<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Edizione Luglio 2017 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
	<atom:link href="https://gazzettasvizzera.org/category/articoli/edizione-luglio-2017/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://gazzettasvizzera.org/category/articoli/edizione-luglio-2017/</link>
	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 Jun 2018 10:22:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/03/cropped-Logo-GS-2019-Quad-32x32.jpg</url>
	<title>Edizione Luglio 2017 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
	<link>https://gazzettasvizzera.org/category/articoli/edizione-luglio-2017/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il voto elettronico in Svizzera tematica complessa dal profilo politico</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-voto-elettronico-in-svizzera-tematica-complessa-dal-profilo-politico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 22:36:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=1997</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Molti Svizzeri all’estero ne fanno già uso Buongiorno Dott. Wiget, io e mia moglie siamo di doppia cittadinanza italiana e svizzera avendo vissuto nel cantone di Zurigo per circa 43 anni. Nel 2013 ultimo anno di permanenza in Svizzera, causa mancanza di lavoro e non potendo più usufruire di aiuto finanziario da parte Svizzera ci</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-voto-elettronico-in-svizzera-tematica-complessa-dal-profilo-politico/">Il voto elettronico in Svizzera tematica complessa dal profilo politico</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-1997"  class="panel-layout" ><div id="pg-1997-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1997-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1997-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Molti Svizzeri all’estero ne fanno già uso</p>
<p>Buongiorno Dott. Wiget,<br />
io e mia moglie siamo di doppia cittadinanza italiana e svizzera avendo vissuto nel cantone di Zurigo per circa 43 anni.<br />
Nel 2013 ultimo anno di permanenza in Svizzera, causa mancanza di lavoro e non potendo più usufruire di aiuto finanziario da parte Svizzera ci siamo trovati con le spalle al muro e ci siamo pre-pensionati con due anni di anticipo, e con i soldi della cassa pensioni abbiamo comprato un appartamentino in provincia di Padova dove poter vivere.</p>
<p>Naturalmente la nostra rendita AVS è stata decurtata credo di circa il 14% a ciascuno.<br />
Ho saputo in seguito che avendo fatto il prepensionamento non abbiamo diritto a nessun aumento della AVS per sempre. Vorrei sapere se ciò è vero, perché a essere sinceri anche un piccolo aumento ci farebbe comodo, perché vivendo al nord, la vita non è così a buon mercato.<br />
Le chiedo gentilmente di chiarirmi la situazione e cosa possiamo fare per usufruire degli aumenti.</p>
<p>Avrei anche una seconda domanda da farle, quando dobbiamo votare per spedire i nostri voti dobbiamo spendere più 10.00 Euro. Non si può votare tramite internet? Sarebbe tutto più facile con un costo zero. Noi la ringraziamo sin d’ora con la speranza che lei possa darci delle risposte utili. Se fosse possibile le saremmo molto grati.</p>
<p>Le porgiamo cordiali saluti.<br />
(C. e G.L.)</p>
<p>Risposta<br />
Cari Lettori,<br />
pubblico qui integralmente la Vostra lettera, alla quale però risponderemo separatamente in due: l’amico Robert Engeler nella sua pagina sulle questioni delle pensioni, il sottoscritto invece sul voto degli Svizzeri all’estero e, più in particolare, sull’e-voting, e cioè il voto elettronico.</p>
<p>Ci siamo, infatti, così divisi le competenze tanto tempo fa, ed anche per non disorientare i nostri Lettori, preferiamo che essi trovino sempre “le cose al loro posto”, e dunque le risposte che cercano nelle rubriche relative.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, questa volta non vi annoierò con i soliti codici, codicilli e pandette ma prometto di essere breve.<br />
Intanto, la prima cosa che vorrei dire è che mi sorprende che Voi dobbiate spendere più di 10,00 Euro per il voto per corrispondenza!<br />
La busta che io ricevo dal mio Cantone (che è quello di Lucerna) per il voto, una volta debitamente compilata e riempita con quanto necessario (compresa la scheda elettorale), di norma mi costa 1,00 Euro di francobolli.<br />
A meno che Voi non restituiate anche tutto il materiale illustrativo, perchè in tal caso il peso aumenta e di conseguenza anche l’affrancatura ma dubito che si riesca a raggiungere un costo così alto come da Lei indicato.<br />
Ciò detto, il voto per corrispondenza è molto diffuso da tempo anche in Svizzera (per noi Svizzeri all’estero dal 1992) ma non vi è dubbio che il c.d. e-voting appaia oggi assai più attraente e comodo di quello per posta.</p>
<p>La tematica del voto elettronico è tuttavia molto complessa sotto molteplici profili.<br />
Dal lato tecnico, innanzitutto, vi è la preoccupazione di garantire la genuinità del voto, ma anche la sua segretezza, il conteggio delle “schede” e la sicurezza di tutto il procedimento elettorale.</p>
<p>Dal lato politico, vi è il timore, poi, che in assenza di sufficienti garanzie tecniche sulla sicurezza, siano poste a rischio le votazioni ed, in ultima analisi la stessa democrazia. Ciò soprattutto in Svizzera, ove le votazioni sono frequenti ed i temi sottoposti al voto popolare numerosi e spesso assai importanti. Si legge, infatti, sempre più spesso di hacker che si introducono nei sistemi informatici (anche quelli più sicuri), di voti influenzati, di cybercrimes, ecc…</p>
<p>Da un punto di vista pratico, infine, non va trascurato il fatto che il sistema potrebbe risultare “ostico” per chi non è un “millennial”, e non è particolarmente tecnologico (anche se magari pensa di esserlo perché usa uno smartphone o un tablet). È, però, altresì vero che il sistema di voto elettronico ha la potenzialità di consentire una ancora maggiore diffusione della partecipazione popolare al voto, sia in Svizzera potendo votare anche da casa o da un computer portatile, sia, soprattutto, per noi Svizzeri all’estero.</p>
<p>Quest’ultimo aspetto è proprio il motivo per cui da tempo anche l’OSE-ASO (Organizzazione degli Svizzeri all’Estero) si impegna per una sua adozione la più ampia possibile (entro il 2019), ferma restando la necessità di sistemi sicuri sotto il profilo tecnico. Il tema è stato oggetto proprio recentemente all’Auslandschweizerrat nel marzo di quest’anno a Berna di un serrato ed interessante “faccia a faccia” fra un’esponente delle Poste svizzere esperta in materia ed un imprenditore informatico svizzero. Il dibattito in Svizzera sul tema è particolarmente caldo di questi tempi e si fronteggiano i fautori dell’introduzione dell’e-voting da un lato, con gli scettici digitali sulla sicurezza informatica dall’altro lato. Questi ultimi affermano che non è possibile garantire la sicurezza assoluta di nessun sistema di voto elettronico, e pertanto è meglio non adottarlo.</p>
<p>D’altro canto le manipolazioni e i brogli elettorali si possono verificare (e si verificano) da che esiste il voto (anche per alzata di mano) ma non per questo si può pensare di rinunciare al voto tout-court! In questo caso cambierebbe solo lo strumento utilizzato per esercitare un diritto fondamentale.<br />
Ebbene, il sistema è ancora in fase di sperimentazione a livello federale ma attualmente alcuni Cantoni consentono già il voto elettronico (con alcune differenziazioni) utilizzando due sistemi.</p>
<p>Il primo sistema è quello del Cantone di Ginevra che ha sviluppato una tecnologia propria, diremmo oggi “nativa” denominata “System CHvote”. Questo sistema è stato adottato dai Cantoni di Argovia, Berna, Lucerna e San Gallo e inizialmente anche Basilea-Città.<br />
A tal proposito era anche scoppiata una polemica nel 2013 perché si affermava che proprio in una votazione a Ginevra vi sarebbero state intrusioni informatiche. In realtà si è trattato di una simulazione in cui si è dimostrato quali fossero i punti deboli individuati da alcuni hacker esperti, che sono poi stati corretti.</p>
<p>Il secondo sistema è quello creato dalla Posta svizzera che attualmente è stato adottato dai Cantoni di Friburgo, Glarona, Neuchâtel e Turgovia e presto anche Basilea-Città che cambierà. Altri Cantoni si sono limitati a dei test (Zurigo, per esempio, dove avete vissuto) ed altri ancora non hanno fatto nulla.<br />
Come vedete, lo scenario è variegato, e vi è ancora molto da fare per garantire il voto elettronico in maniera generalizzata, come io penso si dovrà fare per forza in un futuro prossimo, anche se io – lo confesso – continuo a preferire la “scheda cartacea”, pur potendo usufruire del voto elettronico.</p>
<p>Non sono certo in quale Cantone, o in quali Cantoni, Voi siate registrati per votare e dunque non posso dirVi se potete avvalervi dell’evoting. Se fosse uno di quelli indicati dovrebbero avervi già informati o al limite fatelo Voi. Altrimenti se fosse Zurigo non resta che aspettare con pazienza, che la speranza è l’ultima a morire.</p>
<p>A tutti i nostri Lettori buone vacanze e buona estate!</p>
<p>Avvocato Markus W. Wiget</p>
<p>P.S. Facendo seguito all’articolo dello scorso mese, sull’iscrizione volontaria al SSN italiano, trascriviamo qui sotto la mail ricevuta dai nostri due Lettori che confermano l’esenzione per i pensionati svizzeri e la bontà della nostra interpretazione sulla tassazione. Due buone notizie al tempo stesso e ce ne rallegriamo!</p>
<p>Mail del 12/06/2018 - Iscrizione volontaria al SSN</p>
<p>Buona sera Dott. Markus W. Wiget,<br />
Siamo A.M.K. e R.T. permesso di soggiorno e residenza dal 23.01.2013 in provincia di Rimini.<br />
Abbiamo ricevuto oggi la Gazzetta Svizzera di giugno.<br />
Vogliamo complimentarla sull’articolo a pag. 2, Volontaria o Obbligatoria???<br />
Le comunichiamo che la ASL di Riccione, ufficio stranieri, ci ha comunicato nel gennaio scorso 2018, che la volontaria ha fatto oggetto di esenzione per i pensionati Svizzeri, essendo già tassati mensilmente del 5% presso la Banca di Sondrio. [Informazione dalla stessa Asl ]. Dunque la tessera sanitaria ci è stata rinnovata fino al 18.02.2024.<br />
Volevamo aggiornarla su fatti così importanti per i nostri Amici Svizzeri.<br />
Le auguriamo un buona estate, riceva i nostri migliori saluti.</p>
<p>A.-M.K. / R.T. (Prov. di Rimini)</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-1997-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1997-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-1997"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800.jpg" width="800" height="600" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800.jpg 800w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-600x450.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-300x225.jpg 300w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-768x576.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-230x173.jpg 230w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-350x263.jpg 350w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-480x360.jpg 480w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" title="rubrica-legale" alt="rubrica legale" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-voto-elettronico-in-svizzera-tematica-complessa-dal-profilo-politico/">Il voto elettronico in Svizzera tematica complessa dal profilo politico</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come presentarsi adeguatamente nella ricerca di un posto di lavoro.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/come-presentarsi-adeguatamente-nella-ricerca-di-un-posto-di-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2017 16:04:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[AVS/AI Assicurazioni Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=516</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Robert Engeler disposto a incontrare gruppi di giovani   Gentile lettrice, È stato un grande piacere conoscerti al Congresso del Collegamento a Parma e parlare brevemente del come cercare un posto di lavoro. Grazie per avermi mandato il Tuo CV e copia di una domanda di assunzione. Rinnovo anche in questa sede la mia disponibilità</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-presentarsi-adeguatamente-nella-ricerca-di-un-posto-di-lavoro/">Come presentarsi adeguatamente nella ricerca di un posto di lavoro.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-516"  class="panel-layout" ><div id="pg-516-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-516-0" ><div id="pgc-516-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-516-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p><em>Robert Engeler disposto a incontrare gruppi di giovani</em></p>
<p> </p>
<p>Gentile lettrice,</p>
<p>È stato un grande piacere conoscerti al Congresso del Collegamento a Parma e parlare brevemente del come cercare un posto di lavoro. Grazie per avermi mandato il Tuo CV e copia di una domanda di assunzione. Rinnovo anche in questa sede la mia disponibilità di tenere corsi sul tema a gruppi di giovani svizzeri in Italia di una mezza giornata. Non posso concentrare un corso di 4-5 ore in una pagina della Gazzetta, ma cerco qui di elencare i punti più importanti per la domanda di assunzione, mentre non posso dare in questa sede istruzioni dettagliate sull’intervista.</p>
<p>Il proprio lavoro è per la maggior parte di noi l’unico prodotto che possiamo “vendere” nella nostra vita e che vale, nel corso dei quarant’anni di attività, due a tre milioni di Euro.<br />È quindi un prodotto che va venduto con la massima cura (non mi scuso per l’espressione “vendere”, è proprio così). Quindi non sparare raffiche nel cielo sperando di prendere per caso un piccione (che magari poi risulta essere un passero), ma pochi colpi ben mirati e ben seguiti.</p>
<p><strong>Dove cercare lavoro?</strong><br />a) passivamente: aspettare che sui vari siti web o sul giornale venga offerta una posizione proprio adatta a me e rispondere in modo mirato<br />b) attivamente: ci sono diversi modi; i principali:<br />– mettere un CV come sotto descritto su Linkedin e Xing<br />– networking: parlare del Tuo progetto ad ex colleghi, famigliari, amici che potrebbero conoscere persone nel ramo di interesse<br />– contattare società di ricerca personale e headhunter<br />– contattare consulenti aziendali<br />– contattare direttamente l’impresa che ti interessa e alla quale potresti rendere un ottimo servizio</p>
<p><strong>Come presentarsi</strong><br />(vendere se stessi)?<br />Questa vendita può essere suddivisa in quattro fasi:<br />1) A chi voglio vendere il mio prodotto? Non a vanvera a tutti (costoso, faticoso e squalifica il prodotto), ma mirato a chi cerca qualcuno proprio come me o a un datore di lavoro che mi piace particolarmente. Quindi poche domande, ma molto ben mirate, studiate e curate.<br />2) La proposta di assunzione (o collaborazione), consistente in CV (curriculum vitae) e domanda di assunzione: il curriculum vitae è uguale per tutte le proposte, mentre la domanda è scrupolosamente tagliata sul<br />singolo caso. Questi due documenti devono attirare l’interesse del datore di lavoro: in mezzo a trenta o trecento domande, devono convincere il lettore di invitare questa persona ad un colloquio. Il tutto in modo breve, ma completo. Per vederti, deve facilmente poter raggiungerti: Quindi indirizzo completo <br />- l’interessato vuole anche sapere dove Tu abiti<br />- con email e telefoni dove raggiungerti sicuramente, su ambedue i documenti (eventualmente indicare anche il telefono della mamma se Tu durante il giorno non sei raggiungibile).<br />Se abiti a Roma e cerchi a Milano, spiegare che sei regolarmente a Milano e disposta a trasferirti, se no difficilmente Ti chiama per un colloquio.<br />3) Le interviste (normalmente due o tre): Servono al datore di lavoro a ridurre il numero di candidati da normalmente 6-8 ad uno solo.<br />4) I solleciti: L’insistenza è vista male, ma se sono passate tre settimane dopo l’invio del CV, oppure due settimana dopo un’intervista senza risposta, un gentile, breve mail di sollecito può dare risultati positivi.<br />Proposta di assunzione (o collaborazione).</p>
<p><strong>Il principio:</strong><br />1) La domanda va stilata caso per caso, con grande scrupolo, rispondendo punto per punto a quanto il “cliente” desidera. Non viene assunto il miglior candidato, ma quello che sembra meglio adatto per la posizione in questione.<br />2) Il buon venditore non parla per primo del Suo prodotto o peggio, di se stesso: Cerca di capire che cosa cerca il compratore, verifica se il suo prodotto sia vicino alle attese e spiega al cliente perché questo prodotto risolve tutti (o quasi tutti) i suoi problemi. Nella Tua domanda che mi hai mandato (come in quasi tutte quelle che vedo) parli esclusivamente di Te; tocca al datore di lavoro confrontare il Tuo discorso con le sue necessità. Perché lasciare a lui questa fatica per magari arrivare ad una conclusione sbagliata? Il buon venditore risponde punto per punto alle esigenze del cliente e spiega per ciascuna perché lui è particolarmente preparato per affrontare questo compito; se in un punto ci sono lacune, le<br />afferma apertamente, ma puntualizza che è in grado di colmarle rapidamente (tra le molte centinaia di assunzioni completate non ho ma incontrato un candidato che corrispondeva al 100% alle mie attese). <br />Quindi non partire da sè, ma dalle esigenze del cliente!<br />Perché in alto a destra non piazzare una foto a colori tipo passaporto? Se dopo aver letto 100 domande il datore di lavoro dice: “Mi interessa quella ragazza con i capelli neri lunghi o quel giovane con la faccia seria” troverà la Tua domanda subito, sennò forse non la trova più nella massa di anonimi. E per favore non una foto dall’apparecchio in stazione, ma<br />da un professionista che sa come presentarti bene – non come fotomodella (salvo se Ti presenti per questo lavoro), ma come collaboratrice seria.</p>
<p><strong>Curriculum Vitae:</strong> ben preparato, uguale per tutti<br />Il CV, oltre al contenuto stesso, permette al datore di lavoro di verificare se:<br />• la carriera segua uno sviluppo logico <br />• il numero degli impieghi corrisponda alla norma desiderata per la posizione in questione<br />• non ci siano “buchi” non spiegati tra un impiego e il prossimo (se per sei mesi hai fattoil giro del mondo includilo e spiega che progressi hai fatto).</p>
<p>Deve quindi contenere, in ordine cronologico, gli studi ed aggiornamenti e gli impieghi, sempre con data, datore di lavoro (o committente), tipo di lavoro svolto. <br />Indicare solo l’anno talvolta è necessario, ma fa nascere il dubbio che ci siano grosse lacune non spiegate.<br />Ottimo anche l’indicazione di referenze.</p>
<p>Quello che manca invece totalmente nel Tuo CV come quasi in tutti: per ogni impiego (quando ciò sia degno di nota) l’indicazione di quello che hai imparato ed i successi concreti ottenuti (un esempio fuori del Tuo campo: ho approfondito le mie conoscenze nel ramo dei profumi, ho aumentato il fatturato del 40% in cinque anni).<br />Il futuro datore di lavoro non vuole solo sapere che Tu hai lavorato come responsabile di vendita, ma che cosa hai imparato in quella posizione e quali successi particolari hai ottenuto.<br />Vuol conoscere le Tue particolari esperienze che Ti distinguono dagli altri candidati. Forse possiedi proprio quelle capacità particolari che lo interessano oppure avevi già risolto il problema che lo affligge. E il primo scoglio è superato. Oppure eviti di essere assunta per una posizione non adatta, con tutte le conseguenze negative.<br />Non sono a conoscenza di una statistica se sia meglio presentare il CV in forma ascendente o discendente. Personalmente preferisco la forma ascendente, perché vedo il percorso di una persona come la costruzione di una casa: prima i fondamenti (nascita, scuole, eventualmente famiglia), poi le mura, il tetto e il completamento interno (ciò che ha appreso e raggiunto nella professione). Ma non pretendo che sia il modo giusto.</p>
<p><strong>Intervista</strong><br />Se Tu sei tra i sei o otto candidati che l’interessato vuole conoscere di persona, segue il prossimo scoglio: l’intervista. <br />Ce ne possono essere due o tre, nel corso delle quali il numero di candidati si restringe fino alla scelta finale. Non posso in questa sede entrare nel dettaglio, ma solo dire quello che gli insegnanti Ti hanno detto prima della maturità: preparazione, preparazione, preparazione. La stessa cosa vale anche per i solleciti.<br />Sono i momenti decisivi: ogni intervista va preparata molto bene, sia nella presentazione esterna (capelli lavati, né blue-jeans rotti né scollature), ma soprattutto nel comportamento e nel contenuto.</p>
<p>I miei migliori auguri!<br />Robert Engeler</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-516-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-516-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-516"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI.jpg" width="299" height="303" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI.jpg 299w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-100x100.jpg 100w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-296x300.jpg 296w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-230x233.jpg 230w" sizes="(max-width: 299px) 100vw, 299px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-presentarsi-adeguatamente-nella-ricerca-di-un-posto-di-lavoro/">Come presentarsi adeguatamente nella ricerca di un posto di lavoro.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pensione svizzera e residenza fiscale italiana</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/pensione-svizzera-e-residenza-fiscale-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 15:52:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gazzettasvizzera.org/?p=329</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Che cosa va dichiarato? Egr. Avv.La contatto per sottoporLe il mio caso specifico formulando la seguente domanda: “Sono cittadina italo/svizzera, sposata da 46 anni ca. con un cittadino italiano.Dal gennaio 2016 siamo pensionati dalla Cassa svizzera di compensazione di Ginevra. Attualmente da tale data viviamo in Italia, dove abbiamo la nostra residenza abituale”. Premetto che</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pensione-svizzera-e-residenza-fiscale-italiana/">Pensione svizzera e residenza fiscale italiana</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-329"  class="panel-layout" ><div id="pg-329-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-329-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-329-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Che cosa va dichiarato?</p>
<p>Egr. Avv.<br />La contatto per sottoporLe il mio caso specifico formulando la seguente domanda: “Sono cittadina italo/svizzera, sposata da 46 anni ca. con un cittadino italiano.<br />Dal gennaio 2016 siamo pensionati dalla Cassa svizzera di compensazione di Ginevra. Attualmente da tale data viviamo in Italia, dove abbiamo la nostra residenza abituale”. Premetto che la pensione di entrambi viene regolarmente versata su un conto corrente svizzero, che abbiamo da anni.<br />I nostri figli e nipoti vivono in territorio elvetico, dove noi ci portiamo spesso.<br />Il motivo della mia domanda è la seguente:<br />Ho contattato diversi patronati nella zona, i quali asseriscono che la nostra pensione non deve essere dichiarata ai fini fiscali. La quale cosa mi sembra molto curiosa!<br />A tal punto, al fine di non incorrere in sanzioni, La prego gentilmente volermi fornire dettagli esaurienti in merito.<br />In attesa di un Suo riscontro, anticipatamente ringrazio e porgo distinti saluti.<br />(D.P.P.A.M. – Prov. di Frosinone)</p>
<p>Risposta</p>
<p>Carissima Lettrice,<br />ho ricevuto con un po’ di ritardo la Sua missiva, perché inviata non alla Gazzetta Svizzera ma, ancor più stranamente, al vecchio indirizzo di Studio.<br />Fortunatamente, il custode è persona fidata ed anche a distanza di anni conserva sempre in maniera scrupolosa la posta a me indirizzata che, di tanto in tanto, passo a ritirare. Mi auguro che Lei e Suo marito possiate ricevere questo numero della Gazzetta Svizzera in tempo utile per le vostre valutazioni (ma in ogni caso le ho anche scritto separatamente). E veniamo ora al quesito che mi ha posto. Devo dirle che la Sua domanda è chiara ma la risposta non potrà esserlo altrettanto, in quanto mi manca qualche elemento indispensabile per un’indicazione certa e definitiva, o esauriente come chiede Lei.<br />Infatti, Lei scrive di vivere in Italia dal gennaio 2016 e di avere qui la sua residenza abituale ma non risulta dove vivevate prima e se avevate il domicilio in Svizzera.<br />Inoltre, mi riferisce che siete pensionati della Cassa di Compensazione Svizzera di Ginevra ma non mi specifica che tipo di pensione percepisce dalla stessa e se avete altri redditi o meno in Svizzera (ad esempio, da locazioni di immobili o da investimenti di capitali).<br />Infine, non sappiamo se avete mai avuto in passato residenza in Italia, anche prima del 2016.<br />Proverò allora a dare una risposta multipla, sperando di cogliere nel segno, o almeno di avvicinarmi il più possibile a fornirle i suggerimenti di cui ha bisogno.</p>
<p>Residenza fiscale</p>
<p>Innanzitutto, come tante volte spiegato su queste pagine, ai sensi dell’art. 43 del codice civile la residenza in Italia (che in Svizzera è equivalente al domicilio, mentre in Italia quest’ultimo ha diverso significato) è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale.<br />Essa in base al TUIR – Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 22 dicembre 1986, n. 917 e succ. modifiche) comporta di norma la sottoposizione del soggetto alla tassazione italiana di tutto il suo reddito, ovunque esso sia prodotto (worldwide taxation principle). Il principio soffre alcune limitate eccezioni introdotte recentissimamente delle quali diremo oltre.<br />Sempre ai sensi del TUIR (art. 2) è considerato fiscalmente residente in Italia il soggetto che per la maggior parte dell’anno (più di 183 giorni, anche non continuativi): o risulti avere in Italia il domicilio o la residenza, ovvero sia semplicemente iscritto all’anagrafe comunale.<br />L’iscrizione all’anagrafe comunale italiana peraltro costituisce presunzione di soggezione al fisco italiano, con notevoli problemi interpretativi in caso di trasferimento effettivo all’estero e di mancata cancellazione.<br />In base alla normativa fiscale italiana, poi, il soggetto fiscalmente residente in Italia, oltre al versamento delle tasse ha anche altri obblighi. Infatti, come noto, i contribuenti italiani devono compilare il Quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale per quello che riguarda tutte le disponibilità e gli investimenti all’estero.</p>
<p>Pensione e AVS/AI</p>
<p>Per quanto riguarda la pensione dobbiamo fare un distinguo. In effetti, nella previdenza svizzera abbiamo i famosi “tre pilastri”:</p>
<p>il “primo pilastro svizzero” è quello statale volto ad assicurare la sussistenza di base,<br />il “secondo pilastro svizzero” è un capitale o una rendita pensionistica,<br />il “terzo pilastro svizzero” è assimilabile ad un’agevolazione di natura fiscale di cui può beneficiare solo chi risiede in Svizzera.<br />La Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera del 1976 (art. 19) fa riferimento alle remunerazioni, comprese le pensioni, pagate dallo Stato contraente o sua emanazione, da enti locali o da entità di diritto pubblico (persone giuridiche o enti autonomi), a una persona fisica che ha la nazionalità di detto Stato a titolo di servizi resi presentemente o precedentemente, affermando che sono imponibili soltanto nello Stato contraente da dove provengono dette remunerazioni. L’AVS, che risale agli anni ’20 del secolo scorso, rientra nel “primo pilastro svizzero” ed è oggi solo obbligatoria, mentre era facoltativa per chi viveva o si trasferiva all’estero.<br />Anche se non la ricomprendeva all’epoca espressamente, la Cassa Svizzera di Compensazione è un ente di diritto estero e determina il diritto alle rendite, i relativi importi, gestisce le rendite in maniera del tutto autonoma.<br />In realtà, l’AVS/AI, già solo per la sua struttura, non dovrebbe potersi parificare né ad un investimento né ad un’attività finanziaria, in quanto il soggetto, pur versando dei contributi, non accumula un capitale, né ha diritto alla Sua restituzione, ma può solo sperare di ricevere a tempo debito una rendita pensionistica. Né più, né meno come in Italia con l’INPS.</p>
<p>Molti nostri concittadini percepiscono questa rendita mentre si trovano all’estero, o sin dal principio o perché poi si trasferiscono all’estero.<br />E ciò può avvenire anche per chi si trova in Italia ma, in tal caso, sono possibili due diverse modalità.</p>
<p>In un primo caso, la pensione viene pagata su di un conto corrente in Italia, tramite la Banca Popolare di Sondrio, la quale opera in funzione di “sostituto d’imposta” trattenendo il 5% che viene poi riversato allo Stato Italiano; Tali rendite notoriamente non formano oggetto di denuncia fiscale da parte dei beneficiari, sulla scorta di una disposizione contenuta nella risalente L. 30.12.1991 n. 413 (per il testo completo rinviamo alla Gazzetta Svizzera di Giugno 2015). Questa modalità di percezione della pensione era perfettamente legittima e non doveva nemmeno essere oggetto di Voluntary Disclosure in base alla Legge 186/2014.<br />Viceversa, nel caso la corresponsione della rendita, avvenga con il pagamento della pensione su conto corrente estero, esso obbliga il beneficiario innanzitutto a rispettare gli obblighi del monitoraggio fiscale e, pertanto, comporta la compilazione del Quadro RW nella dichiarazione dei redditi annuali.<br />Chi non lo ha fatto è passibile delle relative sanzioni economiche, poteva e può tuttora avvalersi della speciale procedura di emersione della Voluntary Disclosure (versione 2.0). Vi è poi anche il problema del reddito. L’AVS/ AI, infatti, come altre prestazioni previdenziali, può costituire un reddito pensionistico tassabile in via esclusiva (se il soggetto non ha altro reddito) o in aggiunta ad eventuali altri redditi che il beneficiario percepisca.</p>
<p>La tipologia e l’entità del problema è valutabile solo caso per caso e non può farsi un discorso a tavolino.<br />Come abbiamo visto, l’esenzione dall’indicazione della rendita AVS prevista dalla L. n. 413/1992 varrebbe solo per le pensioni pagate in Italia.<br />Tuttavia, in sede applicativa della L. n.186/2014 sulla prima Voluntary Disclosure, la Circolare n. 30/E dell’Agenzia delle Entrate datata 11.8.2015 aveva ritenuto tale norma di portata generale, e dunque applicabile anche al pagamento all’estero la tassazione sostitutiva del 5% sull’imponibile delle rendite pensionistiche.<br />Ciò è sicuramente ancora possibile ma i problemi non possono ritenersi risolti definitivamente.</p>
<p>Regolarizzazione e Voluntary Disclosure-bis</p>
<p>Nel caso in cui la residenza in Italia fosse stata acquisita effettivamente solo nel 2016, siete ancora in tempo – anche se al limite - per regolarizzare la vostra posizione senza alcuna sanzione. Infatti, la disponibilità del conto ed eventuali redditi vanno regolarmente dichiarati al Fisco italiano nel 2017 con la dichiarazione dei redditi relativa al 2016.<br />Se invece la Vostra situazione di residenti potesse essere collocata anteriormente al Gennaio 2016 sarebbe necessario valutare più nel dettaglio, perchè potrebbe essere indispensabile ricorrere alla Voluntary Disclosure-bis introdotta dalla L. n.225/2016. Come sapete, sempre perché ne abbiamo riferito sulla Gazzetta Svizzera, i termini per denunciare le irregolarità sono stati riaperti e si chiuderanno al 31 luglio 2017.</p>
<p>La Flat Tax<br />Come poi ben sanno tutti i nostri attenti lettori, recentemente con L. n.232/2016 e successivo provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate in data 8.3.2017, è stata introdotta anche in Italia una disciplina simile a quella di altri Paesi europei – come quella per i c.d. Res non Dom in Gran Bretagna o altre affini – volta a beneficiare una serie particolare di soggetti e ad attrarli verso l’Italia. Si tratta dei c.d. HNWI - High Net Worth Individuals, dei quali abbiamo lungamente dissertato nell’ultimo numero della Gazzetta Svizzera.<br />Ebbene, anche qui, a seguito delle precisazioni contenute nella Circolare n.17/E del 23.52017 emanata dall’Agenzia delle Entrate contemporaneamente al nostro ultimo numero di Giugno, sono stati chiariti numerosi aspetti. Ad esempio: possono avvalersi della disciplina anche coloro (italiani o stranieri) che erano residenti in territori black-list (o a fiscalità privilegiata, che dir si voglia), rientrano nei benefici anche i redditi da lavoro dipendente prestato all’estero, il requisito temporale che richiede che il soggetto non sia stato residente in Italia nove degli ultimi dieci anni, va inteso come arco temporale di 10 periodi d’imposta, nel quale il soggetto sia stato residente all’estero per almeno 9 anni che possono anche non essere consecutivi, e sono fatte salve le Convenzioni contro le doppie imposizioni (come quella fra Italia e Svizzera del 1976)<br />Se Lei e Suo marito rientraste nella previsione legislativa ed aveste tutti i requisiti in oggetto, potreste avvalervi di tale beneficio, e sempre che sia anche conveniente da un punto di vista economico, vista l’entità della flat tax non proprio economica (€. 100.000).<br />Come vede, cara Lettrice, le questioni non sono semplici ed un piccolo elemento di fatto può far propendere per l’una o l’altra soluzione.<br />In questi casi il mio consiglio è sempre di rivolgersi ad un professionista che si occupi della materia fiscale. Magari hanno ragione i patronati ma per essere sicuri e dormire tra due guanciali io, al suo posto, mi affiderei a qualcuno che sia ben esperto e che sappia muoversi nella “selva oscura” delle norme e circolari che popolano oramai in ogni settore la nostra vita quotidiana.<br />E con questo auguro a Lei ed a tutti i nostri Lettori una buona estate – anche se viene annunciata come “caldissima”. Speriamo di respirare un po’, per riprendere tutti con buona lena a Settembre dopo il meritato riposo estivo.</p>
<p>Avvocato Markus W. Wiget</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-329-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-329-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-329-0-1-0" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-329"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800.jpg" width="800" height="600" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800.jpg 800w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-600x450.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-300x225.jpg 300w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-768x576.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-230x173.jpg 230w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-350x263.jpg 350w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-480x360.jpg 480w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" title="rubrica-legale" alt="rubrica legale" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pensione-svizzera-e-residenza-fiscale-italiana/">Pensione svizzera e residenza fiscale italiana</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pomeriggio all’Ambasciata a conclusione della stagione di incontri 2016-2017</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/pomeriggio-allambasciata-a-conclusione-della-stagione-di-incontri-2016-2017/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 15:34:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gazzettasvizzera.org/?p=323</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/ouvroir-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Ouvroir del Circolo Svizzero di Roma Si è conclusa nella splendida cornice dell’Ambasciata di Svizzera a Roma la stagione 2016-2017 degli incontri dell’Ouvroir del Circolo Svizzero di Roma. L’Ambasciatrice Signora Franca Schnyder von Wartensee Kessler, moglie dell’Ambasciatore di Svizzera Giancarlo Kessler, rammaricata per non aver potuto partecipare quest’anno agli incontri mensili dell’Ouvroir a causa di</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pomeriggio-allambasciata-a-conclusione-della-stagione-di-incontri-2016-2017/">Pomeriggio all’Ambasciata a conclusione della stagione di incontri 2016-2017</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/ouvroir-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-323"  class="panel-layout" ><div id="pg-323-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-323-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-323-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Ouvroir del Circolo Svizzero di Roma</p>
<p>Si è conclusa nella splendida cornice dell’Ambasciata di Svizzera a Roma la stagione 2016-2017 degli incontri dell’Ouvroir del Circolo Svizzero di Roma. L’Ambasciatrice Signora Franca Schnyder von Wartensee Kessler, moglie dell’Ambasciatore di Svizzera Giancarlo Kessler, rammaricata per non aver potuto partecipare quest’anno agli incontri mensili dell’Ouvroir a causa di un incidente che l’ha costretta ad un lungo periodo di riposo e riabilitazione, ha voluto invitare personalmente le Signore e i Signori della Colonia Svizzera a Roma e ha organizzato, nel pomeriggio del 31 maggio, un thè presso la Residenza dell’Ambasciatore per uno scambio di saluti prima della pausa estiva.</p>
<p>L’Ouvroir è stato accolto nel grande salone dall’Ambasciatrice e dalle funzionarie dell’Ambasciata e del Consolato in un clima familiare informale in cui gli invitati si sono intrattenuti piacevolmente a conversare. L’incontro è stato aperto dal saluto dell’Ambasciatrice e da un breve discorso della Signora Eveline Degli Abbati, coordinatrice dell’Ouvroir, che ha ringraziato l’Ambasciatrice, a nome di tutte le Signore e i Signori, per il gentile invito. Ha poi condiviso la soddisfazione per la buona riuscita degli incontri del mercoledì della stagione e anche della nuova esperienza di organizzare, saltuariamente nel fine settimana, uscite di un giorno nei dintorni di Roma.</p>
<p>Ha dato il via a questa iniziativa la proposta di Eliane e Sergio Tirelli di visitare, domenica 23 aprile, la Mostra “Orchidee dal mondo” organizzata nei tinelli caratteristici e nei locali del centro storico della suggestiva cittadina di Monte Porzio Catone, sui Castelli Romani. L’evento, con il suo richiamo di colori ammalianti, ha ospitato espositori giunti da oltre dieci diversi paesi del mondo che, esponendo le loro composizioni più rare e ricercate, hanno richiamato numerosissimi visitatori. Una bella giornata trascorsa insieme, nel corso della quale è stato possibile dare anche uno sguardo ai dintorni del borgo e scoprirne le ricchezze paesaggistiche e archeologiche, come l’imponente costruzione del Barco Borghese. Visto il successo dell’iniziativa, è stata accolta con entusiasmo la proposta della signora Hildegard Leutenegger di ospitare l’Ouvroir nella sua casa sul lago di Bracciano e trascorrere, nel prossimo mese di settembre, una domenica insieme organizzando un pic-nic nel suo giardino.</p>
<p>Prima di congedare l’Ouvroir, ha ricordato a chi non sarà già partito per le vacanze estive, l’invito a partecipare alle celebrazioni della Festa Nazionale che si terranno presso l’Ambasciata.<br />Gli incontri dell’Ouvroir riprenderanno regolarmente a partire da mercoledì 8 novembre 2017. Il calendario definitivo, non appena disponibile, verrà pubblicato da Eveline Degli Abbati, sul sito web del Circolo Svizzero – Svizzeri.ch.</p>
<p>L’Ouvroir coglie l’occasione per augurare ai lettori della Gazzetta Svizzera delle rilassanti vacanze estive!</p>
<p>Marina Torre Caroppo</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-323-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-323-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-323-0-1-0" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-323"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/ouvroir.jpg" width="480" height="384" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/ouvroir.jpg 480w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/ouvroir-300x240.jpg 300w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/ouvroir-230x184.jpg 230w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/ouvroir-350x280.jpg 350w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pomeriggio-allambasciata-a-conclusione-della-stagione-di-incontri-2016-2017/">Pomeriggio all’Ambasciata a conclusione della stagione di incontri 2016-2017</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo volto per la nostra tradizione: “HEIDI” regia di Alain Gsponer</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-nuovo-volto-per-la-nostra-tradizione-heidi-regia-di-alain-gsponer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 15:06:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gazzettasvizzera.org/?p=309</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/heidi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dopo qualche storpiatura una visione completa della storia originale Un nuovo volto per la nostra tradizione: “HEIDI” regia di Alain Gsponer Un film strabiliante che riprende la storia di Heidi, rinnovando questa figura reinterpretata (e talvolta anche storpiata) nel corso del tempo. Dopo il film della Disney, il cartone animato giapponese e altri film, ecco</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-nuovo-volto-per-la-nostra-tradizione-heidi-regia-di-alain-gsponer/">Un nuovo volto per la nostra tradizione: “HEIDI” regia di Alain Gsponer</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/heidi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-309"  class="panel-layout" ><div id="pg-309-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-309-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-309-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Dopo qualche storpiatura una visione completa della storia originale</p>
<p>Un nuovo volto per la nostra tradizione: “HEIDI” regia di Alain Gsponer</p>
<p>Un film strabiliante che riprende la storia di Heidi, rinnovando questa figura reinterpretata (e talvolta anche storpiata) nel corso del tempo. Dopo il film della Disney, il cartone animato giapponese e altri film, ecco che la casa produttrice “Zodiac Pictures” (in collaborazione con “Claussen+Putzfilmproduktion”) ripropone nel 2015 il racconto di Heidi, diventata oramai simbolo della Svizzera accanto a orologi, cioccolata e formaggio.</p>
<p>Heidi è un personaggio tratto dall’omonimo libro scritto da Johanna Spyri nel 1880. Per quanto la storia di questa bambina sia famosa in Svizzera, all’estero, ma soprattutto in Italia, viene comunemente ricordata come quella a cui le “caprette fanno ciao“ come dice il testo della canzone dell’Anime.<br />Il regista offre al pubblico una visione completa della storia originale. Ripercorriamone in breve la trama:</p>
<p>Adelheid, conosciuta come Heidi, piccola orfana di entrambi i genitori, viene affidata, in attesa di un’altra sistemazione, all’ombroso nonno “Alpöhi” che vive sulle Alpi. L’innocenza e l’entusiasmo della nipotina “sciolgono il cuore di ghiaccio” del vecchio nonno che si affeziona alla piccolina. Non è però il solo, anche Peter, il pastore delle caprette, instaura un forte legame con la nuova amica. La vita di Heidi subisce però un brutale cambiamento: il trasferimento a Francoforte presso una famiglia benestante per fare compagnia a Klara, che, dopo la morte della madre, non era più uscita di casa a causa di una malattia alle gambe e di un padre estremamente protettivo. Dopo disperati tentativi della signorina Rottermeier di insegnare alla “piccola selvaggia” le buone maniere, oltre che a leggere e a scrivere, Heidi si ammala di “nostalgia” e, grazie alla Signora Sesemann, nonna di Klara, le viene concesso di tornare a casa. L’amica di Francoforte la va a trovare in Svizzera dove, grazie all’aiuto di Heidi, del nonno e a quello indiretto di Peter, riesce a tornare, dopo tanto tempo, a camminare.</p>
<p>Leggendo il libro o sentendo il racconto, ciascuno di noi si sarà immaginato il panorama delle montagne e i volti dei personaggi; ciascuno di noi avrà sentito l’eco delle campanelline al collo delle caprette tintinnare nelle orecchie; ciascuno di noi si sarà ricordato dell’incredibile profumo dei prati fioriti e del fuoco nel caminetto. Ed ecco qua che tutto ciò si realizza in una serie di immagini, di fotogrammi accostati: un flusso di sensazioni. Sembra quasi di immergersi nella propria immaginazione e a chi non conosce la storia viene data la possibilità di vivere a pieno questo romanzo.</p>
<p>I paesaggi ritraggono le montagne grigionesi, con viste mozzafiato, gli attori parlano il dialetto cantonale e gli arredamenti seguono fedelmente la tradizione del luogo. Il film si attiene, per quanto possibile, alla storia originale senza discostarsene eccessivamente. Presenta, infatti, le difficoltà della società della fine del XIX secolo, il contrasto tra città e campagna e inoltre, con attenta sensibilità, in una delle scene iniziali, mette in risalto la problematica dell’abbandono infantile e del peso che gravava sulle famiglie che avevano “troppe bocche da sfamare”. Un aspetto che può essere considerato molto attuale in alcune società odierne. Il film sviluppa scene molto toccanti, come i conflitti interiori di una bambina di otto anni, o commoventi, come gli incontri con il nonno e con gli amici dopo lunghi periodi di separazione. L’affetto dei personaggi per Heidi non può che influenzare anche il pubblico a cui non resta che affezionarsi alla piccola eroina. L’attenta cura dei dettagli non ha certo impedito al regista di mantenere un quadro generale solido e ben strutturato (perfetto equilibrio tra le due parti del film diviso tra una fase in montagna e una in città). Gli attori hanno egregiamente interpretato il loro ruolo; i due bambini, con maturità, hanno svolto un eccellente lavoro. In questo caso infatti non si trattava “solo” di recitazione, ma anche di “entrare in contatto con la terra”: correre a piedi scalzi nell’erba e nel fango, pascolare le caprette e saperle gestire (Peter, Quirin Agrippi, ha dovuto prendere lezioni ed allenarsi per poterlo fare), sdraiarsi accanto agli animali, e altro ancora. Heidi, Anuk Steffen, con il suo sorriso sincero ha affascinato il pubblico, accompagnata dai due amici Peter, e Klara, Isabelle Ottmann. Per non parlare di Bruno Ganz, il nonno, già conosciuto a livello mondiale per il ruolo di Hitler che ha interpretato nel film “La caduta”, rafforza tutto il film rendendo vivo il personaggio e dosando perfettamente l’aspetto austero e commovente di quest’uomo.</p>
<p>In conclusione ci sembra di poter affermare che la storia di Heidi ha qualcosa di magico che, sia come romanzo che nella sua versione cinematografica, continua ad affascinare, stupire ed emozionare sia per la particolarità dei suoi protagonisti che per la sua ambientazione.<br />Si rimane catturati per 107 minuti consecutivi, tra risate e lacrime immersi nel “meraviglioso mondo” di Heidi.</p>
<p>Livia Coli<br />unionegiovanisvizzeri@gmail.com</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-309-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-309-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-309-0-1-0" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-309"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/heidi.jpg" width="349" height="300" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/heidi.jpg 349w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/heidi-300x258.jpg 300w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/heidi-230x198.jpg 230w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-nuovo-volto-per-la-nostra-tradizione-heidi-regia-di-alain-gsponer/">Un nuovo volto per la nostra tradizione: “HEIDI” regia di Alain Gsponer</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il primo cinefilo svizzero è stato un sacerdote friburghese</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-primo-cinefilo-svizzero-e-stato-un-sacerdote-friburghese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 14:51:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gazzettasvizzera.org/?p=294</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Una delle più importanti collezioni di film è a Londra, ma potrebbe tornare in Svizzera Si sarebbe tentati di sottostimare questo capitolo della storia del cinema, rimasto per troppo tempo sconosciuto. Un sacerdote faceva collezioni di film e le presentava ai suoi allievi, nell’ambito dell’insegnamento religioso. Simpatico, si direbbe oggi. All’epoca si trattava però di</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-primo-cinefilo-svizzero-e-stato-un-sacerdote-friburghese/">Il primo cinefilo svizzero è stato un sacerdote friburghese</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-294"  class="panel-layout" ><div id="pg-294-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-294-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-294-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Una delle più importanti collezioni di film è a Londra, ma potrebbe tornare in Svizzera</p>
<p>Si sarebbe tentati di sottostimare questo capitolo della storia del cinema, rimasto per troppo tempo sconosciuto. Un sacerdote faceva collezioni di film e le presentava ai suoi allievi, nell’ambito dell’insegnamento religioso. Simpatico, si direbbe oggi. All’epoca si trattava però di una sensazione. Infatti, padre Joye, sacerdote gesuita, battezzato con il nome di Joseph Alexis Joye nel 1952 nel canton Friburgo, trasferitosi più tardi a Basilea, ha raccolto centinaia di pellicole durante gli anni. Questo tesoro è considerato oggi una delle più importanti collezioni al mondo degli inizi della settima arte, in quantità e qualità.</p>
<p>“Non è poca cosa. Si potrebbe parlare di una bomba”, ritiene Mariann Lewinsky-Sträuli, storica del cinema, specialista del muto. Diversi articoli e libri valutano da 1’300 a 2’500 film. Si è però sicuri che la maggior parte delle opere datano degli anni dal 1905 al 1913, le più recenti del 1919. Padre Joye le ha acquistate durante gli anni sul mercato tedesco delle occasioni.</p>
<p>Film d’azione, storielle per bambini, racconti e animazioni, racconti di guerra o anche quanto oggi definiamo documentari, “paesaggi, natura, città e costumi”, secondo un catalogo. La durata dei film varia dai 3 ai 15 minuti. Mariann Lewinsky pensa che il sacerdote proiettava da 10 a 15 film per seduta. Un insieme composito, quindi, “un cinema incredibilmente bello di ogni genere ed estetica, ma estremamente divertenti”.</p>
<p>Baci censurati<br />All’epoca non esistevano sale permanenti. I cinema itineranti si spostavano da una località all’altra presentando immancabilmente gli stessi film. Padre Joye, lui, voleva mostrare ogni volta nuovi film. Si trattava di un cambiamento di paradigma. Egli contribuì così a costituire una collezione voluminosa. La leggenda vuole che egli abbia importato più di una bobina di contrabbando, tra la Germania e Basilea, nascosta sotto la sua sottana. Avrebbe di tanto in tanto tagliato alcune scene di baci, talvolta fatto uscire i ragazzi nei momenti, diciamo … delicati. Ma oltre 100 anni dopo questi fatti, non ne abbiamo nessuna certezza. Nemmeno quella di sapere se ha mostrato l’intera sua collezione. Mariann Lewinsky, da parte sua, nutre qualche dubbio. Infatti, vi si trovano in particolare un film del 1905 apertamente anti-cattolico “I Martiri dell’Inquisizione”.</p>
<p>Lo storico del cinema svizzero Roland Cosandey è stato il primo a documentare la vita e l’opera di Padre Joye in un libro “Welcome Home Joye! Film um 1910”. Nel 1886 il prelato viene incaricato della funzione di vicario e docente di religione a Basilea. Alcuni anni più tardi, viene creato un orfanotrofio, chiamato Vinzentianum, poi dal 1905, Borromeum. È nella sala della scuola domenicale e di catechismo di questo istituto che il sacerdote presenta i suoi film. All’inizio si serve di una “lanterna magica”, che proietta la luce su immagini dipinte su lastre di vetro attraverso un obiettivo. Ne avrebbe fabbricate a migliaia. Nel 1886 frequenta i primi cinematografi dello Stadt-Casino di Basilea. Nel 1902 Padre Joye comincia a procurarsi i film e non si fermerà più.<br />Mariann Lewinsky ha visionato la totalità della collezione. Per farlo ha dovuto viaggiare</p>
<p>tra Zurigo e Berkhamsted, cittadina vicina a Londra. Ed è qui, al “National Film and Television Archive” del British Film Institute, che si trovano dal 1976 tanto gli originali, quanto le copie in bianco e nero fatte dai britannici. Prima di lasciare Basilea, le pellicole erano ormai giunte vicine alla decomposizione. Dopo il decesso di Padre Joye, nel 1919, la sua collezione viene regolarmente proiettata in parrocchia, ma senza che ci si accorga della sua fragilità.</p>
<p>Nel 1958, un altro gesuita costata, spaventato, che le pellicole trattate al nitrato sono rimaste depositate durante anni in solaio. Né nel canton Basilea-Città, né altrove in Svizzera si troveranno negli anni che seguono, luoghi adatti per immagazzinare i film. Nemmeno presso la cineteca svizzera.</p>
<p>Il padre gesuita decide quindi di spostare la collezione a Zurigo alla fine degli anni ’50 e poi, vent’anni dopo, in Inghilterra, dove si trovano tuttora. È d’altronde il primo che ha catalogato l’intera collezione. Nel frattempo, durante gli anni ’60, sono passati dall’Italia, dove Davide Turconi, storico del cinema, le ritiene praticamente irrecuperabili. In buona fede commetterà allora un gesto che oggi viene considerato catastrofico: ritaglia le pellicole in pezzetti per creare una documentazione iconografica. Ma più tardi le reincollerà.</p>
<p>Finora nessuna copia a colori<br />Le fotografie di Padre Joye sono ancora presso lo Jesuiten Archiv a Zurigo. Circa 200 copie di film si trovano in Italia. Tutto il resto, in particolare gli originali su supporti al nitrato, viene mantenuto a una temperatura fra i -4 e i -5 gradi, nei più vasti archivi del cinema d’Inghilterra. Questo li preserva da un più grave deterioramento, garantisce Bryony Dixon, archivista responsabile che cataloga 1’200 titoli. E ora? Già 18 anni fa Mariann Lewinsky ha chiesto che la Svizzera possa riavere le sue copie per conservarle e farvene ricerche. Inoltre le copie attuali in bianco e nero non rendono giustizia agli originali, dei quali l’80% è a colori. Se dovessero essere realizzate nuove copie, è assolutamente necessario che siano a colori. Tuttavia un simile progetto richiede lavori e costi considerevoli. Sarebbero necessarie persone formate, capaci di scannerizzare le opere e garantirne un trattamento scientifico. Secondo i calcoli di Mariann Lewinsky, sarebbero necessari 4 milioni di franchi.</p>
<p>Tutti coloro che hanno visto la collezione Joye sono coscienti della sua importanza e dell’interesse che ci sarebbe ad averla in Svizzera. “Sarebbe magnifico che un progetto venga realizzato e che i film di Padre Joye siano salvaguardati per le generazioni future, su copie di pellicole restaurate e dai colori preservati e messe a disposizione del pubblico”, dice Beat Schneider, direttore aggiunto dello “Stadtkino Basel”. Esther Baur, archivista cantonale, manifesta anch’essa parecchio interesse: “Bisognerebbe però cominciare col definire esattamente che cosa si vuole e che cosa si può fare della collezione”. Evidentemente un simile progetto necessita di un ampio sostegno.</p>
<p>Le principali domande, per il momento, restano senza risposta: chi pagherà? Chi farà il lavoro? Dove porterà questo progetto? E poi, come sottolinea Roland Cosandey, solo una piccola parte dei film presenta la cosiddetta “elveticità” e cioè presenta soggetti svizzeri. Ciò potrebbe complicare un eventuale finanziamento svizzero. Ma forse si potrebbe considerare l’intera collezione come patrimonio “elvetico”, dal momento che la sua creazione avvenuta a Basilea e il suo autore è friburghese.</p>
<p>Mariann Lewinsky, che ha già salvato più di una collezione di film aggiunge: “Per me il tema non è chiuso”. Come scriveva a sostegno di una domanda: “Questa collezione documenta in modo unico non soltanto la storia della produzione cinematografica nella più dinamica delle sue fasi di sviluppo, ma anche, attraverso questa storia, il mondo e la cultura di un’epoca”. Ci sarebbe qui la possibilità di riunire il tutto, di colmare lacune nella storia del cinema e di sapere qualcosa di più sul mondo di un secolo fa, fra l’altro.</p>
<p>Susanna Petrin<br />Redattrice culturale “BZBasel”</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-294-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-294-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="1" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-294-0-1-0" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-294"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1.jpg" width="482" height="642" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1.jpg 482w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1-225x300.jpg 225w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1-230x306.jpg 230w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1-350x466.jpg 350w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-1-480x639.jpg 480w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div><div id="panel-294-0-1-1" class="so-panel widget widget_sow-image panel-last-child" data-index="2" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-294-0-1-1" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-294"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2.jpg" width="1037" height="1544" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2.jpg 1037w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-600x893.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-201x300.jpg 201w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-768x1143.jpg 768w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-688x1024.jpg 688w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-830x1236.jpg 830w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-230x342.jpg 230w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-350x521.jpg 350w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/padrejoye-2-480x715.jpg 480w" sizes="(max-width: 1037px) 100vw, 1037px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-primo-cinefilo-svizzero-e-stato-un-sacerdote-friburghese/">Il primo cinefilo svizzero è stato un sacerdote friburghese</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La fiducia è la chiave della sfera privata</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-fiducia-e-la-chiave-della-sfera-privata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 10:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gazzettasvizzera.org/?p=253</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Intervista a Iris Bohnet, docente svizzera di Harvard Iris Bohnet, docente svizzera di Harvard, smonta il concetto di intuito, spiega come deve essere condotto un colloquio di lavoro e mette in guardia dai pericoli dei social media. Signora Bohnet, iniziamo con una domanda facile: cos’è che muove l’uomo?Forse la domanda era intesa in senso ironico,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-fiducia-e-la-chiave-della-sfera-privata/">La fiducia è la chiave della sfera privata</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-253"  class="panel-layout" ><div id="pg-253-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-253-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-253-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Intervista a Iris Bohnet, docente svizzera di Harvard</p>
<p><strong>Iris Bohnet, docente svizzera di Harvard, smonta il concetto di intuito, spiega come deve essere condotto un colloquio di lavoro e mette in guardia dai pericoli dei social media.</strong></p>
<p><strong>Signora Bohnet, iniziamo con una domanda facile: cos’è che muove l’uomo?</strong><br />Forse la domanda era intesa in senso ironico, ma posso rispondere con una sola parola: la passione.</p>
<p><strong>Tutto qui?</strong><br />Avrei anche potuto rispondere «la sete di conoscenza» o «il senso della vita». Ma la passione è più profonda. Ci spinge a lavorare, amare, uscire a fare jogging il mattino, comprare fiori, dare il meglio di noi nella professione ma anche a tenere duro se il lavoro non ci piace pur di mantenere la famiglia o a resistere durante un periodo in carcere.</p>
<p><strong>Lei ha un dottorato in economia.</strong><br />Sì. Che risposta vi aspettavate da me? Che è il denaro a muovere le persone?</p>
<p><strong>Forse, o più in generale la massimizzazione dei vantaggi.</strong><br />Status sociale, reddito, patrimonio, potere, tutto questo ci influenza dall’esterno. Ma se la domanda è che cosa muova davvero l’uomo, allora non sono questi aspetti ma il nostro essere più profondo. E passione è una parola che riassume bene tutte quelle forze interiori che possiamo anche definire motivazione intrinseca.</p>
<p><strong>Le sue ricerche vertono sulla fiducia intesa da un punto di vista economico-comportamentale: qual è la relazione con la sfera privata?</strong><br />Più conosco una persona, più fiducia avrò in lei e più le permetterò di avvicinarsi. La chiave della sfera privata è la fiducia.</p>
<p><strong>Un detto recita: fidarsi è bene, controllare è meglio.</strong><br />Vero, controllare è molto utile, ma costoso. Se sui tram ogni passeggero venisse controllato nessuno viaggerebbe senza biglietto. Ma è efficienza questa?</p>
<p><strong>Kenneth J. Arrow, premio Nobel per l’economia recentemente scomparso, disse: «Potersi fidare degli altri sulla parola permette di risparmiare un sacco di costi e problemi». Il politologo Francis Fukuyama considera la fiducia persino </strong><strong>come un fattore per la creazione del benessere di una nazione o di un’azienda. È d’accordo?</strong><br />Di recente in un negozio mi sono accorta di aver dimenticato il portafogli quando mi trovavo già in cassa. Ho chiesto al cliente in coda dietro di me se potesse prestarmi del denaro e lasciarmi il suo nome e indirizzo, cosa che ha fatto. Così ho evitato la seccatura di dover andare a casa e tornare al negozio. Assieme all’assegno ho poi inviato a quella persona anche una scatola di cioccolatini – gli interessi insomma. La fiducia migliora senza dubbio l’efficienza, è vantaggiosa per tutti.</p>
<p><strong>Riporre o meno fiducia in qualcuno dipende anche dalla reputazione della persona in questione.</strong><br />A volte la nostra opinione personale su qualcuno è meno importante di quella degli altri. Questo è il potere della reputazione. E con il progresso tecnologico questo potere aumenta. Prima di un acquisto consultiamo le recensioni. Amazon, Ricardo e TripAdvisor hanno semplificato il mondo e rafforzato l’orientamento al cliente, ma come ogni altro progresso nascondono dei pericoli.</p>
<p><strong>L’onda incontrollata di commenti? </strong><br />Ultimamente mi capita spesso di ripensare a «L’onore perduto di Katharina Blum» di Heinrich Böll. È la storia di una donna che, pubblicamente screditata a causa dell’amicizia con un criminale, cade vittima di un tragico destino. Böll ne fa una critica ai media scandalistici, che appaiono però innocui rispetto ai social media. Com’è possibile verificare tutto ciò che viene pubblicato? Non c’è da stupirsi se viviamo nell’era delle «fake news». Oggi più che mai è importante proteggere la sfera privata.</p>
<p><strong>L’importanza della fiducia aumenta?</strong><br />Cambia. La fiducia serve quando l’informazione è ripartita in modo asimmetrico. Se tutti sappiamo le stesse cose non c’è bisogno di aver fiducia in qualcuno. Le ultime tecnologie hanno ad esempio portato maggiore trasparenza nel mondo della finanza e incrementato lo scambio di informazioni.<br />Da un iPad oggi è possibile intervenire sulla propria strategia d’investimento e monitorarla costantemente. Durante i colloqui con i consulenti clientela abbiamo tutti i dati sotto mano e possiamo simulare gli scenari più disparati in tempo reale. Da un lato il cliente dispone di più informazioni ma dall’altro il quadro è diventato poco trasparente, la complessità è aumentata e si trova anche a scegliere tra più offerenti. In questo contesto, fiducia e competenza riacquistano un’enorme importanza.</p>
<p><strong>Parte della sua attività di ricerca dimostra come le persone diventino sensibili quando si abusa della loro fiducia, lei la chiama avversione al tradimento. Possiamo paragonarla all’avversione al rischio?</strong><br />No. Faccio un esempio lampante della differenza. Supponiamo che andiate al casinò e che ci sia un gioco in cui potreste raddoppiare la puntata. Qual è la probabilità di vincita per cui secondo voi varrebbe la pena giocare?</p>
<p><strong>Giocheremmo se in più della metà delle giocate ci fosse la possibilità di vincita. </strong><br />Quindi una probabilità di circa il 55 per cento. Ora succede che un collega che non conoscete bene vi chiede del denaro in prestito, promettendo di restituirvene il doppio a fine settimana. Con quale probabilità di riavere il denaro decidereste di prestarglielo?</p>
<p><strong>Dovremmo esserne piuttosto sicuri. Diciamo il 75 per cento?</strong><br />Come potete vedere nel vostro caso l’avversione al rischio è inferiore all’avversione al tradimento di 20 punti percentuali. Ed è così per la maggior parte delle persone, semplicemente non ci piace essere traditi.</p>
<p><strong>Lei tuttavia ha dimostrato anche che vi sono grandi differenze culturali rispetto al modo di reagire a un tradimento.</strong><br />Supponiamo che io gestisca una galleria e che voi abbiate acquistato da me un quadro per 1000 franchi, ma che non l’abbiate ancora ritirato. Arriva un’altra cliente a cui il quadro piace ancora di più e mi offre 2000 franchi. Negli Stati Uniti è molto probabile che io venda l’opera alla signora e vi restituisca i vostri 1000 franchi più una certa somma come risarcimento danni, dal momento che in fondovi ho procurato un piccolo danno emotivo. È quello che si chiama «efficient breach»: il non adempiere a un contratto per ragioni di efficienza compensando la controparte della perdita subita.</p>
<p><strong>In Svizzera sarebbe impensabile. Qui il sistema si basa sulla stretta di mano. </strong><br />Esatto. Il nostro sistema si basa sul principio giuridico «pacta sunt servanda», i contratti vanno rispettati. Ciò significa che con ogni probabilità in Svizzera avrei riservato il quadro per il primo acquirente.</p>
<p><strong>Da un punto di vista morale questo comportamento appare corretto.</strong><br />Certo, ma anche il sistema americano favorisce la fiducia. In caso di inadempimento contrattuale si riceve un compenso. Il sistema è inoltre meno discriminante. Non è necessario valutare se una persona merita la nostra fiducia dal momento che il sistema mantiene i costi delle inadempienze contrattuali molto bassi, un po’ come un’assicurazione. Per contro, nei paesi dove è estremamente importante non essere ingannati, si fanno affari solo con persone in cui si nutre una fiducia totale, come la propria famiglia o cerchia di conoscenze.</p>
<p><strong>Quali sono queste culture?</strong><br />Abbiamo condotto i nostri esperimenti in tutto il mondo e rilevato che, in molti paesi del Medio Oriente, la concessione della fiducia<br />legata all’improbabilità che quella persona abusi del rapporto di fiducia. Il tradimento ha una forte connotazione morale in quest’area del mondo. Inoltre essere ingannati significa anche perdere la faccia, perché implica che non si sono fatti i dovuti controlli sulla controparte. Le pene sono altrettanto draconiane.</p>
<p><strong>Quali sono i paesi che stanno all’altra estremità della scala?</strong><br />La Cina è il paese con la minore avversione al tradimento. Anche in Brasile è molto bassa. In questi casi non c’è quasi alcuna differenza tra avversione al rischio e avversione al tradimento. Concedere fiducia a una persona è visto un po’ come giocare d’azzardo. A volte va bene, a volte no.</p>
<p><strong>Negli ultimi tempi si sta sempre più interessando all’intuito e a come ci faccia cadere in errore. Ma non è proprio il tanto decantato sesto senso che contraddistingue noi umani?</strong><br />Moltissime ricerche dimostrano come l’intuito sia ingannevole perché si basa su pregiudizi e stereotipi. Ma è proprio nelle decisioni più importanti, come l’assunzione di collaboratori, che si vuole essere certi di aver preso la decisione migliore.</p>
<p><strong>Quindi in questo caso meglio ignorare il nostro intuito?</strong><br />Sì, non è un buon consigliere quando si tratta di valutare prestazioni e competenze in un processo di candidatura. Quando si legge che una candidata ha una determinata età, due bambini e ha studiato in tale o tale altra università, subito in noi scattano associazioni che non per forza sono corrette. Le chiedo: pensando alla popolazione della Florida che associazioni le vengono spontaneamente in mente?</p>
<p><strong>I pensionati che vogliono godersi il caldo. </strong><br />In realtà l’84 per cento della popolazione della Florida ha meno di 65 anni, una percentuale appena al di sotto della media americana. La popolazione della Florida è dunque certamente un po’ più anziana rispetto al resto degli USA, ma se una candidatura arriva da quello Stato non c’è motivo di supporre che si tratti di una persona in là con l’età. Si tratta di uno dei tanti «bias», o effetti di distorsione, di cui si occupa l’economia comportamentale.</p>
<p><strong>Se non ci si può fidare del proprio istinto, su che cosa si può fare affidamento nella scelta di un collaboratore?</strong><br />Numerosi studi dimostrano cosa funziona e cosa no. Innanzitutto è necessario redigere un annuncio che si rivolga ai candidati e alle candidate giuste. Sembra una banalità, ma gli algoritmi possono esserci in parte d’aiuto per ripulire il nostro linguaggio da effetti di distorsione indesiderati. Poi i curricula dovrebbero essere resi anonimi, niente nome e indirizzo, e naturalmente niente foto. Abbiamo dimostrato che non aggiungono alcuna informazione importante ma che anzi ci inducono in errore.</p>
<p><strong>E durante il colloquio?</strong><br />Mai come oggi disponiamo di così tante informazioni sui candidati, ciò nonostante conduciamo ancora colloqui di lavoro non strutturati, dove gli intervistatori sono spietatamente in balia dei propri pregiudizi. Google, ad esempio, ha stabilito il numero ideale di intervistatori, ovvero quattro, e quali sono le domande effettivamente in grado di rivelare un futuro positivo in azienda. È il potere dei Big Data. Inoltre è utile mettere i candidati alla prova sui compiti che saranno chiamati a svolgere, questi test possono individuare un collaboratore di successo molto meglio di un colloquio.</p>
<p><strong>A suo avviso la simpatia è la peggiore consigliera. Perché?</strong><br />L’obiettivo del reclutamento non deve essere trovare un nostro clone, la cosiddetta intelligenza collettiva è infatti maggiore nei team molto variegati. Se una persona ci sta simpatica, è facile che sia una replica di noi stessi.</p>
<p><strong>Non tutti i pregiudizi sono sbagliati, uno svizzero tende in media a essere più puntuale di un indiano.</strong><br />Esatto. Il nostro intuito funziona per regole empiriche, ci aiuta a cavarcela con efficienza nelle situazioni quotidiane. Ma come tutte le regole empiriche può sbagliare. Perché affidare decisioni importanti a un sistema che è stato dimostrato essere difettoso, soprattutto quando possiamo basarci su processi più attendibili?</p>
<p><strong>Lei cerca di eliminare quanti più elementi possibile a cui potrebbero rimanere impigliati i pregiudizi, ma il mondo va in tutt’altra direzione.</strong><br />Purtroppo è così. Storicamente, in tempi di grande insicurezza e rapidi cambiamenti, le persone si sono sempre isolate. Ed è quello che stiamo vivendo ora. Ci isoliamo con il nostro popolo, le persone che hanno il nostro stesso colore della pelle, che appartengono al nostro stesso sesso e partito politico. Paghiamo il prezzo del fatto che molti paesi occidentali sono cresciuti a spese della piccola classe media. Il divario tra ricchi e poveri si è allargato e per la prima volta i vincitori non sono tutti uomini e bianchi. Una parte di questo gruppo si sta ribellando contro l’establishment e la globalizzazione.</p>
<p><strong>Nell’occhio del ciclone ci sono anche le persone come lei, un membro dell’élite, una docente che argomenta con cifre e fatti alla mano.</strong><br />Sì, la fiducia nei confronti della cosiddetta élite è in calo. Nel corso della campagna elettorale americana per me è stato un grande shock constatare come si sia data voce ai pregiudizi così a cuor leggero. Fino a soli due anni fa sarebbe stato inconcepibile esprimere pubblicamente dichiarazioni razziste.</p>
<p><strong>In Svizzera la situazione è un po’ diversa. Stando al barometro delle apprensioni di Credit Suisse, l’esecutivo svizzero gode di una grande fiducia, molto più forte di altri governi esteri. Come mai?</strong><br />Penso che il dato abbia a che vedere con la democrazia diretta. La politica è molto vicina al popolo. In molti paesi c’è un divario che separa cittadini e politica, non è così in Svizzera. Anche se talvolta si può non essere d’accordo, non credo che in Svizzera la classe politica sia fuori dalla realtà.</p>
<p><strong>Per finire, una domanda personale. Quali criteri l’hanno guidata nella decisione più importante della sua vita privata: come ha reclutato suo marito?</strong><br />(Ride). Mi ha colto in fallo, in quel caso non sono stata molto sistematica. Mi sono semplicemente innamorata. Ma prima di sposarci ci siamo confrontati in modo molto oggettivo e poco romantico sulle cose importanti della vita: volevamo avere dei figli? Volevamo lavorare? E quanto? Solo dopo aver negoziato tutti gli aspetti abbiamo firmato la convenzione matrimoniale. Lo consiglio a tutte le coppie.</p>
<p>Intervista di<br />Mandana Razavi e Simon Brunner<br />in Bulletin 2/2017 del Credit Suisse</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-253-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-253-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="1" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-253-0-1-0" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-253"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-2.jpg" width="481" height="243" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-2.jpg 481w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-2-300x152.jpg 300w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-2-230x116.jpg 230w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-2-350x177.jpg 350w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Iris-Bohnet-2-480x242.jpg 480w" sizes="(max-width: 481px) 100vw, 481px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div><div id="panel-253-0-1-1" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-last-child" data-index="2" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-253-0-1-1" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Iris Bohnet, nata 51 anni fa a Lucerna, è economista comportamentale e docente alla Harvard Kennedy School dov’è anche direttrice del «Women and Public Policy Program». È membro del Consiglio di amministrazione di Credit Suisse e autrice dell’apprezzato volume «What works – Gender equality by design». Iris Bohnet è sposata con Michael Zürcher, avvocato. La coppia ha due figli.</p>
</div>
</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-fiducia-e-la-chiave-della-sfera-privata/">La fiducia è la chiave della sfera privata</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il federalismo svizzero in un libro. Può essere un modello per quello italiano?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-federalismo-svizzero-in-un-libro-puo-essere-un-modello-per-quello-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 09:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio 2017]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gazzettasvizzera.org/?p=245</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nella nuova collana dedicata a “Le sfide della Svizzera”, l’editore Armando Dadò, di Locar-no, pubblica una raccolta di scritti, coordina-ta da Sean Müller (Uni Berna) e Anja Giudici (Uni Zurigo), dedicata ad attori, strutture e processi del federalismo elvetico.Il volume vuole colmare un’esigenza di co-noscenza del federalismo svizzero per il lettore di lingua italiana. Sono</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-federalismo-svizzero-in-un-libro-puo-essere-un-modello-per-quello-italiano/">Il federalismo svizzero in un libro. Può essere un modello per quello italiano?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-245"  class="panel-layout" ><div id="pg-245-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-245-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-245-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
			class="so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base"
			
		>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Nella nuova collana dedicata a “Le sfide della Svizzera”, l’editore Armando Dadò, di Locar-no, pubblica una raccolta di scritti, coordina-ta da Sean Müller (Uni Berna) e Anja Giudici (Uni Zurigo), dedicata ad attori, strutture e processi del federalismo elvetico.<br />Il volume vuole colmare un’esigenza di co-noscenza del federalismo svizzero per il lettore di lingua italiana. Sono piuttosto rare le opere di sintesi su questo tema rivolte a un pubblico attento, ma non specialistico.<br />Dopo un capitolo introduttivo che illustra l’origine e l’evoluzione del sistema federale svizzero, nonché le ragioni della sua stabilità, il volume si concentra sulle sfide odierne. Particolare considerazione è rivolta allo squilibrio crescente fra cantoni ricchi e poveri, al ruolo delle lingue minoritarie, alla nazionalizzazione della politica e alle difficoltà delle città di trovare una propria collocazione nel sistema federalistico.</p>
<p>Espressamente concepita per essere pubblicata in lingua italiana, quest’opera collettanea si vuole attenta alle dinamiche della Svizzera italiana, ivi compreso il canton Grigioni, così da permettere un confronto con le altre principali realtà della Svizzera.<br />Il Consiglio degli Stati in Svizzera è la Camera dei Cantoni.<br />I contributi di alto livello accademico sono di: Daniel Bochsler (Università di Copenhagen e Zurigo), Fabio Cappelletti (Università di Ginevra), Paolo Dardanelli (Università di Kent), Anja Giudici (Università di Zurigo), Daniel Kübler (Università di Zurigo), Sean Müller (Università di Berna), Nenad Stojanovic (Università di Lucerna), Adrian Vatter (Università di Berna).</p>
<p>Federalismo come modello<br />In particolare il contributo di Paolo Dardanelli mette a confronto il federalismo svizzero con quello che potrebbe essere il federalismo in Italia. Riproduciamo qui di seguito il capitolo dedicato ai possibili insegnamenti del modello svizzero per l’Italia.<br />“Da 15 anni l’Italia cerca di portare a compimento la transizione verso una forma di Stato federale prevista dalla riforma costituzionale approvata nel 2001. Quali insegnamenti può trarre il Paese dalla lunga esperienza federale della Svizzera? Alla luce del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, centrato sulla riforma del Senato, l’insegnamento più pertinente è probabilmente quello che si può desumere dall’esperienza del Consiglio degli Stati (CdS) svizzero.</p>
<p>Insieme al senato degli Stati Uniti ed a quello australiano, il CdS costituisce uno dei tre esempi classici di camera alta “federale”. Ci sono due principali ragioni, tuttavia, per dubitare che il CdS possa costituire un modello appropriato per la riforma del senato italiano. La prima è che, come si è visto, il ruolo giocato dal CdS all’interno del sistema federale svizzero ha perso gran parte della sua efficacia e ha dato luogo ad istituzioni alternative di coordinamento e di rappresentanza.<br />probabile che limitazioni similari si riprodurrebbero, forse anche in maggior misura, nel contesto italiano. In secondo luogo, il deficit democratico intrinseco nel sistema di rappresentanza del CdS è oggetto di crescenti critiche nella stessa Svizzera, che pure è estremamente attaccata al principio dell’uguaglianza fra i Cantoni.<br />Tale deficit democratico – di un’ampiezza maggiore(4) – sarebbe difficilmente accettabile nel contesto italiano. È necessario tenere a mente che il CdS fu adottato in un processo di “federalismo d’aggregazione”, intervenuto dopo una lunga esperienza confederale ed una breve guerra civile mentre in Italia si troverebbe ad essere adottato in un processo di federalismo “di disaggregazione” dal percorso tormentato e con un sostegno popolare perlomeno incerto. Considerando i due aspetti insieme potremmo quindi dire che il “prezzo” democratico da pagare per una rappresentanza regionale egalitaria in un CdS italiano sarebbe difficilmente giustificata dai “guadagni” in termini di efficacia “federale”, forniti da una camera alta così composta, dal momento che l’esperienza svizzera dimostra l’esiguità di quest’ultima. Dove l’Italia può ispirarsi alla Svizzera, tuttavia, è nel campo delle istituzioni di coordinamento tra i governi regionali e quello centrale nel quale la Conferenza dei governi cantonali, e le consultazioni pre-parlamentari, offrono un modello efficace per lo sviluppo della Conferenza Stato-Regioni italiana”.</p>
<p>Nota<br />(4) Un cittadino della Valle d’Aosta (popolazione di circa 1’270’000 abitanti) sarebbe 77 volte sovrarappresentato rispetto ad un cittadino della Lombardia (popolazione di circa 9’750’000 abitanti).</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-245-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-245-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div class="panel-widget-style panel-widget-style-for-245-0-1-0" ><div
			
			class="so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-8b5b6f678277-245"
			
		>
<div class="sow-image-container">
		<img 
	src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero.jpg" width="721" height="578" srcset="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero.jpg 721w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero-600x481.jpg 600w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero-300x240.jpg 300w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero-230x184.jpg 230w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero-350x281.jpg 350w, https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/Federalismo_Svizzero-480x385.jpg 480w" sizes="(max-width: 721px) 100vw, 721px" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-federalismo-svizzero-in-un-libro-puo-essere-un-modello-per-quello-italiano/">Il federalismo svizzero in un libro. Può essere un modello per quello italiano?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
