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	<title>Solidarietà Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Solidarietà Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<item>
		<title>«La solidarietà ci unisce, indipendentemente dalle nostre origini e appartenenze, e favorisce la tolleranza e la generosità».</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lukas-weber-nuovo-direttore-ose-svizzeri-all-estero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 18:34:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Lukas-Weber-e1755887660912-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Cari lettori, cari svizzeri all’estero, Da metà aprile sono a capo del Segretariato dell'Organizzazione degli Svizzeri all'estero (OSE), situato nel grazioso quartiere bernese di Kirchenfeld, non lontano dalle ambasciate del Sudafrica, di Israele e del Belgio: un ambiente stimolante per un compito che richiede sensibilità internazionale. La storia dell'Organizzazione degli Svizzeri all'estero, che risale a</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lukas-weber-nuovo-direttore-ose-svizzeri-all-estero/">«La solidarietà ci unisce, indipendentemente dalle nostre origini e appartenenze, e favorisce la tolleranza e la generosità».</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Lukas Weber nuovo direttore OSE: solidarietà e innovazione per gli svizzeri all’estero</h3>
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	<p>Cari lettori, cari svizzeri all’estero,</p>
<p>Da metà aprile sono a capo del Segretariato dell'Organizzazione degli Svizzeri all'estero (OSE), situato nel grazioso quartiere bernese di Kirchenfeld, non lontano dalle ambasciate del Sudafrica, di Israele e del Belgio: un ambiente stimolante per un compito che richiede sensibilità internazionale.</p>
<p>La storia dell'Organizzazione degli Svizzeri all'estero, che risale a oltre un secolo fa, mi riempie di rispetto. La tradizione nutre, ma può anche ostacolare lo sviluppo. La Svizzera di oggi non è la stessa di 100 anni fa e lo stesso vale per gli svizzeri all'estero.</p>
<p>Dopo aver studiato al Politecnico di Zurigo e all'Università di Friburgo e aver trascorso un anno a Davis, in California, ho optato per una carriera nelle organizzazioni senza scopo di lucro. Davis era una città universitaria da sogno, con grandi spiagge sabbiose e un centro città tranquillo che mi ricordava la Svizzera.</p>
<p>Ma pochi giorni dopo la partenza, il mio sogno californiano si è infranto quando, l'11 settembre 2001, tre aerei di linea dirottati da terroristi hanno fatto crollare le Torri Gemelle a New York e colpito il Pentagono nella capitale statunitense. Questo evento ha lasciato in me un'impressione indelebile. In una sola volta ho preso coscienza della fragilità delle nazioni, anche di quelle potenti, del fatto che il mondo è, come disse all'epoca un politico americano, “un posto pericoloso”, e ho capito quanto sia importante e utile la coesione nazionale.</p>
<p>Quando penso alle qualità che caratterizzano molti svizzeri, penso alla capacità di mettersi nei panni degli altri, alla capacità di adattamento, alla modestia e alla ricerca dell'equilibrio. Il nostro Stato, strutturato dal basso verso l'alto, favorisce la responsabilità individuale. La famosa massima di John F. Kennedy, «<em>non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi, ma cosa potete fare voi per il vostro Paese</em>», corrisponde anche alla nostra visione dello Stato e della società civile.</p>
<p>È una visione che controbilancia l'approccio essenzialmente egoistico e materialista alla vita, che trascura il senso della comunità e del sacro. La solidarietà, il legame che ci unisce agli altri, non è prerogativa di alcun partito politico. Ci unisce, indipendentemente dalle nostre origini e appartenenze, favorisce la tolleranza e la generosità e ci permette di superare noi stessi!</p>
<p>Di fronte alle sfide attuali, come le misure di riduzione dei costi della Confederazione e le nuove possibilità offerte dalla digitalizzazione, sono lieto di guidare l'OSE e di lavorare con il mio team per garantire che continui a svolgere la sua missione in futuro: creare legami tra gli svizzeri all'estero e tra loro e la Svizzera.</p>
<p>Avete suggerimenti, idee o desideri? Scrivetemi a weber@swisscommunity.org o pubblicate i vostri commenti online. Sarò lieto di ascoltarvi.</p>
<p>Lukas Weber, direttore dell’OSE</p>
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	<p>Il nuovo direttore dell'Organizzazione degli Svizzeri all'estero, Lukas Weber, davanti all'ingresso del Segretariato, sulla Alpenstrasse a Berna. Foto Marc Lettau</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Gerhard Pfister, Presidente del Partito del Centro (già PPD)</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-gerhard-pfister-presidente-del-partito-del-centro-gia-ppd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 18:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/03/Gerhard_Pfiser_0822-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel quarto appuntamento con un presidente di partito, Gerhard Pfister, presidente del Partito del Centro uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla del nuovo nome del partito, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-gerhard-pfister-presidente-del-partito-del-centro-gia-ppd/">Intervista a Gerhard Pfister, Presidente del Partito del Centro (già PPD)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/03/Gerhard_Pfiser_0822-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23839"  class="panel-layout" ><div id="pg-23839-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23839-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23839-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«Saranno necessari referendum e iniziative per rendere la Svizzera più solidale»</h3>
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	<p>Nel quarto appuntamento con un presidente di partito, Gerhard Pfister, presidente del Partito del Centro uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla del nuovo nome del partito, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Signor Pfister, lei è presidente del Centro/PPD Svizzera da otto anni ed è appena stato riconfermato. Come giudica questa esperienza e quali sono le sfide più importanti?</strong></p>
<p>«<em>Sono molto contento di continuare la crescita del nostro partito come presidente del Centro. Le elezioni federali hanno dimostrato che siamo un partito che è tornato a vincere. Il nostro compito è ora quello di dare al Centro una struttura che ci permetta di essere costantemente in campagna elettorale. Dobbiamo chiarire le nostre posizioni sui temi chiave e coordinare ancora meglio il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati.</em>»</p>
<p><strong>Il Partito del Centro è uscito vittorioso dalle ultime elezioni federali (il suo partito ha guadagnato +0,3% e 1 seggio al Consiglio degli Stati, ndr.), ma ha fallito nel suo ambizioso tentativo di superare il PLR. Vi aspettavate questo risultato e a cosa lo attribuite?</strong></p>
<p>«<em>Non ci siamo mai posti l'obiettivo di superare il PLR. Il nostro obiettivo era almeno quello di rimanere stabili e di confermare il risultato del 13,8% ottenuto dalla fusione del PPD e del PBD. Con una quota di elettori del 14,1%, 29 seggi al Consiglio nazionale e 15 al Consiglio degli Stati, abbiamo ottenuto un risultato eccezionale e superato nettamente i nostri obiettivi.</em>»</p>
<p><strong>Il partito da lei guidato si è presentato alle ultime elezioni con il nome di "Il Centro" (ex PPD). Cosa c'è dietro questo cambio di nome? È una strategia di riposizionamento o una pura manovra di marketing per convincere gli elettori più indigenti a votare?</strong></p>
<p>«<em>Nel 2019 ci siamo resi conto che da circa trent'anni stiamo perdendo costantemente elettori. Il problema era che gli elettori non del CVP percepivano la C (in tedesco l’ex PPD si chiama Christliche Volkspartei, ossia “partito popolare cristiano”, ndr.) come ecclesiastica, religiosa e cattolica. Il cambio di nome è stato una sfida, certo. Ma soprattutto è stata una grande opportunità: rafforzare il nostro posizionamento intorno ai valori del partito – libertà, solidarietà e responsabilità – per creare più spazio di manovra per affrontare nuove sfide e conquistare nuovi elettori.</em>»</p>
<p><strong>Il cambio di nome sarà sufficiente per avviare il partito su un nuovo percorso di crescita dopo il costante declino degli ultimi decenni?</strong></p>
<p>«<em>Il cambio di nome da solo non basta. È necessario un contenuto politico basato su soluzioni provenienti dal centro politico. I segnali sono molto incoraggianti. I sondaggi mostrano che gli elettori riconoscono le nostre forti competenze, in particolare in materia di sanità e politica sociale. Infine, la nostra base di elettori sostiene chiaramente il percorso del nostro partito: il 78% pensa che il nostro percorso sia quello giusto, il dato più alto di qualsiasi altro partito.</em>»</p>
<blockquote>
<p><em>«</em><em>Il cambio di nome da solo non basta. È necessario un contenuto politico basato su soluzioni provenienti dal centro politico.</em><em>»</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore del Centro?</strong></p>
<p>«<em>Il </em><em>C</em><em>entro è il partito di tutte le persone per le quali sono importanti i valori di libertà, solidarietà e responsabilità. Chi vota Il Centro vuole più responsabilità sociale e soluzioni sostenibili basate sul dialogo e sulla costruzione del consenso. Vogliono preservare la coesione della Svizzera e combattere la polarizzazione.</em>»</p>
<p><strong>Il suo partito non è stato l'unico a vincere. In particolare, l'UDC e il PS hanno ricevuto molti consensi. Lei ha spesso criticato questi due partiti, accusandoli di polarizzare il panorama politico svizzero. Tuttavia, alcuni elettori hanno difficoltà a comprendere le sue proposte di compromesso e mediazione. Come risponde a queste critiche?</strong></p>
<p>«<em>La nostra forza è la volontà e la capacità di superare i blocchi politici, di trovare soluzioni che uniscano le persone, di promuovere il dialogo e di costruire ponti nell'interesse della popolazione. Ho vissuto un periodo in cui il mio partito era sottovalutato. Il mio obiettivo è sempre stato quello di far comprendere meglio il suo ruolo: Il nostro lavoro al centro è più difficile di quello dei partiti ai poli, ma in compenso è più decisivo.</em>»</p>
<blockquote>
<p><em>«</em><em>Ho vissuto un periodo in cui il mio partito era sottovalutato. Il mio obiettivo è sempre stato quello di far comprendere meglio il suo ruolo: Il nostro lavoro al centro è più difficile di quello dei partiti ai poli, ma in compenso è più decisivo.</em><em>»</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come vuole affrontarle Il Centro?</strong></p>
<p>«<em>Il Centro vuole una cooperazione forte e stabile con l'Unione Europea per garantire la prosperità della Svizzera. Per noi è però fondamentale che il Consiglio federale salvaguardi i livelli salariali svizzeri e il nostro sistema di sicurezza sociale con clausole di protezione efficaci.</em></p>
<p><em>Vogliamo una Svizzera in cui l'assistenza sanitaria sia accessibile e conveniente per tutti. Con la nostra iniziativa sul freno ai costi, stiamo dimostrando come sia possibile contenere efficacemente l'esplosione dei costi del sistema sanitario senza comprometterne la qualità.</em></p>
<p><em>E vogliamo una previdenza sicura ed equa per tutte le generazioni. Il Centro si impegna a eliminare definitivamente la discriminazione delle coppie sposate nell'AVS. Infatti, le pensioni AVS delle coppie sposate – a differenza di quelle non sposate – sono ancora oggi limitate. Per questo Il Centro ha lanciato l'iniziativa per pensioni eque.</em>»</p>
<p><strong>Ritiene che il suo partito si stia spostando sempre più a sinistra?</strong></p>
<p>«<em>Si può parlare di politica sociale senza essere socialisti, così come si può parlare di economia senza votare PLR. Noi siamo il partito che pone la responsabilità sociale al centro della propria azione politica. Ci impegniamo per una maggiore giustizia e solidarietà nella società, per un'economia forte che sia al servizio dei cittadini e non il contrario, e per una Svizzera cosmopolita che difenda i suoi valori e protegga le sue istituzioni sociali.</em>»</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>«<em>Vorrei una Svizzera in cui tutte le persone possano svilupparsi liberamente, senza però agire con indifferenza nei confronti della società, dell'ambiente e delle generazioni future. Una Svizzera che rimanga indipendente e che allo stesso tempo sia connessa a livello internazionale. Perché solo insieme ad altri Paesi possiamo difendere la sicurezza, il benessere e la giustizia.</em>»</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli svizzeri all'estero sono ora riconosciuti da quasi tutti i partiti come un interessante serbatoio di voti, che spesso cercano di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Tuttavia, i temi che stanno a cuore agli svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. Come spiega questa contraddizione?</strong></p>
<p>«<em>Il centro è favorevole al voto elettronico, ma la sicurezza deve avere la priorità. Il Consiglio federale deve introdurre misure per garantire l'integrità e la protezione dei dati. Questo strumento sarà accettato solo se i cittadini avranno fiducia in esso.</em>»</p>
<p><em>Angelo Geninazzi<br />
Gazzetta Svizzera</em></p>
</div>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervista i presidenti di UDC, PLR e PS. </p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Gerhard Pfister è cresciuto a Oberägeri, dove ha frequentato la scuola elementare. Dopo la maturità, ha studiato letteratura e filosofia a Friburgo, laureandosi con una tesi sullo scrittore Peter Handke. Dal 1987 ha insegnato filosofia e tedesco presso l'internato gestito dai suoi genitori. Dal 1998 al 2003, Pfister è stato membro del Gran Consiglio di Zugo, e nel 1999 ha assunto la presidenza della sezione PPD cantonale. In occasione delle elezioni federali del 2003 è stato eletto al Consiglio nazionale, riconfermato alle elezioni del 2007, 2011, 2015 e 2019. Il 23 aprile 2016 è stato eletto presidente del PPD Svizzero, che dal 2021 ha assunto il nome di «Il Centro».</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-gerhard-pfister-presidente-del-partito-del-centro-gia-ppd/">Intervista a Gerhard Pfister, Presidente del Partito del Centro (già PPD)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Mattea Meyer, Copresidente del Partito Socialista Svizzero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-mattea-meyer-copresidente-del-partito-socialista-svizzero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 11:13:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=23751</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/02/mattea2301-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel terzo appuntamento con un presidente di partito, Mattea Meyer, copresidente del Partito Socialista uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni. Lei è copresidente di PS</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-mattea-meyer-copresidente-del-partito-socialista-svizzero/">Intervista a Mattea Meyer, Copresidente del Partito Socialista Svizzero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/02/mattea2301-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23751"  class="panel-layout" ><div id="pg-23751-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23751-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23751-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«Saranno necessari referendum e iniziative per rendere la Svizzera più solidale»</h3>
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	<p>Nel terzo appuntamento con un presidente di partito, Mattea Meyer, copresidente del Partito Socialista uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Lei è copresidente di PS Svizzera da tre anni. Come vive questa esperienza e quali sono state le sfide più grandi?</strong></p>
<p>Sono stati tre anni molto intensi ma allo stesso tempo motivanti, culminati in tante iniziative, atti parlamentari e proposte per rafforzare il potere d’acquisto, proteggere il clima e fare passi in avanti in materia di parità. È sicuramente un lavoro impegnativo e ci sono giorni molto lunghi, ma con Cédric Wermuth, la frazione alle camere e tutto il Partito Socialista so che posso sempre contare su un forte sostegno.</p>
<p><strong>Il Partito Socialista è uscito vittorioso dalle ultime elezioni federali (il PS ha guadagnato +1,5% e 2 seggi in Consiglio nazionale, ndr). Ma come «blocco» di sinistra insieme ai Verdi avete subito delle perdite. </strong><strong>Le elezioni sono state un successo o una sconfitta?</strong></p>
<p>Lo spostamento a destra scaturito dalle elezioni federali mi preoccupa molto: un’UDC più forte spingerà ancora di più per una politica di sgravi ai più benestanti e alle grandi aziende, mentre la popolazione non ne trarrà beneficio. Ciò significa che saranno necessari referendum e iniziative per rendere la Svizzera più solidale. Il buon risultato ottenuto come PS alle urne ci rende ottimisti: guardiamo a queste importanti sfide con rinnovata determinazione.</p>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore del Partito Socialista?</strong></p>
<p>Le persone che votano PS vogliono una Svizzera solidale. La Svizzera è un Paese ricco, eppure a molte persone rimangono sempre meno soldi alla fine del mese: gli affitti e i premi di cassa malati aumentano rapidamente e il potere d'acquisto è sotto pressione. Vogliamo che tutte le persone abbiano abbastanza soldi per vivere, anche chi non guadagna milioni. Chi vota PS vuole una società paritaria: negli ultimi anni siamo riusciti a fare dei passi avanti in materia di parità, ma non siamo ancora arrivati dove vorremmo essere. Finanziariamente, le donne sono ancora nettamente penalizzate rispetto agli uomini, i neo-genitori si devono arrangiare per conciliare lavoro e famiglia e le donne e le persone LGBT+ continuano a subire sessismo e violenza. L’elettorato del PS ha pure a cuore la salvaguardia dell’ambiente e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, le più grandi sfide della nostra generazione, che possiamo affrontare solo insieme e in modo solidale.</p>
<p><strong>Molti accusano il Partito Socialista di perseguire politiche contrarie agli interessi dell'economia, di imporre divieti, tasse e burocrazia. </strong><strong>Come reagisce a questa "accusa"?</strong></p>
<p>Le faccio un esempio concreto del contrario: durante la pandemia COVID, mi sono personalmente impegnata affinché gli indipendenti potessero ottenere rapidamente e con una procedura snella un sostegno finanziario. In generale, è però chiaro che in un’economia disposta a quasi tutto pur di massimizzare il profitto dei propri manager e azionisti, servono regole. Pensiamo al fallimento di Credit Suisse con i bonus milionari oppure agli scandali di multinazionali come Glencore.</p>
<blockquote>
<p>«<em>Le regioni periferiche tendono spesso a favorire politiche più conservatrici, il PS ha invece le sue radici nel movimento operaio, nei centri industriali»</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Storicamente, il Partito Socialista è stato fortemente rappresentato nelle città, ma ha avuto più difficoltà ad affermarsi nelle regioni rurali. Come si spiega questa differenza?</strong></p>
<p>Siamo molto soddisfatti che il PS si stia rafforzando nelle regioni periferiche anno dopo anno. Naturalmente, sono diversi i fattori che hanno contribuito alla forte rappresentanza del PS nelle aree urbane della Svizzera: il PS ha le sue radici nel movimento operaio, che aveva una forte presenza nei centri industriali. Le aree urbane tendono ad avere una popolazione eterogenea con un'alta percentuale di lavoratori, minoranze e gruppi socialmente svantaggiati che si sentono rappresentati dalle politiche sociali progressiste del PS. Esistono anche differenze culturali tra aree urbane e periferiche in termini di attaccamento ai valori e alle istituzioni tradizionali: le regioni periferiche tendono spesso a favorire politiche più conservatrici.</p>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come vuole affrontarle come PS?</strong></p>
<p>Vogliamo proteggere il potere d’acquisto con affitti accessibili, premi di cassa malati più bassi, pensioni e salari dignitosi. Bisogna finalmente garantire una società paritaria: per questo ci impegniamo per pensioni più alte, asili nido accessibili e rispetto per ogni persona, indipendentemente da chi ama e da come vive. Con un fondo per il clima vogliamo una reale protezione del clima e la sicurezza dell'approvvigionamento, lanciando un'offensiva solare con investimenti pubblici, promuovendo la ristrutturazione degli edifici e potenziando il trasporto pubblico in tutta la Svizzera.</p>
<blockquote>
<p>«<em>Bisogna finalmente garantire una società paritaria: per questo ci impegniamo per pensioni più alte, asili nido accessibili e rispetto per ogni persona, indipendentemente da chi ama e da come vive</em>.»</p>
</blockquote>
<p><strong>I programmi di partito del PS e dei Verdi non sono così diversi: entrambi si concentrano su una forte politica sociale e hanno gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima. C'è ancora spazio per i Verdi a sinistra, o sarebbe più sensato pensare a una fusione nel prossimo futuro, oppure le ultime elezioni del Consiglio federale hanno cambiato la situazione?</strong></p>
<p>Molte battaglie ci uniscono con i Verdi e vogliamo quindi continuare e rafforzare questa collaborazione per il bene di una Svizzera solidale e sostenibile. Abbiamo però una storia diversa e ognuno ha le proprie sensibilità – siamo e resteremo quindi due parti diversi.</p>
<p><strong>Lei e il suo partito vi siete sempre opposti a qualsiasi riforma del sistema sociale svizzero negli ultimi anni, anche da parte del suo stesso Consigliere federale. Quali sono le sue proposte concrete per garantire i tre pilastri a lungo termine?</strong></p>
<p>La priorità ora è approvare l’iniziativa per una 13<sup>a</sup> AVS, una proposta che permette di colmare la lacuna del potere d’acquisto delle persone in pensione. Serve poi una riforma del 2° pilastro che rafforzi le pensioni delle donne e delle persone con salari bassi, ponendo fine ai profitti delle assicurazioni e del mondo finanziario.</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>Una Svizzera in cui ogni persona possa vivere la propria vita in libertà e con qualità.</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli Svizzeri all'estero sono ora riconosciuti da quasi tutti i partiti come un'interessante riserva di voti, che spesso cercano di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Tuttavia, le questioni che stanno a cuore agli Svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. </strong><strong>Come si spiega questa contraddizione?</strong></p>
<p>Il PS si impegna per i diritti politici costituzionali, le attività e gli interessi della cittadinanza straniera, in particolare con la richiesta dell'introduzione di un voto elettronico affidabile e sicuro. È inaccettabile che i cittadini stranieri non possano esercitare i loro diritti perché il materiale elettorale arriva troppo tardi. È inoltre necessario recuperare il ritardo in termini di rappresentanza della Quinta Svizzera nel Parlamento nazionale. La Svizzera ha diverse opzioni per integrare politicamente gli Svizzeri all'estero. Una di queste sarebbe certamente una sorta di rappresentanza "cantonale" nel Consiglio nazionale e nel Consiglio degli Stati, o inizialmente solo sotto forma di due seggi nel Consiglio degli Stati. Il corpo elettorale potrebbe essere costituito dagli stessi cittadini svizzeri all'estero o da un organo che verrebbe a sua volta eletto da loro. Il voto degli Svizzeri all'estero è spesso determinante per le questioni di politica estera e collaborazione con altri paesi, dando loro un ruolo importante nella definizione del presente e del futuro di una Svizzera aperta e solidale.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>Gazzetta Svizzera</em></p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervistati i presidenti di UDC e PLR. </p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Nata il 9 novembre 1987 a Basilea, ha trascorso la sua infanzia a Rothenfluh (BL) e Winterthur (ZH) insieme a sua sorella e suo fratello.</p>
<p>Il suo percorso politico ha avuto inizio come copresidente di GISO del Canton Zurigo e vicepresidente di GISO Svizzera (2009-2013). Ha poi trovato la sua casa politica nel PS Winterthur, facendo parte del comitato esecutivo per undici anni, di cui cinque come copresidente, fino a marzo 2019. Nel 2010 è stata eletta nel Consiglio comunale di Winterthur, seguita un anno dopo dall'elezione nel Gran Consiglio di Zurigo nel 2011. Dal 2015 è membro del Consiglio nazionale per il PS e, dall'ottobre 2020, ricopre la carica di copresidente del PS Svizzera insieme a Cédric Wermuth. Nel Consiglio nazionale partecipa attivamente alla commissione Salute e sicurezza sociale.</p>
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Fotografie und Bildbearbeitung: Goran Basic." alt="" 		class="so-widget-image"/>
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