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	<title>politica climatica Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>politica climatica Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Due iniziative: tanta preoccupazione, ma quante chances?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-iniziative-popolari-novembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 20:36:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Testi-politica2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Il 30 novembre, i cittadini svizzeri si pronunceranno su due proposte lanciate dalla popolazione. Soprattutto quella dei giovani socialisti ha già destato grande scalpore e preoccupato le cerchie economiche. Ma i sondaggi sembrano darle poche possibilità di approvazione. La GISO, i superricchi e la grande ansia L’iniziativa popolare “Per una politica climatica sociale finanziata in</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-iniziative-popolari-novembre-2025/">Due iniziative: tanta preoccupazione, ma quante chances?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Testi-politica2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25613"  class="panel-layout" ><div id="pg-25613-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25613-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25613-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 30 novembre, i cittadini svizzeri si pronunceranno su due proposte lanciate dalla popolazione. Soprattutto quella dei giovani socialisti ha già destato grande scalpore e preoccupato le cerchie economiche. Ma i sondaggi sembrano darle poche possibilità di approvazione. </strong></p>
<h3>La GISO, i superricchi e la grande ansia</h3>
<p>L’iniziativa popolare “Per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo” chiamata anche “Iniziativa per il futuro” è stata lanciata dalla Gioventù Socialista (GISO) e propone a livello federale di introdurre un’imposta sulle successioni e sulle donazioni a partire da una franchigia di 50 milioni di franchi. L’aliquota d’imposta fissata nell’iniziativa è del 50%. Se, ad esempio, una persona lascia in eredità 150 milioni di franchi – anche sotto forma di un’impresa o parco immobiliare – 50 milioni sono esenti da imposta, mentre 100 milioni vengono tassati al 50%. L’imposta da pagare ammonterebbe dunque a 50 milioni di franchi. Il gettito che ne deriverebbe sarebbe da destinare alla lotta contro il cambiamento climatico.</p>
<p>L’iniziativa al voto tra poche settimane sta per occupando la politica e l’economia elvetica sin dal momento in cui sono state raccolte le firme. Prevede infatti che l’entrata in vigore diventi effettiva il giorno della votazione. Concretamente, se l’iniziativa popolare fosse accolta il prossimo 30 novembre e il giorno successivo morisse in Svizzera una persona con una sostanza superiore a 50 milioni, l’eredità sarebbe tassata malgrado l’entrata in vigore e le disposizioni esecutive non siano ancora state decise dal Parlamento. Il testo dell’iniziativa recita inoltre un divieto di lasciare la Svizzera per i potenziali contribuenti, rispettivamente un’“imposta di partenza”, per la quale una persona facoltosa o un’azienda che lascia la Svizzera dopo la votazione e prima dell’entrata in vigore dell’imposta sia chiamato alla cassa “retroattivamente”. In un suo messaggio e chiarimento, il Consiglio federale ha anticipato che queste opzioni sarebbero difficilmente praticabili.</p>
<h3>«Necessario chiamare alla cassa chi inquina»</h3>
<p>Secondo i giovani socialisti, le persone ricche commetterebbero “crimini climatici” e, in generale, produrrebbero più CO₂ rispetto alle altre fasce di popolazione e dovrebbero dunque contribuire di più alla protezione del clima. Per raggiungere gli obiettivi climatici servirebbero 12 miliardi di franchi all’anno d’investimenti e secondo gli inziativisti l’imposta su successione e donazione porterebbe alla metà di questo importo.</p>
<p>Queste stime sono contestate dai calcoli della Confederazione, i quali indicano che l’iniziativa potrebbe anche portare ad una riduzione delle entrate per Confederazione, Cantoni e Comuni, perché i soggetti potenzialmente colpiti potrebbero trasferirsi all’estero o rinunciare a stabilirsi in Svizzera, con conseguenti perdite anche sul fronte dell’imposta sul reddito e sulla sostanza.</p>
<h3>«Una tassa espropriativa»</h3>
<p>Sul fronte dei contrari, l’ansia è percettibile e non solo dall’inizio della campagna elettorale. Anzi, l’avvicinarsi del voto equivale per molti ad un sollievo. Infatti, le clausole di retroattività che creano incertezza hanno suscitato negli ultimi anni molti dubbi, dato lo spunto per numerose conferenze sul tema e atti parlamentari che chiedevano lumi sui possibili scenari. Secondo i contrari, si tratta di un’imposta espropriativa, suscettibile di minare la continuità delle aziende di famiglia. La tassazione del 50% porterebbe gli imprenditori a smembrare le aziende o indebitarsi dal momento che l’imposta solleciterebbe liquidità non disponibili.</p>
<p>I primi sondaggi, svolti a poco meno di due mesi dalla votazione, indicano uno scetticismo piuttosto diffuso. Resta da vedere se i favorevoli alla proposta riusciranno a recuperare terreno con l’avvicinarsi del termine di votazione.</p>
<h3>Per una Svizzera che si impegna</h3>
<p>Il secondo oggetto in votazione, dai sondaggi sembra invece più combattuto anche perché nel suo spirito l’iniziativa raccoglie simpatie da destra a sinistra. Tuttavia, il Consiglio federale, il Parlamento e l’economia sono scesi in campo contro l’iniziativa “Per una Svizzera che si impegna”. La proposta chiede di introdurre l’obbligo, per tutte le persone di cittadinanza svizzera, di prestare un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente. Questo obbligo verrebbe esteso anche alle donne.</p>
<p>Il servizio deve essere prestato sotto forma di servizio militare o, a scelta, attraverso un altro servizio riconosciuto dalla legge. Secondo l’iniziativa, il Parlamento può prevedere che anche le persone che non hanno la cittadinanza svizzera sottostiano all’obbligo.</p>
<h3>«Parità di genere, coesione e impegno civile»</h3>
<p>L’iniziativa è stata lanciata da servicecitoyen.ch, un’associazione con sede a Ginevra, ed è sostenuta dai Verdi liberali, il Partito evangelico, il Partito pirata, i Giovani del Centro e da diverse associazioni.</p>
<p>Gli iniziativisti denunciano che attualmente solo gli uomini svizzeri siano soggetti all’obbligo di servire, mentre donne e stranieri no. Un servizio civico universale contribuirebbe alla parità di genere, alla coesione sociale e a valorizzare l’impegno civile. Ma non solo: la riforma potrebbe garantire gli effettivi necessari all’esercito e alla protezione civile.</p>
<h3>Contrari Consiglio federale e Parlamentare</h3>
<p>La campagna attorno a questo tema è modesta. Tra i contrari si sono opposti soprattutto membri del Consiglio federale, ritendendo lodevole lo spirito dell’iniziativa ma mettendo in guardia sulle sue conseguenze: il Governo stima che ogni anno verrebbero arruolate quasi 70’000 persone mentre il fabbisogno ammonterebbe a circa 30’400 persone.</p>
<p>Non sarebbe dunque opportuno destinare un numero così elevato di persone a compiti che non corrispondono alle loro competenze professionali e per i quali sono meno qualificate. Un capitolo riguarda i costi: le spese annuali per l’indennità per perdita di guadagno (IPG) e per l’assicurazione militare raddoppierebbero, raggiungendo rispettivamente 1,6 miliardi e 320 milioni di franchi. Il mercato del lavoro verrebbe privato del doppio della manodopera attuale e le aziende datrici di lavoro dovrebbero sostenere costi elevati per compensare le assenze. Questa la ragione dell’impegno contro l’iniziativa da parte dell’economia.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p><em>I giovani socialisti, impegnati in quella che i contrari definiscono “assalto alla ricchezza”.</em></p>
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	<p><em>Oggi il tema delle imposte di donazione e successione è regolato direttamente nei cantoni.</em></p>
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	<p><em>I ricchi inquinerebbero di più rispetto agli altri e dunque vanno chiamati alla cassa per risanare l’ambiente: questa la richiesta dell’iniziativa per il futuro.</em></p>
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	<p><em>Non solo uomini svizzeri, ma anche donne ed eventualmente cittadini stranieri: l’iniziativa chiede che tutti siano obbligati a fornire un contributo alla collettività</em></p>
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	<p><em>Il Consiglio federale argomenta che già oggi le donne hanno la possibilità di svolgere il servizio militare. Un obbligo sovraccaricherebbe le strutture e i costi.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>«Abbiamo bisogno di soluzioni ambiziose per affrontare la crisi climatica»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/abbiamo-bisogno-di-soluzioni-ambiziose-per-affrontare-la-crisi-climatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2024 17:07:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Verdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/06/3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel sesto e ultimo appuntamento con un presidente di partito, Lisa Mazzone, da questa primavera alla testa dei Verdi svizzeri, ci parla delle differenze con il Partito Socialista, di come vive la sua carica, quali siano le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni. Questa primavera</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/abbiamo-bisogno-di-soluzioni-ambiziose-per-affrontare-la-crisi-climatica/">«Abbiamo bisogno di soluzioni ambiziose per affrontare la crisi climatica»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/06/3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24173"  class="panel-layout" ><div id="pg-24173-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24173-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24173-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista a Lisa Mazzone, Presidente dei Verdi svizzeri</h3>
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	<p>Nel sesto e ultimo appuntamento con un presidente di partito, Lisa Mazzone, da questa primavera alla testa dei Verdi svizzeri, ci parla delle differenze con il Partito Socialista, di come vive la sua carica, quali siano le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Questa primavera lei è stata eletta alla testa dei Verdi svizzeri. Quali sfide la attendono nel suo nuovo incarico e come intende affrontarle?<br />
</strong>«<em>Stiamo vivendo un momento chiave. Abbiamo urgentemente bisogno di adottare soluzioni ambiziose per affrontare la crisi climatica. Allo stesso tempo, i “climascettici” e le voci populiste di destra si fanno sempre più forti. Il nostro compito è quello di riunire tutte le forze che si impegnano per un cambiamento ecologico. E mostrare di nuovo la speranza</em>».</p>
<p><strong>Non crede che sia difficile raggiungere questi obiettivi, visto che non fa più parte del Parlamento federale?<br />
</strong>«<em>Ovunque ci sono persone impegnate nella transizione ecologica: nelle associazioni, nella cultura, nella scienza e nell'economia. Il nostro compito è quello di riunire queste forze per mettere il clima, la natura e l'uguaglianza al centro del dibattito politico. Ho il vantaggio di conoscere a fondo entrambe le camere, l'amministrazione e i partner, e di mobilitarmi al di fuori del Parlamento</em>».</p>
<blockquote>
<p>«<em>Dobbiamo tornare a mostrare speranza</em>»</p>
</blockquote>
<p><strong>I Verdi sono usciti perdenti dalle ultime elezioni federali (il partito ha perso -3,4% e 5 seggi in Consiglio nazionale, ndr), perdendo la maggior parte degli elettori conquistati nel 2019. Si aspettava questo risultato e a cosa lo attribuisce?</strong></p>
<p>«<em>Dobbiamo ri-mobilitarci e dimostrare che i Verdi riuniscono un'ampia gamma di persone, dal contadino di Basilea all'avvocato di Glarona, dall'imprenditore di Friburgo al sindacalista di Losanna. Tutte queste persone si impegnano per un futuro sostenibile ed equo per le generazioni a venire. Malgrado avessimo ottenuto il secondo miglior risultato della nostra storia, non è sufficiente di fronte all'emergenza climatica</em>».</p>
<p><strong>Forse questo risultato può essere spiegato dal fatto che tutti i partiti hanno ormai inserito la questione del clima nel loro programma politico; quindi, non siete più soli con questo unico punto di forza?</strong></p>
<p>«<em>Se solo fosse così! Purtroppo, la realtà politica è ben diversa: la maggioranza borghese vota miliardi per le autostrade a scapito dei terreni agricoli e del clima, attacca la conservazione della natura e della biodiversità e smantella la protezione dal rumore in Svizzera. Senza i Verdi, questi temi spariranno dall'agenda. Indipendentemente dal vento che tira, siamo convinti che si possa vivere bene e in modo equo solo in un ambiente sano</em>».</p>
<blockquote>
<p>«<em>I nostri elettori sono come noi: diversi!</em>»</p>
</blockquote>
<p><strong>I programmi di partito del PS e dei Verdi non sono così diversi: entrambi si concentrano su una forte politica sociale e hanno gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima. C'è ancora spazio per i Verdi a sinistra o sarebbe più sensato pensare a una fusione nel prossimo futuro?<br />
</strong>«<em>Da 40 anni i Verdi hanno un profilo chiaro e hanno reso possibili progressi concreti grazie al loro instancabile impegno per l'ambiente e l'uguaglianza: lo sviluppo delle energie rinnovabili, l'abbandono del nucleare, gli obiettivi climatici, le basi per un'economia circolare che conservi le risorse, ma anche il matrimonio per tutti, la modernizzazione della definizione di stupro nel codice penale o lo sviluppo di asili nido per garantire la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Più Verdi ci saranno in Parlamento, più tutti i partiti saranno incoraggiati a lavorare insieme per trovare soluzioni all'emergenza climatica e proteggere la natura</em>».</p>
<p><strong>L'attacco dei Verdi al seggio del PLR in Consiglio federale lo scorso autunno è fallito. I Verdi puntano ancora a un seggio? Hanno diritto ad ottenerlo? Anche a spese del loro alleato storico, il PS?<br />
</strong>«<em>Rappresentiamo migliaia di elettori che attualmente non hanno voce nel Consiglio federale. Questo ha conseguenze molto concrete: l’emergenza climatica, ma anche il congedo parentale e altre questioni orientate al futuro ricevono troppa poca attenzione. Con il 10%, abbiamo diritto al nostro posto nel Consiglio federale. I nostri elettori se lo meritano</em>».</p>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore dei Verdi?<br />
</strong>«<em>I nostri elettori sono come noi: diversi!</em>»</p>
<p><strong>Il suo partito è accusato di perseguire una politica energetica e climatica estrema, attuata con tasse, divieti e imposte. Siete anche spesso associati ai cosiddetti Klimakleber (gli attivisti che si incollano alle strade) e ai “terroristi climatici”, che vengono criticati in modo massiccio perché cercano costantemente di attirare l'attenzione senza proporre nulla di fattibile. Come risponde a queste critiche?<br />
</strong>«<em>Il nostro obiettivo è trovare soluzioni efficaci all'interno delle istituzioni, che siano sufficientemente accettate da poter essere attuate rapidamente. La legge sull'elettricità è un esempio tipico del nostro lavoro: un compromesso equilibrato che rafforza l'indipendenza della Svizzera con le energie rinnovabili anziché con quelle fossili. Ma in armonia con la natura. Quando abbiamo un interlocutore al tavolo dei negoziati, siamo sempre costruttivi</em>».</p>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come intende affrontarle lei, in quanto Verde?<br />
</strong>«<em>1. Affrontare la crisi climatica. Per farlo, dobbiamo eliminare gradualmente i combustibili fossili il più rapidamente possibile, ma anche attuare misure di adattamento al clima per ridurre le conseguenze dannose sia nelle aree urbane che in quelle rurali.<br />
</em><em>2. Proteggere meglio la natura, poiché la biodiversità in Svizzera è in pericolo, con conseguenze sull'acqua potabile e sull'economia.<br />
</em><em>3. Offrire opportunità di vivere come una famiglia moderna. La Svizzera si trova nel medioevo della conciliazione tra lavoro e vita familiare. Abbiamo bisogno di un vero congedo parentale, di più posti per l'assistenza all'infanzia, di salari migliori per le professioni tipicamente femminili</em>».</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?<br />
</strong>«<em>Vorrei una Svizzera sostenibile, che garantisca un posto a tutti</em>».</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli svizzeri all'estero sono oggi riconosciuti da quasi tutti i partiti come un interessante serbatoio di voti, che spesso si cerca di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Ma le questioni che stanno a cuore agli svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. Come si spiega questa contraddizione?<br />
</strong>«<em>È ovviamente difficile condividere potere e privilegi. Per una maggiore democrazia, il nostro sistema ha urgentemente bisogno di un cambiamento di paradigma. Lo si vede anche dal fatto che milioni di persone che vivono, lavorano e amano la Svizzera non hanno voce in capitolo perché non hanno il passaporto svizzero</em>».</p>
<p><em>Angelo Geninazzi, Gazzetta Svizzera</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Nata a Ginevra il 25 gennaio 1988, Lisa Mazzone cresce a Versoix, dove fonda il Parlamento dei Giovani e partecipa come redattrice al giornale Versoix-Région. Dopo aver conseguito la maturità al CEC André-Chavanne, studia lingue e letterature francese e latina all'Università di Ginevra. Dal 2010 è coordinatrice di PRO VELO Genève e responsabile di progetti nel 2014. È madre di due figli nati nel 2019 e 2021. Nel 2011 viene eletta in Municipio a Grand-Saconnex e nel 2013 nel Gran Consiglio. Nel 2015 viene eletta al Consiglio nazionale, diventando la più giovane parlamentare e pronuncia il discorso di apertura della legislatura. Nel 2019 viene eletta al Consiglio degli Stati, dove è seconda vicepresidente e membro di varie commissioni. Dopo non essere stata rieletta alle elezioni del 2023, da aprile 2024 è presidente dei Verdi svizzeri.</p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervista i presidenti di UDC, PLR e PS, Centro e Verdi Liberali.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Jürg Grossen, Presidente del Partito dei Verdi Liberali (PVL)</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-jurg-grossen-presidente-del-partito-dei-verdi-liberali-pvl/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 16:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento di voto]]></category>
		<category><![CDATA[PLR]]></category>
		<category><![CDATA[politica climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Verdi Liberali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/04/Grossen_Portrait_klein-fur-SoMe-kleiner-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel quinto appuntamento con un presidente di partito, Jürg Grossen, presidente del Partito dei Verdi Liberali, uscito perdente dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla delle differenze con il PLR, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-jurg-grossen-presidente-del-partito-dei-verdi-liberali-pvl/">Intervista a Jürg Grossen, Presidente del Partito dei Verdi Liberali (PVL)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/04/Grossen_Portrait_klein-fur-SoMe-kleiner-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23962"  class="panel-layout" ><div id="pg-23962-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23962-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23962-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«PLR e Verdi Liberali simili in materia climatica? Non abbiamo lo stesso comportamento di voto»</h3>
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	<p>Nel quinto appuntamento con un presidente di partito, Jürg Grossen, presidente del Partito dei Verdi Liberali, uscito perdente dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla delle differenze con il PLR, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Signor Grossen, lei è presidente del Partito dei Verdi Liberali (PVL) Svizzera da sei anni. Come giudica questa esperienza e quali sono le sfide più importanti che ha dovuto affrontare?</strong></p>
<p>«Ho assunto l'incarico con l'obiettivo di affermare saldamente il PVL nel panorama dei partiti svizzeri. E con l'obiettivo di far progredire la Svizzera su temi fondamentali come l'innovazione, l'apertura e la tutela dell'ambiente e del clima. Ci siamo affermati come una forza politica importante e abbiamo raggiunto traguardi importanti come la legge sul clima e l'innovazione».</p>
<p><strong>Il PVL è uscito perdente dalle ultime elezioni federali (il suo partito ha perso il -0,2% e 6 seggi in Consiglio nazionale), perdendo la maggior parte dei seggi che aveva conquistato nel 2019. Si aspettava questo risultato e a cosa lo attribuisce?</strong></p>
<p>«Vorrei chiarire: abbiamo perso solo lo 0,2% degli elettori, ma essendo un piccolo partito siamo stati penalizzati dal sistema elettorale e abbiamo perso un numero sproporzionato di seggi. Ho preso in mano il partito nel 2017 con una quota di elettori del 4,6% e 7 seggi parlamentari nazionali; oggi abbiamo il 7,6% e 11 seggi parlamentari. Siamo anche tornati in Consiglio degli Stati. Ma non voglio minimizzare sulle perdite. Mentre le questioni climatiche e ambientali hanno ricevuto ancora molta attenzione nel 2019, la migrazione e i premi della cassa malati sono stati i temi più importanti per gli elettori nel 2023. Sapevamo quindi che non dovevamo aspettarci troppo. I vincitori delle elezioni UDC e PS hanno approfittato di questa situazione. Purtroppo, ciò che questo significa per la politica climatica e ambientale si può vedere attualmente in parlamento, che ora si sta muovendo all'indietro piuttosto che in avanti su questo tema».</p>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore del PVL?</strong></p>
<p>«Orientato alle soluzioni, con un cuore per la sostenibilità, vicino all'economia, convinto delle opportunità offerte dalla tecnologia e dalle reti internazionali, autonomo ma solidale e aperto all'innovazione».</p>
<p><strong>I programmi di partito del PLR e dei Verdi Liberali non sono poi così diversi: entrambi si concentrano su politiche fortemente liberali e hanno gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima. Ha davvero senso mantenere due partiti separati o sarebbe più sensato pensare a una fusione nel prossimo futuro?</strong></p>
<p>«Abbiamo gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima? Se così fosse, anche i parlamentari del PLR lo dimostrerebbero con il loro comportamento di voto. Ecorating ha analizzato il comportamento dei vari partiti nella legislatura 2019-2023 in termini di ecologia. Il risultato: i Verdi, il PS, e il PVL sono costantemente a favore delle questioni ambientali (95% in media per il PVL), mentre la media del PLR è del 34%. I Verdi liberali agiscono in linea con il programma del partito».</p>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come vuole affrontarle come PVL?</strong></p>
<p>«La prima sfida è quella relativa alla protezione del clima e l'attuazione di una sicurezza energetica sostenibile: questo è il DNA del PVL. Un altro passo importante sarà la legge sull'elettricità, che voteremo il 9 giugno e per la quale faremo una campagna molto forte. La seconda sfida è quella dell’aumento dei costi della sanità e dell’invecchiamento della sanità, dove osserviamo blocchi politici ad impedire riforme realizzabili. Vogliamo agire come costruttori di ponti, in particolare per quanto riguarda le assicurazioni sociali e la prossima votazione sulla LPP nell'autunno 2024, con l'obiettivo di garantire il livello delle prestazioni del 2° pilastro e di ridurre gli svantaggi dei giovani e dei lavoratori a tempo parziale. Infine, c’è il tema della politica estera e di sicurezza. La guerra in Ucraina lo dimostra: nei prossimi anni dovremo concentrarci nuovamente sulla politica di sicurezza. E ciò che è fondamentale: relazioni regolamentate con l'UE e ulteriori accordi commerciali internazionali».</p>
<blockquote>
<p>«Nel 2044 gli Svizzeri saranno ancora soddisfatti della loro situazione di vita».</p>
</blockquote>
<p><strong>È davvero possibile contrastare il cambiamento climatico con un approccio liberale, ossia senza divieti, tasse e imposte? Il mercato è davvero in grado di autoregolarsi su questo tema?</strong></p>
<p>«Non funzionerà completamente senza regolamentazione. Ma la maggior parte delle cose può essere regolata con incentivi finanziari (attraverso tasse di incentivazione, sistemi di bonus-malus e aggiustamenti del sistema fiscale). Quello che possiamo vedere già oggi: l'economia svizzera è più avanti della politica per quanto riguarda la protezione del clima. Questo perché il cambiamento climatico porta anche opportunità per l'economia, soprattutto quando si tratta di nuove tecnologie. Per esempio, l'industria del solare o le nuove ed efficaci tecnologie di efficienza».</p>
<p><strong>Qual è la sua posizione sulla produzione di energia nucleare in Svizzera? È favorevole alla sua riduzione o abolizione?</strong></p>
<p>«Nel 2017 la popolazione ha votato contro la costruzione di nuove centrali nucleari. E una fornitura di elettricità senza nucleare e senza fossili è possibile entro il 2050. Grazie alle tecnologie rinnovabili. Come spunto di riflessione, ho redatto la Grossen Roadmap, che si concentra principalmente su una maggiore efficienza energetica, su un forte aumento del fotovoltaico e sulle reti intelligenti. Tiene conto della crescente domanda di elettricità per la completa elettrificazione dei trasporti e dell'aumento del consumo di elettricità per i sistemi di riscaldamento con pompa di calore».</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>«Mi fate sognare. Nel 2044 gli Svizzeri saranno ancora soddisfatti della loro situazione di vita. La Svizzera si sarà affermata come centro leader mondiale per l'innovazione e la sostenibilità. Ci riforniremo autonomamente di energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili, tutto l'anno. Il sistema sanitario sarà ottimizzato attraverso la prevenzione, la digitalizzazione e la medicina personalizzata, garantendo un'elevata qualità e aspettativa di vita. L'istruzione e la ricerca saranno di livello mondiale, promuovendo l'innovazione e offrendo a tutti i cittadini l'accesso all'apprendimento permanente. La Svizzera sarà sinonimo di forte cooperazione internazionale e si impegnerà con successo per la pace e la stabilità in tutto il mondo. Come potete vedere, sono un ottimista».</p>
<blockquote>
<p>«Grazie alle energie rinnovabili sarà possibile rinunciare al nucleare».</p>
</blockquote>
<p><strong>Lei non ha mai nascosto che i Verdi Liberali ambiscono a un seggio in Consiglio federale. Pensa che questo sia ancora possibile dopo il risultato elettorale e il fallimento dell'attacco dei Verdi al seggio del PLR?</strong></p>
<p>«Assolutamente sì. Il momento migliore per riparlarne è il 2027».</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli Svizzeri all'estero sono ora riconosciuti da quasi tutti i partiti come un interessante serbatoio di voti, che spesso cercano di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Ma i temi che stanno a cuore agli Svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. Come spiega questa contraddizione?</strong></p>
<p>«Purtroppo, gli interessi degli Svizzeri all'estero vengono spesso trascurati e questo deve cambiare. Noi del PVL siamo molto impegnati in questo senso. Nel 2022 abbiamo fondato una sezione internazionale, la PVL International. Questo ci permette di tastare il polso agli svizzeri all'estero e di integrare attivamente le loro preoccupazioni nella politica svizzera».</p>
<p><em>Angelo Geninazzi, Gazzetta Svizzera</em></p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervista i presidenti di UDC, PLR e PS e Centro. </p>
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	<p>Jürg Grossen è stato eletto al Consiglio nazionale nel 2011, ottenendo così il suo primo incarico politico di rilievo. Nella camera bassa è membro della Commissione per l'economia e i tributi. Oltre alla sua attività politica nazionale, ha avuto un ruolo significativo nella politica locale e regionale, essendo stato presidente del Partito Verde Liberale di Thun/Berner Oberland dal 2009 al 2012, e co-presidente dei Verdi Liberali del Canton Berna dal 2012 al 2016. Nel 2017 è stato eletto presidente dei Verdi Liberali Svizzeri, concentrando il suo impegno sulle questioni dei trasporti, media, energia e politica climatica. Come imprenditore nel settore dell'elettricità, è stato presidente di diverse organizzazioni nel campo della mobilità e dell'energia sostenibile, come Swiss e-Mobility e Swissolar. Grossen è sposato, ha tre figli e risiede a Frutigen, nel canton Berna.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-jurg-grossen-presidente-del-partito-dei-verdi-liberali-pvl/">Intervista a Jürg Grossen, Presidente del Partito dei Verdi Liberali (PVL)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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