<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>riscaldamento globale Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
	<atom:link href="https://gazzettasvizzera.org/tag/riscaldamento-globale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Apr 2026 10:14:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/03/cropped-Logo-GS-2019-Quad-32x32.jpg</url>
	<title>riscaldamento globale Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
	<link></link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Con i ghiacciai si scioglie la memoria del clima</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ghiacciai-svizzera-memoria-clima-ice-memory/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 23:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[Antartide]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[carote di ghiaccio]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Ice Memory]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca climatica]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Stocker]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=26241</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/ghiacci-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />I ghiacciai non conservano solo enormi quantità d’acqua: i loro strati di ghiaccio raccontano anche la storia climatica di epoche passate. Per salvare questo archivio che minaccia di scomparire, ricercatori di tutto il mondo raccolgono “carote di ghiaccio” – anche in Svizzera. Il riscaldamento climatico mette sempre più a dura prova il ghiaccio eterno delle</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ghiacciai-svizzera-memoria-clima-ice-memory/">Con i ghiacciai si scioglie la memoria del clima</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/ghiacci-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26241"  class="panel-layout" ><div id="pg-26241-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26241-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26241-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>I ghiacciai non conservano solo enormi quantità d’acqua: i loro strati di ghiaccio raccontano anche la storia climatica di epoche passate. Per salvare questo archivio che minaccia di scomparire, ricercatori di tutto il mondo raccolgono “carote di ghiaccio” – anche in Svizzera.</p>
<p>Il riscaldamento climatico mette sempre più a dura prova il ghiaccio eterno delle Alpi. In Svizzera, dal 2000 i ghiacciai hanno perso quasi il 40% del loro volume – solo negli anni da record 2022 e 2023 si è sciolto il 10% del ghiaccio glaciale svizzero. Anche nell’estate 2024 i ghiacciai hanno continuato a ridursi, nonostante l’inverno precedente avesse portato nevicate eccezionalmente abbondanti. Per sottolineare la gravità della situazione a livello globale, le Nazioni Unite hanno proclamato l’anno in corso come Anno Internazionale dei Ghiacciai. In effetti, il tempo stringe: se non si riuscirà a stabilizzare l’aumento globale delle temperature sotto i due gradi Celsius, i ghiacciai svizzeri potrebbero scomparire del tutto entro la fine del secolo. Ma anche con una protezione climatica incisiva, entro il 2100 in Svizzera rimarrebbe solo un quarto della massa glaciale attuale. Con essa si scioglie anche la possibilità di preservare per la ricerca la storia ambientale custodita nei ghiacciai. Negli strati profondi del ghiaccio, vecchi di migliaia di anni, si trovano tracce chimiche e biologiche che rivelano come il clima sia cambiato nel tempo e a quali influssi ambientali l’umanità sia stata esposta in epoche diverse.</p>
<h2>Una biblioteca per le generazioni future</h2>
<p>Il progetto “Ice Memory”, lanciato dieci anni fa, si è posto l’obiettivo di salvare “carote di ghiaccio” da ghiacciai particolarmente minacciati – prima che sia troppo tardi. Tra i promotori dell’iniziativa franco-italo-svizzera, sostenuta anche dall’UNESCO, figura il rinomato fisico climatico svizzero Thomas Stocker. «<em>Dobbiamo proteggere questo patrimonio per le generazioni future</em>», afferma Stocker, che accompagna strategicamente la Fondazione Ice Memory. A questo scopo, in Antartide sta nascendo un archivio: in questa sorta di biblioteca verrà conservata una delle due carote estratte nello stesso sito – l’altra servirà alla ricerca attuale. Questa eredità consentirà ai ricercatori del futuro di scoprire, con metodi ancora da sviluppare, ulteriori dettagli sulla storia climatica e ambientale del pianeta. Secondo Stocker, i lavori di costruzione della cavità glaciale Ice Memory in Antartide inizieranno alla fine del 2025 presso la stazione di ricerca internazionale Concordia, dove di recente – con partecipazione svizzera – è stata estratta una carota di ghiaccio vecchia di oltre 1,2 milioni di anni (vedi riquadro a pagina 13).</p>
<h2>Tracciare l’inquinamento atmosferico</h2>
<p>Se le perforazioni in Antartide permettono di risalire molto indietro nelle dinamiche delle ere glaciali, le carote di ghiaccio dei ghiacciai alpini sono interessanti per altre ragioni: «<em>Queste informazioni sono uniche perché provengono da regioni più popolate, dove l’inquinamento atmosferico è maggiore rispetto all’Antartide</em>», spiega Stocker. È così possibile, ad esempio, ricostruire gli effetti dell’industrializzazione sulla qualità dell’aria e sul clima. Nel ghiaccio si trovano anche tracce di eventi storici come i test nucleari degli anni ’60. Il tempo per salvare questi archivi, però, è poco. «<em>La Svizzera, e in particolare l’arco alpino, sono stati confrontati negli ultimi dieci anni con un forte riscaldamento</em>», afferma Stocker. Negli ultimi quattro anni i cambiamenti sono stati enormi: «<em>Per i ghiacciai questo significa che l’acqua di fusione penetra negli strati profondi e cancella le impronte climatiche</em>.» È quanto accaduto a una spedizione Ice Memory del 2020 sul ghiacciaio di Corbassière, presso il Grand Combin nel Canton Vallese. Mentre una prima perforazione nel 2018 aveva dato risultati stabili, una perforazione analoga due anni dopo ha mostrato segni di scioglimento avanzato, con le tracce chimiche letteralmente dilavate. In altre parole, il ghiacciaio di Corbassière è diventato in gran parte inutilizzabile come archivio climatico.</p>
<h2>Ghiaccio di 10’000 anni dal massiccio del Monte Rosa</h2>
<p>Meglio è andata a una spedizione successiva sul massiccio del Monte Rosa, al confine tra Svizzera e Italia. Nel 2021, sul colle glaciale del Colle Gnifetti a 4500 metri di quota, sono state recuperate diverse carote ben conservate. Due perforazioni hanno raggiunto il letto roccioso a oltre 80 metri di profondità. Questi campioni sono particolarmente significativi: raccontano la storia climatica e ambientale di 10’000 anni e rappresentano il ghiaccio più antico delle Alpi. Nell’autunno 2023, sul vicino Lyskamm, è stata effettuata un’altra perforazione fino a 100 metri di profondità, ma questo ghiaccio è molto più giovane, con un’età stimata tra i 150 e i 200 anni. Nell’ambito di Ice Memory, in 20 anni si prevede di recuperare 20 carote da ghiacciai minacciati in tutto il mondo al di fuori delle Alpi, ad esempio in Norvegia, nel Caucaso, nelle Ande sudamericane o nell’Himalaya. Nel 2022, una spedizione prevista al Kilimangiaro è fallita a causa di ostacoli burocratici imposti dalle autorità tanzaniane. La montagna più alta d’Africa ospita l’unico ghiacciaio rimasto sul continente, che potrebbe scomparire del tutto nei prossimi decenni.</p>
<p>www.ice-memory.org</p>
<p>Theodora Peter</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-26241-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26241-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="1" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-113ccd71f3e6-26241"
			
		>
<div class="sow-image-container">
			<a href="https://www.paypal.com/ncp/payment/UYZ2GF264YXDQ"
					>
			<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/qr-code-300x300.png" width="200" height="200" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/qr-code-300x300.png 300w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/qr-code-600x600.png 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/qr-code-1024x1024.png 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/qr-code-768x768.png 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/qr-code-120x120.png 120w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/qr-code.png 1125w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
			</a></div>

</div></div><div id="panel-26241-0-1-1" class="so-panel widget widget_sow-image" data-index="2" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-26241"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Biwak.jpg" width="1500" height="1124" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Biwak.jpg 1500w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Biwak-600x450.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Biwak-1024x767.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Biwak-768x575.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Biwak-640x480.jpg 640w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Biwak-1000x750.jpg 1000w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-26241-0-1-2" class="so-panel widget widget_sow-editor" data-index="3" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Appare quasi un po’ smarrito: il campo del team di ricerca nel ghiaccio ormai non più eterno del Lyskamm, nel massiccio del Monte Rosa. Foto Riccardo Selvatico, Ice Memory Foundation	</p>
</div>
</div></div><div id="panel-26241-0-1-3" class="so-panel widget widget_sow-image" data-index="4" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-26241"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23.jpg" width="1500" height="1000" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23.jpg 1500w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-600x400.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-1024x683.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-768x512.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-150x100.jpg 150w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-330x220.jpg 330w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-420x280.jpg 420w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-510x340.jpg 510w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/stocker23-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-26241-0-1-4" class="so-panel widget widget_sow-editor" data-index="5" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Secondo Thomas Stocker, le perforazioni nelle Alpi sono particolarmente importanti perché nei ghiacciai locali sono conservate tracce dello sviluppo della civiltà. Foto Università di Berna</p>
</div>
</div></div><div id="panel-26241-0-1-5" class="so-panel widget widget_sow-image" data-index="6" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-26241"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe.jpg" width="1500" height="1000" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe.jpg 1500w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-600x400.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-1024x683.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-768x512.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-150x100.jpg 150w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-330x220.jpg 330w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-420x280.jpg 420w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-510x340.jpg 510w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisscheibe-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-26241-0-1-6" class="so-panel widget widget_sow-editor" data-index="7" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Il frammento di un carotaggio riportato alla luce sul Lyskamm mostra inclusioni di un passato remoto; a destra: il team nella tenda protettiva per le perforazioni. Foto Riccardo Selvatico,<br />
Ice Memory Foundation</p>
</div>
</div></div><div id="panel-26241-0-1-7" class="so-panel widget widget_sow-image" data-index="8" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-26241"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Bohrzelt.jpg" width="1500" height="1129" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Bohrzelt.jpg 1500w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Bohrzelt-600x452.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Bohrzelt-1024x771.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Bohrzelt-768x578.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-26241-0-1-8" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-last-child" data-index="9" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>I carotaggi recuperati in Antartide vengono tagliati in pezzi, che vengono poi messi a disposizione dei ricercatori, anche quelli di Berna. Foto ZVG</p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pg-26241-1"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26241-1-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26241-1-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="10" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		><h3 class="widget-title">La carota di ghiaccio più antica al mondo in arrivo a Berna</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>In Antartide, all’inizio del 2025, un team di ricerca europeo è riuscito a perforare fino a 2’800 metri di profondità, raggiungendo la roccia madre. Questa carota continua consente una registrazione inedita della storia climatica, risalendo a oltre 1,2 milioni di anni fa. Le prime analisi indicano che in un metro di ghiaccio sono compressi più di 13’000 anni di dati climatici. Al progetto «Beyond EPICA», finanziato dall’UE, partecipa anche l’Università di Berna, la cui sezione di fisica del clima e dell’ambiente è specializzata nell’analisi di gas serra intrappolati nelle bolle d’aria del ghiaccio. «<em>Potremo iniziare le nostre analisi in autunno</em>», afferma con entusiasmo il fisico del clima Hubertus Fischer, che spera in nuove conoscenze sul ciclo delle glaciazioni. «<em>1,5 milioni di anni fa si verificava un’era glaciale ogni 40’000 anni; in seguito, questo ciclo ha rallentato a 100’000 anni</em>.» I ricercatori vogliono scoprire le cause del cambiamento, e i gas serra sono «<em>i principali indiziati</em>», come dice Fischer. «<em>Comprendere meglio il sistema climatico del passato permette previsioni più precise per il futuro.</em>»</p>
<h3><u>Necessaria una cella frigorifera a -50 °C </u></h3>
<p>Il prezioso carico è atteso a Berna nel corso dell’estate. Per l’occasione, l’Università di Berna ha realizzato una nuova cella frigorifera in grado di mantenere i -50 °C. Finora, le carote di ghiaccio potevano essere conservate a -25 °C. «<em>Per certe misurazioni il ghiaccio deve essere mantenuto molto freddo per non alterarsi</em>», spiega il ricercatore. Un sistema di alimentazione di emergenza assicura la catena del freddo in caso di blackout. In Antartide, la carota è stata tagliata in segmenti di un metro prima di essere trasportata a -50°C attraverso l’Atlantico e il Mediterraneo fino in Italia, attraversando latitudini tropicali con alte temperature atmosferiche per poi proseguire via terra fino a Bremerhaven, nel nord della Germania. Qui, nel laboratorio del ghiaccio dell’Istituto Alfred Wegener, i campioni vengono ulteriormente “sfilettati” prima di essere distribuiti alle istituzioni di ricerca europee coinvolte, compresa Berna.</p>
<p>www.beyondepica.eu</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-26241-1-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26241-1-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="11" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-26241"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung.jpg" width="1500" height="1000" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung.jpg 1500w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-600x400.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-1024x683.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-768x512.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-150x100.jpg 150w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-330x220.jpg 330w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-420x280.jpg 420w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-510x340.jpg 510w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/Eisbohrung-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-26241-1-1-1" class="so-panel widget widget_sow-editor" data-index="12" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-26241-1-1-1" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-ci-finanziamo/">clicca qui</a> per i dettagli.</p>
</div>
</div></div></div><style>
            #wpedon-container-78ec48cffd255714cff68c6986bc5f7f .wpedon-select,
            #wpedon-container-78ec48cffd255714cff68c6986bc5f7f .wpedon-input {
                width: 171px;
                min-width: 171px;
                max-width: 171px;
            }
        </style><div id='wpedon-container-78ec48cffd255714cff68c6986bc5f7f' class='wpedon-container wpedon-align-left'><form class='wpedon-form' target='_blank' action='https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr' method='post'><input type='hidden' name='cmd' value='_donations' /><input type='hidden' name='business' value='B6TCR774FCGFQ' /><input type='hidden' name='currency_code' value='CHF' /><input type='hidden' name='notify_url' value='https://gazzettasvizzera.org/index.php?wpedon-listener=IPN'><input type='hidden' name='lc' value='it_IT'><input type='hidden' name='bn' value='WPPlugin_SP'><input type='hidden' name='return' value='' /><input type='hidden' name='cancel_return' value='https://gazzettasvizzera.org/cancel' /><input style='border: none !important;width:171px !important;height:47px !important;padding:0px !important;margin: 0px !important;' class='wpedon_paypalbuttonimage' type='image' src='https://www.paypal.com/it_IT/i/btn/btn_donateCC_LG.gif' border='0' name='submit' alt='Make your payments with PayPal. It is free, secure, effective.' /><img alt='' border='0' style='border:none;display:none;' src='https://www.paypal.com/it_IT/i/scr/pixel.gif' width='1' height='1'><input type='hidden' name='amount' id='amount_78ec48cffd255714cff68c6986bc5f7f' value='' /><input type='hidden' name='price' id='price_78ec48cffd255714cff68c6986bc5f7f' value='' /><input type='hidden' name='item_number' value='' /><input type='hidden' name='item_name' value='Contributo Volontario' /><input type='hidden' name='name' value='Contributo Volontario' /><input type='hidden' name='no_shipping' value='1'><input type='hidden' name='no_note' value='0'><input type='hidden' name='custom' value='19663' /><input type='hidden' name='currency_code' value='CHF'></form></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ghiacciai-svizzera-memoria-clima-ice-memory/">Con i ghiacciai si scioglie la memoria del clima</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando la montagna avanza</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quando-la-montagna-avanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 17:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2023]]></category>
		<category><![CDATA[In profondità]]></category>
		<category><![CDATA[crolli]]></category>
		<category><![CDATA[frane]]></category>
		<category><![CDATA[geologia]]></category>
		<category><![CDATA[montagne]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[rischi naturali]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=23294</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/montagna-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Cara lettrice, caro lettore online, la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico clicca qui per i</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/quando-la-montagna-avanza/">Quando la montagna avanza</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/montagna-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23294"  class="panel-layout" ><div id="pg-23294-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-23294-0" ><div id="pgc-23294-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23294-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-ci-finanziamo/">clicca qui</a> per i dettagli.</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-23294-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23294-0-1-0" class="so-panel widget panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ></div></div></div></div><div id="pg-23294-1"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23294-1-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23294-1-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="2" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p><strong>Ci si immagina facilmente le Alpi come una fortezza incrollabile, incarnazione dell'eterno splendore della natura. Ma oggi le montagne si stanno sgretolando, sotto forma di crolli, frane o valanghe di macerie. La Svizzera ha ancora le sue montagne sotto controllo?</strong></p>
<p>All’inizio dell’estate del 2023, il piccolo villaggio di Brienz, situato sopra la strada del passo dell’Albula nei Grigioni, ha fatto notizia per diverse settimane. Le autorità hanno ordinato ai circa 80 residenti di abbandonare le proprie case, minacciati da una gigantesca frana proveniente dal Piz Linard. I media svizzeri hanno riportato con attenzione ogni movimento accaduto sulla montagna, e il giornale boulevard “Blick” ha installato una telecamera fissa per consentire agli utenti di Internet di monitorare attentamente il probabile crollo.</p>
<p>«<em>Un villaggio svizzero viene costretto a fuggire dalle montagne in movimento</em>», titolava con enfasi il New York Times. Il giornalista ha citato le parole di un abitante di Brienz, che ha paragonato una frana a un tornado: le rocce vanno dove vogliono, indipendentemente dal fatto che ci sia qualcuno o qualcosa sul loro cammino. Il paradiso montano svizzero sembrava essere in pericolo mortale.</p>
<p>Lo stato di emergenza si è concluso senza troppi danni. Nella notte del 16 giugno 2023, un pezzo di montagna – un enorme masso roccioso che avrebbe riempito quasi 300’000 camion – è crollato, fermandosi poco prima delle case evacuate. Nessuno è rimasto ferito. Alcune settimane dopo, i residenti hanno potuto tornare al villaggio.</p>
<p><strong>Un’attenzione maggiore</strong></p>
<p>A Brienz però la preoccupazione non è sparita. Perché non è solo la montagna ad avanzare, anche il terreno sta crollando: l'altopiano su cui è costruito il villaggio sta infatti scivolando lentamente, ma inesorabilmente, ad una velocità di circa un metro all'anno. E questo da decenni. I muri delle case e le strade si spezzano e le condutture scoppiano.</p>
<p>La cosa più sorprendente in tutto questo è che, nonostante i vari pericoli, le autorità non riescono ad immaginare di abbandonare Brienz. Fanno di tutto affinché il villaggio rimanga abitabile a lungo termine. Per calmare il terreno turbolento ai piedi del Piz Linard è previsto un investimento di 40 milioni di franchi in un labirinto di gallerie e pozzi di drenaggio. La Confederazione e il Cantone non esitano a mettere mano al portafoglio affinché gli 80 abitanti possano mantenere la speranza di costruire il loro futuro a Brienz.</p>
<p><strong>Un’oasi di sicurezza e bellezza</strong></p>
<p>Il clamore mediatico suscitato dalla minaccia di crollo delle montagne nella remota valle dell'Albula non è nuovo, e in Svizzera accompagna quasi sempre questo tipo di fenomeni. Ma negli ultimi anni è diventato ancora più forte, poiché il riscaldamento globale aumenta l’instabilità nelle regioni montane. E attira così l'attenzione dei media.</p>
<p>Il pericolo naturale oggettivo non è l’unico argomento. Si lascia spesso intendere che il crollo delle montagne mette alla prova anche l’immagine che la Svizzera ha di sé stessa. La strategia del “ridotto nazionale” durante la Seconda Guerra Mondiale ha consolidato il mito della barriera alpina, vista come bastione inespugnabile dello spirito di resistenza svizzero. In caso di invasione da parte delle truppe hitleriane, i vertici dell'esercito e del paese si sarebbero ritirati in bunker nascosti nelle Alpi, e da lì avrebbero difeso il paese.</p>
<p>Ma questa visione delle montagne come rifugio eterno di sicurezza e bellezza funziona solo se le teniamo sotto controllo. Se riusciamo a proteggere in modo sostenibile gli abitanti, le case e le vie di comunicazione dai pericoli alpini. Quando all'improvviso sembra, come a Brienz, che queste montagne si muovono, e addirittura con più vigore di prima, cosa resta del mito? Sopravviverà a una geologia diventata imprevedibile?</p>
<p><strong>«Una dinamizzazione»</strong></p>
<p>Flavio Anselmetti, professore di geologia all'Università di Berna, raccomanda di distinguere chiaramente due processi che spesso si sovrappongono: «<em>Crolli, cadute di massi o frane sono fenomeni normali in una regione come le Alpi, che continua a sollevarsi, a spostarsi e, al contempo, erodere</em>», spiega alla Schweizer Revue.</p>
<p>La novità è il cambiamento causato dal riscaldamento globale. Nel corso della sua storia, la terra ha sempre vissuto tali evoluzioni naturali durante le sue varie fasi di caldo e freddo. Ciò che è insolito oggi, nota lo specialista, è la grande velocità del riscaldamento osservata dai geologi.</p>
<p>La natura reagisce ai cambiamenti esterni cercando di trovare un nuovo equilibrio, spiega Flavio Anselmetti. Il rapido riscaldamento odierno comporta «<em>in breve, una rivitalizzazione dei normali processi geologici in montagna</em>». Il fenomeno che meglio lo illustra è l’innalzamento del limite del permafrost, ovvero l’altitudine – situata a quasi 2’500 metri – a partire dalla quale i terreni rocciosi o ghiaiosi vengono permanentemente ghiacciati. Quando l'atmosfera si riscalda, questi terreni iniziano a muoversi. Subiscono fasi di disgelo e ricongelamento, che possono provocare franamenti, cedimenti o smottamenti.</p>
<blockquote>
<p>La visione delle montagne come un’oasi eterna di sicurezza e di bellezza funziona solo se si tengono sotto controllo</p>
</blockquote>
<p>Il geologo osserva, però, che non bisogna trarre conclusioni semplicistiche da questa tendenza dinamica, affermando ad esempio che qualsiasi frana o crollo sia dovuto al riscaldamento globale. O che i pericoli aumentino automaticamente a causa del cambiamento climatico.</p>
<p>La fragilità del territorio a monte del comune di Brienz, anch'esso relativamente basso, nota e attentamente monitorata da decenni, non ha, ad esempio, alcun rapporto diretto con il riscaldamento globale. D’altro canto, se questo riscaldamento portasse, ad esempio, a condizioni meteorologiche più severe, l’instabilità naturale di alcune regioni potrebbe peggiorare. Lo stesso vale se il bosco di protezione venisse indebolito perché alcune specie di alberi non possono sopportare una maggiore siccità.</p>
<p><strong>Milioni per la sorveglianza e la prevenzione</strong></p>
<p>La geografa Käthi Liechti è collaboratrice scientifica presso l'Unità Idrologia montana e movimenti di massa dell'Istituto federale per lo studio della foresta, della neve e del paesaggio. Gestisce il database dei danni meteorologici, creato più di 50 anni fa, che registra anche crolli e cadute di massi.</p>
<p>Secondo lei non si può dire se il numero degli eventi dannosi in montagna sia in aumento o in diminuzione. Uno dei motivi è che non cambiano solo le condizioni naturali: si è evoluto anche il modo in cui le autorità e la popolazione affrontano i crolli alpini.</p>
<p>In Svizzera la superficie abitata aumenta, le infrastrutture aumentano di valore e quindi aumenta il rischio che un crollo, ad esempio, provochi danni ingenti. In altre parole: che il riscaldamento globale induca o meno un aumento di questo tipo di fenomeni, la Svizzera è comunque oggi più esposta.</p>
<p>Ma, aggiunge Käthi Liechti, le misure di protezione e monitoraggio organizzative e tecniche sono più sofisticate di prima. Pensa a sistemi di previsione e di allerta precoce, ma anche a costruzioni come bacini di ritenzione o barriere protettive. «<em>Oggi Confederazione e Cantoni spendono ogni anno diverse centinaia di milioni di franchi per la protezione dai pericoli naturali</em>», osserva il geologo. In questo modo riusciamo a ridurre al minimo i danni: l'importo dei sinistri in ogni caso non è cambiato in modo significativo negli ultimi decenni, aggiunge.</p>
<p><strong>Domare i pericoli naturali</strong></p>
<p>In sintesi: più le montagne crollano, più la Svizzera raddoppia gli sforzi per tenerle sotto controllo. Il paese resta quindi fedele alla sua strategia storica, che consiste nel domare i pericoli naturali per evitare disastri.</p>
<p>Nel 1806 gli abitanti di Goldau (SZ) sentirono per mesi ogni notte le radici scricchiolare sulle alture del Rossberg. Videro delle faglie aprirsi sui fianchi della montagna. Ma non hanno reagito e nessuno ha parlato di evacuazione preventiva. All'inizio di settembre, dopo forti piogge, immensi massi sono crollati, seppellendo quasi 500 persone e distruggendo gran parte del villaggio.</p>
<p>75 anni dopo, una domenica di settembre, gli abitanti di Olmo riuniti presso la chiesa per la messa non si allarmarono per il rumore provocato dalla caduta dei sassi provenienti dalla montagna nelle cui viscere stavano estraendo l'acqua. Al contrario, i curiosi si sono addirittura arrampicati sul suo fianco. Nel pomeriggio una valanga di sassi si è precipitata nella valle, uccidendo più di cento persone.</p>
<p>Questi crolli furono poi accettati come catastrofi inevitabili. Le scoperte delle scienze naturali sulla prevenzione dei pericoli incontrarono lo scetticismo di una popolazione intrisa di religiosità.</p>
<p><strong>Risvegliare lo spirito di solidarietà</strong></p>
<p>Ciò che tuttavia i grandi crolli del XIX secolo incoraggiarono fu lo spirito di solidarietà nazionale. Dopo la catastrofe di Goldau è stata organizzata per la prima volta una raccolta fondi nazionale per aiutare gli abitanti di Svitto in difficoltà. Questo tipo di solidarietà interregionale è poi diventato «<em>un marchio di fabbrica della Svizzera</em>», scrive Christian Pfister, professore emerito di storia ambientale all’Università di Berna. La Svizzera ha così trovato il modo di forgiare la propria identità, osserva lo storico. Perché nei paesi vicini sono piuttosto le guerre a dare origine ai movimenti di mobilitazione nazionale.</p>
<p>Il motivo identitario che prese forma nel XIX secolo continuò a svilupparsi anche successivamente. Dopo i tre grandi crolli del XX e XXI secolo – a Randa nel 1991, a Gondo nel 2000 e a Bondo, evacuato in tempo, nel 2017 – il Consigliere federale incaricato si è recato ogni volta sul luogo del disastro.</p>
<p>Il messaggio così trasmesso è questo: l’intero paese è dalla parte della popolazione colpita. Ma anche: facciamo di tutto per resistere alla montagna. Quando crolla o minaccia di crollare, la Svizzera non lascia facilmente il terreno, anche quando il riscaldamento globale complica la situazione.</p>
<p><strong>Tutto è dunque sotto controllo?</strong></p>
<p>Ciò che non è cambiato dal disastro di Goldau nel 1806 è che non si è mai parlato di abbandonare o di non ricostruire i villaggi minacciati o colpiti da questo tipo di fenomeni. Ma sempre di tutelarli meglio. «A questo proposito», osserva il geologo Flavio Anselmetti, «quello che abbiamo vissuto a Brienz è un tour de force». Nonostante la complessa situazione geologica, siamo riusciti a interpretare correttamente i movimenti della montagna e a «evacuare la popolazione nel momento preciso in cui si è verificato l’evento». Difficile, in definitiva, avere un controllo migliore sulla montagna.</p>
<p>Ciò non significa comunque che il rapporto tra la Svizzera e le sue montagne, la cui imprevedibilità aumenta, non necessiti di alcun aggiustamento. L'alpinista professionista Roger Schäli conosce bene la sensazione che si prova quando una montagna cade a pezzi. Ha scalato la parete nord dell'Eiger più di 50 volte, spesso seguendo la via tracciata dal primo alpinista per raggiungere la sua vetta, il famoso nevaio White Spider. Oggi questo nevaio spesso si scioglie completamente in estate. «<em>Il caldo mette a dura prova la parete nord dell'Eiger</em>», confida Roger Schäli. «<em>C'è molta più acqua che scorre e le cadute di massi si sono intensificate in forza e durata. Solo nei passaggi molto ripidi gli scalatori sono un po’ protetti, perché le pietre volano sopra di loro</em>». D'ora in poi il percorso classico potrà essere percorso praticamente solo in inverno, quando le temperature sono negative.</p>
<p>Il fenomeno che questo professionista incontra nelle condizioni estreme dell'Eiger, lo devono affrontare anche gli alpinisti dilettanti. Il Club Alpino Svizzero (CAS) possiede 153 rifugi, molti dei quali sono potenzialmente minacciati dal riscaldamento globale. Nel 2021 il CAS ha abbandonato per la prima volta la gestione di un rifugio – il Mutthornhütte nella Kandertal – a causa dell’imminente pericolo di crollo. La sua ricostruzione in un luogo più sicuro costerà 3,5 milioni di franchi.</p>
<p>Avere la montagna sotto controllo è un lusso che dobbiamo permetterci…</p>
<p><em>Schweizer Revue<br />
Jürg Steiner</em></p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-23294-1-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23294-1-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="3" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-23294"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Bergsturz_Eiger.jpg" width="853" height="1280" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Bergsturz_Eiger.jpg 853w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Bergsturz_Eiger-400x600.jpg 400w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Bergsturz_Eiger-682x1024.jpg 682w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Bergsturz_Eiger-768x1152.jpg 768w" sizes="(max-width: 853px) 100vw, 853px" title="Ein Felsabbruch im Felssturzgebiet an der Ostflanke des Eiger, verursacht am Donnerstag, 20. Juli 2006 eine grosse Staubwolke. (KEYSTONE/Yoshiko Kusano)" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-23294-1-1-1" class="so-panel widget widget_sow-image" data-index="4" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-23294"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Brienz.jpg" width="1280" height="931" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Brienz.jpg 1280w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Brienz-600x436.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Brienz-1024x745.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Brienz-768x559.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" title="A general view shows the village Brienz-Brinzauls below the rockfall &quot;Brienzer Rutsch&quot; on Friday, June 16, 2023, in Brienz-Brinzauls, Graubuenden, Switzerland. On Friday night, a large part of the rock masses fell towards the village. The rock masses just missed the village and left behind a meter-high deposit on the main road near the school building. No one was injured since the village was evacuated on May 12. (KEYSTONE/Michael Buholzer)" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-23294-1-1-2" class="so-panel widget widget_sow-editor" data-index="5" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Nella notte del 16 giugno 2023 dal Piz Linard è crollata una frana di oltre un milione di metri cubi sul villaggio montano di Brienz, nei Grigioni, precedentemente evacuato. Foto Keystone</p>
</div>
</div></div><div id="panel-23294-1-1-3" class="so-panel widget widget_sow-image" data-index="6" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-23294"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Goldau.jpg" width="1280" height="721" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Goldau.jpg 1280w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Goldau-600x338.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Goldau-1024x577.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Goldau-768x433.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-23294-1-1-4" class="so-panel widget widget_sow-editor" data-index="7" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Il 2 settembre 1806 una colata di massi di 40 milioni di metri cubi è scivolata dal Rossberg verso Goldau. Risultati: 500 morti e una devastazione incommensurabile. Illustrazione: Franz Xaver Triner (1767–1824) e Gabriel Lory (1763–1840); archivi del cantone di Svitto.</p>
</div>
</div></div><div id="panel-23294-1-1-5" class="so-panel widget widget_sow-image" data-index="8" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-23294"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Gaffer.jpg" width="1280" height="853" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Gaffer.jpg 1280w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Gaffer-600x400.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Gaffer-1024x682.jpg 1024w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Gaffer-768x512.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/Gaffer-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" title="BONDO, 25.08.2017 - Am spaeten Freitagnachmittag ereignete sich ein zweiter Murgang bei Bondo, der noch mehr Zerstoerung und Verwuestung angerichtet hat. Verletzt wurde dabei niemand. Hier beobachten Anwohner von Promongno und Bondo den zweiten Murgang. 

Am Mittwoch, 23. August 2017 sind ca. 4 Millionen Kubikmeter Gestein vom Piz Cengalo oberhalb von Bondo ins Tal gestürzt und haben einen Teil von Bondo verschuettet. Zudem werden seit dem Bergsturz 8 Berggaenger aus Deutschland, Oesterreich und der Schweiz vermisst." alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div><div id="panel-23294-1-1-6" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-last-child" data-index="9" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Gli abitanti di Bondo (GR) osservano il loro paese devastato da una colata di fango il 25 agosto 2017. La causa: un enorme crollo avvenuto due giorni prima al Piz Cengalo. Foto Keystone</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/quando-la-montagna-avanza/">Quando la montagna avanza</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
