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	<title>Economia Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<item>
		<title>Come Julius Maggi ha conquistato le cucine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 18:54:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/maggi-titolo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Aroma liquido, dadi di brodo o minestre in polvere: il marchio Maggi è una success story che ha avuto inizio oltre 150 anni fa nel canton Zurigo. Il condimento ha rivoluzionato le abitudini culinarie in tutto il mondo. Quando il ventitreenne Julius Maggi rilevò il mulino di suo padre a Kemptthal, nel Canton Zurigo, nel</p>
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	<p>Aroma liquido, dadi di brodo o minestre in polvere: il marchio Maggi è una success story che ha avuto inizio oltre 150 anni fa nel canton Zurigo. Il condimento ha rivoluzionato le abitudini culinarie in tutto il mondo.</p>
<p>Quando il ventitreenne Julius Maggi rilevò il mulino di suo padre a Kemptthal, nel Canton Zurigo, nel 1869, l’industria molitoria era in crisi. Con l’industrializzazione, la costruzione di navi a vapore e ferrovie, sempre più grano a buon mercato arrivava in Svizzera dall’estero. Julius Maggi doveva inventarsi qualcosa di nuovo. Inventò dapprima la “Leguminosa”: una farina da minestra a base di legumi ricchi di proteine, che poteva migliorare la dieta della gente e aiutare gli operai. Queste nuove “zuppe artificiali” trovarono però poco riscontro presso il pubblico. All’epoca, i ceti bassi si limitavano alle patate e alla cicoria. Gli ambienti borghesi invece storcevano il naso di fronte al sapore insipido di questa minestra.</p>
<p>La svolta arrivò nel 1886 con l’invenzione di un estratto di brodo, che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo come condimento Maggi. Grazie al condimento, che produceva un sapore di carne su una base vegetale, le zuppe si vendevano nettamente meglio. Julius Maggi non era solo un appassionato inventore: «Egli ha compreso anche l’importanza del marketing», ha sottolineato la storica Annatina Tam-Seifert, che ha studiato gli esordi dell’industria alimentare svizzera. «Dal momento che i clienti non potevano né toccare, né annusare i prodotti finiti, l’imballaggio ha svolto un ruolo essenziale nella loro diffusione». Julius Maggi è un pioniere a tal proposito. Ha concepito egli stesso la bottiglia dell’aroma liquido con la sua etichetta giallorossa. Un design che in seguito non è cambiato molto.</p>
<p><strong>Un poeta incaricato della pubblicità</strong><br />
Julius Maggi è stato uno dei primi a creare un servizio pubblicitario e ad utilizzare nuovi formati – manifesti, sistemi di raccolta dei punti con premi, immagini da collezionare o degustazioni. All’inizio, l’imprenditore redigeva egli stesso i testi delle pubblicità. Alla fine del 1886, si rivolse al poeta Frank Wedekind, a quel tempo ancora sconosciuto. Quest’ultimo creò delle rime del tipo: «Das wissen selbst die Kinderlein: mit Würze wird die Suppe fein. Darum holt das Gretchen munter, die Maggi-Flasche runter». Ma il giovane poeta stipendiato da Maggi dimissionò otto mesi dopo, poiché aveva l’impressione «di essersi venduto anima e corpo», come scrisse in una lettera alla madre. I manoscritti originali dei testi pubblicitari Maggi redatti da Frank Wedekind sono oggi conservati presso la biblioteca cantonale di Argovia.</p>
<p>Già all’epoca esistevano gli “influencer” quale veicolo pubblicitario. E il condimento Maggi ha ben presto trovato la sua strada nelle ricette, in particolare quelle dell’icona tedesca dei libri di cucina, Henriette Davidis. La ricetta dell’Aroma resta un segreto ben custodito fino ad oggi. I suoi ingredienti di base sono delle proteine vegetali, acqua, sale e zucchero, più aromi ed estratto di lievito. Non contiene però levistico, che molti associano al suo gusto. Al punto tale che questa erba aromatica è comunemente chiamata “erba Maggi”. Maggi ispira anche gli artisti: così, Joseph Beuys utilizza la bottiglia di aroma liquido nel 1972 nella sua opera “Ich kenne kein Weekend”. Il pittore Pablo Picasso, d’altra parte ha immortalato l’iconico dado da brodo nel suo dipinto del 1912 “Paysage aux affiches”. Maggi commercializza questo dado nel 1908, e diventa un best-seller mondiale.</p>
<p><strong>Il più grande proprietario fondiario</strong><br />
Julius Maggi deve convincere non solo le consumatrici delle opportunità dei suoi prodotti finiti, ma anche i contadini, fornitori di materie prime. «Fatica a trovare sufficienti legumi per i suoi prodotti nella regione», racconta la storica. I contadini devono dapprima abituarsi ai nuovi metodi meccanizzati di coltivazione, e sono scettici nei confronti dell’industria alimentare. Infine, Julius Maggi prende in mano personalmente la coltivazione delle materie prime.</p>
<p>Acquista dei terreni a dei piccoli agricoltori, offrendo loro spesso un impiego nell’azienda di Kemptthal, che si ingrandisce rapidamente. Possessore di oltre 400 ettari di superficie agricola, Julius Maggi diventa perfino, all’inizio del XX secolo, il più grande proprietario fondiario privato della Svizzera. Nel contempo, apre delle fabbriche e delle reti di distribuzione in Germania, Austria, Italia e Francia. Julius Maggi muore nel 1912, a 66 anni. Dopo la sua morte, l’azienda diventa una holding, con filiali in vari paesi. Durante la Seconda Guerra mondiale, la sua filiale tedesca è il maggior produttore di prodotti alimentari del Reich e un importante fornitore dell’esercito di Hitler. L’azienda di Singen, «impresa modello nazionalsocialista», occupa anche lavoratori forzati.</p>
<p>Dal 1947, Maggi appartiene al gruppo alimentare Nestlé. L’Aroma Maggi viene esportato in 21 paesi del mondo. Sono perfino stati creati siti di produzione in Cina, Polonia, Camerun, Costa d’Avorio e Messico.</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Theodora Peter</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Bibliografia:</h3>
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	<p>– Annatina Seifert: De la cuisine à l’usine: les débuts de l’industrie alimentaire en Suisse. Alimentarium, Vevey 2008 (esaurito).<br />
– Annatina Seifert: Dosenmilch und Pulversuppen. Die Anfänge der Schweizer Lebensmittelindustrie. Verlag Hier und Jetzt, 2008 (in tedesco).<br />
– Alex Capus: Patriarchen. Über Bally, Lindt, Nestlé und andere Pioniere. Ed. dtv, 2007</p>
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	<p>Una bottiglietta ancora mitica: l’Aroma Maggi sarebbe impensabile senza la sua bottiglietta. Foto: Archivi storici Nestlé, Vevey.</p>
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	<p>Julius Maggi, verso il 1890. Foto: Archivi storici Nestlé, Vevey</p>
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	<p>degli operai imballano le bottiglie Maggi con carta bianca prima della spedizione.</p>
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	<p>degli operai agricoli piantano dei legumi a Kemptthal. Julius Maggi è stato uno dei più grandi proprietari fondiari dell’epoca. Foto: Archivi storici Nestlé, Vevey</p>
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		<title>Il gigante arancione infrange un tabù</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-gigante-arancione-infrange-un-tabu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 18:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Migros_Treppe-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dalla sua fondazione, quasi 100 anni fa, Migros rinuncia alla vendita di vino, birra e alcoolici in generale. Questo potrebbe ben presto cambiare: in giugno, i 2,2 milioni di membri della cooperativa si pronunceranno sulla fine del divieto di vendita dell’alcool. Per alcuni si tratta di una questione totalmente superata, per altri fa parte del</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/02/Migros_Treppe-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20444"  class="panel-layout" ><div id="pg-20444-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20444-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20444-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dalla sua fondazione, quasi 100 anni fa, Migros rinuncia alla vendita di vino, birra e alcoolici in generale. Questo potrebbe ben presto cambiare: in giugno, i 2,2 milioni di membri della cooperativa si pronunceranno sulla fine del divieto di vendita dell’alcool.</p>
<p>Per alcuni si tratta di una questione totalmente superata, per altri fa parte del DNA del più grande dettagliante svizzero: la rinuncia alla vendita di alcool e tabacco. Il fondatore di Migros, Gottlieb Duttweiler (1888 – 1962), ha iscritto questo divieto nel 1925 negli statuti della cooperativa. E anche se egli amava bere del vino e fumare dei sigari, Gottlieb Duttweiler ha rinunciato alla vendita lucrativa di stupefacenti legali preoccupandosi della salute della popolazione. Nel contempo, ha creato delle bevande senza alcool, come il succo di mela, veri bestseller grazie alla sua produzione propria e a massicce riduzioni di prezzo. L’ex patron della Migros vieterebbe ancora oggi il vino e la birra dai suoi negozi? Sulla questione si può solo speculare. Secondo dei documenti audio degli anni ‘50, nutriva dei dubbi sul mantenimento del divieto.</p>
<p><strong>L’alcool già in vendita online</strong><br />
Il gigante arancione aggira già oggi il suo divieto di vendere alcool. La clientela trova della birra, del vino e della grappa nei negozi online dell’azienda, negli shop Migrolino delle stazioni ferroviarie e delle stazioni di servizio, nonché presso Denner, filiale di Migros. Il discount, che è stato rilevato dal gruppo Migros nel 2007, è il secondo principale rivenditore di vino in Svizzera dopo Coop. Per il commercio al dettaglio, sono in gioco molti soldi. Nel 2020, i consumatori hanno speso quasi 2,6 miliardi di franchi in Svizzera per l’alcool, ciò che rappresenta circa l’8,6% della cifra d’affari totale del commercio di prodotti alimentari. Quante entrate supplementari apporterebbe a Migros la vendita di alcool nei supermercati? La questione resta aperta. Le voci scettiche fanno notare che il fatturato potrebbe avvenire a scapito delle filiali Denner.</p>
<p>La prevista liberalizzazione non è andata giù alla Croce Blu. L’organizzazione, che sostiene l’astinenza, considera il divieto un’importante barriera protettiva per gli alcolisti. Sono costantemente in pericolo di ricadere nella loro vecchia dipendenza quando si trovano di fronte a bottiglie di birra, grappa e vino mentre fanno shopping. Con questo Migros rischia di perdere la sua reputazione di azienda socialmente responsabile, critica la Croce Blu.</p>
<p><strong>Un argomento chiave di vendita</strong><br />
Thomas Wildberger, il pubblicitario che ha creato la campagna di immagine “Migros appartiene a tutti” per il gigante del commercio al dettaglio, esprime anch’egli alcuni dubbi. Secondo lui, la rinuncia alla vendita di alcool e tabacco è un argomento chiave di vendita che ha fatto la popolarità di Migros, ha ribadito in un’intervista. «La popolazione ama Migros esattamente per questa particolarità». Secondo l’esperto in marketing, non bisognerebbe rinunciare alla leggera a questo vantaggio strategico.</p>
<p>Ad ogni modo, nulla è ancora stato deciso. In giugno, Migros inviterà l’insieme dei 2,2 milioni di membri della sua cooperativa a votare sull’abolizione del divieto di vendita dell’alcool. I comitati delle dieci cooperative regionali hanno preparato il terreno. Per cambiare gli statuti è richiesta una maggioranza di due terzi dei votanti in ogni regione. Sono essi che decideranno infine se, a partire dal 2023, Migros potrà vendere della birra, del vino e dei superalcolici.</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Theodora Peter</em></p>
</div>
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	<p>Nel più grande dettagliante della Svizzera, si può acquistare di tutto, tranne alcool e tabacco. Foto Keystone</p>
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	<p>L’uomo che ha iscritto il divieto dell’alcool negli statuti di Migros che amava vivere bene: si tratta di Gottlieb Duttweiler (1888 – 1962), qui davanti ad un negozio ad Oerlikon (ZH) nel 1960.</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-gigante-arancione-infrange-un-tabu/">Il gigante arancione infrange un tabù</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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