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	<title>Edizione Marzo 2019 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Marzo 2019 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Informazioni e consulenza individuale, borse di studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 21:29:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/VON-GUNTEN-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero L’associazione educationsuisse con sede a Berna copre due campi d’azione. Come organizzazione mantello delle 18 scuole svizzere all’estero riconosciute dalla Confederazione elvetica promuove la formazione svizzera all’estero e come centro di consulenza sostiene i giovani che vogliono venire</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/informazioni-consulenza-individuale-borse-di-studio/">Informazioni e consulenza individuale, borse di studio</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/VON-GUNTEN-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5916"  class="panel-layout" ><div id="pg-5916-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5916-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5916-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero</strong></p>
<p>L’associazione educationsuisse con sede a Berna copre due campi d’azione. Come organizzazione mantello delle 18 scuole svizzere all’estero riconosciute dalla Confederazione elvetica promuove la formazione svizzera all’estero e come centro di consulenza sostiene i giovani che vogliono venire in Svizzera per la loro formazione.</p>
<p><strong>Le scuole svizzere all’estero</strong><br />
Quasi ottomila ragazze e ragazzi, di cui circa milleottocento di nazionalità svizzera, frequentano le scuole svizzere situate in dieci paesi sparse su tre continenti. In Italia ce ne sono ben cinque. Partendo dal sud sono Catania, Roma, Milano, Cadorago e Bergamo. Quest’ultima ha potuto festeggiare l’anno scorso i suoi 125 anni di vita! Tutte le scuole offrono un percorso scolastico multilingue e un insegnamento che si basa sui piani d’istruzione della Svizzera. Alle scuole di Roma e Milano è possibile conseguire il diploma di maturità svizzera.</p>
<p><strong>Il centro di consulenza per la formazione in Svizzera</strong><br />
educationsuisse aiuta a trovare le risposte giuste, offre informazioni e cerca di dare più sostegno possibile ai giovani svizzeri che hanno intenzione di fare il loro percorso formativo, o una parte di esso, nel paese di origine della loro famiglia. L’anno scorso le collaboratrici di educationsuisse sono state in contatto con oltre mille giovani svizzeri (o coi loro genitori). Le domande giungono da tutto il mondo, un buon 10% dall’Italia, e toccano non solo la formazione in sé ma tutto quello che è collegato allo spostamento da un paese a un altro. Il contatto avviene soprattutto tramite e-mail e telefono o negli incontri diretti, sia a Berna che nei paesi di residenza agli eventi speciali per gli svizzeri all’estero.<br />
Le collaboratrici di educationsuisse forniscono informazioni su domande specifiche come le condizioni d’ammissione, le conoscenze linguistiche richieste, ricerca di un alloggio, assicurazioni, borse di studio e così via.</p>
<p><strong>Consulenza personalizzata</strong><br />
Trovare la formazione giusta non è facile e organizzare il trasferimento in Svizzera comporta un certo impegno. Una consulenza personalizzata può chiarire dubbi, incertezze e domande. Oltre ai colloqui personali con una collaboratrice di educationsuisse vengono proposte delle consulenze specifiche per la scelta degli studi universitari o della formazione professionale. Durante queste consulenze specifiche a Berna o via Skype un orientatore professionale e degli studi del Centro di informazione e orientamento professionale (BIZ) aiutano a chiarire le idee e rispondono alle domande sulla scelta della formazione. Normalmente questi colloqui hanno per gli svizzeri all’estero un costo di 130 franchi. Grazie al fondo messo a disposizione dal Collegamento Svizzero in Italia i giovani svizzeri d’Italia possono usufruire di un colloquio gratuito. In caso di numerose richieste sarà data precedenza a chi presenta la certificazione ISEE. I colloqui si prenotano tramite educationsuisse.</p>
<p><strong>Borse di studio</strong><br />
Studiare lontano dalla propria famiglia comporta ovviamente più spese. Gli apprendisti ricevono durante la loro formazione in impresa un piccolo salario che tuttavia non è sufficiente a mantenersi. Se i genitori non possono coprire tutti i costi della formazione universitaria o professionale dei loro figli, è possibile presentare una domanda di borsa di studio. Esistono le borse cantonali e le borse elargite da fondazioni e fondi privati. educationsuisse offre la consulenza per trovare una borsa di studio come anche la gestione del dossier del richiedente. Inoltre può assegnare lei stessa delle borse di studio, come quelle messe a disposizione della Gazzetta Svizzera.</p>
<p>Contatti : Per domande e ulteriori informazioni potete contattare direttamente Ruth von Gunten.</p>
<p>educationsuisse - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Sono finite le vacanze (… finalmente!)</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/sono-finite-le-vacanze-finalmente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 21:21:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/libro-copertina-il-peggio-non-3D-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />“Il peggio (non) è passato: aneddoti di una mamma italiana in Svizzera” di Linda Fallea Buscemi – Islandbooks La settimana scorsa si sono concluse, nel cantone di Zurigo, le vacanze invernali che qui si chiamano “Sportferien”, quelle che servono affinché i bambini, sospese le attività scolastiche, si riposino un po’, magari imparando a sciare (i</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sono-finite-le-vacanze-finalmente/">Sono finite le vacanze (… finalmente!)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/libro-copertina-il-peggio-non-3D-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5898"  class="panel-layout" ><div id="pg-5898-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5898-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5898-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>“Il peggio (non) è passato: aneddoti di una mamma italiana in Svizzera” di Linda Fallea Buscemi – Islandbooks</strong></p>
<p>La settimana scorsa si sono concluse, nel cantone di Zurigo, le vacanze invernali che qui si chiamano “Sportferien”, quelle che servono affinché i bambini, sospese le attività scolastiche, si riposino un po’, magari imparando a sciare (i più piccoli) o perfezionando la tecnica (i più grandi). Dunque, le famiglie con figli in età scolare hanno ripreso i ritmi normali: i bambini hanno ricominciato le lezioni a scuola e ogni altra attività – sportiva, musicale, ricreativa – legata prevalentemente al calendario scolastico. Personalmente non so se sia il caso di dire che … finalmente è ricominciata la scuola! Ritengo, infatti, che lo stress cui questo piccolo esercito di bambini viene sottoposto – prima, durante e dopo le cosiddette ferie – sia talora davvero eccessivo. Anche per i genitori, poi, non si tratta certo di una passeggiata di salute (e neppure per i loro portafogli)! C’è chi parte per i paesi più caldi, non potendone più di questo freddo e lungo inverno; chi, invece, si avventura solo qualche giorno in una delle capitali che la bella Europa mette a disposizione; solo qualcuno (e a questi va il mio applauso scrosciante e sincero) resta a casa per riposarsi veramente! Infine, c’è un gran numero di famiglie che parte per la tanto attesa “settimana bianca”, cosicché i bambini – ma con essi anche padri, madri, nonni, padrini o madrine – possano sciare e stare tutto il giorno all’aria aperta! Sembra bellissimo e per fortuna spesso lo è, credo però che l’impegno richiesto per affrontare una settimana di questo tipo sia piuttosto gravoso. Durante la settimana bianca, infatti, i bambini vengono puntualmente iscritti alla scuola-sci perché … così imparano meglio, si perfezionano e diventano più bravi (ma più bravi perché? e soprattutto più bravi di chi?)! Intendo dire che, secondo me, le vacanze dovrebbero servire a riposarsi e ad interrompere quei ritmi frenetici cui la società moderna ci assoggetta senza sosta e senza distinzione, adulti e bambini compresi. Del resto, lo stesso significato etimologico della parola (dal latino vacare cioè essere vacuo, sgombro, libero) ci suggerisce che nel periodo di “vacanza”, dovremmo concederci, ove possibile, la libertà dagli impegni quotidiani, dalle scadenze, dagli obblighi e da quelle costrizioni cui purtroppo, o per fortuna, siamo vincolati per tutto il resto dell’anno … per non parlare poi degli orari da rispettare, che scandiscono in modo impietoso tutte le nostre giornate. Durante la settimana bianca però (nonostante si faccia altro rispetto al tran tran quotidiano e i bambini vivano delle esperienze senza dubbio molto intense e significative) non si può dire che ci sia una vera tregua dallo stress o dal corri-corri la mattina appena svegli per uscire, al freddo e al gelo, imbottiti come il famoso omino delle gomme per auto, sci in spalla, con l’incedere lento e tutto storto (a causa degli infernali scarponi da sci) per raggiungere gli impianti di risalita, qualunque sia la condizione metereologica. Per esempio, la scuola sci – ogni mattina, dal lunedì al venerdì – bene che vada inizia alle nove, con una pausa di un’ora per il pranzo e poi ancora fino alle quattro. Naturalmente se il bambino non si sente, è libero di frequentare la scuola sci solo al mattino … sì, certo! così è probabile che resti indietro rispetto al gruppo e questo noi non lo vogliamo affatto. Poi ad ogni pranzo tutta la famiglia si ritrova al ristorante in cima, dove patatine fritte, Wurstel e Rösti la fanno da padrone ma, anche se si spendono tanti soldini e non si mangia per niente sano, in compenso si può restare vicino alle piste, evitando, in tal modo, il saliscendi da/a valle (e ogni tratta, come l’aria che respiri, ha un costo). Ma quanto sono buffi i bambini quando camminano sull’asfalto con gli scarponi da sci … sembra che le loro gambette, già messe a dura prova da ore e ore di allenamento, possano cedere da un secondo all’altro. C’è il giorno della gara e allora tutti in vetta a fare il tifo per i piccoli – spesso improbabili – supereroi; poi quello della gita attraverso le varie piste fino al paese vicino (viciiino? Chissà a quanti chilometri!) e non può mancare la discesa con gli istruttori della scuola sci: la fiaccolata! E a che ora è la fiaccolata? Naturalmente dopo il tramonto, cosa che, a prima vista, sembra estremamente romantica ma che -sempre dal mio pigrissimo punto di vista- si presenta come il vero colpo di grazia perché viene organizzata dopo ore, mattina e pomeriggio, passate a sciare, appena comincia a fare buio, a non so quanti gradi magari sotto zero (menomale che gli angioletti dei bambini fanno lo straordinario!). Insomma, è vero che nel bagaglio di ricordi di un bambino, i giorni sulla neve trascorsi con la famiglia avranno, per lo più, un dolcissimo sapore (al pari di ogni altra esperienza vissuta fuori dal quotidiano … in vacanza, appunto!) ma, sfiancata da queste ultime ferie, mi chiedo se ci sia veramente bisogno di pianificare al minuto anche quei pochi giorni all’anno che dovrebbero sollevare i bambini (e noi adulti con loro) da ogni sorta di pressione! Mi tornano in mente alcune scene del video musicale dei Pink Floyd (Another Brick in the Wall – Un altro mattone nel muro) dove, all’inizio degli anni ottanta, viene denunciata la spersonalizzazione dei ragazzi pressati dalla scuola e dalla società nel suo complesso: un grande orologio … i ragazzi tutti uguali, omologati, con le sembianze di martelli, marciano in fila precisi come soldatini … immagini forti, lo so – già la metà basterebbe ad esprimere il concetto e ad impressionare –, ma la pianificazione ad ogni costo mi angoscia e mi fa pensare che sia meglio prendere le cose con più leggerezza (almeno in vacanza), affinché i nostri bambini possano crescere più sereni, diventando, un giorno, adulti meno schiacciati e oberati dal tempo e dagli impegni!</p>
<p><em>lindafallea.buscemi@hotmail.com</em><br />
Per acquistare il libro: www.islandbooks.ch</p>
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		<title>Picasso Metamorfosi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/picasso-metamorfosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 21:14:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/1.-PICASSO-Il-bacio-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />“Cuando era niño dibujava como Miguel Ángel. Mi llevó años aprender a dibujar como un niño” Pablo Picasso L’esposizione che mette in relazione l’arte antica e l’universo femminile Essere creativo per Picasso significa imparare a disimparare. Sono infatti i continui cambiamenti della sua arte, che si verificano in corrispondenza degli eventi importanti della sua vita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/1.-PICASSO-Il-bacio-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5731"  class="panel-layout" ><div id="pg-5731-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5731-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5731-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>“Cuando era niño dibujava como Miguel Ángel. Mi llevó años aprender a dibujar como un niño”<br />
Pablo Picasso</p>
<p><strong>L’esposizione che mette in relazione l’arte antica e l’universo femminile</strong></p>
<p>Essere creativo per Picasso significa imparare a disimparare. Sono infatti i continui cambiamenti della sua arte, che si verificano in corrispondenza degli eventi importanti della sua vita privata – si sposa due volte, ha cinque figli da quattro donne diverse e numerose relazioni extra-coniugali – ad essere il motore del suo processo creativo. “La vita è nel movimento” diceva Aristotele, un motto che si adatta perfettamente al grande artista, che visse in modo intenso, rinnovandosi artisticamente e celebrando la vita stessa fino all’età di 91 anni, compiuti nel 1973.<br />
Pablo y Ruiz Picasso ci affascina da sempre, per questo suo modo di reinventare le cose e Milano per la terza volta gli ha reso omaggio promuovendo la bella mostra “Picasso Metamorfosi”, curata dalla direttrice dei Musei Civici di Avignon Pascale Picard, e che la Società Svizzera di Milano ha visitato lo scorso 21 gennaio a Palazzo Reale.</p>
<p>In questa esposizione Picasso, l’arte antica e l’universo femminile sono messe in relazione attraverso un nutrito numero di opere del maestro, non solo tele quindi, ma anche sculture, ceramiche, vasi, stele ecc. e significativi reperti antichi provenienti dalle più importanti istituzioni museali internazionali, come il Louvre di Parigi o i Musei Vaticani, solo per citarne due. L’antichità è fonte di grande ispirazione per l’artista che reinterpreta nella sua peculiare cifra stilistica alcuni temi mitologici, come quello del Bacio e Arianna e il Minotauro.<br />
Uomo passionale e irrequieto sentimentalmente, Picasso tornerà nel corso della sua vita molte volte sulla mitologia del Bacio. “Il Bacio” del 1969, che ritrae la sua ultima compagna Jacqueline Roque (26 anni lei, 72 lui) trae ispirazione ed è affiancata simbolicamente a due grandi artisti del passato: Jean-Auguste Dominique Ingres e Auguste Rodin che, come lui, avevano cercato di rompere con gli aspetti classici e accademici dell’arte. In mostra sono presenti lo studio del bacio degli amanti Paolo e Francesca di Ingres del 1819 e la meravigliosa scultura tridimensionale del Bacio di Rodin.<br />
Anche il mito di Arianna e il Minotauro è un chiodo fisso nella mente creativa di Picasso. Arianna, figlia del re Minosse e sorellastra del Minotauro, aiuta Teseo, di cui si era innamorata, ad uscire dal labirinto dove era stato rinchiuso insieme al mostro mezzo uomo e mezzo toro. Verrà successivamente tradita e abbandonata, mentre è addormentata, sull’isola di Nasso da Teseo con il quale era fuggita da Creta (da qui infatti deriva il modo di dire “piantata in-asso”).</p>
<p>Arianna incarna quindi la bellezza e l’amore idilliaco, ma anche il tradimento d’amore al tempo stesso.<br />
La donna con forme sinuose rappresentata nel coloratissimo olio “Nudo sdraiato”del 1932, accostato alla meravigliosa scultura in marmo del II secolo A.C. dell’“Arianna dormiente” proveniente dai Musei Vaticani, ritrae la giovanissima modella da poco conosciuta Marie Thérèse Walter che come Arianna dorme, ignara del tradimento del suo amore.<br />
Picasso si sente come un Minotauro, un po’ brutale e indomabile, fortemente attratto dall’innocenza e dalla provocazione sensuale della giovane Marie Thérèse che diverrà sua amante a soli 17 anni, mentre era ancora sposato con la ballerina ucraina Olga Khokhlova. Dirà di sé “Se tutte le tappe della mia vita potessero essere rappresentate come punti su una mappa e unite con una linea, il risultato sarebbe la figura del Minotauro” Mintauromachia, 1935.</p>
<p>La terza sezione della mostra è dedicata al Louvre che Picasso frequenta moltissimo all’inizio del ‚900 e continuerà anche dopo la Seconda Guerra per studiare con attenzione i motivi a contorno delle figure dei vasi greci, che avranno infatti un ruolo significativo nell’elaborazione del celebre dipinto Demoiseilles d’Avignon del 1907. Gli studi preparatori a matita del quadro e le sculture in legno “Tre nudi” datate 2700 A.C. e ritrovate nelle Cicladi presenti nell’esposizione riprendono in particolare i frammenti di cratere in stile geometrico e le figure piangenti in terracotta.<br />
Ciò che appare straordinario è la sua capacità di vedere le cose con occhi nuovi: tutto può diventare altro. D’altro canto la concezione dell’arte del ‚900 in generale è proprio il capovolgimento di tutte le certezze del secolo precedente, la distruzione del bello classico, di tutti i vecchi modi di sentire le cose, di vederle e di dirle!<br />
Le sculture di Picasso e le ceramiche presenti in mostra ne sono un chiaro esempio: egli ritaglia e compone i pezzi delle stele dando vita a qualcosa di completamente nuovo agendo proprio come farebbe un bambino. Sperimenta le potenzialità della terracotta facendo evolvere l’oggetto “dalla sua funzione d’uso allo status di opera d’arte”.<br />
Non può Picasso infine rimanere indifferente al capolavoro per eccellenza di Ovidio “Le Metamorfosi”, opera che racconta 250 miti greci e che verrà illustrata dal maestro, su richiesta dell’editore svizzero Skira, con 30 bellissime tavole ad acquaforte nel 1931.</p>
<p>Molto è stato detto e scritto su Picasso, osannato ma anche molto spesso criticato da coloro che sostenevano un concetto di arte più realistica. Ci sono aneddoti curiosi e divertenti che circolano sulla sua arte, come la teoria del neurologo olandese Micheal Ferrari che sosteneva che Picasso dipingeva i volti spezzati in tanti frammenti e sproporzionati poiché soffriva di una grave forma di emicrania cronica che non gli permetteva di vedere le forme in modo realistico.</p>
<p>E ancora quando fu chiesto Picasso, che godeva già di una solida notorietà, se non riteneva fossero esagerate le cospicue valutazioni attribuite ai suoi dipinti, poiché tali dipinti potevano essere realizzati in soli cinque minuti, il maestro rispose candidamente: “Di numeri non m’intendo, ma devo correggerla: io ci ho impiegato una vita e cinque minuti”.<br />
Ed è proprio così, il desiderio di cambiare e di esprimere qualcosa di nuovo si è manifestato nell’artista spagnolo in un percorso di ricerca durato tutta la vita, così come lo studio profondo dei classici e la sperimentazione dei materiali più diversi (sua è l’invenzione del collage).<br />
Naturalmente il mondo dell’arte è oggi unanime nel pensare che la straordinaria stagione cubista di Picasso sia frutto del suo ingegno e del suo linguaggio clamorosamente innovativo, infatti i suoi quadri hanno raggiunto quotazioni altissime, ad esempio l’opera “Le Reve” è stata venduta nel marzo del 2013 per la sorprendente cifra di 155 milioni di dollari! Mica male eh?</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
Società Svizzera di Milano</p>
<p>© Succession Picasso, by SIAE 2018</p>
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	<p>Le Baiser [Il bacio] Pablo Picasso, 26 ottobre 1969, olio su tela, 97x130 cm, Paris, Musée National Picasso.<br />
Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Jean-Gilles Berizzi/ dist. Alinari.</p>
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	<p>Tête d’hommebarbu [Testa di uomo barbuto]<br />
Pablo Picasso, 1938, olio su tela, 55x46 cm, Paris, Musée National Picasso.<br />
Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Jean-Gilles Berizzi/ dist. Alinari.</p>
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	<p>L’Étreinte [L’abbraccio]<br />
Pablo Picasso, 26 settembre 1970, olio su tela, 146x114 cm, Paris, Musée National Picasso.<br />
Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Gérard Blot/ dist. Alinari.</p>
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	<p>Nu couché [Nudo disteso]<br />
Pablo Picasso, 4 aprile 1932, olio su tela, 130x161,7 cm, Paris, Musée National Picasso.<br />
Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Adrien Didierjean/ dist. Alinari.</p>
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	<p>Visages de femme [Volti di donna]<br />
Pablo Picasso, 1950, terracotta, 74,5x31x31 cm,<br />
Collezione privata. Credito fotografico: Maurice Aeschimann, 2018.</p>
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		<title>editoriale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 20:53:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Cari lettori, con un po’ di emozione ho il piacere di porgervi il mio primo saluto da redattore della Gazzetta Svizzera e di introdurvi nella lettura della pubblicazione in una veste completamente rivista. Dopo diverso tempo, il vecchio layout ha lasciato spazio ad un’impostazione più leggera e leggibile, non dimenticando i contenuti che negli ultimi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5723"  class="panel-layout" ><div id="pg-5723-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5723-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5723-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Cari lettori,</p>
<p>con un po’ di emozione ho il piacere di porgervi il mio primo saluto da redattore della Gazzetta Svizzera e di introdurvi nella lettura della pubblicazione in una veste completamente rivista. Dopo diverso tempo, il vecchio layout ha lasciato spazio ad un’impostazione più leggera e leggibile, non dimenticando i contenuti che negli ultimi decenni hanno contributo al successo della pubblicazione: anche in futuro verrà concessa particolare attenzione a voi, care lettrici e cari lettori, alle notizie dalle vostre istituzioni, alla seguitissima rubrica legale e alle rubriche di storia e letteratura. Accanto a queste è stata aperta una finestra sulla formazione in Svizzera e – in collaborazione con l’UGS – lanciamo ogni mese uno sguardo sui giovani svizzeri all’estero, mentre i più golosi sono invitati a partecipare al viaggio culinario attraverso i cantoni elvetici. Nella speranza di aver soddisfatto… tutti i gusti non mi resta che augurare buona lettura.</p>
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		<title>La maratona delle prossime elezioni federali</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-maratona-delle-prossime-elezioni-federali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 16:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/m_herrmann-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Punto della situazione sulla politica svizzera all’inizio dell’anno elettorale 2019 In occasione delle ultime elezioni, quattro anni fa, la Svizzera ha svoltato a destra. Quali sono stati gli effetti di questo cambiamento? Nel novembre 2015, l’analista politico della “Revue Suisse” scriveva a seguito dei risultati delle elezioni federali: “Dobbiamo prepararci sia nel bene che nel</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/m_herrmann-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5617"  class="panel-layout" ><div id="pg-5617-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5617-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5617-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Punto della situazione sulla politica svizzera all’inizio dell’anno elettorale 2019</p>
<p>In occasione delle ultime elezioni, quattro anni fa, la Svizzera ha svoltato a destra. Quali sono stati gli effetti di questo cambiamento?<br />
Nel novembre 2015, l’analista politico della “Revue Suisse” scriveva a seguito dei risultati delle elezioni federali: “Dobbiamo prepararci sia nel bene che nel male ad attraversare un periodo difficile e fortemente agitato”. Secondo lui, la concordanza, sistema svizzero di suddivisione del potere, era in pericolo.</p>
<p>Cosa è successo? Con il 30% dei voti, l’Unione democratica di centro (UDC), partito nazionalista e conservatore, aveva battuto un record. Dopo l’introduzione del sistema proporzionale nel 1919, nessun partito aveva raggiunto una percentuale di voti così elevata in occasione di un’elezione. Il Consiglio nazionale era slittato a destra: l’UDC e il PLR, entrambi borghesi, si erano garantiti una stretta maggioranza con i piccoli partiti di destra. Una novità in Svizzera.</p>
<p>Quattro anni dopo, e a pochi mesi dalle prossime elezioni, si costata che il periodo è stato parecchio agitato, ma non forzatamente in Svizzera. Se confrontata all’elezione di Trump, al voto a favore della Brexit e alle vittorie dei partiti populisti in Germania e in Italia, la Svizzera è stata un’oasi di stabilità, anche se i dibattiti hanno polarizzato e le discussioni su progetti importanti sono progrediti lentamente, come ad esempio la chiarificazione dei rapporti con l’Unione europea (UE).</p>
<p><strong>La svolta a destra non ha destabilizzato la Svizzera</strong><br />
Poco dopo le elezioni del 2015, Guy Parmelin è diventato il secondo membro dell’UDC ad essere eletto in Consiglio federale. Il quarto principale partito era nuovamente rappresentato in maniera proporzionale in seno al Consiglio federale (2 UDC, 2 PS, 2 PLR, 1 PPD), ciò che ha posto fine ai dibattiti sulla ripartizione dei seggi. Inoltre, la svolta a destra del Consiglio nazionale non ha destabilizzato il paesaggio politico svizzero più fortemente di quanto preannunciato. Il voto del blocco conservatore è indubbiamente stato determinante per far avanzare alcuni progetti nei settori della finanza e della politica sociale. Il Parlamento ha protetto il segreto bancario in Svizzera e permesso la sorveglianza degli assicurati sociali da parte di investigatori.<br />
Tuttavia, la Svizzera è rimasta a centro-sinistra per la questione della svolta energetica: l’uscita dal nucleare è cosa acquisita. L’UDC e il PLR non hanno saputo opporre un fronte comune a seguito dei loro disaccordi. Le loro posizioni sono anche diametralmente opposte sull’Europa: l’UDC è pronta a denunciare l’accordo sulla libera circolazione delle persone concluso con l’UE, ciò che rifiutano invece i Liberali con la motivazione delle gravi ripercussioni sull’economia. A volte, il Consiglio degli Stati ha bloccato alcuni slanci di destra del Consiglio nazionale, ad esempio quando quest’ultimo ha votato dei risparmi sulle prestazioni complementari delle persone anziane e dei disabili. Anche se il PLR e il PPD, i partiti borghesi moderati, sono tradizionalmente più influenti nel Consiglio degli Stati, il PPD e il PS sono oggi in grado di formare una maggioranza.</p>
<p><strong>L’UDC frenata nella sua corsa</strong><br />
Dopo numerosi successi elettorali, l’UDC ha dovuto togliere il piede dall’acceleratore. Per anni, era riuscita a raccogliere la maggioranza dei voti con le sue iniziative contro l’Europa e contro l’immigrazione. Ma nel 2016, a sorpresa, il popolo e i cantoni hanno chiaramente respinto l’”iniziativa per l’attuazione”. L’UDC voleva rafforzare il rinvio effettivo degli stranieri criminali, principio già accettato dal popolo. Un’alleanza composta da rappresentanti della politica, dell’economia, delle scienze, della cultura e della società civile, ritenendo che l’iniziativa andasse troppo oltre, ha messo in guardia contro il pericolo della suddivisione del potere e dei diritti fondamentali.<br />
“La votazione ha rappresentato un punto di svolta”, ha ribadito il politologo Michael Hermann (cf. intervista). Secondo Hermann, gli elettori hanno in un qualche modo contenuto la presunzione di potere dell’UDC. I vincitori del 2015 hanno percepito il cambiamento del vento. Al momento delle votazioni, si sono sentiti più isolati che in passato e in occasione delle elezioni cantonali hanno perso dei seggi. Secondo il barometro elettorale della SSR, l’UDC avrebbe perso terreno a livello nazionale se le elezioni avessero avuto luogo nello scorso autunno, pur rimanendo di gran lunga la formazione politica più importante. Per contro, il PLR, il PS e i Verdi possono attualmente sperare in un aumento dei loro suffragi.</p>
<p><strong>I Verdi progrediscono e il PS resta stabile</strong><br />
In Svizzera, la politica non è solo contrassegnata dai partiti, ma anche dai temi d’attualità. Quattro anni fa, il PS ne ha beneficiato, poiché i suoi temi centrali, i rifugiati e l’immigrazione, facevano parte delle preoccupazioni degli elettori. Nel frattempo, altri temi interessano maggiormente la popolazione: la previdenza vecchiaia e l’aumento annuale dei premi delle casse malati. Inoltre, l’estate calda e secca del 2018 ha fatto dell’ambiente uno dei temi elettorali prioritari. I partiti hanno reagito. Nel 2019, il PS e il PPD vogliono mettere l’accento sulle iniziative popolari sui costi della salute, mentre il PLR ha presentato un programma di riforme su questa tematica. Dal canto loro i Verdi parlano di “Klimawahlen” (elezioni “clima”) sentendosi confortati nel loro tema prediletto.<br />
Il PS, seconda formazione politica svizzera, è leggermente in ripresa. Mentre nei paesi limitrofi i socialdemocratici registrano sconfitte storiche, ad esempio in Baviera, il PS svizzero ha guadagnato dei seggi nei parlamenti cantonali. Esso intende rappresentare un contropotere allo slittamento a destra, soprattutto dopo l’elezione nel 2017 del Consigliere federale PLR Ignazio Cassis, con posizioni piuttosto liberali.<br />
Lo stato di forma dei Verdi è innegabile. Hanno conquistato dei mandati nei parlamenti cantonali e potrebbero essere i grandi vincitori del prossimo autunno. Alcuni partiti fanno già loro gli occhi dolci promettendo un seggio in Consiglio federale, a scapito del PPD.</p>
<p><strong>Il centro è in stallo, mentre i liberali in forma</strong><br />
Il PPD, la più vecchia formazione politica di centro, non è al massimo della forma. Da tempo il partito sta perdendo voti a livello nazionale. Sotto la guida di un nuovo presidente, da tre anni a questa parte cerca di riaffermare le proprie radici cristiane e conservatrici e di lanciare un dibattito sulla gestione dell’Islam in Svizzera. Finora, questo posizionamento non ha permesso di invertire la rotta, come mostrano il barometro elettorale e le perdite di seggi nei parlamenti cantonali. A ciò va aggiunta la concorrenza al centro del PBD e dei Verdi liberali che cercano di attirare i voti degli elettori. Tuttavia, il PPD è rimasto un partito influente nell’ambito dei governi cantonali e in Consiglio degli Stati.<br />
Per il PLR, l’inizio dell’anno elettorale è piuttosto promettente. Il cambiamento di strategia annunciato nel 2015 è proseguito. E da allora nessun altro partito ha guadagnato altrettanti seggi nei parlamenti in occasione delle elezioni cantonali. Anche il barometro elettorale prevede un aumento dei consensi. Secondo il sondaggio, gli elettori danno fiducia a questo partito per risolvere i problemi importanti, tra cui le relazioni con l’UE. Il PLR sembra essere riuscito a distaccarsi dalla sua immagine di nepotismo economico. La direzione del partito non può però rallegrarsi di vedere dei consiglieri di stato romandi sospettati di aver ricevuto denaro in cambio di favori.</p>
<p><strong>Nuova generazione</strong><br />
Oltre ai partiti tradizionali, una nuova generazione interviene spontaneamente sulla scena politica sfruttando la propria abilità digitale. È il caso del movimento Operation Libero, creato dai giovani liberali favorevoli a una Svizzera aperta al mondo, che attacca l’UDC su tutti i canali prima di determinate votazioni. Esso contribuisce inoltre all’accelerazione di processi politici lenti. Quando il Consiglio federale ha voluto snellire i criteri per l’esportazione di armi verso i paesi in guerra civile, la petizione online lanciata a favore di un’iniziativa popolare ha raccolto, nello spazio di due giorni, il sostegno di così tanti cittadini indignati che il governo ha dovuto annullare la sua decisione. Ed è anche in questa maniera che è stato organizzato il primo referendum su Twitter: tre cittadini hanno lanciato una raccolta di firme contro la sorveglianza degli assicurati da parte di investigatori. La revisione della legge è stata sottoposta al voto del popolo. È la prima volta in Svizzera che un referendum ha raccolto così tante firme nonostante la mancanza di supporto di un partito e di un’organizzazione finanziaria.</p>
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		><h3 class="widget-title">Elezione del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati nel 2019</h3>
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	<p>Le elezioni federali avranno luogo in Svizzera il 20 ottobre 2019. Gli elettori della Svizzera e gli Svizzeri all’estero autorizzati a votare eleggeranno le due camere per i successivi quattro anni: il Consiglio nazionale con 200 seggi, il Consiglio degli Stati con 46 seggi. Il Consiglio nazionale, la camera bassa, rappresenta il popolo. Il Consiglio degli Stati, la camera alta, rappresenta i cantoni.</p>
<p>In occasione delle elezioni del 2015, i partiti hanno ottenuto le seguenti percentuali di voto:</p>
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		><h3 class="widget-title">«La democrazia diretta placa le tensioni»</h3>
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	<p>Tra meno di otto mesi, si voterà in Svizzera. Intervista al politologo Michael Hermann sulla fine di alcuni tabù, la “coesione interna” e lo stato della democrazia svizzera</p>
<p><strong>Revue Suisse: Signor Hermann, tre anni fa, i Britannici hanno votato a favore dell’uscita dall’UE e i populisti di destra hanno festeggiato questa vittoria elettorale in Europa e altrove. Al contempo l’UDC, partito nazionalista e conservatore, ha subito diverse sconfitte. Come lo spiega?</strong><br />
Michael Hermann: Ciò che si osserva attualmente in vari paesi ha già avuto luogo in Svizzera. L’ascesa dell’UDC è iniziata negli anni ’90. La relazione con l’Europa, l’immigrazione, la globalizzazione, i cambiamenti economici e sociali: questi temi, che interessano molte persone, hanno impregnato la vita politica in maniera più rapida e immediata attraverso la democrazia diretta. Sono state lanciate delle iniziative popolari, sfociate in dibattiti accesi e appassionati. Sono stati infranti dei tabù. Le decisioni del popolo svizzero hanno fatto scalpore in Europa.</p>
<p><strong>Il divieto dei minareti, la votazione “contro l’immigrazione di massa”, il rinvio degli stranieri criminali, il “no” alla naturalizzazione agevolata degli stranieri di seconda generazione.</strong><br />
Alcuni giornalisti stranieri mi hanno chiamato e mi hanno chiesto delle spiegazioni. Un giornale britannico ha scritto questo titolo: “Switzerland: Europe’s Heart of Darkness”. Anche i manifesti provocatori dell’UDC hanno suscitato curiosità. Vi è poi stata la vittoria elettorale dell’UDC nel 2015 e lo slittamento a destra. Ma, in seguito, la situazione si è calmata. Con un riflesso tipicamente svizzero, gli elettori hanno limitato una certa presa di potere da parte dell’UDC. Oggi, le scelte politiche della Svizzera sono nuovamente più prudenti e la popolazione stessa si è espressa a più riprese contro un’estensione della democrazia diretta a scapito dello Stato di diritto. Abbiamo già trattato e integrato nel nostro sistema i temi che sono attualmente affrontati in Europa e negli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Il sistema svizzero è alla ricerca di un equilibrio. Ma il paese è ancora in grado di concludere delle riforme? Importanti riforme, come quella sulla previdenza vecchiaia, sono state bocciate alle urne.</strong><br />
La democrazia diretta si impregna rapidamente delle preoccupazioni della gente, placa le tensioni e risolve i conflitti. Essa ha numerosi vantaggi, ma la possibilità di attuare riforme non ne fa parte. E così è sempre stato. Paragonati agli altri paesi europei, abbiamo impiegato un’eternità per introdurre l’AVS e il diritto di voto delle donne. Formare delle alleanze per evitare la battaglia elettorale permanente è ormai una sfida difficile da affrontare. Di fatto, l’UDC e il PS preferiscono campare sulla linea politica del loro partito piuttosto che cercare un compromesso. Eppure le loro divergenze spesso non sono enormi. In occasione della riforma della previdenza, l’UDC neoliberale si è opposta al PS socialdemocratico unicamente su una differenza di 70 franchi sulle rendite.</p>
<p><strong>Quale impatto può avere sulla Svizzera la perdita di velocità del centro?</strong><br />
Non disponendo di un sistema di alternanza politica, le elezioni non consistono, per un partito, nel restare o accedere al potere. Gli elettori possono solo declinare un po’ le cose: un po’ a sinistra, un po’ a destra, un po’ progressista, un po’ conservatore, un po’ più verde. Questa tendenza non è favorevole ai partiti di centro che, come il PPD, non hanno un orientamento chiaramente definito. I loro punti forti consistono nel costruire ponti o trovare compromessi. Ma se il centro si restringe, la “coerenza interna” del sistema rischia di essere indebolita.</p>
<p><strong>Per quale motivo la socialdemocrazia riesce a conservare la sua percentuale di voti in Svizzera, mentre crolla in numerosi paesi europei?</strong><br />
Contrariamente ai partiti socialdemocratici europei, il PS si è chiaramente posizionato a sinistra. Il suo programma è dunque chiaro. Ma ancor più di questo, si era già fatto promotore di temi ecologici e sociali che gli hanno permesso di conquistare voti tra le nuove fasce elettorali e dipendere meno dal voto operaio. Inoltre, il PS non ha mai governato da solo a causa del sistema svizzero di ripartizione del potere e dunque non ha mai dovuto assumersi la responsabilità completa. Anche se è rappresentato in Consiglio federale, può trovarsi all’opposizione in Parlamento.</p>
<p><strong>In alcuni paesi, la crescita dei populisti di destra suscita preoccupazioni per la democrazia. La stampa e l’”establishment” sono attaccati. Delle “fake news” e delle campagne denigratorie vengono lanciate su Internet. Contrariamente a questi paesi, la Svizzera è ancora un modello di democrazia?</strong><br />
La Svizzera è un paese stabile dove l’economia cresce. Il sistema impedisce lo sviluppo di figure o di partiti autoritari. Tuttavia, la democrazia svizzera ha anche dei problemi. Il sistema di milizia si erode e numerosi lobbysti siedono in Parlamento. Il finanziamento dei partiti manca di trasparenza e non è fissato nessun limite. Infine, il sistema dei media si sta sgretolando a grande velocità, poiché non ci sono più modelli economici in grado di sostenere i giornali. Grazie alle loro profonde ramificazioni nelle regioni, i media sono però sempre stati un pilastro della Svizzera federale.</p>
<p>La democrazia diretta si impregna rapidamente delle preoccupazioni della gente, placa le tensioni e risolve i conflitti</p>
<p><em>Intervista di: Susanne Wenger</em></p>
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	<p>Il bernese Michael Hermann è uno degli osservatori politici più arguti della Svizzera. Geografo e politologo di formazione, dirige il centro di ricerche Sotomo di Zurigo.<br />
(Photo R. Ruis)</p>
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		<title>10 domande a una giovane svizzera: Angela Katsikantamis, Presidente dell’UGS</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/10-domande-a-una-giovane-svizzera-angela-katsikantamis-presidente-dellugs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 15:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/10-IMG_2018-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />GIOVANI SVIZZERI ALL’ESTERO Angela Katsikantamis, 28 anni, è la Presidente dell’Unione giovani svizzeri (UGS). È cresciuta a Perugia, ha concluso gli studi di giurisprudenza all’Università degli Studi di Perugia e ha lavorato come giurista e consulenza in Spagna, America, Stati Uniti e, in un ultimo, in uno studio legale internazionale a Roma. Nel suo tempo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/10-domande-a-una-giovane-svizzera-angela-katsikantamis-presidente-dellugs/">10 domande a una giovane svizzera: Angela Katsikantamis, Presidente dell’UGS</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/10-IMG_2018-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5477"  class="panel-layout" ><div id="pg-5477-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5477-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5477-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>GIOVANI SVIZZERI ALL’ESTERO</p>
<p>Angela Katsikantamis, 28 anni, è la Presidente dell’Unione giovani svizzeri (UGS). È cresciuta a Perugia, ha concluso gli studi di giurisprudenza all’Università degli Studi di Perugia e ha lavorato come giurista e consulenza in Spagna, America, Stati Uniti e, in un ultimo, in uno studio legale internazionale a Roma. Nel suo tempo libero studia lingue, ama sciare e fare immersioni. Ama trascorrere del tempo tra i monti del Toggenburgo (Canton San Gallo), dove sua nonna possiede un casetta.</p>
<p><strong>Angela, sei legata alla Svizzera e se si in che modo?</strong><br />
Si molto, soprattutto grazie a mia mamma che mi ha sempre parlato in svizzero-tedesco e a mia nonna dalla quale sono sempre andata in vacanza sia in estate che in inverno e che è sempre stata super presente pur vivendo in Svizzera. Si potrebbe dire che ho una cultura e un vocabolario che coincide in maniera buffa e un po’ retrò con quella svizzera degli anni ‘50 -‘70.</p>
<p><strong>Insieme a Bianca Rubino, su idea della Presidente del Collegamento Irene Beutler-Faguel hai fondato nel 2010 l’UGS e dal 2017 sei diventata Presidente, cosa ti spinge ad impegnarti nell’ambito dell’UGS?</strong><br />
Il forte senso di appartenenza a questa comunità italo-svizzera e la volontà di creare un network più grande possibile di cui tutti i giovani possano approfittare e di far sfruttare a tutti le possibilità offerte dall’essere svizzeri in Italia. È un gruppo bellissimo: consiglio a tutti i giovani che leggono di partecipare!<br />
Poi mi affascina ed elettrizza vedere il legame che si crea immediatamente tra i giovani che partecipano ai nostri congressi: ho stretto amicizie che durano da anni, si vivono avventure spassose e si impara davvero tanto. La scuola, l’università finiscono, l’UGS no! Continua sempre a far parte della mia vita in una maniera o nell’altra.</p>
<p><strong>Ti interessa la politica o lo sport svizzero e li segui in modo attivo?</strong><br />
Per quanto riguarda la politica svizzera tendo a seguire le singole questioni oggetto di dibattito o votazione mentre non seguo l’evoluzione dei singoli partiti. A volte ci son stati temi interessanti, a volte inquietanti come le votazioni sull’immigrazione. Per quanto riguarda lo sport in genere seguo gli Europei e i Mondali di calcio e quando la Svizzera si qualifica faccio il tifo anche per lei! Questa degli ultimi Mondiali è stata una squadra simpaticissima.</p>
<p><strong>Come è percepita la Svizzera dai tuoi amici e dai tuoi conoscenti?</strong><br />
Lo stereotipo più gettonato è ovviamente quello della precisione e della puntualità. All’80% dei casi inteso come ammirazione e stima. Altre volte a questo si associa una certa idea di ottusità e mancanza di flessibilità invece.</p>
<p><strong>Cosa ti piace particolarmente della Svizzera…</strong><br />
Senza dubbio il sistema di formazione! È estremamente flessibile e penso che dia l’opportunità a tutti di trovare la propria strada al meglio.<br />
Poi la natura! Alpi, cascate, laghi, scenari mozzafiato! Il sistema dei trasporti ineguagliabile in tutta Europa e infine…le patatine fritte! Non ho trovato ad oggi un altro paese dove siano sempre e comunque così eccellenti. Altro che cioccolata e raclette!</p>
<p><strong>… e cosa invece ti disturba dell’Italia?</strong><br />
Purtroppo l’Italia, da quello che vedo dai miei amici e conoscenti (perché le realtà di lavoro italiane dove mi son mossa fino ad ora per fortuna sono sempre state delle isole felici), ha una cultura del lavoro tendenzialmente molto dannosa. Non considero indenne nessuna categoria, liberi professionisti, dipendenti, lo Stato nei confronti delle aziende e le aziende stesse.</p>
<p><strong>Cosa pensi che potrebbe “copiare” invece la Svizzera dalla cultura italiana? E vice versa?</strong><br />
Premesso che ogni regione è un mondo a sé penso che in Svizzera si potrebbe forse prendere ispirazione dalla cultura dell’accoglienza e della ospitalità di alcune regioni italiane come ad esempio la Puglia, il Lazio, l’Emilia, la Campania etc. E sicuramente una maggiore attenzione agli edifici storici! Noto che in Svizzera si tende a volte a non dargli l’importanza che meritano e li sacrificano per lasciare invece spazio a delle strutture di cemento che deturpano il paesaggio.<br />
Per quanto riguarda invece l’Italia, oltre a prendere ispirazione dal sistema di formazione svizzero e copiare in toto la sua mentalità innovativa e non padronale del lavoro, l’opinione pubblica italiana dovrebbe avere più attenzione ed interesse nei confronti di progetti efficaci per i giovani come si fa in Svizzera.</p>
<p><strong>Hai qualche aneddoto divertente o situazione buffa da raccontare riguardo al tuo essere svizzera e italiana? </strong><br />
Una volta era venuto a cena il mio ragazzo. Mentre cenavamo son entrata in modalità “ospitalità mediterranea” e mi son alzata per andare in cucina a prendere più cose. Una volta arrivata in cucina è subentrata la modalità “pragmatica e non-complichiamo-le-cose” svizzera e mi son detta “Ma dai! È il tuo ragazzo, ora non esagerare se vuole qualcosa se lo prende!” e son tornata al tavolo. Poco prima di sedermi è subentrata di nuovo la modalità “L’ospite è sacro!” e son tornata indietro. Ho fatto su e giù a mani vuote un po’ di volte senza rendermene conto prima di realizzare di essere andata in corto circuito culturale!</p>
<p><strong>Cosa saresti felice di ricevere dalla comunità dei giovani svizzeri in Italia e come pensi potresti contribuire al meglio?</strong><br />
Sarebbe fantastico se i ragazzi si sentissero liberi di comunicare le loro idee e progetti per la comunità così da poterli realizzare insieme! Dal canto mio con tutto il Comitato dell’UGS proviamo a rendere un servizio che arricchisca i ragazzi in termini di esperienze e di formazione oltre che di rinsaldare il legame con i circoli e con la Svizzera e creare un network tra di loro.<br />
A questo proposito: scriveteci se avete qualunque idea o anche per sapere di più su di noi via WhatsApp (+39 3355331270) sulla nostra pagina Facebook “Unione Giovani Svizzeri” e via email (unionegiovanisvizzeri@gmail.com)! Vi aspetto e vi aspettiamo a braccia aperte!</p>
<p><strong>Infine, in quanto svizzeri di seconda generazione e portatori di un bagaglio multiculturale, cosa pensi che potreste apportare ai vostri stati di appartenenza?</strong><br />
In tutta sincerità, penso che la nostra sia una situazione privilegiata e di grande ricchezza per entrambe le culture, quindi, sia in Italia che in Svizzera dovremmo sempre provare, a scuola, al lavoro, o tra gli amici a suggerire o portare le soluzioni e maniere di ragionare che abbiamo imparato dall’altra cultura. Senza avere mai paura di sembrare diversi! Ovviamente scegliendo sempre la soluzione più efficace in quel momento.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/10-domande-a-una-giovane-svizzera-angela-katsikantamis-presidente-dellugs/">10 domande a una giovane svizzera: Angela Katsikantamis, Presidente dell’UGS</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Rita Adam, la nuova Ambasciatrice svizzera a Roma</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/rita-adam-la-nuova-ambasciatrice-svizzera-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 15:42:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/Rita-Adam-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />L’Ambasciatrice svizzera a Roma racconta a Gazzetta svizzera della sua carriera diplomatica, degli scambi intensi e concreti tra la Confederazione e l’Italia e della cultura italiana in Svizzera Biografia: Rita Adam nasce nel 1969 a Bienne, dove frequenta le scuole. Lingue: parla correntemente tedesco, francese, italiano e inglese. Gli studi: studia diritto a Berna e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/rita-adam-la-nuova-ambasciatrice-svizzera-a-roma/">Rita Adam, la nuova Ambasciatrice svizzera a Roma</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/Rita-Adam-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5365"  class="panel-layout" ><div id="pg-5365-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5365-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5365-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L’Ambasciatrice svizzera a Roma racconta a Gazzetta svizzera della sua carriera diplomatica, degli scambi intensi e concreti tra la Confederazione e l’Italia e della cultura italiana in Svizzera</p>
<p><strong>Biografia:</strong> Rita Adam nasce nel 1969 a Bienne, dove frequenta le scuole.<br />
<strong>Lingue:</strong> parla correntemente tedesco, francese, italiano e inglese.<br />
<strong>Gli studi:</strong> studia diritto a Berna e consegue il brevetto di avvocato nel 1996.<br />
<strong>Gli inizi:</strong> a cavallo del millennio svolge un periodo di formazione presso la missione svizzera dell’ONU a Ginevra.<br />
<strong>Francia:</strong> tra il 2005 e il 2008 è a capo degli affari giuridici e della stampa presso l’ambasciata svizzera a Parigi.<br />
<strong>Africa:</strong> Prima di Roma, Adam è stata per 4 anni ambasciatrice in Tunisia</p>
<p><strong>Lei ha una grande esperienza come Ambasciatrice: prima di approdare a Roma è stata attiva in Tunisia. Cosa significa per Lei rappresentare la Svizzera all’estero?</strong><br />
Tirando le somme dopo vent’anni al servizio del Dipartimento federale degli affari esteri, sono molto soddisfatta di aver scelto la carriera diplomatica. Come ambasciatore, il mio ruolo è di essere l’interprete tra le autorità svizzere e estere, spiegando le posizioni rispettive e contribuendo a costruire ponti verso soluzioni che rispondano agli interessi di entrambi i lati. Rimango convinta che sia una bellissima sfida e sono fiera di poter lavorare al servizio della Svizzera.</p>
<p><strong>Da meno di un anno Lei è la massima rappresentante svizzera in Italia. Come si trova come cittadina elvetica in Italia? C’è qualcosa che l’ha sorpresa particolarmente?</strong><br />
È un onore per me poter assumere questo incarico prestigioso. Sono stata accolta in modo molto caloroso. L’Italia è uno dei nostri primi partner, per esempio a livello economico. Come al solito durante i primi mesi di un tale mandato, impegno una gran parte del mio tempo a costruire la mia rete, cercando di incontrare il maggior numero di rappresentanti delle autorità italiane, del settore privato e naturalmente della comunità svizzera. Durante questi primi scambi, sono stata sorpresa di quanto siano intensi e vari i contatti a tutti i livelli. La diversità delle forme di cooperazione, di progetti e iniziative bilaterali, che siano promossi da autorità svizzere o italiane oppure da attori privati, è ancora più importante di quello che mi aspettavo.</p>
<p><strong>A suo modo di vedere cosa unisce il popolo svizzero a quello italiano e in cosa invece le due mentalità si differenziano particolarmente?</strong><br />
Ecco una bella domanda che offre l’argomento per discutere per tutta una serata…. Ci sono vari punti evidenti che ci uniscono: siamo vicini, condividiamo una lingua, abbiamo una lunga storia comune. Questa vicinanza offre tante opportunità, ma racchiude naturalmente anche la trappola dei luoghi comuni. Migliorare la conoscenza della Svizzera in Italia, oltre i soliti stereotipi, sarà una priorità del mio mandato, con un accento particolare sull’italianità del mio paese. Tra l’altro, vorremmo far conoscere meglio come la cultura e il modo di vivere italiani si siano integrati nella vita quotidiana svizzera durante gli ultimi decenni.</p>
<p><strong>Quali sono a suo giudizio le priorità da affrontare tra Svizzera e Italia?</strong><br />
Oltre a quanto detto nella risposta alla domanda precedente, la nostra priorità è di fare progressi nei dossier bilaterali in sospeso, per esempio in merito alla fiscalità dei lavoratori frontalieri o al tema dell’accesso al mercato finanziario, cioè la possibilità per gli intermediari svizzeri di offrire servizi finanziari in Italia. Un’altra priorità sarà il contatto con la comunità svizzera. Vorrei approfittare sistematicamente di spostamenti nelle regioni per incontrare imprese e personalità svizzere presenti localmente, per approfondire il dialogo e valutare possibilità per iniziative comuni.</p>
<p><strong>Dopo l’incontro in gennaio tra il Consigliere Federale Ignazio Cassis e il suo omologo italiano è trapelata l’impressione che i rapporti tra i due Stati rimangano sì cordiali, ma non molto concreti. Come è possibile sbloccare questa situazione di stallo?</strong><br />
Mi permetta di esprimere un’opinione diversa: trovo che i rapporti tra la Svizzera e l’Italia siano molto concreti! Le do un esempio di attualità: c’è un interesse crescente in Italia nel funzionamento della democrazia diretta svizzera. In seguito a una conferenza di due giorni tenutasi a ottobre 2018 all’Istituto Svizzero a Roma in presenza del Presidente del Consiglio nazionale svizzero, stiamo attualmente valutando con i nostri partner italiani piste per approfondire la collaborazione e, facendo questo, promuovere la conoscenza in Italia di questo elemento fondamentale del nostro DNA istituzionale.<br />
Poi ci sono i dossier dove abbiamo questioni concrete da risolvere, come esposto nella risposta alla domanda precedente. Questi temi sono discussi sistematicamente nel quadro dei frequenti incontri ufficiali tra Svizzera e Italia. Posso assicurarle la nostra piena determinazione nel trovare soluzioni che rispecchino i nostri interessi nazionali.</p>
<p><strong>Qual è il suo auspicio in relazione alla sua attività dei prossimi anni in Italia?</strong><br />
Sarà mia premura continuare l’ottimo lavoro svolto dai miei predecessori. Mi adopererò per promuovere ed approfondire ulteriormente le relazioni bilaterali tra Svizzera e Italia. In particolare spero di trovare il tempo per poter realizzare incontri in varie regioni d’Italia e in questo modo approfondire le mie conoscenze della diversità del Paese e nello stesso tempo allargare lo spettro di eventuali forme di cooperazione.</p>
<p>Una mia priorità: il contatto con la comunità svizzera</p>
<p><em>Intervista: Gazzetta svizzera</em></p>
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		<title>Chi siede alla guida potrà anche dormire? I veicoli autonomi sono già su strada.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/chi-siede-alla-guida-potra-anche-dormire-i-veicoli-autonomi-sono-gia-su-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 15:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/Natiper.it_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I veicoli diventeranno un salotto dove potremo passare il tempo come più ci piacerà. LUGANO – Prossimamente, durante il tragitto che ci porta al lavoro, potremo leggerci tranquillamente la Gazzetta Svizzera, mentre la nostra automobile si guida da sola? La tecnologia del trasporto viaggia veloce, le sperimentazioni su strada si svolgono in molti Paesi e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/chi-siede-alla-guida-potra-anche-dormire-i-veicoli-autonomi-sono-gia-su-strada/">Chi siede alla guida potrà anche dormire? I veicoli autonomi sono già su strada.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/Natiper.it_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5252"  class="panel-layout" ><div id="pg-5252-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5252-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5252-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>I veicoli diventeranno un salotto dove potremo passare il tempo come più ci piacerà.</p>
<p><strong>LUGANO –</strong> Prossimamente, durante il tragitto che ci porta al lavoro, potremo leggerci tranquillamente la Gazzetta Svizzera, mentre la nostra automobile si guida da sola?</p>
<p>La tecnologia del trasporto viaggia veloce, le sperimentazioni su strada si svolgono in molti Paesi e in quelli più avanzati la guida autonoma – ai primi livelli – è già una piccola realtà.</p>
<p>Auto e pulmini senza conducente sono visibili in strade a circolazione sicura. A Sciaffusa svolgono pubblico servizio autobus senza autisti, così come a Sion e in altre cittadine. La Svizzera è all’avanguardia in questo con un polo di sperimentazione divenuto riferimento internazionale.<br />
Anche in Italia si stanno svolgendo sperimentazioni avanzate e test in luoghi sicuri.</p>
<p>Chi segue e testa da vicino queste incredibili innovazioni dei veicoli è certo che la tecnologia servirà alla nostra sicurezza stradale. Ne parliamo con l’esperto Luigi Melita, Direttore editoriale Automotive della rivista di settore HDMotori.it.</p>
<p><strong>Oggi abbiamo già tante automazioni, come la frenata autonoma, tuttavia, parte del pubblico over 50 non le vede di buon occhio, molti detestano le auto centralizzate che comportano grandi costi anche per un piccolo problema meccanico, e c`è persino chi vorrebbe tornare ai finestrini a funzionamento manuale…</strong><br />
«È vero che gli ADAS, cioè i sistemi di assistenza alla guida, comportano dei costi in più, basti pensare che vanno ricalibrati anche quando si cambia parabrezza. Questo però non può fermare l’innovazione perché si tratta di progresso applicato alla sicurezza. Una frenata automatica in grado di evitare un incidente al ragazzino distratto dal cellulare così come all’anziano colpito da un malore vale la spesa in più? La frenata automatica non salva solo vite umane ma evita anche quei tamponamenti che accadono ogni giorno fra vetture nel traffico, risparmiando quindi sulle riparazioni».</p>
<p><strong>Davvero durante il tragitto che ci porta al lavoro potremo farci una dormitina mentre la nostra automobile si guida da sola?</strong><br />
«Per arrivare a questo bisognerà aspettare i livelli più evoluti della guida autonoma, il 4 e il 5. Oggi siamo in una fase di automatismi per l’assistenza alla guida a livelli 1, 2 della classificazione SAE».</p>
<p><strong>Dunque a che punto siamo?</strong><br />
«So che in Svizzera circolano già alcune navette autonome. In Italia siamo ancora agli inizi con il progetto Smart Road e gli sviluppi principali si vedranno entro il 2020 a Torino, in Campania e a Modena con una circolazione in aree limitate. In Usa troviamo una situazione diversa, basti pensare a Lyft che ha già avviato sperimentazioni dove chiunque, prenotando un’auto tramite servizio di car sharing, potrebbe veder arrivare un taxi autonomo, ovviamente con i tecnici a bordo pronti ad intervenire in caso di problemi. Celebri anche gli esempi di Google e di Waymo sempre negli Stati Uniti».</p>
<p><strong>Quali sono i pregi principali della guida autonoma?</strong><br />
«Sicurezza e tempo. Il primo scenario è facile da capire: eliminando l’imprevedibilità della variabile umana avremo strade più sicure. Già oggi i sistemi di assistenza alla guida sono stati in grado di evitare molti incidenti e stiamo parlando di una percentuale di auto ancora insignificante rispetto al totale delle vetture in circolazione. Con la guida autonoma avremo poi più tempo: chi oggi legge il giornale nel traffico o guarda le mail sullo smartphone, mettendo a rischio tutti con questo comportamento, domani sarà legittimato a farlo. Le ore passate in coda potranno diventare produttive per il lavoro o le potremo spendere per recuperare quella puntata della serie TV che ci mancava. L’abitacolo si trasformerà, diventerà un salotto dove potremo passare il tempo con i passeggeri oppure mettere in piedi una riunione di lavoro».</p>
<p><strong>Tra i pregi si mette sempre al primo posto il supposto calo degli incidenti: chi non se ne intende, d’istinto pensa il contrario, ossia, non potendo controllare direttamente tutte le possibili variabili della realtà stradale, il rischio incidenti aumenta…</strong><br />
«Credo che questo pensiero nasca dal fatto che tutti ci sentiamo grandi piloti. In realtà si tratta di una percezione sbagliata: anche i guidatori migliori (che sono pochi) si possono distrarre, la stanchezza può colpire chiunque e inaspettatamente. Quando la guida sarà completamente autonoma le auto avranno sensori ridondanti così da funzionare anche in caso di avaria e in più comunicheranno fra di loro. L’auto saprà in anticipo della presenza di un veicolo in arrivo dietro una curva cieca o di una buca sulla strada perché una telecamera, un’altra auto o dei sensori avranno inviato quest’informazione prima che il pilota possa effettivamente accorgersi dell’ostacolo. Oggi la tecnologia serve ad aiutare il conducente e a dargli “un paio di occhi in più”, domani potrà sostituirlo. L’unico dubbio è quello etico, ovvero cosa farà il computer quando l’incidente sarà inevitabile? Sceglierà di salvare il ciclista o schivarlo buttandosi fuori strada e mettendo a rischio gli occupanti”? Domanda lecita ma si tratta di casi rarissimi già oggi e che in futuro diventeranno ancora più rari».</p>
<p><strong>D’altronde durante i primi test gli incidenti non sono mancati ed il morto nemmeno…</strong><br />
«Non possiamo fermare il progresso per un incidente, la storia è piena di casi simili. Riguardo all’incidente di Uber in Arizona, è stato dimostrato che si è trattato di un errore umano. Quando parlo di guida autonoma nei miei video, ad esempio, aggiungo sempre una puntualizzazione: oggi i livelli 1 e 2 della guida autonoma, quelli disponibili in commercio, non sollevano il conducente dalle sue responsabilità, servono solo ad assisterlo e a rendere meno faticoso il viaggio».</p>
<p><strong>Questi veicoli dovranno superare la complessa fase delle omologazioni di legge.</strong><br />
«Sì, il vero problema della guida autonoma è oggi la lentezza burocratica perché i progressi tecnologici corrono più velocemente di quanto non riesca a fare il legislatore. I test proseguono a ritmo serrato ma già oggi esistono auto di livello 3 che potrebbero guidare in autonomia in autostrada, dalla rampa di accesso a quella di uscita per intenderci. Questa è la “guida autonoma” alle porte. In città e nell’extra-urbano le variabili aumentano esponenzialmente (il bambino che attraversa, i lavori in corso, il traffico irregolare) e dovremo aspettare qualche anno in più».</p>
<p><strong>Lei quali veicoli autonomi ha testato?</strong><br />
«Ho avuto la fortuna di poter provare tantissimi veicoli con vari sistemi di assistenza alla guida. Tesla, Mercedes-Benz e Audi hanno oggi sistemi che sono molto vicini al livello 3, ho provato Tesla Model S e Model X che, come accade anche per le ultime Mercedes, possono cambiare corsia da sole previa l’attivazione della freccia da parte del conducente».</p>
<p><strong>E in città?</strong><br />
«In città l’auto frena da sola se mi distraggo, mi avvisa se c’è un veicolo nel punto cieco dei retrovisori, parcheggia da sola e si ferma se, in uscita dal parcheggio, si accorge dell’arrivo di un altro veicolo o di un pedone. La guida veramente autonoma esiste già sulla carta e su strada: questo gennaio, a Las Vegas, ho visto auto in grado di portarti da A a B senza l’intervento del pilota, ma si tratta ancora di vetture sperimentali con a bordo operatori pronti ad intervenire».</p>
<p><strong>Cosa farà mentre non guiderà?</strong><br />
«Sicuramente approfitterò della guida autonoma per dormire o lavorare: già oggi nei video faccio vedere come l’auto sia in grado di intervenire in caso di distrazione. Si tratta di esempi a puro scopo didattico e situazioni controllate (con una seconda persona a bordo pronta ad avvisarmi) ma sono comunque dimostrazioni di come la tecnologia sia già oggi pronta, specie in autostrada».</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>un autobus senza conducente nel canton Sciaffusa (foto CdT).</p>
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	<p>foto di uno dei progetti svizzeri più innovativi, Rinspeed Xchange, auto elettrica a guida autonoma.</p>
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	<p>totale relax nell’abitacolo, dove si potrà leggere, guardare la tv o lavorare (foto Natiper).</p>
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		<title>Lavoro in Svizzera e famiglia in Italia. Quid iuris?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lavoro-in-svizzera-e-famiglia-in-italia-quid-iuris/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 15:24:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Ancora sulla residenza fiscale in Italia Carissimo Avvocato, vivo e lavoro da tempo in Svizzera. Ho una mia casa con regolare contratto di affitto, dove di norma mi trattengo dal lunedì al venerdì, e sono lavoratore dipendente con obbligo di presenza in ufficio in quanto ho un contratto full-time a tempo indeterminato. Al contempo ho</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lavoro-in-svizzera-e-famiglia-in-italia-quid-iuris/">Lavoro in Svizzera e famiglia in Italia. Quid iuris?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-5211"  class="panel-layout" ><div id="pg-5211-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5211-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5211-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Ancora sulla residenza fiscale in Italia</p>
<p>Carissimo Avvocato,</p>
<p>vivo e lavoro da tempo in Svizzera. Ho una mia casa con regolare contratto di affitto, dove di norma mi trattengo dal lunedì al venerdì, e sono lavoratore dipendente con obbligo di presenza in ufficio in quanto ho un contratto full-time a tempo indeterminato. Al contempo ho anche una moglie con la quale vado d’accordo che invece vive e lavora in Italia per ragioni che non sto a spiegarLe. Io mi limito a trascorrere a casa in Italia, il fine settimana, i ponti festivi italiani e svizzeri, spesso le vacanze estive e, devo dire, qualche volta anche delle serate infrasettimanali.</p>
<p>L’immobile in Italia peraltro è di esclusiva proprietà di mia moglie. Io invece non ho beni in Italia, se non un vecchio cascinale abbandonato e senza abitabilità in campagna. Sono cittadino italo-svizzero iscritto all’AIRE. Ho sempre pagato quindi le tasse in Svizzera e non mi sono mai preoccupato che la mia situazione potesse essere in qualche modo critica. Ho invece letto recentemente delle notizie di stampa secondo le quali la Cassazione avrebbe stabilito in un caso di residenza in Svizzera che le tasse vadano pagate in Italia. Aggiungo per completezza che i nostri figli sono già grandi e non vivono più con noi ma, addirittura, studiano e lavorano all’estero. Ora le chiedo se è vero che anche una situazione come la mia possa rientrare nella casistica decisa dalla Cassazione, o se non ho ben capito io. Grato sin d’ora se vorrà prendere in considerazione questa mia richiesta e dare una risposta. M.G. (Prov. di Pavia)</p>
<hr />
<p>Caro Lettore,<br />
grazie della Sua lettera. Con piacere Le rispondo, perché vedo che il tema della residenza fiscale continua ad essere di interesse per i nostri Lettori.</p>
<p>Sebbene già affrontato più volte, vedo che qualche dubbio residua ancora oggi, spessp alimentato anche da notizie di stampa allarmistiche, che però sono di solito necessariamente abbastanza generiche.<br />
Come ricordo sempre anche ai miei clienti, le situazioni possono differire le une dalle altre anche, solo per un piccolo dettaglio e vanno, dunque, analizzate caso per caso.</p>
<p>Purtroppo, nella lettera non viene menzionato l’articolo sulla decisione della Cassazione al quale si fa riferimento. È vero che, recentemente, vi è stata una pronuncia contro un ricorrente residente in Svizzera (forse si riferisce a questo caso) ma si trattava di questione completamente diversa dalla Sua e riguardava lo svolgimento di attività lavorativa in Italia.</p>
<p>Cercherò quindi di riassumere innanzitutto i principi generali, prima di dare una risposta.<br />
È pacifico – penso anche per i nostri fedeli Lettori ormai – che la residenza di un soggetto sia una questione di fatto. Ai fini della residenza fiscale in Italia in base al TUIR Testo Unico sulle Imposte sui Redditi (DPR N. 917/1986), e secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate e della stessa Cassazione, valgono le seguenti regole, tra di loro alternative.</p>
<p>Sono, infatti, residenti fiscalmente in Italia i soggetti che per più di sei mesi:<br />
a) sono iscritti nell’anagrafe dei residenti in Italia,<br />
b) hanno il domicilio in Italia,<br />
c) hanno la residenza in Italia.<br />
Solo se nessuna di queste tre condizioni ricorre nel caso concreto, viene meno il presupposto della residenza fiscale e del conseguente assoggettamento di tutti i redditi prodotti dalle persone nel mondo alla tassazione del fisco italiano.<br />
La sola iscrizione all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) non è sufficiente ad escludere la ricorrenza di una delle suddette condizioni. Anzi, se normalmente tale iscrizione fa gravare sull’Agenzia delle Entrate l’onere della prova della residenza in Italia, per i cittadini italiani (o anche con doppia nazionalità di cui una italiana) residenti nei Paesi black-list (come la Svizzera, secondo il Decreto Ministeriale 4.5.1999) in questo caso l’onere della prova è invertito e grava sul contribuente.</p>
<p>Orbene, il fatto che sua moglie con la quale Lei mantiene una stabile relazione coniugale sia residente in Italia (ed il fatto, pure significativo, che lei abbia definito anche l’abitazione in Italia “casa”) potrebbe far ritenere che il suo domicilio sia in Italia – e pertanto soggetto all’imposizione fiscale italiana.</p>
<p>Si intende per domicilio ai sensi dell’art. 43 del Codice Civile italiano, il luogo in cui una persona ha la sede principale dei suoi affari ed interessi.<br />
Certo lei obbietterà giustamente di essere residente anche in Svizzera. Infatti, dispone anche in tale Paese di un’abitazione e soprattutto di un lavoro stabile a tempo pieno e con contratto a tempo indeterminato. In altre parole un domicilio, quanto meno prevalente, dei suoi affari.</p>
<p>Come si risolve questa aporia?<br />
La soluzione del conflitto di residenza, in questo caso, va ricercata nella già citata Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera del 1976, che prevale sulla normativa interna (si veda ad es. il riferimento all’art. 75 del DPR n. 600/1973).</p>
<p>La Convenzione, infatti, all’art. 4 detta una serie di “norme di conflitto” ovvero criteri volti a “sbrogliare” la complicata matassa. Tali criteri sono i seguenti:<br />
– il soggetto sarà considerato residente nello Stato in cui dispone di un’abitazione permanente;<br />
– se dispone di abitazione permanete in entrambi gli Stati, varrà il criterio degli interessi vitali, e cioè del luogo nel quale le relazioni personali ed economiche sono più strette;<br />
– se ancora non si è potuto individuare la residenza, si dovrà fare riferimento alla dimora abituale, e cioè al luogo in cui la persona soggiorna abitualmente;<br />
– in ulteriore subordine, si dovrà tener conto della nazionalità del soggetto, cioè il contribuente sarà considerato residente dello Stato contraente la Convenzione di cui possiede la cittadinanza;<br />
– se, infine, sussiste la cittadinanza di entrambi i Paesi o di nessuno di essi, gli Stati contraenti dovranno trovare una soluzione di comune accordo.</p>
<p>Mi pare di poter dire, analizzando la sua situazione in maniera anche solo sommaria, che nel suo caso non sussista nemmeno il primo dei criteri in quanto in verità sembrerebbe che lei disponga di un’abitazione permanente a suo nome solo in Svizzera, mentre in Italia in realtà l’abitazione è intestata esclusivamente a sua moglie.</p>
<p>Ad ogni buon conto se tale criterio non soccorresse, non fosse nemmeno chiaramente determinabile il centro dei suoi interessi vitali, riterrei che non potrebbe essere ragionevolmente revocato in dubbio che la sua dimora abituale (come luogo in cui soggiorna stabilmente) si trovi in Svizzera.</p>
<p>Ciò, sempre che l’abitazione sia congrua rispetto alle sue esigenze ed ai suoi redditi, e possa altresì essere agevolmente provato un livello di consumi ed utenze che supportino tale circostanza. Ricordo, infine, come detto in premessa, che tale onere della prova nel suo caso graverebbe sul contribuente, e cioè su di Lei.</p>
<p>Ma, aggiungo anche che non dovrebbe risultare nemmeno che le serate infrasettimanali non siano proprio occasionali ma magari più frequenti di quanto detto.</p>
<p>Tali conclusioni sono state di recente avvalorate – ancorchè in casi riferiti a due altre convenzioni contro le doppie imposizioni – sia in una risposta dell’Agenzia delle Entrate ad un interpello (n. 25 del 4.10.2018), sia dalla Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. trib., 20.12.2018 n. 3992).<br />
Spero così di avere chiarito i suoi dubbi a dispetto di qualsiasi notizia di stampa. In caso contrario mi scriva ancora. Nel frattempo la saluto cordialmente.</p>
<p><em>Avv. Markus W. Wiget</em></p>
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		<title>Attenzione al territorio ma niente stop alle zone edificabili</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/attenzione-al-territorio-ma-niente-stop-alle-zone-edificabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 15:16:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/adventure-alpine-autumn-273050-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il 10 febbraio scorso quasi due votanti su tre hanno respinto un’iniziativa dagli obiettivi chiari ma dalle soluzioni rigide. Se approvata avrebbe bloccato la creazione di nuove zone edificabili. Ma iniziativisti e oppositori concordano: non è un no alla cura del paesaggio. L’iniziativa popolare “Fermare la dispersione degli insediamenti – per uno sviluppo insediativo sostenibile”</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/attenzione-al-territorio-ma-niente-stop-alle-zone-edificabili/">Attenzione al territorio ma niente stop alle zone edificabili</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/adventure-alpine-autumn-273050-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-5204"  class="panel-layout" ><div id="pg-5204-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5204-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5204-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 10 febbraio scorso quasi due votanti su tre hanno respinto un’iniziativa dagli obiettivi chiari ma dalle soluzioni rigide. Se approvata avrebbe bloccato la creazione di nuove zone edificabili. Ma iniziativisti e oppositori concordano: non è un no alla cura del paesaggio.</strong></p>
</p>
<p>L’iniziativa popolare “Fermare la dispersione degli insediamenti – per uno sviluppo insediativo sostenibile” è stata sottoscritta da oltre 100’000 cittadini e dunque, dopo un preavviso negativo di Governo e Parlamento, sottoposta al popolo. Essa chiedeva di non procedere alla creazione di nuove zone edificabili, allo scopo di favorire uno sviluppo centripeto degli insediamenti – nelle zone oggi già edificabili – e lottare così contro la cosiddetta “Zersiedelung”.</p>
<p><strong>Argomenti condivisi, soluzioni meno</strong><br />
Gli iniziativisti – i giovani Verdi – hanno condotto una campagna a favore dell’iniziativa facendo leva su argomenti a favore della protezione dell’ambiente. A loro modo di vedere in Svizzera si starebbe assistendo ad uno “sviluppo incontrollato degli insediamenti” che mette sotto pressione agricoltura e spazi naturali. Tra i mantra proposti regolarmente durante la fase di avvicinamento alla votazione, vi era quello secondo il quale ogni giorno in Svizzera si cementificherebbe un’area equivalente a 8 campi di calcio. Questo dato non ha trovato conferme nell’opuscolo di informazione della Confederazione, eppure la sensazione generale durante il dibattito è stata quella di una condivisione generale della necessità di un coordinamento dello sviluppo del territorio e di una densificazione che permetta al paese di trovare le soluzioni più adeguate alla popolazione e alle infrastrutture crescenti.</p>
<p><strong>Troppo rigida e dirigista</strong><br />
Malgrado un consenso di fondo sulla tematica, lo svizzero ha però rifiutato massicciamente la proposta: la soluzione dei giovani Verdi è troppo rigida e impone dall’alto a cantoni e comuni un blocco che secondo gli oppositori più che risolvere problemi ne crea: limitando infatti i terreni edificabili questi diventeranno ancor più costosi; tutti i partiti borghesi concordavano inoltre sul fatto che essa non avrebbe potuto essere applicata in maniera razionale e che avrebbe penalizzato in modo discriminatorio regioni, cantoni e comuni.</p>
<p><strong>Soluzioni già adottate</strong><br />
Tra gli argomenti di maggior peso da parte degli oppositori all’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti vi è il fatto che nel 2013 il popolo ha adottato la nuova e piuttosto incisiva Legge sulla pianificazione del territorio che riprende le preoccupazioni condivise degli iniziativisti e fornisce risposte concrete. Tra le altre cose la nuova legge impone la revisione dei piani direttori ai cantoni – attualmente in corso – e manifesterà i propri effetti solo nei prossimi anni. Come ha provato ad illustrare il giornale romando La Nouvelliste il giorno successivo alla votazione: “proibire la creazione di nuove zone edificabili equivaleva ad aggiungere, a metà percorso, venti chilometri di salita a maratoneti che non avevano ancora terminato la loro corsa in pianura”. È stato probabilmente questo l’elemento centrale del massiccio rifiuto dell’iniziativa.</p>
<p><strong>Fatti &amp; Cifre</strong><br />
+ 7,8%: è la quota del territorio elvetico utilizzata per gli insediamenti. Il 31,4% è costituito da boschi, il 35,5% da superfici agricole e 25,3% da superfici non produttive.<br />
+ 143 a 37: con questa proporzione il Consiglio nazionale aveva raccomandato di rifiutare l’iniziativa (18 astenuti). Agli Stati è stata bocciata con 34 voti contrari e 3 favorevoli (7 astenuti).<br />
+ 37,4%: è la partecipazione, piuttosto bassa, dei cittadini aventi diritto di voto che si sono recati alle urne<br />
+ 63,7%: è la percentuale dei cittadini votanti che hanno rifiutato l’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti, unico tema in votazione a livello federale<br />
+ 26 su 26: tutti i cantoni si sono opposti alla proposta di giovani Verdi: Vallese il cantone più contrario (78,7% di no), Ginevra il meno scettico (52,3%di no)<br />
+ 2013: l’ultima votazione sulla pianificazione del territorio ha visto il popolo accettare con il 62% la nuova Legge sulla pianificazione del territorio che risponde agli obiettivi degli iniziativisti.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Argomento contro l’iniziativa: il 92,2% del territorio svizzero non è edificato.</p>
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	<p>una delle poche domeniche di votazioni in Svizzera. Quest’anno si voterà con ogni probabilità solo due volte in Svizzera a causa delle elezioni in ottobre.</p>
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		<title>Junge Auslandschweizerinnen und Auslandschweizer fördern, fordern und vernetzen</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/junge-auslandschweizerinnen-und-auslandschweizer-fordern-fordern-und-vernetzen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 14:44:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2019]]></category>
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