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	<title>Toni Ricciardi Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Toni Ricciardi Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>«Italiani in Svizzera e svizzeri in Italia – La ricchezza di sentirsi straniero»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 20:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Foto-Ricciardi-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Tra Italia e Svizzera si estende un legame fatto di storia, cultura e flussi migratori che hanno da sempre plasmato le identità dei due Paesi. In questo contesto, Toni Ricciardi rappresenta una voce autorevole e di riferimento: cresciuto tra le due nazioni, con una profonda conoscenza dei meccanismi politici e sociali che ne regolano i</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/toni-ricciardi-intervista-italia-svizzera-migrazioni-integrazione/">«Italiani in Svizzera e svizzeri in Italia – La ricchezza di sentirsi straniero»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Foto-Ricciardi-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25694"  class="panel-layout" ><div id="pg-25694-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25694-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25694-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista a Toni Ricciardi</h3>
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	<p>Tra Italia e Svizzera si estende un legame fatto di storia, cultura e flussi migratori che hanno da sempre plasmato le identità dei due Paesi. In questo contesto, Toni Ricciardi rappresenta una voce autorevole e di riferimento: cresciuto tra le due nazioni, con una profonda conoscenza dei meccanismi politici e sociali che ne regolano i rapporti, Ricciardi ha dedicato la sua carriera a rafforzare la cooperazione bilaterale e a tutelare gli interessi dei cittadini italiani all’estero. Deputato della Repubblica Italiana eletto nella circoscrizione Europa e Presidente dell’Intergruppo parlamentare dell’amicizia Italia–Svizzera, il professor Ricciardi unisce competenza storica ed esperienza pratica, offrendo una prospettiva unica sulle migrazioni, sull’integrazione e sulle sfide contemporanee che caratterizzano il rapporto tra questi due Paesi così vicini, eppure così diversi.</p>
<p>Nel corso degli anni è diventato uno dei maggiori esperti di migrazioni e insegna come docente presso l’Università di Ginevra, condividendo le sue conoscenze con studenti e professionisti e contribuendo al dibattito accademico e istituzionale su mobilità, integrazione e politiche transfrontaliere.</p>
<p><strong>Professor Ricciardi, cosa ha significato per Lei essere cresciuto tra Italia e Svizzera, due Paesi così vicini e simili, eppure allo stesso tempo così diversi?</strong></p>
<p>«<em>La prima sensazione che si prova è quella di sentirsi stranieri ovunque: svizzeri in Italia e italiani in Svizzera. Con il tempo, però, si comprende la ricchezza di questa condizione. La vera potenzialità sta nel poter vivere e crescere in due realtà vicine, ma non identiche. Ho trascorso una parte della mia vita in Svizzera tedesca e ora vivo in Svizzera francese, dove cambiano anche gli scenari. All’inizio ti senti straniero ovunque, poi impari a sentirti parte di entrambe le realtà.</em>»</p>
<h2>Tra tradizione e integrazione: l’evoluzione della comunità italiana in Svizzera</h2>
<p><strong>Professor Ricciardi, quando e come possiamo parlare di una presenza svizzera in Italia? Quali sono stati i periodi più significativi di questa migrazione e in quali settori, dall’artigianato all’edilizia, dal mondo bancario a quello dell’ospitalità — i cittadini svizzeri hanno lasciato un’impronta più visibile?</strong></p>
<p>«<em>La presenza svizzera in Italia è molto antica: basti pensare alle Guardie Svizzere a difesa del Papa, segno che questa presenza esisteva già prima ancora della nascita della Svizzera moderna. Un altro esempio significativo è quello di Napoli, dove esisteva un mondo legato alla pelletteria e ai guanti: nel Settecento, la città era rinomata per la qualità del suo tessile, in gran parte frutto di un’influenza svizzera.</em></p>
<p><em>Oggi si registra una presenza in crescita nelle principali città italiane, come dimostrano gli istituti svizzeri di cultura e le scuole svizzere presenti a Milano, Roma e Napoli. A ciò si aggiungono numerosi cittadini che, nel corso dei decenni, hanno acquisito la cittadinanza svizzera e successivamente si sono ritrasferiti in Italia, spesso nei luoghi d’origine, contribuendo a rafforzare ulteriormente questo legame storico</em>.»</p>
<p><strong>E come vivono oggi i discendenti degli emigrati svizzeri la loro identità “doppia”?</strong></p>
<p>«<em>Chi è doppio cittadino rappresenta pienamente l’idea di un’identità plurima: si possono essere molte cose insieme, senza che una escluda l’altra. Essere italiani e, allo stesso tempo, svizzeri non è una contraddizione, ma un valore aggiunto.</em>»</p>
<p><strong>Quando possiamo iniziare a parlare di migrazioni tra Italia e Svizzera? Quali sono stati i primi movimenti e come si è formata la comunità italiana in Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Già tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna si registrano i primi trasferimenti in Svizzera, in particolare di banchieri toscani e genovesi che introdussero le prime forme di credito e finanza.</em></p>
<p><em>Se invece parliamo di immigrazione di massa, bisogna arrivare alla seconda metà dell’Ottocento, con la costruzione dei grandi trafori del Gottardo e del Sempione: furono questi i primi eventi che generarono un flusso migratorio consistente.</em></p>
<p><em>In quel periodo la Svizzera era un Paese di forte emigrazione, ma al tempo stesso accoglieva una crescente immigrazione, favorendo così l’inserimento e l’industrializzazione degli stranieri, tra cui un numero sempre maggiore di italiani.</em>»</p>
<p><strong>Come è cambiata la percezione e l’integrazione degli italiani in Svizzera tra le diverse generazioni?</strong></p>
<p>«<em>Fino ai primi anni Ottanta, la principale comunità straniera in Svizzera era quella italiana, accanto a presenze minori provenienti da Paesi confinanti come Germania, Austria e Francia.</em></p>
<p><em>Un momento simbolico di svolta è il 1982, con la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio: da allora l’“italianità” in Svizzera viene percepita con maggiore orgoglio e positività.</em></p>
<p><em>Negli anni precedenti, tuttavia, la situazione era complessa: dagli anni Sessanta, con il rinnovo dell’accordo bilaterale del 1948 e la tragedia di Mattmark del 1965, cresce la consapevolezza del contributo italiano allo sviluppo svizzero. Gli anni Settanta, invece, furono segnati da tensioni xenofobe e dalla crisi petrolifera del 1975, che portò al rientro di circa 300.000 lavoratori, in gran parte italiani.</em></p>
<p><em>Negli anni Ottanta la Svizzera cambia volto, diventando sempre più innovativa, mentre l’Italia si trasforma nel simbolo di uno stile di vita ammirato: la moda, il design e la cucina italiana conquistano il mondo. È in questo contesto che l’immagine degli italiani in Svizzera evolve, passando da quella di manodopera a quella di portatori di cultura e qualità.</em>»</p>
<p><strong>Quali comunità italiane hanno avuto un impatto maggiore sulla società svizzera, sia a livello culturale che economico?</strong></p>
<p>«<em>Paradossalmente, l’impatto più forte si è avuto nella Svizzera tedesca. Tralasciando la Svizzera italiana, dove la vicinanza linguistica e culturale ha sempre facilitato l’integrazione e dove oggi vivono circa 200.000 italiani solo nel Canton Ticino, è proprio nella parte germanofona che l’italianità ha lasciato un segno più profondo.</em></p>
<p><em>In quest’area, la migrazione italiana ha contribuito in modo decisivo alla diffusione della cultura e dei modelli di vita italiani, in un contesto molto diverso da quello della Svizzera romanda, dove la lingua latina e l’approccio culturale francese favoriscono invece un processo più assimilazionista.</em></p>
<p><em>Le principali comunità italiane si sono sviluppate nelle grandi città come Zurigo, Basilea, Ginevra, Lucerna, San Gallo e nel Vallese. In generale, per comprendere la presenza italiana in Svizzera bisogna seguire l’evoluzione del suo tessuto produttivo: dove si sviluppavano nuove opportunità economiche, lì si spostavano anche i flussi migratori italiani.</em>»</p>
<p><strong>Come si è evoluta l’identità culturale degli italiani in Svizzera, tra il mantenimento delle proprie tradizioni e la necessità di integrarsi in un Paese caratterizzato da diverse realtà linguistiche e culturali? In che modo queste due culture si sono influenzate reciprocamente, dando vita a nuove forme di identità e tradizione condivisa? </strong></p>
<p>«<em>Un primo elemento interessante è l’utilizzo, sempre più diffuso, di parole italiane nel linguaggio comune svizzero, un fenomeno che un tempo non esisteva e che testimonia un’influenza culturale reciproca.</em></p>
<p><em>In secondo luogo, si osservano nelle diverse generazioni italiane in Svizzera delle vere e proprie stratificazioni linguistiche. Le seconde e terze generazioni, ad esempio, parlano perfettamente lo Schwyzerdütsch, ma mantengono anche espressioni e riferimenti legati alla cultura d’origine. È frequente uno switch linguistico naturale, in cui si passa dallo Schwyzerdütsch all’italiano nella stessa conversazione, soprattutto in contesti emotivi o identitari, come durante una partita di calcio. Questo intreccio linguistico e culturale rappresenta la nascita di una nuova identità condivisa, a cavallo tra le due culture.</em>»</p>
<p><strong>Giuseppe De Michelis, rafforzò la presenza italiana in Svizzera, come lui Antonio Vergnanini. Quali figure e tappe sono state fondamentali nel processo di interazione?</strong></p>
<p>«<em>All’inizio del Novecento, Giuseppe De Michelis dimostrò, attraverso rapporti e studi, che non era vero che gli italiani commettessero più reati degli svizzeri, contribuendo a contrastare stereotipi e pregiudizi.</em></p>
<p><em>Tra le figure chiave del periodo successivo c’è Egidio Reale, militante tra gli esuli antifascisti italiani e primo Ambasciatore italiano in Svizzera, che negoziò l’accordo del 1948. A lui si collegano personalità come Ignazio Silone, Luigi Einaudi e Fernando Schiavetti, primo presidente nazionale delle Colonie libere e padre costituente, che hanno rivendicato diritti e accettazione per gli italiani in fasi storiche diverse.</em></p>
<p><em>Nel periodo successivo, durante il lento processo di integrazione degli anni Sessanta, emergono figure come Leo Zanier, che fondò ECAP in Svizzera, comprendendo l’importanza di formazione e supporto per i lavoratori italiani provenienti dal Sud, contribuendo alla costruzione di una comunità più strutturata e integrata.</em>»</p>
<h2>Tra due Paesi: sfide, obiettivi e visione dei rapporti tra Italia e Svizzera</h2>
<p><strong>Come vive il ruolo di figura chiave tra Italia e Svizzera, e quali sono oggi le principali sfide e obiettivi?</strong></p>
<p>«<em>Nella funzione che svolgo attualmente, il compito principale è migliorare le condizioni di supporto e assistenza agli italiani, attraverso le reti diplomatiche, consolari e i servizi dedicati. Negli ultimi mesi, però, si sta affrontando una grande sfida legata alla legge italiana sulla cittadinanza degli italiani all’estero: dal 1992 questa legge ha permesso la doppia cittadinanza, tanto che oggi in Svizzera quasi il 60% degli italiani sono doppi cittadini, ma ora alcune norme ne penalizzano la trasmissione.</em></p>
<p><em>Sul fronte delle relazioni con la Svizzera, invece, sono stati fatti notevoli passi avanti: con fatica e sacrificio, oggi possiamo dire che gli italiani in Svizzera sono ben integrati e riconosciuti come parte attiva della società.</em>»</p>
<p><strong>Quali sono le principali realtà e istituzioni che ritiene fondamentali per questo lavoro? </strong></p>
<p>«<em>Sono presidente dell’Intergruppo parlamentare dell’amicizia Italia – Svizzera. Dal 16 al 17 settembre sono stato a Berna in visita al Palazzo Federale, dove ho incontrato le istituzioni svizzere per discutere delle relazioni bilaterali.</em></p>
<p><em>Tra i risultati concreti, abbiamo rinnovato l’accordo sui frontalieri, che da un lato ha permesso di rimuovere la Svizzera dalla blacklist italiana e dall’altro ha introdotto una serie di miglioramenti per i lavoratori frontalieri, nei trasporti e nell’integrazione sociale.</em>»</p>
<p><strong>Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che nasce a cavallo tra questi due Paesi?</strong></p>
<p>«<em>Più culture e tradizioni diverse si incontrano, maggiore è la sensibilità e la ricchezza personale che ne deriva. Essere tante cose insieme non è uno svantaggio, ma un vero arricchimento.</em>»</p>
<p><strong>Guardando al futuro, quali sviluppi auspica nei rapporti tra Italia e Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Dal punto di vista economico, commerciale e legislativo, c’è ancora molto lavoro da fare per migliorare l’integrazione tra i due Paesi. Servirebbero, ad esempio, procedure più snelle per il riconoscimento automatico delle professioni e la portabilità dei diritti: oggi un infermiere qualificato in Italia deve spesso attendere anni per ottenere il diploma federale in Svizzera, prima di poter esercitare pienamente. Questi passaggi dovrebbero essere progressivamente facilitati.</em></p>
<p><em>Un’altra sfida riguarda la sperimentazione di nuove modalità di lavoro, come lo smart working o il telelavoro per i frontalieri, che potrebbe ridurre la mobilità, l’urbanizzazione e creare vantaggi sia per datori di lavoro sia per i lavoratori. Resta da chiarire la gestione degli aspetti contributivi, come la cassa pensione, più che quelli fiscali.</em></p>
<p><em>In generale, credo che serva costruire un humus di maggiore sensibilità e cooperazione reciproca, così da consolidare i progressi già fatti, come i bilaterali rinegoziati, e garantire che non vengano compromessi da iniziative di tipo populista.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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