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	<title>opportunità e ruolo dell’essere umano Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>L’Intelligenza Artificiale, tra paure e opportunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2025 23:02:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista ad Alessandro Trivilini sull’intelligenza artificiale tra rischi]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità e ruolo dell’essere umano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/05/VL-163-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Il Congresso degli svizzeri a Lecce si è svolto sotto il cappello “Puglia tra cyber security e barocco”. A carpire particolarmente l’attenzione del pubblico è stato Alessandro Trivilini, assieme al suo team, il quale ha mostrato uno scorcio del mondo della Cyber Security. A margine del Congresso abbiamo colto l’occasione per approfondire il tema –</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intelligenza-artificiale-alessandro-trivilini-riflessioni-eticamente/">L’Intelligenza Artificiale, tra paure e opportunità</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/05/VL-163-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25164"  class="panel-layout" ><div id="pg-25164-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25164-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25164-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Alessandro Trivilini: “L’intelligenza artificiale non va temuta, ma compresa”</h3>
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	<p>Il Congresso degli svizzeri a Lecce si è svolto sotto il cappello “Puglia tra cyber security e barocco”. A carpire particolarmente l’attenzione del pubblico è stato Alessandro Trivilini, assieme al suo team, il quale ha mostrato uno scorcio del mondo della Cyber Security. A margine del Congresso abbiamo colto l’occasione per approfondire il tema – attorno al quale vi è tanta incertezza, paura e scetticismo – con Alessandro Trivilini.</p>
<p><strong>La super-intelligenza, o Intelligenza Generale Artificiale (AGI), è il santo graal della ricerca sull'IA. Il dibattito pubblico su di essa è caratterizzato da una grande quantità di allarmismi: lei cosa ne pensa e condivide questi allarmismi?</strong></p>
<p>«<em>La questione dell’Intelligenza Generale Artificiale (AGI), è senza dubbio uno dei temi più controversi e affascinanti nel campo della ricerca sull'intelligenza artificiale. È comprensibile che ci sia un certo allarmismo attorno a questo argomento, dato il potenziale impatto che una forma di intelligenza così avanzata potrebbe avere sulla società. Ma è fondamentale affrontare questi timori con una prospettiva equilibrata e razionale. Innanzitutto, bisogna sottolineare che, nonostante i progressi rapidi dell'IA, non possiamo trascurare l'importanza della coscienza e dell'empatia, che sono tratti distintivi dell'intelligenza biologica. L'IA può emulare comportamenti e rispondere a stimoli in modo che possa sembrare "intelligente", ma non possiede una vera comprensione o esperienza emotiva. Questo la limita intrinsecamente rispetto all'intelligenza umana. In secondo luogo, è cruciale la preparazione per un futuro in cui l'IA gioca un ruolo sempre più centrale nella nostra vita personale e professionale. Dobbiamo definire il nostro rapporto con queste tecnologie, spostando il focus dall'interazione alla relazione. Questo richiede una riflessione su diversi aspetti, come la protezione dei dati, l'etica e i valori. È essenziale che siano le persone a stabilire le regole e i filtri che guideranno l'utilizzo dell'IA, piuttosto che lasciare che siano imposti da algoritmi o interessi economici.</em></p>
<p><em>È altrettanto importante non farsi sopraffare dalla paura. La chiave sta nel prepararsi e nel definire come vogliamo integrare l'IA nelle nostre vite, assicurandoci che questa integrazione avvenga in modo etico e responsabile. Solo così potremo sfruttare il potenziale dell'intelligenza artificiale senza compromettere i valori fondamentali che ci caratterizzano.</em>»</p>
<p><strong>A suo avviso dobbiamo aver paura dell’AI e di tutto ciò che ne comporta?</strong></p>
<p>«<em>Non dobbiamo avere paura; piuttosto, dovremmo affrontarla con curiosità e un forte desiderio di prepararci a esplorare aspetti nuovi e inediti che oggi ci sono ancora sconosciuti. L'IA rappresenta una straordinaria opportunità per innovare e migliorare vari aspetti della nostra vita, ma il nostro approccio deve essere proattivo e consapevole. Il vero rischio, in questo contesto, non è tanto l'IA in sé, quanto la pigrizia e la superficialità con cui potremmo considerarla. Accettare tutto ciò che l'IA propone come una "scatola nera" da utilizzare senza comprendere come funziona significa delegare senza consapevolezza le nostre decisioni e attività. Questo atteggiamento potrebbe portarci a perdere il controllo sui processi e sulle scelte che influenzano la nostra vita quotidiana, rendendoci vulnerabili a decisioni automatizzate che non sempre riflettono i nostri valori o le nostre necessità. Invece, dobbiamo impegnarci a conoscere, studiare e comprendere l'IA, i suoi principi e le sue implicazioni. Solo così potremo sfruttare appieno il suo potenziale, integrandola in modo intelligente e responsabile nelle nostre vite.</em>»</p>
<p><strong>Abbiamo visto come con l’AI si possa imitare una voce o l’immagine, come possiamo tutelarci per andare sul sicuro di non essere vittime di phishing?</strong></p>
<p>«<em>L'unico modo davvero efficace è sviluppare e mantenere un buon pensiero critico. Questo significa che dobbiamo imparare a verificare le informazioni prima di crederci e agire. Dobbiamo essere in grado di riconoscere segnali di allerta e approcci sospetti, come comunicazioni che richiedono informazioni personali o finanziarie senza una ragione valida. Inoltre, è fondamentale non lasciarsi ingannare dalle apparenze: anche se un messaggio sembra provenire da una fonte affidabile, è sempre consigliabile controllare direttamente la veridicità delle informazioni. Adottare un approccio critico implica anche interrogarsi sulle motivazioni dietro a certe comunicazioni e analizzare il contesto in cui si presentano. Non dobbiamo mai dare per scontato che ciò che vediamo o sentiamo sia autentico. Verificare l'identità delle persone o delle istituzioni coinvolte, utilizzare canali ufficiali di comunicazione e, se necessario, consultare esperti o fonti attendibili, sono tutte pratiche che possono aiutarci a evitare trappole.</em>»</p>
<p><strong>Come possiamo approfittare delle opportunità che il nuovo mondo ci offre senza cadere nel pericolo di rimanerne vittime?</strong></p>
<p>«<em>Anche in questo caso è fondamentale adottare un approccio riflessivo e consapevole. Anche se è importante accettare e abbracciare l'evoluzione delle nuove tecnologie, dobbiamo prenderci il tempo necessario per comprenderle a fondo. La velocità con cui queste innovazioni si sviluppano può essere travolgente, ma cercare di rincorrere ogni novità senza un'adeguata valutazione può portarci a scelte affrettate e potenzialmente dannose. Dobbiamo investire nel nostro apprendimento, esplorando come funzionano queste tecnologie, quali implicazioni hanno e quali opportunità possono offrire. È essenziale informarsi, fare domande e anche condividere esperienze e conoscenze con altri, creando un dialogo aperto che ci arricchisce e ci rende più preparati ad affrontare le sfide. Trovo che il segreto per trarre vantaggio dalle opportunità del nuovo mondo tecnologico sia l'equilibrio: accogliere il cambiamento con curiosità, ma anche dedicare il tempo necessario per comprenderlo e valutarlo.</em>»</p>
<p><strong>Come possiamo togliere la paura che la gente ha dell’AI che sta facendo passi da gigante?</strong></p>
<p>«<em>Per rimuovere la paura che le persone hanno nei confronti dell'intelligenza artificiale, il modo più efficace è coinvolgerle attivamente in attività che le mettano in contatto con questa tecnologia. Una buona comunicazione è fondamentale in questo processo, e deve essere caratterizzata da parole semplici e chiare.</em>»</p>
<p><strong>Poi, la domanda quasi di rito: alcuni sostengono che l'AI abbia il potenziale per sostituire un giorno l’umanità; lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>«<em>La preoccupazione che l'intelligenza artificiale possa un giorno sostituire l'umanità è comprensibile, ma l'unica certezza su questo tema è legata alla nostra capacità di approfondimento e comprensione. È fondamentale staccarsi dalla superficialità e affrontare l'argomento con serietà e impegno. Non dobbiamo permettere che la pigrizia ci faccia delegare completamente alle macchine, né tantomeno possiamo rinunciare alla nostra curiosità innata. Questa curiosità è ciò che ci ha sempre consentito di crescere, scoprire e innovare. È essenziale mantenere viva questa curiosità, esplorando le potenzialità dell'AI e come può coesistere con l'intelligenza umana. L'intelligenza biologica è come un muscolo che richiede allenamento e cura. Dobbiamo continuare a sviluppare le nostre capacità critiche, emotive e creative, affinché possiamo utilizzare l'IA come uno strumento di supporto e potenziamento, piuttosto che come sostituto.</em>»</p>
<p>Ivana Sambo</p>
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	<p>Alessandro Trivilini è nato a Mendrisio, Svizzera, il 24 settembre 1974. Alessandro Trivilini ha conseguito il dottorato di ricerca con lode nel 2016 in informatica – Intelligenza Artificiale, Elaborazione del Linguaggio Naturale – presso il Politecnico di Milano, Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (DEIB). È docente e ricercatore in ingegneria del software, informatica forense e sicurezza informatica. Insegna e conduce ricerche presso la SUPSI dal 2003, dove ha istituito e diretto il Servizio di Informatica Forense, una collaborazione con la magistratura e successivamente con il Tribunale penale federale. Oggi dirige un gruppo di ricerca scientifica con 9 membri finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero e dall'Agenzia Svizzera per l'Innovazione. Ha lavorato come ingegnere del software nella Silicon Valley per InVision Technologies Inc.</p>
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	<p><em>Alessandro Trivilini è riuscito a intercettare l’interesse del pubblico su un tema che ha suscitato numerose domande. </em></p>
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