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	<title>valore locativo Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>valore locativo Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Abolito al quarto tentativo il valore locativo, buona la seconda per l’identità elettronica</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-abolizione-valore-locativo-identita-elettronica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 21:27:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/1-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Come previsto nei sondaggi, ma contrariamente alle attese, gli svizzeri si sono espressi il 28 settembre alle urne su due temi da tempo controversi. Da ormai diversi anni a questa parte la “suspence” il giorno delle votazioni è piuttosto ridotta, poiché i vari sondaggi che accompagnano l’avvicinamento al voto popolare indicano talvolta chiaramente quella che</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-abolizione-valore-locativo-identita-elettronica/">Abolito al quarto tentativo il valore locativo, buona la seconda per l’identità elettronica</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<h3>Come previsto nei sondaggi, ma contrariamente alle attese, gli svizzeri si sono espressi il 28 settembre alle urne su due temi da tempo controversi.</h3>
<p>Da ormai diversi anni a questa parte la “suspence” il giorno delle votazioni è piuttosto ridotta, poiché i vari sondaggi che accompagnano l’avvicinamento al voto popolare indicano talvolta chiaramente quella che sarà la decisione dei cittadini. L’affidabilità di queste inchieste – svolte da vari istituti specializzati – è piuttosto buona, soprattutto se si è in grado di interpretare il trend tra i diversi momenti in cui queste vengono effettuate. Ad oltre un mese dal voto sul valore locativo e sulla Legge sull’e-ID, tutti i sondaggi indicavano un vantaggio confortevole per i due oggetti. Nelle inchieste successive, più a ridosso del termine di votazione, il sostegno per la e-ID è rimasto praticamente stabile, mentre si è assistito ad un calo molto importante dei favorevoli all’abolizione dell’imposta sul valore locativo, malgrado il “sì” fosse in vantaggio fino all’ultimo. Tutti si sarebbero dunque aspettati una domenica con un’approvazione netta dell’e-ID e una partita più tirata – alcuni avrebbero scommesso anche su un No – per quanto riguarda il valore locativo. Si è verificato esattamente il contrario.</p>
<h3>La nazione di inquilini abolisce il valore locativo per i proprietari</h3>
<p>Al quarto tentativo il popolo ha abolito un’eccezione tutta svizzera che durava da oltre un secolo. Introdotta nel 1915, gli elettori hanno deciso di abolire il valore locativo, un’imposta che i proprietari di immobili devono versare per le abitazioni in cui abitano.</p>
<p>Con il 57,7% dei consensi e la gran parte dei cantoni, è stata approvata la riforma promossa da Governo e Parlamento che prevede per i cantoni la possibilità di introdurre una nuova imposta sulle residenze secondarie e l’eliminazione definitiva del valore locativo. Il risultato ha sorpreso per l’ampiezza del consenso, soprattutto in un Paese come la Svizzera, dove circa il 60% della popolazione vive in affitto. Il nuovo sistema avvantaggia soprattutto i proprietari di abitazioni con un’ipoteca piuttosto ridotta.</p>
<p>Dalla cartina del voto si nota il più classico dei “Röstigraben”: la Svizzera tedesca ha votato in gran parte per l’abolizione, mentre nella Svizzera romanda circa il 60% degli elettori si è espresso contro il testo in votazione. L’affluenza alle urne a livello nazionale è stata del 49,5%.</p>
<h4>«Giornata storica per i proprietari»</h4>
<p>Tra i contrari alla riforma, l’argomento principale riguardava la penalizzazione delle regioni turistiche con numerose residenze secondarie. Durante la fase parlamentare, i rappresentanti di questi cantoni avevano chiesto di limitare la riforma alle prime case. Il progetto però, come anticipato, prevede la possibilità per i cantoni di compensare le perdite attraverso una nuova tassa sulle residenze secondarie. I cantoni turistici si sono spaccati sul tema: il Vallese ha respinto la riforma con il 60,3% dei voti, mentre Ticino e Grigioni l’hanno sostenuta con rispettivamente il 56,5% e il 67,1%.</p>
<p>Sul fronte dei favorevoli, le associazioni di proprietari e il comitato “Sì ad imposte giuste” ritengono il risultato un segnale forte a favore di una maggiore equità fiscale e di una responsabilità individuale accentuata. Secondo loro l’abolizione sgrava soprattutto gli anziani che vivono nella loro abitazione, per la quale hanno lavorato e risparmiato per decenni. Con il voto del 28 settembre si chiudono discussioni durate vari decenni, ha affermato la Consigliera federale Karin Keller-Sutter il giorno della votazione, precisando che la riforma non entrerà in vigore prima del 2028.</p>
<h3>Un timidissimo Sì all’identità elettronica</h3>
<p>Dopo un’estenuante domenica di attesa del risultato definitivo resta un fatto: la Svizzera avrà una propria identità digitale, allineandosi così alla maggior parte dei Paesi europei. L’esito del voto, rimasto incerto fino all’ultimo, si è concluso con un “sì” risicatissimo: il 50,4% dell’elettorato ha approvato la proposta, sostenuta soprattutto dai cantoni urbani e dalle città. In valori assoluti lo scarto è stato di circa 20'000 voti.</p>
<p>Un primo tentativo era fallito nel 2021, quando la e-ID è stata proposta in una formula che avrebbe visto una gestione dei privati. La popolazione si era opposta con veemenza, con quasi i due terzi degli svizzeri contrari. Questa volta, Consiglio federale e Parlamento hanno optato per un’e-ID interamente gestita dallo Stato. Il risultato scaturito è al di sotto delle attese della vigilia. Praticamente tutte le regioni rurali si sono opposte alla legge, mentre i favorevoli si sono concentrati in pochi cantoni, tra cui Zurigo, Ginevra, Vaud e Friburgo, rendendo decisive le aree urbane.</p>
<p>La votazione è stata di particolare interesse per la Quinta Svizzera. L’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) era tra i grandi favorevoli dell’introduzione di un’e-ID, che permette di semplificare numerose questioni burocratiche proprio ai cittadini residenti fuori dai confini nazionali. In questo modo per loro sarà possibile effettuare online procedure amministrative e gestire digitalmente i rapporti con le autorità.</p>
<h4>L’OSE chiede una rapida applicazione</h4>
<p>Nella Conferenza stampa di commento all’esito popolare, il Consigliere federale responsabile del dossier, Beat Jans, ha definito la legge un passo verso la sovranità digitale e verso un rafforzamento della piazza economica. Inoltre ha confermato l’obiettivo di rendere l’e-ID operativa entro il 2026. Anche l’OSE ha reagito positivamente al risultato, auspicando un’introduzione in tempi brevi, sia da parte delle autorità che dei fornitori privati chiamati ad integrare il nuovo strumento nei loro sistemi. Con l’e-ID, oltre a numerosi vantaggi nella rete, si aprono nuove prospettive che potrebbero favorire il voto elettronico e la raccolta digitale di firme, semplificando l’esercizio dei diritti politici della diaspora.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>È stato un voto più chiaro che nelle attese: a 110 anni dall’introduzione, gli Svizzeri hanno abolito il valore locativo</p>
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	<p>Per poche migliaia di voti: ora la Svizzera avrà la sua identità elettronica</p>
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		<title>La Svizzera si prepara a due referendum autunnali tra identità e proprietà</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/votazioni-federali-svizzera-28-settembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 18:46:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In un anno insolitamente calmo sul piano delle votazioni federali, il 28 settembre la popolazione svizzera torna alle urne in un momento simbolico: per la prima volta, infatti, le schede di voto ufficiali saranno redatte anche in romancio. Referendum contro la Legge sull’Id-e - La Svizzera a un bivio digitale tra rivoluzione tecnologica e scetticismo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/votazioni-federali-svizzera-28-settembre-2025/">La Svizzera si prepara a due referendum autunnali tra identità e proprietà</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25405"  class="panel-layout" ><div id="pg-25405-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25405-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25405-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>In un anno insolitamente calmo sul piano delle votazioni federali, il 28 settembre la popolazione svizzera torna alle urne in un momento simbolico: per la prima volta, infatti, le schede di voto ufficiali saranno redatte anche in romancio.</strong></p>
<h2><strong><br />
</strong>Referendum contro la Legge sull’Id-e - La Svizzera a un bivio digitale tra rivoluzione tecnologica e scetticismo</h2>
<h3><u>In cammino verso l’identità elettronica svizzera</u></h3>
<p>Da anni, la questione di un’identità digitale anima il dibattito pubblico e politico svizzero. Il lungo percorso verso una soluzione condivisa è stato caratterizzato da un alternarsi di spinte innovative e moti di diffidenza, soprattutto per quanto riguarda la tutela della privacy e la gestione dei dati. Già in passato la Svizzera aveva tentato di introdurre un sistema simile: la prima versione dell’identità elettronica (Id-e), sottoposta al voto popolare nel 2021, fu bocciata in modo netto dal 64,4% dei votanti, in un clima segnato dai timori legati all’eccessiva delega delle informazioni personali a operatori privati e al rischio di abuso dei dati.</p>
<p>Raccogliendo le lezioni del passato, il nuovo testo della Legge sull’Id-e sottoposto a scrutinio il 28 settembre 2025 rappresenta un nuovo compromesso. La proposta poggia su due pilastri: da un lato, l’identità elettronica verrebbe rilasciata e gestita esclusivamente dallo Stato, riaffermando la sovranità pubblica sulla protezione dei dati; dall’altro, il carattere facoltativo e gratuito dello strumento dovrebbe attenuare le paure di esclusione e di controllo obbligato.</p>
<h3><u>Tra innovazione pubblica e sfide democratiche</u></h3>
<p>L’Id-e si configura quindi come un’identità elettronica statale, pensata per semplificare l’accesso a numerosi servizi pubblici e privati. I cittadini che vi ricorreranno potranno identificarsi online per richiedere documenti amministrativi come la patente di guida o l’estratto del casellario giudiziario, dimostrare l’età in caso di acquisti di prodotti riservati a maggiorenni, accedere a piattaforme o svolgere transazioni digitali in sicurezza.</p>
<p>Al centro della nuova architettura normativa si trovano garanzie rafforzate in materia di sicurezza e protezione dei dati personali. L’intera infrastruttura verrebbe vincolata a severi standard: nessun dato potrà essere ceduto a soggetti privati e la titolarità dei processi di autenticazione rimarrà rigorosamente pubblica. Le posizioni favorevoli all’introduzione, capitanate dalla coalizione <em>digitalswitzerland</em>, sottolineano la necessità di dotare la popolazione di un’identità digitale sicura e statale, elemento ritenuto imprescindibile per la competitività, la modernizzazione della Svizzera e la tutela degli interessi nazionali.</p>
<p>Ma anche questa soluzione non sembra sciogliere ogni nodo di diffidenza. La proposta è approdata alle urne proprio in seguito al lancio di un referendum, promosso dal fronte contrario: gruppi e associazioni come Amici della Costituzione, Aufrecht, Mass Voll, Verfassungsbündnis Schweiz, Partito pirata, Unione democratica federale (UDF) e Giovani UDC, che hanno raccolto oltre 55’000 firme. Questo risultato è espressione delle persistenti preoccupazioni circa la reale inviolabilità dei dati e, più in generale, del rischio che lo strumento di identità elettronico proposto possa favorire abusi o discriminazioni nell’accesso ai servizi digitali.</p>
<p>Il mosaico di opinioni si amplia considerando la prospettiva degli svizzeri all’estero. L’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero (OSE) ha espresso un deciso sostegno all’introduzione dell’identità elettronica, ravvisando in essa uno strumento capace di facilitare la relazione tra emigrati e istituzioni elvetiche. L’Id-e semplificherebbe infatti molte pratiche amministrative, dal rapporto con il fisco fino alle questioni sanitarie, passando per i servizi consolari e, non da ultimo, le pratiche bancarie. Vi è poi una prospettiva ancora più ampia: l’adozione dell’Id-e potrebbe fungere da apripista per future forme di voto elettronico. Una modernizzazione della partecipazione democratica, estremamente rilevante per chi si trova lontano dalla Svizzera ma desidera continuare a esercitare i diritti politici garantiti dalla Costituzione.</p>
<p>In questo intreccio di progresso tecnologico e tutela delle garanzie, la nuova identità elettronica si presenta dunque come un nodo cruciale del rapporto, sempre in trasformazione, tra cittadini e istituzioni, tra innovazione e diffidenza. Il dibattito che accompagna la Svizzera verso il 28 settembre non si limita alla sola questione tecnica, ma si riverbera sulle modalità di inclusione e sulla visione del futuro nazionale: una decisione che chiama in causa la (s)fiducia nella capacità dello Stato di evolversi, coniugando modernizzazione, sicurezza, trasparenza e accessibilità.</p>
<h2>Referendum obbligatorio per l’imposta immobiliare sulle seconde case - La risposta federale all’abolizione del valore locativo</h2>
<h3><u>L’addio ad un’era fiscale tra sollievo popolare e perdite locali</u></h3>
<p>Sul secondo oggetto in votazione si riflettono dinamiche storiche e nuovi equilibri tra livelli istituzionali. Infatti, fino al 2024, la fiscalità immobiliare svizzera si fondava sul valore locativo, ovvero una stima teorica del reddito che i proprietari avrebbero percepito se avessero affittato la propria abitazione, sottoposta a tassazione anche in assenza di una reale locazione. Questo sistema, unico nel contesto internazionale e spesso motivo di accese discussioni, era visto da una parte come fonte stabile di gettito per la Confederazione e i cantoni – in particolare quelli turistici e alpini – e dall’altra come una misura impopolare. Nel dicembre 2024, però, il Parlamento ha deciso di abolire il valore locativo sia per le residenze principali sia per quelle secondarie; una svolta che porta con sé importanti conseguenze per le casse pubbliche, specie nelle zone a forte presenza di abitazioni di vacanza o di proprietà di non residenti.</p>
<h3><u>La risposta federalista alle sfide fiscali</u></h3>
<p>Per ovviare al conseguente rischio di vuoto nelle entrate di alcuni cantoni, il Parlamento ha elaborato un compromesso, ora oggetto di referendum obbligatorio: concedere ai cantoni la possibilità di introdurre, a propria discrezione, un’imposta straordinaria sulle residenze secondarie ad uso proprio, qualora il valore locativo di tali immobili non venga più tassato né a livello federale né cantonale. Questa deroga permette ai cantoni di non dover rispettare i principi costituzionali ordinari nell’applicazione di tale tassa, la quale potrà dunque essere più elevata rispetto all’imposta sugli altri immobili ma comunque calcolata solo sul valore della proprietà. Si tratta di una misura dalla forte impronta federalista, che vuole preservare l’autonomia finanziaria dei cantoni senza imporre criteri unici nazionali.</p>
<p>L’applicazione della nuova normativa apre così un capitolo di rilievo anche per le comunità di svizzeri all’estero che conservano proprietà in Svizzera, influenzando sia l’assetto patrimoniale sia la pianificazione familiare di chi mantiene legami con il Paese d’origine tramite case di vacanza e immobili ereditati.</p>
<p>La proposta attuale, quindi, si inserisce in un articolato dibattito attorno alla gestione, alla destinazione e alla tassazione della proprietà privata, specialmente nelle zone turistiche, e di riflesso sull’identità stessa di molte comunità locali e sull’attrattività della Svizzera per i proprietari non residenti.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p><em>L’identità elettronica svizzera sarà volontaria, gratuita e gestita esclusivamente dallo Stato.</em></p>
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	<p><em>Dopo l’abolizione del valore locativo, saranno i cantoni a decidere se e quanto tassare in maniera straordinaria le residenze secondarie.</em></p>
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