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	<title>Elezioni Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Elezioni Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<item>
		<title>Avvicendamento in Consiglio federale: la sicurezza passa da Viola Amherd a Martin Pfister</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/martin-pfister-succede-a-viola-amherd-consiglio-federale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 22:20:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/03/1Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Alla fine del suo anno presidenziale, Viola Amherd ha deciso di passare il testimone. Ad ereditarlo è Martin Pfister, Consigliere di Stato del Canton Zugo che ha battuto il Consigliere Nazionale e presidente dell’Unione svizzera di contadini Markus Ritter. Un cambio ai vertici che avviene in un clima politico particolarmente delicato. Il bilancio di Amherd</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/martin-pfister-succede-a-viola-amherd-consiglio-federale/">Avvicendamento in Consiglio federale: la sicurezza passa da Viola Amherd a Martin Pfister</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/03/1Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24976"  class="panel-layout" ><div id="pg-24976-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24976-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24976-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Sotto la cupola federale, non senza un po’ di sorprese, Martin Pfister succede a Viola Amherd e ne eredita anche il (discusso) dipartimento. </h3>
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	<p>Alla fine del suo anno presidenziale, Viola Amherd ha deciso di passare il testimone. Ad ereditarlo è Martin Pfister, Consigliere di Stato del Canton Zugo che ha battuto il Consigliere Nazionale e presidente dell’Unione svizzera di contadini Markus Ritter. Un cambio ai vertici che avviene in un clima politico particolarmente delicato.</p>
<p><strong>Il bilancio di Amherd in chiaro-scuro</strong></p>
<p>Avvocatessa altovallesana, inizia la carriera politica nel suo comune natale di Briga-Glis, dove sarà sindaca dal 2000 al 2012. Esponente dell’Alleanza del Centro, Viola Amherd viene eletta a Berna nel 2005 come Consigliera nazionale e, nel 2011, diventa vicepresidente del gruppo parlamentare PPD. Viola Amherd viene nominata in Consiglio federale il 5 dicembre del 2018, alla guida del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS). L’annuncio delle sue dimissioni arriva in gennaio 2025, in quasi concomitanza con quelle del presidente del Centro Gerhard Pfister.</p>
<p>Il bilancio della prima direttrice donna del DDPS è costellato da alti e bassi: la gestione in politica estera viene apprezzata; sul fronte interno non mancano le critiche. Amherd ha saputo affrontare con decisione sfide complesse come il riarmo dell’esercito, il finanziamento della difesa, e il supporto al sistema sanitario durante la pandemia.</p>
<p><strong>Modernizzazione della difesa, finanze e difficoltà comunicative </strong></p>
<p>Sotto la sua guida, il DDPS ha vissuto un cambio strutturale. Tra i successi più importanti c’è l’approvazione dell’acquisto degli aerei da combattimento F-35, un affare da 6 miliardi di franchi, l’aumento del budget, e il potenziamento della difesa digitale con il nuovo Ufficio Federale per la Cybersicurezza.</p>
<p>Il finanziamento dell’esercito, per contro, si è rivelato un dossier critico. Inizialmente favorevole a un aumento graduale del budget fino all’1% del PIL entro il 2035, Amherd ha poi promosso un’accelerazione del processo. Questo ha portato a tensioni con la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, sostenitrice della disciplina fiscale del freno all’indebitamento.</p>
<p>Complici le fughe di notizie in merito alle dimissioni del capo dell’esercito Thomas Süssli e del direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione Christian Dussey, la responsabile politica dell’esercito ha dovuto affrontare anche crisi interne. Segnalazioni relative a presunte irregolarità in RUAG, un’azienda di proprietà statale operante nel settore della difesa, hanno contribuito a dipingere un quadro poco chiaro e, quindi, instabile. In questo senso, a inizio 2025, i vertici UDC avevano chiesto le dimissioni della Consigliera federale, accusandola di non riuscire a garantire la sicurezza del Paese con fermezza e lucidità.</p>
<p><strong>Buona presenza come Presidente della Confederazione</strong></p>
<p>Dopo il fallimento dell’accordo quadro nel 2021, rilanciare i negoziati con l’Unione Europea risultava complesso. Sebbene non responsabile diretta del dossier – ma in qualità di presidente della Confederazione – Amherd ha favorito un approccio multilaterale, distendendo i rapporti tra Berna e Bruxelles. Nel 2024, come presidente delle Confederazione, la 62enne ha ospitato sul Bürgenstock la <em>Conferenza sulla pace in Ucraina</em> per sviluppare una visione comune verso una pace giusta e duratura. Nella scena diplomatica, Amherd ha saputo mantenere una posizione chiara a favore della difesa dell’ordine europeo e della cooperazione con i partner occidentali, pur rispettando la neutralità svizzera.</p>
<p>Nonostante i successi, all’interno del Consiglio federale la posizione della ministra è apparsa viepiù isolata con il blocco UDC e PLR a dettare l’agenda.</p>
<p><strong>Una difficile corsa alla sostituzione</strong></p>
<p>Dopo l’annuncio delle dimissioni di Amherd, Il Centro ha avviato il processo per selezionare i candidati alla successione in Governo. Tra i nomi emersi, hanno ufficializzato la propria candidatura solamente Markus Ritter e Martin Pfister. Sebbene figurassero inizialmente diversi papabili, una lunga lista di nomi che hanno declinato l’offerta suggerisce un certo disimpegno, nonostante la certezza del seggio senza alterazione degli equilibri partitici nell’Esecutivo svizzero.</p>
<p><strong>A sorpresa Pfister è il nuovo volto del Centro in Consiglio federale</strong></p>
<p>E così, mercoledì 12 marzo 2025, l'Assemblea federale ha eletto Martin Pfister come nuovo Consigliere federale. L’ormai ufficiale successore di Amherd ha ottenuto 134 voti dopo il secondo scrutinio, superando il collega Ritter di 24 voti e raggiungendo la maggioranza assoluta. Dopo l'elezione, Pfister ha sottolineato l'importanza della collegialità nel governo e si è detto pronto. Con la sua elezione, il Canton Zugo torna a essere rappresentato in Consiglio federale dopo diversi decenni.</p>
<p>Durante la campagna elettorale, è prevalsa la convinzione che il neoeletto avrebbe direttamente assunto la guida del DDPS. Due giorni dopo l’elezione, senza sorpresa, è avvenuta la conferma della ripartizione dei dipartimenti all’interno dell’Esecutivo elvetico: Pfister prende in consegna l’eredità di Viola Amherd. Forse al momento – insieme al dossier dell’Europa nella mani di Ignazio Cassis – la carica più “scottante”.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Amherd tra luci e ombre</p>
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		><h3 class="widget-title">I due candidati</h3>
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	<p>A 57 anni, <strong>Markus Ritter</strong> è una figura chiave della politica svizzera. Consigliere nazionale dal 2011 e presidente dell’Unione Svizzera dei Contadini dal 2012, il sangallese ha consolidato una posizione di leader della lobby agricola, una delle più influenti nel panorama politico elvetico. Ben inserito nei complessi meccanismi del potere, a Palazzo federale è noto per la sua tenacia e fermezza nelle battaglie politiche. Tuttavia, la sua linea conservatrice e il suo scetticismo verso politiche ecologiche hanno compromesso il sostegno di alcuni. Cattolico praticante e radicato nei valori tradizionali, Ritter incarna l’anima rurale della Svizzera. Tuttavia, il francese traballante e la non conoscenza dell’inglese lo indeboliscono in un contesto politico globalizzato.</p>
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	<p><em>Markus Ritter: Potente lobbista agricolo</em></p>
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	<p>A 61 anni, <strong>Martin Pfister </strong>si propone come alternativa più moderata e meno polarizzante. È un politico navigato, ma meno noto sulla scena nazionale: Consigliere di Stato del Canton Zugo dal 2016, gode di una reputazione solida. Il suo stile riflessivo è apprezzato, tanto che la sua influenza a livello cantonale supera i confini del suo partito. Nonostante l’annuncio della candidatura all’ultimo, Pfister ha rapidamente conquistato l’attenzione di Berna. La sua attitudine al dialogo e l’inclinazione al compromesso e alla mediazione gli garantiscono consensi trasversali. Come colonnello dell’esercito svizzero porta con sé esperienza amministrativa, disciplina e strategia – doti particolarmente gradite nell’esecutivo, specialmente a capo del DDPS.</p>
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	<p><em>Martin Pfister: Riflessivo outsider</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Elezioni nel “Parlamento” della Quinta Svizzera: come l’Australia ha rivoluzionato il processo elettorale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/elezioni-nel-parlamento-della-quinta-svizzera-come-laustralia-ha-rivoluzionato-il-processo-elettorale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2024 13:12:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/06/Glubus-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel 2023, il Consiglio degli Svizzeri all'estero (CSE) ha istituito un gruppo di lavoro per elaborare linee guida per elezioni digitali democratiche. L'obiettivo è migliorare la rappresentatività del CSE. Il gruppo di lavoro si basa sull'esperienza dei paesi in cui sono già state organizzate elezioni dirette. Un esempio è l'Australia, dove le elezioni del CSE</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/elezioni-nel-parlamento-della-quinta-svizzera-come-laustralia-ha-rivoluzionato-il-processo-elettorale/">Elezioni nel “Parlamento” della Quinta Svizzera: come l’Australia ha rivoluzionato il processo elettorale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/06/Glubus-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24138"  class="panel-layout" ><div id="pg-24138-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24138-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24138-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nel 2023, il Consiglio degli Svizzeri all'estero (CSE) ha istituito un gruppo di lavoro per elaborare linee guida per elezioni digitali democratiche. L'obiettivo è migliorare la rappresentatività del CSE. Il gruppo di lavoro si basa sull'esperienza dei paesi in cui sono già state organizzate elezioni dirette. Un esempio è l'Australia, dove le elezioni del CSE si sono svolte online nel 2017, nell'ambito di un progetto pilota.</p>
<p>L'Australia è la terza comunità svizzera espatriata più numerosa al di fuori dell'Europa. Ha quattro seggi nel CSE. Prima del 2017, la nomina e l'elezione dei delegati era essenzialmente una questione interna, decisa dai comitati o dai presidenti di alcune associazioni svizzere.</p>
<p>Le elezioni del 2017 hanno rivoluzionato questo processo sotto tre aspetti. In primo luogo, l'invito a presentare candidature ha raggiunto tutti i cittadini svizzeri che avevano fornito il proprio indirizzo e-mail al Consolato generale in cui erano registrati. In secondo luogo, hanno potuto esprimere il proprio voto 14’800 persone, ovvero tutti i cittadini svizzeri di età superiore ai 18 anni il cui indirizzo e-mail era noto al Consolato. In terzo luogo, le elezioni sono state organizzate per via elettronica, utilizzando la piattaforma di voto elettronico del Cantone di Ginevra, ancora disponibile all'epoca.</p>
<p>Prima delle elezioni sono state utilizzate diverse piattaforme di comunicazione locali, ma è stato il Consolato Generale a raggiungere il maggior numero di persone. Ha inviato due e-mail a tutti i cittadini aventi diritto al voto: prima un appello ai candidati, poi un invito a votare.</p>
<p>Il risultato è stato notevole. Per la prima volta, il numero di candidati ha superato il numero di seggi vacanti. Alla fine hanno votato 1’100 cittadini svizzeri, pari a un'affluenza del 7,4%. Può sembrare una cifra modesta, ma rappresenta un aumento significativo rispetto all'affluenza precedente, stimata tra lo 0,05% e lo 0,3%.</p>
<p>Quando un'elezione aperta ha più candidati che seggi disponibili, emerge una competizione: se i candidati vogliono conquistare i voti, devono dimostrare chi sono, cosa rappresentano e cosa li rende adatti alla carica a cui stanno ambendo. Questo li mette certamente sotto pressione, ma offre anche agli elettori una scelta reale.</p>
<p>Con 14’800 persone in grado di votare, l'elezione non è più stata appannaggio esclusivo di un piccolo numero di associazioni. Nel complesso, il progetto pilota del 2017 ha offerto agli svizzeri in Australia un'eccellente opportunità di eleggere democraticamente i propri delegati, rafforzando così in modo significativo la loro legittimità. Sulla base dell'esperienza acquisita, l'Australia prevede di reintrodurre un processo di voto digitale e democratico nel 2025.</p>
<p><em>Carmen Trochsler, delegata del CSE, Australia</em></p>
<p>Per qualsiasi commento o domanda in proposito, vogliate scrivere a: workgroup.osa@outlook.com</p>
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		><h3 class="widget-title">Lo “strumento” è pronto </h3>
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	<p>Un sistema di voto elettronico sviluppato dall'Università di Scienze Applicate di Berna e che ha superato con successo diversi test potrebbe essere utilizzato per l'elezione digitale del Consiglio degli Svizzeri all'estero (CSE). Questa innovazione è stata presentata il 14 marzo 2024 dal gruppo di lavoro istituito dal CSE durante una sessione informativa presso il Palazzo federale di Berna. Eric Dubois, professore all'Università di Scienze Applicate di Berna e specialista di voto elettronico, ha dichiarato che il sistema sarà messo a disposizione del CSE per la sua elezione. In altre parole, il CSE non dovrebbe pagare quasi nulla. A nome del gruppo di lavoro, Noel Frei ha espresso la speranza che il maggior numero possibile di regioni mostri ora interesse per il sistema.</p>
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	<p>In Australia, un progetto pilota ha rivoluzionato il processo elettorale per il Consiglio degli Svizzeri all'estero: 14’800 svizzeri hanno potuto votare, e non solo alcuni rappresentanti delle associazioni. Photo iStock</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
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		<title>Editoriale Gennaio 2024</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-gennaio-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 19:34:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/593965000_highres-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori In Svizzera si è concluso negli ultimi giorni un anno intenso: in marzo 2023 è avvenuta una crisi che ha condotto alla fine della seconda banca più grande del paese, l’estate ha nuovamente portato canicole ed alluvioni (il 2023 è stato il secondo anno più caldo da sempre), mentre le elezioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/editoriale-gennaio-2024/">Editoriale Gennaio 2024</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>In Svizzera si è concluso negli ultimi giorni un anno intenso: in marzo 2023 è avvenuta una crisi che ha condotto alla fine della seconda banca più grande del paese, l’estate ha nuovamente portato canicole ed alluvioni (il 2023 è stato il secondo anno più caldo da sempre), mentre le elezioni nazionali hanno ridimensionato l’onda verde che 4 anni fa aveva politicamente travolto la Svizzera. E l’anno iniziato da qualche giorno cosa ci porterà? Il programma politico in Svizzera però non permetterà di annoiarsi: già a marzo sono al voto due iniziative sulla previdenza vecchiaia, la quale sarà più avanti nell’anno anche oggetto di un referendum. Ma votazioni federali sono previste su numerosi temi. Per condire il dibattito politico, a metà dicembre il Consiglio federale ha approvato – dopo anni di stallo – un progetto per un mandato di negoziazione con l’UE su un pacchetto di Bilaterali III che non mancherà di aprire interessanti dibattiti. Il 2024 sarà anche l’anno di consacrazione dell’e-voting? Chissà se in occasione del prossimo Congresso del Collegamento, che si terrà in maggio a Perugia, se ne saprà qualcosa in più. Sono poche le certezze nella vita. Ma tra queste vi è la Gazzetta che seguirà e accompagnerà i fatti più rilevanti per voi. Sicuri sono anche i nostri più cordiali auguri per un sereno e felice 2024. Buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">La Svizzera ha il suo “nuovo” Governo</h3>
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	<p>Si è chiusa alla fine del 2023 l’”era Berset”, sostituito dal basilese Beat Jans. I Verdi restano fuori dal Consiglio federale. Vince la stabilità.</p>
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		<item>
		<title>Il Parlamento è al completo: si aprono le danze per il Consiglio federale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-parlamento-e-al-completo-si-aprono-le-danze-per-il-consiglio-federale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 12:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/parlamento-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Cara lettrice, caro lettore online, la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico clicca qui per i</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/parlamento-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23310"  class="panel-layout" ><div id="pg-23310-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-23310-0" ><div id="pgc-23310-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23310-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
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		><h3 class="widget-title">Con i ballottaggi per il Consiglio degli Stati, si sono chiuse le elezioni nazionali 2023. In vista delle elezioni del Consiglio federale del 13 dicembre non si attendono sorprese. </h3>
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	<p>Alcuni media hanno paragonato la politica svizzera ad un orologio a pendolo che oscilla talvolta a sinistra, poi di nuovo a destra. Questo movimento si ripete di solito ogni quattro anni durante le elezioni parlamentari. 4 anni fa, vi è stato un movimento piuttosto marcato verso sinistra, mentre il baricentro pende di nuovo un po’ a destra. Come riassunto nell’edizione della Gazzetta di novembre, “la controonda” ha permesso il 22 ottobre all’UDC di guadagnare 2,3 punti percentuali e nove seggi nel Consiglio nazionale. Un’analisi un po’ più attenta, anche dopo aver completato il Consiglio agli Stati, ci lascia però affermare che il pendolo non è ritornato completamente sulle posizioni del 2015. Infatti, allora il PLR e l’UDC disponevano insieme di 98 seggi in Consiglio nazionale, mentre ora, otto anni dopo, sono 90. Nel 2015, i Verdi e il PS avevano insieme 54 seggi nel Consiglio nazionale. Ora, otto anni dopo, sono 64.</p>
<p>Lo stesso centrodestra ha perso terreno anche nella camera alta, il Consiglio degli Stati, dove PLR-UDC raggiungono 17 seggi.</p>
<p>Dal canto loro si conferma che i Verdi hanno subito una dolorosa sconfitta raggiungendo comunque il secondo risultato più importante della loro storia. I temi dell’ambiente restano d’attualità, come dimostra anche il seggio dei Verdi liberali conquistato nel ballottaggio a Zurigo da Tjana Angelina Moser contro il democentrista Rutz.</p>
<p><u>Un mezzo “contraccolpo” per le donne</u></p>
<p>Dopo il record di donne elette nel 2019, la percentuale femminile in Consiglio nazionale è scesa dal 42% al 38,5%. Un risultato che comunque resta il secondo miglior dato della storia, considerando che nel 2015, le donne rappresentavano solo il 32% della camera del popolo.</p>
<p>Trascorse le elezioni parlamentari, la Berna federale si concentra ora sulle elezioni del Consiglio federale, che si terranno durante la seconda settimana della sessione invernale, la prima del nuovo Parlamento.</p>
<p><strong>Il Consiglio federale 2023-2027 all’insegna della stabilità</strong></p>
<p>Se alla vigilia delle elezioni nazionali si poteva pensare a possibili cambiamenti nella composizione del Consiglio federale, queste sembrano, a poco più di tre settimane dalle elezioni del governo, piuttosto inverosimili. Ricordiamo che la composizione partitica del Governo avviene secondo “regole non scritte”, e oggi prevede 2 seggi ai 3 partiti elettoralmente più forti (UDC, PS e PLR) e un seggio al quarto partito (Il Centro). L’ascesa dei Verdi degli ultimi anni ha suscitato appetiti tra i rappresentanti ecologisti. Malgrado la sconfitta elettorale essi presenteranno un candidato a sfidare un seggio del Partito liberale. Le domande che si pongono in vista del 13 dicembre sono solo due:</p>
<p><strong>Riusciranno i Verdi a soffiare un seggio in Consiglio federale al PLR? </strong></p>
<p>La risposta secondo politologi e analisti non lascia spazio a dubbi: NO. Il fatto che il partito abbia il “coraggio” di candidare proprio a seguito del balzo indietro in termini di consensi sorprende. A lanciarsi nella corsa è il Consigliere federale Gerhard Andrey. Il 47enne imprenditore, perfettamente bilingue, è l’unico candidato dei Verdi che ha dato la propria disponibilità per tentare l’ascesa al Governo. Da notare che 3 settimane dopo le elezioni il presidente dei Verdi, Balthasar Glättli non solo non si è messo a disposizione per candidare al Consiglio federale, ma ha rassegnato le proprie dimissioni come Presidente di partito. Dal canto suo, Lisa Mazzone, giovane ginevrina Consigliera agli Stati e figura promettente del partito, non è riuscita nel tentativo di farsi rieleggere nella camera bassa.</p>
<p><strong>Chi sarà il successore di Alain Berset in quota PS? </strong></p>
<p>All’inizio di quest’estate Alain Berset, la figura “forte” durante la pandemia di coronavirus ha annunciato che non si sarebbe ricandidato. Da allora sono stati 6 i candidati ad annunciare interesse: il consigliere nazionale bernese Matthias Aebischer (55 anni), la consigliera di Stato bernese Evi Allemann (45 anni), il presidente del Consiglio di Stato di Basilea Città Beat Jans (59 anni), il consigliere agli Stati zurighese Daniel Jositsch (58 anni), il consigliere nazionale vodese Roger Nordmann (50 anni) e il più giovane del gruppo, il consigliere nazionale grigionese Jon Pult (39 anni).</p>
<p>Tra i candidati con meno chance figurano Allemann, poiché il canton Berna è già rappresentato in Governo, come pure Nordmann, alla luce dell’attuale maggioranza latina. Non altissime sono le chance attribuite ad Aebischer mentre Jositsch, Jans e Pult sembrano avere le carte migliori. Il Partito socialista definirà alla fine di novembre chi sottoporre all’Assemblea federale (1 o verosimilmente 2 candidati). La Gazzetta del mese di gennaio riferirà dell’elezione del Consiglio federale.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Chi vota il Governo in Svizzera e chi è eleggibile?</h3>
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	<p>Malgrado numerosi tentativi di cambiare il sistema, il Consiglio federale è votato dall’Assemblea federale che si compone dei Consiglieri nazionali (200) e dai Consiglieri agli Stati (46). L’elezione avviene ogni quattro anni nel mese di dicembre, durante la sessione che segue il rinnovo integrale del Consiglio nazionale. In caso di dimissioni di un consigliere federale può tuttavia essere necessario organizzare un'elezione in qualsiasi momento nel corso della legislatura. Per essere eletti in Consiglio federale, basta avere la cittadinanza svizzera e il diritto di voto. Non è necessario candidarsi (!) o essere membri del parlamento svizzero. Al momento dell’elezione, il parlamento deve garantire un'equa rappresentanza delle varie regioni del Paese e delle comunità linguistiche. Non sono previste regole precise a questo proposito. Tecnicamente qualunque cittadino svizzero è dunque eleggibile.</p>
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	<p>Composizione in termini di seggi nel Consiglio agli Stati dopo i ballottaggi conclusisi il 19 di novembre. </p>
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	<p>L’unico candidato a disposizione dei Verdi per una “missione impossibile”: Gerhard Andrey</p>
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	<p>Lascia dopo 12 anni di Consiglio federale: Alain Berset</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-parlamento-e-al-completo-si-aprono-le-danze-per-il-consiglio-federale/">Il Parlamento è al completo: si aprono le danze per il Consiglio federale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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