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	<title>Edizione Novembre 2017 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Basilea e Ginevra: tesi e antitesi della mobilità transfrontaliera in Svizzera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 15:00:05 +0000</pubDate>
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	<p>A Ginevra situazioni d’ingorgo, a Basilea un sistema di mobilità trinazionale moderno</p>
<p><strong>Basilea e Ginevra: tesi e antitesi </strong><strong>della mobilità transfrontaliera in Svizzera<br /></strong><br />“È un miracolo che le strade tra la Francia e il cantone si restringono”. Questa è una barzelletta sentita a Ginevra a proposito della coerenza urbanistica tra queste due frontiere. In confronto la regione di Basilea, altro spazio percorso da decine di migliaia di frontalieri, “è spesso citata come un successo in materia di cooperazione transfrontaliera, tanto a livello politico, quanto a livello della gestione della mobilità”, riassume il geografo Yann Dubois nel suo lavoro di dottorato alla Scuola politecnica federale di Losanna. Egli sottolinea l’esistenza su questo territorio di un RER, di tram e di bus a livello transfrontaliero.</p>
<p>Situata a ridosso di due dipartimenti francesi e dei cantoni di Vaud e di Ginevra, la grande Ginevra dà talvolta l’impressione di essersi sviluppata ignorando il suo statuto di regione. Questo spazio economico di quasi un milione di abitanti soffre di un traffico automobilistico intenso e di un tasso di penuria di alloggi in centro, vicino allo zero (0,45% a Ginevra). “Oltre il 90% delle costruzioni a livello di agglomerato franco-vodese-ginevrino avviene oggi in Francia, dove è più facile costruire. Nel canton Ginevra, la città di Ginevra concentra il 42% della popolazione, ma attira il 54% dei posti di lavoro”, indicava nel 2012 il geografo francese Jean-Baptiste Delaugerre. Nel 2017, parecchi responsabili politici francesi hanno criticato il nuovo piano direttore cantonale, accusando Ginevra di non assumersi le proprie responsabilità. Nel 2015 un record di 2000 alloggi è stato raggiunto, con una media di 1500 alloggi in 10 anni, mentre i Francesi valutano i bisogni in circa 3500 unità annuali.</p>
<p><strong>I servizi attirano i frontalieri<br /></strong>A Basilea e a Ginevra, l’industria, ma soprattutto i servizi, attirano un numero primato di frontalieri: 60’000 permessi G nel primo caso, 86’000 nel secondo, cifra alla quale bisogna aggiungere 20’000 frontalieri svizzeri e 8’000 funzionari internazionali. In fondo al lago, si tratta di quasi il 30% dei posti di lavoro che sono occupati da frontalieri. La classe media emigra in Francia per trovare alloggi a prezzi accessibili. Questo esodo si sviluppa in un cantone che ha voluto conservare la propria campagna e e le sue ville in zone periferiche, ma che non costruisce abbastanza per accogliere gli impieghi che vi vengono creati (+20% tra il 2000 e il 2015).</p>
<p>Ora le infrastrutture francesi di trasporto – e anche quelle di Ginevra – hanno subito negli ultimi anni un vero e proprio smantellamento. Tra il 1969 e il 1995, Ginevra ha funzionato con un solo tram. Da parte sua, “Basilea è spesso considerata come un modello in materia di trasporti pubblici”, scrive Yves Dubois. “Essa lo è per la sua rete molto densa, per i collegamenti transfrontalieri, ma anche per il suo ruolo di pioniere in materia di integrazione nelle varie reti”.</p>
<p>A Ginevra, la rete tramviaria è cresciuta sensibilmente nel primo decennio degli anni 2000, ma lo slancio si è indebolito. La (ri)costruzione di linee verso le città di Annemasse e di Saint-Julien è attesa per il 2021 e 2023. Inoltre, i trasporti pubblici ginevrini (TPG) hanno ridotto la loro offerta a seguito di una serie di votazioni a favore di trasporti meno cari. La loro velocità commerciale era di 16,5 km orari nel 2016 (+0,09 km/h) contro 19,7 km/h a Basilea. La legge prescrive invece una velocità di almeno 18 km/h sulle linee principali.</p>
<p>La regione ginevrina sviluppa tuttavia i suoi trasporti pubblici. Le TPG propongono 13 linee transfrontaliere, che coprono 66 chilometri sul territorio francese. Nel 2016, 5,5 milioni di viaggiatori sono stati trasportati sui percorsi francesi di questi bus. A Basilea, le due linee transfrontaliere del BVB (Basilea-Città), il tram 8 (1,5 milioni di passeggeri nel 2016) e il bus 38, accumulano 8 km di percorso su suolo tedesco.</p>
<p>Le speranze della regione si fondano su un treno: il CEVA. Questa linea di 16 chilometri dovrebbe entrare in servizio nel 2019 e collegare la città di Annemasse (F) alla stazione di Cornavin. Essa servirà in particolare il quartiere di Champel, situato in prossimità dell’Ospedale cantonale, dove i due terzi del personale infermieristico è francese. Il CEVA offrirà un’alternativa ai frontalieri, che sono oltre l’80%, nell’utilizzare l’auto privata per venire al lavoro. Il suo lancio inaugurerà una nuova rete, dotata di vere e proprie stazioni. Tra 4 e 5 milioni di viaggiatori passeranno da Annemasse, secondo le dichiarazioni alla stampa del consigliere regionale francese Christian Dupessey.</p>
<p>Presidente dell’Associazione dei trasporti e dell’ambiente Ginevra (ATE) e consigliera nazionale verde, Lisa Mazzone si rallegra dell’arrivo del CEVA, ma teme che ciò avvenga in un contesto che non favorisce sufficientemente i trasporti pubblici. Essa deplora “una mancanza di volontà politica del Consiglio di Stato in un cantone in cui la tradizione dell’automobile è viva e il cui emblema è il ponte del Monte Bianco, che è quasi un’autostrada in pieno centro”. Essa descrive Basilea come una città con più volontà. “Sono state fatte delle scelte. Il sistema funziona e la gente ne è contenta”, aggiunge.</p>
<p><strong>Qualche errore anche a Basilea<br /></strong>La città-cantone svizzero-tedesca può vantare zone pedonali quasi inesistenti a Ginevra. Ma non tutto è perfetto. Ingegnere chimico installato a Village-Neuf (F), Jérôme Giovannoni lavora nel campus della Novartis. Egli parla di un traffico “denso in città e sull’autostrada, in particolare a causa dei automezzi pesanti in transito e descrive treni molto affidabili in Svizzera, meno dal lato francese, a causa di scioperi e di ritardi”. Questo frontaliere ritiene che il tram sia molto pratico per spostarsi nella regione, con però un problema principale che è quello di poter parcheggiare la propria auto vicino alla frontiera. “Questo cambierà quando sarà in funzione la linea 3 del tram che collegherà Saint-Louis (F) a Basilea con un Park and Ride vicino alla stazione”.</p>
<p>L’ATE basilese giudica la rete transfrontaliera ancora “insufficiente”. Il suo portavoce, Stephanie Fuchs, deplora tra l’altro la mancanza di una tariffa trinazionale e l’impossibilità di far valere un abbonamento generale delle FFS fuori dalla Svizzera. Essa rileva anche una cattiva leggibilità delle informazioni sulla validità internazionale dei biglietti. L’associazione denuncia inoltre un cambiamento forzato a Basilea per la S-Bahn che collega Rheinfelden (CH) a Mulhouse (F) e una cattiva connessione fra le due stazioni di Basilea. L’ATE si rallegra invece della messa in circolazione della nuova linea di tram 3 e delle buone cadenze di bus e treni.</p>
<p>L’agglomerato basilese soffre però di un sovraccarico di traffico automobilistico, nota il geografo Yann Dubois. L’autovettura è utilizzata quotidianamente dal 42% degli abitanti della regione, secondo un suo studio. A Basilea la quota dei conduttori quotidiani raggiunge l’11%, contro l’80% nel settore francese periurbano. Il ricercatore mostra che il forte incitamento basilese a utilizzare i trasporti in comune è poco apprezzato dai pendolari. Dal lato svizzero “il ricorso all’autovettura in modo esclusivo è quasi nullo, dal momento che i trasporti pubblici hanno un posto importante nella vita dei Basilesi”.</p>
<p>A Ginevra, cantone la cui Costituzione contiene l’uguaglianza dei trasporti, 180’000 entrate motorizzate hanno luogo ogni giorno alle frontiere. Una legge recente prevede zone prioritarie per i trasporti pubblici, ma il Consiglio di Stato “sceglie di fluidificare il traffico motorizzato con onde verdi, il che significa un numero ancora maggiore di autovetture”, ritiene la verde Lisa Mazzone. Il cantone ha anche deciso di aprire le vie del bus alle due ruote motorizzate. Il progetto è stato bloccato da un ricorso della città di Ginevra, per proteggere i suoi abitanti dall’inquinamento dell’aria e dal rumore”.<br /><em><br />Stéphane Herzog<br /></em><em>Revue Suisse</em></p>
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	<p><em>Molti frontallieri passano la frontiera di Basilea con la macchina. (Foto Keystone)</em></p>
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		<title>Come si trovano gli italiani in Svizzera? Chi ci sta benone e chi invece soffre</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/come-si-trovano-gli-italiani-in-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 14:38:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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	<p>Dallo sfogo di un Italiano uno spunto di riflessione con Giuseppe Pietramale che ha indagato sul tema</p>
<p><strong>Come si trovano gli italiani in Svizzera? </strong><strong>Chi ci sta benone e chi invece soffre.</strong></p>
<p><strong>Lugano -</strong> Come si trovano gli italiani residenti in Svizzera? Un Paese che, nei loro confronti, non è stato esente da episodi di razzismo nel secolo scorso (e qualcuno anche oggi). Ciò accadeva ad opera di una parte della popolazione che, per fortuna, non rappresentava l’intera popolazione. Una mentalità razzista che fece leva sulla estraneità di usi e costumi di immigrati <strong>troppo in contrasto</strong> con lo stile di vita degli elvetici. Negli anni ’50, scesi dalle stazioni di Zurigo, di Basilea o di Sciaffusa, gli italiani erano immediatamente riconoscibili dalle loro valigie, dal forte vociare e dal gran gesticolare. Sembravano sbarcati da un altro pianeta, come suol dirsi. Oggi le cose sono assai diverse, arriva l’operaio con il suo trolley, e arriva il laureato con il suo Pc; nessun vocìo, ma nell’animo il <strong>medesimo desiderio di farcela</strong>, di sistemarsi, di trovare una propria dignitosa strada. </p>
<p>C’è a chi va bene, c’è chi trova difficoltà e delusioni. Il sito Ticinonews ha pubblicato il 18 ottobre scorso la lettera di un trentenne italiano emigrato in Svizzera che così si è sfogato: « ... Passano i mesi, e ti rendi però conto che il Paradiso non è di questa Terra... Cerchi un lavoro attinente ai tuoi studi? Ben presto ti accorgi che qui la tua laurea è fondamentalmente carta straccia! Cerchi un qualsiasi lavoro, pur umilissimo, che ti permetta di vivere dignitosamente? Nella migliore delle ipotesi, qualora non si richieda il Tedesco Madrelingua... o uno dei tanti attestati federali (anche per un posto di lavapiatti!) o un permesso di soggiorno (un miraggio senza prima un contratto in mano...), ti rispondono: “ma lei è sprecato per questa posizione...”. Col morale a terra, continui ancora a cercare la tua strada, tra cartelloni pubblicitari che raffigurano gli italiani come «ratti» e, un po’ ovunque, giornali che sfoggiano titoli a tutta pagina del tipo «Costretti ad emigrare!» (riferiti, stavolta, ai Ticinesi, a causa dell’immigrazione italiana). Sconfortato, sull’orlo di una crisi di nervi, chiudi gli occhi, e ti accorgi di vivere con un pugno di mosche in mano... ». </p>
<p>Un libro uscito l’anno scorso ha ben delineato i reali stati d’animo degli italiani emigrati: <strong>La nostra Svizzera. Giudizi e pregiudizi. </strong>Gli autori <strong>Giuseppe Pietramale</strong> e <strong>Raffaele De Rosa</strong>, italiani residenti in canton Sciaffusa, hanno raccolto svariate testimonianze per capire come si trovano gli italiani residenti in Svizzera, a partire da quelli arrivati a ondate negli anni 50-70,  fino a quelli dei nostri giorni.</p>
<p>Dalle testimonianze emergono gli stati d’animo di chi vive in Svizzera – per forza o con  piacere – in relazione al modo di concepire il lavoro,  al diventare anziani in terra straniera, al fatto di parlare una lingua spesso ostica dato che moltissimi italiani risiedono nella Svizzera tedesca. A Giuseppe Pietramale abbiamo chiesto un parere sullo sfogo del trentenne che si ritrova in Ticino con «un pugno di mosche in mano». </p>
<p>«Anch’io ho vissuto una esperienza simile quando mi reputavano “troppo formato, per quanto richiedevano”. Non è piacevole, certamente, vedersi negato un lavoro per questi motivi, ma li ho giustificati per il fatto che nella maggior parte dei casi, i datori svizzeri valutano la remunerazione degli impiegati proprio in base alla loro formazione. Io, per fortuna, per tenacia, per intraprendenza o quant’altro sono andato avanti, ma principalmente per il desiderio  di volere apprendere, conoscere, giorno dopo giorno, e trarre dalla mia esistenza quanto più possibile. A prescindere dal curriculum che si è accumulato negli anni». </p>
<p><strong>Da quanto tempo e perché vive in Svizzera?<br /></strong>«Vivo nella Svizzera tedesca da più di sei anni assieme alla mia adorata moglie (nata in Svizzera da genitori italiani) e ai nostri figli. Sono arrivato qui senza conoscere una parola di tedesco, eccetto Brot, Würstel e Spätzle. Eppure fin dall’inizio ho provato a darmi da fare, sia per un riscatto personale, sia per fungere da esempio per i nostri due bambini Provarci, rispetto e “carpe diem” sono spesso i miei slogan».</p>
<p><strong>È ovvio che tutti partono con il desiderio di trovar fortuna.<br /></strong>«Sì, ma pretendere di prevedere cosa possa accaderci è un’utopia. Sono molteplici le ragioni di un “trasferimento drastico”, preferisco chiamarlo così invece di emigrazione. Io ho scelto, pur avendo un lavoro in Italia, di trasferirmi per svariati motivi. Seppure ho avuto modo di ascoltare quanto è capitato a tanti altri ho provato a non farmi condizionare dalle loro esperienze poco costruttive o negative, perché ogni esperienza è prettamente soggettiva. Anzi, ho provato a prendere spunto da quello che ho sentito per provare a non cadere negli stessi errori».</p>
<p><strong>E ci è riuscito?<br /></strong>«Se da un lato mi sento realizzato, non sono un tipo che si accontenta facilmente. Non sono qui per disperazione, ma per scelta e per dare più chance ai miei figli. Non saprei se in Sicilia potrebbero essere fortunati come me».</p>
<p><strong>Ogni tanto, grazie ad episodi come il manifesto “italiani ratti” affisso tempo fa in Ticino,  c’è chi rivanga nel passato ricordando le scritte “vietato ai cani e agli italiani” degli anni ‘50.<br /></strong>«Seppure mi trovo nella Confederazione da pochi anni, conosco benissimo queste storie perché vissute direttamente dai miei nonni quando emigrarono in quell’epoca, quindi non potrei mai condividere i metodi attuati per selezionare chi passava il confine. Nessuno può negare la crudeltà attuata nei controlli. Spero di non essere equivocato, ma ho provato anche a mettermi nei panni di coloro che dovevano accogliere gli stranieri. La maggior parte di persone che emigrava aveva un tenore di vita a volte misero che non permetteva di certo un controllo periodico della propria salute». </p>
<p><strong>Per lei era solo una forma di prevenzione per eventuali malattie portate dai lavoratori dall’estero? <br /></strong>«Non do forza alla xenofobia o al razzismo di Schwarzenberg e di tutti coloro che sostenevano le sue iniziative, figuriamoci, ma l’afflusso di stranieri era notevole, e seppure gli svizzeri hanno sfruttato quelle persone bisognose, dovevano trovare un modo per selezionarli. Avrebbero dovuto trovare dei modi più umani, questo è innegabile. Anche oggi nel mediterraneo si adottano controlli  per le persone che arrivano su barconi straripanti dall’Oriente o dall’Africa: ovviamente l’approccio è molto più decente. In quegli anni di intenso flusso migratorio, in un territorio piccolo come la Svizzera, i metodi erano, possiamo dirlo, arcaici, a partire dai locali di prima accoglienza per finire all’atteggiamento di superiorità di dottori o assistenti incaricati dei controlli sanitari e burocratici».</p>
<p><strong>Come sarebbe la Svizzera senza italiani?<br /></strong>«Effettivamente oggi sarebbe parecchio diversa sotto molti aspetti. È ormai risaputo, e più volte è stato rimarcato, che la presenza degli italiani ha arricchito la cultura elvetica. Ad esempio nel settore industriale o edilizio. L’influsso - e lo sfruttamento - di una manodopera massiccia arrivata dall’Italia in periodi diversi, ha accelerato il processo evolutivo delle infrastrutture elvetiche. Molte aziende svizzere, ad esempio, hanno preso spunto dai sistemi costruttivi dei lori “vicini di casa”. Per non parlare degli aspetti culturali». </p>
<p><strong>Ad esempio?<br /></strong>«Con l’arrivo degli italiani, differenti tra loro a seconda della regione di provenienza, è arrivato un flusso di novità: tradizioni culturali, abitudini alimentari diverse, una moltitudine di dialetti, ecc. Molte abitudini o feste tradizionali, ad esempio, venivano ripetute nei luoghi dove gli emigrati si trasferivano, importando modi, usi e costumi diversi, che se da un lato disturbavano alcuni svizzeri, dall’altro attiravano la loro curiosità. Gli elvetici  più aperti presero spunto da alcuni modi di vivere degli emigrati che sembravano a loro parere vantaggiosi». </p>
<p><strong>Poi vi è l’aspetto linguistico...<br /></strong>«... che è molto importante. Seppure la Svizzera sia una terra in sé plurilingue, un solo cantone italofono non avrebbe potuto diffondere la “dolce lingua” in tutta la Svizzera in maniera così capillare. L’utilizzo di alimenti, usanze, apertura al nuovo e al diverso, in Svizzera, ha subito un netto incremento. La convivenza con gli italiani, prima, ha agevolato poi quella con gli spagnoli, e quella multietnica di oggi. Lo stare bene o male in Svizzera dipende anche da come il singolo si pone nei confronti delle opportunità o difficoltà che trova». </p>
<p>Nel libro La nostra Svizzera. Giudizi è pregiudizi, le testimonianze sono variegate, ma in buona sostanza anche chi, per predisposizione caratteriale si è subito sentito a suo agio, guadagna bene, ama il proprio lavoro e non intende tornare più in Italia , ha fissa nel cuore la propria nazione, come si legge: “Sono attratti dall’Italia, la amano e la sentono propria, ma non sono in grado di lasciare la Svizzera. Questa terra che tanto ha dato loro, dove si sono realizzati, hanno creato una famiglia, hanno visto e vedono un futuro sicuro, tranquillo; però, quando chiediamo se hanno o vorranno il passaporto svizzero, la maggior parte risponde negativamente”.<br /><em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p><em>Giuseppe Pietramale (nella foto) ha curato con Raffaele de Rosa il libro “La nostra Svizzera. Giudizi e pregiudizi” che si può richiedere per e-mail pietramale@libero.it o presso la casa Editrice Libridine, oppure tramite il portale Ibs. Il CIS, Coordinamento Italiani Sciaffusa, ha finanziato la stampa dei volumi e con l’incasso organizza iniziative culturali.</em></p>
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		<title>Henri Toulouse-Lautrec, nobile “bohémien” fondatore del manifesto pubblicitario.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/henri-toulouse-lautrec-nobile-bohemien-fondatore-del-manifesto-pubblicitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 07:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/japonaise-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Visita guidata della Società Svizzera di Milano a Palazzo Reale Henri Toulouse-Lautrec, nobile “bohémien” fondatore del manifesto pubblicitario Palazzo Reale celebra Henri Toulouse-Lautrec con una magnifica e ampia retrospettiva che giustamente i soci della Società Svizzera di Milano non si sono lasciati scappare. Una proposta di visita guidata alla mostra è stata accolta con molto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/japonaise-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-862"  class="panel-layout" ><div id="pg-862-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-862-0" ><div id="pgc-862-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-862-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Visita guidata della Società Svizzera di Milano a Palazzo Reale</p>
<p><strong>Henri Toulouse-Lautrec, nobile “bohémien” </strong><strong>fondatore del manifesto pubblicitario</strong></p>
<p>Palazzo Reale celebra Henri Toulouse-Lautrec con una magnifica e ampia retrospettiva che giustamente i soci della Società Svizzera di Milano non si sono lasciati scappare. Una proposta di visita guidata alla mostra è stata accolta con molto interesse e curiosità, e il 27 novembre il gruppo assaporerà e comprenderà appieno il fascino di questo irriverente artista, testimone ironico della Belle Epoque e della Parigi dei quartieri malfamati. </p>
<p>Henri è un agiato aristocratico francese, la cui vita è segnata da una patologia ossea congenita e da due brutte cadute che gli procurano irrecuperabili fratture alle gambe, compromettendogli lo sviluppo degli arti inferiori e dandogli l’aspetto di un nano. È così che Lautrec si avvicina curioso al mondo bohémien dei sobborghi parigini, dei café chantant, dei cabaret, delle ballerine del Moulin Rouge, del Moulin de la Galette e delle prostitute, ritraendo il profilo psicologico dei protagonisti con un realismo impressionante: la bella e raffinata Jane Avril, la sensuale e corposa Goulue, l’anticonformista visionario Aristide Bruant, imitato nel look dal suo ammiratore Federico Fellini, sono infatti personaggi reali che rappresentano il suo universo e la fonte della sua ispirazione.</p>
<p>Le novità della vita parigina del 1880 come la bicicletta, il telefono e i primi manifesti di pubblicità permeano e ispirano l’attività creativa di molti artisti, ma come dirà Toulouse-Lautrec: “Nel nostro tempo ci sono molti artisti che fanno qualcosa perché è nuovo. Vedono il loro valore e la loro giustificazione in questa novità. Tuttavia ingannano loro stessi: la novità è raramente l’essenziale”. Ma sarà proprio un’invenzione del suo tempo, quella della fotografia, ad appassionare l’artista che ne intuisce istintivamente le grandi potenzialità di espressione e si fa ritrarre dagli amici in pose ironiche e provocatorie, scatti completamente estranei e lontani dai comodi schemi della vita nobiliare della sua famiglia, come ad esempio la fotografia dell’amico Maurice Guibert dal titolo: “Henri de Toulouse-Lautrec in abiti giapponesi che si finge strabico”. Usa la fotografia per cogliere magistralmente le pose in movimento delle ballerine in un’istantanea; di sé dice: “Dipingo le cose come stanno, io non commento. Ie registro”, ma in realtà va oltre la semplice restituzione dell’immagine, come nell’elegante “Troupe de Mademoiselle Eglantine”, dove è raffigurato il ballo del can-can.</p>
<p>È esposto in mostra anche il solo autoritratto dipinto: “Il ritratto di Lautrec allo specchio”.</p>
<p>La recente invenzione della litografia e le moderne inquadrature della fotografia si prestano in modo particolare allo stile di Lautrec, che ha la straordinaria abilità di cogliere l’essenza del soggetto in pochi tratti. Ne è un esempio il manifesto, che ha decretato la sua fama, per il “Divan Japonais” del 1893, nel quale Tolouse-Lautrec fa l’ardita scelta di “tagliare” fuori dall’inquadratura la testa della bella cantante Yvette Guilbert, che si  riconosce comunque per i lunghi guanti neri che sempre indossa quando si esibisce nel locale pubblicizzato; mentre la donna in primo piano è la nota ballerina Jane Avril, soggetto da lui elogiato in tante opere.</p>
<p>Alla passione per la fotografia si unisce il tema delle stampe giapponesi e del mondo fluttuante dell’ukiyo che Toulouse-Lautrec rielabora miscelando tecniche occidentali e poetiche orientali. La straordinarietà dell’artista sta proprio nel fondere questi due elementi, solo apparentemente inconciliabili, in un linguaggio unico e originale. È il caso dell’immagine dedicata alla giovane soubrette May Belford ritratta con apparente innocenza in abiti infantili con in braccio un gattino nero e canta “Mia mamma mi ha regalato un gatto nero, vuoi venire a vederlo?”, parole piene di connotazioni erotiche e chiaro riferimento alle geishe giapponesi.</p>
<p>Il Giappone per la prima volta partecipa alla Esposizione Universale del 1867 e le stampe giapponesi, le armi, le maioliche e le sete affascinano tutti gli intellettuali e gli artisti dell’epoca. Lautrec prende spunto dalle stampe giapponesi, soprattutto da quelle di Utamaro, per quanto attiene ai toni puri e alle linee sottili e li sviluppa nelle affiches che realizza tra il 1891 e il 1990, come ad esempio ne “La Goulue”.  </p>
<p>Lo studio della realtà guida quindi la sua arte dove Montmatre e i suoi abitanti diventano i modelli celebrati spesso con ironia accentuando le inesattezze dei corpi, Si guadagna presto l’appellattivo di “mago della deformazione” e affascinato dai piccoli difetti delle donne dei Salon dirà: “Ho cercato di fare il vero e non l’ideale. Forse è un difetto, perché le verruche non hanno grazie ai miei occhi, e mi piace ornarle di peli pazzerelli, arrontondarle e metterci un punto lucido in cima”.   </p>
<p>Alcuni poster assumono inoltre una valenza politica; ad esempio il celeberrimo “Reine de joie”, che ritrae un lascivo e anziano banchiere che passa le sue serate divertendosi con le cortigiane, viene associato all’ebreo Barone Rothshild, trasformandosi così in un manifesto antisemita.</p>
<p>Lo strepitoso illustratore e fondatore del manifesto pubblicitario riesce insomma a cogliere l’atmosfera di un’epoca in cui si esprimono le nozioni di velocità e modernità, ma purtroppo consumato dagli eccessi e dall’alcool muore a soli trentasette anni nel 1901.</p>
<p>“Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec” offre al visitatore, fino al 18 febbraio, oltre 200 opere, di cui 35 dipinti, litografie, acqueforti e affiches provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da altri importanti musei internazionali come la Tate Modern di Londra e la National Gallery of Art di Washington, oltre alla serie completa dei 22 manifesti, bozzetti e studi preparatori realizzati dall’artista. </p>
<p>Vi aspetto nel prossimo numero con la grande mostra dedicata a Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Anche per questa mostra la Società Svizzera di Milano ha organizzato una visita guidata per i propri soci.<br /><em><br />Antonella Amodio,<br /></em><em>Società Svizzera-Milano</em></p>
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	<p><em>Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1892-1893, litografia, manifesto.</em></p>
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		<title>Compro una casa e mi trasferisco. Quali i problemi da risolvere?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/compro-una-casa-e-mi-trasferisco-quali-i-problemi-da-risolvere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 07:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AVS/AI Assicurazioni Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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	<p>Trasferimento dalla Svizzera in Italia e relative conseguenze</p>
<p><strong>Compro una casa e mi trasferisco. </strong><strong>Quali i problemi da risolvere?</p>
<p></strong>Sehr geehrter Herr Engeler<br />Vielleicht können Sie mir weiterhelfen. Meine Frau und ich wollen ein Haus am Lago Maggiore kaufen und dort wohnen. Das Haus in der Schweiz wollen wir verkaufen. Ich habe folgende Fragen: Kann ich die Kranken- und Unfallversicherung in der Schweiz lassen? Muss ich die AHV und BVG-Rente in Italien versteuern? Ist das teuer? Bekomme ich in Italien leicht Hypotheken und ist das überhaupt empfehlenswert? Vielen Dank für Ihre Rückmeldungen. Freundliche Grüsse.<br /><em>D.S.</p>
<p></em><strong>Antwort</p>
<p></strong>Lieber Leser<br />Ich gehe davon aus, dass Sie beide pensioniert und nicht mehr berufstätig sind, sonst ist ein Teil meiner Auskünfte nichtzutreffend:</p>
<ol>
<li>Schweizer, die nach Italien auswandern, bleiben unter den folgenden Voraussetzungen in der Schweiz versicherungspflichtig:</li>
<li><strong>a)</strong> Sie sind (weiterhin) in der Schweiz und maximal zu 25% in Italien erwerbstätig</li>
<li><strong>b)</strong> Sie beziehen eine Rente der AHV, IV, Unfallversicherung oder Militärversicherung, jedoch keine aus Italien</li>
<li><strong>c)</strong> Sie beziehen eine Rente des BVG (2. Säule) oder eine Kapitalabfindung, sofern sie das 58. Altersjahr erreicht haben, jedoch keine Rente aus Italien.</li>
</ol>
<p>Alle genannten Personengruppen können sich innerhalb von drei Monaten ab Beginn der Versicherungspflicht in der Schweiz bzw. ab Datum der Wohnsitzverlegung von der Versicherungspflicht befreien lassen, sofern sie eine Versicherungsdeckung über die SSN nachweisen können (so genanntes Optionsrecht).</p>
<p>Sie fallen also unter b) oder c) und bleiben also in der Schweiz versichert, ausser sie melden sich bei der italienischen SSN an und üben das Optionsrecht aus. In der Schweiz können Sie allerdings nicht mehr mit der jetzigen Krankenversicherungspolice versichert bleiben, sondern müssen mit Ihrer oder einer andern Krankenkasse eine für Wohnsitz Italien gültige Police abschliessen. Unter https://www.priminfo.admin.ch/downloads/praemien/gesamtbericht_eu_2018_v1.4.pdf können Sie die Krankenkassen, die solche Policen anbieten sowie den Tarifvergleich einsehen und entscheiden.</p>
<p>Ich rate eher dazu, in der Schweiz krankenversichert zu bleiben und die Option nicht auszuüben, insbesonders für Sie, da Sie nahe der Schweizergrenze wohnen werden. In Italien bezahlen Sie in der Regel tiefere Prämien, können sich aber nur in Italien behandeln lassen (ausser Notfällen bei Reisen in die Schweiz oder ein EU/Efta-Land). Bleiben Sie in der Schweiz versichert, können Sie immer auswählen, ob Sie sich in Italien oder der Schweiz behandeln lassen wollen.</p>
<p>Weitere Informationen zu diesem Thema unter (https://www.kvg.org/de/rentner-_content---1--1041.html, auch in italienischer Sprache.</p>
<ol start="2">
<li>Lassen Sie unbedingt alle Pensionen auf ein Konto in Italien überweisen. Bei der AHV werden Ihnen bei der Überweisung 5% als definitive Steuer für Italien abgezogen, Sie brauchen die AHV in Italien nicht mehr zu deklarieren. Die Pension der 2. Säule müssen Sie in Italien deklarieren und versteuern, wenn es sich um eine Pension eines privaten Arbeitgebers handelt. Die Höhe der Steuern richtet sich nach der Höhe der Pension. Ist es eine Pension einer öffentlichen Verwaltung oder angeschlossenen Anstalt (z.B. Post oder SBB), wird in der Schweiz eine Quellensteuer abgezogen; wie bei der AHV müssen Sie diese in Italien nicht deklarieren.</li>
<li>In Italien müssen Sie unbedingt eine Steuererklärung mit den Vermögenswerten in der Schweiz abgeben - ausser Sie überweisen alle Vermögenswerte nach Italien. Eine Nichtbefolgung zieht enorm hohe Strafsteuern nach sich. Dazu empfiehlt sich absolut, einen <em>erfahrenen </em>Steuerberater zuzuziehen.</li>
<li>Es ist relativ einfach, in Italien eine Hypothek zu errichten, insbesondere wenn diese 50% des Kaufpreises und eine Limite von 2-300’000 €, je nach Bank, nicht übersteigt. Dies bringt aber keine steuerlichen Vorteile. Falls Sie es nicht nötig haben, zahlen Sie alles aus eigenen Mitteln. Lassen Sie die nicht unbeträchtlichen Kosten der Handänderung berechnen und behalten Sie genügend Reserven für Überraschungen. Abzuraten ist, eine Hypothek in der Schweiz für ein Haus in Italien zu errichten (Währungsrisiko). </li>
</ol>
<p>Mit freundlichen Grüssen.<br /><em>Robert Engeler</em></p>
</div>
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		<item>
		<title>La Banca Nazionale Svizzera ha messo in circolazione il nuovo 10 franchi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-banca-nazionale-svizzera-ha-messo-in-circolazione-il-nuovo-10-franchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 07:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/front-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il terzo della nuova serie che sarà completata nel 2019La Banca Nazionale Svizzera ha messo in circolazione il nuovo 10 franchiHa lo stesso colore, ma un nuovo design: il nuovo biglietto da 10 franchi che è stato presentato mercoledì 11 ottobre 2017, dalla Banca Nazionale Svizzera. “La nuova banconota mostra l’organizzazione svizzera. L’elemento centrale è il</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/front-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-853"  class="panel-layout" ><div id="pg-853-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-853-0" ><div id="pgc-853-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-853-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il terzo della nuova serie che sarà completata nel 2019</p>
<p><strong>La Banca Nazionale Svizzera ha messo </strong><strong>in circolazione il nuovo 10 franchi<br /></strong>Ha lo stesso colore, ma un nuovo design: il nuovo biglietto da 10 franchi che è stato presentato mercoledì 11 ottobre 2017, dalla Banca Nazionale Svizzera. “La nuova banconota mostra l’organizzazione svizzera. L’elemento centrale è il tempo cronologico”.</p>
<p>I motivi marcanti, presenti su tutte le nuove banconote, sono la mano – in questo caso di una direttrice d’orchestra – e il globo, stavolta caratterizzato dai fusi orari. Sulla striscia di sicurezza è raffigurata la rete ferroviaria svizzera e sono elencate le più lunghe gallerie ferroviarie della Svizzera.</p>
<p>Sul retro sono visibili un tunnel, “parte della fitta rete ferroviaria elvetica, il cui funzionamento presuppone buona organizzazione e precisione cronometrica”, il meccanismo di un orologio, che “simboleggia un’organizzazione ben funzionante” e una porzione della rete ferroviaria svizzera.</p>
<p>Il nuovo biglietto è stato messo in circolazione il 18 ottobre. Esso è il terzo della nuova serie – la nona – che esce dopo quell da 50 (vedi Gazzetta Svizzera giugno 2016) e quello da 20 franchi. Quello da 200 franchi verrà emesso nell’autunno del 2018, mentre gli ultimi due tagli (quelli da 1000 e da 100 franchi) verranno presentati e messi in circolazione nel 2019.</p>
<p>La Banca Nazionale mantiene quindi il taglio di 1000 franchi, che era stato messo in discussione per la sua ampiezza (valore elevato). Scomparirà invece il taglio da 500 franchi che verrà sostituito da quello da 200 franchi, finora mai emesso.</p>
<p><strong>I precedenti tagli<br /></strong>La Banca Nazionale aveva presentato i 50 franchi – la prima banconota della serie – nell’aprile 2016, con sei anni di ritardo sulla tabella di marcia prevista a causa di problemi tecnici. Il taglio da 20 franchi – che su un lato raffigura la Piazza Grande di Locarno durante il Festival del film – è invece entrato in circolazione il 17 maggio di quest’anno. La BNS aveva deciso di sostituire le vecchie banconote (introdotte tra il 1995 e il 1998) per una questione di sicurezza. L’istituto centrale ricorda, comunque, che quest’ultime continueranno a valere come mezzo di pagamento fino a nuovo avviso.</p>
<p><strong>15 elementi di protezione<br /></strong>Analogamente a tutte le nuove banconote, anche per quella da 10 franchi viene utilizzato l’innovativo substrato Durasafe, che consiste in due strati in carta di cotone rinforzati internamente da una pellicola di polimero. Thomas Wiedmer, membro della direzione, ha spiegato che nei biglietti della nuova serie sono incorporati complessivamente 15 elementi di sicurezza, i quali hanno in tutti i tagli la stessa posizione e grandezza. Le banconote mantengono il loro valore anche se singoli elementi non sono più perfettamente riconoscibili in seguito a logorio, uso improprio o danneggiamento intenzionale.</p>
<p>Tutte le banconote della nuova serie conservano il carattere della prima. Le emissioni proseguiranno con cadenza regolare fino al 2019. I temi dominanti per ogni singola banconota, con colori diversi, sono:<br /><strong>10 franchi</strong>: il tempo cronologico e la capacità organizzativa (colore giallo), ognuno riferito alla Svizzera;<br /><strong>20 franchi</strong>: la luce e la creatività (rosso);<br /><strong>50 franchi</strong>: il vento e la pluralità (verde);<br /><strong>100 franchi</strong>: l’acqua e la tradizione umanitaria (blu);<br /><strong>200 franchi</strong>: la materia e la vocazione scientifica (marrone);<br /><strong>1’000 franchi</strong>: la parola e la cultura (viola).</p>
<p>Questi biglietti sono un po’ più piccoli di quelli precedenti, che comunque conservano la loro validità fino a nuovo avviso da parte della Banca Nazionale Svizzera.</p>
<p><strong>I requisiti<br /></strong>Alle banconote svizzere sono tradizionalmente posti elevati requisiti in termine di sicurezza, funzionalità e pregio artistico. Esse costituiscono pertanto un’affascinante simbiosi fra estetica e tecnologia.</p>
<p>In primo luogo, la banconota deve soddisfare rigorosi requisiti di sicurezza. Il pubblico deve essere in grado, grazie alle caratteristiche di sicurezza, di distinguere facilmente e senza ausili tecnici i biglietti autentici da quelli falsi. Le caratteristiche di sicurezza devono inoltre essere difficili da contraffare. La rapidissima evoluzione delle tecniche di reprografia costringe la BNS ad adeguare costantemente tali  caratteristiche. Per le 9a serie sono stati pertanto elaborati nuovi elementi che rendono le banconote ancora più sicure.</p>
<p>In secondo luogo, le banconote devono corrispondere alle esigenze pratiche degli utilizzatori e poter essere trattate senza problemi dalle apparecchiature automatiche. Gli utilizzatori si attendono che le banconote siano maneggevoli e facilmente distinguibili. </p>
<p>I biglietti devono inoltre essere resistenti all’usura e disponibili in comodi tagli. Un’analisi delle esigenze degli utilizzatori e dei requisiti delle apparecchiature ha indotto la BNS a modificare per la 9a serie il formato delle banconote.</p>
<p>In terzo luogo, la banconota deve soddisfare esigenze estetiche. Ciò significa armonizzare la concezione artistica con i requisiti di sicurezza e di praticità. </p>
<p><strong>Ciclo di vita di una banconota<br /></strong>A questo punto inizia il ciclo di vita di una qualsiasi banconota: dalla produzione della carta e dei colori alla fabbricazione del biglietto; dal controllo di qualità presso la BNS all’emissione e al ritiro; dal trattamento, alla distruzione. Al termine del suo ciclo la banconota finisce, ridotta in minuscoli frammenti di carta, all’inceneritore pubblico. Ogni banconota comporta quindi un certo costo di produzione che, in media, è di 40 centesimi.</p>
<p><em>Red.</em></p>
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	<p><em>La nuova banconota da 10 franchi.</em></p>
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</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-banca-nazionale-svizzera-ha-messo-in-circolazione-il-nuovo-10-franchi/">La Banca Nazionale Svizzera ha messo in circolazione il nuovo 10 franchi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Italianità e migrazione. Sollecito per l’accordo fiscale.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/italianita-e-migrazione-sollecito-per-laccordo-fiscale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 07:05:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/alfano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il IV Forum italo-svizzero con Burkhalter e AlfanoItalianità e migrazione. Sollecito per l’accordo fiscaleSi è svolta a Lugano, all’inizio di ottobre, la quarta edizione del Forum per il dialogo tra la Svizzera e l’Italia. Le rispettive delegazioni erano capeggiate rispettivamente da Didier Burkhalter (ministro degli esteri) e il collega italiano Angelino Alfano, presenti i rispettivi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/alfano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-849"  class="panel-layout" ><div id="pg-849-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-849-0" ><div id="pgc-849-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-849-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il IV Forum italo-svizzero con Burkhalter e Alfano</p>
<p><strong>Italianità e migrazione</strong><strong>. </strong><strong>Sollecito per l’accordo fiscale</p>
<p></strong>Si è svolta a Lugano, all’inizio di ottobre, la quarta edizione del Forum per il dialogo tra la Svizzera e l’Italia. Le rispettive delegazioni erano capeggiate rispettivamente da Didier Burkhalter (ministro degli esteri) e il collega italiano Angelino Alfano, presenti i rispettivi ambasciatori.</p>
<p>L’incontro si è svolto – alla presenza di molte personalità politiche, economiche, culturali, scientifiche – nella sede dell’Università della Svizzera italiana. Con il saluto introduttivo, tanto il rettore dell’Università, Erez Boas, quanto il sindaco Marco Borradori hanno sottolineato l’importanza dei colloqui tra i due paesi, in particolare per le zone di confine, come appunto quella di Lugano. Dal canto suo, Angelino Alfano ha ricordato che “ora che l’economia italiana è tornata a crescere, è il momento ideale per essere propositivi”, sottolineando l’intensità dei rapporti di ogni tipo fra i due paesi. Alfano ha anche elogiato la Svizzera per la politica migratoria e la partecipazione volontaria al piano di ricollocazione dei richiedenti l’asilo.</p>
<p>Il consigliere federale Didier Burkhalter ha iniziato dicendo che la sua successione in Consiglio federale di Ignazio Cassis porterà una ventata di italianità a Berna. Ha poi aggiunto che nel suo mandato di otto anni alla testa del DFAE ha avuto l’occasione di incontrare ben sei diversi colleghi al Ministero degli esteri italiano. Ha poi ricordato la collaborazione in materia di lotta all’estremismo, nei problemi doganali, soffermandosi anche sull’annosa questione della tassazione dei frontalieri con l’Italia. Qui il lavoro di preparazione è stato intenso e, in parecchie occasioni, sia la Svizzera, sia il canton Ticino sono andati incontro ai desideri italiani. Ha quindi esortato il Ministro degli esteri italiano e il Governo italiano a firmare l’accordo, che la Svizzera ha firmato già da tempo. Burkhalter ha terminato l’intervento con un’esortazione personale: “La Svizzera conta su di te, Angelino!”.</p>
<p>La necessità del dialogo internazionale è poi stata ribadita da molti interventi: quello del presidente onorario del Forum Carlo De Benedetti, dell’architetto Mario Botta con “una nuova centralità” delle zone di frontiera. A seguito del Forum, Burkhalter e Alfano hanno avuto un incontro bilaterale, mentre si sono riuniti anche quattro gruppi di lavoro. Sono state affrontate quattro tematiche: la promozione dell’italiano, la questione migratoria, l’industria 4.0 e i trasporti.</p>
<p><em>I.B.</em></p>
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		<title>I punti principali da tener presente avendo versato contributi nei due paesi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-punti-principali-da-tener-presente-avendo-versato-contributi-nei-due-paesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 07:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AVS/AI Assicurazioni Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Ich möchte vorzeitig AHV beziehenI punti principali da tener presente avendo versato contributi nei due paesiLieber Herr Engelerich habe ein Anliegen. möchte wissen, was mir zusteht, wenn ich das nächste Jahr in die “ Vorpension” gehen möchte. Ich habe sowohl Sozialversicherungs-Beiträge in der Schweiz als auch in Italien geleistet. Sie kennen meinen ungefähren Lebenslauf.Falls Sie mir</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-845"  class="panel-layout" ><div id="pg-845-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-845-0" ><div id="pgc-845-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-845-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Ich möchte vorzeitig AHV beziehen</p>
<p><strong>I punti principali da tener presente </strong><strong>avendo versato contributi nei due paesi</p>
<p></strong><em>Lieber Herr Engeler<br /></em><em>ich habe ein Anliegen. möchte wissen, was mir zusteht, wenn ich das nächste Jahr in die “ Vorpension” gehen möchte. Ich habe sowohl Sozialversicherungs-Beiträge in der Schweiz als auch in Italien geleistet. Sie kennen meinen ungefähren Lebenslauf.<br /></em><em><br />Falls Sie mir helfen können, welche Unterlagen brauchen Sie und was benötigen Sie?<br /></em><em>ich bin am X. April 1955 geboren und meine AHS -Nummer ist: xxx<br /></em><em>Ich danke Ihnen zum Voraus.<br />H. </em><em>Z.</p>
<p></em><strong>Antwort</p>
<p></strong>Liebe Leserin<br />So einfach, wie es scheint, ist die Frage nicht, auch deshalb nicht, weil Sie sowohl in der Schweiz wie in Italien Beiträge an die Sozialversicherungen bezahlt haben. Bei vorzeitigem Bezug der AHV gibt es nämlich verschiedene Punkte zu beachten:<br />–   Die AHV-Rente kann entweder 1 oder 2 Jahre vor dem üblichen Rentenalter bezogen werden, also mit dem 62. oder 63. Altersjahr. Pro Jahr Vorbezug wird die Rente lebenslänglich mit 6,8% gekürzt. In Ihrem Fall könnten Sie die Rente mit 63 Jahren, ab 1. Mai 2018 verlangen; ihre Rente würde aber um 6,8% gekürzt.<br />–   Sie sind jetzt in der Schweiz wohnhaft. Sie bleiben bis zum 64. Altersjahr beitragspflichtig. Je nach Vermögenslage und Rente aus der 2. Säule könnte das ziemlich teuer werden. Billiger wäre unter Umständen eine kleine Nebenarbeit; dann zahlen Sie bloss die Arbeitnehmerprämie auf einem kleinen Einkommen. Das ist auszurechnen.</p>
<p>Es gilt also, eine Gesamtrechnung aufzustellen, umso mehr, als Sie Anrecht auf drei verschiedene Sozialversicherungen haben. Der Abzug auf der AHV-Rente von 6,8% lebenslänglich ist spürbar und kann vor allem im höheren Alter zu einem Problem werden; ich rate deshalb immer vom Vorbezug ab, ausser das Geld wird dringend benötigt oder der Gesundheitszustand ist so schlecht, dass ein Leben über 70 Jahre unwahrscheinlich ist. Deshalb:<br />–   Sie haben Anrecht auf eine italienische Pension (INPS) für die Jahre, in welcher Sie dort Beiträge geleistet haben. Sie können die Höhe der Rente auf der Internetseite der INPS selber berechnen.<br />–   Sie haben Anrecht auf eine Pension aus der 2. Säule in der Schweiz. Ab wann, und wie hoch ist diese? Dies können Sie von Ihrer Pensionskasse berechnen lassen.<br />–   Wie gross sind Ihre Ersparnisse, wie gross die Kosten für Ihren Lebensunterhalt?<br />–   Benötigen Sie die AHV-Rente absolut ab dem 63. Altersjahr, oder können Sie das ordentliche Pensionsalter von 64 abwarten, oder den Bezug der AHV-Rente sogar aufschieben (nach 1 Jahr aufschieben gibt es über 5%, nach fünf Jahren (Maximum) eine über 30% höhere Rente.<br />–   Oder lohnt es sich für Sie, noch ein Jahr länger zu arbeiten?<br />–   Sie können bei der Cassa Svizzera di Compensazione eine Vorberechnung Ihrer Rente bei Pensionsalter 64 (oder bei Vorbezug ab 63) machen lassen. Siehe www.ahv.ch. </p>
<p>Machen Sie einmal diese Rechnungen; falls Sie weitere Hilfe brauchen, schreiben Sie mir einfach wieder. Sie brauchen mir keine Zahlen über Ihre Ersparnisse zu geben; Diskretion ist aber selbstverständlich. Da Sie in der Schweiz leben, müssen Sie der INPS eine Bestätigung Ihrer Wohngemeinde abgeben, dass Sie in der Schweiz Steuern bezahlen und Ihnen die INPS-Rente deshalb steuerfrei ausbezahlt wird.<br />Mit freundlichen Grüssen</p>
<p><em>Robert Engeler</em></p>
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		<item>
		<title>Ricordati a Genova i 120 anni della storica funicolare del Righi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ricordati-a-genova-i-120-anni-della-storica-funicolare-del-righi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 15:54:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/GENOVA-IMG_7119-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Gemellaggio fra Righi Bahnen e AMT GenovaRicordati a Genova i 120 anni della storica funicolare del Righi Per celebrare i 120 anni della funicolare genovese, AMT Genova e Rigi Bahnen  hanno stretto un gemellaggio nel segno dei due sistemi di risalita storici, le cremagliere svizzere Vitznau-Rigi del 1871, Arth-Rigi del 1875 e la funicolare Zecca-Righi del</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ricordati-a-genova-i-120-anni-della-storica-funicolare-del-righi/">Ricordati a Genova i 120 anni della storica funicolare del Righi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/GENOVA-IMG_7119-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-834"  class="panel-layout" ><div id="pg-834-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-834-0" ><div id="pgc-834-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-834-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Gemellaggio fra Righi Bahnen e AMT Genova</p>
<p><strong>Ricordati a Genova i 120 anni </strong><strong>della storica funicolare del Righi </p>
<p></strong>Per celebrare i 120 anni della funicolare genovese, AMT Genova e Rigi Bahnen  hanno stretto un gemellaggio nel segno dei due sistemi di risalita storici, le cremagliere svizzere Vitznau-Rigi del 1871, Arth-Rigi del 1875 e la funicolare Zecca-Righi del 1897, unite idealmente dall’intuizione turistica e trasportistica dell’imprenditore svizzero Franz Josef Bucher di Kerns (Lucerna).</p>
<p>Con l’apertura del Canale di Suez (1869) e della prima linea ferroviaria del Gottardo (1882), Genova era diventata uno dei più importanti poli commerciali e finanziari di Genova. F. J. Bucher ne è pienamente consapevole perciò nel 1890 acquisisce Palazzo Lomellini a Pegli, uno dei grandi palazzi nobiliari genovesi, trasformandolo nel Grand Hotel du Meditérranée. Ai suoi ospiti Bucher offre anche un comodo collegamento costruendo in tempo record una rete tramviaria che portava da Pegli in centro città.</p>
<p>Nel 1871 era stata inaugurata la prima cremagliera d’Europa che da Vitznau saliva in cima al Monte Rigi, la regina delle montagne della Svizzera Centrale, e Bucher ha quindi l’idea di replicare a Genova il modello di successo del Rigi svizzero, realizzando la funicolare che conduce in cima al Monte Chiappe. Nel 1897 la funicolare genovese è completata, lo stesso Bucher decide di chiamare Righi quel punto alto da cui lo sguardo si perde fino al mare in assonanza con il suo Rigi (Rigi in tedesco si pronuncia Righi). </p>
<p>Giovedì 28 settembre nella splendida Sala di Rappresentanza di Palazzo Tursi stracolma, ha avuto inizio la festa del gemellaggio con il suono degli “Alphorn” del Duo Dario seguiti dagli interventi del Vicesindaco Stefano Balleari, del Console Generale di Svizzera Félix Baumann, del Direttore della Rigi Bahnen Stefan Otz e del Direttore Generale AMT Stefano Pesci e con la “partecipazione” di Franz Josef Bucher interpretato grandiosamente da Walter Finkbohner, l’ideatore di questa giornata, che ci ha riportato indietro di 120 anni. Erano inoltre presenti il Console Onorario di Svizzera a Genova René Rais, il Direttore di Svizzera Turismo Armando Troncana e la presidente del Circolo Svizzero di Genova Elisabetta Beeler. Dalla società Svizzera di Milano è arrivato il consigliere R. Strotz.</p>
<p>La festa è poi proseguita sul Righi con il viaggio in funicolare, la posa della targa celebrativa e con un rinfresco sulla magnifica terrazza panoramica della funicolare.<br /><em>Rolf Strotz<br /></em><em>Società Svizzera Milano</em></p>
</div>
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	<p><em>Autorità comunali e consolari alla cerimonia.</em></p>
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	<p><em>Nella sala del palazzo Tursi anche i corni delle Alpi.</em></p>
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	<p><em>Finkbohner imita Franz Josef Bucher.</em></p>
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		<title>La riforma dell&#8217;AVS è sempre urgente</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/riforma-avs-e-sempre-urgente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 15:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="143" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/avs-ai-150x143.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Dopo il no popolareRiforma AVS è sempre urgenteGià i primi giorni dopo il voto popolare che ha respinto la riforma “Previdenza 2020”, sono state avanzate proposte per un nuovo pacchetto di riforma. I sostenitori del no, in pratica l’UDC e il PLR, hanno detto a chiare lettere di voler portare in porto il nuovo progetto</p>
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	<p>Dopo il no popolare</p>
<p><strong>Riforma AVS è sempre urgente</p>
<p></strong>Già i primi giorni dopo il voto popolare che ha respinto la riforma “Previdenza 2020”, sono state avanzate proposte per un nuovo pacchetto di riforma. I sostenitori del no, in pratica l’UDC e il PLR, hanno detto a chiare lettere di voler portare in porto il nuovo progetto di riforma entro il 2019. Hanno però anche aggiunto di volersi concentrare sulla revisione dell’AVS, che è prioritaria rispetto a quella della previdenza professionale (le casse pensioni).</p>
<p>In realtà l’AVS è l’assicurazione di base per tutti e pratica – almeno in parte – il sistema della distribuzione, cioè le giovani generazioni pagano per quelle più anziane. Con l’invecchiamento della popolazione, la generazione di pensionati aumenta di più di quella degli attivi. Di conseguenza vi sono sempre meno attivi che versano i contributi all’ AVS e sempre più anziani che ricevono le rendite.</p>
<p>Tra le proposte che torneranno sul tappeto nella prossima revisione, vi sarà certamente quella dell’aumento dell’età di pensionamento (ora a 65 anni). Ma è proprio questo argomento che – secondo gli analisti – ha fatto cadere il progetto in votazione. Si valuta per esempio che il 42% delle donne abbia votato no. Alcuni esperti pensano di poter risolvere il problema grazie a una grande flessibilità dell’età di pensionamento. Cioè fornendo incentivi a coloro che accettano il pensionamento anticipato, anche prima dell’età di 65 anni. Altri paesi lo stanno facendo, in concomitanza con l’aumento degli anni di contribuzione.</p>
<p>L’altro grande tema in discussione è quello delle casse pensioni. I gestori delle casse sono preoccupati perché il no popolare significa mantenere il tasso di conversione del capitale di vecchiaia in rendite. Questo “secondo pilastro” funziona in Svizzera in base al principio secondo cui ognuno si forma negli anni, con il datore di lavoro che paga una parte del premio, il proprio capitale da convertire in rendita. Con un tasso di conversione del 6,8%, molte casse – soprattutto quelle con assicurati con salari bassi – sono costrette a finanziare parte delle rendite dei pensionati con i premi versati dagli attivi. Così il sistema della capitalizzazione sta diventando sempre più un sistema di distribuzione, simile a quello dell’AVS. Molte casse si sono finora salvate con la cosiddetta “parte sovra-obbligatoria”, per la quale si può usare un tasso inferiore di conversione. Le migliori si avvicinano così, in media, al 6%, ma non al 6,8%. La maggior parte però non raggiunge nemmeno il 6%, tant’è che gli assicuratori avevano chiesto il5% da subito.</p>
<p>Entrambe le riforme – ma la seconda sarà per più tardi – vorrebbero far dipendere il sistema sempre meno dai sussidi statali, ma una soluzione neutra che passi attraverso il vaglio popolare è praticamente impossibile. Vedremo se le prossime proposte riusciranno a risolvere questa “quadratura del cerchio”.<br /><em>Ignazio Bonoli</em></p>
<p> </p>
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		<title>I figli di naturalizzati sono sempre svizzeri?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-figli-di-naturalizzati-sono-sempre-svizzeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 15:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Cittadinanza svizzeraI figli di naturalizzati sono sempre svizzeri?Caro Avvocato,sono un’anziana pensionata solo da qualche tempo diventata svizzera. In realtà svizzera lo sono sempre stata, anzi mi sono sempre sentita tale.Per una sere di vicissitudini legate a vicende famigliari non avevo avuto la possibilità di chiedere la cittadinanza prima ma ora l’ho attenuta e ne vado estremamente</p>
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	<p>Cittadinanza svizzera</p>
<p><strong>I figli di naturalizzati sono sempre svizzeri?</p>
<p></strong><em>Caro Avvocato,<br /></em><em>sono un’anziana pensionata solo da qualche tempo diventata svizzera. In realtà svizzera lo sono sempre stata, anzi mi sono sempre sentita tale.</p>
<p></em><em>Per una sere di vicissitudini legate a vicende famigliari non avevo avuto la possibilità di chiedere la cittadinanza prima ma ora l’ho attenuta e ne vado estremamente fiera, anche per i ricordi felici e caldi che mi riportano indietro agli anni nei quali i miei genitori erano ancora vivi.</p>
<p></em><em>Leggo sempre con piacere ed interesse la Sua rubrica sulla Gazzetta Svizzera e mi sono risolta a scriverle non tanto per me ma per mia figlia, la quale, visto che la mamma adesso è svizzera, non vuole essere da meno e desidererebbe chiedere anche lei la cittadinanza.<br /></em><em>Così mi sono interessata e ho chiesto notizie al Consolato, spiegando la situazione. Con mia enorme sorpresa una gentilissima impiegata ci ha detto però che ciò non sarebbe possibile.<br /></em><em>Non capisco. Se adesso sono svizzera perché mia figlia non lo può diventare? Mi sembra un’assurdità ma magari Lei mi trova una soluzione o me lo può spiegare con parole semplici?<br /></em><em>La ringrazio sin d’ora e complimenti ancora per il Suo lavoro.<br /></em><em>(D.S. – Genova)</p>
<p></em><strong>Risposta</strong></p>
<p>Cara Lettrice,<br />La ringrazio per la Sua lettera semplice e breve ma dalla quale traspaiono grande passione e sincero amore per la Svizzera.</p>
<p>Le rispondo dunque volentieri, anche perché le Sua domanda sulla cittadinanza ci consente  a fare il punto sulla disciplina attuale ma anche sulle modifiche della disciplina la cui entrata in vigore è alle porte, essendo fissata per il 1° gennaio 2018.</p>
<p>Per facilitare la comprensione a tutti, cominciamo allora con il riassumere cosa prevede attualmente la <strong>Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera</strong> del 29 Settembre 1952 (<strong>LCit</strong>) nella sua formulazione vigente, per poi cercare di collocare il Suo caso specifico ed, infine, passare a descrivere le novità per il 2018.</p>
<p><strong>I modi di acquisto della cittadinanza svizzera</strong><br />Un primo modo d’acquisto è quello per legge fondato sullo <em>ius sanguinis</em>, e cioè sulla discendenza. L’art. <strong>1 LCit</strong> stabilisce che può essere cittadino svizzero <u>fin dalla nascita</u> il figlio di genitori coniugati <u>dei quali almeno uno sia svizzero</u>, ma <u>anche il figlio di madre svizzera non coniugata con il padre</u>.</p>
<p>Da tale principio deriva il fatto che il figlio di uno svizzero non debba fare alcunché per beneficiare fin dalla nascita della cittadinanza del genitore. Vi sono poi come ulteriori modi di acquisto della cittadinanza la <strong>reintegrazione</strong> e la <strong>naturalizzazione</strong>, entrambe sia nella forma <strong>ordinaria </strong>sia in quella <strong>agevolata</strong>.</p>
<p>L’istituto della <strong>reintegrazione </strong>(artt. <strong>18 e ss. LCit</strong>) </p>
<ol>
<li>a) si fonda sul presupposto che l’interessato <u>abbia perduto</u> la propria pregressa cittadinanza svizzera. </li>
<li>b) inoltre l’art. 23 impone, come presupposto della domanda di cittadinanza, che l’interessato sia <u>già residente in Svizzera da almeno un anno</u>.</li>
</ol>
<p>Per quanto riguarda la <strong>naturalizzazione</strong>, quella <strong>ordinaria</strong> (artt. <strong>12 e ss. LCit</strong>) richiede una <u>residenza in Svizzera</u> anche non continuativa attualmente di <u>almeno 12 anni, di cui tre nei cinque anni precedenti la domanda</u> (art. 15). </p>
<p>Rimane ancora la <strong>naturalizzazione agevolata </strong>(artt. <strong>26 e ss. LCit</strong>). Essa opera:<br />–   per gli <strong>stranieri che abbiano sposato cittadini svizzeri</strong>;<br />–   per i <strong>figli di un genitore svizzero.</strong> </p>
<p>In quest’ultima ipotesi, la naturalizzazione è applicabile anche in favore dei <strong>figli di un genitore svizzero</strong> che intendano <strong>riacquistare</strong> la cittadinanza di quest’ultimo.  </p>
<p>Più precisamente, la norma di riferimento, art.<strong> 31b LCit</strong>, stabilisce che <em>“<strong>il figlio straniero che non ha potuto acquistare la cittadinanza svizzera in quanto un <u>genitore l’ha persa prima che egli nascesse</u> può, se ha stretti vincoli con la Svizzera, beneficiare della naturalizzazione agevolata”</strong></em>, acquistando – aggiunge il comma 2 – <strong><em>“la cittadinanza cantonale e comunale che il genitore aveva da ultimo</em></strong><em>”.</p>
<p></em>Giova poi ricordare il contenuto della disposizione di <strong>diritto transitorio</strong> dettata dall’art. <strong>58a LCit</strong>. La norma in questione trova la sua ragion d’essere proprio nella volontà del legislatore del 2003 di eliminare le discriminazioni cui erano sottoposte le madri svizzere (ed ex-svizzere) nella trasmissione della loro cittadinanza ai figli.  Essa, in concreto, stabilisce che il figlio straniero <strong>nato prima del 1° luglio 1985</strong> e la cui madre possedeva la cittadinanza svizzera al momento o prima del parto può presentare una domanda di naturalizzazione agevolata se ha <em>“<strong>stretti vincoli con la Svizzera</strong>”.</p>
<p></em>La naturalizzazione agevolata, come più volte da noi spiegato, presuppone ovviamente anche che ricorrano una serie di condizioni in capo all’interessato (<strong>art. 26 LCit</strong>). Vediamole in sintesi.</p>
<p>a) <strong>L’integrazione in Svizzera, </strong>data dai seguenti indici, congiuntamente considerati:<br />–   <u>conoscenza di almeno una delle lingue nazionali</u>;<br />–   <u>contatti con la popolazione</u> e la <u>partecipazione alla vita della comunità</u>, requisiti che in caso di residenza all’estero devono essere soddisfatti “per analogia”;<br />–   <u>indipendenza economica</u>, e cioè che l’interessato sia in grado di provvedere autonomamente e stabilmente al proprio mantenimento;<br />valutando anche <u>l’età</u> ed il <u>grado di istruzione</u> del candidato.</p>
<p>b) <strong>Conformità con l’ordinamento giuridico svizzero, </strong>che per il candidato residente all’estero, si fonda su di un’indagine delle autorità consolari svizzere svolta sul territorio in cui vive, per verificare:<br />da un lato, la fedina penale dell’interessato, la presenza di procedimenti penali a suo carico in Svizzera o in altri Paesi;<br />dall’altro, la sua reputazione finanziaria, in base a pendenze con il fisco locale o pignoramenti subiti.</p>
<p>c) <strong>Non compromissione della sicurezza interna ed esterna della Svizzera, che </strong>viene soddisfatta se la persona interessata non fa parte ad esempio di organizzazioni terroristiche o criminali.</p>
<p>d) <strong>L’esistenza di stretti vincoli con la Svizzera<br /></strong>I requisiti appena illustrati costituiscono condizioni necessarie ma <u>non sufficienti</u>.<br />Infatti, deve sussistere un ulteriore elemento imprescindibile, che è dato dalla presenza di evidenti <u>stretti legami con la Svizzera</u>.<br />In particolare, a seguito della revisione entrata in vigore nel Gennaio 2006, essendosi ampliata la platea dei soggetti residenti all’estero che possono presentare domanda di naturalizzazione agevolata, l’interpretazione del concetto di “<em>stretti vincoli</em>” è divenuta più rigorosa.</p>
<p>Tale concetto, però, appare generico in termini giuridici. Ecco perché, nella prassi si sono sviluppati una serie di indici più chiari, specifici e concreti, poi confluiti in parte in un apposito provvedimento, <strong>l’Ordinanza sulla cittadinanza svizzera (OCit) </strong>del 17.6.2016, adottata in vista delle modifiche per il 2018, e cioè:<br />–   eventuali <u>vacanze o soggiorni fatti in Svizzera</u>;<br />–   la <u>presenza in Svizzera di persone che conoscono personalmente l’interessato;<br /></u>–   L’<u>interesse per gli eventi e per la vita politica del Paese</u>; <br />–   eventuali <u>contatti con cittadini o associazioni elvetiche all’estero</u>;<br />–   il fatto <u>di lavorare per un’azienda svizzera</u> o l’aver <u>frequentato una scuola svizzera all’estero</u>;<br />–   il <u>grado di parentela con la persona emigrata</u>.</p>
<p>Ciò detto, analizziamo il caso concreto, anche se Lei ed i nostri Lettori avrete già intuito il tenore della mia risposta.</p>
<p><strong>Il caso concreto</strong><br />Risulta, già da questa breve disamina, che nessuna delle ipotesi descritte si attagli al caso particolare Suo e di Sua figlia.<br /><strong>Non il diritto di nascita</strong>, perché all’epoca del parto, par di capire, Lei non era ancora svizzera. <br /><strong>Nemmeno si può ricorrere alla reintegrazione</strong>, in quanto come visto, essa si fonda sulla precedente sussistenza della cittadinanza svizzera persa per perenzione, mentre, nel Suo caso concreto, nemmeno Lei non ha mai acquistato in passato, se non recentemente (né, conseguentemente, ha mai perduto), la cittadinanza svizzera.<br />Non è precisato, purtroppo, a che titolo Lei ha ottenuto la cittadinanza svizzera. La reintegrazione, però, risulterebbe comunque <strong>inapplicabile</strong> al caso concreto, perché immagino Voi non siate residenti in Svizzera.</p>
<p>E ancora, per lo stesso motivo della mancanza del requisito essenziale della residenza da parte di Sua figlia, <strong>non potrà aversi la naturalizzazione ordinaria</strong>.</p>
<p>Infine, <strong>neanche è possibile il ricorso alla naturalizzazione agevolata.</strong> La stessa, infatti, è sì applicabile ai figli. Tuttavia, di regola, <strong>solo</strong> <strong>i figli minorenni del richiedente sono compresi</strong> nella sua naturalizzazione o reintegrazione (art. <strong>33 LCit</strong>).</p>
<p>Peraltro, in caso di domanda del loro genitore, i minorenni <strong>oltre i sedici anni </strong>devono esprimere<strong> per iscritto </strong>la loro<strong> volontà </strong>di acquisire la cittadinanza svizzera (art. <strong>34 LCit</strong>).<br />I figli di un genitore naturalizzato svizzero, che invece non sono stati inclusi nella naturalizzazione possono richiedere a loro volta quella agevolata prima del compimento del 22° anno d’età, purché abbiano risieduto in Svizzera complessivamente 5 anni, incluso l’anno precedente la domanda (art. <strong>31a LCit</strong>). <br />Mentre l’art. <strong>31b LCit</strong> consente lo stesso diritto al figlio straniero del genitore naturalizzato che abbia perso la cittadinanza svizzera prima della sua nascita. <br />Da ultimo, sempre con riferimento ai figli, anche il già menzionato art. <strong>58a LCit</strong> attribuisce lo stesso diritto al figlio che abbia “<em>stretti vincoli con la Svizzera” </em>nato prima del 1985 da madre che all’epoca possedeva la cittadinanza svizzera<br />Come si vede una disciplina complicata, che sembra <strong>non offrire proprio soluzioni nel senso </strong>da Lei auspicato. Naturalmente una maggiore conoscenza di fatti e date di eventi potrebbe forse modificare il giudizio ma, malauguratamente, non ci è dato sapere più di quanto Lei ci ha scritto.</p>
<p><strong>Le novità dal 2018<br /></strong>La situazione, anzi, non è destinata a cambiare con l’avvento del nuovo anno, anche se sono in arrivo alcune novità in materia. Infatti come accennato, il 1° gennaio 2018 entrerà in vigore la revisione approvata dal Parlamento svizzero nel 2014, ma che riguarda, ad esempio, la naturalizzazione ordinaria per chi risiede in Svizzera da 10 anni (e non più 12) con regolare permesso di domicilio. Ciò, sempre che ricorrano alcuni criteri (quali sopra descritti) a riprova dell’integrazione del soggetto.</p>
<p>La legge sarà quindi oggetto di un generale riordino, che comporterà anche il venir meno di alcune specifiche situazioni. Proprio la novella sulla naturalizzazione ha indotto alla definizione con criteri di maggiore determinatezza dei requisiti attraverso l’Ordinanza sulla cittadinanza del 2016.</p>
<p>Purtroppo, però, nulla che possa fornire argomenti alla speranza Sua e di Sua figlia di un’estensione degli effetti della naturalizzazione. Spero però che continuerete entrambe a seguire la Gazzetta Svizzera lo stesso. Un saluto a Lei ed a tutti i nostri Lettori,<br /><em>Avvocato Markus W. Wiget</em></p>
</div>
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		<item>
		<title>Due Premi Nobel anche in Svizzera. Per la chimica e contro le armi nucleari.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/due-premi-nobel-anche-in-svizzera-per-la-chimica-e-contro-le-armi-nucleari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 15:23:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/Jacques-Dubochet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Al professor Jacques Dubochet e alla ICANDue Premi Nobel anche in Svizzera. Per la chimica e contro le armi nucleari.La giuria del Premio Nobel 2017 ha assegnato l’importante riconoscimento, nel campo della chimica, al professor Jacques Dubochet (75 anni), ex-docente all’Università di Losanna, insieme al tedesco Joachim Frank (77 anni), della Columbia University di New</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/due-premi-nobel-anche-in-svizzera-per-la-chimica-e-contro-le-armi-nucleari/">Due Premi Nobel anche in Svizzera. Per la chimica e contro le armi nucleari.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/10/Jacques-Dubochet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-814"  class="panel-layout" ><div id="pg-814-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-814-0" ><div id="pgc-814-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-814-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Al professor Jacques Dubochet e alla ICAN</p>
<p><strong>Due Premi Nobel anche in Svizzera. </strong><strong>Per la chimica e contro le armi nucleari.</p>
<p></strong>La giuria del Premio Nobel 2017 ha assegnato l’importante riconoscimento, nel campo della chimica, al professor <strong>Jacques Dubochet</strong> (75 anni), ex-docente all’Università di Losanna, insieme al tedesco Joachim Frank (77 anni), della Columbia University di New York, e al britannico Richard Henderson (72 anni), del Laboratorio di biologia molecolare del Medical Research Council di Cambridge. </p>
<p>I tre ricercatori sono autori di una vera e propria rivoluzione nel campo della biochimica. Le loro scoperte permettono di congelare immediatamente le strutture biologiche più complesse in una specie di “fermo immagine” della vita. Questo permette di scoprire i punti deboli di virus e batteri e quindi i farmaci in grado di sconfiggerli. È il caso delle proteine che rendono i batteri resistenti agli antibiotici e anche di quelle che si trovano sulla superficie del virus Zika. La tecnica messa a punto si chiama microscopia crioelettronica ed è stata realizzata con studi che si sono protratti per vent’anni. </p>
<p>Intervistato all’Università di Losanna, Dubochet ha riassunto in modo ironico la sua carriera e le sue scoperte. Ha anche dichiarato di essere stato il primo dislessico riconosciuto ufficialmente nel canton Vaud. Grazie a questo – ha detto – ho potuto frequentare il liceo con risultati sempre peggiori, rimanendo sempre uno degli ultimi in tutte le materie e giustificando con la dislessia la mia pigrizia. Il nuovo Premio Nobel è conosciuto come un uomo appassionato, ma anche malizioso. Ha pure aggiunto di essere stato messo al mondo da genitori ottimisti. Si è iscritto all’Università di Losanna conseguendo il diploma di ingegnere fisico. A Ginevra, ha poi ottenuto un certificato in biologia molecolare per proseguire gli studi in microscopia elettronica che diventerà la sua materia principale.  Nel 1973, ha sostenuto una tesi in biofisica a Ginevra e a Basilea. Dopo un periodo ad Heidelberg, nel 1987 è stato nominato all’Università di Losanna.</p>
<p>La presidente della Confederazione Doris Leuthard ha espresso grande soddisfazione per questo riconoscimento a uno studioso svizzero, con il quale si è complimentato anche il consigliere federale Johann Schneider-Ammann.</p>
<p>Anche il Nobel per la pace del 2017 è giunto in Svizzera, poiché conferito alla Campagna internazionale per abolire le armi atomiche (ICAN), che ha sede a Ginevra. La motivazione del premio sottolinea “il ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualunque utilizzo di armi nucleari e per gli sforzi innovativi per giungere a un trattato che proibisca queste armi”. </p>
<p>Il tema è evidentemente di grande attualità e la direttrice dell’ICAN, Beatrice Fihn, ha infatti rivolto subito un appello a Stati Uniti e Corea del Nord perché fermino le rispettive provocazioni e la minaccia di attacchi nucleari. Fondata nel 2007, l’organizzazione dispone di 406 organizzazioni partner in 101 paesi. Ha svolto un ruolo decisivo per la risoluzione del luglio 2017 dell’ONU, che apre i negoziati per un bando totale delle armi atomiche. Il Giappone, finora unico paese al mondo vittima di un attacco nucleare, ha accolto con grande soddisfazione il premio conferito all’ICAN. Tra i sopravissuti alla bomba di Hiroshima, il 92enne Sunao Tsuboi, esprimendo la sua gratitudine, ha parlato di un messaggio forte agli Stati che dispongono di armi nucleari. </p>
<p>Il DFAE si è complimento con l’ICAN per la sua instancabile dedizione e “l’importante contributo della società civile per il disarmo nucleare”.<br /><em>Red.</p>
<p></em>Anche A. Einstein e H. Hesse<br /><strong>Ventotto svizzeri con il Premio Nobel</strong></p>
<p>Con Dubochet il numero degli svizzeri insigniti del Premio Nobel sale a ventotto. Sette premi sono stati assegnati nel settore della chimica, nove in quello della medicina, sei nella fisica, due nella letteratura. Il Nobel per la pace era stato attribuito nel 1901 a Henri Dunand, fondatore della Croce Rossa, e l’anno dopo sono stati laureati Elie Ducommun e Charles-Albert Gobat. Nessun svizzero è stato premiato per l’economia. Fra i più celebri figurano lo scienziato Albert Einstein, naturalizzato nel 1940, e lo scrittore Hermann Hesse, tedesco naturalizzato nel 1924.</p>
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	<p><em>Il professor Jacques Dubochet ex docente all’Università di Losanna.</em></p>
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	<p><em>La direttrice Beatrice Fihn della Campagna Internazionale per abolire le armi atomiche.</em></p>
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</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/due-premi-nobel-anche-in-svizzera-per-la-chimica-e-contro-le-armi-nucleari/">Due Premi Nobel anche in Svizzera. Per la chimica e contro le armi nucleari.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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