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	<title>Edizione Febbraio 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Editoriale Febbraio 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 23:20:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori l’anno è ricominciato e con esso i diversi appuntamenti nei vostri attivissimi circoli. Ci permettiamo anche in questa sede di chiedervi, a nome della redazione, di trasmetterci non solo gli interessanti resoconti degli eventi organizzati ma anche le segnalazioni in anticipo dei programmi degli incontri, alfine di sollecitare un interesse tra</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>l’anno è ricominciato e con esso i diversi appuntamenti nei vostri attivissimi circoli. Ci permettiamo anche in questa sede di chiedervi, a nome della redazione, di trasmetterci non solo gli interessanti resoconti degli eventi organizzati ma anche le segnalazioni in anticipo dei programmi degli incontri, alfine di sollecitare un interesse tra i lettori della Gazzetta. La redazione è inoltre molto riconoscente se i testi potessero pervenire entro il 15 di ogni mese, completi di fotografie (sono quelle che attirano l’attenzione!) e con un massimo di 2000 caratteri. Nel frattempo, la politica ci lascia un po’ di tregua – in attesa delle votazioni del 9 febbraio 2020 – e cogliamo l’occasione per riflettere, tra le altre cose, sulla discesa del Lauberhorn, la più lunga e tra le più rinomate degli appassionati dello sci alpino, storicamente lo sport nazionale svizzero.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi </em><br />
<em>REDATTORE</em></p>
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		<title>Il mito del Lauberhorn e le sue cifre impressionanti</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-mito-del-lauberhorn-e-le-sue-cifre-impressionanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 23:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Lauberhorn-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />È da sempre considerato lo sport nazionale: lo sci alpino gode in Svizzera di una forte popolarità e tutte le competizioni della Coppa del Mondo – sia femminili che maschili – vengono trasmesse in diretta TV. Il circo bianco, così è chiamata la competizione che da novembre a marzo si sposta in diverse località europee</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Lauberhorn-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-13868"  class="panel-layout" ><div id="pg-13868-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13868-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13868-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>È da sempre considerato lo sport nazionale: lo sci alpino gode in Svizzera di una forte popolarità e tutte le competizioni della Coppa del Mondo – sia femminili che maschili – vengono trasmesse in diretta TV. Il circo bianco, così è chiamata la competizione che da novembre a marzo si sposta in diverse località europee e degli Stati Uniti, in gennaio fa tappa anche in Svizzera, per una tre giorni solitamente composta dalle competizioni maschili della combinata (una manche di slalom e una di discesa), la leggendaria discesa e, la domenica, lo slalom.</p>
<p>La discesa libera del Lauberhorn è la più vecchia e la più lunga della Coppa del Mondo di sci FIS. Si è tenuta nel fine settimana del 19 gennaio per l’89ma volta e ha riportato il piccolo villaggio alpino di Wengen, nell’Oberland bernese, sotto i riflettori internazionali.</p>
<p>Gli atleti sfrecciano nella valle in ripida discesa dirimpetto all’impressionante paesaggio delle tre mitiche montagne: l’Eiger, il Mönch e la Jungfrau. Tra il punto di partenza e il traguardo vi sono più di 1000 metri di dislivello. Gli sciatori più veloci percorrono in circa due minuti e mezzo la pista lunga quasi 4,5 km.</p>
<p>Uno studio condotto dall’università di Lucerna, per il 2002, ha calcolato che il valore aggiunto per la regione della Jungfrau si è aggirato sui 30 milioni di franchi.</p>
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	<p>La discesa del Lauberhorn: con i suoi 4,5 chilometri la più lunga di tutte.</p>
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	<p>Le cifre sono impressionanti</p>
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	<p>L’edizione 2020 ha visto trionfare il beniamino di casa, Beat Feuz. È la terza volta dopo il 2012 e il 2018 che il bernese riesce a trionfare dopo una corsa quasi perfetta sul percorso accorciato con partenza appena sopra l’Hundschopf. E’ solo il secondo sciatore dopo Franz Klammer a vincere la discesa libera del Lauberhorn per tre volte. Per la gioia dei moltissimi tifosi accorsi a Wengen.</p>
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	<p>Beat Feuz, vincitore nel 2020 della discesa del Lauberhorn</p>
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		<title>Mühleberg: staccata la spina</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/muhleberg-staccata-la-spina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 22:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/AKW-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Con la chiusura di Mühleberg alla fine del 2019, per la prima volta una centrale nucleare ha staccato definitivamente la spina in Svizzera. Il suo smantellamento sarà un lavoro pionieristico che durerà quasi 15 anni. Si sta ancora cercando dove stoccare i rifiuti altamente radioattivi in tutta sicurezza per decine di migliaia di anni. Il</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/AKW-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-13821"  class="panel-layout" ><div id="pg-13821-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13821-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13821-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Con la chiusura di Mühleberg alla fine del 2019, per la prima volta una centrale nucleare ha staccato definitivamente la spina in Svizzera. Il suo smantellamento sarà un lavoro pionieristico che durerà quasi 15 anni. Si sta ancora cercando dove stoccare i rifiuti altamente radioattivi in tutta sicurezza per decine di migliaia di anni.</strong></p>
<p>Il 20 dicembre alle ore 12.30, nella sala comandi della centrale nucleare di Mühleberg, a circa 20 km ad ovest di Berna, gli operatori hanno premuto due bottoni, spingendo così le barre di controllo nel reattore e bloccando la reazione nucleare nella catena. Dopo 47 anni di attività, Mühleberg – la seconda delle quattro centrali nucleari svizzere per anzianità – è stata messa definitivamente fuori servizio.</p>
<p>Il 6 gennaio ha avuto inizio lo smantellamento della centrale, che durerà 15 anni. Dapprima, gli elementi combustibili altamente radioattivi del reattore verranno trasportati in un bacino di stoccaggio adiacente. Qui, essi raffredderanno per alcuni anni prima di raggiungere il centro di stoccaggio intermedio di Würenlingen (AG). Questa fase durerà fino al 2024. Ma la radioattività scomparirà totalmente da Mühleberg solo nel 2031. Nel frattempo, gli elementi leggermente radioattivi e i detriti della costruzione dovrebbero essere stati smaltiti. Il “funerale” della centrale nucleare sarà probabilmente completato nel 2034. Resta da vedere se le mucche pascoleranno di nuovo sul prato verde vicino all’Aare.</p>
<p><strong>L’energia nucleare non è più redditizia</strong><br />
La decisione di disattivare la centrale nucleare di Mühleberg è stata presa dal gruppo energetico bernese BKW nell’autunno 2013 per motivi economici. In considerazione dei bassi prezzi sul mercato dell’energia elettrica e dell’elevato costo dei necessari adattamenti, non era più redditizio continuare l’attività. Anche la costruzione di un nuovo reattore non era più un’opzione. Dopo la catastrofe del reattore di Fukushima nel 2011, il Consiglio federale ha sospeso i piani per nuove centrali nucleari decidendo di passare alle energie rinnovabili. La notizia che l’energia nucleare doveva essere gradualmente eliminata è stata inizialmente uno choc per i circa 300 dipendenti di Mühleberg. Ma la maggior parte di loro è rimasta e sta ora accompagnando la fine di una tecnologia che riteneva praticabile anche in futuro.</p>
<p>Con questa prima disattivazione di una centrale nucleare in Svizzera, BKW si spinge in un territorio sconosciuto. Il gruppo energetico si è assicurato il necessario know-how acquisendo tempestivamente società tedesche specializzate nella tecnologia nucleare e nella radioprotezione. Con lo smantellamento di Mühleberg, il Gruppo mira ad acquisire una preziosa esperienza, che potrebbe diventare molto richiesta in tutto il mondo: la Germania intende abbandonare il nucleare entro il 2022 e altri paesi europei prevedono di chiudere delle centrali nucleari.</p>
<p><strong>Rifiuti pericolosi per centinaia di migliaia di anni</strong><br />
Lo smantellamento di Mühleberg costerà all’azienda 927 milioni di franchi. Inoltre, saranno necessari oltre 1,4 miliardi di franchi per lo stoccaggio intermedio e finale delle scorie radioattive. Tuttavia, ci vorranno decenni prima che un deposito geologico così profondo venga costruito. Fino ad allora, le scorie altamente radioattive di tutte le centrali nucleari svizzere saranno stoccate in contenitori d’acciaio del peso massimo di 140 tonnellate nel deposito intermedio di Würenlingen. Ogni contenitore contiene quasi 20 tonnellate di materiale altamente radioattivo che rimarrà pericoloso per centinaia di migliaia di anni se non si riuscirà a ridurre drasticamente la radioattività mediante nuovi metodi.</p>
<p>La Nagra è alla ricerca di un sito adatto per un deposito nel sottosuolo da quasi mezzo secolo. La legge sull’energia nucleare prevede che le scorie debbano essere smaltite in depositi in strati geologici profondi per garantire una protezione a lungo termine dell’uomo e dell’ambiente contro il rischio di contaminazione radioattiva. L’attenzione si concentra su tre potenziali siti: la regione «Giura-est», a Bözberg (AG), “Nördliche Lägern” (AG/ZH) e la regione di Zurigo «Zurigo nord-est» (ZH/TG).</p>
<p>Sulla base dei test di perforazione, dovrebbe essere chiaro entro il 2022 quale sarà il sito da prendere in considerazione. Nel corso della procedura di autorizzazione, il popolo svizzero si esprimerà anche alle urne, probabilmente nel 2031, e il deposito svizzero dovrebbe essere pronto entro il 2060.</p>
<p>Anche in altri paesi mancano i depositi finali per le scorie altamente radioattive. La costruzione del primo deposito in profondità del mondo è stata avviata in Finlandia, nel 2016, a Olkiluoto. Esso sarà sfruttato a partire dal 2024. La Francia sta progettando un deposito nel dipartimento della Mosa nell’est del paese per accogliere i rifiuti delle circa 60 centrali nucleari francesi. In Finlandia, Svezia, Corea del Sud e Ungheria esistono depositi per i rifiuti a bassa e media radioattività.<br />
<strong><br />
Nessuna rinascita per il nucleare</strong><br />
Mühleberg fa parte delle cinque centrali nucleari al mondo disattivate nell’arco di un anno. Nello stesso lasso di tempo, sono entrati in servizio nove reattori, di cui sette in Cina. Tuttavia, secondo l’ultimo rapporto sullo stato dell’industria nucleare mondiale, sempre meno nuovi impianti vengono costruiti in tutto il mondo. Mentre nel 2013 erano ancora in costruzione 68 progetti, a metà del 2019 questa cifra era scesa a soli 46. Secondo gli esperti, sono troppo pochi per mantenere in vita l’energia nucleare a lungo termine.</p>
<p>Secondo gli esperti, anche se i risultati in materia di CO2 sono positivi, questi sono però di scarsa utilità nella lotta contro il riscaldamento climatico. Si tratta della fonte energetica più cara e più lenta: costruire una nuova centrale richiede tra i 5 e i 17 anni in più della costruzione di un impianto solare od eolico dotato della stessa potenza. Secondo il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, tuttavia, i prossimi dieci anni determineranno se gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima potranno essere raggiunti.</p>
<p><em>Theodora Peter</em></p>
<p><strong>Beznau festeggia i suoi 50 anni e prosegue la propria attività</strong></p>
<p>La più vetusta centrale nucleare della Svizzera si trova a Beznau (AG). Essa ha cominciato all’inizio di quest’anno il suo 51° anno d’esercizio. A differenza di BKW, l’operatore di Beznau, Axpo, continua a concentrarsi sull’energia nucleare. La società elettrica argoviese vuole continuare a far funzionare i due reattori sulle rive dell’Aar per altri dieci anni e negli ultimi anni ha investito 700 milioni di franchi nella modernizzazione. Il gruppo energetico argoviese ritiene che Beznau abbia permesso di risparmiare quasi 300 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 rispetto ad una centrale elettrica o a carbone. Oltre a Beznau, sono ancora in funzione la centrale di Gösgen (1979) e quella di Leibstadt che è la più recente (1984) e la più performante. L’energia nucleare rappresenta circa un terzo della produzione di elettricità in Svizzera. (TP)</p>
</div>
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	<p>Le luci della centrale nucleare di Mühleberg sono state spente. Foto Keystone</p>
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	<p>Contenitori di rifiuti altamente radioattivi, nel deposito intermedio di Würenlingen, con apparecchiature di monitoraggio in primo piano. Foto Keystone</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/muhleberg-staccata-la-spina/">Mühleberg: staccata la spina</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Lavori su beni immobili di interesse culturale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lavori-su-beni-immobili-di-interesse-culturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 22:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Interventi edili su tomba di famiglia e rischi penali Egregio Avvocato, sono una cittadina svizzera con madre italiana, trasferita in Italia poco più che adolescente. Spero che un Suo consiglio possa aiutarmi a risolvere un piccolo ma particolare problema di famiglia. Sono l’ultima di tre fratelli che hanno ricevuto in eredità dalla defunta madre, tra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-13786"  class="panel-layout" ><div id="pg-13786-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13786-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13786-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Interventi edili su tomba di famiglia e rischi penali</strong></p>
<p>Egregio Avvocato,<br />
sono una cittadina svizzera con madre italiana, trasferita in Italia poco più che adolescente. Spero che un Suo consiglio possa aiutarmi a risolvere un piccolo ma particolare problema di famiglia.</p>
<p>Sono l’ultima di tre fratelli che hanno ricevuto in eredità dalla defunta madre, tra le altre cose, una tomba di famiglia già un po’ in cattivo stato.</p>
<p>Io ed i miei fratelli, così come all’epoca mia madre, ce ne siamo un po’ disinteressati, sino a quando non è sorta la necessità di dover riparare alcune lesioni strutturali della cappella esterna e porre in essere con estrema urgenza diversi interventi di manutenzione.</p>
<p>Ci siamo rivolti ad una ditta che opera nel settore, la quale ci ha fatto presente che molto probabilmente un simile intervento richiede un’autorizzazione della Pubblica Amministrazione, visto il vincolo posto nell’intera area d’interesse.</p>
<p>I miei fratelli si stanno già occupando delle pratiche amministrative e soprattutto stanno cercando di capire se c’è realmente un vincolo in questa zona, ma io – nel frattempo – mi sono informata su internet ed ho visto che ci potrebbero essere anche dei reati penali in caso di violazione delle norme in materia.</p>
<p>Quindi, Le chiedo se può confermarmi che è così o se possiamo nel frattempo procedere con i lavori di restauro più urgenti.</p>
<p>La ringrazio per la disponibilità.<br />
A.M. H (MILANO)</p>
<hr />
<p>Gentile Lettrice,<br />
La ringrazio per il Suo intervento, che anche per questo mese mi fornisce lo spunto per trattare un argomento nuovo, molto singolare, complesso e con diversi profili delicati.</p>
<p>Dalla Sua missiva si evince che la tomba di famiglia è posta in un sito di interesse culturale o paesaggistico, e che necessita di un intervento di restauro, anche particolarmente urgente.</p>
<p>Purtroppo non abbiamo la certezza che vi sia effettivamente un vincolo, e soprattutto che natura esso abbia. Come Lei stessa ci scrive, della questione sotto l’aspetto amministrativo se ne stanno già occupando i suoi fratelli.<br />
Partendo da questo presupposto, non ci resta che analizzare le ulteriori questioni e la disciplina che regola la materia.</p>
<p><strong>Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (CBCP)</strong><br />
La materia della tutela dei beni culturali, che può essere integrata dalla normativa regionale (ai sensi dell’art. 116, comma 3 Cost.), è stata riorganizzata interamente dal Legislatore con il D. Lgs. 22.01.2004, n. 42 il c.d. Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici. Ne abbiamo già parlato in un’altra occasione, anche se in un caso del tutto diverso.</p>
<p>Di fondamentale importanza è l’art. 10 CBCP, che individua un lungo elenco di beni, mobili ed immobili, da considerarsi beni culturali, quali ad esempio i beni immobili appartenenti allo Stato, alle Regioni o ad altri enti o istituti pubblici. Il comma 3 prevede altresì una lunga lista di beni (quali ad esempio le cose mobili o immobili che presentano interesse artistico) che si dovranno ritenere di interesse culturale solo qualora intervenga una apposita Dichiarazione di interesse, disciplinata dall’art. 13 CBCP.</p>
<p>La normativa, come Lei ha già scoperto, prevede anche delle fattispecie sanzionato penalmente, e dunque qualche rischio effettivamente si può correre, anche nel Suo caso.</p>
<p><strong>I rischi penali</strong><br />
Concentrandoci sui rilievi penalistici della materia, va detto che il Legislatore ha adottato – in diverse occasioni – lo schema del c.d. reato di pericolo astratto.<br />
In altre parole, si è anticipata la soglia dell’intervento penale, svincolandolo da un effettivo pregiudizio per gli interessi tutelati. Infatti, tali reati sono incentrati sulla semplice trasgressione delle norme di settore predisposte dal diritto amministrativo.<br />
Ciò è dovuto al fatto che il bene giuridico protetto – il patrimonio culturale – è di natura particolare, essendo caratterizzato da unicità, deperibilità e di difficile ripristinabilità, perché una eventuale lesione lo comprometterebbe in modo definitivo.<br />
Vediamo allora i possibili reati previsti dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Ovviamente, non potendo fare un approfondimento su tutti questi reati, ci focalizzeremo solo su quelli che interessano il caso che La riguarda.</p>
<p><strong>Opere illecite (art. 169 CBCP)</strong><br />
Il reato previsto e punito dall’art. 169 del CBCP è una contravvenzione sanzionata con l’arresto da sei mesi ad un anno e un’ammenda da 775 a 38.734,50 euro, che impone a chiunque – sia esso proprietario, possessore o detentore di una cosa mobile o immobile – di astenersi dal distruggere definitivamente o anche solo danneggiare, modificare o persino restaurare il bene che presenti un interesse artistico.<br />
Nei casi di urgenza, la norma impone addirittura l’obbligo di una immediata informazione alla Soprintendenza dell’inizio dei lavori provvisori indispensabili per evitare danni notevoli al bene medesimo.<br />
In particolare, la illiceità dell’opera si ha nel caso di mancanza di autorizzazione all’intervento, che quindi implica la rilevanza penale delle condotte descritte.<br />
La giurisprudenza (Cass. Pen., Sez. III, 12.06.2007, n. 32198) ha statuito che ai fini della configurabilità del reato citato, non è necessaria la dichiarazione di interesse culturale del bene, in quanto quelli indicati nell’art. 10 CBCP si presumono per legge beni culturali.<br />
La natura dell’illecito penale rende indifferente – per ciascuna delle condotte sopra indicate – che la violazione sia sorretta da dolo o colpa. Pertanto l’agente verrà punito anche se non si è rappresentato e non ha voluto l’evento, o se per negligenza non si è rappresentato il fatto.</p>
<p><strong>Inosservanza delle prescrizioni di tutela indiretta (art. 172 CBCP)</strong><br />
Il reato previsto dall’art. 172 CBCP configura un’altra fattispecie contravvenzionale di pericolo, che sanziona con le stesse pene previste dall’art. 169 le inosservanze delle prescrizioni date dal Ministero a norma dell’art. 45 CBCP, comma 1 aventi ad oggetto “le distanze, le misure … dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, o che ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o che ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro”.<br />
Anche questa è una contravvenzione, e punibile indifferentemente a titolo di dolo o colpa.</p>
<p><strong>Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa (art. 181 CBCP)</strong><br />
Infine, in tema di tutela dei beni paesaggistici, occorre segnalare per completezza che l’art. 181 sanziona chi, senza prescritta autorizzazione od in difformità dell’autorizzazione ottenuta, esegue sui beni lavori di qualsiasi genere.<br />
Le pene previste sono l’arresto fino a due anni ed una elevata ammenda da 30.986 a 103.290 euro.<br />
La condotta consiste in ogni intervento non autorizzato che alteri lo stato dei luoghi, ed il reato si consuma anche quando vi è un’autorizzazione, ma l’opera realizzata diverga da quella consentita per qualità, ubicazione, destinazione o ampiezza.<br />
È prevista una causa di non punibilità del trasgressore, nel caso in cui questi ricorra ad una procedura amministrativa di accertamento della compatibilità paesaggistica delle opere prestate.<br />
Anche questa è una contravvenzione punibile a sia a titolo di dolo, che di colpa, anche se più gravemente delle precedenti.</p>
<p>* * * * *</p>
<p>Come vede lo spettro dell’intervento penale, ancorché non preveda gravi delitti e pene particolarmente afflittive, è assai ampio.</p>
<p>Con riferimento al caso di specie, poi possiamo certamente dire che, anche se non vi è la certezza di un vincolo e della eventuale natura dello stesso (se paesaggistico o d’interesse culturale), vi è sicuramente la necessità di contattare l’Amministrazione comunale e concordare con essa il piano di intervento.</p>
<p>Ciò è anche auspicabile perché, in caso di autorizzazione amministrativa o addirittura di comunicazione della stessa Pubblica Amministrazione che la stessa non è necessaria, verrebbe meno la punibilità in caso di intervento che in seguito risultasse essere in violazione della normativa specifica.</p>
<p>Come visto, la presenza o meno del vincolo di interesse non esclude la configurabilità del reato ai sensi dell’art. 169 CBCP, ed anche gli interventi d’urgenza devono essere tempestivamente comunicati ed i relativi progetti condivisi con la Sovrintendenza.</p>
<p>Infine, i lavori di restauro devono rispettare puntualmente il progetto autorizzato dall’Amministrazione, in conformità con quanto stabilito dal Ministero dei beni culturali e paesaggistici.</p>
<p>La disciplina può applicarsi – e si applica a quanto pare – anche alle tombe di famiglia di carattere evidentemente monumentale. La circostanza potrà sembrare strana ma non lo è affatto, soprattutto in Italia.</p>
<p>Come sempre in questi casi, il mio consiglio è quello di rivolgersi a professionisti esperti del settore, che La possano aiutare a risolvere ogni dubbio e magari a fare da mediatore tra voi e la Pubblica Amministrazione, vista la tecnicità degli argomenti e, come spesso accade, anche la difficoltà di dialogo.<br />
Con la speranza di essere stato sufficientemente chiaro, porgo a Lei ed a tutti i nostri Lettori i miei migliori saluti.</p>
<p><em>Avv. Markus W. Wiget</em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Posso contribuire all’AVS?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/posso-contribuire-all-avs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 22:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Buongiorno, mi chiamo D.V., nato a San Gallo nel 1968, di padre italiano e di madre svizzera. Dall’età di 4 anni con la mia famiglia ci siamo trasferiti a C. (Italia) dove vivo tuttora. Lavoro nella polizia Municipale da quasi 30 anni e son divenuto cittadino svizzero qualche mese fa. Mi chiedevo se a quasi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-13750"  class="panel-layout" ><div id="pg-13750-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13750-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13750-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Buongiorno,</p>
<p>mi chiamo D.V., nato a San Gallo nel 1968, di padre italiano e di madre svizzera. Dall’età di 4 anni con la mia famiglia ci siamo trasferiti a C. (Italia) dove vivo tuttora.<br />
Lavoro nella polizia Municipale da quasi 30 anni e son divenuto cittadino svizzero qualche mese fa.</p>
<p>Mi chiedevo se a quasi 52 anni non fosse possibile versare quote mensili per rientrare nel programma pensionistico dell’AVS.</p>
<p>Mia madre deceduta nel 2017 l’ha percepita dopo aver versato delle quote per diversi anni.</p>
<p>Sperando di essere stato chiaro, ringrazio per l’attenzione prestata e resto in attesa di una vs. cortese risposta.</p>
<p>Cordialmente<br />
D.V.</p>
<hr />
<p>Caro lettore,</p>
<p>purtroppo, con l’entrata in vigore degli accordi bilaterali UE-Svizzera nel 2001, la Svizzera ha abolito l’AVS facoltativa per i residenti nell’UE e nell’AELS. Lei non può quindi più aderire all’AVS – salvo se prendesse residenza in Svizzera. Solo gli svizzeri all’estero residenti fuori dai paesi UE e AELS possono ancora aderire all’AVS facoltativa a condizione di<br />
– essere stati affiliati all’AVS/AI/IPG obbligatoria per 5 anni consecutivi<br />
– presentare la domanda di adesione al massimo entro 12 mesi dall’uscita dall’AVS/AI/IPG obbligatoria</p>
<p>Il Collegamento Svizzero in Italia e l’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero (OSE) si erano impegnati per alcuni anni per difendere la possibilità di adesione per tutti gli svizzeri all’estero, ma non c’era nulla da fare. Era l’unica grande battaglia per la difesa dei nostri diritti che abbiamo perso. L’argomento di miglioramento è sempre sull’agenda dell’OSE, ma a breve non c’è speranza. Per difendere i Vostri interessi, iscrivetevi al voto e votate regolarmente! Chi non è ancora iscritto, compili il modulo e lo mandi al Consolato Svizzero di competenza. Informazioni e modulo da scaricare: https://www.aso.ch/it/consulenza/vivere-allestero/diritti-politici/votare-ed-eleggere</p>
<p>Ci spiace non poterle dare risposta migliore.</p>
<p>Cordiali saluti.<br />
<em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Trasferimento dalla Svizzera all’Italia da pensionato</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/trasferimento-dalla-svizzera-all-italia-da-pensionato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 22:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Egregi Avvocati, Prendo spunto dalla vostra risposta data a un lettore della Gazzetta Svizzera per sottoporvi il mio caso. Sono un pensionato Svizzero, residente attualmente a Lugano, e vorrei trasferire la mia residenza in Italia. Non sono al corrente né delle vigenti leggi svizzere né tanto meno di quelle italiane riguardanti la tassazione sulla pensione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/trasferimento-dalla-svizzera-all-italia-da-pensionato/">Trasferimento dalla Svizzera all’Italia da pensionato</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-13697"  class="panel-layout" ><div id="pg-13697-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13697-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13697-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Egregi Avvocati,</p>
<p>Prendo spunto dalla vostra risposta data a un lettore della Gazzetta Svizzera per sottoporvi il mio caso.<br />
Sono un pensionato Svizzero, residente attualmente a Lugano, e vorrei trasferire la mia residenza in Italia. Non sono al corrente né delle vigenti leggi svizzere né tanto meno di quelle italiane riguardanti la tassazione sulla pensione svizzera e sul mio patrimonio mobiliare e immobiliare.<br />
1) La mia pensione verrà tassata in Italia o in Svizzera e quale sarà l’aliquota, se in Italia?<br />
2) Sarò tenuto a fare una dichiarazione dei redditi in Italia, oppure no?<br />
3) Ho un appartamento a Lugano. Dovrò dichiararlo in Italia?</p>
<p>Capisco la complessità della materia e le numerose domande relative ai miei dubbi, quindi forse sarebbe meglio una consulenza telefonica o addirittura di persona nei vostri uffici? Naturalmente dietro compenso.</p>
<p>Dovrei decidere velocemente cosa fare per questi problemi fiscali, e perciò attendo fiducioso una risposta a breve. Se invece pensate sia meglio che io passi da voi in ufficio, datemi un appuntamento.</p>
<p>Grazie per la vostra attenzione e porgo i miei cordiali saluti<br />
I.S.</p>
<hr />
<p>Gentile lettore,</p>
<p>Lei ci ha fornito in seguito l’informazione di godere come unica pensione dell’AVS svizzera. Ecco la nostra risposta alle domande poste:<br />
– AVS: Risiedendo in Italia e facendosi versare la rendita AVS su un suo conto in Italia, Le verrà dedotto il 5% quale cedolare secca, cioè come imposta italiana unica e definitiva. Se il pagamento avviene in questo modo non dovrà presentare (per questa entrata) nessuna dichiarazione di reddito. Le consiglio in modo assoluto di farsi accreditare queste somme su un conto italiano e non svizzero.<br />
– Immobile e conti bancari in Svizzera: Lei dovrà presentare una dichiarazione annua al fisco italiano per tutte le disponibilità all’estero, pagando le imposte italiane dedotte le imposte o parte delle imposte pagate in Svizzera. In genere, la differenza da pagare è relativamente modesta. Talvolta, il maggior costo è quello del consulente che Le preparerà questa dichiarazione; Lei non sarà in grado di farlo da solo. L’omissione della dichiarazione dei beni posseduti all’estero porta o la dichiarazione incompleta portano a sanzioni pesantissime; è importante perciò avvalersi di uno specialista esperto in questo tipo di dichiarazione.<br />
– Né l’avv. Pogliani né io siamo specialisti fiscali. Se Lei desidera avere un conto abbastanza preciso, dovrà rivolgersi a un fiscalista specializzato nella materia, preferibilmente nella provincia nella quale Lei intenderà spostarsi. Se il Suo patrimonio non è importante probabilmente il giuoco di avere questa informazione non varrà la candela.<br />
– Un altro punto da considerare è la cassa malattia. I pensionati AVS che non hanno diritto ad una pensione italiana sono obbligati a restare assicurati presso una cassa malattia svizzera. L’Italia offre però la scelta tra restare assicurati in Svizzera oppure aderire al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano. Se vuole rimaner assicurato in Svizzera, dovrà farlo con una cassa malattia che offre copertura per residenti all’estero. Non tutte le casse lo fanno, e ci sono grandi differenze di premio tra cassa e cassa. Sotto questo link Lei troverà un confronto delle casse e dei premi 2020: https://www.priminfo.admin.ch/it/eu_efta (scarichi il pdf sotto “Download panoramica premi 2020”), consulti pagina 43 premi per l’Italia. Con questa copertura Lei potrà farsi curare sia in Italia che in Svizzera. Se invece preferisce aderire al SSN, deve chiedere a LAMAL Soletta entro il termine massimo di tre mesi dopo aver preso la residenza in Italia la liberazione dell’obbligo assicurativo in Svizzera tramite il modulo S1 che dovrà presentare all’ASL locale italiana. Il costo SSN è decisamente minore dell’assicurazione svizzera, ma Lei potrà soltanto farsi curare in Italia salvo casi di urgenza quando si trova in Svizzera. Prima di firmare un contratto, studi comunque bene tutte le condizioni; potranno variare.</p>
<p>Cordiali saluti.<br />
<em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
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		<title>Il tuo Paese vive, soffre, gioisce, cambia. Solo l’informazione può dirti come.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-tuo-paese-vive-soffre-gioisce-cambia-solo-linformazione-puo-dirti-come/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 22:17:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Fabio-Pontiggia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Intervista esclusiva della Gazzetta Svizzera a Fabio Pontiggia, direttore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia, cosa significa essere oggi il direttore di un giornale in Svizzera? “Significa essere sopravvissuti ad uno tsunami, cioè all’onda anomala che ha investito il mondo della stampa con l’avvento di internet e dell’informazione nella Rete. Vale in Svizzera come vale</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-tuo-paese-vive-soffre-gioisce-cambia-solo-linformazione-puo-dirti-come/">Il tuo Paese vive, soffre, gioisce, cambia. Solo l’informazione può dirti come.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Fabio-Pontiggia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-13575"  class="panel-layout" ><div id="pg-13575-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13575-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13575-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Intervista esclusiva della Gazzetta Svizzera a Fabio Pontiggia, direttore del Corriere del Ticino</strong></p>
<p>Fabio Pontiggia, cosa significa essere oggi il direttore di un giornale in Svizzera?<br />
“Significa essere sopravvissuti ad uno tsunami, cioè all’onda anomala che ha investito il mondo della stampa con l’avvento di internet e dell’informazione nella Rete. Vale in Svizzera come vale negli altri Paesi. Nella Svizzera italiana c’è in più la peculiarità di operare in un mercato ristretto, molto piccolo, con numeri molto ridotti”.</p>
<p><strong>In cosa esattamente è consistita questa onda anomala?</strong><br />
“Nell’aver messo in Rete gratuitamente il prodotto del nostro lavoro: le notizie. Vent’anni fa nessuno aveva immaginato l’impatto che quel passo, fatto inconsapevolmente, avrebbe avuto in poco tempo. Ricordo che il primo rudimentale sito online del Corriere del Ticino, aperto nel 1996, non era nemmeno curato da un giornalista. Un tipografo impaginatore inseriva quotidianamente a fine giornata un paio di notiziole, a sua completa discrezione. E tutto finiva lì. Poi è stato un continuo aggiungere e migliorare. Tutti gli editori hanno seguito più o meno questa traiettoria. E si è arrivati ai siti online odierni: completi, ricchi, attrattivi, anche se graficamente orribili, sebbene progettati ed elaborati da professionisti. Orribili per tre ragioni: lo scrolling interminabile, la titolazione senza criteri, il caos ripetitivo di notizie. A parte le immagini, la grafica è quella ottocentesca dei giornali cartacei. Uno scempio”.</p>
<p><strong>Ma le conseguenze dello tsunami quali sono state esattamente?</strong><br />
“L’aver offerto un’informazione completa e di qualità senza far pagare nulla agli utenti/lettori ha messo in crisi il business model editoriale: crollo delle entrate pubblicitarie, calo delle copie vendute e degli abbonamenti, in presenza di elevati costi stabili, se non in aumento. Questo è avvenuto ovunque. Ed è stata crisi profonda. Uno tsunami, appunto”.</p>
<p><strong>Quali “colpe” ha la società odierna e quali invece il mondo dei media stesso?</strong><br />
“Attenzione: digitalizzare l’informazione è stato giustissimo e necessario, pubblicare le notizie in tempo reale sulla Rete è stato un grandissimo progresso per la stampa. Ma è stato fatto l’errore storico del tutto gratis. Editori e giornalisti ne sono corresponsabili in egual misura. C’è stata la grande illusione secondo cui tanti clic sulle notizie online avrebbero portato tanta pubblicità agli editori di giornale. Così non è stato. Il tutto gratis ha tolto valore economico alla notizia. Il grosso della pubblicità è migrato verso i giganti della Rete: Google, Facebook, Twitter, Youtube, eccetera. Questi squali hanno utilizzato e utilizzano tuttora le notizie messe in Rete dagli editori e dai giornalisti, aggregandole per raccogliere pubblicità. In Svizzera si stima che abbiano sottratto alla stampa quasi due miliardi di franchi di budget pubblicitario annuale ai giornali. Un salasso micidiale. Con l’aggravante che una parte del pubblico si è abituata a ricevere informazione fatta bene senza pagare nulla e quindi ha perso l’abitudine ad abbonarsi o a comprare il giornale”.</p>
<p><strong>E come si pensa di uscirne?</strong><br />
“Tornando a far pagare le notizie. Non c’è altra strada. È quel che stanno per fortuna facendo gli editori da qualche anno: paywall, abbonamenti online. Formule per ora ibride. Ma occorrerà tornare quanto prima a far pagare tutto. Il vero dilemma della stampa non è infatti carta o web, ma informazione gratuita o informazione a pagamento, indipendentemente dal supporto. Nessun’azienda sta in piedi regalando i suoi prodotti. C’è voluto un po’ di tempo per capirlo, troppo, ma fortunatamente si è preso coscienza del problema e si sa ora qual è la soluzione. Ci si arriverà, altrimenti il giornalismo non ha futuro”.</p>
<p><strong>Come è influenzato il mondo dei media – in particolare quello della Svizzera italiana – dalla vicina penisola? Come valuta questo tipo di influsso?</strong><br />
“La nostra cultura giornalistica è italiana, così come la nostra lingua è la lingua di Dante e la nostra cultura, senza aggettivi, è italiana. I nostri media sono stati naturalmente influenzati, nel bene e nel male. Chi prende in mano un giornale ticinese, uno svizzero-tedesco e uno romando vede immediatamente le diverse peculiarità. Siamo federalisti anche in questo. Ed è un bene che sia così”.</p>
<p><strong>Quali differenze fondamentali vede tra la politica italiana – oltre ovviamente al sistema politico – e quella svizzera?</strong><br />
“Sistema istituzionale a parte (il nostro è di gran lunga preferibile) vedo due differenze fondamentali: da noi c’è, nonostante tutti i cambiamenti intervenuti, più serietà e più responsabilità da parte del politico; e poi qui la politica costa meno, molto meno, grazie anche al sistema di milizia. Questo ci risparmia le degenerazioni che purtroppo vediamo nella politica italiana”.</p>
<p><strong>Sono passati pochi mesi dalle elezioni federali che hanno visto i Verdi trionfare oltre le più rosee aspettative. Cosa significa questo per la Svizzera dei prossimi quattro anni? Dal suo osservatorio privilegiato, considera la vittoria come conseguenza di una “moda” o è un movimento di popolo, a tutti gli effetti sostenibile a lungo termine?</strong><br />
“Non faccio previsioni per il futuro: non è compito dei giornalisti, che devono riferire i fatti ed eventualmente analizzarli, interpretarli e commentarli, ma non fare profezie. Il successo degli ecologisti, Verdi e Verdi liberali, anche nel nostro Paese, è figlio dell’ondata climatista che ha travolto il mondo intero. Non parlerei di ecologismo, ma proprio di climatismo. Temo che questo possa portare ad una limitazione delle nostre libertà più elementari, perché sui cambiamenti climatici, che ci sono sempre stati sul nostro pianeta, anche quando l’uomo era di là da venire, c’è un atteggiamento molto integralista, che non tollera nemmeno più il confronto tra opinioni diverse e non ammette posizioni critiche. Si arriva addirittura a negare l’esistenza di scienziati che non seguono la teoria antropogenica dei cambiamenti climatici: una cosa incredibile”.</p>
<p><strong>Quale principale testata in lingua italiana, il Corriere del Ticino si rivolge anche agli svizzeri di lingua italiana all’estero. Per quali ragioni uno svizzero all’estero dovrebbe secondo lei informarsi di quello che succede in Svizzera leggendo il giornale?</strong><br />
“Se ami il tuo Paese, lo devi conoscere. E per conoscerlo devi informarti. Non basta aver studiato la sua storia e la sua geografia sui libri di scuola. Devi sapere cosa succede giorno dopo giorno nella terra di cui sei figlio. Il tuo Paese non è una mummia: vive, palpita, soffre, gioisce, cambia. Solo l’informazione può dirti come”.</p>
<p><em>Intervista Gazzetta Svizzera</em></p>
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		><h3 class="widget-title">“Il tutto gratis ha tolto valore economico alla notizia.”</h3>
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	<p><strong>1958,</strong> nasce il 23 dicembre a Sorengo. Scuole a Massagno, Lugano, Firenze.</p>
<p><strong>1981-1990,</strong> giornalista alla “Gazzetta Ticinese”</p>
<p><strong>1991-2000,</strong> giornalista al “Corriere del Ticino”</p>
<p><strong>1995</strong> Cofondatore della Sezione Svizzera italiana dell’Associazione indipendente dei giornalisti svizzeri</p>
<p><strong>2000-2007</strong> collaboratore di direzione al Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino.</p>
<p><strong>Dal 2008</strong> prima vicedirettore, poi condirettore e infine, dal 1. gennaio 2016, direttore responsabile presso il Corriere del Ticino.</p>
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		<title>Fare l’apprendista in Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/fare-l-apprendista-in-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 22:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Cirignaco_Enrico-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. In Svizzera ogni anno all’incirca 70 000 giovani iniziano un tirocinio (chiamato anche apprendistato). E possono scegliere tra ben 250 professioni da imparare! Enrico Cirignaco, cresciuto nel Sud Italia da mamma svizzera e papà italiano, ha scelto di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Cirignaco_Enrico-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-13462"  class="panel-layout" ><div id="pg-13462-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13462-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13462-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">In Svizzera ogni anno all’incirca 70 000 giovani iniziano un tirocinio (chiamato anche apprendistato). E possono scegliere tra ben 250 professioni da imparare! Enrico Cirignaco, cresciuto nel Sud Italia da mamma svizzera e papà italiano, ha scelto di fare la formazione quale elettronico. Questo tirocinio dura quattro anni. Ora si trova nel terzo anno di formazione e l’anno prossimo affronterà gli esami finali per ricevere il diploma AFC (attestato federale di capacità). Gli abbiamo fatto alcune domande sulle esperienze che sta vivendo in Svizzera.</span></p>
<p><strong>Com’è arrivato in Svizzera e come ha trovato il posto d’apprendista?</strong><br />
Durante il mio percorso scolastico ho fatto un anno di scambio in una scuola a Friburgo, dove mi sono trovato molto bene. Così ho deciso di rimanere in Svizzera e ho cominciato a lavorare in una gelateria. Visto che mi interessa l’elettronica, dalla funzione e istallazione di circuiti e dispositivi di controllo ai programmi informatici necessari al funzionamento di apparecchi elettronici, ho cercato un posto d’apprendista in quel campo. Ho consultato diversi siti internet dove vengono pubblicati i posti di tirocinio vacanti, e mi sono proposto alle varie aziende.</p>
<p><strong>Spesso le aziende svizzere chiedono agli aspiranti il test di analisi attitudinale chiamato Multicheck che si fa, a pagamento, su computer presso un centro specializzato. A Lei hanno chiesto di presentare le prove del test?</strong><br />
All’inizio mi è stato richiesto il Multicheck ma io non lo avevo fatto. Dopo il primo colloquio mi hanno informato che non era più necessario. Visto che però mi ero già iscritto al test, l’ho comunque fatto. Non mi è sembrato molto difficile.</p>
<p><strong>Di solito la conoscenza linguistica richiesta per un tirocinio è il livello B2 della lingua di studio. Cosa ci può dire a tal proposito?</strong><br />
In effetti diverse ditte non mi hanno invitato per un colloquio a causa del mio tedesco. Dopo vari colloqui molti mi hanno tuttavia detto che le mie conoscenze in tedesco erano sufficienti. Nel mio caso le conoscenze linguistiche hanno più importanza per la scuola che per la formazione nella ditta.</p>
<p><strong>Come vive l’alternarsi tra il lavoro in azienda e la scuola professionale?</strong><br />
L’alternanza è positiva, e rende più dinamica la settimana. Faccio il pendolare in treno per tre giorni la settimana da Friburgo a Münsingen dove si trova la mia impresa formatrice, mentre la scuola professionale si trova a Berna. Frequentando due giorni la settimana la scuola potrò concludere il mio apprendistato con la maturità professionale.</p>
<p><strong>Come si è inserito nella vita di tutti i giorni in Svizzera?</strong><br />
Ho trovato il giusto ritmo, essendo da solo a casa ho però dovuto trovare il tempo per cucinare, lavare, insomma per i lavori domestici. Mi sono ambientato molto bene. Ho tanti amici con i quali mi trovo la sera e mi piace andare a sciare durante il weekend.</p>
<p><strong>Lei riceve un piccolo salario di circa 800 franchi al mese, Le basta per vivere?</strong><br />
Essendo ospitato a casa di un amico di famiglia, non devo pagare un affitto e per le spese ordinarie basta. Però non posso mettere nulla da parte per coprire le spese straordinarie come l’abbonamento generale dei mezzi pubblici, medicine o viaggi. Per questo mi sono rivolto a educationsuisse che mi ha aiutato a ottenere una borsa di studio dal mio cantone di origine Lucerna.</p>
<p><strong>Ha già pensato al tempo dopo il tirocinio?</strong><br />
Per adesso mi concentro sulla mia riuscita come apprendista, poi si vedrà. Mi piacerebbe iscrivermi a una scuola universitaria professionale.</p>
<p><em>Ruth von Gunten</em></p>
<p><strong>Contatto</strong><br />
educationsuisse - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04 - ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
</div>
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		<title>Quando la Svizzera internava i poveri e gli emarginati</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quando-la-svizzera-internava-i-poveri-e-gli-emarginati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 21:53:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Bellechasse-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Fino al 1981, nei quattro angoli del Paese, le autorità hanno fatto internare decine di migliaia di uomini e donne senza alcuna procedura giudiziaria. Una commissione di esperti ha recentemente effettuato delle ricerche su questi “internamenti amministrativi”. I risultati ledono l’immagine della Svizzera. La “giustizia amministrativa” fa parte “delle cose più rivoltanti che si possano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Bellechasse-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-13249"  class="panel-layout" ><div id="pg-13249-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13249-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13249-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Fino al 1981, nei quattro angoli del Paese, le autorità hanno fatto internare decine di migliaia di uomini e donne senza alcuna procedura giudiziaria. Una commissione di esperti ha recentemente effettuato delle ricerche su questi “internamenti amministrativi”. I risultati ledono l’immagine della Svizzera.</p>
<p>La “giustizia amministrativa” fa parte “delle cose più rivoltanti che si possano immaginare”. Queste parole sono state scritte nel 1939 dallo scrittore bernese riformista Carl Albert Loosli, citato 80 anni più tardi dalla Commissione peritale indipendente (CPI). Mentre i criminali avevano diritto ad un processo, le persone messe in disparte dalle autorità di assistenza e da altre istanze amministrative ne erano private, scriveva Loosli. Nelle istituzioni svizzere ci sono “schiavi dello Stato, con il corpo e l’anima alla mercé delle autorità. E ciò che sorprende di più – sottolinea Loosli – è che nessuno dica nulla”.</p>
<p>Carl Albert Loosli, figlio illegittimo di una figlia di contadini, era lui stesso stato posto in un istituto di rieducazione durante la sua adolescenza. Soltanto nel 1981 i Cantoni hanno abolito le loro leggi sull’internamento e la Confederazione ha rivisto il codice civile. Nel frattempo, il settore sociale si era professionalizzato e la società era divenuta più liberale dopo il 1968. Tuttavia, la pressione internazionale è stata il fattore decisivo: la pratica svizzera di privare i giovani e gli anziani della loro libertà con un semplice tratto di penna non era compatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, precedentemente ratificata.</p>
<p><strong>La “Casa dell’altra Svizzera”</strong><br />
Le vittime, che erano state precedentemente incarcerate mentre erano innocenti, non erano state riabilitate a quel tempo. La vergogna le rendeva mute. “Portavamo le stigmate dei detenuti, mentre non avevamo commesso alcun crimine”, ribadisce Ursula Biondi. Oggi ha 69 anni e racconta di essere stata in gioventù “internata amministrativamente” a scopi rieducativi – secondo il linguaggio burocratico (cf. pagina successiva) – nel penitenziario di Hindelbank. All’inizio del XXI secolo, delle persone coraggiose come lei hanno iniziato a raccontare la loro storia. Ripreso dai media, il tema è finito sull’agenda politica. Tra il 2011 e il 2016, il Consiglio federale ha presentato due volte le sue scuse, è stata adottata una legge sulla riabilitazione e il Parlamento ha deciso di versare un contributo di solidarietà a tutte le vittime di misure coercitive a scopo assistenziale. A lato degli internati, anche altre persone hanno richiesto un riconoscimento della loro sofferenza e una riabilitazione: i bambini collocati e le persone sterilizzate con la forza.</p>
<p>Il Consiglio federale ha creato la CPI per studiare in particolare gli internamenti attraverso procedure amministrative. Oltre 30 ricercatori si sono messi all’opera. Dopo quattro anni di attività, la CPI ha pubblicato dieci volumi, con i ritratti delle vittime. Essa ha presentato il suo rapporto finale lo scorso autunno e raccomandato nuove misure di riabilitazione che vanno dal versamento di prestazioni finanziarie supplementari alle vittime alla fondazione di una “Casa dell’altra Svizzera” come luogo di informazione su questi eventi. Si tratta anche di decidere se prolungare il termine scaduto del deposito delle domande per il contributo di solidarietà, che è di 25’000 franchi per persona. In questo caso, altre vittime potrebbero presentarsi, comprese le persone che vivono all’estero che non hanno potuto inoltrare una domanda entro i termini stabiliti.</p>
<p><strong>Repressione in uno Stato di diritto</strong><br />
Il rapporto della CPI conta 400 pagine di storia e fornisce al Paese uno specchio. Non c’è altro modo di dirlo: per le persone ai margini della società, per gli indigenti e per i non conformisti, la Svizzera è stata fino al recente passato un luogo inospitale e persino repressivo. Vigeva un diritto di seconda classe, e poche persone ne erano infastidite. Ecco un breve riassunto dei principali risultati della CPI:</p>
<p>• Nel XX secolo, almeno 60’000 persone sono state vittime di un internamento amministrativo in uno di 650 istituti. Questa cifra è più importante di quanto si pensava. L’internamento al di fuori dell’ambito penale non costituiva semplicemente una caratteristica bizzarra del diritto svizzero, ma era parte del sistema.<br />
• La giustizia amministrativa colpiva soprattutto le fasce sociali inferiori: i poveri e gli emarginati senza occupazione fissa né legami sociali o familiari. Ma anche alcuni membri di minoranze come gli Jenisch sono stati arrestati e, dopo la Seconda Guerra mondiale, sempre più anche dei giovani “ribelli”.<br />
• Erano le autorità di milizia che decidevano sull’internamento: autorità locali, commissioni comunali di assistenza, autorità tutorie. La sera, dopo il loro lavoro, il commerciante, la casalinga e il contabile decidevano le sorti dei loro concittadini. Anche dei consiglieri di Stato e dei membri del governo lo facevano, con il pretesto di dare assistenza, di educare o di proteggere la società. Giudizi morali e cliché sessisti plasmavano i loro pareri: si rimproverava agli uomini – che costituivano l’80% delle persone internate – il loro fannullismo o alcolismo, alle donne il loro comportamento indegno.<br />
• Alcune delle numerose istituzioni in Svizzera sono servite a più scopi contemporaneamente. Di conseguenza, le persone con assistenza amministrativa nelle carceri vivevano sotto lo stesso tetto dei condannati. Furono anche inviati in istituti di lavoro forzato, colonie di lavoratori, istituzioni educative, sanatori per l’alcolismo e ospizi per poveri. Nelle istituzioni sottofinanziate e scarsamente sorvegliate, gli uomini dovevano svolgere lavori fisici all’aperto, le donne erano impiegate nelle pulizie domestiche. Questi lavori non erano pagati o solo scarsamente retribuiti.<br />
• L’esperienza drammatica dell’internamento perseguiva le vittime anche dopo la loro liberazione, spesso per tutta la vita. Alcune di queste vite sono state spezzate, altre hanno scelto di emigrare. Molte vivono ancora oggi in uno stato di precarietà. Le autorità hanno fallito nel loro obiettivo di reinserire nella società delle “persone in pericolo”. Nella realtà, gli internamenti hanno aggravato i problemi e l’esclusione.</p>
<p><strong>Un’ingiustizia già all’epoca </strong><br />
Oggi, questi attacchi alla sfera personale appaiono chiaramente sproporzionati e queste misure coercitive appaiono brutali. Ma i tempi erano diversi e gli internamenti si basavano su delle leggi. Sono diventati ingiusti a posteriori? No, risponde la CPI, perché le leggi sull’internamento infrangevano i diritti fondamentali e i principi dello Stato di diritto. Le persone internate lo erano spesso per una durata indeterminata, senza decisione giudiziaria valida, e non erano ascoltate. In molti luoghi non c’era la possibilità di ricorrere ad un tribunale indipendente. Inoltre, le leggi erano vaghe, in modo che le autorità potessero interpretarle in modo flessibile. Inizialmente, l’istituzionalizzazione era un modo economico per lo Stato di gestire i poveri. Nel corso del XX secolo le leggi si sono trasformate in strumenti di controllo sociale. In tutto il paese, si sapeva che lasciare la strada della vita dignitosa significava esporsi alla possibilità di internamento. E non sono state solo le autorità ad agire. I ricercatori notano che non era insolito che la misura venisse presa sulla base di informazioni provenienti dalla famiglia, dai vicini, dai pastori o dagli insegnanti. Si parlava di “pratiche di emarginazione profondamente radicate nella società svizzera”.</p>
<p>Si tratta probabilmente di una delle ragioni per le quali le leggi sull’internamento si sono mantenute così a lungo. Anche il ritardo della Svizzera in materia di politica sociale ha giocato un ruolo: i pilastri della protezione sociale sono stati posti più tardi rispetto ad altri paesi europei. Comunque sia, i fatti sono venuti a galla e l’immagine che la Svizzera ha di sé stessa, con i suoi gerani, il suo benessere, la sua libertà e la sua democrazia diretta, è ormai accompagnata da aspetti meno brillanti. Lo storico Thomas Huonker, membro della CPI e pioniere nello studio sulle misure coercitive, sottolinea: “Così come la bella storia di Guglielmo Tell viene raccontata più e più volte, così i capitoli oscuri delle misure coercitive dello Stato sociale devono essere ripetuti più e più volte”.</p>
<p>I dieci volumi della CPI sono disponibili gratuitamente online su https://www.uek-administrative-versorgungen.ch/pagina-iniziale.</p>
<p><em>Susanne Wenger</em></p>
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	<p>«Privati di ogni diritto della personalità»: degli internati sul territorio del penitenziario friborghese di Bellechasse. Foto: Archivi cantonali di Friborgo</p>
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	<p><strong>Una lotta per la giustizia<br />
</strong><br />
Ursula Biondi ha 17 anni quando giunse al penitenziario di Hindelbank. Non aveva commesso nulla di reprensibile, ma la tutoria della città di Zurigo l’aveva mandata in un «foyer di educazione chiuso» per essere rimasta incinta quando era minorenne. In precedenza, la gioiosa adolescente era stata posta provvisoriamente in un foyer di giovani ragazze dal quale era fuggita parecchie volte. A casa, con i genitori c’erano conflitti sulle uscite, sulla moda, la musica. Il padre, un italiano in attesa di naturalizzazione, voleva dare una buona impressione. I genitori concedettero dunque il loro accordo per un nuovo collocamento della figlia. Essi ignoravano però che il «foyer di educazione» fosse una prigione femminile che accoglie anche dei criminali. Ursula non poteva seguire una formazione. Dopo il parto, le autorità le avevano portato via il bambino costringendola a darlo in adozione. Essa si era opposta ed aveva potuto riavere il bambino dopo tre mesi. Dopo un anno a Hindelbank, dove era costretta a lavorare in lavanderia, venne rilasciata nel 1968. Si trasferì a Ginevra, formò una famiglia, fece carriera come informatica presso un’organizzazione dell’ONU, lavorando nel settore sociale. “Sono stata fortunata”, dice, “ed è stato un lavoro duro.” Il trauma subito è stato pesante. Il timore che si scoprisse che era stata in prigione l’ha perseguitata a lungo. Nel 2002, Ursula Biondi pubblica la storia della sua vita. La rivista «Beobachter» la riprende. Essa si batte in seguito per anni affinché si esaminino gli «internamenti amministrativi» – un’espressione che, secondo lei, banalizza la gravità delle cose e la crudeltà delle autorità – e lotta affinché le vittime ottengano un risarcimento. Essa reputa il rapporto della CPI un successo. Ma una cosa preoccupa ancora questa donna impegnata che nel 2013 è stata insignita del dottorato ad honorem dall’Università di Friburgo: a causa della troppo tardiva riabilitazione di coloro che una volta erano internati, la nuova generazione non ha mai preso coscienza delle libertà che si sono dovute conquistare. «Siamo stati puniti e rinchiusi per un modo di vivere che oggi è ampiamente accettato.» Per informare i giovani di tutto questo, Ursula tiene conferenze nelle scuole.</p>
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	<p>Ursula Biondi in tenuta da prigioniera nel 1967: giovane mamma oggetto di un «internamento amministrativo». Foto privata/DR</p>
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	<p>Ursula Biondi ha avuto il coraggio di raccontare la sua storia in un libro. Foto: Jos Schmid</p>
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	<p><strong>Fuga verso la legione straniera<br />
</strong><br />
Peter Paul Moser aveva 21 anni quando, nel 1947, le autorità di tutela dei Grigioni lo trasferirono amministrativamente nella colonia di lavoratori di Herdern nel Canton Turgovia. Il giovane non aveva compreso la drastica misura, avendo lavorato come assistente di uno showman e prima in una fabbrica. Ma in quanto Jenisch, era da tempo nel mirino delle autorità. Già da piccolo, era stato tolto alla sua famiglia da Pro Juventute nell’ambito della campagna «Kinder der Landstrasse» e portato in un orfanatrofio. L’obiettivo era quello di educare i figli di queste popolazioni nomadi a diventare cittadini stabili. Più tardi, il suo tutore, Alfred Siegfried, il capo di una organizzazione umanitaria, lo affidò a una famiglia adottiva in una fattoria. Da notare che Siegfried era stato condannato per pedofilia, ciò che rivela l’incredibile ipocrisia del sistema. Nella sua autobiografia in tre volumi, Peter Paul Moser scrive: «La persecuzione di un membro di una minoranza etnica inizia con la separazione dalla sua famiglia: ingerenza nella sfera privata, discriminazione, privazione della libertà, internamento, collocamento in colonie di lavoro o in istituti chiusi: tutto è concepito per sterminare un intero gruppo etnico.» Nel 1947, aiutato dal suo datore di lavoro, fugge provvisoriamente dall’internamento. Spinto dalla paura, attraversa la frontiera svizzera a Ginevra e si iscrive nella legione straniera ad Annecy. La polizia lo riporta in Svizzera, dove le autorità lo riportano presso la colonia di lavoro. Peter Paul fugge nuovamente e si fa assumere in un’officina meccanica. Sulla strada per recarsi al lavoro, l’autorità tutoria lo arresta e lo fa incarcerare nel penitenziario di Bellechasse, nel canton Friborgo. Egli descrive il regime lì come disumano. Dopo il suo rilascio dalla prigione, il tutore lo mise in una fattoria e gli proibì di sposarsi. Solo negli anni cinquanta Peter Paul Moser riuscì a staccarsi dalla sua tutela e a mettere su famiglia. In seguito, si è impegnato nella fondazione “Naschet Jenische” per l’elaborazione e la riparazione dell’allontanamento sistematico dei bambini dalla popolazione Jenisch. L’uomo ha vissuto abbastanza a lungo per assistere alle scuse del Consiglio federale alla popolazione Jenisch nel 1986, ma non abbastanza per essere riabilitato. È morto di infarto nel 2003 all’età di 77 anni.</p>
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		<item>
		<title>Torta di mele Turgoviese</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/torta-di-mele-turgoviese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 21:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/TorTa-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Forse non tutti sanno che la frutticoltura, e soprattutto la produzione di mele, nel Canton Turgovia rappresenta una delle maggiori fonti economiche della regione. Non a caso essa viene talvolta chiamata “Mostindien”, “India del mosto”, proprio per l’alta produzione di mosto: infatti, ogni terza mela da tavola consumata in Svizzera e quasi la metà delle</p>
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	<p>Forse non tutti sanno che la frutticoltura, e soprattutto la produzione di mele, nel Canton Turgovia rappresenta una delle maggiori fonti economiche della regione. Non a caso essa viene talvolta chiamata “Mostindien”, “India del mosto”, proprio per l’alta produzione di mosto: infatti, ogni terza mela da tavola consumata in Svizzera e quasi la metà delle mele utilizzate per la produzione di mosto e sidro provengono proprio da questo Cantone. Numerosi sono i percorsi tematici presenti sul territorio che guidano il turista alla scoperta dell’importanza di questa attività.</p>
<p><em>In collaborazione con gutekueche.ch</em></p>
<p>Data la conformazione del suo territorio, fatto di dolci colline e mezzopiani, il Canton Turgovia è un vero e proprio paradiso per i ciclisti. La sua prossimità al lago di Costanza e alle montagne fa però di questa regione una meta amata anche dalle famiglie e dagli amanti della natura. Il Canton Turgovia offre infatti circa 1000 chilometri di sentieri escursionistici e 900 chilometri di itinerari per bici. Il panorama culturale nasconde poi innumerevoli tesori: palafitte, fortezze romane, cappelle e conventi medievali, ma anche giardini e parchi imperiali.</p>
<p><strong>Ingredienti per 1 torta</strong></p>
<p>5 mele<br />
1 pacchetto di lievito in polvere<br />
125 g burro morbido<br />
2 tuorli d’uovo<br />
2 albumi<br />
200 g farina<br />
125 g zucchero a velo<br />
2 C zucchero a velo per la spolverature<br />
Succo di ½ limone</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 70 min  </strong><br />
1. Imburrare una teglia per torte di circa 22 cm di diametro, spolverare con la farina e metterla in un luogo fresco.<br />
2. Mescolare burro e zucchero a velo in una massa spumosa. Aggiungere i tuorli d’uovo e il succo di limone. Setacciare farina e lievito sull’impasto.<br />
3. Sbattere gli albumi a neve e versarli sulla pasta spolverata di farina. Mescolare l’impasto accuratamente e versare nella teglia.<br />
4. Sbucciare le mele, tagliarle a metà, togliere il torsolo e tagliarle finemente dal lato tondo in modo che il frutto resti compatto. Posizionare accuratamente le mezze mele nell’impasto, con la superficie piatta rivolta verso il basso. Cospargere con lo zucchero a velo e cuocere al forno a 200° per circa 35 minuti.</p>
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		<title>A maggio l’82° Congresso del Collegamento Svizzero in Italia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/a-maggio-l82-congresso-del-collegamento-svizzero-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 19:08:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Pieghevole-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Firenze 16-17 maggio 2020 In questo numero di febbraio 2020 della Gazzetta Svizzera troverete il modulo con le informazioni e le indicazioni per l’iscrizione all’82° Congresso del Collegamento Svizzero, in programma a Firenze il 16-17 maggio 2020. Ulteriori delucidazioni saranno fornite nei prossimi mesi, ma già chi è interessato potrà iscriversi a partire da questo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Pieghevole-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-13179"  class="panel-layout" ><div id="pg-13179-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13179-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13179-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Firenze 16-17 maggio 2020</strong></p>
<p>In questo numero di febbraio 2020 della Gazzetta Svizzera troverete il modulo con le informazioni e le indicazioni per l’iscrizione all’82° Congresso del Collegamento Svizzero, in programma a Firenze il 16-17 maggio 2020. Ulteriori delucidazioni saranno fornite nei prossimi mesi, ma già chi è interessato potrà iscriversi a partire da questo momento. Per quanto riguarda le prossime attività del Circolo Svizzero di Firenze, lo scorso 25 gennaio si è svolta l’ormai tradizionale serata raclette, organizzata con l’aiuto del Circolo Svizzero di Roma. Per venerdì 28 febbraio 2020 è programmata una serata per ricordare il riformatore svizzero Zwingli, a cura di Raffaele Volpe, pastore della Chiesa riformata Svizzera e membro del Circolo. Per il 12 marzo, infine, è stata fissata l’assemblea generale ordinaria del Circolo, nel corso della quale verrà eletto il comitato per la stagione 2020-2021 e verranno discussi numerosi temi di interesse fondamentale per l’associazione.</p>
<p><strong>Clicca sull'immagine per scaricare il volantino dell'evento -&gt;</strong></p>
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	<p>Scarica il volantino dell'evento</p>
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		<title>Cerere e Raffaella Columberg sorelle di vita, di arte e di ideali</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/cerere-e-raffaella-columberg-sorelle-di-vita-di-arte-e-di-ideali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 18:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Schermata-2020-01-19-alle-12.47.42-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il racconto di due figure emblematiche, due esistenze spese in ciò che sentivano importante e amavano fare nel Ticino di ieri Talvolta questa rubrica si pregia di ospitare figure femminili di primo piano, sebbene spesso sconosciute o dimenticate, la cui storia è interessante per l’impronta decisa che hanno lasciato nella società, anche oltre i confini</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Schermata-2020-01-19-alle-12.47.42-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-13148"  class="panel-layout" ><div id="pg-13148-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13148-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13148-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il racconto di due figure emblematiche, due esistenze spese in ciò che sentivano importante e amavano fare nel Ticino di ieri</p>
<p>Talvolta questa rubrica si pregia di ospitare figure femminili di primo piano, sebbene spesso sconosciute o dimenticate, la cui storia è interessante per l’impronta decisa che hanno lasciato nella società, anche oltre i confini in cui vissero.</p>
<p><strong>Questa volta è il caso delle sorelle ticinesi Cerere e Raffaella Columberg.</strong><br />
Cento anni fa, nel 1920, nasceva Cerere Columberg a Biasca in Canton Ticino. Sei anni dopo venne alla luce Raffaella. Le due sorelle, rimaste insieme per tutta la vita, divennero famose in ambiti diversi: Cerere in Ticino e in Svizzera per la sua attività politica e sociale. Raffaella, come artista, travalicò i confini nazionali con le sue opere in ceramica. Crebbero in una famiglia di condizioni economiche modeste, ma ricca di stimoli poiché la madre e il padre (Alberto, affrescatore e decoratore di case) le educarono allo spirito critico e intellettuale. Tanto per accennare alla originalità della famiglia, si notino i nomi che diedero alle bambine (come anche agli altri figli), quelli di una dea romana e del grande artista italiano.</p>
<p><strong>Perchè sono importanti</strong><br />
La loro è una storia di sorelle che vissero e operarono in una sorta di magica simbiosi.<br />
Dopo la seconda guerra mondiale, Cerere collaborò al “Dono svizzero”, per i bambini indigenti a Padova e a Livorno e fu attiva nel Partito Socialista Autonomo (PSA) appena fondato nel 1969, divenendo il punto di riferimento per le sue abilità organizzative. Nel frattempo, Raffaella studiava e lavorava nel campo dell’arte ceramica. Attraverso le sue creazioni, la ceramica non potrà più essere considerata solo artigianato, ma potrà assurgere ad “arte ceramica”, allo stesso livello della pittura o la scultura, e per questo Raffaella Columberg sarà apprezzata anche all’estero e avrà amici estimatori tra i nomi più importanti della cultura europea.<br />
Cerere sollecitò la sorella all’impegno politico e sociale degli anni Sessanta contro il disarmo nucleare e il militarismo. Raffaella insieme al suo compagno, l’ingegnere Alberto Bollinger, divenne obiettrice di coscienza e nel 1989 organizzò un’esposizione collettiva “Artisti per una Svizzera senza Esercito” allo scopo di sensibilizzare la gente in occasione della votazione popolare sull’omonima iniziativa.<br />
Il rapporto di affinità e intesa tra Cerere e Raffaella durò tutta la vita, non si sposarono e non desiderarono avere figli, totalmente libere di modellarsi l’esistenza secondo i loro profondi interessi artistici e politici.<br />
Vissero insieme in una grande casa-atelier in via ai Grotti a Biasca. Anche lo spazio abitativo lo scelsero in funzione delle loro necessità culturali.</p>
<p><strong>Un atelier-casa – ritrovo intellettuale</strong><br />
Prima di quella casa, sempre a Biasca vissero dal 1954 nella “baracheta” (baracchetta) che subito divenne il luogo dove i giovani potevano conversare e scambiare opinioni sull’arte e la società. Lo stesso avverrà dopo, nella casa-atelier di via ai Grotti. Qui si incontreranno e saranno ospitati intellettuali, politici, architetti, scultori, pittori e personalità provenienti anche dall’estero. Una casa tranquilla, nel verde, dove Raffaella crea in continuazione, si prepara i materiali da sola, assistita da Cerere che l’aiuta nel trattamento delle terre e degli smalti. Una casa ospitale dove si elaborano idee artistiche, si affina il pensiero e il dibattito avviene in piena libertà. Cose oggi forse irraggiungibili, dato che le premesse per tali attività sono la disponibilità di tempo e la tranquillità, due fattori vitali che la nostra società pare stia perdendo. Nel ’77 Raffaella fa posizionare in giardino un forno a gas per la cottura di grès e porcellane, in modo da essere comoda e indipendente nelle sue lavorazioni.</p>
<p>Durante la sua formazione, svoltasi in scuole d’arte a Zurigo e in Italia (a Roma e nel prestigioso Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Faenza), lavorò con artisti ceramisti come il greco Panos Tsolakos, colui che aveva sdoganato un’arte considerata minore in arte assoluta. Egli fu uno dei tanti personaggi che frequentarono regolarmente la casa-atelier di Biasca. Citiamo solo la ceramista Petra Weiss, il futuro Nobel Dario Fo, il pittore catalano Xavier Valls, il noto fotografo Adriano Heitmann, la rinomata architetto svizzera Flora Ruchat… tutti ascoltavano con attenzione le informazioni che Cerere forniva sulla politica e sulle vicende sociali dell’epoca, banchettavano alla tavola delle sorelle, verificavano i reciproci progetti artistici, godendo del paesaggio magnifico di quell’angolo di Ticino. Gli amici di Raffaella e Cerere lasciarono in quella casa alcuni lavori che ora fanno parte di una collezione privata della famiglia.</p>
<p><strong>Arte specchio dei tempi</strong><br />
Se nel 1957 a Bellinzona ottiene il premio “Nuove forme per l’artigianato”, in verità, ciò che Raffaella Columberg fece con le sue opere, fu di tramutare questo artigianato nella vera e propria Arte ceramica in Svizzera, così come era accaduto in Italia con il già citato Tsolakos.<br />
Enorme la sua produzione che comprende “opere simbolo” ma anche manufatti d’uso comune – dai grandi effetti visivi grazie ai favolosi smalti – come suppellettili decorate o gioielli che dimostrano, a detta degli esperti, una profonda conoscenza dei materiali e delle tecniche di lavorazione.</p>
<p>Ma quelle che restano impresse sono le opere definite “Scomposizioni ricomposte”, sculture modulari di un solo colore. Sensibile alle vicissitudini storiche del mondo, crea opere che descrivono i temi a lei più cari come l’emarginazione, la maternità, la fratellanza. Ha raccontato il potere dei colonnelli in Grecia con il “Trittico dei busti”, e ancora i due busti “Augusto Pinochet, 1973” oppure la vicenda della centrale nucleare russa con “Chernobyl”.</p>
<p>Tuttavia, dal suo animo utopista scaturirono anche “San Francesco e gli uccelli”, “Le colombe della pace” e tanti altri lavori carichi di ottimismo.</p>
<p>La casa-atelier di Biasca è privata e purtroppo non visitabile, ma ne resta il ricordo di chi vi è entrata, come Mariangela Agliati Ruggia, direttrice della Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, che nel presentare un paio di anni fa una retrospettiva di Raffaella Columberg, così ha scritto: &lt;&lt;Imperitura rimarrà nella memoria la visita nella bella e accogliente casa – atelier di Via ai Grotti a Ronco di Biasca nella primavera del 2014. La sensazione provata è stata che Raffaella e sua sorella Cerere avessero semplicemente posato la chiave sotto lo zerbino: partite solo per un breve viaggio. Sembrava insomma – entrando in quella casa – che la loro presenza aleggiasse ancora&gt;&gt;.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Raffaella (1926-2007) e Cerere (con camicino scuro 1920-1999) Columberg, vissero sempre insieme condividendo professioni, ideali e grandi amicizie nella Casa-atelier di Biasca, Canton Ticino.</p>
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	<p>Uno dei busti “Augusto Pinochet, 1973”.</p>
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	</div>

</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/cerere-e-raffaella-columberg-sorelle-di-vita-di-arte-e-di-ideali/">Cerere e Raffaella Columberg sorelle di vita, di arte e di ideali</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>“Mi ricordo di così tanti bei momenti che per me è impossibile dire quale sia stato il migliore”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mi-ricordo-di-cosi-tanti-bei-momenti-che-per-me-e-impossibile-dire-quale-sia-stato-il-migliore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 18:27:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Wasserschlacht-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />È questa la risposta di un partecipante alla domanda di qual era il ricordo migliore del campo estivo. Non è stato il solo a rispondere così. Ogni estate, ragazzi e adolescenti svizzeri del mondo intero si ritrovano per esplorare la loro seconda Patria e stringere amicizie con giovani di tutto il mondo nell’ambito di passeggiate,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mi-ricordo-di-cosi-tanti-bei-momenti-che-per-me-e-impossibile-dire-quale-sia-stato-il-migliore/">“Mi ricordo di così tanti bei momenti che per me è impossibile dire quale sia stato il migliore”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Wasserschlacht-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-12974"  class="panel-layout" ><div id="pg-12974-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-12974-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-12974-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>È questa la risposta di un partecipante alla domanda di qual era il ricordo migliore del campo estivo. Non è stato il solo a rispondere così.</p>
<p>Ogni estate, ragazzi e adolescenti svizzeri del mondo intero si ritrovano per esplorare la loro seconda Patria e stringere amicizie con giovani di tutto il mondo nell’ambito di passeggiate, escursioni, sport e giochi.</p>
<p>I campi di vacanze della Fondazione per i giovani Svizzeri all’estero (FGSE) e del Servizio dei giovani dell’OSE permettono a giovani Svizzeri di creare dei legami tra loro e con la Svizzera. Seguiti da accompagnatori in grado di coinvolgere, i giovani possono ampliare i loro orizzonti, scoprire le tradizioni e la storia svizzera, praticare sport e farsi degli amici. Per i partecipanti, la Svizzera diventa così il paese dei legami familiari e della loro cittadinanza: diventa una parte vivente della loro identità, della loro storia personale e della loro cerchia di amici.</p>
<p>I nostri campi di vacanze sono diversificati e dinamici: pernottamenti in tende montate dai partecipanti, passeggiate, concorsi, feste ludiche, cacce al tesoro, nuoto e corse d’orientamento figurano nel programma sportivo. Programmi focalizzati sull’apprendimento sono le visite ai musei, le escursioni in riserve naturali e in luoghi della Seconda Guerra mondiale, nonché dibattiti quotidiani. L’obiettivo di tutto questo è divertirsi insieme, in modo da offrire momenti indimenticabili.</p>
<p>La FGSE e l’OSE hanno lo scopo di permettere ad ogni giovane Svizzero all’estero di poter partecipare almeno una volta ad un campo di vacanze. Questo obiettivo è realizzabile grazie alle donazioni che i lettori della «Revue» versano a favore delle due organizzazioni: esse permettono alle famiglie meno abbienti di pagare le spese di soggiorno e di viaggio. Le persone che intendono fare una donazione sono pregate di scrivere a youth@aso.ch (per i campi di vacanze per adolescenti dell’OSE) o a info@sjas.ch (per le colonie per giovani della FGSE).</p>
<p>I nostri campi di vacanze possono essere creati grazie all’aiuto di numerosi benefattori. Ogni anno, quasi 160 accompagnatori e 30 famiglie d’accoglienza propongono i loro servizi. I nostri accompagnatori seguono regolarmente dei corsi di formazione per prepararsi ai campi di vacanze ed organizzano questi ultimi secondo le direttive «Gioventu+Sport» dell’Ufficio federale dello sport.</p>
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	<p>Bivacco nel bosco vicino a Thun.</p>
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	<p>Divertirsi con lo slittino estivo nella Svizzera romanda.</p>
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	<p><strong>Diversi gruppi target</strong></p>
<p>La Fondazione per giovani svizzeri all’estero (FGSE) è un’organizzazione indipendente riconosciuta dalla fondazione ZEWO. Essa ha come gruppo target i ragazzi dagli 8 ai 14 anni. Il Servizio dei giovani è, dal canto suo, un dipartimento dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) basato sul tempo libero, la formazione e le offerte politiche per giovani a partire dai 15 anni. Le due organizzazioni funzionano indipendentemente l’una dall’altra e dispongono dei loro rispettivi siti internet e delle rispettive procedure d’iscrizione, ma collaborano strettamente. La FGSE ha organizzato la scorsa estate nove campi di vacanze di cui hanno beneficiato 340 giovani di oltre 70 Paesi. Il Servizio dei giovani ha proposto quattro campi di vacanze, tre corsi di lingue e diversi soggiorni nelle famiglie d’accoglienza. 200 giovani provenienti da oltre 60 Paesi hanno potuto approfittare di queste offerte.</p>
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	<p>Rafting sull’Aare tra Thun e Berna.</p>
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	<p><strong>Offerte estive 2020 del Servizio dei giovani </strong></p>
<p>Il Servizio dei giovani dell’OSE propone per la prossima estate campi di lingue e di vacanze ai giovani Svizzeri all’estero a partire dai 15 anni. Troverete maggiori informazioni in proposito a partire dal 06.01.2020 su www.swisscommunity.org/fr/jeunesse/offres-pour-la-jeunesse.</p>
<p>Le nostre offerte in breve:<br />
11.07 – 24.07.2020 Campo di sport 1 e Swiss Challenge<br />
25.07 – 07.08.2020 Campo di sport 2<br />
08.08 – 23.08.2020 Campo di lingue, sport e divertimento</p>
<p>Su richiesta, vi invieremo il nostro opuscolo informativo per posta.<br />
Il termine d’iscrizione è il 15.03.2020.</p>
<p>Organizzazione degli Svizzeri all’estero, Servizio dei giovani, Alpenstrasse 26, 3006 Berna, Svizzera, tel. +41 356 61 24, fax +41 356 61 01, E-mail: youth@aso.ch, www.swisscommunity.org/fr/jeunesse/offres-pour-la-jeunesse</p>
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	<p>Una volta lanciata la battaglia con l’acqua, saranno in pochi a rimanere asciutti</p>
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	<p><strong>Campi estivi per ragazzi dagli 8 ai 14 anni </strong></p>
<p>Da fine di giugno alla fine di agosto 2020, i giovani Svizzeri all’estero potranno trascorrere momenti indimenticabili nei campi estivi della durata di due settimane con una quarantina di altri giovani di tutto il mondo e scoprire contemporaneamente la Svizzera e la sua cultura. La procedura d’iscrizione per i campi estivi avrà inizio il 6 gennaio 2020.</p>
<p>Le date dei campi estivi 2020 sono le seguenti:<br />
da sa 27/06 a ve 10/07/2020 da sa 11/07 a ve 24/07/2020<br />
da sa 25/07 a ve 07/08/2020 da sa 08/08 a ve 21/08/2020</p>
<p>Informazioni più dettagliate sulle varie offerte saranno disponibili sulla nostra homepage: www.sjas.ch/fr. Su richiesta, vi invieremo volentieri per posta il nostro opuscolo informativo con una panoramica delle nostre offerte. La chiusura delle iscrizioni è fissata al 15 marzo 2020. Fondazione per i giovani Svizzeri all’estero (FGSE),</p>
<p>Alpenstrasse 26, 3006 Berna, Svizzera Tel. +41 31 356 61 16,<br />
Fax +41 31 356 61 01, E-Mail: info@sjas.ch / www.sjas.ch</p>
</div>
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	<p>Rafting sull’Aare tra Thun e Berna.</p>
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	<p>Visita del Museo Olimpico a Losanna.</p>
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	<p>Cena a Lugano.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Acquisire in Svizzera un’esperienza di vita</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/acquisire-in-svizzera-unesperienza-di-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 18:14:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Yaycia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Quali potrebbero essere le tappe dopo la scuola dell’obbligo o il liceo? Spesso, la giusta risposta può essere trovata solo nel corso di un anno intermedio. In Svizzera, vi sono numerose offerte di formazioni temporanee. Intraprendere degli studi universitari? Iniziare una formazione professionale? Cercare un impiego? Molti giovani si pongono queste domande alla fine del</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/acquisire-in-svizzera-unesperienza-di-vita/">Acquisire in Svizzera un’esperienza di vita</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Yaycia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-12926"  class="panel-layout" ><div id="pg-12926-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-12926-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-12926-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Quali potrebbero essere le tappe dopo la scuola dell’obbligo o il liceo? Spesso, la giusta risposta può essere trovata solo nel corso di un anno intermedio. In Svizzera, vi sono numerose offerte di formazioni temporanee.</p>
<p>Intraprendere degli studi universitari? Iniziare una formazione professionale? Cercare un impiego? Molti giovani si pongono queste domande alla fine del loro percorso scolastico. Trovare la giusta risposta non è sempre facile. Per questo, in Svizzera le offerte per gli anni intermedi sono molto popolari.</p>
<p><strong>Offerte temporanee</strong><br />
Esiste ad esempio una moltitudine di corsi temporanei. Queste offerte, ai tempi chiamati «decimo anno scolastico» sono organizzate dai Cantoni e possono variare considerevolmente. La loro durata media è tra i sei e i dodici mesi. Le offerte più frequenti hanno lo scopo di colmare le lacune scolastiche o di preparare gli allievi alla scelta di una professione. Questo include spesso un sostegno nella ricerca di un posto di apprendistato.</p>
<p><strong>Volontariato</strong><br />
Nei programmi di volontariato, si scambiano alcune ore di lavoro con vitto e alloggio e, talvolta, un po’ di denaro. I soggiorni in fattoria, ad esempio, sono molto apprezzati. Ogni anno, l’associazione Agriviva organizza stages per circa 1500 giovani di tutto il mondo. Anche gli Svizzeri all’estero beneficiano di questa offerta. Quest’estate, Yaycia Robinson proveniente dall’Australia, è stata al servizio di una famiglia di agricoltori nella regione di Soletta.</p>
<p><strong>Stages</strong><br />
Uno stage in un’impresa permette di acquisire conoscenze approfondite sul mondo del lavoro. Gli stages sono proposti in quasi tutti i settori professionali, dalla ristorazione al settore sanitario, dal mondo dei media alla costruzione. Essi sono, per la maggior parte, pubblicati su varie piattaforme online. La candidatura si svolge come per un impiego fisso con un curriculum vitae, una lettera di motivazione e dei certificati. Gli stagisti hanno uno statuto di impiegati e ricevono di regola un piccolo salario. Per essere ammessi in una scuola universitaria professionale, è generalmente richiesta un’esperienza professionale di diversi mesi.</p>
<p>Con il suo programma «assistenza linguistica», Movetia propone agli studenti provenienti dall’estero di realizzare una prima esperienza professionale: per un anno, in quanto assistenti linguistici, partecipano all’insegnamento di una lingua in un liceo o in una scuola professionale.</p>
<p><strong>Ragazze/i alla pari</strong><br />
Un’esperienza interessante per i giovani è quella di lavorare come ragazze o ragazzi alla pari in una famiglia con bambini. Il salario non è alto, ma vitto e alloggio sono offerti, e rimane sufficiente tempo per seguire un corso di lingue e conoscere meglio la Svizzera.</p>
<p><strong>Corsi di lingue</strong><br />
I corsi intensivi di lingue permettono di immergersi in una lingua. Numerose scuole private in Svizzera propongono corsi a tutti i livelli. Raccomandiamo di completare il corso con un certificato di lingue riconosciuto.</p>
<p><em>Ruth Von Gunten</em></p>
<p>È possibile ordinare gratuitamente delle schede informative sui vari temi inviando una e-mail a educationsuisse (info@educationsuisse.ch). educationsuisse è anche presente su Facebook e propone un gruppo chiuso per tutti i giovani Svizzeri all’estero che seguono già una formazione in Svizzera.</p>
<p>educationsuisse, formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26, 3006 Berna, SVIZZERA<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
info@educationsuisse.ch - www.educationsuisse.ch</p>
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	<p>La giovane australiana Yaycia Robinson (a sinistra) con Stefan e Maria Marti, i suoi «genitori d’accoglienza Agriviva» e la mucca Fuba. (Photo: Julia Spahr, Schweizer Bauer).</p>
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		<title>Mettete al sicuro la vostra pensione per e-mail</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mettete-al-sicuro-la-vostra-pensione-per-e-mail/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 17:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Mexiko-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Allo scopo di facilitare ed accelerare l’interazione con i loro assicurati, la Cassa svizzera di compensazione (CSC) e l’Ufficio AI per gli assicurati residenti all’estero (UAIE), responsabili dei pagamenti delle rendite AVS/AI all’estero, si orienteranno verso il digitale. Ogni anno, un formulario “certificato di vita e di stato civile” viene inviato a tutti i beneficiari</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mettete-al-sicuro-la-vostra-pensione-per-e-mail/">Mettete al sicuro la vostra pensione per e-mail</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Mexiko-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-12867"  class="panel-layout" ><div id="pg-12867-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-12867-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-12867-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Allo scopo di facilitare ed accelerare l’interazione con i loro assicurati, la Cassa svizzera di compensazione (CSC) e l’Ufficio AI per gli assicurati residenti all’estero (UAIE), responsabili dei pagamenti delle rendite AVS/AI all’estero, si orienteranno verso il digitale.</p>
<p>Ogni anno, un formulario “certificato di vita e di stato civile” viene inviato a tutti i beneficiari di rendite AVS/AI residenti all’estero. Questo dev’essere ritornato entro 90 giorni affinché la rendita possa essere versata senza interruzioni. Se il certificato non giungesse per tempo, il versamento della rendita è interrotto dal sistema.</p>
<p>Ma le persone assicurate residenti all’estero sono spesso confrontate a situazioni complesse. Prendiamo quale esempio un assicurato A che vive in una regione discosta del Messico, lontano da un centro urbano. Lo sportello più vicino alla sua abitazione si trova a diverse ore di strada. Ogni anno, l’invio postale del certificato di vita di questa persona è ritardato e il versamento della sua rendita rischia allora di essere interrotto. Per migliorare la qualità del servizio agli assicurati, facilitare e accelerare le procedure amministrative, la CSC e l’UAIE prevedono di ampliare l’offerta di scambio digitale di informazioni tra assicurati e organismi di sicurezza sociale.</p>
<p><strong>Un nuovo servizio di posta elettronica più sicuro</strong><br />
La CSC offre ora un nuovo servizio di invio e ricevimento di e-mail criptati. Se necessario, la CSC contatterà gli assicurati con questo mezzo. Gli annunci di cambiamento di indirizzo o richieste di informazione potranno essere fatte per e-mail, in tutta confidenzialità.</p>
<p><strong>Scambi facilitati tra organismi di sicurezza sociale</strong><br />
Attualmente, la maggior parte degli scambi tra gli organismi di sicurezza sociale dei paesi dell’Unione europea avviene attraverso la Posta. In futuro, essi saranno sostituiti dagli scambi elettronici grazie alla rete “Electronic Exchange of Social Security Information”. L’Ufficio centrale di compensazione UCC partecipa a questo programma europeo che permette di agevolare il trattamento dei dossier degli assicurati.</p>
<p><strong>Obbligo di informare</strong><br />
I nuovi sistemi di scambio dei dati non aboliscono l’obbligo degli assicurati di comunicare ogni cambiamento del loro stato: cambiamento d’indirizzo, stato civile, decesso, variazione dei redditi, ecc. (per maggiori informazioni: www.ogy.de/ rentiers).</p>
<p><strong>Diversi canali di comunicazione</strong><br />
Nei paesi in cui i termini di spedizione della posta sono molto lunghi, la CSC può sempre contare sulle rappresentanze svizzere locali per trasmettere la corrispondenza agli assicurati. È inoltre possibile contattare direttamente la CSC mediante il suo portale internet www.cdc.admin.ch (link diretto: www.ogy.de/CSC). I nostri team di professionisti sono a vostra disposizione per ulteriori informazioni.<br />
(CDC)</p>
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