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	<title>Arte e Cultura Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Pippo Pollina “L’altro”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 10:47:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/05/Pippo-Pollina-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />In questi tempi scarni di certezze e saturi di incognite, non è facile offrire alle nuove generazioni contatti memorabili, e soprattutto stimolanti, dal punto di vista esistenziale e umano. In tempi in cui le discipline artistiche sono di solito, se non di norma, precedute da materie ed esigenze molto più pragmatiche e proficue, appare quasi</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pippo-pollina-incontro-studenti-bergamo-romanzo-laltro/">Pippo Pollina “L’altro”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Alla scoperta di un autore. Pippo Pollina incontra gli studenti a Bergamo: musica, romanzo e coscienza civile</h3>
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	<p>In questi tempi scarni di certezze e saturi di incognite, non è facile offrire alle nuove generazioni contatti memorabili, e soprattutto stimolanti, dal punto di vista esistenziale e umano. In tempi in cui le discipline artistiche sono di solito, se non di norma, precedute da materie ed esigenze molto più pragmatiche e proficue, appare quasi utopico, se non addirittura inutile, sforzarsi ancora di provvedere a garantire esperienze istruttive e ispirative a adolescenti ancora in cerca di sé stessi. Ma è essenziale prodigarsi in questo senso. Ed è la spinta propulsiva e educativa che dovrebbe animare un modello di istruzione scolastica, pubblica o privata, che comprenda ancora nella metodologia un incentivo pedagogico e civico che contribuisca veramente alla formazione di cittadini responsabili e non disinformati, preparati ma non stampati in serie, in altre parole liberi e non succubi.</p>
<p>È quello che è accaduto di recente nella città di Bergamo, da sempre e storicamente vicinissima alla cultura elvetica per tante ragioni, non da ultima la storia industriale della sua vasta e varia provincia, nella quale grandi e ben note dinastie e famiglie svizzere per tutto il Novecento hanno contato molto per lo sviluppo, il lavoro, la modernizzazione e le innumerevoli, generose iniziative da attenti mecenati realizzate nelle cooperative, nello sport, nello scoutismo, nelle società benefiche e nelle fondazioni sempre amiche della popolazione locale e del territorio eletto come seconda patria. In un interscambio pacifico e cordiale che ha generato fortissimi legami tra la vicina Svizzera e le valli bergamasche, tra cittadini rossocrociati e tricolori, con matrimoni misti e discendenti di ogni lingua europea, in gran parte fin da piccoli naturalmente bilingui e poliglotti. Con una commistione pluriculturale unica e preziosa, spesso sconosciuta né riconosciuta in Svizzera. Dove spesso gli svizzeri emigrati, o “dell’estero”, o addirittura “di carta” come si usa dire colloquialmente e sprezzantemente, risultano fin troppo trascurati e sminuiti dai connazionali residenti nell’amata confederazione. Ignorando come siano da sempre i laboriosi soldatini “ambasciatori” in prima linea all’estero nella diffusione della tanto decantata “svizzeritudine”, o “swissness”, com’è più <em>à la page</em> citare. Sempre mossi nelle innumerevoli istituzioni da un attivo e idealistico sentimento di puro volontariato non-profit. Cosa sempre più rara, e assai preziosa, ci risulta.</p>
<p>Un incontro, di rilevante importanza con il cantautore Pippo Pollina, molto noto anche in Italia e non solo in Svizzera, Austria, Germania, Francia e resto d’Europa, su iniziativa fortemente voluta e patrocinata dalla nuova direttrice della Scuola Svizzera di Bergamo, l’argoviese signora Rita Sauter, è avvenuto lo scorso marzo nell’ambito degli eventi culturali promossi dalla SSBG. Destinatari del bel momento: gli allievi della scuola secondaria, adolescenti tra i dieci e i tredici anni d’età. L’occasione era la presentazione del romanzo di Pollina, <em>L’altro</em>, edito nel 2023 in italiano per la casa editrice romana Squi[libri] e già alla seconda edizione 2025, un esordio narrativo che, come lui stesso ha spiegato, è nato nel paio d’anni tremendi del Covid 19, quando si era un po’ tutti reclusi in casa, ma soprattutto dall’esigenza impellente di scrivere «<em>qualcosa di più ampio respiro rispetto a una canzone di tre minuti di durata, che mi stava stretta. E il romanzo in questo senso era l’ideale.</em>»</p>
<p>Pollina è un caso emblematico di quanto affermato in apertura. È un esempio “al contrario” di ciò che spesso capita nella vita, specie alle persone di successo. Siciliano d’origine, specificamente palermitano, ha trovato molti anni fa la sua strada, il suo “nuovo mondo” e la sua terra d’adozione in Svizzera, dove ormai ha solide radici ultratrentennali, non solo culturali e lavorative, ma esistenziali. E dove ha costruito laboriosamente e con grande talento e dedizione un’ammirevole carriera artistica che in patria gli sarebbe stata assai più difficoltosa, se non addirittura preclusa. Artisticamente attivo da oltre quattro decenni, autore di ben 24 album, naturalizzato svizzero, gran viaggiatore e gran spirito cosmopolita (parla e canta in tedesco e francese, oltre che in italiano e in siciliano), si è stabilito da oltre trent’anni a Zurigo, ed è padre di un figlio e di una figlia anch’essi musicisti e autori ormai affermati, molto noti in Europa.</p>
<p>L’occasione era la presentazione della ristampa del suo romanzo, ma da affermato e noto cantautore Pollina ha imbracciato anche la chitarra. Gli allievi lo hanno subissato di domande, poste in buon ordine e a turno, mai banali, invitandolo ad approfondire argomenti assai personali e azzardando talvolta questioni indiscrete – “Perché ha scelto di fare il musicista?”, “Quanti dischi ha venduto?”, “Essere famoso le pesa?”, “Quanto guadagna?”, “Quante copie del suo libro ha venduto finora?” – alle quali Pollina non si è sottratto. Con il garbo che gli è naturale ha spiegato i suoi esordi, le necessità materiali di un giovane girovago con chitarra al seguito, gli incontri importanti in tutta Europa, le collaborazioni artistiche, l’amicizia con il cantautore svizzero Linard Bardill, il senso di una carriera molto diversa dalle classiche professioni a cui i ragazzi d’oggi aspirano.</p>
<p>Sapendolo siciliano d’origine, gli studenti non hanno evitato domande sulla “mafia”, e anche qui Pollina ha spiegato con la paziente pacatezza che gli è propria le attività illegali e gli scopi di “Cosa Nostra” – il termine esatto della criminalità organizzata siciliana – ricordando le sue esperienze personali da ragazzo, sfiorando con sensibilità vicende tragiche che lo videro accanto a conoscenti e amici “scomodi”, assassinati dalle cosche, accennando alle persone coraggiose che si sono prodigate per anni a rischio della vita – e ancora si prodigano – per combattere l’illegalità: dai giornalisti ai giudici, dai sacerdoti ai semplici volontari di intrepide associazioni antimafia. Ha evidenziato come la disinformazione al riguardo agisca da anni da deterrente a una maggiore consapevolezza da parte di tutti, e in special modo delle generazioni più giovani, che poco o nulla sanno delle battaglie civili, dei personaggi coinvolti, della storia e delle circostanze. Naturalmente i nomi di Falcone e Borsellino, troppo noti per passare inosservati, sono emersi spontanei dagli alunni, ma sono in fondo i soli frammenti alla portata di chiunque, senza il doveroso approfondimento che uno Stato, e la scuola in particolare, dovrebbero garantire. L’informazione – la lettura di libri e giornali, la visione di film importanti, l’ascolto di canzoni d’autore e la ricerca dei poeti – come fondamentale banco di crescita. L’accenno alla propria esperienza personale, all’età di tredici anni, quando un professore delle scuole medie mostrò alla sua classe il film <em>Il giorno della civetta</em>, tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, ha molto colpito gli alunni, che a giudicare dalle espressioni ben poco sapevano e del film e del grande scrittore siciliano, è solo un esempio di come Pollina abbia saputo suscitare interesse e toccare ignote corde interiori. A sua volta stimolato dalla curiosità sincera dimostrata dai ragazzi.</p>
<p>Altri preziosi pungoli culturali sono scaturiti dalle esibizioni alla chitarra e al canto in due brani scelti per l’occasione, uno in siciliano e l’altro in italiano.</p>
<p>Pollina ha poi presentato il suo romanzo (<em>Der Andere</em>, uscito nel 2022 in tedesco per la Kein &amp; Aber di Zurigo e Berlino, e pubblicato in italiano nel 2023 con il titolo <em>L’altro</em>), dandone in breve una sinossi, raccontando come gli fosse sorta l’idea dei due personaggi protagonisti, Frank Fischer, un giornalista d’inchiesta tedesco e Leonardo Conigliaro, un medico di Camporeale, un paesino dell’entroterra palermitano, e spiegando l’impegno nella scrittura, di come la complessa trama intrecci le storie parallele di due uomini, ignoti l’uno all’altro, così diversi per storia e cultura, e così lontani fisicamente e geograficamente, ambedue protagonisti. E non a caso l’argomento “mafia”, gravosa e inevitabile presenza tradizionale della bella terra di Sicilia, torna nell’intreccio di tanti personaggi, non solo i due principali, ma fa da sfondo ad altre storie di tante altre figure, emigranti italiani e cittadini tedeschi e svizzeri. Di varia umanità e vari sentimenti. Tutti argomenti interessanti per il giovane pubblico.</p>
<p>In effetti, se ci si pensa bene, essere “l’altro” riguarda tutti. In talune circostanze, lo si è per qualcun altro. E lo si dovrebbe ricordare assai più spesso per capire il prossimo, e soprattutto se stessi. Il romanzo di Pollina apre in questo senso prospettive sconosciute ed è una lettura affascinante.</p>
<p>Al termine dell’intervento, mai noioso o prolisso, e dopo gli applausi finali e i complimenti, parecchi allievi hanno circondato l’artista per i saluti e gli autografi. Si è celebrata così una parte memorabile di una mattinata ben diversa dalle solite nelle classi e nei corridoi di una scuola. Che si pone come scuola di vita, e non solo di istruzione basilare, per generici o peggio scialbi protagonisti di domani.</p>
<p><em>Fabrizio Pezzoli</em></p>
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		<title>Polemica al Kunsthaus di Zurigo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/polemica-al-kunsthaus-di-zurigo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 16:16:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/06/Kunsthaus_aussen-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Zurigo voleva brillare agli occhi del mondo con l’elegante ampliamento del suo museo d’arte, realizzato dall’architetto David Chipperfield. La città è invece coinvolta in una polemica concernente opere d’arte rubate, una controversia che riguarda il commerciante di armi Emil G. Bührle. Immenso e magnifico: questi sono stati i due aggettivi pronunciati dal sindaco di Zurigo,</p>
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	<p>Zurigo voleva brillare agli occhi del mondo con l’elegante ampliamento del suo museo d’arte, realizzato dall’architetto David Chipperfield. La città è invece coinvolta in una polemica concernente opere d’arte rubate, una controversia che riguarda il commerciante di armi Emil G. Bührle.</p>
<p>Immenso e magnifico: questi sono stati i due aggettivi pronunciati dal sindaco di Zurigo, Corine Mauch, nell’autunno 2021 al momento dell’inaugurazione dell’ampliamento del museo del Kunsthaus, realizzato da David Chipperfield. Essa ha espresso così indirettamente ciò che la ricca città ai bordi della Limmat ha voluto fare assumendo l’architetto britannico per ampliare il suo celebre museo d’arte, fino a quel momento piuttosto modesto: divenire una metropoli degna di questo nome e attirare un pubblico mondano, amante dell’arte di alto livello.</p>
<p>Con il suo edificio, che è costato 206 milioni di franchi, David Chipperfield ha indubbiamente creato uno spazio ideale a questo scopo. Berna possiede il centro Paul Klee, Basilea il museo della Fondazione Beyeler, entrambi costruiti da Renzo Piano. Ma ora Zurigo le supera grazie a Chipperfield e fa del Kunsthaus uno dei più grandi musei d’Europa.</p>
<p><strong>Cubo imponente, spazio luminoso</strong></p>
<p>Il Kunsthaus si trova nel quartiere molto urbanizzato delle università, vicino al centro della città, che scende dolcemente verso il lago, ed è proprio qui che si è inserita la nuova costruzione, un immenso blocco beige in calcare del Giura. Sebbene la facciata sia traforata, il massiccio edificio da solo è fonte di irritazione per alcuni zurighesi, che lo vedono come un monolite appariscente, espressione di una visione elitaria dell’arte. Tuttavia, quasi nessuno contesta il fatto che l’interno del cubo sia uno spazio luminoso che rende giustizia alle opere d’arte.</p>
<p>Ma è proprio perché Zurigo ha cercato i riflettori in questo modo che la polemica su una vicenda a lungo taciuta è così violenta. L’apertura del nuovo edificio annesso al Kunsthaus è legata a un delicato trasferimento. Il museo pubblico accoglie 170 dipinti della famosa collezione dell’industriale zurighese Emil G. Bührle (1890-1956) in prestito a lungo termine. Alcune opere sono capolavori di Van Gogh, Gauguin, Cézanne e Renoir, che metterebbero Zurigo alla pari con Parigi, la capitale degli impressionisti. Se solo questa collezione non fosse legata al nome del trafficante d’armi Emil G. Bührle.</p>
<p><strong>Amante dell’arte ed esportatore di armi </strong></p>
<p>Da molto tempo l’incredibile storia di Emil G. Bührle è oggetto di uno studio critico. Il tedesco era stato inviato a Zurigo nel 1924 per sviluppare in territorio neutro un cannone di difesa antiaerea per la fabbrica di macchine utensili Oerlikon. Non poteva produrlo in Germania, poiché il trattato di pace di Versailles vietava ai tedeschi di ricostituire la loro industria d’armamento. Bührle realizzò rapidamente la fabbrica Oerlikon, la principale produttrice di materiale bellico in Svizzera, diventando lui stesso il più ricco del paese. Bührle, naturalizzato nel 1937, mantenne rapporti d’affari di prim’ordine ai massimi livelli della Germania nazista e, naturalmente, dopo il 1945 fu abbastanza flessibile da adattare il suo modello di business alle condizioni della Guerra Fredda. Fornì armi a tutte le regioni in crisi del mondo e questo, come è stato dimostrato, non sempre legalmente.</p>
<p>L’ex studente d’arte ormai ricco decise di investire il suo patrimonio soprattutto nell’arte. Fece ampio uso del mercato dell’arte del dopoguerra, dove trovò numerose opere appartenute a galleristi e collezionisti ebrei costretti a vendere. Il sospetto di arte saccheggiata aleggia quindi sulla collezione. Bührle si è assicurato stretti legami con l’élite zurighese interessata all’arte finanziando la prima fase di ampliamento del Kunsthaus.</p>
<p><strong>Una collezione nell’ombra </strong></p>
<p>Dopo la sua improvvisa morte nel 1956, l’imponente collezione di Bührle, gestita da una fondazione che porta il suo nome, ha trascorso decenni in una villa privata alla periferia di Zurigo. Soltanto nel 2008, dopo un furto nella villa non sufficientemente protetta, ci si rese conto del valore inestimabile e non assicurabile di questi quadri, valutato in milioni.</p>
<p>Nel 2012, i cittadini zurighesi si sono pronunciati a favore del cofinanziamento pubblico del nuovo edificio annesso al Kunsthaus per un valore di 75 milioni di franchi. Già allora si sapeva che la controversa collezione di Emil G. Bührle sarebbe entrata a far parte del patrimonio di questo museo, ma se ne parlava poco.</p>
<p><strong>Un museo contaminato? </strong></p>
<p>Nel marzo 2022, sono trascorsi esattamente 20 anni dopo che la Commissione Bergier ha presentato il suo rapporto finale sui valori patrimoniali giunti in Svizzera durante la Seconda Guerra mondiale. Il lavoro degli storici ha reso il pubblico svizzero più sensibile alle implicazioni dei crimini nazisti. Ci si chiede dunque perché Zurigo – quando i quadri sono già appesi nel nuovo edificio del Kunsthaus – si ritrovi solo ora al centro di una polemica sull’origine della collezione Bührle.</p>
<p>Lo storico Erich Keller propende per una spiegazione interessante, che presenta in un libro appassionante, “<em>Das kontaminierte Museum</em>” [Il museo contaminato], nel quale egli svela gli stretti legami tra la collezione Bührle, il governo di sinistra della città di Zurigo e il museo del Kunsthaus. Egli critica il fatto che la riflessione responsabile che s’imponeva attorno a questa collezione sia stata sacrificata sull’altare della politica locale – ossia la volontà di trasformare Zurigo in una metropoli dell’arte. Secondo lo storico, l’obiettivo era di staccare la collezione da colui che l’aveva costituita affinché le opere che essa contiene non rappresentassero più la produzione o il commercio di armi, ma l’aura culturale di Zurigo.</p>
<p>Questa ipotesi spiega ad esempio, secondo Erich Keller, l’insufficienza delle ricerche svolte sulla provenienza dei quadri della collezione Bührle. È stato realmente appurato che nessuna tela sia stata acquistata per costrizione? In realtà, il direttore della collezione avrebbe dovuto occuparsene, ciò che ha spinto ex membri della Commissione Bergier ad esigere un’indagine indipendente su questo tema.</p>
<p>Zurigo non ha seguito le orme, ad esempio, dal Kunstmuseum di Berna, al quale il mercante d’arte Cornelius Gurlitt, deceduto nel 2014, ha ceduto la collezione del padre Hildebrand, un mercante d’arte nazista. Berna ha lanciato una ricerca indipendente sulla provenienza delle opere e attuato una strategia attiva di restituzione, ciò che era senza dubbio più facile da fare nel caso dello straniero Gurlitt che non in quello di Bührle, strettamente legato all’élite zurighese.</p>
<p>Al centro dello scandalo, Zurigo sembra però muoversi. Corine Mauch ha annunciato che la città aveva chiesto alla fondazione Bührle di vegliare affinché la presentazione delle opere nel nuovo edificio del Kunsthaus fosse accompagnata dal necessario contesto. «<em>Il dibattito attorno alla collezione Bührle per noi è positivo, anche se ci fa male</em>», ha dichiarato alla “Neue Zürcher Zeitung”.</p>
<p>La collezione Bührle (in tedesco): revue.link/buehrle Erich Keller, “Das kontaminierte Museum”: revue.link/keller</p>
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	<p>L’edificio di David Chipperfield, un cubo imponente con una facciata traforata a lamelle ultrafini. Foto Keystone</p>
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	<p>Emil G. Bührle (1890–1956): amante dell’arte e fabbricante di armi.</p>
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	<p>Corine Mauch: «Il dibattito attorno alla collezione Bührle per noi è positivo.»</p>
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		><h3 class="widget-title">La svizzera in cifre</h3>
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	<p><strong>Coppie che si sposano, cime che ondeggiano </strong></p>
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	<h1><strong>19,2 </strong></h1>
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	<p>In Svizzera, il 2022 è iniziato con record meteorologici di cui non si sa bene se rallegrarsi o meno. Così, il primo gennaio, il termometro è salito a 19,2°C nel comune alpino di Poschiavo (GR). Nulla a che vedere con il freddo dell’inverno. Il mese di gennaio è stato mediamente il più caldo in 13 delle 14 stazioni svizzere di misurazione.</p>
</div>
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	<h1><strong>22.2.22 </strong></h1>
<h1><strong> </strong></h1>
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	<p>In Svizzera, si preferisce sposarsi d’estate che non d’inverno. Il mese di febbraio di quest’anno è stato particolare. Ma ciò non è dovuto alla clemenza della meteo. È piuttosto da attribuire a una data piena di 2 che ha invogliato numerose coppie a sposarsi: il 22.2.22, quasi tutte le sale da matrimonio erano riservate. Speriamo che questa data facile da ricordare non sia il solo motivo di queste unioni.</p>
</div>
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	<h1><strong>6,2</strong></h1>
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	<p>Il libro è morto. Ma la statistica dice il contrario: nel 2021, la cifra d’affari delle librerie è aumentata per il terzo anno consecutivo. La vendita di libri è salita del 5%, il reparto letteratura addirittura del 6,2%. Nella Svizzera tedesca, sei autori svizzeri figurano nelle top ten: Donna Leon, Benedict Wells, Christine Brand, Joël Dicker, Arno Camenisch e Silvia Götschi.</p>
</div>
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	<h5><strong>9’000’000’000 </strong></h5>
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	<p>9 miliardi di sigarette vengono fumate ogni anno in Svizzera. E si sono recentemente osservati potenti segnali di fumo: dopo l’inizio della pandemia, il consumo di sigarette e tabacco è cresciuto per la prima volta dopo dieci anni. Le vendite sono aumentate del 4%. Gli esperti notano che ciò è dovuto, tra l’altro, all’abitudine del telelavoro.</p>
</div>
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	<h1><strong>2</strong></h1>
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	<p>Le cifre di questa rubrica traducono spesso dei cambiamenti. Ma concentriamoci stavolta sull’immutabile e massiccio Cervino. Anche qui, i ricercatori hanno scoperto delle novità. La cima alpina è costantemente in movimento, oscillando di alcuni micrometri ogni due secondi, provocati da scosse sismiche nella terra. La cima si muove dieci volte di più del piede della montagna. Un po’ come la cima di un albero.</p>
<p><em>Ricerca delle cifre: Marc Lettau</em></p>
</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/polemica-al-kunsthaus-di-zurigo/">Polemica al Kunsthaus di Zurigo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elisabetta Keller &#8211; Storia di un talento</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/elisabetta-keller-storia-di-un-talento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 16:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=19831</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Elisabetta-Keller-autoritratto1920.-Olio-su-tavola-55-x-453.-©-Archivio-Elisabetta-Keller-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In un abbaino di un elegante palazzo nel cuore di Milano è custodito un vero tesoro. Si tratta di una copiosa produzione pittorica, fotografica ed epistolare dell’artista svizzera, ancora troppo poco nota ai più, la pittrice Elisabetta Keller (1891-1969).  Il nipote, Giovanni Battista Pitscheider, di doppia cittadinanza italiana e elvetica, mi accoglie nell’atelier - splendidamente</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/elisabetta-keller-storia-di-un-talento/">Elisabetta Keller &#8211; Storia di un talento</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Elisabetta-Keller-autoritratto1920.-Olio-su-tavola-55-x-453.-©-Archivio-Elisabetta-Keller-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19831"  class="panel-layout" ><div id="pg-19831-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19831-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19831-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In un abbaino di un elegante palazzo nel cuore di Milano è custodito un vero tesoro. Si tratta di una copiosa produzione pittorica, fotografica ed epistolare dell’artista svizzera, ancora troppo poco nota ai più, la pittrice <strong>Elisabetta Keller</strong> (1891-1969).  Il nipote, Giovanni Battista Pitscheider, di doppia cittadinanza italiana e elvetica, mi accoglie nell’atelier - splendidamente arredato con mobili originali fine anni ’20 - per svelare ai lettori di Gazzetta Svizzera l’appassionante storia di sua nonna Elisabetta, ma anche di altri autorevoli artisti della famiglia tutti uniti da legami parentali.</p>
<p>La Keller non è solo una pittrice d’eccellenza, abilissima nell’uso del pastello, ma anche una musicista che ha studiato con passione pianoforte, con il compositore Vincenzo Appiani, e canto presso i cori del Teatro alla Scala, diretti da Arturo Toscanini. Figlia dello zurighese Robert Keller (1855-1930) e della ginevrina Susanne Roux (1861-1918) Elisabetta Keller è una di noi: una svizzera che vive all’estero. Eredita l’amore per l’arte dalla madre e dal nonno materno: l’illustratore Gustave Roux (1828-1885) discepolo della scuola di Alessandro e Arturo Calame che tanto influenzò la pittura di paesaggio dell’Ottocento, ma prende ispirazione anche dallo zio Eugène Rambert (1830-1886), poeta, professore all’Accademia di Losanna e al Politecnico Federale di Zurigo e da Charles Rambert, pittore. Dalla famiglia paterna  invece discende  la sua sensibilità per la musica: il nonno Karl Keller (1814-1878) infatti fu musicista e fondatore della Tonhalle di Zurigo, il principale auditorium sinfonico della città.</p>
<p><strong>Elisabetta Keller, Pompeo Mariani, Mose Bianchi e Delio Tessa<br />
</strong>Nasce a Monza in una villa gentilizia attribuita al Piermarini e ha la fortuna di crescere in un ambiente intellettualmente stimolante dove può coltivare sin da bambina le sue inclinazioni artistiche. Viene introdotta al mondo della pittura dal grande <strong>Pompeo Mariani </strong>(1857-1927), nipote di uno dei più importanti protagonisti dell’800 artistico italiano:<strong> Mosè Bianchi </strong>(1840-1904). Mariani dipingeva in una stanza al piano terra di Villa Keller, dove la piccola era ammessa “<em>ad ogni ora del giorno a condizione di stare nel più assoluto silenzio</em>” ed è lui che intuisce le straordinarie potenzialità pittoriche della giovane suggerendo ai genitori di affidarla al Maestro Stefano Bersani, noto artista della scuola pittorica lombarda, grazie al quale sperimenta diverse tecniche e metodi: dalla pittura a olio al pastello, dal paesaggio <em>en</em> <em>plein air, </em>alle nature morte<em>, </em>al ritratto e molto altro.</p>
<p>La villa di famiglia è, come si usava al tempo, un crocevia di artisti, letterati e musicisti, qui la Keller conosce il nipote prediletto dello “<em>zione</em>”<sup>[1]</sup> Pompeo Mariani: un giovane ingegnere e abile pittore Giovanni Battista Pitscheider detto Nino (1883-1964) - cioè il nonno omonimo del nostro interlocutore. Dopo il matrimonio nel 1915 Elisabetta e Nino si trasferiscono a Milano, dove lei apre il suo primo atelier in via Rugabella (a due passi da piazza Duomo), dedicandosi soprattutto all’arte del ritratto, in cui eccelle in maniera sorprendente con una cifra stilistica del tutto personale. “<em>Schietta e pura la sua arte ripudia ogni risorsa di maniera, ogni artifizio d’effetto; sua caratteristica è la sincerità della rappresentazione</em>”, dirà di lei Amalia Panigati<sup>[2]</sup>. Nel cortile di via Rugabella 11<sup>[3]</sup> trovano posto anche gli eclettici avvocati: Carlo Fortunato Rosti (1885 – 1974), fondatore dell’associazione degli acquarellisti, e <strong>Delio Tessa </strong>(1886 -1939), poeta e letterato milanese; amici veri con i quali si forma un forte sodalizio umano e artistico che durerà tutta la vita. In particolare, con il Tessa la nostra protagonista stringe un rapporto di stima e reciproca confidenza testimoniato dal fiume di lettere intercorse dal 1921 al 1939 e tutt’ora gelosamente conservate! Il poeta le racconta ironici episodi della sua villeggiatura sul lago di Como per “<em>rallegrarla se n’à bisogno</em>” e per scacciare la malinconia: “<em>Che ne dice carissima Lilly nel ricevere una mia lettera? Da sole poche ore son lontano da quello strano minestrone di quadri, carte bollate e rotondini d’acciaio che si chiama Rugabella e già mi sento ammalato di nostalgia.”  </em>E ancora, è alla “<em>carissima Lilla</em>” che Delio dedica il suo capolavoro manoscritto “L’è el dì di Mort – Allegher! Caporetto 1917”, un efficace parallelismo tra la ricorrenza del giorno dei morti e la disfatta di Caporetto.</p>
<p>La Keller contraccambia le attenzioni dell’amico ritraendolo per ben tre volte. Il primo ritratto, fortemente impressionista, è esposto nel 1920 alla Biennale di Brera – anno in cui inizia ufficialmente la sua carriera artistica – riscuotendo un largo favore di critica: “<em>... il personaggio è reso dalla Keller in un quadretto di due palmi con pochi tocchi felici e definitivi e con un senso di libera fedeltà interpretativa veramente da grande ritrattista</em>”<sup>[4]</sup>. Nel secondo dipinto, decisamente più “irriverente”, il poeta indossa scherzosamente gli abiti ecclesiastici del Cardinale Achille Ratti (il futuro Papa Pio XI) che la pittrice aveva precedentemente ritratto in un quadro, purtroppo, andato perduto. Nella terza tela Delio prende le sembianze di un commendatore, che le aveva commissionato il ritratto, ma che tuttavia non aveva mai tempo per posare.</p>
<p><strong>Da via Rugabella a viale Beatrice d’Este a Milano<br />
</strong>Successivamente il <em>gruppo di via Rugabella</em> si trasferisce compatto in viale Beatrice d’Este 17, a quel tempo zona periferica.</p>
<p>“<em>Ed é proprio in questo atelier che ha sede oggi l’Associazione Culturale per lo studio, la tutela e la valorizzazione dell’Archivio e dell’Opera di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani, Elisabetta Keller . Questo centro di memoria nasce attorno ai tre archivi ad essa legati e dal 2015 si dedica allo studio dei materiali conservati concentrandosi sulla pittura a cavallo tra Ottocento e Novecento. Lo si deve all’espresso desiderio di mio padre Umberto Pitscheider, già maestro nella settima arte</em><sup>[5]</sup><sup>” </sup> racconta con orgoglio il figlio Giovanni, presidente dell’Associazione.</p>
<p>Emoziona pensare che in questo suggestivo luogo hanno visto la luce bellissimi pastelli come “Figura femminile” e “Ritratto della marchesa Ratti Persichetti Ugolini”. Come quasi tutte le donne della Keller esse sono malinconiche e composte, non ardono quindi di passione ma riflettono  “tutte le qualità dello spirito femminile”. Tra i suoi quadri emergono quelli eseguiti con la difficile tecnica del pastello, ne sono ottimi esempi il ritratto della figlia di Margherita Sarfatti, Fiammetta, quello a Vittoria Bertoglio Emmanuel  e a Maria Luisa Sessa Pontiggia, dove la pittrice riesce a rendere con naturalezza effetti di movimento e trasparenza. Mentre numerosi sono i ritratti ad olio che ha eseguito per la committenza svizzera, quando dal 1941 al 1948 apre un suo studio di pittura a Neuchâtel.</p>
<p>Inizia quindi una ribalta espositiva di successo in Italia e in Svizzera. Tra le mostre più significative, solo per citarne alcune, vi sono: un'ampia personale a Roma nel 1925, alla Casa d'arte Palazzi in cui vengono esposte 119 opere tra ritratti, paesaggi, pastelli e disegni e la Mostra Femminile d’Arte al Castello Sforzesco di Milano nel 1930, mentre in Svizzera, a Berna, nel 1928 é ospitata alla prestigiosa Saffa Premiere Exposition Suisse du Travail Feminin;  nel 1936 a Losanna presso la Galleria Paul Vallotton, a Parigi nel 1937 con “Les Femmes Artistes d'Europe" al Musée du Jeu de Paume e ancora a Neuchâtel alla Galerie Léopold Robert nel 1947. Critica e pubblico commentano in modo favorevole il lavoro svolto dalla pittrice, impegnata a perseguire la propria affermazione artistica da professionista contro le difficoltà e i pregiudizi del tempo che tendevano a relegare l’attività artistica femminile in un piano di un pur virtuoso dilettantismo.</p>
<p>L’atelier di viale Beatrice d’Este non è solo fulcro della vita artistica della Keller, ma anche teatro della nascita di una associazione di donne che lotta per il riconoscimento delle proprie professionalità, rivendicando i diritti alla parità giuridica e al voto. Qui si svolgono gli incontri per definire la struttura associativa del primo club italiano di Soroptimist International di cui la Keller è co-fondatrice e diviene, dopo Alda Rossi da Rios, la seconda Presidente. Se in Italia il movimento di emancipazione femminile aveva trovato nella Milano di fine anni ’20 terreno molto fertile che porterà alla conquista del voto da parte delle donne al termine della seconda guerra mondiale, si dovrà attendere - come è purtroppo noto -  fino al 1971 per ottenere il suffragio femminile in Svizzera!</p>
<p>La morte del Tessa nel 1939, l’avvento della seconda guerra mondiale e l’inizio di una forma di artrite alle mani incupiscono Elisabetta e rallentano la sua attività pittorica che continuerà comunque fino agli anni ‘60. Durante i periodi difficili si rifugia prima in Svizzera e successivamente dalla figlia Benedetta Pitscheider Kostevich in California, dove muore nel 1969.</p>
<p>Il nostro racconto si ferma qui e ringrazio l’<strong>Associazione Culturale per la tutela, lo studio, la valorizzazione dell’Archivio e dell’Opera di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani, Elisabetta Keller</strong>, ma se vi ha incuriosito l’universo artistico che ruota intorno a questa donna all'avanguardia e volete saperne di più, date un’occhiata ai siti web degli archivi ufficiali:<br />
www.archivioelisabettakeller.org<br />
www.archiviopompeomariani.org<br />
www.archiviomosebianchi.org</p>
<p>Oppure, se volete respirare dal vivo l’atmosfera di questa bella storia che vi ho raccontato scrivete a Giovanni Pitscheider: info@archivioelisabettakeller.org. Non rimarrete delusi.</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>Società Svizzera di Milano</em></p>
<hr />
<p><sup>[1]</sup> Così veniva chiamato Pompeo Mariani dal piccolo G.B. Pitscheider (futuro marito di Elisabetta Keller)</p>
<p><sup>[2]</sup> Amalia Panigati (1901 – 1975) fu una eccellente maestra di vetrate. Ha disegnato e inciso due delle più belle vetrate del Duomo di Milano.</p>
<p><sup>[3]</sup> S. Zatti, Rugabella 11: uno studio di poeti, pittori e musicisti, pagg 41-50, cit. “<em>Rivedo il mio primo studio in Rugabella, fra i due romantici giardinetti, arricchito e vivificato dallo spirito del poeta Delio Tessa col quale io dividevo quella troppo vasta dimora e che sapeva accogliere nella sua grande anima, le sofferenze del mondo ma le velava con la sua inconfondibile e bonaria arguzia ambrosiana. Io di quell’eremo avvertivo particolarmente il lato gaudioso … Delio Tessa invece, della nostra appartata dimora professionale, subiva soprattutto il tenebroso fascino …</em>”.</p>
<p><sup>[4]</sup> E. Piceni mostre milanesi, 1930</p>
<p><sup>[5]</sup> Umberto Pitscheider (1918-2013) è stato un  direttore della fotografia cinematografica -  come lo è il figlio Giovanni,  regista anche di numerosi film-documentari, pubblicitari e format televisivi.</p>
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	<p>Nella fotografia si osserva da sinistra ritratto della Signora Vittoria Bergoglio Emmanuel, un pastello eseguito nel 1930; lo studio per il ritratto di Vladimir Kostevich, importante pianista russo, genero di Elisabetta Keller. Sul cavalletto il ritratto del celebre poeta milanese Delio Tessa, esposto nel 1920 a Brera. Segue il ritratto della scultrice e amica Zaira Roncoroni e il dipinto a olio "Solitudine" in mostra a Losanna nel 1936.Sullo sfondo: le opere di Pompeo Mariani (sovraporta) e di Mosè Bianchi (sul cavalletto), pittori della famiglia di cui l'Associazione conserva gli archivi.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/elisabetta-keller-storia-di-un-talento/">Elisabetta Keller &#8211; Storia di un talento</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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