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	<title>spirito olimpico Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Le Olimpiadi, tra sogno e umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:15:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/olimpiadi-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Immagini e testo di Raffaele Sermoneta C’è qualcosa nelle Olimpiadi e nelle Paralimpiadi che continua a farci alzare lo sguardo. È la dimensione del sogno. Quando pensiamo ai Giochi olimpici immaginiamo atleti straordinari, persone che hanno dedicato una vita intera a un gesto tecnico, a una curva perfetta, a un salto che sembra sfidare la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/olimpiadi-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-26140"  class="panel-layout" ><div id="pg-26140-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26140-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26140-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Reportage da Cortina</h3>
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	<p><em>Immagini e testo di Raffaele Sermoneta</em></p>
<p>C’è qualcosa nelle Olimpiadi e nelle Paralimpiadi che continua a farci alzare lo sguardo.</p>
<p>È la dimensione del sogno. Quando pensiamo ai Giochi olimpici immaginiamo atleti straordinari, persone che hanno dedicato una vita intera a un gesto tecnico, a una curva perfetta, a un salto che sembra sfidare la gravità. Sono i migliori; e quando li guardiamo gareggiare restiamo spesso in silenzio o a bocca aperta, quasi increduli davanti a ciò che il corpo umano riesce a fare.</p>
<p>Eppure, camminando per le vie di Cortina d’Ampezzo nei giorni che accompagnano i Giochi, emerge con chiarezza un’altra dimensione. Più discreta, forse meno spettacolare delle gare, ma profondamente autentica.</p>
<p>La dimensione delle persone.</p>
<p>Girando tra le strade del paese, tra bar affollati, piazze animate e piccoli gruppi che si fermano a parlare davanti a una vetrina, in un locale o a una pista innevata, ho avuto occasione di incontrare presenze provenienti da ogni parte del mondo: atleti, rappresentanti delle delegazioni, volontari, spettatori arrivati da lontano e abitanti della montagna. A molti ho posto la stessa domanda.</p>
<p><em>Quando pensi al periodo olimpico, che cosa ti viene in mente? Che cosa lo caratterizza davvero?</em></p>
<p>Le risposte, sorprendentemente, si assomigliano molto.</p>
<p>Qualcuno parla dell’emozione delle gare. Qualcun altro cita la tensione degli ultimi secondi prima di una partenza o di un arrivo. Ma quasi tutti, dopo un attimo di riflessione, arrivano allo stesso punto.</p>
<p><em>Le persone</em>.</p>
<p>«<em>La cosa più incredibile</em>», mi ha detto un ragazzo della delegazione tedesca incontrato davanti a un rifugio, «<em>è il senso di umanità</em> <em>che si crea.</em>»</p>
<p>Un volontario mi ha raccontato qualcosa di simile: «<em>Qui succede una cosa strana. Tifi per la tua squadra quando è il suo turno</em><em>… </em><em>e pochi minuti dopo ti ritrovi ad applaudire anche gli altri.</em>»</p>
<p>E in effetti basta restare qualche minuto tra la gente per accorgersene. Una bandiera passa di mano. Un applauso nasce da una curva dello stadio e si allarga fino a coinvolgere tutti. Una nazione gareggia, poi tocca a un’altra, e il tifo cambia colore con naturalezza.</p>
<p>In quelle ore sembra affermarsi una specie di accordo silenzioso: ognuno sostiene il proprio atleta, ma allo stesso tempo riconosce il valore di tutti gli altri.</p>
<p>Forse è per questo che il periodo olimpico lascia una sensazione difficile da spiegare.</p>
<p>L’energia che si crea è qualcosa che si percepisce pure fisicamente.</p>
<p>Un entusiasmo condiviso che attraversa le strade, gli spalti, i bar, i corridoi delle strutture sportive. È una forma di convivialità rara dove persone che non si sono mai incontrate prima iniziano a parlare come se si conoscessero da sempre.</p>
<p>Ci si scambia impressioni sulla gara appena vista, si commenta un gesto tecnico, si ride o ci si rattrista per un errore, si esulta per un’impresa.</p>
<p>E, a volte, succede anche qualcosa di più intimo. Mi è capitato di assistere a un momento durante una sessione paralimpica di curling su sedia a rotelle. Un tiro perfetto ha cambiato l’esito della partita. Per un attimo il palazzetto è rimasto sospeso, poi è esploso in un applauso spontaneo. In quel momento non si percepiva la differenza tra chi era in pista e chi era sugli spalti.</p>
<p>Si sentiva soltanto la forza di ciò che stava accadendo. La potenza di quegli atleti non si limitava al gesto sportivo, arrivava fino alle persone sedute a guardare.</p>
<p>Le Paralimpiadi, in particolare, rendono questo aspetto ancora più evidente. Non perché raccontino una storia di limiti, ma perché mostrano con straordinaria chiarezza quanto possa essere grande la capacità umana di trasformare le difficoltà in energia.</p>
<p>E così, mentre gli atleti competono sul ghiaccio o sulla neve, attorno a loro prende forma qualcosa di più ampio. Una rete invisibile in cui gli atleti fanno la loro parte; il pubblico la propria. I volontari aprono porte, indicano posti, accompagnano persone; e gli abitanti del luogo accolgono chi arriva.</p>
<p>Compiti diversi, gesti spesso piccoli, eppure tutti inseriti nella stessa scena.</p>
<p>Forse è anche questo il segreto dei Giochi olimpici e paralimpici. Non soltanto la straordinaria qualità delle prestazioni sportive, ma la possibilità – anche solo per qualche giorno – di sentirsi parte di qualcosa che supera le differenze, le lingue, le bandiere. Un grande spazio umano condiviso. E alla fine, mentre la sera scende sulle montagne di Cortina e le luci si accendono lungo le strade del paese, resta una sensazione difficile da definire ma impossibile da ignorare. La sensazione che, per qualche tempo, migliaia di persone abbiano respirato lo stesso entusiasmo, che abbiano fatto il tifo, parlato, riso, condiviso momenti con perfetti sconosciuti. Che abbiano scoperto, forse con un po’ di stupore, quanto possa essere potente ciò che accade quando gli esseri umani si ritrovano insieme attorno a qualcosa che li unisce.</p>
<p>E in fondo, forse, è proprio questo il vero spirito olimpico.</p>
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