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	<title>Italia Svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Italia Svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Un caso di problemi famigliari tra coniugi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/separazione-divorzio-coniugi-italo-svizzeri-assegno-avs-reversibilita-mantenimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 14:54:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/rubrica-legale-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Spett.le studio legale, Sono una cittadina italiana che anni fa ha sposato con regime di comunione dei beni (in Italia) un cittadino svizzero. Lo stesso ha acquistato pochi giorni dopo il matrimonio due immobili nello stesso paese dove viviamo dopo aver venduto un suo alloggio a Mendrisio. Faccio presente che i due immobili sono cointestati</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/separazione-divorzio-coniugi-italo-svizzeri-assegno-avs-reversibilita-mantenimento/">Un caso di problemi famigliari tra coniugi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/rubrica-legale-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26395"  class="panel-layout" ><div id="pg-26395-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26395-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26395-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Regimi patrimoniali, acquisti immobiliari, residenza, pensioni e separazione</h3>
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	<p><em>Spett.le studio legale,</em></p>
<p><em>Sono una cittadina italiana che anni fa ha sposato con regime di comunione dei beni (in Italia) un cittadino svizzero.</em></p>
<p><em>Lo stesso ha acquistato pochi giorni dopo il matrimonio due immobili nello stesso paese dove viviamo dopo aver venduto un suo alloggio a Mendrisio. Faccio presente che i due immobili sono cointestati senza alcuna clausola in cui dichiarava che fossero stati pagati da proventi ereditari (come di fatto non è).</em></p>
<p><em>Abbiamo vissuto insieme nella prima delle due case per alcuni anni, fino al giorno in cui lui mi ha letteralmente buttata fuori di casa dicendo solo che si era stufato della mia compagnia senza darmi nessun sostegno economico.</em></p>
<p><em>Lui non ha mai spostato la residenza in Italia, quindi non risultava il suo nome da nessuna parte se non negli atti di acquisto e nella casa comunale del paese.</em></p>
<p><em>Io dopo l'allontanamento da casa, e con il suo consenso, sono andata a vivere nell'altra casa da lui acquistata e sto pagando le spese e i consumi vari come da logica e vi ho preso la residenza.</em></p>
<p><em>Ora ho scoperto che lui ha acquistato un’auto in Svizzera, naturalmente con targa svizzera, dando come residenza l'indirizzo in Svizzera dell'ultimo appartamento di sua proprietà ma venduto. Ed è circolante in Italia. </em></p>
<p><em>Come è possibile questo? Le autorità della precisa Svizzera non fanno controlli incrociati? Sono certa che lui non ha altre proprietà immobiliari in Svizzera né in affitto né acquistate.</em></p>
<p><em>In caso di separazione e anche di divorzio, se io ottenessi in giudizio (sto iniziando una causa) un assegno di mantenimento visto che la mia pensione italiana è meno della metà della sua rendita AVS, in caso di premorienza di uno dei due, l'altro avrebbe diritto alla cosiddetta reversibilità?</em></p>
<p><em>E se lui non volesse presentare le ultime tre dichiarazioni dei redditi per stabilire il divario dei redditi tra noi due, cosa dovrei fare per venirne a conoscenza?</em></p>
<p><em>Ringrazio per le risposte e mi scuso per il caso ingarbugliato. Confido nel vostro aiuto per riacquistare il sonno perduto.</em></p>
<p><em>(C.A. - Liguria)</em></p>
<hr />
<p>Gentile Lettrice,</p>
<p>leggo con un po’ di stupore la Sua lettera e la descrizione dei Suoi problemi familiari.</p>
<p>Mi scuso, anzi, con Lei se ho dovuto abbreviare la missiva solo per ragioni di spazio, anche perché le questioni che essa solleva sono numerose e complesse e Lei, a quanto comprendo, ha già un o una legale di fiducia per la causa di separazione.</p>
<p>Cercherò, dunque, abbastanza sinteticamente di fornire qualche spunto o chiarimento delle problematiche che la riguardano, anche a titolo informativo per i nostri Lettori. Vediamole in sintesi partitamente</p>
<h2>Regime patrimoniale tra coniugi</h2>
<p>In primo luogo, da quanto Lei mi scrive il regime patrimoniale tra i coniugi è quello della comunione dei beni. Poiché il matrimonio è avvenuto in Italia di fatto avete scelto il regime legale della comunione dei beni, e non la separazione dei beni.</p>
<p>In base ad esso tutti gli acquisti dei coniugi dopo le nozze effettuati insieme o separatamente, divengono proprietà comune al 50%, oltre ai frutti dei beni propri e eventuali altri proventi.</p>
<p>Va specificato che restano invece personali tutti i beni mobili o immobili posseduti prima del matrimonio, quelli ricevuti per eredità o donazione, quelli di uso personale e per l’esercizio della professione e quelli acquistati con la vendita di beni personali.</p>
<p>Ricordo, ma solo a titolo informativo, che in Svizzera i regimi patrimoniali della famiglia sono tre: oltre alla comunione dei beni ed alla separazione dei beni, vi è la c.d. partecipazione agli acquisti.</p>
<p>Quest’ultimo è anche il regime patrimoniale ordinario, ed è simile alla comunione dei beni in Italia ma comprende anche gli acquisti successori.</p>
<p>La comunione dei beni svizzera invece prevede una unica massa patrimoniale comune di beni e redditi con la sola esclusione dei beni personali dei singoli coniugi e le donazioni di terzi.</p>
<p>La cittadinanza svizzera di Suo marito però in questo caso non rileva.</p>
<h2>Gli immobili cointestati</h2>
<p>I dubbi potrebbero sorgere sul fatto che gli immobili acquistati in Italia siano entrati a far parte della comunione legale o meno, in quanto essi lo sarebbero stati con i proventi della vendita di quelli personali di Suo marito in Svizzera.</p>
<p>Stando a quanto Lei scrive però, entrambi gli immobili in Italia sono stati cointestati anche a Lei e pertanto non dovrebbe sorgere contestazione in merito.</p>
<p>Infatti, la comunione opera automaticamente all’acquisto del bene, anche se effettuato da uno solo dei coniugi, salvo che all’atto d’acquisto questi dichiari che esso avviene con il ricavato del trasferimento di beni propri e l’altro coniuge intervenga al rogito.</p>
<h2>La residenza</h2>
<p>Quanto alla residenza in Italia mi pare strano che essa non appaia, soprattutto alla luce degli acquisti in Italia. Lei stessa poi scrive che il nominativo di Suo marito risulterebbe negli atti di acquisto e nella casa comunale.</p>
<p>Essa comunque è una questione di fatto.</p>
<p>Molto meno strano è invece che egli possa ancora risultare con la residenza (ovvero il domicilio) nel precedente comune svizzero ove viveva, se non si è effettivamente cancellato.</p>
<p>Solo così si spiegherebbe l’acquisto dell’auto con targa svizzera, il che però non esclude il rischio di possibili irregolarità in Italia se vi fosse prova di una residenza qui.</p>
<p>Abbiamo affrontato il tema varie volte in passato su queste pagine.</p>
<h2>La reversibilità dell’AVS</h2>
<p>Con riferimento alla questione dell’AVS posso dire che la reversibilità è prevista a determinate condizioni.</p>
<p>In caso di premorienza del coniuge, alla vedova spetta la pensione se ha compiuto 45 anni e sono trascorsi 5 anni dal matrimonio per cui nel Suo caso non dovrebbe preoccuparsi ma si deve presentare apposita domanda.</p>
<p>Tale diritto cessa con un nuovo matrimonio.</p>
<p>In caso di divorzio, è pure possibile ottenere una c.d. “rendita vedovile” se il divorzio è intervenuto dopo il compimento del 45° anno d’età e il matrimonio è durato 10 o più anni.</p>
<p>Per quanto riguarda l’accertamento del reddito del coniuge in caso di separazione o divorzio esistono adeguati meccanismi in Italia sui quali potrà sicuramente fornirLe maggiori ragguagli il o la Sua legale.</p>
<p>Spero con questo di averLe garantito almeno qualche notte di sonno tranquillo.</p>
<p>Un cordiale saluto a Lei ed a tutti i nostri Lettori.</p>
<p><em>Markus W. Wiget</em><br />
<em>Avvocato</em></p>
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		<item>
		<title>“Zone di confusione”: Oltre il confine, verso sé stessi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 23:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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		<category><![CDATA[Biennale fotografia femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/zone-di-confusione-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nelle sale della Società svizzera di Milano l’ingresso alla mostra “Zone di Confusione” avviene già prima delle immagini. È l’allestimento a segnare il primo passaggio. La sensazione è quella di entrare in una bolla all’interno della quale, attraverso gli scatti dei fotografi esposti, ascoltare la propria interiorità e le proprie emozioni. Si ha la sensazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-milano/">“Zone di confusione”: Oltre il confine, verso sé stessi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Esposizione fotografica d’incontro fra confini, vissuti, relazioni e nuove generazioni italiane e svizzere</h3>
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	<p>Nelle sale della Società svizzera di Milano l’ingresso alla mostra “Zone di Confusione” avviene già prima delle immagini. È l’allestimento a segnare il primo passaggio. La sensazione è quella di entrare in una bolla all’interno della quale, attraverso gli scatti dei fotografi esposti, ascoltare la propria interiorità e le proprie emozioni.</p>
<p>Si ha la sensazione di entrare in un luogo che respira: presente e insieme distante, concreto e sfuggente.</p>
<p>Non esiste un percorso obbligato. Il visitatore si muove tra le immagini come dentro un paesaggio aperto: scegliendo il proprio ritmo, il proprio punto di vista e cosa ascoltare.</p>
<p>Ad accogliere il pubblico in una sala gremita all’inaugurazione, tenutasi lunedì 2 marzo, insieme alle opere, la presenza istituzionale che ha voluto riconoscere il valore dell’iniziativa: il Console generale Stefano Lazzarotto, il Console generale aggiunto Nicola Felder, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi e il presidente della Società svizzera di Milano avv. Markus Wiget e la direttrice artistica della Biennale della fotografia femminile (BFF) Alessia Locatelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mostra nasce da una call fotografica promossa dall’Unione giovani svizzeri, che ha organizzato l’iniziativa in collaborazione con la Sezione giovani della Società svizzera di Milano.</p>
<p>Il progetto si sviluppa con il patrocinio del Consolato generale di Svizzera a Milano, del Comune di Milano e della Biennale della fotografia femminile, a conferma di un’attenzione condivisa verso i linguaggi contemporanei e le nuove generazioni.</p>
<p>In questo percorso, l’UGS prosegue con coerenza il proprio impegno nel valorizzare i giovani talenti e i loro punti di vista, contribuendo al dialogo tra Italia e Svizzera.</p>
<p>Qui prende voce “Zone di Confusione”, un progetto che nasce da un’urgenza condivisa prima ancora che da un’intenzione curatoriale.</p>
<p>Sei giovani artisti italo-svizzeri – Niccolò Campana, Natalia Gonzales, Hanna Hildebrand, Jacopo Martinoni, Silvia Peronetti e Simone Zaugg – infatti raccontano un territorio che non coincide con una geografia, ma con una condizione interiore.</p>
<p>Come sottolinea il curatore Riccardo Pogliani, il confine si trasforma in luogo. Uno spazio simbolico, attraversato da tensioni e possibilità, dove appartenenza ed esperienza si ridefiniscono continuamente. In questo intreccio, le differenze tra Italia e Svizzera convivono con le somiglianze, generando una trama che invita a osservare con attenzione.</p>
<p>Le fotografie selezionate, tra cui spicca – in una classifica redatta da un’apposita giuria di esperti – il lavoro di Jacopo Martinoni, primo classificato, restituiscono questa complessità attraverso linguaggi diversi.</p>
<p>Ogni immagine resta aperta, capace di suggerire più letture.</p>
<p>C’è chi lavora sul corpo e sulla presenza, chi sulla distanza e sul paesaggio, chi ancora sulla memoria. In comune, una ricerca che prende forma nello sguardo e si completa nell’incontro con chi osserva.</p>
<p>È dall’osservazione di sé, da ciò che queste fotografie sono capaci di far risuonare in chi le guarda, che possono riemergere memorie o nascere spunti su quante sfaccettature possa assumere il trovarsi fra due modi di essere, di vedere, agire e pensare.</p>
<p>E che continua, anche dopo l’uscita, nel modo in cui scegliamo di guardare.</p>
<p>di Raffaele Sermoneta<br />
Immagini Niccolò Campana</p>
</div>
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	<p>Da sinistra Stefano Pogliani, il presidente UGS Raffaele Sermoneta, Riccardo Pogliani, il presidente della Società Svizzera di Milano avv. Markus Wiget, il vicepresidente UGS Niccolò Campana, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, i fotografi Natalia Gonzales e Jacopo Martinoni, il Console generale Stefano Lazzarotto, il Console generale aggiunto Nicola Felder.</p>
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		<title>«Italiani in Svizzera e svizzeri in Italia – La ricchezza di sentirsi straniero»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 20:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Toni Ricciardi]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/toni-ricciardi-intervista-italia-svizzera-migrazioni-integrazione/">«Italiani in Svizzera e svizzeri in Italia – La ricchezza di sentirsi straniero»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Foto-Ricciardi-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25694"  class="panel-layout" ><div id="pg-25694-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25694-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25694-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista a Toni Ricciardi</h3>
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	<p>Tra Italia e Svizzera si estende un legame fatto di storia, cultura e flussi migratori che hanno da sempre plasmato le identità dei due Paesi. In questo contesto, Toni Ricciardi rappresenta una voce autorevole e di riferimento: cresciuto tra le due nazioni, con una profonda conoscenza dei meccanismi politici e sociali che ne regolano i rapporti, Ricciardi ha dedicato la sua carriera a rafforzare la cooperazione bilaterale e a tutelare gli interessi dei cittadini italiani all’estero. Deputato della Repubblica Italiana eletto nella circoscrizione Europa e Presidente dell’Intergruppo parlamentare dell’amicizia Italia–Svizzera, il professor Ricciardi unisce competenza storica ed esperienza pratica, offrendo una prospettiva unica sulle migrazioni, sull’integrazione e sulle sfide contemporanee che caratterizzano il rapporto tra questi due Paesi così vicini, eppure così diversi.</p>
<p>Nel corso degli anni è diventato uno dei maggiori esperti di migrazioni e insegna come docente presso l’Università di Ginevra, condividendo le sue conoscenze con studenti e professionisti e contribuendo al dibattito accademico e istituzionale su mobilità, integrazione e politiche transfrontaliere.</p>
<p><strong>Professor Ricciardi, cosa ha significato per Lei essere cresciuto tra Italia e Svizzera, due Paesi così vicini e simili, eppure allo stesso tempo così diversi?</strong></p>
<p>«<em>La prima sensazione che si prova è quella di sentirsi stranieri ovunque: svizzeri in Italia e italiani in Svizzera. Con il tempo, però, si comprende la ricchezza di questa condizione. La vera potenzialità sta nel poter vivere e crescere in due realtà vicine, ma non identiche. Ho trascorso una parte della mia vita in Svizzera tedesca e ora vivo in Svizzera francese, dove cambiano anche gli scenari. All’inizio ti senti straniero ovunque, poi impari a sentirti parte di entrambe le realtà.</em>»</p>
<h2>Tra tradizione e integrazione: l’evoluzione della comunità italiana in Svizzera</h2>
<p><strong>Professor Ricciardi, quando e come possiamo parlare di una presenza svizzera in Italia? Quali sono stati i periodi più significativi di questa migrazione e in quali settori, dall’artigianato all’edilizia, dal mondo bancario a quello dell’ospitalità — i cittadini svizzeri hanno lasciato un’impronta più visibile?</strong></p>
<p>«<em>La presenza svizzera in Italia è molto antica: basti pensare alle Guardie Svizzere a difesa del Papa, segno che questa presenza esisteva già prima ancora della nascita della Svizzera moderna. Un altro esempio significativo è quello di Napoli, dove esisteva un mondo legato alla pelletteria e ai guanti: nel Settecento, la città era rinomata per la qualità del suo tessile, in gran parte frutto di un’influenza svizzera.</em></p>
<p><em>Oggi si registra una presenza in crescita nelle principali città italiane, come dimostrano gli istituti svizzeri di cultura e le scuole svizzere presenti a Milano, Roma e Napoli. A ciò si aggiungono numerosi cittadini che, nel corso dei decenni, hanno acquisito la cittadinanza svizzera e successivamente si sono ritrasferiti in Italia, spesso nei luoghi d’origine, contribuendo a rafforzare ulteriormente questo legame storico</em>.»</p>
<p><strong>E come vivono oggi i discendenti degli emigrati svizzeri la loro identità “doppia”?</strong></p>
<p>«<em>Chi è doppio cittadino rappresenta pienamente l’idea di un’identità plurima: si possono essere molte cose insieme, senza che una escluda l’altra. Essere italiani e, allo stesso tempo, svizzeri non è una contraddizione, ma un valore aggiunto.</em>»</p>
<p><strong>Quando possiamo iniziare a parlare di migrazioni tra Italia e Svizzera? Quali sono stati i primi movimenti e come si è formata la comunità italiana in Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Già tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna si registrano i primi trasferimenti in Svizzera, in particolare di banchieri toscani e genovesi che introdussero le prime forme di credito e finanza.</em></p>
<p><em>Se invece parliamo di immigrazione di massa, bisogna arrivare alla seconda metà dell’Ottocento, con la costruzione dei grandi trafori del Gottardo e del Sempione: furono questi i primi eventi che generarono un flusso migratorio consistente.</em></p>
<p><em>In quel periodo la Svizzera era un Paese di forte emigrazione, ma al tempo stesso accoglieva una crescente immigrazione, favorendo così l’inserimento e l’industrializzazione degli stranieri, tra cui un numero sempre maggiore di italiani.</em>»</p>
<p><strong>Come è cambiata la percezione e l’integrazione degli italiani in Svizzera tra le diverse generazioni?</strong></p>
<p>«<em>Fino ai primi anni Ottanta, la principale comunità straniera in Svizzera era quella italiana, accanto a presenze minori provenienti da Paesi confinanti come Germania, Austria e Francia.</em></p>
<p><em>Un momento simbolico di svolta è il 1982, con la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio: da allora l’“italianità” in Svizzera viene percepita con maggiore orgoglio e positività.</em></p>
<p><em>Negli anni precedenti, tuttavia, la situazione era complessa: dagli anni Sessanta, con il rinnovo dell’accordo bilaterale del 1948 e la tragedia di Mattmark del 1965, cresce la consapevolezza del contributo italiano allo sviluppo svizzero. Gli anni Settanta, invece, furono segnati da tensioni xenofobe e dalla crisi petrolifera del 1975, che portò al rientro di circa 300.000 lavoratori, in gran parte italiani.</em></p>
<p><em>Negli anni Ottanta la Svizzera cambia volto, diventando sempre più innovativa, mentre l’Italia si trasforma nel simbolo di uno stile di vita ammirato: la moda, il design e la cucina italiana conquistano il mondo. È in questo contesto che l’immagine degli italiani in Svizzera evolve, passando da quella di manodopera a quella di portatori di cultura e qualità.</em>»</p>
<p><strong>Quali comunità italiane hanno avuto un impatto maggiore sulla società svizzera, sia a livello culturale che economico?</strong></p>
<p>«<em>Paradossalmente, l’impatto più forte si è avuto nella Svizzera tedesca. Tralasciando la Svizzera italiana, dove la vicinanza linguistica e culturale ha sempre facilitato l’integrazione e dove oggi vivono circa 200.000 italiani solo nel Canton Ticino, è proprio nella parte germanofona che l’italianità ha lasciato un segno più profondo.</em></p>
<p><em>In quest’area, la migrazione italiana ha contribuito in modo decisivo alla diffusione della cultura e dei modelli di vita italiani, in un contesto molto diverso da quello della Svizzera romanda, dove la lingua latina e l’approccio culturale francese favoriscono invece un processo più assimilazionista.</em></p>
<p><em>Le principali comunità italiane si sono sviluppate nelle grandi città come Zurigo, Basilea, Ginevra, Lucerna, San Gallo e nel Vallese. In generale, per comprendere la presenza italiana in Svizzera bisogna seguire l’evoluzione del suo tessuto produttivo: dove si sviluppavano nuove opportunità economiche, lì si spostavano anche i flussi migratori italiani.</em>»</p>
<p><strong>Come si è evoluta l’identità culturale degli italiani in Svizzera, tra il mantenimento delle proprie tradizioni e la necessità di integrarsi in un Paese caratterizzato da diverse realtà linguistiche e culturali? In che modo queste due culture si sono influenzate reciprocamente, dando vita a nuove forme di identità e tradizione condivisa? </strong></p>
<p>«<em>Un primo elemento interessante è l’utilizzo, sempre più diffuso, di parole italiane nel linguaggio comune svizzero, un fenomeno che un tempo non esisteva e che testimonia un’influenza culturale reciproca.</em></p>
<p><em>In secondo luogo, si osservano nelle diverse generazioni italiane in Svizzera delle vere e proprie stratificazioni linguistiche. Le seconde e terze generazioni, ad esempio, parlano perfettamente lo Schwyzerdütsch, ma mantengono anche espressioni e riferimenti legati alla cultura d’origine. È frequente uno switch linguistico naturale, in cui si passa dallo Schwyzerdütsch all’italiano nella stessa conversazione, soprattutto in contesti emotivi o identitari, come durante una partita di calcio. Questo intreccio linguistico e culturale rappresenta la nascita di una nuova identità condivisa, a cavallo tra le due culture.</em>»</p>
<p><strong>Giuseppe De Michelis, rafforzò la presenza italiana in Svizzera, come lui Antonio Vergnanini. Quali figure e tappe sono state fondamentali nel processo di interazione?</strong></p>
<p>«<em>All’inizio del Novecento, Giuseppe De Michelis dimostrò, attraverso rapporti e studi, che non era vero che gli italiani commettessero più reati degli svizzeri, contribuendo a contrastare stereotipi e pregiudizi.</em></p>
<p><em>Tra le figure chiave del periodo successivo c’è Egidio Reale, militante tra gli esuli antifascisti italiani e primo Ambasciatore italiano in Svizzera, che negoziò l’accordo del 1948. A lui si collegano personalità come Ignazio Silone, Luigi Einaudi e Fernando Schiavetti, primo presidente nazionale delle Colonie libere e padre costituente, che hanno rivendicato diritti e accettazione per gli italiani in fasi storiche diverse.</em></p>
<p><em>Nel periodo successivo, durante il lento processo di integrazione degli anni Sessanta, emergono figure come Leo Zanier, che fondò ECAP in Svizzera, comprendendo l’importanza di formazione e supporto per i lavoratori italiani provenienti dal Sud, contribuendo alla costruzione di una comunità più strutturata e integrata.</em>»</p>
<h2>Tra due Paesi: sfide, obiettivi e visione dei rapporti tra Italia e Svizzera</h2>
<p><strong>Come vive il ruolo di figura chiave tra Italia e Svizzera, e quali sono oggi le principali sfide e obiettivi?</strong></p>
<p>«<em>Nella funzione che svolgo attualmente, il compito principale è migliorare le condizioni di supporto e assistenza agli italiani, attraverso le reti diplomatiche, consolari e i servizi dedicati. Negli ultimi mesi, però, si sta affrontando una grande sfida legata alla legge italiana sulla cittadinanza degli italiani all’estero: dal 1992 questa legge ha permesso la doppia cittadinanza, tanto che oggi in Svizzera quasi il 60% degli italiani sono doppi cittadini, ma ora alcune norme ne penalizzano la trasmissione.</em></p>
<p><em>Sul fronte delle relazioni con la Svizzera, invece, sono stati fatti notevoli passi avanti: con fatica e sacrificio, oggi possiamo dire che gli italiani in Svizzera sono ben integrati e riconosciuti come parte attiva della società.</em>»</p>
<p><strong>Quali sono le principali realtà e istituzioni che ritiene fondamentali per questo lavoro? </strong></p>
<p>«<em>Sono presidente dell’Intergruppo parlamentare dell’amicizia Italia – Svizzera. Dal 16 al 17 settembre sono stato a Berna in visita al Palazzo Federale, dove ho incontrato le istituzioni svizzere per discutere delle relazioni bilaterali.</em></p>
<p><em>Tra i risultati concreti, abbiamo rinnovato l’accordo sui frontalieri, che da un lato ha permesso di rimuovere la Svizzera dalla blacklist italiana e dall’altro ha introdotto una serie di miglioramenti per i lavoratori frontalieri, nei trasporti e nell’integrazione sociale.</em>»</p>
<p><strong>Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che nasce a cavallo tra questi due Paesi?</strong></p>
<p>«<em>Più culture e tradizioni diverse si incontrano, maggiore è la sensibilità e la ricchezza personale che ne deriva. Essere tante cose insieme non è uno svantaggio, ma un vero arricchimento.</em>»</p>
<p><strong>Guardando al futuro, quali sviluppi auspica nei rapporti tra Italia e Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Dal punto di vista economico, commerciale e legislativo, c’è ancora molto lavoro da fare per migliorare l’integrazione tra i due Paesi. Servirebbero, ad esempio, procedure più snelle per il riconoscimento automatico delle professioni e la portabilità dei diritti: oggi un infermiere qualificato in Italia deve spesso attendere anni per ottenere il diploma federale in Svizzera, prima di poter esercitare pienamente. Questi passaggi dovrebbero essere progressivamente facilitati.</em></p>
<p><em>Un’altra sfida riguarda la sperimentazione di nuove modalità di lavoro, come lo smart working o il telelavoro per i frontalieri, che potrebbe ridurre la mobilità, l’urbanizzazione e creare vantaggi sia per datori di lavoro sia per i lavoratori. Resta da chiarire la gestione degli aspetti contributivi, come la cassa pensione, più che quelli fiscali.</em></p>
<p><em>In generale, credo che serva costruire un humus di maggiore sensibilità e cooperazione reciproca, così da consolidare i progressi già fatti, come i bilaterali rinegoziati, e garantire che non vengano compromessi da iniziative di tipo populista.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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