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	<title>Cinema Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Cinema Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Intervista a Davide Enea Casarin</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/davide-enea-casarin-attore-svizzero-arte-psicologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 19:41:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Casarin-IMPORTANTE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Davide Enea Casarin è uno di quei talenti che non amano essere racchiusi in un’unica etichetta, facendo dell’arte un territorio da esplorare senza confini. Italo – svizzero, cresciuto tra due culture e diplomato alla Paolo Grassi di Milano, si muove tra cinema, teatro, televisione, stand-up comedy e musica con una naturalezza che sorprende. Ma il</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/davide-enea-casarin-attore-svizzero-arte-psicologia/">Intervista a Davide Enea Casarin</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Casarin-IMPORTANTE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25598"  class="panel-layout" ><div id="pg-25598-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25598-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25598-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Attore, Autore e Content Creator tra arte e psicologia</h3>
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	<p>Davide Enea Casarin è uno di quei talenti che non amano essere racchiusi in un’unica etichetta, facendo dell’arte un territorio da esplorare senza confini.</p>
<p>Italo – svizzero, cresciuto tra due culture e diplomato alla Paolo Grassi di Milano, si muove tra cinema, teatro, televisione, stand-up comedy e musica con una naturalezza che sorprende. Ma il suo percorso non si limita al puro intrattenimento: per lui l’arte è anche uno strumento di introspezione e di benessere psicologico, capace di aprire spazi interiori e di offrire nuove prospettive. Con lui andremo a scoprire come dietro ogni performance ci sia non solo studio e disciplina, ma anche la volontà di trasformare il palcoscenico in un luogo di incontro e di cura.</p>
<p><strong>Ciao Davide, lavori tra Italia e Svizzera. Puoi raccontarci com’è nata la tua passione verso il mondo dello spettacolo e della recitazione?</strong></p>
<p>«<em>Ho iniziato a recitare da bambino, a scuola, quando avevo circa sei o sette anni. Ero un bambino molto timido, e il teatro è stato per me un modo per uscire dal guscio, per conoscermi meglio e per connettermi agli altri. Sul palco mi sentivo libero di esprimere parti di me che nella vita quotidiana restavano nascoste. Col tempo questa passione è cresciuta e, dopo la scuola, ho deciso di tentare i provini per le maggiori accademie di recitazione italiane: sono stato ammesso alla Paolo Grassi di Milano, dove mi sono diplomato.</em></p>
<p><em>Oggi vedo la recitazione come un luogo in cui poter dare voce alle diverse parti di me, anche quelle più nascoste o contraddittorie. Per me non si tratta di indossare una maschera, ma di toglierla forse, per far emergere ciò che mi appartiene profondamente attraverso un personaggio. In questo senso, ogni ruolo diventa anche un modo per conoscermi meglio e per esplorare l’umanità in tutte le sue sfumature.</em>»</p>
<p><strong>Qual è stato il tuo iter di formazione come attore?</strong></p>
<p>«<em>Fin da bambino ho frequentato diverse realtà teatrali, in particolare il Teatro Azzurro di Locarno e il MAT di Lugano.</em></p>
<p><em>La formazione più importante poi è arrivata con l’ingresso alla Paolo Grassi di Milano.</em></p>
<p><em>Dopo l’Accademia ho capito che quello non era un punto d’arrivo, ma solo l’inizio: continuo tuttora a formarmi partecipando a workshop e percorsi di approfondimento. Inoltre, sto completando una scuola di Counseling e sto studiando psicologia, questo mi aiuta a lavorare su me stesso e sulle mie emozioni, perché conoscere e gestire il proprio mondo interiore è fondamentale, sia in scena che nella vita.</em>»</p>
<p><strong>Nonostante la tua giovane età, hai già alle spalle un percorso ricco di esperienze: hai lavorato in diverse produzioni, sia per il piccolo che per il grande schermo. Vuoi raccontarci alcune di queste?</strong></p>
<p>«<em>U</em><em>no dei primi lavori stato “</em>Il cattivo poeta<em>” di Gianluca Iodice con Sergio Castellitto. Interpretavo un fascista, ed è stata la mia prima esperienza su un grande set. Lo ricordo con affetto anche perché lì è nata un’amicizia che dura tuttora.</em></p>
<p><em>Più recentemente ho lavorato alla serie “</em>The Saints<em>”, prodotta da Martin Scorsese. È stata un’esperienza intensa e molto formativa: abbiamo girato in Marocco con ritmi davvero serrati, un set impegnativo ma ricco di stimoli.</em></p>
<p><em>Un’altra esperienza bellissima è stata “</em>Romulus<em>”, dove recitavamo in protolatino. Avevo una parte piccola, ma mi ha colpito moltissimo l’atmosfera sul set: sembrava davvero di essere tornati nell’antica Roma, con le scenografie illuminate solo da fiaccole e i cavalli sullo sfondo.»</em></p>
<p><strong>Come ti prepari per un ruolo? Hai un metodo particolare o ti lasci guidare dall’istinto?</strong></p>
<p>«<em>Per prepararmi parto sempre da un’analisi: obiettivi del personaggio, obiettivi della scena, azioni. È uno scheletro tecnico, poi però cerco punti di contatto tra me e il personaggio, così che il ruolo diventi un modo per esprimere una parte di me. Non cerco di diventare “altro da me”, al contrario, cerco di far esprimere parti di me stesso, come facciamo tutti nella vita: parliamo e ci comportiamo diversamente a seconda delle persone e delle situazioni. Recitare è trovare la modalità di stare in relazione del personaggio e farla propria, così che ogni battuta sia connessa a qualcosa di vero, che mi riguarda.</em>»</p>
<p><strong>Il tuo essere svizzero e attore ti ha portato a realizzare uno spettacolo di stand-up Comedy e musica legato ai temi della Svizzera. Com’è nata questa idea e cosa vuoi comunicare attraverso questo progetto?</strong></p>
<p>«<em>Avevo scritto delle canzoni e ho fatto un paio di serate in cui le ho portate, ma sentivo il bisogno di aggiungere delle introduzioni comiche per alleggerire lo spettacolo. Poi quelle introduzioni sono diventate veri e propri monologhi di stand-up, ed è nato uno spettacolo che mescola musica e comicità.</em></p>
<p><em>Ho scelto di parlare della Svizzera perché è parte di me: lì sono cresciuto, la mia famiglia stretta vive lì. È anche un tema poco esplorato nella stand-up comedy, mi diverte raccontare stereotipi, modi di dire e curiosità, creando momenti di gioco con il pubblico. Una delle canzoni che porto in scena, “</em>Il mare di Lugano<em>”, è in parte una lettera d’amore alla Svizzera e al Ticino, per parlare con nostalgia e ironia a chi, come me, vive lontano da casa e porta con sé un pezzo di quella terra.</em>»</p>
<p><strong>Sei attivo sui social dove condividi contenuti comici e riflessioni, cosa desideri trasmettere alla tua community?</strong></p>
<p>«<em>Sono partito dai temi dello spettacolo, cerco di parlare del rapporto con sé stessi. Ho iniziato a condividere contenuti comici su questi temi, e con molto piacere ho visto che tantissima gente ci si è riconosciuta. Voglio comunicare l’importanza di prendersi cura di sé e normalizzare quella “follia” che è in tutti noi: fare cose fuori dall’ordinario non è sbagliato, purché non faccia male a noi o agli altri.</em></p>
<p><em>Vorrei creare una community autoironica e accogliente, e in futuro, una volta diventato psicologo, poter anche offrire un reale supporto a chi ne ha bisogno.</em>»</p>
<p><strong>Attualmente ti stai formando come counselor e psicologo, cosa rappresenta per te questo percorso?</strong></p>
<p>«<em>Stanislavskij parlava del lavoro dell’attore su sé stesso, cioè di un lavoro interiore necessario per costruire un personaggio. Io invece vorrei occuparmi del lavoro dell’attore </em><em><u>con</u></em><em> sé stesso: lavorare sulla relazione con sé stesso mentre interpreta e, soprattutto, mentre vive</em><em>. </em></p>
<p><em>È la direzione in cui voglio andare. Ci sono molti insegnati che si occupano di aiutare gli attori a fare la scena, io vorrei occuparmi di come stanno mentre la interpretano. Questa è un aspetto che mi è mancato nel mio percorso di formazione (da giovane e anche da adulto perché la formazione non finisce mai) e di cui sarò molto felice di prendermi cura.  </em></p>
<p><em>Voglio mettere la mia esperienza nella recitazione al servizio della relazione d’aiuto, integrando ciò che ho imparato nel mio percorso di attore con la psicologia e il counseling. È un approccio che si rivolge a tutti, attori e non, perché il tema non è la recitazione, ma la relazione con sé stessi e con gli altri.</em>»</p>
<p><strong>Com’è nata l’idea di creare un gruppo di psicoterapia dedicato agli attori? Cosa comporta coniugare psicoterapia e recitazione?</strong></p>
<p>«<em>L’idea di creare un gruppo di psicoterapia per attori nasce da un bisogno personale e dalla consapevolezza delle sfide di questo mestiere: la precarietà, il continuo incontro col rifiuto e l’uso intenso del proprio mondo emotivo. Ho voluto creare uno spazio sicuro dove prendersi cura di sé, a un costo accessibile.</em></p>
<p><em>Il gruppo è guidato da un medico, psicoterapeuta e regista, io partecipo come tutor, ed è aperto a tutti, non solo agli attori. Ci incontriamo una volta al mese per lavorare sulla relazione con noi stessi, ascoltando, condividendo e talvolta mettendo in scena parti di noi. È un’esperienza profondamente arricchente.</em>»</p>
<p><strong>Che consigli ti sentiresti di dare a un giovane che vuole affacciarsi al mondo della recitazione e della comicità?</strong></p>
<p>«<em>Formati e prenditi cura di te. Mentre impari il mestiere, ricorda che puoi essere fragile, avere paura o fallire e va bene così. Fallire è parte del processo: è lì che si imparano le cose più importanti. Gli errori non sono sbagli da evitare, sono opportunità diverse da quelle che avevi immaginato, spesso sono più interessanti delle cose corrette.</em></p>
<p><em>Non colpevolizzarti se qualcosa non va come speravi. Non dipende tutto da te. Se non ti prendono (in una scuola, per un ruolo, in qualsiasi occasione in realtà) non è un giudizio sul tuo valore. Formati volendoti bene e prendendoti per mano con amore.</em></p>
<p><em>Per la comicità, parti da te stesso. Parla di ciò che conosci, anche delle piccole cose: un ricordo, una sensazione, quella volta che… L’ironia è uno strumento potente per affrontare il dolore e per alleggerire la vita. L’autoironia, in particolare, è fondamentale: ti permette di non prenderti troppo sul serio, di non difendere la tua immagine a tutti i costi, e questo è un bel risparmio di energia, soprattutto nella società di oggi che tende a scambiare l’immagine per l’identità. Se con autoironia non prendi troppo sul serio la tua immagine, puoi muoverti con più leggerezza e la vita ha un sapore più piacevole.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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		<title>Giovani e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 17:44:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2024]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/giovani-e-futuro-2/">Giovani e futuro</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Intervista a Luca Bonicalza</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<ol>
<li><strong> Ciao Luca, qual è il tuo legame con la Svizzera? E com'è stato crescere a cavallo di due culture?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Come il vento che soffia un po' da qua e un po' da là anche noi abbiamo cose un po' da qua e un po' da là. Il caso – o la fortuna! – ha voluto che un po' del mio qua e là fosse svizzero e così sono cresciuto mescolando culture diverse, come d'altra parte tanti di noi.</em></p>
<p><em>Sono socio dell'UGS e ho anche partecipato al comitato per un po' di anni, e questo mi ha aiutato veramente tanto a riconoscere certi aspetti del mio carattere che prima, invece, non capivo. Sono nato e cresciuto in Italia, svizzero di quinta generazione e l'ascolto delle mie origini mi ha aiutato a comprendermi e a migliorarmi. Per me la doppia cultura porta l'abilità di essere flessibili e sempre in equilibrio su un filo ben teso, tra le cose della vita.</em>»</p>
<ol start="2">
<li><strong> Qual è stato il tuo iter accademico e professionale?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Io volevo fare l'ingegnere, probabilmente avrei scelto ingegneria aerospaziale, ma quando ho scoperto il magico mondo del cinema ho capito che qualcosa mi chiamava lì. </em></p>
<p><em>Quello che sicuramente mi ha sempre affascinato è il fatto di non scegliere mai qualcosa da fare per tutta la vita, come invece mi era stato raccontato in altri campi: la possibilità di passare da un set all'altro in poco tempo, continuando a fare lo stesso lavoro, ma per sogni e con compagni di viaggio diversi, mi affascinava e mi faceva risuonare qualcosa dentro.</em></p>
<p><em>Ho studiato regia, fotografia e montaggio sotto il consiglio del mio carissimo amico Mario Liguigli. È stato un periodo molto stimolante provare a fare tante cose diverse tutte legate allo stesso sogno del cinema! Ho anche avuto l'occasione di fare qualche set in Svizzera. Dopo lo studio sono entrato in noleggio per perfezionare le mie competenze tecniche, lì ho avuto la fortuna di conoscere Riccardo Lazzarini, il tecnico che diventò poi il mio mentore insegnandomi il mestiere.</em>»</p>
<ol start="3">
<li><strong> Hai una passione di nicchia, ce la racconti?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>È una passione che è anche il mio lavoro, mi sento veramente fortunato! Posso sicuramente dire di lavorare per il cinema, la televisione e la pubblicità, ma non vi aspettate di vedermi sul set. Sono il meccanico di cineprese e lenti: le riparo quando non funzionano, le calibro quando devono lavorare. Ho appreso questo mestiere in uno dei più grandi noleggi in Italia e poi ho continuato alla concorrenza, dove sono anche diventato responsabile dell'officina, prima di lasciare il lavoro da dipendente. È un lavoro molto di nicchia e stimolante: ogni riparazione è sempre diversa e unica e ci riesco non solo grazie alle mie abilità, ma spesso anche con tanta inventiva!</em></p>
<p><em>È un lavoro molto svizzero, un lavoro di estrema precisione: si tratta di assemblaggi opto meccanici con precisione micrometrica!»</em></p>
<ol start="4">
<li><strong> Nonostante la giovane età, sei riuscito a fare della tua passione il tuo lavoro. </strong><strong>Come ti sei mosso?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>È un mestiere che ho appreso per caso perché non lo avevo premeditato e non lo conoscevo, ma mi è subito piaciuto! Ho imparato dai migliori tecnici in Italia: Lazzarini, Bernardini e Solina e ho avuto la fortuna di poter sperimentare e di essere curioso. Questa mia intraprendenza piace molto all'estero, e anche la mia capacità di risolvere i problemi: è così che ho una fitta rete di amicizie tecniche nel mondo stimate e che mi stimano.</em></p>
<p><em>Lavorare ed essere aperto al mondo fa vivere tante più cose di quelle che ci andiamo a cercare: un giorno mi sono reso conto di non essere più adatto alla funzione lavorativa che coprivo ma che volevo essere io a scegliere io il mio percorso quotidiano.</em></p>
<p><em>È stata dura: lasciare il lavoro mi sembrava impossibile, ma poi è stato facile. Oggi sono veramente orgoglioso di come spendo il mio tempo nel mio lavoro!</em>»</p>
<ol start="5">
<li><strong> GoodsockVision, la tua attività. Di cosa ti occupi nello specifico?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Goodsock è l'Hitchcock della riparazione cinematografica. Si può dire che Goodsock Vision sia il leader italiano di riparazioni ottiche cinematografiche – forse anche perché l'unico! Offro ai miei clienti un servizio tecnico come quello dei noleggi top di gamma senza i relativi costi di una struttura interna. Se a questo ci aggiungiamo estrema specializzazione, sperimentazione e creatività è un servizio difficile da riprodurre.</em></p>
<p><em>Offro riparazioni, controllo qualità dei macchinari, tarature ma anche produzioni custom o modifiche di parti meccaniche ed ottiche in tutto il mondo. Anzi il mondo del custom design è una fetta preponderante del mio lavoro, e su questo posso vantare clienti fino agli USA.</em></p>
<p><em>Sto ampliando i servizi di supporto per i noleggi cinematografici anche attraverso un'app, la Goodsock app, che è già disponibile ma in profonda ristrutturazione per poter conquistare anche il mercato europeo.</em>»</p>
<ol start="6">
<li><strong> Com'è il tuo settore in Svizzera? Differenze tra i tuoi due Paesi?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Sicuramente in Svizzera vi è una maggiore attenzione alla taratura della strumentazione, e si può immaginare perché!</em></p>
<p><em>È un mercato per me interessante, sia per il servizio che posso offrire alle aziende svizzere ma anche come ritorno d'immagine per come questo posso mostrarlo ad altri clienti stranieri.</em>»</p>
<ol start="7">
<li><strong> Da aprile inoltre è uscito il tuo primo libro. Di cosa parla?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Cinema rigenerato! È un manuale per l'implementazione di un servizio tecnico all'interno di piccole e medie aziende di noleggio cinematografico e ha avuto un ottimo successo al lancio su Amazon: è rimasto per diversi giorni come best seller della categoria! In questo libro spiego passo a passo come un'azienda può sviluppare il proprio servizio tecnico interno, ovvero senza che abbia necessità del mio diretto supporto. Anche se potrebbe sembrare un controsenso per la mia attività quello di raccontare come non lavorare con me, mi è servito per far conoscere il mio lavoro e la mia figura a tante aziende che non riuscivo a raggiungere. Talune stanno cercando di sviluppare un servizio all'interno, altre invece hanno capito la complessità della figura e comprano i miei servizi. Sono veramente molto orgoglioso e contento, anche perché mi è stata più volte richiesta la pubblicazione in inglese per il mercato europeo. Un bel progetto per il futuro!</em>»</p>
<ol start="8">
<li><strong> Quali sono i tuoi obiettivi e progetti per il futuro?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Sono molto orgoglioso di annunciare che abbiamo appena presentato all'industria le cineprese 65mm più veloce al mondo: Kairos e Kronos. Queste speciali cineprese permetteranno a registi e direttori della fotografia affermati di girare riprese in slow motion, per effetti speciali! È un progetto molto particolare che ho portato avanti in assoluto riserbo quest'anno insieme al mio amico direttore della fotografia Max Losito e che ci porterà sui grandi set americani. Stiamo già ricevendo ottimi feedback dall'industria e stiamo stringendo interessanti partnership. Penso che questo grande progetto, che è ora in fase di rapida espansione, ci focalizzerà per i prossimi mesi, sicuramente per il prossimo anno. È anche vero che in parallelo sto portando avanti altri sviluppi di modifiche di cineprese ed obiettivi, progetti che vedranno la luce prossimamente e che mi porteranno a crescere ulteriormente come realtà aziendale.</em>»</p>
<ol start="9">
<li><strong> Essendo per metà cittadino svizzero, pensi di prima o poi di fare qualcosa anche in territorio elvetico?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Se oggi un cliente mi chiama dal set di un film in qualunque parte dell'Europa io sono pronto a partire con la mia officina mobile per poter risolvere loro il problema direttamente sul luogo delle riprese. Se questo dovesse accadere in Svizzera, per poter effettuare una riparazione in loco ho bisogno, come ditta italiana, di annunciarmi con otto giorni in anticipo, mentre per l'esportazione temporanea del bene da riparare è prevista una doppia imposizione doganale. Sto lavorando per trovare una soluzione alla questione doganale perché attualmente non posso offrire un servizio interessante, cosa che invece mi interessa assai!</em>»</p>
<ol start="10">
<li><strong> Quali consigli ti sentiresti di dare ai giovani che vogliono lanciarsi nell'aprire un'attività propria?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Ho letto poco tempo fa una bella intervista a Harrison Ford al quale è stata fatta la medesima domanda e di cui voglio fare mia la sua risposta – tuttavia vi consiglio di leggere la sua versione che è più emozionante.</em></p>
<p><em>Consiglio di non avere fretta e di costruirsi una base solida. Come Ford che faceva il falegname mentre perseguiva il suo sogno di attore, così io faccio riparazioni per poter portare avanti i progetti di ricerca e sviluppo, che sono quello che mi piace di più. Costruirsi un piano di appoggio è fondamentale per rendere il proprio sogno sostenibile sul lungo periodo.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">TOP 3 A REGOLA D’ARTE!</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<ol>
<li><strong>Non solo cioccolato</strong></li>
</ol>
<p>Lo sapevate che la Svizzera è uno dei Paesi con la più alta densità di musei al mondo? Con oltre 980 strutture museali, il paese raggiunge una ricchezza espositiva ineguagliabile: arte antica, moderna e contemporanea, pittura, scultura, fotografia e design. A livello nazionale, gli interessi dei musei e delle associazioni museali regionali e cantonali sono rappresentati dall'Associazione dei Musei Svizzeri (AMS). Fondata nel 1996, come federazione dei musei svizzeri e del Principato del Liechtenstein, l'AMS ha sede a Zurigo. Nel 2016, per promuovere le attività dei principali musei svizzeri, è nata anche l’<strong>AMoS, l’associazione Art Museums of Switzerland</strong>, di cui fanno parte dieci musei di sette diverse città svizzere, tra cui la capitale Berna.</p>
<ol>
<li><strong>Il quartiere delle gallerie di Zurigo</strong></li>
</ol>
<p>Con riferimento alla capitale finanziaria della Svizzera, Zurigo, non tutti sanno che ha un quartiere dedicato all'arte: la zona intorno al Kunsthaus Zurich, il museo che possiede una delle più grandi collezioni di arte della Svizzera (tra cui la più grande raccolta di opere dell'artista Alberto Giacometti). La città conta, infatti, oltre 100 gallerie, le quali – quasi tutte – in occasione dello Zurich Art Weekend offrono per tre giorni un programma variegato ai visitatori per presentare le loro opere.</p>
<ol>
<li><strong>Art Basel</strong></li>
</ol>
<p>Art Basel è una delle più grandi fiere di arte moderna e contemporanea che dal 1970 si svolge ogni anno nel mese di giugno a Basilea (quest'anno lo scorso 13-16 giugno). Alla fiera estiva di Basilea, sono state affiancate, dal 2013, quella di marzo ad Hong Kong e, dal 2022 quella di ottobre a Parigi e di dicembre a Miami. Lo scopo è quello di creare un punto di incontro per artisti, collezionisti e per gli amanti del patrimonio artistico in generale.</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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			</item>
		<item>
		<title>L’icona svizzera della bellezza e del cinema compie 88 anni</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/licona-svizzera-della-bellezza-e-del-cinema-compie-88-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 19:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Costume bianco]]></category>
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		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Successo]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula Andress]]></category>
		<category><![CDATA[Vita privata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/02/FOTO-1--300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Lugano – Questo mese la famosa attrice svizzera Ursula Andress compie 88 anni. Nel 1962 ebbe un fulmineo successo in tutto il mondo quando, con la sua statuaria bellezza, uscì dalle acque marine, moderna Venere botticelliana, nel film “Agente 007 – licenza di uccidere”. Bastò quest’unica scena a colpire la platea, soprattutto maschile, e avviare</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/licona-svizzera-della-bellezza-e-del-cinema-compie-88-anni/">L’icona svizzera della bellezza e del cinema compie 88 anni</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/02/FOTO-1--300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23706"  class="panel-layout" ><div id="pg-23706-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23706-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23706-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Tanti auguri Ursula Andress</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p><strong>Lugano –</strong> Questo mese la famosa attrice svizzera <strong>Ursula Andress</strong> compie 88 anni. Nel 1962 ebbe un <strong>fulmineo successo </strong>in tutto il mondo quando, con la sua statuaria bellezza, uscì dalle acque marine, moderna Venere botticelliana, nel film “<strong>Agente 007 – licenza di uccidere</strong>”.</p>
<p>Bastò quest’unica scena a colpire la platea, soprattutto maschile, e avviare la sua carriera nel cinema internazionale.</p>
<p>L’editore svizzero <strong>Rolf Kesselring</strong> scrisse anni fa su Swissinfo che la Svizzera ha poche icone di personalità da mostrare al mondo oltre Guglielmo Tell, ma, con quel film: «<em>… la nostra compatriota – Ursula Andress – era diventata una leggenda planetaria</em>».</p>
<p>E prosegue citando una biografia imprenscindibile per chi volesse conoscere la vera storia di questa donna: «<em>il libro scritto da Patrick Meier e Philippe Durant mi ha permesso di conoscere le vicissitudini di Ursula in giro per il mondo. Non avrei infatti mai immaginato che questa donna superba – figlia di un diplomatico tedesco e di una cittadina rossocrociata – avesse avuto una vita tanto avventurosa. Per arrivare dal comune bernese di Ostermundigen fino a Hollywood ci sono migliaia di chilometri, e Ursula li ha percorsi tutti, deviazioni comprese</em>».</p>
<p>Nata il 19 marzo 1936 nell’antico comune di Ostermundingen nel Canton Berna, si dimostrò subito una bambina di <strong>indole libera e volitiva</strong> dato che a 3 anni risalgono i suoi primi tentativi di andarsene da casa. Il padre Rolf, tedesco, fu espulso dalla Confederazione durante la guerra, e non se ne seppe più nulla.</p>
<p>Così, Ursula, terza di sei figli, restò con la madre svizzera Anna Kropf e con il nonno, progettista di giardini, che cercò di impartirle una severa disciplina.</p>
<p>La faceva lavorare duramente nelle serre <strong>insegnandole il rispetto e la disciplina</strong>, come disse Andress: «<em>…una lezione enorme. Mi ha dato la forza di affrontare qualsiasi ostacolo nella vita</em>» (intervista The Guardian 7/12/2002).</p>
<p>Stava crescendo velocemente e, ad appena 16 anni, partì alla volta di Parigi frequentando sessioni di danza e pittura. Poi, seguendo l’attore <strong>Daniel Gélin</strong> di cui si era innamorata, giunse a Roma. Fu ricercata dall’Interpol.</p>
<p>Nel frattempo conobbe la futura diva <strong>Brigitte Bardot</strong> con <strong>Roger Vadim</strong>.</p>
<p>In questo suo soggiorno romano lavorò come modella e trovò da fare piccole parti nel cinema, o meglio comparsate, per guadagnare qualche soldo.</p>
<p>Il primo film che vede la sua presenza, non accreditata, è del ’54 nel divertente “<strong>Un americano a Roma</strong>” con <strong>Alberto Sordi</strong>.</p>
<p>A 18 anni, nel ’57, riuscì ad ottenere un contratto con la <strong>Paramount</strong>, dove cercarono di plasmarla a dovere con lezioni di inglese, dizione, galateo e recitazione, senza però ottenere lo standard desiderato dalla produzione.</p>
<p>Fu allora che il contratto si sciolse con grande piacere della Andress: «<em>I soldi non hanno mai significato molto per me, era la qualità della vita che mi piaceva. La mia indipendenza era molto importante. La libertà è la mia più grande ambizione… i soldi ti portano felicità, non lo nego… ma penso che non dobbiamo abbandonare i valori. Non posso essere schiava di niente…</em>».</p>
<p>Quel contratto con la Paramount, <strong>lo stesso che firmò anche Marilyn Monroe</strong>, l’avrebbe vincolata per ben 7 anni. Come disse in un’intervista (Corriere della sera 08/3/2006): «<em>Eri loro proprietà esclusiva. Sono scappata anche da lì. Sposai John Derek. Mi fotografava. Una major mi vide: "Ursula, tu rifiuti tutto. Ci serve una ragazza atletica per un film di spionaggio." Ero insicura. Ma lessi la sceneggiatura e non dovevo parlare tanto. E poi non ero mai stata in Giamaica</em>».</p>
<p>E da lì, come detto, emergendo dalle acque del Mar dei Caraibi, davanti ad un incantato <strong>Sean Connery</strong>, arrivò immediata la sua fortuna con lo strepitoso successo di questo film, il primo, e inimitabile secondo gli amanti del genere, della lunga saga dei James Bond.</p>
<p>L’accenno poi a quel copione che prevedeva poche battute dimostra un’altra coincidenza fortunata, perché, fosse stato il contrario, forse avrebbe rinunciato alla parte dato che la intimidiva molto <strong>dover recitare lunghe parti parlate</strong> o avere contatti fisici sul set per le scene d’amore.</p>
<p>Per Andress seguirono altri film, cortometraggi e mini serie tv di un certo livello, come “La caduta delle aquile”, “La decima vittima” o “Big man”. Per il resto la maggior parte dei lavori è dimenticabile. Comunque sia, ha recitato con star, tra cui <strong>Woody Allen</strong> (nel suo primo film “Ciao Pussycat” del ’65), <strong>Elvis Presley</strong>, <strong>Frank Sinatra</strong>, <strong>Peter O’Toole, Peter Sellers</strong>.</p>
<p>Quella che fu definita la ”Donna più bella del mondo”, nella vita privata ha avuto molte storie d’amore con gli uomini più interessanti dell’epoca da <strong>Alain Delon</strong>, <strong>Jean-Paul Belmondo</strong>, <strong>Marlon Brando</strong> fino a <strong>James Dean</strong> pochi mesi prima della sua prematura morte.</p>
<p>Carattere solido, senza fronzoli, <strong>da vera svizzera</strong>, ha cresciuto da sola il figlio Dimitri, che ebbe a 44 anni dalla relazione con l’attore <strong>Harry Hamlin</strong> (allora 28enne) incontrato nel 1979 sul set di “<strong>Scontro tra Titani</strong>”.</p>
<p>Non solo, tutti i soldi guadagnati li ha sempre gestiti <strong>rifiutando l’aiuto di consulenti finanziari</strong>, comprando oro e proprietà immobiliari, dichiarandosi in seguito felice di averlo fatto, forse ricavando meno, ma nella certezza di tenere tutto sotto stretto controllo.</p>
<p>Possiede case a Roma, negli Usa e in Svizzera. Abita sia a Roma (Zagarolo) sia in Svizzera. Ama la natura e gli animali e in varie occasioni ha ricordato la sua fidata oca Lucy che morì respingendo il cibo quando lei stette via vario tempo per lavoro.</p>
<p>Un’ultima curiosità sul <strong>famoso bikini bianco</strong> della scena sulla spiaggia giamaicana, riguarda il fatto che Ursula Andress lo abbia ritrovato in una soffitta e poi venduto all’asta per 58’000 euro nel 2005.</p>
<p>Inoltre, questo capo cult, lo realizzò lei stessa, in quanto non le piacque quello proposto dalla produzione che era di un tessuto a fiori in stile locale. Nella boutique di una sua amica comprò la parte inferiore mentre per il sopra usò un suo reggiseno a fascia con le bretelle: divenne il bikini più ricordato della storia della moda e della cinematografia.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
</div>
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	<p>Ursula Andress, diva internazionale grazie al primo film della saga di James Bond, per il quale vinse un Golden Globe nel 1964 come migliore attrice debuttante. Originaria del Canton Berna è stata una modella e poi attrice in Italia, Inghilterra e Stati Uniti. Sex symbol, le fu dato il titolo di Donna più bella del mondo. Vive tra Roma (Zagarolo) e la Svizzera.</p>
</div>
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	<p>1962: la Andress esce dall’acqua di una spiaggia giamaicana con in mano due conchiglie e un coltello appeso al suo famoso bikini bianco. Sebbene appaia solo dopo un’ora dall’inizio del film Agente 007 – licenza di uccidere, rimase impressa nell’immaginario collettivo per la sua bellezza statuaria e per la sua personalità. È la scena più breve e più ricordata del film.</p>
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	<p>Un’ottima, esaustiva biografia dell’attrice è “Ursula Andress” scritta da Patrick Meier e Philippe Durant, contiene aspetti non conosciuti di tutta la sua vita e un ricco corredo di fotografie. </p>
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