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	<title>voto popolare Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>voto popolare Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/votazioni-svizzera-2025-iniziative-no-superricchi-servizio-civico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 21:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/politica1-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze Molto temuta alla vigilia, l’iniziativa dei giovani socialisti che chiedeva di tassare i superricchi è stata affossata da quasi 4 elettori su 5. Destino ancor più avverso all’iniziativa sul servizio civico. Attorno al 43% la partecipazione al voto. Un secco No all’iniziativa “spaventa-ricchi” Alla fine,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/votazioni-svizzera-2025-iniziative-no-superricchi-servizio-civico/">Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/politica1-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25700"  class="panel-layout" ><div id="pg-25700-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25700-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25700-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<h2>Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze</h2>
<p><strong>Molto temuta alla vigilia, l’iniziativa dei giovani socialisti che chiedeva di tassare i superricchi è stata affossata da quasi 4 elettori su 5. Destino ancor più avverso all’iniziativa sul servizio civico. Attorno al 43% la partecipazione al voto.</strong></p>
<h2>Un secco No all’iniziativa “spaventa-ricchi”</h2>
<p>Alla fine, sono stati solo due comuni a cantare fuori da un coro piuttosto intonato: uno piccolo nel profondo Giura e l’altro, la Città di Berna. Tutti gli altri 2’108 comuni, invece, si sono opposti all’iniziativa dei giovani socialisti, che ha registrato a livello nazionale una percentuale di contrari del 78,3%. Ricordiamo che l’iniziativa intitolata “Per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo”, chiamata anche “Iniziativa per il futuro”, proponeva una tassazione del 50% sulle successioni e sulle donazioni superiori a 50 milioni di franchi. Secondo gli iniziativisti, le persone facoltose sarebbero all’origine della crisi climatica e, di conseguenza, il gettito di questa nuova imposta avrebbe dovuto essere impiegato a favore della causa ambientale.</p>
<p>Nessuna chance, dunque, ma l’iniziativa ha creato non pochi grattacapi e discussioni sin dal momento del suo lancio. Essa, infatti, chiedeva che le successioni e le donazioni fossero tassate con effetto retroattivo a partire dal giorno della votazione. Inoltre, per evitare che le persone facoltose lasciassero la Svizzera, la Confederazione avrebbe dovuto adottare delle misure. Negli ultimi mesi, i media hanno riferito ripetutamente di persone e famiglie facoltose che, per precauzione, hanno spostato una parte dei loro averi all’estero. Ad esporsi in modo particolare è stato Peter Spuhler, ex parlamentare e conosciuto imprenditore e proprietario di Stadler Rail, un'importante azienda produttrice di treni e veicoli ferroviari.</p>
<h3>Tutti i cantoni contrari</h3>
<p>Le dimensioni della disfatta dei giovani socialisti superano quanto previsto dai sondaggi effettuati nelle settimane precedenti l’esito delle urne. Da questi si delineava una sconfitta certa, ma si attestava in ogni caso una quota di favorevoli attorno al 30%. Così non è stato: in quindici cantoni il “no” ha addirittura raggiunto l’80%. Il dubbio non ha sfiorato alcun cantone, ad immagine di quello meno scettico, Basilea Città, che ha rifiutato l’iniziativa al 66,7%.</p>
<h3>Reazioni di sollievo</h3>
<p>Il comitato d’iniziativa, nei suoi commenti post votazione, ha ritenuto che il dibattito lanciato con l’iniziativa fosse corretto e, al contempo, ha puntato il dito contro la campagna dei contrari, affermando che «<em>mai un’iniziativa è stata combattuta in Svizzera in modo così parziale e distorto</em>».</p>
<p>Dal canto suo, l’ampia alleanza contraria al testo si rallegra del fatto che «<em>il risultato conferma l’impegno della Svizzera a favore della proprietà privata e dell’imprenditoria</em>». Nei commenti dei media si è messo in evidenza come il tentativo dei giovani di sinistra sia stato quello di “colpire” una classe di (stra-)ricchi non identificata, con patrimoni superiori ai 50 milioni di franchi. Il fronte borghese, in una campagna che di fatto è partita molti mesi prima della votazione, è riuscito a dare un volto a queste persone e, in particolare, alle imprese di famiglia di loro proprietà. Questi hanno convinto la popolazione del loro contributo alla società e ai posti di lavoro creati.</p>
<h2>Iniziativa Servizio civico: scopo nobile, applicazione difficile</h2>
<p>I numeri sono impietosi: nessun cantone, e nessuno dei 2’100 comuni, ha approvato l’iniziativa lanciata da un piccolo comitato ginevrino. Alla fine, l’iniziativa è stata respinta dall’84,1% dei cittadini. Uno dei risultati peggiori degli ultimi 25 anni: solo l’iniziativa “Imposta sull’energia invece dell’IVA” nel 2015 era stata bocciata con proporzioni ancora più alte.</p>
<p>Da molte cerchie, nella fase di avvicinamento, sono stati lanciati messaggi di apprezzamento per lo scopo del testo, mentre i sondaggi davano una quota di favorevoli ben superiori a quelli emersi dalle urne. L’iniziativa proponeva di obbligare tutte le persone di nazionalità svizzera, comprese le donne, a svolgere un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente. Questo poteva essere scelto liberamente e avvenire nell’ambito del servizio militare, servizio civile o in altri contesti. Ad opporsi all’iniziativa, oltre Consiglio federale e Parlamento che hanno messo in guardia sui costi supplementari ingenti che avrebbe creato l’iniziativa per datori di lavoro e collettività, vi era sia il fronte per il rafforzamento dell’esercito che temeva che il numero di suoi membri si riducesse o comunque non potesse più essere pianificato secondo le necessità, come pure il fronte per una Svizzera senza esercito.</p>
<p>Questi veti incrociati, e le risorse modeste a disposizione del piccolo comitato ginevrino che ha lanciato l’iniziativa, hanno portato ad un risultato che da tempo non si vedeva in Svizzera: ben oltre 4 cittadini su 5 si sono opposti alla proposta.</p>
<h3>La reazione del Consiglio federale: la milizia non è morta</h3>
<p>L’iniziativa ha toccato un tema legato a doppio filo con il DNA svizzero: la milizia. Nella sua reazione al voto, il Consiglio federale ha riconosciuto l’obiettivo di rafforzare l’impegno sociale dei cittadini, ritenendo però eccessiva la proposta, le cui conseguenze economiche sarebbero state ingenti. Martin Pfister, Consigliere federale del Centro e ministro della sicurezza, ha colto l’occasione per annunciare che il Governo intende aumentare la partecipazione delle donne all’esercito su base volontaria, introducendo una giornata d’orientamento obbligatoria. Inoltre, verranno adottate misure per migliorare la disponibilità del personale nell’esercito e nella protezione civile. Insomma, secondo le reazioni –da destra a sinistra – il No senza appello all’iniziativa non significherebbe una messa in discussione dello spirito della milizia svizzero.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Preservare le imprese di famiglia: la strategia dei contrari all’iniziativa ha convinto quasi 4 elettori su 5.</p>
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	<p>Non tragga in inganno questo cartellone del fronte contrario: il tema centrale contro l’iniziativa riguardava la sicurezza e i costi per datori di lavoro e Stato.</p>
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		<title>Due iniziative: tanta preoccupazione, ma quante chances?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-iniziative-popolari-novembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 20:36:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Testi-politica2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il 30 novembre, i cittadini svizzeri si pronunceranno su due proposte lanciate dalla popolazione. Soprattutto quella dei giovani socialisti ha già destato grande scalpore e preoccupato le cerchie economiche. Ma i sondaggi sembrano darle poche possibilità di approvazione. La GISO, i superricchi e la grande ansia L’iniziativa popolare “Per una politica climatica sociale finanziata in</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Testi-politica2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25613"  class="panel-layout" ><div id="pg-25613-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25613-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25613-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 30 novembre, i cittadini svizzeri si pronunceranno su due proposte lanciate dalla popolazione. Soprattutto quella dei giovani socialisti ha già destato grande scalpore e preoccupato le cerchie economiche. Ma i sondaggi sembrano darle poche possibilità di approvazione. </strong></p>
<h3>La GISO, i superricchi e la grande ansia</h3>
<p>L’iniziativa popolare “Per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo” chiamata anche “Iniziativa per il futuro” è stata lanciata dalla Gioventù Socialista (GISO) e propone a livello federale di introdurre un’imposta sulle successioni e sulle donazioni a partire da una franchigia di 50 milioni di franchi. L’aliquota d’imposta fissata nell’iniziativa è del 50%. Se, ad esempio, una persona lascia in eredità 150 milioni di franchi – anche sotto forma di un’impresa o parco immobiliare – 50 milioni sono esenti da imposta, mentre 100 milioni vengono tassati al 50%. L’imposta da pagare ammonterebbe dunque a 50 milioni di franchi. Il gettito che ne deriverebbe sarebbe da destinare alla lotta contro il cambiamento climatico.</p>
<p>L’iniziativa al voto tra poche settimane sta per occupando la politica e l’economia elvetica sin dal momento in cui sono state raccolte le firme. Prevede infatti che l’entrata in vigore diventi effettiva il giorno della votazione. Concretamente, se l’iniziativa popolare fosse accolta il prossimo 30 novembre e il giorno successivo morisse in Svizzera una persona con una sostanza superiore a 50 milioni, l’eredità sarebbe tassata malgrado l’entrata in vigore e le disposizioni esecutive non siano ancora state decise dal Parlamento. Il testo dell’iniziativa recita inoltre un divieto di lasciare la Svizzera per i potenziali contribuenti, rispettivamente un’“imposta di partenza”, per la quale una persona facoltosa o un’azienda che lascia la Svizzera dopo la votazione e prima dell’entrata in vigore dell’imposta sia chiamato alla cassa “retroattivamente”. In un suo messaggio e chiarimento, il Consiglio federale ha anticipato che queste opzioni sarebbero difficilmente praticabili.</p>
<h3>«Necessario chiamare alla cassa chi inquina»</h3>
<p>Secondo i giovani socialisti, le persone ricche commetterebbero “crimini climatici” e, in generale, produrrebbero più CO₂ rispetto alle altre fasce di popolazione e dovrebbero dunque contribuire di più alla protezione del clima. Per raggiungere gli obiettivi climatici servirebbero 12 miliardi di franchi all’anno d’investimenti e secondo gli inziativisti l’imposta su successione e donazione porterebbe alla metà di questo importo.</p>
<p>Queste stime sono contestate dai calcoli della Confederazione, i quali indicano che l’iniziativa potrebbe anche portare ad una riduzione delle entrate per Confederazione, Cantoni e Comuni, perché i soggetti potenzialmente colpiti potrebbero trasferirsi all’estero o rinunciare a stabilirsi in Svizzera, con conseguenti perdite anche sul fronte dell’imposta sul reddito e sulla sostanza.</p>
<h3>«Una tassa espropriativa»</h3>
<p>Sul fronte dei contrari, l’ansia è percettibile e non solo dall’inizio della campagna elettorale. Anzi, l’avvicinarsi del voto equivale per molti ad un sollievo. Infatti, le clausole di retroattività che creano incertezza hanno suscitato negli ultimi anni molti dubbi, dato lo spunto per numerose conferenze sul tema e atti parlamentari che chiedevano lumi sui possibili scenari. Secondo i contrari, si tratta di un’imposta espropriativa, suscettibile di minare la continuità delle aziende di famiglia. La tassazione del 50% porterebbe gli imprenditori a smembrare le aziende o indebitarsi dal momento che l’imposta solleciterebbe liquidità non disponibili.</p>
<p>I primi sondaggi, svolti a poco meno di due mesi dalla votazione, indicano uno scetticismo piuttosto diffuso. Resta da vedere se i favorevoli alla proposta riusciranno a recuperare terreno con l’avvicinarsi del termine di votazione.</p>
<h3>Per una Svizzera che si impegna</h3>
<p>Il secondo oggetto in votazione, dai sondaggi sembra invece più combattuto anche perché nel suo spirito l’iniziativa raccoglie simpatie da destra a sinistra. Tuttavia, il Consiglio federale, il Parlamento e l’economia sono scesi in campo contro l’iniziativa “Per una Svizzera che si impegna”. La proposta chiede di introdurre l’obbligo, per tutte le persone di cittadinanza svizzera, di prestare un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente. Questo obbligo verrebbe esteso anche alle donne.</p>
<p>Il servizio deve essere prestato sotto forma di servizio militare o, a scelta, attraverso un altro servizio riconosciuto dalla legge. Secondo l’iniziativa, il Parlamento può prevedere che anche le persone che non hanno la cittadinanza svizzera sottostiano all’obbligo.</p>
<h3>«Parità di genere, coesione e impegno civile»</h3>
<p>L’iniziativa è stata lanciata da servicecitoyen.ch, un’associazione con sede a Ginevra, ed è sostenuta dai Verdi liberali, il Partito evangelico, il Partito pirata, i Giovani del Centro e da diverse associazioni.</p>
<p>Gli iniziativisti denunciano che attualmente solo gli uomini svizzeri siano soggetti all’obbligo di servire, mentre donne e stranieri no. Un servizio civico universale contribuirebbe alla parità di genere, alla coesione sociale e a valorizzare l’impegno civile. Ma non solo: la riforma potrebbe garantire gli effettivi necessari all’esercito e alla protezione civile.</p>
<h3>Contrari Consiglio federale e Parlamentare</h3>
<p>La campagna attorno a questo tema è modesta. Tra i contrari si sono opposti soprattutto membri del Consiglio federale, ritendendo lodevole lo spirito dell’iniziativa ma mettendo in guardia sulle sue conseguenze: il Governo stima che ogni anno verrebbero arruolate quasi 70’000 persone mentre il fabbisogno ammonterebbe a circa 30’400 persone.</p>
<p>Non sarebbe dunque opportuno destinare un numero così elevato di persone a compiti che non corrispondono alle loro competenze professionali e per i quali sono meno qualificate. Un capitolo riguarda i costi: le spese annuali per l’indennità per perdita di guadagno (IPG) e per l’assicurazione militare raddoppierebbero, raggiungendo rispettivamente 1,6 miliardi e 320 milioni di franchi. Il mercato del lavoro verrebbe privato del doppio della manodopera attuale e le aziende datrici di lavoro dovrebbero sostenere costi elevati per compensare le assenze. Questa la ragione dell’impegno contro l’iniziativa da parte dell’economia.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p><em>I giovani socialisti, impegnati in quella che i contrari definiscono “assalto alla ricchezza”.</em></p>
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	<p><em>Oggi il tema delle imposte di donazione e successione è regolato direttamente nei cantoni.</em></p>
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	<p><em>I ricchi inquinerebbero di più rispetto agli altri e dunque vanno chiamati alla cassa per risanare l’ambiente: questa la richiesta dell’iniziativa per il futuro.</em></p>
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	<p><em>Non solo uomini svizzeri, ma anche donne ed eventualmente cittadini stranieri: l’iniziativa chiede che tutti siano obbligati a fornire un contributo alla collettività</em></p>
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	<p><em>Il Consiglio federale argomenta che già oggi le donne hanno la possibilità di svolgere il servizio militare. Un obbligo sovraccaricherebbe le strutture e i costi.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Svizzera si prepara a due referendum autunnali tra identità e proprietà</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/votazioni-federali-svizzera-28-settembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 18:46:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />In un anno insolitamente calmo sul piano delle votazioni federali, il 28 settembre la popolazione svizzera torna alle urne in un momento simbolico: per la prima volta, infatti, le schede di voto ufficiali saranno redatte anche in romancio. Referendum contro la Legge sull’Id-e - La Svizzera a un bivio digitale tra rivoluzione tecnologica e scetticismo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/votazioni-federali-svizzera-28-settembre-2025/">La Svizzera si prepara a due referendum autunnali tra identità e proprietà</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25405"  class="panel-layout" ><div id="pg-25405-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25405-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25405-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>In un anno insolitamente calmo sul piano delle votazioni federali, il 28 settembre la popolazione svizzera torna alle urne in un momento simbolico: per la prima volta, infatti, le schede di voto ufficiali saranno redatte anche in romancio.</strong></p>
<h2><strong><br />
</strong>Referendum contro la Legge sull’Id-e - La Svizzera a un bivio digitale tra rivoluzione tecnologica e scetticismo</h2>
<h3><u>In cammino verso l’identità elettronica svizzera</u></h3>
<p>Da anni, la questione di un’identità digitale anima il dibattito pubblico e politico svizzero. Il lungo percorso verso una soluzione condivisa è stato caratterizzato da un alternarsi di spinte innovative e moti di diffidenza, soprattutto per quanto riguarda la tutela della privacy e la gestione dei dati. Già in passato la Svizzera aveva tentato di introdurre un sistema simile: la prima versione dell’identità elettronica (Id-e), sottoposta al voto popolare nel 2021, fu bocciata in modo netto dal 64,4% dei votanti, in un clima segnato dai timori legati all’eccessiva delega delle informazioni personali a operatori privati e al rischio di abuso dei dati.</p>
<p>Raccogliendo le lezioni del passato, il nuovo testo della Legge sull’Id-e sottoposto a scrutinio il 28 settembre 2025 rappresenta un nuovo compromesso. La proposta poggia su due pilastri: da un lato, l’identità elettronica verrebbe rilasciata e gestita esclusivamente dallo Stato, riaffermando la sovranità pubblica sulla protezione dei dati; dall’altro, il carattere facoltativo e gratuito dello strumento dovrebbe attenuare le paure di esclusione e di controllo obbligato.</p>
<h3><u>Tra innovazione pubblica e sfide democratiche</u></h3>
<p>L’Id-e si configura quindi come un’identità elettronica statale, pensata per semplificare l’accesso a numerosi servizi pubblici e privati. I cittadini che vi ricorreranno potranno identificarsi online per richiedere documenti amministrativi come la patente di guida o l’estratto del casellario giudiziario, dimostrare l’età in caso di acquisti di prodotti riservati a maggiorenni, accedere a piattaforme o svolgere transazioni digitali in sicurezza.</p>
<p>Al centro della nuova architettura normativa si trovano garanzie rafforzate in materia di sicurezza e protezione dei dati personali. L’intera infrastruttura verrebbe vincolata a severi standard: nessun dato potrà essere ceduto a soggetti privati e la titolarità dei processi di autenticazione rimarrà rigorosamente pubblica. Le posizioni favorevoli all’introduzione, capitanate dalla coalizione <em>digitalswitzerland</em>, sottolineano la necessità di dotare la popolazione di un’identità digitale sicura e statale, elemento ritenuto imprescindibile per la competitività, la modernizzazione della Svizzera e la tutela degli interessi nazionali.</p>
<p>Ma anche questa soluzione non sembra sciogliere ogni nodo di diffidenza. La proposta è approdata alle urne proprio in seguito al lancio di un referendum, promosso dal fronte contrario: gruppi e associazioni come Amici della Costituzione, Aufrecht, Mass Voll, Verfassungsbündnis Schweiz, Partito pirata, Unione democratica federale (UDF) e Giovani UDC, che hanno raccolto oltre 55’000 firme. Questo risultato è espressione delle persistenti preoccupazioni circa la reale inviolabilità dei dati e, più in generale, del rischio che lo strumento di identità elettronico proposto possa favorire abusi o discriminazioni nell’accesso ai servizi digitali.</p>
<p>Il mosaico di opinioni si amplia considerando la prospettiva degli svizzeri all’estero. L’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero (OSE) ha espresso un deciso sostegno all’introduzione dell’identità elettronica, ravvisando in essa uno strumento capace di facilitare la relazione tra emigrati e istituzioni elvetiche. L’Id-e semplificherebbe infatti molte pratiche amministrative, dal rapporto con il fisco fino alle questioni sanitarie, passando per i servizi consolari e, non da ultimo, le pratiche bancarie. Vi è poi una prospettiva ancora più ampia: l’adozione dell’Id-e potrebbe fungere da apripista per future forme di voto elettronico. Una modernizzazione della partecipazione democratica, estremamente rilevante per chi si trova lontano dalla Svizzera ma desidera continuare a esercitare i diritti politici garantiti dalla Costituzione.</p>
<p>In questo intreccio di progresso tecnologico e tutela delle garanzie, la nuova identità elettronica si presenta dunque come un nodo cruciale del rapporto, sempre in trasformazione, tra cittadini e istituzioni, tra innovazione e diffidenza. Il dibattito che accompagna la Svizzera verso il 28 settembre non si limita alla sola questione tecnica, ma si riverbera sulle modalità di inclusione e sulla visione del futuro nazionale: una decisione che chiama in causa la (s)fiducia nella capacità dello Stato di evolversi, coniugando modernizzazione, sicurezza, trasparenza e accessibilità.</p>
<h2>Referendum obbligatorio per l’imposta immobiliare sulle seconde case - La risposta federale all’abolizione del valore locativo</h2>
<h3><u>L’addio ad un’era fiscale tra sollievo popolare e perdite locali</u></h3>
<p>Sul secondo oggetto in votazione si riflettono dinamiche storiche e nuovi equilibri tra livelli istituzionali. Infatti, fino al 2024, la fiscalità immobiliare svizzera si fondava sul valore locativo, ovvero una stima teorica del reddito che i proprietari avrebbero percepito se avessero affittato la propria abitazione, sottoposta a tassazione anche in assenza di una reale locazione. Questo sistema, unico nel contesto internazionale e spesso motivo di accese discussioni, era visto da una parte come fonte stabile di gettito per la Confederazione e i cantoni – in particolare quelli turistici e alpini – e dall’altra come una misura impopolare. Nel dicembre 2024, però, il Parlamento ha deciso di abolire il valore locativo sia per le residenze principali sia per quelle secondarie; una svolta che porta con sé importanti conseguenze per le casse pubbliche, specie nelle zone a forte presenza di abitazioni di vacanza o di proprietà di non residenti.</p>
<h3><u>La risposta federalista alle sfide fiscali</u></h3>
<p>Per ovviare al conseguente rischio di vuoto nelle entrate di alcuni cantoni, il Parlamento ha elaborato un compromesso, ora oggetto di referendum obbligatorio: concedere ai cantoni la possibilità di introdurre, a propria discrezione, un’imposta straordinaria sulle residenze secondarie ad uso proprio, qualora il valore locativo di tali immobili non venga più tassato né a livello federale né cantonale. Questa deroga permette ai cantoni di non dover rispettare i principi costituzionali ordinari nell’applicazione di tale tassa, la quale potrà dunque essere più elevata rispetto all’imposta sugli altri immobili ma comunque calcolata solo sul valore della proprietà. Si tratta di una misura dalla forte impronta federalista, che vuole preservare l’autonomia finanziaria dei cantoni senza imporre criteri unici nazionali.</p>
<p>L’applicazione della nuova normativa apre così un capitolo di rilievo anche per le comunità di svizzeri all’estero che conservano proprietà in Svizzera, influenzando sia l’assetto patrimoniale sia la pianificazione familiare di chi mantiene legami con il Paese d’origine tramite case di vacanza e immobili ereditati.</p>
<p>La proposta attuale, quindi, si inserisce in un articolato dibattito attorno alla gestione, alla destinazione e alla tassazione della proprietà privata, specialmente nelle zone turistiche, e di riflesso sull’identità stessa di molte comunità locali e sull’attrattività della Svizzera per i proprietari non residenti.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p><em>L’identità elettronica svizzera sarà volontaria, gratuita e gestita esclusivamente dallo Stato.</em></p>
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	<p><em>Dopo l’abolizione del valore locativo, saranno i cantoni a decidere se e quanto tassare in maniera straordinaria le residenze secondarie.</em></p>
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		<title>Editoriale Maggio 2024</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-maggio-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 16:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Bilaterali III]]></category>
		<category><![CDATA[mandato negoziale]]></category>
		<category><![CDATA[UDC]]></category>
		<category><![CDATA[voto popolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/04/Senza-nome-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Care lettrici, cari lettori La Svizzera è capace, come pochi altri paesi, a dibattere e trovare consensi sulle tematiche più diverse. Questo dialogo avviene spesso in modo fattuale, ma molto più animato nel caso in cui l’oggetto del contendere è la relazione tra la propria nazione e l’Unione Europea. Questa edizione di Gazzetta si concentra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/04/Senza-nome-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23986"  class="panel-layout" ><div id="pg-23986-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23986-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23986-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>La Svizzera è capace, come pochi altri paesi, a dibattere e trovare consensi sulle tematiche più diverse. Questo dialogo avviene spesso in modo fattuale, ma molto più animato nel caso in cui l’oggetto del contendere è la relazione tra la propria nazione e l’Unione Europea. Questa edizione di Gazzetta si concentra su questo dibattito lanciato nel lontano 1992 con il voto sullo Spazio Economico Europeo. Questo ha tra le altre cose dato avvio all’ascesa dell’UDC, oggi primo partito in Svizzera e contrario a nuovi avvicinamenti – in forma di Bilaterali III – con il principale partner commerciale della Svizzera.</p>
<p>Intanto il mandato negoziale è stato approvato e Parlamento e popolo potranno discutere una volta che sul tavolo vi saranno gli esiti e i contenuti definitivi. Prima di ciò il popolo sarà chiamato a chinarsi su altri quattro temi in votazione ad inizio giugno e che presentiamo brevemente.</p>
<p>Mentre leggete queste righe è verosimilmente in corso il Congresso del Collegamento degli Svizzeri in Italia a Perugia, di cui Gazzetta riporterà ampiamente nel prossimo numero.</p>
<p>Insomma, la bella stagione si avvicina lentamente ma di tregua estiva nemmeno l’ombra. Buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Svizzera e UE: con i Bilaterali III alla ricerca di un nuovo pezzo di puzzle da incastrare</h3>
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	<p>Nuovo capitolo nelle relazioni tra CH e UE: approvati i mandati negoziali per i Bilaterali III</p>
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