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	<title>lago dei quattro cantoni Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>lago dei quattro cantoni Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera: Canton Lucerna</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/canton-lucerna-storia-cultura-panorami-svizzeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 10:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/canton-lucerna-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Quinto appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni. In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa quinta destinazione?</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/canton-lucerna-storia-cultura-panorami-svizzeri/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera: Canton Lucerna</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/canton-lucerna-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26523"  class="panel-layout" ><div id="pg-26523-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26523-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26523-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Quinto appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni.</p>
<p>In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa quinta destinazione? Benvenuti nel Canton Lucerna!</p>
<h2>TAPPA 5: CANTON LUCERNA</h2>
<p>Ci sono luoghi che attraversano la propria storia, altri la scrivono loro stessi. Il Canton Lucerna è uno di questi. Da piccolo insediamento medievale a potente città-Stato, il suo sviluppo ha lasciato un segno profondo nella storia della Svizzera, diventando uno dei Cantoni più visitati e apprezzati di tutta la Confederazione.</p>
<p>A partire dal tardo Medioevo, Lucerna divenne una vera e propria città-Stato. La sua espansione territoriale ebbe inizio nel 1380 con l’acquisizione del baliaggio di Weggis e raggiunse il massimo sviluppo tra il 1386 e il 1415. Intorno al 1480, la definizione del territorio che poi sarebbe diventato il Canton Lucerna era ormai quasi del tutto completata.</p>
<p>La città-Stato di Lucerna esercitava la giurisdizione superiore sulla maggior parte dei territori sotto il proprio controllo, mentre la giurisdizione inferiore restava spesso nelle mani di altri detentori dei diritti, i quali non erano necessariamente cittadini di Lucerna. Durante il periodo della Repubblica Elvetica, il distretto di Hitzkirch apparteneva al canton Baden.</p>
<p>Dal 1803 il distretto venne assegnato al Canton Lucerna. In compenso, Lucerna cedette a sua volta il distretto di Merenschwand al neofito Canton Argovia. Il Canton Lucerna prende il nome dal suo omonimo capoluogo, la città di Lucerna. Con il suo paesaggio mozzafiato e il caratteristico centro storico, la città rappresenta una delle mete più visitate e apprezzate di tutta la Svizzera.</p>
<p>Il <em>Kapellbrücke</em> è indubbiamente l’attrazione più celebre e iconica di Lucerna. Si tratta di uno dei ponti più antichi in legno in Europa. Lungo 204 metri, percorrerlo significa attraversare un pezzo di storia con i suoi dipinti e la <em>Wasserturm</em>, quest’ultima svolgeva una funzione di difesa. La particolare linea spezzata del ponte contribuiva a ridurre la pressione esercitata dalla corrente del fiume sulla struttura.</p>
<p>Il nome deriva dalla vicina Cappella di San Pietro. In origine al suo interno erano collocati 110 pannelli triangolari in legno, dipinti nel XVII secolo, che illustravano la storia e gli avvenimenti principali della città.</p>
<p>A seguito dell’incendio avvenuto nel 1993, soltanto 25 pannelli si salvarono, quelli andati distrutti dalle fiamme vennero sostituiti da copie o lasciati vuoti come testimonianza del drammatico evento.</p>
<p>Sopra la città si erge il <em>Museggmauer</em>, connubio perfetto tra storia e panorama. Risalente al XIII secolo e con i suoi 870 m di lunghezza, rappresenta una delle mura cittadine medievali meglio conservate di tutta la Svizzera. Delle 30 torri originarie, solamente 9 sono ancora in piedi. Lo Zytturm, il Männliturm, lo Schirmerturm e la torre di Guardia sono le 4 torri tuttora accessibili.</p>
<p><em>Nicola Magni</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Obvaldo</h3>
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<p><strong>Capoluogo</strong>: Lucerna</p>
<p><strong>Lingua</strong>: tedesco</p>
<p><strong>Data di ingresso CH</strong>: 1332</p>
<p><strong>Superficie</strong>: 1’493,51 km²</p>
<p><strong>Numero residenti</strong>: 437’944 (2024)</p>
<p><strong>Montagna più alta</strong>:  Napf (1406 m, interamente nel Canton Lucerna); Tomlishorn (2128 m, sul confine tra Lucerna, Nidvaldo e Obvaldo)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img decoding="async" class="wp-image-26524 alignleft" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Wappen_Luzern_matt-495x600.png" alt="" width="133" height="162" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Wappen_Luzern_matt-495x600.png 495w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Wappen_Luzern_matt-844x1024.png 844w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Wappen_Luzern_matt-768x932.png 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Wappen_Luzern_matt.png 1000w" sizes="(max-width: 133px) 100vw, 133px" />*Stemma</strong>: Lo stemma del Canton Lucerna consiste in uno scudo diviso in due campi: azzurro a sinistra e bianco a destra. I colori sono documentati fin dal XIV secolo e sembrano richiamare il paesaggio naturale della regione: l’azzurro rappresenterebbe le limpide acque del Lago dei Quattro Cantoni e il cielo; mentre il bianco simboleggerebbe la luce e la purezza. La semplicità del disegno riflette l’antica tradizione araldica svizzera e l’identità storica cantonale.</p>
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	<p>Museggmauer. Foto Sofia N.</p>
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	<p>Museo dei Trasporti di Lucerna. Foto Sofia N.</p>
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	<p>Löwendenkmal. Foto Sofia N.</p>
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	<p>Lago dei Quattro Cantoni. Foto Sofia N.</p>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera. &#8211; Canton Nidvaldo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/canton-nidvaldo-svizzera-storia-turismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 09:08:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/nidvaldo-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Terzo appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni. In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa nuova destinazione?</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/canton-nidvaldo-svizzera-storia-turismo/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera. &#8211; Canton Nidvaldo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/nidvaldo-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26279"  class="panel-layout" ><div id="pg-26279-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26279-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26279-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Terzo appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni.</p>
<p>In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa nuova destinazione? Benvenuti nel Canton Nidvaldo!</p>
<h2>TAPPA 3: CANTON NIDVALDO</h2>
<p>Ci sono luoghi che, sulla carta, sembrano marginali: piccoli territori tra montagne e laghi, lontani dai grandi centri del potere europeo. Eppure, è proprio da uno di questi luoghi, il Canton Nidvaldo, che prende forma una delle esperienze politiche più durature del continente.</p>
<p>Nel 1291, le comunità di Nidvaldo si alleano con Uri e Svitto. Non esiste ancora una Svizzera, ma emerge già un’esigenza concreta: difendersi e preservare la propria autonomia, soprattutto di fronte agli Asburgo. È un patto essenziale, nato più da una necessità che da una visione, destinato però a diventare il nucleo della Confederazione.</p>
<p>Per secoli Nidvaldo resta legato a una forte identità locale. Insieme a Obvaldo forma l’Untervaldo, ma senza mai diventare un’entità unica: collaborazione, sì, ma senza rinunciare alla propria autonomia, in un equilibrio che racconta bene lo spirito svizzero. Nel frattempo, tra Cinquecento e Seicento, molti abitanti partono come mercenari, cercando altrove opportunità che il territorio non può offrire. Il momento più drammatico arriva nel 1798. Di fronte all’avanzata francese e alla Repubblica Elvetica imposta da Napoleone, Nidvaldo resiste. La repressione è durissima: il 9 settembre il Cantone viene saccheggiato e centinaia di persone vengono uccise. È una ferita profonda, ma non definitiva.</p>
<p>Dopo il 1814, molte innovazioni vengono cancellate e il Cantone torna alle sue strutture tradizionali. La trasformazione sarà lenta: la nuova costituzione arriverà solo nel 1877, mentre la storica <em>Landsgemeinde</em> sopravvive fino al 1997, come un’eco di un passato ancora vivo.</p>
<p>Stans, capoluogo cantonale, si trova nel cuore di Nidvaldo. Situato ai piedi delle montagne e a pochi minuti dal Lago dei Quattro Cantoni, il paese conserva un’identità autentica, profondamente legata alla storia della Svizzera primitiva. Si tratta del vero e proprio centro politico, culturale e simbolico del Cantone. Stans è stata infatti protagonista di uno degli episodi più significativi della storia elvetica: la Dieta di Stans del 1481. In quel periodo, i Cantoni erano divisi da forti tensioni interne. La situazione si risolse grazie all’intervento di San Nicolao della Flüe, che con un messaggio di pace favorì un compromesso tra le parti.</p>
<p>Nel centro del paese si erge la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, principale edificio religioso del Canton Nidvaldo ed emblema della sua identità spirituale. L’attuale edificio fu completato dall’architetto Jakob Berger nel 1647 e rappresenta una delle più importanti chiese barocche della Svizzera.</p>
<p>La dedica ai Santi Pietro e Paolo non è casuale: San Pietro, rappresentato dalla chiave, è anche il simbolo dello stemma cantonale.</p>
<p>Il Museo di Nidvaldo conserva manufatti e opere che raccontano la storia artistica e culturale del Cantone. È composto da tre sedi: il Salzmagazin, la Winkelriedhaus con padiglione a Stans e la Fortezza di Fürigen a Stansstad. Il Salzmagazin, situato in posizione centrale vicino alla funivia dello Stanserhorn, ospita ogni anno mostre temporanee dedicate alla storia e alla cultura locale.</p>
<p>Inoltre, Stans è stata testimone di un episodio che segnò un punto di svolta pedagogico. Il pedagogista e filosofo svizzero Johann Heinrich Pestalozzi applicò un metodo educativo innovativo rivolto ai bambini orfani di guerra. Basato su “testa, cuore e mano”, il suo approccio promuoveva uno sviluppo armonico fondato su amore, intuizione e attività pratica.</p>
<p>Il cantone è anche celebre per i suoi prodotti di eccellenza, come l’antica vetreria Glasi Hergiswil, situata nell’omonimo comune. Fondata nel 1817, l’azienda oggi offre al pubblico un museo con varie esposizioni, il labirinto del vetro e il Glasi-Park.</p>
<p>Nidvaldo è caratterizzato da una natura che si espande tra laghi e montagne. Il territorio è dominato dal Lago dei Quattro Cantoni e da imponenti montagne. Il suggestivo lago di Trübsee è situato a 1’764 m sopra Engelberg, alimentato dal ghiacciaio del Titlis.</p>
<p>All’interno del Cantone è presente Niederrickenbach, definita a ragione <em>«la fonte di energia più naturale della Svizzera». </em>Questa località, caratterizzata dall’assenza di automobili, emana un senso di energia e tranquillità, attribuibile sia alla sua rilevanza come meta di pellegrinaggio sia alla sua collocazione ai piedi dei monti.</p>
<p>Oggi, Nidvaldo è un Cantone moderno ma non ha dimenticato le proprie origini e forse è proprio questo il suo segreto: cambiare sì, ma senza mai perdere il senso profondo della propria libertà.</p>
<p>Ci congediamo da questa terza tappa, dove abbiamo conosciuto più approfonditamente un territorio fatto di natura, fede e tradizioni. Seguendo il filo della storia elvetica, ripartiamo alla scoperta del suo “gemello” storico. Il nostro cammino prosegue verso la prossima meta: il Canton Obvaldo.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a <a href="mailto:redazione@gazzettasvizzera.ch">redazione@gazzettasvizzera.ch</a>: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
<p><em>Nicola Magni</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Nidvaldo</h3>
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<p><strong>Capoluogo</strong>: Stans<br />
<strong>Lingua</strong>: tedesco<br />
<strong>Data di ingresso CH</strong>: 1291<br />
<strong>Superficie</strong>: 275,85 km<sup>2<br />
</sup><strong>Numero residenti</strong>: 45’462 (dicembre 2025)<br />
<strong>Montagna più alta</strong>: Rotstöckli (2’901m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma del Canton Nidvaldo consiste in due chiavi bianche incrociate verticalmente, le cui barbe sono rivolte verso l’alto su campo rosso. La doppia chiave fa riferimento a San Pietro, patrono del capoluogo Stans, e richiama nella forma l’aquila del Sacro Romano Impero. I colori bianco e rosso, tipici della tradizione elvetica, derivano infatti dall’insegna di guerra imperiale. Il rosso rappresenta il sangue e la passione, mentre il bianco simboleggia la purezza e l’innocenza.</p>
<p>L’emblema risale al XV secolo ed è stato adottato per distinguere e affermare l’indipendenza da Obvaldo, il cui stemma presenta una sola chiave. Le chiavi sono un simbolo cristiano, legato alla figura di San Pietro e rappresentano la protezione divina e l’autorità spirituale. La versione attuale fu ufficializzata nel 1512, quando Papa Giulio II concesse l’autorizzazione a utilizzare questo simbolo papale nello stemma.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p>Chiesa dei Santi Pietro e Paolo nel cuore di Stans </p>
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	<p>In inverno, il Trübsee si trasforma in una distesa ghiacciata, perfetta per pattinare.</p>
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	<p>Vista sul Lago dei Quattro Cantoni dalla Klewenalp (sopra Beckenried, Nidvaldo), sul versante opposto ma collegata escursionisticamente con Niederrickenbach</p>
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			</item>
		<item>
		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/in-cammino-attraverso-i-26-cantoni-un-racconto-a-tappe-della-nostra-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 16:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio tra i Cantoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/cantone-uri-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In questa nuova rubrica, vi accompagniamo attraverso la Svizzera e i suoi 26 cantoni. Un cammino a tappe, lento e curioso, che esplora storie, paesaggi e volti che hanno contribuito a costruire la nostra identità svizzera. Racconteremo il passato per comprendere il presente e guarderemo all’oggi per intuire il domani. Cantone che scopri, memoria che</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/in-cammino-attraverso-i-26-cantoni-un-racconto-a-tappe-della-nostra-svizzera/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/cantone-uri-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26046"  class="panel-layout" ><div id="pg-26046-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26046-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26046-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In questa nuova rubrica, vi accompagniamo attraverso la Svizzera e i suoi 26 cantoni. Un cammino a tappe, lento e curioso, che esplora storie, paesaggi e volti che hanno contribuito a costruire la nostra identità svizzera. Racconteremo il passato per comprendere il presente e guarderemo all’oggi per intuire il domani. Cantone che scopri, memoria che si risveglia. Pronti, partenza, via: benvenuti nel Canton Uri!</p>
<h2>TAPPA 1: CANTON URI</h2>
<p>C’è un punto, nel cuore della Svizzera, dove le montagne sembrano stringersi per custodire una promessa. All’alba, quando la luce scivola sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e risale lentamente le pareti rocciose, Uri appare così: essenziale, severo, silenzioso. È da qui che comincia il nostro cammino attraverso la Svizzera federale.</p>
<p>Uri non è grande, non è rumoroso, non è appariscente. Eppure, nella memoria collettiva svizzera, occupa uno spazio enorme. Qui il paesaggio non è solo sfondo: è protagonista. Le montagne hanno modellato il carattere delle persone, le vie di transito e comunicazione, e hanno segnato la storia politica del Paese. Al confine tra nord e sud dell’Europa, Uri ha scritto pagine decisive della storia svizzera.</p>
<p>Nel XIII secolo che Uri entra nel racconto fondativo della Svizzera. Cantone rurale, formalmente soggetto al Sacro Romano Impero, ottiene presto un ruolo strategico grazie al controllo delle vie alpine, decisive per i commerci e per i collegamenti tra nord e sud dell’Europa. Da questa centralità nasce anche l’esigenza di proteggere l’autonomia locale e garantire la sicurezza. È in questo contesto che, nell’agosto del 1291, le comunità di Uri, Svitto e Nidvaldo rinnovarono un’alleanza di mutua difesa per proteggersi dalle violenze esterne, rifiutare giudici stranieri e confermare i rapporti di potere esistenti. Il documento parlava di aiuto reciproco, arbitrato dei conflitti e punizione per omicidi e incendi. Più che una rivoluzione, fu un patto di pace tra comunità alpine consapevoli della propria forza e della propria fragilità. Secondo la tradizione, il luogo simbolo di questo patto è il prato del Rütli, affacciato sul Lago dei Quattro Cantoni e protetto dalle montagne. Qui, si racconta, uomini liberi dei tre cantoni si sarebbero giurati sostegno reciproco. La scena, attestata solo da racconti tardomedievali e dalla letteratura moderna, è stata sovrapposta al Patto del 1291 trasformandolo in simbolo di libertà e solidarietà. Con la nascita dello Stato federale nel 1848, il patto divenne mito fondativo della Confederazione. La scuola, le celebrazioni e la memoria pubblica hanno fissato nel cuore dei cittadini l’immagine del giuramento del Rütli per l’eternità. Nel 1899, il 1° agosto venne quindi scelto come festa nazionale per commemorare questo gesto, ancora oggi simbolo di unità e appartenenza, radicato simultaneamente nella storia e nel mito. Oggi, il Rütli rappresenta una memoria condivisa.</p>
<p>Uri diventa così uno dei cantoni fondatori della nostra Svizzera, simbolo di autodeterminazione e responsabilità collettiva. Tra queste valli prende forma anche la leggenda di <strong>Guglielmo Tell</strong>, figura che attraversa Uri come un’eco potente e incarna ancora oggi un’idea di libertà radicata nella quotidianità più che nella retorica. Arciere, padre, uomo libero: la leggenda narra il suo rifiuto di piegarsi all’autorità arbitraria del balivo Gessler, il gesto drammatico della mela posta sulla testa del figlio e la successiva ribellione – fiamma di una coscienza collettiva. Pur priva di certezza storica, il racconto si intreccia con eventi reali: le tensioni tra i cantoni rurali e le autorità imperiali nel XIII secolo, la volontà di autonomia e l’aspirazione a leggi condivise, tutte sfumature che il mito racchiude in un unico gesto eroico. Ancora oggi, Tell non è un eroe lontano, ma una presenza fiera: nella piazza di Altdorf, nei racconti patriotici e nell’immaginario collettivo.</p>
<p>Altdorf, capoluogo e cuore amministrativo del cantone, vive in equilibrio tra misura e vita quotidiana: la piazza, il monumento a Guglielmo Tell, i caffè discreti. Qui si cammina molto, si osserva, si ascolta. Le montagne non sono un’idea romantica, ma una presenza reale, che detta ritmi e scelte.</p>
<p>Oggi Uri resta uno dei cantoni più piccoli e montuosi della Svizzera, estendendosi dal Lago dei Quattro Cantoni fino alle imponenti cime del Gottardo. Con poco più di mille chilometri quadrati e una popolazione esigua ma profondamente radicata, conserva un legame forte con la sua terra: ogni valle e ogni paese raccontano storie di continuità e resilienza. Il territorio resta per lo più selvaggio: boschi, alpeggi e rocce d’alta quota dominano il paesaggio, mentre le aree abitate si concentrano lungo la Reuss e ad Andermatt. Grazie a queste meraviglie naturali, il turismo è un motore vitale per la regione, con resort alpini, investimenti internazionali e dibattiti accesi su paesaggio, seconde case e identità locale.</p>
<p>Siamo pronti a lasciare Uri, con la consapevolezza che qui tutto parla di origine e di un’idea di convivenza fondata sulla responsabilità reciproca. Seguendo le acque del lago e le vie della storia, ripartiamo verso un altro cantone fondatore, dove l’identità svizzera assume nuove sfumature. Il cammino prosegue verso la prossima tappa: il Canton Svitto.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a redazione@gazzettasvizzera.ch: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Uri</h3>
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<strong>Lingua</strong>: tedesco<br />
<strong><br />
Data di ingresso CH</strong>: 1291<br />
<strong><br />
Superfice</strong>: 1'077 km<sup>2<br />
</sup><strong>Numero residenti</strong>: 37'931 (2023)<br />
<strong>Montagna più alta</strong>: Dammastock (3’630m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma di Uri mostra una testa di bue nera con anello dorato su fondo giallo. L’animale richiama probabilmente l’uro (<em>aurochs</em>), bovino ormai estinto, e dà un curioso carattere primordiale al cantone.</p>
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	<p>Uno scorcio della capitale Altdorf e il suo monumento a Guglielmo Tell (Uri Tourismus)</p>
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	<p>Con le sue 46 (!) teleferiche, il Canton Uri è considerato l’Eldorado delle teleferiche in Svizzera (Uri Tourismus)</p>
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	<p>Uno scorcio sul lago dei 4 cantoni dalla strada alta del Schächertal (Uri Tourismus)</p>
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		<item>
		<title>Il «ritrovo» sconosciuto della Quinta Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-ritrovo-sconosciuto-della-quinta-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 22:08:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[700 anniversario confederazione svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[brunnen]]></category>
		<category><![CDATA[eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[lago dei quattro cantoni]]></category>
		<category><![CDATA[piazza degli svizzeri all'estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/01/waldstaetter-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Un ampio prato che fa venir voglia di prendere il sole e fare picnic, una vista pittoresca sul Lago dei Quattro Cantoni e sulle montagne circostanti - e un grande significato simbolico. Stiamo parlando della Piazza degli Svizzeri all'estero di Brunnen (SZ). L'area di 5’000 m2 proprio accanto al porto «Föhn» simboleggia il legame dei</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-ritrovo-sconosciuto-della-quinta-svizzera/">Il «ritrovo» sconosciuto della Quinta Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/01/waldstaetter-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24699"  class="panel-layout" ><div id="pg-24699-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24699-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24699-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">A Brunnen si trova un luogo speciale: la Piazza degli Svizzeri all'estero. È stata inaugurata nel 1991 nell'ambito delle celebrazioni per il 700° anniversario della Confederazione Svizzera. Oggi è un punto di riferimento in patria per gli oltre 800’000 Svizzeri all'estero. Vi proponiamo un “giro virtuale” di questo luogo simbolico.</h3>
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	<p>Un ampio prato che fa venir voglia di prendere il sole e fare picnic, una vista pittoresca sul Lago dei Quattro Cantoni e sulle montagne circostanti - e un grande significato simbolico. Stiamo parlando della Piazza degli Svizzeri all'estero di Brunnen (SZ). L'area di 5’000 m2 proprio accanto al porto «Föhn» simboleggia il legame dei circa 820’000 Svizzeri all'estero con la patria. Alcuni chiamano la piazza anche «Rütli della Quinta Svizzera». Una definizione appropriata, dato che l'originale, il leggendario luogo di fondazione della Svizzera, è poco distante sul lato opposto del lago. Il sito costituisce anche la fine del «Sentiero della Svizzera», che si snoda intorno al Lago di Uri e in cui ogni cantone è coinvolto con un tratto del sentiero. La Piazza degli Svizzeri all’estero è teatro di eventi sportivi e culturali, viene talvolta utilizzata per il “public viewing”, è stata utilizzata dall'esercito come luogo per cerimonie e consegne di bandiere e ha ospitato molte celebrazioni del 1° agosto.</p>
<h3>Ricordi del 700° anniversario della Svizzera</h3>
<p>Nonostante il suo significato simbolico, la piazza è sorprendentemente poco conosciuta in Svizzera. Solo pochi svizzeri sono consapevoli dell'esistenza di questo luogo, che costituisce un ponte con i connazionali che vivono all'estero. Eppure la storia della piazza inizia in modo tutt'altro che in sordina, come spiega Alex Hauenstein. È il presidente della Fondazione Piazza degli Svizzeri all'Estero, proprietaria del sito: “La Piazza degli Svizzeri all'Estero è una delle poche realizzazioni durature delle celebrazioni del 700° anniversario della Confederazione svizzera nel 1991”. Un passo alla volta: nel 1988 è stata istituita la fondazione “Piazza degli Svizzeri all'estero Brunnen”, di cui fanno parte la Confederazione Svizzera, il Cantone e il distretto di Svitto, il Comune di Ingenbohl, la Banca Cantonale di Svitto e l'Organizzazione degli Svizzeri all'estero. In vista del 700° anniversario della Confederazione svizzera, la fondazione ha potuto acquistare il sito sul Lago dei Quattro Cantoni grazie a una campagna di raccolta fondi a livello mondiale tra gli svizzeri all'estero e a un contributo sostanziale della Confederazione svizzera. Il luogo è stato aperto al pubblico il 4 maggio 1991 dall'allora Presidente della Confederazione svizzera, Jean-Pascal Delamuraz. In seguito è stato uno dei luoghi principali per le celebrazioni del 700° anniversario della Confederazione svizzera. Il 1° agosto 1991, tutto il Consiglio federale si è riunito sulla piazza degli Svizzeri all'estero e ha effettuato una visita di Stato, per così dire, alla «Quinta Svizzera».</p>
<h3>Opposizione contro un trampolino</h3>
<p>Nonostante la sua posizione unica, però, la piazza degli Svizzeri all'estero non è riuscita a diventare un luogo di incontro. “Molte persone non erano nemmeno a conoscenza della piazza”, racconta Alex Hauenstein, che ha vissuto e lavorato in Germania per molti anni. Lui stesso ha saputo dell'esistenza della piazza solo nel 2009, poco prima di entrare a far parte della fondazione nel 2010, che presiede dal 2014. Lui e gli altri membri del consiglio di fondazione erano intenzionati a sensibilizzare l'opinione pubblica e a promuovere un uso significativo della piazza. La Fachhochschule Nordwestschweiz FHNW è stata quindi incaricata di elaborare proposte per un migliore utilizzo della piazza. La fondazione ha infine deciso di organizzare un concorso per la creazione di un simbolo della piazza. Fu scelto il progetto “Trampolino”, una costruzione pedonale che si proiettava sul lago, un trampolino di lancio nel mondo, per così dire. Ma il progetto non poté essere realizzato. «L'associazione per la tutela del paesaggio» si è opposta, afferma Hauenstein seccamente.</p>
<h3>Uso variegato</h3>
<p>Nonostante questa battuta d'arresto, era chiaro che la piazza avrebbe dovuto essere più utilizzata in futuro. Sebbene fosse frequentata attivamente dal pubblico, gli eventi più grandi si svolgevano solo saltuariamente. Ma questi erano esattamente ciò che serviva, poiché, per la manutenzione della piazza, la fondazione dipendeva dalle entrate. Per promuovere l'affitto della piazza, la fondazione ha collaborato con Brunnen Tourismus, che da quel momento in poi si è occupata dell'affitto della piazza. Tra gli eventi più noti vi sono lo «Spettacolo», un festival internazionale di artisti di strada, la manifestazione di sport acquatici “Windweek” e i Campionati europei di una ex classe olimpica di barche a vela. Tuttavia, ci sono anche richieste che la fondazione deve rifiutare. Ad esempio, quando i familiari desiderano seppellire sul sito degli Svizzeri all'estero l'urna di un cofondatore deceduto. Hauenstein può comprendere questo desiderio. “Ma la piazza non deve diventare un cimitero”.</p>
<h3>Arte svizzera da tutto il mondo</h3>
<p>Da diversi anni, la fondazione utilizza la piazza anche come base per il suo progetto «Artists in Residence». Quest'estate, il musicista svizzero di Edimburgo Nathaniel “Nat” Cartier è stato invitato a trasferire il suo posto di lavoro a Brunnen per cinque settimane. Il soggiorno è stato finanziato dalla fondazione e in cambio Cartier è stato incaricato di comporre tre canzoni e di dipingere dei quadri che la fondazione potrà utilizzare. Il musicista ventiquattrenne si è goduto appieno il soggiorno, dice Hauenstein. Si è unito ai Brunner Yodellers e preso confidenza con il corno delle Alpi (Alphorn) e la fisarmonica svizzera (Schwyzer-Örgeli). In uno dei brani commissionati, il «Presidential Address», il sassofonista Cartier è accompagnato dal noto suonatore di corno delle Alpi Fredy Fuchs. Al termine del suo soggiorno, Cartier ha potuto presentare il suo lavoro a un vasto pubblico nella Piazza degli Svizzeri all'estero. È la terza volta che la fondazione assegna una borsa di studio di questo tipo, dopo il 2016 e il 2017. La prossima volta che vorrà invitare un artista a Brunnen sarà nell'estate del 2026. Per lo stesso anno è in programma anche il 35° anniversario della piazza. «Naturalmente vogliamo celebrarlo in grande stile», afferma Alex Hauenstein.</p>
<h3>Un luogo per sentirsi a casa</h3>
<p>Per il presidente del Consiglio di fondazione, l'evento dell'anniversario sarà anche un addio, poiché in seguito lascerà il suo incarico. Dopo 16 anni di mandato, è giunto il momento di passare il testimone alla generazione più giovane. Nel frattempo è tornato in Svizzera e ha trovato un suo posto per stare a casa. Spera che la piazza continui a svilupparsi e ad adattarsi alle esigenze degli Svizzeri all'estero. Per lui è comunque chiaro che questo luogo speciale continuerà a essere necessario anche in futuro. Molti connazionali che vivono all'estero rimangono strettamente legati alla loro patria, e lo sono da generazioni. Per loro questo luogo ha un valore enorme: “Qui hanno un posto dove possono sempre tornare a casa”.</p>
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	<p>La posizione della Piazza degli Svizzeri all'estero di Brunnen (SZ), con accesso al lago e un suggestivo panorama montano, è straordinaria. E la piazza stessa si trasforma di volta in volta in un parco per gli ospiti della Quinta Svizzera, per chi rinfresca i propri ricordi e per chi visita la Svizzera per la prima volta. Foto ZVG (1) e Keystone (3)</p>
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	<p>Nell'estate 2024 Brunnen è stata la stazione di attracco del musicista e «Artist in Residence» Nat Cartier. Foto ZVG</p>
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