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	<title>Edizione Settembre 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Settembre 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Settembre 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 18:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori, Chi l’avrebbe detto, solo un anno fa, che l’estate 2020 appena trascorsa sarebbe stata contraddistinta da mascherine, quarantene, sistemi di tracciamento e un distanziamento sociale in spiaggia? Senza preavviso e possibilità di preparazione ogni nazione sta affrontando questa sfida comune in modo differente. Questa edizione di Gazzetta ripercorre alcuni aspetti della</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/editoriale-settembre-2020/">Editoriale Settembre 2020</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>Chi l’avrebbe detto, solo un anno fa, che l’estate 2020 appena trascorsa sarebbe stata contraddistinta da mascherine, quarantene, sistemi di tracciamento e un distanziamento sociale in spiaggia? Senza preavviso e possibilità di preparazione ogni nazione sta affrontando questa sfida comune in modo differente. Questa edizione di Gazzetta ripercorre alcuni aspetti della gestione della crisi in Svizzera. Malgrado il suo sistema politico determinato da tre forti livelli istituzionali (Confederazione, Cantoni e comuni) che durante gli ultimi mesi si sono suddivisi competenze e responsabilità, la nostra piccola nazione si è contraddistinta per una politica di aiuti pragmatica e mirata, ma anche per una gestione della crisi in linea con le necessità di protezione della popolazione. Nel frattempo, in attesa degli sviluppi dell’epidemia e il timore di una seconda ondata, i cittadini sono chiamati ad esprimersi il 26 settembre su una serie di temi importanti: l’introduzione del congedo paternità e l’acquisto di aerei da combattimento sono trattati in profondità alle pagine 3, 4 e 5. A tutti un buon rientro dalle vacanze e buona lettura.</p>
<p>Angelo Geninazzi<br />
Redattore</p>
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		<title>Quando nasce un bambino, numerosi padri auspicano un numero maggiore di giorni di congedo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quando-nasce-un-bambino-numerosi-padri-auspicano-un-numero-maggiore-di-giorni-di-congedo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 18:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Hauke_Krenz-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Da ben due decenni la Svizzera discute a proposito dell’introduzione di un congedo paternità. Finora, il Parlamento vi si è sempre opposto.  Ma la tendenza sta per cambiare e il popolo potrebbe prendere una decisione importante il 27 settembre. In occasione della nascita del suo primo figlio, Hauke Krenz ha ricevuto un solo giorno di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Hauke_Krenz-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17505"  class="panel-layout" ><div id="pg-17505-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17505-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17505-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Da ben due decenni la Svizzera discute a proposito dell’introduzione di un congedo paternità. </strong><br />
<strong>Finora, il Parlamento vi si è sempre opposto.  Ma la tendenza sta per cambiare e il popolo potrebbe prendere una decisione importante il 27 settembre.</strong></p>
<p>In occasione della nascita del suo primo figlio, Hauke Krenz ha ricevuto un solo giorno di congedo dal suo datore di lavoro. Questo avveniva cinque anni fa. In seguito, avrebbe dovuto lasciare soli la moglie e il neonato e ritornare al lavoro. Ma per lui non era assolutamente giusto: «Mi sentivo la coscienza sporca. Avrei voluto far parte di questa famiglia già dall’inizio, assumere delle responsabilità e intrecciare subito un rapporto stretto con il neonato», spiega questo papà che vive nel comune ginevrino di Lancy: «Un giorno di congedo spesso non basta nemmeno per rendersi conto pienamente della nascita.» Questo economista aziendale ha dunque utilizzato le sue ferie per poter essere vicino alla moglie e al bambino durante le settimane successive alla nascita. Nel contempo, si è lamentato presso il suo datore di lavoro di non avere la possibilità di ricevere un congedo paternità più lungo. Nel frattempo, l’ex datore di lavoro di Hauke Krenz ha cambiato la sua politica familiare: alla nascita del suo secondo figlio, due anni fa, l’economista ha beneficiato di dieci giorni di congedo paternità. Si tratta di un cambiamento culturale apparentemente pronto ad avverarsi.</p>
<p><strong>I giovani impiegati cercano modelli di congedo attrattivi</strong><br />
Di fatto, Hauke Krenz non è un caso isolato. In Svizzera, numerose giovani famiglie sono oggi del parere che anche i padri abbiano un ruolo importante da svolgere dopo la nascita. Di conseguenza, sempre più imprese propongono un congedo paternità per restare attrattive agli occhi dei giovani dipendenti. L’impresa farmaceutica Novartis, ad esempio, è la pioniera svizzera in materia di congedo paternità: essa concede 90 giorni di congedo ai padri che lavorano presso di essa dopo la nascita di un bambino. Imprese come Migros, Coop o Swisscom concedono 15 giorni.</p>
<p>Occorre sapere che il congedo paternità in quanto tale non è legalmente regolamentato in Svizzera. Soltanto il congedo maternità di 14 settimane è iscritto nella legge. Dopo la nascita dei loro figli, i padri hanno diritto ad un solo giorno di congedo. I datori di lavoro sono liberi di concedere loro o meno un congedo paternità più lungo. Ma ciò potrebbe ben presto cambiare, e tutti i padri si vedrebbero attribuire il diritto di avere dieci giorni di congedo – in una sola volta o uno a uno – nel corso dei primi sei mesi successivi alla nascita del figlio. È quanto prevede il progetto sul quale gli Svizzeri si esprimeranno in votazione il prossimo 27 settembre 2020.</p>
<p><strong>Oltre 30 tentativi senza successo</strong><br />
In Svizzera, il congedo paternità fa discutere già da diversi anni. A partire dal 2003, sono stati inoltrati 30 interventi parlamentari a livello federale per chiedere un congedo paternità o un congedo parentale da ripartire tra la madre e il padre. Ma il Parlamento vi si è sempre opposto. L’argomento evocato ogni volta è lo stesso: i costi. Secondo i calcoli della Confederazione, l’attuale progetto di congedo paternità costerebbe 230 milioni di franchi all’anno. È la prima volta che la popolazione svizzera può pronunciarsi direttamente su un congedo paternità legale di dieci giorni, e questo è frutto di un’iniziativa popolare depositata nel 2017, che chiedeva un congedo paternità di quattro settimane. L’associazione «Il congedo paternità subito!» ha però ritirato la sua iniziativa un anno fa a favore di un controprogetto del Parlamento, che ha proposto un compromesso di dieci giorni di congedo. Ma alcuni ritengono che perfino questo compromesso vada troppo lontano. Un comitato interpartitico che si oppone «all’aumento costante delle deduzioni salariali» ha raccolto delle firme per un referendum e ottenuto così la votazione che si tiene questo mese.</p>
<p><strong>Contro: i padri sono responsabili «per 18 anni»</strong><br />
L’immagine del padre sta per cambiare in Svizzera, gli oppositori al progetto non rimettono questo in discussione. «Numerose giovani donne dispongono oggi di un’eccellente formazione e vogliono continuare a lavorare anche dopo una nascita», dichiara la consigliera nazionale UDC Diana Gutjahr, essa stessa a capo di un’azienda e, con altri politici di destra, membro del comitato referendario. Secondo essa, il comitato non si oppone al fatto che numerosi padri vogliano oggi svolgere un ruolo attivo nell’ambito della famiglia. Ma: «Un congedo paternità di dieci giorni pagato dallo Stato non rende un padre premuroso. I padri devono essere pronti ad assumere le loro responsabilità e ad essere presenti per i loro figli per almeno 18 anni.»</p>
<p>Altri due punti non piacciono molto al comitato referendario: il finanziamento del congedo di due settimane, legato al regime delle indennità per perdita di guadagno al pari del congedo maternità, e l’ingerenza dello Stato nel mercato del lavoro liberale. Le assicurazioni sociali sono già indebitate: non bisogna gravarle ulteriormente. “I fondi della previdenza sociale sono lì per attenuare le difficoltà finanziarie, non per soddisfare tutti i desideri di lusso", dice Diana Gutjahr. Essa sottolinea che si privano così anche le imprese della possibilità di regolamentare individualmente il congedo paternità e di dotarsi così di un vantaggio concorrenziale.</p>
<p><strong>A favore: occorre in ogni caso un «padre presente»</strong><br />
Tuttavia, sono esattamente le regolamentazioni individuali ad infastidire i fautori del progetto: «Affinché una vita familiare inizi bene, occorre un padre presente. I padri dovrebbero dunque tutti avere la possibilità di partecipare, già dall’inizio, alla vita di famiglia e non solo coloro che possono offrirsi un congedo non pagato o che lavorano in un’impresa che propone già un congedo paternità più lungo», rileva Adrian Wüthrich, uomo politico PS e presidente di Travail Suisse, l’organizzazione mantello dei lavoratori. «Del resto, la Svizzera è il solo paese che non dispone di un congedo paternità o congedo parentale legale in Europa», sottolinea, «mentre i padri svolgono da tempo un ruolo centrale nell’accudimento dei figli.»</p>
<p>Indipendentemente dal risultato della votazione: Hauke Krenz non ha mai rimpianto la sua decisione di restare più tempo a casa dopo la nascita dei suoi figli. «Ritengo che questo permetta di creare un legame più naturale e stretto con i figli», ha dichiarato. E ha perfino rafforzato questo legame, poiché si occupa attualmente dei suoi figli a tempo pieno ed ha provvisoriamente messo il suo lavoro da parte: «Tra dieci anni, non voglio rimproverarmi di essermi perso questo periodo.»</p>
<p><em>Mireille Guggenbühler</em></p>
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	<p>Hauke Krenz e i suoi due figli: il suo esempio mostra il cambiamento che si sta verificando in seno alla società. Photo DR</p>
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	<p>Il sindacalista Adrian Wüthrich: «I padri svolgono da tempo un ruolo centrale nell’accudimento dei figli.» Photo parlament.ch</p>
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	<p>Diana Gutjahr, rappresentante del settore economico: «Un congedo paternità di dieci giorni pagato dallo Stato non rende un padre premuroso.» Photo parlament.ch</p>
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		<title>Nuovi aerei da combattimento nei cieli svizzeri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/nuovi-aerei-da-combattimento-nei-cieli-svizzeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 18:06:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/ViolaAmherd-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />La Svizzera deve acquistare nuovi aerei da combattimento per sei miliardi di franchi? I cittadini lo decideranno alle urne il 27 settembre 2020. La questione divide: la risposta negativa del popolo in materia di aerei da combattimento sei anni fa è ancora ben presente nelle menti di tutti. Le caratteristiche di volo del F/A-18 dell’esercito</p>
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	<p><strong>La Svizzera deve acquistare nuovi aerei da combattimento per sei miliardi di franchi? I cittadini lo decideranno alle urne il 27 settembre 2020.</strong></p>
<p><strong>La questione divide: la risposta negativa del popolo in materia di aerei da combattimento sei anni fa è ancora ben presente nelle menti di tutti.</strong></p>
<p>Le caratteristiche di volo del F/A-18 dell’esercito svizzero sono molto adatte ai dati geologici della Svizzera. Le strette vallate alpine e le piste di atterraggio spesso troppo corte non pongono alcun problema all’aereo da combattimento dell’azienda Boeing (USA). Questo è quanto ritengono le Forze aeree svizzere. Tuttavia, sia gli F/A-18 sia i Tigers del produttore californiano Northrop Corporation hanno fatto il loro tempo e devono essere sostituiti.</p>
<p>La consigliera federale Viola Amherd (PPD), che dirige il Dipartimento militare dall’inizio del 2019, lo ha sottolineato poco dopo la sua entrata in funzione: l’acquisto di nuovi aerei da combattimento è importante per il futuro dell’esercito. Oltre a questo acquisto, occorre anche modernizzare i mezzi di difesa terra-aria per rinnovare la difesa aerea. Senza queste innovazioni, l’esercito «non è in grado di proteggere il Paese e i suoi abitanti dagli attacchi aerei», ha ribadito Viola Amherd. Il Parlamento svizzero è dello stesso parere: le maggioranze delle due Camere seguono la consigliera federale, che chiede l’acquisto di nuovi aerei da combattimento per al massimo sei miliardi di franchi, entro la fine del 2030. L’investimento previsto è accompagnato da affari compensatori: le imprese estere che forniranno gli aerei da combattimento dovranno assegnare dei mandati in Svizzera per il 60% del valore contrattuale.<br />
Fuori dal Parlamento, l’opposizione contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento si fa sentire. Il «Gruppo per una Svizzera senza esercito» (GSsE), alleato a partiti di sinistra e ad organizzazioni pacifiste, ha lanciato un referendum, raccogliendo le firme necessarie e ottenendo così che il popolo svizzero possa pronunciarsi il 27 settembre 2020 sul credito quadro di sei miliardi di franchi.</p>
<p><strong>No al Gripen della Saab</strong><br />
Gli Svizzeri voteranno dunque per la seconda volta in pochi anni sull’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Nel 2014, essi hanno respinto con il 53,4% dei voti l’acquisto di 22 aerei svedesi del tipo Saab Gripen. Anche qui, il GSsE e altre organizzazioni avevano promosso un referendum. Essi affermavano in particolare che l’acquisto del Gripen sarebbe costato alla Svizzera molto più dei 3,1 miliardi di franchi stimati, che gli F/A-18 in possesso del Paese erano sufficienti per i compiti della polizia aerea e che non si sapeva se il nuovo Gripen, a quel tempo ancora in fase di sviluppo, sarebbe stato in grado di volare un giorno. Oggi, sei anni più tardi, il contesto è diverso. Mentre nel 2014, si sarebbe dovuto sostituire i Tiger, la questione del principio che si pone oggi è di sapere se si vuole che l’esercito svizzero mantenga le forze aeree. O almeno questa è l’interpretazione del Consiglio federale. Anche la strategia scelta dal governo è diversa stavolta, poiché esso non si impegna per un preciso modello di aereo. Nel 2014 era proprio questa la questione che aveva posto problemi: alcuni specialisti dell’aviazione avevano pubblicamente criticato il Gripen, secondo loro non ancora operativo; i dibattiti interni all’amministrazione erano traspariti all’esterno e il consigliere federale allora incaricato della questione Ueli Maurer (UDC), era stato attaccato da ogni parte. Il rifiuto popolare era dunque più che prevedibile.</p>
<p><strong>Una ministra della difesa molto popolare</strong><br />
La situazione odierna non è la stessa poiché, secondo i sondaggi, la ministra della difesa Viola Amherd è molto apprezzata. La popolarità di cui gode le facilita il compito di promuovere le Forze aeree svizzere anche oltre le cerchie di destra. Essa lo fa visibilmente con successo: nel 2019, un sondaggio del Politecnico federale di Zurigo mostrava che una maggioranza degli Svizzeri interrogati riteneva l’esercito necessario e trovava che il Paese spendesse una somma appena sufficiente, per non dire insufficiente, per la propria difesa.<br />
Per i contrari all’esercito, la battaglia potrebbe dunque rivelarsi ardua. Lewin Lempert, membro del comitato referendario, non è di questo parere. Secondo lui, gli argomenti del «no» sono solidi: «Questo progetto ci propone un acquisto ad occhi chiusi, poiché non si conosce il tipo di aereo.» Inoltre, i nuovi aerei da combattimento potrebbero costare fino a 24 miliardi di franchi lungo tutta la durata della loro esistenza. Le cifre all’estero lo hanno dimostrato. Egli sottolinea inoltre che una spesa di sei miliardi di franchi per aerei da combattimento in piena crisi da coronavirus sarebbe «difficile da giustificare». Quali argomenti la spunteranno: quelli della Confederazione o quelli del comitato referendario? La risposta in autunno.</p>
<p><em>Mireille Guggenbühler</em></p>
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	<p>Secondo Viola Amherd, la questione di principio che si pone è quella di sapere se la Svizzera intenda mantenere delle forze aeree. Photo Keystone</p>
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	<p>Hanno fatto il loro tempo: gli F/A-18 al servizio delle Forze aeree svizzere. Photo Keystone</p>
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		<title>La pandemia dal punto di vista svizzero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-pandemia-dal-punto-di-vista-svizzero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 17:57:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Behandlung-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />La Svizzera ha attraversato la crisi del coronavirus in maniera disciplinata e privilegiata La Svizzera ha sofferto, questo è innegabile. 2000(*) persone sono decedute di Covid-19. Decine di migliaia di lavoratori hanno perso il loro impiego o le loro prospettive di lavoro. Centinaia di migliaia risentiranno ancora per anni le conseguenze della pandemia sulla società</p>
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	<p><strong>La Svizzera ha attraversato la crisi del coronavirus in maniera disciplinata e privilegiata</strong></p>
<p>La Svizzera ha sofferto, questo è innegabile. 2000(*) persone sono decedute di Covid-19. Decine di migliaia di lavoratori hanno perso il loro impiego o le loro prospettive di lavoro. Centinaia di migliaia risentiranno ancora per anni le conseguenze della pandemia sulla società e l’economia. Nel contempo, vi sono anche numerosi Svizzeri che ribadiscono che la crisi avrebbe anche potuto essere peggiore.</p>
<p>(*) Situazione al 1o luglio 2020 secondo l’analisi dell’Ufficio di statistica del canton Zurigo: 31 827 casi, 1965 decessi</p>
<p>L’ora del ritorno alla normalità è già suonata? Molti Svizzeri se lo sono chiesto all’inizio del mese di giugno. Mentre altrove, ad esempio in Brasile, il virus iniziava a paralizzare tutto, il Consiglio federale allentava rapidamente le restrizioni legate al coronavirus in Svizzera. I bar cittadini si sono subito rianimati, le rive dei fiumi e dei laghi si sono trasformate in ampie aree da picnic, i commerci hanno ricominciato ad attirare la clientela. Il tutto, impregnato del profumo austero dei prodotti disinfettanti.</p>
<p>Ma parlare di «ritorno alla normalità» è chiaramente sbagliato. La pandemia continua a condizionare la quotidianità in tutte le sue sfaccettature: oltre un terzo dei lavoratori ha ormai familiarità con il lavoro a orario ridotto; migliaia di persone hanno perso completamente il lavoro; e rimane presente il timore che la prima ondata di coronavirus possa essere seguita da una seconda ondata. Gli sconvolgimenti sociali e quelli economici causati dalla pandemia potrebbero avere ripercussioni ancora per anni. È troppo presto per tracciare un bilancio finale.</p>
<p>Come ha fatto la Svizzera a superare il picco epidemico della crisi? Globalmente, si potrebbe affermare che se essa è stata seriamente scossa, ha comunque attraversato sorprendentemente bene questa dura prova e, nonostante tutte le sofferenze, in maniera disciplinata. L’orrore suscitato dall’aumento galoppante del numero dei casi era pari a quello registrato altrove. Ma le condizioni di vita sono rimaste piuttosto clementi, poiché la maggioranza della popolazione ha seguito le normative imposte dalle autorità e drasticamente ridotto gli spostamenti, Parallelamente sono nate varie forme di sostegno tra la gente.</p>
<p>Alla fine, il Consiglio federale ha creato le condizioni per questo tipo di comportamento. Già dall’inizio della crisi, è apparso unito, ha riposto tutta la sua fiducia nei suoi esperti in epidemie ed è rimasto prevedibile e comprensibile. Ha fatto appello alla responsabilità individuale, anche per quanto riguarda la libertà di movimento e le misure di protezione: non è stato decretato né il confinamento totale né l'obbligo della mascherina. E in occasione delle sue numerose apparizioni, il governo è riuscito a dare un’immagine emblematica: da un lato il ministro della sanità Alain Berset, che ripeteva costantemente il suo mantra «Restate a casa!», dall’altro il medico Daniel Koch, epidemiologo capo della Confederazione, che spiegava con calma e sobrietà ciò di cui era a conoscenza e, ancora più importante, ciò di cui non si era a conoscenza.</p>
<p>L’esempio della Svizzera mostra anche fino a quale punto la sicurezza materiale sia importante in periodo di crisi. La rete di sicurezza sociale che si è dispiegata è stata solida. Gli aiuti statali concessi sotto forma di indennità per lavoro ridotto vanno considerevolmente più lontano rispetto ad altri Paesi. E l’aiuto pubblico alle imprese in difficoltà è molto più sostanziale che non nell’Europa circostante: lo Stato garantisce al 100% le richieste di credito che le imprese hanno potuto chiedere alla loro banca senza complicazioni amministrative. I media stranieri hanno quasi applaudito. La rivista tedesca Focus, ad esempio, ha scritto: «I dirigenti tedeschi di imprese possono solo sognare simili condizioni.»</p>
<p>Tuttavia, questa non è una trasfigurazione appropriata: la Svizzera non era meglio preparata alla pandemia rispetto ad altri Paesi industrializzati. Il Paese disponeva un piano ospedaliero nazionale per l'eventualità di una pandemia. Ma i cantoni non avevano attuato questo piano – coscienti di dover risparmiare denaro. Gli stock di materiale medico di prima necessità erano solo in parte disponibili. E la disciplina degli Svizzeri stava per esaurirsi. A maggio, la pazienza ha cominciato a diminuire. Ma a giugno il Consiglio federale ha messo fine alla crescente impazienza.</p>
<p><em>Marc Lettau</em></p>
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	<p>Sempre sotto i riflettori: Alain Berset e Daniel Koch, i due volti della crisi del coronavirus in Svizzera.</p>
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	<p>Sempre nell’ombra: le squadre delle cure intense, come qui presso l’ospedale «La Carità» di Locarno, nel canton Ticino, che è stato particolarmente colpito. Foto Keystone</p>
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		<title>La crisi del coronavirus e le persone anziane</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-crisi-del-coronavirus-e-le-persone-anziane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 17:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Besuch-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Gli anziani definiti un «gruppo a rischio» Le persone anziane in Svizzera hanno particolarmente sofferto dell’isolamento. Se hanno potuto beneficiare della solidarietà di alcuni, hanno anche riscontrato le rimostranze di altri. L’epidemia ha messo a dura prova i rapporti intergenerazionali. A metà maggio, quando la Svizzera ha iniziato ad allentare le misure di protezione, Pro</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-crisi-del-coronavirus-e-le-persone-anziane/">La crisi del coronavirus e le persone anziane</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Besuch-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17482"  class="panel-layout" ><div id="pg-17482-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17482-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17482-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Gli anziani definiti un «gruppo a rischio»</strong></p>
<p><strong>Le persone anziane in Svizzera hanno particolarmente sofferto dell’isolamento.</strong><br />
Se hanno potuto beneficiare della solidarietà di alcuni, hanno anche riscontrato le rimostranze di altri. L’epidemia ha messo a dura prova i rapporti intergenerazionali.</p>
<p>A metà maggio, quando la Svizzera ha iniziato ad allentare le misure di protezione, Pro Senectute ha lanciato una campagna. Un clip video mostrava delle persone anziane in azione: una donna di 66 anni leggeva una favola alla nipotina, un uomo di 84 anni tagliava la siepe dei vicini. «Ogni generazione rende dei servizi inestimabili», dice il messaggio. Da oltre 100 anni, l’associazione Pro Senectute si occupa in Svizzera di questioni relative alla vecchiaia. Con questa campagna, vuole mostrare che lo sguardo rivolto ai seniori si è radicalmente cambiato durante l’epidemia. Tutte le persone con oltre 65 anni di età sono state poste nella categoria di persone a rischio. All’inizio della crisi, l’Ufficio federale della sanità pubblica aveva del resto affermato: gli anziani sono in pericolo e devono essere protetti.</p>
<p>E le statistiche lo hanno confermato: più si è anziani e più aumenta il rischio di morire di Covid-19. Oggi, si sa però che il virus non ha colpito solo gli anziani. Quasi la metà degli ammalati che hanno soggiornato in un reparto di cure intense in Svizzera aveva meno di 60 anni. Ma a metà marzio, quando l’epidemia si era diffusa, non si sapevano ancora queste cose. Le autorità hanno dunque immediatamente invitato i seniori a restare a casa, ad evitare contatti e a non andare a fare la spesa. In tutto il Paese, la gente ha rispettato queste disposizioni, tranne poche eccezioni.</p>
<p><strong>Collettivamente isolati</strong><br />
Ciò che era giustificato dal punto di vista medico ha avuto conseguenze sociali. Gli 1,6 milioni di ultrasessantacinquenni in Svizzera si sono visti relegati collettivamente in isolamento. Sono stati imposti divieti di visita alle case di cura. Questo ha causato molta sofferenza e non ha potuto impedire tutti i decessi legati al Covid-19. La stragrande maggioranza degli anziani in Svizzera vive a casa. Hanno dovuto festeggiare da soli il loro compleanno e la loro vita sociale è stata ridotta a zero da un giorno all’altro. I pensionati non hanno più potuto svolgere il loro ruolo sociale: i nonni non hanno più la possibilità di curare i loro nipotini, i conducenti dei servizi di trasporto di pubblica utilità non hanno più potuto svolgere il loro lavoro, nei negozi della Caritas mancavano i volontari.</p>
<p>Gran parte degli anziani svizzeri svolge un'attività di volontariato. Molti rimangono in forma e attivi per molto tempo dopo il pensionamento, anche grazie a una buona assistenza sanitaria e a condizioni di vita favorevoli. In un Paese che si basa molto sulla responsabilità individuale, il loro contributo sociale è importante. Ad esempio, grazie alla cura dei bambini da parte dei nonni le famiglie e lo Stato risparmiano ogni anno otto miliardi di franchi. In cambio, i lavoratori alimentano le rendite AVS con i loro contributi sociali da oltre 70 anni. Questo «contratto intergenerazionale» ha una lunga tradizione in Svizzera.</p>
<p><strong>«Trovato un capro espiatorio»</strong><br />
La crisi ha portato a uno “Stresstest”. Il risultato è ambivalente. Da una parte, si è notata una grande disponibilità ad aiutare. In molti luoghi le persone anziane sono state sostenute spontaneamente. Spesso sono stati i giovani a fare la spesa per i vicini più anziani. D'altra parte, i cinici hanno presto calcolato che gli anziani sarebbero presto morti anche senza il coronavirus.</p>
<p>Queste voci erano poco numerose, certo, ma i politici e i media si sono presi la libertà di chiedersi se l'intera Svizzera dovesse davvero essere confinata per proteggere gli anziani a rischio. Alcuni hanno suggerito che i pensionati, con i loro redditi sicuri, pagassero una parte degli enormi costi dell'isolamento. Altrimenti le giovani generazioni avrebbero continuato a pagare il conto ancora per molto tempo.</p>
<p>Anche tra gli anziani è sorto un certo malcontento. Mentre molti di loro hanno sopportato con filosofia le restrizioni, soprattutto i giovani pensionati hanno faticato a interpretare il loro nuovo ruolo. Invece di essere dei pilastri della società, erano improvvisamente diventati un gruppo a rischio e un onere. Alcuni di loro sono stati rimproverati perché sono usciti di casa. Un uomo di 74 anni ha dichiarato ai media che per la prima volta nella sua vita si è sentito discriminato. Cosa è accaduto? Pasqualina Perrig-Chiello, specialista delle relazioni intergenerazionali, ha affermato: «Durante questo periodo difficile, gli anziani hanno funto da capro espiatorio». La crisi ha portato alla luce immagini negative latenti della vecchiaia.</p>
<p><strong>Conseguenze per l’AVS?</strong><br />
Secondo Pasqualina Perrig-Chiello, le persone anziane hanno fatto le spese di una generalizzazione completa: tutti fragili, tutti ricchi. Ciò che non corrisponde alla realtà. La ricercatrice bernese critica che questa generalizzazione sia stata diffusa anche dai leader politici. L'impatto a lungo termine della crisi di coronavirus rimane aperto. In termini di politica sociale, i "conflitti generazionali" erano già oggetto di un intenso dibattito prima del virus. Dal punto di vista demografico, la Svizzera invecchia e si cercano soluzioni nel settore dei servizi sociali, dell'assistenza infermieristica e della previdenza vecchiaia. La «NZZ am Sonntag» prevede che il dibattito si inasprirà ulteriormente dopo il Covid-19 e nota che il contratto tra generazioni è fragile.</p>
<p>Pasqualina Perrig-Chiello ritiene piuttosto che l’epidemia abbia provato «fino a quale punto le generazioni si conoscano poco». Nel contempo, «nonostante tutti i discorsi dei media», la Svizzera ha visto nascere una forte solidarietà tra le generazioni. È un’opportunità da cogliere: «Il contratto intergenerazionale potrebbe essere rinegoziato su una base più concreta.» Anche durante l’epidemia, si è visto che gli anziani fanno anch’essi la loro parte. L’esempio più sorprendente è forse quello dei medici e infermieri pensionati che hanno aiutato il settore sanitario a fronteggiare questa situazione di emergenza.</p>
<p><em>Susanne Wenger</em></p>
</div>
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	<p>Incontro da una parte e dall’altra di una vetrata: Daniel si reca a far visita al padre Reymont presso la casa anziani di Locle</p>
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	<p>Solidarietà spontanea, distanza disciplinata: doni per le persone in difficoltà, a Zurigo</p>
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	<p>Improvvisare per il gruppo a rischio: ospedale d’emergenza nella palestra di Rämibühl, a Zurigo. Foto Keystone</p>
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		<title>La pandemia di coronavirus e il mercato del lavoro svizzero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-pandemia-di-coronavirus-e-il-mercato-del-lavoro-svizzero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 17:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/UeliMaurer-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />«Arrivano gli aiuti!» – i miliardi del Consiglio federale Il brusco arresto di una parte dell’economia ha colpito un lavoratore su tre in Svizzera. Decine di migliaia di commerci hanno chiuso le loro porte. Per quasi due milioni di persone è stato introdotto il lavoro ridotto. Il Consiglio federale ha stanziato un pacchetto di sostegno</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/UeliMaurer-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17476"  class="panel-layout" ><div id="pg-17476-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17476-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17476-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>«Arrivano gli aiuti!» – i miliardi del Consiglio federale</strong></p>
<p><strong>Il brusco arresto di una parte dell’economia ha colpito un lavoratore su tre in Svizzera. Decine di migliaia di commerci hanno chiuso le loro porte. Per quasi due milioni di persone è stato introdotto il lavoro ridotto. Il Consiglio federale ha stanziato un pacchetto di sostegno senza precedenti.</strong></p>
<p>Per Namgyal Studer l'isolamento è stato uno "choc enorme". La proprietaria di un salone di parrucchiere nella città di Berna ha dovuto chiudere la sua attività da un giorno all'altro, cancellare gli appuntamenti dei clienti e mandare a casa i suoi due dipendenti. Decine di migliaia di proprietari di negozi, artigiani, gestori di bar e altri operatori di servizi hanno vissuto la stessa situazione a metà marzo. In seguito, quasi 190 000 imprese – tra cui la Sàrl di Namgyal Studer – hanno inoltrato una richiesta di indennità per lavoro ridotto (ILR) presso l’assicurazione disoccupazione (AD) per circa due milioni di persone in tutta la Svizzera. L’AD finanzia l’80% dei relativi salari a seguito dell’interruzione delle attività, e questo allo scopo di evitare licenziamenti. Durante la crisi del coronavirus, oltre un terzo dei dipendenti in Svizzera (37%) è stato in disoccupazione parziale. E questa cifra sale perfino al 54% nel Canton Ticino, particolarmente toccato dalla pandemia. Per finanziare questa rete sociale, oltre 14 miliardi di franchi andranno dalle casse dello Stato all’AD. Senza questi, i lavoratori sarebbero stati confrontati a deduzioni salariali più importanti per evitare che l’assicurazione sociale non si ritrovi nelle cifre rosse.</p>
<p><strong>Prestati miliardi di franchi</strong><br />
«Gli aiuti arrivano!», aveva garantito il ministro dell’economia Guy Parmelin (UDC) all’inizio della crisi. Oltre allo strumento delle ILR, i crediti hanno permesso alle imprese di mantenere la testa fuori dall’acqua. Hanno potuto chiedere denaro alle banche senza grandi formalità, mediante fideiussioni della Confederazione, fino a 40 miliardi di franchi. Anche Namgyal Studer ha chiesto un piccolo credito transitorio. Così, nonostante una perdita totale di reddito, ha potuto pagare le sue fatture e anticipare i salari dei suoi due dipendenti prima che ricevessero l’aiuto dell’AD. Lei stessa ha ricevuto un indennizzo forfettario durante il confinamento, che il Consiglio federale ha stabilito in 3320 franchi al mese al massimo per i datori di lavoro che operano nell’ambito della loro impresa. Namgyal Studer si è a lungo preoccupata di sapere se dovesse pagare la totalità dell’affitto durante le sei settimane di chiusura: «Spero che il proprietario dell’immobile faccia un gesto a mio favore.»</p>
<p>In giugno, il Parlamento ha infine deciso in tal senso, obbligando i proprietari a rinunciare ad una parte cospicua degli affitti durante il periodo di lockdown ordinato dalle autorità.</p>
<p><strong>Fino al doppio dei disoccupati</strong><br />
La situazione è precaria per i lavoratori indipendenti, che non hanno diritto all’ILR. Essi hanno potuto chiedere delle indennità in caso di diminuzione o di disdetta dei loro mandati durante il lockdown, ma per molti altri, l’indennità giornaliera è così bassa che permette loro appena il minimo necessario. Essi hanno dunque dovuto attingere ai loro risparmi per non dover ricorrere all’assistenza sociale.</p>
<p>Dal lato delle imprese, l’ILR ha comunque permesso di evitare – almeno nel corso dei primi mesi – dei licenziamenti massicci. Il numero di disoccupati ha superato le 155 000 persone a fine maggio, ossia 50 000 in più che in precedenza. Dall’inizio di giugno, gli esperti davano prova di un prudente ottimismo dicendo che lo scenario tanto temuto dei 200 000 disoccupati non sarebbe diventato realtà. Questo rappresenterebbe il doppio di disoccupati rispetto al 2019, quando il tasso di disoccupazione era provvisoriamente sceso al 2,1%.</p>
<p><strong>Dividendi contestati</strong><br />
Il fatto che alcune imprese abbiano ancora distribuito dei dividendi ai loro azionisti per l’esercizio 2019 mentre beneficiavano dell’aiuto dell’AD per il lavoro ridotto ha suscitato parecchia indignazione in seno alla popolazione e al Parlamento. Una mozione parlamentare per un divieto dei dividendi in caso di ILR aveva dapprima raccolto una maggioranza in Consiglio nazionale. Ma il Consiglio degli Stati vi ha visto un attacco inammissibile alla libertà economica e ha definitivamente respinto la proposta. Namgyal Studer può solo sognarseli i dividendi. Dopo sei settimane di chiusura, la parrucchiera ha potuto riaprire il proprio salone alla fine di aprile, seguendo le norme di protezione. Durante le prime due settimane, la sua agenda era ben riempita. Tuttavia, dal momento che il suo salone è situato nel quartiere dell’Università della Länggasse, a Berna, una parte della sua clientela è una clientela di passaggio. Potrebbe quindi trascorrere ancora molto tempo prima che gli studenti e il personale dell’Università ripassino da questa via. La parrucchiera la prende con filosofia: «Prendo le cose come vengono».</p>
<p><strong>Dura recessione in vista</strong><br />
Le conseguenze della pandemia colpiranno duramente l’economia svizzera. Il Centro di ricerche congiunturali (KOF) del Politecnico federale di Zurigo prevede quest’anno una riduzione del 5,5% del prodotto interno lordo. Contrariamente ad altre recessioni, che hanno colpito soprattutto il settore delle esportazioni, quest’ultima riguarda anche il settore dei servizi, come l’industria alberghiera e il turismo. Gli esperti del KOF si attendono una lenta ripresa economica a partire dall’estate. A seguito dell’evoluzione economica negativa, la Confederazione, i cantoni e i comuni devono attendersi una diminuzione importante delle loro entrate fiscali, che secondo il KOF potrebbe anche superare i 25 miliardi di franchi in totale. La crisi del coronavirus costa caro al settore pubblico. In alcuni cantoni, in particolare quello di Berna, si teme che i disavanzi che minacciano le casse dello Stato sfocino in nuove misure di risparmio. (TP)</p>
<p>Theodora Peter</p>
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	<p>La parrucchiera Namgyal Studer, a Berna: allo «choc immenso» ha fatto seguito il prestito urgente</p>
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	<p>Il consigliere federale Maurer, responsabile delle Finanze, ha aiutato ad elaborare rapidamente un pacchetto di aiuti di diversi miliardi</p>
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	<p>Dei manifestanti a Losanna chiedono una rapida presa di coscienza dopo la crisi (a destra). Foto Danielle Liniger, Keystone</p>
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		<title>Covid-19 e lockdown: un impatto profondo sulla popolazione</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/covid-19-e-lockdown-un-impatto-profondo-sulla-popolazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 17:14:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Anstehen-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Gli Svizzeri hanno sperimentato una nuova vita Improvvisamente la casa è stata il centro della nostra vita. I rituali della convivenza e del consumo sono stati capovolti. Una delle intuizioni: l'isolamento è stato vissuto dagli svizzeri in modo molto diverso a seconda del loro status sociale. Fuori il virus, dentro la sicurezza. Si è presentato</p>
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	<p><strong>Gli Svizzeri hanno sperimentato una nuova vita</strong></p>
<p>Improvvisamente la casa è stata il centro della nostra vita. I rituali della convivenza e del consumo sono stati capovolti. Una delle intuizioni: l'isolamento è stato vissuto dagli svizzeri in modo molto diverso a seconda del loro status sociale.</p>
<p>Fuori il virus, dentro la sicurezza. Si è presentato così il periodo di lockdown, che ha avuto inizio il 16 marzo e si è progressivamente allentato a partire dall’11 maggio, data della riapertura delle scuole. Da un giorno all’altro, gli Svizzeri hanno dovuto creare nuovi rituali. Si è dovuta introdurre la distanza sociale, disinfettarsi le mani, portare una mascherina, partecipare a riunioni di lavoro online. «Mi ci è voluto un mese per adottare un nuovo ritmo a casa», racconta Marie Cénec, pastoressa a Ginevra. «Lasciar riposare le abitudini e cambiare i rituali richiede forza», sottolinea la donna di fede, che si è presa cura dei membri della sua parrocchia attraverso WhatsApp e ha condiviso poesie, preghiere e intercessioni con persone addolorate e sofferenti di fronte agli improvvisi cambiamenti.</p>
<p><strong>Privilegiati e naufraghi</strong><br />
Ricercatrice associata presso l’«Institut lémanique de théologie pratique» dell’Università di Losanna, l’antropologa Fanny Parise ha identificato quattro archetipi umani durante l'isolamento. Ha basato i suoi risultati su un sondaggio di 6000 persone, metà in Svizzera e metà in Francia. Questo studio inedito mostra che il 46% degli intervistati ha percepito il confinamento come un momento privilegiato. Queste persone hanno lavorato da casa o erano in disoccupazione parziale. Per contro, il 12% ha dichiarato che la loro tensione psicologica era aumentata e la loro qualità di vita era diminuita. I più sfavoriti - ossia il 34% dei "naufraghi" - hanno invece perso il lavoro o hanno dovuto chiudere l’attività.</p>
<p>Fanny Parise confronta il blocco con un rito di passaggio. Osserva che i ruoli e le funzioni sociali familiari sono stati capovolti. Questa volta il "nemico" non aveva volto, e lo stesso vale per gli eroi. Intere professioni hanno assunto questa funzione. Le cassiere hanno svolto visibilmente un ruolo indispensabile e il personale medico quello di soccorritore. Altre professioni, che di solito sono in cima alla lista degli status sociali, hanno rapidamente perso la loro importanza, soprattutto nel settore dei servizi. I dipendenti precedentemente sotto stress avevano improvvisamente molto tempo a disposizione".</p>
<p>«Sono rimasta colpita dalla diversità delle situazioni, conferma Marie Cénec. A seconda dell’età, del luogo di vita, del confort, della situazione sociale e familiare, la gente ha vissuto l'isolamento in modi completamente diversi.»</p>
<p><strong>Lo stress o la contemplazione</strong><br />
Le persone in isolamento, che non sono state esposte a gravi stress professionali o familiari, hanno trovato il tempo piacevolmente allungato. Hanno scoperto il dolce farniente e la meditazione. “Contemplare il soffitto o guardare dalla finestra sono stati percepiti come positivi, anche se in precedenza ciò era ritenuto inattivo", dice Fanny Parise. Questo gruppo ha utilizzato il tempo guadagnato per lo sport e il bricolage, o per cucinare. "Che si tratti di nutrizione o di alcol, le persone hanno reagito in modo dionisiaco o ascetico", ha affermato la ricercatrice. Quest'ultimo atteggiamento potrebbe essere visto come una reazione agli eccessi del precedente stile di vita.</p>
<p>«Le persone di fede si sono trovate pronte per lottare contro l’angoscia, la solitudine, la privazione», ha costatato la pastora ginevrina. Nello studio antropologico, il 46% degli intervistati aveva indicato che l’epidemia costituiva una prima manifestazione del collasso mondiale. Il 51% degli interrogati aveva indicato di aver trovato delle spiegazioni alternative a quelle dei media. «Ogni cittadino è diventato un esperto di coronavirus, tanto più che anche i governi stessi scoprivano l’epidemia giorno dopo giorno», ha commentato la ricercatrice francese. I credenti hanno saputo integrare gli eventi in una logica già strutturata, "che ha come tema il superamento delle prove, all'interno delle quali si può sperare di superare le difficoltà e di crescere interiormente in esse", spiega Marie Cénec. Al contempo, la pandemia è stata un terreno fertile per teorie complottiste. Alcuni vedono la rete di telefonia mobile 5G come il loro innesco. Altri la vedono come una cospirazione mondiale. E molti vedono l'epidemia animale come la conseguenza di un'ingiustizia fatta al pianeta. "La storia del pipistrello del mercato di Wuhan che infetta un essere umano è tangibile. Assume la funzione di una favola", dice Fanny Parise.</p>
<p><strong>Un consumo deragliato</strong><br />
Nella fase più rigorosa del lockdown, le famiglie svizzere hanno aumentato gli acquisti di generi alimentari (+18,6 %). Lo stesso vale per i servizi di media e comunicazione (+71,2%) e per la spesa nei supermercati (+36,7%). D'altro canto, gli svizzeri hanno dimezzato gli acquisti di abbigliamento e ridotto il consumo di carburante del 22%. La spesa nei ristoranti è diminuita del 53,8%, mentre i parrucchieri hanno dovuto assistere al crollo della frequenza dei clienti (-80,8%). Queste cifre, citate dalla "Neue Zürcher Zeitung" (NZZ), provengono da Postfinance, che ha visto una riduzione degli acquisti dei suoi clienti di 2,7 milioni di euro tra metà marzo e metà aprile. Il commercio online è esploso. In aprile la Posta ha comunicato al quotidiano "Le Temps" di aver trattato quasi 850'000 pacchi al giorno, il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Digitec Galaxus, un'azienda Migros, ha annunciato un quasi quadruplicamento delle vendite di attrezzature per il fitness e giochi da salotto e un raddoppio degli articoli erotici. (SH)</p>
<p><em>Stéphane Herzog</em></p>
<p><strong>Lotta contro il coronavirus: ciò che occorre sapere</strong><br />
Rispetto delle distanze, lavaggio delle mani, mascherine, test e tracciamenti: l’Ufficio federale della sanità pubblica aggiorna costantemente le misure di prevenzione da osservare in Svizzera. Maggiori informazioni: ogy.de/corona-bag</p>
<p>Bloccati all’estero? Il Dipartimento degli affari esteri aiuta gli Svizzeri bloccati all’estero a rientrare in Svizzera. Maggiori informazioni: ogy.de/corona-eda<br />
Swissinfo, ad esempio, propone un dossier costantemente attualizzato sulla pandemia di coronavirus dedicato alla «Quinta Svizzera» (www.swissinfo.ch). Maggiori informazioni: ogy.de/corona-swissinfo</p>
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	<p>Una crisi, è … ... quando tutti fanno scorta di carta WC in quantità esagerate.</p>
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	<p>... quando la più grande stazione ferroviaria svizzera è vuota negli orari di punta (Zurigo).</p>
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	<p>... quando degli autocollanti fissati a terra regolano la distanza tra le persone. Foto Keystone</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/covid-19-e-lockdown-un-impatto-profondo-sulla-popolazione/">Covid-19 e lockdown: un impatto profondo sulla popolazione</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Cantiere del secolo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/cantiere-del-secolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 17:01:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Logo_Ceneri2020_CMYK-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />In carrozza, si parte! Costruire gallerie è un’impresa rischiosa che deve tenere conto di moltissime variabili legate a efficienza, sicurezza e costi oltre a potenziali pericoli rappresentati dall’imprevedibilità della natura, ma gli svizzeri questo lo sanno da sempre. Risale infatti ai primi anni del 1700 la costruzione dell’Urnerloch, il primo traforo di un passo alpino</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/cantiere-del-secolo/">Cantiere del secolo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Logo_Ceneri2020_CMYK-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17454"  class="panel-layout" ><div id="pg-17454-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17454-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17454-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>In carrozza, si parte!</strong></p>
<p>Costruire gallerie è un’impresa rischiosa che deve tenere conto di moltissime variabili legate a efficienza, sicurezza e costi oltre a potenziali pericoli rappresentati dall’imprevedibilità della natura, ma gli svizzeri questo lo sanno da sempre.</p>
<p>Risale infatti ai primi anni del 1700 la costruzione dell’Urnerloch, il primo traforo di un passo alpino sul San Gottardo, mentre la linea ferroviaria transalpina del Brennero entra in servizio già nel 1867 e quella del Moncenisio nel 1871. Nel 1882 inizia invece l’interessante storia del tunnel del San Gottardo: un massiccio alpino che riveste una particolare valenza simbolica per il popolo elvetico rappresentando l’unione delle diverse culture svizzere e quindi dell’identità del Paese. La galleria ferroviaria del San Gottardo a doppia corsia, che unisce Göschenen a nord e Airolo nel Ticino a sud, è lunga solo 15 km ma ha il primato di essere stata per lungo tempo la più lunga al mondo, fino a quando cioè nel 1906 venne inaugurata la Galleria del Sempione, che collega la Val d’Ossola con l’alta Valle del Rodano.</p>
<p>Ma è solo con lo straordinario progetto della Nuova Ferrovia Transalpina (NFTA) che si afferma definitivamente la strategica funzione di transito della Svizzera nel cuore dell’Europa, rafforzandone politicamente ed economicamente la posizione. Infatti, dopo ben 17 anni di duro lavoro si è potuta realizzare nel 2016 un’opera ingegneristica senza eguali: la galleria di base del San Gottardo, mentre questo settembre ha luogo, seppur in forma ridotta, l’inaugurazione della Galleria di base del Monte Ceneri, naturale proseguimento verso sud della galleria del San Gottardo.</p>
<p><strong>Ma partiamo dall’inizio…</strong><br />
Era il 1992 quando con una votazione referendaria il popolo svizzero approvava l’imponente opera proposta da AlpTransit San Gottardo SA, commissionata ai sensi di un contratto con il Governo Federale Svizzero, che prevedeva la realizzazione di due nuovi assi di transito: le gallerie del San Gottardo e del Monte Ceneri sulla tratta Arth – Goldau – Lugano e di quella del Lötschberg sulla direttiva Frutigen – Valle del Rodano.</p>
<p>Le ragioni del sì del Consiglio Federale erano molto semplici ed efficaci allo stesso tempo e vinsero sulle perplessità legate agli enormi costi dell’operazione (oltre 30 miliardi di franchi svizzeri complessivamente) e alle richieste particolaristiche del Canton Uri. In sintesi, il progetto della nuova ferrovia transalpina era volto a:<br />
1) permettere il trasferimento del traffico internazionale di merci dalla strada alla ferrovia;<br />
2) dimezzare i tempi di percorrenza tra il nord e il sud della Svizzera;<br />
3) collegare la Svizzera alla futura moderna rete ferroviaria europea.</p>
<p>L’idea cardine ruota infatti sul trasferire tutto o quasi il traffico merci su rotaia e, facendo leva sull’aspetto ecologico del mezzo, si è voluto da un lato scongiurare il pericolo di trasformare il territorio elvetico in un “corridoio” per camion da 40 tonnellate e dall’altro mantenere il divieto di circolazione notturno e domenicale, divieto conquistato grazie all’accordo sul transito. Il trasferimento del traffico merci sui treni ha avuto anche il merito di ridurre l’intasamento delle strade e quindi i tempi di percorrenza tra le diverse parti del Paese, ad esempio da Bellinzona si raggiunge Lucerna o Zurigo in un’ora e Berna dista solo un’ora da Briga e meno di due ore dal Lago Maggiore.</p>
<p>La ferrovia di pianura attraverso le Alpi costituisce quindi il fulcro del corridoio per il trasporto merci da Rotterdam a Genova che, oltre a trasferire le merci dalla strada alla rotaia, come si è detto, rafforza la protezione delle Alpi e la politica di trasferimento del traffico della Svizzera.</p>
<p>Così, l’8 dicembre del 2007 entra ufficialmente in funzione il tunnel di base Lötschberg lungo 34,6 km, con i primi treni che tagliano la montagna ad una velocità di 250 km orari. La prima parte del mega progetto AlpTransit comincia a dare i suoi frutti portando nuovo turismo nel Vallese e favorendo il pendolarismo fra la Valle del Rodano e la Svizzera tedesca.</p>
<p>Questo primo successo è segnato anche da una memorabile operazione di marketing. Nell’estate del 2013, l’azienda costruttrice dell’asse del San Gottardo dà la possibilità alla popolazione di visitare i cantieri delle gallerie di base arrivando ad accogliere a Erstfeld circa un milione di visitatori incuriositi dai dettagli della maestosa infrastruttura.</p>
<p>Il 1^ giugno 2016 ha finalmente luogo la cerimonia ufficiale dell’inaugurazione della più importante ferrovia di pianura attraverso le Alpi: la Galleria di base San Gottardo. Un festeggiamento in grande stile con spettacoli di artisti acrobati e suonatori di corno a cui partecipano oltre centomila persone, accanto a politici di alto spicco come Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi e naturalmente all’allora Presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann e alla Ministra dei Trasporti Doris Leuthard. Dopo ulteriori test di prova, la ferrovia sarà messa definitivamente in servizio l’11 dicembre del 2016.</p>
<p><strong>E finalmente il completamento del corridoio europeo nord – sud: la Galleria del Monte Ceneri</strong><br />
Ed eccoci arrivati puntualissimi al terzo e ultimo step del progetto NFTA con la realizzazione dei 15,4 km che collegano Vezia, nella periferia nord di Lugano, a Camorino, a sud di Bellinzona. Come quello del San Gottardo, il tunnel del Monte Ceneri ha due canne a binario distanti fra loro 40 metri e collegate da cunicoli trasversali lunghi 325 metri. Questa nuova galleria sarà il principale asse ferroviario del Canton Ticino e consentirà di raggiungere Locarno da Lugano in soli 30 minuti, contro gli attuali 58 minuti. Lugano e Bellinzona saranno poi a un tiro di schioppo diventando importanti nodi di interscambio, ma il vero vantaggio lo avranno i viaggiatori milanesi che potranno raggiungere Zurigo in poco più di tre ore.</p>
<p>Per celebrare questo momento storico, si era pensato inizialmente ad un ricevimento con ben 650 invitati alla cerimonia di consegna della galleria da parte del costruttore AlpTransit San Gottardo al nuovo gestore delle Ferrovie Federali Svizzere (FFS), ma l’emergenza sanitaria ha purtroppo ridisegnato il programma, come segue:<br />
Giovedì, 3 settembre 2020, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga incontra i rappresentanti dei Paesi vicini direttamente interessati dal traffico nord-sud. I colloqui, tra altro con il Ministro italiano delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli, vertono sul traffico merci ferroviario transalpino e su una politica dei trasporti rispettosa dell’ambiente. A conclusione degli stessi è prevista una breve visita al portale nord della galleria di base del Ceneri.</p>
<p>Venerdì, 4 settembre 2020 la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, il consigliere federale Ignazio Cassis e il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi inaugurano l’opera e la consegneranno alle FFS, gestore della galleria di base. Partecipano inoltre Dieter Schwank, CEO dell’impresa costruttrice della galleria ATG e Vincent Ducrot, CEO delle FFS, gestore della galleria. La cerimonia di apertura con il tradizionale taglio del nastro ha luogo a mezzogiorno, davanti al portale nord della galleria nei pressi di Camorino. Parte integrante della cerimonia è la prima corsa di un treno merci attraverso la galleria di base del Ceneri. è trasmessa in diretta dalla Radio Svizzera Italiana.</p>
<p>La galleria entrerà in servizio con il cambio d’orario di metà dicembre 2020 e, con l’occasione, il 13 dicembre il primo treno a lunga distanza attraverserà la Galleria di base del Monte Ceneri. Purtroppo le feste popolari nelle città di Bellinzona, Lugano e Locarno inizialmente programmate a dicembre sono state posticipate all’estate del 2021.</p>
<p>Ulteriori informazioni sono disponibili presso l’Ufficio federale dei trasporti 0041 58 462 36 43 - presse@bav.admin.ch e sulle pagine www.ceneri2020.ch.<br />
Un evento di questa portata, che di fatto rivoluziona il traffico regionale ticinese così come quello internazionale, non poteva certo essere ignorato dal Consolato generale di Svizzera a Milano che ha lanciato una campagna social ad hoc #Ceneri 2020 Corridoio europeo nord-sud per attirare l’attenzione del pubblico svizzero e italiano sul completamento della grande opera Alptransit e sui molteplici vantaggi in ambito logistico, economico e ambientale che la stessa comporta.</p>
<p>Ogni giorno dal 31 agosto al 10 settembre sui social Facebook, Instagram e Twitter del Consolato sono pubblicati video realizzati da persone chiave nel settore dei trasporti ferroviari, sia da parte svizzera come: il CEO delle Ferrovie Federali Svizzere Vincent Ducrot, la Consigliera di Stato del Canton Zurigo Carmen Walker Späh, il Presidente del Governo del Canton Ticino Norman Gobbi, il Direttore di HUPAC Bernhard Kunz, il Prof. Remigi Ratti e il Consulente Walter Finkbohner; sia da parte italiana come: l’Amministratore delegato e il direttore generale di Ferrovie dello Stato Italiane Gianfranco Battisti, la già Senatrice Anna Donati, il Presidente di Fercargo Luigi Legnani, il Sindaco di Genova Marco Bucci.</p>
<p>La nuova campagna #Ceneri 2020 Corridoio europeo nord-sud si pregia del saluto istituzionale della Presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ed è introdotta da un video di presentazione della Console generale Sabrina Dallafior, già ideatrice di un’altra fortunatissima iniziativa mediatica dal titolo: #DonneFrauenDunnasFemmes, dedicata ai talenti delle donne svizzere, tutt’ora in corso.</p>
<p>Per il progetto #Ceneri 2020 Corridoio europeo nord-sud, il Consolato ha anche attivato una preziosa collaborazione con la Cineteca di Milano che mette a disposizione sul proprio sito www.cinetecamilano.it film e documentari in streaming gratuito. Tra le chicche in programma alcune famose pellicole che hanno come protagonista il treno - elemento iconico della storia del cinema -, filmati storici conservati nell’archivio SBB Historic sui grandi trafori svizzeri, un montaggio inedito della Cineteca stessa che racconta le più celebri sequenze di film contemporanei ambientati fra stazioni e vagoni ferroviari e infine un documentario d’impresa sul ritorno in Italia con il treno di lavoratori italiani emigrati in Svizzera.</p>
<p>Partecipa attivamente anche tu alla campagna social #Ceneri 2020 corridoio europeo nord – sud è istruttivo, divertente e facile, basta seguire i tre social network del Consolato generale di Svizzera:<br />
https://www.facebook.com/ConsolatoSvizzeroMilano/;<br />
https://www.instagram.com/consolatosvizzeromilano/<br />
https://twitter.com/consolesvizzIT<br />
e buona visione a tutti!</p>
<p><strong>Un po’ di cifre sulla galleria di base del San Gottardo:</strong><br />
57 km: il traforo ferroviario più lungo al mondo<br />
550 metri slm: punto più alto<br />
17 anni: tempo impiegato per la costruzione<br />
24 ore su 24: ore lavorate su tre turni giornalieri<br />
20%: percentuale di uso di cariche esplosive<br />
2300 mt: profondità massima sotto la roccia<br />
260: numero dei treni merci giornalieri<br />
65: numero dei treni viaggiatori giornalieri<br />
100 km/h con punte di 160km/h: velocità oraria dei treni merci<br />
200 km/h con punte di 260 km/h: velocità oraria dei treni per trasporto viaggiatori</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>Società Svizzera di Milano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Montreux, a spasso con Freddie Mercury</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/montreux-a-spasso-con-freddie-mercury/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 16:24:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/1-La-statua-sul-lungolago-ceca-Irena-Sedlecka--200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nella splendida cittadina vodese, perle paesaggistiche e culti artistici mondiali Montreux (Canton Vaud) - In un soggiorno ottobrino nella splendida Montreux, passeggiando sul lungolago - uno dei più belli ed estesi d’Europa, posto sul Lago di Ginevra - si incontra l’imponente statua di Freddie Mercury, il leader di uno dei gruppi rock inglesi più amati</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/1-La-statua-sul-lungolago-ceca-Irena-Sedlecka--200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17440"  class="panel-layout" ><div id="pg-17440-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17440-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17440-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Nella splendida cittadina vodese, perle paesaggistiche e culti artistici mondiali</strong></p>
<p>Montreux (Canton Vaud) - In un soggiorno ottobrino nella splendida Montreux, passeggiando sul lungolago - uno dei più belli ed estesi d’Europa, posto sul Lago di Ginevra - si incontra l’imponente statua di Freddie Mercury, il leader di uno dei gruppi rock inglesi più amati in tutto il mondo: i Queen.</p>
<p>Come mai questa “presenza” domina la scena su questo tratto di lago attiguo a Place du Marché, la piazza principale della città?<br />
Cominciamo col dire che Montreux ha offerto ed offre tuttora “rifugio” a svariate personalità culturali e artistiche internazionali, soprattutto musicisti, che la scelgono quale città della musica, oltre che per la sua bellezza e tranquillità. Freddy Mercury si affezionò molto a questa cittadina svizzera dove lavorò, lontano dallo stress e dall’assedio della stampa, dal 1978 fino a poco prima di morire, nel 1991. Con i Queen si esibì due volte nel Golden Rose Festival di Montreux.</p>
<p><strong>Freddie Mercury, icona pop</strong><br />
Freddie Mercury, per chi non sapesse di musica, ha rappresentato con il gruppo Queen, un fenomeno musicale che attraversa, tutt’ora, generazioni e culture differenti.</p>
<p>Mercury divenne una acclamata icona grazie al suo particolare modo di esibirsi e per le sperimentazioni musicali del gruppo. Freddie Mercury nato come Farrokh Bulsara nel 1946 a Zanzibar (Tanzania), ma a causa della rivoluzione, emigra con la famiglia a Londra dove, mentre frequenta il college, si unisce a giovani musicisti con i quali poi fonderà i Queen. In pochi anni si fecero conoscere in tutto il mondo, un successo persistito anche dopo la prematura morte di Mercury. I Queen si sono resi memorabili anche per la loro partecipazione al Live Aid di Wembley del 1986 in favore dell’Africa (vedibile su YouTube). Vita e concerto sono stati raccontati nel film Bohemian Rhapsody del 2018 vincitore di ben 4 Oscar.</p>
<p><strong>La casa della papera</strong><br />
Nel 1978 i Queen giunsero a Montreux e se ne innamorarono. Freddie e gli altri componenti della band sostavano molte ore sul lungolago apprezzando il panorama e la tranquillità tipicamente svizzera, specie in quel tempo.</p>
<p>Inoltre usufruirono proficuamente del rinomato studio di registrazione sito nella città, il “Mountain Studios”, uno dei più prestigiosi al mondo, nel quale realizzeranno 7 album. L’anno successivo, catturati dalla bellezza e serenità che emanava la cittadina, decisero di acquistare gli Studi.</p>
<p>Nei suoi tanti soggiorni svizzeri Freddie Mercury alloggiava al Montreux Palace, come anche nella famosa “Casa della papera”, la Duck House, divenuta celebre nel mondo. Questa si trova vicino al Palace e fu sede di lavoro per molti artisti e vero e proprio luogo di ispirazione date le sue peculiarità. Si tratta di una casa di legno sospesa sul lago, da cui l’intera proprietà, una villa con parco, prende il nome. Il nome dicono che gli fu affibbiato da Mercury non tanto per le numerose “papere vere” che insieme ai cigni popolano la darsena, bensì per la cospicua collezione di papere di varie dimensioni e fattura sparse in ogni dove all’interno della casa. Costruita negli anni ’70, è circondata da un parco di 1800 metri quadrati con alti alberi che garantiscono silenzio e discrezione, caratteristiche che la resero fruibile come rifugio ideale di band e artisti importanti quali, per citarne alcuni, i Rolling Stone, David Bowie, Led Zeppelin, Nina Simone, Emerson, Lake &amp; Palmer.</p>
<p>La Duck House” è meta imperdibile di migliaia di fans dei Queen, anche perché è rappresentata sulla copertina dell’ultimo album registrato da Freddie Mercury, “Made in Heaven”, uscito nel 1995, quattro anni dopo la sua morte. Inoltre, i mobili della Casa della papera sono quelli originali, anni ’70, utilizzati dal performer. La casa è oggi affittabile anche tramite web.</p>
<p><strong>Se vuoi la pace vieni a Montreux</strong><br />
Nel 1990, gravemente malato di Aids, Mercury decise di acquistare un appartamento, all’ultimo piano di un lussuoso palazzo storico con una vista superba sui monti e il lago di Ginevra, sito nel Territet-Montreux, dal quale avrebbe potuto raggiungere a piedi gli studi di registrazione. Ben consapevole che gli restasse poco tempo da vivere, si concentrò sulla musica da produrre e si distrasse occupandosi per un anno dell’arredamento della sua nuova casa, che però non avrà tempo di abitare, poiché morì nel ’91 a soli 45 anni.</p>
<p>Un giorno affermò: &lt;&lt;If you want peace of soul, come to Montreux&gt;&gt; (Se vuoi la pace dell’anima, vieni a Montreux). Alla città dedicò la canzone “A Winter Tale”. È curioso il fatto che non sia tanto la sua vera casa di Londra la meta dei fan, quanto i posti frequentati da Mercury a Montreux, dove ogni giorno i fan di tutto il mondo arrivano in visita, per poi posare fiori e candele alla base della statua di Mercury sul lungolago.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
lorefice.annamaria@gmail.com</p>
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	<p>La statua di Freddie Mercury dell'artista ceca Irena Sedlecká.</p>
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	<p>A sinistra la Ducke House.</p>
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	<p>I Queen a Montreux.</p>
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	<p>Nel palazzo a destra, in angolo all’ultimo piano, l’appartamento di Mercury. La bellezza della Riviera di Montreux ha richiamato, anche in epoche precedenti, personalità internazionali della politica e della cultura come l’imperatrice d’Austria “Sissi”, Ernest Hemingway, Lord Byron, Victor Hugo e Charlin Chaplin.</p>
</div>
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	<p>Vista dall’appartamento di Mercury. A Montreux si trovano molti siti catalogati di importanza nazionale, tra i quali i castelli di Crêtes e di Châtelard, numerosi Hotel storici e vari quartieri facenti parte della Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/montreux-a-spasso-con-freddie-mercury/">Montreux, a spasso con Freddie Mercury</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Borsa di studio in Svizzera. Quando viene tassata in Italia?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/borsa-di-studio-in-svizzera-quando-viene-tassata-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 16:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Gentile Avvocato, sono una doppia cittadina italo-svizzera che si è recentemente trasferita in Italia. In Svizzera ho ricevuto una borsa di studio dal Fondo Nazionale Svizzero che mi è stata pagata solo parzialmente, mentre il saldo mi è stato corrisposto dopo che ero già tornata in Italia. Attualmente non lavoro ma svolgo solo l’attività di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17437"  class="panel-layout" ><div id="pg-17437-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17437-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17437-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Gentile Avvocato,</p>
<p>sono una doppia cittadina italo-svizzera che si è recentemente trasferita in Italia.</p>
<p>In Svizzera ho ricevuto una borsa di studio dal Fondo Nazionale Svizzero che mi è stata pagata solo parzialmente, mentre il saldo mi è stato corrisposto dopo che ero già tornata in Italia.<br />
Attualmente non lavoro ma svolgo solo l’attività di ricercatrice finanziata proprio dalla borsa di studio.</p>
<p>Ora mi è stato riferito che le borse di studio sono tassate in Italia e che quindi dovrei versare una parte di quanto percepisco al fisco italiano.</p>
<p>La cosa mi sembra assurda, sia perché in Svizzera la mia borsa di studio non era tassata, sia perché non capisco perché l’Italia voglia tassare una borsa di studio estera che per di più ho percepito in parte già in Svizzera, prima di trasferirmi in Italia.</p>
<p>Le sarò molto obbligata se potrà darmi qualche chiarimento in proposito e grazie anticipate.<br />
M-R. B. (Prov. di Napoli)</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Gentilissima Lettrice,<br />
grazie del quesito che ci permette questa volta di affrontare una questione del tutto nuova e abbastanza specifica.</p>
<p>Cominciamo allora con il dire che Lei ha ragione. La situazione descritta ha un che di paradossale.</p>
<p>Intanto Le confermo che, a differenza della Svizzera, l’Italia di norma tassa anche le borse di studio. Ciò in base all’art. 50, comma 1, lett. c) del DPR n. 917/1986 (TUIR - Testo Unico delle Imposte sui Redditi) a condizione che:<br />
a) il soggetto percipiente sia fiscalmente residente in Italia, e<br />
b) non sia vincolato al soggetto erogante da un rapporto di lavoro dipendente.</p>
<p>La norma vale, secondo il disposto di legge citato, per tutte le somme da chiunque versate a titolo di “borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale”.</p>
<p>L’unica eccezione, sempre prevista normativamente, riguarda alcune peculiari tipologie di borse di studio da parte di università per dottorati di ricerca e ricerca post-laurea, le quali, come anche confermato da circolari dell’Agenzia delle Entrate del passato, non sono imponibili. In tutti gli altri casi queste forme di sostegno allo studio vengono assimilate ai redditi da lavoro subordinato.<br />
Quanto alla condizione sopra citata della residenza fiscale in Italia, come ben sanno i nostri attenti Lettori, essa matura per le persone fisiche dopo 183 giorni (ovvero 184 giorni per gli anni bisestili, come il 2020) di iscrizione all’anagrafe della popolazione residente o di domicilio o residenza (secondo il codice civile) in Italia (art. 2, comma 2 TUIR).</p>
<p>I suddetti requisiti sono alternativi, e pertanto è sufficiente che ne ricorra anche uno solo perché il soggetto venga considerato residente in Italia.<br />
In tal caso, tutto il reddito ovunque prodotto dal soggetto è tassabile in Italia.</p>
<p>Nei rapporti con la Svizzera, vanno però considerate altre due importanti disposizioni.<br />
La prima è la norma sulla presunzione di residenza fiscale di cui all’art. 2, comma 2-bis TUIR, che stabilisce l’inversione dell’onere della prova per i cittadini italiani – ma anche per i soggetti con doppia cittadinanza, una delle quali italiana – che si siano trasferiti in un paese a regime fiscale cosiddetto “privilegiato”. La Svizzera vi rientra in base al famigerato Decreto Ministeriale 4 maggio 1999, a tutt’oggi (inspiegabilmente) in vigore, nonostante i cospicui sforzi fatti dalla Confederazione in termini di trasparenza e di scambio di informazioni fiscali.<br />
In altre parole, per questi soggetti non sarà sufficiente l’iscrizione all’AIRE per dimostrare la residenza in tali Paesi, ma dovranno essere essi stessi, se richiesti, a fornire documentazione idonea a superare la presunzione di residenza fiscale in Italia.</p>
<p>La seconda importante disposizione è contenuta nella Convenzione contro le Doppie Imposizioni tra Italia e Svizzera del 1978 CDI, più volte evocata su queste pagine, all’art. 20, il quale stabilisce per i casi come il suo, che le somme percepite da uno studente o un apprendista prima residente in uno Stato contraente e che soggiorna nell’altro Stato per ragioni di studio o di formazione professionale, purché relative al proprio mantenimento, all’istruzione o alla formazione stessa “non sono imponibili in quest’altro Stato” a condizione che provengano da fonti situate fuori da detto altro Stato.</p>
<p>In altri termini, cercando di tradurre in modo elementare:<br />
a) la borsa di studio erogata da un ente svizzero ad un soggetto residente in Svizzera per soggiornare in Italia, non è quivi tassabile,<br />
b) la borsa di studio erogata da un ente italiano ad un soggetto residente in Italia per soggiornare in Svizzera, non è tassabile in quest’ultima, ma solo se il trasferimento è avvenuto per seguire gli studi o per la propria formazione professionale.</p>
<p>* * *</p>
<p>Conclusioni<br />
Mi consenta innanzitutto di farLe i miei complimenti per la borsa di studio che ha ottenuto. Il Fondo Nazionale Svizzero (FNS) è quasi sicuramente la più importante istituzione svizzera per la promozione della ricerca scientifica.</p>
<p>Nel merito, invece, rilevo che dalla Sua lettera non è dato ricavare in che periodo abbia soggiornato in Svizzera e quando si sia trasferita in Italia.<br />
In linea generale, possiamo dire che l’informazione che Lei aveva ricevuto non era affatto priva di fondamento. Resta assurdo anche per me che si debbano tassare anche le borse di studio, salvo poi lamentarsi della “fuga dei cervelli”, ovvero fare norme apposite per farli rientrare con complicati meccanismi premiali, quando forse basterebbe molto meno.</p>
<p>Tuttavia il paradosso, in questo caso, è mitigato dalla CDI Italo-Svizzera del 1978. Nella fattispecie, infatti, la borsa di studio erogata dal Fondo Nazionale Svizzero per la ricerca scientifica in quanto ente svizzero, non è tassata in Italia, anche dopo il suo trasferimento in questo Paese, a condizione che:<br />
a) Lei fosse in precedenza effettivamente residente in Svizzera e, se del caso, sia in grado di adempiere all’onere probatorio in tal senso che su di lei grava, anche se doppia cittadina italo-svizzera, come visto sopra.<br />
b) il suo più recente trasferimento in Italia sia specificamente legato alla sua attività di ricerca di studio o di formazione professionale per le quali ha ricevuto la borsa di studio.</p>
<p>Spero di essere stato sufficientemente chiaro e auguro a Lei, come a tutti i nostri fedeli Lettori, una buona ripresa “settembrina”.</p>
<p><em>(Avv. Markus W. Wiget)</em></p>
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		<title>Dall’anno di integrazione alla sociopedagogia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/anno-di-integrazione-alla-sociopedagogia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 15:43:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Erfahrungsbericht_Weidmann_Raquel-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />educationsuisse consiglia i giovani Svizzeri all’estero che vogliono venire per la loro formazione in Svizzera. Raquel Weidmann è una di loro. Qui ci racconta di come è ripartita in Svizzera da zero. «I miei nonni sono emigrati tanti anni fa dall'Oberland zurighese in Argentina. Mio padre è così cresciuto in una colonia svizzera d’oltreoceano. In</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/Erfahrungsbericht_Weidmann_Raquel-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17430"  class="panel-layout" ><div id="pg-17430-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17430-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17430-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>educationsuisse consiglia i giovani Svizzeri all’estero che vogliono venire per la loro formazione in Svizzera. Raquel Weidmann è una di loro. Qui ci racconta di come è ripartita in Svizzera da zero.</strong></p>
<p>«I miei nonni sono emigrati tanti anni fa dall'Oberland zurighese in Argentina. Mio padre è così cresciuto in una colonia svizzera d’oltreoceano. In seguito, assieme a mia madre si sono stabiliti a Puerto Rico Misiones. Io sono la più piccola di due sorelle e sono nata nel 1995. L'educazione dei figli è stata sempre molto importante per i nostri genitori. Cosi per i sei anni di scuola superiore mi sono trasferita nel villaggio natale di mio padre, Ruiz de Montoya, alla scuola «Instituto Linea Cuchilla». Durante questi anni non c’erano solo lezioni di scuola ma anche dei lavori pratici da svolgere.</p>
<p>Dopo aver terminato la scuola ho avuto l’'occasione di venire in Svizzera. Ex vicini dei miei genitori che erano tornati dall’Argentina in Svizzera, mi hanno proposto di andare a vivere con loro. Così, senza conoscere ne lingua ne cultura, ho deciso di traferirmi in Svizzera.</p>
<p>Le mie attese erano molto elevate, ma presto mi sono resa conto che non avrei potuto realizzare facilmente i miei sogni.</p>
<p>All’inizio mi è stato difficile accettare che il mio buon diploma di scuola contava ben poco in Svizzera. Le differenze culturali, la lingua e soprattutto il mondo del lavoro mi erano estranei. I miei genitori avevano sempre attribuito grande importanza a un diploma universitario in modo che noi ragazze avessimo un futuro senza preoccupazioni. Qui ho imparato che anche con un apprendistato si può raggiungere un validissimo diploma.</p>
<p>Mi sono trovata dunque a dover ripartire da zero – una cosa che non avevo programmato così. Durante l’anno di integrazione non solo ho imparato la lingua ma anche molto sulla cultura e sul mondo del lavoro. Gli insegnanti della scuola erano sempre molto disponibili e si sono impegnanti per ciascun studente. Le ore a scuola sono state integrate con giornate di stage settimanali in diversi settori professionali. L'anno d'integrazione mi è stato molto utile. Sono molto riconoscente che esiste in Svizzera una tale offerta.</p>
<p>Durante un breve stage d’orientamento ho conosciuto il mio attuale datore di lavoro. Dopo un intero anno di stage, ho fatto un apprendistato di tre anni come operatrice socioassistenziale AFC che ho concluso nell’estate 2019. Al momento continuo a lavorare come operatrice socioassistenziale nello stesso asilo nido e mi preparo per l’inizio dei miei studi in pedagogia sociale. Seguirò questa formazione presso Agogis a Olten per ottenere alla fine dei miei studi il diploma di scuola specializzata superiore (diploma SSS).</p>
<p>Senza il sostegno da parte di educationsuisse e la borsa di studio da parte del mio cantone d'origine Zurigo non mi sarebbe stato possibile fare questo apprendistato. Apprezzo molto i consigli e il sostegno individuale che ho avuto da parte di educationsuisse.»</p>
<p>Testimonianze di giovani svizzere e svizzeri provenienti dall’estero vengono pubblicate regolarmente sulla nostra pagina Facebook e su www.educationsuisse.ch.</p>
<p><strong>Contatto<br />
</strong>Ruth von Gunten<br />
educationsuisse<br />
scuole svizzere all’estero<br />
formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26<br />
3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Aelplermagronen – maccheroni dell’alpigiano</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/aelplermagronen-maccheroni-alpigiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 15:14:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/aelplermagronen-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Gli Aelplermagronen rappresentano un piatto tipico della tradizione svizzera e consistono in un tipo di pasta corta, patate, formaggio, panna e cipolle. Si narra che siano nati col primo traforo del San Gottardo del 1882, dall'incontro culinario tra minatori italiani e gli alpigiani dei cantoni primitivi: se i primi hanno portato la pasta, gli svizzeri</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/aelplermagronen-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17426"  class="panel-layout" ><div id="pg-17426-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17426-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17426-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Gli Aelplermagronen rappresentano un piatto tipico della tradizione svizzera e consistono in un tipo di pasta corta, patate, formaggio, panna e cipolle. Si narra che siano nati col primo traforo del San Gottardo del 1882, dall'incontro culinario tra minatori italiani e gli alpigiani dei cantoni primitivi: se i primi hanno portato la pasta, gli svizzeri tedeschi hanno fornito il formaggio, le patate e la panna. Si tratta di un piatto sostanzioso, forse più invernale, ma in realtà molto apprezzato in qualunque stagione.</p>
<p><strong>In collaborazione con gutekueche.ch</strong></p>
<p>Insieme a Svitto ed Untervaldo, il Canton Uri è tra i protagonisti del Patto Federale, concluso all'inizio di agosto del 1291 è considerato il più antico atto costituzionale svizzero. Con esso le comunità dei tre cantoni primitivi si impegnarono ad aiutarsi reciprocamente contro tutti coloro che avessero fatto loro violenza o torto, a rifiutare la presenza di giudici stranieri ma anche a mantenere inalterati i rapporti di potere esistenti. Il Canton Uri si caratterizza per il suo paesaggio alpino e la sua importanza storica: nel paesino di Bürglen si dice infatti che sia nato l’eroe nazionale Guglielmo Tell!</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 35 min      </strong><br />
1. Sbucciare le patate, tagliarle a pezzetti e cuocere per 15 minuti. In seguito, cuocere la pasta insieme alle patate.<br />
2. Sbucciare e affettare la cipolla e friggere in una padella con burro fino a quando non sarà traslucida. Aggiungere la panna alle cipolle e mescolare un terzo del formaggio fino a quando non sarà leggermente sciolto e si sarà creata una bella salsa al formaggio.<br />
3. Infine, condire le patate e la pasta con il resto del formaggio con sale e pepe e metterli in una pirofila. Versare sopra la salsa al formaggio e infornare a 160° per 10 minuti.</p>
<p><strong>Ingredienti per 4 porzioni</strong><br />
3C burro<br />
300g pasta Hörnli<br />
400g patate<br />
300g formaggio grattugiato<br />
1 pizzico noce moscata<br />
1 pizzico pepe<br />
200 g panna<br />
1 pizzico sale<br />
2 pezzi cipolla</p>
</div>
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		<title>Il Parlamento della «Quinta Svizzera» risente l’impatto della pandemia di coronavirus</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-parlamento-della-quinta-svizzera-risente-impatto-della-pandemia-di-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 15:06:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/ASO_OSE_Logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il Consiglio degli Svizzeri all’estero è favorevole alla creazione di un memoriale per le vittime svizzere dell’olocausto, continua a richiedere un canale di voto elettronico e prevede di ottimizzare la sua procedura di elezione. Dal momento che la pandemia di coronavirus ha impedito lo svolgimento di una seduta comune, tutte queste decisioni sono state prese</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-parlamento-della-quinta-svizzera-risente-impatto-della-pandemia-di-coronavirus/">Il Parlamento della «Quinta Svizzera» risente l’impatto della pandemia di coronavirus</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/ASO_OSE_Logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17423"  class="panel-layout" ><div id="pg-17423-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17423-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17423-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il Consiglio degli Svizzeri all’estero è favorevole alla creazione di un memoriale per le vittime svizzere dell’olocausto, continua a richiedere un canale di voto elettronico e prevede di ottimizzare la sua procedura di elezione. Dal momento che la pandemia di coronavirus ha impedito lo svolgimento di una seduta comune, tutte queste decisioni sono state prese attraverso una circolare.</p>
<p>Dall’inizio del mese di marzo, la pandemia di coronavirus sta ostacolando anche i processi democratici in Svizzera. In queste ultime settimane e in questi ultimi mesi sono state annullate numerose sedute parlamentari comunali e cantonali. Di questo ha sofferto particolarmente la democrazia diretta poiché ad esempio la raccolta di firme per le iniziative popolari è soggetta a restrizioni.</p>
<p>Non sorprende dunque che tutto questo abbia molto influenzato a livello internazionale il Parlamento della «Quinta Svizzera». Di fatto, il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), non si è potuto riunire a Berna il 14 marzo scorso come previsto. Per un rispetto nei confronti della salute dei delegati e poiché il loro arrivo in Svizzera dai quattro angoli del mondo sarebbe stato pressoché impossibile, il Comitato dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) ha deciso di annullare la seduta del Consiglio e di procedere sulle questioni più urgenti con una circolare.</p>
<p>Dapprima, i delegati hanno dovuto prendere decisioni indispensabili relative al funzionamento corrente dell’OSE, ossia approvare i conti, adottare un budget per l’anno in corso e scaricare il Comitato e la direzione. Tutte le proposte sono state accettate.</p>
<p>In seguito, il CSE ha dovuto prendere delle decisioni di fondo sull’orientamento e i compiti dell’OSE. Si è chiaramente pronunciato a favore di un impegno per il memoriale delle vittime svizzere del nazionalsocialismo. Basandosi su questa presa di posizione chiara, l’OSE proseguirà il suo progetto. Il CSE ha inoltre approvato le priorità per l’anno in corso, in particolare il fatto che l’OSE intenda battersi per il mantenimento dell’opzione di voto elettronico per gli Svizzeri all’estero. Il crollo del traffico postale ha messo in luce in questi ultimi mesi l’importanza di questa esigenza.</p>
<p>Resta inoltre prioritario lo sviluppo di un nuovo sito web per l’OSE, che risponda meglio ai bisogni della «Quinta Svizzera». Anche il futuro della «Revue Suisse» è al centro delle preoccupazioni: a tale proposito è stato lanciato un sondaggio (sondage2020.foeg.ch).</p>
<p>Con un altro voto, il CSE ha approvato le basi giuridiche per un’elezione diretta dei suoi delegati. Il regolamento adottato attribuisce il diritto alle cerchie elettorali di utilizzare un sistema di voto diretto – l’e-voting – per eleggere i delegati. Ciò permetterà di migliorare la legittimità politica deli eletti e del CSE nel suo insieme.<br />
(OSE)</p>
<p><strong>Congresso degli Svizzeri all’estero rinviato al 2021</strong></p>
<p>A seguito delle incertezze legate al coronavirus, il Congresso degli Svizzeri all’estero previsto inizialmente dal 21 al 23 agosto 2020 a Lugano è stato annullato. Tenuto conto della situazione eccezionale nel mondo, delle restrizioni di viaggio, di un traffico aereo ridotto e dei divieti di grandi manifestazioni in Svizzera, il mantenimento del congresso, un evento a carattere internazionale, non era proponibile. L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) ha deciso di rinviare il suo congresso annuale al 2021. La 98a edizione si svolgerà cosi dal 20 al 22 agosto 2021. Il luogo, il Palazzo dei Congressi a Lugano nonché la tematica «Quali sfide per la nostra democrazia?» restano immutati. (JF)</p>
<p><strong>La distribuzione postale della «Revue» incontra difficoltà</strong><br />
La pandemia di coronavirus colpisce enormemente il traffico postale. I collegamenti postali tra la Svizzera e numerosi paesi sono fortemente limitati. Il più colpito è il traffico postale intercontinentale, in particolare a destinazione dei paesi del Sudafrica. Cosi, il numero di aprile è giunto molto in ritardo in numerosi paesi, e alcuni lettori non lo hanno ricevuto del tutto. Anche la distribuzione del numero di luglio potrebbe incontrare problemi qua e là. La redazione della «Revue» e l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero, che pubblica quest’ultima, deplorano questa situazione e sperano in un ritorno alla normalità del traffico postale mondiale entro la fine dell’anno. Si raccomanda ai lettori residenti oltre Atlantico o nei paesi in cui i servizi postali sono generalmente poco affidabili di optare per un abbonamento online, pure gratuito. (MUL)</p>
<p>Se desiderate ricevere la «Revue Suisse» online invece della versione cartacea, potete indicarlo direttamente alla vostra rappresentanza svizzera. O semplicemente: modificate voi stessi il tipo di distribuzione auspicato sul sito web del DFAE: www.eda.admin.ch/swissabroad</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Comunicazioni da Palazzo Federale – Settembre 2020</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/comunicazioni-da-palazzo-federale-settembre-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 15:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/schweizerarmee-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="scudo crociato" decoding="async" loading="lazy" />Votazioni federali Il Consiglio federale decide i temi da sottoporre in votazione almeno quattro mesi in anticipo. Tutte le informazioni sui temi posti in votazione (opuscolo informativo, comitati, raccomandazioni del Parlamento e del Consiglio federale, voto elettronico, ecc.) sono disponibili su www.admin.ch/votazioni o sull’app “VoteInfo” della Cancelleria federale. Il 18 marzo 2020 il Consiglio federale</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/comunicazioni-da-palazzo-federale-settembre-2020/">Comunicazioni da Palazzo Federale – Settembre 2020</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/schweizerarmee-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="scudo crociato" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17420"  class="panel-layout" ><div id="pg-17420-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17420-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17420-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Votazioni federali</strong></p>
<p>Il Consiglio federale decide i temi da sottoporre in votazione almeno quattro mesi in anticipo. Tutte le informazioni sui temi posti in votazione (opuscolo informativo, comitati, raccomandazioni del Parlamento e del Consiglio federale, voto elettronico, ecc.) sono disponibili su www.admin.ch/votazioni o sull’app “VoteInfo” della Cancelleria federale. Il 18 marzo 2020 il Consiglio federale ha deciso di annullare la votazione popolare federale del 17 maggio 2020. A seguito dell’epidemia di coronavirus e delle misure adottate per contenerla, sia l’organizzazione della votazione, sia la libera formazione dell’opinione avrebbero potuto porre problemi, ciò che avrebbe rimesso in discussione lo svolgimento regolare di una votazione.</p>
<p>Il Consiglio federale ha deciso di sottoporre al voto del popolo il 17 settembre 2020 i cinque temi seguenti:<br />
• Iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione)”<br />
• Modifica del 27 settembre 2019 della legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (Legge sulla caccia, LCP)<br />
• Modifica del 27 settembre 2019 della legge federale sull’imposta diretta (LIFD) (Trattamento fiscale delle spese per la cura dei figli da parte di terzi)<br />
• Modifica del 27 settembre 2019 della legge federale sulle indennità di perdita di guadagno per chi presta servizio e in caso di maternità (controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “Per un congedo di paternità ragionevole – a favore di tutta la famiglia”)<br />
• Decreto federale del 20 dicembre 2019 concernente l’acquisto di nuovi aerei da combattimento</p>
<p>La lista delle iniziative popolari in sospeso è disponibile sul sito www.bk.admin.ch &gt; Diritti politici &gt; Iniziative popolari &gt; Iniziative in sospeso. La sospensione dei termini applicabile alle iniziative popolari federali non è stata prolungata. Dal 1o giugno 2020, si possono nuovamente raccogliere delle firme.</p>
<p><strong>Responsabile delle pagine d’informazione ufficiali del DFAE:</strong><br />
Simone Flubacher, Relazioni con gli Svizzeri all’estero<br />
Effingerstrasse 27, 3003 Berna, Svizzera<br />
Telefono: +41 800 24-7-365 ou +41 58 465-33-33 www.dfae.admin.ch, mail: helpline@eda.admin.ch</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La «Quinta Svizzera» continua a svilupparsi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-quinta-svizzera-continua-a-svilupparsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 14:53:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/stat-svizzeri.estero-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il numero degli Svizzeri che vivono all’estero ha continuato a crescere nel 2019. Alla fine dell’anno, si trattava di 770’900 persone. Così, la «Quinta Svizzera» ha registrato una progressione di circa l’1,4%. Secondo la statistica degli Svizzeri all’estero della Confederazione, la maggioranza degli Svizzeri all’estero vive in Europa (484’300 persone, ossia il 63%). Nel continente</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-quinta-svizzera-continua-a-svilupparsi/">La «Quinta Svizzera» continua a svilupparsi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/08/stat-svizzeri.estero-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17416"  class="panel-layout" ><div id="pg-17416-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17416-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17416-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il numero degli Svizzeri che vivono all’estero ha continuato a crescere nel 2019. Alla fine dell’anno, si trattava di 770’900 persone.</p>
<p>Così, la «Quinta Svizzera» ha registrato una progressione di circa l’1,4%. Secondo la statistica degli Svizzeri all’estero della Confederazione, la maggioranza degli Svizzeri all’estero vive in Europa (484’300 persone, ossia il 63%).</p>
<p>Nel continente europeo, la maggior parte di essi vive in Francia (199’800), in Germania (92’200), Italia (49’800), Gran Bretagna (35’200) e Spagna (24’200). Il paese europeo con il maggior aumento nel 2019 è tuttavia il Portogallo (+11,6%). 286’000 Svizzeri all’estero vivono in un altro continente: il 24% in America, il 7% in Asia, il 4% in Australia e in Oceania e il 2% in Africa.</p>
<p>Informazioni dettagliate su: ogy.de/statistik2019</p>
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