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	<title>Viaggio tra i Cantoni Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Viaggio tra i Cantoni Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera. &#8211; Canton Nidvaldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 09:08:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/nidvaldo-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Terzo appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni. In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa nuova destinazione?</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/canton-nidvaldo-svizzera-storia-turismo/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera. &#8211; Canton Nidvaldo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/nidvaldo-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-26279"  class="panel-layout" ><div id="pg-26279-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26279-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26279-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Terzo appuntamento del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi meravigliosi 26 Cantoni.</p>
<p>In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa nuova destinazione? Benvenuti nel Canton Nidvaldo!</p>
<h2>TAPPA 3: CANTON NIDVALDO</h2>
<p>Ci sono luoghi che, sulla carta, sembrano marginali: piccoli territori tra montagne e laghi, lontani dai grandi centri del potere europeo. Eppure, è proprio da uno di questi luoghi, il Canton Nidvaldo, che prende forma una delle esperienze politiche più durature del continente.</p>
<p>Nel 1291, le comunità di Nidvaldo si alleano con Uri e Svitto. Non esiste ancora una Svizzera, ma emerge già un’esigenza concreta: difendersi e preservare la propria autonomia, soprattutto di fronte agli Asburgo. È un patto essenziale, nato più da una necessità che da una visione, destinato però a diventare il nucleo della Confederazione.</p>
<p>Per secoli Nidvaldo resta legato a una forte identità locale. Insieme a Obvaldo forma l’Untervaldo, ma senza mai diventare un’entità unica: collaborazione, sì, ma senza rinunciare alla propria autonomia, in un equilibrio che racconta bene lo spirito svizzero. Nel frattempo, tra Cinquecento e Seicento, molti abitanti partono come mercenari, cercando altrove opportunità che il territorio non può offrire. Il momento più drammatico arriva nel 1798. Di fronte all’avanzata francese e alla Repubblica Elvetica imposta da Napoleone, Nidvaldo resiste. La repressione è durissima: il 9 settembre il Cantone viene saccheggiato e centinaia di persone vengono uccise. È una ferita profonda, ma non definitiva.</p>
<p>Dopo il 1814, molte innovazioni vengono cancellate e il Cantone torna alle sue strutture tradizionali. La trasformazione sarà lenta: la nuova costituzione arriverà solo nel 1877, mentre la storica <em>Landsgemeinde</em> sopravvive fino al 1997, come un’eco di un passato ancora vivo.</p>
<p>Stans, capoluogo cantonale, si trova nel cuore di Nidvaldo. Situato ai piedi delle montagne e a pochi minuti dal Lago dei Quattro Cantoni, il paese conserva un’identità autentica, profondamente legata alla storia della Svizzera primitiva. Si tratta del vero e proprio centro politico, culturale e simbolico del Cantone. Stans è stata infatti protagonista di uno degli episodi più significativi della storia elvetica: la Dieta di Stans del 1481. In quel periodo, i Cantoni erano divisi da forti tensioni interne. La situazione si risolse grazie all’intervento di San Nicolao della Flüe, che con un messaggio di pace favorì un compromesso tra le parti.</p>
<p>Nel centro del paese si erge la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, principale edificio religioso del Canton Nidvaldo ed emblema della sua identità spirituale. L’attuale edificio fu completato dall’architetto Jakob Berger nel 1647 e rappresenta una delle più importanti chiese barocche della Svizzera.</p>
<p>La dedica ai Santi Pietro e Paolo non è casuale: San Pietro, rappresentato dalla chiave, è anche il simbolo dello stemma cantonale.</p>
<p>Il Museo di Nidvaldo conserva manufatti e opere che raccontano la storia artistica e culturale del Cantone. È composto da tre sedi: il Salzmagazin, la Winkelriedhaus con padiglione a Stans e la Fortezza di Fürigen a Stansstad. Il Salzmagazin, situato in posizione centrale vicino alla funivia dello Stanserhorn, ospita ogni anno mostre temporanee dedicate alla storia e alla cultura locale.</p>
<p>Inoltre, Stans è stata testimone di un episodio che segnò un punto di svolta pedagogico. Il pedagogista e filosofo svizzero Johann Heinrich Pestalozzi applicò un metodo educativo innovativo rivolto ai bambini orfani di guerra. Basato su “testa, cuore e mano”, il suo approccio promuoveva uno sviluppo armonico fondato su amore, intuizione e attività pratica.</p>
<p>Il cantone è anche celebre per i suoi prodotti di eccellenza, come l’antica vetreria Glasi Hergiswil, situata nell’omonimo comune. Fondata nel 1817, l’azienda oggi offre al pubblico un museo con varie esposizioni, il labirinto del vetro e il Glasi-Park.</p>
<p>Nidvaldo è caratterizzato da una natura che si espande tra laghi e montagne. Il territorio è dominato dal Lago dei Quattro Cantoni e da imponenti montagne. Il suggestivo lago di Trübsee è situato a 1’764 m sopra Engelberg, alimentato dal ghiacciaio del Titlis.</p>
<p>All’interno del Cantone è presente Niederrickenbach, definita a ragione <em>«la fonte di energia più naturale della Svizzera». </em>Questa località, caratterizzata dall’assenza di automobili, emana un senso di energia e tranquillità, attribuibile sia alla sua rilevanza come meta di pellegrinaggio sia alla sua collocazione ai piedi dei monti.</p>
<p>Oggi, Nidvaldo è un Cantone moderno ma non ha dimenticato le proprie origini e forse è proprio questo il suo segreto: cambiare sì, ma senza mai perdere il senso profondo della propria libertà.</p>
<p>Ci congediamo da questa terza tappa, dove abbiamo conosciuto più approfonditamente un territorio fatto di natura, fede e tradizioni. Seguendo il filo della storia elvetica, ripartiamo alla scoperta del suo “gemello” storico. Il nostro cammino prosegue verso la prossima meta: il Canton Obvaldo.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a <a href="mailto:redazione@gazzettasvizzera.ch">redazione@gazzettasvizzera.ch</a>: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
<p><em>Nicola Magni</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Nidvaldo</h3>
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<p><strong>Capoluogo</strong>: Stans<br />
<strong>Lingua</strong>: tedesco<br />
<strong>Data di ingresso CH</strong>: 1291<br />
<strong>Superficie</strong>: 275,85 km<sup>2<br />
</sup><strong>Numero residenti</strong>: 45’462 (dicembre 2025)<br />
<strong>Montagna più alta</strong>: Rotstöckli (2’901m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma del Canton Nidvaldo consiste in due chiavi bianche incrociate verticalmente, le cui barbe sono rivolte verso l’alto su campo rosso. La doppia chiave fa riferimento a San Pietro, patrono del capoluogo Stans, e richiama nella forma l’aquila del Sacro Romano Impero. I colori bianco e rosso, tipici della tradizione elvetica, derivano infatti dall’insegna di guerra imperiale. Il rosso rappresenta il sangue e la passione, mentre il bianco simboleggia la purezza e l’innocenza.</p>
<p>L’emblema risale al XV secolo ed è stato adottato per distinguere e affermare l’indipendenza da Obvaldo, il cui stemma presenta una sola chiave. Le chiavi sono un simbolo cristiano, legato alla figura di San Pietro e rappresentano la protezione divina e l’autorità spirituale. La versione attuale fu ufficializzata nel 1512, quando Papa Giulio II concesse l’autorizzazione a utilizzare questo simbolo papale nello stemma.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p>Chiesa dei Santi Pietro e Paolo nel cuore di Stans </p>
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	<p>In inverno, il Trübsee si trasforma in una distesa ghiacciata, perfetta per pattinare.</p>
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	<p>Vista sul Lago dei Quattro Cantoni dalla Klewenalp (sopra Beckenried, Nidvaldo), sul versante opposto ma collegata escursionisticamente con Niederrickenbach</p>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/canton-svitto-storia-cultura-paesaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:47:48 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/canton-svitto-storia-cultura-paesaggi/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/cantoni-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-26149"  class="panel-layout" ><div id="pg-26149-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26149-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26149-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Seconda tappa del nostro cammino alla scoperta della Svizzera attraverso i suoi 26 Cantoni.</p>
<p>In questa rubrica vi accompagniamo alla scoperta dei diversi Cantoni, intraprendendo un viaggio attraverso la loro storia, la loro cultura, le tradizioni che li contraddistinguono e i paesaggi mozzafiato che la Svizzera sa regalare. Siete pronti a conoscere questa seconda meta? Benvenuti nel Canton Svitto!</p>
<h2>TAPPA 2: CANTON SVITTO</h2>
<p>Ci sono luoghi che custodiscono la storia, e poi ci sono luoghi che la generano. Il Canton Svitto è uno di questi, ed è qui che un nome divenne destino. È da Svitto che il nostro cammino prosegue, là dove la Svizzera ha trovato il suo nome e il suo emblema.</p>
<p>Dopo aver visitato Uri, in questa tappa scopriremo un altro dei Cantoni fondatori: il Canton Svitto. Considerato la culla della Svizzera, è il luogo dove tutto ha avuto inizio. Qui, tra le montagne che si specchiano nel Lago dei Quattro Cantoni e le vallate che si aprono verso il Lago di Zurigo, è nata l’idea stessa della Confederazione: non solo un atto politico, ma una visione di convivenza tra comunità diverse, unite dalla responsabilità reciproca. Non è un caso che proprio questo territorio abbia dato nome e bandiera alla Svizzera.</p>
<p>Le tracce umane nell’area risalgono a oltre 5’000 anni fa: insediamenti preistorici tra Hurden e Freienbach testimoniano una presenza stabile già nell’età della Pietra e del Bronzo. Intorno al VI secolo arrivarono gli Alemanni, modellando lingua, organizzazione agricola e struttura sociale. Il cristianesimo si diffuse nel tardo VII secolo, preparando il terreno a quella che sarebbe diventata una delle istituzioni più influenti della regione: l’Abbazia di Einsiedeln.</p>
<p>Nel X secolo l’abbazia non fu soltanto un centro spirituale, ma una vera potenza economica e territoriale. Il controllo dei traffici attraverso il Passo del San Gottardo rese l’area strategica, attirando l’attenzione di dinastie come gli Asburgo. È in questo equilibrio tra autonomia locale e pressioni esterne che matura la svolta del 1291: il 1° agosto, Svitto si allea con Uri e Untervaldo dando vita alla Confederazione Elvetica. Un patto difensivo che diventerà l’embrione di uno Stato federale destinato a durare nei secoli.</p>
<p>Il cantone assume presto un ruolo guida. Nel 1386 la vittoria nella Battaglia di Sempach rafforza il peso politico della giovane Confederazione. Nel 1531, alla Battaglia di Kappel, le truppe cattoliche di Svitto sconfiggono quelle riformate guidate da Ulrich Zwingli, segnando l’identità religiosa del territorio in un’epoca di fratture europee profonde. Tra il 1798 e il 1803, il Cantone entra nella Repubblica Elvetica imposta da Napoleone. L’esperienza centralizzatrice provoca tensioni interne, fino a una temporanea scissione ricomposta nel 1833. Con la Costituzione federale del 1848 si apre la stagione della Svizzera moderna e si chiude quella delle assemblee popolari all’aperto, le Landsgemeinde.</p>
<p>L’omonimo capoluogo, sorge a 516 m di altitudine ai piedi dei due Mythen, tra il lago di Laurez e il lago dei Quattro Cantoni. La piazza centrale vede protagonista la Chiesa barocca di San Martino di Tours,  architettura dei fratelli Singer, al cui interno vanta una decorazione con affreschi , stucchi e le stazioni della Via Crucis di Sebastiano Ricci.</p>
<p>Il centro di Svitto completa il racconto della nascita svizzera. Il Dominikanerinnenkloster St. Peter am Bach e il Kapuzinerkloster Schwyz richiamano la forza della tradizione religiosa; sulla piazza domina il Rathaus di Svitto (1642), con le facciate affrescate dedicate agli episodi della storia nazionale. Accanto sorgono la Bannerbrunnen, storica fontana del gonfalone simbolo civico della città, e la medievale Schatzturm. Tra dimore patrizie come l’Ital Reding Haus e antichi edifici pubblici, Svitto concentra in pochi isolati fede, istituzioni e memoria: la stessa trama che ha dato forma alla Confederazione.</p>
<p>Al numero 20 della Bahnhofstrasse si trova il Museo dei Patti federali, uno dei luoghi più simbolici della storia svizzera. Qui sono custoditi i documenti fondativi della Confederazione: il Patto eterno confederale, il Patto di Morgarten, gli accordi tra i cantoni sovrani e la Convenzione di Stans. Non è solo un museo: è l’archivio dell’identità svizzera, tra pergamene, bandiere e memoria politica.</p>
<p>Il Cantone è anche celebre per i suoi prodotti di eccellenza, come Victorinox, fondata nel 1884 e con sede a Ibach. L’azienda è famosa per la produzione ed esportazione in tutto il mondo del coltellino svizzero multifunzionale, diventato un simbolo iconico della Svizzera a livello globale.</p>
<p>Svitto è un insieme di paesaggi alpini mozzafiato, incastonato tra le Prealpi e le Alpi glaronesi. Tra le montagne più importanti dominano le vette dei Mythen (Grosser Mythen di 1899 m e le Kleiner Mythen 1811m), che si ergono sopra il capoluogo, e il massicco del Rigi (Rigi Kulm 1798 m), famoso per la vista su ben 13 laghi. L’acqua è protagonista anche grazie all’attraversamento dei fiumi come la Sihl e la Muota. Inoltre, la valle di Moutathal, custodisce uno dei sistemi di grotte più estesi al mondo. Il paesaggio è prevalentemente verdeggiante e collinare, con ampie foreste e campagne, celebri anche per le coltivazioni di ciliegi.</p>
<p>Il Canton Svitto non è solo uno dei 26 cantoni svizzeri. È un simbolo. Un territorio alpino che, attraverso un susseguirsi di alleanze, riforme e cambiamenti, ha trasformato un nome locale in un’identità nazionale. In fondo, conoscere Svitto, significa conoscere la Svizzera.</p>
<p>Lasciamo questa tappa, dove abbiamo conosciuto più approfonditamente un territorio che ha saputo mantenere il proprio ruolo di erede e custode di un’antica storia fondativa, cuore pulsante della costituzione della Confederazione. Seguendo il corso del lago e della storia elvetica, ripartiamo verso un altro cantone fondatore, dove l’identità svizzera assume nuove sfumature. Il nostro cammino prosegue verso la prossima meta: il Canton Nidvaldo.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a redazione@gazzettasvizzera.ch: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
<p><em>Nicola Magni</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Scheda Canton Svitto</h3>
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<p><strong>Capoluogo</strong>: Svitto<br />
<strong>Lingua</strong>: tedesco<br />
<strong>Data di ingresso CH</strong>: 1291<br />
<strong>Superficie</strong>: 907,88 km<sup>2<br />
</sup><strong>Numero residenti</strong>: 169’205 (2025)<br />
<strong>Montagna più alta</strong>: Ortstock (2716m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma del Canton Svitto consiste in un campo rosso con una piccola croce bianca (croce latina) nell’angolo superiore destro rispetto a chi la guarda.</p>
<p>Questo emblema è un simbolo di libertà ed è uno tra i più antichi della Confederazione, con origini legate alla tradizione delle <em>bandiere del sangue</em>, che ha dato il nome all’intera Svizzera.</p>
<p>La croce bianca su sfondo rosso è associata alla partecipazione del Cantone alle Crociate o alla protezione divina, consolidandosi nel corso del XIV secolo.</p>
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	<p>Abbazia di Einsiedeln, fondata nel 934, è il più importante luogo di pellegrinaggio mariano della Svizzera. (Unsplash)</p>
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	<p>Museo dei Patti federali. fonte: Schwyz.tourismus</p>
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	<p>La vetta del Mythen fonte: Schwyz.tourismus.</p>
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		<title>In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/in-cammino-attraverso-i-26-cantoni-un-racconto-a-tappe-della-nostra-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 16:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio tra i Cantoni]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/in-cammino-attraverso-i-26-cantoni-un-racconto-a-tappe-della-nostra-svizzera/">In cammino attraverso i 26 Cantoni. Un racconto a tappe della nostra Svizzera.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>In questa nuova rubrica, vi accompagniamo attraverso la Svizzera e i suoi 26 cantoni. Un cammino a tappe, lento e curioso, che esplora storie, paesaggi e volti che hanno contribuito a costruire la nostra identità svizzera. Racconteremo il passato per comprendere il presente e guarderemo all’oggi per intuire il domani. Cantone che scopri, memoria che si risveglia. Pronti, partenza, via: benvenuti nel Canton Uri!</p>
<h2>TAPPA 1: CANTON URI</h2>
<p>C’è un punto, nel cuore della Svizzera, dove le montagne sembrano stringersi per custodire una promessa. All’alba, quando la luce scivola sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e risale lentamente le pareti rocciose, Uri appare così: essenziale, severo, silenzioso. È da qui che comincia il nostro cammino attraverso la Svizzera federale.</p>
<p>Uri non è grande, non è rumoroso, non è appariscente. Eppure, nella memoria collettiva svizzera, occupa uno spazio enorme. Qui il paesaggio non è solo sfondo: è protagonista. Le montagne hanno modellato il carattere delle persone, le vie di transito e comunicazione, e hanno segnato la storia politica del Paese. Al confine tra nord e sud dell’Europa, Uri ha scritto pagine decisive della storia svizzera.</p>
<p>Nel XIII secolo che Uri entra nel racconto fondativo della Svizzera. Cantone rurale, formalmente soggetto al Sacro Romano Impero, ottiene presto un ruolo strategico grazie al controllo delle vie alpine, decisive per i commerci e per i collegamenti tra nord e sud dell’Europa. Da questa centralità nasce anche l’esigenza di proteggere l’autonomia locale e garantire la sicurezza. È in questo contesto che, nell’agosto del 1291, le comunità di Uri, Svitto e Nidvaldo rinnovarono un’alleanza di mutua difesa per proteggersi dalle violenze esterne, rifiutare giudici stranieri e confermare i rapporti di potere esistenti. Il documento parlava di aiuto reciproco, arbitrato dei conflitti e punizione per omicidi e incendi. Più che una rivoluzione, fu un patto di pace tra comunità alpine consapevoli della propria forza e della propria fragilità. Secondo la tradizione, il luogo simbolo di questo patto è il prato del Rütli, affacciato sul Lago dei Quattro Cantoni e protetto dalle montagne. Qui, si racconta, uomini liberi dei tre cantoni si sarebbero giurati sostegno reciproco. La scena, attestata solo da racconti tardomedievali e dalla letteratura moderna, è stata sovrapposta al Patto del 1291 trasformandolo in simbolo di libertà e solidarietà. Con la nascita dello Stato federale nel 1848, il patto divenne mito fondativo della Confederazione. La scuola, le celebrazioni e la memoria pubblica hanno fissato nel cuore dei cittadini l’immagine del giuramento del Rütli per l’eternità. Nel 1899, il 1° agosto venne quindi scelto come festa nazionale per commemorare questo gesto, ancora oggi simbolo di unità e appartenenza, radicato simultaneamente nella storia e nel mito. Oggi, il Rütli rappresenta una memoria condivisa.</p>
<p>Uri diventa così uno dei cantoni fondatori della nostra Svizzera, simbolo di autodeterminazione e responsabilità collettiva. Tra queste valli prende forma anche la leggenda di <strong>Guglielmo Tell</strong>, figura che attraversa Uri come un’eco potente e incarna ancora oggi un’idea di libertà radicata nella quotidianità più che nella retorica. Arciere, padre, uomo libero: la leggenda narra il suo rifiuto di piegarsi all’autorità arbitraria del balivo Gessler, il gesto drammatico della mela posta sulla testa del figlio e la successiva ribellione – fiamma di una coscienza collettiva. Pur priva di certezza storica, il racconto si intreccia con eventi reali: le tensioni tra i cantoni rurali e le autorità imperiali nel XIII secolo, la volontà di autonomia e l’aspirazione a leggi condivise, tutte sfumature che il mito racchiude in un unico gesto eroico. Ancora oggi, Tell non è un eroe lontano, ma una presenza fiera: nella piazza di Altdorf, nei racconti patriotici e nell’immaginario collettivo.</p>
<p>Altdorf, capoluogo e cuore amministrativo del cantone, vive in equilibrio tra misura e vita quotidiana: la piazza, il monumento a Guglielmo Tell, i caffè discreti. Qui si cammina molto, si osserva, si ascolta. Le montagne non sono un’idea romantica, ma una presenza reale, che detta ritmi e scelte.</p>
<p>Oggi Uri resta uno dei cantoni più piccoli e montuosi della Svizzera, estendendosi dal Lago dei Quattro Cantoni fino alle imponenti cime del Gottardo. Con poco più di mille chilometri quadrati e una popolazione esigua ma profondamente radicata, conserva un legame forte con la sua terra: ogni valle e ogni paese raccontano storie di continuità e resilienza. Il territorio resta per lo più selvaggio: boschi, alpeggi e rocce d’alta quota dominano il paesaggio, mentre le aree abitate si concentrano lungo la Reuss e ad Andermatt. Grazie a queste meraviglie naturali, il turismo è un motore vitale per la regione, con resort alpini, investimenti internazionali e dibattiti accesi su paesaggio, seconde case e identità locale.</p>
<p>Siamo pronti a lasciare Uri, con la consapevolezza che qui tutto parla di origine e di un’idea di convivenza fondata sulla responsabilità reciproca. Seguendo le acque del lago e le vie della storia, ripartiamo verso un altro cantone fondatore, dove l’identità svizzera assume nuove sfumature. Il cammino prosegue verso la prossima tappa: il Canton Svitto.</p>
<p>***</p>
<p>E voi? Avete foto che raccontano il vostro cantone, scorci, panorami o momenti che amate? Mandatecele per e-mail a redazione@gazzettasvizzera.ch: pubblicheremo le più belle sul nostro sito, come omaggio alla Svizzera che vive nei nostri lettori.</p>
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<strong>Lingua</strong>: tedesco<br />
<strong><br />
Data di ingresso CH</strong>: 1291<br />
<strong><br />
Superfice</strong>: 1'077 km<sup>2<br />
</sup><strong>Numero residenti</strong>: 37'931 (2023)<br />
<strong>Montagna più alta</strong>: Dammastock (3’630m)</p>
<p><strong>*Stemma</strong>: Lo stemma di Uri mostra una testa di bue nera con anello dorato su fondo giallo. L’animale richiama probabilmente l’uro (<em>aurochs</em>), bovino ormai estinto, e dà un curioso carattere primordiale al cantone.</p>
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	<p>Uno scorcio della capitale Altdorf e il suo monumento a Guglielmo Tell (Uri Tourismus)</p>
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	<p>Con le sue 46 (!) teleferiche, il Canton Uri è considerato l’Eldorado delle teleferiche in Svizzera (Uri Tourismus)</p>
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	<p>Uno scorcio sul lago dei 4 cantoni dalla strada alta del Schächertal (Uri Tourismus)</p>
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