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	<title>biodiversità Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Prima gli applausi, poi l’esca: la lontra Peterli, la star del pubblico avvelenata</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/peterli-lontra-fauna-selvatica-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 08:50:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Peterli-cover-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />La storia della lontra Peterli rappresenta il modo in cui la Svizzera ha trattato la fauna selvatica autoctona: fino alla metà del XX secolo, la Svizzera considerava la lontra solo un parassita dei pesci. Questo costò la vita a Peterli, la star del pubblico allo Zoo di Berna Dählhölzli. Allo stesso tempo, l’animale dello zoo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/peterli-lontra-fauna-selvatica-svizzera/">Prima gli applausi, poi l’esca: la lontra Peterli, la star del pubblico avvelenata</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Peterli-cover-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26454"  class="panel-layout" ><div id="pg-26454-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26454-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26454-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La storia della lontra Peterli rappresenta il modo in cui la Svizzera ha trattato la fauna selvatica autoctona: fino alla metà del XX secolo, la Svizzera considerava la lontra solo un parassita dei pesci. Questo costò la vita a Peterli, la star del pubblico allo Zoo di Berna Dählhölzli. Allo stesso tempo, l’animale dello zoo divenne testimone del suo tempo.</p>
<p>Nel 1953, il direttore dello zoo di Basilea, Heini Hediger, si rivolse al Consiglio federale. Nel suo articolo “Fischotter und Bundesräte - Lontre e consiglieri federali” ringraziava per la revisione della legge sulla caccia allora in vigore, che segnava una svolta: finalmente la lontra, insieme ad altre specie come l’allodola o l’aquila reale, veniva rimossa dall’elenco degli animali cacciabili e messa in protezione. Per la lontra fu troppo tardi, perché a quel tempo era già quasi estinta.</p>
<h2>Estinzione come obiettivo</h2>
<p>Hediger aveva sempre considerato peccato capitale la vecchia legge sulla caccia del 1888. L’articolo 22 stabiliva infatti: «<em>L’estirpazione delle lontre, degli aironi e di altri animali particolarmente dannosi per la pesca è da favorire il più possibile</em>». La legge prevedeva premi per l’abbattimento: il Canton San Gallo pagava 20 franchi per animale, Berna 15 franchi, Vaud 40 franchi. Le somme erano alte e spesso integrate da contributi di associazioni di pesca cantonali e locali, perché i cacciatori mostravano poco interesse per la caccia alle lontre, preferendo cervi, caprioli e cinghiali.</p>
<p>Negli anni ’90 dell’Ottocento si registravano annualmente 100-150 lontre abbattute, numero che scese durante la Seconda guerra mondiale a meno di dieci esemplari. Già nel 1932, le autorità pagavano per l’ultima volta i premi per l’abbattimento: l’incentivo economico aveva perso di senso per mancanza di animali. A metà del XX secolo, le lontre erano completamente scomparse dal paesaggio. L’impegno di Hediger per la protezione degli animali autoctoni nacque, nel caso delle lontre, dal destino triste di un animale speciale. Dal 1938 al 1944, Hediger diresse lo zoo Dählhölzli di Berna – e lì, la lontra Peterli gli entrò nel cuore. Per un’estate, la lontra scatenò un vero trambusto nel Dählhölzli, con grande gioia di Hediger, che non avrebbe potuto desiderare un miglior ambasciatore dello zoo.</p>
<h2>Un cucciolo</h2>
<p>Ma come arrivò Peterli allo zoo? Il custode Werner Schindelholz raccontò di aver trovato, nel giugno 1938, durante un giro lungo l’Aare, un cucciolo di lontra cieco, di pochi giorni di vita al massimo. Normalmente, gli occhi dei piccoli si aprono dopo circa trenta giorni e lasciano la tana solo dopo dieci settimane. È quindi improbabile che Schindelholz incontrasse il cucciolo sul bordo del fiume; più probabilmente aveva scoperto la tana. Avendo sempre sognato un simile ritrovamento, prese con sé la lontra di 220 grammi, lunga meno di venti centimetri, e la chiamò Peterli. L’allevamento ebbe successo.</p>
<p>Nell’autunno del 1938, a Berna circolavano voci su una lontra che passeggiava in compagnia di un uomo, obbedendo come un cagnolino. Schindelholz portava Peterli anche in autobus, fatto documentato. Se la lontra si è davvero seduta in grembo al Consigliere federale Giuseppe Motta, come affermato da Hediger nelle sue memorie, non è verificabile.</p>
<p>All’inizio del 1939, Schindelholz consegnò Peterli allo zoo, dove diventò subito una star. Era l’artista tra gli animali dello zoo. Ogni pomeriggio si recava al fontanile vicino al ristorante Dählhölzli, dove lo attendeva la folla. Come una trottola girava nell’acqua, giocava con la palla, catturava pesci al volo e li riportava. Poi Schindelholz lo portava in una vasca di cemento, acqua e pietre.</p>
<h2>Zuccherini e lamette</h2>
<p>Presto lo zoo si trovò di fronte ai lati oscuri della fama di Peterli. Essendo la vasca in una zona accessibile al pubblico, la lontra era esposta agli scherzi dei visitatori: borse, cappelli, ombrelli e bastoni cercavano di infastidirla. Per animarla, i visitatori gettavano oggetti, spesso pericolosi, nella vasca. Né il recinto improvvisato né i cartelli di divieto fermavano la gente. Lo zoo denunciava i trasgressori, ma la città non apprezzava.</p>
<p>Il rappresentante del governo cittadino per lo zoo era esasperato dalle attenzioni verso Peterli e chiedeva la fine degli spettacoli. Hediger non ne voleva sapere. Alla fine, la biologia portò a un compromesso: con la maturità sessuale, il Peterli di circa un anno non obbediva più sempre come prima. Pur essendo “in parte selvatico”, correva ancora quando Hediger lo chiamava per nome e continuava a intrattenere il pubblico, che non smetteva di gettare nella vasca ogni sorta di oggetto, dagli zuccherini alle lamette. Nella notte del 5 dicembre 1941, un’esca avvelenata finì nella vasca. La mattina seguente, i custodi trovarono Peterli morto nella sua tana. La notizia si diffuse rapidamente; il quotidiano <em>Der Bund</em> pubblicò un necrologio per il «<em>compagno allegro e giocoso</em>».</p>
<h2>Rifornimento da Varsavia</h2>
<p>Uno dei predecessori di Peterli, acquistato per l’apertura del 1937 a 550 franchi, era già scomparso senza lasciare traccia. Gli zoo non erano mai stati un luogo sicuro per le lontre: nel 1951, lo Zoo di Zurigo denunciò per la terza volta un’aggressione mortale da parte del pubblico. In uno di questi episodi, un animale fu quasi lapidato dai visitatori.</p>
<p>Dopo la morte di Peterli, Berna rinunciò temporaneamente a ospitare lontre. Nel 1949, cercando un esemplare per il nuovo recinto dietro il Vivarium, nel Dählhölzli protetto, la direttrice Monika Meyer-Holzapfel non trovò nessuna lontra in Svizzera. Il successore di Peterli arrivò in aereo da Varsavia.</p>
<h2>Cacciate, ma poco studiate</h2>
<p>Il destino di Peterli motivò Hediger: in pubblicazioni e trasmissioni radiofoniche difese le lontre, ingiustamente etichettate come predatrici di pesci. Smentì i pregiudizi secondo cui divorerebbero enormi quantità di pesci per puro gusto di cacciare. Nello zoo di Basilea, le lontre consumavano mediamente 600 grammi di cibo al giorno, non chilogrammi di pesce come riportato dalla stampa. Anche rane, gamberi d’acqua dolce, ratti, topi e uccelli acquatici.</p>
<p>Quando la Svizzera mise la lontra sotto tutela, Hediger pensava che la specie fosse quasi estinta. La possibilità di studiarla ulteriormente era persa: non riusciva a spiegarsi perché in cattività non si riproducessero. La conoscenza zoologica sulla fauna locale era scarsa. All’epoca ne esistevano ancora 80-150, in piccoli nuclei isolati nei Grigioni, a Neuchâtel e nel Lago di Bienne. Nonostante la protezione, anche questi ultimi gruppi scomparvero. La distruzione dell’habitat e l’inquinamento giocarono un ruolo centrale: i policlorobifenili (PCB), chimici industriali, si accumulavano nelle lontre tramite il cibo, rendendole sterili. Nel 1986, la Svizzera vietò i PCB, ma tre anni dopo morì l’ultima lontra sul Lago di Neuchâtel. La Svizzera dichiarò ufficialmente come estinta la lontra.</p>
<h2>Epilogo</h2>
<p>Per due decenni, le lontre vissero solo negli zoo o come esemplari imbalsamati nei musei. Nel 1985 nacquero finalmente lontre in cattività a Berna e, il giorno successivo, a Zurigo. Nel 2009 il sopravvissuto ritornò silenziosamente: inizialmente singoli, oggi sono stati avvistati anche dei cuccioli. La fragile popolazione sembra riprendersi.</p>
<p><em>Roger Sidler</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Animali dello zoo come testimoni del tempo</h3>
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<p>Storia dello zoo Dählhölzli</p>
<p>La storia di uno zoo può essere raccontata in modi diversi. Lo storico Roger Sidler (1968) mette al centro gli animali: Peterli, la lontra, la tigre Igor e la gatta selvatica Céline vissero nel Dählhölzli in tempi diversi. Questi e altri animali incarnano cambiamenti sociali e diventano testimoni del loro tempo. La loro vita sul palcoscenico dello zoo solleva domande fondamentali ed esistenziali, spesso a rischio della propria esistenza.</p>
<p><em></em></p>
<p>“Zootiere als Zeitzeugen 2024”, Casa editrice “Hier und Jetzt”, 208 pagine, ISBN 978-3-03919-623-4, CHF 34.00</p>
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	<p>La giovane lontra Peterli, non ancora completamente cresciuta, tra le braccia di un giovane visitatore dello zoo. Foto di Heini Hediger. Foto Heini Hediger, 1938/1939</p>
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	<p>Il diorama creato verso la fine degli anni ’30 al museo di storia naturale di Berna mostra come la lontra era percepita allora: un famelico predatore di pesci. Foto Keystone</p>
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	<p>Per ogni abbattimento venivano corrisposti premi sostanziosi: il cacciatore Rudolf Plattner con una lontra abbattuta a Reigoldswil (1927). Archivio dello Stato del Canton Basilea Campagna, StABL PA 6281 02.01</p>
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	<p>Il custode Schindelholz durante una passeggiata invernale con Peterli, fotografato dal direttore dello zoo Heini Hediger. Foto Heini Hediger, 1938/39</p>
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	<p>Uno dei predecessori di Peterli fu lapidato allo Zoo di Zurigo: il destino della lontra Tom – qui fotografata nell’estate 2024 – non corre lo stesso rischio. Foto Keystone</p>
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		<title>Editoriale Settembre 2024</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-settembre-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 17:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/08/prima-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori È stata un’estate intensa (e calda) quella appena trascorsa e segnata dai grandi eventi sportivi che hanno regalato emozioni ai colori rossocrociati. Agli Europei di calcio in Germania la Svizzera si è spinta fino ai quarti di finale, dopo aver estromesso niente meno che l’Italia, campione in carica. Anche gli Europei</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>È stata un’estate intensa (e calda) quella appena trascorsa e segnata dai grandi eventi sportivi che hanno regalato emozioni ai colori rossocrociati. Agli Europei di calcio in Germania la Svizzera si è spinta fino ai quarti di finale, dopo aver estromesso niente meno che l’Italia, campione in carica. Anche gli Europei hanno concesso grandi emozioni e 8 medaglie, di cui una d’oro. Ma in Svizzera, passata la “sbornia” è già il momento di… passare il testimone (come nell’immagine di copertina di athletix.ch la sprinter Mujinga Kambundji fa con Salomé Kora) alle urne, con due votazioni che vi presentiamo in questa edizione di Gazzetta e che ritornano su temi della previdenza vecchiaia e della biodiversità. Questo numero prevede inoltre maggiori contributi da parte dell’Unione Giovani Svizzeri, che diventano sempre di più un attore importante anche della Gazzetta Svizzera. Insomma, la nuova stagione – speriamo un po’ più fresca – parte alla grande. Vi auguriamo, cari amici della Gazzetta Svizzera, buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Un’estate di emozioni rossocrociate</h3>
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	<p>Europei di calcio e Olimpiadi estive hanno fatto battere il cuore a tutta la nazione.</p>
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		<title>Ancora la previdenza vecchiaia e ancora un tema ambientale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ancora-la-previdenza-vecchiaia-e-ancora-un-tema-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 17:41:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/08/Senza-nome-9-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La democrazia diretta e i suoi strumenti permettono agli svizzeri, tra le altre cose, di lanciare iniziative popolari (raccogliendo 100'000 firme) oppure referendum (raccogliendo almeno 50'000 firme). Non sorprende così se i grandi temi che occupano e preoccupano gli svizzeri (e in verità gran parte dell’occidente) si presentano con regolarità anche sotto forma di votazioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/08/Senza-nome-9-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24258"  class="panel-layout" ><div id="pg-24258-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24258-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24258-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Il 22 settembre gli svizzeri tornano alle urne per votare su due oggetti. I grandi temi rimangono gli stessi, le proposte cambiano. </h3>
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	<p>La democrazia diretta e i suoi strumenti permettono agli svizzeri, tra le altre cose, di lanciare iniziative popolari (raccogliendo 100'000 firme) oppure referendum (raccogliendo almeno 50'000 firme). Non sorprende così se i grandi temi che occupano e preoccupano gli svizzeri (e in verità gran parte dell’occidente) si presentano con regolarità anche sotto forma di votazioni federali.</p>
<p>Dopo aver votato su vari progetti legati all’AVS – il primo dei tre pilastri del sistema previdenziale – accettando a marzo anche la proposta di una 13<sup>a</sup> rendita mensile, ecco che il tema della previdenza torna al voto dopo che gli ambienti di sinistra hanno lanciato il referendum contro la nuova legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPP), ovvero la Riforma della previdenza professionale.</p>
<p>E solo a giugno l’ha fatta da padrone un tema ambientale/energetico: gli svizzeri hanno approvato la legge sull’approvvigionamento energetico. A settembre invece il popolo dovrà decidere se approvare o meno l’iniziativa popolare “Per il futuro della nostra natura e del nostro paesaggio” chiamata anche Iniziativa sulla biodiversità.</p>
<p><strong>Un secondo pilastro sotto pressione – un compromesso vincente? </strong></p>
<p>Secondo il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento – sostenuta da UDC, Centro, PLR e i Verdi Liberali, come pure da varie associazioni economiche – la modifica della legge federale sulla previdenza professionale (Riforma LPP) è necessaria per garantire in futuro le rendite, a fronte del costante invecchiamento della popolazione e della speranza di vita.</p>
<p>Ma soprattutto, argomentano i fautori, un “sì” alle urne permetterebbe alle persone con redditi modesti di ricevere una rendita di cassa pensione più alta. A beneficiarne sarebbero soprattutto le donne, le quali non raramente lavorano a tempo parziale o percepiscono un salario inferiore, o svolgono varie attività per poter conciliare lavoro e famiglia.</p>
<p>Per il futuro però i parametri sui quali si basa la previdenza professionale non sono più adattati. I principali adeguamenti previsti sono i seguenti:</p>
<ul>
<li>Riduzione dell’aliquota di conversione: per garantire le rendite per una durata superiore (visto l’aumento dalla speranza di vita), la riforma prevede l’abbassamento dell’aliquota con la quale il capitale viene convertito in rendita annuale (dal 6,8 al 6,0%).</li>
<li>Una parte maggiore del salario assicurato: la riduzione dell’aliquota comporta una diminuzione della rendita e per compensare questo effetto è necessario aumentare la parte di salario assicurato sul quale sono versati i contributi. Con la legge attuale è assicurata la parte del reddito che supera i 25’725 franchi all’anno. La riforma prevede che in futuro venga coperto l’80% del salario. Chi dispone di redditi bassi avrà assicurato una parte più elevata del proprio stipendio e aumenterà la propria rendita futura.</li>
<li>Una soglia minima più bassa: per migliorare la previdenza professionale delle persone con salari modesti, la soglia d’entrata scenderebbe a 19’845 franchi. In questo modo potranno essere assicurate nel 2° pilastro 70’000 persone in più, mentre altre 30’000 persone che esercitano più di una professione a tempo parziale avranno ulteriori redditi assicurati nel 2° pilastro.</li>
<li>Compensazione per le generazioni di transizione: per compensare l’abbassamento dell’aliquota, è previsto anche un supplemento della rendita per le persone ormai vicine alla pensione.</li>
</ul>
<p><strong><u>Lanciato il referendum</u></strong></p>
<p>Il voto popolare si rende necessario poiché contro il compromesso elaborato dal Parlamento è stato lanciato un referendum. Secondo il comitato referendario – composto in gran parte dagli ambienti di sinistra e dai sindacati, anche se alcuni scettici si trovano anche tra responsabili delle PMI – le rendite delle casse pensioni sono in calo da anni e per molti lavoratori sono troppo basse. Con la riduzione dell’aliquota di conversione gli assicurati rischiano di ricevere una rendita ancora più bassa. Nel contempo, molti lavoratori con redditi bassi dovranno versare più contributi salariali (fino a CHF 2'400.- all’anno).</p>
<p>A beneficiarne sarebbe invece l’industria finanziaria che gestisce i fondi delle casse pensioni, che continuerebbero a guadagnare miliardi a scapito degli assicurati. Sempre secondo i contrari la riforma sarebbe incompleta poiché non prevede alcuna compensazione per gli svantaggi legati ad esempio alle interruzioni di carriera, né per la diseguale ripartizione del lavoro retribuito tra uomini e donne e non risolve il problema della compensazione del rincaro. Secondo i sindacati la revisione equivale a un “progetto di smantellamento” del secondo pilastro.</p>
<p><strong>La biodiversità: un tema che unisce e che divide</strong></p>
<p>Che la biodiversità, rispettivamente il mantenimento di quest’ultima, sia un obiettivo da perseguire è ampiamente accettato nella popolazione svizzera. Le opinioni iniziano a dividersi al momento di definire le misure attraverso le quali raggiungere questo obiettivo. L’iniziava per la biodiversità lanciata da organizzazioni per la tutela dell’ambiente e del territorio, tra cui Pro Natura e BirdLife Svizzera, chiede una maggiore quantità di superfici e di risorse finanziarie a favore della biodiversità in Svizzera.</p>
<p>Il testo su cui gli svizzeri sono chiamati a votare chiede anche più finanziamenti a favore della natura. Inoltre mira ad inserire nella Costituzione federale la tutela del paesaggio e dei beni storici e culturali.</p>
<p>I promotori dell’iniziativa popolare argomentano a favore della loro proposta sottolineando il legame tra la biodiversità e il benessere economico, ma hanno pure rilevato che dalla biodiversità dipendono anche l’alimentazione e la salute umana.</p>
<p><strong>Contrari all’iniziativa il Parlamento e il Consiglio federale</strong></p>
<p>Se approvata, l’iniziativa sulla biodiversità che sarà sottoposta al voto il 22 settembre indebolirebbe la produzione locale, provocando nel contempo un aumento delle importazioni di prodotti alimentari.</p>
<p>È quanto pensano le associazioni agricole che si oppongono al testo in votazione, considerandolo estremo. Secondo loro gli agricoltori stanno già facendo molto per proteggere la biodiversità: infatti il 19% dei terreni agricoli è già utilizzato per promuovere la biodiversità, una superficie equivalente ai cantoni di Ginevra e Friburgo messi insieme.</p>
<p>Secondo i contrari, un aumento delle aree dedicate alla biodiversità danneggerebbe l’agricoltura locale, riducendo la quantità di derrate alimentari prodotte entro i confini nazionali, mettendo così in discussione la sicurezza dell’approvvigionamento e il livello di autosufficienza del Paese.</p>
<p>Anche il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano la bocciatura dell’iniziativa. Il Governo e il Consiglio nazionale si erano espressi a favore di un contro-progetto indiretto che prevedeva un aumento più modesto delle zone di protezione rispetto a quanto prevedeva l’iniziativa, ma il Consiglio degli Stati si è rifiutato di fare questo passo. Così al voto andrà solo l’iniziativa.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p>Un sempreverde: come finanziare le nostre pensioni?</p>
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	<p>Siamo (quasi) tutti d’accordo: la biodiversità va preservata il più possibile.</p>
</div>
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	<p>Secondo i contrari all’iniziativa, già oggi sarebbero molte le superfici dedicate alla biodiversità</p>
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		<title>Una potente lobby, agricoltori poveri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/una-potente-lobby-agricoltori-poveri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 17:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2024]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/una-potente-lobby-agricoltori-poveri/">Una potente lobby, agricoltori poveri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/08/Senza-nome-7-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24240"  class="panel-layout" ><div id="pg-24240-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24240-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24240-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">La lobby degli agricoltori è uno dei gruppi di interesse più influenti di Palazzo federale. Gli agricoltori ricevono ingenti sussidi. Eppure manifestano contro la politica agricola. Ma perché?</h3>
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	<p>Il villaggio di Lohnstorf si trova a mezz'ora d'auto dal Palazzo federale di Berna. Ma il suo ambiente è quanto di più rurale possa esistere. Con il bel tempo, le cime alpine innevate dell'Eiger, del Mönch e della Jungfrau svettano come un palcoscenico sui campi di verdure ordinatamente allineati nella valle pianeggiante. Le terre fertili del Gürbetal, dove si trova Lohnstorf, sono note in tutta la Svizzera per la coltivazione intensiva del cavolo bianco, perciò viene definito “il paese del cavolo”.</p>
<p>Urs Haslebacher si trova sul balcone della sua fattoria aggrappata al fianco della valle sopra il villaggio. Il sentiero che conduce qui è ripido e tortuoso. Insieme alla sua famiglia e a 15 dipendenti, Urs Haslebacher gestisce un grande allevamento di suini da ingrasso con circa 3’000 capi. Ha anche acquistato una seconda fattoria in pianura e affitta appartamenti in diverse case di sua proprietà. L'agricoltore è anche attivo in politica sotto la bandiera dell’UDC. Dal 2023 è sindaco del comune di Thurnen, di cui Lohnstorf fa parte.</p>
<p>Urs Haslebacher emana l'energia di un uomo intraprendente che vede opportunità ovunque. E che vede gli ostacoli come sfide. La sua ampia di attività è stata ampliata quest'anno con una nuova sfida: ora organizza anche degli eventi per agricoltori.</p>
<p><strong>L’angoscia esistenziale degli agricoltori</strong></p>
<p>A febbraio e marzo, centinaia di agricoltori svizzeri sono saliti sui loro trattori la sera o nei fine settimana per raggiungere i punti di incontro regionali nei campi. Riuniti accanto ai loro veicoli allineati hanno espresso la loro profonda frustrazione: redditi troppo bassi, eccesso di pratiche burocratiche, abitudini di consumo contraddittorie e la mancanza di riconoscimento. L'Unione Svizzera dei Contadini (USC) ha appoggiato le loro rimostranze per iscritto, attraverso una petizione per la quale ha raccolto 65’000 firme in un breve lasso di tempo e che è stata trasmessa al Consiglio federale, ai dettaglianti e ai rivenditori Coop, Migros, Aldi e Lidl.</p>
<p>È vero che gli agricoltori sono alle prese con gravi problemi. Un tempo c'erano 250’000 aziende agricole in Svizzera, contro le 48’000 di oggi. In media, ogni settimana scompaiono dieci aziende agricole. L'angoscia esistenziale è una compagnia costante per i quasi 150’000 agricoltori in Svizzera.</p>
<p>Urs Haslebacher ha coordinato le marce di protesta nella sua regione, il Canton Berna, dedicando molto tempo a seguire le notizie sul suo smartphone. A differenza delle manifestazioni degli agricoltori in Francia o in Germania, le manifestazioni in Svizzera non sono mai degenerate. Urs Haslebacher ha sempre esortato i suoi colleghi a fare attenzione a non bloccare il traffico con le loro colonne di trattori. Dall'inizio dell'estate, periodo di intensa attività nei campi, non c’è stata nessuna manifestazione da parte degli agricoltori.</p>
<p><strong>Conflitti irrisolti</strong></p>
<p>Urs Haslebacher non è il tipo da piangere miseria. Né di temere per la sua vita professionale. Eppure il suo esempio mostra cosa motiva anche lui a salire sulle barricate: l'enorme divario tra le aspettative della società e la realtà economica.</p>
<p>Nel caso di Urs Haslebacher, la situazione è la seguente: «<em>Più di 20 anni fa, la Confederazione ha concesso sovvenzioni per incoraggiare gli allevatori di suini a costruire stalle con aree di uscita per il benessere degli animali; i principali distributori intendevano pagare un franco in più al chilo»</em>, dice l'allevatore. Così ha investito. Ma dato che portare i maiali all'aria aperta aumenta le emissioni di ammoniaca, la sua azione a favore del benessere degli animali è stata rapidamente messa sotto tiro dai sostenitori del clima. E il franco aggiuntivo per chilo si è ridotto a pochi centesimi ancor prima che le nuove stalle fossero ammortizzate.</p>
<p>Spesso i consumatori sono completamente all'oscuro di queste situazioni: «<em>Non sto dando la colpa a nessuno. Ma quando la gente vota per i vincoli ecologici nel fine settimana e compra carne importata a basso costo durante la settimana, noi agricoltori non abbiamo più garanzie di pianificazione e siamo nei gua</em>i», spiega Urs Haslebacher.</p>
<p>Secondo lui non sono solo le aziende contadine a sopportare il peso di questi conflitti di obiettivi irrisolti. Questo è in fondo il motivo per cui i contadini sono così arrabbiati, anche se non sono d'accordo su altri temi, poiché divisi tra grandi aziende agricole industriali, aziende biologiche e aziende agricole di montagna.</p>
<p>Resta il fatto che si rimane sorpresi, almeno a prima vista, di vedere gli agricoltori svizzeri manifestare ad alta voce per esprimere il loro malcontento. Perché a differenza di altri Paesi, la loro influenza nel cuore del potere politico, nel Palazzo Federale, è grande. Molto grande.</p>
<p><strong>La lobby contadina</strong></p>
<p>Sebbene gli agricoltori costituiscano una categoria marginale, che rappresenta solo lo 0,6% del prodotto nazionale lordo svizzero, il loro settore è sostenuto, protetto e coccolato come nessun altro. Con miliardi di franchi. Due cifre chiave: ogni anno agli agricoltori vengono versati 2,8 miliardi di franchi del gettito fiscale statale sotto forma di pagamenti diretti per servizi ambientali. Inoltre proteggono il settore agricolo svizzero tasse per oltre 3 miliardi di franchi all’anno, applicate sui prezzi dei prodotti agricoli importati.</p>
<p>Questa tutela dalla concorrenza deriva anche dal fatto che la lobby contadina ha ulteriormente conquistato il potere politico in Svizzera dopo le ultime elezioni dell’autunno 2023. E questo, paradossalmente, nonostante il costante calo del numero delle aziende agricole. Gli agricoltori rappresentano poco più del 2% della popolazione attiva, mentre la quota dei loro rappresentanti in Parlamento – agricoltori attivi e dipendenti pubblici – ammonta a quasi un sesto.</p>
<blockquote>
<p>Gli agricoltori rappresentano poco più del 2% della popolazione attiva, mentre la percentuale dei loro rappresentanti in Parlamento <strong>–</strong> <strong>agricoltori e funzionari – rappresenta quasi un sesto.</strong></p>
</blockquote>
<p>Il consigliere nazionale Markus Ritter (Centro), presidente dell’USC, fa parte dei parlamentari più influenti. Nel 2022 ha realizzato un colpo da maestro stringendo un’alleanza con le principali associazioni economiche e assicurandosi così il loro sostegno nella lotta contro le iniziative popolari di sinistra che vogliono prescrivere più ecologia. La prossima resa dei conti avrà luogo il 22 settembre 2024, quando il popolo voterà sull’iniziativa sulla biodiversità, lanciata dai Verdi e dai difensori dell’ambiente. Un’offensiva che l’USC definisce “estrema”. La lobby contadina, guidata da Markus Ritter, ha già respinto in Parlamento il controprogetto del Consiglio federale.</p>
<p><strong>Il mostro burocratico</strong></p>
<p>Ma questa capacità strategica del Palazzo Federale non impedisce che sempre più agricoltori si trovino in gravi difficoltà. Difficile avere un quadro complessivo della situazione. I problemi di un’azienda agricola ultrameccanizzata e ultraefficiente sull’Altopiano non sono gli stessi di una piccola azienda agricola situata in collina.</p>
<p>Tuttavia, il quadro può essere il seguente: gli agricoltori lavorano molto e guadagnano poco. Secondo le statistiche, la loro settimana lavorativa media supera di gran lunga le 50 ore, e la paga oraria calcolata è inferiore a 20 franchi l'ora. Molte famiglie di agricoltori devono dunque tirare la cinghia. Riescono a tirare avanti perché vivono nella fattoria che magari hanno acquistato a buon prezzo dai genitori, e non pagano l'affitto. Ma guadagnano troppo poco per investire. Se devono ristrutturare la fattoria, l'intera fattoria è minacciata.</p>
<p>Soprattutto perché gli agricoltori passano sempre più tempo nella compilazione di moduli, invece che nella stalla o nei campi. Anche l'USC, che sostiene politicamente i miliardi di franchi di sussidi concessi al settore agricolo, ammette che il sistema ha creato un mostro burocratico quasi incontrollabile, che necessita urgentemente di essere “ripulito e semplificato”. Le leggi e le ordinanze che regolano i flussi finanziari sono di diverse migliaia di pagine, e il lavoro di autorizzazione e controllo è enorme.</p>
<p><strong>Gli agricoltori si trovano nel mezzo</strong></p>
<p>Nonostante questa evidente perdita di efficienza, resta un fatto: la Confederazione versa sempre più denaro a un numero sempre minore di agricoltori. Perché i loro conti sono sempre più in rosso e perché non riusciamo a raggiungere il grande obiettivo di aumentare l'autosufficienza netta della Svizzera in prodotti agricoli a oltre il 50%?</p>
<p>Patrick Dümmler sottolinea un aspetto importante. Economista del think tank liberale Avenir Suisse, critica la forte dipendenza dai sussidi agricoli e ritiene che fondamentalmente il sistema ridistribuisca troppi soldi e non troppo pochi. «<em>Il problema per gli agricoltor</em>i – osserva – <em>è che sono “intrappolati tra fornitori e acquirenti”. Anche se i sussidi vengono pagati agli agricoltori»</em>.</p>
<p>Ma con questi soldi devono comprare sementi, fertilizzanti, foraggi e macchinari, in particolare dal grande gruppo Fenaco. Da questo punto di vista Fenaco, in quanto fornitore, beneficia del sistema di sovvenzioni agricole. D'altra parte, gli agricoltori ricevono un prezzo troppo basso per i loro prodotti da parte degli intermediari o dei grandi distributori come Migros e Coop, e sono costretti a doverli bilanciare con i sussidi statali, che ricevono in realtà per compensare alcuni vincoli ecologici.</p>
<p>Il ruolo problematico dei grandi gruppi agricoli e dei dettaglianti è stato criticato anche dai parlamentari contadini. Uno di loro è Kilian Baumann, consigliere nazionale dei Verdi e presidente dell'Associazione dei piccoli agricoltori, le cui posizioni spesso divergono da quelle dell'USC. Anche lui critica il crescente onere amministrativo e i bassi prezzi imposti ai produttori, ma anche “il fallimento della politica agraria per decenni”, di cui l'USC è corresponsabile.</p>
<p>Kilian Baumann scrive che il motto promosso dallo Stato “di produrre sempre di più e in maniera sempre più intensiva” conduce direttamente in un vicolo cieco. L'agricoltura intensiva porta al rilascio di azoto nelle falde acquifere e nell'acqua potabile e l'uso di pesticidi sta accelerando la scomparsa della biodiversità.</p>
<blockquote>
<p><strong>La Confederazione paga sempre più soldi a un numero sempre minore di agricoltori.</strong> Eppure i loro conti sono sempre più in rosso e gli obiettivi di autosufficienza non sono raggiunti.</p>
</blockquote>
<p>Secondo Kilian Baumann, la causa della miseria degli agricoltori non risiede nei nuovi vincoli ambientali. Al contrario, ritiene che siano urgentemente necessari.</p>
<p>La produzione alimentare è esposta al mercato. L'ecologia è governata dallo Stato. I sussidi sono misure che dovrebbero correggere ciò che le forze di mercato impongono. Questo è il campo ingrato che la politica agricola svizzera lascia coltivare agli agricoltori. E in cui gli agricoltori si sentono impotenti, nonostante la forza politica agricola.</p>
<p>Urs Haslebacher annuncia: «<em>In autunno faremo il punto della situazione. Se nulla è migliorato gli agricoltori rimetteranno in funzione i loro trattori»</em>. E forse li guideranno fino al Palazzo federale.</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Jürg Steiner</em></p>
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	<p>Lavoratori forzati frustrati: contadini che manifestano in un campo vicino a Uster (ZH) nella primavera del 2024. Foto Keystone</p>
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	<p>«<em>Se le persone votano per l'ambiente vincoli ecologici e acquistano prodotti a basso costo importati, noi agricoltori siamo nei guai</em>».<br />
Urs Haslebacher, organizzatore di eventi agricoli. Foto Keystone</p>
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	<p>Aziende agricole individuali o allevamento industriale, in media gli agricoltori lavorano molto e guadagnano poco. Foto Keystone</p>
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	<p>I consumatori sono esigenti, ma sono disposti a pagare prezzi equi? Foto Keystone</p>
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	<p>L’agricoltura intensiva sta portando in un vicolo cieco, denunciano i sostenitori politici verdi degli agricoltori. Foto Keystone</p>
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	<p>Anche i produttori di fertilizzanti e di foraggi, così come i rivenditori, beneficiano dei sussidi concessi ai contadini. Foto Keystone</p>
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