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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Gioventù svizzera tra paura e slancio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 16:56:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Zukunftsrat_Locarno-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Come si immaginano i giovani il loro futuro? Cosa sognano? Cosa li preoccupa? Le risposte a queste domande emergono in Svizzera soprattutto nei contesti in cui i giovani possono partecipare attivamente alla politica. Che cosa desiderano i giovani in una grande città svizzera molto urbana? A Zurigo, per esempio, vorrebbero palestre aperte, aree verdi provvisorie</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/giovani-svizzeri-partecipazione-salute-mentale-futuro/">Gioventù svizzera tra paura e slancio</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Zukunftsrat_Locarno-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25652"  class="panel-layout" ><div id="pg-25652-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25652-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25652-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Giovani svizzeri tra partecipazione politica, salute mentale e futuro</h3>
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	<p><strong><em>Come si immaginano i giovani il loro futuro? Cosa sognano? Cosa li preoccupa? Le risposte a queste domande emergono in Svizzera soprattutto nei contesti in cui i giovani possono partecipare attivamente alla politica.</em></strong></p>
<p>Che cosa desiderano i giovani in una grande città svizzera molto urbana? A Zurigo, per esempio, vorrebbero palestre aperte, aree verdi provvisorie nelle zone di cantiere, agevolazioni nell’ambito culturale e del tempo libero, per la ristorazione e per i trasporti pubblici. Hanno buone possibilità che i loro desideri diventino realtà. Lo scorso autunno, infatti, il consiglio comunale della città di Zurigo ha approvato complessivamente sette “interventi giovanili”. Ora tocca al municipio: entro l’autunno del 2026 dovrà illustrare come intende implementare le richieste dei giovani.</p>
<h2>Zurigo ascolta i giovani</h2>
<p>Il <em>Jugendvorstoss</em> (intervento giovanile) è uno strumento politico che la città di Zurigo ha introdotto con il progetto pilota lanciato nel 2022 “<em>Euses Züri – Kinder und Jugendliche reden mit!”</em>. L’obiettivo è offrire ai giovani la possibilità di portare le proprie idee per la società all’interno della politica. Circa 90 ragazze e ragazzi tra i 12 e i 18 anni si incontrano per questo alle conferenze giovanili e, insieme ai consiglieri comunali, elaborano nel dettaglio i loro interventi. Successivamente presentano le loro richieste davanti al Parlamento.</p>
<p>Tra loro c’è Ricarda Barman. La quindicenne, studentessa di scuola media, ha partecipato alla conferenza giovanile dello scorso anno e spiegherà ai politici perché i proprietari e le proprietarie di immobili privati dovrebbero essere sostenuti nell’installazione di impianti solari. «<em>Olio e gas servono più urgentemente altrove. Poiché non sono risorse rinnovabili, bisogna usarle con parsimonia</em>», afferma alla Schweizer Revue. A Ricarda Barman piace molto lo strumento dell’”intervento giovanile”: «<em>È davvero un progresso il fatto che noi giovani di Zurigo possiamo dire la nostra. La maggior parte dei politici è molto più anziana di noi e non vivrà per lo stesso tempo gli effetti delle decisioni che prende oggi.</em>»</p>
<p>Anche nella città di Thun i giovani possono partecipare tramite il <em>Jugendvorstoss</em>. Già dal 2014, i ragazzi tra i 13 e i 18 anni possono portare le loro richieste al Consiglio comunale, purché raccolgano 40 firme dai coetanei.</p>
<p>A Zurigo, i giovani sono seguiti da Julia Kneubühler, che nella Federazione Svizzera dei Parlamenti dei Giovani (fspg) è responsabile delle conferenze giovanili per conto della città. La fspg promuove la partecipazione politica su tutti e tre i livelli dello Stato: comunale, cantonale e nazionale. Uno strumento importante per raccogliere le esigenze dei giovani è la piattaforma digitale engage.ch, sviluppata dalla fspg circa dieci anni fa. Oltre alla città di Zurigo, la utilizza anche il Canton Soletta, che ogni anno organizza una giornata di politica giovanile. “<em>Red mit!</em>” è il nome della campagna che nel 2025 si terrà già per la 18esima volta. Che cosa ha prodotto finora? Un esempio è un intervento del 2023, sostenuto l’anno scorso da tutti i partiti in Gran Consiglio: l’introduzione di una tessera scolastica valida in tutto il Cantone, che permetterà agli studenti di usufruire di tariffe agevolate.</p>
<h2>Migliaia di richieste a Palazzo federale</h2>
<p>Da nove anni, giovani e giovani adulti possono partecipare anche a livello nazionale. Sono state depositate già migliaia di richieste a Palazzo federale. Ogni primavera, sotto il titolo “<em>Cambia la Svizzera!</em>”, le idee dei giovani tra i 12 e i 25 anni vengono raccolte su www.engage.ch. Successivamente, i giovani membri del Parlamento svizzero, che coprono l’intero spettro politico, scelgono ciascuno un’idea da approfondire. Finora sono state elaborate, insieme ai rispettivi autori e autrici, oltre cento idee. Forse non hanno portato a cambiamenti rivoluzionari nella politica svizzera, ma la fspg è comunque soddisfatta. «<em>Il fatto che i giovani partecipino attivamente al processo politico è già un successo. Se dalle idee nascono veri e propri interventi politici, è ancora più prezioso. Sappiamo bene quanto sia difficile, anche per gli stessi parlamentari, ottenere risultati concreti nel lungo e complesso processo politico svizzero</em>», afferma Fiona Maran, responsabile delle campagne di engage.ch presso la fspg. Come esempio positivo cita la mozione presentata nell’estate 2022 dal Consigliere nazionale Lukas Reimann (UDC/SG), che chiedeva al Consiglio federale di promuovere soggiorni linguistici in Svizzera per gli studenti in tutte e quattro le lingue nazionali. Il Consiglio federale ha respinto la mozione, ma il Consiglio nazionale l’ha approvata nella primavera del 2024. Ora, la questione passa al Consiglio degli Stati; il destino della mozione è dunque ancora aperto. Un altro tema affrontato dai giovani riguarda l’individuazione precoce del rischio di rendite ridotte, dovuto al fatto che i contributi alle assicurazioni sociali non sono stati versati senza interruzioni ogni anno. Il problema si presenta spesso all’inizio della carriera professionale. Il Consigliere nazionale Andri Silberschmidt (PLR/ZH) ha portato la questione in Parlamento, e il Consiglio federale ha preso posizione in merito.</p>
<h2>«Numeri allarmanti» sulla salute mentale</h2>
<p>Chi dà voce ai giovani mostra loro che la loro opinione conta e contribuisce, in parte, anche alla prevenzione. Ne è convinta Hannah Locher di Unicef Svizzera e Liechtenstein, l'agenzia umanitaria per l’infanzia delle Nazioni Unite. Gli studi dimostrano che molti bambini e adolescenti in Svizzera non stanno bene.</p>
<p>Secondo un’indagine del 2021, condotta per conto di Unicef Svizzera e Liechtenstein su giovani tra i 14 e i 19 anni, il 37% degli adolescenti in Svizzera mostra segni moderati o gravi di disturbi d’ansia e/o depressione. «<em>I numeri sono allarmanti</em>», afferma Hannah Locher, anche alla luce dello studio sullo stress condotto su oltre 1’000 studenti dalla fondazione svizzera Pro Juventute tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. La ricerca mostra che un terzo dei bambini e degli adolescenti in Svizzera vive sotto forte stress, si sente stanco ed esausto e lamenta pressioni legate al rendimento scolastico. Sulla pressione scolastica interviene anche la quindicenne studentessa di scuola media Irem Dönmez, che a Zurigo rappresenterà il <em>Jugendvorstoss</em> sul tema della salute mentale davanti al Consiglio comunale. È un tema a cui tiene personalmente, dopo aver vissuto il passaggio dalla 2<sup>a</sup> alla 3<sup>a</sup> media come «<em>molto stressante</em>». «<em>Abbiamo dovuto svolgere numerosi stage di prova fino ad agosto, trovare un posto di apprendistato, affrontare il normale programma scolastico e, infine, fare ogni giorno una verifica per due settimane consecutive</em>». È comprensibile che in situazioni del genere i nervi siano messi a dura prova, soprattutto quando si aggiungono problemi personali. La giovane chiede più comprensione da parte degli insegnanti per questo carico emotivo: servono spazi e offerte concrete nella scuola media per parlare di sentimenti e difficoltà. «<em>In questo periodo così impegnativo, non dovrebbe essere considerato solo l’aspetto scolastico</em>», afferma Irem Dönmez. Il <em>Jugendvorstoss</em> proposto richiede quindi alla città l’assegnazione di un credito per iniziative preventive volte a rafforzare la salute mentale nella scuola media.</p>
<h2>Tema urgente per i giovani</h2>
<p>Per il giovane Consiglio del Futuro U24, la salute mentale dei giovani in Svizzera è il tema centrale. In un sondaggio rappresentativo a livello nazionale è stata classificata come prioritaria. Il Consiglio del Futuro è sostenuto dalla Società svizzera di utilità pubblica (SSUP). Si tratta di un consiglio di cittadini e cittadine tra i 16 e i 24 anni residenti in Svizzera. Gli 80 partecipanti vengono selezionati tramite un procedimento a più fasi tra 20’000 persone contattate. La composizione del Consiglio mira a riflettere il più possibile la popolazione svizzera, includendo anche gli stranieri che altrimenti non hanno diritto di partecipazione politica. Arya Kaya, una curda ventiquattrenne, ha partecipato alla conferenza nel 2023 e ne è entusiasta: «<em>Sono fuggita dalla Turchia in Svizzera. Ero sola, senza rete sociale. E lì mi è stata data, a me straniera, la possibilità di dire la mia!</em>» Durante tre workshop nel fine settimana sono state discusse oltre 30 proposte, da cui sono state infine elaborate 18 raccomandazioni operative per la politica svizzera. Tra le richieste figurano, tra l’altro: la creazione di una base legale che permetta alla Confederazione di agire in modo coordinato a livello nazionale nel settore della salute mentale dei giovani, un sistema di monitoraggio e un focus sulla prevenzione.</p>
<p>Le richieste del Consiglio del Futuro coincidono in gran parte con quelle di Unicef. Secondo Hannah Locher, il problema non è solo la mancanza di specialisti, ma soprattutto i difetti strutturali: la formazione di neuropsichiatri infantili e adolescenti è poco incentivata, l’offerta non è pianificata in base ai bisogni e la prevenzione è finanziariamente trascurata. Locher sottolinea comunque i «<em>molti servizi impegnati e accessibili, ad esempio da scuole, associazioni sportive, lavoro giovanile o dai servizi psicologici comunali</em>». Tuttavia, le differenze tra Cantoni sono grandi. «<em>È un mosaico frammentato. Servirebbe una strategia nazionale per offrire in tutto il Paese servizi adeguati ai bisogni dei gruppi target</em>», afferma Locher. Un’iniziativa proviene direttamente da Unicef, che assegna il marchio “Comune amico dei bambini”. Anche se la salute mentale non è al centro, uno spazio pubblico sano per i bambini contribuisce anch’esso alla prevenzione.</p>
<h2>Cosa resta?</h2>
<p>Resta aperta la domanda se la partecipazione giovanile possa realmente fare la differenza su un tema così urgente per loro. Arya Kaya ne è convinta. Alla Conferenza conclusiva del Consiglio del Futuro U24 hanno partecipato molti politici interessati e, da allora, lei stessa è stata invitata più volte a convegni specialistici. Tra l’altro, ha parlato a un grande evento davanti a 600 esperti. «<em>Non abbiamo lavorato invano</em>», afferma convinta. Oggi si considera una game-changer, diffondendo le raccomandazioni operative del Consiglio del Futuro all’interno del suo network, che cresce costantemente. La giovane donna parla ormai perfettamente tedesco, si è organizzata insieme ad altri 29 membri motivati del “Centro Consiglio del Futuro U24” e ha iniziato gli studi di psicologia all’Università di Zurigo.</p>
<p>Tuttavia, non tutti i giovani in Svizzera hanno interesse o energie per impegnarsi politicamente. Per loro sono centrali offerte di facile accesso, da giovani per i giovani. Un esempio è “ZETA Movement”, sostenuto da persone che hanno avuto esperienze di difficoltà psicologiche. Gli attuali ambasciatori dichiarano il loro obiettivo così: «<em>Secondo la nostra visione, la Gen Z dovrebbe essere l’ultima a soffrire dello stigma, del silenzio e della discriminazione legati alla salute mentale, ma la prima generazione a diventare catalizzatrice di cambiamenti e a trasformare radicalmente l’atteggiamento verso questo tema</em>».</p>
<p><em>Denise Lachat</em></p>
<p>Link per informazioni ulteriori:</p>
<p><strong>Piattaforma online engage.ch:<br />
</strong>www.engage.ch/it</p>
<p><strong>Zürcher Jugendvorstösse:<br />
</strong>www.engage.ch/euses-zueri</p>
<p><strong>Jugendpolittag Solothurn:<br />
</strong>www.engage.ch/jugendpolittag</p>
<p><strong>Der Zukunftsrat U24:<br />
</strong>www.consigliofuturo.ch/</p>
<p><strong>Studio Unicef Svizzera e Liechtenstein </strong>(2021):<br />
<a href="https://gazzetta.link/unicefstudio">www.gazzetta.link/unicefstudio</a></p>
<p><strong>Sondaggio Unicef sulla salute mentale </strong>(in tutto il mondo, in inglese):<br />
<a href="https://gazzetta.link/unicefsondaggio">www.gazzetta.link/unicefsondaggio</a></p>
<p><strong>Studio sullo stress di Pro Juventute</strong>:<br />
<a href="https://gazzetta.link/stress">www.gazzetta.link/stress</a></p>
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		><h3 class="widget-title">CAUSE E CONSEGUENZE DELLE MALATTIE PSICHICHE</h3>
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	<p>Unicef indica come fattori di rischio per problemi psicologici nei bambini e negli adolescenti: povertà, famiglie segnate da dipendenze o violenza, trascuratezza emotiva nell’infanzia o esperienze infantili negative come il bullismo a scuola. Gli investimenti nella prevenzione delle malattie psichiche sono nell’interesse dell’intera società, anche dal punto di vista economico. La London School of Economics stima le perdite dovute a disturbi psicologici che portano all’inabilità lavorativa o alla morte dei giovani in Europa in quasi 58 miliardi di dollari all’anno. La salute mentale dei giovani non è quindi un tema limitato alla Svizzera – e non è emerso solo durante la pandemia di Covid, come potrebbe suggerire il periodo delle indagini citate (vedi testo principale). «La pandemia è stata un fattore scatenante, ma il problema esisteva già prima», afferma Hannah Locher di Unicef Svizzera e Liechtenstein. La pandemia lo ha accentuato e reso visibile.<br />
(DLA)</p>
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		><h3 class="widget-title">ARYA KAYA</h3>
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	<p>una volta fuggita in Svizzera, ha scoperto nel Consiglio del Futuro U24 cosa significhi partecipare alla politica. Oggi si considera una game-changer. Foto ZVG</p>
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	<p>Impressione da Locarno, dove il Consiglio del Futuro 2023 ha elaborato circa venti raccomandazioni nel campo della salute mentale. Foto: Pro Futuris, Dimitri Brooks</p>
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		><h3 class="widget-title">IREM DÖNMEZ</h3>
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	<p>si impegna tramite un intervento giovanile per la salute dei giovani. Propone alla città di Zurigo di introdurre nuovi programmi di prevenzione per il rafforzamento della salute mentale nella scuola media. Foto ZVG</p>
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		><h3 class="widget-title">HANNAH LOCHER</h3>
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	<p>cita da Unicef Svizzera risultati di studi allarmanti. Oltre un terzo dei ragazzi e delle ragazze tra i 14 e i 19 anni soffre di disturbi d’ansia gravi o moderati o di depressione. Foto ZVG</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">FIONA MARAN</h3>
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	<p>guida la campagna engage.ch presso la Federazione Svizzera dei Parlamenti dei Giovani (fspg). Afferma: «Il semplice fatto che i giovani partecipino attivamente al processo politico è già un successo.» Foto ZVG</p>
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		><h3 class="widget-title">JULIA KNEUBÜHLER</h3>
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	<p>accompagna i giovani che vogliono partecipare attivamente alla vita politica. È responsabile delle conferenze giovanili organizzate per conto della città di Zurigo. Foto ZVG</p>
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		<title>Fuochi d’artificio: gioia per alcuni, stress per animali e ambiente</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/fuochi-artificio-svizzera-tradizione-ambiente-animali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 20:32:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/fuochi3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il 1° d’agosto, festa nazionale svizzera, si sparano i fuochi d’artificio. Ma ciò che piace a molti suscita sempre più critiche: animali, persone e ambiente ne soffrono. Un’iniziativa popolare vuole ora vietare i fuochi d’artificio rumorosi per i privati. Gli svizzeri all’estero lo ricordano bene: razzi, vulcani e petardi fanno coppia con il 1° agosto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/fuochi3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25469"  class="panel-layout" ><div id="pg-25469-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25469-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25469-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Fuochi d’artificio in Svizzera: tradizione sotto accusa tra rumore, animali e ambiente</h3>
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	<p>Il 1° d’agosto, festa nazionale svizzera, si sparano i fuochi d’artificio. Ma ciò che piace a molti suscita sempre più critiche: animali, persone e ambiente ne soffrono. Un’iniziativa popolare vuole ora vietare i fuochi d’artificio rumorosi per i privati.</p>
<p>Gli svizzeri all’estero lo ricordano bene: razzi, vulcani e petardi fanno coppia con il 1° agosto come la senape con il bratwurst. Anche Capodanno, in Svizzera, da alcuni anni è caratterizzato dalla pirotecnica. Secondo uno studio del 2014 dell’Ufficio federale dell’ambiente sono circa 2’000 le tonnellate di fuochi d’artificio che vengono bruciate ogni anno – il doppio rispetto a vent’anni fa. Sono disponibili fino a 600 tipi diversi di articoli pirotecnici. «<em>Il fuoco d’artificio è espressione di gioia di vivere</em>», afferma Linda Feller, titolare del negozio specializzato bernese <em>Stärnehimu</em> (dal dialetto bernese: cielo stellato). Come per ogni tradizione, alcuni vi si sentono più legati di altri, spiega Feller. Il rumore nei giorni prima e dopo la festa può dare fastidio ma “molte persone” apprezzano le immagini colorate. Nelle feste locali del 1° d’agosto, matrimoni, anniversari o compleanni, i fuochi creano “momenti indimenticabili”. Eppure, fan e rivenditori sono sotto pressione: sempre più comuni limitano o vietano i fuochi d’artificio. Questo è il caso soprattutto nel Canton Grigioni, dove negli ultimi anni un comune su tre ha emanato divieti. Tra questi ci sono le località turistiche di Davos, Pontresina e St. Moritz. Le autorità comunali motivano il divieto con la protezione di animali domestici, fauna selvatica e natura.</p>
<p><strong>Animali in preda al “panico”</strong></p>
<p>Presto potrebbe seguirli l’intero Paese. Nel novembre 2023, è stata depositata l’iniziativa popolare “per una limitazione dei fuochi d’artificio”, sottoscritta da oltre 137’000 persone. L’iniziativa chiede di vietare la vendita e l’uso di fuochi d’artificio rumorosi. Varianti silenziose come fontane, stelline o luci romane resterebbero consentite. Anche i fuochi professionali per eventi di rilievo regionale sarebbero permessi, se autorizzati. Dietro all’iniziativa ci sono privati cittadini, ma anche organizzazioni come la Protezione Svizzera degli Animali (PSA), BirdLife Svizzera, Lega svizzera contro il rumore, Pro Natura e la Fondazione Franz Weber. «<em>I fuochi rumorosi mettono animali domestici, da allevamento e selvatici in stato di paura e panico</em>», afferma Simon Hubacher della PSA. Gli scoppi improvvisi provocano forte stress, dal quale gli animali non possono fuggire. Gli animali da allevamento si feriscono tentando di scappare. I cani soffrono così tanto che i proprietari spesso si recano all’estero per proteggerli.</p>
<p><strong>Pericolo per le persone</strong></p>
<p>Anche le persone soffrono per il rumore, in particolare anziani e chi ha problemi psichici, spiegano i promotori dell’iniziativa. La legge limita il livello sonoro dei fuochi a 120 decibel, a una certa distanza. Per confronto: un martello pneumatico raggiunge i 100 decibel. I fuochi provocano anche incidenti e incendi. Tra il 2018 e il 2022, secondo il Centro di prevenzione infortuni, si sono verificati ogni anno circa 200 incidenti durante le celebrazioni del 1° d’agosto, per lo più ustioni e danni all’udito. Cause frequenti: lavori artigianali, distrazione e imprudenza. Lo scorso Capodanno, c’è stato anche un decesso: nel Canton Lucerna, un 46enne è morto mentre maneggiava un dispositivo per lanci di petardi. E, nel Canton Vallese, una 14enne è rimasta gravemente ferita quando un artificio è esploso in mezzo alla folla. Inoltre, il Comitato d’iniziativa cita problemi ambientali: oltre una tonnellata di rifiuti viene lasciata a terra e aumenta l’inquinamento da polveri sottili, uno dei prodotti generati dalla combustione dei fuochi, insieme a CO₂ e altri. Secondo lo studio del 2014 dell’Ufficio federale dell’ambiente, il valore limite giornaliero per le polveri sottili viene «<em>spesso superato</em>» il 1° d’agosto e a Capodanno. Tuttavia, su base annua, i fuochi contribuiscono solo per circa il 2% alle emissioni complessive di polveri sottili. L’autorità consiglia agli anziani e a chi soffre di malattie respiratorie o cardiovascolari di tenersi lontano dagli spettacoli pirotecnici.</p>
<p><strong>Il Parlamento valuta una controproposta</strong></p>
<p>L’iniziativa è pendente a Berna. Il Consiglio federale raccomanda di respingerla: una regolamentazione nazionale sarebbe inutile, poiché cantoni e comuni possono già imporre divieti. Ma il Parlamento si mostra disposto al compromesso. Le commissioni preparatorie del Consiglio degli Stati e del Consiglio nazionale hanno approvato, rispettivamente a gennaio e aprile 2025, l’elaborazione di una controproposta indiretta. L’obiettivo di proteggere persone e animali dal rumore è ritenuto “giustificato”. La controproposta dovrebbe introdurre nella Legge sugli esplosivi un divieto per i petardi senza effetti visivi. Forse questa apertura è dovuta anche ai sondaggi, che attribuiscono all’iniziativa grande seguito: secondo un sondaggio rappresentativo del 2024 dell’istituto gfs.berna, circa il 70% della popolazione la approverebbe. Il motivo principale? Il fastidio acustico. Per i contrari, invece, il divieto sarebbe eccessivo. La controproposta non è ancora pronta e i partiti non hanno preso posizione. L’Unione svizzera delle arti e mestieri avverte del rischio di una “cultura del divieto”, che priverebbe i bambini di una tradizione e avrebbe effetti negativi per le piccole medie imprese.</p>
<p><strong>«Un intero settore sotto attacco»</strong></p>
<p>«<em>L’iniziativa minaccia un intero settore</em>», afferma Linda Feller. Senza gli introiti della vendita di fuochi d’artificio, molti piccoli commerci al dettaglio rischierebbero la chiusura. Al contrario, i promotori dell’iniziativa fanno notare che in Svizzera si producono soprattutto fontane, che non sarebbero toccate dal divieto. La maggior parte dei fuochi è importata dalla Cina. Il comitato d’iniziativa si dice aperto a una controproposta “incisiva”. Se sarà sufficiente, resta da vedere. Simon Hubacher della PSA considera l’iniziativa pragmatica: oltre ai fuochi non rumorosi e agli spettacoli ufficiali di grande portata, sarebbero possibili anche show con laser o droni, nonché i tradizionali falò in quota. «<em>Le esplosioni private non hanno nulla a che fare con la tradizione</em>». Hubacher cita un altro risultato del sondaggio 2024: sebbene la maggioranza ami guardare i fuochi, la maggior parte li acquista raramente o mai e, quando lo fa, sceglie in gran parte quelli non rumorosi. Ciò è in linea con l’obiettivo dell’iniziativa. Se questa non verrà ritirata a favore di una controproposta soddisfacente, sarà la popolazione a decidere, probabilmente nel 2026, se la Svizzera rinuncerà ai fuochi d’artificio rumorosi.</p>
<p><em>Susanne Wenger</em></p>
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	<p>Prima una palla di fuoco colorata, poi un forte botto: la proposta popolare mira principalmente a limitare il rumore, richiedendo una restrizione sui fuochi d’artificio privati; mentre quelli pubblici, come a Nyon nel 2022, saranno consentiti. <em>Foto Keystone</em></p>
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	<p>Il giovane team del lancio del razzo è all’opera con l’accendino; un momento rischioso: ogni anno, durante la festa nazionale, si registrano circa 200 incidenti legati ai fuochi d’artificio. <em>Foto Keystone</em></p>
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		<title>Il patrimonio culinario della Svizzera è ricco di scoperte</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/patrimonio-culinario-svizzero-specialita-paul-imhof/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 22:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[storia culinaria svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Das-kulinarische-Erbe-der-Schweiz_Genf-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Una nuova e stimolante enciclopedia presenta centinaia di specialità culinarie di diverse regioni della Svizzera e ne racconta le storie. L'obiettivo è quello di preservare un prezioso know-how. E perché un Paese è definito anche dalla sua cucina, come spiega Paul Imhof. Questo volume di oltre 700 pagine descrive 453 prodotti, dall'Alpenbitter alle rissole Serac.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/patrimonio-culinario-svizzero-specialita-paul-imhof/">Il patrimonio culinario della Svizzera è ricco di scoperte</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Das-kulinarische-Erbe-der-Schweiz_Genf-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25394"  class="panel-layout" ><div id="pg-25394-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25394-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25394-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Una nuova e stimolante enciclopedia presenta centinaia di specialità culinarie di diverse regioni della Svizzera e ne racconta le storie. L'obiettivo è quello di preservare un prezioso know-how. E perché un Paese è definito anche dalla sua cucina, come spiega Paul Imhof.</p>
<p>Questo volume di oltre 700 pagine descrive 453 prodotti, dall'Alpenbitter alle rissole Serac. Ma cosa mettere in evidenza in tutta questa profusione? Paul Imhof cita la “<em>chèvre</em>”, uno “<em>champagne paysan</em>” della Svizzera francese, che per lui è stata «<em>una vera scoperta</em>». Questa bevanda esiste da almeno tre generazioni e viene ancora bevuta da alcuni viticoltori durante la vendemmia, soprattutto nella campagna ginevrina. Paul Imhof ha fatto visita a uno di loro, che gli ha raccontato la sua ricetta a base di succo d'uva leggermente fermentato, farina di riso, zucchero d'uva, brandy e vaniglia.</p>
<p>La miscela fermenta per almeno un mese in un barile rivestito d'acciaio «<em>per evitare che esploda</em>». È pronto per Capodanno. Fresco di botte, il morbido vino bianco sgorga dal rubinetto quasi come il latte dalle mammelle di una capra, da cui il nome. Un'altra scoperta di Paul Imhof è il “<em>furmagin da cion</em>”, prodotto in Val Poschiavo, una valle di lingua italiana nel Cantone dei Grigioni. Nel dialetto locale, “cion” significa “maiale” e “furmagin” significa “piccolo formaggio”.</p>
<p>Tuttavia, non si tratta di un prodotto lattiero-caseario, ma di un sostanzioso pasticcio di carne. In passato, ogni fattoria preparava il proprio “furmagin” quando i maiali venivano macellati, utilizzando gli avanzi di carne e le frattaglie. Mangiare l'animale “dal muso alla coda” è di moda oggi, ma allora era una cosa ovvia. I macellai della Val Poschiavo preparano ancora il “furmagin”, ma “secondo ricette diverse”, spiega Paul Imhof: «<em>È un vecchio prodotto della “cucina povera”, che è diventato una specialità molto apprezzata</em>».</p>
<p><strong>Alla ricerca del passato</strong></p>
<p>Perché e come si fa una ricerca sul patrimonio culinario di un Paese? L'idea è stata lanciata 25 anni fa da Josef Zisyadis, membro del Consiglio nazionale vodese del Partito del Lavoro. «<em>Con la sua iniziativa voleva evitare che le tradizioni culinarie svizzere e il loro know-how venissero dimenticati</em>», spiega Paul Imhof. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno seguito il suo esempio e un team di specialisti incaricati dalla Confederazione e dai Cantoni si sono messi al lavoro. Hanno cercato in biblioteche e archivi, visitato i produttori e registrato prodotti, processi produttivi e ricette. I risultati sono stati pubblicati online nel 2008 su www.patrimoineculinaire.ch.</p>
<p>Paul Imhof, oggi 72enne, è stato coinvolto nel progetto fin dall'inizio. Il giornalista decise di trasformare il ricco inventario online in un'opera leggibile. Fino al 2016 sono stati pubblicati cinque volumi, alcuni dei quali sono ormai fuori catalogo. Il suo ultimo libro è un'edizione completa e aggiornata. Ha incluso una categoria di prodotti unici in quanto disponibili da almeno 40 anni, come il riso ticinese, simbolo del cambiamento climatico. Il libro è scritto in uno stile leggero e informativo. I prodotti presentati sono integrati da fatti storici e aneddoti che l'autore ha scoperto durante le sue ricerche. Organizzato per cantoni, il libro è un invito a intraprendere un viaggio attraverso il paesaggio culinario della Svizzera, la cui diversità è il risultato dell'incontro di culture diverse. Per questo motivo, afferma Paul Imhof, non esiste un piatto nazionale: «<em>La cucina svizzera trae la sua forza dalle sue regioni</em>».</p>
<p><strong>La topografia, fonte di idee</strong></p>
<p>Tuttavia, la topografia del Paese e lo spazio limitato rendono difficile trovare gli ingredienti. Prima della correzione idrica, i terreni coltivabili erano scarsi. La produzione animale diffusa fece della Svizzera il “campione delle conserve”, osserva Paul Imhof: il latte veniva trasformato in formaggio e la carne in salsicce e carne secca, in modo che si conservasse più a lungo.</p>
<p>Questo ha dato origine a conserve che potevano anche essere commercializzate. Lo Sbrinz, ad esempio, «<em>il più antico formaggio d'esportazione della Svizzera</em>», arrivò presto nelle città del sud attraverso le mulattiere, e lo Schabziger da Glarona ai mercati di Zurigo. “«<em>Un Paese si mette sempre alla prova attraverso la sua cucina</em>», afferma Paul Imhof.</p>
<p>Egli descrive il patrimonio culinario della Svizzera come «<em>un tesoro di inventiva</em>». I secolari biscotti allo zenzero e il salutare Birchermüesli fanno parte di questo patrimonio, così come i prodotti industriali più recenti, come il famoso condimento giallo Aromat e la bevanda a base di siero di latte Rivella. In un'epoca di piatti pronti, additivi e social network, Paul Imhof ritiene che sia «<em>più importante che mai</em>» conoscere le proprie origini. E i servizi resi da coloro che «<em>hanno coltivato la terra della gastronomia: contadine, domestiche e, più tardi, cuoche»</em>.</p>
<p>Il libro mette anche in evidenza la creatività dei macellai, che nel corso dei secoli hanno inventato più di 400 tipi di salsicce, di cui solo una parte è presentata nel libro. Come sottolinea Paul Imhof, i loro prodotti tradizionali continuano a rappresentare il lavoro degli «<em>artigiani della buona tavola</em>». Egli attribuisce il successo delle cervelas anche al Cantone di Soletta. Non perché questa salsiccia cotta e affumicata sia stata inventata qui, ma perché la città centrale di Olten ha contribuito in modo determinante alla sua popolarità fino agli anni '80: l'insalata saveloy del buffet della stazione, che associazioni, partiti, sindacati e club gustavano dopo le loro riunioni, divenne famosa in tutto il Paese.</p>
<p><strong>Vino del ghiacciaio </strong></p>
<p>Sotto la voce “Vino dei ghiacciai”, l'enciclopedia offre una panoramica sul passato dell'agricoltura itinerante nelle valli vallesane. Nel XVIII secolo, i contadini piantavano viti nell'allora paludosa Valle del Rodano, pigiavano l'uva e trasportavano il vino nei loro villaggi d'alta quota. Lì, al fresco del ghiacciaio di Moiry sopra Grimentz, per esempio, lo conservavano per anni in botti appartenenti al comune o alle loro famiglie, senza che si deteriorasse. Anno dopo anno, le botti venivano riempite. La borghesia di Grimentz ne possiede ancora diverse. «<em>La più antica, la botte del Vescovo (1886), ha ricevuto un assortimento di oltre 130 annate nel 2022</em>», dice Paul Imhof. Ha potuto assaggiare il vino del ghiacciaio e conferma che sa di sherry.</p>
<p>Lo stesso Paul Imhof ha vissuto all'estero negli anni '80 e '90, quando era corrispondente della “Basler Zeitung” nel Sud-Est asiatico. A Singapore, ha visto cuochi svizzeri cucinare cibo svizzero in alberghi come questi e farsi consegnare, ad esempio, panna o cioccolato. «<em>Gli svizzeri all'estero contribuiscono alla salvaguardia del patrimonio culinario</em>», afferma. Un'ultima domanda per l'autore: visto che i club svizzeri di tutto il mondo si incontrano regolarmente per gustare la fonduta, si può davvero dire che non esiste un piatto nazionale? «<em>Se dovessimo assolutamente definirne uno, sarebbe la fonduta</em>», risponde Paul Imhof. La Svizzera si distingue per la sua diversità di piatti e ciò che si mangia da bambini forma il palato per il resto della vita.</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Susanne Wenger</em></p>
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	<p>«<em>La cucina svizzera trae la sua forza dalle sue regioni</em>»: qui, una piccola selezione di specialità ginevrine, con “chèvre” in bicchieri da vino. Foto Echtzeit Verlag, MAD</p>
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	<p>Specialità del sud dei Grigioni: la coppa, un prodotto tradizionale della fattoria, e i pizzoccheri, una pasta a base di grano saraceno e farina di frumento.</p>
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	<p>Cioccolato svizzero, naturalmente: il marchio friburghese Cailler è il più antico della Svizzera.</p>
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	<p>Paul Imhof: “Il patrimonio culinario svizzero”, Infolio Edizioni, Gollion 2022, 720 pagine. 79 CHF<br />
Paul Imhof: «Das kulinarische Erbe der Schweiz – Ein Panoptikum des Ess- und Trinkbaren», Echtzeit-Verlag, Basilea, 2024, 776 pagine. 78 CHF.</p>
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	<p>Specialità di Sciaffusa: il condimento Aromat, la salsiccia e il prosciutto Hallau e le “Schaffhauserzungen”, un marchio protetto dal 1902. Foto Echtzeit Verlag, MAD</p>
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	<p>Specialità di Schaffhausen: superbo prosciutto di fattoria, crauti e biscotti militari secchi ma nutrienti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un amore paradossale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-amore-paradossale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 10:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/01/Muenzen_DE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Gli svizzeri pagano sempre meno in contanti, ma conservano sempre più banconote e monete a casa loro o in cassaforte. Un’iniziativa popolare intende contrastare la presunta minaccia dell’abolizione del denaro contante. Mettere da parte delle monete da 5, 10, 20 o 50 centesimi in un barattolo vuoto, ricontarle una volta all’anno e offrirsi un piccolo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-amore-paradossale/">Un amore paradossale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/01/Muenzen_DE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20296"  class="panel-layout" ><div id="pg-20296-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20296-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20296-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Gli svizzeri pagano sempre meno in contanti, ma conservano sempre più banconote e monete a casa loro o in cassaforte. Un’iniziativa popolare intende contrastare la presunta minaccia dell’abolizione del denaro contante.</p>
<p>Mettere da parte delle monete da 5, 10, 20 o 50 centesimi in un barattolo vuoto, ricontarle una volta all’anno e offrirsi un piccolo regalo con i risparmi realizzati: questi ricordi della gioventù sono ancora condivisi da numerosi svizzeri. Ricchi o poveri, essi intrattengono spesso dei legami stretti, per non dire amorosi, con le monete sonanti. A volte, questa abitudine sfocia in una passione per il collezionismo che può durare tutta la vita. Per esempio, quando si sviluppa l’ambizione di collezionare la serie completa di una moneta dalla sua prima coniazione.<br />
Pagare come nel 1879<br />
In questa disciplina si possono perfino raggiungere dei record mondiali, come attesta la Moneta federale Swissmint. Il pezzo da 10 centesimi risalente al 1879 è «la moneta ancora in circolazione più antica al mondo», come riporta il libro Guinness dei primati. Ornata da una testa femminile di profilo, è coniata senza alcuna modifica da più di 140 anni, e anche quella che risale al 1879 può essere utilizzata ancora oggi come mezzo di pagamento legale.<br />
La vicinanza emotiva di numerosi svizzeri alle monete e alle banconote nazionali riveste un aspetto quasi romantico di fronte alla realtà quotidiana. Perché l’abitudine di usarle per pagare non è più indiscussa.</p>
<p>Denaro contante presto superfluo?<br />
Nel suo ultimo sondaggio sui pagamenti, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha recentemente notato una sorta di svolta epocale: per la prima volta il valore della transazione dei pagamenti effettuati con carte di credito ha superato la somma dei pagamenti effettuati con banconote e monete. Soltanto gli importi che non superano i 20 franchi restano maggiormente regolati in contanti, poiché per tutti gli altri il mezzo di pagamento preferito dagli svizzeri è la carta di credito.<br />
Secondo la BNS, due fattori hanno accelerato questo cambiamento: il progresso tecnologico sotto forma del pagamento senza contatto rende, al momento dell’acquisto, l’uso della carta ancora più semplice di quello del contante. Sono ormai finiti i tempi in cui le monete cadevano per terra e si perdevano. Inoltre, dall’inizio della pandemia di coronavirus, numerosi commerci invitano la clientela a pagare senza contanti. Gli svizzeri si stanno adeguando e, secondo il sondaggio della BNS, non faranno marcia indietro.<br />
Le monete e le banconote diventeranno presto superflue, saranno addirittura soppresse e definitivamente ridotte a un oggetto di culto per collezionisti amatoriali? L’ex capo economista del Fondo monetario internazionale Kenneth Rogoff difende da anni l’economia senza denaro contante. È persuaso che lo Stato potrebbe così meglio lottare contro i crimini finanziari come l’evasione fiscale o il finanziamento del terrorismo o del traffico di droga, ma anche per facilitare l’applicazione di tassi d’interesse negativi.</p>
<p>Il ritorno delle banconote<br />
In Svizzera, però, si può osservare una controtendenza che potrebbe essere definito come amore paradossale. Anche se si paga sempre meno in contanti, la quantità in franchi di denaro liquido aumenta. «La circolazione delle banconote continua ad aumentare da anni», conferma Christoph Hirter, portavoce della BNS. In generale, egli nota che «la disponibilità di denaro contante aumenta in periodi di crisi». Nel caso del franco, la curva ha puntato verso l’alto dall’inizio della crisi finanziaria del 2008, ed è continuata a salire nel 2020, anno della pandemia.<br />
La Banca nazionale tiene un registro preciso di quante banconote di ogni taglio vengono emesse. Attualmente, sono in circolazione 84,5 miliardi di franchi, di cui oltre la metà sotto forma di 48 milioni di biglietti da 1’000 franchi. Così, ogni cittadino svizzero – bambini compresi – possiederebbe approssimativamente 10’000 franchi in contanti, di cui sei banconote da 1’000. Com’è possibile che, secondo lo studio della Banca nazionale, la maggioranza degli intervistati abbia dichiarato di possedere meno di 1’000 franchi in contanti?<br />
Il denaro cash = la libertà?<br />
«Questo calcolo non tiene conto del fatto che una parte del contante in circolazione è detenuto all’estero», osserva il portavoce della Banca nazionale Hirter. Inoltre, c’è senza dubbio un fattore psicologico e ideologico, come quello evidenziato dal “Freiheitliche Bewegung Schweiz” (Movimento Svizzero per la Libertà), che sta attualmente raccogliendo firme per un’iniziativa popolare per la protezione del denaro contante. Con l’aumento dei pagamenti senza contanti e l’inevitabile impronta digitale, le possibilità di sorveglianza si amplierebbero e lo Stato avrebbe accesso alla sfera privata, ribadisce Richard Koller, presidente del movimento ed ex segretario dell’UDC di Lucerna. «Il denaro contante è sinonimo di libertà, di indipendenza e fa parte della nostra cultura», afferma, sottolineando che non bisogna assolutamente abbandonarlo.<br />
Che si sia d’accordo con questa affermazione o meno, l’importanza tradizionale del denaro contante va ben oltre il valore nominale che rappresenta. E questo, sia che si tratti di un pezzo da 10 centesimi o di una banconota da 1’000 franchi.</p>
<p>Jürg Steiner<br />
Schweizer Revue</p>
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	<p>Una moneta che batte dei record: la monetina da 10 centesimi è coniata tale e quale dal 1879. Foto Swissmint</p>
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		><h3 class="widget-title">Cosa fare con le vecchie banconote?</h3>
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	<p><strong>Domanda:</strong> ho recentemente appreso che dallo scorso autunno le “vecchie” banconote non sono più valevoli. Questo denaro è perso? Cosa fare con queste banconote?</p>
<p><strong>Risposta:</strong> è vero che la Banca nazionale svizzera (BNS) ha ritirato le banconote dell’ottava serie a partire dal 30 aprile 2021 – e quindi non possono più essere utilizzate come regolare mezzo di pagamento –. Alla fine di ottobre è scaduto anche il periodo transitorio durante il quale le vecchie banconote erano ancora accettate come mezzo di pagamento nelle casse pubbliche della Posta e delle Ferrovie Federali Svizzere FFS. Tuttavia, le banconote possono essere utilizzate per una durata illimitata presso gli sportelli della BNS a Berna e Zurigo, nonché presso le agenzie della BNS ad Appenzello, Coira, Friborgo, Ginevra, Glarona, Liestal, Lucerna, Sarnen, Sciaffusa, Svitto, Sion, Stans e Zugo. Da notare che le singole agenzie applicano limiti nei quantitativi di scambio.</p>
<p>Ulteriori informazioni possono essere trovate sul sito web della Banca nazionale: www.snb.ch. Anche un opuscolo riassume le informazioni più importanti sul cambio di banconote: <strong>revue.link/billets SERVIZIO GIURIDICO DELL’OSE</strong></p>
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	<p>Queste banconote non sono più valide. Possono comunque essere cambiate presso la Banca nazionale svizzera e nelle sue filiali. Foto Keystone</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-amore-paradossale/">Un amore paradossale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>In viaggio con Michelle Hunziker nella Svizzera dal cuore green</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/in-viaggio-con-michelle-hunziker-nella-svizzera-dal-cuore-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 08:51:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/09/Michelle-Bellinzona-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Adottare uno stile di vita sostenibile, e quindi consapevole, è l’auspicio che sta alla base della strategia turistica di Svizzera Turismo, in perfetta sintonia con l’obiettivo del Consiglio federale di ridurre di quasi il 90% le emissioni di gas serra entro il 2050. La Svizzera da molto tempo è impegnata nell’ambito della sostenibilità, grazie all’uso</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/in-viaggio-con-michelle-hunziker-nella-svizzera-dal-cuore-green/">In viaggio con Michelle Hunziker nella Svizzera dal cuore green</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/09/Michelle-Bellinzona-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19516"  class="panel-layout" ><div id="pg-19516-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19516-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19516-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Adottare uno stile di vita sostenibile, e quindi consapevole, è l’auspicio che sta alla base della strategia turistica di Svizzera Turismo, in perfetta sintonia con l’obiettivo del Consiglio federale di ridurre di quasi il 90% le emissioni di gas serra entro il 2050.</p>
<p>La Svizzera da molto tempo è impegnata nell’ambito della sostenibilità, grazie all’uso intensivo dell’energia idrica, al potenziamento della rete del trasporto pubblico su tutto il territorio nazionale e alla grande attenzione posta al tema del riciclo e della gestione dei rifiuti, di cui è leader mondiale. Ecosostenibilità significa quindi sposare un’ottica di sviluppo sostenibile che prevede il continuo rinnovo delle risorse, così da poter lasciare ai nostri figli, o almeno ai nostri nipoti, un pianeta il più sano possibile, dove l’ambiente e la biodiversità vengono protetti e curati continuamente.</p>
<p>La pandemia e la necessità di preservare le risorse naturali per le generazioni future ci ha costretti a ripensare anche alla nostra modalità di viaggiare, che per molti era un frenetico “mordi e fuggi”. Svizzera Turismo invita gli ospiti a privilegiare soggiorni più lunghi, e quindi più rilassanti, volti ad approfondire la conoscenza del territorio e delle persone che vi abitano: insomma un invito a <strong>esperienze autentiche</strong> soprattutto in armonia con la natura.</p>
<p>Sostenibilità e autenticità sono due importanti pilastri del manifesto per il turismo sostenibile della Svizzera: Swisstainable che riassume i valori di cura, amore e cultura del proprio territorio. Michelle Hunziker, svizzera nel DNA ma italiana nell’anima, ne condivide appieno i principi e per questo ha accolto con entusiasmo la proposta di divenire la nuova ambasciatrice di Svizzera Turismo.  Quest’estate ha raccontato ai suoi 5 milioni di follower il suo legame con la Svizzera, l’unicità e l'autenticità delle destinazioni elvetiche; “nell’era del fake” ha detto Michelle, “abbiamo bisogno di autenticità sia nelle relazioni personali sia nei viaggi”.</p>
<p>La simpatica e bella conduttrice televisiva invita gli italiani a conoscere la bellezza delle sue montagne, il patrimonio culturale delle tradizioni locali e la cura per il territorio che contraddistingue gli elvetici. L’abbiamo seguita nel suo viaggio - rigorosamente “sostenibile” - a bordo di treni e battelli fra Grigioni, Lucerna e in Ticino.</p>
<p><strong>Il viaggio green di Michelle</strong></p>
<p>“<em>La Svizzera è piccola ma incredibilmente variegata. In pochi chilometri cambiano i paesaggi, i cantoni e perfino la lingua parlata. Ci sono tantissime proposte per ogni tipo di vacanza”. </em>Con questa premessa Michelle inizia a raccontarci l’esperienza imperdibile e indimenticabile vissuta a <strong>St Moritz</strong>, dove il turismo sportivo e la natura sono protagonisti indiscussi di questa straordinaria località a 1800 metri, rinomata per le sorgenti termali e per il clima secco e frizzante.</p>
<p>Michelle si è scatenata con lo stand up paddle e una lezione di vela sul lago di St Moritz, un percorso in mountain bike con degustazione stellare alla baita Paravicini a Surlej e con lo yoga, per poi rilassarsi nella bellissima Spa del Kulm Hotel.</p>
<p>Il viaggio è proseguito a bordo del Glacier Express - alimentato esclusivamente da energia idroelettrica - percorrendo la Valle dell’Albula con il suo iconico viadotto di Landwasser e per di più in carrozza Excellence, coccolata da ogni confort. “<em>Non vedevo l’ora di provarlo. Sono rimasta incollata al finestrino per tutta la durata del viaggio!”</em> A Coira ha fatto tappa al castello Schauenstein dove regna lo chef stellato Andreas Caminada. La sua è una cucina che utilizza solo ingredienti del suo Cantone: i Grigioni, attentamente selezionati attraverso una filiera di produttori locali.  Caminada - dice la Hunziker - “<em>è attento alla sostenibilità, senza rinunciare alla creatività e all'esclusività di un’esperienza gourmet stellata</em>”. Dopo “Casa Caminada” lo chef ha recentemente inaugurato un nuovo ristorante vegetariano, l’OZ, annoverato fra i migliori nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È stata poi la volta di Lucerna</strong></p>
<p>Città dal fascino senza tempo, che l’ha poi accolta con il famoso Ponte della Cappella, le sue chiese e il museo dei Trasporti che vanta una collezione incredibile di velivoli, bici e imbarcazioni, testimoni dell'avventura della mobilità. Qui la Hunziker si è divertita con la realtà virtuale e a salire e scendere sulle vecchie locomotive. E a fine giornata ci ha consigliato “<em>l’aperitivo al tramonto sulla terrazza dell’Art Deco Montana</em>: <em>uno spettacolo vedere il lago e le montagne che lo circondano tingersi di rosa</em>”.</p>
<p>Dopo una notte presso lo storico Hotel Schweizerhof, Michelle ha preso posto sul Gotthard Panorama Express che prevede la prima tratta in battello da Lucerna a Flüelen passando per i simboli della Svizzera: la cappella e la roccia di Guglielmo Tell, il pratone di Ruetli, in cui nel 1291 le comunità di Uri, Svitto e Untervaldo hanno siglato la nascita della Confederazione, e il maestoso monumento dedicato a Friedrich Schiller.</p>
<p><strong><br />
E poi via verso Bellinzona, Lugano e Ascona</strong></p>
<p>Proseguendo poi sul treno panoramico, Michelle è giunta a sud del Gottardo nella sua terra d’origine: il Ticino, dove si è rilassata assaporando i piatti della cucina locale ed esplorando alcune cittadine. A <strong>Bellinzona</strong>, ha optato per una visita agli splendidi castelli patrimonio dell’Unesco: un’autentica rivelazione per la nostra ambasciatrice!</p>
<p>Non si è fatta mancare certo un salto nella città natale del suo papà, <strong>Lugano</strong>, dove ha fatto jogging e goduto di un giro sul lago a bordo di Vedetta 1908 (naturalmente anche lui elettrico, eh?). Il Ticino è rinomato anche per la sua cucina, parente di quella lombarda ma orgogliosamente locale. In estate si va nei grotti, le tipiche osterie immerse nel verde dove la parola d’ordine è genuinità. “<em>Ho pranzato al Grotto Grassi in un bosco di tigli e di castagni con vista sul lago ma da un’altra prospettiva</em>!” ha proseguito Michelle Hunziker.</p>
<p>L’ultima sua tappa è stata <strong>Ascona</strong>, la riva svizzera del lago Maggiore dove “<em>Sembra quasi di essere al mare</em>”, ci ha confessato Michelle Hunziker, e ha esplorato la zona pedalando lungo uno dei percorsi ciclabili della regione.</p>
<p>Come ci ha dimostrato la nostra testimonial è bello e facile muoversi in treno e si riesce a raggiungere ogni piccola località svizzera e per lei è stato anche un po’ tornare bambina: “<em>Per gli svizzeri usare i mezzi pubblici è una forma mentis; era abituale da piccola muoversi in treno per fare le gite scolastiche o per andare a sciare con la famiglia</em>”. E qui vi diamo un’anteprima: il prossimo inverno sarà protagonista ad Andermatt per un’esperienza sulle piste raggiungibili persino con il treno.</p>
<p>Il viaggio estivo è terminato, ma Svizzera Turismo invita tutti i lettori di Gazzetta Svizzera a seguire i consigli di Michelle Hunziker per viaggiare in Svizzera approfittando dei treni Eurocity che collegano Milano, Bologna, Genova e Venezia alle principali città svizzere e sperimentando i bellissimi treni panoramici.</p>
<p>#bonvoyage<br />
#gutereise<br />
#svizzeraturismo</p>
<p><em>Antonella Amodio<br />
Società Svizzera di Milano<br />
</em></p>
</div>
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		<title>Le Guardie Svizzere: coraggio e fedeltà</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/le-guardie-svizzere-coraggio-e-fedelta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 16:43:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/04/20200315-Costantino-leeres-Atrio-Basilika-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Da oltre cinquecento anni la Guardia Svizzera protegge il Papa: la più piccola armata del mondo al servizio dello stato più piccolo del mondo. È un sodalizio che ha origini antiche poiché sin dalla fine del XIII secolo i soldati svizzeri godono in tutta Europa di fama di combattenti straordinari. Sanno destreggiarsi abilmente con l’alabarda</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/04/20200315-Costantino-leeres-Atrio-Basilika-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18694"  class="panel-layout" ><div id="pg-18694-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18694-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18694-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Da oltre cinquecento anni la Guardia Svizzera protegge il Papa: la più piccola armata del mondo al servizio dello stato più piccolo del mondo.</p>
<p>È un sodalizio che ha origini antiche poiché sin dalla fine del XIII secolo i soldati svizzeri godono in tutta Europa di fama di combattenti straordinari. Sanno destreggiarsi abilmente con l’alabarda e la picca: armi lunghe e pesanti che si impugnano con entrambe le mani e sono abili tiratori con la balestra, resa celebre grazie alle gesta del leggendario eroe elvetico, Guglielmo Tell <strong>[1]</strong>. La forza militare svizzera che é praticamente invincibile, fino alla terribile battaglia di Marignano nel 1515, diviene ben presto cruciale nei giochi di potere europei. Dopo Marignano, il nostro Paese inizia a coltivare una politica di indipendenza e neutralità che la contraddistinguerà nei secoli a venire.</p>
<p>Il primo ad arruolare mercenari svizzeri per la propria difesa è Luigi XI di Francia: nel 1480 seleziona 100 guardie del corpo, noti come i Cent Suisses, impegnati dal 1494 fino al 1559 nelle otto “orrende”<strong> [2]</strong> battaglie per la conquista d’Italia, fino alla pace di Cateau Cambresis. In Vaticano, la protezione personale del papa da parte delle Guardie Svizzere è sancita da due importanti momenti storici: il 22 gennaio 1506 e il 6 maggio 1527.</p>
<p>La prima ricorrenza segna la nascita ufficiale dell’esercito svizzero su impulso del “papa guerriero”, Giulio II, desideroso di trasformare lo stato pontificio in una potente monarchia temporale al pari degli emergenti stati nazionali europei. Il 22 gennaio 1506, dopo un estenuante viaggio a piedi di sei mesi attraverso le Alpi, il comandante Kaspar von Silenen e 150 soldati elvetici arrivano a Roma per rimanere.</p>
<p>Il 6 maggio 1527 inizia il famigerato Sacco di Roma: un attacco furioso e senza precedenti che si protrae per nove mesi da parte dei Lanzichenecchi, le forze militari dell’imperatore Carlo V. Un numero impressionante di romani sono vittime delle armi e della pandemia di peste, molte chiese e conventi vengono profanati e tra questi vi sono la Basilica di San Pietro e la Cappella Sistina <strong>[3]</strong> trasformate addirittura in una stalla! Mentre la città è barbaramente saccheggiata, quarantadue guardie svizzere, guidate dal vice comandante Herkules Gödli, portano in salvo papa Clemente VII attraverso il corridoio segreto sopra le mura vaticane che collega San Pietro a Castel Sant’Angelo. In Vaticano, il comandante Kaspar Roïst e altre 147 guardie respingono a costo della propria vita le truppe imperiali. L’episodio di estremo coraggio e fedeltà al papa viene ricordato e commemorato ogni anno con la cerimonia del giuramento delle nuove guardie pontificie. Simbolo della lenta di rinascita di Roma dopo il devastante saccheggio subito è il dipinto del Giudizio Universale ad opera di Michelangelo, posto sopra l’altare della Cappella Sistina.</p>
<p><strong>Il Giuramento delle Guardie Svizzere</strong><br />
La mattina del 6 maggio il papa celebra la messa e una corona di fiori viene depositata alla memoria delle guardie morte per difendere papa Clemente VII. Una breve fanfara dà inizio alla cerimonia alle 5 del pomeriggio e, nel Cortile di San Damaso, tra il palazzo Apostolico e la Cappella Sistina, un piccolo plotone marcia, in silenzio, seguito dalle reclute che indossano alabarde e costumi di foggia rinascimentale. Il momento è solenne: una alla volta le reclute con la bandiera nella mano sinistra alzano tre dita della mano destra, in omaggio alla Santissima Trinità, e pronunciano il giuramento:</p>
<p>“… giuro di servire, lealmente, e onorevolmente il sommo pontefice e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa...”</p>
<p>Alla cerimonia sono naturalmente presenti i familiari, ma anche cardinali e alti dignitari vaticani, oltre a una rappresentanza del governo italiano e ufficiali militari di diverse nazionalità, tutti schierati nelle loro belle uniformi ricche di medaglie. L’emozione si respira nell’aria e si dipana pian piano al ritmo dell’inno svizzero e di quello del Vaticano, che chiudono l’evento.</p>
<p>Il 4 gennaio di quest’anno, 15 reclute hanno iniziato l’addestramento con un corso di formazione di due mesi. Sono ventenni svizzeri che spesso non sono mai stati al di fuori del proprio cantone, ma che buttano il cuore oltre l’ostacolo e si arruolano. Oggi sono 135 i soldati al servizio del papa che grazie ad una vincente campagna di informazione e promozione contano ben 25 unità in più rispetto a tre anni fa. “E’ un risultato davvero inaspettato! Siamo contenti e orgogliosi di avere raggiunto questo obiettivo così rapidamente che ci fa iniziare l’anno più forti e con piena fiducia. L’essere presenti su Facebook e Instagram ci permette di rimanere in contatto soprattutto con i giovani e ci aiuterà ad aumentare il nostro raggio di influenza, mettendoci anche a confronto con le altre Guardie del mondo” ha dichiarato il Vice Caporale David Meier, social media manager del Corpo.</p>
<p>L’orgoglio e il senso di appartenenza al Corpo è raccontato nel suggestivo video che vale più di mille parole e che trovate sul sito di Gazzetta Svizzera.</p>
<p><strong>Le Guardie Svizzere oggi</strong><br />
Ovunqui pernotti il Papa lì sono presenti le guardie: la moderna guardia veglia sempre sull’incolumità del Santo Padre ed è equipaggiata sia con armi tradizionali che con moderne armi da fuoco. Apprendere tecniche di sicurezza sempre più sofisticate e saper valutare rapidamente tutti i rischi è oggigiorno basilare per poter prevenire possibili attacchi in Vaticano, ma soprattutto da quando i papi – a cominciare da papa Giovanni Paolo II – ricercano sempre più il contatto fisico con la gente. E’ stato l’assalto di Ali Agcsa a papa Giovanni Paolo II nel 1981 e più recentemente il riaccendersi del clima di terrorismo che ha portato la Guardia Svizzera anche a potenziare l’addestramento e a rendere sempre più performante l’equipaggiamento. In particolare, l’elmo metallico forgiato a mano e pesante quasi due chili, a corredo dell’affascinante armatura medioevale, é stato sostituito nel 2019 da un nuovo casco high tech. Quest’ultimo pesa solo 570 grammi ed è molto facile da trasportare e anche più economico, in quanto è realizzato in plastica con una stampante 3D, da una azienda svizzera.</p>
<p>Non ricoprono quindi solo un mero ruolo cerimoniale, quello delle grandi occasioni per intenderci, ma i selezionatissimi militari presidiano con grande professionalità, giorno e notte, gli ingressi della Città del Vaticano. Ragazzi orgogliosi del proprio lavoro che li porta a sacrificare due o più anni della loro vita, a posticipare di alcuni anni il matrimonio e espletare lunghi e solitari turni di guardia.</p>
<p><strong>Ma come si entra a far parte di questo prestigioso Corpo?</strong></p>
<p>I criteri per l’ammissione sono pochi ma ferrei: la cittadinanza svizzera, un’altezza minima di 1,74, l’ottenimento della maturità o diploma di apprendistato, la conclusione della scuola reclute, la religione cattolica e una reputazione impeccabile.</p>
<p>A fronte di sparute voci che considerano il reggimento anacronistico e “fuori moda”, ci sono moltissimi simpatizzanti che commentano con entusiasmo le pagine social della Guardia Svizzera. “I nostri follower, racconta il Vice caporale Meier, sono ragazzi che ci scrivono da tutto il mondo, curiosi di conoscere la nostra storia, ricca di avvenimenti unici. Spesso insistono per entrare nel Corpo, anche se, lo ribadiamo, una delle condizioni imprescindibili è l’essere cittadino svizzero e aver svolto il servizio militare. Ciò che davvero ci interessa è proprio invitare i giovani svizzeri a diventare parte di questa nostra storia e a condividere i nostri valori a fianco del sommo pontefice”.</p>
<p>I curiosi dei social media, e non solo, sono in particolare attratti dall’uniforme di gala! Ne era ben consapevole papa Benedetto XVI che rivolgendosi alle guardie dichiarava: “Le vostre storiche uniformi parlano a pellegrini e turisti di ogni parte del mondo di qualcosa che malgrado tutto non muta, parlano cioè del vostro impegno di servire Dio servendo il servo dei suoi servi”.</p>
<p>Sembra che l’origine dei particolari abiti sia riconducibile ad un disegno di Raffaello, che riuscì attraverso i suoi dipinti a influenzare la moda del tempo. Ma Fu papa Leone X a scegliere il colore delle divise ispirandosi alla sua casata, quella dei Medici: rosso, giallo e blu . Nelle occasioni importanti, a Natale e a Pasqua le guardie indossano sopra la divisa di gala la corazza del XVII° secolo, con guanti e colletto bianchi. Gli alabardieri hanno un casco color argento con una piuma rossa, mentre la piuma degli ufficiali è viola scuro. Il Comandante e il Sergente Maggiore sfoggiano invece una piuma bianca. Sui lati del casco è impressa la quercia dei Della Rovere, la famiglia di Papa Giulio II, fondatore della Guardia.</p>
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	<p style="padding-left: 40px;"><em><strong><sup>[1]</sup></strong>  Uno storico veneziano del tempo scriveva: “Helvetii ceteros perterrentes quales leones inter lupos” (gli Svizzeri terrorizzano gli altri, come leoni in mezzo ai lupi).</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em><strong><sup>[2]</sup></strong>  È Niccolò Macchiavelli che definì orrende le otto guerre d’Italia con cui le grandi potenze europee cercarono di impadronirsi della penisola italiana.</em></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em><strong><sup>[3]</sup></strong>  Papa Giulio II, nipote di papa Sisto IV e già fondatore dei Musei Vaticani, aveva affidato a Michelangelo Buonarroti gli affreschi della Cappella Sistina nel 1508 e conclusi nel 1511. Successivamente papa Paolo III commissionò a Michelangelo il dipinto del Giudizio Universale.</em></p>
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	<p><strong>Per conoscere più da vicino le Guardie abbiamo fatto alcune domande a l’alabardiere Joshua Lunghi, 23 anni, originario di ArbedoCastione nel Canton Ticino.</strong></p>
<p><strong>Le Guardie Svizzere suscitano da sempre nella collettività curiosità e ammirazione. Vorrei sapere cosa ti ha spinto a candidarti?</strong><br />
Sin da piccolo sognavo di poter entrare nel Corpo della Guardia Svizzera Pontificia. All’età di 4/5 anni vidi una udienza in Piazza San Pietro, presieduta da papa Giovanni Paolo II e la mia attenzione cadde su dei ragazzi che indossavano un’uniforme molto particolare: è stato come un colpo di fulmine! Chiesi subito chi fossero e cosa facessero quelle persone e credo che in quel momento presi la decisione: dissi agli altri, ma soprattutto a me stesso:“da grande voglio essere una Guardia del Papa”.</p>
<p><strong>Cosa significa per te essere una guardia e cosa ti aspetti da questa esperienza?</strong><br />
È un'esperienza e anche un’avventura più unica che rara e ciò che mi aspetto è la mia crescita come persona e come cristiano. Sono davvero molto motivato e contento di vivere in un ambiente internazionale come il Vaticano, di conoscere altri militari come me e imparare un lavoro così importante. Reputo un onore mettere la mia vita a servizio per la protezione del Santo Padre!</p>
<p><strong>Cosa fai nel tempo libero? Chi frequenti?</strong><br />
Come gli altri ragazzi della mia età, durante il tempo libero ascolto musica e esco con i miei camerati e amici. Con il passare del tempo ho legato con alcuni dei nostri colleghi della Gendarmeria Vaticana e anche con qualche dipendente. Mi piace passeggiare per la bellissima città di Roma e nei suoi dintorni. Certo con la pandemia tutto è diventato un po’ limitante e la possibilità di fare nuove conoscenze si è ridotta di molto, comunque Roma è una città dove non ci si annoia mai.</p>
<p><strong>Come vivi le regole militari?</strong><br />
Le regole sono fatte per stabilire un ordine. Prima di entrare nella Guardia Svizzera Pontificia ero un sottufficiale dell’esercito Svizzero e quindi avevo già familiarizzato con la vita militare. Abbiamo turni di servizio 24 ore su 24, la giornata inizia alle 8 di mattina con tre ore di servizi, poi si cambia postazione per altre tre ore fino alle 14. A volte capita di ricominciare il turno alle 17 per altre tre ore o di fare turni notturni che durano quattro ore. Insomma può essere molto impegnativo...</p>
<p><strong>E il matrimonio...</strong><br />
Anche qui c’è una regola: prima di poterci sposare dobbiamo aver compiuto minimo 5 anni di servizio e avere 25 anni. E’ una regola ma anche una prova, perché se si sa aspettare la ricompensa sarà maggiore a livello personale. E’ vero, l’attesa è lunga, ma in 5 anni possono cambiare tante cose, a volte bisogna solo stringere i denti.</p>
<p><strong>Hai nostalgia della famiglia o della fidanzata?</strong><br />
Mi manca la mia famiglia, è normale, ma come ho anticipato prima bisogna solo stringere i denti e non vedere questa mancanza come un ostacolo ma come uno stimolo. Mi manca casa mia, mi manca il paesaggio che il mio paese offriva ogni giorno, ma anche qui in Vaticano mi sento a casa, come in una grande famiglia. Sinceramente non sento quel bisogno di dover tornare a casa. Gli ottimi rapporti con i camerati e i superiori mi fanno sentire a casa e la famiglia nonostante sia lontana è sempre pronta a dare una mano nel momento del bisogno. Per quanto riguarda la fidanzata sono fortunato perché la mia ragazza abita a Roma!</p>
<p><strong>Come hai vissuto i mesi di lockdown in un Vaticano completamente vuoto?</strong><br />
Il lockdown è stato devastante per tutti. Una guardia finito il servizio vorrebbe andare a bere una birra con i colleghi ma ovviamente non era - e non è - ancora possibile. Tutti i lockdown che si sono succeduti in questi mesi hanno pesato negativamente sulla nostra motivazione: ci hanno davvero messo in ginocchio. Abbiamo tuttavia continuato il servizio regolarmente nonostante Basilica e la Piazza San Pietro fossero deserte, era davvero una visione irreale…. Voglio solo sperare di rivedere presto la gente che affolla la piazza e guarda verso il balcone del papa.</p>
<p><strong>Che sogni hai per il futuro?</strong><br />
Sogni tanti, ma veramente tanti! Quello che posso già anticipare è che non intendo fermarmi ai 26 mesi di servizio obbligatorio, poi il resto si vedrà.</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>SOCIETÀ SVIZZERA DI MILANO</em></p>
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	<p>Joshua Lunghi, Alabardiere della Guardia Svizzera</p>
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