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	<title>abbazia di Einsiedeln Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>abbazia di Einsiedeln Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/canton-svitto-storia-cultura-paesaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:47:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/cantoni-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Seconda tappa del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi 26 Cantoni. In questa rubrica vi accompagniamo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la loro cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa seconda meta?</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/canton-svitto-storia-cultura-paesaggi/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/cantoni-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-26149"  class="panel-layout" ><div id="pg-26149-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26149-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26149-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Seconda tappa del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi 26 Cantoni.</p>
<p>In questa rubrica vi accompagniamo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la loro cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa seconda meta? Benvenuti nel Canton Svitto!</p>
<h2>TAPPA 2: CANTON SVITTO</h2>
<p>Ci sono luoghi che custodiscono la storia, e poi ci sono luoghi che la generano. Il Canton Svitto è uno di questi, ed è qui che un nome divenne destino. È da Svitto che il nostro cammino prosegue, là dove la Svizzera ha trovato il suo nome e il suo emblema.</p>
<p>Dopo aver visitato Uri, in questa tappa scopriremo un altro dei Cantoni fondatori: il Canton Svitto. Considerato la culla della Svizzera, è il luogo dove tutto ha avuto inizio. Qui, tra le montagne che si specchiano nel Lago dei Quattro Cantoni e le vallate che si aprono verso il Lago di Zurigo, è nata l’idea stessa della Confederazione: non solo un atto politico, ma una visione di convivenza tra comunità diverse, unite dalla responsabilità reciproca. Non è un caso che proprio questo territorio abbia dato nome e bandiera alla Svizzera.</p>
<p>Le tracce umane nell’area risalgono a oltre 5’000 anni fa: insediamenti preistorici tra Hurden e Freienbach testimoniano una presenza stabile già nell’età della Pietra e del Bronzo. Intorno al VI secolo arrivarono gli Alemanni, modellando lingua, organizzazione agricola e struttura sociale. Il cristianesimo si diffuse nel tardo VII secolo, preparando il terreno a quella che sarebbe diventata una delle istituzioni più influenti della regione: l’Abbazia di Einsiedeln.</p>
<p>Nel X secolo l’abbazia non fu soltanto un centro spirituale, ma una vera potenza economica e territoriale. Il controllo dei traffici attraverso il Passo del San Gottardo rese l’area strategica, attirando l’attenzione di dinastie come gli Asburgo. È in questo equilibrio tra autonomia locale e pressioni esterne che matura la svolta del 1291: il 1° agosto, Svitto si allea con Uri e Untervaldo dando vita alla Confederazione Elvetica. Un patto difensivo che diventerà l’embrione di uno Stato federale destinato a durare nei secoli.</p>
<p>Il cantone assume presto un ruolo guida. Nel 1386 la vittoria nella Battaglia di Sempach rafforza il peso politico della giovane Confederazione. Nel 1531, alla Battaglia di Kappel, le truppe cattoliche di Svitto sconfiggono quelle riformate guidate da Ulrich Zwingli, segnando l’identità religiosa del territorio in un’epoca di fratture europee profonde. Tra il 1798 e il 1803, il Cantone entra nella Repubblica Elvetica imposta da Napoleone. L’esperienza centralizzatrice provoca tensioni interne, fino a una temporanea scissione ricomposta nel 1833. Con la Costituzione federale del 1848 si apre la stagione della Svizzera moderna e si chiude quella delle assemblee popolari all’aperto, le Landsgemeinde.</p>
<p>L’omonimo capoluogo, sorge a 516 m di altitudine ai piedi dei due Mythen, tra il lago di Laurez e il lago dei Quattro Cantoni. La piazza centrale vede protagonista la Chiesa barocca di San Martino di Tours,  architettura dei fratelli Singer, al cui interno vanta una decorazione con affreschi , stucchi e le stazioni della Via Crucis di Sebastiano Ricci.</p>
<p>Il centro di Svitto completa il racconto della nascita svizzera. Il Dominikanerinnenkloster St. Peter am Bach e il Kapuzinerkloster Schwyz richiamano la forza della tradizione religiosa; sulla piazza domina il Rathaus di Svitto (1642), con le facciate affrescate dedicate agli episodi della storia nazionale. Accanto sorgono la Bannerbrunnen, storica fontana del gonfalone simbolo civico della città, e la medievale Schatzturm. Tra dimore patrizie come l’Ital Reding Haus e antichi edifici pubblici, Svitto concentra in pochi isolati fede, istituzioni e memoria: la stessa trama che ha dato forma alla Confederazione.</p>
<p>Al numero 20 della Bahnhofstrasse si trova il Museo dei Patti federali, uno dei luoghi più simbolici della storia svizzera. Qui sono custoditi i documenti fondativi della Confederazione: il Patto eterno confederale, il Patto di Morgarten, gli accordi tra i cantoni sovrani e la Convenzione di Stans. Non è solo un museo: è l’archivio dell’identità svizzera, tra pergamene, bandiere e memoria politica.</p>
<p>Il Cantone è anche celebre per i suoi prodotti di eccellenza, come Victorinox, fondata nel 1884 e con sede a Ibach. L’azienda è famosa per la produzione ed esportazione in tutto il mondo del coltellino svizzero multifunzionale, diventato un simbolo iconico della Svizzera a livello globale.</p>
<p>Svitto è un insieme di paesaggi alpini mozzafiato, incastonato tra le Prealpi e le Alpi glaronesi. Tra le montagne più importanti dominano le vette dei Mythen (Grosser Mythen di 1899 m e le Kleiner Mythen 1811m), che si ergono sopra il capoluogo, e il massicco del Rigi (Rigi Kulm 1798 m), famoso per la vista su ben 13 laghi. L’acqua è protagonista anche grazie all’attraversamento dei fiumi come la Sihl e la Muota. Inoltre, la valle di Moutathal, custodisce uno dei sistemi di grotte più estesi al mondo. Il paesaggio è prevalentemente verdeggiante e collinare, con ampie foreste e campagne, celebri anche per le coltivazioni di ciliegi.</p>
<p>Il Canton Svitto non è solo uno dei 26 cantoni svizzeri. È un simbolo. Un territorio alpino che, attraverso un susseguirsi di alleanze, riforme e cambiamenti, ha trasformato un nome locale in un’identità nazionale. In fondo, conoscere Svitto, significa conoscere la Svizzera.</p>
<p>Lasciamo questa tappa, dove abbiamo conosciuto più approfonditamente un territorio che ha saputo mantenere il proprio ruolo di erede e custode di un’antica storia fondativa, cuore pulsante della costituzione della Confederazione. Seguendo il corso del lago e della storia elvetica, ripartiamo verso un altro cantone fondatore, dove l’identità svizzera assume nuove sfumature. Il nostro cammino prosegue verso la prossima meta: il Canton Nidvaldo.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a redazione@gazzettasvizzera.ch: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
<p><em>Nicola Magni</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Svitto</h3>
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<p><strong>Capoluogo</strong>: Svitto<br />
<strong>Lingua</strong>: tedesco<br />
<strong>Data di ingresso CH</strong>: 1291<br />
<strong>Superficie</strong>: 907,88 km<sup>2<br />
</sup><strong>Numero residenti</strong>: 169’205 (2025)<br />
<strong>Montagna più alta</strong>: Ortstock (2716m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma del Canton Svitto consiste in un campo rosso con una piccola croce bianca (croce latina) nell’angolo superiore destro rispetto a chi la guarda.</p>
<p>Questo emblema è un simbolo di libertà ed è uno tra i più antichi della Confederazione, con origini legate alla tradizione delle <em>bandiere del sangue</em>, che ha dato il nome all’intera Svizzera.</p>
<p>La croce bianca su sfondo rosso è associata alla partecipazione del Cantone alle Crociate o alla protezione divina, consolidandosi nel corso del XIV secolo.</p>
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	<p>Abbazia di Einsiedeln, fondata nel 934, è il più importante luogo di pellegrinaggio mariano della Svizzera. (Unsplash)</p>
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	<p>Museo dei Patti federali. fonte: Schwyz.tourismus</p>
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	<p>La vetta del Mythen fonte: Schwyz.tourismus.</p>
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		<title>Minestrone benedettino dell’Abbazia di Einsiedeln</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/minestrone-benedettino-abbazia-einsiedeln-svitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 20:04:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/benediktinereintopf-kloster-einsiedeln-default-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Una storia di accoglienza In collaborazione con gutekueche.ch Nel cuore della Svizzera, tra foreste silenziose e cime innevate, sorge l’Abbazia di Einsiedeln, fondata nel 934 d.C. dove visse l’eremita Meinrado. Nei secoli, i monaci benedettini che la abitano hanno vissuto seguendo la regola “Ora et Labora” in equilibrio tra preghiera, lavoro e accoglienza dei pellegrini,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/minestrone-benedettino-abbazia-einsiedeln-svitto/">Minestrone benedettino dell’Abbazia di Einsiedeln</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Visita culinaria tra i cantoni [Svitto]</h3>
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	<p>Una storia di accoglienza</p>
<p><strong>In collaborazione con gutekueche.ch</strong></p>
<p>Nel cuore della Svizzera, tra foreste silenziose e cime innevate, sorge l’Abbazia di Einsiedeln, fondata nel 934 d.C. dove visse l’eremita Meinrado. Nei secoli, i monaci benedettini che la abitano hanno vissuto seguendo la regola “Ora et Labora” in equilibrio tra preghiera, lavoro e accoglienza dei pellegrini, attratti dalla sacralità del luogo e dalla venerata Madonna Nera custodita nella chiesa abbaziale. Accanto alla spiritualità, la vita quotidiana dei monaci si svolgeva anche nei campi, negli orti e nelle cucine. Fu proprio in una cucina che nacque, durante un inverno antico e implacabile, la tradizione del minestrone Benedettino.</p>
<p>Era il cuore del XV secolo, e quell’anno la neve aveva sepolto tutto. I sentieri per l’abbazia erano impraticabili e le provviste scarseggiavano. I monaci, pur isolati, continuavano a ricevere pellegrini stremati e infreddoliti, in cerca di rifugio e conforto spirituale. Il priore, preoccupato, radunò la comunità per capire come gestire la situazione. Così, Fratello Nikolaus si mise all’opera. Era il cuoco dell’abbazia, uomo di poche parole e molta sapienza. Insieme ad altri monaci, rovistò nei depositi e nell’orto innevato. Trovò solamente i porri e le cipolle, ancora forti sotto la neve.</p>
<p>In cantina c’era ancora qualche resto di carne mista. Fratello Nikolaus pensò quindi di unirla al brodo già preparato, aggiungendo anche i porri salvati dalla neve. Il profumo confortante si diffuse nei corridoi del monastero di Svitto, scaldando il cuore di chi stava gelando. Quando i pellegrini si sedettero a tavola, il minestrone fumava nelle ciotole di legno: era un piatto umile, ma ricco di sapore, nutriente come un abbraccio. E, giorno dopo giorno, la pentola sembrava non svuotarsi mai.</p>
<p>Da allora, ogni anno, nel cuore dell’inverno, i monaci di Einsiedeln preparano quel minestrone con i porri dell’orto, come segno di fiducia nella Provvidenza, memoria di una fame vinta dalla solidarietà.</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 15 minuti</strong></p>
<ol>
<li>Scaldare il burro in una padella. Nel frattempo, tritare finemente le cipolle, tagliare a strisce sottili i porri e preparare il brodo di dado vegetale.</li>
<li>Quando il burro è caldo, rosolare la carne a porzioni. Condire con sale e pepe.</li>
<li>Rimuovere la carne e, nella stessa padella, fare ora imbiondire i porri e le cipolle.</li>
<li>Versare il brodo di verdure, aggiungere la carne e portare ad ebollizione.</li>
<li>Una volta raggiunta l’ebollizione, ridurre la fiamma e far sobbollire per ca. 15 minuti,</li>
<li>Aggiungere il formaggio fresco a pezzi e mescolare bene.</li>
</ol>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p>600 g - carne trita (vitello, manzo e maiale)<br />
500 g - porri a strisce sottili<br />
500 g - cipolle tritate finemente<br />
300 g - formaggio fresco alle erbe a pezzi<br />
1 L - brodo vegetale<br />
q.b. - burro per friggere<br />
sale e pepe</p>
</div>
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