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	<title>Vita alternativa Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Lo spirito e le profezie di Ida Hofmann: è possibile vivere fuori dagli schemi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 18:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Ascona - Nella massa, in ogni epoca, si distingue sempre una nicchia di persone positivamente differente da tutti gli altri, in grado – consapevolmente o meno – di indicare strade diverse e migliori da seguire. Ostacolate, schernite e ritenute utopiche, esse, in circostanze favorevoli, si rivelano possibili e praticabili. Nel 1900, un gruppo di spiriti</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lo-spirito-e-le-profezie-di-ida-hofmann-e-possibile-vivere-fuori-dagli-schemi/">Lo spirito e le profezie di Ida Hofmann: è possibile vivere fuori dagli schemi?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23418"  class="panel-layout" ><div id="pg-23418-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23418-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23418-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Molti i significati attuali nel modello di vita alternativo sul Monte Verità che fece scandalo agli inizi del Novecento. Ne parla un libro appena uscito </h3>
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	<p><strong>Ascona -</strong> Nella massa, in ogni epoca, si distingue sempre una <strong>nicchia di persone</strong> positivamente differente da tutti gli altri, in grado – consapevolmente o meno – di indicare <strong>strade diverse e migliori</strong> da seguire. Ostacolate, schernite e ritenute utopiche, esse, in circostanze favorevoli, si rivelano possibili e praticabili.</p>
<p>Nel 1900, un gruppo di <strong>spiriti liberi</strong>, composto da idealisti, artisti, vegetariani e anarchici provenienti da vari Paesi europei, sceglie un colle svizzero del Lago Maggiore per realizzare il sogno vivere <strong>senza condizionamenti esterni</strong> e in modo più salubre per la psiche e il corpo.</p>
<p>Il colle, situato sopra la bella cittadina di Ascona, si chiamava Monte Monescia che il gruppo ribattezzò <strong>Monte Verità</strong>.</p>
<p><strong>Ida Hofmann</strong> – una fondatrice di questa comunità insieme alla sorella <strong>Jenny</strong>, al compagno <strong>Henri Oedenkoven</strong> e ai fratelli <strong>Gräser</strong> – ci ha lasciato una <strong>importante testimonianza</strong> di cosa furono–- tra vicende tribolate e risvolti ironici e gioiosi – i primi anni di quella entusiasmante esperienza.</p>
<p>Il fortissimo e sincero ideale di allora, dopo 123 anni, permea le odierne attività del Monte Verità, visitato da moltissime persone provenienti anche dall’Italia.</p>
<p>«<em>Desidero raccontare </em>– scrive – <em>la vita di alcune persone che, pur essendo cresciute in un tessuto sociale basato per lo più su egoismo e lusso, su apparenza e inganni, sono approdate attraverso malattie del corpo o dell’anima a una nuova consapevolezza e hanno compiuto una svolta per dare alla loro vita un orientamento più sano e naturale. Verità e libertà nel pensiero e nell’azione dovrebbero accompagnare d’ora in avanti ogni loro aspirazione come le più preziose stelle polari</em>».</p>
<p>Nel suo pamphlet “<strong>Monte Verità – Verità senza poesia</strong>” in libreria appena uscito per la Edizioni Casagrande, Ida Hofmann narra di questa “squadra” di utopisti alle prese con un singolare cantiere dove si intendeva costruire un po’ di mondo migliore.</p>
<p>Ella <strong>chiarisce la motivazione</strong> per creare un’isola felice dove abitare, pensare, fare arte, coltivare i prodotti della terra, accogliere liberi pensatori, ospitare in un sanatorio e applicare la Naturoterapia a chi desiderasse cure alternative alla medicina classica: «<em>All’interno delle strutture sociali vigenti, che soffocano ogni sentimento e piegano al servizio dei potenti la forza e le predisposizioni naturali degli individui, è impossibile per questi ultimi raggiungere la libertà. Tale impresa dovrebbe quindi essere tentata su un nuovo terreno, su un appezzamento da acquistare proprio a tal fine</em>».</p>
<p>Il suo compagno venticinquenne Henri<strong>,</strong> benché figlio di un magnate belga, era  profondamente contrario al capitalismo, agognava da tempo quel progetto e trovò in Ida la compagna di vita perfetta: lui ci mise il cuore e il capitale, lei la mente organizzativa e partecipò anche alla parte economica. Subito si formò un piccolo gruppo di amici con gli stessi ideali e pronti a cambiare vita. Separatamente, da Monaco si avviarono a cercare un grande terreno verso i laghi a Sud della Svizzera.</p>
<p>Ida e la sua amica <strong>Lotte</strong> (altra idealista di famiglia benestante e tradizionalista) avevano girovagato sul confine italo-svizzero, dal Comasco al Malcantone. Lungo il loro tranquillo procedere <strong>attirarono l’attenzione di tutti</strong> a causa dell’abbigliamento informale, la pettinatura sciolta, l’essere prive di capello e di calzature.</p>
<p>Subirono con fiera pazienza la curiosità della gente e l’arroganza delle autorità.</p>
<p>A <strong>Porto Ceresio</strong>, sulla sponda italica del Lago di Lugano, solo l’intervento di una postina che si trovò lì per caso <strong>scongiurò l’arresto delle due</strong>!</p>
<p>In merito ai pregiudizi dovuti all’aspetto esteriore, Ida Hofmann scrive: «<em>… non posso esimermi dal notare quanti criminali pericolosissimi per la comunità si muovano in società in abiti eleganti (…) e di fronte a queste mere apparenze le autorità non richiedano mai di vedere i loro “documenti” né li privino della libertà</em>».</p>
<p>Raggiunsero Locarno, finalmente percependo un ambiente più congeniale, e dove si era già trovata l’area giusta per il loro progetto, sopra Ascona.</p>
<p>Su quel colle assolato, con sublime vista sul Lago Maggiore, partirono da zero con la loro nuova vita: «<em>Grazie all’adesione di spiriti affini e al loro sostegno, talvolta anche economico, sarebbero sorte una o più colonie dove il terreno sarebbe stato condiviso, ma sarebbe restato in vigore il diritto di proprietà privata, fondato sui bisogni individuali e sulla produzione il più possibile autonoma di alimenti e oggetti d’uso quotidiano</em>». Nei loro obiettivi c’era la costruzione di scuole, ove non si inculcassero programmi prestabiliti ma, invece, far affiorare <strong>talenti e</strong> <strong>spirito critico</strong>, e poi mulini, fabbriche tessili: «.. <em>non allo scopo </em>– però –<em> di accumulare capitali e vivere nel lusso</em>».</p>
<p>Molte le difficoltà dovute a questioni personali, diversità di intenti e caratteriali, la cui descrizione è assai efficace nelle analisi “psicologiche” dei vari personaggi.</p>
<p>Tra alti e bassi e <strong>tra entusiasmi ed inesperienza</strong>, si costruirono le prime capanne fino ad ottenere in un primo tempo, cinque abitazioni e una stanza di lettura. Soci di levatura e altri con fini poco elevati si alternarono nei primi 2 anni. <strong>I benestanti non erano avvezzi al lavoro</strong>, si dovette ricorrere alla manodopera locale.</p>
<p>C’era chi si allontanava, e <strong>chi fu allontanato</strong> per conclamati difetti di pigrizia, fanatismo o un atteggiamento di anarchia fuorviata. Tuttavia, sempre nuovi soggetti si candidavano per fa parte del Monte Verità. E sempre più affluivano ospiti e visitatori a vario titolo: capitalisti, intellettuali, grandi nomi della cultura internazionale, artisti, naturopati e medici.</p>
<p>Alcuni, dalla mente chiusa, giungevano per mero sfizio di curiosità e per contrastare caparbiamente quei principi, tutti di pari importanza, manifestati sul Monte Verità tra cui: libertà dai dogmi sociali e religiosi, femminismo, veganesimo e le unioni libere tra coppie: «<em>L’amore era per noi l’unione tra due esseri che si realizza “liberamente” in natura e per questo rifiutavamo sia la benedizione della Chiesa sia il riconoscimento dello Stato</em>». Uno<strong> scandalo sociale</strong> che portò pure a un grave sdegno da parte dei genitori di Ida e Henri.</p>
<p>I medici avveduti <strong>sperimentarono su loro stessi</strong> il sanatorio, le cure naturali, il cibo vegano crudo, il nudismo, l’elioterapia, la calma indotta dall’osservazione della natura…</p>
<p>Chiunque veniva accolto: «<em>Un nuovo ospite trascorse con noi l’intero inverno: si trattava di un uomo di ottantotto anni che per la prima volta in vita sua cercò con successo di vivere e mangiare seguendo i principi del vegetabilismo</em> (stile di vita e cibo vegetale ndr.)».</p>
<p>Giornalisti prevenuti personalmente o “spinti” a raccontare le attività della comune attraverso gli occhiali del pregiudizio, facevano da megafono a quanti <strong>non sopportavano tanta libertà</strong>. Alla comune ci si vestiva con pochi indumenti ariosi in estate e, per chi voleva, anche in inverno, ma si poteva anche stare nudi a lavorare, leggere e giocare beneficiando del terapeutico sole e della benefica, profumata aria pura: una vera e propria cura medica naturale a tutti gli effetti. Ma allora, come oggi, la gente non si scandalizzava di tante abitudini e azioni dannose per l’essere umano (come le interminabili ore di lavoro in schiavitù nelle fabbriche e nei campi, dove lavoravano anche i ragazzini), bensì di un corpo nudo per fini curativi che circolava nell’ambito di una proprietà privata quale era il Monte Verità.</p>
<p>Quello di Ida Hofmann <strong>è un libro attualissimo</strong>, ricco di riflessioni pratiche e <strong>profetiche</strong>, di una idealista con i piedi per terra, che conforta e dona speranza, sicuramente da leggere e approfondire ma anche da regalare.</p>
<p>Sul web i nostri lettori troveranno tutte le informazioni per una visita al luogo descritto.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
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	<p>Ida Hofmann nata in Germania nel 1864, fu pianista e insegnante di musica. Abitò 20 anni in Ticino, morì a San Paolo nel nel 1926.<br />
Cofondatrice della comunità Monte Verità, parlando di questo luogo con sguardo profetico ebbe a dire: «… è forse un rifugio per i tempi a venire, quando nel mondo dei fenomeni il contrasto tra idealismo e materialismo, tra amico e nemico, tra vita sana e vita malata, tra menzogna e verità o tra bene e male sarà diventato troppo grande e la battaglia per l’esistenza ne deciderà la scomparsa o la salvezza». </p>
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	<p>Sei anni dopo l’inizio dell’esperienza della comune, Ida Hofmann, descrive vicende e personaggi tra idealismo, veganesimo e femminismo. Utopisti alle prese con un singolare cantiere dove si intendeva costruire un po’ di mondo migliore.<br />
Il libro “Monte Verità – Verità senza poesia” in libreria dallo scorso ottobre per le Edizioni Casagrande, comprende una prefazione dello scrittore Edgardo Franzosini, una postfazione di Nicoletta Mongini, direttrice Cultura della Fondazione Monte Verità, e un inserto fotografico. </p>
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	<p>La Casa Centrale, 1904 circa.</p>
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