chi proviene dall’Italia è consentito? E in ogni caso quali sono le limitazioni per l’ingresso in Svizzera per chi viene dall’Italia o comunque vuole rientrare in Svizzera?</p>
<p>Leggo infatti da più parti che in realtà la Svizzera sta ancora valutando se consentire il libero ingresso e la riapertura dei valichi di frontiera con l’Italia. Cosa ci può dire in proposito?<br />
Ancora complimenti per la sua rubrica e grazie per le informazioni.</p>
<p>Cordialità<br />
<em>W. (Milano)</em></p>
<hr />
<p>Gentile Lettore,<br />
vedo che Lei è stato molto attento nella lettura del nostro periodico e di ciò naturalmente mi compiaccio.</p>
<p>In effetti la questione del rientro nella Confederazione della nostra amica del mese scorso è stata risolta in maniera fugace senza particolari spiegazioni.<br />
Mi scuso con tutti Voi ma ciò in realtà è dovuto a due semplici ragioni. La prima è giuridica, in quanto per via della sua cittadinanza svizzera la nostra lettrice non avrebbe incontrato nessuna difficoltà a fare ingresso in Svizzera, come accennavo appunto nell’articolo. L’altra è prettamente tecnica ed è banalmente dovuta a motivi di spazio della rubrica.<br />
Provvedo ora dunque a rispondere alla Sua sollecitazione ed a colmare questa piccola lacuna, fornendo una spiegazione più articolata della questione.</p>
<p>Va quindi in primo luogo ricordato che il cittadino svizzero vanta un diritto di rango costituzionale a fare ingresso nella Confederazione Elvetica. Dispone, infatti, l’art 24 della Costituzione Federale sulla libertà di domicilio:<br />
1. Ogni persona di cittadinanza svizzera può stabilirsi in qualsiasi luogo del Paese.<br />
2. Ha il diritto di lasciare la Svizzera e di entrarvi.</p>
<p>Entrando invece più nel merito della pandemia e dei provvedimenti adottati anche dalla Svizzera per limitare la mobilità e, conseguentemente, il pericolo di diffusione del contagio da Coronavirus di altri soggetti in Svizzera, va innanzittutto evidenziato che nella Confederazione è in vigore un provvedimento legislativo specifico in materia.</p>
<p>Si tratta della Legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell’essere umano (o Legge sulle epidemie, LEp) del 28 settembre 2012 e successive revisioni.<br />
Tale normativa prevede, ad esempio, che il Consiglio Federale possa emanare disposizioni sul trasporto internazionale di viaggiatori per evitare che malattie trasmissibili si propaghino a livello transfrontaliero, e che l’UFSP - Ufficio Federale della Sanità Pubblica possa imporre alle persone che entrano in Svizzera o che la lasciano i seguenti obblighi (Art. 41 LEp):<br />
- fornire la loro identità, il loro itinerario e il loro recapito;<br />
- presentare un certificato di vaccinazione o di profilassi;<br />
- fornire informazioni sul loro stato di salute;<br />
- presentare un certificato medico;<br />
- sottoporsi a una visita medica.</p>
<p>In realtà, anche durante la fase acuta e l’inasprimento delle misure di contenimento a marzo, i cittadini svizzeri hanno sempre potuto entrare in Svizzera dall’Italia (e dagli altri Paesi limitrofi). Insieme a loro, potevano varcare il confine soltanto le persone con un permesso di soggiorno e quelle che dovevano fare ingresso in Svizzera per motivi professionali, o in situazione di assoluta necessità. Viceversa il traffico di transito e il trasporto di merci era consentito senza restrizioni.</p>
<p>Il Consiglio Federale in data 8 maggio 2020, con effetto dall’11 maggio (in realtà parzialmente anche prima) aveva poi deciso un allentamento delle limitazioni all’entrata in Svizzera, come accennavo nella mia risposta del mese scorso.</p>
<p>Senza voler ricostruire anche qui una puntuale casistica ed il susseguirsi di provvedimenti adottati in base al continuo evolversi della situazione sanitaria, vediamo solo gli sviluppi più recenti e la situazione alla data odierna.</p>
<p>Il Consiglio Federale in data 27 maggio 2020 ha infatti emanato un ulteriore provvedimento con il quale ha statuito un allentamento (il terzo) ancor più ampio delle misure restrittive adottate, ed in particolare ha consentito, tra le altre cose, allenamenti sportivi individuali, l’insegnamento scolastico nelle scuole medie e secondarie in presenza, l’apertura di teatri, cinema, piscine, discoteche e locali notturni, gruppi superiori a 4 persone nei ristoranti (e persino… i servizi erotici).</p>
<p>Viceversa sono rimasti vietati assembramenti di più di 30 persone (prima erano 5), manifestazioni con più di 300 persone e competizioni sportive che prevedano stretto contatto fisico.<br />
In ogni caso, permane la necessità di distanziamento sociale, e ove ciò non sia possibile l’uso della mascherina, il rispetto delle regole di igiene, e consigliabile il lavoro da home office.<br />
Per quanto riguarda le frontiere, già in precedenza era stata prevista l’apertura con Germania, Austria e Francia ma non con l’Italia, come ipotizzava correttamente Lei.<br />
Mentre infatti si era concordato che dal 15 giugno si sarebbero riaperto i confini con questi tre Paesi, ristabilendo piena libertà di circolazione delle persone a condizione che l’evoluzione della diffusione del Covid-19 fosse positiva, l’Italia non era menzionata.</p>
<p>D’altronde l’Italia aveva annunciato unilateralmente la riapertura delle frontiere dal 3 giugno, come abbiamo riferito il mese scorso.<br />
Sul punto la Svizzera aveva avviato colloqui con l’Italia, ritenendo tale data prematura ed in maniera tale da coordinarsi sull’abolizione di controlli al confine, ma comunque, ribadiamo nuovamente, nessuna restrizione riguardava i cittadini svizzeri.</p>
<p>Infatti l’Ordinanza 2 COVID-19 datata 13 marzo 2020 ma periodicamente aggiornata in base alle suddette decisioni citate, allo stato del 1° giugno 2020 prevedeva in ordine alle frontiere che le persone provenienti d regioni a rischio che potessero entrare in Svizzera fossero le seguenti (art. 3):<br />
- cittadini svizzeri;<br />
- persone con documenti di viaggio validi per l’espatrio, e<br />
- un titolo di soggiorno (permesso di dimora svizzero, permesso per frontalieri, visto svizzero per “colloqui d’affari” di specialisti del settore sanitario o “visita ufficiale” di grande importanza),<br />
- un permesso di entrata, con visto rilasciato dalla Svizzera;<br />
- soggetti beneficiari della libera circolazione in possesso di un motivo professionale e di un attestato di notifica (per attività lucrativa o prestazione di servizi fino a 90 giorni/anno);<br />
- soggetti che effettuano il trasporto di merci professionale;<br />
- persone in mero transito in Svizzera con destinazione un altro Paese;<br />
- soggetti in situazione di assoluta necessità (da dimostrare ma comunque soggetta al discrezionale apprezzamento dell’autorità di confine svizzera);<br />
- specialisti del settore sanitario di grande importanza;</p>
<p>Anche i ricongiungimenti familiari con cittadini svizzeri non erano soggetti a restrizioni sanitarie (art. 3c), mentre tra i casi di assoluta necessità, purchè documentati, rientravano, ad esempio, senz’altro trattamenti medici indispensabili, visite in caso di decesso o gravissima malattia di uno stretto familiare residente in Svizzera (coniuge, partner, genitori, fratello o sorella, nipote, cognato o cognata), accudimento di familiari malati (senza limiti di parentela), visite ai membri del nucleo familiare (ma non altri parenti) e persino appuntamenti d’affari indifferibili, nonchè udienze (contrariamente al caso italiano).</p>
<p>Per tutti gli altri soggetti sarebbero rimaste applicabili le ordinarie norme della Legge federale sugli stranieri e loro integrazione (LStrI) del 16 dicembre 2005 e successive revisioni.</p>
<p>Sennonchè, da allora la situazione si è evoluta ulteriormente ed ancor più recentemente, la Svizzera ha prima annunciato e poi il 12 giugno 2020 ha deciso di revocare le vigenti restrizioni d’entrata nei confronti di tutti gli Stati UE/AELS ed il Regno Unito a partire dal 15 giugno, e dunque anche l’Italia.</p>
<p>Fanno ancora parzialmente eccezione Irlanda, Bulgaria, Cipro, Croazia e Romania (che pur membri UE non fanno parte dell’area Schengen) ed il Regno Unito (per il quale l’Accordo di libera circolazione varrà sino al 31.12.2020) che restano sulla lista dei Paesi a rischio, e pertanto, mentre i cittadini di tali Stati ed i loro familiari potranno circolare liberamente, i cittadini di Stati terzi (salve motivate eccezioni) provenienti da questi Paesi saranno soggetti a restrizioni.</p>
<p>Dunque allorquando questo numero della nostra Gazzetta Svizzera verrà pubblicato, saranno cadute anche le ultime restrizioni per chi proviene dall’area Schengen e ripristinata la libera circolazione per questi Paesi, così come riaperti tutti i valichi di frontiera. L’auspicio, ovviamente, è che queste decisioni siano definitive anche per il futuro.<br />
Spero, a questo punto, di avere soddisfatto la Sua più che legittima curiosità, che immagino essere anche di molti altri nostri Lettori.</p>
<p>Nell’occasione saluto tutti con l’augurio di poter tornare al più presto ad una condizione di normalità (o quanto di più gli assomigli), soprattutto in vista delle vacanze estive. Arrivederci a settembre!</p>
<p><em>Avv. Markus W. Wiget</em></p>
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		<title>Simonetta Sommaruga e la sua passione per il giardino</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/simonetta-sommaruga-e-la-sua-passione-per-il-giardino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 15:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Simonetta-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Da quando è alla testa del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione, la nuova presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga si sente sollevata. Il magistrato del PS ha iscritto la politica climatica e ambientale in cima alla sua lista delle priorità. Nel suo giardino, Simonetta Sommaruga ama camminare a piedi nudi: questa è</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Simonetta-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17354"  class="panel-layout" ><div id="pg-17354-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17354-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17354-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Da quando è alla testa del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione, la nuova presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga si sente sollevata. Il magistrato del PS ha iscritto la politica climatica e ambientale in cima alla sua lista delle priorità.</strong></p>
<p>Nel suo giardino, Simonetta Sommaruga ama camminare a piedi nudi: questa è l’immagine che si presenza, non senza una certa sorpresa, ai giornalisti della «Schweizer Illustrierte» quando la consigliera federale PS li accoglie a casa sua, vicino a Berna, nell’estate 2012. Fornisce spiegazioni sui suoi fiori, raccoglie un’insalata e mostra il suo frutteto: mele, pere, ciliegie, prugni, amarene e ribes. L’articolo non la mostra accanto ad una scrivania, come è la tradizione, ma svela piuttosto il lato verde di un magistrato vicino alla natura e fiera di mostrare che nel suo giardino le api ronzano.</p>
<p>Simonetta Sommaruga è ministra della giustizia. Un posto che ha poco a vedere con il giardinaggio e l’amore per la natura, ma anche poco con lei stessa. Pianista di formazione, si è vista affidare il Dipartimento di giustizia contro la sua volontà; i suoi nuovi compiti dopo la sua elezione in Consiglio federale nel 2010 non sono molto affini alla sua persona. Ciò non le ha impedito che con la parità salariale, una migliore protezione delle donne contro la violenza e il «matrimonio per tutti», essa sia riuscita a far progredire dossier a lei molto cari.<br />
Tuttavia, se si pensa che questa donna di sinistra ha dovuto, ad esempio, inasprire il diritto d’asilo od organizzare il rinvio di stranieri delinquenti, non è azzardato affermare che il Dipartimento di giustizia non sia stato proprio un piacere ma piuttosto un esercizio imposto. E ha dovuto rimanere ben otto anni prima che si presentasse un’opportunità di cambiamento. Il 1o gennaio 2019, la consigliera PPD Doris Leuthard ha lasciato il governo e dunque un posto vacante al Dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione (DATEC). Nessuno stavolta ha potuto mettersi di traverso e Simonetta Sommaruga ha colto al volo questa opportunità.</p>
<p><strong>Ritorno alle sue radici politiche</strong><br />
È una liberazione. Lo si vede subito quando si presenta ai media dopo l’attribuzione dei dipartimenti: era raggiante come al momento dell’elezione. La nuova responsabile del DATEC dichiara di essere ritornata alle sue radici politiche, poiché già quale parlamentare faceva parte della Commissione dell’ambiente e seguiva le problematiche ambientali da vicino. Ha continuato a farlo in Consiglio federale. Nel DATEC, afferma, sono state poste delle basi «che sono decisive per i nostri figli e i nostri nipoti».<br />
Si mette subito al lavoro. Già dal primo anno convince il Consiglio federale che la Svizzera debba raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ottiene la maggioranza per la tassa sui biglietti aerei. E riesce ad imporre ai collaboratori federali di prendere il treno invece dell’aereo per i loro spostamenti nei paesi vicini. Per il suo debutto in questa nuova posizione, le circostanze giocano a suo favore: alla ﬁne del 2018, alcuni studenti lanciano degli scioperi per il clima in Svizzera. Organizzano delle manifestazioni e sfilano con la svedese Greta Thunberg al Forum economico mondiale (WEF) di Davos. Nel 2019, la protezione del clima diventa il tema centrale dell’anno elettorale federale. Simonetta Sommaruga, che aveva già chiesto al Consiglio federale di adottare delle misure per il clima nel 2006 quando era parlamentare, riesce abilmente a beneficiare della situazione: invita dei giovani attivisti nel suo ufficio. E, a settembre, quando decine di migliaia di persone si presentano a Berna per chiedere una politica climatica coerente, la ministra dell’ambiente marcia con loro, anche come rappresentante del suo partito in questo periodo elettorale.</p>
<p><strong>Una nuova lista di priorità</strong><br />
Alle elezioni, però, i Verdi ottengono una vittoria storica e il PS subisce delle perdite. Nel frattempo, i socialisti si attendono molto dalla loro consigliera federale: deve diventare la pedina verde del partito. Ciò potrebbe influenzare l’orientamento del DATEC: la democratico-cristiana Doris Leuthard si era concentrata fino a quel momento sulle infrastrutture garantendo il finanziamento a lungo termine della strada e della ferrovia e riuscendo a convincere il popolo a realizzare una seconda canna del tunnel stradale del Gottardo. L’ufficio dell’ambiente era passato abbastanza all’acqua bassa, facendo parlare di sé solo quando si trattava di lupi o orsi. Simonetta Sommaruga si è invece subito mostrata come una vera ministra dell’ambiente. Per lei, la politica dell’energia e dei trasporti non deve occuparsi solo delle infrastrutture e della sicurezza dell’approvvigionamento, ma anche del clima. La consigliera federale ha voce in capitolo in materia di politica agricola, di protezione dell’acqua potabile e dell’utilizzo di pesticidi ed insetticidi. La salvaguardia della diversità delle specie ﬁgura in cima nella sua lista delle priorità. Pertanto, quest’anno fa pressione anche nella sua funzione di presidente della Confederazione. Al WEF di Davos, in gennaio, rivolge un caloroso appello alle élites economiche, politiche e scientifiche a favore di una migliore protezione dell’ambiente: «Il mondo brucia», rivolgendosi alla sala. Per illustrare questa realtà, proietta un film sulla scomparsa delle api e il regresso della biodiversità. È indiscutibile che la ministra dell’ambiente lotta con molta convinzione affinché le api possano continuare a ronzare, e non solo nel suo giardino.</p>
<p><em>Stefan Bühler</em><br />
<em>REDATTORE DELLA RUBRICA NAZIONALE DEL «NZZ AM SONNTAG».</em></p>
<p><strong>Un Consiglio federale senza Verdi<br />
</strong>Dopo il loro successo alle elezioni del 2019, i Verdi hanno preteso un seggio nel Consiglio federale, composto da sette. Questi ultimi sono ripartiti attraverso una formula consensuale che prevede una rappresentatività equilibrata delle principali forze politiche svizzere. I Verdi argomentavano in particolare che il PLR, con i suoi due seggi, fosse matematicamente sovrarappresentato. Di fatto, con una proporzione di elettori del 13,2 % alle elezioni del Consiglio nazionale, i Verdi giocano attualmente nella stessa lega del PLR (15,1 %) e del PPD (11,4 %). I partiti borghesi hanno sostenuto che un risultato estemporaneo non era un motivo sufficiente per cambiare la “formula magica” (attualmente: 2 UDC, 2 PLR, 2 PS, 1 PPD). L’elezione del Consiglio federale dell’11 dicembre 2019 si è trasformata infine in uno scontro rosso-verde, concepito come voto di sfiducia verso il consigliere federale PLR Ignazio Cassis, che è invece stato riconfermato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p>La politica rossa nel suo giardino molto verde: politicamente parlando, i due colori sono importanti per Simonetta Sommaruga. Foto d’archivio: Charly Hug</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/simonetta-sommaruga-e-la-sua-passione-per-il-giardino/">Simonetta Sommaruga e la sua passione per il giardino</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una pioniera dell’architettura: Franca Helg (1920/1989)</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/una-pioniera-dell-architettura-franca-helg-1920-1989/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 15:17:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Franca_Helg_1989-orizzontale-23x17-300_dpi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />“La donna deve obbedire. Essa è analitica, non sintetica. Ha forse mai fatto l’architettura in tutti questi secoli? Le dica di costruirmi una capanna non dico un tempio! Non lo può. Essa è estranea all’architettura, che è sintesi di tutte le arti, e cioè simbolo del suo destino”. Così si esprimeva Benito Mussolini nel 1927,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/una-pioniera-dell-architettura-franca-helg-1920-1989/">Una pioniera dell’architettura: Franca Helg (1920/1989)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>“La donna deve obbedire. Essa è analitica, non sintetica. Ha forse mai fatto l’architettura in tutti questi secoli? Le dica di costruirmi una capanna non dico un tempio! Non lo può. Essa è estranea all’architettura, che è sintesi di tutte le arti, e cioè simbolo del suo destino”.</p>
<p>Così si esprimeva Benito Mussolini nel 1927, in un’epoca in cui erano rarissime le donne che avevano accesso alle facoltà tecniche e scientifiche e che spesso erano confinate in posizioni svantaggiose nel mercato del lavoro.</p>
<p>La storia dell’architettura purtroppo non rende giustizia a quelle poche, ma primarie personalità femminili, che hanno progettato, creato e innovato il mondo dell’abitare all’ombra di famosi architetti che sovente si sono presi tutto il merito. Non stupisce quindi trovare nel recente passato coppie di urbanisti e designer in cui ruolo e contributo intellettuale della donna è secondario, se non addirittura inesistente: è il caso degli svizzeri Crawford- Steiger: lei è la prima a laurearsi architetto a Zurigo nel 1923, lui é uno dei maggiori esponenti dell’avanguardia. Insieme progettano la Haus Sandreuter a Riehen e la Zett-Haus a Zurigo, rispettivamente la prima abitazione modernista in Svizzera e un avveniristico edificio che accoglie residenze per artisti, un centro commerciale e, sul tetto apribile, un cinema e una piscina. Entrambi i progetti sono però universalmente attribuiti solo a Steiger.</p>
<p>Anche oltreoceano la storia è la stessa: gli architetti americani Denise Brown e Robert Venturi conducono negli anni ’70 un originale studio urbanistico su Las Vegas che rivoluzionerà radicalmente la concezione dello spazio urbano e pubblicano un testo dal titolo “Learning from Las Vegas” che avrà fama planetaria. Anche in questo caso è solo al Venturi, esponente di spicco della corrente post moderna, a cui viene assegnato nel 1991 il premio Priztker per opere “che dimostrano una combinazione di talento, visione e impegno, e che ha prodotto contributi consistenti e significativi all’umanità e all’ambiente costruito attraverso l’arte dell’architettura”. La Brown invece dovrà aspettare di compiere 87 anni per vedere riconosciuti i suoi studi e le sue idee innovative in campo urbanistico, grazie all’onorificenza americana Sloane Medal nel 2018!</p>
<p>A Milano, sin dai primi anni ’50 prende il via un altro fortunato sodalizio: Franco Albini e Franca Helg, che darà vita a moltissime straordinarie opere.<br />
Albini è un celebre interprete della corrente razionalista, un movimento che contribuisce a migliorare la qualità della vita delle persone attraverso la progettazione di opere caratterizzate da linee leggere, essenziali e funzionali, mentre la sua brillante socia, che lo scorso 21 febbraio avrebbe compiuto 100 anni, è ancor oggi, praticamente una sconosciuta ai più. In realtà la “Gran Dama de la Arquitectura Italiana”, come la definì Antonio Vélez Catrain nel 1990, è una figura centrale nella storia dell’architettura del ‘900 che riesce a imporsi con autorevolezza, determinazione ed eleganza in un contesto professionale prevalentemente maschile, agguerrito e competitivo.</p>
<p>Negli anni del boom, Milano ha il maggior tasso di occupazione femminile in Italia ma sono perlopiù commesse, segretarie e operaie, tutte rigorosamente sotto i trent’anni e nubili poiché fino al 1963 il matrimonio poteva essere causa della risoluzione del rapporto di lavoro. Le magistrate, avvocatesse, giornaliste e le professioniste in genere sono ancora uno sparuto numero, ambiscono ad essere indipendenti economicamente e, sostiene Luciana Peverelli in un articolo su Annabella, non sono interessate a rivendicazioni di tipo sociale “esse soltanto per un quarto lottano per l’ambizione di emergere, di arrivare, di diventare qualcuna. L’unica vera ambizione delle milanesi è di saper provvedere a se stesse, senza bisogno di nessuno. Né genitori, né fratelli, né mariti. Eleganza e indipendenza sono i segni che le caratterizzano”. Tratti quest’ultimi che senz’altro contraddistinguono la Helg.</p>
<p>La famiglia Helg è originaria di Mosnang, un paesino del Canton San Gallo noto per aver dato i natali ad un altro talento femminile: Maria Walliser, campionessa mondiale di sci negli anni ’80. I nonni di Franca emigrano nel secolo scorso in Italia trasferendosi prima a Palermo, dove il papà Salvatore e lo zio Rodolfo aprono un’azienda tessile e successivamente a Milano, città in cui la Helg nacque e risiederà stabilmente fino alla sua morte. Della sua personalità si è messo in rilievo la riservatezza, severità e austerità, perlopiù in ambito professionale ma quando divorziò dall’Antonioli, questo carattere a tratti un po’ spigoloso l’ha probabilmente corazzata dal giudizio moralistico dell’epoca compreso quello della famiglia paterna che, come ci riporta il cugino Rodolfo Helg, era molto cattolica.</p>
<p>Rodolfo Helg, pur molto giovane negli anni ’70 e oggi docente universitario, è chiaramente affascinato da questa sua parente, emancipata e colta, con cui è davvero piacevole conversare e che, anche se molto impegnata nella duplice carriera di architetto e docente universitaria riesce comunque a dedicare del tempo ai più piccoli della famiglia: “Né lei e né le sue due sorelle ebbero figli, forse per questo motivo con noi “cuginetti” erano particolarmente ben disposte, ricordo che, Franca insieme a sua sorella Guglielmina organizzava ogni anno una divertentissima caccia alle uova in giardino, in occasione della Pasqua. Anche i regali che faceva erano tra i più originali e graditi che abbia mai ricevuto: una volta ad esempio mi regalò una planimetria dettagliatissima dell’area di Kasr – El – Hokm Riyadh che aveva progettato per il regno dell’Arabia Saudita. L’ho tenuta appesa alla parete della mia camera per moltissimi anni e ne andavo molto fiero!”. La leggenda racconta che quando gli architetti dovettero presentare il progetto agli arabi, la Helg - in quanto donna - fu esclusa dalla delegazione. Non facciamo fatica a credere quanto questa decisione l’abbia fatta arrabbiare...</p>
<p>Giovane promessa dell’architettura entra a far parte dello Studio Franco Albini nei primi anni Cinquanta, dopo una breve ma significativa esperienza presso un altro studio blasonato: B.B.P.R. (Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers). Il suo impegno professionale continua per quasi mezzo secolo anche dopo la morte del maestro Albini nel 1977, quando lo Studio si avvale della collaborazione di altre due firme dell’architettura Antonio Piva e Marco Albini. Tutti i soci sono naturalmente fedeli all’ideologia e al linguaggio razionalista ed elaborano proposte progettuali capaci di coniugare modernità e tradizione, grazie all’eredità del metodo albiniano che tanto influenzerà le future generazioni di architetti.</p>
<p>“Il mio metodo serve ad evitare gli errori della fantasia, perché la fantasia è dei mediocri”, ma che in cosa consiste il “metodo Albini”?<br />
Albini ha la capacità innata di tradurre in creatività le complessità tecniche. La progettazione ha origine, spesso, da un semplice dettaglio che solo in apparenza è indipendente, ma che invece deve potersi assemblare perfettamente con tutti gli altri elementi seguendo “una sola logica”. Partendo quindi dallo studio rigoroso dei singoli pezzi si arriva al disegno globale, grazie a numerosi schizzi che propongono soluzioni diverse ma tutte sempre soggette ad una severa verifica tecnica. Questo modo di procedere viene applicato a tutte le tipologie di lavoro: dalla semplice produzione di oggetti di design alla progettazione di edifici. Non possiamo qui fare a meno di citare solo alcune tra le più significative opere a firma Albini-Helg come la Rinascente di Roma (1957-1960), la ristrutturazione del museo della chiesa Sant’Agostino terminata nel 1986 e il quartiere Piccapietra a Genova (1955/1962) le Terme Zoja di Salsomaggiore (1964 – 1970), il museo civico degli Eremitani a Padova concluso nel 1986 e il progetto del restauro di Palazzo Rosso (1952 – 1962), il Museo del Tesoro di San Lorenzo, il lavoro di restauro e sistemazione a museo dei Chiostri di sant’Agostino a Genova terminato nel 1979.</p>
<p>A Milano nel 1964, lo studio Albini-Helg vince il premio Compasso d’Oro per il progetto della Metropolitana 1 classificata come grande opera di design sociale, progetta i palazzi di via Argelati realizzati in due fasi (1958 – 1972 e 1967- 1977) e si occupa degli allestimenti delle sale museali della Pinacoteca e dell’ex Museo Archeologico del Castello Sforzesco (1972 - 1980) allestimenti in seguito modificati per adeguamento alle normative sulla sicurezza.</p>
<p>Moltissime sono anche le committenze all’estero, in Europa, Egitto, paesi Arabi e Sud America - Venezuela, Brasile e Perù – qui, in particolare, la Helg sviluppa progetti di tipo sociale, legati alla conservazione dei centri storici.</p>
<p>Con Franca Helg insomma lo studio Albini non solo acquisisce un architetto eccezionale, ma anche una donna pragmatica (come spesso sanno essere le donne) che tratta con disinvoltura e competenza coi clienti e controlla personalmente i cantieri, dando istruzioni a geometri e maestranze con estrema autorevolezza.</p>
<p>Franca Helg: fine architetto, ma anche una docente d’eccellenza<br />
Uno dei maggiori studiosi di Franca Helg, nonché suo ex studente alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano è l’architetto Daniele Mariconti (viale Marche, 66 – Milano, danielemariconti@gmail.com) che si entusiasma nel raccontare i particolari stilistici e tecnici di alcuni progetti dello Studio Albini-Helg, come ad esempio quelli della Metropolitana milanese: l’immagine coordinata della segnaletica, il pavimento praticamente indistruttibile e realizzato con lastre di gomma nera a bolli leggibili anche dai non vedenti o ancora la perfetta dimensione del diametro del corrimano di colore arancione delle scale. Nulla insomma è lasciato al caso!</p>
<p>“La Helg era una docente illuminata, severa, ma molto autorevole e sempre aperta al dialogo! E sapeva non solo insegnare con dedizione e chiarezza un metodo, ma soprattutto trasmettere la passione per questa professione. La connessione di elementi e l’assemblaggio erano la regola che lei ci insegnava e il modus operandi anche nel suo studio. Ci spronava a ragionare con la nostra testa, a disegnare verificando e rivisitando continuamente forme e volumi e, senza darci soluzioni precostituite, ci indicava eventualmente cosa non funzionava nel nostro progetto con uno schizzo leggero a lato del foglio: “Questo è un gatto senza coda!” Era una delle sue battute ironiche sui nostri progetti. Ogni progetto ha una sua identità poiché, a differenza di altre scuole di pensiero, non ci devono essere cloni progettuali, “per cavalcare il solco del movimento moderno ognuno deve trovare la sua poetica”, per dirla con la Helg.</p>
<p>L’architetto Massimo Roj, suo ex laureando e oggi professionista affermato, è un partner del Progetto CMR (www.progetto.cmr) e autore di una interessantissima proposta per il nuovo stadio di Milano. Parlando della Helg, si sofferma sulle grandi doti creative, sulla precisione progettuale e sulla capacità di sintesi e ricorda anche lui con affetto le sue battute spiritose. “Ero spesso assente alle lezioni di composizione perché mi allenavo per l’esame di maestro di sci e la Helg, al mio ritorno in aula, mi accoglieva dicendo: “Dovresti fare l’architetto per hobby e il maestro di sci per professione, l’unico modo per esternare la tua creatività!”. L’insegnamento più grande che Roj ha tratto dalla Helg, come ci spiega lui stesso, è probabilmente l’attenzione al dettaglio e all’inserirsi armonico dei singoli elementi all’interno di un sistema più ampio. Per spiegare come funziona il lavoro di gruppo in architettura, Roj ricorre infatti ad una suggestiva metafora dell’orchestra jazz, in cui i singoli musicisti che conoscono bene il proprio strumento e la partitura suonano insieme o improvvisano assoli, ma sempre in una cornice armonica. Nel lavoro collettivo degli orchestrali e degli architetti ciò che conta è il rispetto delle regole, la complicità, ma anche la precisione, in una parola: i dettagli.</p>
<p>La cura per il dettaglio nella Helg è quasi maniacale, del resto era della stessa opinione anche il grande genio del Rinascimento, Leonardo da Vinci: “i dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”. Disegnatrice straordinaria e precisissima esige lo stesso rigore dai suoi studenti, così come dai componenti junior dello Studio. Questa tendenza al perfezionismo la porta a disegnare gli esecutivi in scala 1:1, specialmente gli oggetti di design di cui è, ancora una volta, abile interprete. Tra i tantissimi iconici pezzi di arredamento, particolarmente rinomati sono quelli in giunco e midollino che firma per Vittorio Bonacina (ora Bonacina 1889), un tavolo per POGGI del 1956 denominato TL8 e esposto nel 2016 alla nona edizione del Triennale Design Museum: W.Women in Italian Design e molti altri entrati a far parte della storia del design italiano e del collezionismo.</p>
<p>Sebbene Franca Helg sia un talento oscurato dalla misoginia dell’establishment dell’architettura, è giusto citare le poche ma belle iniziative che negli ultimi anni l’hanno ricordata. Il Comune di Galliate Lombardo la commemora con una targa nel 2016, perché è in questo paesino, in provincia di Varese, che la Helg rifugia in cerca di tranquillità, nella casa con giardino che lei stessa ha costruito. Nel 2017 Paola Albini, nipote di Franco, mette in scena a Palazzo Marino uno spettacolo teatrale dal titolo: “I colori della ragione” in cui tratteggia magistralmente la sua straordinaria vita.</p>
<p>Quest’anno, in occasione del centenario della sua nascita, la Fondazione Albini (www.fondazionefrancoalbini.com) e l’Ordine degli Architetti di Milano avevano in programma una serie di incontri a lei dedicati che, a causa dell’emergenza sanitaria, si sono trasformati in eventi digitali. Lo stesso architetto Mariconti si è fatto promotore di una campagna social #francahelg100anni sul profilo FB “Franca Helg Architetto”, in cui ogni giorno pubblica originali dei suoi progetti. E infine, la città di Milano, nell’anno dedicato a “I Talenti delle Donne” le ha voluto intitolare un bel giardino in via Franco Albini (dove sennò?), in omaggio alla sua nota passione per verde.</p>
<p>Un architetto senza tempo che ha indiscutibilmente reso grande Milano, ma soprattutto una donna coraggiosa, esempio di autonomia intellettuale per tantissime ragazze, perché credo che la fiducia nelle proprie capacità è la sua eredità più preziosa.</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>SOCIETÀ SVIZZERA DI MILANO</em></p>
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	<p>Foto Casali, Domus 1961</p>
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		<title>Riunioni, attività di gruppo divertenti ed eventi online?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/riunioni-attivita-di-gruppo-divertenti-ed-eventi-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 11:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/riunioni-attivita-di-gruppo-divertenti-ed-eventi-online/">Riunioni, attività di gruppo divertenti ed eventi online?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p><strong>Un gioco da ragazzi: c’è uno strumento per tutte le esigenze!<br />
</strong><br />
In questo periodo di crisi e distanziamento obbligato dovuto al coronavirus si sono attivate varie opportunità per tenersi in contatto, studiare e lavorare e, perché no, divertirsi insieme online. Anche il Comitato dell’Unione Giovani Svizzeri, già abituato a riunirsi via Skype, ha fatto ricorso a nuove piattaforme in diverse occasioni, tra le tante l’ultima il Congresso online dello scorso 16 maggio. In questo articolo illustreremo alcune piattaforme online che son state utilizzate dal Comitato e che possono diventare una preziosa risorsa ed essere utilizzate, per esempio, anche dai soci dei Circoli Svizzeri nei mesi a venire per organizzare riunioni, incontri ed eventi divertenti online.</p>
<p>Il profilo dato da ognuno di queste piattaforme ci ha portato a valutarne le diverse caratteristiche, qui sotto una spiegazione dettagliata:</p>
<p><strong>Jitsi Meet</strong> è una piattaforma online che, diversamente da molte altre, permette di interfacciarsi alle chiamate direttamente dal browser (preferibilmente tramite Chrome), senza installare il programma o registrare un account. Per utilizzarla basta aprire il sito web e creare la stanza desiderata. È possibile utilizzare Jitsi Meet anche con smartphone e tablet scaricando l’app compatibile sia per Android che per Apple. Come limite il sito consiglia di non superare le 35 persone ma si può provare anche con numeri più grandi.<br />
Le caratteristiche di Jitsi Meet sono che non ha limiti di tempo, è in lingua italiana, si può avviare una diretta video fruibile anche dalle persone fuori dalla stanza e si può registrare la chiamata.</p>
<p>Noi l’abbiamo utilizzata con successo sia per la festa virtuale post Congresso che per alcune attività del Comitato UGS: facilissimo da usare, gratuito, comodo, pieno di funzionalità divertenti: una vera garanzia che consigliamo caldamente!</p>
<p><strong>Google Meet</strong> è un sistema molto semplice che permette di effettuare videochiamate. Per usare Google Meet basta avere un account Google e non vi è necessità di installare alcun software su desktop in quanto tutte le videochiamate possono essere eseguite direttamente da browser. Solo su smartphone è necessario usare un’app per fruire del servizio, scaricabile gratuitamente compatibile sia per Android che per Apple. La creazione di un meeting è possibile dal sito di Google Meet oppure utilizzando Google Calendar.<br />
Le caratteristiche di Goole Meet sono il vasto numero di persone che possono partecipare contemporaneamente, ben 100 persone. In caso si voglia presentare qualcosa agli altri partecipanti della riunione sarà sufficiente cliccare sul bottone “presenta ora”. Inoltre, in questa piattaforma si potrà registrare la videochiamata, attivare e disattivare i sottotitoli di una videochiamata.</p>
<p><strong>Zoom</strong> è un software di videoconferenze molto popolare e anche molto discusso. La versione Base di Zoom è completamente gratuita e consente videoconferenze di massimo 100 partecipanti con un limite di 40 minuti, i meeting 1-a-1 invece non hanno alcun limite di tempo. Per usare Zoom bisogna scaricare l’app desktop disponibile per Windows e MacOS, mentre l’app mobile è disponibile per Android e iOS. Tutte le app consentono di partecipare a una riunione sia senza accesso sia utilizzando un account Zoom, Google o Facebook. Da lì, si può avviare o partecipare a una riunione, cambiare il nome schermo, chattare durante la riunione e avviare una registrazione cloud.</p>
<p>Le caratteristiche di Zoom sono la possibilità di avere vari piani di utilizzo e di servizi in base ai tipi di abbonamento. Inoltre, consente di registrare le chiamate video, basta solo scegliere se utilizzare l’opzione locale o cloud e per personalizzare lo sfondo dei video si può caricare qualsiasi immagine desiderata.</p>
<p><strong>Skype</strong> è la piattaforma di Microsoft che permette di effettuare chiamate, videochiamate, videoconferenze e scambiare messaggi. Nel corso degli anni, Skype è evoluta molto e oggi è possibile fare molto di più rispetto alle chiamate vocali (anche verso numeri di rete fissa e di cellulare). Skype è poi dotata di un’app che può essere scaricata e installata da chiunque sul proprio PC o sullo smartphone, il numero massimo di persone per effettuare una chiamata su Skype è 50.</p>
<p>Le caratteristiche di skype sono messaggistica istantanea, videochiamate di gruppo con la possibilità di condividere lo schermo, inviare file, registrare videomessaggi, inviare note vocali.</p>
<p><strong>House Party</strong> è un servizio di chat di gruppo che consente di videochiamare fino a 8 persone e organizzare diverse “feste” contemporaneamente. Houseparty è un’app gratuita per iOs e Android ed esiste anche in versione per il Mac e come estensione del browser Chrome, per chattare dal computer senza bisogno di scaricare nulla. Una volta registrati, l’app cerca tra i contatti telefonici e gli amici di Facebook e chiede di aggiungerli. Fatto ciò, i contatti avranno libero accesso allo spazio (room) su Houseparty e sarà possibile conversare e, perché no, andare di festa in festa.</p>
<p>Le caratteristiche di Houseparty sono l’intuitività e la facilità d’utilizzo. Trattandosi di un’app pensata, come evocato dal nome, più per lo svago e il divertimento è possibile utilizzare emoji e soprattutto giocare!</p>
<p>Con l’UGS l’abbiamo utilizzata per le serate di divertimento, durante quarantena, aperte a tutti i ragazzi dell’UGS: è una applicazione sia per pc che per cellulare molto simpatica che si presta molto bene a creare un’atmosfera divertente e festosa, il fatto di consentire la simulazione di una stanza dalla quale entrare e uscire liberamente consente la creazione un’atmosfera molto distesa. Anche i giochi integrati per tutti i partecipanti sono facili ed intuitivi: consigliatissima!</p>
<p><strong>Stream Yard</strong> è la piattaforma che serve per gestire le dirette streaming su YouTube e Facebook creando un’esperienza molto simile a quella della regia televisiva. Gratuita (tranne che per alcuni servizi premium), affidabile, molto professionale ed intuitiva l’abbiamo utilizzata per il Congresso UGS online e ne siamo rimasti entusiasti. Una garanzia ed assolutamente raccomandata!</p>
<p>Come evidenziato, ciascuna di queste piattaforme offre caratteristiche e opportunità specifiche, mirate alla necessità operativa di ciascuno degli utenti.</p>
<p>L’UGS si è divertita a ritrovarsi online in diverse occasioni, per esempio durante il lockdown per far festa o dopo il Congresso per conoscere alcuni partecipanti o ancora in altre occasioni semplicemente per trascorrere una bella serata insieme a chiacchierare, giocare, guardare un film insieme. Le attività sono infinite, ad esempio a chi non piacerebbe un evento online di cucina?</p>
<p>Curiosi? In cerca di consigli? Non esitate a scriverci! Sarà un piacere per noi condividere consigli ed esperienze!</p>
<p><em>Giovanni Andina</em><br />
<em>Unione Giovani Svizzeri</em><br />
<em>unionegiovanisvizzeri@gmail.com</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Congresso UGS Online 2020</h3>
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	<p>Si spegne la diretta e rimangono euforia, felicità, allegria e una ventata di ottimismo fondata sulle idee e i consigli concreti delle nostre fantastiche relatrici.<br />
Si è parlato di innovazione, del non aver paura a reinventarsi, di come reagire al cambiamento e di come ogni crisi è un’opportunità per scoprire potenzialità e talenti inesplorati.</p>
<p>E tutto ciò riflette in parte tutto quello che abbiamo affrontato per organizzare questo incredibile Congresso! Tutto è stato nuovo ed inesplorato: tempistiche, organizzazione, imprevisti, comunicazione interna ed esterna etc.</p>
<p>A fronte di tutto ciò, quindi, quello che ha reso il tutto possibile (al lato di creatività, perfezionismo, senso del dovere, servizio alla comunità, professionalità, dedizione etc.) è stata una sostanziosa dose di coraggio.</p>
<p>Coraggio perché, quante volte ci è capitato di staccare un video per noia? Lo sappiamo tutti: le produzioni online “non perdonano”.<br />
Come da leitmotif di tutto il Congresso non ci siamo fatti fermare e abbiamo navigato nell’ignoto con passione e determinazione approdando ad un successo inaspettato: più di 2050 visualizzazioni su YouTube, più di 870 iscrizioni, messaggi di complimenti entusiasti su LinkedIn, Facebook e plauso unanime da parte di tutta la comunità svizzera in Italia e all’estero.</p>
<p>Al coraggio di non fermarsi e di percorrere strade inesplorate dedichiamo quindi il successo del Congresso sperando che diventi sia un antidoto per tutti all’incertezza di questi mesi!</p>
<p>A questo riguardo ringrazio, in qualità di Presidente dell’UGS e a titolo personale, tutti coloro che ci hanno seguito in questa splendida e indimenticabile avventura:<br />
Sua Eccellenza l’Ambasciatrice Rita Adam per aver accettato subito l’invito e per aver partecipato con disponibilità e dedizione al Congresso facendoci sentire la presenza delle Istituzioni svizzere in Italia, la Console Francesca Oldelli per il suo supporto incredibile e per la fiducia accordataci. La Presidente del Collegamento Svizzero in Italia Irène Beutler-Fauguel per la sua partecipazione e sostegno prima e durante il Congresso. Ruth von Gunten di educationsuisse, tutto il Collegamento per il suo supporto costante e Angelo Geninazzi, redattore della Gazzetta Svizzera.</p>
<p>Un ringraziamento particolarmente sentito poi alle nostre incredibili relatrici che hanno reso possibile tutto ciò condividendo con noi contenuti preziosi, interessanti e formativi: l’imprenditrice digitale Sara Malaguti, la career specialist Federica Margheri e la Prof. Silvia Vianello, esperta di Innovazione e autrice del libro “The proven secret of an outstanding LinkedIn profile”.</p>
<p>Un detto cinese dice “Scegli la strada da percorrere a seconda del tuo compagno di viaggio”. Senza una squadra fantastica un successo del genere non sarebbe stato possibile e sicuramente non così dolce, il ringraziamento più grande è per tutta la squadra UGS che non si è fatta intimorire da quest’idea particolare né dai percorsi sconosciuti che ha comportato e che ha reso il tutto, come sempre, indimenticabile.</p>
<p>Ringrazio quindi di cuore per la loro dedizione, determinazione, professionalità e spirito di servizio alla comunità: Bianca Rubino, Luca Bonicalza, Raffaele Sermoneta, Giuseppe Agrelli, Jana Calamari, Giovanni Andina e Nicolò Valigi: una grande squadra omnia vincit!</p>
<p>E il ringraziamento finale va, proprio da parte di tutta la squadra, a tutti voi che ci avete seguito con passione ed entusiasmo da tutta l’Italia e dal mondo. È stato un grande onore mettere al servizio di tutta la comunità (svizzera e non) la nostra passione e creatività. Per chi non avesse avuto modo di seguirci: trovate tutto il Congresso sul nostro canale YouTube assieme al video di ringraziamento.</p>
<p>Per rimanere aggiornati sui nostri prossimi eventi seguiteci sulle nostre pagine LinkedIn, Facebook, e Instagram dell’Unione Giovani Svizzeri! È stato un piacere avervi con noi in questa avventura indimenticabile.</p>
<p>A prestissimo!</p>
<p><em>Avv. Angela Katsikantamis</em><br />
<em>Presidente Unione Giovani Svizzeri</em><br />
<em>unionegiovanisvizzeri@gmail.com</em></p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/riunioni-attivita-di-gruppo-divertenti-ed-eventi-online/">Riunioni, attività di gruppo divertenti ed eventi online?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il serpente del Maloja e il vento al contrario curiosi fenomeni a sud est della Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-serpente-del-maloja-e-il-vento-al-contrario-curiosi-fenomeni-a-sud-est-della-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 10:45:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/1-in-grande-serpente-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il serpente del Maloja. Un soggiorno nel Grigioni italiano non delude mai, tra fenomeni atmosferici e cineturismo Grigioni italiano – Un soggiorno nel Grigioni italiano non delude mai. Gli amanti del paesaggio alpino possono spaziare tra la Val Bregaglia, passo del Maloja, l’Engadina. La Val Bregaglia collega la Svizzera all’Italia, è una valle di montagna</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-serpente-del-maloja-e-il-vento-al-contrario-curiosi-fenomeni-a-sud-est-della-svizzera/">Il serpente del Maloja e il vento al contrario curiosi fenomeni a sud est della Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/1-in-grande-serpente-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17320"  class="panel-layout" ><div id="pg-17320-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17320-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17320-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il serpente del Maloja.</p>
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	<p><strong>Un soggiorno nel Grigioni italiano non delude mai, tra fenomeni atmosferici e cineturismo</strong></p>
<p>Grigioni italiano – Un soggiorno nel Grigioni italiano non delude mai. Gli amanti del paesaggio alpino possono spaziare tra la Val Bregaglia, passo del Maloja, l’Engadina. La Val Bregaglia collega la Svizzera all’Italia, è una valle di montagna tra le più alte abitate in Europa, lunga 80 km è percorsa dal fiume Maira, ovvero la “Potente” e fa da palcoscenico ad uno strano fenomeno atmosferico… Il passo del Maloja è il valico che divide la Val Bregaglia dall’altopiano engadinese, con il suo villaggio fornisce una oasi naturale fin sulle rive del Lago di Sils e poi ancora sullo spettacolo degli altri laghi dell’Alta Engadina.</p>
<p>Non sono pochi gli italiani benestanti che dopo aver visitato questi posti hanno deciso di acquistarvi un alloggio per trascorrervi la fine settimana o le vacanze estive e invernali, prerché in ogni stagione c’è tanto da vedere e molte attività ricreative da svolgere.<br />
Le strutture per soggiorni brevi o lunghi non mancano di certo e i visitatori possono avere la fortunata occasione di assistere ad un fenomeno suggestivo conosciuto come “il serpente del Maloja”.</p>
<p><strong>Cos’è il serpente</strong><br />
La Val Bregaglia, per la maggior parte estesa in territorio svizzero, inizia dal paese di Maloja a quota 1’185 metri e finisce in Italia a Chiavenna (333 m) in provincia di Sondrio. Questa valle affascinante lo è ancor di più per il verificarsi di uno straordinario evento meteorologico, quando spunta, giungendo dall’Italia, una formazione allungata nebbiosa che avanza strisciando a mezza altezza tra le montagne, e sinuosamente s’impadronisce della valle, passando sopra Sils Maria, fino a St. Moritz. Un vero e proprio serpentone bianco sospeso in aria che lascia meravigliati i turisti.</p>
<p>È un fenomeno metereologico assai anomalo che accade quando dell’abbondante aria umida sale dalla Bregaglia sul Maloja, convertendosi in nuvole o nebbia fitta.<br />
Questa formazione allungata di nuvole sosta per ore a bassa quota, per poi dissolversi quando il clima della valle torna ad asciugarsi.<br />
Ma in questa parte del Grigioni si presenta anche un altro particolare fenomeno meteorologico: il vento contrario del Maloja. Si tratta di una corrente d’aria che rende felici i surfisti sui laghi di San Moritz e Silvaplana, ma anche gli appassionati di Snowkiting, sport invernale in cui si utilizzano degli aquiloni da trazione, come anche del Kitesurfing, sport in cui si volteggia nell’aria sempre mediante aquiloni. Questo fenomeno meteorologico consiste in un vento che dal basso va verso l’alto, ed è anche detto “vento notturno che soffia di giorno” proprio perché, nelle valli di montagna, di giorno i venti soffiano verso la valle e non verso i monti.</p>
<p>Il serpente del Maloja è assurto alla cronaca, facendosi conoscere dagli sportivi di ogni parte del mondo, in occasione dei Mondiali di sci di St. Moritz del 2017. Mentre la folla oceanica di spettatori dal vivo sotto il cielo azzurro e pieno di sole, o tramite televisione, aspettava di assistere alle gare, il serpente di nebbia arrivava silente sulle piste da sci obbligando il rimando delle gare o addirittura la loro cancellazione: “Il temuto serpente del Maloja inghiotte la discesa” annunciavano in diretta gli sconsolati cronisti…</p>
<p><strong>Cinema e cultura</strong><br />
Il serpente di nuvole, il vento al contrario, lo scenario dei laghi, la valle, le montagne tra cui il Piz Corvatsch (3451 m) le oasi di pace, hanno attratto molte personalità della cultura, tra cui il tedesco Arnold Fanck che nel 1924 – per primo - descrisse il serpente del Maloja nel bellissimo documentario “Das Wolkenphänomen von Maloja” (Il fenomeno delle nuvole di Maloja) vedibile su YouTube.</p>
<p>Novant’anni dopo, nel 2014, il serpente del Maloja si fa conoscere persino a Hollywood, perché è di nuovo protagonista nel film “Sils Maria”, insieme a due grandi attrici, Juliette Binoche e Kristen Stewart. Sils Maria, nell’Alta Engadina: i nebbiosi e intriganti panorami si fanno metafora della vita, utilizzati dal regista Olivier Assayas come elementi chiave che riflettono gli stati d’animo, a volte nebulosi e contraddittori, dell’essere umano. In una scena particolarmente significativa e drammatica del film, si vede l’attrice Binoche indicare l’arrivo del serpente del Maloja.</p>
<p>Tra le personalità che hanno soggiornato a lungo in questi luoghi ricordiamo il pittore Giovanni Segantini alla perenne ricerca del “silenzio” al quale è dedicato un sentiero, e Friedrich Nietzsche che mentre abitatava in una casa a Sils Maria, divenuto poi un piccolo Museo, durante una passeggiata, seduto su una formazione rocciosa, trovò l’estasi de “l’Eterno ritorno”. A lui è dedicata la formazione rocciosa ispiratrice della sua teoria filosofica. Inoltre, passeggiando attorno al vicino lago di Sils delineò il personaggio protagonista della famosa opera “Così parlò Zarathustra”.</p>
<p>L’idea di un soggiorno in questi luoghi naturali e dai ritmi lenti, la loro cultura, le curiosità atmosferiche e cineturistiche, è da mettere senz’altro in agenda per le prossime vacanze in Svizzera.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Nel film “Sils Maria” l’attrice Juliette Binoche si accorge dell’arrivo del serpente del Maloja e tenta di comunicarlo alla sua assistente, nel frattempo scomparsa.</p>
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	<p>Sils Maria sovrastata dal serpente (foto SRF).</p>
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	<p>Sullo sfondo, la zona di Sils, in Alta Engadina, tra i laghi di Sils e di Silvaplana. Si trova a 10 km dalla famosa St. Moritz, a 41 km da Chiavenna, 77 km da Coira e 116 km da Lugano.<br />
La cima più alta della zona è Piz Corvatsch che quota 3 451 sul livello del mare (foto FFS).</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-serpente-del-maloja-e-il-vento-al-contrario-curiosi-fenomeni-a-sud-est-della-svizzera/">Il serpente del Maloja e il vento al contrario curiosi fenomeni a sud est della Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Quando le città sudano</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quando-le-citta-sudano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 09:49:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Bundesfontaine-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il cambiamento climatico provoca sempre più ondate di calore. Sono le città a soffrirne maggiormente. D’estate, si registrano sempre più giornate di canicola e notti tropicali. Il raffreddamento deve essere favorito da una maggiore vegetazione, superfici di acqua in movimento e dalla ventilazione dei quartieri. Nelle calde giornate estive, i getti d’acqua della Piazza federale</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/quando-le-citta-sudano/">Quando le città sudano</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Bundesfontaine-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17269"  class="panel-layout" ><div id="pg-17269-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17269-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17269-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il cambiamento climatico provoca sempre più ondate di calore. Sono le città a soffrirne maggiormente. D’estate, si registrano sempre più giornate di canicola e notti tropicali. Il raffreddamento deve essere favorito da una maggiore vegetazione, superfici di acqua in movimento e dalla ventilazione dei quartieri.</strong></p>
<p>Nelle calde giornate estive, i getti d’acqua della Piazza federale di Berna entusiasmano sia i turisti che le persone del posto. Davanti alle grandi facciate in pietra arenaria del Palazzo federale e della Banca nazionale, i bambini giocano allegramente tra le 26 fontane che rappresentano ognuna un cantone svizzero. I piccoli si sdraiano a pancia in giù sul pavimento di pietra riscaldato per asciugarsi. Nelle terrazze dei ristoranti, sulle rive dell’Aare e nelle gelaterie, si respira un’atmosfera mediterranea. Infatti, in termini di clima, le città dell’emisfero nord sono in costante “migrazione” verso sud. Lo dimostra uno studio di ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, che hanno analizzato i cambiamenti climatici previsti nei prossimi 30 anni in 520 capitali del mondo. Nel 2050, il clima di Berna potrebbe essere lo stesso di quello di Milano oggi. Londra sarà paragonabile a Barcellona, Stoccolma a Budapest e Madrid a Marrakech. In Svizzera, gli ultimi scenari climatici prevedono un aumento delle temperature estive da 0,9 a 2,5 gradi Celsius. Di conseguenza, il numero di giorni di canicola (più di 30 gradi) continuerà ad aumentare, mettendo a dura prova soprattutto le città, che diventeranno vere isole di calore. Sfilate di case senza ombra e piazze asfaltate riscaldano fortemente l’atmosfera. La notte l’aria si rinfresca solo poco, e le «notti tropicali» (quando il termometro non scende al di sotto dei 20 gradi) si moltiplicano.</p>
<p><strong>Alberi invece di climatizzatori</strong><br />
In Svizzera, il capoluogo del Canton Vallese, Sion, è particolarmente colpito dall’aumento del caldo: in nessun’altra città svizzera le temperature sono aumentate così tanto nel corso degli ultimi 20 anni. Dal 1984 il numero di giorni di canicola è passato da 45 a 70. Sei anni fa, il capoluogo ha lanciato un progetto pilota sostenuto dalla Confederazione, «AcclimataSion».</p>
<p>Lo scopo è di meglio adattare al cambiamento climatico la pianificazione urbana e le norme di costruzione, spiega Lionel Tudisco, urbanista della città. Lo slogan che accompagna il progetto è il seguente: «Del verde e del blu piuttosto che il grigio». Nello spazio pubblico, si prevedono maggiori aree verdi. «Un albero fornisce la stessa freschezza di cinque climatizzatori», sottolinea l’urbanista. All’ombra degli alberi, si registrano giornate fino a sette gradi inferiori che nei dintorni. Il «blu» è fornito alla città dai corsi d’acqua, dalle fontane, dai laghi o dai fossati umidi: «Essi creano dei microclimi e riducono i divari di temperatura». Queste misure servono non solo per ridurre il caldo in città, ma anche per attenuare il rischio di inondazioni. Poiché il cambiamento climatico aumenta anche la frequenza delle forti precipitazioni. Gli abitanti di Sion lo hanno costatato nell’agosto 2018, quando in pochi minuti un violento temporale si è abbattuto sulle strade della città.</p>
<p>Il progetto faro di «AcclimataSion» è la ripianificazione del corso Roger Bonvin, una passeggiata situata sopra l’autostrada coperta. Prima, questo spazio pubblico di 500 metri di lunghezza era poco attrattivo e le sue superfici impermeabilizzate erano esposte ai raggi del sole senza protezione. Oggi, 700 alberi offrono ombra e gli escursionisti passeggiano tra isole verdi. Una spiaggia di sabbia e ampi spazi per sedersi e prendere il sole trasmettono una sensazione di vacanza, mentre i bambini possono sguazzare nella fontana.</p>
<p><strong>Punti caldi sulle carte climatiche</strong><br />
Il cambiamento climatico preoccupa anche le autorità delle grandi città svizzere. La città di Zurigo si attende un aumento dei giorni di canicola da 20 a 44 e vuole agire. «Il nostro scopo è di evitare il surriscaldamento su tutto il territorio urbano», spiega Christine Bächtiger, capo del dicastero della protezione dell’ambiente e della sanità. Concretamente, si tratta di ridurre il più possibile le superfici asfaltate o impermeabilizzate in altro modo. Infatti queste assorbono i raggi del sole e riscaldano i dintorni. La città vuole anche alleviare il peso sulle aree densamente popolate o sulle zone dove vivono molte persone anziane particolarmente sensibili al calore. Anche qui è ipotizzabile l’espansione della rete stradale verso i parchi o i quartieri urbani meno congestionati. Rispetto ad altre città, Zurigo è topograficamente favorita: tre quarti dell’area urbana dell’insediamento beneficiano dell’aria fresca, che di notte proviene dalle pendici boscose che circondano la città. Per mantenere questo “sistema di aria fredda” naturale, bisogna mantenere degli assi di circolazione dell’aria quando si costruisce oppure limitare l’altezza degli edifici.</p>
<p>Anche la città di Basilea ha analizzato su una mappa climatica individuando sono isole di calore, spazi verdi rinfrescanti e correnti d’aria. Alcuni urbanisti e architetti hanno utilizzato questi dati per costruire ad esempio il quartiere di Erlenmatt. Lì gli edifici erano allineati in modo tale da non interrompere la fornitura di aria fresca dal Wiesental. Ampi spazi aperti e spazi verdi caratterizzano anche l’immagine del nuovo quartiere urbano, costruito secondo principi di sostenibilità.</p>
<p>Anche la città di Ginevra prevede un numero maggiore di aree verdi. L’estate scorsa le autorità hanno adottato un piano strategico a tal fine, che inserisce il verde nel piano regolatore comunale. Nell’ambito del programma “Urbanature”, i giardinieri della città avevano già piantato circa 1200 alberi e 1,7 milioni di piante in aree pubbliche. Il governo della città ritiene inoltre che sia necessario un cambiamento di paradigma nella mobilità, con una diminuzione del trasporto privato motorizzato. Così, degli spazi interni utilizzati oggi come parcheggi potrebbero essere rinverditi. Gli alberi forniscono aria fresca in città e assorbono le polveri sottili che si trovano nell’aria. La città di Berna intende anch’essa agire a vari livelli.</p>
<p>Pertanto, i rivestimenti saranno impermeabilizzati solo se ciò dovesse rivelarsi indispensabile per il traffico o l’accesso delle persone disabili. Mentre una pavimentazione in asfalto si asciuga immediatamente, le precipitazioni si infiltrano in una superficie di ghiaia e possono evaporare successivamente. “Dobbiamo ripensare l’intero flusso dell’acqua”, dice Christoph Schärer, responsabile di Stadtgrün Bern. L’acqua non deve più confluire rapidamente verso le canalizzazioni, ma rimanere sul posto per contribuire al raffreddamento dell’aria attraverso l’evaporazione o per garantire l’irrigazione. «Ogni metro quadrato non impermeabilizzato è un metro quadrato guadagnato.»</p>
<p>A Berna, anche le numerose fontane e corsi d’acqua concorrono al raffreddamento dell’atmosfera, come ad esempio il ruscello che scorre a cielo aperto nella città vecchia. Quando si tratta di piantare, la città di Berna utilizza sempre più spesso varietà di alberi “esotici” che si adattano ai cambiamenti climatici. Molti alberi autoctoni come il tiglio a foglia larga o l’acero sicomoro non sono molto tolleranti al caldo e alla siccità. Allora si piantano ad esempio delle querce cerro. Questa pianta, originaria del sud dell’Europa, sopporta il caldo ma anche gli inverni freddi e le gelate primaverili tardive che sono frequenti negli ultimi anni. Christoph Schärer non parlerebbe dunque di una «mediterraneizzazione», almeno non per quanto concerne gli alberi.</p>
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	<p>Una spiaggia urbana di sabbia, fontane aperte e isole verdi sull’asfalto: il capoluogo del Vallese, Sion, svolge un ruolo pionieristico con il suo progetto «AcclimataSion». Foto Flurin Bertschinger</p>
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	<p>Sfilate di case senza ombra e superfici impermeabilizzate riscaldano particolarmente le città: qui, l’Europaallee a Zurigo. Foto Keystone</p>
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		><h3 class="widget-title">Uno sviluppo urbano adeguato al clima</h3>
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	<p>Le giornate di canicola e le notti tropicali mettono a dura prova la salute della popolazione. Durante le ondate di calore, il rischio di decesso aumenta nettamente. Così, in Svizzera, diverse centinaia di persone sono morte a seguito della canicola durante le estati 2003 e 2015, in maggioranza persone anziane che vivevano in città. Con il cambiamento climatico, le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più lunghe e più calde. Per lo sviluppo degli insediamenti, ciò significa progettare le città e gli agglomerati in modo tale da offrire qualità di vita anche in un clima più caldo. Nel suo rapporto «Ondate di calore in città», l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha posto nel 2018 le basi per uno sviluppo adeguato al cambiamento climatico. Attraverso esempi in Svizzera e all’estero, il rapporto mostra come attenuare l’effetto di isola di calore. Queste misure non possono però impedire l’aumento delle temperature estive. Le cause del cambiamento climatico risiedono nell’eccesso di emissioni di CO2 e possono essere combattute solo attraverso una riduzione massiccia dei gas ad effetto serra come previsto dall’accordo di Parigi sul clima. (TP)</p>
<p>Link verso il rapporto dell’UFAM «Ondate di calore in città»</p>
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	<p>I due grafici mostrano temperature oggi abituali a Zurigo durante i periodi anticiclonici dove il vento d’estate è debole. Fonte: Dipartimento dei rifiuti, delle acque, dell’energia e dell’aria del Canton Zurigo, GIS-Browser, maps.zh.ch</p>
</div>
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	<p>Temperatura dell’aria a Zurigo e nei dintorni alle ore 4</p>
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	<p>Temperatura dell’aria a Zurigo e nei dintorni alle ore 14</p>
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		><h3 class="widget-title">Mediterraneizzazione sotto pressione</h3>
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	<p>«Abbasso le Alpi, vista libera sul Mediterraneo!» Era questo uno slogan del movimento giovanile degli anni Ottanta, con il quale gli insoddisfatti si ribellarono alla cultura “Bünzli” in Svizzera. Da allora l’auspicata apertura degli orizzonti è avvenuta. Il Mediterraneo si è avvicinato, almeno sulla mappa climatica. I giorni di canicola si sono prolungati con notti tropicali, creando un’atmosfera meridionale. Così, da alcune estati, anche al Nord delle Alpi si vive di più all’aperto. Le città hanno contribuito alla vita pulsante degli spazi pubblici “arredando” le piazze con sedie e palchi. Interi vicoli sono diventati bar all’aperto, i parchi sono diventati cinema all’aperto, le rive dei fiumi e dei laghi sono diventate aree barbecue e discoteche. Migliaia di persone si godono la leggerezza dell’estate, altre sono state disturbate dal rumore e dagli odori.<br />
Quest’anno invece è tutto diverso. L’epidemia di coronavirus ha forzato le persone a vivere tra le proprie mura. Addio all’apertura meridionale, benvenuto il distanziamento sociale. Come cambierà la quotidianità nelle città questa esperienza di isolamento imposto? I sociologi studieranno certamente la questione. Nella migliore delle ipotesi, la crisi dovuta al coronavirus passerà presto e lo spirito di solidarietà rimarrà. Allora le città non solo diventeranno più mediterranee, ma anche più umane. L’urgenza climatica e le difficoltà nei confronti delle ondate di calore urbano non scompariranno.</p>
<p><em>Theodora Peter</em><br />
REDATTRICE REVUE SUISSE</p>
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		<title>#DonneFrauenDunnasFemmes</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/donnefrauendunnasfemmes/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 18:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/DFDF_Logo_verticale_consolato_colori-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Non c’è dubbio: la nostra dieta “social” è cambiata dopo il lockdown. Quello che prima consideravamo un futile passatempo per ragazzini o una vetrina per politici e influencer, oggi è entrato a far parte del nostro quotidiano. In questi mesi, grazie alle piattaforme digitali ci siamo tenuti informati sull’andamento del virus, abbiamo seguito incontri streaming</p>
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	<p>Non c’è dubbio: la nostra dieta “social” è cambiata dopo il lockdown. Quello che prima consideravamo un futile passatempo per ragazzini o una vetrina per politici e influencer, oggi è entrato a far parte del nostro quotidiano. In questi mesi, grazie alle piattaforme digitali ci siamo tenuti informati sull’andamento del virus, abbiamo seguito incontri streaming sui più svariati argomenti, abbiamo preso confidenza con un nuovo modo di lavorare a distanza.</p>
<p>Questa accelerazione inaspettata nell’uso dei social e la sperimentazione di nuovi modelli di comunicazione ha dato inizio a un nuovo stile di vita, che ci fa uscire un po’ meno di casa e ci fa usare un po’ di più cuffiette e computer. Nel mondo della cultura, in modo particolare, le ferree disposizioni sanitarie che hanno impedito l’accesso ai luoghi di pubblico spettacolo hanno però stimolato la produzione di molteplici iniziative virtuali che possiamo seguire direttamente dal divano.</p>
<p>Ed è proprio in questo senso che l’instancabile team del Consolato generale di Svizzera a Milano, guidato dalla Console generale Sabrina Dallafior, si è mosso, realizzando una strepitosa campagna on line dal titolo #DonneFrauenDunnasFemmes, o più semplicemente #DFDF, che da giugno fino a fine settembre ci terrà compagnia sui social media: FaceBook, Instagram e Twitter L’obiettivo è quello di presentare donne svizzere o con un forte legame con la Svizzera che vogliano condividere la loro esperienza di vita, le difficoltà incontrate e le sfide affrontate o semplicemente esprimere il loro personale messaggio legato al tema della donna nelle sue infinite peculiarità .L’interessante progetto svizzero ruota attorno all’universo femminile coerentemente in linea con il palinsesto del Comune di Milano i “Talenti delle Donne” dedicato, fino all’aprile 2021, alle protagoniste del passato e del presente nel mondo dell’arte, dell’imprenditoria, della politica, dello sport e della scienza.</p>
<p>Attraverso brevi video selfie le protagoniste si presentano e si interrogano su tematiche che spaziano in maniera trasversale dal lavoro, alla ricerca scientifica, alla cultura, ai trasporti, al clima e all’ambiente. Tra le personalità di spicco che hanno contribuito con le proprie riflessioni vi sono la virologa di fama internazionale Maria Rita Gismondo, la scenografa Margherita Palli, già collaboratrice di Luca Ronconi al Piccolo Teatro e Marina Carrobbio, attuale Consigliera agli Stati per il Canton Ticino. Donne queste ultime rappresentative e carismatiche che spesso incarnano un modello e ispirano attraverso il loro esempio. Ma molti sono anche i racconti personali di donne comuni, giovani e meno giovani, che testimoniano le difficoltà e le sfide dell’esser donna oggi, ma anche i traguardi raggiunti nel proprio percorso.</p>
<p>Il duplice obiettivo dell’iniziativa è infatti questo: far riflettere e lanciare un messaggio di positività dando voce alle donne che soprattutto in conseguenza della pandemia stanno pagando un prezzo molto alto sotto il profilo sociale ed economico, ma proseguono con coraggio e passione all’insegna dell’impegno umano, civile, politico e sociale. Come ci ricorda Simone de Beauvoir: «Non dimenticate mai che sarà sufficiente una crisi politica, economica o religiosa perché i diritti delle donne siano rimessi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete restare vigili durante tutto il corso della vostra vita».</p>
<p>E vigile è anche l’impegno del Consolato di Svizzera nel campo dei diritti delle donne e dell’uguaglianza che – sempre sotto il cappello del simpatico logo #DFDF - aveva previsto un fitto programma di appuntamenti culturali dal vivo, purtroppo rimandati al prossimo anno. Tra quest’ultimi, solo per citarne due: la proiezione del film #femalepleasure della regista svizzera Barbara Miller e la mostra fotografica Due svizzere e una Ford verso Kabul sulla svizzera Annemarie Schwarzenbach, che sarà ospitata presso la Libreria Verso a Milano.</p>
<p>In attesa quindi di poter ritornare presto a teatro, al cinema e a visitar mostre, il Consolato vi aspetta ogni martedi su Facebook, Instagram e Twitter con un nuovo filmato. E per chi ancora non ha accesso ai canali social? Nessun problema! Basta andare sulla pagina web del Consolato www.eda.admin.ch/dfdf che riporta tutti gli aggiornamenti della campagna on line.</p>
<p>Stay Tuned, Stay Positive!</p>
<p>Antonella Amodio<br />
SOCIETÀ SVIZZERA DI MILANO</p>
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		<title>Torta alle pere dell’escalade</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/torta-alle-pere-dell-escalade/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 18:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/pere-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nella notte tra l’11 e il 12 dicembre 1602, la città protestante di Ginevra fu attaccata dalle forze cattoliche di Carlo Emanuele, duca di Savoia, che ordinò ai suoi soldati di salire sui merli delle mura della città attraverso delle scale smontabili. Quella notte rimase impressa come ”Escalade”, dalla manovra compiuta dai soldati del Duca</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/pere-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17259"  class="panel-layout" ><div id="pg-17259-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17259-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17259-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nella notte tra l’11 e il 12 dicembre 1602, la città protestante di Ginevra fu attaccata dalle forze cattoliche di Carlo Emanuele, duca di Savoia, che ordinò ai suoi soldati di salire sui merli delle mura della città attraverso delle scale smontabili. Quella notte rimase impressa come ”Escalade”, dalla manovra compiuta dai soldati del Duca nel tentativo di conquistare la città.</p>
<p><strong>In collaborazione con gutekueche.ch</strong></p>
<p>Situato all’estremità occidentale della Svizzera, alla fine del Lago Lemano, il Canton Ginevra condivide oltre il 90% dei suoi confini con la Francia. La caratteristica principale di questo cantone cittadino consiste nell’unione tra una città dal grande prestigio internazionale, e una campagna ancora incontaminata con paesi e vigneti, situati a pochi chilometri dal centro città. Il capoluogo del Cantone è inoltre sede di numerose organizzazioni internazionali.</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 95 min      </strong><br />
1. Tagliare il burro a pezzetti e unirlo con un po’ di sale e farina. Aggiungere gradualmente 5 cucchiai d’acqua. L’impasto non deve essere lavorato. In seguito, coprire bene l’impasto e lasciare in frigorifero per 30 minuti.<br />
2. Stendere l’impasto con il mattarello, fino ad ottenere un diametro di circa 30 cm. Porre l’impasto in una tortiera di circa 26 cm di diametro e sollevarne i bordi. Pungere leggermente l’impasto con una forchetta.<br />
3. Mescolare gli ingredienti secchi farina, zucchero e cannella e spargerli uniformemente sull’impasto.<br />
4. Sbucciare le pere e rimuovere i semi. Tagliare a fette e mescolare con l’olio di noce, la scorza di limone e la scorza d’arancia e l’uvetta. Spalmare bene il composto sull’impasto. Aspergere con vino bianco.<br />
5. Mischiare panna e zucchero grezzo. Versare sulla torta.<br />
6. Cuocere la torta in forno preriscaldato a 190° ad aria ventilata per circa 35 minuti.</p>
<p><strong>Ingredienti per una torta</strong><br />
1,5C di olio di noce<br />
8 pere<br />
50g burro<br />
150g farina<br />
30g farina (per spolverare)<br />
100ml panna<br />
40g zucchero grezzo<br />
1 pizzico sale<br />
100g uvetta<br />
100ml vino bianco<br />
1 pizzico cannella (per spolverare)<br />
100 ml scorza di limone e arancia<br />
30 g zucchero (per spolverare)</p>
</div>
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		<item>
		<title>Formazione in Svizzera costi e finanziamenti</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/formazione-in-svizzera-costi-e-finanziamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 17:59:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Foto_Ruth-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Quanto mi costa una formazione in Svizzera? E come faccio a finanziarla se la mia famiglia non è in grado di affrontare le spese? Sono domande che non pochi giovani svizzeri in Italia, e in tutto il mondo,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/formazione-in-svizzera-costi-e-finanziamenti/">Formazione in Svizzera costi e finanziamenti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Foto_Ruth-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17256"  class="panel-layout" ><div id="pg-17256-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17256-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17256-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Quanto mi costa una formazione in Svizzera? E come faccio a finanziarla se la mia famiglia non è in grado di affrontare le spese? Sono domande che non pochi giovani svizzeri in Italia, e in tutto il mondo, si pongono insieme ai loro genitori.</span></p>
<p>La Svizzera è tra i paesi con un costo di vita abbastanza elevato. Questo però non deve costituire un ostacolo nel programmare una formazione, sia professionale o di studi universitari, in Svizzera. Al massimo è uno scoglio da superare!</p>
<p>Per uno studente si calcola una spesa annuale tra circa 18‘000 e 29‘000 franchi comprensiva di tutto, cioè tasse universitarie, assicurazioni, vitto e alloggio, e tempo libero. Gli apprendisti che fanno la loro formazione professionale in un’azienda percepiscono un salario che però non basta per vivere in modo del tutto autonomo.</p>
<p>Una spesa non indifferente in Svizzera sono i costi della cassa malati obbligatoria. In genere, gli svizzeri provenienti dall’Italia in formazione in Svizzera possono rimanere assicurati attraverso i loro genitori in Italia. Basterà chiedere in Svizzera l’esenzione dal contrarre l’assicurazione cassa malati svizzera di base obbligatoria. Un’altra spesa pesante può essere l’alloggio. Si calcola una spesa mensile tra 500 e 850 franchi. Nelle città di Ginevra e Lausanne è piuttosto difficile trovare una stanza a buon prezzo, ma non impossibile. Molti giovani preferiscono condividere un appartamento con altri studenti oppure prendere in subaffitto una camera. Fuori dai centri urbani gli affitti sono più bassi e i collegamenti coi mezzi pubblici assicurati (con abbonamenti e tariffe speciali per i giovani). Bere una birra al pub o andare a cena fuori è più dispendioso in Svizzera rispetto all’Italia. Ma cercando, si trovano sempre posti accessibili anche per un portafoglio meno fornito; così anche per la spesa al supermercato.</p>
<p><strong>Possibilità di borse di studio</strong><br />
Secondo la legge svizzera spetta ai genitori, in linea di massima, il compito di assumersi gli oneri della prima formazione dei figli. Per prima formazione si intende solitamente la formazione dopo la scuola dell’obbligo (p.es. tirocinio, liceo, scuola universitaria professionale, studi universitari) presso centri di formazione, in genere pubblici, riconosciuti dalla Confederazione elvetica. Se i genitori non sono in grado di coprire tutti i costi esiste a certe condizioni la possibilità di chiedere una borsa di studio al cantone di origine dello svizzero proveniente dall’estero. Ciò significa tuttavia che non è possibile ottenere una borsa di studio per un secondo studio universitario dello stesso livello (con rarissime eccezioni).<br />
Visto che in Svizzera la competenza per le borse di studio è dei cantoni, le condizioni per ottenerle e l’ammontare delle stesse variano da un Cantone all’altro, come pure le formalità necessarie e le scadenze. Tutte le borse di studio cantonali dipendono sempre dal reddito e dal patrimonio dei genitori (e del richiedente). E bisogna avere molta pazienza perché la decisione cantonale arriva sempre dopo aver iniziato la formazione.<br />
Esistono anche altri tipi di borse o prestiti di studio come aiuti finanziari da parte di fondazioni private, organismi come educationsuisse o università.</p>
<p><strong>Come procedere</strong><br />
Prima di tutto bisogna chiarire se è possibile chiedere una borsa di studio al proprio cantone di origine. Non tutti i cantoni concedono borse di studio agli svizzeri con genitori residenti in un paese della Comunità Europea. Educationsuisse vi aiuta a chiarire le diverse possibilità. Su richiesta ci occupiamo anche della gestione del vostro dossier per le borse di studio cantonali. Inoltre, possiamo assegnare noi stessi delle piccole borse di studio, come quelle messe a disposizione della Gazzetta Svizzera, o prestiti personali.<br />
In Svizzera è quasi normale che lo studente lavori part-time, nel weekend o nelle ferie, per esempio nella gastronomia, in supermercati, all’interno dell’università o in altre iniziative. Questo dipende ovviamente anche un po’ da cosa si studia. Anche durante il servizio militare si ha l’opportunità di guadagnare qualche cosa e di risparmiare.<br />
Importante capire che una strada si trova sempre. Non esitate a contattarci per tutte le vostre domande sul tema della formazione in Svizzera.</p>
<p><em>Ruth von Gunten</em></p>
<p><strong>Contatto</strong><br />
educationsuisse<br />
scuole svizzere all’estero<br />
formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26<br />
3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Campi invernali per ragazzi e adolescenti</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/campi-invernali-per-ragazzi-e-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 16:51:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Winterlager-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Per la prossima stagione invernale (2020/21) e per quella successiva (2021/22) rinunciamo alle nostre offerte di campi invernali. Ciò è principalmente dovuto all’anno bisestile in corso, che accorcia i periodi di vacanze per i nostri accompagnatori, unito alla nostra decisione di non proporre campi di una durata inferiore ai dieci giorni. Il nostro obiettivo è</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Winterlager-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17244"  class="panel-layout" ><div id="pg-17244-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17244-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17244-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Per la prossima stagione invernale (2020/21) e per quella successiva (2021/22) rinunciamo alle nostre offerte di campi invernali. Ciò è principalmente dovuto all’anno bisestile in corso, che accorcia i periodi di vacanze per i nostri accompagnatori, unito alla nostra decisione di non proporre campi di una durata inferiore ai dieci giorni. Il nostro obiettivo è quello di proporre nuovamente dei campi invernali per la stagione 2022/23.</p>
<p><strong>SERVIZIO DEI GIOVANI DELL’ORGANIZZAZIONE DEGLI SVIZZERI ALL’ESTERO (OSE) FONDAZIONE PER I GIOVANI SVIZZERI ALL’ESTERO (FGSE)</strong></p>
<p><strong>Il JUSKILA 2021 avrà luogo!</strong><br />
Anche se il Servizio dei giovani e la FGSE rinunciano provvisoriamente ai loro campi invernali, l’apprezzata collaborazione con il campo di sci (JUSKILA) di Swiss-Ski prosegue, per la gioia dei partecipanti. Il prossimo JUSKILA avrà luogo dal 2 all’8 gennaio a Lenk, nell’Oberland bernese. Vi parteciperanno quasi 600 adolescenti di 13 e 14 anni, tra cui 25 adolescenti della «Quinta Svizzera».</p>
<p>Per partecipare al JUSKILA, gli adolescenti devono potersi esprimere in almeno una delle tre lingue nazionali seguenti: francese, tedesco o italiano. I posti sono estratti a sorte. I fortunati partecipanti sorteggiati potranno partecipare alla settimana di sport invernali alle tariffe indicate sotto, che includono i corsi di sport, i pasti e l’alloggio. L’organizzazione e il finanziamento dei viaggi andata e ritorno sono a carico dei genitori. Possono partecipare al sorteggio tutti i ragazzi nati nel 2006 o nel 2007. I vincitori saranno informati alla fine di settembre.</p>
<p><strong>Costi della settimana</strong><br />
Il prezzo comprende i biglietti del treno validi in Svizzera, i pasti, l’alloggio, l’abbonamento e i corsi di sport invernali CHF 120.–<br />
Spese di noleggio di un equipaggiamento, degli sci, di racchette e scarponi CHF  50.–<br />
o: spese di noleggio di uno snowboard e degli scarponi da snowboard CHF 150.–</p>
<p><strong>Maggiori informazioni:</strong><br />
Fondazione per i giovani svizzeri all’estero<br />
Tel. +41 31 356 61 16<br />
Fax +41 31 356 61 01<br />
info@sjas - www.sjas.ch</p>
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		><h3 class="widget-title">Cliccate sul tagliano per visualizzarlo e scaricarlo.</h3>
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	<p>Vogliate rinviare questo tagliando con una copia del passaporto svizzero di uno dei due genitori o del giovane entro il 15 settembre 2020 (data di ricevimento) a: Fondazione per i giovani svizzeri all’estero (FGSE), Alpenstrasse 26, 3006 Berna, SVIZZERA</p>
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		<item>
		<title>Comunicazioni da Palazzo Federale – Luglio-Agosto 2020</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/comunicazioni-da-palazzo-federale-luglio-agosto-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 16:14:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/schweizerarmee-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="scudo crociato" decoding="async" loading="lazy" />Votazioni federali Il Consiglio federale decide i temi da sottoporre in votazione almeno quattro mesi in anticipo. Informazioni relative alle elezioni appena trascorse (20 ottobre 2019) sono disponibili su www.ch.ch.it elezioni 2019. Tutte le informazioni sui temi posti in votazione (opuscolo informativo, comitati, raccomandazioni del Parlamento e del Consiglio federale, voto elettronico, ecc.) sono disponibili</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/comunicazioni-da-palazzo-federale-luglio-agosto-2020/">Comunicazioni da Palazzo Federale – Luglio-Agosto 2020</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/schweizerarmee-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="scudo crociato" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17240"  class="panel-layout" ><div id="pg-17240-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17240-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17240-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Votazioni federali</strong></p>
<p>Il Consiglio federale decide i temi da sottoporre in votazione almeno quattro mesi in anticipo. Informazioni relative alle elezioni appena trascorse (20 ottobre 2019) sono disponibili su www.ch.ch.it elezioni 2019. Tutte le informazioni sui temi posti in votazione (opuscolo informativo, comitati, raccomandazioni del Parlamento e del Consiglio federale, voto elettronico, ecc.) sono disponibili su www.admin.ch votazioni o sull’app “VoteInfo” della Cancelleria federale.</p>
<p>La prossima votazione avrà luogo il 27 settembre 2020. I temi in votazione sono i seguenti:<br />
• Iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione)”<br />
• Modifica del 27 settembre 2019 della legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (Legge sulla caccia,LCP)<br />
• Modifica del 27 settembre 2019 della legge federale sull’imposta diretta (LIFD) (Trattamento fiscale delle spese per la cura dei figli da parte di terzi)<br />
• Modifica del 27 settembre 2019 della legge federale sulle indennità di perdita di guadagno per chi presta servizio e in caso di maternità (controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “Per un congedo di paternità ragionevole – a favore di tutta la famiglia”)<br />
• Decreto federale del 20 dicembre 2019 concernente l’acquisto di nuovi aerei da combattimento</p>
<p><strong>Iniziative popolari</strong><br />
Alla chiusura della redazione, erano state lanciate le seguenti iniziative popolari (termine per la raccolta delle firme tra parentesi):<br />
• Iniziativa popolare federale «Microimposta sul traffico scritturale dei pagamenti»<br />
• Iniziativa popolare federale «Vivere meglio la pensione (iniziativa per una 13esima mensilità AVS)»<br />
La lista delle iniziative popolari pendenti è disponibile su www.bk.admin.ch Diritti politici ˃ Iniziative popolari ˃ Iniziative in sospeso.</p>
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		<item>
		<title>L’applicazione Travel Admin</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/applicazione-travel-admin-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 16:02:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Symbolbild_korr-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Un viaggio riuscito richiede un’accurata preparazione. Travel Admin, la nuova applicazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dedicata ai viaggi, sostituisce ora l’applicazione itineris. L’applicazione Travel Admin è stata sviluppata per rispondere alle vostre necessità: essa si distingue per una chiara presentazione e un design più pulito. Oltre alla registrazione dei vostri viaggi, essa</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/applicazione-travel-admin-2/">L’applicazione Travel Admin</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/06/Symbolbild_korr-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17223"  class="panel-layout" ><div id="pg-17223-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17223-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17223-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Un viaggio riuscito richiede un’accurata preparazione. Travel Admin, la nuova applicazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dedicata ai viaggi, sostituisce ora l’applicazione itineris. L’applicazione Travel Admin è stata sviluppata per rispondere alle vostre necessità: essa si distingue per una chiara presentazione e un design più pulito. Oltre alla registrazione dei vostri viaggi, essa propone l’aggiornamento del vostro luogo di soggiorno con un semplice click, ciò che permetterà al DFAE di contattarvi più facilmente in caso di eventi imprevisti. Potete contattare tutte le rappresentanze svizzere all’estero che offrono servizi per i cittadini svizzeri e visualizzarle su una mappa. Avete la possibilità di creare e completare le vostre liste di controllo di viaggio e di consultare le informazioni di viaggio del DFAE. Le informazioni dei partner del settore privato completano l’offerta dei servizi di viaggio. È possibile scaricare l’applicazione dagli AppStores di Apple e Google. Buon viaggio!<br />
(DFAE)</p>
<p><strong>La rivista “Un solo mondo” dispone ora del proprio sito Internet</strong><br />
Con il numero attuale, il DFAE lancia la rivista online di “Un solo mondo”, che d’ora in poi sarà pubblicata insieme all’edizione cartacea. Questo nuovo formato offre numerosi vantaggi. La rivista è ora diffusa in tutto il mondo e gli articoli possono essere ritrovati facilmente dai motori di ricerca. I lettori possono consultare la rivista su diversi dispositivi, ad esempio su smartphone o tablet, e condividere singoli testi sotto forma di link. Inoltre, la barra di navigazione e l’archivio facilitano le ricerche per tema o per paese. (EDA)</p>
</div>
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