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	<title>Università Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Università Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Intervista a Marco Tagliaferri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-marco-tagliaferri-ricerca-carriera-fisica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 20:41:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Carriera internazionale]]></category>
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		<category><![CDATA[quantum computing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Tagliaferri-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Nel cuore della fisica non ci sono solo formule e teorie: ci sono scelte di vita, passaggi complessi e spesso anche lunghi viaggi. Fare ricerca oggi significa anche questo: inseguire la propria curiosità scientifica oltre i confini geografici, culturali e personali. Giovani ricercatori e ricercatrici si spostano da una città all’altra, da un Paese all’altro,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-marco-tagliaferri-ricerca-carriera-fisica/">Intervista a Marco Tagliaferri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Tagliaferri-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25359"  class="panel-layout" ><div id="pg-25359-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25359-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25359-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Senior Product (non volatile memories) Engineer</h3>
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	<p>Nel cuore della fisica non ci sono solo formule e teorie: ci sono scelte di vita, passaggi complessi e spesso anche lunghi viaggi. Fare ricerca oggi significa anche questo: inseguire la propria curiosità scientifica oltre i confini geografici, culturali e personali. Giovani ricercatori e ricercatrici si spostano da una città all’altra, da un Paese all’altro, mossi dalla passione per la conoscenza, ma spesso a caro prezzo.</p>
<p>Cambiare nazione per proseguire gli studi o lavorare in un laboratorio significa, per molti, ricominciare tutto da capo: nuove abitudini, nuovi ambienti, lontani da casa e dagli affetti. Non è una pratica straordinaria, anzi, è sempre più comune. Ma resta una sfida impegnativa, che richiede adattamento, sacrificio e molta determinazione.</p>
<p>Oggi ne parliamo con Marco Tagliaferri, giovane ricercatore e ingegnere cresciuto in mezzo alla scienza. Fin da bambino ha respirato l’aria dei laboratori e delle sperimentazioni, e oggi continua quel percorso come protagonista, tra studi internazionali, esperienze all’estero e nuove frontiere della fisica. Con lui esploreremo non solo il suo lavoro, ma anche il lato umano della ricerca: cosa significa davvero partire, cambiare, imparare a ricominciare.</p>
<ol>
<li><strong>Ciao Marco, com'è nata la tua passione per la fisica e per la ricerca? Quale iter accademico e professionale hai intrapreso?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Non c’è stato un momento preciso, è stato un percorso naturale direi probabilmente coltivato da mio nonno materno che era medico, ma appassionato di scienza. Mio padre è un astrofisico, sono cresciuto all’Osservatorio Astronomico di Brera, sede di Merate, e sin da piccolo vivevo in mezzo a scienziati. Guardare le stelle, intrufolarsi nelle visite guidate… la scienza per me era un gioco. A scuola mi piacevano fisica e matematica, e ho scelto il liceo scientifico quasi senza pensarci troppo.</em></p>
<p><em>All’università ho studiato Fisica alla Bicocca, e per la triennale ho scelto fisica della materia per trovare la mia strada differenziandomi da mio padre<span style="text-decoration: line-through;">.</span> Poi mi sono appassionato alla meccanica quantistica e ai dispositivi quantistici.</em></p>
<p><em>Dalla triennale alla magistrale e poi al dottorato, ho lavorato sempre in quel campo, tra Como e Agrate, soprattutto su tecnologie per il quantum computing. È stato un percorso lineare, più che una scelta improvvisa. Crescere in quell’ambiente, e con la libertà di perseguire ciò che mi piaceva, ha fatto la differenza.</em>»</p>
<ol start="2">
<li><strong>Per approfondire la ricerca hai viaggiato molto. Ci puoi raccontare le tue esperienze nei vari luoghi? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>Durante il dottorato era caldamente consigliato trascorrere un periodo all’estero, per chi fa ricerca in Europa il passaggio all’estero è praticamente obbligatorio. </em></p>
<p><em>Inizialmente avrei voluto andare a Grenoble, ma poi un po’ per caso sono finito a Cambridge, nel laboratorio europeo di ricerca di Hitachi, proprio davanti al Cavendish Institute.</em></p>
<p><em>Facevano ricerca su dispositivi quantistici, in collaborazione col mio supervisore in Italia, ed erano parte di un progetto europeo. Lì ho potuto sviluppare competenze nuove, vincere un piccolo progetto indipendente e ampliare la rete di contatti. Alla fine del periodo, mi avevano anche proposto di restare, ma poi l’offerta non si è concretizzata.</em></p>
<p><em>Tornato in Italia, ho concluso il dottorato e dopo qualche mese come assegnista di ricerca nel gruppo del mio ex supervisore, ho avuto l’opportunità di entrare in un nuovo gruppo a Delft nei Paesi Bassi, presso il Qutech uno dei principali centri di ricerca nel campo del Quantum Computing, dove sono rimasto due anni. Terminata quell’esperienza, nonostante la possibilità di entrare al Niels Bohr Institute a Copenaghen, ho scelto di trasferirmi a Grenoble in Francia, dove ho trascorso un altro anno di ricerca nello stesso ambito presso il CEA. Dopodiché ho fatto una scelta abbastanza drastica accettando l’offerta di una multinazionale americana che produce dispositivi elettronici, decidendo di rientrare in Italia e abbandonando la ricerca accademica. Se da un lato questa scelta ha comportato il dover cambiare campo di ricerca, dall’altro mi ha permesso sia di continuare a fare ricerca industriale partecipando allo sviluppo di nuovi prodotti tecnologici che di esplorare nuovi orizzonti.</em>»</p>
<ol start="3">
<li><strong>Lasciare la propria città o il proprio Paese per nuove opportunità è sempre una sfida. Quanto è stato difficile e che consigli sentiresti di dare a chi affronta lo stesso percorso, specialmente ai più giovani? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>Non è stato troppo difficile per me, forse perché ero già abituato al cambiamento: sono nato nei Paesi Bassi e mi sono trasferito in Italia da piccolo. Uscire dalla comfort zone tutto sommato mi è sempre piaciuto. La fase iniziale di adattamento, rifarsi una rete, imparare come funziona la quotidianità, l’ho vissuta con curiosità.</em></p>
<p><em>È normale, quando si arriva in un posto nuovo, sentirsi soli all’inizio. È una fase che fa parte del percorso. Non c’è una ricetta per uscirne: sta molto alle persone, alla loro voglia di mettersi in gioco. Personalmente, non ho mai seguito uno schema preciso, neanche nelle tre esperienze che ho fatto all’estero. Però una cosa che conta davvero è costruirsi una propria routine: avere dei piccoli punti fermi ogni giorno aiuta tanto a sentirsi a casa.</em>»</p>
<ol start="4">
<li><strong>Quali sono le differenze per quanto riguarda il ruolo e la considerazione dei ricercatori in Italia e all’estero? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>Le differenze sono sia economiche che culturali. In Italia, il dottorato può essere finanziato dallo Stato o dai progetti del professore, e spesso, come nel mio caso, si percepisce uno stipendio molto basso. Questo riflette una visione del dottorando come studente più che come lavoratore. All’estero, invece, il dottorato è considerato un vero e proprio lavoro, con stipendi più vicini a quelli di uno junior engineer e con una struttura più chiara e valorizzata.</em></p>
<p><em>In Italia inoltre mancava, e spesso manca ancora, una prospettiva definita dopo il dottorato: non è raro che chi resta troppo a lungo nella ricerca accademica fatichi poi a trovare spazio nell’industria. Questo crea un’incertezza che scoraggia molti giovani talenti.</em></p>
<p><em>Anche la percezione sociale è diversa. All’estero dire che fai il ricercatore o lo scienziato implica prestigio e riconoscimento. In Italia suscita curiosità, ma manca una comprensione diffusa di cosa significhi davvero fare ricerca, e questo si riflette anche nel poco investimento pubblico e privato nel settore.</em>»</p>
<ol start="5">
<li><strong>Quali sono gli aspetti più gratificanti e quelli più difficili della ricerca? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>La gratificazione più grande è vedere un risultato concreto, sapere che è frutto del tuo lavoro e, ancora di più, contribuire alla crescita delle persone nel tuo team. È un orgoglio che va oltre il singolo progetto: è il senso di fare qualcosa che lascia un segno, anche piccolo, nella comunità scientifica e nelle persone.</em></p>
<p><em>La parte più difficile è che, nonostante l’impegno, i risultati non sempre arrivano. E in ricerca questo pesa: rinnovi, borse di studio, avanzamenti di carriera dipendono spesso da metriche rigide. C’è una forte pressione a pubblicare, talvolta a scapito della qualità. Questo sistema rischia di spingere anche i ricercatori più seri a forzare i tempi o le conclusioni, alimentando la pubblicazione di studi poco accurati. Sarebbe importante ridare valore alla ricerca solida, anche se più lenta.</em>»</p>
<ol start="6">
<li><strong>Cosa ti ha insegnato la ricerca, al di là della scienza?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Sicuramente il mondo della ricerca accademica può essere molto focalizzante ed essere percepito come una attività diversa dal lavoro “vero”. Però non sono da sottovalutare le innumerevoli soft skills che il fare ricerca richiede di sviluppare e che permettono, come nel mio caso, di poter fare scelte abbastanza radicali. Innanzitutto, nel mondo della ricerca è abbastanza normale dover lavorare con persone di culture e nazionalità diverse, spesso in team multidisciplinari. Inoltre, come detto prima, saper fare networking fa parte del fare ricerca, come il saper affrontare e risolvere problemi ed imprevisti, oltre a contribuire alla crescita di nuove generazioni di studenti. Inoltre, dover presentare i propri risultati in modo chiaro ed efficace permette di perfezionare la comunicazione. Da ultimo il senso critico, il voler capire le cose e non accontentarsi di spiegazioni facili.</em></p>
<p><em>Tutte queste conoscenze, unite alla curiosità, permettono ad un ricercatore di reinventarsi e possono facilitare il passaggio dal mondo della ricerca accademica a quello extra-accademico ed imprenditoriale (come dimostrano le innumerevoli nuove startup nel mondo delle tecnologie). Potremmo dire che la ricerca insegna ad imparare.</em>»</p>
<ol start="7">
<li><strong>Che consigli ti sentiresti di dare a una nuova generazione che si vuole affacciare al mondo della fisica e della ricerca?</strong></li>
</ol>
<p><strong>«</strong><em>Chi sceglie la fisica lo fa per passione: è quella il vero motore. Se c’è passione, vale la pena buttarsi nella ricerca. Bisogna però sapere che, in ogni caso, qualcosa si sacrifica. Se si va all’estero per crescere, per appagamento scientifico, personale o anche economico, spesso si rinuncia ai rapporti quotidiani con la famiglia e agli affetti. È un compromesso: da una parte vinci, dall’altra perdi.</em></p>
<p><em>Certo, dipende dalle persone: c’è chi riesce a mantenere forti legami e sente meno il distacco. Ma in ogni caso andare all’estero è utile, se non fondamentale, per allargare il proprio network nella comunità scientifica e anche per allargare la propria mente grazie all’incontro con altre culture e modi di pensare o agire.</em></p>
<p><em>Chi invece sceglie di restare in Italia oggi trova condizioni migliori rispetto al passato: con il pensionamento della generazione dei baby boomers, si stanno aprendo nuove possibilità anche nelle università.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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		><h3 class="widget-title">Il consolato del mese</h3>
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	<p><strong><u>CONSOLATO ONORARIO DI SVIZZERA A BERGAMO</u></strong></p>
<p><strong>Sede:</strong> Bergamo<br />
<strong>Console Onorario:</strong> avv. Daniel Vonrufs<br />
<strong>Zona di competenza:</strong> Bergamo e Provincia</p>
<p><strong>Mansionario:</strong> mantenere i contatti con le autorità locali, la promozione dell’immagine della Svizzera in relazione ai suoi interessi economici e commerciali, mantenere contatti stretti con la comunità svizzera locale, assistere i cittadini svizzeri anche di passaggio nella circoscrizione di Bergamo, informativa regolare al Consolato generale su accadimenti di interesse della Confederazione nella circoscrizione di Bergamo.</p>
<p><strong>Telefono:</strong> +39 035 212915<br />
<strong>Mail:</strong> bergamo@honrep.ch</p>
<p><em>«Bergamo e la Svizzera si assomigliano per serietà, operosità e sobrietà. Lavoro per custodire e rafforzare il legame con la tradizione elvetica, radicata nei profondi rapporti culturali ed economici che uniscono da tempo queste due realtà.»</em></p>
</div>
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	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-marco-tagliaferri-ricerca-carriera-fisica/">Intervista a Marco Tagliaferri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Atenei e apprendistato: termini d’iscrizione</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/atenei-e-apprendistato-termini-discrizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 10:36:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendistato]]></category>
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		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/10/ruth-von-gunten-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In Svizzera la primavera è il periodo in cui ci si iscrive all’università per cominciare gli studi a settembre. Per chi invece opta per un apprendistato che inizia in agosto, bisogna affrettarsi per proporsi alle aziende che offrono posti per apprendisti. Preparare un dossier di candidatura in modo accurato è importante. Iscrizione a un ateneo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/atenei-e-apprendistato-termini-discrizione/">Atenei e apprendistato: termini d’iscrizione</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/10/ruth-von-gunten-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23746"  class="panel-layout" ><div id="pg-23746-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23746-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23746-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero e agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</h3>
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	<p><strong>In Svizzera la primavera è il periodo in cui ci si iscrive all’università per cominciare gli studi a settembre. Per chi invece opta per un apprendistato che inizia in agosto, bisogna affrettarsi per proporsi alle aziende che offrono posti per apprendisti. Preparare un dossier di candidatura in modo accurato è importante.</strong></p>
<p><strong>Iscrizione a un ateneo svizzero</strong></p>
<p>La maggior parte delle <strong>università</strong> svizzere ha stabilito a fine aprile il termine d’iscrizione per cominciare gli studi Bachelor (laurea triennale) a settembre. Mentre per il Politecnico federale <strong>ETH</strong> di Zurigo il termine è a fine marzo per chi ha un diploma liceale non svizzero. Un’eccezione è rappresentata dalla medicina dove è richiesta l’iscrizione entro metà febbraio visto che è centralizzata presso swissuniversities. Importante verificare le date precise sui siti web dei singoli atenei e seguire le procedure indicate.</p>
<p>Le condizioni d’ammissione per chi ha un diploma di liceo italiano si trovano qui: <a href="https://gazzetta.link/universita">gazzetta.link/universita</a>.</p>
<p>Le <strong>scuole universitarie professionali</strong> e le <strong>alte scuole pedagogiche</strong> possono avere termini e condizioni di ammissione diverse a seconda del corso di laurea.</p>
<p><strong>Candidarsi per un posto d’apprendista </strong></p>
<p>Per cercare e trovare un’azienda che ti assuma come apprendista, ci vuole molta iniziativa propria. Non c’è un termine preciso per candidarsi. Tenendo conto che un apprendistato (chiamato in Ticino tirocinio) inizia di solito in agosto, la maggior parte dei contratti viene stipulata in primavera. Anche per gli svizzeri provenienti dall’estero è possibile trovare un posto, ma probabilmente richiede maggiore impegno. Con il diploma finale si è pronti per il mondo del lavoro. Esiste però anche la possibilità di continuare gli studi in una scuola universitaria professionale.</p>
<p>Sul sito del servizio svizzero d’orientamento <a href="https://gazzetta.link/orientamento">gazzetta.link/orientamento</a> si trovano le descrizioni delle oltre 250 professioni in cui fare un apprendistato, i posti liberi e tanti consigli come redigere un dossier di candidatura.</p>
<p><strong>Borse di studio</strong></p>
<p>Se i genitori non sono in grado di finanziare tutti i costi della formazione, sia universitaria che professionale (apprendistato), ci sono possibilità di borse di studio sia cantonali o private da enti come, per esempio, la fondazione per gli svizzeri all’estero. Informazioni sempre presso educationsuisse.</p>
<p><strong>Conoscenze linguistiche richieste</strong></p>
<p>Buone conoscenze linguistiche in almeno una lingua nazionale, a seconda della regione linguistica nella quale si vuole studiare, sono indispensabili. Per studi universitari è richiesto di solito il livello C1, per la formazione professionale il B2 oppure il B1 per professioni più manuali.</p>
<p><strong>Contatto</strong></p>
<p><em>Ruth Von Gunten</em><strong><br />
</strong></p>
<p>educationsuisse - scuole svizzere all’estero - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Borse di studio</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/borse-di-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 19:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/10/ruth-von-gunten-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Riceviamo ogni anno tante domande sul tema delle borse di studio. È un tema complesso, ma cercheremo di fare una panoramica. Anzitutto bisogna distinguere tra borse di studio di merito e borse di studio intese come sussidi all’istruzione. Noi parleremo di quest’ultime. Sussidi cantonali all’istruzione (borse e prestiti di studio) Secondo la legge svizzera spetta</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/borse-di-studio/">Borse di studio</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/10/ruth-von-gunten-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-23439"  class="panel-layout" ><div id="pg-23439-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23439-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23439-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero e agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</h3>
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	<p><strong>Riceviamo ogni anno tante domande sul tema delle borse di studio</strong><strong>. È un tema complesso, ma cercheremo di fare una panoramica. Anzitutto bisogna distinguere tra borse di studio di merito e borse di studio intese come sussidi all’istruzione. Noi parleremo di quest’ultime.</strong></p>
<p><strong>Sussidi cantonali all’istruzione (borse e prestiti di studio)</strong></p>
<p>Secondo la legge svizzera spetta ai genitori il compito di assumersi gli oneri della formazione dei figli. Con i sussidi si cerca di promuovere le pari opportunità nell'accesso all'istruzione. Per cui se i genitori non possono coprire tutti i costi della formazione universitaria o professionale dei loro figli, esiste a certe condizioni la possibilità di chiedere una borsa di studio. La competenza per la concessione di questi aiuti finanziari è dei cantoni e in particolare per i giovani svizzere e svizzeri all’estero la competenza è del loro cantone di origine. Normalmente si può chiedere l’aiuto solo per la formazione post-obbligatoria in Svizzera come per esempio liceo, apprendistato professionale oppure universitario (Bachelor e Master). Inoltre è importante che la formazione si concluda con un diploma riconosciuto.</p>
<p>Ogni Cantone dispone di una propria regolamentazione in materia. Per questo motivo le condizioni per ottenere un aiuto finanziario e l'ammontare di esso variano da un Cantone all'altro, come anche le procedure e le scadenze possono essere molto differenti.</p>
<p>Il calcolo di un sussidio, cioè di una borsa di studio dipende da tanti fattori: anzitutto dal reddito e dal patrimonio dei genitori e del richiedente, ma anche da quanti fratelli/sorelle sono in età scolastica e/o in formazione ecc.</p>
<p><strong>Borse di studio supplementari e prestiti educationsuisse</strong></p>
<p>In casi particolari anche educationsuisse può concedere delle piccole borse o prestiti di studio: per esempio grazie ai fondi della Gazzetta Svizzera e della Fondazione per gli Svizzeri all'estero. Come parametro si è stabilito che di solito il reddito e il patrimonio dei genitori (residenti in un paese europeo) non deve superare i CHF 75'000 (reddito) e i CHF 200'000 (patrimonio come immobili e risparmi).</p>
<p><strong>Fondazioni private e università </strong></p>
<p>Esistono numerose fondazioni private che possono dare un eventuale sostegno finanziario. Nel “Repertorio federale delle fondazioni” si può fare una ricerca e contattarle. Anche le università possono concedere delle borse di studio mentre la fondazione Educa Swiss può concedere prestiti alla formazione.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Consigliamo sempre di chiarire prima nel paese di residenza dei genitori se è possibile ricevere una borsa di studio.</p>
<p>Fare previsioni su una eventuale borsa di studio è abbastanza difficile se non impossibile. E la scelta di venire in Svizzera non deve dipendere da tali previsioni, ma dalla volontà di fare la formazione in Svizzera e di aver scelto la strada giusta. educationsuisse vi aiuta volentieri a trovare una soluzione.</p>
<p><strong>Contatto</strong></p>
<p><em>Ruth Von Gunten</em></p>
<p>educationsuisse<br />
scuole svizzere all’estero - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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