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	<title>Edizione Maggio 2018 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Maggio 2018 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>“Sono contento che questa rivoluzione non abbia avuto luogo”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 20:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/1968Osterwalder-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Intervista al professore pedagogista Fritz Osterwalder, nel 1968 marxista convinto 50 anni fa, anche in Svizzera, sembrava giunto il momento di cambiare profondamente il mondo. E Fritz Osterwalder ha vissuto gli avvenimenti del 1968, in quanto marxista, prima di diventare professore di pedagogia. Cosa resta di quest’epoca? Intervista sugli scontri e i progressi. Signor Osterwalder,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sono-contento-che-questa-rivoluzione-non-abbia-avuto-luogo/">“Sono contento che questa rivoluzione non abbia avuto luogo”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/1968Osterwalder-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1839"  class="panel-layout" ><div id="pg-1839-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1839-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1839-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Intervista al professore pedagogista Fritz Osterwalder, nel 1968 marxista convinto</p>
<p>50 anni fa, anche in Svizzera, sembrava giunto il momento di cambiare profondamente il mondo. E Fritz Osterwalder ha vissuto gli avvenimenti del 1968, in quanto marxista, prima di diventare professore di pedagogia. Cosa resta di quest’epoca? Intervista sugli scontri e i progressi.</p>
<p><strong>Signor Osterwalder, il cinquantenario del 68 è un avvenimento importante dell’anno. E per lei, si tratta di un capitolo della sua biografia personale. Che effetto fa osservare la propria gioventù in un museo?</strong><br />
Si può osservare che una cosa alla quale si ha partecipato è ormai terminata. Nel contempo, si trae un bilancio dagli avvenimenti.</p>
<p><strong>Qual è?</strong><br />
Vi sono due aspetti. Avevamo delle preoccupazioni: l’equità sociale, la parità dei sessi, l’apertura della società. Da questo punto di vista, vi sono stati dei progressi importanti, il nostro impegno è stato utile. Dall’altra parte, desideravamo rivoluzionare interamente la società, con delle teorie del 19° secolo, marxiste, socialiste, trotskiste, ecc. Questo non è avvenuto, ed è meglio così.</p>
<p><strong>Perché è meglio?</strong><br />
In Svizzera, le nostre idee non hanno avuto un grande impatto. In numerosi paesi dell’America latina invece le rivoluzioni marxiste si sono a volte concluse in maniera drammatica. Sono costate delle vite e anche quelle di marxisti. Così, in Europa, abbiamo vissuto gli avvenimenti del 68 in maniera privilegiata.</p>
<p><strong>Perché nessuno ha dovuto assumere il sogno di rivoluzione?</strong><br />
Delle persone come me hanno perfino potuto fare carriera nell’ambito del sistema di educazione nazionale diventando professore.</p>
<p><strong>Questo stesso sistema che lei pensava di rovesciare quando era marxista.</strong><br />
Esattamente. Le nostre idee, basate su una democrazia dei consigli o ancora l’economia pianificata, erano anche fondamentaliste e rudimentali, anzi ingenue. Questo avrebbe potuto girare male. Molto male.</p>
<p><strong>Vuole dire in maniera antidemocratica?</strong><br />
Antidemocratica. Totalitaria. Caotica.</p>
<p><strong>Nel 1968, lei aveva solo 21 anni. In seguito, ha fornito il suo aiuto durante la creazione della sezione zurighese della LMR, la “Lega marxista rivoluzionaria”, derivante da una scissione in seno al Partito operaio popolare.</strong><br />
Sì, ma era solo nel 1971. Nel 68, era diverso: un movimento vasto, molto variato, di anticonformisti, vale a dire di persone che non erano più soddisfatte dell’ordine sociale in vigore, hanno articolato questa insoddisfazione al di fuori delle strutture politiche tradizionali, e dunque anche al di fuori dei vecchi partiti di sinistra. Tutto questo movimento andava ben oltre un certo ambiente sociale. Questi anticonformisti raggruppavano anche delle persone che desideravano un cambiamento nella letteratura o nel teatro. Altri aspiravano a un’apertura del sistema educativo. E altri infine erano totalmente apolitici.</p>
<p><strong>E come si sono organizzate all’epoca queste persone?</strong><br />
Ci si incontrava durante le manifestazioni, nei bistrot e nei gruppi d’azione che perseguivano determinati obiettivi, come ad esempio la solidarietà con il Vietnam, una partecipazione attiva ai sindacati o il rinnovamento del teatro. I gruppi politici non erano ancora molto strutturati. Da noi, in Turgovia, una cerchia di studenti, allievi ed apprendisti ma anche rappresentanti della “vecchia sinistra” si riunivano per discutere.</p>
<p><strong>“1968” era dunque più di un semplice movimento di studenti.</strong><br />
Ero studente, e noi ci impegnavamo per le riforme studentesche ma anche per gli apprendisti o i lavoratori stranieri in Svizzera. Oggi, si fa fatica ad immaginare, ma all’epoca, fuori da Frauenfeld, vi era una discarica e, a lato, delle baracche dove abitavano i lavoratori immigrati dall’Italia, separati dalle loro famiglie che non potevano raggiungerli nel nostro paese. Ecco come li trattava la Svizzera. Desideravamo fare qualcosa contro questo.</p>
<p><strong>Il sentimento di poter cambiare il mondo sembrava unire il movimento, al di là di tutte le differenze.</strong><br />
Sì, avevamo questo sentimento: ora vogliamo rinnovare tutto, rendere tutto migliore, soprattutto da un punto di vista morale. La morale era molto presente nel 1968. Piccoli gruppetti del movimento provenivano dal PS o dal Partito del lavoro. Ma una gran parte proveniva dalle cerchie religiose. Più solidarietà e giustizia per il terzo mondo, per i lavoratori immigrati, per le donne: tutto ciò si basava su fondamenti morali molto forti.</p>
<p><strong>E qual è stato il ruolo delle proteste contro la guerra del Vietnam?</strong><br />
Questa guerra ha politicizzato molte persone, come pure la rivoluzione socialista a Cuba, la lotta di liberazione dell’Algeria occupata dalla Francia, ma anche i movimenti dissidenti nell’ambito del blocco dell’Est. Questi avvenimenti ci hanno fatto scoprire la resistenza emergente di fronte all’”imperialismo” e ai regimi dell’Europa dell’Est. E ci consideravamo come una componente di questa resistenza.</p>
<p><strong>È anche così che i rappresentanti dell’ordine stabilito vi percepivano: le autorità hanno reagito alle proteste con la repressione.</strong><br />
Sì, era l’epoca della Guerra fredda, delle schedature e delle denunce. Ma non solo. Eravamo anche disposti a riflettere su noi stessi, sulle nostre esigenze e questa propensione concerneva anche l’ambiente delle élites tradizionali.</p>
<p><strong>Veramente?</strong><br />
Alcune università testimoniavano una grande apertura. Le direzioni e numerosi professori volevano discutere con noi. In seguito, ho vissuto la stessa cosa in qualità di professore. Insegnavo in una scuola professionale zurighese per le persone sorde, il nostro direttore scolastico era il presidente di una sezione locale dell’UDC e nonostante tutto, ci riunivamo una volta alla settimana per discutere.</p>
<p><strong>Le è stato vietato di svolgere la sua professione…</strong><br />
No, questo no. Non sono stato designato professore principale in un liceo di Winterthur e ho perso il mio posto per ragioni politiche, ma avevo il diritto di insegnare in altre scuole pubbliche.</p>
<p><strong>Nel 1979, in un libro, lei spiegava la “via verso il socialismo in Svizzera”: si trattava di “rovesciare il capitalismo, di spezzare il potere della classe capitalista di disporre della grande maggioranza della popolazione”.</strong><br />
È così che ci esprimevamo all’epoca. Volevamo abolire la società borghese, la proprietà privata dei mezzi di produzione, volevamo una società paritaria, non solo da un punto di vista giuridico, ma anche sociale.</p>
<p><strong>Le persone di sinistra come lei hanno perso l’occasione di analizzare il loro passato in modo critico, ha affermato la Weltwoche in un articolo in occasione dell’ultimo anniversario del 68, dieci anni fa.</strong><br />
Come ho già detto, sono contento che questa rivoluzione non abbia avuto luogo. Nel contempo, sono felice che molte delle nostre esigenze siano state concretizzate. Così, oggi, vi è maggiore parità tra i sessi, la situazione dei lavoratori stranieri in Svizzera è migliorata, la pensione è garantita per tutti.</p>
<p><strong>E il capitalismo?</strong><br />
Alcune delle nostre idee sono ancora attuali. Ad esempio il peso dei capitali bancari operanti a un livello globale, che ha fatto sprofondare nel 2008 il mondo occidentale nella crisi. Ancora oggi, sarebbe interessante per la nostra società controllare questo potere democraticamente.</p>
<p><strong>Lei era un pedagogo e un professore di pedagogia: quali sono state le conseguenze del 68 sulla scuola?</strong><br />
Da una parte, il sistema educativo è stato aperto. Avevamo 36 allievi nella nostra classe del liceo di Frauenfeld, di cui soltanto cinque ragazze. Oggi, vi sono più ragazze e più bambini delle classi sociali inferiori nelle scuole superiori. Inoltre, le punizioni corporali sono scomparse, ma non l’autorità, fortunatamente.</p>
<p><strong>Oggi lei si sente un liberale?</strong><br />
Sì, potrei dire questo: social-liberale. Il liberalismo borghese era uno dei nemici del 68, ma ai nostri giorni, esso costituisce il fondamento di una società democratica. Lo si vede nella Russia attuale: una democrazia diventa autoritaria solo quando non vi è liberalismo.</p>
<p><strong>I sessantottini sono cresciuti nella società del benessere e della crescita del periodo dopoguerra. Essi hanno in seguito dichiarato guerra a questa società e ai suoi valori. Questo non è paradossale?</strong><br />
No, è perfino piuttosto logico. Quando ci si deve battere per la propria esistenza, non si passa prioritariamente il proprio tempo a elaborare modelli alternativi, come noi all’epoca. E al contrario, quando si può bere la propria birra e mangiare il proprio filetto di carne, si può nonostante tutto riflettere. Ad esempio al fatto che questi agi non esistono nel terzo mondo. Simili differenze possono particolarmente svegliare le coscienze per quanto concerne le questioni di giustizia sociale.</p>
<p><strong>A partire dal 1980, il vostro LMR si chiamava Partito socialista operaio. Esso ha ottenuto alcuni seggi nei cantoni e nei comuni ed ha inoltre lanciato un’iniziativa federale per la formazione professionale garantita, chiaramente respinta nel 1986. Nel 1987, il Partito socialista operaio ha concluso la propria attività, numerosi membri si sono uniti ai Verdi o al PS.</strong><br />
Sì, da parte mia, ne facevo parte già dall’inizio, ma in seguito non mi sono associato a nessun partito, perché i miei lavori scientifici mi interessavano di più. Tuttavia, mi sento ancora coinvolto rispetto a numerose nostre rivendicazioni.</p>
<p><strong>Quali?</strong><br />
La democratizzazione, in particolare per numerose questioni economiche, le pari opportunità per donne e uomini oppure la sicurezza sociale.</p>
<p>Daniel De Falco<br />
Giornalista presso “Der Bund” e storico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fritz Osterwalder</strong><br />
Fritz Osterwalder, nato nel 1947 a Frauenfeld, studiava nel 1968 la storia e la letteratura tedesca a Zurigo. Oggi, egli è soprattutto conosciuto per le sue ricerche sulle relazioni tra le idee pedagogiche, la religione e lo Stato. Si è fatto conoscere in particolare a seguito del suo sguardo critico sulle “speranze di salvezza” che la società rivolge alla scuola e sul “culto” relativo ai riformatori della pedagogia quale Montessori, Steiner o Pestalozzi. Nel 2012 Osterwalder si è congedato dall’Istituto delle scienze dell’educazione dell’Università di Berna dove lavorava dal 2000. In precedenza, aveva insegnato pedagogia a Karlsruhe ed è stato insegnante nonché giornalista a Zurigo e Winterthur.<br />
DDF</p>
<p><strong>1968: Più di una semplice agitazione o scandalo</strong></p>
<p>1968? Ai nostri giorni, gli storici evocano piuttosto gli “anni 68” per indicare che degli avvenimenti, anche in Svizzera, non si sono limitati a un solo anno. Vi è stata l’agitazione in occasione del concerto dei Rolling Stones all’Hallenstadion di Zurigo nel 1967, l’occupazione di un seminario di professori a Locarno nel marzo 1968, le lotte di strada di Zurigo del giugno 1968, denominate la sommossa del Globus, la grande dimostrazione femminile sulla piazza federale (“la marcia su Berna”) nel marzo 1969 o l’esposizione provocante di Harald Szeemann “When Attitude Becomes Form” alla Kunsthalle di Berna nel marzo/aprile 1969. Il movimento degli anni 68 era una rivolta contro l’autorità tradizionale ed esigeva l’autodeterminazione, la giustizia e la solidarietà. Nel contempo, un’evoluzione più globale è divenuta visibile nelle proteste mediatizzate: queste ultime costituivano il culmine di un rinnovamento sociale che era iniziato nel 1965 e che era durato un buon decennio. Questo rinnovamento è stato caratterizzato ad esempio dal numero crescente di divorzi, di diplomati universitari o di donne nel mercato del lavoro. Dall’altra parte il benessere, la cultura della gioventù e i media di massa hanno inoltre creato una dinamica che si opponeva sempre più ai valori conservatori che hanno plasmato l’era del dopoguerra in Svizzera. Ciò ha comportato una modernizzazione sociale sorprendente durante le proteste del 1968 e che è sfociata infine in riforme politiche, ma anche in una vasta liberalizzazione delle norme sociali: dal concubinato alla cultura del consumo, passando per il taglio dei capelli, i modi di vita accettati sono divenuti molto più diversificati. Così, numerose cose oggi evidenti derivano da questi “anni 68”.<br />
DDF</p>
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	<p>Fritz Osterwalder, 50 anni dopo: “Il liberalismo borghese era uno dei nostri nemici, ma oggi esso costituisce il fondamento di una società democratica”.<br />
(Photo Adrian Moser)</p>
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	<p>Osterwalder (secondo partendo da destra) e altri membri della Lega marxista rivoluzionaria (LMR) fanno sapere nel 1975 che il partito si presenterà alle elezioni del Consiglio nazionale in dodici cantoni. (Photo Keystone)</p>
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	<p>La sommossa del Globus dell’estate 1968 a Zurigo ha dato luogo a delle lotte di strada. (Photo Keystone)</p>
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		<title>Le capacità dell’Esercito Svizzero e le sue missioni all’estero al Circolo di Catania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 19:48:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/CATANIA-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Interessante conferenza del capitano di Stato Maggiore Vincenzo Falanga Il Circolo Svizzero Catania viene incontro al desiderio di tanti soci e amici di avere più serate dedicate al tema “Svizzera, usi, tradizioni, storia, cultura e società” e, grazie al personale impegno e diretto contatto del presidente Pippo Basile, coadiuvato da tutto il comitato direttivo, la</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/le-capacita-dellesercito-svizzero-e-le-sue-missioni-allestero-al-circolo-di-catania/">Le capacità dell’Esercito Svizzero e le sue missioni all’estero al Circolo di Catania</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/CATANIA-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1835"  class="panel-layout" ><div id="pg-1835-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1835-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1835-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Interessante conferenza del capitano di Stato Maggiore Vincenzo Falanga</p>
<p>Il Circolo Svizzero Catania viene incontro al desiderio di tanti soci e amici di avere più serate dedicate al tema “Svizzera, usi, tradizioni, storia, cultura e società” e, grazie al personale impegno e diretto contatto del presidente Pippo Basile, coadiuvato da tutto il comitato direttivo, la sera di venerdì 6 aprile 2018 abbiamo avuto la possibilità, direi anzi il privilegio, di ascoltare la conferenza sul tema “Le capacità dell’Esercito Svizzero e le sue missioni all’estero”. Il pubblico in sala è numeroso e per l’occasione sono tornati al circolo anche soci anziani, come il nostro amato Luca Caviezel, il quale, con i suoi ben portati novantacinque anni, ha voluto essere presente in prima fila: siamo tutti attenti, l’argomento è interessante e anche molto importante, visto il generale mutamento degli equilibri geopolitici.</p>
<p>“Sarà una sorpresa per tutti !” esordisce la nostra Console Onoraria di Svizzera Sandra Brodbeck presentando il relatore, Uff. spec. Capitano Vincenzo Falanga dello Stato Maggiore dell’Istruzione Operativa dell’Esercito Svizzero.<br />
Il Capitano Falanga, con una certa emozione e molto entusiasmo, inizia il suo intervento ringraziando innanzitutto i Protocolli militari di Italia e Svizzera che, visionati tema e contenuti della relazione, rendono possibile questo incontro, autorizzando a lui di intervenire indossando la divisa in territorio italiano. È presente in divisa anche il nostro socio, Assistente Capo Coordinatore della Polizia di Stato Marcello Amari.</p>
<p>Poi passa ad illustrarci il nuovo organigramma dell’Esercito Svizzero, valido dal 1 gennaio 2018, che fa direttamente capo al Ministro che dà mandato al Capo dell’Esercito che a sua volta si relaziona con i suoi relativi generali a capo dello Stato Maggiore Generale, del Comando Istruzione, del Comando Operazioni, della Base d’aiuto alla condotta ed alla Base logistica dell’esercito: si possono contare 158.435 effettivi, di cui 1.152 donne, suddivisi in dieci brigate, di cui due di riserva, ed entro il 31 dicembre 2022 gli effettivi devono essere ridotti a 100.000 militari con nuovo equipaggiamento personale completo e moderno in attuazione del programma “Ulteriore Sviluppo dell’Esercito” (USEs). Il nuovo budget dell’esercito ammonta a cinque miliardi di franchi all’anno. In Svizzera, ci ricorda il Capitano, la leva è obbligatoria e i richiamati fanno servizio nell’esercito o nella protezione della popolazione. Ai ragazzi a 16 anni arriva il primo avviso che li prepara alla visita dei 18 anni (previa secondo avviso), dove si fanno test fisici, medici e psico-attitudinali e dove si possono indicare tre preferenze come destinazione del proprio servizio. Inoltre a partire dai 15, 16 e 17 anni, è possibile seguire dei corsi speciali di avviamento, tipo esploratori paracadutisti, specialisti di montagna, piloti militari, conducenti di cani, musica militare, specialisti di lingue, pontonieri, giovani autisti, giovani tiratori, esploratori radio strategici, specialisti del treno e di veterinaria, sanità militare, tecniche informatiche, che saranno motivo di selezione preferenziale al momento della Scuola Reclute (SR). Questa si fa dai 19 ai 25 anni e dura 18 settimane, 23 settimane per i corpi speciali, e comprende quattro punti chiave in materia d’istruzione: l’istruzione di base generale (IBG), l’istruzione di base ampliata (IBA), l’istruzione di base alla funzione (IBF) e l’istruzione di reparto (IDR 1). I futuri quadri assolvono al pari dei futuri gradi di truppa l’intera scuola reclute. Dopo ci saranno i Corsi di Recupero (CR), che durano tre settimane ogni anno, per sei anni. Il congedo arriva dopo dieci anni per soldati e sottufficiali, mentre per gli sottufficiali superiori e gli ufficiali dipende dal ruolo e dal grado raggiunti. Fuori servizio rimane l’obbligo una volta l’anno di allenarsi al campo di tiro con l’arma personale (pistola o fucile d’assalto), che ogni militare svizzero custodisce con l’equipaggiamento personale a casa (principio della prontezza d’impiego).</p>
<p>Le Forze aeree (aeronautica militare e difesa contraerea, i quali mezzi verranno interamente modernizzati in attuazione del programma Air2030 con un volume finanziario massimo pari a otto miliardi di franchi), sono integrate nelle Forze terrestri, i suoi piloti fanno un corso di formazione che dura sei anni con esercitazioni e formazione anche all’estero, per esempio in Italia, e di solito sono militari di professione; non c’è invece una vera e propria Marina militare, se si escludono i 14 battelli pattugliatori nei laghi frontalieri.</p>
<p>L’Esercito Svizzero ha, nel contesto europeo, una base solida, si suddivide in quattro regioni territoriali, tutte con le stesse competenze e capacità, ognuna con il suo comandante.<br />
Poi passiamo a vedere due brevi video ufficiali sulle esercitazioni di una Scuola Reclute (SR) con carri armati (Panzer Leopard) e sulle Forze aeree (F/A-18 Hornet): entusiasmante in ogni senso, non solo per le operazioni viste, ma per la tensione, concentrazione e coinvolgimento di quelli che, poco più che ragazzi, le svolgono.</p>
<p>La Svizzera coopera nel quadro del “Partenariato per la pace” (Partnership for Peace, PfP) dal 1996 e del Consiglio di partenariato Euro Atlantico (EAPC), dove può presentare le proprie richieste in materia di politica estera e di sicurezza (l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) è un’alleanza militare e politica tra 29 Stati europei e nordamericani. In collaborazione con Paesi partner, la NATO si impegna in favore della sicurezza ed è una delle più importanti organizzazioni europee il cui programma strategico comprende la difesa collettiva nel quadro dell’aiuto reciproco, della gestione delle crisi e della sicurezza cooperativa. È inoltre uno strumento essenziale per la trasformazione e l’adeguamento delle forze armate alle sfide del XXI secolo). Dopo la fine della Guerra fredda, la NATO ha proposto agli ex nemici, gli Stati del Patto di Varsavia, di istituire una cornice comune per una cooperazione destinata a rafforzare la fiducia reciproca. È così nato nel 1994 il “Partenariato per la pace” (PfP), uno strumento per la cooperazione tra la NATO e i Paesi partner (PfP). Vi partecipano 21 Stati dell’est e del sud-est Europa, del sud del Caucaso, dell’Asia centrale e dell’Europa occidentale, tra cui i sei Paesi europei occidentale Svizzera, Austria, Finlandia, Irlanda, Svezia e Malta. Ogni Paese fissa con la NATO gli ambiti per i quali viene regolata una cooperazione con gli altri partecipanti al PfP. Inoltre, il Consiglio di partenariato Euro Atlantico (EAPC), istituito nel 1997, è un forum politico consultivo nel quale i 29 Stati membri della NATO e i 21 Stati partner (PfP) si informano sulle questioni attuali di politica di sicurezza e presentano il proprio punto di vista. Il PfP offre alla Svizzera un quadro istituzionale per condurre assieme ai Paesi inclusi nella sua area strategica un dialogo sulla politica di sicurezza. Ciò è particolarmente importante giacché la Svizzera è uno dei pochi Paesi tra l’Atlantico e l’Ucraina che non appartiene né all’Unione europea (UE), con la sua politica di sicurezza e di difesa, né alla NATO. Attraverso il PfP, la Svizzera accede agli altri partenariati della NATO con Paesi dell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, fatto che le consente così di istituire un contatto con regioni rilevanti per la sua politica estera e di sicurezza. La Svizzera offre ai Paesi membri del partenariato corsi di formazione e seminari e partecipa a progetti tecnici di sostegno, i quali le consentono tra l’altro di approfondire le relazioni bilaterali.</p>
<p>Dopo la fine della Guerra fredda il pericolo generale in Europa è “asimmetrico”, nemico invisibile e non identificabile, e questo ha prodotto generalmente riforme negli eserciti, per cui l’Esercito Svizzero viene nuovamente adeguato nella sua organizzazione e ulteriormente sviluppato in quattro punti fondamentali entro il 31 dicembre 2022: 1.) prontezza più elevata delle truppe, 2.) istruzione dei quadri (sottufficiali, ufficiali) più elevata (inoltre i diplomi militari vengono ora riconosciuti dalle scuole pubbliche di ogni grado), 3.) equipaggiamento moderno: prontezza più elevata del materiale d’impiego in depositi decentralizzati, 4.) radicamento regionale: costituzione delle truppe d’impiego più specifiche con impiego più rapido (regionalizzazione). L’Esercito Svizzero, ci racconta con fierezza il Capitano Falanga, è il più rapido: in poche ore ovvero entro 24 ore sono pronti e operativi 3000 soldati, in 72 ore 8000 e si sta lavorando per arrivare ai 35.000 in 10 giorni entro il 2022 !!!<br />
Altro campo d’intervento importante è la Cyber Defence (operazioni elettroniche), una nuova competenza della Base d’aiuto alla condotta. Nel ramo della difesa è responsabile per la pianificazione dell’azione, per il monitoraggio della situazione, per il superamento di un evento e per l’istruzione nel cyberspazio a livello operativo. Così da quest’anno 1000 reclute vengono formati presso la relativa nuova Scuola Reclute (SR) per rispondere a questo nuovo tipo di pericolo, che non è solo difesa dei propri dati militari e della pubblica amministrazione o industriali, ma anche contro la destabilizzazione o disinformazione del paese.</p>
<p>La Svizzera partecipa a molte missioni internazionali, tutte promosse in accordo con l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) o con l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) o per accordi bilaterali: infatti, in quanto paese neutrale viene spesso scelto da paesi tra loro in conflitto come osservatore, pensiamo alla frontiera tra le due Coree, dove una unità specializzata controlla tra l’altro i livelli di radioattività! Generalmente dalla Svizzera si inviano personale militare e esperti civili che lavorano nei Quartieri Generali (Headquarters) presso le organizzazioni internazionali di cui la Svizzera è membro (ONU, OSCE) o con funzioni speciali (Functions) o nelle missioni sul campo (Field Missions); solo in Kosovo la Svizzera ha il più grande contingente militare (SWISSCOY), tutti volontari. Inoltre, seguono i più grandi spiegamenti di personale militare e esperti civili svizzeri anche in Bosnia e Herzegovina, Ucraina, Medio Oriente (Israele, Syria, Libanon, Egitto, Giordania), Mali, Sahel, Congo, Territori Occupati della Palestina, Corea (Repubblica), Sud Sudan (dati validi in data 1 marzo 2018).</p>
<p>In ultimo ci viene proposto un altro video ufficiale, il quale mostra i militari dell’Esercito Svizzero mentre svolgono diversi compiti: 1.) sicurezza del territorio e difesa (una esercitazione di reclute con carri armati, al Centro Simulazione di Thun); impieghi sussidiari: 2.) aiuto in caso di catastrofe (operazione di salvataggio delle vittime del crollo di un edificio) e 3.) salvaguardia della sovranità sullo spazio aereo (un intervento delle forze aeree (due caccia aerei F/A-18 Hornet) sullo spazio aereo nazionale con intercettazione e atterraggio forzato di velivolo non identificato); e 4.) promovimento della pace: una operazione internazionale in Kosovo, dove viene intercettato, seguito a distanza e poi fermato un traffico di armi (principali mezzi d’impiego TCP: elicottero Super Puma, carri armati granatieri ruotati Piranha, Fass 90/SIG SG550, P 75/SIG-Sauer P220). Il Capitano Falanga precisa che l’Esercito Svizzero può essere impiegato all’estero solo ed esclusivamente in operazioni di “promovimento della pace” alla luce della costituzione federale.</p>
<p>Applausi e ancora applausi, non solo al nostro simpatico e coinvolgente relatore, Uff. spec. Capitano Vincenzo Falanga, ma anche per tutto quanto abbiamo visto e ascoltato, che conferma l’altissimo livello di professionalità e civiltà della nostra Svizzera.</p>
<p>Ci aspetta ora un elegante buffet con menu a “finger food” di specialità siciliane (arancine, caponata, farfalle al pesto di trapani) con prosecco, dell’ottima spremuta di tarocco fresco, e vino rosso. A seguire apprezzatissimi dolci preparati dalle socie Sabina e Viola e cioccolatini Frey, veramente svizzeri, ed i famosi biscotti militari svizzeri offerti dal nostro relatore.</p>
<p>Sabina Giusti Parasiliti</p>
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	<p>Da sinistra Pippo Basile, Vincenzo Falanga, Mirella Brodbeck e Marcello Amari.</p>
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		<title>Sibil Strauli, una professionista svizzera che si è innamorata dell’Italia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/sibil-strauli-una-professionista-svizzera-che-si-e-innamorata-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 19:41:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/STRAULI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />«Una di noi» A cura di Antonella Amodio L’architetto e guida specializzata per itinerari di architettura moderna e contemporanea Sibil mi accoglie nel suo studio, una casa della “vecchia Milano” che si affaccia su un grazioso cortile. Una donna decisamente attraente, architetto, madre, moglie e nel tempo libero fa la guida per itinerari di architettura</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sibil-strauli-una-professionista-svizzera-che-si-e-innamorata-dellitalia/">Sibil Strauli, una professionista svizzera che si è innamorata dell’Italia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/STRAULI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1831"  class="panel-layout" ><div id="pg-1831-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1831-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1831-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>«Una di noi» A cura di Antonella Amodio</p>
<p>L’architetto e guida specializzata per itinerari di architettura moderna e contemporanea</p>
<p>Sibil mi accoglie nel suo studio, una casa della “vecchia Milano” che si affaccia su un grazioso cortile. Una donna decisamente attraente, architetto, madre, moglie e nel tempo libero fa la guida per itinerari di architettura moderna e contemporanea.</p>
<p>1. Buongiorno Sibil, ci racconti un po’ di lei. Da dove viene e dove si è formata?<br />
Nata e cresciuta a Basilea e dintorni. Attinente di Winterthur (voi Svizzeri sapete cos’è! Per il vocabolario italiano significa relazione, affinità. Per il vocabolario italiano-svizzero, invece, ha qualcosa a che vedere con le radici della propria famiglia paterna). Avevo una nonna giapponese che si è trasferita a Basilea dopo la Seconda Guerra insieme a mio nonno che lavorava da tanti anni in Giappone e prima ancora in India, quando era ancora una colonia inglese. Mia zia invece ha sposato un greco e vive ad Atene, mentre mia cugina greca si è sposata con un tedesco e vive a Stoccarda. Il gene italiano l’ho portato io in famiglia e ne sono molto fiera. Chissà se le mie figlie continueranno la tradizione di internazionalizzazione!<br />
Da ragazza quindicenne ho studiato per un anno negli Stati Uniti e da lì in poi ho sempre avuto la curiosità di conoscere altri posti e altre culture, un certo Fernweh, una bella parola che non ha un vero corrispettivo in italiano... come una voglia di andare sempre via. Mi sono iscritta ad architettura a Zurigo, così ho cambiato città, la ETH è una delle migliori università al mondo dove insegnano professori che di solito uno non ha l’occasione di incontrare. Da studentessa ho fatto uno stage di sei mesi a Tokyo, da Toyo Ito, e dopo la laurea al Politecnico sono andata subito a lavorare in Olanda, dove avevo già trascorso un semestre con la borsa di studio Erasmus presso la TU Delft. E a Rotterdam sono rimasta tre anni.</p>
<p>2. Una vera cittadina del mondo, direi. E poi si è trasferita in Italia, a Milano…<br />
Sì. In Olanda ho conosciuto mio marito, un italiano dall’aspetto olandese, laureato in architettura a Delft e che, come me, ha iniziato a lavorare a Rotterdam. Tomaso mi ha fatto conoscere Milano che mi è piaciuta fin dalla prima volta. Infatti sono stata io a spingere per il trasferimento in Italia. Per me Milano rappresenta il mix perfetto tra nord e sud: laboriosa, internazionale, di una eleganza sobria come piace a me, con la maggior parte delle persone gentili, colte, aperte ed interessanti. Viviamo qui dalla fine del 2000 e non ho mai vissuto nella stessa casa per un periodo così lungo...</p>
<p>3. Professionista affermata, moglie, madre.. una recente ricerca Svizzera, pubblicata sulla rivista Royal Society Open Science, ha definitivamente sancito da un punto di vista scientifico (semmai ci fossero ancora dubbi) l’effettiva capacità delle donne di essere multitasking. Lei si sente una superwoman?<br />
No, non mi sento per niente una superwoman. Faccio quello che posso, risolvo problemi grandi e piccoli, di lavoro o famigliari, secondo le mie capacità. Sono convinta che ogni problema ha più soluzioni. Basta dare ascolto e valutare le possibilità. Semplice.</p>
<p>4. Cosa le piace del vivere in Italia e cosa invece cambierebbe?<br />
Mi sento molto a mio agio a Milano. Mi piace il clima, il cibo, le persone, la grandezza della città. Ho bisogno di almeno un milione di abitanti intorno a me, ho bisogno una certa varietà culturale e anche la privacy che ti offre una metropoli. Ma forse il mondo del lavoro funziona meglio in Svizzera, dove c’è più chiarezza e fiducia nelle professioni; una certa Sicherlichkeit che invece manca in Italia...<br />
Per contro, devo dire che in Italia la scuola pubblica è organizzata in maniera che spesso le mie amiche d’oltralpe mi invidiano! Ogni giorno le mie due figlie Lisa Frida e Anna Clara frequentano le scuole elementari e dalle 8.30 alle 16.30 posso permettermi di dedicarmi al mio lavoro, mentre in Svizzera i bambini piccoli tornano a casa a pranzo e ci si deve aiutare tra genitori.</p>
<p>5. Il suo legame con la Svizzera è ancora molto stretto, cosa le manca di Basilea?<br />
Ovviamente mi piacerebbe avere i miei famigliari e i miei amici più vicini. Basilea, essendo una città di confine è molto aperta culturalmente, con musei meravigliosi (ma anche a Milano) e il Reno come grande elemento naturale ti fa sempre tornare in mente che quell’acqua attraversa gran parte della Germania, arriva in Olanda e continua il suo viaggio nell’Atlantico fino chissà dove. Certo, a Milano ci sono i Navigli dove scorre la stessa acqua, ma comunque è domata dall’uomo. E poi a volte mi manca la mia lingua madre. Dopo tanti anni che vivo in Italia devo comunque ammettere che non riesco ad esprimermi con fluidità. Spesso sento i miei limiti linguistici (che tra l’altro sembrano aumentare con l’età) e mi stufo dell’italiano. In Svizzera e anche in Germania sono più loquace. Leggo libri quasi esclusivamente in tedesco. È il mio rifugio linguistico.</p>
<p>6. Sono molte le donne architetto che hanno raggiunto la notorietà: Gae Aulenti, Anna Ferrieri Castelli, Cini Boeri ecc. solo per citarne alcune del XX secolo. Quanto è ancora difficile per una donna farsi strada nel mondo dell’architettura, ma non solo?<br />
Saranno sempre le donne a partorire e questo è un evento che mette in secondo piano il lavoro. Ma non trovo sia inconciliabile essere madre e lavoratrice. Certo, come architetto è difficile lavorare part-time, ma bisogna essere flessibili da ambo le parti. Sono convinta che le madri lavoratrici abbiano maggior concretezza e capacità di essere efficienti e concentrate proprio perché il tempo a loro disposizione è sempre poco e quindi prezioso. Un bravo datore di lavoro sa riconoscere queste capacità!</p>
<p>7. Molti lavori straordinari all’estero e altrettanti in Italia al suo attivo, quali sono i vantaggi di fare il suo lavoro in Svizzera e quali in Italia.<br />
In Svizzera viene spesso sottovalutato il valore delle finiture e dei materiali e a volte mi sembra che ci sia anche meno scelta e sicuramente meno attenzione ai particolari. Comunque prima di iniziare un rapporto di lavoro in Svizzera si chiarisce bene chi fa che cosa e quali sono le modalità di pagamento. Mentre in Italia si deve sempre essere molto più flessibili per quanto riguarda l’organizzazione del cantiere e si inizia subito a lavorare ma spesso, strada facendo, vengono a galla tutte le problematiche. Per non parlare dei pagamenti che si fanno sempre aspettare...</p>
<p>8.Il lavoro che le ha dato la soddisfazione più grande?<br />
Forse una casa in Monferrato, dove siamo riusciti con delle aperture verso le colline antistanti e lo spostamento di una scala a cambiare, in qualche modo, l’orientamento della casa. Sono stati degli interventi grandi e strutturali, ma quasi invisibili e la casa adesso si apre con grande naturalezza verso una vista meravigliosa. Ci teniamo sempre a rispettare l’ambiente circostante, a fare emergere le potenzialità dell’edificio senza però stravolgere il carattere originale. Penso che quando si prova a trasformare una semplice casa di campagna in una villa signorile, oppure uno chalet in un castello, il risultato rimarrà sempre finto. Una parte del mio lavoro, comprende anche consulenze immobiliari a svizzeri, ma non solo, che vogliono acquistare un immobile in Italia. Non immagina quante informazioni è bene conoscere prima di acquistare o vendere un immobile!</p>
<p>9. E poi insegna al Politecnico di Milano...<br />
Lavoro, in qualità di tutor, con il Prof. Remo Dorigati in un corso di master in architettura. Seguo i progetti degli studenti, preparo e tengo lezioni, organizzo degli incontri con ospiti stranieri e non. Ho fatto un lavoro simile precedentemente per 8 anni presso l’Accademia di Mendrisio, come assistente. Lavorare con gli studenti mi piace e mi dà davvero molte soddisfazioni!</p>
<p>10. Promuovere la cultura dell’architettura svizzera e italiana è un po’ un suo pallino...<br />
Eh sì! Faccio parte del consiglio della SIA (Società Svizzera di Ingegneri ed Architetti) Sezione Internazionale che si occupa proprio della diffusione della cultura dell’architettura e do una mano ad organizzare degli eventi. Per esempio, insieme all’Ordine degli Architetti Milanesi sto organizzando una serie di serate sul tema delle cooperative d’abitazione, dove sono attesi molti architetti svizzeri che presenteranno il loro lavoro. E poi sono membro dell’associazione Guiding Architects http://www.ga-milano.it nata a Berlino una decina di fa, che raccoglie guide per itinerari di architettura di molte città europee e non. A Milano organizziamo, ad esempio, un interessantissimo tour guidato delle più significative opere di architettura realizzate negli ultimi 10 anni: City Life, la zona di Porta nuova ecc.. o anche un itinerario dedicato agli edifici iconici milanesi del ‘900.</p>
<p>11. Un sogno ancora da realizzare?<br />
Viaggiare. Ci sono tanti posti al mondo che non ho ancora visto. Vorrei viaggiare di più.</p>
<p>12.Insomma, è meglio una fonduta al formaggio o un risotto alla milanese?<br />
Entrambi, ma uno dei due è un po’ pesante da digerire.</p>
<p>L’architetto Sibil Strauli.<br />
www.pinistrauli.com</p>
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		<title>Einsiedeln, città della Madonna Nera e del grande ed “eretico” Paracelso</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/einsiedeln-citta-della-madonna-nera-e-del-grande-ed-eretico-paracelso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 17:44:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/LORE-Einsiedeln-4Gr-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />«Cose belle dalla Svizzera» Storie che si intrecciano nella Svizzera centrale, da conoscere e che invitano ad una gita Einsiedeln (Canton Svitto) – Siamo nel cuore della Svizzera, ad Einsiedeln, che significa “eremo” , bellissima e singolare località nella quale da oltre 1000 anni i cattolici vengono in pellegrinaggio, accolti nel suo imponente Santuario che</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/LORE-Einsiedeln-4Gr-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1821"  class="panel-layout" ><div id="pg-1821-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1821-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1821-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>«Cose belle dalla Svizzera»<br />
Storie che si intrecciano nella Svizzera centrale, da conoscere e che invitano ad una gita</p>
<p>Einsiedeln (Canton Svitto) – Siamo nel cuore della Svizzera, ad Einsiedeln, che significa “eremo” , bellissima e singolare località nella quale da oltre 1000 anni i cattolici vengono in pellegrinaggio, accolti nel suo imponente Santuario che contiene la Madonna Nera degli Eremiti, con il suo Monastero. Tutto ebbe inizio intorno all’anno 836 d.C. quando arrivò in questo luogo, allora inabitato e sperduto, l’eremita, e futuro santo, Meinrado, il quale finalmente trovò l’isolamento e la pace che cercava. Visse di privazioni e preghiera per 25 anni quando, un giorno dell’anno 861, due canaglie, forse spacciandosi per pellegrini, bussarono al sua porta. Erano in cerca di un presunto tesoro che pensavano il monaco nascondesse nel suo rifugio. Il povero Meinrado li supplicava cercando di convincerli che non possedeva nemmeno un soldo; i due frugarono dappertutto e quando la rabbia montò per non aver trovato nulla, presero a bastonate il monaco benedettino, uccidendolo. Mentre scappavano verso Zurigo furono inseguiti da due corvi che non smisero mai di gracchiare. I loro versi furono tali da richiamare l’attenzione della gente e delle autorità e cosi si scoprì il misfatto. I due assassini furono presi e giustiziati. Il monaco benedettino venne in seguito celebrato come “Martire dell’Ospitalità”, mentre l’eremo ospitò molti altri eremiti, spesso famosi, nel corso dei secoli.<br />
A ricordo della vicenda, due corvi furono posti sullo stemma di Einsiedeln.</p>
<p>A fianco dei pellegrini. oggi viaggiano anche molti turisti che giungono non per devozione ma per motivi culturali, attirati dall’arte barocca che offre l’Abbazia e dalla Madonna Nera degli Eremiti, diventata di tale colore per il fumo delle candele. Questa devozione è stata portata da due monaci svizzeri anche nell’Indiana, Usa, dove fu eretta l’arciabbazia di San Meinrado.<br />
Einsiedeln, a 910 metri di altezza, attira anche per gli sport invernali e soprattutto per il grandioso panorama delle vette e delle acque azzurro intenso del lago artificiale di Sihl.</p>
<p>Oltre ad essere il massimo centro del cattolicesimo svizzero, Einsiedeln va ricordata come città natia, nella frazione di Egg, del celebre Paracelso. Va ricordato poiché pare incredibile che Einsiedeln venga invece poco menzionata come luogo natale di cotanta personalità, assai importante in vari ambiti e soprattutto nella medicina. Sarà forse a causa delle sue idee - per le quali la chiesa doveva essere più spirituale e meno terrena - che forse si rese mal digeribile dalla cattolicissima cittadina? Sebbene avversata come eretica dagli ambienti cattolici, la scienza di Paracelso ebbe un grande rilievo dopo la sua morte. Le farmacie locali portano il suo nome, “Paracelsus-Apotheke”. Alcune targhe si trovano nei dintorni mentre importanti sculture che lo ritraggono si trovano in Austria, a Salisburgo, dove morì nel 1541. Girovago per natura, ma anche per sfuggire ai suoi detrattori, percorse la Svizzera e tutta l’Europa. Pare anche che si sia laureato a Ferrara e che forse sia stato in India. Philippus Aureolus Teophrastus Bombastus von Hohenheim, scelse di chiamarsi Paracelso, cioè ”uguale” al grande medico romano Celso. Filosofo, medico, astrologo e anche alchimista: proprio per quest’ultima arte si attirò maldicenze e pettegolezzi che lo ritraevano come un ciarlatano.</p>
<p>«Non sia di altri chi può esser di se stesso» fu la pratica della sua vita durante la quale non volle sottomettersi ad alcun potere, volle essere libero di esprimere le sue idee, intuizioni e sperimentazioni che lo portarono fin da giovanissima età a studiare tutto lo scibile. E per essere così tanto libero, con l’aggiunta del suo carattere per nulla accondiscendete, si fece una schiera di nemici.</p>
<p>Non era legato ai dogmi e ai libri, come lo erano quasi tutti i dotti del suo tempo, ma, al contrario, amava l’esperienza fatta in prima persona. Per lui l’alchimia non doveva servire a produrre l’oro ma a produrre medicine. È per questo che gli viene attribuito il merito di aver spianato la strada al connubio tra medicina e chimica. Fu uno dei primi studiosi del disturbo detto “ballo di San Vito”.</p>
<p>Paracelso è un medico ultra moderno che non guarda solo alla malattia ma al paziente, alla sua relazione con l’ambiente e con il cosmo. Egli riteneva indispensabile che il medico profonda amore nel curare e che vi sia una “cordiale atmosfera attorno al letto del malato”. Per lui Cristo è “il medico più grande, venuto a salvare i malati di questo mondo”. Afferma con vigore nuovi concetti come l’impossibilità di ottenere la salute se corpo, mente e spirito non sono in equilibrio tra di loro nell’energia universale. Concetti tutt’altro che puramente astratti o mistici visto che oggi sono elaborati dalla fisica quantistica.<br />
Intanto bruciava, mescolava, separava e distillava gli elementi: alle cure con i vegetali, egli, da innovatore, aggiungeva medicine ricavate da minerali e metalli. Nel 1526, a Basilea, salvò la gamba di un famoso libraio, Johnann Froben, nonostante la medicina ufficiale ne avesse sentenziato la non guaribilità. Venne perciò nominato docente alla facoltà basilese di Medicina. Ma non si fece benvolere con le sue aspre critiche ai dogmi dei medici del passato osservati ottusamente dai suoi colleghi, così l’incarico terminò presto. Non si procurò l’amicizia dei cattolici quando, intuendo aspetti psichiatrici confermati secoli dopo, sostenne che il fanatismo religioso aveva radici nel disturbo mentale e che le malattie non erano, come sostenevano i suoi contemporanei, punizioni divine. Le malattie erano il prodotto, invece, dello stato interiore del soggetto, così come si afferma ai nostri giorni. L’influenza di Paracelso ha permeato la scienza moderna e di lui si sono occupati grandi umanisti tra i quali Jung. Il fatto di aver influenzato con le sue innovazioni tutta la Medicina, e non solo, di aver per primo parlato e scritto di scienza in tedesco e non in latino, di non essersi mai piegato al potere di Chiesa e Stato, di trattare i pazienti, con gentilezza, soprattutto i poveri ai quali non chiese mai denaro, ha fatto di questo svizzero una delle più importanti personalità del Rinascimento.</p>
<p>lorefice.annamaria@gmail.com</p>
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	<p>Il Santuario di Maria all’Abbazia di Einsiedeln è visitato da 200.000 pellegrini ogni anno. È il terzo santuario mariano più famoso in Europa ed è una delle principali tappe sul Cammino di Santiago di Compostela.</p>
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	<p>Paracelso alle prese con i suoi alambicchi. Di lui la nota frase “È la dose che fa il veleno”.</p>
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	<p>Il lago artificiale di Sihl.</p>
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		<title>Nuovo progetto per la compensazione finanziaria intercantonale in Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/nuovo-progetto-per-la-compensazione-finanziaria-intercantonale-in-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 17:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/03/ignazio-bonoli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il Consiglio federale propone una soluzione che tiene conto delle richieste dei cantoni paganti Nella diatriba che da qualche tempo oppone i cantoni paganti ai cantoni beneficiari della nuova compensazione finanziaria nazionale, sembra delinearsi una soluzione. O almeno a livello federale si prospetta un accordo che per il momento piace ai sette cantoni pagatori, tra</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/nuovo-progetto-per-la-compensazione-finanziaria-intercantonale-in-svizzera/">Nuovo progetto per la compensazione finanziaria intercantonale in Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/03/ignazio-bonoli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1818"  class="panel-layout" ><div id="pg-1818-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1818-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1818-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il Consiglio federale propone una soluzione che tiene conto delle richieste dei cantoni paganti</p>
<p>Nella diatriba che da qualche tempo oppone i cantoni paganti ai cantoni beneficiari della nuova compensazione finanziaria nazionale, sembra delinearsi una soluzione. O almeno a livello federale si prospetta un accordo che per il momento piace ai sette cantoni pagatori, tra cui quello di Zurigo, che non ha mancato di far sentire il suo peso nelle trattative.<br />
Il concetto di compensazione è parte integrante di uno Stato federalista, ma non può andare al di là di certi limiti. Un esempio su tutti è quello della concorrenza fiscale intercantonale. Ogni cantone tende ad essere il più attrattivo possibile in campo fiscale, in particolare per le aziende. Non tutti però possono godere degli stessi vantaggi, e quindi devono contare sulla compensazione dei cantoni finanziariamente più forti. Negli ultimi anni però il sistema si è squilibrato. Tradotto in cifre, questo squilibrio può essere valutato in una eccessiva dotazione del fondo di compensazione che nel 2017 raggiungeva i 750 milioni di franchi e nel 2018 sale a 900 milioni, dei quali quasi un centinaio a carico del canton Zurigo.</p>
<p>Calcolato per abitante, il contributo maggiore è dovuto dal canton Zugo, con 2618 franchi a testa. I maggiori beneficiari, Vallese e il Giura, ricevono circa 2000 franchi per abitante. Il sistema, perfezionato nel tempo, ha però creato falsi incentivi, che ora dovrebbero essere eliminati. Per farlo, il Consiglio federale ha in pratica seguito i suggerimenti dei cantoni pagatori e ha presentato un progetto di riforma, che sarà in consultazione fino al mese di giugno.</p>
<p>Essenzialmente il nuovo sistema è concepito per ostacolare la concorrenza fiscale fra cantoni. E questo considerato che in passato anche cantoni che hanno sensibilmente ridotto le imposte hanno ricevuto sostanziosi contributi dalla compensazione finanziaria.</p>
<p>Del problema si occupa fin dal 2015 un gruppo di lavoro intercantonale. Dalle riflessioni di questo gruppo è emerso che la soglia dell’85% della media delle risorse di tutti i cantoni è troppo elevata. Questo è il parametro previsto dalla legge, che dovrebbe permettere a tutti i cantoni di poter disporre in modo autonomo di risorse sufficienti. In realtà questa soglia viene regolarmente superata. Per esempio il già citato canton Giura, nel 2018, dopo i versamenti della compensazione, raggiungerebbe l’88,3% della media delle risorse di tutti i cantoni. Per questo il Consiglio federale propone di portare questa soglia all’86,5 per cento. Inoltre, propone di fissare un limite fisso sulla base del quale calcolare la compensazione delle risorse. Con questo si ridurrebbe l’ammontare minimo da assegnare.</p>
<p>Inoltre, per evitare che ogni quattro anni vi siano accese discussioni sulle somme da assegnare alla compensazione finanziaria, si dovrebbero stabilire somme fisse quali punti di riferimento. La dotazione eccessiva odierna delle risorse da distribuire verrebbe determinata in futuro dall’evoluzione delle disparità da compensare. Si dovrebbe inoltre evitare che l’ammontare dei fondi di compensazione venga determinato dai cantoni più deboli. Per questo il Consiglio federale propone che tutti i cantoni, il cui indice prima della compensazione è inferiore a 70 punti, vengano portati all’indice minimo garantito. Nel contempo si dovrebbe però ridurre il massimo della compensazione possibile al 90%.</p>
<p>Questa soluzione tiene conto delle richieste dei cantoni e, nel tempo, riduce la volatilità dei pagamenti. Quest’anno, oltre al Giura, solo il canton Uri e il Vallese hanno un indice inferiore a 70. Il Consiglio federale accetta anche che la somma a carico della Confederazione possa raggiungere il 150% di quella dei contributi dei cantoni più forti. Il maggior aggravio per la Confederazione, rispetto alla situazione odierna, sarebbe di circa 20 milioni.</p>
<p>Dato che il nuovo sistema comporta alcuni aggravi, la riduzione del minimo garantito del 90% scenderebbe all’87,7% nel 2020, all’87%,1% nel 2021 e raggiungerebbe l’86,5% nel 2022.</p>
<p>Ignazio Bonoli</p>
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		<item>
		<title>Un recente caso di responsabilità che può essere anche penale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-recente-caso-di-responsabilita-che-puo-essere-anche-penale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 17:27:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Residenza fiscale ed attività professionale in Svizzera Caro Avvocato, la leggo sempre con grande interesse ed attenzione, grato dei numerosi e validi consigli che dispensa sempre alla nostra comunità svizzera in Italia. Questa volta mi sono deciso a scriverle io per chiederle un aiuto che riguarda la mia attività professionale. Non so se potrà interessare</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-recente-caso-di-responsabilita-che-puo-essere-anche-penale/">Un recente caso di responsabilità che può essere anche penale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-1815"  class="panel-layout" ><div id="pg-1815-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1815-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1815-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Residenza fiscale ed attività professionale in Svizzera</p>
<p>Caro Avvocato,<br />
la leggo sempre con grande interesse ed attenzione, grato dei numerosi e validi consigli che dispensa sempre alla nostra comunità svizzera in Italia.<br />
Questa volta mi sono deciso a scriverle io per chiederle un aiuto che riguarda la mia attività professionale. Non so se potrà interessare anche altri compatrioti ma ritengo di sì. Mi spiego meglio. Sono svizzero residente in Italia ove svolgo la libera professione di designer. Mia moglie ed i miei due figli minori sono doppi-cittadini italo-svizzeri. Dopo lunghe e reiterate riflessioni avremmo deciso di trasferirci tutti in Svizzera, ove mia moglie avrebbe anche già trovato un impiego ben retribuito come medico e anche per i miei figli abbiamo visto delle ottime scuole. Si tratterebbe dunque di un trasferimento effettivo, non fittizio. L’unica particolarità è che io manterrei qui in Italia il mio studio, almeno per i primi tempi, e farei il “pendolare”, essendo la mia attività già avviata e la sede nota ai clienti, ed anche perché lo studio è per me fonte di ispirazione.<br />
Ho però letto recentemente che il Fisco italiano può avanzare comunque pretese anche in caso di residenza effettiva di tutta la famiglia in Svizzera. Le sembra possibile? Lei cosa dice, corro qualche rischio concreto o posso stare tranquillo?<br />
Un grazie anticipato se potrà dare risposta su queste pagine.<br />
L. L. (Verona)</p>
<hr />
<p><strong>Risposta</strong><br />
Caro Lettore,<br />
grazie dei complimenti, fa sempre piacere un riconoscimento per la nostra Rubrica Legale, che pubblichiamo con spirito di servizio ogni mese ed a volte con notevoli “salti mortali” per gli impegni che si accavallano (come ben sa il nostro redattore Ignazio Bonoli che a sua volta è costretto a varie “acrobazie” e che ringrazio).<br />
Ciò detto, occupiamoci subito del Suo problema che è abbastanza articolato, come Lei stesso avrà intuito, anche se non ci ha fornito tutti gli elementi per una compiuta valutazione.<br />
Come abbiamo più volte scritto, infatti, di norma sono tenute al pagamento in Italia delle imposte sui redditi, ovunque prodotti, tutte le persone residenti sul territorio dello Stato per più di 183 giorni all’anno – ovvero quelle non residenti limitatamente ai redditi prodotti nello Stato.</p>
<hr />
<p><strong>La residenza fiscale. Requisiti</strong><br />
Orbene, intanto, non ci ha riferito se Lei manterrà la residenza anagrafica in Italia o meno (anche in dipendenza della Sua attività lavorativa).<br />
L’iscrizione nell’anagrafe del Comune italiano, infatti, è già di per sé un criterio – seppure formale – di assoggettabilità alle imposte in Italia (e si discute addirittura se esso ammetta la prova contraria o meno).<br />
In caso negativo, si può fare ricorso ai criteri fattuali della residenza effettiva o del domicilio in Italia per stabilire la potestà impositiva dello Stato.<br />
Ora, Lei ci scrive che si trasferirà realmente con tutta la famiglia in Svizzera, ed essendo Lei solo cittadino Svizzero non soggiace all’inversione dell’onere della prova del cittadino italiano (o del doppio cittadino italo-svizzero) che risiede in un Paese a fiscalità privilegiata come la Confederazione Elvetica.<br />
Sua moglie invece sì, ma dovrà iscriversi all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e supponendo che lavorerà in una struttura ospedaliera non sarà difficile dimostrare che non è stato superato il limite temporale suddetto.<br />
Ciò significa che – quantomeno per Lei – sarà semmai lo Stato italiano a dover provare la sussistenza dell’elemento che giustifica l’imposizione fiscale.<br />
Sicuramente il fatto che tutto il nucleo famigliare si trovi in Svizzera può essere utile a dimostrare l’effettività della residenza in Svizzera ed anche il domicilio, se inteso come centro dei Suoi affetti o delle Sue relazioni personali.<br />
E tuttavia, il tallone d’Achille è dato proprio dallo studio e dalla Sua attività di designer svolta in Italia.<br />
Da un lato, infatti, dovrà essere molto cauto a non superare i 183 giorni all’anno in Italia (e non so se ciò le sarà concretamente possibile) per evitare che si possa considerare Sua dimora abituale e dunque residenza.<br />
Dall’altro lato, invece, sembra proprio che la sede principale dei Suoi affari ed interessi economici sia in Italia , così concretando un domicilio nel territorio dello Stato.</p>
<hr />
<p><strong>La giurisprudenza</strong><br />
Le segnalo in proposito una recentissima pronuncia in sede cautelare della Cassazione Penale, Sez. III, n. 13114 del 21.3.2018 a seguito di un sequestro penale a carico di un soggetto residente proprio in Svizzera per un’ipotesi di reato di omessa dichiarazione (art. 5 D.Lgs. 74/2000).<br />
Ebbene, la Suprema Corte ha ritenuto che le indagini avessero consentito di stabilire “in fatto” la residenza fiscale italiana dell’indagato sulla scorta dei seguenti elementi:<br />
a) dimora stabilmente, in conformità alla nozione civilistica di residenza, in Italia, dove è sito lo studio professionale;<br />
b) è titolare di plurimi conti correnti in proprio o tramite le società nelle quali è cointeressato;<br />
c) utilizza frequentemente in territorio italiano le carte di credito;<br />
d) percorre frequentemente la rete autostradale italiana.<br />
Naturalmente, si tratta di una pronuncia resa in fase cautelare e non ci sono noti tutti gli elementi in fatto. Magari poi verranno fornite le prove idonee a sovvertire tale decisione.<br />
Ci sia, però, consentito esprimere già ora qualche perplessità in astratto, almeno con riferimento ad alcuni degli indici utilizzati dalla Suprema Corte.<br />
1) La titolarità di “plurimi” conti correnti, in proprio o tramite le società nelle quali il soggetto è interessato, è rilevante ma andrebbe verificato se il soggetto aveva plurimi conti correnti anche in Svizzera ed in altri Paesi nei quali operava, essendo i conti correnti italiani magari legati all’operatività, e non significativi in termini relativi;<br />
2) l’utilizzo “frequente” di carte di credito in Italia, inoltre, pare un’affermazione un po’ generica, e anche qui mancano sia un termine di comparazione rispetto all’utilizzo in Svizzera e ad alti Paesi, sia un riferimento qualitativo e quantitativo alle spese;<br />
3) infine, anche la percorrenza della rete autostradale italiana, di nuovo asseritamente “frequente”, è un dato generico e non univoco.<br />
Si tratta, comunque, di elementi dai quali non si potrà prescindere nella pianificazione – anche fiscale – del suo futuro. È, infatti, evidente in questo caso che ciò che risulta tracciabile viene usato contro il contribuente.</p>
<hr />
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
Per quel che la interessa, decisivo mi pare invece il riferimento allo studio professionale. Sotto questo profilo è indubbio che il rischio nel suo caso sia estremamente elevato. Soprattutto perché, se anche la Sua clientela e l’operatività fossero prevalentemente confinate nel territorio italiano, il fisco italiano avrebbe argomenti ulteriori per sostenere che Lei è soggetto passivo di imposta in Italia. E se a ciò aggiungiamo che il fattore di rischio è non solo puramente tributario ma investe anche la responsabilità penale, il miglior consiglio che Le posso dare è di rivolgersi ad un consulente fiscale esperto che potrà analizzare la Sua specifica situazione, suggerendole poi la soluzione più corretta per le Sue esigenze, prima di decidere. La prudenza, come si dice, non è mai troppa. Un cordiale saluto a Lei ed a tutti i nostri Lettori.<br />
Avvocato Markus W. Wiget</p>
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		<title>Moneta intera e cripto valute</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/moneta-intera-e-cripto-valute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 17:21:45 +0000</pubDate>
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	<p>Oltre il voto del 10 giugno</p>
<p>Ridurre a un livello accettabile per il popolo un tema da grandi specialisti, tra l’altro anche in disaccordo fra di loro. È questo il dilemma di fronte al quale si trova il Consiglio federale nel proporre la votazione popolare sull’iniziativa “Moneta intera” (vedi dettagli a pag. 24). Nel nostro sistema democratico questa situazione si verifica con una certa regolarità e talvolta, come nel caso specifico, anche in momenti di per sé già complicati da altri fattori.<br />
“Moneta intera” significa in pratica conferire soltanto alla Banca Nazionale la facoltà di creare moneta. La BNS lo fa già per le monete metalliche (però la Zecca è della Confederazione) e per i biglietti di banca. Controlla inoltre l’emissione del resto di moneta da parte delle banche con vari sistemi, tra cui la proporzione di mezzi propri necessari. Negli ultimi tempi – dopo la più recente crisi monetaria – queste disposizioni sono state inasprite e continuano ad esserlo anche attraverso l’organismo di controllo del mercato finanziario (FINMA).<br />
I promotori dell’iniziativa credono però che questo non sia sufficiente e chiedono che la Banca Nazionale possa controllare tutta l’emissione di moneta. Semplice da dire, ma non da fare: la Banca Nazionale Svizzera (nata sull’idea di un siciliano!) è una società anonima, al cui capitale la Confederazione non partecipa nemmeno, poiché i proprietari sono in maggioranza i cantoni e una piccola quota di privati. La legge dice però che la politica monetaria della Banca Nazionale viene praticata d’intesa con la Confederazione, che quindi ha una visione completa della massa monetaria in circolazione.<br />
Se la BNS dovesse controllare tutta l’emissione di moneta, dovrebbe cambiare struttura e ampliarsi moltissimo, probabilmente anche cedendo l’indipendenza che oggi ha nei confronti della Confederazione. Un altro dei miti svizzeri che deve tramontare? Quand’anche lo fosse, non con i modi proposti dall’iniziativa, poiché la circolazione monetaria nel mondo, tra qualche tempo non sarà in mano alle banche centrali, ma agli innumerevoli creatori di cripto-monete (Bitcoin, per esempio).<br />
Ma la Svizzera può permettersi di agire da sola in questo campo, con una nuova mossa sconsigliata dallo stesso FMI? Se lo facesse le banche perderebbero (almeno in parte) una funzione essenziale nell’economia e la massa monetaria in circolazione diminuirebbe. Aumenterebbe però l’emissione di cripto-monete. Con quali controlli e con quali responsabili? Un futuro per lo meno incerto. Ma il popolo svizzero deve decidere oggi, per uscire da un dilemma, ma per entrare subito in un altro molto più grande.</p>
<p>Ignazio Bonoli</p>
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		<title>Per la “Moneta intera“ al popolo svizzero si presenta un’iniziativa molto esigentedella coalizione rosso-verde e del sindaco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 17:17:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/MONETA-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il monopolio dell’emissione di moneta deve essere solo della Banca Nazionale Svizzera Definiamo dapprima cosa è il denaro. Le monete metalliche e i biglietti di banca certamente: ma anche la moneta “scritturale”, generata principalmente quando le banche concedono crediti. Oppure anche i conti bancari, salvo nel caso in cui l’avere sul conto bancario non è</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/per-la-moneta-intera-al-popolo-svizzero-si-presenta-uniniziativa-molto-esigentedella-coalizione-rosso-verde-e-del-sindaco/">Per la “Moneta intera“ al popolo svizzero si presenta un’iniziativa molto esigentedella coalizione rosso-verde e del sindaco</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/MONETA-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1808"  class="panel-layout" ><div id="pg-1808-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1808-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1808-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il monopolio dell’emissione di moneta deve essere solo della Banca Nazionale Svizzera</p>
<p>Definiamo dapprima cosa è il denaro. Le monete metalliche e i biglietti di banca certamente: ma anche la moneta “scritturale”, generata principalmente quando le banche concedono crediti. Oppure anche i conti bancari, salvo nel caso in cui l’avere sul conto bancario non è denaro reale, ma un credito del cliente verso la banca, che gli permette di esigere di essere pagato se necessario in moneta. Anche il tempo è denaro, come ci spiegava Benjamin Franklin nel suo libro intitolato “Advice to a young tradesman” pubblicato nel 1748. Il denaro è quindi altrettanto difficile da definire quanto il tempo. E l’attualità ci porta a riflettere sull’essenza stessa del denaro. Infatti, il 10 giugno prossimo, gli Svizzeri dovranno pronunciarsi sull’iniziativa “Moneta intera”, il cui titolo ufficiale è il seguente: “Per soldi a prova di crisi: emissione di moneta riservata alla Banca nazionale!”. Vasto programma. Ma che cos’è questa moneta intera?</p>
<p>Ecco un esempio: una banca commerciale concede a un cliente un credito di 10’000 franchi e accredita l’ammontare sul suo conto corrente. La banca crea così moneta dal nulla, o piuttosto della moneta scritturale. Oggi, questa moneta scritturale, soprattutto in America, è molto più largamente diffusa del denaro in contanti. I mezzi di pagamento legali (monete e biglietti di banca) rappresentano soltanto il 10% circa della massa monetaria in circolazione; il 90% di monete è costituito dalla moneta elettronica, “che le banche creano esse stesse a volontà”, come indicano gli iniziativisti sulla loro homepage. L’iniziativa esige che ormai soltanto la Banca nazionale possa creare moneta numerica, che abbia quindi il monopolio della moneta scritturale, come è già il caso per il denaro in contanti. Tutti lo sanno, le banche commerciali non sono autorizzate a coniare monete o a stampare biglietti. Se l’iniziativa fosse adottata, esse potranno continuare a svolgere la loro attività e concedere crediti, nella misura in cui le masse monetarie impegnate sono interamente coperte dal loro capitale proprio e dal risparmio oppure da un prestito della Banca nazionale.</p>
<hr />
<p><strong>Un sistema finanziario più stabile?</strong><br />
Secondo gli iniziativisti, l’introduzione della moneta intera renderebbe l’insieme del sistema finanziario più resistente alle crisi e più equo: “Il denaro dei nostri conti correnti sarà interamente messo al sicuro, poiché si tratterà di denaro della Banca nazionale. Sarà al riparo dai fallimenti bancari. Le regole del gioco saranno le stesse per le banche, grandi o piccole, nonché per le imprese. E soprattutto, il denaro apparterrà quindi al titolare del conto e non sarà andato perso in caso di fallimento della banca”.<br />
Gli iniziativisti promettono ancora meglio, una vera e propria manna finanziaria: quale conseguenza rallegrante dell’iniziativa Moneta intera, la Banca nazionale potrebbe versare ogni anno alla Confederazione e ai Cantoni tra cinque e dieci miliardi di franchi svizzeri supplementari provenienti dalle entrate dell’emissione monetaria. Ad eccezione della produzione di monete, queste possibilità di reddito non sono mai state utilizzate, nemmeno da parte delle banche commerciali per ragioni sistemiche. Con la riforma Moneta intera, questo potenziale finora inutilizzato diventerebbe sfruttabile secondo gli iniziativisti. Inoltre, il rischio di crisi finanziarie dovrebbe diminuire. Infatti, la produzione attuale di moneta mediante la concessione di crediti costringe all’indebitamento: oggi non vi è nuovo denaro senza un nuovo debito. Una società fortemente indebitata è vulnerabile di fronte alle crisi finanziarie.<br />
L’iniziativa non è sostenuta da nessun partito, né da nessuna organizzazione conosciuta, ma dall’associazione “Modernizzazione Monetaria”, il cui comitato è composto da personalità in gran parte sconosciute. Notiamo che l’iniziativa è sostenuta da un buon numero di economisti, talvolta celebri, diplomati di varie università, tra le quali l’Università di San Gallo, dalla quale esce un gran numero di alti dirigenti dell’economia.</p>
<hr />
<p><strong>Rifiuto su tutti gli orizzonti politici</strong><br />
L’iniziativa si è scontrata con un netto rifiuto in Parlamento: benché la richiesta sia accolta più favorevolmente dal PS e dai Verdi, tutti i gruppi respingono l’iniziativa all’unanimità. Una minoranza sinistra-destra ha presentato un controprogetto, ma senza successo. Riprendendo l’argomento della stabilità finanziaria, questo controprogetto voleva iscrivere nella Costituzione federale il fatto che “le nostre grandi banche avranno sufficientemente mezzi propri in futuro per trarsi d’impaccio in caso di nuovi calcoli sbagliati” (consigliere nazionale PS Beat Jans). Il PS ha tuttavia respinto l’iniziativa, argomentando secondo quasi tutti gli intervenuti, che il progetto, finora mai testato, è troppo rischioso. Secondo Susanne Leutenegger Oberholzer, consigliera nazionale PS ed esperta in economia: “nessuna economia nel mondo ha finora creato un sistema di moneta intera come quello descritto da questa iniziativa. Non abbiamo quindi nessuna esperienza in materia”.<br />
Durante i dibattiti, Kathrin Bertschy, consigliera nazionale dei Verdi liberali, ha usato un argomento chiave degli iniziativisti: una banca sola non può semplicemente creare denaro dal nulla”. La concessione di crediti “è sottoposta a restrizioni, a disposizioni regolamentari, ai bisogni in liquidità e al regime delle riserve minime. I limiti sono definiti. La Banca nazionale dispone di un margine di manovra”. Secondo Thomas Matter, consigliere nazionale UDC e banchiere, l’iniziativa Moneta intera vuole “risolvere un problema che non esiste”. Secondo lui “ciò significa inondare la cantina di una casa per verificare se la pompa ad acqua che si vuole installare funziona almeno quanto quella sostituita”. Gli iniziativisti vogliono “demolire il sistema finanziario svizzero perfettamente intatto e mondialmente riconosciuto per costruirne uno radicalmente nuovo, sulle rovine del precedente e secondo i loro propri piani”. L’iniziativa è fonte d’incertezza e rischia di asfissiare l’economia.</p>
<hr />
<p><strong>Ancorare la realtà nella Costituzione</strong><br />
Daniela Schneeberger, consigliera nazionale PLR, sottolinea che la stabilità del sistema bancario, che l’iniziativa intende precisamente rafforzare, è già stata consolidata dalla legge sulle banche (“To big to fail”) del 2011. E il suo collega di partito Beat Walti mette in guardia contro il rischio di una “statalizzazione di fatto nella creazione monetaria” in caso di sì all’iniziativa. Un argomento che può sembrare convincente ma che, secondo Peter Ulrich, non ha peso. Questo vecchio professore di etica dell’economia presso l’Università di San Gallo consiglia gli iniziativisti sulle questioni economiche. In un articolo pubblicato nella NZZ, egli scrive che l’iniziativa “colma il fossato tra la sovranità monetaria e lo Stato, come previsto nella Costituzione, e la realtà del sistema monetario attuale diverso e che comporta rischi nettamente aumentati”.<br />
Nel 1891 infatti, il popolo votava a favore del monopolio dello Stato nel settore della creazione di denaro “concernente le monete metalliche e i biglietti di banca che dominavano allora ampiamente i pagamenti e nel 1951, confermava in votazione questo monopolio”. La moneta scritturale oggi maggioritaria nonché il denaro virtuale scambiato mediante carte di debito e di credito non sono tuttavia dotati di statuto quale mezzo di pagamento legale. Kathrin Bertschy propone di “affrontare queste questioni con una certa umiltà”. Infatti, esse toccano degli elementi essenziali del regime monetario, generano numerose incertezze ed ipotesi e non possono essere trattate come lo sarebbe una scienza esatta.<br />
Si può aggiungere che si tratta di un modello intellettualmente esigente che, in maniera inedita, rifiuta i pregiudizi o i rancori e richiede una reale capacità di riflessione.</p>
<p>Jürg Müller</p>
<hr />
<p><strong>Legge contestata sui giochi in denaro</strong><br />
Il 10 giugno 2018, il popolo si pronuncerà pure sul tema della nuova legge sui giochi in denaro. Il Consiglio federale e il Parlamento vogliono raggruppare la legge attuale sulle case da gioco e la legge sulle lotterie. Questa nuova legge si ispira ampiamente ai dispositivi in vigore e introduce novità. D’ora in poi le case da gioco possono produrre anche giochi online; l’accesso dalla Svizzera alle offerte di giochi online esteri deve tuttavia essere bloccato. Motivo di questo blocco: i fornitori svizzeri devono rispettare disposizioni, in particolare per lottare contro la dipendenza dal gioco. I Giovani Liberali-Radicali, i giovani UDC e i Giovani Verdi liberali hanno lanciato un referendum contro questo blocco, aggiungendosi così al Partito dei giovani verdi, che hanno creato il loro proprio comitato. Si tratta per loro della questione fondamentale di sapere “se vogliamo mettere in pericolo il libero accesso a Internet, con lo scopo di proteggere i fornitori locali”, come si può leggere sulla pagina dei Giovani liberali radicali. Una situazione degna, secondo loro, della Corea del Nord o della Cina.<br />
(JM)</p>
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		<title>Il Comune paga le famiglie per evitare lo spopolamento: una valanga di richieste</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-comune-paga-le-famiglie-per-evitare-lo-spopolamento-una-valanga-di-richieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 17:09:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/villaggio-Albinen-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Un villaggio di montagna nel Vallese sulla prima pagina dei giornali nel mondo Albinen lotta contro l’esodo, proponendo una piccola somma ai nuovi abitanti. La notizia ha fatto il giro del mondo e ora il villaggio è sommerso di richieste. Visita del comune situato nelle Alpi vallesane. Beat Jost può finalmente allontanare la sua frustrazione:</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-comune-paga-le-famiglie-per-evitare-lo-spopolamento-una-valanga-di-richieste/">Il Comune paga le famiglie per evitare lo spopolamento: una valanga di richieste</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/04/villaggio-Albinen-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1802"  class="panel-layout" ><div id="pg-1802-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1802-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1802-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Un villaggio di montagna nel Vallese sulla prima pagina dei giornali nel mondo</p>
<p>Albinen lotta contro l’esodo, proponendo una piccola somma ai nuovi abitanti. La notizia ha fatto il giro del mondo e ora il villaggio è sommerso di richieste. Visita del comune situato nelle Alpi vallesane.</p>
<p>Beat Jost può finalmente allontanare la sua frustrazione: “Tutti bugiardi”, lancia con tono di disapprovazione alla corte di giornalisti: Il sindaco del comune di Albinen si torce i baffi e mormora trepidando alcune parole a proposito di una “storia assurda”. Ma cos’è che ha fatto andare su tutte le furie questo uomo ritenuto da tutti carismatico e dinamico? È certamente la spettacolare risonanza mediatica scatenata con l’aiuto all’alloggio pianificato nel suo villaggio. Poco prima dell’assemblea comunale, il primo cittadino del comune temeva che i suoi cittadini rifiutassero di seguirlo, per paura di essere sommersi da stranieri. I suoi oppositori non potevano sognare una campagna migliore! Il sindaco si scorda però di precisare che il comune è riuscito in un super colpo mediatico.<br />
Ma riprendiamo con ordine. Albinen, situato a 1300 m sul livello del mare, è il villaggio vallesano per eccellenza, calmo e che offre una vista magnifica. Tuttavia, l’immagine idilliaca è ingannevole. Mentre le regioni centrali della Svizzera si lamentano del sovraffollamento nei treni, quello che minaccia Albinen e le regioni periferiche è invece lo spopolamento. Per mantenere i giovani nel comune e attirare nuove famiglie, il comune ha lanciato un’idea poco convenzionale: versare una somma di 70’000 franchi di indennità alle famiglie con 4 bambini desiderose di installarsi nel villaggio. Quale contropartita a questa somma, i beneficiari devono soddisfare condizioni rigide: soggiornare almeno 10 anni nel villaggio, investire almeno 200’000 franchi nell’alloggio e disporre perlomeno, se si è stranieri, di un permesso di soggiorno C.<br />
Ciò che doveva succedere è successo: la scorsa estate l’iniziativa è stata riportata in maniera obiettiva da alcuni media, ma qualche settimana dopo, il sito online di 20 minuti riprendeva i fatti in un articolo intitolato: “Andresti ad abitare lassù per 70’000 franchi?” che sembrava molto una bella novella di Natale, troppo bella per essere totalmente vera: gli autori omettevano di dare particolari sulle condizioni rigide definite dal comune. La notizia si è sparsa come una macchia d’olio nei quattro angoli del mondo. I tabloid britannici, seguiti dai media russi, indiani e cinesi si sono impossessati dell’informazione con dei grossi titoli uno più attraente dell’altro: “Questo villaggio svizzero offre 70’000 franchi se vai ad abitarci. Prepara le tue valigie!”.</p>
<hr />
<p><strong>Con il bagaglio in mano nella bottega del villaggio</strong><br />
Le reazioni non si sono fatte attendere: i responsabili sono stati sommersi da richieste che sono giunte a migliaia. All’inizio, ciò li divertiva. Ma molto meno quando, con il tempo, hanno visto degli Italiani sbarcare con tutti i loro bagagli nella bottega del villaggio per informarsi a proposito del denaro. Jost, l’ex sindacalista e giornalista, si è sentito completamente superato dalla situazione. Ha limitato le sue comparse in pubblico e ha perfino voluto impedire ai giornalisti di assistere all’assemblea comunale decisiva. Ricordando il principio della trasparenza, il cantone l’ha tuttavia richiamato all’ordine. E all’inizio di dicembre l’assemblea ha avuto luogo nel locale dei pompieri.<br />
Gli abitanti di Albinen hanno sostenuto il loro sindaco e hanno nettamente approvato la sua proposta. I giovani hanno esultato, Jost si è messo le mani nei capelli e si è presentato con buona voglia davanti alle telecamere. Era nuovamente in pace, con se stesso ma anche con i giornalisti e il mondo intero.<br />
I giovani abitanti dovevano tuttavia fare una scelta difficile: restare o partire per trovare lavoro, scuole e supermercati? Recentemente tre giovani famiglie hanno lasciato il villaggio. Restano soltanto gli anziani. L’anno prossimo la metà dei 240 abitanti del villaggio riceverà una rendita di vecchiaia. “Stiamo morendo”, spiega Jost. Egli intende offrire al suo villaggio una cura di ringiovanimento e con l’aiuto all’alloggio spera di attirare tra 5 e 10 nuove famiglie. Nel migliore dei casi bisognerebbe riaprire la scuola.</p>
<p>Jona Schmid</p>
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	<p>Un villaggio idilliaco? Come molti comuni svizzeri situati nelle regioni periferiche, il villaggio vallesano di Albinen soffre dell’esodo rurale.</p>
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		<title>Un apprendistato in Svizzera scelto da 2/3 dei giovani svizzeri dopo la scuola</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-apprendistato-in-svizzera-scelto-da-2-3-dei-giovani-svizzeri-dopo-la-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 17:04:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="112" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/educationsuisse-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Una possibilità di formazione professionale per i giovani svizzeri in Italia In Svizzera due giovani su tre scelgono, dopo la scuola dell’obbligo, una formazione professionale, cioè si accingono a fare un apprendistato (o tirocinio, come viene anche chiamato nella Svizzera italiana). Questo tipo di formazione si caratterizza per la combinazione tra teoria e pratica; per</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-apprendistato-in-svizzera-scelto-da-2-3-dei-giovani-svizzeri-dopo-la-scuola/">Un apprendistato in Svizzera scelto da 2/3 dei giovani svizzeri dopo la scuola</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="112" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/educationsuisse-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1799"  class="panel-layout" ><div id="pg-1799-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1799-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1799-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Una possibilità di formazione professionale per i giovani svizzeri in Italia</p>
<p>In Svizzera due giovani su tre scelgono, dopo la scuola dell’obbligo, una formazione professionale, cioè si accingono a fare un apprendistato (o tirocinio, come viene anche chiamato nella Svizzera italiana).</p>
<p>Questo tipo di formazione si caratterizza per la combinazione tra teoria e pratica; per questo viene anche denominata “formazione duale”. Può essere svolta in un’azienda privata o pubblica oppure in una scuola a tempo pieno. Le principali differenze tra apprendistato in azienda (con 1 o 2 giorni di scuola settimanale) e una scuola a tempo pieno sono le seguenti: con l’apprendistato presso un’azienda si è già a contatto con il mondo del lavoro reale e si percepisce sin dal primo giorno una remunerazione, seppur minima. Questa tuttavia non permette ai giovani di essere autosufficienti. Nel caso i genitori dovessero incontrare difficoltà nel sostenere tutti i costi dei figli in formazione, esiste la possibilità di borse di studio (sia cantonali sia da fondazioni private).</p>
<p>Gli aspiranti apprendisti possono scegliere tra ben 230 professioni. Le formazioni professionali più scelte in Svizzera sono attualmente: Impiegato di commercio, Operatore sociosanitario, Operatore socioassistenziale, Installatore elettricista, Informatico, Cuoco.<br />
La formazione dura, a secondo della professione scelta, dai 3 ai 4 anni e si conclude con un esame. Superato l’esame finale si riceve l’<strong>Attestato Federale di Capacità AFC</strong>, che permette di entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro. Con l’evoluzione tecnica e digitale sempre più veloce la formazione continua e le specializzazioni sono sempre più richieste. Cosi un buon 15 % dei giovani si prepara già durante l’apprendistato, oppure con un anno di scuola supplementare, alla <strong>Maturità professionale federale</strong>. Questo diploma consente di iscriversi a una delle tante <strong>Scuole Universitarie Professionali</strong> che offrono corsi di studio di bachelor e di master orientati alla prassi.<br />
Come si vede quindi, anche chi sceglie di intraprendere dopo la scuola dell’obbligo un apprendistato, ha poi sempre la possibilità di continuare gli studi a livello universitario. Chi invece sceglie di lavorare subito dopo l’Attestato Federale di Capacità, può sempre specializzarsi ulteriormente con studi a livello di formazione professionale superiore <strong>(Esami federali di professione)</strong>.<br />
I giovani che dopo la scuola dell’obbligo non riescono a decidere quale formazione intraprendere oppure per chi non ha trovato un posto di apprendistato disponibile, esistono delle <strong>Formazioni transitorie</strong>. Queste soluzioni transitorie durano in genere un anno e sono accessibili anche ai giovani svizzeri provenienti dall’estero. L’offerta varia da cantone a cantone e le possibilità sono molteplici: importante è informarsi in tempo.<br />
I giovani che invece sono più portati alla pratica che allo studio, hanno la possibilità di fare una formazione professionale di solo 2 anni. Essa si conclude con il <strong>Certificato Federale di formazione Pratica CFP</strong> che permette comunque di continuare poi l’apprendistato fino al diploma AFC.</p>
<p>La ricerca di un posto da apprendista, cioè la candidatura, rappresenta sicuramente il nodo cruciale. Tale ricerca risulta ancora più difficile quando si risiede all’estero, ma non per questo impossibile. Ad esempio, nelle professioni tecniche sono disponibili più posti di apprendistato che richieste da parte di giovani interessati.<br />
Già durante gli ultimi anni della scuola dell’obbligo è importante farsi un’idea base del campo professionale che si ritiene più adatto a sé stessi. In molte aziende è possibile fare dei brevi stage di qualche giorno. Un ottimo aiuto per chiarirsi le idee lo offre il sito ufficiale dell’Orientamento Professionale e agli Studi www.orientamento.ch dove si trovano molti consigli utili per la ricerca di un posto d’apprendistato come pure le descrizioni delle professioni e le relative formazioni.<br />
In conclusione, si può affermare che le prospettive di carriera partendo da un apprendistato sono molteplici.<br />
educationsuisse vi aiuta e consiglia volentieri. Potete entrare in contatto diretto con la collaboratrice di educationsuisse Ruth von Gunten, ruth.vongunten@educationsuisse.ch</p>
<p>educationsuisse,<br />
formazione in Svizzera,<br />
Alpenstrasse 26<br />
3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
info@educationuissse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Pensioni di enti pubblici svizzeri e il quadro RW italiano</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/pensioni-di-enti-pubblici-svizzeri-e-il-quadro-rw-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 16:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AVS/AI Assicurazioni Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Casi in cui non c’è l’obbligo di monitoraggio Un lettore mi ha fatto pervenire questo articolo secondo il quale non sussisterebbe l’obbligo di compilare il quadro RW per chi si fa versare la pensione di enti pubblici svizzeri (Confederazione, cantoni, comuni, FFS, poste ecc.) su un conto in Svizzera. Particolarmente interessante il capoverso finale, dal</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/pensioni-di-enti-pubblici-svizzeri-e-il-quadro-rw-italiano/">Pensioni di enti pubblici svizzeri e il quadro RW italiano</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1796"  class="panel-layout" ><div id="pg-1796-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1796-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1796-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Casi in cui non c’è l’obbligo di monitoraggio</p>
<p>Un lettore mi ha fatto pervenire questo articolo secondo il quale non sussisterebbe l’obbligo di compilare il quadro RW per chi si fa versare la pensione di enti pubblici svizzeri (Confederazione, cantoni, comuni, FFS, poste ecc.) su un conto in Svizzera. Particolarmente interessante il capoverso finale, dal nostro lettore sottolineato in rosso.<br />
Faccio notare che si tratta di un’opinione, non di una certezza, ma può interessare i consulenti fiscali delle persone interessate, specialmente in caso di contestazioni fiscali.<br />
Ringrazio il lettore di questa collaborazione!<br />
Robert Engeler</p>
<hr />
<p><strong>Conto Corrente Estero 2018:</strong><br />
obbligo dichiarazione Quadro RW, esenzione importi ammessi e sanzioni<br />
Il possesso di un conto corrente estero è un problema delicato, di difficile gestione, che può esporre il contribuente, persona fisica o società, ad accertamenti con tassazione delle somme, anche per piccole somme di denaro o altre attività e strumenti finanziari (polizze, pensioni etc). Vediamo come e quando dichiarare l’esistenza di questi conti esteri e quali sono le armi per difendersi da un ipotetico accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate che potrebbe presupporre che quei soldi derivino da attività in nero o comunque da redditi non dichiarati precedentemente.</p>
<hr />
<p><strong>Quando dichiarare le somme nella dichiarazione dei redditi</strong><br />
Il quadro RW della dichiarazione dei redditi sia che utilizziate il modello 730 o il modello Unico Persone fisiche, deve essere compilato, ai fini del monitoraggio fiscale, dalle persone fisiche residenti in italia che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria a titolo di proprietà o di altro diritto reale indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione e, in ogni caso, ai fini dell’imposta sul valore degli immobili all’estero (ivie) e dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (ivafe).</p>
<hr />
<p><strong>Sotto i 15 mila euro esenzione dal monitoraggio fiscale</strong><br />
L’obbligo di monitoraggio non sussiste per i depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero il cui valore massimo complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sia superiore a 15.000 euro (art. 2 della legge n. 186 del 2014); resta fermo l’obbligo di compilazione del quadro laddove sia dovuta l’IVafe.<br />
Non parliamo di strumenti finanziari detenuti all’estero in regime di risparmio amministrato o comunque soggetti al regime di ritenuta d’acconto alla fonte, come potrebbero essere azioni o quote di fondi comuni di investimento per esempio.<br />
L’obbligo di monitoraggio non sussiste per i depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero il cui valore massimo complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sia superiore a 15.000 euro (art. 2 della legge n. 186 del 2014); resta fermo l’obbligo di compilazione del quadro laddove sia dovuta l’IVafe.</p>
<hr />
<p><strong>Casi di esenzione dall’indicazione</strong><br />
L’obbligo di monitoraggio non sussiste, inoltre per le persone fisiche che prestano lavoro all’estero per lo stato italiano, per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente o per l’ente locale e le persone fisiche che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia la cui residenza fiscale, o in italia sia determinata, in deroga agli ordinari criteri previsti dal tuir, in base ad accordi internazionali ratificati. L’esenzione vale anche nel caso di contribuenti residenti in italia che prestano la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di frontiera ed in altri paesi limitrofi<br />
Con riferimento agli investimenti e alle attività estere di natura finanziaria detenute nel paese in cui svolgono la propria attività lavorativa. Tale esonero viene riconosciuto solo qualora l’attività lavorativa all’estero sia stata svolta in via continuativa per la maggior parte del periodo di imposta e a condizione che entro sei mesi dall’interruzione del rapporto di lavoro all’estero, il lavoratore non detenga più le attività all’estero. Diversamente, se il contribuente entro tale data non ha riportato le attività in Italia o dismesso le stesse, è tenuto ad indicare tutte le attività detenute all’estero durante l’intero periodo d’imposta.<br />
Qualora il contribuente è esonerato dal monitoraggio, è in ogni caso tenuto alla compilazione della dichiarazione per l’indicazione dei redditi derivanti dalle attività estere di natura finanziaria o patrimoniale nonché del presente quadro per il calcolo dell’IVIE e dell’IVAFE.</p>
<hr />
<p><strong>Quali attività vanno sempre dichiarate all’estero</strong><br />
Queste attività vanno sempre indicate nel presente quadro in quanto di per sé produttive di redditi di fonte estera imponibili in Italia. A titolo esemplificativo, devono essere indicate:<br />
• attività i cui redditi sono corrisposti da soggetti non residenti, tra cui, le partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti, le obbligazioni estere e i titoli similari, i titoli pubblici italiani e i titoli equiparati emessi all’estero, i titoli non rappresentativi di merce e i certificati di massa emessi da non residenti (comprese le quote di oicr esteri), le valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione (ad esempio, accrediti di stipendi, di pensione o di compensi);<br />
• contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, ad esempio finanziamenti, riporti, pronti contro termine e prestito titoli; contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello stato;<br />
• metalli preziosi detenuti all’estero;<br />
• diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti finanziari assimilati;<br />
• orme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero, escluse quelle obbligatorie per legge;<br />
• le polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione sempreché la compagnia estera non abbia optato per l’applicazione dell’imposta sostitutiva e dell’imposta di bollo e non sia stato conferito ad un intermediario finanziario italiano l’incarico di regolare tutti i flussi connessi con l’investimento, con il disinvestimento ed il pagamento dei relativi proventi;<br />
• le attività finanziarie italiane comunque detenute all’estero, sia ad esempio per il tramite di fiduciarie estere o soggetti esteri interposti,sia in cassette di sicurezza;<br />
• le attività e gli investimenti detenuti all’estero per il tramite di soggetti localizzati in paesi diversi da quelli collaborativi nonché in entità giuridiche italiane o estere, diverse dalle società, qualora il contribuente risulti essere “titolare effettivo”;<br />
• le attività finanziarie estere detenute in italia al di fuori del circuito degli intermediari residenti;<br />
• i titoli o diritti offerti ai lavoratori dipendenti ed assimilati che danno la possibilità di acquistare, ad un determinato prezzo, azioni della società estera con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro o delle società controllate o controllanti (cd. stock option), nei casi in cui, al termine del periodo d’imposta, il prezzo di esercizio sia inferiore al valore corrente del sottostante. Se il piano di assegnazione delle stock option prevede che l’assegnatario non possa esercitare il proprio diritto finché non sia trascorso un determinato periodo (cd. vesting period), le stesse non devono essere indicate nel presente quadro fino a quando non sia spirato tale termine, mentre devono essere indicate in ogni caso, quindi, anche nel corso del vesting period, qualora siano cedibili.<br />
Si precisa che le attività finanziarie detenute all’estero vanno indicate nel presente quadro anche se immesse in cassette di sicurezza.</p>
<hr />
<p><strong>Dove sono i soldi: paese a fiscalità privilegiata o no</strong><br />
Prima del 2009 si dormivano sogni tranquilli in quanto non esistevano dei veri e proprio obblighi dichiarativi o meglio il quadro normativo non era così strutturato e non prevedeva questa presunzione secondo cui le attività finanziarie detenute in paesi a fiscalità privilegiata si presumono generate da redditi non tassati per cui saranno riprese a tassazione in Italia.</p>
<hr />
<p><strong>Questa la sintesi di questa norma anti evasione</strong><br />
L’articolo 12, comma 2, del Dl 78/2009 recita infatti che gli investimenti e le attività di natura finanziaria che sono possedute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato si presumono costituite, salvo prova contraria a carico del contribuente, mediante redditi sottratti a tassazione in Italia.<br />
Un classico esempio sono i conti in Svizzera o Lichtenstein, Madera o le Cayman, tanto per citarne alcuni,o anche in altri paesi a fiscalità privilegiata.</p>
<hr />
<p><strong>Come fare per evitare di essere accertati</strong><br />
Dovete in sostanza adempiere agli obblighi sul monitoraggio fiscale che impongono la dichiarazione all’interno del quadro RW della dichiarazione verificando:<br />
• prima di tutto che non siano prescritti i termini dell’accertamento fiscale;<br />
• verificando che non facciano riferimento a periodi non più accertabili, inquietante punto, precedenti all’entrata in vigore della norma,<br />
• verificare che non facciano riferimento a casi di esenzione dalla dichiarazione,<br />
• verificare che non debbano applicarsi solo i casi di dichiarazione infedele per omessa compilazione del quadro RW.<br />
Talune volte derivano dal fatto che si avevano immobili all’estero che sono stati ceduti e le somme sono rimaste sul conto estero e spesso la motivazione in effetti deriva dal fatto di non volerle tassare. Non a caso si è cercato a botte di volontari discolpare, di scudi stellati o altri nomi di fantasia che niente altro sono se non condoni fiscali, di far rientrare queste somme in Italia.<br />
Ma l’italiano che non paga le tasse comunque resta di base pronto anche ad accettare pagamenti di condoni più o meno light. Per cui sembrerebbero esserci ancora molte persone che detengono somme all’estero e non ci pensano proprio di dichiarare qualcosa in Italia, perchè preferiscono farsi qualche viaggio in aereo o in macchina e riportarle in italia, così svuotando piano piano i conti esteri.<br />
Inutile dire che qualora vi trovaste alla dogana con soldi non dichiarati questo vi esporrebbe a sanzioni più salate!</p>
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<p><strong>Come difendersi all’atto di accertamento fiscale dell’agenzia delle entrate</strong><br />
La presunzione relativa del fisco si vince mediante la dimostrazione che i proventi o il denaro sul conto corrente estero derivino da una attività, o più in generale da un reddito di qualsiasi natura, che è stato tassato all’estero.<br />
La norma non ha efficacia retroattiva… per cui se vi accertano periodi di imposta prima del 2009 questa norma presuntiva non vale (Cfr Ctr di Milano Sentenza n. 1865/1/17). Questo perché il contribuente in assenza della norma non era obbligato a pre-costituire una forma di prova contro una presunzione che a quel tempo non esisteva.</p>
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