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	<title>neutralità svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Un doppio e secco no dalle urne: il popolo giudica troppo radicali le iniziative sulla neutralità e sulla sicurezza alimentare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 07:32:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/09/neutralita-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Come ampiamente previsto dai sondaggi alla vigilia della domenica di votazioni del 27 settembre, i due testi sono stati rifiutati con oltre il 70% dei voti. La partecipazione al voto è stata del 47,1%.  Neutralità: un autogol da destra Il verdetto è netto: l’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera» è stata respinta dal 70,15% dei cittadini</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/votazioni-27-settembre-2026-neutralita-sicurezza-alimentare/">Un doppio e secco no dalle urne: il popolo giudica troppo radicali le iniziative sulla neutralità e sulla sicurezza alimentare</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/09/neutralita-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26805"  class="panel-layout" ><div id="pg-26805-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26805-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26805-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Come ampiamente previsto dai sondaggi alla vigilia della domenica di votazioni del 27 settembre, i due testi sono stati rifiutati con oltre il 70% dei voti. La partecipazione al voto è stata del 47,1%.</p>
<p><strong> </strong><strong>Neutralità: un autogol da destra</strong></p>
<p>Il verdetto è netto: l’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera» è stata respinta dal 70,15% dei cittadini votanti. Il no ha prevalso in tutti i Cantoni. Il risultato più «risicato» è arrivato dal Ticino, dove il testo è stato respinto con il 51,75% dei voti; il rifiuto più marcato si è registrato a Basilea Città, con i no che hanno sfiorato l’80%.</p>
<p>Il dato più significativo è però il messaggio che gli elettori hanno mandato sul modo in cui intendono la neutralità svizzera nel mondo di oggi. Il voto non metteva in discussione l’esistenza della neutralità, che resta un principio della Confederazione, sancito dalla Costituzione e riconosciuto dal diritto internazionale. La domanda era piuttosto quale dovesse essere la sua applicazione concreta.</p>
<p>L’iniziativa proponeva di iscrivere nella Costituzione una concezione <em>più rigida</em> della neutralità svizzera, che avrebbe dovuto essere dichiarata esplicitamente «permanente e armata». La Confederazione avrebbe dovuto rinunciare ad aderire o a collaborare con alleanze militari o difensive, salvo in caso di aggressione, e non partecipare a conflitti militari tra Stati terzi. Soprattutto, avrebbe incontrato forti limitazioni nell’adozione di sanzioni contro Stati belligeranti: sarebbero rimaste possibili quelle decise dalle Nazioni Unite, ma non, in linea generale, altre misure coercitive.</p>
<p><strong>Grandi sconfitti: Pro Svizzera, l’UDC e Christoph Blocher</strong></p>
<p>Per i promotori dell’iniziativa, la decisione della Svizzera di adottare le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina aveva segnato «un allontanamento dalla neutralità tradizionale». Dal loro punto di vista, una Svizzera realmente neutrale avrebbe dovuto mantenere una maggiore distanza dalle parti in conflitto. In campo è sceso anche Christoph Blocher, il «fondatore dell’UDC moderna» e per lunghi anni l’uomo simbolo della crescita del partito. Il suo impegno – definito dagli osservatori come la sua «ultima battaglia» – non ha convinto il popolo. Anche le ingenti somme investite nella campagna non hanno mobilitato un elettorato più ampio rispetto a quello del suo partito. Pro Svizzera, l’associazione all’origine dell’iniziativa, ritiene che l’incomprensione riguardo alla cooperazione militare con altri Paesi sia la ragione del netto rifiuto del testo. Dal canto suo, l’UDC afferma che la battaglia per una neutralità più restrittiva non è finita e mette in guardia dagli sviluppi nocivi per il Paese nel caso in cui vengano riprese anche in futuro sanzioni decise da Stati terzi.</p>
<p><strong>La neutralità resta così come è: soddisfatto il Consiglio federale</strong></p>
<p>Durante la campagna di votazione – piuttosto sentita e agguerrita – il Consiglio federale e il Parlamento hanno sostenuto invece che la neutralità svizzera disponesse già di basi solide e che non fosse necessario irrigidirne la definizione costituzionale. La Confederazione non aderisce ad alleanze militari come la NATO, non partecipa militarmente alle guerre tra Stati terzi e rispetta gli obblighi derivanti dal diritto della neutralità. Allo stesso tempo, la prassi svizzera lascia a Berna un margine di manovra per decidere, caso per caso, quali misure siano nell’interesse del Paese. Di questo si è rallegrato anche il Consiglio federale, che vede così confermata la propria linea d’azione in relazione alle guerre in corso tra Russia e Ucraina e in Medio Oriente.</p>
<p>Per Berna si apre ora la fase forse più difficile, indipendente dall’esito della votazione: dimostrare che neutralità e capacità di agire sulla scena internazionale possono continuare a convivere. In un’Europa attraversata da guerre e nuove contrapposizioni geopolitiche, la domanda è quale tipo di neutralità possa permettere alla Svizzera, domani, di rimanere sicura, credibile e capace di parlare con tutti.</p>
<p><strong>Ora si guarda al referendum sull’esportazione delle armi</strong></p>
<p>Il dibattito sulla politica di sicurezza non scompare però dall’agenda politica. Già a novembre il popolo si esprimerà su una modifica della legge sul materiale bellico, che mira a facilitare l’esportazione e la riesportazione di armi svizzere. Il PLR e le associazioni economiche, nelle loro reazioni al voto di fine settembre, hanno affermato che «un’industria degli armamenti efficiente è essenziale per rafforzare la capacità di difesa e ridurre le dipendenze della Svizzera». La Gazzetta presenterà questa votazione nel prossimo numero.</p>
<p><strong>Sicurezza alimentare: un No a una svolta troppo radicale</strong></p>
<p>«No a una dieta vegetale»: è così che molti quotidiani hanno sintetizzato nei titoli la prevedibile bocciatura dell’iniziativa sulla «sicurezza alimentare». Il 72,52% dei votanti si è opposto, mentre i favorevoli si sono fermati al 27,48%. Il testo partiva da una preoccupazione tutt’altro che marginale: come garantire alla popolazione svizzera cibo a sufficienza, di buona qualità e a prezzi accessibili in un mondo sempre più esposto a crisi geopolitiche, cambiamenti climatici e interruzioni delle catene di approvvigionamento?</p>
<p>La risposta proposta dai promotori era ambiziosa: la Confederazione avrebbe dovuto creare le condizioni affinché almeno il 70% degli alimenti consumati in Svizzera fosse prodotto sul territorio nazionale. L’agricoltura avrebbe dovuto modificare profondamente il proprio orientamento, producendo meno carne e più alimenti di origine vegetale; inoltre, sarebbe stato previsto un impiego ridotto di prodotti fitosanitari e concimi, insieme a una maggiore protezione dell’acqua potabile, della fertilità dei suoli e della biodiversità.</p>
<p>Oggi l’agricoltura svizzera copre poco meno della metà del fabbisogno alimentare nazionale; il resto viene importato. Per i promotori dell’iniziativa, questa dipendenza dall’estero rappresenta una vulnerabilità, soprattutto in caso di crisi. Nella loro visione, una maggiore produzione in Svizzera avrebbe permesso di rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento e, contemporaneamente, di rendere il sistema alimentare più rispettoso dell’ambiente. La proposta riuniva quindi tre temi destinati ad avere un peso crescente nel dibattito politico: sicurezza, agricoltura e sostenibilità.</p>
<p><strong>Soddisfatti i partiti borghesi e l’Unione svizzera dei contadini</strong></p>
<p>A prevalere alle urne è stata tuttavia la preoccupazione per la portata degli interventi richiesti. Consiglio federale e Parlamento avevano definito gli obiettivi dell’iniziativa eccessivi e difficilmente realizzabili nei tempi previsti. Secondo il Governo, raggiungere un grado di autoapprovvigionamento netto del 70% in dieci anni (questa la richiesta dell’iniziativa) avrebbe richiesto trasformazioni profonde non soltanto nelle aziende agricole, ma anche nell’industria alimentare e nelle abitudini di consumo della popolazione.</p>
<p>Nel suo commento al voto, l’Unione svizzera dei contadini ha affermato che «la popolazione svizzera desidera mantenere la libertà di scelta in materia di alimentazione». Secondo l’associazione, ogni persona deve poter scegliere i propri consumi e il tipo di produzione agricola che desidera avere in Svizzera. Dal canto suo, il PLR ha affermato che demonizzare la carne non è accettabile.</p>
<p>Troppo radicale nelle sue conseguenze: il popolo si è nettamente opposto all’iniziativa per la sicurezza alimentare.</p>
<p><strong>Per i Verdi è stato lanciato il dibattito su problemi reali </strong></p>
<p>I Verdi sono stati l’unico partito a sostenere l’iniziativa. Secondo il partito, i grandi problemi legati alla protezione delle acque e all’agricoltura nel contesto del cambiamento climatico sono ben reali. «Non ci aspettavamo di vincere, ma le questioni che l’iniziativa ha sollevato sono fondamentali».</p>
<p>Per gli svizzeri all’estero, il tema può sembrare a prima vista molto distante. In realtà, riguarda un dibattito che verosimilmente interesserà tutti i Paesi industrializzati. La pandemia, la guerra in Ucraina e le tensioni commerciali hanno mostrato quanto le catene alimentari internazionali possano essere vulnerabili. Al tempo stesso, il cambiamento climatico rende più difficile affidarsi esclusivamente alla produzione locale: siccità, alluvioni, nuove malattie delle colture e perdita di biodiversità non rispettano i confini nazionali. La Svizzera si trova quindi davanti a un equilibrio delicato. Da una parte, deve mantenere una produzione agricola sufficientemente forte e diversificata; dall’altra, non può ignorare il fatto che la sua economia alimentare è inserita in una rete internazionale dalla quale dipende una parte importante dei consumi. Anche in questo caso, il dibattito non si conclude di certo con la votazione sull’iniziativa.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		<title>Editoriale Settembre 2026</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-settembre-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 19:06:22 +0000</pubDate>
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>in Svizzera si è appena conclusa un’estate torrida con pochissima pioggia e temperature costanti sopra la media. Il dibattito sul cambiamento climatico ha ripreso vigore al pari della preoccupazione di climatologi, meteorologi, mondo dell’agricoltura e semplici cittadine e cittadini. Assisteremo, un po’ come nel 2019, a una nuova ondata di consensi a favore dei partiti che pongono l’attenzione ambientale tra i loro temi principali? Per la risposta occorre attendere le prossime elezioni in vari cantoni e poi quelle federali dell’anno venturo. Prima, in programma a settembre, vi sono due votazioni federali che presentiamo in questa edizione di Gazzetta.</p>
<p>L’estate è stata calda anche sul piano sportivo: tra giugno e luglio la nazionale di calcio Svizzera ha fatto sognare in molti ai Mondiali FIFA. Il cammino dei rossocrociati si è interrotto soltanto ai tempi supplementari contro l’Argentina, complice un cartellino rosso (discutibile).</p>
<p>Con l’autunno, oltre a temperature più gradevoli, ritorna una quotidianità anche tra le attività dei circoli. Un’attività preziosissima che come nient’altro è in grado di creare comunità tra gli elvetici in Italia. La redazione vi invita a lanciare uno sguardo regolare alla rubrica “Dalle nostre istituzioni”, che sicuramente permetterà ai lettori da Nord a Sud di trovare un momento per condividere insieme un po’ di Svizzera. Nel frattempo, auguriamo una buona fine di estate.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Cosa è una Svizzera neutrale? </h3>
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	<p>Le temperature canicolari di quest’estate hanno riacceso il dibattito sul clima, mentre in pieno corso è quello sull’iniziativa per la neutralità. </p>
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		<title>Neutralità, sovranità e sostenibilità: cambiano le proposte al voto, non i temi.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/votazione-27-settembre-neutralita-sicurezza-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 18:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/08/politica-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il 27 settembre la popolazione svizzera si chinerà su due iniziative popolari. (Al momento della chiusura della redazione non erano ancora disponibili sondaggi.) Passata l’estate, le cittadine e i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi su due iniziative popolari che affrontano temi diversi, ma entrambi rilevanti: il ruolo della Svizzera nel contesto internazionale e il</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/votazione-27-settembre-neutralita-sicurezza-alimentare/">Neutralità, sovranità e sostenibilità: cambiano le proposte al voto, non i temi.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/08/politica-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26707"  class="panel-layout" ><div id="pg-26707-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26707-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26707-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 27 settembre la popolazione svizzera si chinerà su due iniziative popolari. </strong></p>
<p><strong><em>(Al momento della chiusura della redazione non erano ancora disponibili sondaggi.)</em></strong></p>
<p>Passata l’estate, le cittadine e i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi su due iniziative popolari che affrontano temi diversi, ma entrambi rilevanti: il ruolo della Svizzera nel contesto internazionale e il futuro della politica alimentare e agricola del Paese. Come sempre accade nel sistema di democrazia diretta elvetico, saranno gli elettori a decidere se modificare la Costituzione federale.</p>
<h2>Precisare la neutralità nella Costituzione?</h2>
<p>L'iniziativa popolare "Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)" chiede di inserire nella Costituzione una definizione più precisa e vincolante della neutralità svizzera. Secondo il testo proposto, la Svizzera dovrebbe mantenere una neutralità permanente e armata, non aderire ad alleanze militari e non partecipare a conflitti tra Stati. Sarebbe inoltre vietato adottare sanzioni coercitive nei confronti di Stati belligeranti, salvo quelle decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Resterebbero invece possibili le misure necessarie per impedire l'elusione di sanzioni internazionali e la collaborazione umanitaria.</p>
<p>L'iniziativa nasce anche come reazione alle decisioni prese dalla Svizzera dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, quando il Consiglio federale decise di riprendere le sanzioni economiche adottate dall'Unione europea nei confronti della Russia. Secondo i promotori, quella scelta ha modificato la tradizionale interpretazione della neutralità elvetica.</p>
<h2>Per i favorevoli è necessario tornare a essere mediatori</h2>
<p>I sostenitori, in gran parte aderenti alle cerchie dell’UDC, ritengono che la neutralità costituisca uno dei pilastri dell'identità svizzera e uno strumento fondamentale per garantire la sicurezza e l'indipendenza del Paese.</p>
<p>A loro giudizio, iscrivere una definizione chiara nella Costituzione impedirebbe interpretazioni mutevoli da parte del Governo e assicurerebbe prevedibilità nella politica estera. Una Svizzera rigorosamente neutrale potrebbe inoltre continuare a offrire i propri buoni uffici come mediatrice nei conflitti internazionali, mantenendo la credibilità necessaria per favorire il dialogo tra Stati.</p>
<p>Secondo i favorevoli, evitare sanzioni unilaterali ridurrebbe anche il rischio di coinvolgimento politico o economico della Confederazione nelle controversie internazionali.</p>
<h2>“Margine troppo limitato” per i contrari all’iniziativa.</h2>
<p>Gli oppositori, tra cui anche il Consiglio federale e il Parlamento, ritengono invece che l'iniziativa limiterebbe eccessivamente il margine d'azione della Svizzera in politica estera. Secondo loro, la neutralità svizzera ha sempre saputo adattarsi ai cambiamenti dello scenario internazionale senza perdere la propria essenza. Inserire regole troppo rigide nella Costituzione potrebbe impedire al Consiglio federale di reagire con flessibilità a crisi future.</p>
<p>I contrari sottolineano, inoltre, che la possibilità di adottare sanzioni economiche rappresenta uno strumento importante per difendere il diritto internazionale e condannare gravi violazioni, senza compromettere la neutralità militare. Temono infine che una Svizzera troppo isolata possa perdere influenza sulla scena internazionale e vedere indebolita la cooperazione con i partner europei.</p>
<h2>Più sovranità e protezione delle risorse naturali nella produzione alimentare?</h2>
<p>La seconda proposta sottoposta al voto a fine settembre è l'iniziativa popolare "Per un'alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull'alimentazione)".</p>
<p>L'obiettivo è rafforzare la sicurezza alimentare della Svizzera attraverso una maggiore produzione agricola nazionale sostenibile, una riduzione della dipendenza dalle importazioni e una migliore tutela delle risorse naturali.</p>
<p>L'iniziativa propone di orientare maggiormente la produzione verso alimenti di origine vegetale, promuovere un utilizzo più efficiente del suolo e dell'acqua, migliorare la qualità delle acque potabili e incentivare pratiche agricole rispettose dell'ambiente. Chiede anche che la Confederazione favorisca un sistema alimentare più resiliente di fronte ai cambiamenti climatici e alle tensioni geopolitiche.</p>
<h2>“Più efficienza agricola con prodotti vegetali” per i fautori dell’iniziativa</h2>
<p>Per i promotori, gli ultimi anni hanno dimostrato quanto le catene di approvvigionamento internazionali possano essere vulnerabili. Guerre, crisi climatiche e instabilità economica rendono importante aumentare la capacità di produrre cibo sul proprio territorio.</p>
<p>Secondo i favorevoli, puntare maggiormente sulle produzioni vegetali consentirebbe di utilizzare in modo più efficiente le superfici agricole, ridurre l'impatto ambientale e contribuire alla protezione del clima. Anche la tutela dell'acqua potabile rappresenta, a loro avviso, un investimento essenziale per le generazioni future.</p>
<p>L'iniziativa viene inoltre presentata come un'opportunità per sostenere un'agricoltura innovativa, capace di coniugare produttività e sostenibilità.</p>
<h2>Per i contrari, le conseguenze sono “più costi e diete imposte alla popolazione”</h2>
<p>I contrari condividono gli obiettivi generali della sicurezza alimentare e della protezione ambientale, ma ritengono che l'iniziativa sia troppo prescrittiva. A loro avviso, fissare nella Costituzione orientamenti così dettagliati limiterebbe la flessibilità della politica agricola e potrebbe comportare costi elevati per agricoltori e consumatori.</p>
<p>Secondo gli oppositori, la Svizzera dispone già di strumenti efficaci per promuovere un'agricoltura sostenibile e la sicurezza dell'approvvigionamento. Si teme, inoltre, che un maggiore orientamento verso produzioni vegetali possa penalizzare alcune aziende agricole, in particolare quelle attive nell'allevamento, e ridurre quindi la libertà imprenditoriale del settore.</p>
<p>Non da ultimo, il fronte contrario si oppone a “imposizioni” dello Stato anche sul tipo di dieta che la popolazione sarebbe chiamata a seguire.</p>
<h2>Due scelte di fondo</h2>
<p>Le due iniziative affrontano questioni molto diverse, ma pongono entrambe interrogativi di carattere strategico che – al pari di molte votazioni passate – giocano sul tema della sostenibilità e della sovranità.</p>
<p>Nel caso della neutralità, gli elettori saranno chiamati a decidere se rendere più rigida e dettagliata la definizione costituzionale di uno dei principi storici della politica estera svizzera oppure mantenere l'attuale impostazione, che lascia maggiore spazio di manovra alle autorità federali.</p>
<p>L'iniziativa sull'alimentazione invita invece a riflettere sull'equilibrio tra sicurezza dell'approvvigionamento, sostenibilità ambientale e competitività dell'agricoltura, valutando se gli strumenti oggi disponibili siano già sufficienti oppure se sia necessario imprimere un cambiamento più deciso attraverso una modifica della Costituzione.</p>
<p>Spetterà alle cittadine e ai cittadini scegliere quale visione del futuro della Svizzera intendono sostenere.</p>
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	<p>Tornare a essere mediatori: è l’obiettivo del fronte di destra favorevole all’iniziativa</p>
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	<p>La condanna di gravi violazioni, per i contrari all’iniziativa, passa anche dalle sanzioni</p>
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	<p>Per gli iniziativisti, una produzione più sostenibile renderebbe anche più autosufficiente la Svizzera</p>
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	<p>No a una “dieta di Stato”. I contrari all’iniziativa giocano la carta della libertà</p>
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