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“Zone di confusione”: Oltre il confine, verso sé stessi

Esposizione fotografica d’incontro fra confini, vissuti, relazioni e nuove generazioni italiane e svizzere

Nelle sale della Società svizzera di Milano l’ingresso alla mostra “Zone di Confusione” avviene già prima delle immagini. È l’allestimento a segnare il primo passaggio. La sensazione è quella di entrare in una bolla all’interno della quale, attraverso gli scatti dei fotografi esposti, ascoltare la propria interiorità e le proprie emozioni.

Si ha la sensazione di entrare in un luogo che respira: presente e insieme distante, concreto e sfuggente.

Non esiste un percorso obbligato. Il visitatore si muove tra le immagini come dentro un paesaggio aperto: scegliendo il proprio ritmo, il proprio punto di vista e cosa ascoltare.

Ad accogliere il pubblico in una sala gremita all’inaugurazione, tenutasi lunedì 2 marzo, insieme alle opere, la presenza istituzionale che ha voluto riconoscere il valore dell’iniziativa: il Console generale Stefano Lazzarotto, il Console generale aggiunto Nicola Felder, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi e il presidente della Società svizzera di Milano avv. Markus Wiget e la direttrice artistica della Biennale della fotografia femminile (BFF) Alessia Locatelli.

 

La mostra nasce da una call fotografica promossa dall’Unione giovani svizzeri, che ha organizzato l’iniziativa in collaborazione con la Sezione giovani della Società svizzera di Milano.

Il progetto si sviluppa con il patrocinio del Consolato generale di Svizzera a Milano, del Comune di Milano e della Biennale della fotografia femminile, a conferma di un’attenzione condivisa verso i linguaggi contemporanei e le nuove generazioni.

In questo percorso, l’UGS prosegue con coerenza il proprio impegno nel valorizzare i giovani talenti e i loro punti di vista, contribuendo al dialogo tra Italia e Svizzera.

Qui prende voce “Zone di Confusione”, un progetto che nasce da un’urgenza condivisa prima ancora che da un’intenzione curatoriale.

Sei giovani artisti italo-svizzeri – Niccolò Campana, Natalia Gonzales, Hanna Hildebrand, Jacopo Martinoni, Silvia Peronetti e Simone Zaugg – infatti raccontano un territorio che non coincide con una geografia, ma con una condizione interiore.

Come sottolinea il curatore Riccardo Pogliani, il confine si trasforma in luogo. Uno spazio simbolico, attraversato da tensioni e possibilità, dove appartenenza ed esperienza si ridefiniscono continuamente. In questo intreccio, le differenze tra Italia e Svizzera convivono con le somiglianze, generando una trama che invita a osservare con attenzione.

Le fotografie selezionate, tra cui spicca – in una classifica redatta da un’apposita giuria di esperti – il lavoro di Jacopo Martinoni, primo classificato, restituiscono questa complessità attraverso linguaggi diversi.

Ogni immagine resta aperta, capace di suggerire più letture.

C’è chi lavora sul corpo e sulla presenza, chi sulla distanza e sul paesaggio, chi ancora sulla memoria. In comune, una ricerca che prende forma nello sguardo e si completa nell’incontro con chi osserva.

È dall’osservazione di sé, da ciò che queste fotografie sono capaci di far risuonare in chi le guarda, che possono riemergere memorie o nascere spunti su quante sfaccettature possa assumere il trovarsi fra due modi di essere, di vedere, agire e pensare.

E che continua, anche dopo l’uscita, nel modo in cui scegliamo di guardare.

di Raffaele Sermoneta
Immagini Niccolò Campana

Da sinistra Stefano Pogliani, il presidente UGS Raffaele Sermoneta, Riccardo Pogliani, il presidente della Società Svizzera di Milano avv. Markus Wiget, il vicepresidente UGS Niccolò Campana, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, i fotografi Natalia Gonzales e Jacopo Martinoni, il Console generale Stefano Lazzarotto, il Console generale aggiunto Nicola Felder.

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