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	<title>crescita demografica Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Niente tetto massimo alla popolazione: la soluzione dell’UDC non convince</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-boccia-iniziativa-10-milioni-approva-riforma-servizio-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 23:54:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/cover-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Un dibattito molto animato si è concluso domenica 14 giugno: “salvi” per ora gli accordi bilaterali, mentre con una nuova legge sul servizio civile la Svizzera potrà disporre di più effettivi nell’esercito. La “Romandia” dice no al tetto da 10 milioni: respinta l’iniziativa sulla crescita demografica Le svizzere e gli svizzeri hanno respinto in una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-boccia-iniziativa-10-milioni-approva-riforma-servizio-civile/">Niente tetto massimo alla popolazione: la soluzione dell’UDC non convince</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/cover-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26548"  class="panel-layout" ><div id="pg-26548-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26548-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26548-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Un dibattito molto animato si è concluso domenica 14 giugno: “salvi” per ora gli accordi bilaterali, mentre con una nuova legge sul servizio civile la Svizzera potrà disporre di più effettivi nell’esercito.</p>
<h2>La “Romandia” dice no al tetto da 10 milioni: respinta l’iniziativa sulla crescita demografica</h2>
<p>Le svizzere e gli svizzeri hanno respinto in una calda domenica di votazioni uno degli oggetti più discussi della legislatura. Il testo, promosso dall’UDC, chiedeva di iscrivere nella Costituzione un limite massimo di 10 milioni di abitanti residenti permanenti entro il 2050. A scrutinio concluso, il 54,8% dei votanti ha detto no, mentre il 45,2% ha sostenuto la proposta. La partecipazione ha raggiunto il 58,9% - un livello elevato per una votazione federale. Una certa tendenza verso un “No” era emersa già dai sondaggi alla vigilia del voto.</p>
<p>La bocciatura è relativamente netta, ma non schiacciante. Il risultato conferma che il tema della crescita demografica e dell’immigrazione continua a dividere il Paese, pur senza convincere una maggioranza di elettori della necessità di introdurre un tetto rigido alla popolazione.</p>
<h2>Che cosa chiedeva l’iniziativa</h2>
<p>L’iniziativa partiva da un dato ormai noto: alla fine del 2025, la Svizzera contava circa 9,1 milioni di abitanti, contro poco più di 7,4 milioni all’inizio degli anni Duemila. Secondo i promotori, questa crescita – dovuta in larga misura all’immigrazione – sta esercitando una pressione eccessiva su alloggi, trasporti, territorio, ambiente e servizi pubblici.</p>
<p>Il testo prevedeva che la popolazione residente permanente non superasse i 10 milioni di persone prima del 2050. Già al raggiungimento della soglia di 9,5 milioni, Consiglio federale e Parlamento sarebbero stati tenuti ad adottare misure per rallentare la crescita demografica. Se tali misure non fossero bastate, la Confederazione avrebbe dovuto intervenire anche sugli accordi internazionali che favoriscono l’immigrazione, compresa – in ultima istanza – la libera circolazione delle persone con l’Unione europea.</p>
<h2>Una forte campagna a sostegno dell’”Iniziativa sulla sostenibilità”</h2>
<p>I sostenitori hanno impostato la campagna sulla qualità della vita. A loro avviso, la crescita della popolazione comporta un aumento degli affitti e dei prezzi delle abitazioni, maggiore congestione del traffico, infrastrutture sotto pressione e un consumo crescente di territorio. L’UDC ha sostenuto che la Svizzera rischia di perdere il controllo del proprio sviluppo e che occorre fissare limiti chiari prima che il Paese raggiunga dimensioni considerate insostenibili.</p>
<p>Rispetto a precedenti campagne sull’immigrazione, il partito ha cercato di ampliare il discorso oltre la sola questione migratoria, collegando il tema alla sostenibilità, alla tutela del paesaggio e alla capacità delle infrastrutture di assorbire la crescita. Diversi osservatori hanno riconosciuto che questa strategia ha contribuito a mantenere la votazione incerta fino agli ultimi giorni.</p>
<h2>Economia, sindacati e i partiti di centro e sinistra contrari</h2>
<p>Contro l’iniziativa si è schierato un fronte molto ampio che comprendeva Consiglio federale, Parlamento, partiti di centro e di sinistra, organizzazioni economiche e sindacati. Gli oppositori hanno sostenuto che la Svizzera dipende in misura significativa dall’immigrazione per coprire il fabbisogno di manodopera qualificata, in particolare nei settori della sanità, della ricerca, dell’industria e dei servizi.</p>
<p>Secondo il governo, un limite costituzionale rigido avrebbe ridotto la flessibilità necessaria per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro e avrebbe potuto compromettere i rapporti con l’Unione europea. Molti avversari del testo hanno inoltre giudicato arbitraria la soglia dei 10 milioni di abitanti e hanno sostenuto che problemi reali come la carenza di alloggi o la pressione sulle infrastrutture richiedono politiche mirate, non un blocco generale della crescita demografica.</p>
<h2>La geografia del voto</h2>
<p>La votazione ha messo nuovamente in evidenza alcune tradizionali linee di frattura del Paese. La Romandia ha respinto nettamente l’iniziativa, con percentuali superiori al 60% in diversi cantoni. Anche i grandi centri urbani hanno votato in modo chiaro contro il progetto.</p>
<p>Al contrario, numerosi cantoni della Svizzera tedesca hanno sostenuto il testo. I risultati più favorevoli si sono registrati ad Appenzello Interno, Svitto e Uri. Il Ticino, un po’ a sorpresa, ha approvato l’iniziativa di stretta misura con circa il 50,7% dei voti, distinguendosi dalla maggior parte dei cantoni latini.</p>
<p>Secondo le analisi post-voto, è stata proprio la forte opposizione delle regioni francofone e delle città a determinare l’esito finale.</p>
<h2>«Confermata la via bilaterale»</h2>
<p>Gli oppositori dell’iniziativa hanno accolto il risultato come una conferma della scelta di mantenere aperta la via bilaterale con l’Unione europea e di non introdurre limiti costituzionali alla crescita della popolazione. Le organizzazioni economiche hanno espresso sollievo, sostenendo che il rifiuto evita incertezze per le imprese e preserva l’accesso alla manodopera estera qualificata.</p>
<p>Per il Consiglio federale e per i partiti del fronte del no, il voto dimostra che la maggioranza degli elettori riconosce l’esistenza delle sfide legate alla crescita demografica, ma non ritiene adeguata la soluzione di un tetto massimo. Diverse associazioni economiche hanno sottolineato che il risultato rafforza anche la stabilità delle relazioni tra Berna e Bruxelles in una fase delicata dei negoziati bilaterali.</p>
<h2>Le reazioni degli sconfitti</h2>
<p>L’UDC ha preso atto della sconfitta, ma ha rivendicato il forte consenso raccolto dall’iniziativa, osservando che ampie zone rurali e numerosi cantoni hanno sostenuto il progetto, interpretando il risultato come un segnale che le preoccupazioni legate all’immigrazione e alla crescita della popolazione restano molto diffuse.</p>
<p>In questo senso, il risultato del 14 giugno non sembra segnare la fine della discussione sulla crescita demografica. Piuttosto, conferma che una parte importante dell’elettorato percepisce il tema come prioritario, mentre una maggioranza relativa continua a ritenere che le risposte debbano essere cercate attraverso strumenti più flessibili di un tetto costituzionale alla popolazione.</p>
<h2>Sì risicato ad una legge che «che rafforza la sicurezza in Svizzera»</h2>
<p>Oltre a rifiutare l’iniziativa sui 10 milioni, gli elettori hanno approvato la modifica della legge sul servizio civile con il 52,5% dei voti. La riforma, sostenuta da Consiglio federale e Parlamento, mira a rendere più difficile il passaggio dall’esercito al servizio civile e a rafforzare il principio secondo cui quest’ultimo deve restare un’eccezione riservata a chi è confrontato con un conflitto di coscienza autentico.</p>
<p>Il dibattito nasce dall’aumento costante delle ammissioni al servizio civile dopo la semplificazione introdotta nel 2009. Secondo il Consiglio federale, il numero crescente di militari che chiedono il trasferimento – in particolare dopo aver completato la scuola reclute – rischia di indebolire gli effettivi dell’esercito. Nel 2025, si sono registrate oltre 7’200 nuove ammissioni, un dato considerato problematico soprattutto per la perdita di specialisti e quadri militari.</p>
<p>La revisione introduce diverse misure restrittive. La più discussa prevede che chi passa al servizio civile debba svolgere un minimo di 150 giorni di servizio, anche se ha già assolto gran parte degli obblighi militari. Vengono inoltre irrigidite le condizioni per la pianificazione degli impieghi e ridotti quelli che i promotori definiscono vantaggi rispetto al servizio militare.</p>
<p>A livello nazionale, la revisione è stata approvata con il <strong>52,5% di sì</strong>. La maggioranza dei cantoni ha sostenuto il progetto, soprattutto nella Svizzera tedesca e nelle regioni rurali.</p>
<p>I risultati più favorevoli sono arrivati da numerosi cantoni germanofoni, dove l'argomento del mantenimento degli effettivi dell'esercito ha convinto una quota importante dell'elettorato. Fra i primi risultati pubblicati durante lo spoglio figuravano ad esempio <strong>Zurigo</strong> (circa 59,5% di sì), <strong>Grigioni</strong> (60,2%) e <strong>Ticino</strong> (56,6%), tutti orientati chiaramente a favore della riforma.</p>
<p>Più critici si sono mostrati invece alcuni cantoni urbani e tradizionalmente progressisti. <strong>Ginevra</strong> ha respinto la revisione con circa il 55,7% di no, mentre <strong>Basilea Città</strong> l'ha bocciata con il 61,6% di no.</p>
<p>Sulla falsa riga dell’iniziativa dell’UDC, si nota dunque una frattura piuttosto classica della politica svizzera: da una parte i cantoni urbani e di sinistra, più sensibili al ruolo sociale del servizio civile e contrari a limitarne l'accesso; dall'altra gran parte della Svizzera tedesca e dei cantoni più rurali, che hanno privilegiato l'argomento della sicurezza e del rafforzamento dell'esercito.</p>
<p>Le reazioni dopo il voto sono state contrastanti. Tra i favorevoli ha prevalso il sollievo. La società degli ufficiali ha accolto con soddisfazione il risultato, affermando che la revisione dovrebbe riportare il servizio civile alla funzione originaria immaginata dal legislatore, ossia uno strumento destinato a chi vive un reale conflitto di coscienza.</p>
<p>Delusione invece tra gli oppositori. La Federazione svizzera per il servizio civile, dal canto suo, ha dichiarato di rispettare il verdetto delle urne ma ha sottolineato come il tema resti aperto politicamente. Secondo l’organizzazione, la campagna è stata oscurata da altri oggetti in votazione e spesso ridotta a una contrapposizione semplicistica tra sostenitori e avversari dell’esercito.</p>
<p>Con il Sì alla riforma, la maggioranza degli elettori ha dunque scelto di rafforzare il legame tra obbligo militare e servizio civile. La relativa ristrettezza del risultato mostra però che il ruolo del servizio civile e il suo rapporto con l’esercito restano temi controversi nella società svizzera.</p>
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	<p>Ampio il fronte contrario all’iniziativa: tutti i partiti di centro e sinistra, economia e sindacati</p>
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	<p>I sondaggi alla vigilia indicavano una leggera tendenza verso il No. Così è stato.</p>
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	<p>“A rischio gli effettivi dell’esercito in un momento geopolitico instabile”: con questa argomentazione, il fronte del Sì ha convinto le cittadine e i cittadini</p>
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	<p>Oggi molti giovani che prestano servizio civile sono impegnati nell’ambito dei servizi sociali</p>
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		<title>I numeri della Quinta Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-numeri-della-quinta-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2024 15:16:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/05/Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La Quinta Svizzera, espressione formalmente usata per riferirsi ai connazionali residenti all’estero, continua anno dopo anno ad ingrossare le proprie fila. Alla fine del 2023 gli svizzeri residenti all’estero ed iscritti ad un’ambasciata o in un consolato generale erano, a titolo esemplificativo, circa 815’000, una cifra non certo trascurabile, poiché corrispondente a più del 10%</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/05/Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-24043"  class="panel-layout" ><div id="pg-24043-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24043-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24043-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La Quinta Svizzera, espressione formalmente usata per riferirsi ai connazionali residenti all’estero, continua anno dopo anno ad ingrossare le proprie fila. Alla fine del 2023 gli svizzeri residenti all’estero ed iscritti ad un’ambasciata o in un consolato generale erano, a titolo esemplificativo, circa 815’000, una cifra non certo trascurabile, poiché corrispondente a più del 10% dell’intera popolazione del nostro Paese.</p>
<p>I numeri della diaspora inoltre confermano un trend in costante crescita (+1,7% solo quest’anno) e all’interno di una democrazia diretta come la nostra, pongono necessariamente interrogativi e continue sfide sistemiche per le istituzioni, ma sono anche una grossa opportunità per il Paese. Basti pensare che più del 20% del totale preso in considerazione non è ancora maggiorenne, mentre il 56% è in età da lavoro.</p>
<p>La distribuzione di questa comunità non è comunque omogenea a livello globale. Infatti, poco meno dei due terzi dei nostri connazionali residenti all’estero, circa il 64%, vive ancora in Europa, soprattutto nei Paesi limitrofi e che condividono con la Svizzera una delle lingue ufficiali. Si parla dunque della Francia, dove vive la più nutrita comunità svizzera al mondo, seguita da Germania e Italia.</p>
<p>Nella fattispecie, il nostro Paese è addirittura quarto per numero di svizzeri residenti all’estero, ben 52’000, quasi tutti (circa l’85%) dotati di doppia cittadinanza; un dato questo in linea con la media europea per gli Svizzeri all’estero.</p>
<p>Negli altri continenti risiedono circa 292'700 persone di nazionalità svizzera, nello specifico il 16% in America del Nord, il 7% in America latina e Caraibi, il 7% in Asia, il 4% in Oceania e il 2% in Africa.</p>
<p>Gli USA da soli si posizionano infatti addirittura al terzo posto di questa speciale classifica, con circa 82mila connazionali, seguiti dal Canada, che ne vanta circa la metà.</p>
<p>In America Latina invece, lo Stato che ospita il maggior numero di nostri connazionali è l’Argentina, con più di 15’000 svizzeri, seguita da Brasile e Cile.</p>
<p>Anche in Asia risiede una notevole comunità di svizzeri, soprattutto in Israele, che ospita più di 24'000 nostri connazionali, con un’età media più bassa e un ritmo di crescita più rapido. Notevoli i casi anche di Filippine e Thailandia, dove l’età media dei residenti si alza, poiché spesso luoghi di ritiro pensionistico.</p>
<p>In Oceania, nella fattispecie Australia e Nuova Zelanda, vivono il 4% dei nostri connazionali all’estero, mentre in Africa circa il 2%, soprattutto in Sud Africa. Vale la pena notare che l’Africa è l’unico continente ad avere registrato un calo demografico, anche se lieve, da parte della nostra comunità estera, che invece come sopra citato cresce in ogni altro continente.</p>
<p>I numeri citati all’interno di questo articolo possono essere faticosi in prima lettura, ma necessari per comprendere l’importanza che noi in quanto Quinta Svizzera possiamo assumere nei processi politico-decisionali del nostro Paese e di pari passo accrescere questa consapevolezza: siamo una grande comunità.</p>
<p>Se vuoi saperne di più sull’argomento consulta il link: <a href="https://gazzeta.link/estero/">gazzeta.link/estero</a>.<br />
<strong><br />
</strong><em>Alessandro Ganahl</em></p>
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		><h3 class="widget-title">EUROSVISION 2025: Quale città verrà scelta?</h3>
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	<p>Con la vittoria dell’artista biennese Nemo, la Svizzera sale sul tetto dell’Eurovision dopo 36 anni.</p>
<p>L’organizzazione della prossima edizione della kermesse canora spetta dunque alla Svizzera.</p>
<p>La domanda che molti si pongono è: quale città della Confederazione ospiterà l’Eurovision 2025?</p>
<p>Le città intenzionate dovranno partecipare ad una gara d’appalto, a seguito del quale la Società Svizzera di Radiotelevisione (SRG – SSR) insieme all’Unione europea di Radiodiffusione (UER) stabiliranno quale soddisferà i numerosi requisiti richiesti.</p>
<p>Tra le località maggiormente papabili ci sono sicuramente la capitale Berna, Zurigo centro finanziario internazionale o Ginevra, centro nevralgico della diplomazia.</p>
<p>Ma anche altre mete come Basilea, Lucerna o Losanna, già sede dell’ultima edizione in territorio elvetico avvenuta il 6 maggio 1989.</p>
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		><h3 class="widget-title">CYRIL METZGERC</h3>
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	<p>Classe 1994, Cyril Metzgerc è uno dei giovani attori più promettenti del nostro paese.</p>
<p>Franco-svizzero, nasce e cresce a Gruyères nel Canton Friburgo e si appassiona alla recitazione sin da ragazzino.</p>
<p>A 20 anni entra a far parte del Conservatorio di Friburgo sotto la direzione di Yann Pugin e successivamente viene preso all’école du Nord.</p>
<p>I suoi primi lavori per il piccolo schermo lo vedono presente nelle serie tv: “Une vie àpres” et “Romance”.</p>
<p>Il suo primo ruolo importante lo ottiene con “Une grande roue au milieu du désert”.</p>
<p>Tra il 2021 e il 2023 la sua carriera prende il volo e Metzgerc si divide tra cinema (“Chambre 212”) e televisione (“Hors saison”, “La Morsure” et “Une année difficile”).</p>
<p>Inoltre, vedremo Cyril Metzgerc nella prossima stagione Netflix come protagonista di “Winter Palace”, un period drama ambientato in un hotel di lusso sulle Alpi svizzere all’inizio del XX secolo.</p>
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		><h3 class="widget-title">I GUARDIANI DI LOSANNA</h3>
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	<p>Lo sapevi che la cattedrale di Losanna ha un proprio guardiano?</p>
<p>Si tratta di una tradizione secolare, infatti i guardiani di Losanna segnano l'ora in cima a questa cattedrale ogni notte da 612 anni, senza interruzione.</p>
<p>La genesi di questa figura è da ricercarsi nel fatto che, in seguito a un grave incendio avvenuto il 25 ottobre 1405, l'arcivescovo Guillame de Menthonnay emanò un decreto che prevedeva la presenza di una sentinella sul campanile della cattedrale, con il compito di scrutare gli incendi e gli invasori, di annunciare l'ora e di suonare le campane.</p>
<p>A partire dal 1° gennaio 2024, Alexandre Schmid è il detentore di questa antica carica.</p>
<p>Nel suo ruolo, Schmid è coadiuvato da ben 5 sostituti e una sostituta.</p>
<p>Infatti, dall’agosto 2021, Cassandre Berdoz è diventata la prima guardiana donna della storia della Cattedrale losannese.</p>
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