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	<title>oberland bernese Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>La scalinata infinita del Niesen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 09:53:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/scalinata-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Più in alto, più lontano, più veloce, più bello? Alla ricerca di record svizzeri un po’ fuori dall’ordinario: oggi si parla della Niesen-Treppe, la scala più lunga del mondo con 11’674 gradini. La scalinata che costeggia la funicolare del Niesen, nell’Oberland bernese, conta più di 11’000 gradini. È la scalinata più lunga del mondo e,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/scalinata-niesen-record-mondiale-11674-gradini/">La scalinata infinita del Niesen</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/scalinata-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26487"  class="panel-layout" ><div id="pg-26487-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26487-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26487-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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<p>Più in alto, più lontano, più veloce, più bello?<br />
Alla ricerca di record svizzeri un po’ fuori dall’ordinario: oggi si parla della <em>Niesen-Treppe</em>, la scala più lunga del mondo con 11’674 gradini.</p>
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	<p>La scalinata che costeggia la funicolare del Niesen, nell’Oberland bernese, conta più di 11’000 gradini. È la scalinata più lunga del mondo e, di conseguenza, un efficace strumento pubblicitario – anche se al pubblico non è permesso percorrerla. Il fascino del Niesen risale addirittura al XVIII secolo.</p>
<p>La piccola funicolare rossa del Niesen, come altre dello stesso tipo, si inserisce obliquamente nel paesaggio, seguendo il ripido pendio che porta alla vetta del Niesen (2362m), una delle principali attrazioni turistiche svizzere sin dal XIX secolo. La linea è divisa in due tronconi e corre quasi perfettamente dritta. Lo stesso vale per la scalinata che la affianca: con i suoi 11’674 gradini, è la più lunga del mondo. Un eccellente argomento promozionale. In realtà, pochissimi dei circa 84’000 visitatori annui del Niesen arrivano a sudare per raggiungere la cima… durante la salita devono solo tenersi ben saldi ai sedili. L’epoca in cui turisti e viaggiatori salivano in groppa a muli o – se abbastanza facoltosi – in portantina è finita da tempo. Dal 1856, gli ospiti dell’epoca pernottavano nella capanna in vetta, oltre 50 anni prima della costruzione della funicolare. L’accesso alla celebre scalinata è riservato a una piccola élite sportiva: coloro che si danno appuntamento ogni giugno per affrontare i gradini di metallo e pietra della Niesenbahn, con i suoi 1669 metri di dislivello e una pendenza del 68%. La corsa sulla scalinata del Niesen è estremamente impegnativa. Il record è di poco inferiore ai 56 minuti – tempo medio in cui un escursionista allenato riuscirebbe a percorrere forse 500 metri di dislivello, sicuramente non 1600. Al di fuori di questa competizione, la scalinata serve solo come accesso di servizio, percorribile tutto l’anno. La Niesenbahn AG ricorda che l’accesso senza autorizzazione è vietato e passibile di multa. Esistono eccezioni: con un abbonamento da 490 franchi si può salire tra le tre e le sette del mattino, con doccia e discesa incluse. Sono però in pochi a scegliere questa opzione. Anche un giornalista di Revue Suisse era disposto a tentare la salita notturna, ma gli è stato sconsigliato: «<em>Non vogliamo ulteriore pubblicità per la scalinata della Niesenbahn</em>», ha dichiarato il direttore Urs Wohler.</p>
<h2>Al chiaro di luna</h2>
<p>La Revue Suisse ha quindi optato per la salita in funicolare. Dalla vetta, la vista sulle Alpi bernesi e sui laghi di Thun e di Brienz è mozzafiato. In lontananza, si scorge la parte italiana delle Grandes Jorasses. Con il cielo limpido, si vedono anche la catena montuosa francese dei Vosgi e la Foresta Nera, racconta con entusiasmo lo scrittore, giornalista e alpinista bernese Daniel Anker. Dopo uno spuntino al Berghaus Niesen Kulm, chi desidera può pernottare in una delle accoglienti camere. Un’occasione unica per ammirare il sorgere della luna sopra le Alpi bernesi. Il Niesen offre tutto ciò che ci si aspetta dal turismo svizzero, basato principalmente sulla natura e sul paesaggio alpino. La sua forza di attrazione è antica, come testimonia una guida pubblicata nel 1793 dal geologo tedesco Johann Gottfried Ebel, che gli dedica quattro pagine contro appena una e mezza per il Titlis (UR), sottolinea Anker: «<em>Il Niesen è una delle prime cime svizzere descritte in letteratura</em>.» Qual è il segreto di questo successo? Secondo Anker: «<em>La sua forma, che sembra disegnata da un bambino, è semplicemente perfetta. Ricorda le piramidi di Giza.</em>» Al pomeriggio, l’ombra triangolare della montagna si riflette sul lago di Thun, tingendo il panorama di una luce fiabesca. Non a caso la <em>piramide svizzera</em> ha attirato numerosi artisti, tra cui Ferdinand Hodler e Paul Klee, ed è stata soggetto di incisioni che ne hanno diffuso la fama nel mondo. Un’altra ragione del suo successo è più pratica: da Thun, il Niesen si ammira facilmente, mentre vette perfette come la Dent Blanche (VS) sono invisibili dalla valle. Inoltre, la linea ferroviaria da Berna all’Oberland è la più antica tratta turistica della Svizzera. «<em>Prima della funicolare, si arrivava al Niesen in carrozza</em>», ricorda Anker, autore di monografie sulle cime più alte della Svizzera. Oggi, da Berna alla vetta ci si impiega meno di un’ora e mezza.</p>
<h2>Parapendii a perdita d’occhio</h2>
<p>Cosa fare in vetta? Lungo il versante occidentale si può passeggiare ammirando i decolli dei parapendii. «<em>Questa cima è uno dei punti di volo più belli della regione</em>», afferma il bernese Ruedi Thomi. Pilota tandem ed ex pioniere del volo libero negli anni ’80, oggi decolla in direzione di casa sua, distante otto chilometri in linea d’aria. Poco lontano, una giovane donna su una panchina è immersa nella lettura di un romanzo. Si tratta di Olivia Jundt, arrivata da Liestal (BL), mentre il marito vola nei cieli. «<em>Non vedevo l’ora di visitare la </em>piramide svizzera<em> e ora mi chiedo perché vivo a Basilea</em>», scherza. Sul breve sentiero asfaltato che porta dalla stazione d’arrivo della funicolare alla vetta, una giovane asiatica si aggrappa con timore alla ringhiera: siamo in montagna e ci sono precipizi! Più in alto, turisti argentini si godono la vista sorseggiando del mate. Tuttavia, la maggior parte dei visitatori proviene dalla Svizzera, rappresentando il 95% degli arrivi annuali.</p>
<h2>Visite clandestine alla scalinata</h2>
<p>Scendiamo a piedi fino alla stazione intermedia di Schwandegg, 700 metri più in basso. Lungo il percorso passiamo accanto alla scalinata da record mondiale. Un leggero rumore metallico – il tintinnio dei cavi della funicolare – accompagna l’arrivo di un corridore. È Michael Meyer, macellaio di Thun: è già la sua terza salita della giornata. Vuole stabilire un record: tra aprile e ottobre, finché i sentieri sono percorribili, punta a salire sul Niesen 186 volte. Quanto alla corsa sulla scalinata? Meyer vi partecipa come volontario, ma i 11’674 gradini non lo attirano: preferisce i sentieri e sostiene che «<em>le scale non fanno bene</em>», forte dell’esperienza di un vecchio lavoro che lo costringeva a salire centinaia di gradini ogni giorno. Mostra sul telefono delle foto di camosci. La fauna del Niesen è ricca e abitata da linci, aquile, gipeti, avvoltoi monaci e galli cedroni. Gli stambecchi, invece, mancano, benché nel 2006 sia stato avviato un progetto di reintroduzione, volto soprattutto a «<em>rendere la regione più attrattiva per il turismo</em>». Tornando alla scalinata Meyer racconta di incontrare di tanto in tanto, durante le sue corse mattutine, escursionisti clandestini. Ma, come riportato dalla <em>Berner Zeitung</em>, le telecamere della Niesenbahn li registrano e vengono poi fermati all’arrivo in vetta.</p>
<p><em>Stéphane Herzog</em></p>
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	<p>Realizzata perfettamente dritta e parallela ai binari della Niesenbahn, è la scala più lunga del mondo con 11’674 gradini.</p>
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	<p>Il Niesen ha sempre affascinato gli artisti; il simbolista Ferdinand Hodler (1853-1918), per esempio, ha immortalato più volte il “monte perfetto” sulla tela.</p>
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	<p>In Svizzera ci sono molte vette imponenti, ma ciò che rende speciale il Niesen è che è visibile in tutta la sua imponenza da lontano, soprattutto da Thun e Spiez; in rosso sono indicati il percorso della Niesenbahn e della scala record.</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/scalinata-niesen-record-mondiale-11674-gradini/">La scalinata infinita del Niesen</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>«Guardare oltre il mio orizzonte»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lavorare-fattoria-svizzera-agriviva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 09:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/salca1-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La diciottenne Belinda Schulz, svizzera all'estero, è cresciuta nella Germania meridionale e attualmente si sta preparando per l'esame di ammissione al corso di pianoforte. L'estate scorsa ha trascorso alcune settimane in Svizzera per dare una mano in una fattoria. Quali sono state le sue esperienze? INTERVISTA: RUTH VON GUNTEN AgriViva offre ai e alle giovani</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lavorare-fattoria-svizzera-agriviva/">«Guardare oltre il mio orizzonte»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/salca1-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26110"  class="panel-layout" ><div id="pg-26110-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26110-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26110-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La diciottenne Belinda Schulz, svizzera all'estero, è cresciuta nella Germania meridionale e attualmente si sta preparando per l'esame di ammissione al corso di pianoforte. L'estate scorsa ha trascorso alcune settimane in Svizzera per dare una mano in una fattoria. Quali sono state le sue esperienze?</p>
<p>INTERVISTA: RUTH VON GUNTEN</p>
<p><strong>AgriViva offre ai e alle giovani opportunità di lavoro in fattorie in tutte le regioni linguistiche della Svizzera. Come ha scoperto AgriViva?</strong></p>
<p>«<em>Ho letto sulla rivista “Schweizer Revue” di una ragazza che raccontava della sua esperienza in una fattoria. Ho trovato la sua esperienza interessante e ho voluto provarla anch'io. Circa due mesi e mezzo prima del mio impiego ho cercato una fattoria sul sito web di AgriViva e mi sono iscritta. Alla fine, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, ho lavorato per due settimane in una fattoria sulla Rotschalp vicino a Brienz, nell'Oberland bernese.</em>»</p>
<p><strong>Come iniziava una sua tipica giornata in fattoria?</strong></p>
<p>«<em>Di solito mi svegliava il gallo e poi mi alzavo verso le sei e mezza. Per prima cosa lasciavo uscire le galline e davo loro da bere. Dopodiché preparavo la colazione e toglievo il formaggio dal bagno di sale del giorno prima. Dopo aver fatto colazione insieme mescolavo il latte, o meglio il futuro formaggio, in un grande calderone. Poi andavo nella cantina per pulire il formaggio. Più tardi dovevo dare da mangiare ai maiali.</em>»</p>
<p><strong>E cosa facevate nel pomeriggio, per esempio?</strong></p>
<p>«<em>Il contadino Hänsel e la figlia Martina, ormai adulta, lavoravano per lo più nella fattoria a valle, per esempio per fare il fieno. Nel pomeriggio la contadina Monica andava alla vicina fermata Planalp della ferrovia Brienzer Rothornbahn per vendere il formaggio stagionato. Quindi spesso nel pomeriggio ero sola e raccoglievo le uova appena deposte dalle galline, lavavo i piatti o giravo il formaggio fresco. Avevo anche un po' di tempo libero. Sull'alpeggio tutto veniva riscaldato con la legna, quindi a volte impilavo la legna da ardere<strong>.</strong></em>»</p>
<p><strong>E come trascorreva la serata?</strong></p>
<p>«<em>Poco dopo le cinque Monica, Martina e Hänsel tornavano all'alpeggio. Io di solito aiutavo nella mungitura o nella cantina dei formaggi e poi nella preparazione della cena. Mettevo anche il formaggio appena fatto nel bagno di sale notturno. Dopo la cena in compagnia c'era quasi sempre qualcosa da fare oppure risolvevamo cruciverba e giocavamo a qualcosa. Dopo aver dato da mangiare alle galline e averle rinchiuse al sicuro nel pollaio, tutti andavano a letto presto.</em>»</p>
<p><strong>AgriViva vuole creare un ponte tra la città e la campagna e tra culture diverse. Le è piaciuto stare in Svizzera in una fattoria?</strong></p>
<p>«<em>Anche se alcune cose erano molto insolite per me e non sempre tutto è andato liscio al primo tentativo, mi è piaciuto molto. Ho trovato molto interessante poter guardare oltre i miei orizzonti e imparare cose nuove. È interessante vedere come ogni giorno sull'alpe si produca formaggio fresco con un grande lavoro manuale. Cosa le è piaciuto di più? Mi è piaciuto molto che ci fosse sempre qualcosa da fare. Due volte siamo anche andati in montagna, una volta per portare i vitelli in un altro pascolo e un'altra volta semplicemente per goderci il panorama. L'ho trovato molto bello. Inoltre, ho assistito alla transumanza. E ho incontrato una seconda Belinda: una mucca che aveva il mio stesso nome. A proposito di nomi, c'è da menzionare anche Adelheid: non tutte le galline avevano un nome, ma quando morivano, cosa che durante il mio soggiorno è accaduta, cosa per me piuttosto inaspettata, venivano chiamate tutte Adelheid.»</em></p>
<p><strong>Consiglierebbe ai suoi amici un soggiorno presso una famiglia di contadini?</strong></p>
<p>«<em>Sì, naturalmente! Anch'io vorrei tornare in Svizzera per dare una mano in una fattoria.</em>»</p>
<h3>Contatto</h3>
<p><em>Ruth Von Gunten</em><strong><br />
</strong></p>
<p>educationsuisse - scuole svizzere all’estero - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">AgriViva – Stage in fattoria</h3>
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	<p><img decoding="async" class="wp-image-25887  alignleft" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/01/logo_car.png" alt="" width="275" height="245" />AgriViva offre a giovani ragazze e ragazzi brevi stages pratici presso fattorie in tutte le regioni linguistiche della Svizzera.</p>
<ul>
<li>hai un'età compresa tra 14 e 24 anni</li>
<li>ti piacciono la natura, gli animali e le persone</li>
<li>il lavoro fisico ti diverte</li>
<li>cerchi nuove e diverse esperienze</li>
</ul>
<p>AgriViva ti garantisce esperienze uniche e concrete. Scoprile ora e prenota subito un posto. Non vediamo l'ora di conoscerti.</p>
<p>www.agriviva.ch</p>
<p><strong>AgriViva è un’organizzazione partner di educationsuisse.</strong></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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		<title>Eiger, brividi di panico sulla celebre parete nord</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/eiger-brividi-di-panico-sulla-celebre-parete-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 17:16:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2024]]></category>
		<category><![CDATA[alpinismo estremo]]></category>
		<category><![CDATA[conquiste alpinistiche]]></category>
		<category><![CDATA[eiger parete nord]]></category>
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		<category><![CDATA[tragedie alpinismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Lugano – Tra le alpi più particolari della Svizzera si erge fiera l’Eiger: una montagna che ha attirato gli arrampicatori duri e puri di tutti i tempi. Esattamente 100 anni fa, nel 1924, vi si svolse la prima salita di sci alpino, e tanti altri traguardi, come raggiungere la cima si erano susseguiti fin dal</p>
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		><h3 class="widget-title">Definita l’orco, il mostro, il gigante oscuro… Storia di una montagna bernese che si volle conquistare a costo di molte vite</h3>
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	<p><strong>Lugano –</strong> Tra le alpi più particolari della Svizzera si erge fiera l’<strong>Eiger</strong>: una montagna che ha attirato gli arrampicatori duri e puri di tutti i tempi.</p>
<p>Esattamente 100 anni fa, nel 1924, vi si svolse la prima salita di sci alpino, e tanti altri traguardi, come raggiungere la cima si erano susseguiti fin dal 1800 in una gara a chi arrivava prima. Ma si trattava di gareggiare sui lati sud est ovest, quelli più affrontabili della maestosa montagna.</p>
<p>Tutt’altra storia fu cercare di <strong>affrontare il versante nord</strong>, impresa in cui <strong>si cimentarono gli alpinisti più arditi</strong> fin dai primi decenni del 1900. E non sempre finì bene. Sulle loro storie vi sono libri e film, oltre al documentario disponibile sul web <strong>“L’eco del silenzio”</strong>.</p>
<p><strong>L’INACCESSIBILE PARETE NORD</strong></p>
<p>L'Eiger, alta 3'967 metri, insieme alle sorelle Mönch e Jungfrau situate nell’Oberland Bernese, sono da sempre meta dei più appassionati alpinisti. Ma <strong>l’Eiger è famosa per la sua parete Nord</strong>: talmente problematica da divenire uno dei principali grattacapi per molti alpinisti degli anni Trenta provenienti da tutta Europa. È descritta come una parete “himalayana” per i suoi oltre1’800 metri praticamente in verticale!</p>
<p>Essendo assai poco baciata dal sole è costellata da zone di neve perenne e ghiaccio, con la possibilità di franamenti. Una sfida ardua e rischiosa anche per i più esperti arrampicatori.</p>
<p>Da qualunque punto si iniziasse, alla ricerca di un percorso di arrampicata favorevole, non si riusciva a salire.</p>
<p><strong>LA TRAGICA ODISSEA DI TONI KURTZ</strong></p>
<p>In quell’epoca l’equipaggiamento era quello che era, non esistevano certo tutti gli accessori e i materiali termici odierni che proteggono il corpo e che tengono caldi, ammesso che possano servire nelle circostanze più estreme e sfortunate.</p>
<p>I tentativi di scalata erano infruttuosi, ma <strong>si continuò a provarci a rischio della vita</strong>.</p>
<p><strong>Toni Kurtz</strong> e i suoi compagni <strong>Andreas Hinterstoisser</strong>, <strong>Edi Rainer</strong> e <strong>Willi Angerer</strong> morirono sull'Eiger nel luglio del 1936, provando a scalare la parete Nord.</p>
<p>Si erano formate due cordate separate, quella tedesca con Kurtz e Hinterstoisser e quella austriaca con Rainer e Angerer. Incontratisi sulla parete decisero di unirsi e proseguire insieme, quando una caduta di pietre ferì alla testa Angerer. Dopo quattro giorni, le condizioni dell’austriaco e il peggioramento del tempo fecero desistere il gruppo dal proseguire e iniziarono la discesa. Dovettero prendere una via diversa dall’andata, molto più rischiosa. Investiti da una valanga, tre morirono presto violentemente, mentre Toni Kurtz sopravvisse. Rimase appeso alla corda tra due compagni morti, gridando aiuto. Fu sentito da un guardiano della ferrovia che chiamò i soccorsi.</p>
<p><strong>A POCHI METRI DALLA SALVEZZA</strong></p>
<p>Tre soccorritori arrivarono a circa 100 metri da Kurtz ma non riuscirono a raggiungerlo a causa del tempo inclemente.</p>
<p>Dissero a Kurtz che sarebbero tornati all’alba del giorno seguente, mentre l’alpinista disperato continuava a gridare di aiutarlo.</p>
<p>Il giorno dopo i soccorritori si avvicinarono a 40 metri da Kurtz, miracolosamente scampato alla gelida nottata. Perduto il guanto sinistro, aveva il braccio completamente congelato e quindi bloccato.</p>
<p>La squadra <strong>non poteva salire fino a lui</strong> perché la parete verticale era una lastra di ghiaccio, perciò dissero a lui di scendere. Egli riuscì con sforzo sovrumano, durato 5 ore, a tagliare la corda troppo corta legando insieme dei pezzi recisi in modo da allungarla.</p>
<p>Dopo infinite manovre <strong>nel vuoto e nel gelo</strong>, assistito dai soccorritori che lo incoraggiavano a resistere, Toni Kurtz si fermò definitivamente e disse: «<em>Non ne posso più!</em>». Morì poco dopo.</p>
<p><strong>VITTORIE E FALLIMENTI FATALI</strong></p>
<p>Quello accennato sopra è il caso più eclatante, più ricordato e raccontato, ma altri ne seguirono.</p>
<p>Prima degli anni Trenta la parete Nord non fu mai affrontata proprio perché pericolosissima. Poi, forse per l’arrivo di nuovi materiali con funi un poco più robuste unitamente allo spirito maschile di padroneggiare ad ogni costo anche sulla più inaccessibile Natura, iniziarono le scalate.</p>
<p>Nel 1934 si ebbe la prima cordata, tedesca, arrivata a quota di 2’900 metri dovette arrendersi e tornare indietro. L’anno dopo altra cordata di due tedeschi che a 3’300 metri trovarono la morte e il posto dove furono costretti a fermarsi venne chiamato “bivacco della morte”.</p>
<p>Dopo la tragedia di Toni Kurtz e compagni del ’35, <strong>persero la vita altri alpinisti</strong> tra cui gli italiani Bortolo Sandri e Mario Menti, nel 1938.</p>
<p>Tuttavia, in quell’anno, si registrò il <strong>primo faticosissimo successo</strong>: una cordata austro-tedesca raggiunse la cima e l’impresa fu ben sfruttata nella propaganda nazista.</p>
<p>Negli anni seguenti la scalata fu ripetuta tra vittorie e fallimenti mortali come quello occorso nel 1957 dove perirono italiani e tedeschi in vari punti della parete Nord.</p>
<p><strong>DIVIETI INASCOLTATI</strong></p>
<p>La parete Nord fu cosi conquistata anche se a caro prezzo. All’inizio, fu raccomandato da varie autorità di <strong>non provare la scalata</strong>. In particolare, il comandante militare (esperto alpinista) di Kurz e Hinterstoisser <strong>inviò loro un preciso divieto</strong>, ma i due si erano già avviati sulla parete.</p>
<p>Come riportato da fonti storiche: «<em>La parete veniva considerata talmente pericolosa che un comunicato del Comitato Centrale del Club Alpino Svizzero riferiva che le guide non dovevano sentirsi obbligate ad andare in soccorso di chi si fosse trovato in condizioni critiche sulla parete</em>».</p>
<p>Come non essere d’accordo? Con il dovuto rispetto e provando sincera pena per le vittime, le passioni per gli sport estremi sono lecite con un “ma” più gigantesco dell'Eiger: esse non giustificano il mettere a repentaglio la vita altrui.</p>
<p>I soccorritori dovrebbero essere chiamati in situazioni di emergenza comune, invece succede che si feriscano o decedano per aiutare chi si diletta in amene attività dichiaratamente pericolose.</p>
<p>L’avventura è bella, ma anche di più il lieto fine.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
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	<p>Bellissima e maestosa, forse la montagna Eiger è un simbolo della Natura che avrebbe diritto a mantenere inaccessibili all’uomo alcune sue parti, semplicemente da ammirare in silenzioso rispetto. Sulla sua pericolosa parete Nord sono avvenuti molti incidenti fatali a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Molti alpinisti europei hanno voluto sfidare la sua verticalità che presenta zone di neve perenne, ghiaccio e frequenti frane. Con le attrezzature più moderne cominciarono i primi successi. La prima salita femminile avvenne nel 1964 con l'alpinista tedesca Daisy Voog, mentre la francese Catherine Destivelle salì in solitaria invernale nel 1992. Foto Esquire</p>
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	<p>La vicenda di Toni Kurz è descritta nel libro di Heinrich Harrer “Il ragno bianco” di Heinrich Harrer del 1959. Da un secondo libro, “The Beckoning Silence” (2003) di Joe Simpson, è scaturito il documentario “L’eco del silenzio” della regista Louise Osmond, vedibile gratuitamente sul web. Il film tedesco North Face – Una storia vera (2008) del regista Philipp Stölzl è dedicato alla stessa vicenda. Il “castigo dell'Eiger”, storia thriller, basata su una scalata dell'Eiger, dal quale nel 1975 Clint Eastwood trasse e diresse il film “Assassinio sull'Eiger”, dove lui è anche l’attore protagonista.</p>
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	<p>Luglio 1936. Il povero alpinista tedesco Toni Kurz appeso e semi-congelato in attesa dei soccorsi.</p>
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