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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>La Pagina dei Lettori Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Cara Gazzetta, ti scrivo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 10:03:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[La Pagina dei Lettori]]></category>
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	<p><strong>I miei ricordi di Zurigo</strong><br />
La mia avventura con Zurigo non si è mai esaurita ed ancora oggi, quando vado in Svizzera, mi organizzo per poter passare da Zurigo ed andare in Zurlindenstrasse ed in Lockerguet. In Zurlindenstrasse non 'è più il tram e Locherguet è un agglomerato che mi piace poco. Il capofamiglia si chiamava Alexander ed era un tramviere in pensione, la "sorella"di MIss Marple si chiamava Marie e c'era anche una figlia di nome Ruth che aveva 37 anni quando io ne avevo 7. Ho rivisto Ruth ancora per molto tempo ed è mancata nel dicembre del 2002. L'ho rivista l'ultima volta al Treimlispital di Zurigo. Vorrei anche specificare che il termine "Tirum" era usato da me per dire Tearoom e le Patisserie all'interno rivestivano per me un grande fascino, con le cameriere, il loro carrello e la borsetta dei soldi sotto il grembiulino bianco. Buone le torte!</p>
<p>Ricordo anche le visite di suore laiche, come le mie accompagnatrici ai viaggi, alla famiglia ospitante, mi chiedevano se stavo bene, se avevo bisogno di qualcosa. La famiglia ospitante mi preparava e mi faceva capire che sarebbe arrivato qualcuno per me. Era il controllo da parte della ProJuventute del mio benessere in quel soggiorno.<br />
Durante il mio soggiorno, ma questo l'ho saputo molto dopo, mia madre è venuta a trovarmi, ma poiché il regolamento lo vietava, si è cercato di nasconderlo. Zurigo per mia madre rappresentava un mondo di ricordi. Lei era una di quelle donne, che nel 1947, lasciò l'Italia per raggiungere appunto Zurigo e lavorare. Venivano reclutate tramite l'Azione Cattolica a lavorare in aziende di precisione. Era necessario non essere sposate, non avere figli né tantomeno fidanzati. Ne parlò sempre con occhi pieni di luce e nostalgia. Ammirava gli svizzeri e le svizzere, ammirava il benessere, ma inteso come quieto vivere, non come il piatto pieno. Il benessere che intendeva lei era la sicurezza, la gentilezza. Mai ha detto di essere stata trattata male, l'unica cosa che asseriva era l'importanza di ricordarsi di avere una costruzione di se stessa, diversa, era italiana, e mai avrebbe dovuto vivere secondo i canoni svizzeri. Rispettare il territorio che ti ospita era prioritario.</p>
<p>Tornando ai soggiorni organizzati dalla ProJuventute ricordo anche la trafila dei documenti da presentare per il soggiorno estivo, che durava due mesi. Serviva la lastra Raggi X ed il certificato delle vaccinazioni.<br />
Alla mia partenza da Zurigo si versarono molte lacrime, si erano affezionati a me. Io tornai da loro nell'inverno del 1959 o meglio nel Natale del 1959. Fu una richiesta di questa famiglia che formulò anche una proposta alla mia famiglia: mi avrebbero voluto tenere con loro, inviarmi alle scuole svizzere. La mia famiglia non accettò e non tagliò mai i ponti con loro.<br />
Devo anche scrivere di come è finita la meravigliosa vita a Zurigo per mia madre: si ammalò di tumore al cervello e da Bergamo, aiutati da tante brave persone svizzere, la portammo all'ospedale di Zurigo in Raemistrasse, l'ospedale del Policlinico è li è morta nel maggio del 1969. Sempre Zurigo protagonista, chissà forse il destino ha ricamato un buon ritiro, dalla vita, per lei.<br />
Non credo di aver esaurito i miei ricordi con la mia Svizzera, spero che il Signor Coronavirus si decida a lasciarmi fare un viaggetto oltre Gottardo, che se non annoio potrebbe essere il protagonista dei miei prossimi "redazionali"</p>
<p><em>Mirella Schmidhauser</em></p>
<hr />
<p><strong>Uno dei tanti miei ricordi</strong><br />
Studentessa principiante di tedesco vivevo a Zurigo, città sconosciuta con tante novità da affrontare. Tra i lavoretti che facevo, fui presa alla Iova per sostituzioni del personale. Il sig Mayer, il responsabile, mi accolse con gentilezza il primo giorno dandomi l’orario settimanale e dicendomi che l’unica cosa che non tollerava era il ritardo. Gli dissi che ero sempre puntualissima. La fabbrica si trovava in un quartiere periferico e per raggiungerla bisogna cambiare due mezzi. La mattina seguente agitata uscii presto e al cambio sapevo di dover prestare attenzione, in quel punto convergevano molte linee. La tratta era di circa 20 minuti. Dopo circa 25 minuti mi accorsi di non riconoscere nulla , agitata e con fatica a causa della lingua, chiesi all’autista. Mi disse che la linea era giusta ma ero salita dalla parte sbagliata e stavo andando dalla parte opposta! Cominciai a piangere, avevo promesso di arrivare puntuale. Tutti cercarono di capire cosa fosse successo ma non riuscivo a spiegarlo finchè una signora che parlava italiano, si offrì di telefonare e spiegare che ero effettivamente sul tram ma avevo sbagliato per un inconveniente. Il sig Mayer, perplesso e gelido disse che mi aspettava il giorno dopo. Non chiusi occhio. MI spiegarono che era complicato bisognava passare da un sottopassaggio, ma tutto sarebbe andato bene. Rifeci lo stesso errore più volte, mi agitavo e sbagliavo. Il sig. Mayer naturalmente non credette mai alla mia storia e disse che visto che mi piaceva dormire di dormire pure! Tempo dopo al lavoro al Kongresshaus lo vidi in fila con la moglie per il guardaroba. Mi feci riconoscere e disse “ecco perché dorme al mattino, fa tardi alla sera” Gli raccontai la storia,ora parlavo meglio e lui serio mi disse che era dispiaciuto e poteva capire la difficoltà di essere in una nuova città straniera così giovane. Lui era polacco. Disse “adesso ha imparato a prendere i mezzi?” Certo risposi ridendo ma orgogliosa! Bene allora la aspetto lunedì mattina PUNTUALE! Non avevo più bisogno di quel lavoro ma lo ringraziai tanto.</p>
<p><em>Anita Astori</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La pagina dei Lettori &#8211; Febbraio 2021</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-pagina-dei-lettori-febbraio-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 16:25:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[La Pagina dei Lettori]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/01/pexels-janson-k-753695-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18145"  class="panel-layout" ><div id="pg-18145-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18145-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18145-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>La mia esperienza in Svizzera</strong><br />
Ho 70 anni, abito in Italia e sono figlia di padre svizzero e madre italiana. La mia prima conoscenza con la Svizzera risale al 1957, avevo 6 anni e mezzo e facevo parte di quei bambini che con la Pro-Juventute si recavano in Svizzera, per conoscere la Svizzera (credo). Si partiva da Milano Centrale, che era il collettore per tutti i bambini in Italia. La mia mamma faceva la valigia, all'Italiana, con zoccoletti ed abiti estivi molto alla mano. Mio padre, sul coperchio interno della valigia, apponeva un cartoncino con le mie generalità ed anche un numero di telefono. Era vietato dal Regolamento contattare i bambini se non via posta. I miei genitori venivano a conoscenza della destinazione dopo la partenza. Ci accompagnavano delle donne tipo suore laiche ed una volta ci fu a bordo anche un Console, che per noi fu un misterioso e silente accompagnatore. C'era la cesta con i panini, avvolti nella carta velina ed in un sacchetto individuale. Buoni! Tenete presente che io abitavo in un piccolo centro, con fossi e cascine dietro l'angolo di casa mia. Quindi tutta una novità. Lacrime? Nessuna. Alla frontiera di Chiasso la prima fermata importante, la successiva, forse Bellinzona ma poi arrivava il Gottardo, stupendo, sempre rimasto nei miei ricordi. Ad Olten c'era il primo smistamento, sempre con le suore laiche, molto presenti e signorili, ma io era "affascinata" da questo mondo così diverso, con suoni così diversi. Lacrime? Nessuna. Il mio primo soggiorno in Svizzera ed erano i primi giorni di luglio, era Zurigo, il massimo per i miei occhi. Mi venne a prendere una signora che oggi la definirei la sorella di Miss Marple, con camicetta bianca, ricamata e gonna nera. Capii che entravo in un mondo che sarebbe poi stato con persone amabili, affettuose e pasticcerie, lamponi, uva spina ed altro. Un particolare: non c'era la televisione in pressochè nessuna casa, alla sera si riunivano vicino alla radio ad ascoltare musica classica.<br />
Disfando la mia valigia di cartone si accorsero degli zoccoletti: Nein nein è stata la prima reazione. Il giorno dopo mi comprarono delle scarpe di tipo inglese. Per provarmele e poiché io non sapevo rispondere mi fecero salire su una pedana. Potrei e vorrei continuare, forse la prossima volta. Lacrime? alla sera perchè mi mettevano a letto alle 19.30 ma mi ricattarono: se dormi domani possiamo uscire ed andare al Tirum e shopping all' Jelmoli e meglio Franz Karl Weber. E chi li ha mai visti nel mio paese italiano.<br />
Chissà quanti di voi hanno passato la bellissima esperienza dei soggiorni in Svizzera con la Pro-Juventute.<br />
<em>Mirella Schmidhauser</em></p>
<p><strong>A seguito di un tour in Europa arrivò Harry Belafonte a Zurigo</strong><br />
A seguito di un tour in Europa arrivò a Zurigo Harry Belafonte al Kongresshaus. Ero una giovane studentessa di tedesco e facevo dei lavoretti tra i quali la guardarobiera durante gli spettacoli serali. Mia madre ascoltava sempre il “re del calipso”, la sua canzone Banana Boat quindi ero felice di lavorare quella sera. Agli spettacoli importanti si prendevano anche tantissime mance. Arrivati gli spettatori eravamo fino a fine spettacolo, libere di andare dietro le quinte per ascoltare. Solo verso la fine e pensando a mia mamma decisi di farlo. Andai attraverso una scorciatoia vietata al pubblico convinta di sbucare nel retro del palco, mentre finiva l’ultima canzone. Tutto era magico e io non badai alla scritta sulla porta davanti a me e continuai. Improvvisamente sentii una voce maschile allegra e forte dire “are all the girls in Switzerland so beautiful?” Davanti a me c’era Harry Belafonte che, accompagnato , si dirigeva verso il suo camerino. Mi sono sentita divampare, ero agitata non dovevo essere lì e dissi: grazie mister Belafonte e mi scusi ho sbagliato strada! Lui si accorse del mio imbarazzo e ridendo disse che se ero lì c’era un motivo ed era felice di vedere una bella ragazza! Dissi che stavo lavorando e se mi avessero vista lì mi avrebbero rimproverata. Ridendo mi chiese chi. “ Frau Giorgini la mia responsabile.” Vieni con me” e mi fece entrare nel camerino, prese una sua fotografia con l’autografo e scrisse “to frau Giorgini”.” In quel caso dalle questa “! Ero contenta e arrabbiata perché l’avrei voluta per mia mamma , ma non avevo il coraggio di chiederlo. Rientrata senza problemi, pensai che se nessuno aveva saputo del mio incontro e quello splendido gadget era mio. Non lo diedi mai a Frau Giorgini! A casa cancellai il suo nome e scrissi Giorgia il nome di mia madre che fu incredula e felicissima. Anni dopo le raccontai la storia ma non lo dissi mai a Frau Giorgini!<br />
<em>Anita Astori</em></p>
<p><strong>Il portone</strong><br />
Per più di cinquant’anni ho trascorso le vacanze in quella casa. Mi piaceva aprire quel grande portone, pensare che prima di me l’avevano aperto i miei genitori, i miei nonni, bisnonni e ancor prima i miei antenati. Varcavo la soglia e un profumo che solo lì potevo sentire mi veniva incontro. Ed ecco il grande ingresso, dove un tempo entravan col carro carico di fieno e attraverso un altro passaggio lo sistemavano nel fienile.<br />
In genere la prima passeggiata al nostro arrivo era il Lej da Staz. Giusto il tempo di parcheggiare la macchina ed eravamo già in cammino. Quanti bagni in quel lago e quante bratwurst sul fuoco!<br />
In inverno, quand’ero bambina, ciò che più mi piaceva fare era andare poco prima del tramonto a vedere i caprioli che si avvicinavano alle mangiatoie poste all’ingresso del bosco, proprio vicino alla piccola stazione di legno, la Celerina Staz per l’appunto.<br />
Quante gite con parenti e amici: Piz Padella, Capanna Segantini, Hahnensee, Morteratsch, Cavloccio e molte altre ancora.<br />
In inverno, tolti gli sci da fondo, nella stube un buon thè caldo e gli immancabili dolci di Filli, la pasticceria a due passi da casa. E come dimenticare i piacevoli momenti trascorsi al Cafè Rosatsch, quando ancora era un semplice locale dal soffitto basso, caldo e accogliente. Due passi a S. Gian, prima o dopo i pasti erano un must; S.Gian, dove i miei genitori si unirono in matrimonio. S. Gian col suo campanile aperto, mi fa pensare a una genziana…<br />
E’stato alcuni anni fa che con rassegnazione per l’ultima volta ho chiuso quel portone.<br />
<em>Cristina Frizzoni</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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