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	<title>Edizione Dicembre 2021 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Dicembre 2021 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<item>
		<title>Editoriale Dicembre 2021</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 00:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>quasi un po’ quale rito di iniziazione, chi scrive queste righe prova, mese dopo mese, a proporre una sorta di riepilogo conclusivo di un capitolo che concludersi non vuole. No, la pandemia non molla la presa e l’Europa si ritrova – all’inizio dell’Avvento – nella stessa morsa dell’anno scorso. Peggio: la pazienza e il grado di sopportazione della società sembrano scemare di giorno in giorno. La Svizzera ha vissuto un insolito autunno di manifestazioni e rivendicazioni di un gruppo ridotto (ma nemmeno troppo) di critici nei confronti delle misure contro la pandemia. Gli scontri e alcuni tafferugli negli ultimi mesi hanno indotto, in occasione della domenica di votazioni, a blindare Palazzo federale con transenne. Sono scene “poco svizzere” che fanno riflettere. Una riflessione sul Covid e sulla ripresa delle attività l’ha fatta anche la nuova Ambasciatrice di Svizzera a Roma, Monika Schmutz Kirgöz a cui dedichiamo un’ampia intervista. Prosegue inoltre, sulla pagina accanto, il viaggio alla scoperta dell’OSE, che proporrà nei prossimi mesi anche diversi appuntamenti online. Chi volesse invece deliziare i propri invitati con un “Guezli” particolare per Natale, la ricetta sarà sicuramente di ispirazione. Dal canto suo la redazione tiene ad augurare, oltre che una buona lettura, un sereno e festivo Natale e già ora un 2022 in salute, nella speranza di chiudere un capitolo ormai durato già troppo. </p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>Redattore</em></p>
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		<title>Oltre un secolo di storia per l’OSE</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/oltre-un-secolo-di-storia-per-lose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 23:58:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/12/SRV_2105_DE-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Continua il viaggio di Gazzetta alla scoperta dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. Chiamata oggi Swisscommunity, l’OSE ha alle spalle una storia ultracentenaria in cui si è evoluta parallelamente al mondo in cui gli Svizzeri all’estero sono chiamati a districarsi. Sullo sfondo di un contesto sempre più di emigrazione l’allora Nuova Società Elvetica (NSE) si è data</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/12/SRV_2105_DE-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-20002"  class="panel-layout" ><div id="pg-20002-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20002-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20002-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><em>Continua il viaggio di Gazzetta alla scoperta dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. Chiamata oggi Swisscommunity, l’OSE ha alle spalle una storia ultracentenaria in cui si è evoluta parallelamente al mondo in cui gli Svizzeri all’estero sono chiamati a districarsi.</em></p>
<p>Sullo sfondo di un contesto sempre più di emigrazione l’allora Nuova Società Elvetica (NSE) si è data nel 1914 un grande obiettivo: creare un legame più stretto tra gli Svizzeri all’estero e la propria nazione, promuovendo interessi e una loro maggiore partecipazione alla vita della nazione. L’imperversare della Prima guerra mondiale non ha impedito, due anni dopo, la creazione dell’attuale OSE, allora sotto il nome di “Segretariato degli Svizzeri all’estero”.</p>
<p><strong>Presente da subito una struttura democratica</strong><br />
Quale gremio deputato per trattare le domande e le preoccupazioni che toccavano i concittadini fuori dai confini nazionali, la Commissione degli Svizzeri all’estero dell’NSE, (oggi Consiglio degli Svizzeri all’estero) ha iniziato la sua attività nel 1917; un anno dopo si è tenuto il primo “Convegno” degli Svizzeri all’estero e con esso ha avuto inizio la tradizione dei Congressi degli Svizzeri all’estero, ancora oggi un momento centrale nel panorama degli eventi dell’OSE.<br />
La Prima Guerra mondiale era appena conclusa, quando nel 1919 è stata istituita una sede permanente del Segretariato, dapprima a Ginevra, successivamente a Friborgo per raggiungere, nel 1928, definitivamente Berna.</p>
<p><strong>Molti servizi, soprattutto per il rimpatrio. Ma anche cultura e informazione.</strong><br />
Nel corso dell’ormai centenaria storia, la gamma di attività del Segretariato degli Svizzeri all’estero si è sempre adattata alle sfide nel corso del tempo. All’inizio si è concentrata soprattutto sui cittadini che – per motivi di guerra o di altri contesti politici – desideravano rientrare in patria.</p>
<p>Dal canto suo il capitolo culturale ha costituito per diverso tempo un filone importante delle priorità del Segretariato. La promozione all’estero dei beni svizzeri ha goduto di particolari attenzioni fino alla nascita della fondazione Pro Helvetia, la quale si è successivamente fatta carico di questo obiettivo.</p>
<p>Non da dimenticare, infine, i servizi di informazione: da quasi 50 anni la Schweizer Revue – organo ufficiale dell’OSE in collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri – costituisce un capitolo centrale nel dialogo tra la Svizzera e i suoi concittadini all’estero. Al pari di Gazzetta, essa si occupa di consulenza, assistenza, informazioni e curiosità dalla Svizzera. Già prima della sua prima apparizione il mensile “Echo” si occupava di queste tematiche con l’obiettivo di tenere informati gli Svizzeri all’estero.</p>
<h4><strong>Da oltre 30 anni: una fondazione</strong></h4>
<p>Sono passati quasi 23 anni, da quando l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero – oggi Swisscommunity – si è costituita nella forma di fondazione di diritto privato e svolge le attività che conosciamo oggi. La storia ha mostrato la capacità di adattamento dell’organizzazione: il nuovo mondo e le nuove tendenze impongono nuovi servizi e un riorientamento costante. La pandemia in corso lo ha dimostrato in modo inequivocabile.</p>
<p>Importante per l’informazione degli Svizzeri all’estero: dal 1974 la Schweizer Revue viene pubblicata sei volte all'anno in tedesco (Schweizer Revue), francese (Revue Suisse), inglese (Swiss Review) e spagnolo (Panorama Suizo) con una tiratura totale di 427'000 copie per un totale di 751'800 lettori.</p>
<p>Interessati a più informazioni sull’operato e le attività dell’OSE (Swisscommunity), delle sue strutture (Comitato, Consiglio degli svizzeri all’estero) e alla segreteria? Tutti i dettagli si trovano nei completi rapporti annuali: www.swisscommunity.org &gt; Obiettivi e missioni &gt; rapporti annuali.</p>
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		<title>Una Svizzera dai toni insoliti approva le misure contro il Covid</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/una-svizzera-dai-toni-insoliti-approva-le-misure-contro-il-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 23:46:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/12/Primapagina-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La Svizzera si divide (ma non a metà) sulle misure COVID-19: la votazione vinta a larga maggioranza dal Consiglio federale è stata preceduta da ampie e frequenti manifestazioni. E ora? Domenica 28 novembre si è (forse) concluso un periodo di tensioni e manifestazioni, in particolare dei contrari al certificato COVID-19. Oltre all’approvazione della relativa legge,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/una-svizzera-dai-toni-insoliti-approva-le-misure-contro-il-covid/">Una Svizzera dai toni insoliti approva le misure contro il Covid</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/12/Primapagina-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19991"  class="panel-layout" ><div id="pg-19991-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19991-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19991-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La Svizzera si divide (ma non a metà) sulle misure COVID-19: la votazione vinta a larga maggioranza dal Consiglio federale è stata preceduta da ampie e frequenti manifestazioni. E ora?</p>
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		><h3 class="widget-title">Alle urne una Svizzera “spaccata”: sì alle misure del Governo</h3>
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	<p><em>Domenica 28 novembre si è (forse) concluso un periodo di tensioni e manifestazioni, in particolare dei contrari al certificato COVID-19. Oltre all’approvazione della relativa legge, il sovrano ha detto anche sì a più considerazione per il personale infermieristico. No invece alla nomina dei giudici federale attraverso il sorteggio.</em></p>
<p><strong>Un chiaro sì alla Legge sul Covid</strong><br />
Alle urne il certificato Covid supera senza ostacoli il voto popolare con il 62% dei consensi. Si tratta della seconda votazione sulla legge, dopo quella tenutasi il 13 giugno, approvata con il 60,2%. Contrariamente alla prima votazione, in occasione della quale sono stati diversi i cantoni contrari, questa volta si sono opposti solo due cantoni: Appenzello Interno, dove i voti favorevoli non hanno superato il 44,2% e Svitto con il 51,4% dei voti contrari. Tra i meno scettici figura nuovamente il Ticino con il 65,3% dei voti, superato solo da Basilea Città (70,6%). Nei diversi cantoni, la percentuale di Sì è più o meno proporzionale al tasso di vaccinazione: maggiore è quest’ultimo, maggiore è il sostegno alla legge che regge il certificato (“Green pass”).</p>
<p><strong>Approvazione prevedibile in un contesto inusuale</strong><br />
Il risultato della votazione era stato previsto più o meno in questa ampiezza dai diversi sondaggi condotti negli ultimi mesi. A dieci giorni dallo scrutinio, il sondaggio SSR aveva rilevato che l’adesione all’oggetto era stabile al 61%. Ma l’apparenza non inganni: le settimane che hanno preceduto questa votazione sono state molto intense e dibattute: le misure anti-Covid sono state contestate con veemenza in numerose piazze elvetiche. La domenica delle urne Palazzo fedele è stato blindato da transenne per la paura di reazioni anche scomposte. Diverse inchieste alla vigilia del voto sono riuscite a identificare la “spaccatura”: a destra e tra i non vaccinati si nutre attualmente diffidenza verso il governo, mentre a sinistra e nel centro il sostegno alla legge è indiscusso.</p>
<p><strong>Berset: “basta litigare”</strong><br />
Nella reazione al voto, il Consigliere federale e ministro della sanità Alain Berset si è detto da una parte sollevato dall’esito ma ha trovato parole chiare in relazione alla situazione che si è creata: "Fa parte della Svizzera accettare il risultato dopo una votazione. La rabbia e l'odio non fanno parte della nostra nazione. La nostra cultura del dibattito è un bene prezioso. Possiamo e dobbiamo discutere di tutto. Ma non per sempre. Ora dobbiamo tornare tutti insieme".</p>
<p><strong>I contrari: accettiamo il verdetto ma lottiamo anche in futuro per la libertà</strong><br />
Per il comitato che ha lanciato il referendum contro la modifica di legge, l'inasprimento della legge Covid-19 rimane comunque anticostituzionale anche se il popolo l’ha accettato. L’introduzione del certificato risulterebbe discriminatorio e recherebbe pregiudizio ai diritti individuali. Nei giorni successivi alla votazione il Comitato fornirà ulteriori informazioni su come intende proseguire la sua lotta per la libertà.<br />
Insomma, il dibattito appare tutt’altro che finito.</p>
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	<p>Solo due cantoni si sono opposti alla Legge Covid. In giugno erano ancora 9.<br />
Fonte: https://polis.tpcag.ch/doc/ (swissinfo.ch) </p>
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		><h3 class="widget-title">Il personale infermieristico raccoglie la solidarietà del popolo</h3>
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	<p>Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, sono poche le iniziative popolari che il sovrano elvetico approva. La penultima è stata quella sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa nel 2014, l’ultima, quest’anno, sul divieto di dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Ma c’è di più: da 40 anni è la prima volta che un'iniziativa appoggiata dai sindacati viene accettata dall'elettorato; inoltre con oltre il 60% di sì figura tra le iniziative maggiormente sostenute da sempre.</p>
<p>Grande sostegno dunque all’iniziativa sul personale infermieristico, lo stesso attualmente in prima linea nella lotta contro il Covid-19. Applaudito dai balconi durante il lockdown nella primavera 2020, chiedeva da tempo azioni concrete per far fronte alla penuria di curanti e condizioni di lavoro spesso proibitive. Il grido d’aiuto del settore è stato raccolto dalla popolazione: tranne Appenzello Interno, tutti i Cantoni hanno approvato la proposta.</p>
<p>L'iniziativa prevede un miglioramento delle condizioni di lavoro e un rafforzamento della formazione alfine di rendere la professione più attrattiva e trovare contromisure alla difficoltà di trovare curanti diplomati. L'iniziativa era stata appoggiata dalla sinistra e dai Verdi, mentre i partiti di destra e di centro si sono espressi per il controprogetto elaborato del Parlamento che sarebbe entrato in vigore in caso di una bocciatura popolare. Bocciatura che non è mai sembrata un’opzione per la popolazione, come previsto da tempo e ampiamente dai sondaggi.</p>
</div>
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	<p>Tranne Appenzello interno, tutta la Svizzera si è espressa a sostegno del personale infermieristico<br />
Fonte: https://polis.tpcag.ch/doc/ (swissinfo.ch) </p>
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		><h3 class="widget-title">Iniziativa sulla giustizia senza alcuna chance</h3>
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	<p>La proposta di eleggere i giudici federali tramite sorteggio non ha trovato i favori del popolo elvetico. Il 68,1% e tutti i cantoni hanno rifiutato la proposta.</p>
<p>Il testo in votazione auspicava che la nomina alla carica di giudice federale, la più alta funzione giudiziaria elvetica, non spettasse più al Parlamento in base a quote partitiche, ma avvenisse tramite estrazione a sorte. Questo dopo che le candidature sarebbero state vagliate e approvate da una commissione apposita. Lanciata da un facoltoso imprenditore, l’'iniziativa prevedeva anche che un giudice federale non avesse più una durata precisa, ma scadesse semplicemente cinque anni dopo il compimento dell'età ordinaria di pensionamento. Ma, come detto, il popolo – e l’unanimità dei Cantoni – non ha voluto saperne e ha seguito la raccomandazione di voto di Consiglio federale e Parlamento.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Anche in futuro i giudici federali saranno nominati dal parlamento: così hanno deciso tutti i cantoni opponendosi all’”Iniziativa sulla giustizia”<br />
Fonte: https://polis.tpcag.ch/doc/ (swissinfo.ch) </p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/una-svizzera-dai-toni-insoliti-approva-le-misure-contro-il-covid/">Una Svizzera dai toni insoliti approva le misure contro il Covid</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Residenza fiscale all’estero a rischio?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/residenza-fiscale-allestero-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 23:29:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Il criterio di tassazione del domicilio italiano come centro di interessi prevalente Egregio Avvocato, mi rivolgo a Lei per la prima volta per chiederLe un consulto sulla Gazzetta Svizzera o eventualmente anche privatamente. Ho letto infatti negli ultimi numeri alcuni articoli sulla residenza fiscale nonché sulla tassazione in Italia di redditi prodotti in Svizzera e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/residenza-fiscale-allestero-a-rischio/">Residenza fiscale all’estero a rischio?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-19988"  class="panel-layout" ><div id="pg-19988-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19988-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19988-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il criterio di tassazione del domicilio italiano come centro di interessi prevalente</strong></p>
<p>Egregio Avvocato,<br />
mi rivolgo a Lei per la prima volta per chiederLe un consulto sulla Gazzetta Svizzera o eventualmente anche privatamente. Ho letto infatti negli ultimi numeri alcuni articoli sulla residenza fiscale nonché sulla tassazione in Italia di redditi prodotti in Svizzera e quanto ho appreso mi ha un po' preoccupato.</p>
<p>Le spiego la mia situazione. Sono cittadino italiano e sono sposato con una doppia nazionalità, italiana e svizzera. Mia moglie vive un po' di tempo in Francia per accudire i suoi anziani genitori ed in particolare la mamma che è malata. Mia moglie ha anche preso la residenza francese, iscrivendosi regolarmente all’AIRE, è libera professionista e cura i propri interessi dall’estero.</p>
<p>In Francia è anche proprietaria per donazione di metà dell’immobile dove vivono i suoi genitori.<br />
Io invece sono regolarmente residente qua in Italia e svolgo un’attività imprenditoriale nell’azienda della mia famiglia, ove sono amministratore e socio insieme a mia moglie, a mia sorella e mio cognato.</p>
<p>Con me in Italia vive anche mia figlia che studia all’università. Mia moglie ed io ci vediamo alternando periodi in Francia e in Italia, ma facendo ben attenzione, quando viene a trovarci o quando passiamo delle vacanze insieme, a non farle mai superare il limite di 6 mesi trascorsi in Italia.</p>
<p>Sino ad oggi, anche con il conforto del nostro consulente fiscale, siamo stati sempre tranquilli e convinti di essere in regola e di non avere nulla da temere.<br />
Dopo aver letto le vicende di alcuni lettori pubblicate nella Sua Rubrica legale, però, non ne sono più tanto convinto. Mia moglie dice di non preoccuparmi, ma io ho ritenuto di chiedere una conferma anche a Lei. La ringrazio se potrà risponderci su queste pagine o altrimenti fissarmi un appuntamento.<br />
<em>O.F. (Verbania)</em></p>
<hr />
<p>Caro Lettore,<br />
mi spiace averLa fatta preoccupare, ma la questione che Lei pone è tutt’altro che banale, ed in effetti un’analisi della casistica sia della prassi dell’Agenzia delle Entrate, sia della giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana, confermano la complessità e la delicatezza della problematica.</p>
<p>Se da un lato vi sono situazioni estremamente chiare, ove i contribuenti hanno cercato di fare i “furbetti” con residenze all’estero fittizie puntualmente sanzionate dal fisco italiano, dall’altro lato sono aumentate le incertezze, le cosiddette “zone grigie”, ove non si è trattato di simulare delle situazioni ma per una ragione o per l’altra il fisco ha ritenuto che i soggetti fossero fiscalmente residenti in Italia.</p>
<p>La ringrazio dunque per la sua richiesta che ci consente di fare ancora una volta, se non proprio chiarezza, un po’ di informazione sullo stato dell’arte.<br />
Proverò quindi a rispondere esemplificando, come già fatto, due casi dubbi decisi dalla Corte di Cassazione.</p>
<p><strong>Il primo caso. Residenza in Svizzera e evasione fiscale.</strong><br />
In questo caso deciso dalla Corte di Cassazione penale con sentenza del 23.4.2021 n. 15314, si trattava di un soggetto residente in Svizzera che era amministratore delegato e socio unico di una nota società italiana, nonché legale rappresentante di altre società collegate alla stessa.<br />
Inoltre, costui disponeva di una abitazione in Italia in uso esclusivo alla famiglia, era titolare della tessera dell’SSN (Servizio Sanitario Nazionale), i figli minori frequentavano scuola in Italia ed era iscritto anche a circoli sportivi.<br />
Tale soggetto non aveva presentato la dichiarazione in Italia, ritenendo di non esservi tenuto in forza della residenza in Svizzera che era risalente anche a vari anni precedenti.<br />
A nulla è valso il certificato di domicilio (residenza) svizzero, l’attestazione di iscrizione all’AIRE, il permesso di soggiorno di tipo C, il pagamento delle imposte in Svizzera, la pendenza di una richiesta per l’ottenimento della cittadinanza svizzera, la stipula di polizze assicurative, un coniuge svizzero che ivi aveva una propria attività lavorativa, e nemmeno è bastata la mancata iscrizione all’anagrafe degli assistiti SSN.</p>
<p><strong>La soluzione</strong><br />
La Cassazione, infatti, ha ritenuto che il soggetto avesse il proprio domicilio in Italia ai sensi del Codice civile, e cioè come sede principale degli affari ed agli interessi economici oltre che almeno parzialmente le proprie relazioni personali ed affettive.<br />
Si è quindi data prevalenza al luogo in cui tali interessi venivano gestiti abitualmente in modo riconoscibili dai terzi.<br />
Il malcapitato, poi, si è visto anche confermare la condanna penale per evasione fiscale ad un anno e due mesi di reclusione, avendo con i propri redditi superato la soglia di imposta evasa, pari all’epoca a 50.000 euro.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>Il secondo caso. Residenza o domicilio?</strong><br />
In altra e diversa vicenda (che non coinvolgeva la Svizzera ma che interessa a maggior ragione) la Corte di Cassazione, questa volta civile, con sentenza, n. 11620 del 4.5.2021 su ricorso dell’Agenzia delle Entrate avverso altra sentenza sempre della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, ha ritenuto che un soggetto iscritto all’AIRE avesse mantenuto in realtà il proprio domicilio in Italia come luogo stabile della gestione dei propri interessi ed affari.<br />
Ciò la Cassazione ha fatto nonostante la persona fisica fosse proprietaria di un immobile all’estero (Spagna) ove viveva effettivamente con il coniuge sino al divorzio e poi con una delle figlie, trascorrendovi la maggior parte dell’anno.</p>
<p><strong>La soluzione</strong><br />
La Cassazione, infatti, aderendo all’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate ha ritenuto anche in questo caso che, nonostante la dimora abituale e la residenza anagrafica all’estero, il domicilio civilistico prevalesse anche rispetto al luogo delle relazioni affettive e famigliari, sulle seguenti basi:<br />
* la persona fisica aveva effettuato frequenti viaggi in Italia;<br />
* vi erano spostamenti in diversi comuni in vari centri commerciali e presso un’azienda agricola;<br />
* vi erano anche spostamenti giornalieri in Italia del coniuge;<br />
* oltre alla circostanza di aver ricoperto cariche in enti e in una società;<br />
* nonché l’apertura di conti correnti con recapito in Italia.<br />
In ultima analisi, la Cassazione ha affermato che la sede principale di affari ed interessi della persona fisica (ex art. 43 Codice Civile) fosse l’Italia, giudicando prevalenti una serie di elementi lavorativi e professionali a scapito di quelli affettivi e famigliari, per affermare la residenza fiscale in base all’art. 2 TUIR, poiché il domicilio era riconoscibile dai terzi.<br />
In altri casi, invece, è accaduto che ai fini della tassazione fossero ritenuti preponderanti interessi affettivi rispetto ai primi (residenza di figli minori, scuole frequentate, coniuge e famigliari).<br />
In effetti, l’art. 2 TUIR considera i due criteri della residenza anagrafica o del domicilio alternativi ai fini della imposizione fiscale italiana, per cui è sufficiente che ne ricorra uno solo.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Come vede, caro Lettore, la situazione di Sua moglie è tutt’altro che tranquillizzante, poiché se è vero che essa può vantare una serie di elementi a favore di un’effettiva residenza anagrafica e di una dimora abituale all’estero (immobile in comproprietà, i famigliari all’estero bisognosi di cura ed assistenza, un attività professionale magari interamente all’estero, l’iscrizione all’AIRE), dall’altro lato vi sono una serie di elementi che depongono viceversa per un domicilio in Italia come centro prevalente dei propri interessi (affetti famigliari e coniugali altrettanto importanti in Italia, cariche sociali e titolarità di quote societarie, frequenti spostamenti dalla Francia in Italia e probabilmente anche all’interno del territorio italiano).</p>
<p>Vi sono poi anche altri elementi che possono venire considerati, quali ad esempio proprietà immobiliari e conti correnti anche in Italia, iscrizioni ad associazioni o circoli, ecc.<br />
Non è possibile quindi escludere che anche nel suo caso l’Agenzia delle Entrate potrebbe manifestare il proprio interesse per una situazione che effettivamente sembra rientrare in una zona che prima abbiamo definito come “grigia”.</p>
<p>È evidente, infatti, che il concetto di domicilio come centro di interessi prevalente e riconoscibile da terzi, aumenti ancor più il margine di discrezionalità nelle valutazioni.<br />
È quindi opportuno non solo valutare la propria situazione fiscale nel momento in cui si assume una residenza all’estero, ma anche rivalutare la stessa nel corso del tempo con esperti della materia, alla luce di eventuali novità legislative o sviluppi interpretativi delle autorità fiscali.</p>
<p>Resta da sperare di non finire sotto i riflettori del fisco perché poi gli esiti sono spesso incerti.<br />
Spero di essere stato utile a Lei ed altri Lettori in situazione magari simile alla Sua, e colgo l’occasione per augurare comunque a tutti un sereno Natale, auspicabilmente in compagnia dei propri cari, ed un felicissimo anno nuovo!</p>
<p><em>Avv. Markus Wiget</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>«La passione per la Svizzera da parte dei nostri Concittadini in Italia è sempre, e più che mai, viva ed in fermento»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-passione-per-la-svizzera-da-parte-dei-nostri-concittadini-in-italia-e-sempre-e-piu-che-mai-viva-ed-in-fermento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 23:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/12/MSK-15-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La Gazzetta Svizzera ha incontrato la nuova Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Monika Schmutz Kirgöz, per parlare dei suoi obiettivi, della sua (intensa) esperienza in Libano, del ruolo delle donne in Svizzera e della (dinamica) comunità degli elvetici in Italia. Intervista: Angelo Geninazzi Monika Schmutz, da pochissimo si è insediata quale Ambasciatrice Svizzera a Roma:</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-passione-per-la-svizzera-da-parte-dei-nostri-concittadini-in-italia-e-sempre-e-piu-che-mai-viva-ed-in-fermento/">«La passione per la Svizzera da parte dei nostri Concittadini in Italia è sempre, e più che mai, viva ed in fermento»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>La Gazzetta Svizzera ha incontrato la nuova Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Monika Schmutz Kirgöz, per parlare dei suoi obiettivi, della sua (intensa) esperienza in Libano, del ruolo delle donne in Svizzera e della (dinamica) comunità degli elvetici in Italia.</p>
<p><em>Intervista: Angelo Geninazzi</em></p>
<p><strong>Monika Schmutz, da pochissimo si è insediata quale Ambasciatrice Svizzera a Roma: quali sono le sue impressioni e quale è stata la sua prima reazione alla comunicazione del nuovo incarico?</strong></p>
<p>L’Italia è un Paese che mi ha sempre affascinato e a cui sono molto legata. Il mio attuale mandato come Ambasciatrice di Svizzera in Italia rappresenta un ritorno, anzi un felicissimo ritorno, a Roma, visto che quindici anni fa sono stata responsabile per gli Affari economici bilaterali e prima ancora ho avuto la fortuna di trascorrervi un anno di formazione diplomatica. Ho ritrovato un Paese dalle moltissime qualità che si sta risollevando con orgoglio dalla terribile prova della pandemia.</p>
<p><strong>Lei è stata dal 2017 Ambasciatrice in Libano, un paese in difficoltà a più livelli: come ha vissuto questo periodo, quali sono state le sfide principali, e cosa porta con sé da questa esperienza?</strong></p>
<p>In Libano ho trascorso quattro anni ricchi e intensi. I miei compiti hanno toccato molteplici aspetti: aiuto umanitario, sviluppo e cooperazione, diritti umani, migrazione, politica e cultura. Il mio lavoro è stato plasmato dalla natura sfaccettata del paese. In Libano ci sono diciotto religioni riconosciute, le quali sono rappresentate anche in politica. Quindi una grande parte del mio lavoro ha consistito nel mantenere i contatti con i diversi attori e le parti interessate e nel raccogliere informazioni. Il Libano è un paese confrontato con una moltitudine di sfide, che inevitabilmente hanno avuto un impatto sul mio mandato: crisi dei rifugiati, proteste di massa contro il governo, crisi economica, povertà, corruzione e severe misure contro la diffusione del coronavirus.</p>
<p>L'ospitalità dei libanesi e l’affetto verso la Svizzera resteranno sempre con me. Questa cultura accogliente mi ha aiutato a sentirmi subito a casa e a costruire rapidamente una rete di contatti.</p>
<p><strong>Chi oggi pensa al Libano ricorda ancora l’esplosione al porto di Beirut il 4 agosto dell’anno scorso, che uccise oltre 200 persone e ne ferì altre 7 000. Come ha vissuto questo momento?</strong></p>
<p>È stato un momento drammatico. Al momento dell'esplosione ero nel mio ufficio. L'onda d'urto mi ha colpita e mi ha letteralmente lanciata attraverso la stanza. Tutta la strada fuori dai nostri uffici era un tappeto di sangue e vetri rotti. C'erano sette svizzeri e un impiegato locale nell'Ambasciata al momento dell’esplosione. Inizialmente nessuno ha capito cosa fosse accaduto. Dopo lo choc iniziale ci siamo rialzati e la Svizzera è stato il primo paese ad iniziare a fornire aiuti. Trentasei ore dopo l'esplosione, l'aiuto umanitario era sul terreno con materiale, esperti e supporto psicologico per la nostra squadra.</p>
<p>«Ho trovato un’Italia che si sta risollevando con orgoglio dalla terribile prova della pandemia»</p>
<p><strong>In Svizzera si festeggia quest’anno la 50ma ricorrenza dal suffragio femminile, introdotto nel 1971. Nella sua quotidianità e nei vari paesi in cui ha lavorato ha trovato resistenze quale Ambasciatrice o ritiene che la questione femminile sia ormai un tema non più attuale? Come valuta la situazione in Svizzera rispetto all’estero?</strong></p>
<p>L'uguaglianza di genere rimane ovviamente una questione molto importante. Non solo io personalmente la vedo così, ma le pari opportunità sono anche chiaramente indicate come un principio fondamentale nella strategia di politica estera della Svizzera.</p>
<p>In ogni contesto in cui ho lavorato finora, le sfide sono state diverse. A seconda di chi sei – cioè quale ruolo assumi in una società o quale ruolo ti viene assegnato – come donna oggi devi ancora affrontare ostacoli più grandi o, nel migliore dei casi, ostacoli più piccoli. Come ambasciatrice non devo ovviamente affrontare gli stessi problemi di una donna che non ha un reddito, o che è una rifugiata, o che subisce ulteriori discriminazioni a causa, per esempio, del colore della sua pelle, della sua origine o della sua religione.</p>
<p>Allo stesso tempo, va da sé che anche nel mio settore di attività – dove il potere è ancora prevalentemente nelle mani degli uomini – c'è ancora molto da fare quasi ovunque nel mondo.</p>
<p>In Svizzera, l'introduzione del suffragio femminile al livello federale è stata una pietra miliare nell'uguaglianza. Da allora, sono successe molte cose positive. Ma il dibattito politico interno mostra anche che abbiamo ancora dei progressi da fare. Nelle scorse settimane, la "Sessione delle Donne" ha avuto luogo nel Palazzo federale a Berna, durante la quale delle donne di tutta la Svizzera e di tutto lo spettro politico hanno lavorato e votato su proposte concrete all’attenzione del Parlamento: ne sono risultati moltissimi spunti! Ora la palla è nel campo dei politici. Come ambasciatrice svizzera, seguirò la cosa con interesse.</p>
<p>In breve: No, la "questione femminile" non è una questione morta. Al contrario. L'uguaglianza di genere rimane una delle mie priorità personali: Mi considero una femminista e sono convinta che una società più giusta per tutti sarà una società migliore – non solo per le donne ma anche per gli uomini.</p>
<p><strong>Torniamo al suo incarico in Italia, un paese sicuramente più confortevole ma con più contenziosi aperti con la Svizzera. Quali sono secondo lei i principali cantieri politici da affrontare? </strong></p>
<p>Le relazioni fra i due paesi sono estremamente intense: 50’000 Svizzeri vivono in Italia e 325’000 Italiani in Svizzera. Oltre 82’000 Italiani attraversano giornalmente il confine per lavorare in Svizzera, ogni settimana vengono scambiate merci e servizi per quasi un miliardo di franchi. Facilitare gli scambi, eliminare gli ostacoli, rafforzare la comprensione reciproca sono obiettivi importanti. I principali cantieri politici a livello bilaterale sono l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri (attualmente nel processo di ratificazione), diversi accordi settoriali che vogliono migliorare le condizioni quadro per cittadini e imprese, l’accesso di imprese svizzere al mercato italiano nei vari settori, il rafforzamento dell’infrastruttura transfrontaliera, grazie anche al PNRR. Molto importante è anche spiegare la posizione svizzera sui dossier europei e in particolare il nostro approccio nelle relazioni fra Svizzera e Unione Europea, di cui l’Italia è paese fondatore. Non da ultimo sia Italia che Svizzera sono forti sostenitori del multilateralismo, un tema su cui possiamo lavorare insieme.</p>
<p><strong>Quali sono i suoi obiettivi principali come Ambasciatrice nella sua attività a sostegno degli interessi elvetici all’estero?</strong></p>
<p>Dapprima vorrei confermare e sviluppare le ottime relazioni fra i due paesi. Negli ultimi anni sono state siglate diverse intese o sono in via di finalizzazione; nuove possibilità si stanno aprendo. Voglio costruire su queste relazioni già intense ulteriori scambi economici culturali e sociali. Questo mi porta alla seconda priorità: contribuire alla corretta percezione della Svizzera in Italia. La Svizzera è un paese all’avanguardia in moltissimi settori, inclusivo e attento alla sostenibilità ed uno dei principali partner dell’Italia in campo economico. Allo stesso tempo quotidianamente trasmettiamo in Svizzera informazioni sulla situazione e sugli sviluppi in Italia. Infine grazie alla curiosità esploro sfaccettature e possibilità nell’interesse delle relazioni fra i due paesi.</p>
<p><strong>Negli ultimi due anni la comunità degli Svizzeri in Italia è stata limitata nei suoi incontri e nelle sue attività: ora è il momento di ripartire nei vari circoli. Cosa si sente di dire per “riaccendere” la passione per la propria nazione?</strong></p>
<p>Innanzitutto, mi sento di dire che, fin dai primi mesi vissuti nel mio nuovo incarico, ho potuto constatare che la passione per la Svizzera da parte dei nostri Concittadini è sempre, e più che mai, viva ed in fermento.</p>
<p>È vero, la pandemia da Covid-19 ha limitato notevolmente le possibilità di incontri e di iniziative; ma, ciò nonostante, alcuni Circoli hanno organizzato eventi ‘da remoto’ e cercato di mantenere sempre stretti i contatti con le comunità locali.</p>
<p>Punto di ripartenza potrà essere, senza alcun dubbio, l’83.mo Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, che avrà luogo a Firenze, e vedrà riunite tutte le istituzioni svizzere presenti su territorio italiano, tramite – appunto - i Responsabili dei Circoli, cuore pulsante e fattore di aggregazione della numerosa Comunità di svizzeri all’estero. Sarà questo il momento favorevole per un proficuo scambio di opinioni per avanzare proposte di nuove iniziative e possibili sinergie, in prospettiva di programmi e progetti per il futuro.</p>
<p>Non voglio però tralasciare di evidenziare l’importanza della "Gazzetta Svizzera" quale strumento di informazione e supporto capillare e professionale. Le rubriche legali e sulle assicurazioni sociali sono solo un esempio del prezioso lavoro svolto dal mensile, a sostegno anche del nostro personale consolare, e nel fornire - ad esempio - risposte ai quesiti più frequenti e di interesse collettivo che riguardano i nostri Concittadini residenti in Italia, Malta e San Marino. Colgo l’occasione per rinnovare pure il mio appello a sostenere la “Gazzetta Svizzera”.</p>
<p>Mi è gradito, altresì, ribadire il sostegno mio personale e di tutta l’Ambasciata nel favorire, con ogni sforzo possibile, le varie iniziative sul territorio. Per questo motivo, ritengo importante un dialogo costante con le varie realtà ed una collaborazione reciproca nel promuovere e far conoscere le attività in atto. Siamo sempre aperti ad accogliere e raccogliere idee e segnalazioni.</p>
<p>Infine, compatibilmente con gli impegni e le possibilità del momento, sarà un piacere poter partecipare anche ad alcuni degli eventi organizzati dalla grande Comunità degli Svizzeri in Italia, Malta e San Marino!</p>
<p>Auguro a tutti Buon Natale e un Felice Anno Nuovo!<br />
<em>Monika Schmutz Kirgöz</em></p>
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	<p>BIOGRAFIA<br />
Nasce nel 1968, originaria di Basilea e Chiasso.<br />
Si laurea in scienze politiche e sociologia all'Università di Losanna e consegue il Master of Advanced Studies per la cooperazione allo sviluppo (NADEL) presso<br />
il Politecnico federale di Zurigo (ETH)<br />
Nel 1996 è entrata a far parte del Dipartimento federale degli affari esteri della Confederazione<br />
svizzera (DFAE), intraprendendo la carriera diplomatica.<br />
Successivamente assume la funzione di portavoce del DFAE.<br />
Nel 2000 viene inviata ad Ankara, quale responsabile degli affari politici e culturali.<br />
Nel 2004 si trasferisce a Roma come capo della sezione economia, commercio e finanze.<br />
Nel 2007 assume l’incarico di vice capo missione a Tel Aviv.<br />
Nel 2011 viene nominata Console Generale a Istanbul.<br />
Nel 2017 viene accreditata in qualità di Ambasciatrice di Svizzera a Beirut.<br />
Dal 21 luglio 2021 svolge il suo lavoro presso l’Am¬basciata di Svizzera a Roma nella veste di Amba¬sciatrice di Svizzera in Italia e San Marino e Ambasciatrice di Svizzera designata a Malta. </p>
<p>È di madrelingua tedesca e parla anche italiano, francese, inglese e turco. È sposata e ha due figli.</p>
<p>Account Twitter dell’Ambasciatrice Schmutz Kirgöz@AmbsvizzIT</p>
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		<title>Fenomeni estremi all’insegna del cambiamento climatico</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/fenomeni-estremi-allinsegna-del-cambiamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 21:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Hochwasser-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />L’estate 2021 in Svizzera è stata all’insegna della pioggia. Sole e calore hanno lasciato il posto alla grandine e alle inondazioni. Simili eventi estremi si moltiplicheranno a causa del cambiamento climatico. Mentre il Sud dell’Europa soffocava sotto il caldo, la pioggia incessante ha contrassegnato l’estate in Svizzera. Le intemperie talvolta violente hanno fatto esondare ruscelli,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/fenomeni-estremi-allinsegna-del-cambiamento-climatico/">Fenomeni estremi all’insegna del cambiamento climatico</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Hochwasser-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19973"  class="panel-layout" ><div id="pg-19973-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19973-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19973-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L’estate 2021 in Svizzera è stata all’insegna della pioggia. Sole e calore hanno lasciato il posto alla grandine e alle inondazioni. Simili eventi estremi si moltiplicheranno a causa del cambiamento climatico.</p>
<p>Mentre il Sud dell’Europa soffocava sotto il caldo, la pioggia incessante ha contrassegnato l’estate in Svizzera. Le intemperie talvolta violente hanno fatto esondare ruscelli, fiumi e laghi. Per evitare il peggio i pompieri e la protezione civile si sono attivati senza tregua, costruendo barriere di sacchi di sabbia ed erigendo dighe di protezione contro le inondazioni. In luglio, la Svizzera è stata da una parte risparmiata da catastrofi come quelle che hanno colpito la Germania e il Belgio, dove le inondazioni hanno devastato intere valli e ucciso centinaia di persone. Ma si sono registrati danni materiali in ragione di varie centinaia di milioni di franchi. L’agricoltura svizzera è stata duramente colpita: le verdure sono marcite nei campi inondati. Tempeste di grandine hanno distrutto vigneti e frutteti in poche ore. Unico vantaggio di queste piogge: in numerosi luoghi, le riserve idriche si sono nuovamente riempite, in particolare il lago di Brenets, nel Giura, ancora completamente prosciugato nel 2020. Anche i boschi hanno potuto riprendersi dall’impatto dei periodi di siccità precedenti.</p>
<p><strong>Il GIEC lancia l’allarme<br />
</strong>Forti intemperie o ondate di calore: questi episodi estremi si moltiplicheranno in futuro, e saranno perfino più violenti. È quanto dimostra l’ultimo rapporto pubblicato in agosto dal Gruppo di esperti intergovernativo sull’evoluzione del clima (GIEC), che riunisce 200 scienziati di 66 paesi, e tra questi la Svizzera. Dopo il rapporto del 2014, appare ancora più chiaramente che ci troviamo nel bel mezzo del cambiamento climatico provocato dall’essere umano, e che esso continua ad accelerare. In soli sette anni, la temperatura mondiale è aumentata di 0,2 °C. Può non sembrare molto, ma ogni decimo di grado di aumento della temperatura provoca eventi ancora più estremi sul pianeta. La Svizzera è particolarmente colpita dal cambiamento climatico, dato che le temperature qui sono aumentate quasi il doppio della media globale. Già nel 2018, gli «scenari climatici per la Svizzera» mostravano le conseguenze del cambiamento climatico sfrenato sul paese, e tra queste intemperie più frequenti e più violente. La quantità di pioggia in occasione di eventi estremi è aumentata del 12% dopo il 1901. Ciò è dovuto al fatto che l’aria calda può assorbire maggiore umidità, ciò che corrisponde al 6/7% di acqua in più per ogni grado Celsius.</p>
<p><strong>Le emissioni di CO<sub>2</sub> devono diminuire<br />
</strong>È noto: i gas ad effetto serra favoriscono il riscaldamento climatico. Secondo il rapporto del GIEC, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera nel 2019 era del 47% più elevata rispetto all’inizio dell’era industriale, e più alta che mai nel corso degli ultimi due milioni di anni. Solo se le emissioni di CO<sub>2</sub> scenderanno bruscamente nei prossimi anni e raggiungeranno lo zero netto entro il 2050, il riscaldamento globale potrà essere mantenuto al di sotto dei due gradi secondo gli obiettivi climatici di Parigi. Ma anche con un riscaldamento di "solo" 1,5 gradi, ci si deve aspettare una maggiore frequenza di forti precipitazioni e tsunami "di portata senza precedenti".</p>
<p>Dalla prossima conferenza sul clima dell’ONU a Glasgow si saprà fino a quale punto la comunità internazionale sarà pronta ad agire per proteggere efficacemente il clima.</p>
<p><em>Theodora Peter</em><br />
<em>Schweizer Revue</em></p>
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	<p>A luglio, queste case non si trovavano più ai bordi del lago, ma dentro al lago: intemperie forti e di lunga durata hanno fatto salire il livello delle acque a valori estremi, come qui il lago di Bienne. Foto Keystone</p>
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		<title>Commozione, Coraggio e Contagio: Tre parole per descrivere l’incontro con Giuseppina Antognini</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/commozione-coraggio-e-contagio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 21:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/commozione-coraggio-e-contagio/">Commozione, Coraggio e Contagio: Tre parole per descrivere l’incontro con Giuseppina Antognini</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/De_Chirico_La_sala_d_Apollo_1920-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19962"  class="panel-layout" ><div id="pg-19962-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19962-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19962-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Una filantropa svizzera a Milano</strong></p>
<p>“<strong><em>Milan col coeur in man</em></strong>”<strong>: </strong>chi non conosce questo famoso detto meneghino? La storia di Milano vanta sin dal medioevo molti grandi e piccoli benefattori impegnati in ambito artistico, culturale e sociale. Personaggi illuminati - ma ora anche imprese e associazioni meritevoli - che mossi dal bene comune aiutano a diffondere un esemplare comportamento civico contribuendo, in poche parole, a far grande questa città. Una  Milano solidale, in tempi recentissimi, ha risposto generosamente all’appello del Sindaco Sala volto alla costituzione di un fondo di mutuo soccorso, a tutela di coloro che avevano perso il lavoro a causa della pandemia.</p>
<p>La novità è che oggi il capoluogo lombardo può contare su una nuova mecenate: Giuseppina Antognini, ticinese di nascita e milanese di adozione, alla quale la Società Svizzera di Milano, rappresentata dal suo Presidente Markus Wiget, ha dedicato una serata che si può definire semplicemente “indimenticabile”.</p>
<p>Circa 75 tra soci e alcuni amici provenienti dalla Svizzera, hanno partecipato all’incontro-dialogo, tra il giornalista e psicologo Marco Garzonio e la nostra ospite, dal  titolo “<strong>Una filantropa svizzera a Milano: Giuseppina Antognini</strong>” che si è aperto con un caloroso benvenuto e un ringraziamento a coloro che lo hanno reso possibile da parte del suo promotore Alberto Fossati, vicepresidente della Società Svizzera e Consigliere della Fondazione Pasquinelli.</p>
<p>Un saluto visibilmente emozionato è stato quello della Console generale di Svizzera, Sabrina Dallafior, che ha sottolineato come questa iniziativa sia in linea con la campagna social #DonneFrauenDamesDunnes, promossa dal Consolato, che ha messo al centro le donne svizzere e i loro talenti.</p>
<p><strong>Storia di una Fondazione - dal Canton Ticino a Milano<br />
</strong>Che la signora Antognini sia veramente una donna straordinaria, un talento per capacità imprenditoriali, ma soprattutto un esempio da imitare è stato subito chiaro a tutti dopo la visione del documentario a cura della RSI Radiotelevisione Svizzera, realizzato e presentato da Nicoletta Gemnetti. L’autrice racconta le radici ticinesi della benefattrice attraverso immagini suggestive della Val di Blenio, dove si trova la casa della famiglia di origine; valle sempre viva nel suo cuore: “<em>amo questo paese, amo le piante e l’aria che si respira</em>” afferma. Poco più che ventenne si trasferisce a Milano dove incontra Francesco Pasquinelli, un imprenditore milanese ma anche un musicista e appassionato di arte, passione che coltiverà fino alla fine dei suoi giorni. Francesco la assume come segretaria e qui ha inizio la loro storia, fatta di grande affetto e solidarietà, che finirà nel 2011 con la morte del compagno.</p>
<p>Negli anni la collezione di Francesco Pasquinelli si arricchisce con capolavori della pittura del ‘900 e quando la signora Pina eredita tutto il patrimonio artistico decide subito di realizzare il sogno che il marito aveva sin dagli anni ‘70: costituire una Fondazione per rendere disponibili le opere d’arte a favore della città che gli ha dato tanto. La Fondazione che crea però non ha solo l’obiettivo di rendere fruibili i quadri, bensì ha un importante focus sociale e culturale indirizzato principalmente ai giovani e agli anziani.</p>
<p>La Fondazione Pasquinelli diventa quindi la sua mission: “<em>il senso che mi ha dato questo nuovo percorso della mia vita è infinito, non ha davvero confini a livello di soddisfazione, conoscenze stimolanti. Sono felice di quello che faccio!</em>” dice con un grande sorriso.</p>
<p>Ciò che immediatamente colpisce chi l’ascolta è la sua modestia, la sua reticenza a volersi ritagliare uno spazio da protagonista e soprattutto il totale disinteresse per i tanti complimenti che riceve, in perfetta sintonia con lo spirito ambrosiano che all’apparire preferisce il fare. E questo aspetto del suo carattere ci fa ben comprendere l’essenza della sua Fondazione. Il tema della restituzione, ci ricorda Garzonio, è di grandissima attualità e di scarsissima pratica, l’idea cioè che l’aver ricevuto qualcosa di cui si ha goduto comporta necessariamente un dare: “donare la vita di nuovo, come ricambio per la vita ricevuta”.</p>
<p><strong>Il </strong><strong>Progetto Arengario<br />
</strong>Con la semplicità e la determinazione che la contraddistinguono, la signora Pina ha l’audace idea di andare nel 2019 dal Sindaco Sala ad offrirgli un importante aiuto economico per la costruzione del “contenitore” delle opere d’arte che desidera donare: il Secondo Arengario, uno spazio museale che possa connettersi al percorso del Primo Arengario, che compone l’attuale Museo del Novecento.  “<em>Era assurdo che non si attuasse questa soluzione! Due palazzi gemelli non enormi, anzi piuttosto piccoli, possono e devono diventare il museo più importante del mondo sul Futurismo. Se lo costruite,  poi vi darò anche dei quadri da metterci..</em>.”</p>
<p>Ci è sembrato proprio di vederla la faccia del Sindaco a questa dichiarazione!</p>
<p>Il Progetto prende piede. E avviene il miracolo: il Comune di Milano, quest’anno, in occasione del decimo anniversario del Museo del Novecento, annuncia di voler procedere all’ampliamento del Museo, creando un unico grande complesso dedicato alle arti moderne e contemporanee, il cui standard, per collezioni, spazi espositivi e servizi, lo collochi tra le principali realtà museali italiane e straniere. Promuove quindi un concorso internazionale di progettazione, dal titolo “Novecentopiùcento”, che prevede appunto l’unione dei due arengari e lo sviluppo di servizi aggiuntivi come un auditorium, un laboratorio di conservazione, una caffetteria e un bookshop. La signora Pina ce l’ha fatta!</p>
<p>Il Secondo Arengario è un'opera necessaria che riqualifica l’approccio di una città come Milano all’arte moderna e contemporanea, ma che soprattutto fa capire che se Milano oggi é quella grande città internazionale e capace di innovazione costante lo è soprattutto grazie all’arte, ed inoltre come afferma Garzonio: “<em>senza quella specifica stagione di arte del futurismo, del realismo magico ecc., Milano non avrebbe avuto in sé quegli anticorpi per resistere al fascismo, per nutrire quelle forze positive e innovatrici come la resistenza, la liberazione, la costituzione, la repubblica</em>”. Alcune di questi importanti capolavori donati da Pina sono visibili già oggi al Museo!</p>
<p><strong>Il Progetto della Fondazione<br />
</strong>La Fondazione Pasquinelli rivolge la sua attenzione a tre differenti ambiti: arte visiva, musica e interventi sociali.</p>
<p>Per l’area musicale, sostiene il progetto del Maestro Claudio Abbado che intende avviare in Italia il Sistema delle orchestre giovanili infantili. Un progetto che ha origine in Venezuela nel 1975, El Sistema, su idea e realizzazione del Maestro Josè Antonio Abreu, con l’obiettivo di offrire una formazione musicale collettiva a bambini e ragazzi che vivono in contesti ad alto rischio. Pina non esita un istante e sposa l’iniziativa sviluppata dall’Associazione SONG che costituisce la <strong>Pasquinelli Young Orchestra</strong>, rendendo disponibili gli spazi della sede di corso Magenta per gli uffici del Sistema, per il deposito degli strumenti e per le prove dei giovani musicisti, ma anche sostenendo economicamente i concerti. Grazie al “Sistema” lombardo, oltre 1000 giovani hanno avuto la possibilità di avvicinarsi alla musica gratuitamente.</p>
<p>Un altro progetto della Fondazione, ed esempio di mecenatismo illuminato guidato dall’idea di condividere la bellezza, è il progetto “L’ Arte in una stanza”. Si tratta di sette esposizioni, allestite nel palazzo di corso Magenta, che presentano un vero tesoro - solo per citare alcuni esempi: Vlaminck, Picasso, Morandi, Braque, Boccioni, Kandinsky, Balla - ad un pubblico sempre più vasto, compreso quello dei numerosissimi bambini (oltre 8000 fino ad oggi) delle scuole elementari che, tramite la sezione Didattica, seguono un percorso di educazione culturale attraverso l’arte figurativa, visitando le mostre e partecipando ai laboratori in sede, con l’obiettivo di stimolare in loro il senso del bello e apprezzare l’arte giocando.</p>
<p>Più recentemente, sempre nella sede della Fondazione, è stato aperto uno sportello di ascolto e sostegno a favore degli anziani e dei loro familiari per venire incontro alle necessità quotidiane più diversificate.</p>
<p>Insomma, Giuseppina Antognini e la sua Fondazione sono impegnate su molti fronti: dall’arte, alla musica, al sociale. Lo spirito filantropico coltivato da sempre da tutti i membri della sua famiglia di origine, si inserisce perfettamente nella migliore tradizione storica di mecenatismo della città di Milano e, anzi, diviene incentivo per altre iniziative filantropiche da far sorgere in città. “<em>La semina ha già fruttato: Don Giacomo Rossi, figlio di Laura Mattioli una delle più grandi collezioniste italiane, ha già disposto un comodato d’uso gratuito di 26 opere futuriste al Museo del ‘900! E la decisione l’ha presa proprio in seguito alla mia</em>”, dice soddisfatta.</p>
<p>Raramente si incontra una donna così. L’incontro si chiude con un lungo applauso e con l’omaggio ai presenti, grazie alla Fondazione La Residenza, del volume di Marco Garzonio “La città che sale”</p>
<p>Dal fondo della sala Meili si alza un ultimo intervento di una timida signora che dice: “<em>Questa serata mi ha commossa e mi ha dato un'ispirazione; mi sento più tranquilla perché adesso so a chi mi posso rivolgere….</em>” .</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>Società Svizzera di Milano</em></p>
</div>
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	<p>De Chirico La sala d'Apollo 1920</p>
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	<p>da sinistra: Alberto Fossati, Sabrina Dallafior, Pina Antognini, Marco Garzonio, Nicoletta Gemnetti</p>
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	<p>Pina Antognini e Boccioni Crepuscolo 1909</p>
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	<p>Savinio Jour de reception 1930 ca</p>
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		<title>Dieci domande a un giovane svizzero: Riccardo Pogliani</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/dieci-domande-a-un-giovane-svizzero-riccardo-pogliani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 21:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Foto-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Riccardo, sei legato alla Svizzera e se sì in che modo? La Svizzera è sempre stata presente nella mia vita. La mia famiglia da parte di padre è originaria del Canton Ticino, io e i miei fratelli abbiamo la doppia cittadinanza e siamo sempre stati in contatto con la cultura elvetica. Ho avuto modo di</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/dieci-domande-a-un-giovane-svizzero-riccardo-pogliani/">Dieci domande a un giovane svizzero: Riccardo Pogliani</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Foto-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19956"  class="panel-layout" ><div id="pg-19956-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19956-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19956-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Riccardo, sei legato alla Svizzera e se sì in che modo?</strong></p>
<p>La Svizzera è sempre stata presente nella mia vita. La mia famiglia da parte di padre è originaria del Canton Ticino, io e i miei fratelli abbiamo la doppia cittadinanza e siamo sempre stati in contatto con la cultura elvetica. Ho avuto modo di sviluppare un legame più personale e profondo con la Svizzera quando a partire dai quattordici anni ho iniziato a frequentare i campus estivi e invernali dell’Organizzazione Svizzeri all’Estero, dei quali conservo ottimi ricordi. Mi sono, poi, trasferito per motivi di studio e lavoro nel 2016 a Ginevra, dove ho vissuto per quasi due anni. In questo periodo di tempo ho potuto conoscere e frequentare ragazzi/e nati e/o cresciuti in Svizzera, vedere da vicino alcune delle dinamiche socio-culturali che vigono nel territorio elvetico, nonché lo stile di vita svizzero molto legato, ad esempio, al patrimonio naturale, tema a cui io sono particolarmente sensibile.</p>
<p><strong>Cosa ti ha spinto ad impegnarti nell’ambito dell’UGS?</strong></p>
<p>Mi piace molto l’idea di creare una rete tra ragazzi/e di tutta Italia che condividono almeno un aspetto caratterizzante della propria identità come quello di possedere la cittadinanza svizzera. Ritengo che la condivisione sia una chiave di accesso per l’instaurazione di rapporti interpersonali che, a prescindere dalla loro natura, sono senza dubbio un elemento molto importante per ognuno di noi.</p>
<p><strong>Ti interessa la politica, la scena culturale svizzera o lo sport svizzero? </strong></p>
<p>Non seguo molto la politica e lo sport svizzero (così come quello italiano) ma questo non mi impedisce di gioire per le vittorie di Federer! La scena culturale è l’ambito che mi interessa maggiormente e cerco di tenermi aggiornato quanto più possibile, soprattutto facendo riferimento all’offerta culturale di Lugano e Locarno e ai tanti progetti culturali che coinvolgono la Svizzera e l’Italia.</p>
<p><strong>Hai mai letto un autore svizzero e se sì quale libro ti ha influenzato più di tutti</strong></p>
<p>Ho letto opere di Robert Walsen, Leta Semadei e Joël Dicker, quest’ultimo è l’autore di cui ho letto di più quindi credo che sia stato lui a influenzarmi maggiormente, principalmente per il suo modo di costruire storie complesse e inserire colpi di scena.</p>
<p><strong>Se avessi la possibilità di cenare con un personaggio pubblico svizzero ed uno italiano chi incontreresti e perché? Quale piatto cucineresti? </strong></p>
<p>Inviterei due persone che ammiro molto: il tennista svizzero Roger Federer e il cantautore italiano Francesco De Gregori. Cucinerei un risotto radicchio e gorgonzola perché è quello che riesco a fare meglio.</p>
<p><strong>Come è percepita la Svizzera dai tuoi amici e dai tuoi conoscenti?</strong></p>
<p>Ho notato che la Svizzera, come tanti altri Paesi, è spesso vittima di pregiudizi. La percezione che si ha di questo Paese è quella di un porto franco per mettere al sicuro i propri soldi, di un luogo in cui la precisione, la rigorosità, l’osservanza delle regole portate al loro estremo concorrono all’unico obiettivo contemplabile, ovvero quello di incrementare ulteriormente il proprio patrimonio economico, nonostante si goda già di una situazione florida visto che “<em>in Svizzera sono TUTTI ricchi</em>”. La verità è che nel territorio elvetico c’è un’offerta culturale molto prosperosa e eterogenea, basti pensare che non c'è altro Paese al mondo che ospiti più musei per abitante e nonostante ciò, forse anche a causa di pregiudizi di cui sopra, le relazioni culturali tra Italia e Svizzera sono meno solide di quanto vorrei. Da qui nasce l’importanza di realtà come la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, con cui ho avuto modo di collaborare, che ha l'obiettivo di diffondere la cultura svizzera e intessere scambi culturali e che insieme al Consolato di Svizzera a Venezia, dove sto svolgendo uno stage, si impegna a portare continuamente in Italia artisti e artiste svizzeri. Così come il Consolato generale di Svizzera a Milano che, tra le altre cose, si impegna costantemente a proporre numerose esperienze culturali in Italia con un forte legame con la Svizzera.</p>
<p><strong>Hai qualche aneddoto divertente da raccontare riguardo al tuo essere svizzero e italiano?</strong></p>
<p>Quando facevo il liceo ero perennemente in ritardo, a volte anche in maniera imperdonabile, e ogni volta che dicevo di essere svizzero i miei amici pensavano che fossi ironico… Mi ci è voluto un po’ per convincerli.</p>
<p><strong>Quali pensi siano i punti di forza e/o d’eccellenza dell’Italia e della Svizzera?</strong></p>
<p>Della Svizzera mi piace il rapporto molto stretto che intercorre tra la natura e il centro abitato, infatti le città svizzere sono spesso e volentieri abbellite da fiumi, laghi, montagne, boschi, … e non serve allontanarsi troppo dalla città per ritrovarsi completamente immersi nella natura. Inoltre un altro aspetto che mi ha colpito molto quando vivevo a Ginevra è quello del multiculturalismo. A Ginevra, così come in altre città svizzere, è possibile incontrare gente da ogni angolo del mondo.</p>
<p>Un punto di forza dell’Italia è indubbiamente il suo patrimonio artistico, invidiato da tutto il mondo.</p>
<p><strong>Cosa saresti felice di ricevere dalla comunità dei giovani svizzeri in Italia e come pensi potresti contribuire al meglio?</strong></p>
<p>Come dicevo prima, ritengo molto importante l’idea di networking che sta dietro a una realtà come quella dell’UGS. Un giovane inserendosi nella rete dà il suo contributo rafforzandola e migliorandola e allo stesso tempo gode dei benefici che nascono dal suo inserimento.</p>
<p>Penso, quindi, che il mio miglior contributo potrebbe essere quello di creare le condizioni per l’allargamento della rete.</p>
<p><strong>Infine, in quanto svizzeri di seconda generazione e portatori di un bagaglio multiculturale, cosa pensi che potreste apportare ai vostri stati di appartenenza?</strong></p>
<p>Sono molto contento di avere entrambe queste nazionalità, che per molti versi sembrano divergere in direzioni opposte ma che proprio per questo motivo possono essere viste l’una come il completamento dell’altra.</p>
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		<title>I percorsi di formazione: la Svizzera offre numerose opportunità</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-percorsi-di-formazione-la-svizzera-offre-numerose-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 20:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Bildungssystem_i-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Il sistema di formazione svizzero si contraddistingue per la sua spiccata flessibilità. Diversi percorsi permettono di iniziare una formazione o una scuola, oppure di passare a una formazione o scuola di altro tipo. Nei nostri precedenti articoli pubblicati</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-percorsi-di-formazione-la-svizzera-offre-numerose-opportunita/">I percorsi di formazione: la Svizzera offre numerose opportunità</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Bildungssystem_i-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19952"  class="panel-layout" ><div id="pg-19952-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19952-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19952-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><em>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</em></p>
<p><strong>Il sistema di formazione svizzero si contraddistingue per la sua spiccata flessibilità. Diversi percorsi permettono di iniziare una formazione o una scuola, oppure di passare a una formazione o scuola di altro tipo.</strong></p>
<p>Nei nostri precedenti articoli pubblicati durante l’anno abbiamo parlato dei vari aspetti della formazione e abbiamo intervistato giovani svizzeri provenienti dall’estero sulle loro esperienze in Svizzera.<br />
Per completare il quadro e illustrarlo al meglio, riportiamo qui di seguito un grafico sintetico.</p>
<p>Quanto indicato a destra mostra in modo schematico il sistema di formazione in Svizzera con le sue molteplici possibilità. Le linee continue significano che si può accedere direttamente (con qualche eccezione) alla formazione prescelta mentre le linee tratteggiate indicano che ci vuole un’ulteriore qualifica per essere ammessi alla formazione successiva.<br />
Quindi dopo la scuola dell’obbligo ci sono principalmente due percorsi: uno che porta all’apprendistato professionale e l’altro agli studi universitari. Ma un percorso non esclude l’altro. Cioè anche un apprendista con una qualifica in più (maturità professionale) può accedere agli studi universitari e viceversa uno studente di liceo o di università può essere assunto quale apprendista.</p>
<p><strong>Servizi di educationsuisse</strong><br />
Le nostre collaboratrici sono a vostra disposizione per ogni tipo di consulenza sul tema della formazione in Svizzera e rispondono alle vostre domande anche su cose pratiche inerenti al tema. E non solo!</p>
<p><strong>Grazie al fondo «borse di studio» creato dalla Gazzetta Svizzera e ad altri fondi, educationsuisse può attribuire delle borse di studio per una formazione in Svizzera.</strong></p>
<p><strong>Inoltre, il Collegamento Svizzero in Italia sponsorizza attraverso educationsuisse colloqui personali con specialiste del servizio pubblico di orientamento professionale e universitario (BIZ).</strong><br />
Vogliamo qui cogliere l’occasione per ringraziare l’Associazione Gazzetta Svizzera e il Collegamento Svizzero in Italia per il loro supporto così concreto rivolto alle giovani svizzere e svizzeri che sono interessati a venire in Svizzera per studi universitari oppure per un apprendistato.<br />
Auguriamo alle nostre lettrici e ai nostri lettori serene feste e di ritrovarci presto su queste pagine!<br />
Non esitate a contattarci via e-mail, per telefono o venite a trovarci, su appuntamento, nei nostri uffici a Berna! Vi aspettiamo.</p>
<p><strong>Contatto<br />
Ruth von Gunten</strong><br />
educationsuisse<br />
formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26<br />
3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Bricelets friburghesi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/bricelets-friburghesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 20:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/d36a87ba70cb73a3af32facb30b9bb170699413a_1080-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I bricelets (o bretzeli) friburghesi sono uno dei dolci più conosciuti e anche più popolari di Friburgo. Fatti di una cialda sottile e croccante, questa specialità della Svizzera occidentale viene tradizionalmente cotta in una “piastra da bricelet” che conferisce loro i disegni caratteristici In collaborazione con gutekueche.ch Nella città di Friburgo, San Nicolao viene festeggiato per</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/bricelets-friburghesi/">Bricelets friburghesi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/d36a87ba70cb73a3af32facb30b9bb170699413a_1080-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19948"  class="panel-layout" ><div id="pg-19948-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19948-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19948-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>I bricelets (o bretzeli) friburghesi sono uno dei dolci più conosciuti e anche più popolari di Friburgo. Fatti di una cialda sottile e croccante, questa specialità della Svizzera occidentale viene tradizionalmente cotta in una “piastra da bricelet” che conferisce loro i disegni caratteristici</p>
<p><strong>In collaborazione con</strong><strong> </strong><strong>gutekueche.ch</strong></p>
<p>Nella città di Friburgo, San Nicolao viene festeggiato per tre giorni: in quanto santo patrono della città, la sua figura è più viva che mai. La festa in suo onore si tiene il primo sabato di dicembre ed è accompagnata da numerose attività, soprattutto per i bambini. Al calare della sera gli abitanti di Friburgo attendono con trepidazione l’arrivo del santo, che fa la sua comparsa sul suo asino Babalou. San Nicolao sfila accompagnato dai suoi aiutanti, che distribuiscono deliziosi dolcetti speziati, ma anche da numerosi musicanti, cantanti e torcieri. La destinazione è la cattedrale dove il santo tiene un discorso in francese e in tedesco, elargendo simpatici consigli a grandi e piccini: San Nicolao sarà anche anziano, ma non ha mai perso il senso dell'umorismo…</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 1h30 (incl. riposo)</strong><br />
1. Mescolare il burro in un mixer fino alla formazione di piccoli picchi. Aggiungere zucchero e sale e mescolare bene.<br />
2. Aggiungere le uova e mescolare fino a quando il composto diventa chiaro. Aggiungere po' di scorza del limone lavato e mescolare l'impasto con la farina. Per farlo, utilizzare un cucchiaio.<br />
3. Avvolgere l'impasto nella pellicola e lasciare raffreddare per circa 1 ora.<br />
4. Modellare l'impasto in circa 10 palline della grandezza di una noce. Imburrare la piastra da bricelets e cuocere le palline di pasta in porzioni fino a quando non sono leggermente marroni.<br />
5. Mettere da parte i bricelets e lasciare raffreddare. Aggiustare le forme, se necessario, con un mattarello o con piccoli bicchieri da vino bianco.<br />
Consiglio: i bricelets al forno si mantengono asciutti e freschi per circa 1-2 settimane. Si abbinano bene con panna montata, gelato, creme o semplicemente serviti con caffè o vino. La scorza di limone può essere sostituita da scorza d'arancia, 1 bustina di zucchero vanigliato, 1 cucchiaino di cannella, anice o spezia per il pan di zenzero.</p>
<p><strong>Ingredienti per 10 porzioni:</strong><br />
burro per arrostire<br />
una piastra da bricelets (se non disponibile è possibile arrotolare i bricelets)<br />
125g burro ammorbidito<br />
2 uova<br />
250g farina<br />
1 pizzico di sale<br />
1 limone<br />
125g zucchero</p>
</div>
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		<item>
		<title>Perchè gli svizzeri sono più intelligenti</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/perche-gli-svizzeri-sono-piu-intelligenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 19:04:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/FOTO-3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />L’autore ricorda: “da piccolo avevo un piano per fuggire in svizzera”. Allo svizzero non basta dire “per favore”, devi prima salutarlo. Lugano - Il fatto più sorprendente degli svizzeri è che, mentre negli ultimi millenni gli altri popoli hanno subito guerre e devastazioni, loro sono riusciti ed evitare di essere massacrati. È una delle tante</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/perche-gli-svizzeri-sono-piu-intelligenti/">Perchè gli svizzeri sono più intelligenti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/FOTO-3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19938"  class="panel-layout" ><div id="pg-19938-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19938-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19938-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>L’autore ricorda: “da piccolo avevo un piano per fuggire in svizzera”. Allo svizzero non basta dire “per favore”, devi prima salutarlo.</strong></p>
<p><strong>Lugano</strong> - Il fatto più sorprendente degli svizzeri è che, mentre negli ultimi millenni gli altri popoli hanno subito guerre e devastazioni, loro sono riusciti ed evitare di essere massacrati.</p>
<p>È una delle tante riflessioni che Jacopo Fo - figlio delle celebrità artistiche e intellettuali Franca Rame e Dario Fo (Premio Nobel) - ha espresso in un libro uscito qualche anno fa come idea regalo: “Perché gli svizzeri sono più intelligenti”. Un libro che proponiamo come regalo per le prossime festività, quale utile e gustoso ritratto di un popolo speciale la cui storia smentisce la famosa battuta pronunciata da Orson Welles: «In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù».</p>
<p>Ragioniamo insieme a Jacopo Fo sui fatti che, a suo parere, contraddicono questa svilente opinione del grande artista americano.<br />
<strong>Secondo una sua affermazione, il libro è nato dall’aver notato una sorta di razzismo verso gli svizzeri che l’ha spinta ad indagare la storia di questo popolo.</strong><br />
«Sì, ho voluto studiare le loro vicende più antiche e ho svolto un grande viaggio in giro per la Svizzera interpellando vari professori universitari. Ho compreso le specifiche qualità di questo popolo che poi ho riportato nel libro».</p>
<p><strong>Cosa ha scoperto?.</strong><br />
«Che dietro certi comportamenti di un popolo vi sono particolarità umane e storiche che spiegano perché quella gente funziona in un certo modo…».</p>
<p><strong>E come funzionano gli svizzeri?</strong><br />
«Da tempi remoti, la Svizzera è stata un luogo dove si sono rifugiate persone che desideravano vivere in un’altra maniera, che volevano sfuggire da minacce o situazioni violente. È un dato di fatto che chi viveva in territori accoglienti e pianeggianti era più favorito ma anche più esposto a certi rischi, come le invasioni, le guerre. Chi sceglieva di vivere in luoghi più freddi e impervi, come è il caso della Svizzera, erano persone che non volevano essere sottoposte a certe sottomissioni. Per sua natura la Svizzera è una delle prime realtà al mondo dove il popolo si libera di imperatori, nobili e feudatari».</p>
<p><strong>D’altra parte, da qualche decennio vi sono svizzeri che emigrano verso destinazioni lontane, con clima umano e termico più caldo, dove non è richiesto di “vivere solo per lavorare e pagare le tasse”.</strong><br />
«Io dico solo che il livello di vita svizzero è straordinario. C’è tutta una serie di diritti garantiti e un buon funzionamento dello stato, cose sconosciute per la maggioranza dei Paesi del mondo. Basti pensare alla frequenza con cui gli svizzeri sono chiamati a votare su temi importanti o a come funziona la giustizia svizzera. Loro non possono credere che in Italia occorrano nove anni per un processo e che una serie di reati come quello di truffa non siano puniti con il carcere».</p>
<p><strong>Comunque sia, la nomea sulla “Svizzera lavatrice dei soldi sporchi” la riportano all’ordine delle “cose umane”.</strong><br />
«Se vogliamo proporre un paragone da questo punto di vista, l’Italia dopo l’ultima guerra è stata la porta dell’economia criminale mondiale, attraverso San Marino, Campione d’Italia e Vaticano, per esempio. Non ci batte nessuno. Nel mio libro non ho scritto da nessuna parte che la Svizzera sia la perfezione, cosa impossibile su questo pianeta, ma ribadisco che la sua qualità di vita è stata superiore in tutti i secoli. Anche rispetto all’Italia. Pensi che il titolo del mio libro è stato censurato dall’editore… In origine era: “Perché gli svizzeri sono più intelligenti degli italiani”. Infatti adesso lo ripubblicherò con il suo vero titolo».</p>
<p><strong>Questa vicenda del titolo sembra uno scoop. Farà anche degli interventi sul testo?</strong><br />
«Sicuramente un po’ di storie potrei aggiungerle».</p>
<p><strong>Sempre nell’ottica di una Svizzera imperfetta, non ha dell’incredibile il fatto che solo nel 1971 si “concesse” alle donne il diritto di voto e di eleggibilità?</strong><br />
«Sicuramente. Però, attenzione, perché credo che sia indiscutibile che la donna nella società svizzera anche prima del ’71 godesse di un grandissimo rapporto di parità con il maschio rispetto all’Italia. Le donne erano comunque ammesse in tutte le professioni».</p>
<p><strong>Cosa ricorda di curioso del suo viaggio attraverso la Svizzera?</strong><br />
«Mi aveva colpito l’educazione di questo popolo. Io mi ritengo una persona educata e molto formale, abituata a porgermi agli altri premettendo sempre un “per favore”, un “mi scusi”. Ebbene, ovunque mi recassi c’era questo tormentone con qualunque impiegato delle ferrovie, delle poste o del negozio, che mi accoglieva innanzitutto con un “Buongiorno”. Allo svizzero non basta dire per favore, devi prima salutarlo! Ed è giusto, è un fatto di civiltà».</p>
<p><strong>Può dire un paio di qualità fondamentali che, per magia, dalla Svizzera vorrebbe importare in Italia?</strong><br />
«La prima su tutte è il rifiuto della guerra. La seconda è il grande valore attribuito alla Scienza. Essendo un Paese che ha dato riparo a tantissime persone, ha avuto la più alta percentuale del mondo di Premi Nobel. Attribuiti sia a svizzeri sia a stranieri che hanno potuto formarsi e sviluppare il proprio lavoro nella Confederazione».</p>
<p><strong>Cosa l’ha stupita in negativo degli svizzeri?</strong><br />
«Di quanto poco conoscano della loro storia. Spero che il mio libro li spinga a scoprirla un po’ di più. A tal proposito il regista svizzero Mirko Aretini ha realizzato un documentario, ispirato al mio libro e con lo stesso titolo, proiettato lo scorso settembre in diverse sale ticinesi. Ho in progetto, a mia volta, un documentario a cartoni animati su tutta la storia svizzera dall’età della pietra, compresa la resistenza all’Impero romano, la resistenza ai nobili e così via. Devo mettere insieme un team di lavoro in Svizzera e cerco persone disponibili, ho già pronti i miei disegni».</p>
<p><strong>Passando alla sua vita privata, qual è l’insegnamento più caro lasciatole dai suoi celebri genitori?</strong><br />
«La passione. Facevano teatro con passione, magari avendo la febbre o mentre morivano i miei nonni, per il profondo rispetto verso il pubblico. La mancanza di passione è la grande malattia di oggi».</p>
<p><strong>Essendo nato sulla fascia di confine, come vedeva il Ticino molto prima di scrivere il libro?</strong><br />
«Abitando sopra Cernobbio, con i miei genitori si andava sempre a comprare la cioccolata. Per spiegarle il mio rapporto con la Svizzera le racconto un aneddoto degli anni ’70. Ero un ragazzino negli anni in cui si temeva il colpo di Stato (avvenne il poi tentato golpe Borghese, 1970). Per le sue idee, la mia famiglia era nella lista di quelli che sarebbero stati arrestati. I miei genitori non sembravano preoccupati, ma io avevo molta paura, pertanto imposi loro il mio “piano di sicurezza”. Avevo stabilito con mia madre la parola d’ordine “la gallina ha fatto l’uovo” da utilizzare per telefono nel caso la arrestassero. In quel caso, sarei scappato abbastanza facilmente attraverso il bosco di Casnedo, salendo da lì verso la Svizzera. Ora sorrido sul fatto che con le mie cugine mi ero allenato per raggiungere in 45 minuti il Canton Ticino e quindi dei familiari che già abitavano nella Confederazione. Dunque, anche per me stesso, la Svizzera è sempre stata un rifugio ideale…».</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Jacopo Fo verso la fine degli anni ’60 con i genitori. L'attrice teatrale, drammaturga e politica italiana Franca Rame e Dario Fo artista poliedrico (scrittore, autore, attore, scenografo, regista teatrale, pittore e attivista italiano), vinse nel 1997 il Premio Nobel per la letteratura.</p>
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	<p>Il libro scritto con Rosaria Guerra per il quale Jacopo Fo ha percorso la Svizzera per scoprire alcune particolarità della sua storia. Sul web, è considerato uno tra i migliori libri divulgativi per conoscere il popolo elvetico.</p>
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	<p>Jacopo Fo scrittore, regista, attore e fumettista. Ha collaborato con i mass media svizzeri.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/perche-gli-svizzeri-sono-piu-intelligenti/">Perchè gli svizzeri sono più intelligenti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Nuovi modi di distribuzione per il materiale di voto?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/nuovi-modi-di-distribuzione-per-il-materiale-di-voto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 16:28:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/EDA_Kurierhalle-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Gli Svizzeri all’estero possono votare solo quando il loro materiale di voto giunge nelle loro case per tempo. Ma la distribuzione, soprattutto durante la pandemia, rappresenta un’importante sfida logistica. La Confederazione e tre cantoni valutano ora nuovi modi di distribuzione. Per esaminare la possibilità di una distribuzione meno tardiva del materiale di voto, l’invio di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/EDA_Kurierhalle-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19930"  class="panel-layout" ><div id="pg-19930-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19930-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19930-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Gli Svizzeri all’estero possono votare solo quando il loro materiale di voto giunge nelle loro case per tempo. Ma la distribuzione, soprattutto durante la pandemia, rappresenta un’importante sfida logistica. La Confederazione e tre cantoni valutano ora nuovi modi di distribuzione.</p>
<p>Per esaminare la possibilità di una distribuzione meno tardiva del materiale di voto, l’invio di quest’ultimo per posta diplomatica è stato oggetto di un test nell’ambito di un progetto pilota in occasione della votazione popolare del 13 giugno 2021. Il test è stato accompagnato da un sondaggio. Vi hanno partecipato la Cancelleria federale e la Direzione consolare del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) nonché tre cantoni, Argovia, Ticino e Ginevra. Il progetto pilota si basa su un postulato del consigliere nazionale Andri Silberschmidt (PLR, ZH).</p>
<p>Quasi 1’600 Svizzeri all’estero che vivono in Australia, in Brasile e in Thailandia e politicamente domiciliati nei cantoni di Argovia, Ticino e Ginevra sono stati invitati a partecipare al sondaggio. Il materiale di voto è stato inviato alla prima metà dei votanti interrogati all’estero dalla Posta Svizzera, come d’abitudine. L’altra metà lo ha ricevuto, a titolo sperimentale, attraverso la rappresentanza svizzera del paese interessato. Una volta compilate le schede di voto, queste sono state rispedite dagli elettori direttamente al loro comune di voto, senza passare dalle rappresentanze svizzere.</p>
<p>La partecipazione al sondaggio ha raggiunto circa il 20%. I dati del sondaggio nonché i ritorni d’informazione delle autorità interessate devono attualmente essere raccolti e analizzati. Il confronto dei due sistemi di invio dovrebbe dare informazioni sull’efficacia e il costo della spedizione per posta diplomatica. Dopo la valutazione dei dati, sarà deciso se bisogna realizzare altri test nell’ambito del progetto pilota.</p>
<p>Il postulato di Andri Silberschmidt incarica il Consiglio federale di esaminare il ricorso alla posta diplomatica nell’ambito di un progetto pilota, ma anche di vedere se siano necessari altri adattamenti nell’invio del materiale di voto relativo alle votazioni federali agli Svizzeri all’estero. In risposta al postulato il Consiglio federale presenterà, entro la primavera 2023 al più tardi, un’analisi approfondita del progetto pilota nonché una riflessione su altre possibilità di miglioramento sotto la forma di un rapporto. (CF)</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Uno sguardo dietro le quinte</h3>
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	<p>Alla ricerca di nuovi modi di distribuzione per il materiale di voto (cf. testo principale), in giugno si è ricorso anche alla posta diplomatica. Ma cosa è la posta diplomatica?</p>
<p>La posta diplomatica è la piattaforma della circolazione dei documenti e delle merci tra la centrale del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Berna e le rappresentanze della Svizzera all’estero. L’uso della posta diplomatica si basa sulla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari del 1961, che è entrata in vigore nel 1964.</p>
<p>Il servizio di corriere diplomatico consegna la corrispondenza ufficiale tra la missione diplomatica nella rete estera e il ministero degli esteri dello Stato di invio, così come tra le altre missioni e consolati dello Stato di invio. Esso gode di uno statuto di inviolabilità e non deve essere aperto né intercettato dagli organi di controllo durante il suo trasporto.</p>
<p>Nella sede del DFAE a Berna, la corrispondenza diplomatica viene imballata come bagaglio diplomatico e dichiarata come tale. Secondo le disposizioni della Convenzione di Vienna, la borsa diplomatica può contenere solo documenti diplomatici o articoli destinati all’uso ufficiale. Il bagaglio diplomatico deve essere confezionato in un sacco o altro contenitore sigillato con piombo e contrassegnato come bagaglio diplomatico. Esso viene in seguito inviato all’estero per posta ordinaria o attraverso corrieri postali come DHL.</p>
<p>La posta diplomatica a Berna tratta ogni anno oltre 18’000 invii diplomatici in entrata e in uscita. Tutti questi invii rappresentano un peso di circa 160 tonnellate. (KD)</p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pgc-19930-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19930-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="2" ><div
			
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	<p>1 Il locale della posta del DFAE, dove la corrispondenza diplomatica viene accuratamente impacchettata</p>
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	<p>2 Il carico amministrativo è notevole: tutti gli invii in uscita vengono registrati.</p>
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	<p>3 Il bagaglio diplomatico viene imballato in un sacco verde e sigillato mediante piombo e in seguito contrassegnato con il marchio della posta diplomatica. Foto DR</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/nuovi-modi-di-distribuzione-per-il-materiale-di-voto/">Nuovi modi di distribuzione per il materiale di voto?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Voto elettronico: i lavori di ristrutturazione avanzano</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/voto-elettronico-i-lavori-di-ristrutturazione-avanzano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 16:20:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Bildschirm-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dalla metà di maggio 2019, non è più possibile votare per via elettronica in Svizzera. Gli elettori della “Quinta Svizzera” sono particolarmente penalizzati dalla sospensione dell’e-voting. Ma i lavori di ristrutturazione della fase di sperimentazione del voto elettronico avanzano. Le parole chiave sono “sicurezza” e “trasparenza”. Le esigenze poste al voto elettronico nel diritto federale</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/voto-elettronico-i-lavori-di-ristrutturazione-avanzano/">Voto elettronico: i lavori di ristrutturazione avanzano</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/Bildschirm-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19926"  class="panel-layout" ><div id="pg-19926-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19926-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19926-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dalla metà di maggio 2019, non è più possibile votare per via elettronica in Svizzera. Gli elettori della “Quinta Svizzera” sono particolarmente penalizzati dalla sospensione dell’e-voting. Ma i lavori di ristrutturazione della fase di sperimentazione del voto elettronico avanzano. Le parole chiave sono “sicurezza” e “trasparenza”.</p>
<p>Le esigenze poste al voto elettronico nel diritto federale sono attualmente rielaborate e il Consiglio federale ha aperto una procedura di consultazione sul tema. La ripresa dei test sarà sottoposta a nuove condizioni e saranno attuate misure propizie alla sicurezza.</p>
<p>Alcuni esperti ricercatori sono stati coinvolti a questa ristrutturazione nell’ambito di un vasto dialogo. In futuro, i sistemi dovranno poter essere sottoposti ad un costante controllo pubblico, e le informazioni necessarie a tale scopo saranno pubblicate (codice source, documentazione, rapporti d’audit, informazione concernente eventuali difetti). </p>
<p>Sono in atto programmi di bug bounty: i pareri legali saranno così ricompensati finanziariamente. Su mandato della Confederazione, degli esperti indipendenti esaminano se le esigenze di sicurezza sono rispettate. Lo scopo è di stabilire un processo di miglioramento continuo. Per sostenere questo processo continuerà ad essere rafforzata la collaborazione con gli ambienti scientifici.</p>
<p>In futuro, soltanto i sistemi di e-voting interamente verificabili potranno essere utilizzati. Potranno partecipare ai test di e-voting al massimo il 30% dei votanti per ogni cantone e il 10% per tutta la Svizzera. Il voto elettronico potrà essere proposto con accesso privilegiato, vale a dire senza essere contabilizzato nel calcolo delle percentuali massime, non solo agli Svizzeri all’estero, ma anche agli elettori in situazione di handicap. </p>
<p>La Confederazione, i cantoni e il fornitore del sistema, la Posta Svizzera, mettono già in vigore le nuove esigenze nell’ottica di una rapida ripresa della sperimentazione. La revisione delle basi legali non cambierà nulla alla ripartizione delle competenze giuridiche. I cantoni continueranno a decidere se intendono proporre il voto elettronico ai loro elettori e con quale sistema, mentre la Confederazione fisserà il quadro giuridico e fornirà le autorizzazioni.</p>
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	<p>Un’immagine del passato: la carta e il codice per accedere al sistema ginevrino di e-voting, invalidato nel 2019. La Confederazione lavora attualmente alla ristrutturazione del voto elettronico. Foto Keyston</p>
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		<title>La voce dei giovani Svizzeri all’estero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-voce-dei-giovani-svizzeri-allestero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 15:53:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/patch-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dibattiti animati e formazioni pratiche sono stati al centro del primo congresso dei giovani Svizzeri all’estero, mostrando chiaramente il loro interesse per la politica svizzera. Beninteso, i partecipanti al primo congresso dei giovani Svizzeri all’estero non avrebbero avuto niente in contrario ad un incontro in presenza: ma l’evento ha assunto – come molti altri –</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-voce-dei-giovani-svizzeri-allestero/">La voce dei giovani Svizzeri all’estero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/patch-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19910"  class="panel-layout" ><div id="pg-19910-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19910-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19910-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dibattiti animati e formazioni pratiche sono stati al centro del primo congresso dei giovani Svizzeri all’estero, mostrando chiaramente il loro interesse per la politica svizzera.</p>
<p>Beninteso, i partecipanti al primo congresso dei giovani Svizzeri all’estero non avrebbero avuto niente in contrario ad un incontro in presenza: ma l’evento ha assunto – come molti altri – una forma solo virtuale. Il suo formato si è però rivelato un colpo di fortuna, poiché ha permesso a giovani dei quattro angoli del mondo – dalla Francia all’Australia passando dallo Sri Lanka e dal Cile – di scambiare idee animate senza doversi sobbarcare eccessive spese di viaggio.</p>
<p><strong>Al centro dei dibattiti: il diritto di voto a 16 anni</strong></p>
<p>La partecipazione politica è stata uno dei temi centrali del congresso del 15 luglio, organizzato dal Servizio dei giovani dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) con il sostegno del Youth Parliament of Swiss Abroad (YPSA). Jacqueline Siffer (États-Unis), presidente dell’YPSA, ha evidenziato il tema affrontato nell’ultimo numero della «Revue Suisse»: i giovani di 16 anni sono abbastanza maturi per fare politica, o in altre parole per votare?</p>
<p>Questa tematica anima attualmente la Svizzera, dove il Canton Glarona ha già introdotto il diritto di voto a 16 anni. Un abbassamento generale del diritto di voto da 18 a 16 anni concernerebbe anche i giovani Svizzeri all’estero. L’idea potrà trovare una maggioranza? Il futuro ce lo dirà.</p>
<p>Nell’ambito del congresso dei giovani, le discussioni erano molto simili a quelle che avvengono in Svizzera tra giovani: lo spettro di opinioni era ampio. Il grande interesse per la partecipazione politica è indiscusso. I partecipanti al congresso favorevoli al diritto di voto a 16 anni hanno sostenuto che i giovani di oggi sono attivi da tempo a livello politico, ad esempio in materia di politica climatica. Se si tenesse conto del loro voto, si otterrebbe un’immagine più completa della società: «<em>Spesso, gli adolescenti hanno un altro punto di vista sulle cose</em>». Inoltre, essi sono particolarmente interessati dalle decisioni che riguardano il futuro. Infine, la maturità dei giovani di 16 anni o di 18 anni non è fondamentalmente differente. Questo parla a favore di un abbassamento dell’età in cui si può votare.</p>
<p>I partecipanti al congresso più scettici hanno sostenuto l’argomento che la loro realtà quotidiana non ha molto a che fare con quella della Svizzera. Numerosi giovani vivono in paesi nei quali non si vota regolarmente, contrariamente alla Svizzera e ai suoi quattro week-end di votazioni annuali. Molti non si sentono ancora pronti per pronunciarsi su votazioni complesse, evocando una mancanza di maturità e il rischio di lasciarsi influenzare.</p>
<p><strong>Votare caso per caso</strong></p>
<p>Bilancio dei dibattiti contraddittori: l’abbassamento dell’età che conferisce il diritto di voto è una buona opzione poiché in Svizzera non è obbligatorio votare. I giovani che si interessano ad un tema voterebbero, gli altri si asterrebbero. Ipotesi lanciata dall’assemblea: se si abbassasse l’età del diritto di voto, i giovani si interesserebbero probabilmente di più ai dibattiti politici: «<em>Ciò li incoraggerebbe ad approfondire i temi importanti</em>». Resta una sfida: la complessità dei documenti di voto. Ma questa lamentela si sente spesso anche in Svizzera da parte di coloro che hanno molto più di 16 anni.</p>
<p><strong>Easyvote per i principianti</strong></p>
<p>Effettivamente, i documenti di voto svizzeri non sono dei modelli di chiarezza. Al congresso dei giovani, Mona-Lisa Kole è intervenuta a tale proposito. Ha presentato il progetto Easyvote, che ha lo scopo di facilitare la partecipazione politica dai 18 ai 25 anni. Da una parte, Easyvote sostiene i parlamenti svizzeri dei giovani. Dall’altra parte, prima di ogni votazione federale, viene pubblicato un opuscolo informativo sui temi in votazione.</p>
<p><strong>Il paesaggio della formazione in Svizzera</strong></p>
<p>Durante il congresso, la direttrice di educationsuisse, Barbara Sulzer Smith, ha attirato l’attenzione del pubblico sull’offerta di formazione innovativa, diversificata e molto permeabile della Svizzera. E gli studenti di “Junior Entreprise Genève” hanno proposto una serie di consigli per l’entrata nel mondo del lavoro. Ad esempio, come presentare una candidatura perfetta per rispondere alle offerte d’impiego in Svizzera. Melanie Oesch, del gruppo di musica folcloristica “Oesch’s die Dritten”, ha dal canto suo rivelato alcuni segreti dell’arte dello jodel e, con l’aiuto della sua famiglia, offerto ai partecipanti un buon momento di divertimento.</p>
<p>Marie Bloch, la responsabile del Servizio dei giovani dell’OSE, trae un bilancio estremamente positivo dal congresso: «<em>Abbiamo potuto approfondire i nostri contatti con i giovani e sentito il loro interesse e il loro entusiasmo</em>». Nel frattempo è già prevista la prossima edizione del Congresso dei giovani che si terrà nel 2022.</p>
<p><em>Marc Lettau</em></p>
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	<p>Jacqueline Siffer ha condotto i dibattiti con brio</p>
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	<p>Marie Bloch ritiene che il congresso sia stato un successo</p>
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	<p>Melanie Oesch ha cantato lo jodel per il giovane pubblico del congresso</p>
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	<p>Mona-Lisa Kole fornisce spiegazioni ai giovani prima delle votazioni</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-voce-dei-giovani-svizzeri-allestero/">La voce dei giovani Svizzeri all’estero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rinnovato il Consiglio degli Svizzeri all’estero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/rinnovato-il-consiglio-degli-svizzeri-estero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 15:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/dicembre-2021-gazzetta-svizzera-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Rappresentano la voce politica della “Quinta Svizzera” e difendono i suoi interessi: sono i membri del Consiglio degli Svizzeri all’estero eletti per il periodo 2021-2025. Un buon terzo dei suoi membri all’estero siede per la prima volta nel Consiglio. E la quota delle donne raggiunge circa un terzo. SVIZZERA Hans Ambühl François Baur Roland Rino</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/rinnovato-il-consiglio-degli-svizzeri-estero/">Rinnovato il Consiglio degli Svizzeri all’estero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/11/dicembre-2021-gazzetta-svizzera-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19900"  class="panel-layout" ><div id="pg-19900-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19900-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19900-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Rappresentano la voce politica della “Quinta Svizzera” e difendono i suoi interessi: sono i membri del Consiglio degli Svizzeri all’estero eletti per il periodo 2021-2025. Un buon terzo dei suoi membri all’estero siede per la prima volta nel Consiglio. E la quota delle donne raggiunge circa un terzo.</p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pg-19900-1"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19900-1-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19900-1-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div
			
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	<p><strong>SVIZZERA</strong><br />
Hans Ambühl<br />
François Baur<br />
Roland Rino Büchel<br />
Giampiero Gianella (neu)<br />
Filippo Lombardi<br />
Lucas Metzger<br />
Isabelle Moret (zu bestätigen)<br />
Robert Reich<br />
Monika Rüegger<br />
Regula Rytz<br />
Elisabeth Schneider-Schneiter<br />
Sabina Schwarzenbach<br />
Carlo Sommaruga<br />
Ernst Erich Steinmann (neu)<br />
Jean-Pierre Stern<br />
Beatrice Weber<br />
Laurent Wehrli<br />
Sarah Wyss (neu)<br />
Peter Zschaler<br />
ein Sitz vakant</p>
</div>
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	<p><strong>SEGGI PER I GIOVANI</strong><br />
Luis Alberto Gostin Kramer, Cile (nuovo)<br />
Jacqueline Siffer, USA (nuovo)</p>
</div>
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	<p><strong>IL NUOVO COMITATO DELL’OSE</strong><br />
A partire dal 1o settembre 2021, fanno parte del Comitato dell’OSE le seguenti persone:<br />
Filippo Lombardi, Svizzera, Presidente (nuovo)<br />
Dominique Baccaunaud Vuillemin, Francia (nuovo)<br />
Gian Franco Definti, Italia<br />
Helen Freiermuth, Turchia (nuovo)<br />
Albert Eduard Küng, Germania (nuovo)<br />
Lucas Metzger, Svizzera<br />
David W. Mörker, USA<br />
Franz Muheim, Regno Unito<br />
Carlo Sommaruga, Svizzera<br />
Carmen Trochsler, Australia (nuovo)<br />
Laurent Wehrli, Svizzera</p>
</div>
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