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	<title>clima Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>clima Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>La gestione ambientale – una sfida che unisce Bologna e la Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/bologna-svizzera-gestione-acque-alluvioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 15:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Un capitolo importante del Congresso è stato dedicato alle sfide ambientali. Questo in una Bologna ed Emilia-Romagna vittima di alluvioni nel 2023 e 2024. Il tema della gestione delle acque ha accomunato i relatori svizzeri (vedi anche l’intervista a Bruno Storni nelle pagine a seguire) e quelli italiani, a partire dalle autorità. «L’importante è agire,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/bologna-svizzera-gestione-acque-alluvioni/">La gestione ambientale – una sfida che unisce Bologna e la Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26431"  class="panel-layout" ><div id="pg-26431-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26431-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26431-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Un capitolo importante del Congresso è stato dedicato alle sfide ambientali. Questo in una Bologna ed Emilia-Romagna vittima di alluvioni nel 2023 e 2024. Il tema della gestione delle acque ha accomunato i relatori svizzeri (vedi anche l’intervista a <strong>Bruno Storni</strong> nelle pagine a seguire) e quelli italiani, a partire dalle autorità.</p>
<h2>«<em>L’importante è agire, pericoloso è dimenticare</em>»</h2>
<p><strong>Manuela Rontini</strong> sottosegretaria alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna, ha portato un accorato saluto da parte della Regione e raccontato la sua esperienza relativa alla città d’origine Faenza. Due eventi ravvicinati hanno sommerso nel maggio del 2023 (il 2-3 e il 16-17) gran parte della città, inclusi il quartiere Borgo e il centro storico fino a piazza del Popolo. Migliaia di persone sono state evacuate e centinaia di edifici sono stati gravemente danneggiati. Rontini, anche delegata della gestione post-alluvione, ha illustrato come la regione si sia concentrata sul mantenimento della sanità pubblica sul territorio e sulla sfida del cambiamento climatico. L’Emilia-Romagna è stata toccata da alluvioni importanti non solo nel 2023 ma anche nel 2024, a Bologna. Il capitolo relativo all’ambiente è dunque scritto in grassetto tra i temi principali della regione. Secondo la Sottosegretaria alla Presidenza, le regioni colpite nel 2023 «<em>tendono già a dimenticare</em>» – ciò che è assolutamente pericoloso e da evitare.</p>
<p>Il costo delle alluvioni è stato enorme: l’Emilia-Romagna ha beneficiato da parte del governo di 5,5 miliardi per la ricostruzione e 1 miliardo per la prevenzione. La sfida è importante anche perché la morfologia della regione è cambiata molto. Secondo Rontini, sono ancora tante le persone che faticano a dormire di notte quando piove.</p>
<h2>Il sistema dei canali di Bologna: tra storia, infrastruttura e rischio idraulico</h2>
<p><strong>Andrea Bolognesi</strong>, direttore Canali di Bologna, ha successivamente illustrato la mappa dopo gli avventi alluvionali del 2024 a Bologna. I canali e rii sotterranei hanno creato grandi problemi durante le alluvioni. In poche ore sono state riversate nei cantali quantità di acqua immense. Questo reticolo contraddistingue Bologna da 8 secoli.</p>
<p>Bolognesi illustra lo storico che ha portato all’attuale reticolo. I canali di Bologna, un'opera ingegneristica iniziata nel XII secolo, hanno trasformato la città in una potenza industriale e commerciale. Sebbene oggi siano in gran parte sotterranei, questi canali continuano a svolgere funzioni vitali per la sicurezza e l'ambiente.</p>
<p>In passato, i canali erano il motore economico di Bologna: dall’energia per l'industria alla navigazione e al commercio. Attraverso il Canale Navile, Bologna era collegata a Ferrara, a Venezia e al mare. La città aveva un vero e proprio porto (vicino all'attuale via Riva di Reno) che permetteva il trasporto di merci e passeggeri. Ma le ragioni della costruzione del sistema dei canali sono da ricercare negli usi civili e per la difesa: l'acqua alimentava i fossati delle mura a scopo difensivo, serviva per l'irrigazione degli orti urbani, per lavare i panni e per lo smaltimento dei rifiuti.</p>
<p>Bolognesi ha illustrato in modo eloquente come ancora oggi il sistema, gestito dal suo ente, svolga numerose funzioni. I canali operano tuttora come regolatori e scolmatori, raccogliendo le acque piovane per prevenire allagamenti in città, mentre l'acqua del Cavaticcio e della Canonica (a Casalecchio) viene utilizzata per produrre energia idroelettrica. Gli stessi canali alimentano la rete irrigua della pianura a nord di Bologna e supportano la biodiversità locale fungendo da corridoi ecologici.</p>
<p>Non da ultimo, grazie a recenti riqualificazioni (come la celebre "finestrella" di via Piella), i canali sono diventati un'attrazione turistica. L'ente Canali di Bologna organizza visite guidate nei tratti sotterranei e presso l'Opificio delle Acque. I canali principali che compongono la rete sono il Canale di Reno, il Canale di Savena, il Navile, il Cavaticcio e il Canale delle Moline.</p>
<h2>Il Consorzio Bonifica Renana: “La sfida di rimanere in equilibrio”</h2>
<p>Il dottor <strong>Michele Solmi</strong> ha illustrato le attività del Consorzio Bonifica Renana, l’ente pubblico che si occupa della gestione idrica e della tutela del territorio nel bacino idrografico del fiume Reno, coprendo un'area di oltre 3’400 km² che interessa principalmente la Città Metropolitana di Bologna.</p>
<p>Le sue attività principali variano a seconda della conformazione del territorio: in pianura gestisce una rete di circa 2’000 km di canali artificiali, 22 impianti idrovori e 26 casse di espansione per prevenire allagamenti e alluvioni causati dalle piogge. Inoltre, distribuisce acqua di superficie a fini agricoli e produttivi, garantendo l'approvvigionamento idrico necessario per le coltivazioni durante i periodi di siccità. In collina e montagna, invece, realizza e cofinanzia interventi per contrastare il dissesto idrogeologico come la sistemazione di versanti instabili e la manutenzione di piccoli corsi d'acqua; inoltre, effettua lavori per proteggere le infrastrutture locali e migliorare la fruizione ambientale delle aree appenniniche.</p>
<p>Solmi mette l’accento sulla gestione dell’acqua durante tutto il suo ciclo – dalla montagna alla pianura. Se in inverno gli appennini forniscono grandi quantità d’acqua, lo stesso non può dirsi per la stagione estiva. Bologna, nei mesi caldi, è completamente “a secco” e la città dipende dall’apporto del fiume Po.</p>
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	<p>Manuela Rontini: politica e testimonial di Faenza. </p>
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	<p>Oggi la funzione è (anche) turistica: il Canale delle Moline</p>
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	<p>Bologna e la sfida tra alluvioni e siccità</p>
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		<title>Con i ghiacciai si scioglie la memoria del clima</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ghiacciai-svizzera-memoria-clima-ice-memory/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 23:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
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		<category><![CDATA[Thomas Stocker]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/ghiacci-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I ghiacciai non conservano solo enormi quantità d’acqua: i loro strati di ghiaccio raccontano anche la storia climatica di epoche passate. Per salvare questo archivio che minaccia di scomparire, ricercatori di tutto il mondo raccolgono “carote di ghiaccio” – anche in Svizzera. Il riscaldamento climatico mette sempre più a dura prova il ghiaccio eterno delle</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ghiacciai-svizzera-memoria-clima-ice-memory/">Con i ghiacciai si scioglie la memoria del clima</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/ghiacci-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26241"  class="panel-layout" ><div id="pg-26241-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26241-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26241-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>I ghiacciai non conservano solo enormi quantità d’acqua: i loro strati di ghiaccio raccontano anche la storia climatica di epoche passate. Per salvare questo archivio che minaccia di scomparire, ricercatori di tutto il mondo raccolgono “carote di ghiaccio” – anche in Svizzera.</p>
<p>Il riscaldamento climatico mette sempre più a dura prova il ghiaccio eterno delle Alpi. In Svizzera, dal 2000 i ghiacciai hanno perso quasi il 40% del loro volume – solo negli anni da record 2022 e 2023 si è sciolto il 10% del ghiaccio glaciale svizzero. Anche nell’estate 2024 i ghiacciai hanno continuato a ridursi, nonostante l’inverno precedente avesse portato nevicate eccezionalmente abbondanti. Per sottolineare la gravità della situazione a livello globale, le Nazioni Unite hanno proclamato l’anno in corso come Anno Internazionale dei Ghiacciai. In effetti, il tempo stringe: se non si riuscirà a stabilizzare l’aumento globale delle temperature sotto i due gradi Celsius, i ghiacciai svizzeri potrebbero scomparire del tutto entro la fine del secolo. Ma anche con una protezione climatica incisiva, entro il 2100 in Svizzera rimarrebbe solo un quarto della massa glaciale attuale. Con essa si scioglie anche la possibilità di preservare per la ricerca la storia ambientale custodita nei ghiacciai. Negli strati profondi del ghiaccio, vecchi di migliaia di anni, si trovano tracce chimiche e biologiche che rivelano come il clima sia cambiato nel tempo e a quali influssi ambientali l’umanità sia stata esposta in epoche diverse.</p>
<h2>Una biblioteca per le generazioni future</h2>
<p>Il progetto “Ice Memory”, lanciato dieci anni fa, si è posto l’obiettivo di salvare “carote di ghiaccio” da ghiacciai particolarmente minacciati – prima che sia troppo tardi. Tra i promotori dell’iniziativa franco-italo-svizzera, sostenuta anche dall’UNESCO, figura il rinomato fisico climatico svizzero Thomas Stocker. «<em>Dobbiamo proteggere questo patrimonio per le generazioni future</em>», afferma Stocker, che accompagna strategicamente la Fondazione Ice Memory. A questo scopo, in Antartide sta nascendo un archivio: in questa sorta di biblioteca verrà conservata una delle due carote estratte nello stesso sito – l’altra servirà alla ricerca attuale. Questa eredità consentirà ai ricercatori del futuro di scoprire, con metodi ancora da sviluppare, ulteriori dettagli sulla storia climatica e ambientale del pianeta. Secondo Stocker, i lavori di costruzione della cavità glaciale Ice Memory in Antartide inizieranno alla fine del 2025 presso la stazione di ricerca internazionale Concordia, dove di recente – con partecipazione svizzera – è stata estratta una carota di ghiaccio vecchia di oltre 1,2 milioni di anni (vedi riquadro a pagina 13).</p>
<h2>Tracciare l’inquinamento atmosferico</h2>
<p>Se le perforazioni in Antartide permettono di risalire molto indietro nelle dinamiche delle ere glaciali, le carote di ghiaccio dei ghiacciai alpini sono interessanti per altre ragioni: «<em>Queste informazioni sono uniche perché provengono da regioni più popolate, dove l’inquinamento atmosferico è maggiore rispetto all’Antartide</em>», spiega Stocker. È così possibile, ad esempio, ricostruire gli effetti dell’industrializzazione sulla qualità dell’aria e sul clima. Nel ghiaccio si trovano anche tracce di eventi storici come i test nucleari degli anni ’60. Il tempo per salvare questi archivi, però, è poco. «<em>La Svizzera, e in particolare l’arco alpino, sono stati confrontati negli ultimi dieci anni con un forte riscaldamento</em>», afferma Stocker. Negli ultimi quattro anni i cambiamenti sono stati enormi: «<em>Per i ghiacciai questo significa che l’acqua di fusione penetra negli strati profondi e cancella le impronte climatiche</em>.» È quanto accaduto a una spedizione Ice Memory del 2020 sul ghiacciaio di Corbassière, presso il Grand Combin nel Canton Vallese. Mentre una prima perforazione nel 2018 aveva dato risultati stabili, una perforazione analoga due anni dopo ha mostrato segni di scioglimento avanzato, con le tracce chimiche letteralmente dilavate. In altre parole, il ghiacciaio di Corbassière è diventato in gran parte inutilizzabile come archivio climatico.</p>
<h2>Ghiaccio di 10’000 anni dal massiccio del Monte Rosa</h2>
<p>Meglio è andata a una spedizione successiva sul massiccio del Monte Rosa, al confine tra Svizzera e Italia. Nel 2021, sul colle glaciale del Colle Gnifetti a 4500 metri di quota, sono state recuperate diverse carote ben conservate. Due perforazioni hanno raggiunto il letto roccioso a oltre 80 metri di profondità. Questi campioni sono particolarmente significativi: raccontano la storia climatica e ambientale di 10’000 anni e rappresentano il ghiaccio più antico delle Alpi. Nell’autunno 2023, sul vicino Lyskamm, è stata effettuata un’altra perforazione fino a 100 metri di profondità, ma questo ghiaccio è molto più giovane, con un’età stimata tra i 150 e i 200 anni. Nell’ambito di Ice Memory, in 20 anni si prevede di recuperare 20 carote da ghiacciai minacciati in tutto il mondo al di fuori delle Alpi, ad esempio in Norvegia, nel Caucaso, nelle Ande sudamericane o nell’Himalaya. Nel 2022, una spedizione prevista al Kilimangiaro è fallita a causa di ostacoli burocratici imposti dalle autorità tanzaniane. La montagna più alta d’Africa ospita l’unico ghiacciaio rimasto sul continente, che potrebbe scomparire del tutto nei prossimi decenni.</p>
<p>www.ice-memory.org</p>
<p>Theodora Peter</p>
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	<p>Appare quasi un po’ smarrito: il campo del team di ricerca nel ghiaccio ormai non più eterno del Lyskamm, nel massiccio del Monte Rosa. Foto Riccardo Selvatico, Ice Memory Foundation	</p>
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	<p>Secondo Thomas Stocker, le perforazioni nelle Alpi sono particolarmente importanti perché nei ghiacciai locali sono conservate tracce dello sviluppo della civiltà. Foto Università di Berna</p>
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	<p>Il frammento di un carotaggio riportato alla luce sul Lyskamm mostra inclusioni di un passato remoto; a destra: il team nella tenda protettiva per le perforazioni. Foto Riccardo Selvatico,<br />
Ice Memory Foundation</p>
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	<p>I carotaggi recuperati in Antartide vengono tagliati in pezzi, che vengono poi messi a disposizione dei ricercatori, anche quelli di Berna. Foto ZVG</p>
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		><h3 class="widget-title">La carota di ghiaccio più antica al mondo in arrivo a Berna</h3>
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	<p>In Antartide, all’inizio del 2025, un team di ricerca europeo è riuscito a perforare fino a 2’800 metri di profondità, raggiungendo la roccia madre. Questa carota continua consente una registrazione inedita della storia climatica, risalendo a oltre 1,2 milioni di anni fa. Le prime analisi indicano che in un metro di ghiaccio sono compressi più di 13’000 anni di dati climatici. Al progetto «Beyond EPICA», finanziato dall’UE, partecipa anche l’Università di Berna, la cui sezione di fisica del clima e dell’ambiente è specializzata nell’analisi di gas serra intrappolati nelle bolle d’aria del ghiaccio. «<em>Potremo iniziare le nostre analisi in autunno</em>», afferma con entusiasmo il fisico del clima Hubertus Fischer, che spera in nuove conoscenze sul ciclo delle glaciazioni. «<em>1,5 milioni di anni fa si verificava un’era glaciale ogni 40’000 anni; in seguito, questo ciclo ha rallentato a 100’000 anni</em>.» I ricercatori vogliono scoprire le cause del cambiamento, e i gas serra sono «<em>i principali indiziati</em>», come dice Fischer. «<em>Comprendere meglio il sistema climatico del passato permette previsioni più precise per il futuro.</em>»</p>
<h3><u>Necessaria una cella frigorifera a -50 °C </u></h3>
<p>Il prezioso carico è atteso a Berna nel corso dell’estate. Per l’occasione, l’Università di Berna ha realizzato una nuova cella frigorifera in grado di mantenere i -50 °C. Finora, le carote di ghiaccio potevano essere conservate a -25 °C. «<em>Per certe misurazioni il ghiaccio deve essere mantenuto molto freddo per non alterarsi</em>», spiega il ricercatore. Un sistema di alimentazione di emergenza assicura la catena del freddo in caso di blackout. In Antartide, la carota è stata tagliata in segmenti di un metro prima di essere trasportata a -50°C attraverso l’Atlantico e il Mediterraneo fino in Italia, attraversando latitudini tropicali con alte temperature atmosferiche per poi proseguire via terra fino a Bremerhaven, nel nord della Germania. Qui, nel laboratorio del ghiaccio dell’Istituto Alfred Wegener, i campioni vengono ulteriormente “sfilettati” prima di essere distribuiti alle istituzioni di ricerca europee coinvolte, compresa Berna.</p>
<p>www.beyondepica.eu</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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