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	<title>Schweiz extrem Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>«È molto più di un ascensore»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 12:13:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/ascensore-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Nessun mezzo di trasporto pubblico in Svizzera è più corto del Mattelift di Berna. In compenso, la sua storia è sorprendentemente lunga. A conoscerla bene è il controllore e liftboy Peter Maurer. «Potete anche prendere le scale», dice Peter Maurer. Due donne sono appena arrivate alla piccola biglietteria gialla. Loro ridono: capiscono al volo che</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mattelift-berna-mezzo-pubblico-piu-corto-svizzera/">«È molto più di un ascensore»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/ascensore-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26014"  class="panel-layout" ><div id="pg-26014-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26014-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26014-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nessun mezzo di trasporto pubblico in Svizzera è più corto del Mattelift di Berna. In compenso, la sua storia è sorprendentemente lunga. A conoscerla bene è il controllore e <em>liftboy</em> Peter Maurer.</p>
<p>«<em>Potete anche prendere le scale</em>», dice Peter Maurer. Due donne sono appena arrivate alla piccola biglietteria gialla. Loro ridono: capiscono al volo che non lo dice sul serio. Maurer ha 69 anni, è un giornalista radiofonico in pensione e lavora come controllore al Mattelift. Si definisce <em>liftboy</em>. Basta osservarlo mentre si rivolge alla gente per rendersene conto: è un maestro dell’ironia sottile. A un uomo anziano dice: «<em>Può tenere il cappello in testa</em>». Così, senza motivo. Anche lui risponde con un sorriso.</p>
<p>Il Mattelift è un ascensore speciale. All’interno della cabina ci sono pulsanti come in qualsiasi altro ascensore. La differenza, però, è che non ci si può semplicemente entrare e partire, anche se tecnicamente sarebbe possibile. Serve un biglietto, perché il Mattelift è un mezzo di trasporto pubblico con concessione statale e ufficialmente controllato e sovvenzionato dallo Stato. Ed è quello che percorre la distanza più breve di tutta la Svizzera: appena 30 metri. Meno della lunghezza di un tram. Tra l’altro, i bernesi lo chiamano semplicemente “tram verticale” (in tedesco: <em>Senkeltram</em>).</p>
<p>L’ascensore è gestito da una società anonima privata. «<em>Giuridicamente siamo una funivia</em>», dice il presidente Marc Hagmann, per poi aggiungere: «<em>Ma naturalmente siamo un ascensore</em>». Quando venne inaugurato nel 1897, era un progetto tecnologicamente pionieristico. Oggi trasporta oltre 700 persone al giorno, più di 20’000 al mese. Una corsa costa 1 franco e 50 — anche per cani e biciclette. Alcuni abbonamenti dei trasporti pubblici sono validi. L’impianto rende poco, dice Hagmann, ma è importante per la gente del quartiere: svolge una funzione sociale.</p>
<p>Fu il primo ascensore elettrico per passeggeri in uno spazio pubblico in Svizzera — paragonabile all’ascensore <em>Hammetschwand</em> sul Lago dei Quattro Cantoni, il più alto ascensore all’aperto d’Europa. Anche il Mattelift è all’aperto: non sale all’interno di un edificio, ma lungo una parete. È il muro della Münsterplattform, la magnifica terrazza sul lato sud della chiesa più grande e importante di Berna.</p>
<p>Trenta metri di dislivello o 183 gradini possono sembrare pochi. «<em>Ma all’inizio questo “su e giù” esprimeva il divario sociale</em>», racconta Peter Maurer. In alto, nella città vecchia, vivevano le famiglie benestanti di Berna; in basso, nel quartiere <em>Matte</em>, abitavano i poveri: conciatori, barcaioli e zattieri. «<em>In alcune case della cupa Badgasse </em>– dice – <em>dai bagni pubblici ufficiali si erano sviluppate col tempo attività simili a bordelli</em>». Per lui è chiaro: «<em>I ricchi si opponevano all’ascensore perché non volevano la gente del Matte lassù con loro</em>».</p>
<p>Probabilmente, non aveva torto. Lo storico Stefan Weber descrive in uno studio sugli inizi del Mattelift come questo venisse ostacolato. «<em>L’argomento del disprezzo verso il quartiere </em>Matte<em> non è campato in aria</em> – osserva – <em>anche se gli abitanti dei quartieri alti non lo esprimevano apertamente</em>.» Piuttosto, dicevano di temere che l’ascensore avrebbe deturpato la piattaforma, “l’ornamento della città di Berna”, e ne avrebbe “turbato sensibilmente” l’atmosfera.</p>
<p>Quei tempi sono ormai lontani. Il Mattelift fu accolto con gratitudine dal pubblico ed era visto come un segno di progresso. «<em>Da allora, le differenze sociali si sono molto attenuate</em>», dice Maurer. Anche nel quartiere <em>Matte</em> oggi vivono persone benestanti — «<em>grazie alla gentrificazione</em>», afferma con ironia.</p>
<p>Maurer lavora come controllore da cinque anni. «<em>Siamo sette</em> liftboy <em>e due</em> liftgirl — <em>tutti pensionati</em>». Fa sette-otto turni al mese. Gli è sempre piaciuto parlare con la gente. Prima, da giornalista, andava lui dagli altri; «<em>oggi vengono loro da me</em>». Una volta ha raccontato la sua storia anche alla rivista svizzera <em>Beobachter</em>.</p>
<p>Spesso Maurer parla in modo quasi filosofico. «<em>Il Mattelift</em>, dice, <em>ha molto a che fare con la vita vera: a volte si sale, a volte si scende</em>». La sua vita non è stata priva di colpi del destino – dieci anni fa è morta sua moglie.</p>
<p>Ma ci sono state anche coincidenze fortunate. Il lavoro al Mattelift gli è capitato per puro caso. Un giorno stava nuotando nell’Aare e ha visto un collega sulla riva. «<em>Ora faccio il</em> liftboy!», gli ha gridato quello. «<em>Mi ha elettrizzato</em>», racconta Maurer. E già quella sera sapeva di voler fare quel lavoro.</p>
<p>Così, Peter Maurer ha trovato il Mattelift. Ma in un certo senso è stato anche il Mattelift a trovare lui. Il lavoro sembra renderlo felice. «<em>È più di un ascensore</em>», dice, «<em>molto più di un ascensore</em>». E come se non riuscisse a coglierne del tutto l’essenza, ha iniziato a fotografarlo: a tutte le ore del giorno e dell’anno, da ogni angolazione possibile. A intervalli di alcuni mesi realizza un manifesto. L’ultimo è appeso alla stazione a valle e si intitola “<em>Ascensore dei girasoli</em>”.</p>
<p>Un ascensore che è più di un ascensore. Questo vale soprattutto per gli abitanti del quartiere <em>Matte</em> che lo usano regolarmente. Per alcune persone anziane, dice Maurer, i controllori sono come figure di riferimento: «<em>Siamo pronti a parlare. Per alcuni siamo le uniche persone con cui hanno un contatto regolare</em>».</p>
<p>«<em>Dal modo in cui salgono capiamo come stanno</em>». Se sono tristi o allegri. E se qualcuno non si sente particolarmente in forze, «<em>a volte gli portiamo la borsa della spesa per qualche metro</em>».</p>
<p>Per Maurer, il Mattelift è come un faro nel quartiere — soprattutto in inverno, quando al mattino è ancora buio. Quando l’ascensore entra in funzione alle sei, lassù si accende una luce. «<em>Allora, tutti sanno: uno di noi è qui</em>».</p>
<p><em>Dölf Barben</em></p>
<p><em>Una serie di fotografie del Mattelift scattate da Peter Maurer è disponibile nell’edizione online di Schweizer Revue: <a href="https://gazzetta.link/mattelift">gazzetta.link/mattelift</a></em></p>
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	<p>Peter Maurer dice che il Mattelift è «molto più di un ascensore». E, in cambio, Maurer per molte persone del quartiere è molto più di un semplice liftboy. Foto Marc Lettau</p>
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	<p>Più in alto, più lontano, più veloce, più bello? Alla ricerca dei record svizzeri un po’ diversi.<br />
Oggi: il mezzo di trasporto pubblico con il percorso più breve di tutta la Svizzera.</p>
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	<p>La “stazione superiore” del Mattelift risplende di notte, in alto, sopra il quartiere Matte. In alto e in basso: agli inizi, l’ascensore superava anche un divario sociale. Foto Peter Maurer</p>
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	<p>Dal punto di vista giuridico il Mattelift è una funivia — una funivia che però si riconosce naturalmente come un ascensore. Fotos Peter Maurer</p>
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