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	<title>immigrazione Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Niente tetto massimo alla popolazione: la soluzione dell’UDC non convince</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-boccia-iniziativa-10-milioni-approva-riforma-servizio-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 23:54:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/cover-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Un dibattito molto animato si è concluso domenica 14 giugno: “salvi” per ora gli accordi bilaterali, mentre con una nuova legge sul servizio civile la Svizzera potrà disporre di più effettivi nell’esercito. La “Romandia” dice no al tetto da 10 milioni: respinta l’iniziativa sulla crescita demografica Le svizzere e gli svizzeri hanno respinto in una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-boccia-iniziativa-10-milioni-approva-riforma-servizio-civile/">Niente tetto massimo alla popolazione: la soluzione dell’UDC non convince</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/cover-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26548"  class="panel-layout" ><div id="pg-26548-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26548-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26548-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Un dibattito molto animato si è concluso domenica 14 giugno: “salvi” per ora gli accordi bilaterali, mentre con una nuova legge sul servizio civile la Svizzera potrà disporre di più effettivi nell’esercito.</p>
<h2>La “Romandia” dice no al tetto da 10 milioni: respinta l’iniziativa sulla crescita demografica</h2>
<p>Le svizzere e gli svizzeri hanno respinto in una calda domenica di votazioni uno degli oggetti più discussi della legislatura. Il testo, promosso dall’UDC, chiedeva di iscrivere nella Costituzione un limite massimo di 10 milioni di abitanti residenti permanenti entro il 2050. A scrutinio concluso, il 54,8% dei votanti ha detto no, mentre il 45,2% ha sostenuto la proposta. La partecipazione ha raggiunto il 58,9% - un livello elevato per una votazione federale. Una certa tendenza verso un “No” era emersa già dai sondaggi alla vigilia del voto.</p>
<p>La bocciatura è relativamente netta, ma non schiacciante. Il risultato conferma che il tema della crescita demografica e dell’immigrazione continua a dividere il Paese, pur senza convincere una maggioranza di elettori della necessità di introdurre un tetto rigido alla popolazione.</p>
<h2>Che cosa chiedeva l’iniziativa</h2>
<p>L’iniziativa partiva da un dato ormai noto: alla fine del 2025, la Svizzera contava circa 9,1 milioni di abitanti, contro poco più di 7,4 milioni all’inizio degli anni Duemila. Secondo i promotori, questa crescita – dovuta in larga misura all’immigrazione – sta esercitando una pressione eccessiva su alloggi, trasporti, territorio, ambiente e servizi pubblici.</p>
<p>Il testo prevedeva che la popolazione residente permanente non superasse i 10 milioni di persone prima del 2050. Già al raggiungimento della soglia di 9,5 milioni, Consiglio federale e Parlamento sarebbero stati tenuti ad adottare misure per rallentare la crescita demografica. Se tali misure non fossero bastate, la Confederazione avrebbe dovuto intervenire anche sugli accordi internazionali che favoriscono l’immigrazione, compresa – in ultima istanza – la libera circolazione delle persone con l’Unione europea.</p>
<h2>Una forte campagna a sostegno dell’”Iniziativa sulla sostenibilità”</h2>
<p>I sostenitori hanno impostato la campagna sulla qualità della vita. A loro avviso, la crescita della popolazione comporta un aumento degli affitti e dei prezzi delle abitazioni, maggiore congestione del traffico, infrastrutture sotto pressione e un consumo crescente di territorio. L’UDC ha sostenuto che la Svizzera rischia di perdere il controllo del proprio sviluppo e che occorre fissare limiti chiari prima che il Paese raggiunga dimensioni considerate insostenibili.</p>
<p>Rispetto a precedenti campagne sull’immigrazione, il partito ha cercato di ampliare il discorso oltre la sola questione migratoria, collegando il tema alla sostenibilità, alla tutela del paesaggio e alla capacità delle infrastrutture di assorbire la crescita. Diversi osservatori hanno riconosciuto che questa strategia ha contribuito a mantenere la votazione incerta fino agli ultimi giorni.</p>
<h2>Economia, sindacati e i partiti di centro e sinistra contrari</h2>
<p>Contro l’iniziativa si è schierato un fronte molto ampio che comprendeva Consiglio federale, Parlamento, partiti di centro e di sinistra, organizzazioni economiche e sindacati. Gli oppositori hanno sostenuto che la Svizzera dipende in misura significativa dall’immigrazione per coprire il fabbisogno di manodopera qualificata, in particolare nei settori della sanità, della ricerca, dell’industria e dei servizi.</p>
<p>Secondo il governo, un limite costituzionale rigido avrebbe ridotto la flessibilità necessaria per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro e avrebbe potuto compromettere i rapporti con l’Unione europea. Molti avversari del testo hanno inoltre giudicato arbitraria la soglia dei 10 milioni di abitanti e hanno sostenuto che problemi reali come la carenza di alloggi o la pressione sulle infrastrutture richiedono politiche mirate, non un blocco generale della crescita demografica.</p>
<h2>La geografia del voto</h2>
<p>La votazione ha messo nuovamente in evidenza alcune tradizionali linee di frattura del Paese. La Romandia ha respinto nettamente l’iniziativa, con percentuali superiori al 60% in diversi cantoni. Anche i grandi centri urbani hanno votato in modo chiaro contro il progetto.</p>
<p>Al contrario, numerosi cantoni della Svizzera tedesca hanno sostenuto il testo. I risultati più favorevoli si sono registrati ad Appenzello Interno, Svitto e Uri. Il Ticino, un po’ a sorpresa, ha approvato l’iniziativa di stretta misura con circa il 50,7% dei voti, distinguendosi dalla maggior parte dei cantoni latini.</p>
<p>Secondo le analisi post-voto, è stata proprio la forte opposizione delle regioni francofone e delle città a determinare l’esito finale.</p>
<h2>«Confermata la via bilaterale»</h2>
<p>Gli oppositori dell’iniziativa hanno accolto il risultato come una conferma della scelta di mantenere aperta la via bilaterale con l’Unione europea e di non introdurre limiti costituzionali alla crescita della popolazione. Le organizzazioni economiche hanno espresso sollievo, sostenendo che il rifiuto evita incertezze per le imprese e preserva l’accesso alla manodopera estera qualificata.</p>
<p>Per il Consiglio federale e per i partiti del fronte del no, il voto dimostra che la maggioranza degli elettori riconosce l’esistenza delle sfide legate alla crescita demografica, ma non ritiene adeguata la soluzione di un tetto massimo. Diverse associazioni economiche hanno sottolineato che il risultato rafforza anche la stabilità delle relazioni tra Berna e Bruxelles in una fase delicata dei negoziati bilaterali.</p>
<h2>Le reazioni degli sconfitti</h2>
<p>L’UDC ha preso atto della sconfitta, ma ha rivendicato il forte consenso raccolto dall’iniziativa, osservando che ampie zone rurali e numerosi cantoni hanno sostenuto il progetto, interpretando il risultato come un segnale che le preoccupazioni legate all’immigrazione e alla crescita della popolazione restano molto diffuse.</p>
<p>In questo senso, il risultato del 14 giugno non sembra segnare la fine della discussione sulla crescita demografica. Piuttosto, conferma che una parte importante dell’elettorato percepisce il tema come prioritario, mentre una maggioranza relativa continua a ritenere che le risposte debbano essere cercate attraverso strumenti più flessibili di un tetto costituzionale alla popolazione.</p>
<h2>Sì risicato ad una legge che «che rafforza la sicurezza in Svizzera»</h2>
<p>Oltre a rifiutare l’iniziativa sui 10 milioni, gli elettori hanno approvato la modifica della legge sul servizio civile con il 52,5% dei voti. La riforma, sostenuta da Consiglio federale e Parlamento, mira a rendere più difficile il passaggio dall’esercito al servizio civile e a rafforzare il principio secondo cui quest’ultimo deve restare un’eccezione riservata a chi è confrontato con un conflitto di coscienza autentico.</p>
<p>Il dibattito nasce dall’aumento costante delle ammissioni al servizio civile dopo la semplificazione introdotta nel 2009. Secondo il Consiglio federale, il numero crescente di militari che chiedono il trasferimento – in particolare dopo aver completato la scuola reclute – rischia di indebolire gli effettivi dell’esercito. Nel 2025, si sono registrate oltre 7’200 nuove ammissioni, un dato considerato problematico soprattutto per la perdita di specialisti e quadri militari.</p>
<p>La revisione introduce diverse misure restrittive. La più discussa prevede che chi passa al servizio civile debba svolgere un minimo di 150 giorni di servizio, anche se ha già assolto gran parte degli obblighi militari. Vengono inoltre irrigidite le condizioni per la pianificazione degli impieghi e ridotti quelli che i promotori definiscono vantaggi rispetto al servizio militare.</p>
<p>A livello nazionale, la revisione è stata approvata con il <strong>52,5% di sì</strong>. La maggioranza dei cantoni ha sostenuto il progetto, soprattutto nella Svizzera tedesca e nelle regioni rurali.</p>
<p>I risultati più favorevoli sono arrivati da numerosi cantoni germanofoni, dove l'argomento del mantenimento degli effettivi dell'esercito ha convinto una quota importante dell'elettorato. Fra i primi risultati pubblicati durante lo spoglio figuravano ad esempio <strong>Zurigo</strong> (circa 59,5% di sì), <strong>Grigioni</strong> (60,2%) e <strong>Ticino</strong> (56,6%), tutti orientati chiaramente a favore della riforma.</p>
<p>Più critici si sono mostrati invece alcuni cantoni urbani e tradizionalmente progressisti. <strong>Ginevra</strong> ha respinto la revisione con circa il 55,7% di no, mentre <strong>Basilea Città</strong> l'ha bocciata con il 61,6% di no.</p>
<p>Sulla falsa riga dell’iniziativa dell’UDC, si nota dunque una frattura piuttosto classica della politica svizzera: da una parte i cantoni urbani e di sinistra, più sensibili al ruolo sociale del servizio civile e contrari a limitarne l'accesso; dall'altra gran parte della Svizzera tedesca e dei cantoni più rurali, che hanno privilegiato l'argomento della sicurezza e del rafforzamento dell'esercito.</p>
<p>Le reazioni dopo il voto sono state contrastanti. Tra i favorevoli ha prevalso il sollievo. La società degli ufficiali ha accolto con soddisfazione il risultato, affermando che la revisione dovrebbe riportare il servizio civile alla funzione originaria immaginata dal legislatore, ossia uno strumento destinato a chi vive un reale conflitto di coscienza.</p>
<p>Delusione invece tra gli oppositori. La Federazione svizzera per il servizio civile, dal canto suo, ha dichiarato di rispettare il verdetto delle urne ma ha sottolineato come il tema resti aperto politicamente. Secondo l’organizzazione, la campagna è stata oscurata da altri oggetti in votazione e spesso ridotta a una contrapposizione semplicistica tra sostenitori e avversari dell’esercito.</p>
<p>Con il Sì alla riforma, la maggioranza degli elettori ha dunque scelto di rafforzare il legame tra obbligo militare e servizio civile. La relativa ristrettezza del risultato mostra però che il ruolo del servizio civile e il suo rapporto con l’esercito restano temi controversi nella società svizzera.</p>
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	<p>Ampio il fronte contrario all’iniziativa: tutti i partiti di centro e sinistra, economia e sindacati</p>
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	<p>I sondaggi alla vigilia indicavano una leggera tendenza verso il No. Così è stato.</p>
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	<p>“A rischio gli effettivi dell’esercito in un momento geopolitico instabile”: con questa argomentazione, il fronte del Sì ha convinto le cittadine e i cittadini</p>
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	<p>Oggi molti giovani che prestano servizio civile sono impegnati nell’ambito dei servizi sociali</p>
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		<title>Editoriale Maggio 2026</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-svizzera-voto-10-milioni-bilaterali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 10:10:50 +0000</pubDate>
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>l’estate si avvicina, le giornate sono ormai lunghe e il clima si sta riscaldando: in Svizzera anche quello politico. A giugno al voto vi sarà un’iniziativa lanciata dall’UDC “No ad una Svizzera da 10 milioni!”. Malgrado sia “solo” un’iniziativa – che di regola fanno fatica a superare lo scoglio popolare – la posta in palio è alta. Un’approvazione metterebbe fortemente in discussione tutto l’iter in corso sui Bilaterali III, su cui la popolazione sarebbe chiamata ad esprimersi nel corso dell’anno prossimo. I temi sollevati dall’iniziativa – sollecitazione di infrastrutture, carenze di spazi residenziali, pressione sulle vie di comunicazione – sono un tema per molte fasce della popolazione. I contrari riusciranno ad illustrare che l’iniziativa non fornisce una risposta tangibile a questi annosi problemi o, come capita sempre più spesso, il sovrano sentirà di dover lanciare un segnale approvando il testo? Il dibattito è lanciato e infuocato.</p>
<p>Intanto tutto è pronto per il Congresso di Bologna del 9-10 maggio di cui la Gazzetta riferirà ampiamente nella sua prossima edizione. Prossima edizione che sarà inoltre dedicata al calcio: il mondiale negli Stati Uniti è alle porte, la Svizzera è pronta (e l’Italia, ahilei, no).</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">10 milioni sono troppi?</h3>
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	<p>Al voto un’iniziativa particolarmente dibattuta per un freno alla crescita della popolazione residente in Svizzera.</p>
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		<title>Troppi e troppo pochi?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-voto-10-milioni-iniziativa-popolazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/politica-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il 14 giugno prossimo i cittadini sono chiamati alle urne su due temi: l’iniziativa “per la sostenibilità” dell’UDC che teme una Svizzera “sovraffollata” e la revisione della legge sul servizio civile che vuole porre un freno all’esodo dal… servizio militare. L’aperitivo dei Bilaterali III L’iniziativa popolare “No a una Svizzera di 10 milioni”, promossa dall’Unione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/politica-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26305"  class="panel-layout" ><div id="pg-26305-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26305-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26305-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 14 giugno prossimo i cittadini sono chiamati alle urne su due temi: l’iniziativa “per la sostenibilità” dell’UDC che teme una Svizzera “sovraffollata” e la revisione della legge sul servizio civile che vuole porre un freno all’esodo dal… servizio militare. </strong></p>
<h2>L’aperitivo dei Bilaterali III</h2>
<p>L’iniziativa popolare “No a una Svizzera di 10 milioni”, promossa dall’Unione Democratica di Centro (UDC), mira a introdurre un tetto massimo alla popolazione residente in Svizzera, collegando esplicitamente la crescita demografica alle sfide ambientali e infrastrutturali del Paese.</p>
<p><em>10 milioni sono troppi? Lo deciderà il sovrano il 14 giugno 2026</em></p>
<p>Al centro delle varie richieste vi è la fissazione di un limite alla popolazione svizzera – indicativamente sotto la soglia dei 10 milioni di abitanti – per evitare, secondo i promotori, un’eccessiva pressione su territorio, risorse naturali e servizi pubblici. L’iniziativa sostiene che la crescita demografica, trainata in larga parte dall’immigrazione, sia uno dei fattori principali del consumo di suolo, dell’aumento del traffico e delle emissioni di CO<sub>2</sub>.</p>
<h2>Meno immigrazione</h2>
<p>Per raggiungere questo obiettivo, il testo prevede un controllo più rigido dell’immigrazione, con la possibilità di introdurre contingenti o limiti annuali. Qualora la popolazione si avvicinasse alla soglia stabilita, l’iniziativa prevede l’obbligo per il Consiglio federale di intervenire. Inoltre, viene richiesta la revisione o la denuncia di accordi internazionali, se questi sono ritenuti incompatibili con il contenimento demografico, in particolare quelli relativi alla libera circolazione delle persone.</p>
<h2>“Un freno necessario e urgente”</h2>
<p>Secondo l’UDC, la sostenibilità ambientale passa da una gestione più restrittiva della crescita della popolazione. Tra i punti citati regolarmente vi è la protezione del paesaggio e delle superfici agricole, la riduzione della congestione urbana e del traffico, il contenimento dei costi infrastrutturali e sociali o la preservazione della qualità della vita. L’iniziativa collega così la sostenibilità non solo a politiche climatiche o energetiche, ma anche a una visione demografica più contenuta.</p>
<h2>Ampio fronte contrario preoccupato per l’economia e le relazioni con l’UE</h2>
<p>I detrattori – tra cui praticamente tutti i partiti al di fuori di UDC e UDC, ambienti economici e diverse organizzazioni – contestano l’impostazione dell’iniziativa poiché ritengono che la sostenibilità dipenda soprattutto da innovazione, efficienza energetica e politiche climatiche, non dal numero di abitanti. Di fronte a una carenza di manodopera in tutta Europa, soprattutto gli ambienti economici avvertono che limitare l’immigrazione potrebbe avere effetti negativi sull’economia, in particolare sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale.</p>
<h2>Un dibattito più ampio, aperitivo dei Bilaterali III</h2>
<p>La proposta si inserisce in un dibattito crescente sul futuro demografico della Svizzera, dove la popolazione continua ad aumentare e si avvicina progressivamente alla soglia simbolica dei 10 milioni. Il voto sull’iniziativa funge anche da “apripista” al dibattito che contraddistinguerà il voto sugli Accordi bilaterali III, previsto nel corso del 2027. Il legame tra questi e l’iniziativa “No a una Svizzera di 10 milioni” è infatti diretto e potenzialmente conflittuale, perché entrambe le questioni toccano il tema centrale della libera circolazione delle persone.</p>
<p>Infatti, al centro del nuovo pacchetto di accordi resta l’accesso al mercato europeo, che è strettamente legato all’accettazione della libera circolazione. Quest’ultima crea punti di frizione con l’iniziativa al voto in giugno che, al contrario, mira a limitare la crescita della popolazione, ridurre o contingentare l’immigrazione a costo di rimettere in discussione accordi internazionali esistenti.</p>
<p>La libera circolazione delle persone, parte degli accordi bilaterali con l’UE, non consente limiti unilaterali rigidi all’immigrazione. È così prevedibile che, se l’iniziativa venisse accettata, la Svizzera potrebbe essere costretta a negoziare modifiche ai Bilaterali oppure addirittura denunciare l’accordo sulla libera circolazione. Questo avrebbe effetti a catena, perché gli accordi bilaterali sono spesso collegati dalla cosiddetta “clausola ghigliottina”: la caduta di uno può compromettere anche gli altri.</p>
<h2>Servizio civile: un ritorno alle origini?</h2>
<p>All’ombra dell’animato dibattito che accompagna la Svizzera al voto sull’iniziativa dei 10 milioni, gli elettori saranno chiamati a esprimersi anche sulla revisione della legge federale sul servizio civile.</p>
<p>La riforma, voluta da Consiglio federale e Parlamento, nasce da una constatazione: il numero di persone che scelgono il servizio civile è cresciuto costantemente negli ultimi anni, superando le 7’000 ammissioni annue. Secondo il Governo, questa tendenza rischia di indebolire l’esercito, privandolo soprattutto di personale già formato. Il servizio civile, nella logica costituzionale svizzera, è infatti concepito come un’alternativa in casi eccezionali per chi dimostra un conflitto di coscienza, non come una libera scelta rispetto al servizio militare.</p>
<h2>Misure per evitare di aggirare l’obbligo di prestare servizio</h2>
<p>La modifica della legge introduce una serie di misure per rendere meno attrattivo il passaggio dal militare al civile. Tra i punti principali vi è una durata minima di 150 giorni di servizio civile, anche per chi ha pochi giorni militari residui, l’applicazione del fattore 1,5 (più giorni rispetto al militare) anche a sottufficiali e ufficiali, e l’obbligo di prestare servizio ogni anno, riducendo la flessibilità attuale. Inoltre, sono previste limitazioni per alcune professioni, come medici e studenti di medicina e restrizioni per chi ha già completato gran parte del servizio militare. L’obiettivo dichiarato è ridurre i passaggi dall’esercito al servizio civile e garantire effettivi sufficienti per la difesa nazionale.</p>
<h2>“Necessario preservare la forza dell’esercito”</h2>
<p>Il Governo e la maggioranza parlamentare sostengono la revisione ritenendola necessaria per preservare la capacità operativa dell’esercito e della protezione civile, evitando che il servizio civile diventi un’alternativa più conveniente. L’obiettivo dei difensori della nuova legge è ristabilire un equilibrio tra i due sistemi di servizio.</p>
<h2>“Un pericolo per i settori sociali e sanitari”</h2>
<p>Il referendum contro la legge è stato lanciato da organizzazioni della società civile e movimenti politici, che criticano l’inasprimento delle condizioni per poter optare per il servizio civile. Gli oppositori sostengono che la revisione ridurrebbe drasticamente il numero di civilisti disponibili, penalizzerebbe settori che beneficiano del loro lavoro (sociale, sanitario, ambientale) e non risolverebbe realmente i problemi dell’esercito.</p>
<p>Al di là degli aspetti tecnici, il voto del 14 giugno tocca una questione più ampia: che ruolo deve svolgere il servizio civile nella società svizzera? Per i sostenitori della riforma deve restare un’eccezione rigorosa, mentre per gli oppositori, rappresenta un pilastro complementare al servizio militare, da non restringere.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p>10 milioni sono troppi? Lo deciderà il sovrano il 14 giugno 2026</p>
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	<p>“Troppo traffico, cementificazione e costi sociali”: secondo l’UDC, l’immigrazione va frenata</p>
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	<p>Per i contrari all’iniziativa, l’iniziativa è “caos”</p>
</div>
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	<p>L’iniziativa “per la sostenibilità” e gli Accordi bilaterali III: un rapporto… conflittuale</p>
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	<p>Una protezione della popolazione pronta in caso di crisi: secondo i fautori, il continuo esodo di personale verso il servizio civile indebolisce l’esercito e la protezione civile</p>
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	<p>I fautori della nuova legge fanno leva sul contesto internazionale incerto per sottolineare la necessità di un esercito efficace.</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">OSE</h3>
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	<h2>Il Consiglio degli Svizzeri all’estero raccomanda di votare no all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!»</h2>
<p>Numerosi svizzeri all’estero provenienti da tutto il mondo si sono riuniti lo scorso 20 marzo 2026 a Berna in occasione della seduta del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), il “Parlamento della Quinta Svizzera”. All’ordine del giorno figurava, tra l’altro, l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)”. Il Consiglio ha sottolineato l’importanza della libera circolazione delle persone per gli svizzeri all’estero e ha raccomandato di respingere l’iniziativa.</p>
<p>Oltre cento delegati del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), massimo organo dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), si sono riuniti al Kursaal di Berna e online per la loro prima seduta del 2026. Oltre alle trattande statutarie, il Consiglio si è occupato di un tema politico attuale che riguarda molto direttamente la Quinta Svizzera: i delegati hanno invitato a respingere l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)” nella votazione del 14 giugno.</p>
<h2>L’iniziativa mette in discussione la libera circolazione delle persone</h2>
<p>Il 57% di tutti gli svizzeri all’estero, ossia circa 475’000 persone, vive in uno Stato dell’UE o dell’AELS. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) disciplina le loro condizioni di soggiorno e di lavoro. Questo accordo, centrale per gli svizzeri all’estero, sarebbe messo in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”: qualora la popolazione superasse i dieci milioni e non si riuscisse a negoziare una deroga eccezionale con l’UE, secondo il Consiglio federale, la Svizzera dovrebbe revocare l’ALC. Ciò creerebbe notevoli incertezze per quanto riguarda i diritti di soggiorno, l’insediamento nonché le prospettive di rientro delle famiglie svizzere all’estero, in particolare nelle situazioni binazionali.</p>
<p>Per questo motivo, il Consiglio degli Svizzeri all’estero si è espresso a favore della libera circolazione delle persone e ha fatto appello al corpo elettorale svizzero affinché respinga l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”.</p>
<h2>A proposito dell’OSE:</h2>
<p>L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), SwissCommunity, informa, mette in rete, consiglia e rappresenta oltre 826 700 svizzeri all’estero. È editrice della rivista indipendente Schweizer Revue e organizza il Congresso degli Svizzeri all’estero. Per i giovani svizzeri all’estero dai 15 ai 18 anni, l’OSE organizza campi in Svizzera. Il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) è l’organo supremo dell’OSE e il “Parlamento” della Quinta Svizzera. Il CSE è riconosciuto dalla Confederazione come voce ufficiale degli svizzeri all’estero.</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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