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	<title>Svizzera-Italia Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Svizzera-Italia Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Successione internazionale tra Svizzera e Italia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/successione-internazionale-svizzera-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 23:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
		<category><![CDATA[Avv. Markus Wiget]]></category>
		<category><![CDATA[diritto successorio svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[eredità estero]]></category>
		<category><![CDATA[fiscalità internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/rubrica-legale-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Gentile Avv. Wiget, Le scrivo per richiedere una consulenza legale in materia di successione internazionale tra Svizzera e Italia. Le riassumo in sintesi, la situazione che mi riguarda. Mia madre, nata e cresciuta in Svizzera, è cittadina svizzera dalla nascita e ha acquisito anche la cittadinanza italiana essendo residente in Italia da oltre 30 anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/successione-internazionale-svizzera-italia/">Successione internazionale tra Svizzera e Italia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/rubrica-legale-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25911"  class="panel-layout" ><div id="pg-25911-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25911-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25911-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Aspetti legali, fiscali e rientro del patrimonio ereditato</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p><em>Gentile Avv. Wiget,</em></p>
<p><em>Le scrivo per richiedere una consulenza legale in materia di successione internazionale tra Svizzera e Italia.</em></p>
<p><em>Le riassumo in sintesi, la situazione che mi riguarda.</em></p>
<p><em>Mia madre, nata e cresciuta in Svizzera, è cittadina svizzera dalla nascita e ha acquisito anche la cittadinanza italiana essendo residente in Italia da oltre 30 anni.</em></p>
<p><em>A seguito del decesso di suo padre, avvenuto pochi mesi fa, ha ereditato un patrimonio abbastanza consistente in titoli, liquidità e una quota di immobile.</em></p>
<p><em>Mio nonno era residente in Svizzera ed il comune di sua ultima residenza era nel Cantone di Lucerna (Svizzera).</em></p>
<p><em>La domanda che le sottopongo è la seguente:</em></p>
<ul>
<li><em>Quali sono gli aspetti legali e fiscali della successione in ambito transfrontaliero;</em></li>
<li><em>Sarebbe conveniente trasferire parte dell’eredità in Italia e mantenere una parte in Svizzera;</em></li>
<li><em>Quali sono le modalità per un trasferimento in Italia?</em></li>
</ul>
<p><em>La ringrazio se può prendere in considerazione questa Lettera.</em></p>
<p><em>Cordiali saluti</em></p>
<p><em>(C.B. – senza indirizzo)</em></p>
<hr />
<p>Gentilissima Lettrice,</p>
<p>la Sua richiesta, per quanto sintetica, è chiara e le risponderò con altrettanta brevità e, spero, chiarezza. Il tema è abbastanza noto per i nostri Lettori “storici” ma qualcuno più di recente acquisizione come Lei potrà giovarsene.</p>
<h2>Aspetti legali delle successioni transfrontaliere.</h2>
<p>Il primo aspetto da chiarire è quale sia la legge regolatrice della successione con elementi di estraneità di un soggetto svizzero deceduto che risiedeva in Svizzera con un erede doppia cittadina italo-svizzera residente in Italia.</p>
<p>Alla luce del domicilio elvetico del <em>de cuius, </em>la successione del medesimo sarà interamente regolata dal diritto svizzero, sia quanto a questioni strettamente sostanziali (eredi, legittima, ecc.) sia quanto a quelle più procedurali (accettazione, rinuncia, ecc.).</p>
<h2>Aspetti fiscali italiani e svizzeri</h2>
<p>Il secondo profilo di interesse in caso di successioni internazionali come questa è certamente quello fiscale, per il quale ciò che rileva anche qui non è la cittadinanza o la residenza dell’erede ma solo la residenza o domicilio (a seconda dei Paesi) del <em>de cuius</em>.</p>
<p>In Italia, la tassazione della successione trova la sua disciplina nel D.Lgs. n. 346/1990 (Testo Unico sulle Successioni e Donazioni) il cui principio regolatore è quello della territorialità dell’imposta.</p>
<p>In base all’art. 2 di tale legge, la morte di un soggetto residente in Italia, a prescindere dalla sua nazionalità, determinerà l’applicazione dell’imposta di successione a tutti i suoi beni, ovunque essi siano localizzati, in Italia o all’estero, e sia che si tratti di mobili o immobili.</p>
<p>Per il soggetto defunto che invece risiede all’estero, come nel Suo caso in Svizzera, in Italia non si prevede alcuna imposta sui beni all’estero ma permane una pretesa impositiva solo rispetto a quelli, mobili o immobili, situati sul proprio territorio.</p>
<p>Va precisato comunque che l’imposta italiana è tra le più basse in tutta Europa (contrariamente a Francia, Germania e Gran Bretagna che applicano aliquote altissime).</p>
<p>Se dunque il padre di Sua mamma, Suo nonno, risedente nella Confederazione non aveva nel suo patrimonio beni di sorta in Italia, nessuna tassa verrà elevata in Italia.</p>
<p>Si tratta ora di vedere se, invece, sul fronte elvetico la situazione è diversa.</p>
<p>Per la Svizzera, date le sue caratteristiche, la situazione è molto più articolata e per nulla omogenea.</p>
<p>Ebbene, diciamo subito che non esiste un’imposta federale svizzera sulle successioni e donazioni. Anche a seguito della recente votazione popolare di novembre 2025, i cittadini elvetici hanno respinto la proposta di una sua introduzione.</p>
<p>Tuttavia taluni Cantoni prevedono solo una delle due, alcuni persino entrambe, e per di più a condizioni soggettive (linea di parentela) e oggettive (franchigie e aliquote) assai diverse tra di loro,</p>
<p>ma altri ancora (Schwyz e Obwalden) non ne hanno nessuna, né per la successione, né per le donazioni.</p>
<p>Il Cantone di Lucerna tassa solo le successioni (sin dal lontano 1908) ma non le donazioni, salvo che queste ultime siano avvenute negli ultimi 5 anni prima del decesso.</p>
<p>Si applicano aliquote differenziate in base al grado di parentela ed anche all’entità del lascito.</p>
<p>Sono però previste esenzioni, ad esempio per i discendenti, ma in tal caso possono elevare una minima pretesa i Comuni.</p>
<p>I Cantoni riscuotono l’imposta di successione nell’ultimo domicilio fiscale del <em>de cuius</em> mentre per i beni immobili rileva il luogo in cui il bene si trova.</p>
<p>Quindi, in questo caso, l’applicazione dell’imposta successoria dipenderà dal Cantone e, per l’immobile, dal luogo ove si trova l’immobile stesso.</p>
<h2>La convenienza di mantenere o spostare il patrimonio</h2>
<p>Poco o niente posso dire sulla convenienza di mantenere tutto il patrimonio o parte di esso in Italia e Svizzera, in quanto la stessa è fortemente condizionata da indici soggettivi.</p>
<p>Innanzitutto infatti, la scelta può dipendere da esigenze specifiche di natura economica che possono indirizzare il patrimonio ereditato verso l’uno o l’altro Paese, o anche entrambi.</p>
<p>Inoltre, ciò può essere dovuto ai membri della famiglia, in funzione della loro residenza, o delle loro aspirazioni, o degli investimenti in essere o futuri.</p>
<p>Infine, anche la composizione del patrimonio può incidere sulla decisione in funzione della tassazione dei beni o delle diverse aliquote, e anche della pianificazione successoria, soprattutto per grandi patrimoni.</p>
<p>Dal lato più strettamente oggettivo, ciò che rileva per il contribuente italiano è l’obbligo del monitoraggio fiscale, e cioè mantenere un patrimonio, o parte di esso, in Svizzera è certamente consentito ma per il contribuente italiano è necessaria la compilazione del Quadro RW, e cioè l’indicazione in uno spazio apposito della dichiarazione dei redditi della disponibilità all’estero, e delle sue variazioni anno per anno. L’omissione è sanzionata gravemente.</p>
<p>Va altresì ricordato che in caso di immobili all’estero, o di attività finanziarie (prodotti finanziari, conti correnti, ecc.) sono applicabili due piccoli balzelli: per i primi l’IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili all’Estero), e per la seconda l’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero).</p>
<h2>Il trasferimento in Italia</h2>
<p>Da ultimo il trasferimento in Italia è senz’altro possibile ma richiede alcuni accorgimenti importanti.</p>
<p>È, infatti, innanzitutto necessario poter dimostrare la provenienza dei beni dalla successione. Ciò sia alla banca, sia – eventualmente – al fisco italiano.</p>
<p>Il che significa, ad esempio, la conservazione di documentazione notarile e quella relativa alle spese sostenute per la successione (ivi comprese le imposte pagate).</p>
<p>Infine, è sempre bene effettuare trasferimenti tracciabili attraverso il sistema bancario e, anche in questo caso, poterli dimostrare documentalmente in caso di bisogno.</p>
<p>Come vede una risposta definitiva alle Sue domande può dipendere fortemente dalle aspettative o intenzioni soggettive o da elementi esogeni.</p>
<p>Spero comunque di avere fornito a Lei e Sua mamma un quadro sufficiente ad orientarsi.</p>
<p>A Lei ed a tutti i Lettori vanno nuovamente i miei auguri di un buon anno nuovo!</p>
<p><em>Avv. Markus Wiget</em></p>
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		<title>Editoriale Marzo 2025</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-marzo-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 21:52:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Collegamento Svizzero in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[comunità elvetica]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[iniziativa Giovani Verdi]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Balzaretti]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera-Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/02/geninazziangelo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori numerosi di voi frequentano gli altrettanti numerosi e attivi circoli che mese dopo mese portano un po’ di “Svizzera” e tanta comunità nelle diverse regioni italiane. Il momento comunitario culminante è certamente il Congresso del Collegamento, che quest’anno, il 10 maggio, avrà luogo a Lecce. Con diversi oratori di spicco e</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>numerosi di voi frequentano gli altrettanti numerosi e attivi circoli che mese dopo mese portano un po’ di “Svizzera” e tanta comunità nelle diverse regioni italiane. Il momento comunitario culminante è certamente il Congresso del Collegamento, che quest’anno, il 10 maggio, avrà luogo a Lecce. Con diversi oratori di spicco e un variato programma collaterale vi sarà l’occasione di incontrare concittadini impegnati nella straordinaria missione di mantenere vive tradizioni e ricordi elvetici e di creare un po’ di Patria, lontani da casa. Il programma e le modalità di iscrizioni si trovano nella pagina accanto.</p>
<p>Del valore della comunità elvetica in Italia ci parla anche il nuovo ambasciatore, Roberto Balzaretti, che poche ore prima della chiusura redazionale di questo numero di Gazzetta ha presentato le credenziali al Presidente della Repubblica. Con lui la Gazzetta si è intrattenuta sui temi che legano e differenziano Svizzera ed Italia e sulla sua esperienza di ambasciatore.</p>
<p>Un po’ di politica non manca anche in questa Gazzetta: gli svizzeri hanno rifiutato alle urne un’iniziativa dei Giovani Verdi, come ampiamente previsto nei sondaggi. Il prossimo termine elettorale era previsto il 18 maggio, ma non vi saranno temi al voto. Di votazioni si riparlerà dunque in autunno. Nel frattempo per la vostra Gazzetta ci sarà tanto altro da raccontare. Buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi<br />
</em></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>«Gli Svizzeri in Italia rappresentano una risorsa fondamentale, anche per rafforzare la comprensione reciproca tra i due Paesi»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-ambasciatore-roberto-balzaretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 17:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[ambasciatore svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[economia Svizzera Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Balzaretti]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera-Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=24900</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/02/Amb.Balzaretti1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dall’inizio di quest’anno Roberto Balzaretti è il nuovo ambasciatore svizzero in Italia e sostituisce Monika Schmutz-Kirgöz, giunta al termine del suo mandato e diventata nel frattempo responsabile della Divisione Medio Oriente e Africa del Nord (MENA) presso la Segreteria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Berna. Il ticinese è stato ambasciatore</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-ambasciatore-roberto-balzaretti/">«Gli Svizzeri in Italia rappresentano una risorsa fondamentale, anche per rafforzare la comprensione reciproca tra i due Paesi»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/02/Amb.Balzaretti1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24900"  class="panel-layout" ><div id="pg-24900-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24900-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24900-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Fresco di incarico, la Gazzetta ha intervistato il nuovo ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Dall’inizio di quest’anno Roberto Balzaretti è il nuovo ambasciatore svizzero in Italia e sostituisce Monika Schmutz-Kirgöz, giunta al termine del suo mandato e diventata nel frattempo responsabile della Divisione Medio Oriente e Africa del Nord (MENA) presso la Segreteria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Berna. Il ticinese è stato ambasciatore in Francia dal 2021, mentre precedentemente era stato tra le altre cose il capo negoziatore con l’Unione europea in qualità di segretario di Stato. Gazzetta Svizzera lo ha incontrato durante i suoi primi giorni di attività.</p>
<ol>
<li><strong>Lei ha una grande esperienza come ambasciatore: prima di approdare a Roma è stato attivo a Parigi in Francia. Cosa significa per Lei rappresentare la Svizzera all’estero?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Rappresentare la Svizzera all'estero è un onore e una grande responsabilità. Il compito principale di una rappresentanza diplomatica è tutelare e promuovere gli interessi dei nostri concittadini e del nostro Paese in ambito politico, economico, culturale e scientifico, ma pure di facilitare la ricerca di posizioni comuni. In un paese vicino come l’Italia è vero che questo compito ha una valenza particolare. Però la Svizzera ha un ruolo significativo anche sulla scena internazionale, poiché si impegna per la pace, la sostenibilità e la prosperità. In ambito bilaterale lavoriamo soprattutto per rafforzare le relazioni con il paese che ci ospita. Attraverso eventi culturali, scambi accademici e iniziative come la "Maison Suisse" durante i Giochi Olimpici di Parigi 2024, cerchiamo di promuovere l'immagine della Svizzera all'estero e mostrare il volto moderno e innovativo della Svizzera. Non da ultimo, un’ambasciata (e i consolati) ha l’importante ruolo di sostenere la comunità svizzera all'estero. Che si tratti di assistenza consolare o di mantenere vivi i legami con la patria, siamo un punto di riferimento per i nostri concittadini. In sintesi, rappresentare la Svizzera all'estero significa costruire ponti tra le culture, promuovendo contemporaneamente gli interessi e i valori nazionali sulla scena internazionale</em>.»</p>
<ol start="2">
<li><strong>Rispetto ad altri Paesi, fare l’ambasciatore in Italia potrebbe sembrare più “facile”. È veramente così? I dossier con l’Italia non sono più spinosi e “irrisolti” rispetto a quelli con altri Paesi, come ad esempio la Francia?</strong></li>
</ol>
<p><em> </em>«<em>Se sia facile non posso ancora dirlo. Affronto con umiltà la responsabilità che il Consiglio federale ha scelto di conferirmi. Le relazioni tra Svizzera e Italia sono molto buone e caratterizzate da intensi rapporti economici, politici, sociali e culturali. Richiedono un impegno costante e approfondito. I dossier con l'Italia sono di natura molto concreta. Basti pensare alle questioni legate alla cooperazione transfrontaliera, ai negoziati economici, alle sfide infrastrutturali come lo sviluppo dei collegamenti ferroviari e alle dinamiche legate alla straordinaria presenza della comunità svizzera in Italia e viceversa. Tutto ciò rappresenta un enorme potenziale di cooperazione che può essere sfruttato da entrambi i Paesi. Inoltre, il contesto delle relazioni Svizzera-UE aggiunge un ulteriore livello di complessità, dato che molti aspetti dei rapporti bilaterali sono influenzati dagli accordi tra la Svizzera e l’UE. Con la Francia le relazioni sono altrettanto intense. È vero che ogni relazione bilaterale è peculiare; tuttavia opportunità e sfide sono per noi abbastanza simili.</em>»</p>
<blockquote>
<p>«La relazione tra Svizzera e Italia unica e complessa e arricchente per entrambe.»</p>
</blockquote>
<ol start="3">
<li><strong>A suo modo di vedere, cosa unisce il popolo svizzero a quello italiano e in cosa invece le due mentalità si differenziano particolarmente?</strong></li>
</ol>
<p><em> </em>«<em>Anche se l’assetto istituzionale è molto diverso, Italia e Svizzera appartengono alla stessa comunità di valori. Condividendo una lingua nazionale, l’italiano, e quasi 800 chilometri di linea di confine, la più lunga per entrambi i Paesi, i punti di incontro sono naturalmente numerosi. Mentre cultura e lingua creano un forte legame tra i due popoli, le differenze nei sistemi politici e nelle strutture istituzionali forgiano mentalità distinte. Questa combinazione di somiglianze e differenze rende la relazione tra Svizzera e Italia unica e complessa e arricchente per entrambe.</em>»<em> </em></p>
<ol start="4">
<li><strong>Quali sono, a suo giudizio, le priorità da affrontare tra Svizzera e Italia?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Anzitutto ci sono le persone: circa 52'000 persone con cittadinanza svizzera risiedono in Italia e circa 650'000 italiane e italiani soggiornano in Svizzera. Dobbiamo curarcene in modo costante, perché rappresentano una risorsa fondamentale, non da ultimo per rafforzare la comprensione reciproca. Considerato poi che ogni settimana fra i nostri paesi vengono scambiate merci e servizi per più di un miliardo di franchi, un’altra priorità è di agevolare e di facilitare il settore privato negli scambi commerciali. A livello economico in particolare diversi accordi settoriali nell’ambito dell’energia sono sul tavolo: lo scopo è di migliorare le condizioni quadro per cittadini e imprese e l’accesso delle imprese svizzere al mercato italiano nei vari settori, ma anche il rafforzamento dell’infrastruttura transfrontaliera in materia di trasporti su rotaia per merci e passeggeri. È inoltre importante spiegare la posizione svizzera sui dossier europei e in particolare il nostro approccio nelle relazioni fra Svizzera e Unione Europea. Infine, sia Italia che Svizzera sono forti sostenitori del multilateralismo, un tema su cui vogliamo continuare a lavorare insieme.</em>»<em> </em></p>
<blockquote>
<p><em>«</em>Ogni settimana tra Svizzera e Italia vengono scambiate merci e servizi per più di un miliardo di franchi: e prioritario agevolare e di facilitare il settore privato negli scambi commerciali»<em><br />
</em></p>
</blockquote>
<ol start="5">
<li><strong>Lei è stato – prima della sua esperienza in Francia – capo negoziatore con l’Unione europea. In particolare, aveva dovuto negoziare l’Accordo quadro istituzionale, poi fallito, con Bruxelles. Perché, a suo avviso, la Svizzera fatica in questo momento a trovare maggioranze per stabilizzare le relazioni con l’UE, e ritiene che questo sarà possibile con gli Accordi bilaterali III appena contrattati?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Negli ultimi decenni la via bilaterale ha riunito maggioranze, in parlamento e nella popolazione. Il Consiglio federale intende stabilizzarla e continuare a svilupparla. Per questo ha proposto un pacchetto di negoziati per aggiornare gli accordi esistenti relativi al mercato interno, concludere nuovi accordi nei settori dell'elettricità, della salute pubblica e della sicurezza alimentare e reintegrare i programmi dell’UE, come Horizon Europa e Erasmus+. I negoziati sul pacchetto sono iniziati il 18 marzo 2024 e si sono conclusi nel dicembre 2024. Nella riunione del 20 dicembre 2024, il Consiglio federale ha preso atto e approvato la conclusione sostanziale dei negoziati. Si tratta ora di finalizzare i negoziati anche da un punto di vista formale. Dopodiché potrà avere inizio il processo democratico di approvazione interna, con un voto popolare se i cittadini lo vorranno.</em>»<em> </em></p>
<ol start="6">
<li><strong>Qual è il suo auspicio in relazione alla sua attività dei prossimi anni in Italia?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>La diplomazia è l’attività di spiegare e capire per aiutare a costruire insieme: si tratta di spiegare chi siamo, promuovendo e difendendo le nostre posizioni; di capire le posizioni dei nostri interlocutori; e idealmente di tendere verso un risultato che permetta a noi e agli altri di avanzare. Il mio auspicio è di continuare a farlo sulle tracce del lavoro proficuo che è stato realizzato da chi mi ha preceduto: penso all’ambasciatrice Monika Schmutz Kirgöz e all’ambasciatore d’Italia a Berna Gian Lorenzo Cornado, ma pure a tutte le persone nelle rappresentanze diplomatiche e nei ministeri che da anni si impegnano per la relazione tra la Svizzera e l’Italia.»</em></p>
<p>Angelo Geninazzi</p>
</div>
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	<p>La Consigliera federale Viola Amherd, in veste di Presidente della Confederazione Svizzera, insieme all’Ambasciatore Roberto Balzaretti e al Capo di Presenza Svizzera Alexandre Edelmann alla Maison Suisse allestita a Parigi durante i Giochi olimpici 2024.</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Roberto Balzaretti nasce nel 1965 a Mendrisio (Ticino). È titolare di un dottorato di ricerca in diritto dell'Università di Berna. Ammesso nel Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) nel 1991, è stato stagista diplomatico a Berna e presso la Missione permanente della Svizzera presso le Comunità europee a Bruxelles. Tornato a Berna, Roberto Balzaretti è stato assegnato alla Sezione del diritto internazionale della Direzione del diritto internazionale pubblico (DDIP) come collaboratore diplomatico nel 1993. Nel 1997 è stato trasferito a Washington come segretario d'Ambasciata, dove è stato nominato Consigliere nel 1999. Tornato a Berna, è stato prima vice capo della sezione del diritto internazionale della DDIP nel 1999 e poi Capo sezione nel 2000. Nel settembre 2003, è stato nominato vice direttore della stessa DDIP e capo della Divisione del diritto internazionale, diritti umani e diritto umanitario internazionale. Dall'ottobre 2004, Roberto Balzaretti è stato Consigliere diplomatico e capo di gabinetto del capo dipartimento. Da gennaio ad agosto 2008 è stato in congedo non retribuito. Dal 1° settembre 2008, Roberto Balzaretti è stato rappresentante permanente aggiunto della Svizzera presso la Missione presso l'ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, capo della Divisione multilaterale e rappresentante speciale della Svizzera presso il Consiglio dei diritti umani. Dal 1° dicembre 2008 è stato segretario generale del DFAE e dal settembre 2012 capo della Missione Svizzera presso l'Unione Europea (UE) a Bruxelles. Dal 1° settembre 2016, Roberto Balzaretti è stato direttore della DDIP. Il 1° febbraio 2018, il Consiglio federale lo ha nominato direttore della Direzione degli affari europei e coordinatore dei negoziati con l'UE e gli ha conferito il titolo di Segretario di Stato. Da dicembre 2020 a dicembre 2024 è stato ambasciatore di Svizzera in Francia e nel Principato di Monaco. Da gennaio 2025 succede a Monika Schmutz-Kirgöz quale ambasciatore svizzero in Italia.</p>
<p>Ambasciatore designato in Italia da gennaio 2025.</p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pgc-24900-1-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24900-1-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="7" ><div
			
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		<title>L’intelligenza artificiale, una sconosciuta da affrontare di petto</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lintelligenza-artificiale-una-sconosciuta-da-affrontare-di-petto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2024 17:22:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/05/7Senza-nome-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Cosa unisce il cioccolato – di cui tutti conosciamo gusti e consistenze – e l’intelligenza artificiale, questo termine sconosciuto pochi anni fa e oggi sulla bocca e (probabilmente) nella tasca di tutti? I due temi che apparentemente hanno poco da condividere hanno dominato le relazioni dell’85° congresso. Raffaele Sermoneta, presidente dell’Unione giovani Svizzeri, ha coordinato</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lintelligenza-artificiale-una-sconosciuta-da-affrontare-di-petto/">L’intelligenza artificiale, una sconosciuta da affrontare di petto</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/05/7Senza-nome-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24086"  class="panel-layout" ><div id="pg-24086-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24086-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24086-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Cosa unisce il cioccolato – di cui tutti conosciamo gusti e consistenze – e l’intelligenza artificiale, questo termine sconosciuto pochi anni fa e oggi sulla bocca e (probabilmente) nella tasca di tutti? I due temi che apparentemente hanno poco da condividere hanno dominato le relazioni dell’85° congresso. Raffaele Sermoneta, presidente dell’Unione giovani Svizzeri, ha coordinato una tavola rotonda con tre oratori di spicco che hanno provato a fare ordine in termini di definizioni, competenze e limiti dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>Ma cosa è esattamente l’intelligenza artificiale? Per disporre di una premessa per poterne discutere è venuto in soccorso il <strong>prof. Gaetano Affuso</strong> che si è concentrato sulla definizione di questo termine. Per farlo si è avvalso di una presentazione che, ha ammesso, è stata creata proprio attraverso l’intelligenza artificiale. L’IA è una macchina che fa qualcosa che l’uomo non sa o non vuole più fare. Si tratta in ultima analisi di chiedersi per quale motivo l’IA sia esplosa.</p>
<p>L’intelligenza artificiale nasce negli anni ‘50. Non era però facile dimostrare che una macchina fosse in grado di pensare e di apprendere. Eppure nel 1958, il New York Times citava «<em>compare una nuova meraviglia tecnologica </em>(era un computer)<em>. Il cervello elettronico che insegna a sé stesso. Nel giro di un anno sarà in grado di percepire, riconoscere e identificare ciò che lo circonda, senza bisogno di controllo o addestramento da parte dell’uomo</em>». Non è forse questa una buona definizione di intelligenza artificiale? Si pone però la questione a sapere perché per 60 anni questa tecnologia è restata per certi versi “dormiente”. La risposta, secondo Affuso, è chiara e sta nella mancanza delle tecniche e serie di dati. L’intelligenza artificiale è, per definizione, affamata di dati e dagli anni ‘50 ad oggi si è colmata la mancanza di dati, che oggi sono oggetto di vere e proprie lotte. Nel frattempo l’IA è esplosa e nascono programmi nuovi e che fanno nuove cose. Programmi che traspongono testi in video o in immagini, o audio. Oppure programmi come chatgpt con cui si può interloquire e che rispondono direttamente. Cosa aspettarsi dunque da questa tecnologia? L’IA, come paventato da molti, prenderà il posto dell’uomo? Secondo Affuso la risposta è che l’uomo è chiamato ad utilizzare la macchina per far fare quello che non fa o non vuole più fare.</p>
<p><strong>Un albergo sulla luna? «Dobbiamo collaborare con l’IA». </strong></p>
<p>E dunque, quali sono le premesse per dialogare e dominare questa tecnologia? Quali intelligenze siamo chiamati a sviluppare per collaborare con l’IA? L’interrogativo occupa da tempo il dr. Enrico Tombesi della Fondazione Golinelli. L’IA, così li ha definiti Tombesi, sono nuovi compagni di studi. Attraverso un esperimento concreto con le persone in sala si è presentato un dialogo con uno strumento di IA. Per generare un’immagine mentale che può suscitare un racconto – e che può cambiare da persona – è stato utilizzato un programma (DALL-E). Attraverso il programma si è tentato di creare un’immagine accattivante per pubblicizzare il primo albergo sulla Luna. Per farlo il programma di IA necessita però delle indicazioni, ciò che ha illustrato come, per collaborare con l’IA, sia necessario fornire informazioni: nell’esperimento in sala si trattava di aggettivi, di emozioni che deve suscitare e lo stile con il quale vogliamo rappresentare il futuristico albergo. Fornendo queste informazioni (attraverso un cosiddetto prompt) si ottiene un’immagine, che può variare anche in base alle stesse informazioni. L’immagine sortita può successivamente essere modificata attraverso un’ulteriore collaborazione con il programma, dunque “dialogando”.</p>
<p>Ma se questo è il mondo con cui tutte le professioni a breve dovranno confrontarsi, quali intelligenze è necessario sviluppare? Tombesi ha mostrato che per tutte le tecnologie dopo gli anni ‘50, dalle schede perforate all’IA con i chatbot, la competenza necessaria stava e sta nel dialogo con la macchina. Sono importanti la completezza delle informazioni e oggi i chatbot parlano come noi, per altro in più di 50 lingue. Se vogliamo collaborare occorre dunque cercare di capire chi sono questi particolari compagni di classe. Contrariamente all’umano il chatbot ha emozioni simulate, apprendono attraverso miliardi di testi, e necessitano di informazioni esplicite fornite dall’utente (il chatbot va istruito).</p>
<p>La vera sfida e domanda centrale è dunque: collaborare o delegare? Per dialogare con il chatbot è necessario collaborare. Attraverso la delega – ad esempio farsi fare i compiti dall’IA – il rischio è di essere esclusi e sostituiti da IA ed essere dipendenti dall’IA. Collaborando è possibile svolgere nuovi lavori, aumentando la produttività personale e indirizzando lo sviluppo di nuove soluzioni.</p>
<p><strong>I limiti dell’IA, tra governance e dipendenze</strong></p>
<p>Il dr. Aldo Pisano, della società italiana per l’etica dell’IA, si è in seguito occupato di chiarire i limiti dell’IA, e dunque quale sia il margine tra responsabilità individuale e quella dei produttori? Questa non è sempre chiara, soprattutto quando si vedono i ragazzini completamente dipendenti dai telefonini.</p>
<p>Dunque, quando parliamo di etica dell’intelligenza artificiale, stiamo discutendo le modalità di coabitazione tra essere umano e macchina di modo che siano inclusivi e il più possibile facenti riferimento a strumenti democratici. Devono essere, secondo Pisano, sistemi non invadenti, soprattutto in relazione alla privacy. Vi sono quindi relazioni con la sfera del diritto e con la responsabilità educativa. Un problema alla base di questa coabitazione è la tendenza a considerare la macchina infallibile. Ma l’IA continua a reindirizzare sempre sugli stessi indirizzi, sugli stessi temi, sulle stesse posizioni. Questo, in assenza di un controllo, è fortemente problematico e limitante. È correlato a strumenti di controllo e rafforzato dalla dopamina che aumentano la dipendenza. Questa è una sfida, conclude Pisano.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p><em>L’immagine della pubblicità dell’albergo sulla luna, sortita dal “prompt” del Dr. Tombesi</em></p>
<p><em> </em></p>
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