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	<title>Accordo istituzionale Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Accordo istituzionale Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Intervista a Marco Chiesa, Presidente dell’Unione democratica di centro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 18:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto europeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Nel secondo appuntamento con un presidente di partito, Marco Chiesa, Presidente della vittoriosa UDC alle ultime elezioni nazionali ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni. Da quasi 4 anni è presidente dell’UDC nazionale. È la</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-marco-chiesa-presidente-dellunione-democratica-di-centro/">Intervista a Marco Chiesa, Presidente dell’Unione democratica di centro</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23477"  class="panel-layout" ><div id="pg-23477-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23477-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23477-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«Non accetteremo mai un accordo istituzionale che ci costringe a riprendere il diritto europeo»</h3>
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	<p>Nel secondo appuntamento con un presidente di partito, Marco Chiesa, Presidente della vittoriosa UDC alle ultime elezioni nazionali ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Da quasi 4 anni è presidente dell’UDC nazionale. È la prima volta che un Ticinese ricopre questa carica. Come sta vivendo questa esperienza e quali sono le sue sfide principali?</strong></p>
<p>È un’esperienza straordinaria e molto impegnativa. Comporta grandi sacrifici, in particolare a livello familiare; non nascondo però l’onore di essere stato scelto come primo rappresentante della Svizzera latina alla testa del primo partito svizzero. Il mio obiettivo è sempre stato quello di creare una squadra di persone motivate, un buon clima all’interno del partito e, soprattutto, mantenere una linea politica coerente e chiara.</p>
<p><strong>L’UDC è uscito come vincitore dalle passate elezioni federali (il suo partito è cresciuto dello +2,3%, e di 9 seggi in Consiglio nazionale, ndr.). Si aspettava questa vittoria e a cosa riconduce il successo, dopo che 4 anni fa erano stati persi 12 seggi?</strong></p>
<p>Siamo andati molto vicino al nostro obiettivo, quello di riguadagnare 100'000 elettori. Al di là dei numeri sono molto felice che il mio partito abbia guadagnato 4 seggi supplementari nella Svizzera romanda, 4 nella Svizzera tedesca e 1 in Ticino. Ciò testimonia il fatto che il nostro impegno politico è stato apprezzato. Il mio partito non deve piegarsi al politicamente corretto, ma deve con coraggio presentare delle soluzioni a dei problemi concreti. Mi riferisco in particolare alla situazione di caos nel settore dell’asilo, all’immigrazione di massa che ci sta spingendo verso una Svizzera da 10 milioni di abitanti e al grande tema dell’approvvigionamento energetico.</p>
<p><strong>Potrebbe descriverci l’elettore tipico dell’UDC?</strong></p>
<p>È un elettore tendenzialmente liberal conservatore. Liberale in economia e conservatore nei valori. Io mi spingo a dire un elettore con i piedi per terra.</p>
<p><strong>Molti accreditano il successo dell’UDC alla comunicazione populista e agli slogan sensazionalistici. Come risposte a questa “accusa”?</strong></p>
<p>Se populista significa essere in sintonia con la popolazione allora non posso che confermarlo. Molti danno un’accezione negativa a questo termine, io penso al contrario che sia fondamentale per chi deve prendere delle decisioni ascoltare le cittadine e i cittadini. In Svizzera d’altronde è proprio il popolo che comanda, grazie alla democrazia diretta, a differenza di ciò che succede in altri Paesi.</p>
<p><strong>Storicamente la Svizzera di lingua francese ha faticato a seguire le ricette dell’UDC. Le scorse elezioni hanno segnato una certa crescita anche in Romandia. Cosa sta cambiando in questa regione?</strong></p>
<p>I problemi del nostro Paese sono sotto gli occhi di tutti. Le derive delle politiche rossoverdi creano situazioni indigeste ovunque. All’ideologia preferisco il pragmatismo e questa buona ricetta vale su tutto il territorio.</p>
<blockquote>
<p>«La Svizzera funziona se vi è comprensione tra chi abita nella città e chi nelle agglomerazioni e nelle campagne»</p>
</blockquote>
<p><strong>Quali sono, secondo lei, le 3 principali sfide della Svizzera del prossimo quadriennio, e come intendete affrontarle come UDC?</strong></p>
<p>Le relazioni con l’Unione europea, l’approvvigionamento energetico del Paese e la politica migratoria sono tre diverse sfide che il nostro Paese dovrà affrontare. Se vogliamo mantenere la nostra indipendenza e la nostra sicurezza non possiamo permetterci di diventare una colonia dell’Unione europea. Non accetteremo mai un accordo istituzionale che ci costringe a riprendere il diritto europeo, i cittadini svizzeri devono sempre avere l’ultima parola.</p>
<p><strong>L’UDC ha vissuto la sua crescita soprattutto con il tema Europa: dall’opposizione all’adesione allo Spazio economico europeo (SEE), alla contrarietà di un’adesione dell’UE fino a combattere accordi bilaterali e accordo quadro. Eppure molti esponenti dell’UDC sono imprenditori che esportano in tutto il mondo e dipendono dalla reperibilità di manodopera qualificata. Non è un controsenso?</strong></p>
<p>Ogni anno 80'000 persone si stabiliscono in Svizzera. Se questa immigrazione di massa servisse a colmare le lacune sul mercato del lavoro avremmo da lungo tempo risolto i problemi di mancanza di manodopera. In verità la Svizzera, da decenni, non sta più gestendo la sua immigrazione e non arrivano i profili che necessitiamo. Molti immigrano nel nostro stato sociale, vivono sulle spalle dei contribuenti svizzeri e non forniscono alcun contributo al Paese. Per questo motivo è necessario privilegiare e valorizzare le risorse già presenti sul territorio e lasciare immigrare solo persone con le competenze mancanti. Altrimenti raggiungeremo presto i 10 milioni di abitanti senza tuttavia risolvere le sfide sul nostro mercato del lavoro.</p>
<blockquote>
<p>«Vogliamo che la Svizzera rimanga quell’isola felice dove lo Stato non invade la sfera privata, la sicurezza è garantita e le future generazioni possono costruire il proprio benessere.»</p>
</blockquote>
<p><strong>Negli ultimi anni lei ha portato all’opinione pubblica la differenza culturale tra regioni rurali e città. Dove identifica queste differenze? Rischiano di essere un problema per la Svizzera e cosa fate come UDC per rispondere al problema da lei denunciato?</strong></p>
<p>Ci si dimentica troppo spesso delle esigenze delle nostre regioni rurali. In molti casi, penso ad esempio, alla votazione sul CO<sub>2</sub>, il prezzo delle decisioni cittadine sarebbe stato pagato da chi ha un altro stile e tenore di vita. La Svizzera funziona se vi è comprensione tra chi abita nella città e chi nelle agglomerazioni e nelle campagne. Combattere iniziative e proposte ideologiche e penalizzanti è un nostro dovere e garantisce la coesione nazionale.</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>Non desidero per i miei figli una Svizzera da 10 milioni di abitanti, per questo abbiamo lanciato un’iniziativa volta a far sì che il nostro Paese rimanga quell’isola felice dove lo Stato non invade la sfera privata, la sicurezza è garantita e le future generazioni possono costruire il proprio benessere. Per questo dobbiamo rimanere indipendenti e liberi. Per questo serve un’UDC forte e determinata.</p>
<p>Angelo Geninazzi<br />
Gazzetta Svizzera</p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Marco Chiesa nasce nel 1974 a Lugano, nel 1999 consegue la licenza in scienze economiche e sociali, indirizzo economia d'impresa, presso l'Università di Friburgo.</p>
<p>Nel 2004 entra nel legislativo della Città di Lugano, nel 2007 nel Gran Consiglio ticinese Nel 2008 prosegue il mandato comunale in seno al legislativo della città di Lugano.</p>
<p>Durante la legislatura 2011-2015 è capogruppo dell'UDC in Gran Consiglio.</p>
<p>Nel 2017 assume la carica di Presidente della Delegazione svizzera per i rapporti col Parlamento italiano mentre nel 2018 è nominato Vicepresidente dell’UDC Svizzera e Vicepresidente dell’ASNI - Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente.</p>
<p>Nel 2019 è eletto al Consiglio degli Stati, la camera che rappresenta i Cantoni.</p>
<p>Il 22 agosto 2020, Chiesa viene eletto successore del bernese Albert Rösti, diventando così il primo presidente nazionale dell’UDC non appartenente alla Svizzera tedesca.</p>
<p>Il 19 novembre 2023 si riconferma in Consiglio di Stato, con il miglior risultato elettorale.</p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nell’edizione di dicembre era stato intervistato il Presidente PLR, Thierry Burkhart.</p>
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	<p>Una situazione che poco si addice all'immagine di pulizia della Svizzera: rifiuti di plastica sulle rive del lago di Ginevra, nella riserva naturale del Fort, vicino a Noville (VD). Foto Keystone</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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