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	<title>Edizione Giugno 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Giugno 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Giugno 2020</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-giugno-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 21:49:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori, questi tempi sono tutto fuorché normali. La crisi legata al coronavirus ha modificato le nostre abitudini, cancellato i nostri programmi e ci ha costretti a reinventarci in molti campi della nostra vita. La domanda più posta in queste settimane è senz’altro quella del “quando finirà tutto e si potrà tornare alla</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>questi tempi sono tutto fuorché normali. La crisi legata al coronavirus ha modificato le nostre abitudini, cancellato i nostri programmi e ci ha costretti a reinventarci in molti campi della nostra vita. La domanda più posta in queste settimane è senz’altro quella del “quando finirà tutto e si potrà tornare alla vita di prima”? Ma probabilmente ne va aggiunta un’altra, altrettanto importante: “Una volta che tutto sarà finito, si ritornerà alla vita di prima”? Il dubbio è lecito. Anche perché tra tutti i fastidi, dolori e drammi che la crisi sta comportando, questa ci ha mostrato anche nuove vie. Nuove vie per comunicare, per stare insieme. Lo hanno dimostrato in modo impressionante i ragazzi dell’Unione Giovani Svizzeri che in quattro e quattr’otto hanno organizzato un Congresso online per discutere di tecnologia e presenza professionale online. Il risultato? Oltre 800 iscritti, un risultato impensabile per un “congresso tradizionale”. A chi l’incertezza del futuro spaventa resti sereno: in questa edizione di Gazzetta ritornano le consolidate rubriche più amate. Buona lettura!</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>REDATTORE</em></p>
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		<title>Un congresso con numeri da capogiro</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-congresso-con-numeri-da-capogiro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 21:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Il-coronavirus-non-ferma-gli-Svizzeri-in-Italia-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Grande successo per l’Unione Giovani Svizzeri (UGS) e il congresso intitolato “Presenza professionale online e mondo social” 16 maggio 2020 - 860 iscritti, una risposta al Covid-19 al di sopra di tutte le aspettative: giovani e meno giovani, svizzeri e italiani. L’interesse nei confronti del congresso organizzato dall’Unione Giovani svizzeri ha sorpreso anche i diretti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Il-coronavirus-non-ferma-gli-Svizzeri-in-Italia-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17202"  class="panel-layout" ><div id="pg-17202-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17202-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17202-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Grande successo per l’Unione Giovani Svizzeri (UGS) e il congresso intitolato “Presenza professionale online e mondo social”</strong></p>
<p>16 maggio 2020 - 860 iscritti, una risposta al Covid-19 al di sopra di tutte le aspettative: giovani e meno giovani, svizzeri e italiani. L’interesse nei confronti del congresso organizzato dall’Unione Giovani svizzeri ha sorpreso anche i diretti interessati. Il tema della presenza professionale online ha suscitato la curiosità di esponenti di tutte le generazioni.</p>
<p>Angela Katsikantamis e Bianca Rubino – condottiere attraverso il pomeriggio – hanno salutato il pubblico presentando l’UGS e informando come finora siano stati svolti vari congressi che hanno raccolto importanti riscontri, ma che nessun evento ha mai raggiunto i numeri di questo congresso-webinario. Quest’ultimo ha potuto contare sulla presenza di partecipanti da tutto il mondo, dalla Cina, dalla Polinesia francese, dalla Germania alla Spagna.</p>
<p>I partecipanti sono stati integrati direttamente nell’evento attraverso una chat che ha permesso di intervenire in diretta e ha dato l’opportunità agli oratori di rispondere ad alcune delle centinaia di domande poste.</p>
<p>In occasione dei saluti istituzionali Rita Adam, Ambasciatrice di Svizzera in Italia, ha ricordato l’importanza della comunità svizzera in Italia. Il legame storico e stretto tra i due paesi è rafforzato dalla presenza di circa 50’000 Svizzeri in Italia. Questa comunità si contraddistingue in particolare per il fatto che c’è una nuova generazione che si sta mobilitando in modo eccezionale. Questo non è per nulla scontato, secondo l’esperienza ventennale dell’Ambasciatrice. La presenza e il dinamismo sono straordinari e non a caso è stato formato il primo gruppo di giovani elvetici all’estero. Questo dinamismo è dimostrato già in occasione del Congresso a Venezia, durante il quale l’UGS in poche ore ha trovato soluzioni all’alta marea che ha impossibilità lo svolgimento previsto originariamente. Adam si rallegra del successo degli UGS: “Oltre 800 iscritti sono un numero importante: non è cosa quotidiana nemmeno per un ambasciatore poter parlare davanti a così tante persone”.</p>
<p>Adam ha concluso rimarcando come si stia uscendo da un periodo molto particolare e come il tema del congresso sia di grande attualità e lei stessa si è detta curiosa di imparare molte cose.</p>
<p>La palla è poi passata nel campo di Irène Beutler-Fauguel, Presidente del Collegamento Svizzero in Italia, il cui Congresso avrebbe dovuto tenersi proprio lo stesso weekend a Firenze. La presidente ha illustrato come il Collegamento raggruppi oltre 60 istituzioni, tra cui scuole, circoli, chiese e ha spiegato come cerca di aiutare gli Svizzeri in Italia attraverso i diversi servizi. Anche il legame con la Confederazione viene assicurato dal Collegamento, attraverso 6 Delegati nel Consiglio degli Svizzeri all’estero, che si incontrano in questo contesto con i rappresentanti elvetici di altre regioni del mondo. Beutler-Fauguel si è poi dichiarata molto fiera della sua “costola” giovane dell’UGS e delle sue attività.</p>
<p>In seguito, Ruth Von Gunten di educationsuisse – penna apprezzata e conosciuta dalla Gazzetta Svizzera – ha messo l’accento sul ruolo dell’istituzione da lei rappresentata e delle 18 scuole svizzere associate. Si tratta di un servizio di consulenza a 360° per i giovani svizzeri all’estero che vogliono raggiungere la Svizzera per la propria formazione scolastica, per gli studi universitari o per degli stage. A disposizione vi sono anche dei fondi per il supporto finanziario.<br />
Entrati nel vivo del Congresso ha preso la parola Sara Malaguti, imprenditrice digitale, communication &amp; digital strategist che si occupa di dare consulenza ad aziende nelle proprie strategie digitali. La sua esperienza è partita nel 2009, quando appena laureata in periodo di crisi, ha ricevuto una chiamata dalla Borsa di Milano dove ha svolto le prime esperienze nel marketing e ha imparato un metodo di lavoro. Contemporaneamente la sua energia intellettuale – “mi dicevano che ero un vulcano” – l’ha portata a mettersi in proprio e prendere in mano il proprio destino.</p>
<p>La creazione di un blog di successo la riconduce alla sua volontà di far incontrare le persone e alla sua convinzione che sia necessaria una condivisione massima di contenuti. “Le persone vengono attratte dai contenuti. Più riesci a dimostrare valore, più attirerai persone”</p>
<p>Il digitale, secondo Malaguti, non è la panacea a tutti i mali, ma uno strumento giusto se si lavora in modo differenziato. La presenza sui social presuppone sempre un obiettivo: esserci perché ci sono tutti non serve. Secondo lei, un grande vantaggio del digitale è quello di poter stare all’ascolto dei propri clienti. Per chi è alle prime armi consiglia di fare prima di tutto un’analisi e poi una scelta dei canali. Insomma, occorre capire chi si vuole raggiungere e solo dopo definire la propria strategia. ¨Il suo social media preferito? Instragram perché punta molto sulla fotografia. Ma qualsiasi sia il canale scelto, per avere successo occorre del tempo. Nessuno creda di poter guadagnare soldi a breve termine. Occorre fiducia e tempo e capire se il pubblico è pronto. E soprattutto la costanza: la costanza premia con il successo.</p>
<p>Secondo Malaguti la crisi attuale legata al coronavirus aumenterà ulteriormente la dinamica e la necessità di una presenza (anche) online. A rischio sono le generazioni ancora abbastanza distanti dalla pensione ma con un’affinità ridotta nei confronti delle tecnologie. “Servirebbe una formazione di base” ma la responsabilità di questa non può essere lasciata al singolo ma è il sistema che deve prevederla. “La crisi lascerà indietro tanti e nasceranno molti bisogni, e quindi molte opportunità”. Il coronamento del sui sogno? “Portare il digitale a beneficio di tutti”, ha concluso l’imprenditrice.</p>
<p>Come gestire la propria presenza su LinkedIn? Ne ha parlato da Bruxelles Federica Margheri, Career Development Specialist. Margheri è al contempo presidente di Project 668, un’associazione nata nel 2012, che agisce nell’ambito della disoccupazione giovanile e dello sviluppo di carriera.</p>
<p>Margheri evidenzia come in poche settimane la nostra vita sia passata dall’offline all’online ma al contempo che questa crisi si tradurrà in disoccupazione e difficoltà. La specialista ritiene che parlare di presenza professionale online sia sinonimo di parlare di LinkedIn, un social network dove si indicano le proprie esperienze professionali, “una sorta di curriculum online”. Occorre anche in questo caso interrogarsi su qualche immagine che si vuole trasmettere per presentarsi da un punto di vista professionale, e a chi vogliamo rivolgerci. “Mostrarsi in costume in spiaggia con gli amici” non è la soluzione migliore”. Man mano che le esperienze aumentano queste vanno aggiunte, “taggando” i propri datori di lavoro o le istituzioni presso le quali si ha studiato o lavorato.</p>
<p>Anche la lingua è molto importante o l’utilizzo degli hashtags, anche se questi non sono retti da una scienza concreta. In caso di condivisione di contenuti, invece, sarebbe secondo Margheri opportuno aggiungere una propria didascalia, un commento. LinkedIn è particolarmente importante per le connessioni con colleghi, ex compagni di studio o potenziali datori di lavoro. Soprattutto per chi è all’inizio di carriera, LinkedIn offre l’opportunità di porre domande a figure professionali già nel mondo del lavoro. Molte sono state le domande poste, in particolare su come profilarsi al meglio nei confronti di un potenziale datore di lavoro. Le puntuali risposte hanno permesso ai partecipanti di assistere ad un vero e proprio corso online su LinkedIn.</p>
<p>Tra le “guest star” del pomeriggio ha preso la parola la Prof. Silvia Vianello, già nominata tra le 100 donne Italiane di maggior successo al mondo.<br />
“La vita è quello che accade mentre sei impegnato con altri programmi”; ha debuttato con questa citazione la Professoressa, evidenziando come non sia possibile programmare e pianificare una carriera professionale. E sottolinea come oggi sia più che mai rilevante Darwin che ci ha insegnato che sopravvive la specie che è più in grado di adattarsi, e non quella più forte.</p>
<p>Vianello ricorda quando all’inizio della sua carriera pianificava tutto, ciò che è così difficile da single e da giovani. In seguito, anche complice il matrimonio, questa pianificazione si fa più complicata. Seguendo il marito a Dubai si sono aperte nuove prospettive: un suo ex studente in Bocconi era responsabile marketing di Maserati, ciò che le ha permesso di continuare la sua carriera fuori dall’Italia. “Se mi fossi fossilizzata a Milano mi sarei persa molte possibilità” ha affermato aggiungendo che trova lavoro chi è in grado di adattarsi; questa è una realtà ancora maggiore in questi tempi.</p>
<p>Secondo la professoressa l’Europa sta soffrendo molto questa crisi perché negli ultimi decenni è stata resistente ai cambiamenti. A Dubai, racconta, esiste il ministro della felicità, che si occupa che le persone siano più felici nella loro attività lavorativa. Questa capacità di cambiare e aggiornarsi fa si che la crisi oggi sia meno devastante. In Italia Vianello vede ancora molta resistenza per quello che riguarda la capacità di utilizzo di nuovi strumenti che sono a disposizione. Secondo lei la paura delle nuove tecnologie che sostituiscono l’uomo nel lavoro è infondata. Le tecnologie semmai aiutano ad avere più tempo libero.</p>
<p>La Prof. Vianello ha poi elencato diversi errori “comuni” nell’utilizzo di canali come LinkedIn e parlato di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale che sono in grado di aumentare le possibilità che la persona giusta trovi il posto giusto.</p>
<p>Nelle sue lezioni la Professoressa offre ampie panoramiche sugli strumenti di intelligenza artificiale, che purtroppo fanno molto paura. Se un medico ha paura che un robot lo sostituisca nel fare le operazioni sbaglia. Verrà sostituito da un medico in grado di padroneggiare l’intelligenza artificiale. Lo stesso vale per un responsabile marketing. L’invito, insomma è di affrontare di petto il futuro e quello che ci riserva. Un messaggio particolarmente forte in questo periodo di incertezze. E conclude a sua volta “siate generosi nei contenuti”.</p>
<p><strong>“Le persone vengono attratte dai contenuti. Più riesci a dimostrare valore, più attirerai persone”</strong></p>
<p><strong>“L’Europa sta soffrendo molto questa crisi perché negli ultimi decenni è stata resistente ai cambiamenti”.</strong></p>
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	<p>Angela Katiskantamis e Bianca Rubino hanno assicurato la moderazione del 1° congresso online degli UGS.</p>
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	<p>Rita Adam, Ambasciatrice di Svizzera in Italia, nel suo intervento di benvenuto ai partecipanti del congresso.</p>
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	<p>Sara Malaguti, imprenditrice digitale afferma: per essere sui social occorre prima un obiettivo che si vuole raggiungere attraverso questi canali.</p>
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	<p>Durante il congresso è stato possibile intervenire attraverso una funzione chat in youtube: centinaia le domande poste durante il pomeriggio.</p>
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	<p>Un momento durante la presentazione da parte di Federica Margheri (in alto a sinistra).</p>
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	<p>La professoressa Silvia Vianello è intervenuta direttamente da Dubai, la sua patria d’adozione.</p>
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		<item>
		<title>Ingresso in Italia ai tempi della pandemia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ingresso-in-italia-ai-tempi-della-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 20:58:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Covid-19 e l’ingresso in Italia di cittadini svizzeri Egregio Avvocato, sono una cittadina svizzera e mi trovo ospite in Ticino da quando è scoppiata l’epidemia del Coronavirus e da quando l’Italia, così come molta parte degli Stati europei, sono stati chiusi e sono state imposte quarantene e rigide misura sanitarie. Le confesso che non mi</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ingresso-in-italia-ai-tempi-della-pandemia/">Ingresso in Italia ai tempi della pandemia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17199"  class="panel-layout" ><div id="pg-17199-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17199-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17199-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Covid-19 e l’ingresso in Italia di cittadini svizzeri</strong></p>
<p>Egregio Avvocato,<br />
sono una cittadina svizzera e mi trovo ospite in Ticino da quando è scoppiata l’epidemia del Coronavirus e da quando l’Italia, così come molta parte degli Stati europei, sono stati chiusi e sono state imposte quarantene e rigide misura sanitarie.</p>
<p>Le confesso che non mi è dispiaciuto trovarmi in Svizzera mentre abbiamo dovuto assistere alla tragedia che ha colpito l’Italia e gli italiani, soprattutto delle regioni del Nord, e in particolare la Lombardia. Il numero di contagiati, di malati e di morti mi ha molto spaventata e sinceramente non mi sarei per nulla sentita sicura a tornare in Lombardia con quello che stava succedendo. Io ancora oggi resterei tranquillamente qui con il mio compagno, il mio lago e le mie montagne.</p>
<p>Le spiego però il mio problema. Sono stata citata dal Tribunale come testimone in Italia e non so come fare. Ho paura che se passo la frontiera poi sono obbligata a fare la quarantena in Italia e quindi non potrei comunque andare al processo.</p>
<p>O devo entrare in Italia due settimane prima del processo per fare la quarantena?</p>
<p>E poi quando rientro in Svizzera? Mi fanno fare una quarantena anche qui perché vengo dall’Italia?</p>
<p>La prego di aiutarmi e darmi un consiglio su cosa è meglio nel mio caso. Un grazie per tutto quello che fa per noi svizzeri.</p>
<p>Un cordialissimo saluto<br />
<em>M.R-F. (località ignota)</em></p>
<hr />
<p>Gentile Lettrice,<br />
La ringrazio molto della Sua lettera, particolarmente attuale e di sicuro interesse anche per altri nostri compatrioti che magari hanno problemi analoghi ai Suoi e si interrogano come Lei su cosa fare.<br />
La Sua vicenda mi ha subito ricordato il romanzo di Gabriel Garcia Marquéz: “L’amore ai tempi del colera”, visto che tutti noi stiamo vivendo un’epopea di passione, anche se magari diverse dalla Sua.</p>
<p>La questione che Lei mi sottopone è di non facile risoluzione.<br />
Come certamente saprà, sono stati emanati in merito una serie nutritissima di provvedimenti normativi a vario livello che si sono succeduti nel tempo. Innanzitutto vi sono stati vari Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (i famosi DPCM), poi sono intervenuti decreti-legge ed anche decreti di singoli Ministeri, come quelli della Salute o dell’Interno. Infine sono state emanate numerose Ordinanze Regionali, con contenuti molto diversi l’una dall’altra e da regione a regione, e della Protezione Civile.<br />
La risposta al Suo quesito, quindi, in realtà dipende dal momento in cui si pone la domanda e in parte dal luogo ove si vorrebbe o dovrebbe andare. Ci limiteremo in questa sede, anche per la mancanza di dettagli geografici ma anche di spazio, a riepilogare la disciplina generale e di carattere nazionale, trascurando le disposizioni specificamente regionali.</p>
<p>Inizialmente, all’emanazione del DPCM 8 marzo 2020 e del DPCM 9 marzo 2020, i primi del c.d. “lockdown” per intenderci, la facoltà di far ritorno al proprio domicilio o residenza in Italia era espressamente consentita, anche per chi proveniva dall’estero.<br />
Poi con l’emanazione del DPCM 22 marzo 2020 (art. 1, comma 1, lett. b) c’è stato un momento in cui questo non è stato più possibile (anche per evitare esodi incontrollati da una città all’altra e da una regione all’altra).</p>
<p>Sono poi state persino sospese in tutta Europa le disposizioni del Trattato di Schengen, come Lei stessa ricordava.<br />
Attualmente la situazione sta tornando ad una parziale normalità ma vi sono tuttora rilevanti restrizioni alla libertà di movimento, motivate sempre da ragioni sanitarie.<br />
Infatti l’Italia – in linea di massima – allo stato attuale non consente l’ingresso libero dall’estero in Italia.<br />
Un fondamentale limite in vigore già con riguardo alla mobilità in Italia, reiterato da ultimo con il DPCM 26 aprile 2020, è stabilito all’art. 1, comma 1, lett. a) – Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale –, a norma del quale, sull’intero territorio nazionale: “sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute; in ogni caso, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.</p>
<p>Lo stesso provvedimento ha reintrodotto alla medesima disposizione il diritto a far rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.<br />
Per tutti coloro, poi, che intendano in particolare fare ingresso in Italia dall’estero, l’art. 4 – Disposizioni in materia di ingresso in Italia – del DPCM 26.4.2020 chiarisce che gli spostamenti consentiti “per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute” richiedono l'obbligo di denuncia all'Asl competente e l'autoisolamento fiduciario a casa per un periodo di 14 giorni, sia che ci si muova tramite trasporto di linea aereo, marittimo, lacuale, ferroviario o terrestre, sia che ci si muova tramite mezzo privato.</p>
<p>Tuttavia, in parziale deroga a quanto sopra, l’art. 5 – Transiti e soggiorni di breve durata in Italia – del DPCM 26.4.2020 prevede una eccezione per l'ingresso nel territorio dello Stato ma solo per documentati motivi di lavoro e per un periodo di tempo ristretto non superiore a 72 ore (prorogabili di altre 48 ore, quindi per un periodo massimo di 5 giorni).</p>
<p>In caso contrario, scatta la quarantena obbligatoria. Da questi vincoli sono espressamente esclusi solo lavoratori transfrontalieri, personale sanitario ed equipaggi per il trasporto di passeggeri e merci.</p>
<p>È evidente che il Suo caso non rientra in questa casistica. Infatti quello del testimone non è un lavoro (anche se qualcuno in passato ha provato a farlo diventare tale).<br />
Nemmeno ritengo che Lei rientri nelle categorie delle eccezioni rappresentate dei frontalieri, del personale sanitario o di equipaggio per i trasporti. Tuttavia se fosse residente in Italia, Le sarebbe consentito fare rientro in Italia.<br />
Questo lo stato alla data del 17 maggio 2020. Infatti, è di questi giorni l’emanazione, peraltro già annunciata da tempo del nuovo DPCM 17.5.2020 che, in termini generali, ha ulteriormente allentato la situazione.</p>
<p>Tutto ciò vale naturalmente solo sino ai primi di giugno, quando, a quanto pare, le maglie si allargheranno ancora e si potrà viaggiare non solo tra regioni ma anche attraversare la frontiera (o almeno alcune frontiere). In linea generale, dunque, dal 17 maggio fino al 3 giugno 2020, l’Italia, continuerà a non consentire l’ingresso libero e generalizzato dall’estero nel nostro Paese ma dopo riprenderà un’ampia circolazione con i Paesi europei.<br />
Difatti, stando a quanto stabilito dall’art. 6, comma – Ulteriori disposizioni in materia di spostamenti da e per l’estero – del DPCM 17.5.2020, solo “a decorrere dal 3 giugno 2020, fatte salve le limitazioni disposte per specifiche aree del territorio nazionale …,” nonché “…alla provenienza da specifici Stati e territori…”, non sono più soggetti ad alcuna limitazione gli spostamenti da e per i seguenti Stati:<br />
a) Stati membri dell'Unione Europea;<br />
b) Stati parte dell'accordo di Schengen (tra i quali dal 2008 rientra la Svizzera);<br />
c) Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord;<br />
d) Andorra, Principato di Monaco;<br />
e) Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano”.</p>
<p>Pertanto, tutti coloro che vorranno fare ingresso in Italia prima di tale data, dovranno attenersi al DPCM 17.5.2020, il quale all’art. 4 - Disposizioni in materia di ingresso in Italia, reca le stesse regole del precedente DPCM 26.4.2020, consentendolo solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute, con l'obbligo di denuncia all'Asl competente ed all'autoisolamento fiduciario a casa per 14 giorni, quale che sia il mezzo di trasporto utilizzato.<br />
Sempre in deroga a quanto stabilito dall’art. 4, il DPCM 17.5.2020 all’art. 5 – Transiti e soggiorni di breve durata in Italia – prevede delle eccezioni più ampie per<br />
l'ingresso nel territorio dello Stato, purchè per brevi periodi:<br />
• per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute e per un periodo di tempo ristretto non superiore a 72 ore (prorogabili al massimo di altre 48 ore), nel caso di spostamenti tramite trasporto di linea aereo, marittimo, lacuale, ferroviario o terrestre (ex articolo 1, comma 4, del D.L. n. 33/2020);<br />
• esclusivamente per comprovate esigenze lavorative e per un periodo di tempo ristretto, anche in questo caso non superiore a 72 ore (prorogabili di altre 48 ore), nel caso di spostamenti tramite mezzi privati.</p>
<p>Nel caso in cui, alla scadenza dei cinque giorni, non si sia ancora abbandonato il Paese, scatta, come già previsto in precedenza, la quarantena obbligatoria.<br />
E dunque, anche dopo l’ultimo provvedimento, la Sua situazione non è mutata, non rientrando l’ufficio del testimone nelle ipotesi consentite.</p>
<p>Il problema attualmente non si porrebbe invece all’inverso, per il rientro nella Confederazione Elvetica, sia perché come cittadina svizzera ha diritto di rientrare in Patria, sia perché dalla metà di maggio molte restrizioni in Svizzera non vi sono più.</p>
<p>Detto questo, segnalo, da ultimo, ma non per importanza, che è necessario considerare anche il fattore dell’età.<br />
Non le chiederò naturalmente la Sua di età ma mi limiterò a segnalare genericamente che i soggetti “non più giovani” o “diversamente giovani” over 65 appartengono alle cosiddette “categorie a rischio”.</p>
<p>Sul sito del Ministero della Salute vi è un’apposita scheda contenente le raccomandazioni che tali soggetti sono tenuti a seguire: evitare i luoghi affollati, restare a casa il più possibile e, soprattutto, limitare gli spostamenti allo stretto necessario (http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&amp;menu=notizie&amp;p=dalministero&amp;id=4172. In tali casi sarebbe, se non vietata, certamente sconsigliabile e non opportuna una trasferta in Italia.</p>
<p>Dunque, dal canto mio Le suggerirei di non viaggiare e di restare per ora con il Suo compagno, in riva al lago o sul cucuzzolo della montagna.<br />
Vale la pena però trasmettere una comunicazione al Tribunale che le ha inviato la citazione, segnalando la Sua oggettiva impossibilità di entrare in Italia, e dunque come testimone di raggiungere il Tribunale per l’incombente, trovandosi Lei in Svizzera.</p>
<p>Spero di avere risposto in maniera esauriente ai Suoi dubbi. Con l’occasione saluto Lei ed i nostri affezionati Lettori con l’augurio a tutti di mantenersi in buona salute.<br />
Stay safe.</p>
<p><em>(Avv. Markus W. Wiget)</em></p>
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		<title>A proposito di assistenza sanitaria per pensionati AVS</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/a-proposito-di-assistenza-sanitaria-per-pensionati-avs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 20:43:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Previdenziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/05/rubrica-previdenziale-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Diverse lettere su questo tema ci hanno convinto a riesaminare in dettaglio la situazione delle assicurazioni per l’assistenza sanitaria degli svizzeri mononazionali che godono di pensione svizzera ma non di pensione italiana. La situazione è molto complessa perché l’UE stabilisce l’obbligatorietà dell’assicurazione sanitaria per ogni abitante (esattamente come in Svizzera), ma la legislazione della sanità</p>
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	<p>Diverse lettere su questo tema ci hanno convinto a riesaminare in dettaglio la situazione delle assicurazioni per l’assistenza sanitaria degli svizzeri mononazionali che godono di pensione svizzera ma non di pensione italiana.</p>
<p>La situazione è molto complessa perché l’UE stabilisce l’obbligatorietà dell’assicurazione sanitaria per ogni abitante (esattamente come in Svizzera), ma la legislazione della sanità è rimasta a carico di ogni singola nazione. In qualche caso, le regole dell’assicurazione svizzera sono in contrasto con quelle italiane, il che rende difficile le decisioni da prendere (e i nostri consigli). Sul lato italiano le regole incominciano ad essere abbastanza uniformi (abbastanza perché la sanità è materia regionale), mentre negli anni passati succedeva spesso che ogni ASL interpretava la legge in modo diverso – talvolta sbagliando in favore degli interessati.</p>
<p>Incominciamo da capo: Il pensionato svizzero che intende emigrare in Italia deve decidere - prima di poter prendere residenza nel comune italiano – come assicurarsi contro la malattia:</p>
<p>1. La soluzione che la Svizzera considera obbligatoria: Assicurarsi presso una cassa malattia svizzera che offre la copertura per residenti in Italia (far includere espressamente anche l’infortunio). Non tutte le casse malattia offrono questa possibilità e le tariffe variano molto da cassa a cassa per sostanzialmente la stessa prestazione. Una lista di queste casse con le tariffe si trova sotto https://www.priminfo.admin.ch/it/eu_efta (scaricare il pdf sotto “Download panoramica premi 2020”), consultare pagina 43 premi per l’Italia. In questo caso chiedere alla cassa scelta il rilascio del modulo S1 che andrà presentato al comune di residenza. Questa copertura dà il diritto di farsi trattare sia in Italia che in Svizzera nonché trattamenti di urgenza negli altri stati CE e SEE (Islanda, Norvegia, Liechtenstein). L’offerta della KPT ci sembra una tra le più raccomandabili per prestazioni, costo e servizio offerto.</p>
<p>Persone con reddito modesto (se il premio supera del 6% il reddito lordo e il patrimonio è inferiore a CHF 100’000) possono richiedere una riduzione del premio a LAMal. Modulo sotto https://www.kvg.org/api/rm/Q8KU46WU987Y633.</p>
<p>È caldamente consigliato prendere la decisione sull’assicurazione malattia prima di lasciare la Svizzera sia per la facilità di avere informazioni sia per evitare difficoltà per ottenere la residenza in Italia.</p>
<p>Anche se la Svizzera lo ignora, questo obbligo non sussiste per le persone che hanno anche la nazionalità italiana, perché loro possono iscriversi subito al SSN. Loro hanno tre mesi di tempo per chiedere l’esenzione dall’obbligo di assicurazione in Svizzera, presentando entro tre mesi dall’aver preso residenza in Italia a LAMal, Industriestrasse 78, CH-4600 Olten il modulo di esenzione dell’obbligo è scaricabile sotto https://www.kvg.org/it/richiesta-ed-esenzione-online-_content---1--3097.html con diversi allegati, in particolare la conferma dell’iscrizione dell’assicuratore italiano e la notificazione di partenza del comune di residenza in Svizzera.</p>
<p>2. Esiste un diritto di opzione concordato tra l’Italia e la Svizzera per la scelta di assicurarsi in Italia o in Svizzera che però è praticamente da scartare per i mononazionali svizzeri. Infatti, l’Italia, con Nota del Ministero della Salute del 3 agosto 2007, delibera che i cittadini europei (e quindi, in seguito all’accordo sulla libera circolazione, anche i cittadini svizzeri) possono iscriversi al SSN soltanto dopo 5 anni di ininterrotta residenza in Italia. La Svizzera concede – senza possibilità di appello – il diritto di opzione una sola volta, al momento dell’emigrazione.</p>
<p>L’Italia offre la possibilità di iscriversi al SSN facoltativo con un contributo del 7% del reddito circa, ma senza poter ottenere la carta TEAM e quindi senza l’assistenza sanitaria d’urgenza durante i soggiorni in Svizzera o altri paesi UE e SEE. Al costo della volontaria va quindi aggiunto il costo di un’assicurazione per la copertura sanitaria all’estero. Questa soluzione può forse convenire a chi gode di pensione molto modesta. Inoltre, ASL piccole non sempre conoscono questa possibilità, e il tempo d’opzione dei tre mesi può passare prima di aver chiesto l’esenzione a LAMal.</p>
<p>3. Esiste infine la possibilità teorica di assicurarsi in Italia privatamente con prestazioni identiche alla copertura offerta dal SSN. Ci sono varie compagnie d’assicurazione italiane che offrono questa copertura (al seguente link, una lista comparativa delle principali polizze in commercio: https://www.facile.it/assicurazioni/guida/assicurazione-salute-come-funziona-cosa-copre.html#). Ottenere poi dall’ASL entro il termine di tre mesi la conferma scritta che questa copertura corrisponde ai requisiti ci sembra un’impresa ardua.</p>
<p>Tutto sommato, per i mononazionali svizzeri pensionati conviene, a nostro parere, mettere il cuore in pace e assicurarsi con una cassa malattia svizzera per tutto il tempo che resteranno in Italia. Soprattutto ad una certa età poter scegliere liberamente se farsi curare in Italia piuttosto che in Svizzera può tranquillizzare.<br />
Le stesse regole valgono, al momento di maturare l’AVS svizzera, per le persone che sono emigrate in Italia prima dell’età di pensione e che non hanno mai contribuito ad una previdenza sociale italiana. Anche loro hanno tre mesi di tempo dal momento della maturazione del loro diritto all’AVS per decidere per un’assicurazione diversa da quella svizzera.</p>
<p><em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
</div>
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		<title>«Il carattere nostalgico e introspettivo rimane ancora oggi una delle componenti importanti delle mie composizioni»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-carattere-nostalgico-e-introspettivo-rimane-ancora-oggi-una-delle-componenti-importanti-delle-mie-composizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 20:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Sebalter-001-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Intervista esclusiva della Gazzetta Svizzera a Sebalter Sebastiano Pau-Lessi, in arte Sebalter. Chi è Sebalter e come è mutato nel corso degli anni e cosa invece lo accompagna dalla “nascita”. Sebalter è nato nel mio periodo liceale come alter ego musicale di Sebastiano Paù-Lessi. Sono sempre stato uno studente ligio e interessato alle materie scolastiche</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Sebalter-001-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17189"  class="panel-layout" ><div id="pg-17189-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17189-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17189-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Intervista esclusiva della Gazzetta Svizzera a Sebalter</strong></p>
<p><strong>Sebastiano Pau-Lessi, in arte Sebalter. Chi è Sebalter e come è mutato nel corso degli anni e cosa invece lo accompagna dalla “nascita”.</strong><br />
Sebalter è nato nel mio periodo liceale come alter ego musicale di Sebastiano Paù-Lessi. Sono sempre stato uno studente ligio e interessato alle materie scolastiche (ma non tutte, avevo una predisposizione per le materie umanistiche, ed ero invece molto più restio ad apprendere le discipline scientifiche) e con questo alter ego ho voluto creare uno spazio creativo dove potessi liberare il mio lato più artistico e selvaggio. Quegli anni (a partire dai 15-16 anni) sono stati molto importanti dal punto di vista musicale. Iniziai a suonare il violino in tenera età (sei anni, in prima elementare) e cominciai a muovermi nel mondo dei cantautori verso i 14 anni, ma solamente ad inizio liceo ho iniziato a coltivare sogni musicali impellenti. In quegli anni ho scritto le mie prime canzoni, ho fondato le mie prime band, ho imparato a suonare la chitarra, strumento che mi ha aiutato moltissimo nella composizione delle mie canzoni. Sempre in quel periodo ho scoperto la musica irlandese, e sono riuscito a trovare uno spazio per il violino che esulasse dal mondo della musica classica. Quello è stato il momento della nascita, un insieme di circostanze che hanno innescato un processo musicale che perdura tuttora. All’inizio ero molto affascinato dalla potenza, e dall’esuberanza che la musica mi trasmetteva. Suonavo in gruppi Metal e adoravo fare assoli velocissimi con il violino. Un’altra componente molto forte era quella del romanticismo e della nostalgia. Credo che negli anni abbia un po’ lasciato il mondo della velocità e della potenza, mentre il carattere nostalgico e introspettivo è rimasto, si è evoluto, e rimane ancora oggi una delle componenti importanti delle mie composizioni. Un altro elemento che rimane è quello della melodia. Le melodie sono importantissime per me, devono sempre avere una sorta di risonanza, devono incollarsi alle pareti delle orecchie per non abbandonarle mai. È così dal principio, e così rimane tutt’oggi. Dal punto di vista dei testi, ho sempre scritto molto, moltissimo, e tutto parte dalle domande che uno si pone. La chiave è la curiosità. Sono sempre stato molto curioso, e ho sempre cercato di capire. Il processo della comprensione è tortuoso, perché l’umanità è complicata. E quindi le domande rimangono, si sommano, mutano consistenza. Tutto ciò si riflette anche nei testi, che sono uno specchio delle mie domande, più che una risposta. Più mi pongo le domande, e più fatico a trovare le risposte, e in questo processo la scrittura è molto importante. Parlo di scrittura, perché non sempre le canzoni riescono a racchiudere tutto ciò di cui si vorrebbe parlare. Allora mi affido alla stesura di racconti, riflessioni, che però tengo per me.</p>
<p>Dal punto di vista musicale, ho sempre partorito le mie canzoni partendo da commistioni musicali di generi diversi. Questo è sempre rimasto. A pensarci, è un processo naturale. Sono cresciuto con la musica classica, e grazie ai miei genitori ho ascoltato moltissimo cantautorato inglese e italiano nel corso della mia infanzia, per poi avvicinarmi al rock e al Metal nel corso dell’adolescenza. D’altra parte, il mio strumento principale è sempre stato il violino e l’esigenza di inserirlo in contesti diversi dalla musica classica mi ha portato inevitabilmente a sperimentare. All’inizio è stato difficile, vi era scetticismo nei confronti del mio strumento. Cercavo di suonarlo nelle band rock, ma quando ero ragazzo tutti suonavano la chitarra elettrica o la batteria, e il violino era visto come uno strumento un po’ “sfigato”. Però ho perseverato, e ne è scaturito un sound che credo sia fresco e che ha permesso di valorizzare il potenziale di uno strumento come il violino.</p>
<p><strong>Nella sua carriera ha fatto molti concerti per diverse fasce di pubblico: a teatro, con orchestre o quale cornice a Music on Ice (spettacolo di pattinaggio artistico). Facendo astrazione dall’Eurovision Contest, quale è stato il momento che è rimasto maggiormente nel suo cuore. </strong><br />
Senza ombra di dubbio, la più grande emozione musicale che io abbia mai vissuto è legata al concerto del 18 febbraio 2019 presso la sala da concerto LAC di Lugano, accompagnato dall’Orchestra della Svizzera italiana. È stato il coronamento di un sogno e il frutto di un grandissimo lavoro. Il progetto è nato da un sogno, e dalla voglia di creare qualcosa di nuovo, di diverso, per emozionare il pubblico ed emozionare me stesso e la mia band. Come tanti progetti, questo è nato attorno al tavolo di un bar, davanti a una birra fresca, quando io e il mio chitarrista ci siamo trovati a discutere del futuro dei nostri concerti. Era la fine del 2017, avevamo appena terminato un intenso tour legato all’album “Awakening”, che era uscito a gennaio 2017, e volevamo fare qualcosa di nuovo. Da subito mi sono attivato con l’Orchestra per capire se l’idea potesse essere attuabile, ed in effetti è stata accolta subito con entusiasmo. Da lì è seguito un lungo processo organizzativo, artistico e logistico che ci ha portati al concerto del 18 febbraio 2019. È molto complesso riuscire a fondere due mondi musicali diversi e unirli in un contesto live. Da una parte c’è un’orchestra sinfonica di 45 elementi, dall’altra una formazione live di stampo pop di 9 elementi. In mezzo, un direttore d’orchestra che deve necessariamente conoscere bene i due mondi ed essere in grado di coordinarli. Nel nostro caso, il direttore che ho ingaggiato è la stessa persona che ha curato gli arrangiamenti, e questo ci ha aiutato moltissimo. Il risultato è stato un concerto di due ore ricche di emozioni, in cui abbiamo suonato praticamente tutto il mio repertorio, inclusi i brani che solitamente non eseguiamo live ma che con l’orchestra hanno acquisito una profondità da pelle d’oca. Da cantautore e produttore dell’evento, è stata una soddisfazione enorme poter condividere queste due ore di concerti con le 1000 persone che hanno gremito la sala. Ne è nato tra l’altro anche un documentario, diffuso alla televisione della svizzera italiana, che documenta il processo di creazione, le prove e il concerto. Un’emozione pazzesca!</p>
<p><strong>Mentre è possibile affermare che l’Eurovision Song Contest 2014 – dove ha rappresentato in finale i colori della Svizzera con il testo “Hunters of Stars” – sia stata un po’ l’emozione massima di Sebalter, vi sono stati altri momenti che ritiene particolarmente importanti? Cosa le è restato particolarmente impresso di questa esperienza e cosa farebbe diversamente se potesse rifarla?<br />
</strong>Trovo che l’attività musicale sia un’emozione unica e costante. Dall’esterno è comprensibile che l’esperienza dell’Eurovision Song Contest possa essere vista come l’apogeo emozionale di una carriera. Tuttavia la realtà è fatta di eventi non cosi mediatizzati ma che racchiudono emozioni straordinarie. Penso semplicemente alla creazione di una canzone, che risuoni nel profondo di sé stessi, la consapevolezza di avere creato qualcosa di bello. E poi ancora, registrare quella canzone, registrare un album. Il processo di produzione di una canzone è straordinario. Prima di tutto perché, a differenza della creazione, che per me è una cosa molto intima e personale, il processo di produzione è un lavoro fatto in team. C’è quindi l’aspetto di condivisione e collaborazione che arricchisce ulteriormente il percorso musicale, che appunto ad ogni tappa presenta emozioni diverse. Infine, abbiamo la condivisione con il pubblico e i concerti live, che necessitano di una preparazione diversa, una coordinazione con i membri della band. Sono grandi emozioni. Ci sono stati momenti che nonostante non fossero circondanti dal clamore di un enorme concorso come l’Eurovision, sono stati densi di emozioni. Penso ad esempio a quando qualche anno fa ho aperto un concerto di Battiato, suonando solamente con il mio pianista, quindi in formazione pianoforte, voce e violino. È stato un momento carico di emozione.</p>
<p>Dell’esperienza dell’eurovisione mi è rimasta impressa la poca competitività che regnava tra i partecipanti e l’entusiasmo che imperava tra i team di produzione. Credo che tutti noi fossimo consapevoli del grande privilegio che ci era stato concesso ed eravamo pronti a gustarcelo tutti insieme. Certo, è stato un periodo molto impegnativo, tra i più intensi che io abbia mai vissuto. Allora lavoravo al 100% come avvocato ed ero molto sollecitato sui due fronti. Forse, se potessi rifare questa esperienza, la prenderei con un po’ più di leggerezza. Sono una persona molto esigente con sé stessa, e ho vissuto in quel periodo momenti di grande tensione, spesso indotta dalla mia attitudine seria. Certo, poi tutto ha pagato, ma forse con un po’ più di leggerezza non sarebbe cambiato poi molto, e io mi sarei potuto rilassare di più.</p>
<p><strong>Lei dice di sé stesso che prova ad uscire regolarmente dalla zona di confort. Quanto secondo lei è importante cercare “nuove” sfide nella vita?</strong><br />
Direi che è molto importante, premesso che questa ricerca di nuove sfide non sia fine a se stessa o frutto di qualche pressione indotta dall’esterno. La vita è movimento costante, e le sfide traducono questo movimento. C’è una bellezza incredibile in questo mondo e ci sono molti aspetti che si possono conoscere. L’importante secondo me è mai sentirsi arrivati, così da continuare a restare in movimento.</p>
<p><strong>Il Coronavirus ha limitato tutti gli amanti della vita. Come ha vissuto questo momento e vissuto i suoi momenti musicali durante la fase di “chiusura totale” (instagram)?</strong><br />
Penso che la migliore parola per descrivere come ho vissuto e sto vivendo questo momento, è adattabilità. Gli uomini sono esseri viventi molto adattabili e credo che ci siamo abituati piuttosto rapidamente a vivere in una situazione così fuori dall’ordinario. È chiaramente difficile, soprattutto se la propria professione richiede che le persone siano assembrate. Da questo punto di vista mancano molto i concerti e il contatto con il pubblico. Chiaramente Instagram può offrire una sorta di vita musicale surrogata, ma non è evidentemente la stessa cosa. Ho tenuto regolarmente delle dirette Instagram, per comunicare con il pubblico, suonare qualche brano live e interagire con altri musicisti e raccontarsi questi momenti. Con i miei musicisti inoltre abbiamo creato dei video dove tutti noi, nelle rispettive abitazioni, suoniamo alcuni miei brani. Trovo sia un bel modo per mantenere una finestra di dialogo diretta con il pubblico, e offrire un piccolo scorcio su come vivo questo periodo a casa mia. Chiaramente è, come dicevo, un surrogato, e attendo con impazienza di ricominciare a esibirmi su un palco. Il 22 maggio in ogni caso uscirà il mio nuovo album, e ho previsto di fare personalmente le consegne del CD autografato a chi lo desidera, presso il proprio domicilio (ovviamente solo nella Svizzera italiana, chi lo ordina dall’Italia e dal resto della Svizzera lo riceverà per posta). Cerco comunque di offrire delle iniziative che mi permettano di mantenere il contatto con il pubblico in attesa della ripresa dei concerti.</p>
<p><strong>E Sebastiano Pau-Lessi, non il cantante, chi è nella vita reale e come riesce a conciliare le due figure?</strong><br />
Ammetto di non staccare molto, e la mia vita è impregnata delle attività legate alla musica. Nel tempo libero amo moltissimo leggere e fare passeggiate o corsette nel bosco.</p>
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		><h3 class="widget-title">SEBALTER Sebastiano Paù-Lessi (a.k.a. Sebalter)</h3>
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	<p>E' un cantautore e violinista proveniente dalla regione italiana della Svizzera.</p>
<p>Nel 2014 ha rappresentato la Svizzera durante l’Eurovision song contest 2014 a Copenhagen, con una canzone da lui interamente scritta e prodotta, raggiungendo la finale.<br />
La sua canzone “Hunter of Stars” si è inserita nelle classifiche di più di 20 nazioni, tra cui l’Inghilterra. Questo avvenimento l’ha portato a lasciare il lavoro per seguire la sua vocazione artistica costruendo, passo dopo passo, pezzo dopo pezzo, la sua attività di cantautore.</p>
<p>Ha diversi milioni di visualizzazioni su youtube e su Spotify e ha tenuto più di 500 concerti in tutta Svizzera, in Europa, in Brasile e in Camerun.</p>
<p>Nel febbraio 2019 ha tenuto un concerto con l’Orchestra della Svizzera italiana nella prestigiosa sala da concerti LAC di Lugano. Finora ha scritto e prodotto due album in inglese, oltre a lavori con precedenti band.</p>
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	<p>© Foto Alberto Eisenhardt</p>
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		<title>È arrivato per restare</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/e-arrivato-per-restare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 20:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/SurselvaWolf-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />25 anni fa i lupi sono ricomparsi in Svizzera. Oggi, nelle Alpi e nel Giura vivono quasi 80 lupi. E il loro numero aumenta rapidamente. Ma questo animale selvaggio protetto è nuovamente minacciato. Nel 1995, alcuni lupi sono giunti per la prima volta sul territorio elvetico in un’impervia zona montuosa a sud della Svizzera, vicino</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/SurselvaWolf-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17179"  class="panel-layout" ><div id="pg-17179-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17179-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17179-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>25 anni fa i lupi sono ricomparsi in Svizzera. Oggi, nelle Alpi e nel Giura vivono quasi 80 lupi. E il loro numero aumenta rapidamente. Ma questo animale selvaggio protetto è nuovamente minacciato.</strong></p>
<p>Nel 1995, alcuni lupi sono giunti per la prima volta sul territorio elvetico in un’impervia zona montuosa a sud della Svizzera, vicino alla frontiera. I giovani maschi avevano lasciato i loro branchi nativi nelle Alpi franco-italiane per andare a cercare nuovi territori verso il nord. In seguito, sono stati raggiunti dalle femmine e poi sono nati dei cuccioli. Alla fine del 2019, si contavano circa 80 lupi e otto branchi tra i cantoni del Grigioni, del Ticino, del Vallese e di Vaud. Se il loro numero dovesse continuare ad aumentare, tra dieci anni potrebbero essercene circa 300. E il loro spazio vitale in Svizzera raggiungerebbe i suoi limiti sul piano ecologico. Teoricamente, 60 branchi tra i cinque e i sei animali possono vivere nei circa 20 000 chilometri quadrati di spazio alpino e dell’arco giurassiano. Per garantire la protezione della specie a lungo termine, sono necessari circa 20 branchi, afferma Reinhard Schnidrig, capo della sezione Fauna selvaggia e biodiversità forestale presso l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) in un’intervista rilasciata alla «Revue Suisse».</p>
<p>Per oltre 120 anni, il predatore non era affatto il benvenuto in Svizzera. Dopo secoli di persecuzione, l’ultimo lupo indigeno fu abbattuto in Ticino nel 1872. Da allora, gli Svizzeri hanno preferito osservare il canis lupus in cattività. Quando lo Zoo di Basilea ha aperto le sue porte nel 1874, il lupo faceva parte delle principali attrazioni del padiglione dei predatori accanto aella lince, al tasso e alla volpe. Oggi, il recinto dei lupi è utilizzato per altri scopi: Cléopâtre e César, gli ultimi due esemplari del vecchio branco di lupi, sono stati addormentati l’estate scorsa a seguito di malanni dovuti alla loro età avanzata. Mentre lo zoo di Basilea ha rinunciato ad ospitare dei lupi, si possono ammirare gli animali selvatici in numerose riserve naturali svizzere.</p>
<p><strong>Tra timore e fascino</strong><br />
In natura però è piuttosto difficile scorgere un lupo. Il fotografo di animali Peter A. Dettling è riuscito a riprenderlo nel 2006 in Svizzera nella regione del Surselva. Dal 2002 il quarantottenne svizzero all’estero vive per la maggior parte del tempo in Canada e da anni osserva il comportamento sociale delle famiglie di lupi nel parco nazionale di Banff. Quando, nel 2012, sono state trovate prove dell’esistenza del primo branco svizzero di lupi nel massiccio del Calanda, il fotografo è tornato nei Grigioni per seguire da vicino questi lupi. Questo appassionato assume le difese dell’«animale incompreso» attraverso conferenze, escursioni e pubblicazioni (vedere riquadro). Secondo lui, il lupo è stato ingiustamente accusato, per secoli, di essere un cacciatore assetato di sangue. Si è così dimenticato che il lupo, predecessore del cane, «è il nostro più antico alleato, che ha ampiamente contribuito allo sviluppo dell’umanità», ribadisce Dettling.<br />
Il ritorno del lupo suscita però scarso entusiasmo tra gli allevatori, in particolare di pecore, il cui bestiame è stato attaccato dai predatori. Seguendo il suo istinto naturale, il lupo attacca una preda quando se ne presenta l’occasione – un comportamento assolutamente sensato in natura, dove il successo della caccia non è garantito. Il suo istinto predatore viene dunque regolarmente risvegliato dai greggi di pecore, ciò che ha comportato diverse «carneficine» nei pascoli e ha impressionato molti allevatori. Dopo che questi ultimi proteggono meglio le loro mandrie, i danni sono diminuiti e le persone che chiedono che il lupo sia sradicato sono diminuite.</p>
<p><strong>Abbattimenti già autorizzati</strong><br />
Come mostra una statistica del KORA, fondazione per l’ecologia dei carnivori e la gestione della fauna selvaggia che, su mandato della Confederazione, sorveglia l’evoluzione della popolazione dei predatori e le sue conseguenze, i lupi hanno ucciso in totale quasi 3700 capi di bestiame da fattoria tra il 1999 e 2018. Gli allevatori interessati ricevono una compensazione finanziaria da parte della Confederazione e dei cantoni per gli animali uccisi dal lupo. In futuro, essi saranno però indennizzati solo se proteggono le loro mandrie in modo adeguato, ad esempio mediante con elettriche e cani addestrati per sorvegliare le greggi di pecore all’alpeggio e difenderle contro i lupi. La Confederazione sussidia queste misure di protezione in ragione di tre milioni di franchi all’anno.<br />
Inoltre, le autorità permettono l’abbattimento del lupo quando fa troppi danni: in generale, la linea rossa viene superata quando un lupo uccide più di 25 pecore. A partire dal 2000, le autorità hanno rilasciato 23 permessi di abbattimento, di cui dieci hanno avuto effettivamente luogo. Negli altri casi, il predatore è riuscito a far perdere le sue tracce prima che i guardiacaccia abbiano potuto intervenire. Quasi 20 lupi sono stati uccisi in altro modo, ossia investiti da un’auto o da treni oppure abbattuti illegalmente. Quando un lupo muore di morte naturale, non lo si ritrova, e di conseguenza non figura su alcuna statistica.</p>
<p><strong>Votazione sulla legge sulla caccia</strong><br />
Il numero crescente di lupi ha spinto i responsabili politici dei cantoni di montagna interessati ad agire. Già nel 2015, il Parlamento aveva incaricato il Consiglio federale di allentare la protezione delle specie in modo tale che la popolazione di lupi potesse essere regolata prima della comparsa di conflitti importanti. Il 27 settembre 2020, il popolo si pronuncerà su una revisione della legge federale sulla caccia che fa discutere. Quest’ultima permetterebbe alle autorità di abbattere dei lupi per regolare la loro popolazione, prima che abbiano commesso dei danni. La revisione è difesa dai partiti borghesi, dall’Unione svizzera dei contadini e dai cacciatori. Dal loro punto di vista, la caccia rappresenta uno strumento utile per permettere la coabitazione dell’essere umano e del lupo.<br />
Le organizzazioni di protezione della natura e degli animali si oppongono a questi «abbattimenti di regolazione». Essi vedono in questo progetto di legge un segnale increscioso dell’indebolimento della protezione delle specie. In poco tempo, sono riusciti a raccogliere le 50 000 firme necessarie per un referendum. Queste organizzazioni lottano pure contro il fatto che la nuova legge permetta di abbattere dei lupi anche nelle zone di protezione della fauna selvaggia. Zone che, a loro parere, dovrebbero restare un luogo di rifugio anche per i lupi.</p>
<p><strong>Rimesso in discussione lo statuto di protezione del lupo</strong><br />
Secondo le autorità federali, il previsto allentamento della protezione del lupo è conciliabile con la Convenzione internazionale relativa al mantenimento della vita selvaggia e dell’ambiente naturale dell’Europa stipulata a Berna nel 1979. L’UFAM indica che la Convenzione autorizza espressamente l’abbattimento di lupi prima che provochino danni importanti. Depositata nel 2018, una domanda della Svizzera per declassare il lupo da «specie strettamente protetta» a «specie protetta» è ancora in sospeso. Nel 2006, il Comitato permanente della Convenzione aveva già rifiutato una domanda della Svizzera in tal senso. Prima di prendere una nuova decisione sullo statuto di protezione del lupo, i paesi europei vogliono effettuare un censimento della popolazione di lupi in tutta Europa. I risultati non sono ancora disponibili.<br />
La problematica del lupo anima gli spiriti e l’animale selvaggio circondato dal mistero non lascia indifferente nessuno. Già durante le deliberazioni del Parlamento federale, la legge sulla caccia ha suscitato un dibattito molto emotivo. Gli abitanti delle zone di montagna rimproverano agli abitanti delle zone di pianura di avere una visione romantica del lupo e di voler imporre alle popolazioni interessate un loro modo di gestire l’animale. Questo fossato tra città e campagna rischia di ingigantirsi nuovamente il 27 settembre, data della votazione. Ma indipendentemente dal verdetto del popolo, il lupo c’è e rimarrà.</p>
<p><em>Theodora Peter</em></p>
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	<p>Il fotografo di animali Peter A. Dettling è riuscito a scattare una foto di un lupo in libertà nella regione della Surselva.</p>
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	<p>Un cane da guardia della razza Maremmano Abruzzese fa la guardia alle pecore in un alpeggio dei Grigioni. Foto Peter A. Dettling,  www.TerraMagica.ca</p>
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	<p>Alla ricerca di orme di lupo in Vallese. Immagine tratta dal film «Die Rückkehr der Wölfe» di Thomas Horat.</p>
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		><h3 class="widget-title">«Il lupo deve percepire che l’essere umano non è solo innocuo»</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Per permettere all’essere umano e al lupo di coabitare, occorre regolare la popolazione dei lupi, afferma Reinhard Schnidrig. Il capo guardiacaccia della Svizzera esprime un punto di vista spassionato su questo animale selvaggio che è frequentemente sia demonizzato, sia idealizzato.</p>
<p><strong>Intervista: Theodora Peter</strong></p>
<p><strong>Quanti lupi può ospitare la nostra piccola Svizzera?</strong><br />
Reinhard Schnidrig: Il loro numero è poco determinante. Ciò che conta è il fatto che i lupi conservino la loro naturale timidezza. Nelle Alpi svizzere e nel Giura ci sarebbe spazio per circa 60 branchi di 300 animali. Questo è il limite ecologicamente tollerabile. In termini di protezione delle specie, una soglia minima è decisiva poiché per conservare il lupo per diverse generazioni, si ha bisogno di circa 20 branchi. Ma bisogna controllare il loro sviluppo per permettere all’essere umano e al lupo di coabitare.</p>
<p><strong>La presenza del lupo ci sembrerà nuovamente naturale un giorno?</strong><br />
Nel corso di questi ultimi 20 anni si è sviluppata una certa tolleranza. All’inizio, ogni lupo dava adito a discussioni. Fortunatamente, ciò si è un po’ attenuato. Il lupo c’è e bisognerà coabitarci. Ma le popolazioni locali non accetteranno che un lupo passeggi al centro di un villaggio in pieno giorno. Il lupo deve restare nella foresta e sulle montagne. Egli deve rispettare lo spazio vitale dell’essere umano e dei suoi animali da reddito. La gestione del lupo e la nuova legge sulla caccia contribuiscono ad evitare i conflitti.</p>
<p><strong>Il lupo è pericoloso per l’essere umano?</strong><br />
In linea di principio no. Nella regione alpina non ci sono mai stati attacchi contro l’uomo negli ultimi tempi. Perseguiti per secoli, i lupi dell’Europa centrale hanno imparato ad evitare l’uomo. Ma il lupo impara velocemente quando non è più minacciato. E si avvicina sempre più alle zone abitate. Lo scopo della gestione del lupo è di preservare la sua naturale timidezza. Un branco deve percepire che l’essere umano non è solo innocuo.</p>
<p><strong>Si può controllare il comportamento del lupo?</strong><br />
La gestione del lupo richiede abilità. Bisogna ad esempio agire quando i lupi imparano ad aggirare le misure di protezione dei greggi. In questi casi, occorre evitare che perfezionino questo comportamento. Se un guardiacaccia abbatte un giovane lupo del branco sul luogo dove ha commesso danni, i suoi genitori imparano ad evitare l’essere umano e a rispettare le misure di protezione dei greggi. L’esperienza mostra che questi abbattimenti hanno un reale impatto didattico. Un branco era divenuto totalmente invisibile dopo che i guardiacaccia avevano abbattuto un giovane lupo.</p>
<p><strong>Non si può lasciare che la natura regoli la popolazione di lupi?</strong><br />
Nelle vaste foreste dell’Alaska sì, ma non sul territorio densamente popolato e sfruttato della Svizzera. Se non facciamo nulla e la revisione della legge sulla caccia venisse respinta, i cantoni non avranno altri strumenti se non quello di controllare in anticipo la popolazione crescente di lupi. Può sembrare crudele uccidere un giovane lupo. Ma non serve a nulla avere pietà di un solo individuo quando si tratta di preservare a lungo termine tutta una popolazione nell’interesse della protezione delle specie.</p>
<p><strong>Il lupo viene spesso sia idealizzato, sia demonizzato. Perché?</strong><br />
Il lupo non è né un mostro, né un santo. È un animale selvaggio che si adatta molto bene e impara molto in fretta. Egli vive come l’essere umano insieme al suo clan familiare. I popoli primitivi veneravano i lupi. Solo nel Medioevo è diventato un nemico, poiché attaccava il bestiame delle popolazioni. Benché i lupi non abbiano ucciso nessuna persona, nel Medioevo si lanciavano sui pezzi di cadaveri nei campi di battaglia. Non da ultimo il mito del “lupo cattivo” ha trovato la sua strada nelle favole come “Cappuccetto Rosso”.</p>
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	<p>Reinhard Schnidrig dirige la sezione Fauna selvaggia e biodiversità forestale presso l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). Egli studia il lupo da ben 25 anni. Non ha mai incontrato un lupo in libertà in Svizzera, ma ne ha già intravisti in Alaska e Mongolia.</p>
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		><h3 class="widget-title">Il lupo al cinema e nella letteratura</h3>
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	<p>Nel film documentario «Die Rückkehr der Wölfe» uscito nel 2019, il produttore svittese Thomas Horat si china sulla questione della buona gestione del lupo. Si è recato all’estero ed ha seguito le tracce dei lupi per tre anni in Austria, Germania, Polonia, Bulgaria e Stati Uniti. Horat ha intervistato dei pastori, degli specialisti in materia di lupi – tra l’altro Reinhard Schnidrig – e degli scienziati sulle realtà e i miti che circondano questo animale selvaggio che divide le opinioni. Il suo interessante film mostra il fascino esercitato dal lupo, senza però glorificarlo. Il film documentario sarà disponibile in DVD e in VOD in autunno.</p>
<p>Il lupo conquista terreno non solo sullo schermo, bensì anche nella letteratura: nella sua ultima opera «Wolfsodyssee», il fotografo svizzero-canadese Peter A. Dettling documenta la sua lunga ricerca sulle tracce del lupo. La sua passione per questo animale non l’ha più lasciato dopo che si è ritrovato per la prima volta faccia a faccia con dieci lupi selvaggi nel 2005 in Canada. Il suo libro intreccia biografia, storia naturale, ricerca comportamentale e viaggi d’avventura. L’«uomo lupo» Peter A. Dettling ha l’ambizione di suscitare comprensione ed empatia per uno dei nostri «più vecchi alleati». Il suo libro contiene numerose illustrazioni, in particolare le foto di lupi utilizzati in questo numero della «Revue Suisse». Wolfsodyssee. Peter A. Dettling. Éd. Werd &amp; Weber Verlag (2019), 350 pages, CHF 39.–. Disponibile solo in tedesco.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/e-arrivato-per-restare/">È arrivato per restare</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le scuole svizzere in Italia al tempo del Coronavirus</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/le-scuole-svizzere-in-italia-al-tempo-del-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 10:57:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=17166</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Foto_Ruth-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />educationsuisse – organizzazione mantello delle scuole svizzere all’estero Durante l’emergenza del coronavirus la popolazione di Bergamo e del suo circondario è stata colpita in particolar modo. Pubblichiamo qui un resoconto del direttore Fritz Lingenhag della Scuola Svizzera di Bergamo. Con i suoi 175 studenti è la scuola di più lunga tradizione in Italia con ben</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/le-scuole-svizzere-in-italia-al-tempo-del-coronavirus/">Le scuole svizzere in Italia al tempo del Coronavirus</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Foto_Ruth-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17166"  class="panel-layout" ><div id="pg-17166-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17166-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17166-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>educationsuisse – organizzazione mantello delle scuole svizzere all’estero</strong></p>
<p>Durante l’emergenza del coronavirus la popolazione di Bergamo e del suo circondario è stata colpita in particolar modo. Pubblichiamo qui un resoconto del direttore Fritz Lingenhag della Scuola Svizzera di Bergamo. Con i suoi 175 studenti è la scuola di più lunga tradizione in Italia con ben 126 anni alle spalle.</p>
<p><strong>«Da zero a cento – da un giorno all’altro»</strong><br />
«A fine febbraio siamo tornati dalla settimana sportiva della scuola con uno strano presentimento: riusciremo ad aprire la scuola lunedì 2 marzo 2020? Siamo stati scossi in modo brusco: Il Ministero dell’Istruzione italiano aveva chiuso le scuole senza ulteriori indugi. Tutti noi – insegnanti, dirigenza e tutti coloro che lavorano nella scuola – abbiamo cercato da subito di stabilire una certa routine il più rapidamente possibile per i nostri 175 alunni che frequentano la nostra scuola dalla scuola materna fino alla scuola media.</p>
<p>Il primo lunedì del lockdown gli insegnanti hanno ricevuto un’introduzione alla piattaforma di apprendimento GoogleClassroom. È stata breve, ma abbastanza efficiente per assimilare poi a casa in uno scambio reciproco tutte le funzioni del programma. Sorprendente quello che è successo in un lasso di tempo così breve: da persone poco esperte in informatica sono diventati insegnanti competenti in materia che si sono presentati a vicenda nuove applicazioni video sottolineando vantaggi e svantaggi. Il sostegno reciproco spontaneo e naturale è andato anche ben oltre l’orario di lavoro. Se avevamo una squadra già molta unita prima della crisi del Corona, adesso si è unita ancora di più.</p>
<p>In questa prima settimana i bambini hanno ricevuto a casa, attraverso gli account di posta elettronica dei genitori, i compiti che dovevano risolvere e rimandarci. Avevamo quindi bisogno dei genitori per arrivare agli alunni. Avevamo bisogno anche del tempo dei genitori che ora stavano lavorando da casa in home office. Si è trattato di una situazione nuova e anche difficile per tutte le persone coinvolte.</p>
<p>Nella seconda settimana del Corona abbiamo implementato la nostra aula virtuale con GoogleClassroom. Tutti i ragazzi hanno ricevuto il loro proprio account in modo da poterli contattare direttamente. Gli insegnanti hanno dovuto adattare la loro didattica alle nuove circostanze: Una sfida, perché il normale contatto faccia a faccia e la sua immediatezza non c’erano più. Entro la fine della settimana, tutti avevano la tecnica sotto controllo in modo da poter fare il passo successivo con la videoconferenza. È stato un sollievo per tutti potersi parlare e vedere nello stesso momento, osservare le emozioni e poter reagire. Abbiamo introdotto un orario regolare per tutte le classi, cercando di attuare le linee guida delle varie Alte Scuole Pedagogiche in Svizzera. I ragazzi più grandi avevano contatti video più lunghi e più spesso rispetto ai più piccoli; il tutto adattato alla loro capacità di concentrazione.</p>
<p>Ci siamo presto accorti che i genitori erano già molto sovraccarichi nell’occuparsi dei loro figli tutto il giorno. Come insegnanti abbiamo cercato di indicare in modo mirato agli alunni delle strategie di apprendimento per consentire loro di risolvere i compiti e lavorare in modo autonomo. In questo ci è stata di grande aiuto la diversità metodologica già applicata nelle normali lezioni prima della crisi. Pian piano è subentrata nella struttura quotidiana una certa calma e routine. L’alternanza tra video-riunioni e compiti adattati alla situazione ha dato una buona struttura alla formazione a distanza.</p>
<p>Quando è iniziata la fase 2 del lockdown, abbiamo strutturato il ritmo giornaliero in modo diverso. Poiché molti genitori sono dovuti tornare al lavoro dal 4 maggio in poi, era necessario un orario quotidiano fisso. Tutta la scuola ha adesso lezioni a distanza, per lo più in video, dalle 9:00 alle 13:00. Dopo la pausa pranzo inizia alle 14:00 il blocco supervisionato per fare i compiti che si chiude alle 15:30 con il benmeritato fine giornata scolastica sia per insegnanti che per i ragazzi.</p>
<p>La situazione attuale è difficile per tutti, ma ha anche effetti collaterali positivi: Nei momenti difficili si scoprono le proprie risorse, a volte ci sorprende il comportamento di amici che si allontanano, e sconosciuti diventano improvvisamente amici. Possiamo usare tutta la nostra creatività, provare cose nuove e contare sull’appoggio di altri. Una cosa resta certa: come comunità ci siamo avvicinati e come comunità continueremo il cammino da noi scelto. Tutti gli insegnanti hanno dimostrato un grande impegno.</p>
<p>Alla Scuola Svizzera di Bergamo si continuerà così per le prossime settimane – fino all’inizio di settembre.»</p>
<p>Fritz Lingenhag, direttore<br />
www.scuolasvizzerabergamo.it/</p>
</div>
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	<p>L’ingresso alla scuola a Bergamo.</p>
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	<p>Lezione online di matematica.</p>
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		><h3 class="widget-title">Le scuole svizzere in Italia dal sud al nord</h3>
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	<p>Le scuole in Italia sono ben cinque. La loro offerta di formazione comprende per tutte la scuola d’infanzia, la scuola primaria e la scuola di 1° grado (scuola media). Inoltre a Roma e Milano gli studenti possono anche frequentare il liceo che si conclude con la maturità svizzera. Tutte le scuole offrono un percorso scolastico multilingue e un insegnamento che si basa sui piani d’istruzione della Svizzera integrando le materie del programma ministeriale italiano. Valori come il rispetto, la solidarietà e la tolleranza sono pilastri del lavoro educativo.</p>
<p>La Scuola Svizzera di Catania è stata fondata nel 1904. Con i suoi circa 95 alunni è la scuola più piccola delle cinque scuole in Italia. Offre il percorso scolastico dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria fino a scuola secondaria di 1° grado compreso la preparazione alla licenza media italiana.<br />
www.scuolasvizzeracatania.it/</p>
<p>La Scuola Svizzera di Milano ha potuto festeggiare nel 2019 i suoi primi cento anni. Accoglie circa 375 ragazzi di tutti i gradi, cioè dalla scuola d’infanzia fino al liceo. Il diploma di maturità svizzera permette l’acceso agli atenei in Svizzera ed è equiparato all’esame di maturità italiano.<br />
www.scuolasvizzera.it/</p>
<p>La Scuola Svizzera di Roma è la più grande scuola svizzera in Italia. E stata fondata nel 1946 e conta oggi ben 500 studenti. L’offerta formativa comprende tutti i gradi dalla scuola d’infanzia fino al liceo. Il diploma di maturità svizzera permette l’acceso agli atenei in Svizzera ed è equiparato all’esame di maturità italiano.<br />
www.scuolasvizzeradiroma.com/wp/</p>
<p>La scuola di Cadorago in provincia di Como è nata nel 2011 come succursale della Scuola di Milano. Oggi conta oltre 125 studenti e offre tutte le classi dalla scuola d’infanzia fino alla scuola di 1° grado (scuola media).<br />
http://cadorago.scuolasvizzera.it/</p>
<p>Troverete maggiori informazioni sulle scuole svizzere in Italia e nel mondo su www.educationsuisse.ch.<br />
Nella prossima edizione della Gazzetta Svizzera torneremo sugli argomenti che ruotano attorno al tema della formazione in Svizzera.</p>
<p><strong>Contatto</strong></p>
<p>Ruth von Gunten<br />
educationsuisse<br />
scuole svizzere all’estero formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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	<p>Catania – Nel cortile.</p>
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	<p>Milano – Festeggiamenti dei 100 anni.</p>
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	<p>Roma – Sede principale</p>
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	<p>Cadorago – Aula deserta</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/le-scuole-svizzere-in-italia-al-tempo-del-coronavirus/">Le scuole svizzere in Italia al tempo del Coronavirus</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Congresso online Unione Giovani Svizzeri 2020</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/congresso-online-unione-giovani-svizzeri-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 10:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Foto-collage-evento-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Congresso online Unione Giovani Svizzeri 2020: “Presenza professionale online e mondo social”. Quando apertura e condivisione fanno rima con successo Il Congresso UGS, che ha avuto luogo lo scorso 16 maggio online, è alle spalle, l’adrenalina leggermente placata, ma l’entusiasmo è più grande di prima. Ebbene sì, centinaia di spettatori hanno seguito con interesse e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/congresso-online-unione-giovani-svizzeri-2020/">Congresso online Unione Giovani Svizzeri 2020</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/Foto-collage-evento-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17163"  class="panel-layout" ><div id="pg-17163-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17163-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17163-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Congresso online Unione Giovani Svizzeri 2020: “Presenza professionale online e mondo social”. Quando apertura e condivisione fanno rima con successo</strong></p>
<p>Il Congresso UGS, che ha avuto luogo lo scorso 16 maggio online, è alle spalle, l’adrenalina leggermente placata, ma l’entusiasmo è più grande di prima.</p>
<p>Ebbene sì, centinaia di spettatori hanno seguito con interesse e grande partecipazione il Congresso dal tema “Presenza professionale online e mondo social”, avvenuto in diretta live su Youtube con ospiti d’onore e tre speaker d’eccezione. Tra i partecipanti molti svizzeri d’Italia che avremmo avuto il piacere di rincontrare a Firenze, ma anche numerosi nuovi giovani svizzeri e tantissimi curiosi delle tematiche discusse durante l’evento che si sono connessi da tutto il mondo. Non ci saremmo mai aspettati di ricevere un così grande seguito, ma abbiamo iniziato a intuire l’interesse delle persone, quando le iscrizioni all’evento aumentavano, raggiungendo il numero totale di 868 iscritti!</p>
<p>Nel momento in cui questo articolo viene redatto, il video del Congresso ha già superato le 1760 visualizzazioni e chissà quante ne saranno ancora effettuate. Stentiamo a crederci ma è una grande soddisfazione essere riusciti a creare e organizzare un evento così interessante e utile per così tante persone e, secondo il nostro parere, sicuramente un piccolo grande successo!</p>
<p>Fin dai primi passi nell’organizzazione dell’evento era ben chiara, per noi del Comitato dell’UGS, l’idea di creare un evento digitale online live che fosse comunque interattivo, dato che per noi la relazione con le persone è da sempre molto importante e quindi caratterizzante dei nostri incontri ed eventi passati. Non potevamo essere che felici ed orgogliosi, nell’osservare la chat esplodere di commenti, saluti, domande e ringraziamenti! Noi non possiamo che ringraziare di cuore chi ci ha dato fiducia e ci ha seguiti live rendendo l’evento unico.</p>
<p>Un messaggio importante è emerso dai diversi interventi che si son succeduti ed è stato il fil rouge di tutto l’evento: generosità e condivisione. Questo è proprio quello che ha cercato di fare l’Unione Giovani Svizzeri realizzando un evento aperto a tutti, in alternativa all’incontro che avremmo organizzato al Congresso del Collegamento a Firenze annullato a causa della crisi del COVID-19. Cogliendo le opportunità del digitale, abbiamo pensato a un evento formativo che fosse fruibile da tutti senza alcuna restrizione. È stato emozionante vedere come ci si possa sentire uniti e fiduciosi anche di questi tempi, sotto molti punti di vista duri e difficili, piuttosto noi ci abbiamo provato, soffermandoci su temi come il digitale e il lavoro, oggi più che mai molto importanti per i giovani ma non solo.</p>
<p>Le parole non bastano per ringraziare tutti gli ospiti che ci hanno onorato della loro presenza e partecipazione, in primis, l’Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Rita Adam, che ha lodato l’iniziativa e il lavoro dell’UGS sottolineandone il carattere pioneristico, lo spirito creativo e l’intraprendenza e rinnovando il sostegno totale delle Rappresentanze Svizzere in Italia. Poi, ringraziamo sentitamente la Presidente del Collegamento Svizzero in Italia, Irène Beutler-Fauguel, Ruth von Gunten di educationsuisse e Angelo Geninazzi redattore di questa Gazzetta.</p>
<p>La nostra gratitudine immensa va alle nostre illustri relatrici Sara Malaguti, Imprenditrice Digitale, Communication and Digital Strategist da molti conosciuta su Instagram come I am a Flowerista; Federica Margheri, Career Development Specialist e Presidente dell’Associazione Project 668 e la Prof. Vianello, Forbes Top 100 Italian Women e Director of Innovation Center SP Jain School of Global Management. Queste esperte professioniste hanno ammaliato nel trattare le tematiche legate alla “Presenza professionale online e mondo social”, spaziando dall’ imprenditoria digitale alla comunicazione e strategia digitale, dalla gestione di social media come Facebook e Instagram all’uso di LinkedIn e alle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale.</p>
<p>Non vogliamo rivelarvi troppo dei contenuti qui, anche perché il video del Congresso continuerà a essere disponibile sul canale Youtube dell’Unione Giovani Svizzeri e vi invitiamo caldamente a vederlo! Inoltre, per tutti gli iscritti all’evento saranno disponibili delle dispense, che verranno inviate per e-mail nelle prossime settimane.<br />
A seguire, l’evento social sulla piattaforma di conferenze JitsiMeet ha permesso ai partecipanti di conoscersi personalmente e di ricevere e commentare direttamente impressioni e feedback dell’evento.</p>
<p>Tantissimi i messaggi di ringraziamento giunti su tutte le piattaforme: Email, Instagram, Facebook, Youtube, LinkedIn, segnalando il carattere interessante, coinvolgente, utile, il senso di comunità generato dal Congresso. Francesco F. scrive “Arricchimento puro! Tante tematiche trattate, differenti tagli ai topic e vari punti di vista a confronto. Un piacere averne fatto parte”. E alla domanda emersa dal Congresso sul come sia possibile rimanere persone quando si interagisce attraverso contenuti sulla propria pagina #social e come interfacciarci in questo momento di #socialdistancing scrive: “La risposta credo sia stata data, implicitamente, dagli interventi dei relatori Sara Malaguti, Silvia Vianello e Federica Margheri: Autenticità! Un contenuto autentico rispecchia, fedelmente, l’anima del suo creatore, fungendo da estensione della sua personalità. Complimenti all’Unione Giovani Svizzeri per l’organizzazione impeccabile, il ritmo tambureggiante e il format coinvolgente.”<br />
Messaggi come questo ci fanno capire che stiamo lavorando nella direzione giusta. Chi volesse in qualche modo contribuire con una donazione alle nostre attività non esiti a contattarci.</p>
<p>Continuate a seguirci su Facebook, Instagram, Linkedin e Gazzetta Svizzera, l’Unione Giovani Svizzeri non si ferma qua, anzi abbiamo in serbo tantissimi altri progetti e ne siamo entusiasti!</p>
<p><em>Grazie grazie grazie e alla prossima!</em><br />
<em>Bianca Rubino</em><br />
<em>Unione Giovani Svizzeri </em><br />
<em>unionegiovanisvizzeri@gmail.com</em></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un lavoro di squadra, con un regista qualificato</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-lavoro-di-squadra-con-un-regista-qualificato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 10:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/cb571fe5-e4aa-4a65-ae53-624b41d9201f-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Luca Bonicalza, 23 anni, è stata la figura tecnica dietro al Congresso UGS del 16 maggio 2020. Ci siamo intrattenuti con lui a margine della… diretta su youtube. &#160; “Sono molto felice di questo Congresso. Sarà un modello che svilupperemo in futuro.” Luca, è stata la prima volta che hai organizzato un congresso digitale con</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-lavoro-di-squadra-con-un-regista-qualificato/">Un lavoro di squadra, con un regista qualificato</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/cb571fe5-e4aa-4a65-ae53-624b41d9201f-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17155"  class="panel-layout" ><div id="pg-17155-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17155-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17155-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Luca Bonicalza, 23 anni, è stata la figura tecnica dietro al Congresso UGS del 16 maggio 2020. Ci siamo intrattenuti con lui a margine della… diretta su youtube.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>“Sono molto felice di questo Congresso. Sarà un modello che svilupperemo in futuro.”</h4>
<p><strong>Luca, è stata la prima volta che hai organizzato un congresso digitale con oltre 800 iscritti?</strong><br />
Sì, per me è stata la prima volta anche perché non ho mai organizzato un congresso digitale, neanche per 2 iscritti (ride). Tuttavia, a livello tecnico, una produzione di questo genere non mi è nuova perché ricalca quella delle produzioni multimediali, che è il settore in cui lavoro ogni giorno. Io difatti l’ho intesa come una produzione televisiva, alla quale si è aggiunta l’interazione con la chat degli utenti. Anche la struttura organizzativa che abbiamo utilizzato ricorda quella degli studios: ad esempio non erano le persone inquadrate a gestire il montaggio e la diretta, come invece avviene normalmente nelle dirette che si fanno sui social.</p>
<p><strong>Qual è la sfida più importante nell’organizzazione tecnica di un congresso di questo genere?</strong><br />
Ciò che apprezzo molto del mio settore è che per quanto esista una sfida comune, e cioè “portare a casa” la produzione (ovvero realizzarla), ogni persona all’interno del team ha sfide date proprio dal suo ruolo. Personalmente la mia sfida era quella di far sì che gli utenti connessi non si annoiassero guardando tre ore e venti di immagini. Per fortuna il montaggio esiste da ormai quasi cento anni e, per quanto quello di questa diretta non sarà storia del Cinema, sono sicuro che l’alternanza tra primi piani, piani d’ascolto e composizioni d’insieme abbia aiutato a tenere anche l’occhio sveglio. Nella videochat collettiva post congresso il montaggio è stato molto apprezzato e questo mi rincuora particolarmente.</p>
<p><strong>Ci sono stati momenti di tensione prima o durante il congresso e quanto è stato grande il sollievo al termine? Come avete festeggiato? </strong><br />
Ci sono stati inevitabilmente momenti di tensione sia prima che durante il congresso. Già le produzioni cinetelevisive sono molto stressanti per chi ci lavora quotidianamente, se questo stress lo si applica ad una troupe amatoriale e soprattutto ignara di ciò a cui va incontro non si può che sfociare in momenti poco allegri. Ma più è grande la tensione, maggiore è il sollievo quando finisce! Al termine eravamo tutti un poco disorientati ma certamente molto felici per la riuscita dell’evento. Peccato però di non aver potuto festeggiare con una festa di fine produzione!</p>
<p><strong>Lo fai nel tempo libero o è un’attività che ti accompagna anche professionalmente?</strong><br />
L’organizzazione di congressi in qualunque forma è un’esclusiva dell’UGS per quanto mi riguarda! Professionalmente invece lavoro proprio nel settore cinetelevisivo. Ho iniziato sei anni fa come proiezionista nel cinema della parrocchia, mentre oggi il mio lavoro è all’interno di un noleggio di materiale tecnico per cinema e televisione: in pratica ogni giorno mi occupo della preparazione e manutenzione di obiettivi e cineprese, sia in pellicola, che è la mia passione, sia in digitale: un lavoro di precisione perché lavoriamo su grandezze dell’ordine dei centesimi di millimetro. Mantengo comunque sempre un legame coi set e con la post-produzione: ad esempio lo scorso autunno ho montato un documentario che è da poco online.</p>
<p><strong>Durante il Congresso si è parlato molto della presenza digitale a scopi professionali. Tu hai un profilo LinkedIn e se si, lo utilizzi molto?</strong><br />
Certamente ho un profilo LinkedIn anche se fino ad oggi non l’ho sfruttato con tutte le potenzialità spiegate al Congresso: non mancherò di correggerlo. In parallelo però uso anche altre piattaforme come vetrina: Vimeo ad esempio per mostrare i miei lavori personali, e Instagram per rimarcare lo stile. Ho anche un profilo IMDb di cui sono molto orgoglioso, poiché questa è la piattaforma più importante del settore cinematografico e vengono caricate soltanto produzioni certificate e, di conseguenza, non tutti quelli del mio settore ne fanno parte: io sì!</p>
<p><strong>Possiamo dire che, anche alla luce dell’ampio successo ottenuto, questo è stato il primo di molti congressi online degli UGS?</strong><br />
Sono molto felice del successo riscontrato da questo congresso e sono sicuro che sarà un modello che svilupperemo in futuro. A mio avviso ci sono potenzialità che lo porteranno ad essere ulteriormente modificato: questo verrà ricordato come il primo congresso online poiché realizzato in diretta streaming ma è stata una traduzione letterale dei congressi che si svolgono in maniera tradizionale. Dovremo invece evolvere questo concetto in una forma narrativa che forse non esiste ancora: la sfida per il futuro è pensare a dei congressi che parlino, invece, interamente “in digitale” sia come contenuto sia come forma. Insomma, una grande ambizione!</p>
<p>Grazie mille Luca!</p>
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	<p>Regista di un grande team: gli UGS durante i preparativi per il riuscito congresso.</p>
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	<p>Anche professionalmente coinvolto nel mondo della ripresa: Luca Bonicalza.</p>
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	<p>Non perde il buonumore durante momenti di stress: Luca Bonicalza durante la diretta del congresso.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-lavoro-di-squadra-con-un-regista-qualificato/">Un lavoro di squadra, con un regista qualificato</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
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		<title>&#8220;Andrà tutto bene&#8221;, almeno nella Casa Svizzera di Malnate</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/andra-tutto-bene-almeno-nella-casa-svizzera-di-malnate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 10:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/PHOTO-2020-04-30-15-11-07-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />In questi ultimi mesi nelle case di riposo di alcuni Paesi europei si è scatenata la tempesta perfetta: circa la metà degli ospiti che risiedevano negli ospizi, nelle comunità per disabili e nelle residenze sanitarie assistenziali è morta per Covid 19. “Una tragedia umana inimmaginabile”, così è stata definita da Hans Kluge, direttore sanitario dell’Organizzazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/andra-tutto-bene-almeno-nella-casa-svizzera-di-malnate/">&#8220;Andrà tutto bene&#8221;, almeno nella Casa Svizzera di Malnate</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/PHOTO-2020-04-30-15-11-07-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17147"  class="panel-layout" ><div id="pg-17147-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17147-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17147-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In questi ultimi mesi nelle case di riposo di alcuni Paesi europei si è scatenata la tempesta perfetta: circa la metà degli ospiti che risiedevano negli ospizi, nelle comunità per disabili e nelle residenze sanitarie assistenziali è morta per Covid 19. “Una tragedia umana inimmaginabile”, così è stata definita da Hans Kluge, direttore sanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.</p>
<p>In Italia, la regione più colpita è stata la Lombardia, dove i numeri dei contagi sono stati davvero impressionanti e perlopiù generati dalla necessità di alleggerire il carico di lavoro di pronto soccorso e ospedali, quasi al collasso, individuando luoghi per accogliere pazienti clinicamente stabilizzati. Ma questi luoghi, gli alloggi assistenziali appunto, sono polveriere, abitate da persone fragili per età e condizioni di salute che andavano per prime tutelate e protette con tutte le cautele e, magari, anche con un po’ di buon senso.</p>
<p>Nel triste panorama di cui abbiamo letto sui quotidiani, per fortuna, vi sono state delle eccezioni. Si contano infatti sulle dita di una mano gli esempi di strutture per anziani che hanno saputo far fronte all’emergenza sanitaria e, tra questi esempi virtuosi ce n’è uno svizzero: La Residenza di Malnate, in provincia di Varese.</p>
<p><strong>L’esperienza de La Residenza</strong><br />
Conta ben 145 anni di storia, lo chalet per il soggiorno “dei non più giovani” a firma dell’architetto svizzero (ça va sans dire) Hans Fritz, già noto per aver progettato negli anni ’60 alcune modifiche al palazzo del Centro Svizzero di Milano.</p>
<p>La Residenza è un piccolo angolo di paradiso collocato ai piedi delle Prealpi, a Malnate, ma soprattutto è una casa moderna e funzionale: ampi soggiorni modulabili, grandi camere singole e, se non bastasse, un parco secolare di 12.000 mq per le passeggiate pomeridiane. Tali caratteristiche architettoniche hanno certamente aiutato, in questo momento così critico, a rendere un po’ più facile il lavoro del management della casa-albergo.</p>
<p>Accoglie 44 ospiti autosufficienti, vi lavorano 23 persone, fra dipendenti e operatori, e non si è verificato nessun caso di Coronavirus e nessun contagio, grazie ad un attento ed efficiente piano anti pandemia messo a punto dal presidente Alberto Fossati, in stretta sinergia con la direttrice Antonella De Micheli.</p>
<p>Ai primi segnali di rischio, sin dallo scorso 24 febbraio, la casa svizzera ha adottato alcune importanti misure precauzionali, come il divieto delle visite dei parenti e quello di accesso dall’esterno. Tutti i fornitori infatti sono stati invitati a depositare i pacchi in un’area esterna, dove venivano disinfettati dal personale prima di essere portati all’interno della struttura. Misure che sembravano eccessive e inizialmente criticate...</p>
<p>Come sappiamo, non è facile vivere in isolamento e men che meno per le persone anziane che aspettano con gioia il momento delle visite dei propri famigliari, ma gli ospiti hanno invece ben compreso la necessità delle nuove disposizioni. Come sintetizza lucidamente il signor Carlo Calamusa, 99 anni e tutta l’intenzione di voler festeggiare i 100, “L’ansia è peggiore della malattia e trova origine nella paura. La cura è necessaria. Nella nostra comunità si vive in clausura per la nostra sicurezza; l’assistenza è ottima e diciamo al Virus 19: qui non si entra”.</p>
<p>Ha prevalso l’empatia e la compartecipazione di Antonella De Micheli e del suo staff nel comunicare sia verbalmente che con l’aiuto di una cartellonistica chiara, ma non ansiogena, le nuove regole di convivenza a tutela degli ospiti e dei collaboratori, che tutti ormai conosciamo bene, come il mantenere le distanze o lavarsi spesso le mani.</p>
<p><strong>La fornitura dei presidi di protezione merita poi una menzione speciale. </strong><br />
La signora Luciana Gilli con uno sguardo dolce e attento, seduta nella comoda poltrona rossa della sua bella stanza, ci racconta: “Il personale addetto alla nostra cura ci circonda munito di guanti e mascherine, oltre alle divise. Così funziona anche per gli addetti alla cucina ed al servizio in tavola. Devo dire che queste misure precauzionali ci danno una grande sicurezza e sono certa che daranno un risultato più che soddisfacente, in attesa che finiscano presto i timori”.</p>
<p>Tutto il materiale sanitario (mascherine, guanti, camici, dispenser per la sanificazione, bombole di ossigeno extra, ecc.) è stato procurato in totale autonomia e non senza difficoltà. Era importante infatti avere garanzie da parte dei fornitori sulla qualità e tempistica di consegna della merce. Le mascherine, in particolare, acquistate in grandi quantità sono state generosamente fornite anche ai famigliari dei dipendenti. La Residenza, ancora una volta, ha agito con tempismo e lungimiranza adottando i dispositivi di protezione ben prima che ne fosse introdotto l’obbligo a livello nazionale!</p>
<p><strong>Ma non è tutto.</strong><br />
Nel mezzo della crisi c’è stato anche il tempo per ascoltare i bisogni di alcune realtà del territorio locale. Sono state donate un certo numero di mascherine a coloro che ne erano ancora privi e che avevano altrettanto bisogno di essere protetti e si è elargito un contributo all’associazione di volontari SOS Malnate per l’acquisto di dispositivi di protezione per i soccorritori che hanno trasportato pazienti Covid negli ospedali di zona.</p>
<p>Si sa, far del bene porta bene e alla Residenza un giorno è arrivata una grossa fornitura di kit di protezione, gradito omaggio dell’azienda Lati Industria Termoplastici di Vedano Olona. Anche il Comune di Malnate, tramite il Sindaco, ha provveduto a fornire un certo quantitativo di mascherine e di visiere, realizzate con una stampante 3D. Sono queste belle storie di solidarietà, che creano un clima che favorisce i rapporti fondati sulla fiducia e l’aiuto reciproci!</p>
<p><strong>Entriamo a questo punto nel vivo e facciamo qualche domanda al gruppo dirigente.</strong><br />
Questi nonni non possono incontrare i famigliari. Non possono più guardare i programmi di intrattenimento a cui erano abituati perché la TV non li manda più in onda, per contro, i telegiornali forniscono notizie, a dir poco, terrificanti. Infine, le attività di animazione che ospitavate regolarmente alla Residenza sono ormai sospese. Che qualità della vita potete garantire oggi ai vostri ospiti?<br />
Lo abbiamo chiesto alla direttrice De Micheli.<br />
“Grazie per questa domanda che mi permette di mettere in luce un aspetto del mio lavoro che più mi sta a cuore: il prendersi cura anche delle “ferite invisibili” dei nostri residenti; come dire, sento su di me il peso della vita degli altri.</p>
<p>Subito dopo aver messo in sicurezza i nostri ospiti, il mio primo pensiero è stato quello di riconnetterli – è proprio il caso di usare questo termine – con i loro cari, che non hanno più potuto incontrare di persona. Qui ci sono venute incontro le nuove tecnologie e i nuovi strumenti per comunicare: abbiamo infatti predisposto sin dai primi di marzo una postazione fissa con la quale possono comunicare quotidianamente via Skype. Abbiamo poi fornito loro tablet per le videochat da tenere nella privacy delle loro camere e istituito un servizio di chiamata ai famigliari, su appuntamento. Vedere i propri cari e poterci parlare quando ne hanno voglia li ha molto tranquillizzati e confortati.</p>
<p>Per quanto riguarda le attività del tempo libero è stato un po’ più difficile, perché in effetti la quantità di iniziative che proponiamo annualmente è davvero notevole e credo che poche altre strutture possono vantarne altrettanto. Il non “chiudersi” è sempre stata la filosofia della Residenza e purtroppo incontri, concerti, spettacoli teatrali, presentazioni di libri, escursioni e pranzi fuori sede ce li siamo dovuti scordare. Allora ho proposto loro di fare gli inviati per il giornalino della Residenza che pubblichiamo bimestralmente. Questa attività di scrittori li ha molto divertiti e interessati e soprattutto penso che li abbia aiutati psicologicamente a sfogare ansie e paure inespresse.</p>
<p>Abbiamo poi organizzato tornei di carte in sicurezza, predisponendo cioè tavoli molto grandi che permettono di ospitare quattro giocatori o giocatrici. Il gioco delle carte è molto amato dai nostri anziani!</p>
<p>Per quanto riguarda la televisione, abbiamo cercato di proporre documentari sulla natura, film divertenti ma anche funzioni religiose in streaming evitando il più possibile di esporli a trasmissioni caratterizzate solo da eccessivo allarmismo, senza peraltro fornire informazione, e prendendoci il tempo necessario per spiegare cosa stesse succedendo fuori.</p>
<p>Abbiamo coccolato le nostre signore approntando un servizio interno per la messa in piega settimanale e uno di acquisto delle loro creme per il viso, acqua di colonia, prodotti per il corpo, riviste ecc. presso i negozi di zona. Piccoli vizi, insomma, che le hanno tirate su di morale.<br />
I risultati fin qui ottenuti ci sembrano molto soddisfacenti, anche dai ritorni che abbiamo dai famigliari con i quali vi è un rapporto di grande fiducia.<br />
Ma non ci fermiamo qui: stiamo pensando a gruppi di lettura, una rassegna cinematografica sulle donne che hanno fatto la storia e per l’estate un icecream party con tanto di furgoncino nel nostro bel giardino! Insomma la strada è ancora lunga e non ci perdiamo d’animo, come è stato finora. Noi ci siamo”.</p>
<p>Come si organizzerà la ripresa delle attività e delle visite dei famigliari? E come si tutelano i residenti quando si inseriranno nuovi ospiti alla Residenza?<br />
Lo abbiamo chiesto al Presidente Fossati.<br />
”Siamo attualmente in una situazione di sospensione inaspettata della nostra quotidianità. In primis, dovremo vedere come si evolverà questa terribile pandemia e di conseguenza riprenderemo, con la prudenza che finora ci ha contraddistinto, le nostre attività di socializzazione, così come la riapertura delle visite dei parenti dei nostri utenti, all’interno di un percorso condiviso di regole di sicurezza.</p>
<p>Il capitolo dell’ingresso di nuovi ospiti richiede invece una ponderata riflessione per individuare la giusta strada da intraprendere in futuro.<br />
L’era del Coronavirus ha permesso di far capire al mondo che è necessaria e auspicabile una maggiore responsabilità per la cura degli anziani, cosa che noi facciamo da sempre con impegno e dedizione.</p>
<p>Dal punto di vista pratico siamo fortunati perché la nostra è una casa – che ha molti luoghi dove il distanziamento fisico - non mi piace definirlo “sociale” -è possibile e facile da mettere in pratica, senza per questo venir meno all’aspetto umano e sociale tra gli ospiti. Inoltre, operativamente abbiamo definito un piano anti pandemia chiaro ed efficace che prevede, tra le altre misure, camere dove isolare, in quarantena, gli ospiti prima di inserirli - o reinserirli - in comunità. È un tema questo molto attuale a cui stiamo lavorando, perché abbiamo recentemente ricevuto diverse domande di ammissione.</p>
<p>Il futuro dei nostri anziani, di oggi e di domani, ci sta molto a cuore, ed è nostro desiderio e volontà poter essere sempre in grado di rispondere non solo alle necessità quotidiane, ma anche alle reciproche aspettative che dobbiamo intuire ed interpretare. E come dice Monsignor Delpini, Arcivescovo di Milano: “è solo quando gli uomini camminano insieme, verso una stessa direzione, che nasce una strada”.</p>
<p>Resistere non è inutile, perché vinceremo questa battaglia come abbiamo vinto le altre. Un giorno si troverà un vaccino e si smetterà di “combattere tenendo la testa ritirata nel guscio, come le tartarughe”, come dice con un’immagine suggestiva Antonio Golzi, un giovanotto di 93 anni.<br />
Fino a quel momento, ci abbracciamo virtualmente, virus free.</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>SOCIETÀ SVIZZERA DI MILANO</em></p>
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		<title>Basler Brot</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/basler-brot/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 10:04:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/pane-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Con i tempi che corrono, molti riscoprono la buona cucina e si cimentano in creazioni culinarie d’eccezione. Tra le molte prelibatezze che i molti realizzano, vi è la base della nostra alimentazione: il pane. In questa edizione vogliamo però presentarvi un pane d’eccezione, quello basilese. Esso occupa infatti un posto d’onore fra i pani cantonali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/basler-brot/">Basler Brot</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/pane-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17143"  class="panel-layout" ><div id="pg-17143-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17143-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17143-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Con i tempi che corrono, molti riscoprono la buona cucina e si cimentano in creazioni culinarie d’eccezione. Tra le molte prelibatezze che i molti realizzano, vi è la base della nostra alimentazione: il pane. In questa edizione vogliamo però presentarvi un pane d’eccezione, quello basilese. Esso occupa infatti un posto d’onore fra i pani cantonali. Caratterizzato da una pasta molto morbida, dovuta all’elevata percentuale d’acqua, pori grossi e irregolari e una crosta farinosa, molto croccante, questo pane si distingue da tutti gli altri per aspetto e gusto, ed è apprezzato in tutta la Svizzera.</p>
<p><strong>In collaborazione con GUTEKUECHE.CH</strong></p>
<p>Con i due Cantoni di Basilea ci avventuriamo nella particolarità tutta svizzera dei semicantoni: sei Cantoni che, pur godendo di un'autonomia pari a quella degli altri venti, possiedono solo la metà del peso nelle votazioni federali. Ognuno di essi fa coppia con un secondo, formando tre precise unità storico-geografiche. Il Cantone di Basilea fu diviso all’inizio del XIX° secolo, quando il Canton Basilea Campagna si separò a causa del predominio aristocratico della città. Le differenze tra i due Cantoni risiedono nel nome stesso: Basilea Città consiste praticamente nella città di Basilea stessa, mentre Basilea Campagna conta diversi distretti la cui economia si fonda sui settori industriali tessile, metallurgico e chimico. Anche dal punto di vista del turismo i due Cantoni non potrebbero essere più diversi: se Basilea Città viene considerata la capitale culturale della Svizzera, grazie alla sua alta concentrazione di musei e galleria, Basilea Campagna vanta moltissime bellezze paesaggistiche e naturali che lasciano a bocca aperta gli amanti dello sport e della natura.</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 180 min + 1 notte  </strong><br />
1. Per la biga liquida: sbriciolare 5 grammi di lievito, setacciare con la farina, aggiungere l’acqua e mescolare. Preparare la biga liquida la sera prima, coprirla e tenerla al caldo.<br />
2. Il giorno seguente, sciogliere i 25 grammi di lievito per l'impasto principale in 50 ml di acqua. Mettere la farina in una scodella, aggiungere il lievito sciolto, sale, la biga liquida diluita con ulteriori 50 ml di acqua tiepida, e aggiungere il resto dell'acqua. Impastare a pasta liscia con l’impastatrice.<br />
3. Appena la pasta si stacca dal fondo, essa è pronta. Coprire l'impasto e lasciarlo lievitare per circa 30 minuti. Spianare l'impasto, formare una palla e lasciarlo lievitare per altri 30 minuti.<br />
4. Dividere la pasta in tre e formare tre pagnotte (oblunghe). Mettere su una teglia coperta con carta da forno, spennellare con latte tiepido, coprire e lasciare riposare per 60 minuti.<br />
5. Cuocere il pane nel forno preriscaldato a 250 gradi. Dopo 10 minuti, ridurre la temperatura a 220 gradi e cuocere per circa 40 minuti. Togliere il pane dal forno, ridurre a 230 gradi, rimettere il pane in forno e cuocere per altri 10 minuti.</p>
<p><strong>Ingredienti per 3 porzioni </strong><br />
25g lievito<br />
50ml latte per spennellare<br />
700g farina bigia<br />
25g sale<br />
460 g biga liquida (v. sotto)<br />
500ml acqua fredda<br />
Per la biga liquida:<br />
5 g lievito<br />
260g farina bigia<br />
200ml acqua tiepida</p>
</div>
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		<item>
		<title>&#8220;Amo la Svizzera, ho nel cuore Cremona e sono innamorato di Liverpool&#8221;</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/amo-la-svizzera-ho-nel-cuore-cremona-e-sono-innamorato-di-liverpool/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 09:55:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/luca-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Alex Luca, cantautore malinconico e appassionato Di origini svizzere, l’artista 21enne ha studiato nel prestigioso istituto di Paul McCartney e collabora con Fred Abbott Lugano - Incontriamo telefonicamente il giovane cantante Alex Luca che ha già suscitato grande interesse nell’ambiente musicale per le sue capacità quale compositore di testi e di musica, dimostrando una notevole</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/amo-la-svizzera-ho-nel-cuore-cremona-e-sono-innamorato-di-liverpool/">&#8220;Amo la Svizzera, ho nel cuore Cremona e sono innamorato di Liverpool&#8221;</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/05/luca-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17138"  class="panel-layout" ><div id="pg-17138-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17138-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17138-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Alex Luca, cantautore malinconico e appassionato</strong><br />
Di origini svizzere, l’artista 21enne ha studiato nel prestigioso istituto di Paul McCartney e collabora con Fred Abbott</p>
<p>Lugano - Incontriamo telefonicamente il giovane cantante Alex Luca che ha già suscitato grande interesse nell’ambiente musicale per le sue capacità quale compositore di testi e di musica, dimostrando una notevole maturità artistica e cultura musicale.</p>
<p>Con il suo primo singolo “Only the River”, ha raggiunto più di un milione e mezzo di ascolti su Spotify. Attualmente vive a Liverpool, città incredibile per chi intende fare della buona musica, territorio storico dei Beatles, tanto che dal 2015 è designata “Città della musica” dall’Unesco.</p>
<p>Alex Luca ha metà famiglia Svizzera, di Berna, e ha frequentato la Scuola Svizzera di Milano, come ci racconta:<br />
&lt;&lt;Quando ho abitato a Milano, la Scuola Svizzera mi è sembrata un buon modo per restare in contatto con le mie origini. Ho dei bei ricordi, anche un po’ curiosi. Per esempio, non avendo altra scelta in quegli anni, i miei esercizi musicali li svolgevo in quella scuola, in una cantina buia dove c’era un vecchio pianoforte. Ogni giorno dopo le normali lezioni, con l’aiuto del bidello, mi dirigevo verso quel pianoforte per scrivere le mie canzoni… &gt;&gt;.</p>
<p><strong>Quando hai iniziato a fare musica?</strong><br />
&lt;&lt;A otto anni quando vivevo nei pressi di Berna, ho iniziato lo studio del violoncello. Successivamente ho preso parte ad una orchestra di Lucerna per poi iniziare il canto a 12 anni&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Oggi sei finalmente un cantautore.</strong><br />
&lt;&lt;Sono cantautore, scrivo sia le parole sia la musica. Poi dipende, a volte qualcuno mi aiuta ad arrangiare i pezzi, o addirittura facciamo una collaborazione per l’intera canzone, come è accaduto con “House of Endless Dreams”. Su questo pezzo ho collaborato con Fred Abbott (esponente del noto gruppo “Noah and The Whale n.d.r.)&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Tutti i tuoi brani sono in inglese?</strong><br />
&lt;&lt;Sì, canto in inglese perché mi è sempre sembrato molto naturale, anche perché quasi tutti i miei “idoli” cantano in questa lingua…&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Chi sono questi idoli? </strong><br />
&lt;&lt;Sono sopratutto le grandi cantanti jazz come Ella Fitzgerald e Billie Holiday. Ascolto tanto anche Tom Odell, un cantautore inglese che stimo tanto e consiglio a tutti di ascoltare&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Quanto sono stati importanti i tuoi maestri? </strong><br />
&lt;&lt;Tantissimo, mi hanno aiutato ad esibirmi le prime volte nei locali milanesi quando avevo 15 anni e sono sempre stati molto incoraggianti. Provo molta gratitudine per loro, davvero&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Di recente ti sei esibito con una Instagram live, quindi “dal vivo” sul web… come è andata? </strong><br />
&lt;&lt;È successo il 16 maggio. Ho cercato di replicare un vero concerto cantando gran parte del mio repertorio. Ho anche cercato di conversare con il mio pubblico anche se ciò era molto strano dato che parlavo con un telefono. È stato molto curioso, credo di replicare presto&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Anche Spotify è stato importante per te?</strong><br />
&lt;&lt;Spotify è il servizio più famoso che offre musica in streaming gratuitamente… Ho pubblicato il mio primo singolo, “Only the River”, che ha raggiunto più di un milione e mezzo di ascolti proprio su Spotify&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Cosa pensi, invece, della Tv con i suoi talent show?</strong><br />
&lt;&lt;Penso che i talent show siano una buona opportunità per iniziare una carriera. L’unico problema è che le carriere di questi artisti sembrano essere sempre molto trionfanti ma anche molto corte. Io preferisco avere una carriera lunga, anche se forse meno sensazionale… &gt;&gt;.</p>
<p><strong>Perché hai scelto Liverpool, dove attualmente risiedi, per inseguire il tuo sogno musicale? </strong><br />
&lt;&lt;A 18 anni mi sono trasferito a Liverpool in seguito alla mia ammissione al Liverpool Institute for Performing Arts di Paul McCartney. Sono innamorato di Liverpool… offre opportunità che non ho trovato in nessun’altra città e ha questo spirito molto artistico che mi piace tantissimo. A Liverpool tutti amano la musica!&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Usi unicamente piattaforme web per farti conoscere o ti esibisci anche dal vivo? </strong><br />
&lt;&lt;Mi esibisco molto a Liverpool, frequento tanti locali dove si fa musica dal vivo. I miei amici sono quasi tutti musicisti e ogni settimana, quando suoniamo in città, incontriamo nuova gente e ampliamo il nostro network di conoscenze. È bellissimo&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Di cosa parlano le tue canzoni? </strong><br />
&lt;&lt;I testi del mio primo EP sono ricordi della mia infanzia a Cremona, sulle rive del fiume Po. Con “House Of Endless Dreams” rivivo il ricordo di un’infanzia bellissima, passata nella campagna cremonese. È una canzone molto malinconica, perché essendo lontano da casa, provo nostalgia. Sono cresciuto a Cremona e questo EP è un’ode a questa mia città&gt;&gt;.</p>
<p><strong>A proposito, cos’è un EP?</strong><br />
&lt;&lt;Un EP è la versione ridotta di un Album, di solito contiene 4 o 5 brani&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Al momento prevale la tua vena malinconica? </strong><br />
&lt;&lt;Sì, direi che quasi tutti i miei testi sono di questo tenore. La voglia di scrivere arriva soprattutto quando la tristezza si fa sentire e avverto la malinconia&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Quali strumenti suoni per accompagnare i testi delle tue canzoni? </strong><br />
&lt;&lt;Suono il pianoforte e il violoncello e questi sono di solito anche gli strumenti principali che si possono sentire nelle mie canzoni. Direi che è una combinazione di folk e soul&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Quando pensi di esibirti in Svizzera e in Italia?</strong><br />
&lt;&lt;Non appena la crisi sanitaria sarà passata. Ho tanta voglia finalmente di esibirmi anche lì dal vivo e spero che questo momento arrivi molto presto&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Domanda di attualità: come vive la gente di Liverpool in tempo di coronavirus…? </strong><br />
&lt;&lt;A Liverpool quasi tutti i negozi, e ovviamente i bar, sono chiusi. Per uscire non c’è bisogno di autocertificazione e non c’è obbligo di indossare una mascherina. Perciò io riesco a fare delle belle passeggiate quasi tutti i giorni tra un impegno promozionale e l’altro. Questo rende sicuramente la giornata un po’ più leggera!&gt;&gt;.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
</div>
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	<p>Alex Luca dopo il perfezionamento al Liverpool Institute for Performing Arts di Paul McCartney, ha collaborato nientemeno che con Fred Abbott esponente del noto gruppo Noah and The Whale di Londra. Da maggio è online il video di “House of endless dreams”, il brano che anticipa il nuovo EP di inediti “How real life feels” del giovane cantautore</p>
</div>
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