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	<title>Confederazione Svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Confederazione Svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera. &#8211; Canton Obvaldo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/canton-obvaldo-storia-tradizioni-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 14:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/obvaldo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Quarto appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni. In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa nuova destinazione?</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/canton-obvaldo-storia-tradizioni-svizzera/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera. &#8211; Canton Obvaldo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/obvaldo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26366"  class="panel-layout" ><div id="pg-26366-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26366-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26366-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Quarto appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni.</p>
<p>In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa nuova destinazione? Benvenuti nel Canton Obvaldo!</p>
<h2>TAPPA 4: CANTON OBVALDO</h2>
<p>Ci sono territori che sembrano lontani dalla grande storia europea: vallate alpine isolate, piccoli centri circondati da montagne e laghi.</p>
<p>Eppure, anche da qui nasce una parte dell’identità svizzera. Obvaldo, oggi uno dei cantoni più piccoli della Confederazione, affonda le proprie radici nell’antico Untervaldo.</p>
<p>Abitata prima da celti, romani e poi alemanni, la regione sviluppa presto una forte identità locale. Nel 1291, però, Obvaldo non esiste ancora come cantone autonomo: è parte dell’Untervaldo, che insieme a Uri e Svitto stringe il patto destinato a diventare il nucleo originario della Confederazione Svizzera. Più che un progetto politico, è un’alleanza nata per difendere autonomie e rotte alpine dalle pressioni degli Asburgo.</p>
<p>Dal Trecento, Obvaldo inizia gradualmente a distinguersi da Nidvaldo, costruendo istituzioni proprie pur restando legato all’antica collaborazione. Nei secoli successivi mantiene un carattere profondamente rurale e cattolico, legato soprattutto alla figura di San Nicolao della Flüe, mediatore e simbolo dell’equilibrio svizzero.</p>
<p>Nel 1798, con l’arrivo delle truppe francesi e della Repubblica Elvetica, il cantone perde temporaneamente molte autonomie e viene trasformato nel distretto di Sarnen. Dopo il periodo napoleonico recupera parte della propria indipendenza, ma resta a lungo considerato un “semicantone” insieme a Nidvaldo. Solo nel 1999 Obvaldo viene riconosciuto ufficialmente come cantone.</p>
<h2>Sarnen, capoluogo cantonale, sorge sulle rive dell’omonimo lago.</h2>
<p>È qui che nel 1468 nasce il cosiddetto “Libro bianco di Sarnen”, attribuito a Hans Schriber: il più antico racconto della fondazione della Confederazione Svizzera. Un testo fondamentale, che tramanda miti, alleanze e soprattutto uno degli episodi più simbolici della storia locale: la presa della fortezza del Landenberg e la cacciata dei balivi asburgici nei primi anni della Confederazione.</p>
<p>Per questo, il Landenberg diventa simbolo di Sarnen. Dell’antica fortezza oggi resta poco, ma il luogo continua a raccontare il passato attraverso edifici come la Schützenhaus rococò del Settecento e il vecchio arsenale poco distante.</p>
<p>Anche il centro storico riflette questa lunga stratificazione. Attorno alla piazza sorgono il municipio quattrocentesco, la cappella Maria Lauretana, ricostruita dopo un terremoto, e soprattutto la chiesa barocca di San Pietro e Paolo, costruita nel Settecento sopra una struttura più antica. Della chiesa medievale rimane ancora la torre, che risale al XII secolo.</p>
<p>Poco distante si trova anche la Beinhaus, una piccola cappella che custodisce uno dei soffitti gotici intagliati più preziosi della regione. E dietro il fiume Sarneraa si alza la Hexenturm, la “torre delle streghe”, oggi parte dell’Archivio cantonale: un edificio che, tra leggende e documenti storici, continua a ricordare quanto il passato sia ancora presente nella memoria di Sarnen.</p>
<p>Obvaldo è celebre per le sue montagne, tra cui spicca la vetta del Titlis (3’238m).</p>
<p>Anche i laghi sono grandi protagonisti di questo cantone, come il Tannensee e il Sarnen. L’unicità di questo cantone è dovuta anche all’Älplerchilbi, una tradizionale festa autunnale che celebra la fine dell'estate alpina. Di solito si svolge in ottobre o novembre e prevede la messa, una sfilata solenne, i canti degli alpigiani e momenti di convivialità con gli abitanti del paese.</p>
<p>Oggi, Obvaldo conserva ancora un forte legame con le tradizioni rurali e con quella cultura dell’autonomia locale che accompagna la storia svizzera fin dalle sue origini.</p>
<p>Ci congediamo da questa quarta tappa, dove abbiamo conosciuto più approfonditamente un territorio fatto di natura, storia e tradizioni dal fascino senza tempo. Seguendo il filo della storia elvetica, ripartiamo alla scoperta del suo “gemello” storico. Il nostro cammino prosegue verso la prossima meta: il Canton Lucerna.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a <a href="mailto:redazione@gazzettasvizzera.ch">redazione@gazzettasvizzera.ch</a>: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
<p><em>Nicola Magni</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Obvaldo</h3>
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<p><strong>Capoluogo</strong>: Sarnen</p>
<p><strong>Lingua</strong>: tedesco</p>
<p><strong>Data di ingresso CH</strong>: 1291</p>
<p><strong>Superficie</strong>: 490,58 km<sup>2</sup></p>
<p><strong>Numero residenti</strong>: 37 930 (2019)</p>
<p><strong>Montagna più alta</strong>: Titlis (3238m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma del Canton Obvaldo presenta uno scudo diviso orizzontalmente in due campi: rosso nella parte superiore e bianco in quella inferiore. Nella metà superiore compare una grande chiave, simbolo di San Pietro, mentre nella parte inferiore è presente un ornamento rosso di origine medievale. Il binomio rosso/bianco richiama la tradizione storica svizzera e lo stemma deriva da quello dell’antico Cantone Untervaldo, di cui Obvaldo faceva parte insieme a Nidvaldo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p>La “Dorfplatz” nel centro storico di Sarnen (Foto: Gemeinde Sarnen)</p>
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	<p>Sullo sfondo, il famoso “Gipfel” del Titlis innevato ma baciato dal sole</p>
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	<p>Affaccio soleggiato sul lago di Sarnen</p>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/in-cammino-attraverso-i-26-cantoni-un-racconto-a-tappe-della-nostra-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 16:49:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/cantone-uri-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In questa nuova rubrica, vi accompagniamo attraverso la Svizzera e i suoi 26 cantoni. Un cammino a tappe, lento e curioso, che esplora storie, paesaggi e volti che hanno contribuito a costruire la nostra identità svizzera. Racconteremo il passato per comprendere il presente e guarderemo all’oggi per intuire il domani. Cantone che scopri, memoria che</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/in-cammino-attraverso-i-26-cantoni-un-racconto-a-tappe-della-nostra-svizzera/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/cantone-uri-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26046"  class="panel-layout" ><div id="pg-26046-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26046-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26046-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In questa nuova rubrica, vi accompagniamo attraverso la Svizzera e i suoi 26 cantoni. Un cammino a tappe, lento e curioso, che esplora storie, paesaggi e volti che hanno contribuito a costruire la nostra identità svizzera. Racconteremo il passato per comprendere il presente e guarderemo all’oggi per intuire il domani. Cantone che scopri, memoria che si risveglia. Pronti, partenza, via: benvenuti nel Canton Uri!</p>
<h2>TAPPA 1: CANTON URI</h2>
<p>C’è un punto, nel cuore della Svizzera, dove le montagne sembrano stringersi per custodire una promessa. All’alba, quando la luce scivola sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e risale lentamente le pareti rocciose, Uri appare così: essenziale, severo, silenzioso. È da qui che comincia il nostro cammino attraverso la Svizzera federale.</p>
<p>Uri non è grande, non è rumoroso, non è appariscente. Eppure, nella memoria collettiva svizzera, occupa uno spazio enorme. Qui il paesaggio non è solo sfondo: è protagonista. Le montagne hanno modellato il carattere delle persone, le vie di transito e comunicazione, e hanno segnato la storia politica del Paese. Al confine tra nord e sud dell’Europa, Uri ha scritto pagine decisive della storia svizzera.</p>
<p>Nel XIII secolo che Uri entra nel racconto fondativo della Svizzera. Cantone rurale, formalmente soggetto al Sacro Romano Impero, ottiene presto un ruolo strategico grazie al controllo delle vie alpine, decisive per i commerci e per i collegamenti tra nord e sud dell’Europa. Da questa centralità nasce anche l’esigenza di proteggere l’autonomia locale e garantire la sicurezza. È in questo contesto che, nell’agosto del 1291, le comunità di Uri, Svitto e Nidvaldo rinnovarono un’alleanza di mutua difesa per proteggersi dalle violenze esterne, rifiutare giudici stranieri e confermare i rapporti di potere esistenti. Il documento parlava di aiuto reciproco, arbitrato dei conflitti e punizione per omicidi e incendi. Più che una rivoluzione, fu un patto di pace tra comunità alpine consapevoli della propria forza e della propria fragilità. Secondo la tradizione, il luogo simbolo di questo patto è il prato del Rütli, affacciato sul Lago dei Quattro Cantoni e protetto dalle montagne. Qui, si racconta, uomini liberi dei tre cantoni si sarebbero giurati sostegno reciproco. La scena, attestata solo da racconti tardomedievali e dalla letteratura moderna, è stata sovrapposta al Patto del 1291 trasformandolo in simbolo di libertà e solidarietà. Con la nascita dello Stato federale nel 1848, il patto divenne mito fondativo della Confederazione. La scuola, le celebrazioni e la memoria pubblica hanno fissato nel cuore dei cittadini l’immagine del giuramento del Rütli per l’eternità. Nel 1899, il 1° agosto venne quindi scelto come festa nazionale per commemorare questo gesto, ancora oggi simbolo di unità e appartenenza, radicato simultaneamente nella storia e nel mito. Oggi, il Rütli rappresenta una memoria condivisa.</p>
<p>Uri diventa così uno dei cantoni fondatori della nostra Svizzera, simbolo di autodeterminazione e responsabilità collettiva. Tra queste valli prende forma anche la leggenda di <strong>Guglielmo Tell</strong>, figura che attraversa Uri come un’eco potente e incarna ancora oggi un’idea di libertà radicata nella quotidianità più che nella retorica. Arciere, padre, uomo libero: la leggenda narra il suo rifiuto di piegarsi all’autorità arbitraria del balivo Gessler, il gesto drammatico della mela posta sulla testa del figlio e la successiva ribellione – fiamma di una coscienza collettiva. Pur priva di certezza storica, il racconto si intreccia con eventi reali: le tensioni tra i cantoni rurali e le autorità imperiali nel XIII secolo, la volontà di autonomia e l’aspirazione a leggi condivise, tutte sfumature che il mito racchiude in un unico gesto eroico. Ancora oggi, Tell non è un eroe lontano, ma una presenza fiera: nella piazza di Altdorf, nei racconti patriotici e nell’immaginario collettivo.</p>
<p>Altdorf, capoluogo e cuore amministrativo del cantone, vive in equilibrio tra misura e vita quotidiana: la piazza, il monumento a Guglielmo Tell, i caffè discreti. Qui si cammina molto, si osserva, si ascolta. Le montagne non sono un’idea romantica, ma una presenza reale, che detta ritmi e scelte.</p>
<p>Oggi Uri resta uno dei cantoni più piccoli e montuosi della Svizzera, estendendosi dal Lago dei Quattro Cantoni fino alle imponenti cime del Gottardo. Con poco più di mille chilometri quadrati e una popolazione esigua ma profondamente radicata, conserva un legame forte con la sua terra: ogni valle e ogni paese raccontano storie di continuità e resilienza. Il territorio resta per lo più selvaggio: boschi, alpeggi e rocce d’alta quota dominano il paesaggio, mentre le aree abitate si concentrano lungo la Reuss e ad Andermatt. Grazie a queste meraviglie naturali, il turismo è un motore vitale per la regione, con resort alpini, investimenti internazionali e dibattiti accesi su paesaggio, seconde case e identità locale.</p>
<p>Siamo pronti a lasciare Uri, con la consapevolezza che qui tutto parla di origine e di un’idea di convivenza fondata sulla responsabilità reciproca. Seguendo le acque del lago e le vie della storia, ripartiamo verso un altro cantone fondatore, dove l’identità svizzera assume nuove sfumature. Il cammino prosegue verso la prossima tappa: il Canton Svitto.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a redazione@gazzettasvizzera.ch: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Uri</h3>
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<strong>Lingua</strong>: tedesco<br />
<strong><br />
Data di ingresso CH</strong>: 1291<br />
<strong><br />
Superfice</strong>: 1'077 km<sup>2<br />
</sup><strong>Numero residenti</strong>: 37'931 (2023)<br />
<strong>Montagna più alta</strong>: Dammastock (3’630m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma di Uri mostra una testa di bue nera con anello dorato su fondo giallo. L’animale richiama probabilmente l’uro (<em>aurochs</em>), bovino ormai estinto, e dà un curioso carattere primordiale al cantone.</p>
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	<p>Uno scorcio della capitale Altdorf e il suo monumento a Guglielmo Tell (Uri Tourismus)</p>
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	<p>Con le sue 46 (!) teleferiche, il Canton Uri è considerato l’Eldorado delle teleferiche in Svizzera (Uri Tourismus)</p>
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	<p>Uno scorcio sul lago dei 4 cantoni dalla strada alta del Schächertal (Uri Tourismus)</p>
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