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	<title>Cooperazione internazionale Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Cooperazione internazionale Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Promozione territoriale e produzioni cinematografiche: opportunità e collaborazioni internazionali</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/film-commission-svizzera-italia-cinema-collaborazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 15:46:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Dopo il capitolo sui cambiamenti climatici e le sfide condivise dall’Emilia Romagna e la Svizzera, l’attenzione degli oltre 120 partecipanti al Congresso si è spostata sulla promozione territoriale e le produzioni cinematografiche, introdotte da Fossati come «uno degli strumenti più belli per fare condivisione». Ivana Sambo, conoscitrice delle realtà cinematografiche e moderatrice del confronto sul</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/film-commission-svizzera-italia-cinema-collaborazione/">Promozione territoriale e produzioni cinematografiche: opportunità e collaborazioni internazionali</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26412"  class="panel-layout" ><div id="pg-26412-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26412-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26412-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dopo il capitolo sui cambiamenti climatici e le sfide condivise dall’Emilia Romagna e la Svizzera, l’attenzione degli oltre 120 partecipanti al Congresso si è spostata sulla promozione territoriale e le produzioni cinematografiche, introdotte da Fossati come «<strong>uno degli strumenti più belli per fare condivisione</strong>».</p>
<p><strong>Ivana Sambo</strong>, conoscitrice delle realtà cinematografiche e moderatrice del confronto sul tema, ha introdotto il cinema come motore dell’economia, turismo e cooperazione internazionale. Sempre più territori investono in produzioni cinematografiche per attirare investimenti e indotto.</p>
<p>Il presidente della Ticino Film Commission, <strong>Claudio Franscella</strong> ha spiegato orgogliosamente come il Ticino abbia accolto negli ultimi 10 anni più di 300 produzioni, generando oltre 26 milioni di indotto sul territorio del cantone meridionale della Svizzera. Ma, secondo Franscella, il vero valore è costituto dalle relazioni instaurate, in particolare con l’Italia. Il “Sesso degli Angeli” di Pieraccioni è stato girato in parte a Lugano. “Bambine” di Valentina e Nicole Bertani, a Mendrisio. Le coproduzioni e collaborazione tra Svizzera e Italia funzionano molto bene secondo il presidente della prima Film Commission in Svizzera, che ha messo in luce anche il valore del Festival del Film di Locarno, città di cui è vicesindaco. «<em>Non dobbiamo collaborare solo quando capita, dobbiamo volerlo e pianificarlo. Così possiamo raccontare storie che attraversano i confini</em>», ha concluso Franscella.</p>
<p>Nel dialogo con Ivana Sambo, Fabio Abagnato (Emilia-Romagna Film Commission) e Lisa Barzaghi (direttrice della Ticino Film Commission) hanno riflettuto sullo strumento del cinema sotto l’aspetto sia economico che culturale. Già oggi “Elisa” e “Le Bambine” sono oggetto di una collaborazione tra Svizzera ed Emilia-Romagna. Barzaghi ha illustrato come le collaborazioni tra Italia e Svizzera siano state facilitate grazie ad un fondo dell’Ufficio federale della cultura. L’Italia è uno dei paesi con cui la Svizzera coproduce di più.</p>
<p>Abagnato ha evidenziato il forte legame con il territorio del cinema, che i vari fondi possono sviluppare in forma di cooperazione. In Svizzera, rispetto all’Italia, le Film Commission sono arrivate molto dopo. Il Ticino è stato precursore nel 2014, attualmente le Film Commission sono (solo) quattro. Barzaghi ha illustrato come la sua sia diventata nel frattempo un centro di competenze per l’audiovisivo.</p>
<h2>In Italia al centro la qualità cultura, in Svizzera le ricadute economiche</h2>
<p>In Italia, ha spiegato Abagnato, vi sono Film Commission in tutte le regioni, ed erano già nate negli anni ‘90 per facilitare l’accoglienza delle produzioni e concorrendo ad aumentare la qualità delle opere, malgrado la politica racconti delle ricadute sul territorio degli Euro investiti. Questo, però, è solo un corollario poiché prima di tutto viene valutata la qualità delle opere sottoposte.</p>
<p>In Ticino, per contro, la Film Commission è nata come spunto economico, più che culturale. Di conseguenza, le considerazioni di Barzaghi vertono sull’indotto economico e sulla “prima missione” della sua commissione. Su un tema tutti convergono: il cinema è in grado di unire politiche (della formazione, dell’economia e della cultura), territori e persone. Un vero valore aggiunto.</p>
<p>Dove si vedono i responsabili delle Film Commission tra 10 anni? Secondo Barzaghi il tema dell’intelligenza artificiale toccherà certamente anche l’industria cinematografica, ma a dominare sarà sempre l’autenticità. Dello stesso parere è Abagnato, che ritiene che l’intelligenza artificiale necessiterà sempre di umanità, emozioni e verità. Il cinema vero è frutto di riprese su 15 giorni in cui una troupe gira su un territorio, lavorando giorno e notte, mangiando insieme e respirando il clima di un set. Questo rimane insostituibile nonostante le nuove tecnologie.</p>
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	<p>«L’audiovisivo è identità e racconto, un territorio fertile per la messa in relazione di territori»</p>
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	<p>Ivana Sambo (a sinistra) in dialogo con Fabio Abagnato e Lisa Barzaghi</p>
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		<item>
		<title>Lavorare per la Svizzera: due testimonianze da Haïti e dal Venezuela</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lavorare-per-la-svizzera-due-testimonianze-da-haiti-e-dal-venezuela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 18:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/Ariela_Kraska-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Con quasi 170 rappresentanze e 250 membri della carriera “Affari consolari, gestione e finanza (KBF)”, la Svizzera è presente in tutto il mondo. La particolarità di questo tipo di impiego è che il posto di lavoro cambia ogni tre o quattro anni. Ariela Kraska (Port-au-Prince) e Pascal Sollberger (Caracas) ci raccontano le loro esperienze e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lavorare-per-la-svizzera-due-testimonianze-da-haiti-e-dal-venezuela/">Lavorare per la Svizzera: due testimonianze da Haïti e dal Venezuela</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/Ariela_Kraska-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23413"  class="panel-layout" ><div id="pg-23413-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23413-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23413-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Oggi ad Hanoi, forse domani a Londra. I dipendenti delle ambasciate e dei consolati svizzeri sono abituati a navigare tra paesi e culture. Ogni anno il DFAE ricerca specialisti e dirigenti che mettono le loro competenze al servizio della Svizzera.</h3>
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	<p>Con quasi 170 rappresentanze e 250 membri della carriera “Affari consolari, gestione e finanza (KBF)”, la Svizzera è presente in tutto il mondo. La particolarità di questo tipo di impiego è che il posto di lavoro cambia ogni tre o quattro anni. Ariela Kraska (Port-au-Prince) e Pascal Sollberger (Caracas) ci raccontano le loro esperienze e le sfide della carriera alla KBF.</p>
<p>«Per l’intervista sarò disponibile a mezzogiorno, ora svizzera: ad Haiti saranno le sei del mattino». Fissare un appuntamento telefonico non è facile quando un oceano ti separa dalla persona con cui stai parlando. Nel caso di Ariela Kraska è l'Atlantico. È stato il suo interesse per le altre culture a spingerla a intraprendere la carriera della KBF presso il DFAE nell'ambito del programma di cooperazione internazionale. Da luglio 2021 è di stanza a Port-au-Prince dove è responsabile delle finanze, del personale e dell’amministrazione dell’Ufficio di cooperazione svizzero ad Haiti. Resterà lì fino al 2024, dopodiché si unirà ad un'altra rappresentanza svizzera all'estero o ritornerà alla sede centrale di Berna. «<em>Ogni due o quattro anni ho l'opportunità di scoprire un nuovo paese e incontrare persone con origini, tradizioni e modi di pensare diversi. È gratificante e difficile allo stesso tempo. La difficoltà sta nel fatto che più l’ambiente è complesso, meno prevedibile è il corso delle giornate</em>».</p>
<p><strong>Formazione e competenze necessarie</strong></p>
<p>La maggior parte dei dipendenti della carriera KBF lavora fuori dalla Svizzera. Ciò non è sempre evidente, ad esempio quando il coniuge non può lavorare nello stesso luogo, quando la libertà di movimento è limitata o la qualità della vita è scarsa. È un'attività che richiede una grande capacità di adattamento e competenze interculturali in un ambiente che può essere precario. «<em>Le giornate sono lunghe e talvolta molto intense. Bisogna mantenere la calma e tenere d’occhio tutti i settori, come la finanza, le risorse umane e la sicurezza</em>», spiega Ariela Kraska. «<em>Una volta ho dovuto visitare un detenuto in condizioni poco dignitose e ho dovuto occuparmi di casi di rapimento di minori</em>». I candidati passano attraverso una procedura di selezione e seguono 15 mesi di formazione. I primi due mesi sono dedicati ad un corso teorico a Berna. Segue un anno di formazione pratica nella rete esterna del DFAE. Successivamente i candidati frequentano nuovamente un corso teorico di un mese prima di essere sottoposti alla valutazione finale da parte della commissione di ammissione a Berna. La formazione si concentra sugli obiettivi e sulle priorità della politica estera della Svizzera: pace, sicurezza, riduzione della povertà, prosperità, sostenibilità e digitalizzazione.</p>
<p><strong>Obiettivo: rappresentare la Svizzera nel mondo</strong></p>
<p>I collaboratori professionali della KBF sono protagonisti nella rappresentanza della Svizzera all'estero. «<em>Sono entrato nel DFAE nel 2014 e ho svolto missioni in quasi tutti i continenti, ad esempio in Indonesia e Libano. Dal 2021 mi trovo in Venezuela. L’ambasciata svizzera lì si occupa anche delle relazioni con altri sette paesi dei Caraibi, come Barbados e Trinidad e Tobago</em>», spiega il console Pascal Sollberger. I collaboratori delle rappresentanze difendono gli interessi della Svizzera in tutti i settori delle relazioni diplomatiche internazionali. All'interno della rappresentanza estera i collaboratori di carriera della KBF coordinano le attività operative e svolgono un ruolo di interfaccia con tutti i reparti. Ciò si traduce quotidianamente in un mix di attività pianificabili e non pianificabili. «<em>Un'ambasciata è un datore di lavoro che è allo stesso tempo svizzero e locale. Per quanto riguarda l'attualità, la sicurezza e la gestione delle crisi, sono in stretto contatto con collaboratori svizzeri e venezuelani, fornitori di servizi esterni, altre ambasciate e organizzazioni internazionali come il Comitato internazionale della Croce Rossa</em>». Reagire rapidamente alle situazioni critiche fa parte delle responsabilità del personale di carriera KBF. Pascal Sollberger ricorda l'esplosione al porto di Beirut nel 2020, durante la quale l'ambasciata fu gravemente danneggiata. «<em>Quando accadono eventi come questo, i dipendenti svolgono un ruolo fondamentale. Per quanto mi riguarda ero responsabile dell’unità di crisi. Ciò che abbiamo vissuto allora ci ha lasciato un segno indelebile</em>». Un altro compito essenziale è quello di offrire servizi consolari di qualità alla popolazione svizzera all’estero e ai turisti svizzeri (matrimoni interculturali, rilascio di passaporti, rimpatri, ecc.) in stretta collaborazione con il personale consolare specializzato.</p>
<p>DFAE</p>
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		><h3 class="widget-title">Lavori pensati per chi ama il cambiamento</h3>
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	<p>Le Département fédéral des affaires étrangères (DFAE) recherche des Suissesses et des Suisses qui mettent leurs compétences et leur expérience au service de la Suisse. Une «carrière transférable» leur offre cette possibilité. Elle s’appelle ainsi car les employés ont l’obligation de changer de poste tous les trois à quatre ans. Il existe différentes voies possibles: ■ Carrière «Affaires consulaires, gestion et finances (KBF)», ■ Carrière «Coopération internationale», ■ Carrière «Diplomatie», ■ Personnel consulaire spécialisé</p>
<p>Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) cerca svizzeri che mettano le loro competenze ed esperienze al servizio della Svizzera. Una “carriera trasferibile” offre loro questa possibilità. Si chiama così perché i dipendenti sono tenuti a cambiare posizione ogni tre o quattro anni. I percorsi possibili sono diversi:</p>
<p>■ Carriera «Affari consolari, gestione e finanze (KBF)»,</p>
<p>■ Carriera «Cooperazione internazionale»,</p>
<p>■ Carriera «Diplomazia»,</p>
<p>■ Personale consolare specializzato</p>
<p>Desiderate mettere le vostre competenze e la vostra esperienza al servizio della Svizzera? Troverete maggiori informazioni su www.dfae.admin.ch/carriere</p>
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	<p>Ariela Kraska ha iniziato la sua carriera nel settore alberghiero prima di studiare gestione aziendale. Foto DR, Charly Amazan, Getty Images (fotomontaggio)</p>
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	<blockquote>
<p>«Più l’ambiente è complesso, meno prevedibile sarà lo svolgimento delle giornate.» Ariela Kraska</p>
</blockquote>
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	<p>Titolare di un diploma di economista in assicurazioni, Pascal Sollberger ha lavorato per più di dieci anni nel settore delle assicurazioni private e della gestione dei processi prima di unirsi al DFAE. Foto DR, Pascal Sollberger, iStock (fotomontaggio)</p>
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	<blockquote>
<p>«Sono entrato al DFAE nel 2014 e ho svolto missioni in quasi tutti i continenti, ad esempio in Indonesia e Libano.» Pasquale Sollberger</p>
</blockquote>
</div>
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