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	<title>Edizione Marzo 2022 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Editoriale Marzo 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 20:05:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />care lettrici, cari lettori, chi vi scrive sta assaporando il “giorno della libertà”, che in Svizzera è stato lo scorso 17 febbraio: niente più certificato per accedere a ristoranti, musei, palestre o piscine. E niente mascherine, sia all’esterno che all’interno, ad esclusione dei trasporti pubblici e delle strutture sanitarie. I media, la politica e l’opinione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/editoriale-marzo-2022/">Editoriale Marzo 2022</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>care lettrici, cari lettori,</p>
<p>chi vi scrive sta assaporando il “giorno della libertà”, che in Svizzera è stato lo scorso 17 febbraio: niente più certificato per accedere a ristoranti, musei, palestre o piscine. E niente mascherine, sia all’esterno che all’interno, ad esclusione dei trasporti pubblici e delle strutture sanitarie. I media, la politica e l’opinione pubblica stanno applaudendo la coerenza del Consiglio federale che ha sempre giustificato la necessità delle limitazioni con le capacità degli ospedali di far fronte ai numerosi casi gravi di Covid-19. Quest’ultimo tema non è più dato, ragione per la quale le misure sono state allentate. La palla ora è di nuovo nel nostro campo e ammettiamolo: ognuno di noi si è qualche volta appoggiato comodamente alla scusa del Covid-19 per ridurre i propri impegni o giustificare una propria inerzia. È dunque giusto porsi la domanda se, per quanto desiderato, il ritorno alla normalità sarà facile e spontaneo. E quale sarà questa normalità? Queste domande troveranno risposta nei prossimi mesi, anche tra i concittadini svizzeri in Italia. L’occasione della ripartenza non potrebbe essere più ghiotta, con il Congresso di Firenze del prossimo 14-15 maggio e per cui sono aperte le iscrizioni. Nel frattempo il Covid-19 ci lascerà in eredità la serie di incontri online per conoscere i nostri Delegati in seno al Consiglio degli Svizzeri all’estero. Il prossimo appuntamento è il 30 marzo con Regula Hilfiker. </p>
<p>Non mancate! Buona lettura.<br />
Angelo Geninazzi</p>
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		<title>Sconfitti alle urne: Consiglio federale e Parlamento</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/sconfitti-alle-urne-consiglio-federale-e-parlamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 20:04:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/1-copia-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nella tornata di votazione del 13 febbraio scorso il Governo e il Parlamento sono stati smentiti su 3 oggetti su 4. Solo sulla bocciatura dell’estrema “iniziativa contro la sperimentazione” il sovrano ha seguito le indicazioni delle autorità. La ricerca tira un sospiro di sollievo: netto no all’iniziativa contro la sperimentazione Come previste dalle nette previsioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sconfitti-alle-urne-consiglio-federale-e-parlamento/">Sconfitti alle urne: Consiglio federale e Parlamento</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/1-copia-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20541"  class="panel-layout" ><div id="pg-20541-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20541-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20541-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nella tornata di votazione del 13 febbraio scorso il Governo e il Parlamento sono stati smentiti su 3 oggetti su 4. Solo sulla bocciatura dell’estrema “iniziativa contro la sperimentazione” il sovrano ha seguito le indicazioni delle autorità.</p>
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	<p><strong>La ricerca tira un sospiro di sollievo: netto no all’iniziativa contro la sperimentazione</strong><br />
Come previste dalle nette previsioni alla vigilia, gli esperimenti sugli animali continueranno a essere consentiti in Svizzera. L’iniziativa che proponeva di vietare non solo gli esperimenti sugli animali ma, per analogia, anche quelli sugli esseri umani rispettivamente l’importazione di prodotti ottenuti tramite tali esperimenti, è stata rifiutata da quasi 4 cittadini su 5 (79,1%), e da tutti i Cantoni.</p>
<p>I contrari – tra cui tutti i partiti rappresentati in Parlamento – hanno argomentato che l’attuale legge, entrata in vigore nel 2008, è sufficientemente rigida e che negli ultimi anni le sperimentazioni con animali sono state fortemente ridotte. Questo grazie al collaudato principio delle 3R (replace, reduce, refine), che predilige la sostituzione degli esperimenti animali con altri metodi, la riduzione del numero di esperimenti e la minimizzazione della sofferenza.</p>
<p>Durante la campagna si sono espressi preoccupati nei confronti dell’iniziativa anche organizzazioni come il Fondo nazionale di ricerca, le università svizzere e la Protezione svizzera degli animali. Il timore era che l’estrema proposta escludesse la Svizzera dal progresso medico mondiale, privandola di farmaci essenziali (come quelli per la cura del cancro o i vaccini), con gravi conseguenze sulla salute di animali e umani.</p>
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	<p>Fonte: https://polis.tpcag.ch/doc/ (swissinfo.ch)<br />
Una votazione senza storia: nessuna possibilità per l’estrema iniziativa contro la sperimentazione.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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	<p><strong>Giro di vite sulla pubblicità sul tabacco</strong><br />
Evento “raro” fino a qualche mese fa, nel frattempo l’approvazione di iniziative popolari da parte del sovrano elvetico sta diventando un fatto ricorrente. Contrariamente alle indicazioni di Governo e Parlamento, ha trovato i favori del popolo l’iniziativa che chiede di inserire la promozione della salute delle persone giovani negli obiettivi sociali definiti nella Costituzione svizzera e di “vietare completamente la pubblicità per il tabacco dove fanciulli e adolescenti potrebbero vederla”. Il testo è stato accettato con il 56,6% dei voti e da 15 cantoni.</p>
<p>La proposta era sostenuta dai partiti di sinistra (PS e Verdi), dai Verdi liberali e dal Partito evangelico e ha potuto contare sull’appoggio, tra gli altri, della Federazione dei medici svizzeri (FMH), la Lega svizzera contro il cancro, la Federazione svizzera delle associazioni giovanili e da Dipendenze Svizzera.</p>
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	<p><strong>Controprogetto del Parlamento considerato insufficiente</strong><br />
Molti esponenti dei partiti di destra e di centro, così come le associazioni economiche nazionali, si erano battuti per un rifiuto dell’iniziativa, argomentando che le restrizioni pubblicitarie previste per prodotti di tabacco legali avrebbero creato in futuro la strada a divieti per altri prodotti. Nell’ambito della fase parlamentare, Governo e Parlamento avevano inoltre varato un controprogetto che avrebbe limitato la pubblicità di prodotti di tabacco destinata ai giovani. Una corrispondente legge sarebbe entrata in vigore in caso di rifiuto dell’iniziativa. Così non sarà. Il Parlamento avrà ora il compito di trasporre in legge il testo costituzionale approvato dal sovrano.</p>
</div>
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<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Fonte: https://polis.tpcag.ch/doc/ (swissinfo.ch)<br />
Solo 8 cantoni della Svizzera centrale e orientale si sono opposti all’iniziativa. </p>
</div>
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	<p>Numerose organizzazioni giovanili e per la protezione della salute hanno sostenuto l’iniziativa. </p>
</div>
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<p>&nbsp;</p>
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	<p><strong>Bocciata l’abolizione della tassa di bollo</strong><br />
I sondaggi lo avevano ampiamente previsto. Per quanto anacronistica e per certi versi marginale (rappresenta lo 0,35% del gettito della Confederazione), la tassa di emissione non verrà abolita. La Svizzera rimane così tra i pochi Paesi d'Europa a mantenere il contributo, riscosso quando un'impresa acquisisce nuovo capitale emettendo azioni o simili. Il Parlamento federale voleva favorire gli investimenti delle aziende svizzere e aiutarle a uscire dalla crisi causata dalla pandemia di Covid-19. Ad eccezione di Zugo, la proposta è stata bocciata da tutti i cantoni e da oltre il 62% della popolazione.</p>
<p>La riforma prevedeva l’abolizione della cosiddetta tassa di emissione, una delle tre tasse di bollo. Nella fattispecie questa viene riscossa dalla Confederazione quando un’impresa aumenta il capitale proprio, ad esempio emettendo azioni. Ciò è spesso il caso durante le crisi, quando le aziende sono chiamate a ricapitalizzarsi. La tassa sarebbe così pro-ciclica secondo i promotori dell’abolizione, e particolarmente dannosa. Piuttosto esiguo è il gettito generato: nel periodo 2005-2017 è stato in media di 250 milioni all'anno. Tuttavia, la popolazione non ha seguito queste argomentazioni e la Svizzera rimane tra i pochi Paesi al mondo ad applicare questa tassa. In Europa è riscossa solo in Liechtenstein, Grecia e Spagna.</p>
<p><strong>Una vittoria fiscale “di sinistra”</strong><br />
La legge che prevede l’abolizione era stata approvata da Parlamento. Contro questa è stato lanciato il referendum da parte dei partiti di sinistra. Tuttavia il voto ha mostrato che i contrari alla modifica di legge vanno ben oltre questo specchio politico. Probabilmente proporre alla popolazione uno sgravio fiscale in un anno di pandemia non è l’idea più azzeccata ma a far storcere il naso potrebbe anche essere stato il fatto che sarebbero state soprattutto le aziende più grandi a beneficiare degli sgravi.</p>
</div>
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	<p>Fonte: https://polis.tpcag.ch/doc/ (swissinfo.ch)<br />
Zugo, sede di numerose grandi imprese, è l’unico cantone ad aver approvato la modifica della Legge sulle tasse di bollo. </p>
</div>
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	<p>Una fregatura? I contrari all’abolizione della tassa di bollo hanno usato termini forti. E hanno vinto. </p>
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	<hr />
<p>&nbsp;</p>
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	<p><strong>I media elvetici devono cavarsela da soli</strong><br />
Sono stati molti gli appelli, da media e politica in vista del voto della legge sui media: di fronte ad entrate pubblicitarie e abbonamenti in calo e la forte concorrenza dei giganti del web, lo Stato deve sostenere i media per garantire la qualità e la diversità di giornali, radio e siti. La popolazione però, come previsto dai sondaggi, ha rifiutato la Legge sui media e con esso circa 150 milioni di franchi supplementari all'anno che la Confederazione avrebbe messo a disposizione di giornali stampati e online.</p>
<p>Numerose personalità si erano espresse a chiari toni durante la fase di campagna, mettendo in guardia contro una bocciatura della legge. Secondo essi l'espansione dei giganti del web come Facebook e Google ha stravolto completamente il panorama mediatico in Svizzera e ha indotto uno spostamento della pubblicità e dell’informazione dal cartaceo all'online, rispettivamente ha causato un calo del numero di abbonamenti ai media tradizionali e una perdita importante delle loro entrate.</p>
<p>I contrari alla legge, dal canto loro, hanno evidenziato come gli aiuti finanziari sarebbero stati elargiti anche alle grandi case editrici che non ne necessitavano. Anzi, nel 2020 i cinque principali gruppi mediatici hanno generato dei profitti e sono in grado di finanziarsi senza questi aiuti. Inoltre, i sussidi minerebbero l'indipendenza dei media e impedirebbero loro di svolgere la loro funzione di quarto potere che ha tra i suoi compiti anche l’osservazione critica della politica e delle autorità.</p>
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	<p>Fonte: https://polis.tpcag.ch/doc/ (swissinfo.ch)<br />
Il “Röstigraben” tra la Svizzera romanda, favorevole alla nuova legge e dunque ai sussidi e il resto del Paese. Eccezione tra i cantoni germanofoni: Uri e Basilea Città.</p>
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	<p>Nessuna chance per gli aiuti ai media. Gli svizzeri ritengono che in questo campo l’economia di mercato funzioni bene. </p>
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	<p><strong>Commento: un long Covid... per la democrazia diretta?<br />
</strong><br />
La tornata di votazioni dl 13 febbraio 2022 offre molti spunti per sviluppare delle considerazioni. Un fatto degno di nota è sicuramente che tra i principali perdenti figurano il Consiglio federale e il Parlamento che son stati smentiti in 3 oggetti su 4, evento più unico che raro. Tuttavia, anche “l’Alleanza del Centro” (ex PPD) risulta tra i grandi sconfitti, malgrado di solito essa – partito di centro – riesca a trovare maggioranze. Secondo molti analisti, lo scetticismo nei confronti delle posizioni delle autorità può essere ricondotto anche al momento post-covid. Gli svizzeri si stanno interrogando su quali siano i compiti dello Stato e quali no. In questo contesto oggetti come quello della legge sui media faticano oggettivamente a rientrare nelle priorità del cittadino.</p>
<p>La domanda che gli osservatori si pongono è su come sta cambiando la democrazia diretta Svizzera dopo 2 anni di pandemia. Una risposta si ritrova anche in quella che è la partecipazione al voto. Da diverse tornate di votazione questa è fortemente in crescita e mediamente sugli ultimi appuntamenti ha superato il 50%. Insomma, il “long Covid” si riflette anche sulla democrazia svizzera. La prossima misurazione di temperatura sarà già il 15 maggio 2022 quando gli svizzeri voteranno su altri tre oggetti.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		<title>Fondazioni di famiglia e trattamento fiscale. Una antica “Familienstiftung” del Liechtenstein</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/fondazioni-di-famiglia-e-trattamento-fiscale-una-antica-familienstiftung-del-liechtenstein/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 20:03:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Caro Avvocato, Le scrivo per una annosa questione che riguarda la mia famiglia, sapendola esperto della materia, anticipando che la questione possa essere di interesse anche per altri lettori. Si tratta di una vicenda complicata di carattere successorio e fiscale risalente alla costituzione di una Familienstiftung con sede a Schaan nel Principato del Liechtenstein alla</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/fondazioni-di-famiglia-e-trattamento-fiscale-una-antica-familienstiftung-del-liechtenstein/">Fondazioni di famiglia e trattamento fiscale. Una antica “Familienstiftung” del Liechtenstein</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-20538"  class="panel-layout" ><div id="pg-20538-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20538-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20538-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Caro Avvocato,</p>
<p>Le scrivo per una annosa questione che riguarda la mia famiglia, sapendola esperto della materia, anticipando che la questione possa essere di interesse anche per altri lettori.<br />
Si tratta di una vicenda complicata di carattere successorio e fiscale risalente alla costituzione di una Familienstiftung con sede a Schaan nel Principato del Liechtenstein alla quale lontani parenti hanno trasferito nell’arco degli anni alcuni beni minori, ma soprattutto un importante immobile.</p>
<p>I fondatori originari sono deceduti e si sono succeduti nel tempo vari eredi come beneficiari. Oggi mia sorella e mio fratello insieme al sottoscritto siamo gli unici beneficiari della fondazione.<br />
Il bene immobile, che si trova all’estero, non è mai stato messo a reddito ed è ora in procinto di essere venduto. Essendo recentemente pervenuta un’importante offerta per l’immobile saremmo venuti nella determinazione di cedere tale bene.</p>
<p>Purtroppo è sorto un dubbio fiscale. Ci siamo infatti domandati se all’atto della vendita il prezzo sarà tassato in capo alla fondazione ovvero in capo ai singoli beneficiari persone fisiche.</p>
<p>Tenga presente che siamo tutti residenti in Italia. Capisce bene l’importanza di tale problema che può spostare notevolmente i numeri.</p>
<p>Spero che sia in grado di fornirmi qualche indicazione di massima e confido nella proverbiale riservatezza svizzera ed in particolare nella Sua di legale svizzero.<br />
La ringrazio sin d’ora se potrà rispondere, anche a nome di mio fratello e mia sorella e le faccio tanti complimenti per questa preziosa rubrica e per il Suo spirito di servizio.<br />
Cordiali saluti.</p>
<p>A.S (Roma)</p>
<hr />
<p>Gentile Lettore,</p>
<p>rispondo alla Sua suggestiva missiva e mi scuso se per ragioni di spazio ho ridotto all’osso la Sua bella lettera, che era molto più lunga e narrava vicende famigliari incredibili che coprivano tutto il secolo scorso e che sarebbero state di grande interesse anche per i nostri Lettori.</p>
<p>Anche il quesito era molto più complesso e quindi ho dovuto sintetizzarlo per cogliere l’essenza del problema e poter fornire una risposta che, ancorché sommaria, fosse utile e comprensibile a tutti.</p>
<p>Facciamo intanto un po’ di chiarezza e vediamo di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>Cos’è la <em>Familienstiftung</em>?</strong></p>
<p>Le “<em>Familienstiftungen</em>” del Principato del Liechtenstein sono state storicamente uno strumento giuridico prezioso e molto utilizzato in passato. Vi si faceva ricorso per proteggere patrimoni per evitare che fossero dilapidati, segregandoli a favore di beneficiari.</p>
<p>In seguito, è stato utilizzato anche come utile strumento a fini fiscali, ma pure per occultare illegalmente somme, beni o redditi al proprio fisco nazionale, confidando anche nell’ermeticità del piccolo principato tra Svizzera ed Austria. Tuttavia, con lo scambio automatico dei dati fiscali e la firma di varie convenzioni contro le doppie imposizioni, la fondazione di famiglia è andata in disuso per questi fini.</p>
<p>Oggi è anche meno diffusa in generale, non ultimo per il proliferare di altri istituti idonei per raggiungere gli stessi scopi, quali i <em>trust </em>(disciplinati dalla Convenzione Aja del 1° luglio 1985), ad esempio, ai quali la fondazione di famiglia viene infatti spesso assimilata, tuttavia continua ad offrire comunque legittimi vantaggi fiscali.</p>
<p>La <em>Familienstiftung</em> fa parte della più ampia famiglia (ci sia perdonato il bisticcio) della <em>Stiftung</em> che ricomprende anche le fondazioni di impresa (“<em>Unternehmensstiftungen</em>”) analoghe alle <em>holding</em> e le fondazioni di beneficenza e <em>no profit</em> (“<em>gemeinützige Stiftungen</em>”) e persino “miste”.</p>
<p>Essa di norma prevede un fondatore/disponente che costituisce l’ente e conferisce il patrimonio, un amministratore o un consiglio deputato alla gestione del patrimonio ed uno o più beneficiari che possono essere più o meno coinvolti nella gestione.</p>
<p>Si caratterizza diversamente per il ruolo che hanno i suoi amministratori da un lato, ed i fondatori ovvero i beneficiari dall’altro, e cioè in base al grado di indipendenza ed autonomia dei primi rispetto ai secondi.</p>
<p><strong>Come funziona la fondazione di famiglia?<br />
</strong>La fondazione può avere diversi organi.</p>
<p>Il primo organo indispensabile è il Consiglio di fondazione (“<em>Stiftungsrat</em>”) che si occupa dell’amministrazione del patrimonio nell’interesse del beneficiario o dei beneficiari in base alla volontà del fondatore. Esso è composto di due o più membri e opera di norma in piena indipendenza ed autonomia, anche se non è vietato che il fondatore ne faccia parte.</p>
<p>È poi previsto un Consiglio di Vigilanza (“<em>Aufsichtsrat</em>”) con funzioni di controllo sull’operato dell’organo gestorio e sul rispetto dello scopo della fondazione. Anche in questo caso nulla osta a che il fondatore ne sia membro, ed anzi talvolta è opportuno che egli, o persona di Sua fiducia, assuma tale ruolo.</p>
<p>E ancora, è possibile l’istituzione di un c.d. “<em>Kuratorium</em>”, e cioè di un organo consultivo, che può anche essere scelto tra professionisti di varia estrazione in base alla natura della fondazione e del patrimonio.</p>
<p>Infine, talune strutture più complesse prevedono anche organi collegiali composti dagli stessi beneficiari.</p>
<p>Molte di queste cariche sono spesso assunte a titolo gratuito, salvo che per i ruoli più importanti proprio in dipendenza della competenza o dell’impegno necessari.</p>
<p><strong>Fondazioni “opache” o “trasparenti”<br />
</strong>La distinzione in oggetto è estremamente importante, perché attiene ad una valutazione astratta che va verificata con estrema attenzione nel caso concreto, e le cui conseguenze sono molto rilevanti.</p>
<p>Infatti, il principio è chiaro:</p>
<p>=   se il trasferimento del patrimonio è effettivo ed il controllo dello stesso è definitivamente attribuito alla fondazione ed all’organo di gestione, siamo di fronte ad una fondazione di famiglia c.d. “opaca”;</p>
<p>=   se, al contrario il fondatore mantiene un controllo sul patrimonio ed il trasferimento è solo apparente, si tratta di un soggetto interposto e, dunque, di una fondazione che è detta “trasparente”.</p>
<p>Chiarito il principio, esso non viene poi declinato in maniera uguale in tutti i Paesi.</p>
<p>Il concetto fondamentale da verificare è il controllo, e cioè l’effettività della separazione del patrimonio in concreto. Infatti, il controllo può esercitarsi in varie forme, sia nello statuto che nella concreta operatività della <em>Familienstiftung,</em> e che proviamo ad esemplificare.</p>
<p>Un primo elemento di riscontro è dato dalla destinazione del patrimonio e dalla volontà del fondatore. Se questi coincide con il beneficiario è ovvio che non vi è alcuna effettiva separazione, così come se gli è consentito modificare i beneficiari.</p>
<p>Ma anche in caso di beneficiari diversi dal fondatore, quest’ultimo può assumere un controllo, in ipotesi assumendo la carica di membro del Consiglio di fondazione. Oppure potrebbe darsi il caso di un fondatore solo con una funzione di controllo ma con poteri forti di intromissione, di revoca dei membri del Consiglio di fondazione o persino di potere di veto in organi consultivi.</p>
<p>Un altro elemento potrebbe essere una durata della fondazione non illimitata ma eccessivamente ridotta nel tempo, rispetto allo scopo, o la possibilità di cessazione anticipata da parte del fondatore.</p>
<p>Potrebbe poi essere che gli stessi beneficiari, una volta defunti i fondatori, operino un controllo e un condizionamento del Consiglio di fondazione e di scelte fondamentali su negozi giuridici o sulla distribuzione.</p>
<p>La distinzione è rilevante anche ai fini della tassazione.</p>
<p><strong>La tassazione della <em>Familienstiftung<br />
</em></strong>Il trasferimento da parte del fondatore all’atto della costituzione in molti paesi è tassato come donazione (ad esempio in Germania), in altri no.</p>
<p>In Italia, ad esempio, il trattamento fiscale delle fondazioni di famiglia è analogo a quello del <em>trust</em> (v. Circolari n. 48/E del 2007 e n. 27/E del 2015 nonché n. 38/E del 2013 dell’Agenzia delle Entrate).</p>
<p>Proprio con riferimento al <em>trust</em> dopo lunga incertezza, la Cassazione a partire dal 2019 con oltre 100 sentenze ha affermato che la dotazione del <em>trust</em> non costituisce un presupposto applicativo dell'imposta di donazione, essendo semmai il presupposto impositivo costituito dall’arricchimento dei beneficiari.</p>
<p>La tassazione poi, è particolarmente favorevole nel Liechtenstein. L’imposta sul reddito è pari al 12,5% e quella minima ammonta a 1’800 Fr. svizzeri. Inoltre il Principato manda esenti da tassazione diverse tipologie di redditi, ad esempio dividendi, affitti stranieri e plusvalenze da vendite di immobili all’estero.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Italia, invece, in caso di interposizione i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti sono imputati al soggetto interponente, e cioè al contribuente, in base all’art. 33, comma 3 del DPR n. 600/1973.</p>
<p>La fondazione, poi, come detto, può essere assimilata ad un <em>trust</em> “opaco”, così come definito dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 61/E del 27 dicembre 2010, quale soggetto passivo di imposta sul reddito delle società (IRES), per i redditi in Italia se straniero.</p>
<p>Ma questo vale appunto solo per la <em>Familienstiftung</em> “opaca”, mentre diverso ovviamente sarebbe il caso della fondazione “trasparente”.</p>
<p>E veniamo ora alla risposta al Suo quesito.</p>
<p><strong>Conclusione<br />
</strong>La <em>Familienstiftung</em> a quanto Lei ci ha scritto non ha mai generato redditi, quanto meno con l’immobile né in Italia né all’estero. Sotto questo profilo nessun problema.</p>
<p>Ora sembra che l’immobile venga ceduto e in questo caso se la fondazione non dovesse essere considerata interposta e dovesse essere qualificata come “opaca” la vendita di immobile all’estero sarebbe da considerarsi esente da tassazione nel Liechtenstein, e la distribuzione del prezzo non sarebbe tassabile come reddito da capitale nemmeno in Italia (art. 44, comma 1, lett. g-<em>sexies</em> TUIR), non essendo il Liechtenstein più considerato Paesi a fiscalità privilegiata (e cioè un “paradiso fiscale”) ai sensi del Decreto Ministeriale 4 settembre 1996 (c.d. <em>white list</em>).</p>
<p>Tuttavia risulta dalla sua lettera che voi come beneficiari siate coinvolti in qualche misura nella vendita e nella decisione di distribuire i proventi della stessa. In altre parole, qui sembrerebbe doversi escludere uno spossessamento effettivo ed un’assenza di controllo.</p>
<p>Alla luce di tutto quanto sopra descritto, questo farebbe sì che, in realtà, la vostra fondazione di famiglia debba probabilmente considerarsi una fondazione interposta o “trasparente”, il che intendiamoci non è di per sé vietato ma comporta diversi obblighi fiscali e conseguenze.</p>
<p>In caso di vendita dell’immobile, se si può escludere la tassazione della plusvalenza nella vendita entro il quinquennio, per il resto sussistono infatti gli obblighi dichiarativi sia dei redditi, dell’IVAFE e dell’IVIE per l’immobile all’estero, sia infine del quadro RW, carico dei beneficiari in quanto residenti in Italia.</p>
<p>Laddove, poi, vi fossero anche altri redditi generati dalla vostra fondazione questi andrebbero tassati direttamente in capo ai beneficiari come redditi da capitale (art. 73, comma 2 TUIR).</p>
<p>Viceversa, sarebbe applicabile in entrambe le ipotesi l’imposta sulle successioni e donazioni sull’importo ricavato dalla vendita e distribuito ai beneficiari, tenuto conto delle franchigie applicabili. Sotto questo profilo non dovrebbero quindi esserci le differenze rilevanti da Lei temute.</p>
<p>Su questi ultimi punti consiglierei, comunque e come sempre in questi casi, di consultare un esperto di fiscalità internazionale.</p>
<p>La ringrazio molto per le Sue parole di apprezzamento e spero di essere stato sufficientemente chiaro ed esauriente in un tema così complicato, nello spazio che mi è concesso. A Lei ed a tutti i nostri Lettori i miei migliori saluti.</p>
<p><em>Avv. Markus Wiget</em></p>
</div>
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		<item>
		<title>Mezz’ora con Gian Franco Definti</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mezzora-con-gian-franco-definti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 20:02:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=20528</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/definti-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Conosciamo i nostri Delegati in seno al Consiglio degli Svizzeri all’estero. Si è tenuto negli scorsi giorni un secondo interessante appuntamento, questa volta con Gian Franco (“Gianni”) Definti, la cui chiacchierata riassumiamo nell’articolo in queste pagine. Non perdetevi, il 30 marzo alle ore 18.00 l’incontro con l’unica signora “italiana” nel CSE, Regula Hilfiker. Gian Franco</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mezzora-con-gian-franco-definti/">Mezz’ora con Gian Franco Definti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/definti-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20528"  class="panel-layout" ><div id="pg-20528-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20528-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20528-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Conosciamo i nostri Delegati in seno al Consiglio degli Svizzeri all’estero. </strong></p>
<p>Si è tenuto negli scorsi giorni un secondo interessante appuntamento, questa volta con Gian Franco (“Gianni”) Definti, la cui chiacchierata riassumiamo nell’articolo in queste pagine. Non perdetevi, il 30 marzo alle ore 18.00 l’incontro con l’unica signora “italiana” nel CSE, Regula Hilfiker.</p>
<p>Gian Franco Definti è nato a Muralto (TI) da genitori svizzeri e ha trascorso i primi 30 anni di vita tra Locarno, Zurigo e Inghilterra. Nel 1968 si è trasferito a Milano per conto di una importante compagnia di assicurazioni elvetica. Svolge attualmente l’attività di broker assicurativo. È sempre stato molto impegnato nelle varie istituzioni svizzere: già presidente, tesoriere e membro, è attualmente membro onorario dell’Associazione Gazzetta Svizzera e vicepresidente del Collegamento Svizzero in Italia. Dal 2017 fa parte del consiglio direttivo dell’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero a Berna.</p>
<p><strong>Come mai si è candidato quale Delegato per il Consiglio degli Svizzeri all’estero?</strong></p>
<p>Più che essermi candidato, direi che mi sono riproposto per coprire tale ruolo, considerato che i miei rapporti con le istituzioni e le autorità svizzere di Berna risalgono ai lontani anni ‘80 quando, come Società Svizzera di Milano, abbiamo dovuto combattere per difendere i nostri diritti di Svizzeri all’estero. Entrai poi a far parte del consiglio di Soliswiss al posto di Giovanni Mari per rappresentare gli Svizzeri in Italia e in seguito, nel 2009 il Collegamento Svizzero In Italia mi candidò per il Consiglio dell’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero, ruolo che accettai con grande piacere. Infine, nel 2017 mi venne proposto di sostituire Irène Beutler-Fauguel, presidente onoraria del Collegamento Svizzero in Italia, nel consiglio direttivo dell’OSE quale rappresentante degli Svizzeri in Italia; questo gremio è composto da 11 membri, di cui 7 residenti all’estero e 4 residenti in Svizzera. Ritengo questo ruolo molto importante perché mi permette di presentare e difendere i nostri interessi di Svizzeri in Italia e di comprendere ancor più da vicino le esigenze degli Svizzeri in tutto il mondo.</p>
<p><strong>In cosa si differenzia a suo avviso la comunità degli Svizzeri in Italia a quella nel resto del mondo. Quali sono le necessità principali? </strong></p>
<p>Penso che gli Svizzeri all’estero abbiano più o meno tutti gli stessi problemi, molto più accentuati per coloro che vivono in paesi al di fuori dell’Unione Europea che per altri. È molto più facile adattarci per noi “Svizzeri Europei” abituati a una mentalità e a un sistema di vita più o meno uguale a quello svizzero che per i nostri connazionali che vivono oltremare o nei paesi più lontani.</p>
<p>Ma farei una grande distinzione tra gli Svizzeri emigrati di prima o seconda generazione e quelli delle generazioni successive. Personalmente, oltre che a vivere in un paese a stretto contatto con la Svizzera, ho avuto la fortuna di potermi confrontare e capire meglio le varie diversità mentre uno Svizzero di “oltre la seconda generazione” fatica talvolta a capire la differenza: perde un poco di quella che può essere definita la sua “svizzeritudine”. Ed è per questo che attraverso i nostri circoli e le nostre associazioni (e con l’ASO) cerchiamo di mantenere vivo questo rapporto con la nostra Patria. In Italia abbiamo oltretutto, grazie alla chiaroveggenza dei nostri avi, la fortuna di avere, dal lontano 1968, il nostro giornale, la “Gazzetta Svizzera” che ci permette di avere un rapporto ancor più stretto con la Svizzera.</p>
<p><strong>Quali sono i capitoli più urgenti che l’OSE deve affrontare da un punto di vista politico?</strong></p>
<p>Purtroppo, i problemi da risolvere da parte di ASO, sono molti, e mi riferisco alla mia funzione in seno al consiglio direttivo. Grazie a Filippo Lombardi abbiamo raggiunto un’identità a livello politico. Ma non è sufficiente! Con il nostro lavoro di lobbying a livello federale stiamo cercando soluzioni a molti problemi quali, ad esempio:</p>
<ul>
<li>Spedizione da parte di ogni cantone del materiale elettorale con congruo anticipo, in modo che tutti gli Svizzeri all’estero possano far pervenire il loro voto in tempo utile.</li>
<li>Voto elettronico, problema non di facile soluzione in quanto ad oggi mancano ancora i relativi programmi sicuri. Ma soprattutto serve un’accettazione del potenziale sistema da parte di ogni cantone, altrimenti ci troveremmo per esempio di fronte al ticinese all’estero che vota attraverso il voto elettronico mentre il cittadino argoviese all’estero vota per corrispondenza.</li>
<li>L’AVS alla quale molti Svizzeri residenti in Europa non possono più contribuire facoltativamente</li>
<li>Le coperture da parte di Assicurazioni Svizzere sui contratti malattia e/o infortunio</li>
<li>E i problemi per le aperture dei conti bancari presso le banche svizzere e alla posta</li>
</ul>
<p>Sono solo una parte dei problemi da risolvere che ASO, con periodiche riunioni tra di noi cerca di risolvere, ma non è assolutamente facile. Le resistenze sono parecchie, da ogni parte!</p>
<p>Mi preme però sottolineare il grande lavoro che sta facendo un’altra istituzione svizzera – educationsuisse – per la promozione e il sostegno delle Scuole Svizzere all’Estero, scuole impegnate attraverso insegnanti, in prevalenza svizzeri, a trasmettere i nostri valori.</p>
<p>Grazie anche al sostegno della Gazzetta Svizzera, “educationsuisse” è in grado di assegnare borse di studio a studenti svizzeri residenti in Italia che intendono proseguire la loro formazione scolastica o lavorativa in Svizzera, evidentemente con i debiti requisiti.</p>
<p>Ai miei concittadini e studenti residenti in Italia: approfittatene!</p>
<p><strong> </strong></p>
</div>
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	<p>Da “una vita” impegnato e attivo nelle istituzioni per gli Svizzeri all’estero. Attualmente è membro del Consiglio direttivo del OSE: Gianni Definti. </p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mezzora-con-gian-franco-definti/">Mezz’ora con Gian Franco Definti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>L’industria d’armamento svizzera è sulla difensiva</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/industria-di-armamento-svizzera-sulla-difensiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 20:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[In profondità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Radpanzer-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />L’armamento militare internazionale sta generando un boom dell’industria svizzera delle armi. Ma le esportazioni di armi sono giustificabili per un paese neutrale con un’immagine umanitaria? La pressione della società civile costringe la sfera politica ad agire. Il 21 novembre 2022, prenderanno il via in Qatar i Mondiali di calcio. Per proteggere gli stadi e il</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/industria-di-armamento-svizzera-sulla-difensiva/">L’industria d’armamento svizzera è sulla difensiva</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Radpanzer-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20512"  class="panel-layout" ><div id="pg-20512-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20512-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20512-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L’armamento militare internazionale sta generando un boom dell’industria svizzera delle armi. Ma le esportazioni di armi sono giustificabili per un paese neutrale con un’immagine umanitaria? La pressione della società civile costringe la sfera politica ad agire.</p>
<p>Il 21 novembre 2022, prenderanno il via in Qatar i Mondiali di calcio. Per proteggere gli stadi e il paese, il ricco emirato petrolifero si sta aggiornando su vasta scala. L’emirato si è lanciato in una serie di acquisti in Svizzera ordinando dei sistemi di difesa antiaerea all’azienda Rheinmetall Air Defence per un valore di quasi 200 milioni di franchi. I cannoni, sviluppati e costruiti a Zurigo, eliminano droni e missili nemici con una precisione millimetrica. Il Consiglio federale ne ha autorizzato l’esportazione, benché il rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione sollevi delle questioni, in particolare per quanto concerne l’utilizzo dei lavoratori stranieri sui cantieri dei Mondiali. Ancora nel 2019, durante una valutazione, il Dipartimento federale degli affari esteri era giunto alla conclusione che in Qatar i diritti dell’uomo venivano sistematicamente e gravemente ignorati. Poteva trattarsi di un motivo di esclusione dell’esportazione di materiale bellico. Ma il Consiglio federale aveva invocato una clausola d’eccezione decretata nel 2014: se vi è un rischio minimo che le armi siano utilizzate nel paese di destinazione per commettere violazioni dei diritti umani, l’esportazione resta possibile. O, secondo l’interpretazione delle autorità: i cannoni di difesa antiaerea difficilmente sono adatti per opprimere la propria popolazione.</p>
<p><strong>Armi in mani sbagliate</strong><br />
L’esportazione di materiale bellico si scontra con la crescente incomprensione della popolazione civile svizzera. A ciò si aggiunge il fatto che, in questi ultimi anni, la stampa ha rivelato sempre più casi nei quali le armi regolarmente fornite dalla Svizzera sono arrivate nelle mani sbagliate. Ad esempio, delle granate a mano che erano state vendute nel 2003 agli Emirati arabi sono riapparse anni dopo nella guerra civile in Siria. Il Qatar, da parte sua, aveva fornito illegalmente, dieci anni fa, delle munizioni svizzere a dei ribelli libici, il che aveva comportato una sospensione delle esportazioni. Per le persone critiche nei confronti della politica svizzera, questi esempi mostrano che le esportazioni di armi comportano numerosi rischi, anche per la reputazione della Svizzera in quanto difensore dei diritti dell’uomo.</p>
<p>Nel 2018, una vasta coalizione di organizzazioni di diritti dell’uomo, di organizzazioni di assistenza e di partiti ha lanciato l’iniziativa detta «correttrice». Essa prevedeva di iscrivere nella Costituzione le linee rosse da non superare in occasione dell’esportazione di armi: niente forniture ai paesi che violano sistematicamente i diritti umani o che sono implicati nelle guerre civili o in conflitti armati. Gli iniziativisti volevano così evitare che il Consiglio federale cedesse alla pressione del settore dell’armamento per facilitare le esportazioni. Sono comunque riusciti a raccogliere ben più delle 100’000 firme necessarie per una votazione popolare. La votazione non ha poi avuto luogo poiché il Parlamento, avendo captato il segnale della società civile, ha inserito direttamente nella legge criteri d’esportazione più severi. Gli autori dell’iniziativa si sono dichiarati soddisfatti e l’hanno ritirata.</p>
<p><strong>Maggiori controlli democratici</strong><br />
«"L'iniziativa correttrice" ha soprattutto permesso di evitare che la situazione sfuggisse di mano», afferma uno dei suoi autori Josef Lang. L’ex consigliere nazionale dei Verdi e cofondatore del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) preferirebbe evidentemente un divieto totale delle esportazioni di materiale bellico. Ma il popolo svizzero non è di questo parere: nel 2009, un’iniziativa popolare in tal senso è stata respinta con il 68% dei voti. Nel 2020, è fallito un nuovo tentativo che voleva vietare il finanziamento dei produttori di materiale bellico: quasi il 58% degli Svizzeri ha espresso il proprio rifiuto in votazione popolare.</p>
<p>Secondo Josef Lang, "L'iniziativa correttrice" costituisce comunque un netto progresso: «Il controllo democratico è rafforzato e il Consiglio federale faticherà maggiormente a concedere agevolazioni». Se, finora, il governo poteva modificare i criteri applicati all’esportazione di armi, spetta ora al Parlamento esprimersi e in ultima istanza decide il popolo, sottolinea Lang. Il Parlamento non ha voluto concedere pieni poteri al Consiglio federale, che chiedeva di poter in ogni caso autorizzare delle eccezioni per «salvaguardare gli interessi del paese».</p>
<p><strong>«Il controllo democratico è rafforzato e il Consiglio federale faticherà maggiormente a concedere agevolazioni in materia di disposizioni di esportazione».</strong></p>
<p>Non si è molto contenti delle decisioni parlamentari: «Le conseguenze sono immense», ribadisce Matthias Zoller, direttore del Centro di lavoro sicurezza e tecniche di difesa, che rappresenta gli interessi delle aziende di materiale bellico. A medio termine, l’industria bellica lascerà la Svizzera, profetizza egli, per trasferirsi nell’Unione europea. L’UE investe otto miliardi di euro in un programma di insediamento dell’industria bellica: «Le imprese svizzere sono le benvenute in qualsiasi momento». Il futuro regime d’esportazioni non permetterà più di esportare verso i paesi implicati in un conflitto armato. «In caso di interpretazione restrittiva, come è lecito attendersi, non si potrà più esportare nemmeno negli Stati Uniti, in Francia o in Danimarca», nota Mathias Zoller. Il settore si aspetta dunque dalla Confederazione una certezza in materia di pianificazione e una «dichiarazione chiara secondo la quale le esportazioni verso i paesi amici e la cooperazione con essi restino possibili».</p>
<p>Sono interessate dalle restrizioni circa 200 imprese che chiedono regolarmente allo Stato autorizzazioni per esportare materiale bellico. L’industria di sicurezza e delle tecniche di difesa svizzere occupa secondo le stime ufficiali, fornitori compresi, tra le 10’000 e le 20’000 persone. Essa produce beni militari che non sono classificati come materiale bellico, poiché non sono utilizzati in maniera offensiva in guerra. Ne fanno parte, ad esempio, gli aerei di allenamento dell’aviazione svizzera Pilatus. Questi aerei possono dunque essere forniti perfino a Stati come gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania o l’Arabia Saudita, che sono alle prese con la guerra dello Yemen.</p>
<p>Il Qatar potrà continuare a ordinare dei cannoni “Swiss made”? Ciò dipenderà dal modo con cui il Consiglio federale valuterà la situazione dei diritti umani nel paese in occasione delle nuove richieste di esportazione. In questo momento, il Qatar non è coinvolto in guerre come quella dello Yemen. Secondo gli esperti del Vicino Oriente, questo ricco stato del Golfo Persico ambisce però a divenire una potenza regionale. Questo aumenta il rischio che esso venga implicato in futuri conflitti, il che potrebbe suscitare violazioni del diritto internazionale umanitario. La Svizzera, paese depositario delle Convenzioni di Ginevra, non ha interesse a che ciò avvenga.</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Theodora Peter</em></p>
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	<p>Un bene d’esportazione svizzero molto richiesto: il veicolo blindato Piranha del costruttore Mowag. Foto Keystone</p>
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	<p>I cannoni ad alta precisione svizzeri, come qui il sistema di difesa antiaerea del tipo Oerlikon Skyshield, sono uno dei prodotti d’esportazione dell’azienda d’armamento Rheinmetall. Foto: Rheinmetall Air Defence</p>
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	<p>Sviluppo delle esportazioni di materiale bellico dal 2010 al 2020 in milioni di CHF</p>
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		><h3 class="widget-title">Gli Svizzeri negli eserciti stranieri</h3>
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	<p>Il know how militare ha una lunga tradizione in Svizzera. Fino al XIX secolo, centinaia di migliaia di Confederati erano impegnati al servizio di potenze straniere. Si è dovuta attendere la fondazione dello Stato federale moderno per vedere la fine della pratica del mercenariato.</p>
<p>Per molto tempo i vecchi Confederati intendevano conquistare essi stessi delle terre straniere. Ciò è cambiato nel 1515 con la battaglia di Marignano. I Confederati persero la guerra per il Granducato di Milano e dovettero seppellire i loro desideri espansionistici. Invece di combattere come soldati per il loro paese, i figli dei contadini ebbero il diritto di partecipare a guerre straniere. Il sistema mercenario conobbe il suo periodo d’oro tra il XV e il XVIII secolo. I servizi presso eserciti stranieri sono stati a lungo il secondo settore economico più importante della Svizzera dopo l’agricoltura. I contadini venivano allora reclutati da ufficiali svizzeri. Questi hanno combattuto per Francia, Spagna, Austria, Savoia, Ungheria o nei Paesi Bassi. La Guardia Svizzera del Vaticano, responsabile della sicurezza del Papa dall’inizio del XVI secolo, è ancora in servizio.</p>
<p><strong>Fuggire dalla miseria e cercare l’avventura</strong><br />
Con la fondazione dello Stato federale nel 1848, il servizio militare a beneficio delle potenze straniere è continuamente scemato. Ma la Legione straniera francese ha continuato a reclutare decine di migliaia di soldati. Se la Svizzera ha vietato la promozione di tali servizi nel 1859, l’arruolamento è rimasto ancora tollerato fino agli anni 1920. Anche altre potenze coloniali come l’Olanda hanno utilizzato dei mercenari svizzeri. Secondo lo storico Philipp Krauer, quasi 7’600 soldati elvetici si sono così battuti nell’esercito coloniale olandese nella regione dell’attuale Indonesia tra il 1815 e il 1914. Philipp Krauer conduce delle ricerche sulla loro storia nell’ambito del progetto “Swiss Tool of Empire”. Di fronte alla miseria e all’emigrazione, numerosi politici erano sollevati, all’epoca, di vedere «gli Svizzeri più poveri scegliere la via poco dispendiosa dell’esercito coloniale», scrive lo storico. Oltre a voler fuggire dalla miseria, numerosi mercenari cercavano anche l’avventura. La rappresentazione romantica del servizio sotto i tropici si è ben presto scontrata con la dura realtà. In Indonesia, quasi la metà dei mercenari perì durante il servizio. E gli Svizzeri impegnati all’estero non avevano la possibilità di effettuare una carriera militare. Deplorando la loro scelta, numerosi di essi si rivolgevano al consolato svizzero nella speranza di poter annullare il loro contratto, spesso invano.</p>
<p>Dal 1927, il Codice penale militare vieta il servizio straniero. Dopo la Seconda Guerra mondiale, quasi 240 soldati sono stati rinviati ogni anno a giudizio, poiché nonostante questo divieto, si erano impegnati nella Legione straniera. Anche gli 800 combattenti volontari che si impegnarono dal 1936 al 1939 a fianco dei Repubblicani contro il fascismo nella guerra civile spagnola sono stati duramente condannati dalla giustizia. 70 anni più tardi, il Parlamento ha riabilitato questi uomini che si sono battuti per la libertà e la democrazia.</p>
<p><strong>Vietate le imprese di mercenari</strong><br />
Dopo il 2013, le imprese di mercenari sono inoltre esplicitamente vietate in Svizzera. Le imprese di sicurezza svizzere non hanno né il diritto di prendere parte alle ostilità nell’ambito dei conflitti armati all’estero, né di reclutare personale per questo. La Svizzera ha dunque assunto le proprie responsabilità, come ha sottolineato l’ex ministro della giustizia Simonetta Sommaruga (PS) presentando la legge: «Ciò che fanno le imprese la cui sede è in Svizzera non può esserci indifferente».</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Theodora Peter</em></p>
<p>Per approfondire questa tematica, i Soldati svizzeri del Servizio straniero (Archivi federali): revue.link/soldats Les mercenaires suisses en Indonésie (Musée national): revue.link/mercenaires</p>
</div>
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	<p><em>Una professione sanguinaria in abiti eleganti: il mercenario Gall von Unterwalden</em>. Incisione su legno colorato datata del 1520–1530. Foto Keystone</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/industria-di-armamento-svizzera-sulla-difensiva/">L’industria d’armamento svizzera è sulla difensiva</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>educationsuisse – il vostro centro di competenza sul tema della  “formazione in Svizzera”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/educationsuisse-il-vostro-centro-di-competenza-sul-tema-della-formazione-in-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 19:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/04/Ruth-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Oltre ottocento persone, di cui il 10% dall’Italia, si sono rivolte nell’anno passato a educationsuisse. Le domande ci giungono soprattutto da giovani svizzere e svizzeri all’estero oppure dai loro genitori o da parenti in Svizzera. Come centro di</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/educationsuisse-il-vostro-centro-di-competenza-sul-tema-della-formazione-in-svizzera/">educationsuisse – il vostro centro di competenza sul tema della  “formazione in Svizzera”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/04/Ruth-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20509"  class="panel-layout" ><div id="pg-20509-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20509-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20509-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><em>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</em></p>
<p><strong>Oltre ottocento persone, di cui il 10% dall’Italia, si sono rivolte nell’anno passato a educationsuisse. Le domande ci giungono soprattutto da giovani svizzere e svizzeri all’estero oppure dai loro genitori o da parenti in Svizzera. Come centro di competenza sul tema “formazione in Svizzera” offriamo informazioni in generale su tutto quello che ruota attorno al tema. Inoltre offriamo anche una consulenza personalizzata sia con una collaboratrice di educationsuisse come pure con specialiste nell’orientamento professionale, negli studi e nella carriera.</strong></p>
<p>La maggior parte delle domande concerne la possibilità di borse di studio, seguita da domande che riguardano gli studi universitari. Poi ci sono le domande più svariate come trovare un posto da apprendista, un alloggio o un lavoro. Altri temi sempre attuali sono le conoscenze linguistiche richieste, le assicurazioni da farsi e così via. A molte di queste domande possiamo rispondere per e-mail o per telefono.</p>
<p>A volte una <strong>consulenza più personalizzata</strong> può essere utile per chiarire domande come pure le idee in generale sulla formazione in Svizzera. In questi casi offriamo degli incontri direttamente presso di noi, nei nostri uffici a Berna oppure via Skype. Queste consulenze sono del tutto gratuite.</p>
<p>Mentre in collaborazione con il Centro di informazione e orientamento professionale (BIZ) di Berna-Mittelland organizziamo <strong>consultazioni di orientamento</strong> molto specifiche. In questi colloqui personali con una esperta qualificata, vengono chiarite domande individuali inerenti alla scelta degli studi e/o alla formazione professionale. Queste consulenze possono aver luogo online o direttamente a Berna. Un colloquio al BIZ di circa 60 minuti costa di solito Fr. 95. Ma grazie allo sponsoring da parte del Collegamento Svizzero in Italia, i giovani svizzeri d’Italia hanno la possibilità di usufruire di un colloquio gratuito.</p>
<p>Ovviamente è possibile avere anche entrambe le consulenze, sia presso educationsuisse sia presso il BIZ di Berna.</p>
<p><strong>Quando è il momento giusto per una consulenza?</strong></p>
<p>Se si programma di venire in Svizzera per studi universitari o per una formazione professionale, consigliamo di informarsi per tempo sulle possibili offerte e sui requisiti richiesti. Il momento migliore è almeno uno o, meglio ancora, due anni prima dell’inizio della formazione. Anche quando si è incerti se intraprendere questo cammino, una consulenza può aiutare a chiarire le idee. Non esitate a contattarci! Le nostre collaboratrici parlano italiano, tedesco, francese, spagnolo e inglese.</p>
<p><strong><br />
Contatto</strong></p>
<p>Ruth von Gunten<br />
educationsuisse - scuole svizzere all’estero<br />
formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
</div>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/educationsuisse-il-vostro-centro-di-competenza-sul-tema-della-formazione-in-svizzera/">educationsuisse – il vostro centro di competenza sul tema della  “formazione in Svizzera”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Zuppa di orzo grigionese</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/zuppa-di-orzo-grigionese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 18:54:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/1452849044978-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Visita culinaria tra i Cantoni [Grigioni] Una zuppa nutriente che piacerà a tutta la famiglia, ricca in sapori e nutrienti! In collaborazione con gutekueche.ch Per celebrare la fine dell’inverno, nel Canton Grigioni si festeggia il “Chalandamarz”, un’espressione romancia che indica “l’inizio di marzo”. In occasione di questa usanza, ritratta nel famoso libro per bambini “Schellenursli” (“Una campana per Ursli”),</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/zuppa-di-orzo-grigionese/">Zuppa di orzo grigionese</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/1452849044978-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20501"  class="panel-layout" ><div id="pg-20501-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20501-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20501-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Visita culinaria tra i Cantoni [Grigioni]<br />
Una zuppa nutriente che piacerà a tutta la famiglia, ricca in sapori e nutrienti!</p>
<p><strong>In collaborazione con</strong><strong> </strong><strong>gutekueche.ch</strong></p>
<p>Per celebrare la fine dell’inverno, nel Canton Grigioni si festeggia il “Chalandamarz”, un’espressione romancia che indica “l’inizio di marzo”. In occasione di questa usanza, ritratta nel famoso libro per bambini “Schellenursli” (“Una campana per Ursli”), gli scolari vestiti con camici da contadini, berretti a punta e abiti tradizionali sfilano attorno alle fontane del paese e passano di casa in casa agitando campanacci, schioccando fruste e intonando i canti tipici della tradizione, con l’obiettivo di scacciare l’inverno e dare il benvenuto alla primavera.</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 1h30 </strong></p>
<ol>
<li>Tagliare la pancetta a piccoli cubetti e cuocerla in una padella con olio caldo.</li>
<li>Aggiungere l’orzo, lasciarlo cuocere in poca acqua e metterlo da parte dopo circa 10 minuti (senza bruciarlo).</li>
<li>Sbucciare e tagliare le cipolle, le carote e il sedano. Pulire il porro e tagliarlo ad anelli sottili.</li>
<li>Mettere le verdure in una grande pentola e cuocere in poca acqua per qualche minuto. Aggiungere la pancetta e l’orzo e condire con sale e pepe.</li>
<li>Versare l’acqua nella pentola, aggiungere il brodo e la foglia di alloro e lasciar sobbollire la zuppa per circa un’ora.</li>
<li>Qualche minuto prima di servire, mescolare la farina con la panna, aggiungerla alla zuppa e portare di nuovo a ebollizione fino a quando la zuppa ha raggiunto una consistenza cremosa.</li>
</ol>
<p><strong>Ingredienti per 4 porzioni: </strong></p>
<p>0,5l di brodo (istantaneo)<br />
150g di orzo<br />
220g di porri<br />
1 foglia di alloro<br />
50g di farina<br />
5C di olio<br />
200g di panna<br />
300g di carote<br />
1 pizzico di sale e pepe<br />
220g di sedano<br />
350g di pancetta<br />
2,5l di acqua<br />
220g di cipolle</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Giovani UGS 83° Congresso del Collegamento Svizzero in Italia Firenze 14-15 maggio 2022</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/83-congresso-del-collegamento-svizzero-in-italia-firenze-14-15-maggio-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 18:10:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Senza-nome-copia-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />*Per partecipare alle attività UGS (Assemblea UGS, pranzo Street food sabato, serata UGS, passeggiata UGS per il centro di Firenze, pranzo street food domenica) e per informazioni scriverci a unionegiovanisvizzeri@gmail.com Per iscrizione generale al Congresso e alle altre attività scarica il PDF cliccando sulla foto del pieghevole. Pernottamento suggerito: Centro Convegni – Salesiani Firenze. Per</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/83-congresso-del-collegamento-svizzero-in-italia-firenze-14-15-maggio-2022/">Giovani UGS 83° Congresso del Collegamento Svizzero in Italia Firenze 14-15 maggio 2022</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Senza-nome-copia-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20478"  class="panel-layout" ><div id="pg-20478-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20478-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20478-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>*Per partecipare alle <strong>attività UGS</strong> (Assemblea UGS, pranzo Street food sabato, serata UGS, passeggiata UGS per il centro di Firenze, pranzo street food domenica) e per informazioni scriverci a <strong>unionegiovanisvizzeri@gmail.com</strong></p>
<p>Per iscrizione generale al <strong>Congresso</strong> e alle altre attività scarica il PDF cliccando sulla foto del pieghevole.</p>
<p>Pernottamento suggerito: <strong>Centro Convegni – Salesiani Firenze. </strong>Per maggiori informazioni e prenotazioni scarica il PDF cliccando sulla foto del pieghevole.</p>
<p>Le scadenze sono: per la preiscrizione fine marzo, per l'iscrizione finale ed eventuali pagamenti fine aprile. Il pernottamento è da prenotare autonomamente, ma le camere sono bloccate fino a fine marzo.</p>
<p>Il programma è soggetto a possibili cambiamenti o condizioni, anche a seconda della situazione pandemica. Seguiranno maggiori informazioni nella Gazzetta di aprile.</p>
<p>Ci vediamo a Firenze!<br />
<strong>Unione Giovani Svizzeri </strong></p>
</div>
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	<p>Verso la metà dell’Ottocento, le relazioni tra la colonia svizzera e la comunità fiorentina erano ormai ampiamente sviluppate. Restava però l’esigenza di un vero e proprio polo di aggregazione, che andasse oltre le funzioni puramente religiose o didattiche. Nel gennaio del 1832 era stata fondata nella vicina Livorno un’associazione svizzera che adottava gli statuti della Nazione olandese-alemanna. Nel resto d’Italia erano sorte alcune società di canto o di ginnastica che in seguito si sarebbero trasformate in circoli veri e propri. A Firenze, verso la fine del 1859, un gruppo di svizzeri iniziò a pensare ad un’associazione che favorisse gli incontri e la conoscenza fra connazionali; durante le feste natalizie il gruppo si mise al lavoro per trasformare questo progetto in realtà e creò la Società svizzera “Amicizia”, il cui statuto, ancora oggi conservato nell’archivio storico del Circolo svizzero, è datato 1° gennaio 1860. Questa storia forse molti lettori la conosceranno già e probabilmente ne conosceranno anche il seguito, che ha portato il Circolo Svizzero di Firenze a festeggiare il secolo e mezzo nel 2010 e a continuare la propria vita arrivando fino al 2022, anno in cui torna a Firenze il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, inizialmente previsto per il 2020 ma rimandato due volte a causa della crisi sanitaria. Firenze conferma quindi di essere una delle città centrali nei rapporti fra la Svizzera e l’Italia e in occasione del Collegamento, oltre ai programmi istituzionali, ci sarà modo di approfondire alcuni aspetti che hanno caratterizzato la presenza degli Svizzeri sul territorio fiorentino da oltre due secoli a questa parte, non solo grazie al Circolo ma anche a diverse altre istituzioni svizzere (Chiesa, Consolato, Scuola, Circoli culturali e così via) su cui gli storici hanno iniziato a investigare approfonditamente soprattutto in questi ultimi vent’anni. In questo numero della Gazzetta Svizzera troverete i dettagli dell’evento per la partecipazione al Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, che ritrova le rive dell’Arno dopo un’assenza che durava dal 1988.</p>
<p><em>David Tarallo</em><br />
<em>CIRCOLO SVIZZERO DI FIRENZE</em></p>
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	<p>La pagina iniziale dell'atto di fondazione della Società Amicizia, 1° gennaio 1860</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/83-congresso-del-collegamento-svizzero-in-italia-firenze-14-15-maggio-2022/">Giovani UGS 83° Congresso del Collegamento Svizzero in Italia Firenze 14-15 maggio 2022</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Quali competenze trasmettere ai giovani per affrontare al meglio il mondo del lavoro?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quali-competenze-trasmettere-ai-giovani-per-affrontare-al-meglio-il-mondo-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 18:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Top-3-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Già una ventina di anni fa, le statistiche dicevano che una persona cambia la professione almeno tre volte e mezzo durante la sua vita professionale. Da alcuni anni si dice che il 65% dei bambini che oggi frequentano le scuole elementari, svolgerà una professione che oggi non esiste ancora. Allora, come preparare i giovani ad</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/quali-competenze-trasmettere-ai-giovani-per-affrontare-al-meglio-il-mondo-del-lavoro/">Quali competenze trasmettere ai giovani per affrontare al meglio il mondo del lavoro?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Top-3-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20472"  class="panel-layout" ><div id="pg-20472-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20472-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20472-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><em>Già una ventina di anni fa, le statistiche dicevano che una persona cambia la professione almeno tre volte e mezzo durante la sua vita professionale. Da alcuni anni si dice che il 65% dei bambini che oggi frequentano le scuole elementari, svolgerà una professione che oggi non esiste ancora. Allora, come preparare i giovani ad affrontare il mondo del lavoro?</em></p>
<p>L’ispirazione per queste considerazioni per le pagine dell’UGS mi è stata data da un trafiletto apparso sul Corriere del Ticino del 4 marzo 2021, inserito in un’intervista al responsabile del centro di formazione della polizia del Canton Ticino, Andrea Pronzini, all’inizio della scuola di polizia 2021-2023. Tra l’altro si può leggere: “<em>Oltre a requisiti prettamente formali (la lista completa è disponibile sul sito web della Polizia cantonale), Pronzini spiega che per accedere alla Scuola «è importante che i valori e gli obiettivi della persona siano conformi agli obiettivi e ai valori della Polizia. Ciò si traduce anche in una condotta ed in eventuali precedenti che siano compatibili con la funzione». Oltre a ciò, aggiunge il responsabile del Centro di formazione, «la gestione dello stress, la comunicazione, la capacità di analisi e risoluzione di problemi e la capacità di lavorare in team sono anche requisiti centrali»</em>”. Ed è così in tutto il mondo del lavoro! La grande differenza non la fanno più le competenze professionali ma le cosiddette <em>soft skills</em>, in italiano “<strong>le competenze trasversali</strong>”.</p>
<p>Nella mia più che ventennale esperienza quale counselor a persone cercatrici di impiego e quale formatore aziendale, ho potuto evidenziare quelle competenze che possono essere utili non solo nel lavoro ma anche nella vita. Uno dei limiti nel trasmettere queste indicazioni ai giovani è che non ne vedono la spendibilità immediata, forse a causa dell’approccio “studio perché sarò interrogato” e non tanto “studio per formarmi una cultura”. E questo modo di pensare viene portato anche nell’approccio al mondo del lavoro. Vi ricordate il film “Karate Kid – Per vincere domani”? “Dai la cera, togli la cera”, un lavoro apparentemente inutile ma che ti prepara ad acquisire le mosse del karate. La stessa cosa è riscontrabile con le competenze trasversali.</p>
<p>Ma come insegnarle, rispettivamente come apprenderle? La risposta non è semplice. Alcune sono innate e possono essere sviluppate, altre derivano da esperienze che si vivono.</p>
<p><strong>Competenze trasversali “innate”</strong></p>
<p><strong>Creatività</strong>. Fin da piccoli, ognuno di noi sviluppa una certa forma di creatività applicandola ai giochi principalmente individuali. Quante volte abbiamo visto bambine e bambini giocare, creando interi mondi e situazioni che solo loro conoscono. Altre forme di creatività le troviamo nei loro disegni, sia nelle forme sia nell’uso dei colori e anche nel canto o nella musica, anche se certe volte suonata su “strumenti” non proprio musicali. Chissà perché, diventando adulti, questa competenza viene smorzata, forse perché si ritiene che il lavoro sia una cosa seria, ma il portare nuove idee su prodotti, processi e visioni può rivelarsi molto utile.</p>
<p><strong>Pensiero laterale</strong>. Aiuta a sviluppare la creatività. Se davanti a un problema non riusciamo a trovare la soluzione, è utile “spostare” il problema in un altro ambito, in modo da valutare se in questo nuovo ambito sono già state applicate delle soluzioni. Un esempio portato spesso è quello riguardante l’avvicinamento ai caselli autostradali, risolto applicando le regole fissate dal pastore per far passare le sue pecore da un’unica porta.</p>
<p><strong>Problem solving</strong>. Molto legato alle prime due competenze, aiuta a trovare soluzioni piuttosto che a seguire pedissequamente delle istruzioni calate dall’alto. Ai miei collaboratori e ai partecipanti dei miei corsi ho sempre portato questo motto: “Non vi do il pesce ma vi insegno a pescare!”. L’analisi razionale della situazione legata alla creatività aiuta a trovare delle soluzioni che altrimenti non emergerebbero.</p>
<p><strong>Competenze trasversali “che si possono imparare”</strong></p>
<p><strong>Sana autostima. </strong>È la base sulla quale lavorare. Riuscire a vedersi in modo realistico e non sottovalutarsi o rispettivamente sopravvalutarsi è un atteggiamento che bisogna imparare. Troppe volte si rinuncia perché si ritiene di non essere all’altezza di un certo compito oppure l’obiettivo non viene raggiunto unicamente perché è stato formulato in modo approssimativo o è troppo ambizioso. “Limare” certi aspetti del nostro carattere, così come fissare obiettivi realistici aiuta a crescere e a credere nelle proprie possibilità.</p>
<p><strong>Negoziazione</strong>. Non è una competenza riferita unicamente alla vendita. Nei rapporti con i colleghi è fondamentale, a ogni livello, riuscire a negoziare in certe situazioni. Ma la negoziazione in sé raggruppa altre competenze: <strong>l’empatia</strong>, <strong>la capacità di ascolto</strong>, <strong>la capacità di porre domande</strong> – ma anche di porsi <em>vis-à-vis</em> dell’interlocutore – e <strong>l’improvvisazione</strong> ne fanno sicuramente parte.</p>
<p><strong>Lavoro in team</strong>. È risaputo che i risultati raggiunti da un gruppo sono superiori rispetto a quelli che ogni singolo potrebbe raggiungere. A lavorare in team, mettendosi a disposizione per il raggiungimento di un obiettivo comune, si impara facilmente frequentando ambienti dove esiste “una squadra”: lo scautismo, una società sportiva e, per certi aspetti, anche il servizio militare o quello civile. Personalmente ho portato nei miei corsi, là dove mi era possibile, esercizi che sviluppassero questa competenza: per esempio la realizzazione di un pasto per tutto il gruppo fa uscire altre competenze quali la <strong>leadership</strong> e la <strong>capacità decisionale</strong> di ogni singolo ma anche la negoziazione vista prima.</p>
<p><strong>Gestione dello stress</strong>. Saper gestire lo stress significa anche acquisire consapevolezza dei propri limiti e dei propri bisogni, prima di applicare delle tecniche che possono aiutarci a ridurre la pressione che sentiamo su di noi. Tra queste tecniche possiamo annoverare il training autogeno, la meditazione e certe arti marziali quali l’aikido che abbassano notevolmente questa pressione.</p>
<p><strong>Proattività</strong>. È il contrario di reattività. Chi è proattivo non subisce passivamente l’iniziativa altrui ma la prende lui stesso, soprattutto nel riesame di mansioni e compiti dei quali si occupa. La famosa frase “si è sempre fatto così!” non appartiene di certo al proattivo: anzi si sforza di trovare altre procedure che aumentino l’efficienza e l’efficacia del suo agire e dell’organizzazione alla quale appartiene.</p>
<p><strong>Competenze trasversali “tecniche”</strong></p>
<p>Rientrano sotto questo capitolo quelle capacità che oramai nessuno mette più in discussione in quanto si considerano acquisite. Per esempio <strong>le conoscenze informatiche</strong>, almeno quelle riferite ai principali programmi di scrittura, calcolo e presentazione, conoscenze che andrebbero insegnate già a scuola (e qui la formazione a distanza sicuramente aiuta). <strong>La conoscenza delle lingue</strong>, in particolare dell’inglese, è oramai un <em>must</em>: meglio è approfittare dei periodi di vacanza per effettuare soggiorni linguistici all’estero. Ma anche studiare il cinese mandarino oggi può essere utile.</p>
<p>In conclusione, questo non vuole essere un elenco esaustivo di quanto viene richiesto dal mondo del lavoro; ho voluto unicamente dare degli spunti in modo che ogni individuo sviluppi <strong>la consapevolezza</strong> riguardo alle proprie capacità che non sono solo e prevalentemente quelle tecniche. A un datore di lavoro interessa relativamente che una collaboratrice o un collaboratore sappiano svolgere determinati compiti (ce ne sono tanti che lo sanno fare): interessa soprattutto assumere <strong>una persona</strong> che si sappia inserire in modo armonico nel proprio organico e che condivida visioni e obiettivi dell’azienda.</p>
<p><em>Marco Pietro Ricci<br />
</em><em>Formatore aziendale dipl. fed.<br />
</em><em>Master in gestione della formazione</em></p>
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		<title>Ignazio Bonoli trenta anni al timone della protezione civile in aiuto alla popolazione Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ignazio-bonoli-trenta-anni-al-timone-della-protezione-civile-in-aiuto-alla-popolazione-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 17:49:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Ignazio-Bonoli-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />L’ex presidente della Pci: a differenza dei volontari italiani, da noi il servizio è obbligatorio Ignazio Bonoli, trent’anni al timone della protezione civile per l’aiuto alla popolazione in Svizzera Lugano - Il dr. Ignazio Bonoli, nome noto ai nostri lettori, oltre ai molti prestigiosi incarichi pubblici, per una 50na d’anni (1969-2018) si è occupato quale</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ignazio-bonoli-trenta-anni-al-timone-della-protezione-civile-in-aiuto-alla-popolazione-svizzera/">Ignazio Bonoli trenta anni al timone della protezione civile in aiuto alla popolazione Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Ignazio-Bonoli-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20465"  class="panel-layout" ><div id="pg-20465-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20465-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20465-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L’ex presidente della Pci: a differenza dei volontari italiani, da noi il servizio è obbligatorio</p>
<p>Ignazio Bonoli, trent’anni al timone della protezione civile per l’aiuto alla popolazione in Svizzera</p>
<p>Lugano - Il dr. Ignazio Bonoli, nome noto ai nostri lettori, oltre ai molti prestigiosi incarichi pubblici, per una 50na d’anni (1969-2018) si è occupato quale capo redattore delle edizioni di Gazzetta Svizzera.</p>
<p>Lo scorso ottobre dopo ben 30 anni, ha lasciato la presidenza della Protezione Civile Regione Lugano (Pci). Una carica delicata e impegnativa per una istituzione di fondamentale importanza per la cittadinanza e il territorio.</p>
<p>I vertici della Pci, come il comandante Aldo Facchini, hanno salutato il loro presidente: «Competente e concreto, aperto all’ascolto, signorile e mite, ha assunto la non facile responsabilità di chi deve prendere le decisioni anche con pochi elementi, garantendo la continuità e guidando l’Organizzazione davanti a eventi come la frana in Val Bavona, l’alluvione della Magliasina, le frane di Davesco e Bombinasco, il covid».</p>
<p>«….è stato una vera guida - ha affermato il presidente entrante Alfredo Belloni - «Intelligenza e conoscenza della materia. Discreto e sempre presente. È stato il cuore e motore pulsante della PCi Lugano Città».</p>
<p>Insieme al dr. Bonoli, è interessante conoscere gli inizi di questa istituzione che ha portato aiuto agendo, talvolta, anche sul territorio italiano</p>
<p><strong>Cosa la spinse ad entrare nella Pci?</strong><br />
«Eravamo in un periodo storico particolare. La Pci di oggi è nata negli anni ’50, quando si temeva ancora un eventuale conflitto nucleare. All’inizio il suo compito principale è stato quello di dotare tutto il territorio svizzero di rifugi pubblici e privati. La legge federale ha attribuito ai comuni l’obbligo di creare questi rifugi e di istruire il personale necessario. Lugano è stata la prima città in Svizzera che ha proposto una soluzione regionale. Il comune di Breganzona mi ha proposto come delegato. Il gruppo di una dozzina di comuni iniziale, poi arrivato a 36, ha creato la regione Lugano-Città. Nel 1992, ho rotto la tradizione che voleva presidente un municipale di Lugano e sono diventato presidente del Consorzio».</p>
<p><strong>Cosa porta con sé da questa pluridecennale esperienza di presidente?</strong><br />
«Ho potuto conoscere a fondo un organismo come la Pci locale, così come quella cantonale, federale e di altri cantoni che abbiamo visitato. Ho avuto molti contatti e stretto amicizie. Infine, la soddisfazione di aver portato il nostro consorzio a un livello di eccellenza, grazie alla collaborazione con i comuni, i delegati, i comandanti e la nostra ventina di collaboratori».</p>
<p><strong>Qual è il ruolo della Protezione Civile all’interno del nostro sistema?</strong><br />
«È un ruolo oggi chiaramente definito dalla Legge federale sulla protezione della popolazione, e che la affianca alle altre componenti, e cioè: la polizia, i pompieri, i servizi sanitari e i servizi tecnici. La sua organizzazione è compito dei cantoni. Il Ticino ha mantenuto la sua struttura con sei consorzi regionali».</p>
<p><strong>A differenza dell’Italia i vostri operatori non sono dei volontari. Come vengono ingaggiati?</strong><br />
«Sì, la Pci svizzera non è basata sul volontariato. Se di esso si può parlare lo si deve solo a militi e ufficiali che hanno esaurito l’obbligo, ma vogliono continuare a servire. Per il resto tutto avviene al momento del reclutamento per il servizio militare. Chi non può svolgerlo o non lo desidera, può essere arruolato nella Pci. Il calo dei nostri ingaggiati è dato dal fatto che, in fase di reclutamento, l’esercito fa pressione per avere più militi abili al proprio servizio, per cui quelli per la Pci diminuiscono,».</p>
<p><strong>Soccorritori non ci si improvvisa, occorre una preparazione tecnica, come la svolgete?</strong><br />
«Vi sono corsi introduttivi e poi corsi di ripetizione ogni anno fino all’età di 40 anni. I cantoni e le regioni si occupano dell’istruzione, in parte con personale professionistico, in parte con ufficiali di milizia i quali forniscono una formazione adeguata anche impiegando largamente le loro conoscenze professionali nei vari settori: dal salvataggio, all’assistenza, alla protezione dei beni culturali, e così via».</p>
<p><strong>Di quali strumenti tecnici vi avvalete per i soccorsi?</strong><br />
«Siamo ben dotati di mezzi moderni, forniti a livello federale e cantonale: di nostra iniziativa ci siamo inoltre dotati di un nuovo “veicolo comando” e di un autocarro pesante per interventi in caso di catastrofe, oggi attività principale della protezione civile».</p>
<p><strong>Come parte l’intervento?</strong><br />
«C’è un sistema d’allarme che è gestito dalla polizia. A seconda delle necessità vengono avvertite le istanze preposte. La Pci di regola non fa i primi interventi. Disponiamo però di un servizio di picchetto quotidiano».</p>
<p><strong>Durante il suo lungo incarico, quali gravi accadimenti hanno richiesto la vostra opera nella regione di Lugano?</strong><br />
«Sicuramente le alluvioni e le frane in Ticino con morti e feriti nel corso degli anni 2000, ma anche l’impegno profuso per accogliere e ospitare i molti rifugiati arrivati ai nostri confini in varie occasioni, in particolare quelli della guerra nella ex-Jugoslavia. Notevole impressione hanno suscitato sia l’alluvione in Piemonte nel 1994, sia il terremoto nel Molise del 2002. A tutti abbiamo fornito un aiuto sul posto».</p>
<p><strong>Pur non agendo direttamente sul campo, quali episodi di soccorso le sono rimasti più impressi?</strong><br />
«Quelli dove si perdono vite umane, ovviamente. E anche situazioni di pericolo generale dove è difficile capire come limitare i danni. Ricordo il nostro impegno, molto pesante, per arginare una specie di peste aviaria. Gli operatori per l’occasione, data la grande paura suscitata dalla pandemia dei polli, indossarono speciali tute di “tipo astronautico”… ».</p>
<p><strong>Anche la Pci ha le sue giornate più leggere, quando ad esempio, vi occupate di presiedere a manifestazioni sportive o culturali. In queste giornate, va sempre tutto liscio?</strong><br />
«No. Non sempre si tratta di giornate leggere, per esempio per le manifestazioni sportive, per cui forniamo un aiuto alla polizia o alla logistica. Nella massa c’è sempre qualche individuo che magari ne approfitta per manifestarsi in un modo che rischia di essere lesivo per gli altri… Oppure occorre vigilare per l’incolumità degli stessi sportivi impegnati nelle gare, ricordo un campionato di ciclismo a Lugano che ci ha impegnati a fondo… ».</p>
<p><strong>Arrivano attestati di gratitudine dalla popolazione?</strong><br />
«In passato la Pci godeva di scarsa considerazione. Oggi però la situazione è cambiata. Per esempio l’aiuto agli anziani per un soggiorno di vacanza è molto apprezzato. Lo è anche l’impegno nella lotta contro la zanzara tigre. Molta visibilità e molta riconoscenza hanno suscitato i vari interventi per organizzare i centri di vaccinazione contro il covid».</p>
<p><strong>Lei ha salutato la Protezione civile con un “arrivederci”. Le è dispiaciuto lasciare la presidenza?</strong><br />
«Un po' sì. Però a 83 anni suonati, si può anche accettare… . Il Municipio di Lugano, per motivi di ripartizione politica, non mi ha più rinnovato l'incarico. Per quanto concerne il mio arrivederci, significa solo che la Protezione civile è stata una parte importante della mia vita».</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
</div>
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	<p>Ignazio Bonoli riceve la targa ricordo della Pci, tra il comandante Aldo Facchini a sinistra, e il nuovo presidente Alfredo Belloni. Dottore in economia, Bonoli è stato caporedattore della redazione economica al Corriere del Ticino, sindaco di Breganzona dal 1984 al 2004, Gran Consigliere dal 1995 al 2011 e Primo Cittadino ticinese nel 2001-2002. Per 30 anni è stato al timone della Protezione civile regione Lugano fino allo scorso ottobre.</p>
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	<p>L’intervento per l’infezione di peste aviaria, causata dagli allevamenti, indossando “tute astronautiche”. </p>
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	<p>Istruzione dei militi del salvataggio.</p>
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	<p>Opere a favore dei beni culturali (foto fornite dalla Pci Regione Lugano).</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ignazio-bonoli-trenta-anni-al-timone-della-protezione-civile-in-aiuto-alla-popolazione-svizzera/">Ignazio Bonoli trenta anni al timone della protezione civile in aiuto alla popolazione Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gli Svizzeri raggiungono una precisione record nel calcolo del numero Pi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/gli-svizzeri-raggiungono-una-precisione-record-nel-calcolo-del-numero-pi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 17:34:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Pi-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La Scuola universitaria professionale dei Grigioni ha calcolato il numero PI con una precisione di 62,8 bilioni di decimali dopo la virgola. Questo prestigioso nuovo record mondiale suscita scalpore. Lo scopo dei ricercatori era di testare il loro computer ad alte prestazioni a scopi di ricerca utili. Un sabato mattino dello scorso mese di agosto</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/gli-svizzeri-raggiungono-una-precisione-record-nel-calcolo-del-numero-pi/">Gli Svizzeri raggiungono una precisione record nel calcolo del numero Pi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Pi-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20460"  class="panel-layout" ><div id="pg-20460-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20460-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20460-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La Scuola universitaria professionale dei Grigioni ha calcolato il numero PI con una precisione di 62,8 bilioni di decimali dopo la virgola. Questo prestigioso nuovo record mondiale suscita scalpore. Lo scopo dei ricercatori era di testare il loro computer ad alte prestazioni a scopi di ricerca utili.</p>
<p>Un sabato mattino dello scorso mese di agosto il tentativo di raggiungere il record del mondo da parte della Scuola universitaria professionale dei Grigioni ha avuto successo. Il team del professore di informatica Heiko Rölke è riuscito a calcolare il Pi con 62,8 bilioni di decimali dopo la virgola. Gli Svizzeri hanno così battuto il vecchio record di Timothy Mullican, risalente al 2020, che aveva determinato 12,8 bilioni di decimali. Essi hanno inoltre effettuato questo calcolo tre volte più in fretta – in 108 giorni e nove ore – dell’Americano, che ha avuto bisogno di 303 giorni di calcolo per determinare 50 bilioni di decimali.</p>
<p>La risposta che il nuovo record Pi ha suscitato da allora è stata sorprendentemente eccezionale secondo il suo iniziatore Heiko Rölke. Era previsto un certo effetto pubblicitario, ha ammesso il responsabile del giovane Centro di analisi dei dati, di visualizzazione e di simulazione (DAViS-Zentrum) di Coira. Ma in seguito, non solo i media regionali, ma anche numerosi media internazionali – testate riconosciute, riviste specializzate, grandi catene TV – hanno parlato di questo record del mondo grigionese. «L’episodio più divertente è stata un’emissione in diretta per una radio sudafricana, racconta il ricercatore, dove abbiamo parlato un po’ del Pi.».</p>
<p><strong>Il fascino dei numeri</strong><br />
Pi greco, il numero che prende il nome dalla sedicesima lettera π dell'alfabeto greco, è probabilmente familiare alla maggior parte di noi, ricordandoci i giorni di scuola. Forse sappiamo vagamente che sta per il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro. Pi serve a calcolare l’area di un cerchio, che sia immenso o minuscolo. Forse ci si ricorda anche delle sue prime cifre: 3,1415. Non sono altro che un'inezia, perché il pi greco è ciò che i matematici chiamano un numero trascendente. E cioè: Pi consiste in un’infinita sequenza di cifre decimali dopo la virgola.</p>
<p>Ora questi decimali non si ripetono, rivela Heiko Rölke, e ciascuno di essi dev’essere calcolato: «È soprattutto questo che affascina». Non sorprende dunque che le grandi menti cerchino di definire Pi da ben 3600 anni: gli antichi Egizi, i matematici greci Archimede e Tolomeo, il cinese Liu Hui, il persiano Al-Kachi o ancora il tedesco Leibniz. Alcuni matematici e fisici hanno trascorso la loro vita a calcolare uno o due centinaia di decimali di Pi, afferma il ricercatore. L’invenzione del computer ha considerevolmente ampliato le possibilità. Alla fine degli anni ’40, un computer a tubo ha calcolato per la prima volta oltre 2’000 decimali dopo la virgola.</p>
<p><strong>Quando la strada è la meta</strong><br />
Alla fine degli anni ottanta, sono i fratelli Chudnovsky, degli Ucraini, a mettere a punto l’algoritmo utilizzato dalla SUP dei Grigioni per il calcolo del Pi. Il computer ad alte prestazioni è riuscito a definire 62’831’853’071’796 decimali dopo la virgola. Se si voleva stampare questo numero extralungo ci sarebbe stato bisogno di 17,5 miliardi di pagine A4 recto verso. La dimensione è innegabilmente imponente, e i ricercatori grigionesi si sono avvicinati al fenomeno del Pi greco più di chiunque altro prima di loro. Ma che senso ha conoscere così tante cifre del numero del cerchio? «Non c'è nessun vantaggio pratico», ammette allegramente Heiko Rölke. Per le normali applicazioni terrestri, basterebbero pochi decimali, ma per il calcolo astronomico delle orbite, ne servono molti di più, «ma certamente non bilioni».</p>
<p>Tuttavia, i grigionesi non sono mai stati interessati a lavorare con Pi. Per loro, l'obiettivo era piuttosto la via verso la voluminosa sequenza di cifre. Secondo Rölke, per determinare ciò, oltre al supercomputer recentemente acquisito, è necessaria anche l'esperienza per configurare correttamente il computer ed eseguire tale calcolo senza problemi per settimane. Gli scienziati dei dati hanno testato le prestazioni della loro infrastruttura con il tentativo di record mondiale. E hanno ampliato le loro conoscenze.</p>
<p><strong>Adatto per la ricerca ad alta intensità di dati</strong><br />
«Siamo stati in grado di sviluppare il nostro know-how durante la preparazione e abbiamo ottimizzato i nostri processi», afferma Rölke. Allo stesso tempo, sono state individuate debolezze, come capacità di riserva insufficienti. Perché per calcolare Pi in modo così esteso e per registrare i risultati intermedi, erano necessarie enormi quantità di spazio di archiviazione. I ricercatori hanno dovuto memorizzare ripetutamente i dati su dischi rigidi esterni disponibili in commercio. Con l'intera campagna Pi, i grigionesi si stanno attivando per progetti ad alta intensità di dati e computer, che stanno portando avanti con partner nel settore della ricerca e sviluppo.</p>
<p>In collaborazione con l’Istituto svizzero di ricerca sulle allergie e l’asma, pure situato nei Grigioni, essi effettuano ad esempio ricerche sulle allergie dei bambini, a proposito delle quali Heiko Rölke evidenzia che si sa ancora troppo poco. In questo ampio progetto, sono necessari dei calcoli complessi per analizzare dei campioni di sangue. I ricercatori studiano l’ARN messaggero del genoma: «Con le procedure di calcolo ordinarie, siamo giunti ai nostri limiti». Anche altri progetti richiedono una maggiore capacità di calcolo, come le simulazioni climatiche che servono a prevedere le inondazioni e le valanghe. In Svizzera, le SUP sono responsabili delle conoscenze orientate alla pratica.</p>
<p><strong>L’attuale fine del Pi</strong><br />
Così, il record del mondo del calcolo del Pi serve a ricerche reali, ribadisce il suo iniziatore. Il libro dei Guinness dei primati lo ha omologato, ma i Grigioni potrebbero anche non rallegrarsi a lungo di questo statuto di campione del mondo. L’esperienza mostra che il record del calcolo del Pi viene battuto ogni anno o due. L’ultimo record svizzero ha del resto solo quattro anni: nel 2017, il fisico argoviese Peter Trüeb aveva raggiunto 22,4 bilioni di decimali dopo la virgola. Egli era stato superato due anni dopo da Emma Haruka Iwao, ricercatrice presso Google, che aveva determinato 31 bilioni di decimali.</p>
<p>Heiko Rölke non se la prende. La pubblicazione della cifra record stabilita nei Grigioni gli dà filo da torcere. Vorrebbe renderla disponibile al grande pubblico, ma qualcuno deve essere in grado di offrire uno spazio di archiviazione per 62 terabyte di dati. Il file di registrazione è enorme in forma non compressa. «Ci rivolgeremo probabilmente a Google», annuncia il ricercatore. Anche “Gazzetta Svizzera” deve limitarsi, per ragioni di spazio, a fornire qui gli ultimi dieci decimali dopo la virgola del Pi ora noti: 7817924264.</p>
<p><strong>ESTREMI SVIZZERI</strong><br />
Più alto, più grande, più rapido, più bello? Alla ricerca dei record svizzeri che escono dall’ordinario. Oggi: i campioni del mondo svizzeri del calcolo del numero Pi.</p>
<p><em>Susanne Wenger</em><br />
<em>Schweizer Revue</em></p>
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	<p>I primi 12’970 decimali dopo la virgola del numero Pi. Per la maggior parte delle applicazioni, questo grado di precisione è sufficiente.</p>
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	<p>Secondo Heiko Rölke, il calcolo del numero Pi era più di un semplice tentativo di battere il record del mondo. Foto DR</p>
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		<title>Come Julius Maggi ha conquistato le cucine</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/come-julius-maggi-ha-conquistato-le-cucine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 18:54:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/maggi-titolo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Aroma liquido, dadi di brodo o minestre in polvere: il marchio Maggi è una success story che ha avuto inizio oltre 150 anni fa nel canton Zurigo. Il condimento ha rivoluzionato le abitudini culinarie in tutto il mondo. Quando il ventitreenne Julius Maggi rilevò il mulino di suo padre a Kemptthal, nel Canton Zurigo, nel</p>
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	<p>Aroma liquido, dadi di brodo o minestre in polvere: il marchio Maggi è una success story che ha avuto inizio oltre 150 anni fa nel canton Zurigo. Il condimento ha rivoluzionato le abitudini culinarie in tutto il mondo.</p>
<p>Quando il ventitreenne Julius Maggi rilevò il mulino di suo padre a Kemptthal, nel Canton Zurigo, nel 1869, l’industria molitoria era in crisi. Con l’industrializzazione, la costruzione di navi a vapore e ferrovie, sempre più grano a buon mercato arrivava in Svizzera dall’estero. Julius Maggi doveva inventarsi qualcosa di nuovo. Inventò dapprima la “Leguminosa”: una farina da minestra a base di legumi ricchi di proteine, che poteva migliorare la dieta della gente e aiutare gli operai. Queste nuove “zuppe artificiali” trovarono però poco riscontro presso il pubblico. All’epoca, i ceti bassi si limitavano alle patate e alla cicoria. Gli ambienti borghesi invece storcevano il naso di fronte al sapore insipido di questa minestra.</p>
<p>La svolta arrivò nel 1886 con l’invenzione di un estratto di brodo, che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo come condimento Maggi. Grazie al condimento, che produceva un sapore di carne su una base vegetale, le zuppe si vendevano nettamente meglio. Julius Maggi non era solo un appassionato inventore: «Egli ha compreso anche l’importanza del marketing», ha sottolineato la storica Annatina Tam-Seifert, che ha studiato gli esordi dell’industria alimentare svizzera. «Dal momento che i clienti non potevano né toccare, né annusare i prodotti finiti, l’imballaggio ha svolto un ruolo essenziale nella loro diffusione». Julius Maggi è un pioniere a tal proposito. Ha concepito egli stesso la bottiglia dell’aroma liquido con la sua etichetta giallorossa. Un design che in seguito non è cambiato molto.</p>
<p><strong>Un poeta incaricato della pubblicità</strong><br />
Julius Maggi è stato uno dei primi a creare un servizio pubblicitario e ad utilizzare nuovi formati – manifesti, sistemi di raccolta dei punti con premi, immagini da collezionare o degustazioni. All’inizio, l’imprenditore redigeva egli stesso i testi delle pubblicità. Alla fine del 1886, si rivolse al poeta Frank Wedekind, a quel tempo ancora sconosciuto. Quest’ultimo creò delle rime del tipo: «Das wissen selbst die Kinderlein: mit Würze wird die Suppe fein. Darum holt das Gretchen munter, die Maggi-Flasche runter». Ma il giovane poeta stipendiato da Maggi dimissionò otto mesi dopo, poiché aveva l’impressione «di essersi venduto anima e corpo», come scrisse in una lettera alla madre. I manoscritti originali dei testi pubblicitari Maggi redatti da Frank Wedekind sono oggi conservati presso la biblioteca cantonale di Argovia.</p>
<p>Già all’epoca esistevano gli “influencer” quale veicolo pubblicitario. E il condimento Maggi ha ben presto trovato la sua strada nelle ricette, in particolare quelle dell’icona tedesca dei libri di cucina, Henriette Davidis. La ricetta dell’Aroma resta un segreto ben custodito fino ad oggi. I suoi ingredienti di base sono delle proteine vegetali, acqua, sale e zucchero, più aromi ed estratto di lievito. Non contiene però levistico, che molti associano al suo gusto. Al punto tale che questa erba aromatica è comunemente chiamata “erba Maggi”. Maggi ispira anche gli artisti: così, Joseph Beuys utilizza la bottiglia di aroma liquido nel 1972 nella sua opera “Ich kenne kein Weekend”. Il pittore Pablo Picasso, d’altra parte ha immortalato l’iconico dado da brodo nel suo dipinto del 1912 “Paysage aux affiches”. Maggi commercializza questo dado nel 1908, e diventa un best-seller mondiale.</p>
<p><strong>Il più grande proprietario fondiario</strong><br />
Julius Maggi deve convincere non solo le consumatrici delle opportunità dei suoi prodotti finiti, ma anche i contadini, fornitori di materie prime. «Fatica a trovare sufficienti legumi per i suoi prodotti nella regione», racconta la storica. I contadini devono dapprima abituarsi ai nuovi metodi meccanizzati di coltivazione, e sono scettici nei confronti dell’industria alimentare. Infine, Julius Maggi prende in mano personalmente la coltivazione delle materie prime.</p>
<p>Acquista dei terreni a dei piccoli agricoltori, offrendo loro spesso un impiego nell’azienda di Kemptthal, che si ingrandisce rapidamente. Possessore di oltre 400 ettari di superficie agricola, Julius Maggi diventa perfino, all’inizio del XX secolo, il più grande proprietario fondiario privato della Svizzera. Nel contempo, apre delle fabbriche e delle reti di distribuzione in Germania, Austria, Italia e Francia. Julius Maggi muore nel 1912, a 66 anni. Dopo la sua morte, l’azienda diventa una holding, con filiali in vari paesi. Durante la Seconda Guerra mondiale, la sua filiale tedesca è il maggior produttore di prodotti alimentari del Reich e un importante fornitore dell’esercito di Hitler. L’azienda di Singen, «impresa modello nazionalsocialista», occupa anche lavoratori forzati.</p>
<p>Dal 1947, Maggi appartiene al gruppo alimentare Nestlé. L’Aroma Maggi viene esportato in 21 paesi del mondo. Sono perfino stati creati siti di produzione in Cina, Polonia, Camerun, Costa d’Avorio e Messico.</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Theodora Peter</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Bibliografia:</h3>
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	<p>– Annatina Seifert: De la cuisine à l’usine: les débuts de l’industrie alimentaire en Suisse. Alimentarium, Vevey 2008 (esaurito).<br />
– Annatina Seifert: Dosenmilch und Pulversuppen. Die Anfänge der Schweizer Lebensmittelindustrie. Verlag Hier und Jetzt, 2008 (in tedesco).<br />
– Alex Capus: Patriarchen. Über Bally, Lindt, Nestlé und andere Pioniere. Ed. dtv, 2007</p>
</div>
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	<p>Una bottiglietta ancora mitica: l’Aroma Maggi sarebbe impensabile senza la sua bottiglietta. Foto: Archivi storici Nestlé, Vevey.</p>
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	<p>Julius Maggi, verso il 1890. Foto: Archivi storici Nestlé, Vevey</p>
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	<p>degli operai imballano le bottiglie Maggi con carta bianca prima della spedizione.</p>
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	<p>degli operai agricoli piantano dei legumi a Kemptthal. Julius Maggi è stato uno dei più grandi proprietari fondiari dell’epoca. Foto: Archivi storici Nestlé, Vevey</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-julius-maggi-ha-conquistato-le-cucine/">Come Julius Maggi ha conquistato le cucine</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il gigante arancione infrange un tabù</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-gigante-arancione-infrange-un-tabu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 18:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Migros_Treppe-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dalla sua fondazione, quasi 100 anni fa, Migros rinuncia alla vendita di vino, birra e alcoolici in generale. Questo potrebbe ben presto cambiare: in giugno, i 2,2 milioni di membri della cooperativa si pronunceranno sulla fine del divieto di vendita dell’alcool. Per alcuni si tratta di una questione totalmente superata, per altri fa parte del</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-gigante-arancione-infrange-un-tabu/">Il gigante arancione infrange un tabù</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Migros_Treppe-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20444"  class="panel-layout" ><div id="pg-20444-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20444-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20444-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dalla sua fondazione, quasi 100 anni fa, Migros rinuncia alla vendita di vino, birra e alcoolici in generale. Questo potrebbe ben presto cambiare: in giugno, i 2,2 milioni di membri della cooperativa si pronunceranno sulla fine del divieto di vendita dell’alcool.</p>
<p>Per alcuni si tratta di una questione totalmente superata, per altri fa parte del DNA del più grande dettagliante svizzero: la rinuncia alla vendita di alcool e tabacco. Il fondatore di Migros, Gottlieb Duttweiler (1888 – 1962), ha iscritto questo divieto nel 1925 negli statuti della cooperativa. E anche se egli amava bere del vino e fumare dei sigari, Gottlieb Duttweiler ha rinunciato alla vendita lucrativa di stupefacenti legali preoccupandosi della salute della popolazione. Nel contempo, ha creato delle bevande senza alcool, come il succo di mela, veri bestseller grazie alla sua produzione propria e a massicce riduzioni di prezzo. L’ex patron della Migros vieterebbe ancora oggi il vino e la birra dai suoi negozi? Sulla questione si può solo speculare. Secondo dei documenti audio degli anni ‘50, nutriva dei dubbi sul mantenimento del divieto.</p>
<p><strong>L’alcool già in vendita online</strong><br />
Il gigante arancione aggira già oggi il suo divieto di vendere alcool. La clientela trova della birra, del vino e della grappa nei negozi online dell’azienda, negli shop Migrolino delle stazioni ferroviarie e delle stazioni di servizio, nonché presso Denner, filiale di Migros. Il discount, che è stato rilevato dal gruppo Migros nel 2007, è il secondo principale rivenditore di vino in Svizzera dopo Coop. Per il commercio al dettaglio, sono in gioco molti soldi. Nel 2020, i consumatori hanno speso quasi 2,6 miliardi di franchi in Svizzera per l’alcool, ciò che rappresenta circa l’8,6% della cifra d’affari totale del commercio di prodotti alimentari. Quante entrate supplementari apporterebbe a Migros la vendita di alcool nei supermercati? La questione resta aperta. Le voci scettiche fanno notare che il fatturato potrebbe avvenire a scapito delle filiali Denner.</p>
<p>La prevista liberalizzazione non è andata giù alla Croce Blu. L’organizzazione, che sostiene l’astinenza, considera il divieto un’importante barriera protettiva per gli alcolisti. Sono costantemente in pericolo di ricadere nella loro vecchia dipendenza quando si trovano di fronte a bottiglie di birra, grappa e vino mentre fanno shopping. Con questo Migros rischia di perdere la sua reputazione di azienda socialmente responsabile, critica la Croce Blu.</p>
<p><strong>Un argomento chiave di vendita</strong><br />
Thomas Wildberger, il pubblicitario che ha creato la campagna di immagine “Migros appartiene a tutti” per il gigante del commercio al dettaglio, esprime anch’egli alcuni dubbi. Secondo lui, la rinuncia alla vendita di alcool e tabacco è un argomento chiave di vendita che ha fatto la popolarità di Migros, ha ribadito in un’intervista. «La popolazione ama Migros esattamente per questa particolarità». Secondo l’esperto in marketing, non bisognerebbe rinunciare alla leggera a questo vantaggio strategico.</p>
<p>Ad ogni modo, nulla è ancora stato deciso. In giugno, Migros inviterà l’insieme dei 2,2 milioni di membri della sua cooperativa a votare sull’abolizione del divieto di vendita dell’alcool. I comitati delle dieci cooperative regionali hanno preparato il terreno. Per cambiare gli statuti è richiesta una maggioranza di due terzi dei votanti in ogni regione. Sono essi che decideranno infine se, a partire dal 2023, Migros potrà vendere della birra, del vino e dei superalcolici.</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Theodora Peter</em></p>
</div>
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	<p>Nel più grande dettagliante della Svizzera, si può acquistare di tutto, tranne alcool e tabacco. Foto Keystone</p>
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	<p>L’uomo che ha iscritto il divieto dell’alcool negli statuti di Migros che amava vivere bene: si tratta di Gottlieb Duttweiler (1888 – 1962), qui davanti ad un negozio ad Oerlikon (ZH) nel 1960.</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-gigante-arancione-infrange-un-tabu/">Il gigante arancione infrange un tabù</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pronta per il futuro: la FGSE si dota di un nuovo logo e di un nuovo sito web</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/pronta-per-il-futuro-la-fgse-si-dota-di-un-nuovo-logo-e-di-un-nuovo-sito-web/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 17:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Schaukel-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Anche se la Fondazione per i giovani Svizzeri all’estero (FGSE) ha dovuto annullare le sue offerte in questi ultimi mesi a causa della pandemia, essa ha continuato ad attivarsi e approfittato di questo periodo per preparare il futuro e nuove proposte. Espressione visiva di questo lavoro: nel gennaio 2022, la FGSE rinnova – dopo oltre</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pronta-per-il-futuro-la-fgse-si-dota-di-un-nuovo-logo-e-di-un-nuovo-sito-web/">Pronta per il futuro: la FGSE si dota di un nuovo logo e di un nuovo sito web</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Schaukel-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20438"  class="panel-layout" ><div id="pg-20438-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20438-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20438-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Anche se la Fondazione per i giovani Svizzeri all’estero (FGSE) ha dovuto annullare le sue offerte in questi ultimi mesi a causa della pandemia, essa ha continuato ad attivarsi e approfittato di questo periodo per preparare il futuro e nuove proposte. Espressione visiva di questo lavoro: nel gennaio 2022, la FGSE rinnova – dopo oltre dieci anni – il proprio logo e il suo sito web.</p>
<p>Il risultato? Giovane, fresco e divertente.</p>
<p><strong>Posti liberi nei campi estivi</strong><br />
Tutti sono cordialmente invitati a visitare il nuovo sito web – www.sjas.ch – e a scoprire nel contempo le offerte per l’anno in corso. Vi sono ancora alcuni posti liberi nei campi estivi della FGSE per i giovani svizzeri all’estero in età tra gli 8 e i 14 anni. Questi campi di vacanze avranno luogo tra la fine di giugno e la fine di agosto 2022 e promettono ai partecipanti dei bei momenti offrendo loro l’opportunità di imparare a conoscere la Svizzera e la sua cultura. Informazioni più precise sono disponibili sul nuovo sito web.<br />
<em>Loïc Roth</em></p>
<p><strong>Fondazione per i giovani Svizzeri all’estero (FGSE)</strong><br />
Alpenstrasse 24, 3006 Berna, Svizzera<br />
Telefono +41 31 356 61 16 E-mail: info@sjas.ch, www.sjas.ch</p>
</div>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pronta-per-il-futuro-la-fgse-si-dota-di-un-nuovo-logo-e-di-un-nuovo-sito-web/">Pronta per il futuro: la FGSE si dota di un nuovo logo e di un nuovo sito web</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il «Grütli della Quinta Svizzera» ha 30 anni</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-grutli-della-quinta-svizzera-ha-30-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 17:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=20428</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/page25image23647312-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In novembre, una piccola festa commemorativa ha attirato gli sguardi a Brunnen (SZ), ai bordi del lago dei Quattro Cantoni: è là che la Piazza degli Svizzeri all’estero è stata inaugurata nel 1991. Un pezzetto di patria per tutti coloro che vivono all’estero. Questa piazza di 5’400 metri quadrati sulle rive del lago dei Quattro</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-grutli-della-quinta-svizzera-ha-30-anni/">Il «Grütli della Quinta Svizzera» ha 30 anni</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/page25image23647312-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20428"  class="panel-layout" ><div id="pg-20428-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20428-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20428-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In novembre, una piccola festa commemorativa ha attirato gli sguardi a Brunnen (SZ), ai bordi del lago dei Quattro Cantoni: è là che la Piazza degli Svizzeri all’estero è stata inaugurata nel 1991. Un pezzetto di patria per tutti coloro che vivono all’estero.</p>
<p>Questa piazza di 5’400 metri quadrati sulle rive del lago dei Quattro Cantoni possiede «un’immensa importanza affettiva», ha dichiarato Alex Hauenstein in occasione delle festività del 18 novembre 2021. Il presidente della fondazione Piazza degli Svizzeri all’estero ha rammentato che, in tutto il mondo, gli svizzeri si sentono collegati a questo luogo: numerosi di loro hanno contribuito finanziariamente all’acquisto di questo pezzo di terra svizzera. La forza simbolica della piazza fa che si parli spesso di essa come del “Grütli della Quinta Svizzera”.</p>
<p>In occasione delle festività del trentesimo, la sua importanza è stata sottolineata anche da Petra Steimen, presidente del governo cantonale svittese. Essa ha parlato di un “luogo di integrazione” e “di nostalgia” per gli svizzeri all’estero. Ma anche gli abitanti di Brunnen hanno adottato questa piazza, che contribuisce alla loro qualità di vita, ha indicato Irène May, sindaco del comune di Ingenbohl (Brunnen, SZ, si trova nel comune di Ingenbohl): i bambini fanno volare i loro aquiloni, gli anziani passeggiano lungo le rive e i festaioli danno libero sfogo alle loro emozioni. </p>
<p>La piazza è stata inaugurata nel maggio 1991, in occasione dei 700 anni della Confederazione. Il fatto che la scelta abbia portato su Brunnen non è realmente dovuta al caso: questo villaggio di pescatori ha di fatto svolto un ruolo centrale nella fondazione della Svizzera, poiché ha ospitato vari incontri tra i dirigenti di Svitto, Uri e Untervaldo. La fondazione progressiva e lo sviluppo della Confederazione hanno dunque avuto inizio qui. Il Patto federale stabilito a Brunnen il 9 dicembre 1315, entrato negli annali svizzeri come il “Patto di Morgarten”, ne è la testimonianza storica.</p>
<p>In occasione delle festività, Alex Hauenstein ha espresso la speranza che la piazza di Brunnen continui a rappresentare l’appartenenza e l’attaccamento degli svizzeri all’estero alla Confederazione e a formare il legame che collega gli svizzeri dell’interno ai loro concittadini dell’estero, vicini o lontani. (PD/MUL)</p>
<p>www.auslandschweizerplatz.ch et revue.link/brunnen</p>
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	<p>La fisarmonicista Petra Föllmi e, dietro di lei, il presidente Alex Hauenstein (a sin.) e il suo assistente Norbert Mettler (a destra). Foto Josias Clavadetscher</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-grutli-della-quinta-svizzera-ha-30-anni/">Il «Grütli della Quinta Svizzera» ha 30 anni</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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