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	<title>Edizione Novembre 2021 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Novembre 2021 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Novembre 2021</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-novembre-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 21:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori, cosa è la Gazzetta se non l’organo più indicato per trasmettere informazioni e supporto a voi concittadini elvetici residenti all’estero? In questo senso questa edizione vuole dare il là ad una serie di contributi su una fondazione di cui sicuramente tutti hanno sentito parlare ma di cui molti ignorano i numerosi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19878"  class="panel-layout" ><div id="pg-19878-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19878-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19878-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>cosa è la Gazzetta se non l’organo più indicato per trasmettere informazioni e supporto a voi concittadini elvetici residenti all’estero? In questo senso questa edizione vuole dare il là ad una serie di contributi su una fondazione di cui sicuramente tutti hanno sentito parlare ma di cui molti ignorano i numerosi servizi e gli obiettivi concreti che persegue: l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. Iniziamo con una carrellata di informazioni e soprattutto l’intervista al nuovo timoniere, Filippo Lombardi il quale nell’intervista – oltre a prendere in esame i cantieri che è chiamato ad affrontare come nuovo presidente – assicura tutto il suo supporto anche alla comunità degli Svizzeri in Italia. Nei prossimi mesi approfondiremo il compito degli organi, in particolare il Consiglio degli Svizzeri all’estero e i suoi delegati. Ma la rivista tra le vostre mani propone anche alcuni approfondimenti in vista delle votazioni di fine mese, la seguitissima rubrica legale, il sempre interessante contributo degli UGS e una ricetta lucernese con i fiocchi: la Chügelipastete che sicuramente è più facile da cucinare che da ripetere ad alta voce dieci volte di fila. Insomma, ce né per tutti i gusti e a noi non resta che augurarvi buona lettura. </p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>Redattore</em></p>
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		<item>
		<title>Alla scoperta… dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/alla-scoperta-organizzazione-degli-svizzeri-estero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 20:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/obbiettivi-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nei prossimi mesi Gazzetta dedica una serie di approfondimenti e interviste all’OSE, l’istituzione che si occupa di tutte le questioni relative alle cittadine e ai cittadini svizzeri che vivono all’estero. Nelle pagine che seguono abbiamo colto l’occasione per intervistare il nuovo timoniere, Filippo Lombardi. Nelle prossime edizioni, dopo alcuni spunti e approfondimenti in particolare sul</p>
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	<p><strong>Nei prossimi mesi Gazzetta dedica una serie di approfondimenti e interviste all’OSE, l’istituzione che si occupa di tutte le questioni relative alle cittadine e ai cittadini svizzeri che vivono all’estero. Nelle pagine che seguono abbiamo colto l’occasione per intervistare il nuovo timoniere, Filippo Lombardi. Nelle prossime edizioni, dopo alcuni spunti e approfondimenti in particolare sul Consiglio degli Svizzeri all’estero, proporremo un colloquio regolare con i rappresentanti degli Svizzeri in Italia in questo importante gremio.<br />
</strong><br />
L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) è l’organo che rappresenta gli interessi degli Svizzeri all’estero e offre a questi ultimi varie prestazioni e servizi. La legge sugli Svizzeri all’estero costituisce la base legale affinché la Confederazione possa riconoscere e sostenere finanziariamente l’OSE, la quale assume la forma giuridica di Fondazione.</p>
<p><strong>La struttura dell’OSE</strong><br />
Il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), è di fatto “l’Assemblea” dell’OSE e si occupa di questioni importanti inerenti la politica in materia di Svizzeri all’estero e rappresenta gli interessi di questi ultimi, anche in ambito politico. Dal canto suo, il Comitato costituisce l’esecutivo dell’OSE ed è eletto dal Consiglio degli Svizzeri all’estero. Il suo compito è quello di sorvegliare l’esecuzione delle decisioni prese dal CSE. I membri del Comitato vengono nominati dal Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) e la durata del mandato è di quattro anni. Il Comitato è composto dal Presidente e fino ad altri dieci membri. Dedicheremo ampio spazio alle strutture democratiche dell’OSE in occasione della Gazzetta di dicembre.</p>
<p><strong>I 4 obbiettivi dell’OSE: rappresentare, informare, collegare, consigliare</strong><br />
L’organizzazione si prefigge in particolare 4 obbiettivi.</p>
<p><em>Gli obbiettivi dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero.<br />
</em>L’OSE <strong>rappresenta</strong> gli interessi dei concittadini elvetici che vivono all’estero nei confronti delle autorità e dell’opinione pubblica in Svizzera. Il Consiglio degli Svizzeri all’estero costituisce di fatto il portavoce degli emigrati svizzeri e si impegna sui dossier più scottanti tra cui il voto elettronico.</p>
<p>Il secondo obbiettivo riguarda l’<strong>informazione</strong> dei connazionali all’estero sui temi, avvenimenti, decisioni e sviluppi importanti che riguardano la nazione. L’OSE ha il compito e la missione di fornire agli Svizzeri all’estero con diritto di voto le informazioni necessarie che necessitano per esercitare i propri diritti politici, ad esempio in occasione di votazioni ed elezioni. La Revue Suisse è l’organo di informazione dell’OSE.</p>
<p>L'Organizzazione<strong> collega e mette in rete</strong> i concittadini all’estero sia tra di loro sia con autorità, istituzioni, e con l’opinione pubblica della Svizzera. Essa lavora soprattutto con le associazioni svizzere e con le istituzioni svizzere all’estero. Complessivamente esistono oltre 650 organizzazioni svizzere e istituzioni all’estero riconosciute dal Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE).</p>
<p>Non da ultimo, come quarto filone di obbiettivi, l’OSE<strong> fornisce consulenza</strong> alle Svizzere e agli Svizzeri su domande che riguardano l’emigrazione, il soggiorno all’estero e il rientro in Svizzera. In rete con altre organizzazioni essa si occupa di fornire ai concittadini all’estero una vasta gamma di servizi.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Gli Svizzeri in Italia possono contare su di me&#8221;</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/gli-svizzeri-in-italia-possono-contare-su-di-me/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 20:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/copertina-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Filippo Lombardi è il nuovo timoniere a capo dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. I temi sul tavolo dell’organizzazione sono molti. La Gazzetta ha colto l’occasione per incontrarlo e chiacchierare con il nuovo numero uno dell’OSE per conoscere meglio la persona e i suoi obiettivi. «Mi piacerebbe un’OSE più dinamica, comunicativa e giovane». Filippo Lombardi, la sua</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/gli-svizzeri-in-italia-possono-contare-su-di-me/">&#8220;Gli Svizzeri in Italia possono contare su di me&#8221;</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/copertina-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19859"  class="panel-layout" ><div id="pg-19859-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19859-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19859-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Cambio al vertice</h3>
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	<p><strong>Filippo Lombardi è il nuovo timoniere a capo dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. I temi sul tavolo dell’organizzazione sono molti. La Gazzetta ha colto l’occasione per incontrarlo e chiacchierare con il nuovo numero uno dell’OSE per conoscere meglio la persona e i suoi obiettivi.</strong></p>
<p>«Mi piacerebbe un’OSE più dinamica, comunicativa e giovane».</p>
<p><strong>Filippo Lombardi, la sua vicinanza agli Svizzeri all’estero non è cosa recente. Lei è all’origine dell’iniziativa parlamentare, nel 2011 che ha portato alla legge sugli svizzeri all'estero. Da dove viene questo impegno per la causa della “Quinta svizzera”?</strong><br />
La famiglia di mio padre è tutta emigrata – principalmente in Francia – e lui è l’unico rientrato, per studiare in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale. Lo stesso vale per parte della mia famiglia materna. Anch’io da giovane ho vissuto da “Svizzero all’estero” per sei anni a Bruxelles. Logico che fin dai miei primi anni in Parlamento mi interessassi di questa comunità, cui ho dedicato parecchi atti parlamentari, inclusa l’iniziativa che mi ha trasformato in “padre della Legge sugli Svizzeri all’estero”.</p>
<p><strong>Nonostante la legge sugli svizzeri all'estero, molti temi in stallo a cuore dei concittadini fuori dalla Svizzera: niente voto elettronico, niente conti bancari, questioni irrisolte di assicurazioni sociali. Come mai questa difficoltà a trovare soluzioni concrete?</strong><br />
La Legge ha messo molto ordine nelle disposizioni che riguardano questa comunità, prima sparpagliate in ben tredici fra leggi, ordinanze e regolamenti. Ha tradotto in legge l’obbligo dell’articolo 40 della Costituzione, rimasto a lungo puramente declamatorio, ha ufficializzato il ruolo dell’OSE quale rappresentante della Quinta Svizzera e via dicendo. Non ha ovviamente risolto tutte le questioni pratiche. Ad esempio, i conti bancari sono delle relazioni commerciali fra soggetti privati e la legge non può obbligare le banche ad aprire conti a nessuno (questo diritto non esiste nemmeno all’interno della Svizzera). Ma qui subentra l’OSE, che ha fatto molto lobbying, ottenuto atteggiamenti più flessibili dalle banche sistemiche, assicurato praticamente a tutti gli Svizzeri in Europa di poter avere in ogni caso un conto alla Banque Cantonale de Genève, e agli Svizzeri in Nordamerica di poter lavorare con Postfinance. Problemi rimangono in altri paesi, specie in quelli sotto sanzioni, dove neppure gli ambasciatori svizzeri possono avere un conto!<br />
Per il voto elettronico i problemi sono tecnici (sicurezza e segretezza) e lo scetticismo – a mio avviso infondato – permane soprattutto all’interno del Paese. Comunque, La Posta sta avanzando a grandi passi col suo nuovo sistema, che verrà testato in giugno 2022 per le elezioni cantonali nel Canton San Gallo. L’OSE preme, ma è chiaro che non può imporre un sistema se non viene accettato in Svizzera, e in particolare nei Cantoni che restano sovrani in materia elettorale.<br />
Nel campo delle assicurazioni sociali, per chi vive in Europa si applicano gli accordi bilaterali, e quindi vige il regime del paese di residenza.</p>
<p><strong>Delle tematiche elencate sopra quale ritiene la più urgente e quale invece la più facilmente risolvibile?</strong><br />
Tutte sono urgenti, nessuna è facile…</p>
<p><strong>Per le elezioni federali 2023 gli svizzeri all’estero potranno votare elettronicamente?</strong><br />
Temo di no. La Posta avanza, ma la sciagurata decisione del 2019 le ha fatto perdere due anni ed ha minato in parte la fiducia dei cittadini. Erano stati rilevati tre errori nel codice del sistema di voto, si disse con orrore. Ora, chiunque abbia dimestichezza con l’informatica sa che in ogni programma – compresi tutti quelli che usiamo ogni giorno – si nascondono centinaia di errori, che non mettono però in pericolo la stabilità dei rispettivi sistemi.<br />
Per riconquistare la fiducia del popolo, dei Cantoni e dei Parlamenti, bisognerà purtroppo attendere il 2027. Speriamo che nel 2023 almeno alcuni test possano essere effettuati.</p>
<p><em>“Per il voto elettronico bisognerà attendere le elezioni del 2027”</em></p>
<p><strong>Degli oltre 770 mila concittadini all’estero (776'300), meno di 200 mila hanno fatto richiesta di esercitare i diritti politici. Non è una proporzione particolarmente alta, e di fatti oggi il Parlamento non ha un rappresentante degli svizzeri all’estero. Cosa si può fare per motivare i concittadini ad impegnarsi anche da un punto di vista democratico?</strong><br />
La proporzione non mi pare per nulla disprezzabile, ed è in costante crescita. Ma è una questione di motivazione personale. Chi mantiene forti legami con la Svizzera, o prevede un giorno di ritornarvi, è naturalmente più motivato degli altri. L’OSE anche qui può incoraggiare, anche tramite l’introduzione di un’elezione diretta del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE).<br />
Lo Svizzero all’estero eletto in Parlamento lo abbiamo avuto (il Consigliere nazionale Tim Guldimann, che purtroppo ha abbandonato). Ma è stato eletto non a caso nel Canton Zurigo, che vanta ben 36 deputati. E questo resterà sempre il limite: la circoscrizione elettorale è il Cantone, non la Svizzera, e quindi gli Svizzeri all’estero non possono unirsi per far eleggere uno dei loro.</p>
<p><strong>Quali priorità si pone per la sua legislatura alla testa dell’organizzazione?</strong><br />
Non vorrei stabilire da solo le priorità dell’OSE, per questo ho convocato una clausura strategica del nuovo Comitato per affrontare il tema. Riferiremo poi al Consiglio – e al Congresso previsto per il 19-21 agosto 2022 in presenza a Lugano – le nostre proposte per un ripensamento del ruolo e delle dinamiche dell’Organizzazione.<br />
Mi pare tuttavia sin d’ora chiaro che dobbiamo essere molto più dinamici, comunicare di più, ringiovanire le fila delle associazioni locali e nazionali per finire con il nostro stesso Consiglio, coinvolgere democraticamente la base e spingere con determinazione per il voto elettronico, a livello istituzionale come pure associativo. La collaborazione con i nostri partner istituzionali va intensificata, i nostri concittadini all’estero devono sapere di più cosa facciamo per loro, e devono poter chiedere quello che a loro più serve.<br />
Appuntamento dunque al Congresso di Lugano per una grande e aperta discussione sul nostro ruolo e sul nostro futuro.</p>
<p><strong>La persona di Filippo Lombardi, già Presidente del Consiglio degli Stati, è una persona conosciuta per i suoi numerosi impegni: politico, personaggio attivo nel settore dei media, presidente dell’Ambrì Piotta (società di hockey su ghiaccio). Cosa fa nel tempo libero, quali sono i suoi hobby e le sue passioni?</strong><br />
Veramente, il lavoro è il mio hobby… Mi diverto di più ad affrontare problemi, cercare mediazioni, proporre soluzioni e trovare accordi, che non a caccia, pesca, carte, scacchi o golf! Magari un giorno me ne pentirò, ma per intanto mi trovo bene così e mantengo allenato il cervello… Però certamente la presidenza dell’HC Ambrì Piotta va considerata come un “costoso hobby lavorativo” e non come un “lavoro remunerativo”….</p>
<p><strong>Lei è molto vicino alla comunità dei lettori della Gazzetta, degli Svizzeri in Italia. C’è un messaggio che vorrebbe trasmettere nella sua nuova veste di numero 1 dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero?</strong><br />
Beh, la comunità svizzera in Italia mi sta particolarmente a cuore per vicinanza linguistica, culturale e geografica. Una vicinanza rafforzata anche dalla mia bisnonna bresciana, ciò che mi ha portato nell’ottobre del 2000 a prendere la parola a Montecitorio in qualità di uno dei tre delegati svizzeri alla Prima (e finora unica) Conferenza dei parlamentari d’origine italiana nel mondo. Spero di poter servire gli Svizzeri in Italia nei prossimi anni da presidente OSE ancor più di quanto abbia potuta fare nei mei vent’anni di Consiglio degli Stati. Avremo sicuramente modo di incontrarci nei prossimi congressi del “Collegamento” o in altre occasioni. E gli Svizzeri d’Italia sanno che possono contare su di me!</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Cambio al vertice</h3>
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	<p><strong>Studi di diritto ed economia politica all’Università di Friburgo</strong></p>
<p>Dopo gli studi ha condotto il Segretario generale a pieno tempo di organizzazioni giovanili europee ed internazionali basate a Bruxelles.</p>
<p>Nel <strong>1987</strong> diventa direttore del quotidiano Giornale del Popolo e nel <strong>1994</strong> fonda TeleTicino,</p>
<p>Da imprenditore dei media presiede o siede tuttora in diversi CdA del settore (TV, radio, web, marketing) ed è vicepresidente del Gruppo multimedia Corriere del Ticino e presidente onorario dell’associazione mantello nazionale Comunicazione svizzera.</p>
<p>Per 20 anni deputato al Consiglio degli Stati (il Senato svizzero, di cui è stato Presidente nel <strong>2012-13</strong>), ne ha presieduto la Commissione Energia e Ambiente (<strong>2007-09</strong>) e la Commissione di Politica Estera (<strong>2017-19</strong>), guidando la Delegazione svizzera nelle Assemblee parlamentari del Consiglio d’Europa e dell’OCSE e partecipando a quella dell’Unione Interparlamentare.</p>
<p>Dal <strong>2021</strong> siede nell’esecutivo cittadino di Lugano (Municipio) quale capo del Dicastero Sviluppo territoriale (pianificazione, ambiente, mobilità, energia ed edilizia privata).</p>
<p>Dal <strong>2001</strong> è membro del Consiglio degli Svizzeri all’estero, dal <strong>2013</strong> siede nel Comitato, dal <strong>2015</strong> al <strong>2021</strong> ne è stato Vicepresidente. Dal<strong> 1. settembre 2021</strong> ne ha assunto la Presidenza</p>
</div>
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</div></div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/gli-svizzeri-in-italia-possono-contare-su-di-me/">&#8220;Gli Svizzeri in Italia possono contare su di me&#8221;</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Successione legittima in svizzera e capacità di agire</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/successione-legittima-in-svizzera-e-capacita-di-agire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 20:16:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Legge applicabile, rinuncia all’eredità di minore ed effetti. Un caso di doppia imposizione e rimborso risolto in Cassazione Egregio Avvocato, approfitto delle Sue conoscenze specifiche del diritto svizzero, per chiederLe lumi su di una fattispecie che mi si è presentata professionalmente. Svolgo, infatti, la funzione di Notaio e alcuni clienti mi hanno interpellato per una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/successione-legittima-in-svizzera-e-capacita-di-agire/">Successione legittima in svizzera e capacità di agire</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19856"  class="panel-layout" ><div id="pg-19856-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19856-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19856-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Legge applicabile, rinuncia all’eredità di minore ed effetti. Un caso di doppia imposizione e rimborso risolto in Cassazione<br />
</strong></p>
<p>Egregio Avvocato,<br />
approfitto delle Sue conoscenze specifiche del diritto svizzero, per chiederLe lumi su di una fattispecie che mi si è presentata professionalmente.<br />
Svolgo, infatti, la funzione di Notaio e alcuni clienti mi hanno interpellato per una successione legittima in Svizzera.</p>
<p>Si tratta di un loro congiunto italiano che è deceduto in Svizzera e più precisamente a Basilea poco tempo fa. Il de cuius è cresciuto nella campagna friulana per poi emigrare in Svizzera a cercare fortuna e dove poi ha risieduto sino alla sua morte. I parenti in Italia sono numerosissimi e dovrebbero ereditare il patrimonio ma in realtà, da un lato, esso già non risulta particolarmente cospicuo e, dall’altro, la suddivisione in molte parti lo rende ancor meno appetibile, anche per le complicazioni ed i costi connessi.</p>
<p>Ho quindi ricevuto incarico di procedere alla rinuncia per conto degli eredi mentre l’autorità competente in Svizzera sta effettuando l’inventario. Facendo riferimento alla disciplina del Regolamento UE n. 650 del 4 luglio 2012 in vigore dal 2015, ho concluso che la legge applicabile alla successione sia quella svizzera.<br />
Dalla modulistica in lingua tedesca ottenuta in Svizzera si ricavano poche informazioni e molto sommarie, come il fatto che la rinuncia vada effettuata entro 3 mesi. Non sono sicuro delle formalità necessarie alla rinuncia per cui ipotizzavo una dichiarazione notarile munita di Apostille della Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961. Ma il problema maggiore è dato dal fatto che dovrebbero rinunciare anche dei minori. In questo caso come si deve procedere? Occorre l’autorizzazione del Giudice tutelare?</p>
<p>Grato di un suo suggerimento su quanto sopra e anche solo su dove acquisire maggiori informazioni.<br />
La ringrazio sin d’ora per quanto vorrà rispondermi e porgo cordiali saluti.</p>
<p><em>G.T. (Udine)</em></p>
<hr />
<p><strong>Gentile Notaio,</strong><br />
rispondo volentieri alla Sua gentile richiesta di aiuto perché della problematica abbiamo già scritto recentemente.<br />
La invito quindi senz’altro a consultare la Rubrica Legale pubblicata sul numero della Gazzetta Svizzera di Luglio-Agosto 2021, per vari riferimenti sull’istituto della rinuncia all’eredità in Svizzera.<br />
Più nel dettaglio, posso dire che i cenni della Sua analisi sulla situa- zione giuridica parrebbero corretti. Proverò ad aggiungere qualche altra informazione utile, a beneficio anche dei nostri Lettori.</p>
<p><strong>Legge applicabile alla successione</strong><br />
In primo luogo, in base al Regolamento UE n. 650/2012 (efficace dall’A- gosto 2015) la successione è certamente regolata dal diritto svizzero. Ciò in quanto, come già visto più volte, la disciplina europea prevede come diritto applicabile quello del Paese nel quale il de cuius aveva la residenza abituale al momento della morte (art. 21 Reg.).<br />
Allo stesso modo dispone il diritto internazionale elvetico, che pri- vilegia anch’esso la legge del luogo di “domicilio” (equivalente alla “residenza” italiana) del de cuius (art. 90 LDIP Svizzero).<br />
Tenga però presente che, se il soggetto fosse stato italiano ma solo ita- liano (e non svizzero), potrebbe trovare applicazione il Trattato bila- terale di Domicilio e Consolare tra Italia e Svizzera del 1868 (e relativo Protocollo del 1869), il quale, prevalendo sul Regolamento europeo per espressa disposizione dello stesso, consente tuttora l’applicazio- ne della legge nazionale ai rispettivi cittadini, in base al principio di unità di diritto e foro nelle successioni.</p>
<p><strong>Rinuncia all’eredità</strong><br />
Il secondo luogo, è corretto che secondo il diritto svizzero la rinuncia dell’eredità vada formulata di norma nel termine di 3 mesi.<br />
Tale termine in generale decorre dalla conoscenza del decesso ma poi- ché leggo nella Sua lettera che è stato disposto inventario, temine ini- ziale per la rinuncia nel suo caso sarà la data di chiusura dell’inventario.<br />
In presenza di rinuncia all’eredità subentreranno i prossimi eredi le- gittimi in Svizzera.<br />
Le formalità previste sono minime in Svizzera, non così in Italia.<br />
Infatti, in Svizzera per la rinuncia può essere sufficiente una semplice lettera raccomandata o anche solo una rinuncia a voce (purché sem- pre senza riserve), all’autorità cantonale competente, che la annota in un apposito registro (art. 570 CCS).<br />
In Italia, invece, è indispensabile una dichiarazione ricevuta dal no- taio o dal cancelliere del tribunale del luogo ove si è aperta la succes- sione (art. 519 CCI).<br />
Poiché la disciplina sostanziale ricomprende anche la rinuncia all’e- redità (art. 23 Reg.), anche questa sarà regolata dal diritto svizzero. Certo prudenzialmente l’atto notarile ha maggior efficacia e, se mu- nito dell’Apostille della Convenzione dell’Aja del 1961 essa ha valore legale anche in Svizzera, oltre che in Italia (ad ogni possibile effetto).<br />
In ogni caso, il Regolamento UE n. 650/2012 prevede che sia l’accet- tazione, sia la rinuncia all’eredità o al legato debba ritentersi valida quanto alla forma, se rispetta i requisiti:<br />
- della legge applicabile alla successione, o<br />
- dalla legge dello Stato in cui il dichiarante ha la propria residenza abituale.</p>
<p><strong>Rinuncia del minore</strong><br />
Quanto poi al dubbio sulla rinuncia all’eredità dei minori la questione si complica ulteriormente.<br />
Infatti, il minore non ha capacità di agire (in Italia) e non ha l’esercizio dei diritti civili (in Svizzera).</p>
<p>In Italia la rinuncia (così come l’accettazione) per conto del minore av- viene da parte dei genitori, ma solo in caso di necessità o utilità eviden- te del minore e previa autorizzazione del giudice tutelare (art. 320 CCI)<br />
La capacità di agire in Italia è regolata dalla legge nazionale della persona fisica, salvo che la legge regolatrice di un atto prescriva con- dizioni speciali, perché in tal caso vale questa stessa legge (art. 23 DIP Italiano - L.n. 218/95).<br />
In Svizzera, invece, essa soggiace in generale alla legge del domicilio della persona, al momento del compimento dell’atto (art. 35 LDIP).<br />
Nel caso concreto, dunque, sarebbe applicabile sempre il diritto ita- liano.<br />
In taluni casi può essere necessario il consenso dell’autorità di tute- la di minori (a Basilea la Kindes - und Erwachsenenschutzbehörde KESB), per esempio se la rinuncia avviene per un eredità non eccessi- vamente gravata da debiti.</p>
<p><strong>Effetti della rinuncia</strong><br />
La rinuncia di tutti gli eredi legittimi, poi, determina la liquidazione dell’eredità da parte dell’ufficio fallimenti a favore del Cantone o del Comune (art. 573 CCS).<br />
Unico particolare caso di riserva consentita è quello di rinuncia in cui, prima della liquidazione, i rinuncianti chiedono di interpellare gli eredi del grado susseguente (art. 575 CCS).<br />
In tal caso, l’autorità notifica a costoro la rinuncia e, se non accettano entro 1 mese, si ritiene che anch’essi abbiano rinunciato e si procede alla liquidazione.</p>
<p>Spero così di avere risposto a tutti i suoi dubbi e mi auguro che vorrà continuare a seguirci sulla Gazzetta Svizzera che si mantiene soprat- tutto grazie ai generosi contributi dei Suoi Lettori. Cordialità.</p>
<p><em>Avv. Markus Wiget</em></p>
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		<title>Trascorrere del tempo con papà!</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/trascorrere-del-tempo-con-papa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 17:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/ING_19064_11832-e1635268673347-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Trascorrere del tempo con papà! 78 La grande maggioranza dei padri svizzeri afferma di voler trascorrere più tempo con i loro figli. Ci crediamo. Ciò non toglie che in Svizzera il 78% dei padri di figli dagli zero ai tre anni lavora a tempo pieno. Soltanto il 2% dedica realmente molto tempo ai loro figli</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/ING_19064_11832-e1635268673347-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19849"  class="panel-layout" ><div id="pg-19849-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19849-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19849-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">La svizzera in cifre</h3>
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	<h4><strong>Trascorrere del tempo con papà!</strong></h4>
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	<h1><strong>78</strong></h1>
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	<p>La grande maggioranza dei padri svizzeri afferma di voler trascorrere più tempo con i loro figli. Ci crediamo. Ciò non toglie che in Svizzera il 78% dei padri di figli dagli zero ai tre anni lavora a tempo pieno. Soltanto il 2% dedica realmente molto tempo ai loro figli vestendo il ruolo dell’uomo di casa.</p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pg-19849-2"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19849-2-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19849-2-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="3" ><div
			
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	<h1><strong>97</strong></h1>
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	<p>La ripartizione dei compiti familiari è più semplice quando uomini e donne ricevono lo stesso salario per lo stesso lavoro. Secondo l’Università di San Gallo, questo è il caso nel 97% delle imprese svizzere, che versano salari equi alle donne. Notiamo però che sono state interrogate soltanto le imprese con oltre 100 dipendenti e che esse hanno potuto preparare queste cifre da sole.</p>
</div>
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	<h1><strong>1512</strong></h1>
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	<p>Non dovremmo forse mettere troppo da parte le statistiche dell’Ufficio sulle pari opportunità, che mostrano un’altra tabella: in concreto, gli uomini guadagnano in media 7968 franchi per un lavoro a tempo pieno in Svizzera, contro i 6456 franchi per le donne. Una buona parte di questa differenza salariale di 1512 franchi non è spiegabile, in altre parole discriminatoria.</p>
</div>
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	<h1><strong>25</strong></h1>
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	<p>Nelle statistiche raramente consultate sugli album fotografici, si vede che nel 2020, a seconda dei fornitori, sono stati creati, ordinati e stampati fino al 25% di album fotografici in più rispetto all’anno precedente. Il lockdown ha permesso alla gente di immergersi nei loro ricordi. Nel frattempo, gli stessi fornitori si lamentano di un netto calo delle ordinazioni: le foto di matrimoni e di vacanze del 2020 hanno subito un netto calo.</p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pg-19849-5"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19849-5-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19849-5-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="9" ><div
			
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	<h1><strong>13</strong></h1>
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	<p>Con i 13 medagliati olimpici che gli sportivi svizzeri hanno riportato da Tokyo, la Svizzera si situa al 24° rango della classifica per paesi. Per un risultato migliore, bisogna cambiare calcolo: se si contabilizza il numero di medaglie rispetto al numero di abitanti, la Svizzera raggiunge il 15° rango: essa ha ottenuto una medaglia ogni 660000 Svizzeri.</p>
<p><em>Ricerca delle cifre: Marc Lettau</em></p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/trascorrere-del-tempo-con-papa/">Trascorrere del tempo con papà!</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>In discussione l’indipendenza della giustizia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/in-discussione-lindipendenza-della-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 17:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Schweizer Revue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/SRV_2105_DE-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />I candidati al posto di giudice federale in Svizzera devono appartenere ad un partito politico. Questo solleva questioni sulla separazione dei poteri nello Stato federale. L’iniziativa sulla giustizia, uno dei temi in votazione il prossimo 28 novembre, richiede cambiamenti radicali. Il Tribunale federale di Losanna è la più alta istanza giudiziaria della Confederazione. È qui</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/in-discussione-lindipendenza-della-giustizia/">In discussione l’indipendenza della giustizia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/SRV_2105_DE-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19843"  class="panel-layout" ><div id="pg-19843-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19843-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19843-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>I candidati al posto di giudice federale in Svizzera devono appartenere ad un partito politico. Questo solleva questioni sulla separazione dei poteri nello Stato federale. L’iniziativa sulla giustizia, uno dei temi in votazione il prossimo 28 novembre, richiede cambiamenti radicali.</p>
<p>Il Tribunale federale di Losanna è la più alta istanza giudiziaria della Confederazione. È qui che si decide in ultima istanza la validità di decisioni di giustizia e l’interpretazione delle leggi che riguardano la vita di milioni di cittadini in Svizzera. In quanto terzo potere dello Stato federale, il potere giudiziario è subordinato solo alla legge. I giudici federali sono eletti dall’Assemblea federale delle Camere riunite. In occasione della loro designazione, il potere legislativo tiene volontariamente conto del peso dei partiti politici. Si intende così garantire che la giurisdizione suprema rappresenti equamente la società e possieda una legittimità democratica.</p>
<p>Questa legge non scritta – una specie di accordo tacito – ha però quale conseguenza che tutti coloro che intendono intraprendere una carriera di giudice in Svizzera debbano aderire ad un partito politico. Quale controparte, i giudici sono tenuti a versare un obolo annuale al “loro” partito. Questa somma fluttua tra 3000 e 10'000 franchi all’anno secondo i partiti, per un salario di giudice federale di 365'000 franchi. Questa particolarità svizzera è criticata dalla comunità internazionale da molto tempo: il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) ritiene che questa “imposta di partito” violi il principio dell’indipendenza dei magistrati. La Svizzera giustifica questa tradizione storica in particolare poiché essa non prevede, contrariamente ad altri paesi, nessun finanziamento dei partiti politici da parte dello Stato.</p>
<p><strong>Puniti i giudici non graditi</strong><br />
Il GRECO critica inoltre il fatto che i giudici federali debbano essere rieletti ogni sei anni dal Parlamento. Questa procedura favorirebbe il rischio di una mancata rielezione per motivi politici. E di fatto, i giudici non graditi sono regolarmente “puniti” in Svizzera. Nell’autunno 2020, l’UDC ha emesso una raccomandazione di non rieleggere il proprio giudice federale Yves Donzallaz, le cui prese di posizione contraddicevano la linea del partito. Nel 2015, il magistrato aveva preso parte a un decreto del Tribunale federale che poneva l’accordo di libero scambio con l’UE al disopra dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa” dell’UDC, accettata dal popolo. Infine, Yves Donzallaz è in ogni caso stato rieletto brillantemente dal Parlamento, anche senza i voti del “suo UDC”.<br />
Anche il tema dei crocifissi ha fatto scorrere parecchio inchiostro nel 1990: in un decreto di principio, il Tribunale federale aveva bandito il crocifisso, simbolo religioso, dalle scuole. Delle cerchie cattoliche vi hanno visto un atto di persecuzione dei cristiani. I giudici federali coinvolti sono stati anche loro rieletti.</p>
<p><strong>L’iniziativa chiede che l’elezione dei giudici avvenga tramite sorteggio</strong><br />
Anche l’imprenditore Adrian Gasser si è preoccupato per molti anni dell’interconnessione tra la politica e i giudici supremi. Egli è l’autore dell’iniziativa sulla giustizia che sarà posta in votazione il 28 novembre. L’iniziativa chiede un cambiamento radicale, ossia che i giudici federali siano scelti a sorte invece che dal Parlamento. In questo modo, non dovrebbero più rendere conto a nessun partito e conquisterebbero una maggiore indipendenza. Le candidature sarebbero solo sottoposte ad un esame di ammissione da parte di una commissione specializzata nominata dal Consiglio federale. Con questo cambiamento del sistema, il promotore intende evitare che i tribunali diventino «lentamente ma inesorabilmente lo strumento dei partiti politici». Già nell’antichità, i Greci utilizzavano la procedura dell’estrazione a sorte per lottare contro i tentativi di corruzione.</p>
<p>La proposta di Adrian Gasser trova pochi riscontri favorevoli negli ambienti politici. Sia il Consiglio federale sia il Parlamento raccomandano all’unanimità e senza controprogetto di respingere l’iniziativa popolare. Per i suoi oppositori, lasciare decidere al caso la scelta dei giudici indebolirebbe la legittimità democratica della giustizia e, dunque, l’accettazione dei decreti del Tribunale federale da parte della popolazione. Se il sistema attuale non è perfetto, afferma il presidente della Commissione giudiziaria del Parlamento, il Consigliere agli Stati Andrea Caroni (PLR/AR), il «sistema immunitario istituzionale» è sempre riuscito ad evitare i tentativi di influenza, come ha dimostrato recentemente ancora il caso Donzallaz</p>
<p>Anche la maggior parte delle persone coinvolte si oppone all’estrazione a sorte. L’associazione svizzera dei magistrati dell’ordine giudiziario (ASM) ritiene però che siano necessari dei miglioramenti. Così, l’introduzione di un’elezione unica potrebbe limitare i tentativi di pressione politica che appaiono con le rielezioni periodiche. Questo principio è già applicato nel Canton Friborgo, dove giudici e procuratori sono eletti per una durata indeterminata, potendo in ogni caso essere destituiti per giusti motivi. Dal punto di vista dell’ASM, l’abolizione del mandato di elezione dei giudici da parte dei partiti sarebbe così «un chiaro segnale a favore della loro indipendenza». Ma il Consiglio federale e il Parlamento si sono opposti all’elaborazione di un controprogetto all’iniziativa sulla giustizia. Il popolo avrà dunque l’ultima parola alle urne.</p>
<p>Iniziativa sulla giustizia: https://www.justiz-initiative.ch/it/startseite.html</p>
<p><em>Theodora Peter</em></p>
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	<p>L’entrata di marmo del Tribunale federale a Losanna: saliranno presto queste scale giudici sorteggiati invece di giudici eletti? Foto Keystone</p>
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		<title>Elisabetta Keller &#8211; Storia di un talento</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/elisabetta-keller-storia-di-un-talento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 16:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Elisabetta-Keller-autoritratto1920.-Olio-su-tavola-55-x-453.-©-Archivio-Elisabetta-Keller-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />In un abbaino di un elegante palazzo nel cuore di Milano è custodito un vero tesoro. Si tratta di una copiosa produzione pittorica, fotografica ed epistolare dell’artista svizzera, ancora troppo poco nota ai più, la pittrice Elisabetta Keller (1891-1969).  Il nipote, Giovanni Battista Pitscheider, di doppia cittadinanza italiana e elvetica, mi accoglie nell’atelier - splendidamente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Elisabetta-Keller-autoritratto1920.-Olio-su-tavola-55-x-453.-©-Archivio-Elisabetta-Keller-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19831"  class="panel-layout" ><div id="pg-19831-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19831-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19831-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In un abbaino di un elegante palazzo nel cuore di Milano è custodito un vero tesoro. Si tratta di una copiosa produzione pittorica, fotografica ed epistolare dell’artista svizzera, ancora troppo poco nota ai più, la pittrice <strong>Elisabetta Keller</strong> (1891-1969).  Il nipote, Giovanni Battista Pitscheider, di doppia cittadinanza italiana e elvetica, mi accoglie nell’atelier - splendidamente arredato con mobili originali fine anni ’20 - per svelare ai lettori di Gazzetta Svizzera l’appassionante storia di sua nonna Elisabetta, ma anche di altri autorevoli artisti della famiglia tutti uniti da legami parentali.</p>
<p>La Keller non è solo una pittrice d’eccellenza, abilissima nell’uso del pastello, ma anche una musicista che ha studiato con passione pianoforte, con il compositore Vincenzo Appiani, e canto presso i cori del Teatro alla Scala, diretti da Arturo Toscanini. Figlia dello zurighese Robert Keller (1855-1930) e della ginevrina Susanne Roux (1861-1918) Elisabetta Keller è una di noi: una svizzera che vive all’estero. Eredita l’amore per l’arte dalla madre e dal nonno materno: l’illustratore Gustave Roux (1828-1885) discepolo della scuola di Alessandro e Arturo Calame che tanto influenzò la pittura di paesaggio dell’Ottocento, ma prende ispirazione anche dallo zio Eugène Rambert (1830-1886), poeta, professore all’Accademia di Losanna e al Politecnico Federale di Zurigo e da Charles Rambert, pittore. Dalla famiglia paterna  invece discende  la sua sensibilità per la musica: il nonno Karl Keller (1814-1878) infatti fu musicista e fondatore della Tonhalle di Zurigo, il principale auditorium sinfonico della città.</p>
<p><strong>Elisabetta Keller, Pompeo Mariani, Mose Bianchi e Delio Tessa<br />
</strong>Nasce a Monza in una villa gentilizia attribuita al Piermarini e ha la fortuna di crescere in un ambiente intellettualmente stimolante dove può coltivare sin da bambina le sue inclinazioni artistiche. Viene introdotta al mondo della pittura dal grande <strong>Pompeo Mariani </strong>(1857-1927), nipote di uno dei più importanti protagonisti dell’800 artistico italiano:<strong> Mosè Bianchi </strong>(1840-1904). Mariani dipingeva in una stanza al piano terra di Villa Keller, dove la piccola era ammessa “<em>ad ogni ora del giorno a condizione di stare nel più assoluto silenzio</em>” ed è lui che intuisce le straordinarie potenzialità pittoriche della giovane suggerendo ai genitori di affidarla al Maestro Stefano Bersani, noto artista della scuola pittorica lombarda, grazie al quale sperimenta diverse tecniche e metodi: dalla pittura a olio al pastello, dal paesaggio <em>en</em> <em>plein air, </em>alle nature morte<em>, </em>al ritratto e molto altro.</p>
<p>La villa di famiglia è, come si usava al tempo, un crocevia di artisti, letterati e musicisti, qui la Keller conosce il nipote prediletto dello “<em>zione</em>”<sup>[1]</sup> Pompeo Mariani: un giovane ingegnere e abile pittore Giovanni Battista Pitscheider detto Nino (1883-1964) - cioè il nonno omonimo del nostro interlocutore. Dopo il matrimonio nel 1915 Elisabetta e Nino si trasferiscono a Milano, dove lei apre il suo primo atelier in via Rugabella (a due passi da piazza Duomo), dedicandosi soprattutto all’arte del ritratto, in cui eccelle in maniera sorprendente con una cifra stilistica del tutto personale. “<em>Schietta e pura la sua arte ripudia ogni risorsa di maniera, ogni artifizio d’effetto; sua caratteristica è la sincerità della rappresentazione</em>”, dirà di lei Amalia Panigati<sup>[2]</sup>. Nel cortile di via Rugabella 11<sup>[3]</sup> trovano posto anche gli eclettici avvocati: Carlo Fortunato Rosti (1885 – 1974), fondatore dell’associazione degli acquarellisti, e <strong>Delio Tessa </strong>(1886 -1939), poeta e letterato milanese; amici veri con i quali si forma un forte sodalizio umano e artistico che durerà tutta la vita. In particolare, con il Tessa la nostra protagonista stringe un rapporto di stima e reciproca confidenza testimoniato dal fiume di lettere intercorse dal 1921 al 1939 e tutt’ora gelosamente conservate! Il poeta le racconta ironici episodi della sua villeggiatura sul lago di Como per “<em>rallegrarla se n’à bisogno</em>” e per scacciare la malinconia: “<em>Che ne dice carissima Lilly nel ricevere una mia lettera? Da sole poche ore son lontano da quello strano minestrone di quadri, carte bollate e rotondini d’acciaio che si chiama Rugabella e già mi sento ammalato di nostalgia.”  </em>E ancora, è alla “<em>carissima Lilla</em>” che Delio dedica il suo capolavoro manoscritto “L’è el dì di Mort – Allegher! Caporetto 1917”, un efficace parallelismo tra la ricorrenza del giorno dei morti e la disfatta di Caporetto.</p>
<p>La Keller contraccambia le attenzioni dell’amico ritraendolo per ben tre volte. Il primo ritratto, fortemente impressionista, è esposto nel 1920 alla Biennale di Brera – anno in cui inizia ufficialmente la sua carriera artistica – riscuotendo un largo favore di critica: “<em>... il personaggio è reso dalla Keller in un quadretto di due palmi con pochi tocchi felici e definitivi e con un senso di libera fedeltà interpretativa veramente da grande ritrattista</em>”<sup>[4]</sup>. Nel secondo dipinto, decisamente più “irriverente”, il poeta indossa scherzosamente gli abiti ecclesiastici del Cardinale Achille Ratti (il futuro Papa Pio XI) che la pittrice aveva precedentemente ritratto in un quadro, purtroppo, andato perduto. Nella terza tela Delio prende le sembianze di un commendatore, che le aveva commissionato il ritratto, ma che tuttavia non aveva mai tempo per posare.</p>
<p><strong>Da via Rugabella a viale Beatrice d’Este a Milano<br />
</strong>Successivamente il <em>gruppo di via Rugabella</em> si trasferisce compatto in viale Beatrice d’Este 17, a quel tempo zona periferica.</p>
<p>“<em>Ed é proprio in questo atelier che ha sede oggi l’Associazione Culturale per lo studio, la tutela e la valorizzazione dell’Archivio e dell’Opera di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani, Elisabetta Keller . Questo centro di memoria nasce attorno ai tre archivi ad essa legati e dal 2015 si dedica allo studio dei materiali conservati concentrandosi sulla pittura a cavallo tra Ottocento e Novecento. Lo si deve all’espresso desiderio di mio padre Umberto Pitscheider, già maestro nella settima arte</em><sup>[5]</sup><sup>” </sup> racconta con orgoglio il figlio Giovanni, presidente dell’Associazione.</p>
<p>Emoziona pensare che in questo suggestivo luogo hanno visto la luce bellissimi pastelli come “Figura femminile” e “Ritratto della marchesa Ratti Persichetti Ugolini”. Come quasi tutte le donne della Keller esse sono malinconiche e composte, non ardono quindi di passione ma riflettono  “tutte le qualità dello spirito femminile”. Tra i suoi quadri emergono quelli eseguiti con la difficile tecnica del pastello, ne sono ottimi esempi il ritratto della figlia di Margherita Sarfatti, Fiammetta, quello a Vittoria Bertoglio Emmanuel  e a Maria Luisa Sessa Pontiggia, dove la pittrice riesce a rendere con naturalezza effetti di movimento e trasparenza. Mentre numerosi sono i ritratti ad olio che ha eseguito per la committenza svizzera, quando dal 1941 al 1948 apre un suo studio di pittura a Neuchâtel.</p>
<p>Inizia quindi una ribalta espositiva di successo in Italia e in Svizzera. Tra le mostre più significative, solo per citarne alcune, vi sono: un'ampia personale a Roma nel 1925, alla Casa d'arte Palazzi in cui vengono esposte 119 opere tra ritratti, paesaggi, pastelli e disegni e la Mostra Femminile d’Arte al Castello Sforzesco di Milano nel 1930, mentre in Svizzera, a Berna, nel 1928 é ospitata alla prestigiosa Saffa Premiere Exposition Suisse du Travail Feminin;  nel 1936 a Losanna presso la Galleria Paul Vallotton, a Parigi nel 1937 con “Les Femmes Artistes d'Europe" al Musée du Jeu de Paume e ancora a Neuchâtel alla Galerie Léopold Robert nel 1947. Critica e pubblico commentano in modo favorevole il lavoro svolto dalla pittrice, impegnata a perseguire la propria affermazione artistica da professionista contro le difficoltà e i pregiudizi del tempo che tendevano a relegare l’attività artistica femminile in un piano di un pur virtuoso dilettantismo.</p>
<p>L’atelier di viale Beatrice d’Este non è solo fulcro della vita artistica della Keller, ma anche teatro della nascita di una associazione di donne che lotta per il riconoscimento delle proprie professionalità, rivendicando i diritti alla parità giuridica e al voto. Qui si svolgono gli incontri per definire la struttura associativa del primo club italiano di Soroptimist International di cui la Keller è co-fondatrice e diviene, dopo Alda Rossi da Rios, la seconda Presidente. Se in Italia il movimento di emancipazione femminile aveva trovato nella Milano di fine anni ’20 terreno molto fertile che porterà alla conquista del voto da parte delle donne al termine della seconda guerra mondiale, si dovrà attendere - come è purtroppo noto -  fino al 1971 per ottenere il suffragio femminile in Svizzera!</p>
<p>La morte del Tessa nel 1939, l’avvento della seconda guerra mondiale e l’inizio di una forma di artrite alle mani incupiscono Elisabetta e rallentano la sua attività pittorica che continuerà comunque fino agli anni ‘60. Durante i periodi difficili si rifugia prima in Svizzera e successivamente dalla figlia Benedetta Pitscheider Kostevich in California, dove muore nel 1969.</p>
<p>Il nostro racconto si ferma qui e ringrazio l’<strong>Associazione Culturale per la tutela, lo studio, la valorizzazione dell’Archivio e dell’Opera di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani, Elisabetta Keller</strong>, ma se vi ha incuriosito l’universo artistico che ruota intorno a questa donna all'avanguardia e volete saperne di più, date un’occhiata ai siti web degli archivi ufficiali:<br />
www.archivioelisabettakeller.org<br />
www.archiviopompeomariani.org<br />
www.archiviomosebianchi.org</p>
<p>Oppure, se volete respirare dal vivo l’atmosfera di questa bella storia che vi ho raccontato scrivete a Giovanni Pitscheider: info@archivioelisabettakeller.org. Non rimarrete delusi.</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>Società Svizzera di Milano</em></p>
<hr />
<p><sup>[1]</sup> Così veniva chiamato Pompeo Mariani dal piccolo G.B. Pitscheider (futuro marito di Elisabetta Keller)</p>
<p><sup>[2]</sup> Amalia Panigati (1901 – 1975) fu una eccellente maestra di vetrate. Ha disegnato e inciso due delle più belle vetrate del Duomo di Milano.</p>
<p><sup>[3]</sup> S. Zatti, Rugabella 11: uno studio di poeti, pittori e musicisti, pagg 41-50, cit. “<em>Rivedo il mio primo studio in Rugabella, fra i due romantici giardinetti, arricchito e vivificato dallo spirito del poeta Delio Tessa col quale io dividevo quella troppo vasta dimora e che sapeva accogliere nella sua grande anima, le sofferenze del mondo ma le velava con la sua inconfondibile e bonaria arguzia ambrosiana. Io di quell’eremo avvertivo particolarmente il lato gaudioso … Delio Tessa invece, della nostra appartata dimora professionale, subiva soprattutto il tenebroso fascino …</em>”.</p>
<p><sup>[4]</sup> E. Piceni mostre milanesi, 1930</p>
<p><sup>[5]</sup> Umberto Pitscheider (1918-2013) è stato un  direttore della fotografia cinematografica -  come lo è il figlio Giovanni,  regista anche di numerosi film-documentari, pubblicitari e format televisivi.</p>
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	<p>Elisabetta Keller, autoritratto,1935. Olio su tavola 55 x 45,3. © Archivio Elisabetta Keller - Fotografia di Giovanni Battista Pitscheider</p>
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	<p>Elisabetta Keller, ritratto di Delio Tessa, 1920. Pastello su cartone, 66 x 48,5 cm. © Archivio Elisabetta Keller - Fotografia di Giovanni Battista Pitscheider</p>
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	<p>Nella fotografia si osserva da sinistra ritratto della Signora Vittoria Bergoglio Emmanuel, un pastello eseguito nel 1930; lo studio per il ritratto di Vladimir Kostevich, importante pianista russo, genero di Elisabetta Keller. Sul cavalletto il ritratto del celebre poeta milanese Delio Tessa, esposto nel 1920 a Brera. Segue il ritratto della scultrice e amica Zaira Roncoroni e il dipinto a olio "Solitudine" in mostra a Losanna nel 1936.Sullo sfondo: le opere di Pompeo Mariani (sovraporta) e di Mosè Bianchi (sul cavalletto), pittori della famiglia di cui l'Associazione conserva gli archivi.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/elisabetta-keller-storia-di-un-talento/">Elisabetta Keller &#8211; Storia di un talento</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Come i Grigioni sono diventati i campioni svizzeri del bio</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/come-i-grigioni-sono-diventati-i-campioni-svizzeri-del-bio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 16:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Clipboard01-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il Canton Grigioni conta oltre il 65% di aziende agricole bio. Un record svizzero. L’agricoltura di montagna e il turismo hanno accelerato questa transizione. La scelta del bio è sia economica che ideologica. In questa mattina d’inverno la fattoria della famiglia Heinrich è avvolta dall’ombra. Marcel e sua moglie Sabina stanno contando i giorni che</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-i-grigioni-sono-diventati-i-campioni-svizzeri-del-bio/">Come i Grigioni sono diventati i campioni svizzeri del bio</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Clipboard01-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19805"  class="panel-layout" ><div id="pg-19805-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19805-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19805-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il Canton Grigioni conta oltre il 65% di aziende agricole bio. Un record svizzero. L’agricoltura di montagna e il turismo hanno accelerato questa transizione. La scelta del bio è sia economica che ideologica.</strong></p>
<p>In questa mattina d’inverno la fattoria della famiglia Heinrich è avvolta dall’ombra. Marcel e sua moglie Sabina stanno contando i giorni che mancano al ritorno del sole. Hanno ancora più di una settimana da sopportare. Benvenuti a Las Sorts, una frazione della Valle dell'Albula, a poco meno di 1000 metri sul livello del mare e non lontano dal famoso viadotto Landwasser.</p>
<p>La fattoria Las Sorts – letteralmente il destino – è emblematica di molte fattorie grigionesi. Il passaggio al bio ha avuto luogo attraverso le vendite di latte grazie a pascoli privi di fertilizzanti sintetici. «Mio padre è stato uno dei primi contadini a compiere questo passo nella valle», racconta Marcel, che era originariamente un falegname. Il tutto non era scontato. All’inizio, il latte dei pionieri del bio non era separato dal resto, ma a partire dagli anni novanta, il gigante della distribuzione Coop ha iniziato a contattare dei produttori di formaggio per ottenere prodotti bio. «Poiché questo latte viene acquistato ad un prezzo migliore e che la natura delle aziende agricole è già vicina al bio, molti agricoltori hanno seguito l’esempio», spiega Claudio Gregori, il presidente di Bio Grigioni. «Lo spirito di apertura dei contadini grigionesi ha contribuito a questo slancio», aggiunge Martin Roth, consigliere presso il Centro di formazione agricola del cantone.<br />
A Las Sorts, il prodotto faro è la patata di montagna. Ogni anno, la famiglia Heinrich ne produce quasi 70 tonnellate, comprendenti oltre 40 varietà, dalla patata viola-nera Vitelotte, dal gusto di castagna, alla delicata Corne de Gatte belge. Queste coltivazioni richiedono molto lavoro manuale su piccoli appezzamenti di terra. «È una scelta esigente, che porta a comprendere i cicli della natura. Nel bio, si osservano cose impossibili da vedere dall’alto di un trattore», ribadisce Marcel. Improvvisamente, scorgiamo una volpe davanti alla casa, ciò che mette in allerta le galline. Nella valle ci sono anche dei lupi! «Talvolta li sentiamo ululare vicino alla fattoria e troviamo delle carcasse di cervi, ma finora non ci hanno posto problemi», rassicura Marcel.</p>
<p><strong>La patata di montagna come nicchia</strong><br />
Nelle regioni d'alta quota, gli agricoltori biologici devono sviluppare prodotti di nicchia. La famiglia Heinrich, per esempio, ha partecipato alla creazione di un'accademia della patata che riunisce gli appassionati di varietà rare. «Le patate da terra bio hanno un gusto molto pronunciato. Gli chef mi hanno detto «che sono quattro volte più nutrienti dei prodotti delle fattorie convenzionali», si rallegra Marcel, che cita tra i suoi clienti alcuni chef stellati, come Sven Wassmer a Bad Ragaz o Heiko Nieder a Zurigo. Il contadino ama condividere le sue conoscenze, ma non è un «predicatore del bio». Il suo ultimo progetto? La coltivazione di una vecchia varietà di fagiolini, avviata con il sostegno dell’associazione Pro Specie Rara. L’operazione ha richiesto 5 anni di test. Nel 2020, la raccolta di questi fagiolini che resistono al freddo è stata di 1500 chili.</p>
<p>A Las Sorts, circa il 65% dei redditi provengono dalle vendite dirette. Il resto proviene dagli aiuti della Confederazione, dove il fattore principale è il numero di ettari. «La quota dei nostri redditi derivanti dalla vendita è elevata per una regione di montagna», ribadisce Marcel. Egli ha rinunciato a vendere per la grande distribuzione, un sistema che ritiene «poco stabile e che lega le mani agli agricoltori». Lasciamo il calore amichevole della casa di Heinrich, la stufa e le fascine di legna impilate nel bagno per Filisur.</p>
<p><strong>La decisione di macellare in fattoria</strong><br />
Georg Blunier e sua moglie Claudia vivono più a nord. La fattoria che hanno affittato sovrasta maestosamente il Reno. Il freddo morde, il sole brucia gli occhi. Benvenuti a Dusch a 850 metri sul livello del mare. La vita di coppia è iniziata in città. Tuttavia, dopo due estati trascorse negli alpeggi del Vallese e dei Grigioni, hanno deciso di cercare fortuna nell'agricoltura. Georg Blunier aveva lavorato come grafico e artista a Bienne. Le settimane di 70 ore fanno parte della vita quotidiana dell'uomo con i piedi per terra. "Nell'arte, si creano problemi e poi si trovano soluzioni per essi. In agricoltura, segui il ritmo che la natura ti impone e vedi i risultati concreti del tuo lavoro". I contadini di Dusch, fattoria bio dal 1989, coltivano cereali e frutta. Ma il prodotto di nicchia della fattoria è la carne del bovino grigio retico, che rappresenta circa il 30% della cifra d’affari. Dal 2018, Georg ha ottenuto il diritto di uccidere le sue mucche in fattoria – una prima in Svizzera. Gli animali sono uccisi e dissanguati sul posto da un macellaio. Questo elimina lo stress del trasporto al macello. Qui i vitelli vengono allattati per 12 mesi dalle madri e vengono soppressi all’età di 2 anni. I pacchetti di carne vengono forniti a domicilio.</p>
<p><strong>Un allevamento di pulcini maschi</strong><br />
Un po’ più giù lungo il Reno si trova Malans con i suoi vigneti. Qui la neve si è già ritirata dai frutteti. Valérie Cavin, vodese cresciuta a Zurigo, e il suo partner grigionese Roman Clavadetscher coltivano mezzo ettaro di vite. Il loro Pinot nero da agricoltura biologica è molto richiesto. Il vero prodotto di nicchia, però, sono i pulcini maschi. Questi vengono allevati insieme alle femmine in quattro piccole stalle mobili per un totale di 500 animali. "I ristoranti comprano il nostro pollo perché vogliono dare ai loro clienti una storia da accompagnare al loro cibo. Altri consumatori li comprano per motivi etici e pagano un prezzo più alto per le nostre uova al fine di sostenere finanziariamente l'allevamento", dice Valérie Cavin. Un'altra nicchia è la coltivazione dell'aglio biologico, che richiede molto lavoro manuale. Nel 2020, la fattoria ne ha prodotto tre tonnellate. Solo il 10% del reddito proviene da sussidi pubblici, dice la contadina, che, come suo marito, ha una laurea in agronomia. Entrambi continuano ad essere impiegati al di fuori della loro fattoria, lei come insegnante di agricoltura, lui come consulente per le fattorie biologiche. Questa decisione ci dà più libertà e sicurezza, per esempio quando le nostre patate soccombono al gelo", dice Valérie Cavin.</p>
<p>Sostenuto da un aiuto maggiore da parte della Confederazione, il movimento bio si sta diffondendo di valle in valle. "La scelta di passare a questo approccio, tuttavia, rimane una decisione del cuore", dice Claudio Gregori. Ma un'osservazione è stata condivisa dagli agricoltori grigionesi: i suoli coltivati in modo biologico sono più resistenti e i costi reali dell'agricoltura biologica sono più bassi di quanto si pensi, se si tiene conto anche dei costi conseguenti dell'agricoltura intensiva. Secondo Georg Blunier, invece, una cosa è chiara: "Alla fine, sono le scelte alimentari dei consumatori svizzeri che decideranno quanto velocemente avverrà questa transizione", conclude Georg Blunier.</p>
<p><em>Stéphane Herzog</em></p>
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	<p>Più alto, più grande, più rapido, più bello? Alla ricerca dei record svizzeri che escono dall’ordinario. Oggi: il cantone che possiede la maggior proporzione di agricoltori bio.</p>
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	<p>Presso la fattoria Las Sorts, Sabina e Marcel Heinrich coltivano essenzialmente patate. Ne coltivano oltre 40 diverse varietà, con un lavoro manuale piuttosto duro. Foto Mayk Wendt</p>
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	<p>Presso la fattoria bio Dusch, gestita da Georg Blunier e dalla sua famiglia, si coltivano cereali dal 1989. Ma il prodotto di nicchia proposto dalla fattoria è la carne del bovino grigio retico. Foto Mayk Wendt</p>
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	<p>Sui pendii soleggiati di Malans, Valérie Calvin e Roman Clavadetscher coltivano i loro vigneti. Foto Mayk Wendt</p>
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	<p>Il nostro tour tra i contadini bio grigionesi ci ha portati alla fattoria di Las Sorts e nei campi di patate nella valle dell’Albula, in seguito alla fattoria bio Dusch vicino a Paspels, dedicata alla coltivazione dei cereali e all’allevamento dei bovini grigi retici, e infine al punto più a nord del nostro viaggio: Malans, con i suoi vigneti soleggiati.</p>
</div>
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	<p><strong>Il bio nei Grigioni in cifre </strong></p>
<p>A fine 2019, i Grigioni contavano 1291 aziende agricole bio – di cui 1255 dotate del marchio Bio Bourgeon – su un totale di 2067 aziende agricole, ossia il 62,5% delle fattorie bio. È il record svizzero in proporzioni e in cifre lorde. In Svizzera, la quota del bio nel mercato alimentare raggiunge circa il 10%. (SH)</p>
</div>
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	<p>©swisstopo</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-i-grigioni-sono-diventati-i-campioni-svizzeri-del-bio/">Come i Grigioni sono diventati i campioni svizzeri del bio</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quali conoscenze linguistiche sono necessarie?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quali-conoscenze-linguistiche-sono-necessarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 14:51:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/parlare_lingue-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Parlate italiano, francese, tedesco, inglese, cinese…? Le conoscenze di più lingue ci aiutano sempre e non solo per viaggiare o comunicare con amici che non sono di madrelingua italiana. Tra le tante richieste provenienti da tutto il mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/quali-conoscenze-linguistiche-sono-necessarie/">Quali conoscenze linguistiche sono necessarie?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/parlare_lingue-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19801"  class="panel-layout" ><div id="pg-19801-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19801-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19801-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><em>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</em></p>
<p><strong>Parlate italiano, francese, tedesco, inglese, cinese…? Le conoscenze di più lingue ci aiutano sempre e non solo per viaggiare o comunicare con amici che non sono di madrelingua italiana.</strong></p>
<p>Tra le tante richieste provenienti da tutto il mondo che le collaboratrici di educationsuisse quotidianamente ricevono, torna sovente la domanda se è possibile fare una formazione senza conoscere una delle lingue nazionali svizzere.<br />
La risposta è semplice! Buone conoscenze della lingua di insegnamento sono richieste. La lingua d’insegnamento cambia da regione a regione: Svizzera tedesca, francese o italiana.</p>
<p>Le università e i politecnici ETH/EPF e le scuole universitarie professionali SUP richiedono di solito un ottimo livello (C1).<br />
Spesso ci viene anche chiesto, se ci sono corsi di laurea tenuti unicamente in inglese: I corsi di Bachelor (laurea triennale) sono pochi solo in inglese come per esempio all’università di San Gallo e alla Hochschule di Lucerna oppure alla EHL (Ecole hôtelière Lausanne). Mentre l’offerta in inglese di programmi Master (specialistica) è molto vasta in tutte le università.</p>
<p>Per intraprende una formazione professionale, cioè un apprendistato (tirocinio chiamato in Ticino), le conoscenze linguistiche richieste sono molto meno alte che per gli studi universitari. A secondo della professione prescelta la conoscenza della lingua d’insegnamento alla scuola professionale, e quindi anche dell’azienda formatrice, richiede una conoscenza intermedia (B1 – B2).</p>
<p><strong>Valutazione della competenza linguistica</strong><br />
La competenza linguistica è valutata in tutto il mondo secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue (QCER). Questa scala di valutazione comprende sei livelli da A1 a C2 (competenze di base a quasi madrelingua). Il C1 che viene di solito richiesto per una formazione universitaria, è un livello avanzato sia come comprensione sia come espressione/parlare.<br />
Il livello B corrisponde a un livello intermedio, cioè si comprendono testi anche più lunghi e ci si esprime in modo autonomo. Di solito per un apprendistato è richiesto il livello B2, oppure il B1 per professioni nell’artigianato.</p>
<p><strong>Meglio prima che tardi!</strong><br />
Spesso ci viene anche chiesto se una immersione totale nella regione linguistica è il miglior modo per apprendere. Certo è che un soggiorno linguistico aiuta tanto, ma comporta anche degli impegni finanziari per frequentare una scuola di lingua e/o un grande sforzo per ambientarsi in un contesto estraneo e trovare un lavoro senza conoscere minimamente la lingua.<br />
E non pensare, tanto parlo italiano e quindi una lingua nazionale la conosco! Il Ticino dispone certamente di ottima università e di una scuola universitaria superiore: entrambe offrono corsi Bachelor e Master di alta qualità.<br />
Ma il Ticino è piccolo e non offre sbocchi a tutti i laureati che poi spesso si devono spostare nella Svizzera interna per trovare un posto di lavoro.</p>
<p>Noi consigliamo di acquisire conoscenze linguistiche già nel paese di residenza e possibilmente anche un certificato che attesti la conoscenza linguistica. Per qualsiasi domanda inerente la conoscenza linguistica o in generale sul tema della formazione in Svizzera non esitate a contattarci!</p>
<p><strong>Contatto</strong></p>
<p><em>Ruth von Gunten<br />
</em>educationsuisse formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Luzerner chügelipastete</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/luzerner-chugelipastete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 21:15:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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	<p>Il Chügelipastete di Lucerna è una ricetta tradizionale svizzera che piace a grandi e piccini. La ricetta del Chügelipastete è un tesoro storico le cui radici risalgono al XVIII.</p>
<p><strong>In collaborazione con</strong><strong> </strong><strong>gutekueche.ch</strong></p>
<p>L’11 novembre, giorno di San Martino si svolge nella cittadina lucernese di Sursee un'usanza singolare in Svizzera e che attira molti spettatori. In occasione del Gansabhauet, giovani uomini e donne cercano di decapitare un’oca morta appesa per il collo con una sciabola non affilata. L'origine del Gansabhauet, la cui prima attestazione risale al 1821, si perde nella notte dei tempi. L'usanza è un “residuo” di un gioco con i volatili che in passato era diffuso in tutta l'Europa. Dal 1997 all'usanza tradizionale si è aggiunto un corteo di luci che la sera attraversa il centro storico buio</p>
<p><strong><br />
Tempo di preparazione: 2-3 ore (incl. riposo)<br />
</strong>1. Per la pasta: mescolare tutti gli ingredienti e amalgamare in un impasto liscio. Riporre in frigo per 30 minuti.<br />
2. Dividere la pasta in terzi, usare una parte per stendere una base rotonda (diametro ~22 cm/0,5 cm di spessore) e riporre su una teglia imburrata. Formare una sfera di carta da forno e porla sulla base di pasta. Stendere il resto della pasta rotonda (abbastanza grande da stare sopra la sfera), porla sopra la sfera, spennellare i bordi con l'albume e incollarli saldamente. Formare un rotolo di pasta e attaccarlo alla parte superiore, che verrà tagliata dopo la cottura.<br />
3. Spennellare la pasta con un tuorlo d'uovo e cuocere in forno preriscaldato a 190 gradi per circa 40 minuti. Tagliare un coperchio dalla torta finita e rimuovere attentamente la sfera di carta da forno.<br />
4. Soffriggere la cipolla in una padella con burro. Aggiungere lo sminuzzato di vitello e i funghi, soffriggere, salare e pepare. Sfumare con il vino e cuocere per circa 15 minuti.<br />
5. Portare a ebollizione 500 ml di acqua, un po' di sale e una fetta di limone. Cuocervi le animelle per circa 20 minuti, rimuoverle e tagliarle a dadini.<br />
6. Formare delle palline molto piccole dall’impasto di vitello e lasciarle nella stessa acqua di cottura per 10 minuti.<br />
7. Scaldare il burro in una pentola, aggiungere la farina e dorarla leggermente. Sfumare con il brodo e il vino bianco e lasciare sobbollire la salsa per circa 20 minuti. Unire il tuorlo d'uovo e la panna, condire con sale e pepe. Aggiungere le polpettine di vitello, le animelle, lo sminuzzato e i funghi.<br />
8. Riempire la torta con metà del ripieno. Il resto del ripieno viene servito separatamente.</p>
<p><strong>Ingredienti per 4 porzioni: </strong></p>
<p><strong>Per la pasta:</strong><br />
120g burro<br />
1 uovo<br />
300g farina<br />
100 ml di acqua salata</p>
<p><strong>Per il ripieno:</strong><br />
2C burro<br />
50g burro (per la salsa)<br />
200g funghi affettati<br />
1 tuorlo d'uovo (per la salsa)<br />
200g carne di vitello sminuzzata<br />
300g impasto di vitello<br />
200g animelle<br />
300ml di brodo di animelle (per la salsa)<br />
50g farina (per la salsa)<br />
1 pizzico di pepe<br />
1 pizzico di sale<br />
3C panna (per la salsa)<br />
100ml vino bianco<br />
200ml vino bianco (per la salsa)<br />
1 fetta limone<br />
1 cipolla tritata</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il sistema sanitario svizzero rischia di ammalarsi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-sistema-sanitario-svizzero-rischia-di-ammalarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 20:28:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/SRV_2105_DE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />La popolazione della Svizzera invecchia, il numero di casi di malattie complesse aumenta. È una sfida enorme per il sistema sanitario del paese, noto per la sua qualità. Una sfida resa ancora più seria dalla mancanza di professionisti qualificati: il personale curante è spesso sotto pressione, talvolta fino all’esplosione. I costi aumentano, i piani di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/SRV_2105_DE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19766"  class="panel-layout" ><div id="pg-19766-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19766-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19766-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La popolazione della Svizzera invecchia, il numero di casi di malattie complesse aumenta. È una sfida enorme per il sistema sanitario del paese, noto per la sua qualità. Una sfida resa ancora più seria dalla mancanza di professionisti qualificati: il personale curante è spesso sotto pressione, talvolta fino all’esplosione.</p>
<p>I costi aumentano, i piani di riforma falliscono e il personale qualificato è carente: il sistema sanitario svizzero non è al meglio della sua forma. Il personale curante aveva già lanciato l’allarme prima del coronavirus. Esso si lamenta delle dure condizioni di lavoro e di una mancanza di riconoscimenti. Dopo un anno e mezzo di pandemia, esso è fisicamente e psichicamente al limite delle forze. La pressione sulle cure continua però a crescere, poiché l’evoluzione demografica e sociale continua ad aggravare la situazione. Secondo le previsioni, entro il 2030 mancheranno al paese circa 65'000 infermieri. Le associazioni del personale e gli esperti mettono in guardia contro una penuria. L’iniziativa popolare «Per cure infermieristiche forti» intende evitare che ciò avvenga. Il popolo voterà il 28 novembre 2021.</p>
<p><strong>Sono in molti a gettare la spugna</strong><br />
In Svizzera, nel settore delle cure quasi 214200 persone lavorano, la maggior parte negli ospedali (45%) e nelle case di cura medicalizzate (41%). Il 14% è alle dipendenze di organizzazioni extraospedaliere. E molte di loro lavorano a tempo parziale: un 100% sarebbe troppo pesante, ritengono. Il punto della situazione è il seguente: il lavoro in team non si concilia bene con gli interessi privati e gli obblighi familiari, il lavoro è fisicamente e mentalmente stressante e la pressione al risparmio nel sistema sanitario fa sì che i dipartimenti siano dotati del personale minimo costretti tuttavia a dare il massimo. Gli infermieri hanno spesso poco tempo per rispondere ai bisogni individuali e chiacchierare con i pazienti su questioni apparentemente banali. Soffrono di non poter fare il loro lavoro come vorrebbero. Molti abbandonano il compito prematuramente. Un terzo di coloro che lasciano la professione ha meno di 35 anni.</p>
<p><strong>I lavoratori stranieri colmano le lacune</strong><br />
I posti di lavoro messi a concorso sono più numerosi che mai nel settore delle cure in Svizzera. I responsabili del personale fanno fatica a reperire collaboratori. Essi assumono dunque spesso personale straniero. Presso l’Ostschweizer Kinderspital a San Gallo, ad esempio, il 42% dei medici sono svizzeri, il 36% tedeschi e l’8% austriaci. Dal canto suo, il personale infermieristico diplomato è composto dall’86% di Svizzeri. Gli ospedali universitari di Zurigo e di Losanna occupano invece molti più lavoratori stranieri nel settore delle cure, ossia rispettivamente circa il 60% e il 50%. Anche le famiglie private assumono sempre più personale curante dalla Germania e dall’Europa dell’Est. Queste donne sono in servizio quasi 24 ore su 24 con salari inferiori e rientrano nel loro paese dopo alcuni mesi.<br />
Il fatto di compensare le lacune di personale con manodopera estera è problematico per ragioni etiche: la Svizzera conta su persone che sono state formate all’estero e di cui l’estero ha bisogno. In futuro, potrebbe essere più difficile reclutare al di fuori delle nostre frontiere, poiché i paesi d’origine di questi lavoratori attuano maggiori sforzi per trattenerli. Parallelamente, il fabbisogno in personale continuerà ad aumentare fortemente in Svizzera, in particolare a seguito dell’invecchiamento della popolazione.</p>
<p><strong>Molta conoscenza, poca autonomia</strong><br />
Se si osserva il numero di infermieri ogni 1000 abitanti, la Svizzera figura in buona posizione rispetto ad altri paesi. Ma sarebbe sbagliato concludere che la situazione professionale sia più confortevole che altrove, sottolinea Rebecca Spirig, professoressa presso l’Istituto delle scienze infermieristiche dell’Università di Basilea: «Bisogna tener conto di tutte le persone considerate in questa cifra e come sono impiegate.» In Germania, ad esempio, il trattamento di ferite fa parte del settore delle cure solo da alcuni anni. In Svizzera, la pratica per somministrare iniezioni e infusioni fa parte della formazione di base. Negli Stati Uniti, le cosiddette "nurse practitioners" sono responsabili dell'assistenza primaria alla popolazione. E l’Olanda ha messo in atto il modello buurtzorg (aiuto a domicilio) con dei team infermieristici organizzati in modo autonomo, che consultano, decidono, curano, coordinano e fanno appello, se necessario, ad altri professionisti.</p>
<p><strong>I medici hanno un ruolo preponderante</strong><br />
«La Svizzera non è una pioniera», ribadisce Rebecca Spirig. Il suo sistema di cure si basa ampiamente sulla perizia medica: «Gli infermieri hanno molte conoscenze, ma prendono poche decisioni». Di fatto, anche misure elementari come indossare delle calze anti-trombosi richiedono una prescrizione medica. Inoltre, c'è una certa mancanza di chiarezza: coloro che hanno bisogno di cure e vivono a casa tra le loro quattro mura, di solito hanno a che fare con diversi fornitori di servizi. Il personale Spitex aiuta nell'igiene personale quotidiana, cambia le bende e cura le ferite; i medici diagnosticano, curano e assistono i pazienti. I fisioterapisti e gli ergoterapisti seguono le loro direttive. «Le cure ambulatoriali mancano di strutture e di processi omogenei», nota Ursula Meider, dell’Alta scuola zurighese delle scienze applicate (ZHAW). La concertazione è spesso insufficiente, ciò che può comportare doppioni, lacune e trattamenti inadeguati.</p>
<p><strong>La qualità differisce notevolmente</strong><br />
Come molti altri settori della vita quotidiana, il sistema sanitario svizzero possiede un’organizzazione federalista. La Confederazione fissa i grandi assi e i cantoni li mettono in atto, delegando a loro volta alcuni compiti ai comuni. Questi ultimi sono responsabili dell’assistenza ambulatoriale alle persone anziane. Così, i servizi medici e sociali e il modo di collaborare differiscono fortemente da un luogo all’altro.<br />
Si attuano sforzi per migliorare la rete delle cure di base e per renderle più efficaci. Soprattutto nelle zone rurali, sono emerse pratiche comuni in cui diversi gruppi professionali cooperano. Esistono anche dei modelli con strutture extraospedaliere forti e transizioni fluide alle cure stazionarie, che sono parzialmente sostenute dai poteri pubblici. «Abbiamo valutato dei best-practice», sottolinea l’esperta in cure infermieristiche Rebecca Spirig. Ma non vi è la volontà politica di promuoverli e di metterli in atto a livello svizzero. La ricercatrice della ZHAW, Ursula Meidert, ha la stessa impressione: «Numerose autorità agiscono solo quando non è più possibile fare altrimenti.»</p>
<p><strong>Alcuni attori difendono i loro interessi</strong><br />
La complessità del sistema fa in modo che sia difficile stabilire delle connessioni e avviare riforme profonde a lungo termine. La politica nazionale non sembra essere molto decisa, è spesso invischiata in dibattiti fondamentali e poco abile a compromessi. Alcune proposte di miglioramento sono già fallite molte volte nell’ambito delle Camere federali, dove attori di peso – in particolare il corpo medico, le casse malati e l’industria farmaceutica – hanno un’influenza considerevole. Ma anche il popolo svizzero è spesso critico nei confronti dei piani di riforma. Nel 2012, ad esempio, ha bocciato un progetto atto a migliorare il coordinamento e la qualità delle cure di base.<br />
Gli oppositori dei concetti innovativi minacciano regolarmente un aumento dei costi dando voce ad una preoccupazione largamente diffusa (cf. quadretta “Il popolo paga a caro prezzo”). Alcuni studi mostrano però che strutture omogenee e processi efficienti riducono i costi. Quando la collaborazione tra i vari gruppi professionali migliora, anche i dipendenti sono più soddisfatti e restano più a lungo nel sistema sanitario. Rebecca Spirig, che fa parte del comitato d’iniziativa, spera che quest’ultima possa stimolare una maggiore cooperazione: «Un sì permetterebbe di lanciare delle riforme non solo nelle cure, ma anche in tutto il sistema sanitario».</p>
<p><em>Eveline rutz</em></p>
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	<p>Quando viene a mancare il personale infermieristico, ne risentono i contatti umani con i pazienti. Questo problema potrebbe aggravarsi a seguito dell’invecchiamento della popolazione. Foto Keystone</p>
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	<p>«Le cure ci fanno ammalare»: è questo uno degli slogan che il personale sanitario ha presentato nelle strade di Basilea lo scorso 12 maggio. Questo tipo di manifestazione era già ricorrente prima della pandemia di coronavirus. Foto Keystone</p>
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	<p><strong>Il popolo paga a caro prezzo</strong><br />
I costi dell'assistenza sanitaria in Svizzera sono alti e sono in gran parte sopportati dai pazienti. Nel 2018, la spesa è stata di 798 franchi per persona al mese. Le famiglie hanno dovuto sostenere il 63% di questi costi. Poco meno della metà di questi costi erano coperti dai premi della cassa malati di base. Lo Stato ha pagato circa il 30% dei costi globali. La quota dei costi della salute nel prodotto interno lordo (PIL) è nettamente aumentata nel corso degli ultimi decenni: con l’11,2%, la Svizzera registra una delle cifre più alte dell’Europa nel 2018. Gli Stati Uniti sono nettamente in testa con il 16,9%, seguiti dalla Germania (11,5%) e dalla Francia (11,3%). La Spagna registra il 9,0% e l’Irlanda il 6,9%. L’aumento delle spese in Svizzera è fonte di preoccupazione per molti: i costi della salute sono sempre in posizione elevata nel «Barometro svizzero delle preoccupazioni». In Svizzera si spende di più per i ricoveri ospedalieri e meno per la prevenzione. (ERU)</p>
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	<p><strong>Ricette per evitare la penuria di manodopera</strong><br />
La popolazione è diventata più consapevole del lavoro svolto giorno e notte dagli infermieri nell’ambito della pandemia di coronavirus. L’iniziativa popolare «Per cure infermieristiche forti» intende sostenerli. Il popolo si esprimerà in votazione popolare il 28 novembre.</p>
<p>Il personale infermieristico lotta da anni per migliori condizioni di lavoro e maggiori riconoscimenti ed autonomia. L’Associazione svizzera degli infermieri (ASI) spera di ottenere dei miglioramenti da questa votazione. «Il sistema sanitario rischia di ammalarsi se non si rende la professione maggiormente attrattiva», precisa Yvonne Ribi, direttrice dell’ASI. I promotori dell’iniziativa chiedono maggiori investimenti nella formazione e nel perfezionamento. Per fare in modo che il numero di giovani professionisti diplomati possa aumentare rapidamente, bisogna ad esempio aumentare il salario durante la formazione di base.<br />
L’iniziativa chiede inoltre un maggior numero di collaboratori per squadra pe garantire la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti. I piani di servizio e gli orari di lavoro devono diventare più favorevoli alle famiglie. Gli infermieri devono guadagnare autonomia: essi devono poter prescrivere, fornire e fatturare personalmente alcune prestazioni. «Dare loro maggiori responsabilità sgraverebbe il corpo medico», aggiunge Rebecca Spirig, esperta in scienze infermieristiche e membro del comitato d’iniziativa.</p>
<p><strong>Controprogetto: un’offensiva di formazione</strong><br />
A livello politico, le richieste del personale infermieristico sono state comprese. Il Parlamento nazionale ha approvato un controprogetto e validato tra l’altro un’offensiva in materia di formazione. Questa offensiva dev’essere sostenuta dallo Stato in ragione di quasi 500 milioni di franchi. I cantoni dovrebbero stanziare la stessa somma. Questo progetto non va abbastanza lontano secondo il comitato d’iniziativa, che deplora la mancanza di misure per rafforzare la soddisfazione del personale infermieristico e per trattenerlo più a lungo. Nel contempo, la sua esigenza di aumentare le risorse in personale non è soddisfatta. L’ultima parola spetta al popolo il prossimo 28 novembre alle urne.<br />
Il Consiglio federale e la maggioranza delle due Camere del Parlamento sono contrarie all’iniziativa. Essi rifiutano di accordare un trattamento particolare a questo gruppo professionale nella Costituzione. Anche le casse malati la respingono. Esse si oppongono al fatto che il personale infermieristico possa prescrivere esso stesso delle prestazioni, argomentando che ciò comporterebbe un aumento del numero dei trattamenti ed oneri supplementari. I sostenitori del progetto affermano il contrario: secondo loro, si risparmierebbe tempo e denaro se si avesse meno spesso bisogno di prescrizioni mediche. (ERU)</p>
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		<title>Dieci domande a una giovane svizzera: Giulia Sommaruga</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/dieci-domande-a-una-giovane-svizzera-giulia-sommaruga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 19:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Foto-2-1-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Giulia, sei legata alla Svizzera e se sì in che modo? Prima della festa per i diciottenni al Consolato di Milano, in cui ho avuto l’occasione di avvicinarmi in prima persona a quella che è la comunità svizzera in Italia confrontandomi con altri giovani e conoscendo molti rappresentanti svizzeri, la Svizzera è sempre stata una</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/Foto-2-1-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19758"  class="panel-layout" ><div id="pg-19758-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19758-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19758-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Giulia, sei legata alla Svizzera e se sì in che modo?</strong><br />
Prima della festa per i diciottenni al Consolato di Milano, in cui ho avuto l’occasione di avvicinarmi in prima persona a quella che è la comunità svizzera in Italia confrontandomi con altri giovani e conoscendo molti rappresentanti svizzeri, la Svizzera è sempre stata una parte relegata soprattutto alle festività, la cultura culinaria di mia nonna Juliette e la sua vita a Ginevra. Per esempio, a Natale mia nonna cucina una fusion di cucina italiana e svizzera come i tortellini in brodo e i paté di carne o durante l’anno mamma ci faceva sempre la treccia di pane per la colazione domenicale. Durante le festività pasquali fin da piccoli prendevamo un ramo di nocciolo tortuoso e facevamo un albero di uova pasquali.</p>
<p><strong>Cosa ti ha spinta ad impegnarti nell’ambito dell’UGS?</strong><br />
La prima volta che ho partecipato ad un convegno UGS nel 2019 ho subito sentito quello spirito svizzero di aggregazione e di iniziativa, in barba al maltempo e all’acqua alta muniti di stivali ci siamo fatti una passeggiata a Venezia. Insieme alla guida preparatissima ho scoperto moltissimi aneddoti di Venezia che non avevo avuto il modo di approfondire durante le gite scolastiche. Ho subito sentito molta empatia con gli organizzatori dell’UGS e curiosa di lanciarmi in una nuova esperienza mi sono detta perché no?</p>
<p><strong>Ti interessa la politica, la scena culturale svizzera o lo sport svizzero?</strong><br />
Non sono mai stata particolarmente interessata alla politica ma ho sempre rispettato la votazione tramite posta, e lo trovo un modo di aggregazione importante per gli svizzeri all’estero. Quando ero più piccola mi interessava molto il tennis e seguivo volentieri le storiche partite di Federer contro Nadal. Federer l’ho sempre trovato uno sportivo di classe privo di arroganza e molto impegnato nel sociale quindi un modello da seguire e ammirare.</p>
<p><strong>Hai mai letto un autore svizzero e se sì quale libro ti ha influenzata più di tutti?</strong><br />
Il primo cartone animato svizzero è stato Pingu, fin da piccola adoravo guardarlo perché quando ancora doveva nascere mia sorella mi immedesimavo nella sorellina di Pingu. E trovo geniale che il creatore del cartone abbia creato un linguaggio tutto suo ma allo stesso tempo così chiaro ed efficace. Crescendo mi sono affezionata a Heidi un altro cartone molto caratteristico svizzero e con dei paesaggi fantastici. Non ho mai potuto approfondire la letteratura svizzera ma se ci sarà l’occasione la coglierò sicuramente.</p>
<p><strong>Se avessi la possibilità di cenare con un personaggio svizzero ed uno italiano chi incontreresti e perché? Quale piatto cucineresti?</strong><br />
Una persona di spicco italiana che sicuramente avrei voluto conoscere è Gino Strada. Sicuramente inizierei parlando di Emergency e dei suoi viaggi umanitari in tutto il mondo. Approfondendo la situazione della crisi umanitaria e di come i paesi potrebbero migliorare la loro politica di integrazione e accoglienza. Dalla recente situazione in Turchia a quella in Afghanistan, dove hanno tolto la libertà alla scolarizzazione delle donne. Come personaggio svizzero inviterei Martha Stettler, famosa pittrice impressionista nata a Berna nel 1870, la prima donna a esporre alla Biennale di Venezia nel 1920 e ad aprire ‘l’accademia della grande Chaumière’ contravvenendo ai pensieri dell’epoca dove i pittori che esponevano erano unicamente uomini. Con lei affronterei l’argomento delle condizioni delle donne nella nostra società e dei pro e contro della tecnologia odierna. Inviterei sia Gino Strada che Marta Stettler per tè pomeridiano e servirei del tè nero e i Läckerli.</p>
<p><strong>Come è percepita la Svizzera dai tuoi amici e dai tuoi conoscenti?</strong><br />
La Svizzera viene percepita come un paese sicuro e stabile, con una forte identità.</p>
<p><strong>Hai qualche aneddoto divertente da raccontare riguardo al tuo essere svizzera e italiana?</strong><br />
Durante la festa per i diciottenni in consolato a Milano, ho avuto l’onore di conoscere e battere il campione di calcio Lichtsteiner a una partita di pistole laser, con annesso stupore sia da parte mia che dagli organizzatori.</p>
<p><strong>Quali pensi siano i punti di forza e/o d’eccellenza dell’Italia e della Svizzera?</strong><br />
I punti di forza in Italia sono sicuramente il turismo, l’industria, la moda e la generosità e solidarietà delle persone. In questo periodo non è stato assolutamente facile per nessun paese dovuto al Covid che ha bloccato sia il turismo che l’industria. La soluzione sta nell’evolversi e superare questi momenti difficili e adottare un pensiero più ecologico e sostenibile per il mondo riducendo le emissioni e la plastica dalle nostre famiglie. I punti di forza della Svizzera sono la vasta cultura culinaria e l’economia stabile che offre tante possibilità di lavoro.</p>
<p><strong>Cosa saresti felice di ricevere dalla comunità dei giovani svizzeri in Italia e come pensi potresti contribuire al meglio?</strong><br />
Quando ho deciso di unirmi all’UGS l’ho fatto anche per poter espandere le mie conoscenze della Svizzera e per poter conoscere molte persone. Porterei sicuramente la mia esperienza nel mondo dei social media da poter utilizzare per la promozione di attività o congressi.</p>
<p><strong>Infine, in quanto svizzeri di seconda generazione e portatori di un bagaglio multiculturale, cosa pensi che potreste apportare ai vostri stati di appartenenza?</strong><br />
Sicuramente si ha bisogno di un cambiamento nella politica ambientale e dei consumi. Ideando nuove iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardante molti temi attuali come il cambiamento climatico.</p>
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		<title>Hedy Lamarr, l’inventrice del WiFi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/hedy-lamarr-inventrice-del-wifi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 19:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il 9 novembre si celebra la giornata dell'inventore in memoria di Hedy Lamarr, attrice e genio della tecnologia che sposò uno svizzero Lugano - Non solo gli appassionati di cinema dovrebbero conoscere la storia di Hedy Lamarr, nata nel mese di novembre del 1914, ma anche tutti noi, dato che questa brava e bella attrice</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/hedy-lamarr-inventrice-del-wifi/">Hedy Lamarr, l’inventrice del WiFi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19746"  class="panel-layout" ><div id="pg-19746-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19746-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19746-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 9 novembre si celebra la giornata dell'inventore in memoria di Hedy Lamarr, attrice e genio della tecnologia che sposò uno svizzero</strong></p>
<p>Lugano - Non solo gli appassionati di cinema dovrebbero conoscere la storia di Hedy Lamarr, nata nel mese di novembre del 1914, ma anche tutti noi, dato che questa brava e bella attrice è coinvolta nella nostra vita quotidiana in relazione all’uso costante della tecnologia.<br />
Esattamente 70 anni fa, nel 1931, sposava il musicista jazz elvetico Teddy Stauffer (nato a Murten Canton Friburgo). Erano entrambi residenti negli Usa, dove Teddy si esibiva brillantemente anche come cantante e leader di una band, emblema dello swing tra gli anni ’30 e '40.<br />
Hedy aveva precedentemente abitato in Svizzera per sfuggire alle leggi razziali, stringendo amicizie importanti con altri sfuggiti al regime di Hitler.<br />
Talmente eccezionale è stata la vita di Hedy Lamarr che di recente le è stato dedicato un documentario in Usa intitolato “Bombshell: The Hedy Lamarr Story”.</p>
<p><strong>Attrice amante della tecnica</strong></p>
<p>Bella, raffinata, acclamata attrice del grande schermo, non tutti sanno che Hedy Lamarr di origini ebreo-austriache, in realtà, fu l’inventrice di un sistema di comunicazione segreto usato contro i nazisti. Le sue invenzioni sono utilizzate oggi per implementare la sicurezza di sistemi come GPS, WiFi e Bluetooth.<br />
Mentre il marito svizzero otteneva sempre più successo nel campo musicale (alcuni brani non fruibili sul web), Hedy otteneva piccole parti nel cinema che le consentirono comunque di farsi notare dai più grandi registi dell’epoca lavorando poi come protagonista insieme ad attrici e attori del calibro di Judy Garland, Lana Turner, Spencer Tracy e Clark Gable. Protagonista di film quali “Estasi”, “La febbre del petrolio, “Vieni a vivere con me”.</p>
<p><strong>Le invenzione nella roulotte</strong></p>
<p>L’ambiente di Hollywood la mise in contatto con personalità culturali e politiche come Howard Hughes e John F. Kennedy con le quali discorreva di scienza e alle quali iniziò a confidare le sue ideazioni tecniche.<br />
Fu così che ottenne una roulotte e sufficienti attrezzature per poter eseguire le sue sperimentazioni durante le pause dal set.<br />
«Le invenzioni sono facili da fare per me - ebbe a dire la Lamarr - Non devo lavorare sulle idee, vengono naturalmente».<br />
Quando era una studente di ingegneria a Vienna, facoltà che poi abbandonò per varie ragioni, fu descritta come dotata di una “intelligenza eccezionale”. Già da bambina, pare a 5 anni, smontava e rimontava i carillon per comprenderne il funzionamento.<br />
Negli anni ’40, nel pieno del suo successo cinematografico, sfuggì la notizia di cosa era in grado di inventare Hedy Lamarr, ma la cosa fu presto messa a tacere dando grande e rinnovato risalto alla sua avvenenza - era definita la donna più bella del mondo e del cinema - e ai particolari della sua vita sul set e privata.</p>
<p><strong>Gloria sì, ma nemmeno un centesimo</strong></p>
<p>La sua idea di far saltare la linea di comunicazione da una frequenza all’altra per disorientare i nazisti e impedirgli di identificare i siluri degli alleati, benché brevettata insieme a George Antheil non fu molto compresa dall’esercito USA, tuttavia era destinata a divenire il prototipo base per le comunicazioni telefoniche e delle reti wireless. In pratica, oggi usiamo i nostri dispositivi tecnologici grazie ad una sua ideazione fatta per contrastare il nazismo.<br />
Il riconoscimento ufficiale delle forze armate americane contribuì alla sua affermazione di scienziata.<br />
Per le sue ideazioni ebbe una tardiva fama agli inizi del secolo presente, quando fu scoperto e divulgato questo talento dell’attrice.<br />
Per la sua invenzione brevettata, Hedy Lamarr nel 2014 fu inserita nel National Inventors Hall of Fame statunitense.<br />
Nel frattempo, mentre l’industria scaturita dalle sue innovazioni tecnologiche fatturava incassi multimiliardari, a lei non pervenne mai nemmeno un centesimo…<br />
Dismessa la carriera di attrice per problemi personali e di salute fisica e psichica, con molti divorzi alle spalle, in ristrettezze economiche e lottando contro qualche profittatore (vinse ad 84 anni una causa di 5 milioni di dollari per uso non autorizzato della sua immagine), visse il suo ultimo periodo d’oro proprio in tarda età quando fioccarono i riconoscimenti da prestigiosi enti e fondazioni statunitensi ed europee: nel 1998 non poté ritirare a Vienna la medaglia Kaplan perché era ormai cieca.</p>
<p>In Svizzera, Austria e Germania, il 9 novembre, la data del suo compleanno, è dedicata alla Giornata dell’inventore.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Il 9 novembre, giorno di nascita dell’inventrice Hedy Lamarr, in Svizzera, Austria e Germania viene celebrata la Giornata dell’inventore.</p>
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	<p>Volto bellissimo e mente geniale di Hedy Lamarr</p>
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	<p>1951 Hedy Lamarr sposa il musicista di jazz svizzero Teddy Stauffer, di Murten Canton Friburgo.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/hedy-lamarr-inventrice-del-wifi/">Hedy Lamarr, l’inventrice del WiFi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>«Si rimette in discussione il sentimento fondamentale del legame con l’Europa»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/si-rimette-in-discussione-il-sentimento-fondamentale-del-legame-con-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 17:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/SRV_2104_DE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Remo Gysin si impegna con fervore per preservare il ricordo dell’Olocausto. E desidera che la «Quinta Svizzera» abbia un peso politico maggiore. Remo Gysin, presidente uscente dell’OSE, getta uno sguardo sul passato e propone prospettive per il futuro. Remo Gysin, lei é nato poco prima della fine della Seconda Guerra mondiale. Oggi, lei si batte</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/si-rimette-in-discussione-il-sentimento-fondamentale-del-legame-con-europa/">«Si rimette in discussione il sentimento fondamentale del legame con l’Europa»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/10/SRV_2104_DE-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19738"  class="panel-layout" ><div id="pg-19738-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19738-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19738-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Remo Gysin si impegna con fervore per preservare il ricordo dell’Olocausto. E desidera che la «Quinta Svizzera» abbia un peso politico maggiore. Remo Gysin, presidente uscente dell’OSE, getta uno sguardo sul passato e propone prospettive per il futuro.</p>
<p><strong>Remo Gysin, lei é nato poco prima della fine della Seconda Guerra mondiale. Oggi, lei si batte per la creazione di un memoriale svizzero dell’Olocausto. Questo progetto rappresenta la sua eredità per la società?</strong><br />
Questo tema mi ha sempre preoccupato. La guerra, le sue conseguenze e le atrocità dell’Olocausto hanno costituito un tema ricorrente a scuola e nella mia famiglia, un tema molto pesante. Non posso ancora comprendere quanto è avvenuto all’epoca.</p>
<p><strong>Ma cosa l’ha spinta, decenni dopo la fine della guerra, a risvegliare il dibattito sulla cultura del ricordo dell’Olocausto con questa idea di memoriale?</strong><br />
Il primo impulso è giunto della rivista «Beobachter», che ha affrontato questo argomento nel 2017, ponendo l’accento sui cittadini svizzeri che sono stati vittime degli orrori dell’epoca. Si è parlato anche dei combattenti svizzeri nella resistenza francese. E degli Svizzeri all’estero di fede ebraica. E di altre vittime come le donne che, sposandosi, hanno perso la loro nazionalità svizzera, e nel contempo la protezione della Svizzera. Ho trovato questo articolo sconvolgente.</p>
<p><strong>Oggi non si perde più la propria nazionalità svizzera sposandosi. Gli Svizzeri all’estero sono generalmente meglio protetti e considerati che altrove. Il tempi sembrerebbero cambiati.</strong><br />
Non tutto è perfetto, lungi da questo. Si assiste ad esempio ad una ripresa dell’antisemitismo. E quando le tensioni salgono, come quelle che osserviamo in questo momento tra Israele e la Palestina, gli Svizzeri all’estero sono nuovamente in pericolo. Ma anche per altri aspetti alcune persone hanno bisogno di protezione nella «Quinta Svizzera», ad esempio in occasione di catastrofi naturali, o quando si tratta di persone in stato di povertà.</p>
<p><strong>Il memoriale svizzero dell’Olocausto è attualmente a buon punto. Questo pone in ombra gli altri momenti intensi che ha vissuto nell’ambito dell’OSE?</strong><br />
I 20 anni che ho trascorso all’OSE sono stati ricchi di momenti forti. Penso in particolare a tutti gli incontri che ho avuto con gli Svizzeri all’estero. Inoltre, ho avuto la fortuna di iniziare il mio mandato di presidente nel momento in cui decorreva il centenario dell’OSE.</p>
<p><strong>Un’entrata in materia folgorante …</strong><br />
…seguita da tappe meravigliose, come la Fête des Vignerons nel 2019 a Vevey, con la sua giornata dedicata agli Svizzeri all’estero. Anche se in un genere totalmente diverso, anche la pandemia di coronavirus è stata qualcosa di particolare : sono rimasto impressionato dalla rapidità con la quale siamo riusciti ad adottare nuove forme di comunicazione.</p>
<p><strong>Il passato si misura con i punti salienti. Per il futuro, tuttavia, sono le sfide ad essere decisive. Penso qui all'abbandono dell'accordo quadro.</strong><br />
L’interruzione dei negoziati da parte della Svizzera solleva numerose questioni sul futuro della mobilità internazionale, la libertà di stabilirsi, la libera circolazione delle persone, l’assicurazione malattia e le assicurazioni sociali. Entriamo in un’era di grandi incertezze.</p>
<p><strong>Questo colloquio si svolge a Basilea e, per il momento, non si nota nessun cambiamento.</strong><br />
Ciò che si nota è che una città come Basilea non funzionerebbe senza tutti i frontalieri che fanno girare il nostro sistema sanitario e quasi tutti i settori dell’economia. Attualmente si rimette in discussione il sentimento fondamentale del legame con l’Europa. La rottura dei negoziati crea un grande vuoto. E pone problemi, in particolare poiché non si è tenuto conto della situazione degli oltre de 400000 Svizzeri che vivono nell’UE.</p>
<p><strong>Lei è fedele a sé stesso: già quando era consigliere nazionale, criticava la politica europea del Consiglio federale.</strong><br />
La politica estera della Svizzera si è sempre situata in un campo di tensione : cosa vogliamo? E chi decide ? La partecipazione del Parlamento è ancorata nella Costituzione. Questo significa anche che il popolo ha l’ultima parola e può, se del caso, avvalersi del referendum. Qui invece il Consiglio federale ha deciso da solo. Questo modo di agire colpisce il cuore della nostra democrazia</p>
<p><strong>Questo le fa venire voglia di battersi per un’adesione all’UE?</strong><br />
Credo almeno che la decisione del Consiglio federale di interrompere i negoziati abbia rimesso in discussione in primis l’adesione all’UE</p>
<p><strong>Sarebbe interessante che gli Svizzeri all’estero possano dare il loro parere su questioni così importanti. Alcuni affermano tuttavia che il Parlamento della «Quinta Svizzera», il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) non ha nessun peso reale.</strong><br />
Oggi, l’OSE possiede buone connessioni politiche. La nostra influenza è aumentata. Intratteniamo contatti stretti con i parlamentari e le autorità. Il CSE rappresenta molto meglio di prima la «Quinta Svizzera». Devo riconoscere che siamo ancora lontani dallo scopo. Se il peso politico del CSE dovesse aumentare, la sua rappresentatività deve migliorare. Dobbiamo dunque fare in modo che in futuro, tutti gli Svizzeri all’estero adulti possano partecipare alle elezioni del CSE. È questa la mia visione di democrazia.</p>
<p><strong>Un sistema di voto elettronico sarà utilizzato per la prima volta su larga scala in occasione delle elezioni del CSE del 2025. Questa avanzata sarà determinante?</strong><br />
Il voto elettronico facilita tutto, sia per le elezioni che per le votazioni federali e cantonali. Tuttavia, è molto importante che dotiamo il nostro sistema di e-voting per le elezioni del CSE. E, soprattutto, bisogna che gli Svizzeri all’estero siano maggiormente coinvolti. Lo si è visto dai paesi come l’Australia, il Messico o la Gran Bretagna, dove le comunità locali hanno fatto di tutto perché il maggior numero possibile di cittadini svizzeri potesse votare sul posto. È esemplare.</p>
<p><strong>Quali sono i temi scottanti che lascia al suo successore?</strong><br />
Essi sono noti : numerosi Svizzeri all’estero non possono esercitare i diritti politici che la Svizzera garantisce loro, la politica bancaria pone problemi e la pressione politica interna sugli Svizzeri all’estero non diminuisce.</p>
<p><strong>Alcuni parlamentari chiedono una restrizione dei diritti civili degli Svizzeri all’estero.</strong><br />
Esattamente. Ma se si vuole rinegoziare i loro diritti civili, propongo un’altra cosa: perché non creare una circoscrizione elettorale a parte per la «Quinta Svizzera»? Essa sarebbe così meglio rappresentata e molto più visibile. Bisogna soprattutto tenere conto del fatto che la mobilità è cambiata: i soggiorni all’estero hanno tendenza ad abbreviarsi. Si osserva un andirivieni. È un argomento forte contro la restrizione dei diritti di partecipazione politica degli Svizzeri che vivono all’estero. I nostri compatrioti dell’estero che si interessano alla politica contribuiscono dopo tutto in maniera decisiva all’immagine di una Svizzera tollerante, connessa, pronta per il futuro e aperta sul mondo.</p>
<p><strong>Cosa sarebbe la Svizzera senza la «Quinta Svizzera»?</strong><br />
Non sarebbe nient’altro che una parte di sé stessa!</p>
<h5>
Nato nel en 1945, Remo Gysin è stato un politico del PS per numerosi anni. Egli ha fatto parte del Comitato dell’OSE dal 2001, e lo ha presieduto dal 2015. Il suo mandato si è concluso lo scorso mese di agosto.</h5>
<p><strong>«Per quanto concerne l’accordo quadro, il Consiglio federale ha deciso tutto da solo. Questo modo di fare colpisce il cuore della nostra democrazia.»</strong></p>
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	<p>Remo Gysin durante la presentazione del progetto di memoriale dell’Olocausto a Berna. Foto Keystone</p>
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