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	<title>politica italiana Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>politica italiana Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Il sogno infranto di una Sardegna svizzera a dieci anni dalla nascita</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/canton-marittimo-sardegna-dieci-anni-progetto-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 20:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/sardegna2-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Da provocazione a progetto strutturato, l'idea di annettere la Sardegna alla Confederazione Elvetica compie un decennio. Un viaggio tra la genesi, lo sviluppo e l'eredità di una proposta che ha fatto discutere anche l'Europa, mescolando pragmatismo, identità e un pizzico di utopia. Sono passati più di dieci anni da quando, quasi come una boutade lanciata</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/canton-marittimo-sardegna-dieci-anni-progetto-svizzera/">Il sogno infranto di una Sardegna svizzera a dieci anni dalla nascita</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/sardegna2-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25689"  class="panel-layout" ><div id="pg-25689-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25689-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25689-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">In collaborazione con: TVS tvsvizzera.it</h3>
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	<p><em>Da provocazione a progetto strutturato, l'idea di annettere la Sardegna alla Confederazione Elvetica compie un decennio. Un viaggio tra la genesi, lo sviluppo e l'eredità di una proposta che ha fatto discutere anche l'Europa, mescolando pragmatismo, identità e un pizzico di utopia.</em></p>
<p>Sono passati più di dieci anni da quando, quasi come una boutade lanciata durante una discussione tra amici, prese forma un’idea tanto audace quanto affascinante: trasformare la Sardegna nel 27esimo cantone della Svizzera, il “Canton Marittimo”. Nata dall’iniziativa dei cagliaritani Andrea Caruso, odontoiatra, ed Enrico Napoleone, imprenditore, la proposta non era solo una provocazione, ma la risposta a un profondo senso di frustrazione verso l’inefficienza statale italiana e, al contempo, un’ammirazione per il modello federale, efficiente e rispettoso delle autonomie locali della Svizzera.</p>
<h2>La genesi di un’idea</h2>
<p>L’idea del Canton Marittimo non è rimasta confinata a una chiacchierata. Ha trovato subito un terreno fertile sui social media, dove il gruppo Facebook dedicato ha raccolto in pochi giorni migliaia di iscritti, superando in breve tempo i 14’000 membri. Questo entusiasmo digitale si è presto trasformato in un segnale politico concreto: alle elezioni regionali del 2014, circa 1’800 elettori annullarono la propria scheda scrivendo “Canton Marittimo”, un voto di protesta che diede la prima misura tangibile del sentimento popolare.</p>
<p>La filosofia alla base era chiara: se l’indipendentismo puro sembrava una strada impervia, l’annessione a un modello statale funzionante rappresentava una soluzione pragmatica. I promotori la definirono una forma di “separatismo per annessione”, un’autocritica che ammetteva le difficoltà interne dell’isola e cercava una soluzione “andando con i migliori”, come recitava uno degli slogan. L’interesse fu tale che media internazionali come la BBC, il <em>Wall Street Journal </em>e <em>Der Spiegel </em>dedicarono articoli al fenomeno.</p>
<h2>I passi concreti</h2>
<p>Quella che molti liquidarono come una goliardata iniziò a strutturarsi. Venne creata l’associazione “Canton Marittimo” e, passo dopo passo, l’iniziativa superò i confini nazionali. I promotori organizzarono un “Tour de Suisse” per presentare il progetto non solo alla popolazione ma anche alle istituzioni elvetiche.</p>
<p>Il momento di svolta arrivò con l’accoglienza ricevuta nel Canton Vaud, dove una delegazione sarda fu ricevuta ufficialmente dal presidente del Gran Consiglio. Questo clima favorevole portò, nel settembre 2015, alla fondazione a Losanna della “Societé Sardaigne Canton Maritime”, un’associazione gemella con l’obiettivo di promuovere scambi economici, scientifici e culturali tra la Sardegna e la Svizzera.</p>
<h2>L’impatto e l’eredità a dieci anni di distanza</h2>
<p>Sebbene la strada per un’annessione reale fosse legalmente e politicamente quasi impossibile – scontrandosi con principi costituzionali come l’indivisibilità della Repubblica Italiana – l’impatto dell’idea è stato innegabile. Il progetto ha acceso un dibattito sulla gestione dell’autonomia, sull’efficienza della pubblica amministrazione e sul rapporto tra centro e periferie.</p>
<p>Oggi, a un decennio di distanza, l’eco del Canton Marittimo non si è spenta. L’idea riemerge ciclicamente, soprattutto sui social media, dove meme e discussioni la mantengono viva, testimoniando come quel sogno di efficienza e autonomia continui a solleticare l’immaginario collettivo. Anche se la Sardegna non è diventata un Cantone svizzero, l’iniziativa ha dimostrato la volontà di una parte della sua popolazione di cercare modelli alternativi e ha creato un ponte culturale ed economico con la Svizzera che persiste ancora oggi.</p>
<h2>Intervista a Enrico Napoleone</h2>
<p><strong>TVS: Enrico Napoleone, l’idea del “Cantone Marittimo” nacque dieci anni fa. Quali furono le motivazioni profonde che vi spinsero a concepire una proposta così singolare per la Sardegna?</strong></p>
<p><strong>Enrico Napoleone</strong>: «<em>L’idea nacque da una profonda riflessione sulla situazione in cui versava la Sardegna dieci anni fa, una condizione che, purtroppo, non è migliorata, anzi, sotto certi aspetti è peggiorata. Ritenemmo che fosse necessaria una rottura con il passato, avviare un vero e proprio cambio di paradigma. Volevamo valorizzare il nostro enorme potenziale, ma sentivamo il bisogno di chi potesse insegnarci come farlo. In questo contesto, abbiamo individuato negli svizzeri un modello di riferimento. Soprattutto quella Svizzera così attenta alle autonomie regionali.</em>»</p>
<p><strong>Inizialmente, l’iniziativa fu definita una “provocazione”. Qual era l’obiettivo di questa provocazione e come si è evoluta nel tempo?</strong></p>
<p>«<em>Sì, inizialmente era una provocazione mirata a smuovere l’animo dei sardi. Le posizioni indipendentiste sarde sono sempre state forti e radicate, ma noi volevamo proporre uno spunto diverso, quasi paradossale, che andasse oltre la semplice indipendenza. L’obiettivo era quello di mirare a un’integrazione nella Confederazione svizzera. Quella che era nata come una provocazione, grazie all’accoglienza e all’interesse riscontrato in Svizzera, è diventata qualcosa di più concreto e ha acquisito una sua dignità progettuale.</em>»</p>
<p><strong>Quali benefici concreti avrebbe potuto portare, e potrebbe ancora portare, un sodalizio tra la Sardegna e la Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>I benefici che abbiamo individuato dieci anni fa sono ancora validi oggi. La Sardegna offre alla Svizzera una posizione strategica al centro del Mediterraneo, un luogo apprezzato per il turismo, ma soprattutto una potenziale base per lo sviluppo di attività imprenditoriali e commerciali. Con una superficie di poco più della metà della Svizzera e una bassa densità demografica, l’isola presenta spazi enormi che possono essere sfruttati in modo sostenibile. Inoltre, il clima è decisamente più mite e favorevole rispetto a quello svizzero. Per la Sardegna, l’adesione avrebbe significato l’adozione di un modello di governance basato sul massimo rispetto delle autonomie locali, tipico del sistema cantonale svizzero, garantendo stabilità economica e opportunità di sviluppo.</em>»</p>
<p><strong>Come fu accolta l’iniziativa in Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Con molto interesse ed entusiasmo, il che fu una grande sorpresa per noi. Non avevamo fatto nulla di specifico per far sì che la nostra proposta arrivasse in Svizzera, eppure ottenne una risonanza notevole. Oltre a un interesse generale, ricevemmo l’attenzione di politici e imprenditori che avevano colto il potenziale dell’idea. Al di là dell’aspetto utopistico, vedevano la possibilità di un sodalizio concreto tra Svizzera e Sardegna in ambito imprenditoriale. Abbiamo avuto incontri con organizzazioni imprenditoriali e figure politiche di spicco. Sebbene non si sia concretizzato nulla di formale, i contatti furono significativi.</em>»</p>
<p><strong>Il vostro “sogno” si è arenato. Quali sono state le ragioni principali di questo rallentamento o della sua interruzione?</strong></p>
<p>«<em>Purtroppo, sì. Io e Andrea ci siamo stancati e abbiamo perso un po’ di entusiasmo perché non abbiamo avuto un riscontro locale adeguato rispetto a quanto avevamo seminato. Non c’è stato alcun supporto significativo dalla politica sarda. I due governi regionali che si sono succeduti in questi anni (prima di centrosinistra, poi di centrodestra) non hanno mostrato un interesse concreto. Di conseguenza, i nostri interlocutori svizzeri, constatando la mancanza di risposte da parte sarda, da pragmatici si sono progressivamente ritirati.</em>»</p>
<p><strong>Cosa rimane oggi di quell’esperienza, sia a livello personale che per la Sardegna in generale?</strong></p>
<p>«<em>L’interesse per l’idea continua a esserci. A differenza di quando partimmo, quando ricevemmo una marea di critiche, nel corso del tempo siamo riusciti a convincere molti detrattori che l’idea era valida. Oggi, a distanza di dieci anni, i detrattori sono quasi scomparsi, e rimangono soprattutto gli entusiasti. Nel frattempo, la Sardegna non è migliorata, anzi. La popolazione è diminuita e la situazione economica è tutt’altro che rosea.</em></p>
<p><em>Per fare un esempio. Negli ultimi 3-4 anni, le richieste di installazione di impianti rinnovabili, eolici e fotovoltaici, hanno raggiunto numeri stratosferici, trasformando l’isola in una “terra di conquista” per investitori globali. Il problema è che da tutto questo fermento, i sardi e la Sardegna non hanno tratto alcun beneficio economico.</em></p>
<p><em>Continuiamo a pagare l’energia più degli altri. In Sardegna, di fatto, non resta nulla di questo sfruttamento, e subiamo la volontà statale italiana, a differenza di quanto accadrebbe in Svizzera, dove i Cantoni hanno ampie autonomie decisionali. Siamo alla mercé dei “conquistatori” del nostro sole e del nostro vento, senza alcun vantaggio. In Svizzera questo non sarebbe mai successo. A livello personale, l’esperienza è stata bella e istruttiva, e ha lasciato in eredità rapporti umani duraturi.</em>»</p>
<p><strong>Considerando l’evoluzione del mondo negli ultimi dieci anni, in particolare con fenomeni come il nomadismo digitale, l’idea del “Cantone Marittimo” avrebbe oggi basi ancora più solide?</strong></p>
<p>«<em>Assolutamente sì. Dieci anni fa, fenomeni come il nomadismo digitale non erano così sviluppati o diffusi. Oggi, la possibilità di vivere e lavorare in Sardegna, godendo del suo clima e dei suoi spazi, pur mantenendo connessioni professionali globali, è una realtà concreta. Questo rende l’idea del “Cantone Marittimo” ancora più attuale e con basi ancora più forti. La Sardegna potrebbe attrarre talenti e investimenti, offrendo un modello di vita e di lavoro che combina qualità della vita e opportunità economiche, in un contesto di autonomia e governance efficiente come quello svizzero.</em>»</p>
<p>Riccardo Franciolli</p>
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		<title>10 domande a Nicole Vitetta</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/10-domande-a-nicole-vitetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 18:16:36 +0000</pubDate>
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	<p><strong>Nicole sei legata alla Svizzera, in che modo?</strong></p>
<p>«<em>Sono legata alla Svizzera grazie a mio papà e a mia nonna. È da loro che ho “ereditato” la mia cittadinanza svizzera e non solo: hanno coltivato nel tempo legami molto forti con amici che hanno sempre considerato famiglia anche se non “di sangue” e con i quali anche io ho poi sviluppato un grande affetto e tutt’ora ho modo di andare a trovare quando capito in Svizzera. Mia nonna è cresciuta nella Svizzera tedesca, più precisamente a Lucerna, dove poi anche mio papà e le mie zie sono nate e hanno vissuto per alcuni anni lì, prima di trasferirsi in Italia.</em>»</p>
<p><strong>Credi che la tua doppia cultura incida ed influenzi il tuo lavoro?</strong></p>
<p>«<em>Non saprei dire se la mia doppia cultura incida attualmente sul mio lavoro o se lo farà in futuro. Attualmente lavoro come fotografa freelance anche se sto studiando per laurearmi in giurisprudenza. Sono due ambiti molto diversi, un po’ come le due culture a cui appartengo, ma penso che il bello sia poter fare entrambe le cose senza che l’una debba necessariamente escludere l’altra. Credo che sicuramente il fatto di appartenere a due culture diverse, l’avere avuto anche due genitori di differenti nazionalità (papà Italo-svizzero e mamma slovacca) sia stato d’aiuto per me anche in questo. Nel rendermi una persona più “flessibile” e aperta sia in ambito lavorativo che a livello relazionale, capendo che la diversità spesso può essere un valore aggiunto e un punto di forza sotto molti aspetti, invece che un limite.</em>»</p>
<p><strong>Ti interessa e segui lo sport e la scena culturale svizzera? </strong></p>
<p>«<em>A essere sincera non sono mai stata una grande fan dello sport, quindi non mi sono mai neanche troppo interessata allo sport svizzero. Per quanto riguarda la scena culturale devo ammettere che mi affascina anche perché la Svizzera è piena di tradizione e ha anche una ricca storia di folklore. Per esempio una cosa che mi ha sempre affascinato da piccola sono i loro festeggiamenti durante il carnevale, caratterizzati da bellissime parate con dei carri costruiti apposta per l’occasione e diversi di anno in anno, travestimenti e costumi eccezionali, definiti nel minimo dettaglio e bande di musicisti con festeggiamenti di ogni tipo.</em>»</p>
<p><strong>E la scena politica? </strong></p>
<p>«<em>Neanche sulla scena politica purtroppo sono molto informata, né che si tratti di quella italiana né quella svizzera, anche se mi piacerebbe migliorare questo aspetto anche perché ho apprezzato molto l’impegno che la Svizzera ha nel creare un forte senso civico con i suoi cittadini soprattutto al raggiungimento della maggiore età. Ricordo che appena compiuti 18 anni mi avevano mandato oltre alla scheda elettorale, un invito per un incontro in ambasciata a Roma per tutti i neo maggiorenni svizzeri in Italia dove ci spiegavano un pochino quelli che sono i diritti ma anche i doveri da adulti in Svizzera ed era stato molto utile oltre che interessante e divertente.</em>»</p>
<p><strong>Se avessi la possibilità di cenare con un personaggio pubblico svizzero ed uno italiano chi incontreresti e perché?</strong></p>
<p>«<em>Forse se avessi la possibilità di cenare con un personaggio pubblico svizzero sceglierei Federer. So che la scelta potrebbe sembrare scontata e anche controversa, visto che ho detto di non essere interessata allo sport, però sono cresciuta con mio papà che ha sempre avuto una grande passione per il tennis, dove Federer rappresentava un mito, quindi mi piacerebbe incontrarlo per lui e magari anche per capirne di più sul tennis, dato che mio papà ha sempre cercato di farmelo piacere (con scarsi risultati purtroppo). Mentre come personaggio pubblico italiano a essere sincera non mi viene in mente nessuno, però se avessi ancora la possibilità mi sarebbe piaciuto parlare con mio nonno per chiedergli com’era la Svizzera vista da un italiano negli anni ‘60-‘70.</em>»</p>
<p><strong>Com’è percepita la Svizzera dai tuoi amici e dai tuoi conoscenti? </strong></p>
<p>«<em>Diciamo che la Svizzera è percepita dai miei amici e conoscenti nel solito modo un po’ stereotipato: la ricchezza, gli orologi, la puntualità, i famosi coltellini e l’immancabile cioccolata, anche se con il tempo sto cercando di trasmettere e far capire che non si limita a questo ma può offrire molto altro: dai paesaggi mozzafiato dalla natura incontaminata a tantissima tradizione, eventi e iniziative di vario tipo.</em>»</p>
<p><strong>Hai qualche aneddoto divertente da raccontare sul tuo essere svizzero e italiano? </strong></p>
<p>«<em>Sono una svizzera-calabrese e fa molto ridere perché le persone appena mi conoscono immaginano che io sia iper puntuale per la mia metà svizzera e che sia abituata a interminabili tavolate di cibo calabrese nelle festività mentre è l’esatto opposto: sono una ritardataria cronica e sono cresciuta con latte e Caotina a colazione e piatti di bratwürst con knöpfli la domenica.</em>»</p>
<p><strong>Hai mai letto un classico della letteratura svizzera? Se sì quale? </strong></p>
<p>«<em>Purtroppo ancora non ho mai letto un classico della letteratura svizzera, rientra tra gli aspetti che vorrei approfondire.</em>»</p>
<p><strong>Cosa saresti felice di ricevere dalla comunità dei giovani svizzeri in Italia e come pensi di poter contribuire meglio? </strong></p>
<p>«<em>Penso che ognuno di noi possa ovviamente contribuire a migliorare la comunità; nel mio piccolo spero di poter allargare le mie conoscenze e di poter a mia volta condividere esperienze e amicizie e di imparare di più sulla Svizzera che rimane il collante che unisce un po’ tutti noi giovani svizzeri in Italia. Sono molto contenta di quello che stanno facendo perché personalmente mi sento di far parte di una comunità e di condividere molto con gli altri ragazzi che ne fanno parte; nonostante io non sia cresciuta in Svizzera è bello confrontarsi e vedere come ognuno vive il proprio legame con questo paese.</em>»</p>
<p><strong>Infine, se potessi avere un super potere, quale sceglieresti e perché?</strong></p>
<p>«<em>Non so se sia un super potere, ma mi piacerebbe sapere tutte le lingue del mondo. Il motivo è perché nonostante i miei genitori provengano da paesi diversi io purtroppo non ho ancora imparato nessuna delle due lingue (per fortuna sto cercando di rimediare adesso con dei corsi online) e quel che mi pesa di più è non aver avuto la possibilità di dialogare tranquillamente con i miei nonni materni che parlano solo slovacco quindi penso che se esistesse un super potere mi piacerebbe fosse questo.</em>»</p>
<p><em>Elisabetta Agrelli</em></p>
<p><strong> </strong></p>
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	<p>Andate ad Arosa per una visita al famoso sentiero degli scoiattoli! Lungo il sentiero si entra in contatto con i piccoli animali ai quali si può dar da mangiare e, allo stesso tempo, si legge la storia illustrata che descrive la vita dello scoiattolo. Per maggiori informazioni visitate il sito web https://arosalenzerheide.swiss/en/Arosa</p>
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	<p>Nemo Mettler, Nemothings su IG, rappresenterà la Svizzera alla 68<sup>a</sup> edizione dell’Eurovision Song Contest che si terrà a Malmö dal 7 all’11 maggio. Nato a Bienna nel 1999, Nemo è un musicista poliedrico: suona il pianoforte, il violino e la batteria. Dopo i successi Ke Bock e Himalaya, a soli 18 anni vince quattro Swiss Music Awards in una notte. I brani di Nemo sono famosi soprattutto per trattare importanti temi sociali come l’identità di genere e la salute mentale. Anche per quanto riguarda la canzone che porterà al concorso musicale più famoso d’Europa, il cantante biennese ha scelto di dare voce ai diritti della comunità LGBTQIA+. Il suo brano “The Code”, che unisce vari generi musicali come trap, drum’n bass e opera è un racconto autobiografico del suo processo di scoperta di essere genderqueer. Hopp Schwiiz!</p>
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	<p>Conosci le carte da gioco svizzere? Sono caratterizzate da semi specifici di origine estera. Nel gioco nazionale svizzero “jass” sono presenti due semi in comune con le carte tedesche (ghiande - <em>Eicheln</em> e campanelli - <em>Schellen</em>) e due semi differenti (scudi - <em>Schilten</em> e rose - <em>Rosen</em>). I valori vanno dal 6 al 9. Seguono la Bandiera (<em>Banner</em>) con valore di 10 e successivamente <em>Under</em>, <em>Ober</em> e <em>König</em> ed infine un <em>Due</em> che corrisponde al nostro asso. Nell’area francofona vengono utilizzate le carte francesi e nel Ticino viene usata una variante del mazzo lombardo nota nel Cantone come “carte da tresette”.</p>
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