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	<title>Edizione Settembre 2021 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Settembre 2021 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Settembre 2021</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-settembre-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 20:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori, la Svizzera e la sua società tornano lentamente a vivere a pieno regime. Le grandi competizioni sportive posticipate l’anno scorso a causa del COVID hanno riportato i titoli dei media a caratteri più leggeri rispetto a quelli dei passati mesi. La Svizzera ha avuto di che festeggiare tanto da meritare a</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>la Svizzera e la sua società tornano lentamente a vivere a pieno regime. Le grandi competizioni sportive posticipate l’anno scorso a causa del COVID hanno riportato i titoli dei media a caratteri più leggeri rispetto a quelli dei passati mesi. La Svizzera ha avuto di che festeggiare tanto da meritare a nostro avviso la copertina della presente Gazzetta di fine estate. Nel frattempo, timidi cenni giungono anche dai circoli che stanno riprendendo le attività. Loro, la linfa vitale delle attività degli Svizzeri in Italia, sono chiamati a districarsi in una situazione mista di motivazione, energia e voglia di fare ma al contempo ancora dominata dai temi sanitari. A proposito: in Svizzera la discussione sui certificati COVID (il “Green Pass” elvetico), tamponi a pagamento per i non vaccinati e altri misure sta agitando non poco gli animi. A novembre una nuova votazione interpellerà la popolazione proprio su questi punti (riferiremo nella prossima Gazzetta). Insomma, per lasciarci alle spalle definitivamente queste tematiche dobbiamo pazientare ancora un po’. Per passare il tempo è difficile resistere alla proposta culinaria vodese che vi presentiamo a pagina 17. Buon appetito e buona lettura. </p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>Redattore</em></p>
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		<title>«Della Svizzera amo la semplicità e il pragmatismo»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/della-svizzera-amo-la-semplicita-e-il-pragmatismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 20:03:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/FM1-300dpi-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Intervista a Fabrizio Macrì, Direttore della Camera di commercio italiana in Svizzera (CCIS) da quasi un decennio. Con lui parliamo di Svizzera, Italia, le relazioni tra i due paesi e gli obiettivi della CCIS. Fabrizio Macrì, sono ormai 14 anni che vive e lavora in Svizzera, difendendo i colori della CCIS. Si sente un po’</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/FM1-300dpi-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19311"  class="panel-layout" ><div id="pg-19311-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19311-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19311-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Intervista a Fabrizio Macrì, Direttore della Camera di commercio italiana in Svizzera (CCIS) da quasi un decennio. Con lui parliamo di Svizzera, Italia, le relazioni tra i due paesi e gli obiettivi della CCIS.</strong></span></p>
<p><strong>Fabrizio Macrì, sono ormai 14 anni che vive e lavora in Svizzera, difendendo i colori della CCIS. Si sente un po’ svizzero nel frattempo, e se sì in cosa?</strong><br />
Sicuramente sono diventato meno paziente di un tempo rispetto a ritardi e mala organizzazione. Vivendo e lavorando in una città come Zurigo ci si abitua a muoversi in un ingranaggio perfettamente oliato e funzionante e questo ti cambia il carattere. Ti abitui a poter tenere fede a molti impegni di lavoro e privati in una stessa giornata grazie ad un’amministrazione ed un’organizzazione sociale efficiente e user friendly ed è difficile rinunciare a questo vantaggio, una volta acquisito.</p>
<p><strong>Cosa apprezza degli svizzeri e quale caratteristica invece non ama particolarmente?</strong><br />
Della Svizzera amo semplicità e pragmatismo. La capacità di andare dritti al cuore dei problemi cercando delle soluzioni concrete senza perdersi in inutili polemiche e conflitti personali. Ammiro inoltre il fatto che si dia molta importanza all’esercito come milizia e come strumento di educazione alla convivenza ed alla responsabilità civile. Infine sono affascinato dal rispetto che le persone hanno per il prossimo e per l’approccio mai aggressivo ma sempre cortese e costruttivo.<br />
Faccio invece fatica ad abituarmi alla rigidità con cui sono strutturate le agende delle persone anche nella vita privata: un po’ di flessibilità in più e disponibilità all’improvvisazione non guasterebbe e non intaccherebbe la qualità della vita del Paese.</p>
<p><strong>Quali sono gli obiettivi principali della CCIS in Svizzera, e quali le pietre miliari nell’ultimo decennio?</strong><br />
LA CCIS fa parte di una rete di 80 Camere di Commercio Italiane all’Estero riconosciute dal Governo italiano per sostenere gli scambi commerciali e i flussi d’investimento dell’Italia nel Mondo. In Svizzera la CCIS lavora molto da un lato per sostenere le aziende italiane che esportano e vendono servizi nel Paese dando un contributo determinante al comparto edilizio e dell’impiantistica industriale in Svizzera e dall’altro alla promozione delle eccellenze Made in. Negli ultimi 10 anni, la Camera è cresciuta molto sotto la spinta dei servizi di consulenza alle imprese e dei progetti organici di promozione che si sono concentrati fondamentalmente nel comparto vitivinicolo e in quello dell’high-tech.</p>
<p><strong>Come ritiene venga percepita l’Italia in Svizzera, per quali suoi aspetti è apprezzata?</strong><br />
L’Italia è in grado di esprimere in molti settori una qualità produttiva ineguagliata. Nonostante i suoi noti e diffusi problemi sistemici, l’Italia rimane la seconda manifattura d’Europa e compete con la Germania a tutti i livelli della catena del valore, dall’agroalimentare all’aerospaziale, le aziende italiane primeggiano nel Mondo con punte di eccellenza ineguagliata nell’agroalimentare, nella cantieristica, nelle macchine utensili e perfino nel risparmio energetico nel ciclo industriale, in cui l’Italia detiene la leadership in Europa. Tutto questo viene apprezzato in Svizzera più che mai perché nella Confederazione si è capaci di apprezzare la sostanza delle cose al di là della reputazione o del sentito dire. La Svizzera è un Paese capace, competente e ricco che apprezza l’eccellenza ed è per questo che i rapporti tra i due Paesi sono destinati ad intensificarsi.</p>
<p><strong>The True Italian Taste, il vero gusto italiano, è un progetto che ha preso piede anche in Svizzera. Di cosa si tratta e quale è l’obiettivo dietro il progetto?</strong><br />
Target del progetto sono i consumatori svizzeri e la loro sensibilizzazione per invitarli a scegliere il prodotto giusto quando si decide di mangiare italiano. Il progetto parte dalla constatazione che nel Mondo il volume di fatturato del “finto italiano” (Italian sounding) vale il doppio dell’export effettivo di prodotti autenticamente italiani. Le ragioni sono molteplici: nei paesi ricchi come la Svizzera non è certo la volontà di risparmiare che porta ad acquistare e consumare prodotti non autenticamente italiani ma spesso la mancanza di un’informazione adeguata e di campagne di marketing efficaci. Il True Italian Taste cerca di colmare questa lacuna</p>
<p><strong>In un’intervista ha affermato che l’Italia deve assomigliare di più a paesi che funzionano meglio di lei. Quali sono a suo avviso, i principali cantieri politici e istituzionali che l’Italia è chiamata ad affrontare? Come hanno vissuto la crisi del COVID le imprese italiane?</strong><br />
Imparare dagli altri per migliorarsi e non volersi imporre sugli altri Paesi: questo secondo me è lo spirito giusto con cui vivere l’internazionalizzazione. L’Italia, nonostante sappia primeggiare in tanti settori e possa quindi in alcuni ambiti essere di esempio agli altri, ha ancora tanto da imparare dalla Svizzera e da altri suoi Paesi partner e competitor. Dal mio punto di osservazione bisogna concentrare gli sforzi e le risorse su poche priorità. Una è senz’altro la difesa ed il rilancio della capacità produttiva del Paese. Rispondere alle difficoltà che incontra la parte più dinamica ed intraprendente del Paese per evitare che si stanchi e migri altrove. Per far ripartire la macchina bisogna iniziare subito ad aggiustarne il motore: gli altri pezzi verranno dopo. Fare meglio quello che sappiamo fare bene, costruire reddito e futuro sul rafforzamento delle competenze, e sugl’investimenti strategici nelle imprese per renderle più competitive. L’Italia è un grande paese manifatturiero ma è evidente che non basta. Credo che lavorare su questo debba essere una priorità perché da questo dipende la capacità di creare le risorse che servono a soddisfare anche gli altri bisogni della società.</p>
<p><em>Intervista: Gazzetta Svizzera</em></p>
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		><h3 class="widget-title">“I rapporti tra Svizzera e Italia sono destinati ad intensificarsi”</h3>
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	<p>Nasce a Roma, nel 1974, studia Scienze Politiche a Torino con tesi di laurea in Economia dell’integrazione europea.</p>
<p>Nel 2001 consegue un Master in Relazioni internazionali presso l’Università di Amsterdam con focus in Economia internazionale.</p>
<p>Nel 2020 ottiene a Zurigo un Executive MBA presso l’Università di Scienze Applicate dei Grigioni.</p>
<p>Dal 2012 è Direttore della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) dove lavora dal 2007 dopo un’esperienza di 4 anni presso la Camera di Commercio Italiana per la Germania a Francoforte, una di un anno presso la Siemens AG a Monaco di Baviera e di uno stage presso l’Italian Trade Commission ad Helsinki, in Finlandia.</p>
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		<title>Tassazione delle rendite di invalidità AI e SUVA</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/tassazione-delle-rendite-di-invalidita-ai-e-suva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 19:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[AVS/AI Assicurazioni Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Previdenziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/05/rubrica-previdenziale-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Caro signor Engeler, Ho letto con interesse il suo articolo “Ultimissime sulla tassazione della previdenza professionale svizzera”. Molto informativo, grazie mille! Dal nostro arrivo in Italia nel 1997, abbiamo sempre pagato i contributi annuali alla Gazzetta, a volte in ritardo. Questo è anche il caso di quest’anno. Dall’inizio della pandemia non riceviamo più la Gazzetta</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/tassazione-delle-rendite-di-invalidita-ai-e-suva/">Tassazione delle rendite di invalidità AI e SUVA</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/05/rubrica-previdenziale-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19305"  class="panel-layout" ><div id="pg-19305-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19305-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19305-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Caro signor Engeler,</p>
<p>Ho letto con interesse il suo articolo “Ultimissime sulla tassazione della previdenza professionale svizzera”. Molto informativo, grazie mille!</p>
<p>Dal nostro arrivo in Italia nel 1997, abbiamo sempre pagato i contributi annuali alla Gazzetta, a volte in ritardo. Questo è anche il caso di quest’anno. Dall’inizio della pandemia non riceviamo più la Gazzetta in forma cartacea, questo è probabilmente dovuto a Poste Italiane, che qui funziona sempre peggio. Ecco perché non ci sono più bollettini di pagamento che svolazzano in giro ricordandoci di pagare. Molta posta dalla Svizzera ha smesso di arrivare, quindi per favore non inviateci più Gazzetta.</p>
<p>Per quanto riguarda la SUVA: dopo un incidente nel 1970, ricevo una pensione SUVA, che ha sempre corrisposto alla pensione dell’AI in termini percentuali. Ci siamo trasferiti in Italia nel 1997. Da febbraio 2019, ricevo l’AVS, più la stessa rendita SUVA (70% del reddito di allora più le indennità di carovita). All’epoca (1970) mi sono fatto versare l’accredito del fondo pensione.<br />
Recentemente ho avuto un contatto telefonico con la SUVA perché la pensione non è arrivata. Motivo: il modulo per il certificato di vita è stato restituito da Poste a SUVA, ‘destinatario sconosciuto’.... Ho colto l’occasione per chiedere alla consulente se sapeva di più sulla tassazione della pensione in Italia. Ha detto che la posizione della SUVA era che doveva essere tassata.<br />
Ho poi fatto qualche ricerca e ho trovato l’articolo qui sotto da Quifinanza.it. Il mio consulente CAF è del parere che la pensione SUVA corrisponde all’Assegno d’Invalidità Permanente italiano, che qui non è tassabile.</p>
<p>Mi permetto di aggiungere un testo che ho trovato recentemente su internet riguardante la pensione della SUVA: https://quifinanza.it/pensioni/il-trattamento-fiscale-delle-pensioni-ricevute-dallestero-se-e-come-bisogna-dichiararle/97571/</p>
<p>Cito qui di seguito un passaggio che riguarda la Svizzera:<br />
“Svizzera- Le pensioni pubbliche sono tassate solo in Svizzera se il contribuente possiede la nazionalità svizzera; in caso contrario sono tassate solo in Italia.<br />
Le pensioni private sono tassate solo in Italia. Le rendite corrisposte da parte dell’Assicurazione Svizzera per la vecchiaia e per i superstiti (rendite AVS) non devono essere dichiarate in Italia in quanto assoggettate a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.</p>
<p>In riferimento alla rendita SUVA, se permanente, è reddito esente dalla indicazione nella dichiarazione dei redditi, in base all’art. 6, comma 2 del Tuir”.<br />
La SUVA, invece, ritiene che la pensione sia tassabile in Italia. Ho inviato un’e-mail alla SUVA con il link di cui sopra, ma non ho ancora ricevuto una risposta (dopo un mese). In un precedente articolo di Gazzetta Svizzera, uno dei loro colleghi era del parere che questa pensione non dovesse essere dichiarata. Cosa è corretto ora?<br />
Grazie per il vostro interesse.<br />
Cordiali saluti</p>
<p><em>R.S.</em></p>
<hr />
<p>Caro lettore,</p>
<p>Il suo consigliere del CAF ha ragione, così come l’articolo di quifinanza.it. Le rendite AVS e AI (assicurazione invalidità) sono imponibili in Italia. Queste sono automaticamente soggette a una ritenuta del 5% quando vengono trasferite in Italia; ciò significa che l’imposta sul reddito su queste pensioni è stata pagata e non devono essere incluse nella dichiarazione dei redditi italiana.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la pensione SUVA, il mio consulente fiscale mi scrive:<br />
“la rendita SUVA, se permanente, è reddito esente dalla indicazione nella dichiarazione dei redditi, in base all’art. 6, comma 2 del Tuir. Il principio che stabilisce la rilevanza fiscale delle rendite derivanti da assicurazioni si basa sulla distinzione tra lucro cessante e danno emergente: solo le somme erogate a titolo di indennizzo per mancati guadagni sono imponibili e costituiscono reddito della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti, non invece quelle erogate a titolo di risarcimento di un danno patrimoniale. Diversamente, se il risarcimento reintegra i mancati guadagni causati da un’invalidità temporanea, le somme percepite, andranno trattate allo stesso modo dei redditi che sostituiscono.”</p>
<p>In breve: Una rendita vitalizia come risarcimento del danno per invalidità permanente o morte non deve essere tassata in Italia, ma una rendita limitata nel tempo come risarcimento del mancato guadagno (come la pensione AI) deve essere tassata.</p>
<p>Speriamo che questo abbia dissipato i suoi dubbi. A proposito di Gazzetta Svizzera: l’opzione se riceverla per e-mail o in versione cartacea può essere esercitata nella nostra homepage www.gazzettasvizzera.org o presso il consolato competente.</p>
<p><em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Besteuerung in Italien der Invalidenrenten IV und SUVA</h3>
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	<p>Sehr geehrter Herr Engeler</p>
<p>Mit Interesse habe ich ihren Artikel “Ultimissime sulla tassazione della previdenza professionale svizzera» gelesen. Sehr aufschlussreich, vielen Dank!<br />
Seit unserer Ankunft in Italien im Jahre 1997 haben wir in der Folge immer die Jahresbeiträge an die Gazzetta bezahlt, manchmal mit Verspätung. Dies ist auch dieses Jahr der Fall. Seit Beginn der Pandemie erhalten wir die Gazzetta in Papierform nicht mehr, das ist wohl den Poste Italiane zuzuschreiben, die hier immer schlechter arbeiten. Deshalb flatterte auch kein Einzahlungsschein mehr herum, der an die Zahlung erinnerte. Viele Post aus der Schweiz kommt schon gar nicht mehr an, bitte also keine Gazzetta mehr an uns versenden.</p>
<p>Zur SUVA: seit einem Unfall im fernen Jahre 1970 beziehe ich eine SUVA-Rente, die prozentual immer der IV-Rente entsprach. 1997 sind wir nach Italien gezogen. Seit Februar 2019 beziehe ich die AHV, dazu ebendiese SUVA-Rente (70% des damaligen Einkommens plus Teuerungszulagen). Das PK-Guthaben habe ich mir damals (1970) auszahlen lassen.</p>
<p>Kürzlich hatte ich mit der SUVA Telefonkontakt, da die Rente nicht eintraf. Grund: das Formular für die Lebensbescheinigung wurde von den Poste an die SUVA retourniert, ‘destinatario sconosciuto’... Bei dieser Gelegenheit fragte ich die Beraterin, ob sie Genaueres zur Besteuerung der Rente in Italien wüsste. Der Standpunkt der SUVA sei, diese müsse versteuert werden, meinte sie.<br />
Daraufhin machte ich mich auf die Suche und fand unten genannten Artikel von Quifinanza.it. Meine CAF-Beraterin ist der Meinung, dass die SUVA-Rente dem italienischen Assegno d’Invalidità Permanente entspreche, der hier nicht steuerpflichtig sei.</p>
<p>Ich erlaube mir, einen Text anzufügen, den ich kürzlich im Internet fand, die SUVA-Rente betreffend.<br />
https://quifinanza.it/pensioni/il-trattamento-fiscale-delle-pensioni-ricevute-dallestero-se-e-come-bisogna-dichiararle/97571/<br />
Ich zitiere folgend eine Stelle, welche die Schweiz betrifft:<br />
“Le pensioni pubbliche sono tassate solo in Svizzera se il contribuente possiede la nazionalità svizzera; in caso contrario sono tassate solo in Italia.<br />
Le pensioni private sono tassate solo in Italia. Le rendite corrisposte da parte dell’Assicurazione Svizzera per la vecchiaia e per i superstiti (rendite AVS) non devono essere dichiarate in Italia in quanto assoggettate a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.<br />
In riferimento alla rendita SUVA, se permanente, è reddito esente dalla indicazione nella dichiarazione dei redditi, in base all’art. 6, comma 2 del Tuir.”<br />
Die Suva hingegen stellt sich auf den Standpunkt, dass die Rente in Italien zu versteuern sei. In einer Mail habe ich oben genannten Link der SUVA mitgeteilt, doch bis jetzt (nach einem Monat) keine Antwort erhalten. In einem früheren Beitrag in der Gazzetta Svizzera war einer ihrer Kollegen der Meinung, diese Rente nicht zu deklarieren. Was stimmt nun?<br />
Vielen Dank für ihr Interesse.<br />
Freundliche Grüsse</p>
<p><em>R.S.</em></p>
<hr />
<p>Lieber Leser</p>
<p>Ihre CAF-Beraterin hat recht, ebenso der Artikel in Quifinanze. AHV- und IV (Invalidenversicherung) -Renten sind in Italien steuerpflichtig. Diese werden bei Überweisung nach Italien automatisch mit einer Quellensteuer von 5% belastet; damit ist die Einkommenssteuer auf diesen Renten bezahlt und müssen in der italienischen Steuererklärung nicht aufgeführt werden.<br />
Was die SUVA-Rente anbelangt, schreibt mir mein Steuerberater:</p>
<p>“la rendita SUVA, se permanente, è reddito esente dalla indicazione nella dichiarazione dei redditi, in base all’art. 6, comma 2 del Tuir.<br />
Il principio che stabilisce la rilevanza fiscale delle rendite derivanti da assicurazioni si basa sulla distinzione tra lucro cessante e danno emergente: solo le somme erogate a titolo di indennizzo per mancati guadagni sono imponibili e costituiscono reddito della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti, non invece quelle erogate a titolo di risarcimento di un danno patrimoniale.<br />
Diversamente, se il risarcimento reintegra i mancati guadagni causati da un’invalidità temporanea, le somme percepite, andranno trattate allo stesso modo dei redditi che sostituiscono.”<br />
In Kürze: Eine lebenslängliche Rente als Entschädigung für einen Schaden muss in Italien nicht versteuert werden, eine zeitlich beschränkte Rente als Entschädigung für entgangenen Verdienst (wie die IV-Rente) muss hingegen versteuert werden.</p>
<p>Wir hoffen, damit Ihre Zweifel zerstreut zu haben. Übrigens: Die Gazzetta wird nicht aus der Schweiz, sondern ab Mailand als posta prioritaria versandt. Wer sie per E-mail erhält, aber in der Papierversion erhalten möchte, kann dies auf unserer homepage www.Gazzettasvizzera.org oder beim zuständigen Konsulat beantragen.</p>
<p><em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/tassazione-delle-rendite-di-invalidita-ai-e-suva/">Tassazione delle rendite di invalidità AI e SUVA</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come la duplice formazione svizzera fa la differenza</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/come-la-duplice-formazione-svizzera-fa-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 19:42:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/foto_2_gazzetta-svizzera-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il panorama universitario svizzero I laureati stanno assistendo a un aumento della domanda sia per l’esperienza in azienda che di una laurea, anche per le posizioni di entry level. Questo significa che gli studenti di licei e istituti sono chiamati a decidere se devono prima acquisire esperienza lavorativa o iniziare un percorso di laure appena</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-la-duplice-formazione-svizzera-fa-la-differenza/">Come la duplice formazione svizzera fa la differenza</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/foto_2_gazzetta-svizzera-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19300"  class="panel-layout" ><div id="pg-19300-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19300-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19300-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il panorama universitario svizzero</strong><br />
I laureati stanno assistendo a un aumento della domanda sia per l’esperienza in azienda che di una laurea, anche per le posizioni di entry level. Questo significa che gli studenti di licei e istituti sono chiamati a decidere se devono prima acquisire esperienza lavorativa o iniziare un percorso di laure appena terminata la scuola. Tuttavia, gli studenti in Svizzera non sempre devono compiere questa scelta grazie al suo unico sistema di duplice formazione. A livello terziario, l'istruzione svizzera è suddivisa in due settori: l'università o il settore dell'istruzione superiore in cui gli studenti ottengono un diploma di laurea e il settore professionale o professionale superiore in cui gli studenti ottengono un diploma professionale. Sia i diplomi professionali che i diplomi di laurea hanno il riconoscimento di livello 6 nell'ambito dell'International Standard Classification of Education.</p>
<p>I diplomi di laurea in Svizzera possono essere ottenuti attraverso le università cantonali, che sono altamente accademiche e orientate alla teoria e alla ricerca, o attraverso le università di scienze applicate, che invece sono più orientate alla pratica e strettamente connesse con l’industria. Agli studenti delle università di scienze applicate viene spesso chiesto di avere esperienza lavorativa per conseguire la laurea. Questo potrebbe essere un requisito iniziale, oppure ottenuto attraverso i tirocini semestrali svolti durante il programma di studio.</p>
<p><strong>La perfetta miscela di soft e hard skills</strong><br />
I titoli professionali sono titoli specializzati incentrati sullo sviluppo di competenze per i lavori richiesti. Gli studenti imparano un settore da zero, a partire da una solida base nelle capacità operative. I corsi di laurea professionali operano all'interno di un unico sistema educativo duale, il che significa che gli studenti imparano sia a scuola che durante i tirocini, integrati nel percorso. Grazie a questa miscela di teoria e formazione pratica, i laureati sono pronti a entrare nel mondo del lavoro con una combinazione di competenze ed esperienze lavorative molto apprezzate dai datori di lavoro. Ci sono più di 500 lauree professionali in Svizzera per carriere in tutto, da banche, amministrazione aziendale, gestione dell'ospitalità, infermieristica e paramedici, telecomunicazioni e gestione della qualità. Infatti, alcune delle figure imprenditoriali più importanti del Paese, come Sergio Ermotti, ex amministratore delegato della banca svizzera UBS, hanno iniziato la loro carriera con una laurea professionale.</p>
<p><strong>Doppia formazione in Hospitality Management</strong><br />
Situata nella principale regione turistica della Svizzera, i Grigioni, la EHL Swiss School of Tourism and Hospitality offre agli studenti di lingua tedesca e inglese un'opportunità unica di beneficiare di questo doppio sistema di istruzione. Durante i loro studi, gli studenti della Laurea sono incoraggiati a crescere sia professionalmente che personalmente. Costruiranno un forte profilo sia delle competenze tecniche dell'ospitalità che delle competenze trasversali altamente richieste, che consentiranno loro di perseguire carriere nel settore dell'ospitalità e oltre. Come membri del gruppo EHL, i laureati professionali che desiderano continuare i loro studi e ottenere una qualifica di istruzione superiore hanno accesso diretto a un programma accelerato di tre semestri per ottenere il Bachelor of Science in International Hospitality Management dall'Ecole hôtelière de Lausanne (EHL). Questa combinazione è conosciuta come il “Professional Pathway at EHL”.</p>
<p><strong>Opportunità per gli svizzeri all’estero</strong><br />
Nell’ottica di poter offrire l’eccellenza della formazione svizzera anche ai giovani studenti di università all’estero, EHL ha recentemente invitato dei rappresentanti del gruppo YPSA dei giovani svizzeri all’estero per presentare le opportunità che la scuola può offrire anche agli studenti non residenti in Svizzera.<br />
Attraverso l’attivazione di un network fra associazioni di svizzeri all’estero, EHL vuole dare l’opportunità a sempre più giovani di fare l’esperienza dell’alta formazione svizzera.<br />
L’incontro con il gruppo dell’ YPSA si è tenuto il 21 maggio 2021 presso Passugg il magnifico Campus di EHL, alle presenza di Xenia Marchesini Piazza, International Recruitment Officer at the EHL Passugg e Stephany Ruchti, Wedaje Ben Chaabane e Najib Bourkhis, membri dell’YPSA e rappresenta un primo passo per una futura collaborazione tra associazioni internazionali di svizzeri all’estero e scuole di eccellenza svizzere.</p>
<p><em>Xenia Marchesini Piazza</em><br />
<em>(riadattamento di Roberto Landolina per YPSA)</em></p>
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	<p>Nella foto uno studente della scuola di EHL</p>
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	<p>Nella foto la rappresentanza di EHL e YPSA durante il pranzo (di fronte Stephany Ruchti, e Xenia Marchesini Piazza, di spalle Wedaje Ben Chaabane e Najib Bourkhis)</p>
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		<title>Bonjour, grüezi, allegra, benvenuto: plurilinguismo quotidiano</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/bonjour-gruezi-allegra-benvenuto-plurilinguismo-quotidiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 18:27:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Illu_Spring-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Quattro lingue nazionali, decine di dialetti, oltre 250 lingue parlate in totale: il plurilinguismo è un fenomeno elvetico ed è in crescita. È sorprendente però vedere come l’inglese si stia imponendo a poco a poco come quinta “lingua nazionale”. Renata Coray è cresciuta nel cantone di Basilea Campagna in una famiglia dove si parlava romancio</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/bonjour-gruezi-allegra-benvenuto-plurilinguismo-quotidiano/">Bonjour, grüezi, allegra, benvenuto: plurilinguismo quotidiano</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Illu_Spring-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19288"  class="panel-layout" ><div id="pg-19288-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19288-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19288-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Quattro lingue nazionali, decine di dialetti, oltre 250 lingue parlate in totale: il plurilinguismo è un fenomeno elvetico ed è in crescita. È sorprendente però vedere come l’inglese si stia imponendo a poco a poco come quinta “lingua nazionale”.</strong></p>
<p>Renata Coray è cresciuta nel cantone di Basilea Campagna in una famiglia dove si parlava romancio e svizzero tedesco, ha svolto degli studi in francese e tedesco a Friborgo, vive a Zurigo, soggiorna spesso nella Surselva, legge anche dei testi in inglese per il suo lavoro e ama le vacanze in Italia. Anche se non tutti gli Svizzeri sono così poliglotti come questa responsabile di progetto presso l’Istituto di plurilinguismo dell’Università di Friborgo, l’ultimo studio dell’Ufficio federale di statistica (UST) sul paesaggio linguistico svizzero mostra comunque che il plurilinguismo è in netto aumento. Oltre due terzi della popolazione svizzera utilizzano regolarmente più di una lingua. Nel 2014, circa il 64% degli svizzeri parlava quotidianamente più di una lingua. Oggi, questa percentuale raggiunge il 68%. Per quanto concerne il numero di lingue utilizzate, il 38,4% ne parla regolarmente due, il 21,3% tre, il 6,4% quattro e l’1,7% cinque o più. Notiamo che lo studio non fa distinzione tra il tedesco e lo svizzero tedesco.</p>
<p>«Questo aumento è dovuto alla maggiore mobilità, a possibilità di comunicazione più estese offerte in particolare dai nuovi media e da Internet, ai corsi di lingue molto diffusi e alla composizione più internazionale della popolazione», indica la sociolinguista Renata Coray. Le cifre in crescita si spiegano però anche con una modifica delle domande del sondaggio: se, fino al 1990, gli intervistati dovevano indicare solo la loro lingua materna (le persone bilingui dovendo optare per una sola lingua), da allora essi possono menzionare anche le lingue a loro familiari e, dal 2010, indicare fino a tre lingue principali.</p>
<p><strong>Un’attuazione difficoltosa</strong><br />
Nonostante questo aumento, il plurilinguismo resta un tema politico esplosivo in Svizzera. Lo dimostrano la lunga lotta per la sopravvivenza del romancio o, in vari luoghi, le dispute legate all’introduzione dell’inglese a scuola al posto del francese nella scuola obbligatoria. La promozione delle lingue nazionali, in particolare delle lingue minoritarie come l’italiano e il romancio, è però integrata nella Costituzione federale. «Si è fatto parecchio a livello della politica linguistica e delle leggi, ribadisce Renata Coray, ma l’attuazione presenta talvolta delle lacune.» Questo si vede, ad esempio, nell’amministrazione federale. Uno studio del 2020 del Centro per la Democrazia di Aarau mostra che in quasi due terzi degli uffici, gli Svizzero tedeschi sono chiaramente predominanti e i membri delle minoranze sono sottorappresentati.</p>
<p>Un problema analogo esiste nei Grigioni, rileva la sociolinguista. In questo cantone che possiede tre lingue ufficiali – il tedesco, il romancio e l’italiano – il tedesco resta nettamente dominante nell’amministrazione. La promozione del romancio ha un senso in un paese in cui soltanto lo 0,5% della popolazione residente permanente lo ritiene una delle sue lingue principali e solo lo 0,9% lo utilizza regolarmente, sapendo che la maggior parte dei romanci padroneggia anche il tedesco? «È vero che mia nonna faceva probabilmente parte dell’ultima generazione che parlava solo romancio, ma la promozione della diversità linguistica è comunque importante per la coesione e l’identità del paese», sottolinea Renata Coray. Anche dal punto di vista economico, il multilinguismo sembra pagante: esso è di fatto all’origine del 9% del prodotto interno lordo della Svizzera, come scoperto dai ricercatori dell’università di Ginevra nel 2008. Attualmente, è in corso un altro studio, poiché questa cifra potrebbe essere aumentata in questi ultimi anni.</p>
<p><strong>Incoraggiare i giovani</strong><br />
Anche Naomi Arpagaus apprezza la diversità linguistica. Questa giovane grigionese di 21 anni è cresciuta in un ambiente romancio e svizzero tedesco, ha imparato l’italiano a scuola, si è specializzata in spagnolo al liceo e sta attualmente imparando il francese. «Vivendo a Berna a motivo dei miei studi, parlo di solito soprattutto tedesco, ma anche il romancio con i miei amici.» La preservazione di questa lingua le sta a cuore. Così, in quanto presidente dell’organizzazione mantello della gioventù romancia GiuRu, essa si impegna per la difesa delle regioni linguistiche grigionesi e l’interconnessione dei cinque idiomi che sono il sursilvan, il sutsilvan, il surmiran, il puter e il vallader.</p>
<p>«Organizziamo concerti e serate divertenti in romancio, gestiamo una rubrica nel quotidiano romancio ‹La Quotidiana› e intratteniamo relazioni con altre minoranze linguistiche europee», spiega Naomi Arpagaus. L’interesse dei giovani è molto vivo, afferma: «Molti considerano che conoscere bene il romancio sia un vantaggio. Esso facilita l’accesso ad altre lingue latine come il francese, lo spagnolo o il portoghese, e si tratta quasi di una lingua segreta.» Tuttavia, sui socialnetwork, i giovani si esprimono piuttosto in tedesco che non in romancio, vero? Naomi Arpagaus risponde: «Nella mia generazione, si scrive soprattutto in inglese.»</p>
<p><strong>La predominanza dell’inglese</strong><br />
In realtà, se si fa eccezione della posizione particolare del tedesco standard (cf. riquadro), l’inglese si sta sempre più imponendo quale quinta «lingua nazionale». L’inglese è la lingua straniera più diffusa, e di gran lunga (45%), in particolare tra i giovani: quasi tre quarti dei giovani tra i 15 e i 24 anni hanno utilizzato regolarmente l’inglese nel 2019. «Ed è una buona cosa, sottolinea Verio Pini, direi perfino che è indispensabile.» Il presidente dell’associazione Coscienza Svizzera, che si batte per la diversità linguistica, sperimenta tutto ciò nella quotidianità. Dopo essere cresciuto in Ticino, Verio Pini ha svolto degli studi a Losanna e Berna. Egli vive la metà del tempo a Berna e la metà in Ticino e utilizza anche il francese, l’inglese e lo spagnolo tutti i giorni, in particolare per leggere i giornali.</p>
<p>Pur ribadendo l’importanza dell’inglese oggi, Verio Pini nota però che questa lingua esercita una forte pressione sulle lingue nazionali. Non solo sulle lingue minoritarie come il romancio e l’italiano, ma anche sul tedesco a Ginevra o il francese a Zurigo.» Spesso, le lingue sono promosse solo nella loro area d’influenza, mentre oggi, ribadisce Verio Pini, considerata la grande diversità culturale e la mobilità, occorre guardare al di là delle frontiere linguistiche: «L’italiano, ad esempio, è parlato da un maggior numero di persone al nord delle Alpi che non in Ticino.» Ciò non è sfuggito alle cerchie politiche. Già nel suo messaggio sulla cultura 2016–2020, il Consiglio federale aveva definito l’obiettivo di sostenere la lingua e la cultura italiane al di fuori della Svizzera italiana. Il Parlamento chiede oggi una promozione maggiore e più dinamica del plurilinguismo, e questo allo scopo di favorire la coesione nazionale e l’integrazione.</p>
<p>«È evidente che la comunicazione tra le diverse regioni linguistiche sarebbe più facilitata se tutti parlassero inglese. Ma per la coesione nazionale e sociale, la comunicazione semplificata non basta, afferma Verio Pini. Bisogna comprendere anche la cultura delle altre regioni linguistiche.» Apparentemente, la popolazione svizzera ne è cosciente: secondo lo studio dell’UST, l’84% degli Svizzeri ritiene che conoscere varie lingue nazionali sia importante per la coesione del paese.</p>
<p><strong>Non si imparano le lingue solo a scuola</strong><br />
Philipp Alexander Weber è di questo parere. Cresciuto a Winterthur, si è trasferito a Friborgo per studiare economia. All’inizio, faceva fatica con il francese: «A scuola, ero piuttosto un matematico.» Tuttavia, ha rapidamente notato che aveva molta più facilità ad imparare la lingua sul posto piuttosto che sui libri di grammatica. Per questo nel 2007, ha fondato l’organizzazione friLingue, che propone soggiorni linguistici ai giovani in Svizzera. «Volevo costruire dei ponti al di là del Röstigraben», spiega.</p>
<p>Oggi, un migliaio di bambini e adolescenti partecipano ogni anno ai campi di lingue di friLingue. Philipp Alexander Weber ha notato un aumento dell’interesse soprattutto tra i giovani Romandi: «Mentre gli svizzero tedeschi sono sempre stati attratti dal francese, lingua della diplomazia, che considerano come un segno di educazione, i Romandi hanno una relazione piuttosto complessa con il tedesco. Forse perché a scuola imparano il buon tedesco, mentre si parlano dialetti diversi a Berna, Zurigo e Basilea.» Dopo la Coppa del mondo di calcio nel 2006 in Germania, afferma Philipp Alexander Weber, il tedesco ha guadagnato importanza presso i Romandi. In pochi anni, la Germania è diventata la loro destinazione di viaggio preferita. E molti di loro desiderano ora effettuare un anno sabbatico a Berlino o un soggiorno linguistico nella Svizzera tedesca.</p>
<p>Parallelamente, diversi cantoni della Svizzera centrale ed orientale a scuola preferiscono l’inglese al francese. Ad Uri e nell’Appenzello interno, ad esempio, non si insegna più il francese nella scuola primaria, e in Turgovia e a Zurigo, il francese non è più una materia determinante per il passaggio alla scuola secondaria o al liceo. «Questo si riflette anche nelle iscrizioni ai campi di lingue», indica Philipp Alexander Weber. Ma la scuola non è il solo luogo dove si imparano le lingue: secondo lo studio dell’UST, il 25% della popolazione svizzera impara una o più lingue a partire dai 25 anni. La lingua più frequentemente studiata è… l’inglese.</p>
<p>Beninteso, anche a friLingue, succede che dei giovani provenienti da diverse regioni linguistiche ricorrano all’inglese per capirsi. Secondo Philipp Alexander Weber, non c’è nulla di grave: «Noi non siamo una scuola. Il nostro obiettivo è di suscitare l’amore per le lingue.» Lui stesso utilizza il tedesco e il francese nella quotidianità, ma anche l’inglese e il portoghese. Egli ha vissuto dieci anni in Brasile e ha un figlio brasiliano che parla lo svizzero tedesco. «Le conoscenze linguistiche permettono di scoprire e comprendere altre culture e modi di pensare, sottolinea. Esse aprono nuovi orizzonti.</p>
<p><em>Eva Hirschi</em></p>
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	<h4>“Si è fatto parecchio a livello della politica linguistica e delle leggi per promuovere le lingue nazionali, ma l’attuazione presenta talvolta delle lacune.”<br />
<em>Renata Coray.</em></h4>
</div>
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	<h4>“L’inglese esercita una forte pressione sulle lingue nazionali. Non solo sulle lingue minoritarie, il romancio e l’italiano, ma anche sul tedesco a Ginevra o il francese a Zurigo.”<br />
<em>Verio Pini</em></h4>
</div>
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	<h4>“Molti considerano che conoscere bene il romancio sia un vantaggio. Esso facilita l’accesso ad altre lingue latine come il francese, lo spagnolo o il portoghese.”<br />
<em>Naomi Arpagaus</em></h4>
</div>
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		><h3 class="widget-title">"Hochdeutsch" o svizzero tedesco? </h3>
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	<p>Per gli uni, lo svizzero tedesco è un dialetto, mentre altri lo considerano una lingua a tutti gli effetti. Secondo Jürg Niederhauser, presidente di SVDS (Schweizerischer Verein für die deutsche Sprache), si tratta in fin dei conti di una «questione ideologica» che non si può discutere basandosi sui dati linguistici. È chiaro che per qualcuno che proviene da un’altra regione linguistica o dall’estero, lo svizzero tedesco parlato nella quotidianità costituisce spesso un ostacolo.</p>
<p>Inoltre, il dialetto è sempre più spesso utilizzato oggi, poiché le forme di espressione diventano sempre più informali: «70 anni fa, una partita alla televisione era ancora commentata in buon tedesco. Oggi si utilizza il dialetto», rileva Jürg Niederhauser. Secondo lui, questo rende la comprensione più difficile per gli Svizzeri che non parlano tedesco e a sua volta fa sì che gli svizzeri di lingua tedesca siano più riluttanti a parlare l’Hochdeutsch, poiché è usato quasi esclusivamente in contesti formali, come a scuola.<br />
<em>(EH)</em></p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/bonjour-gruezi-allegra-benvenuto-plurilinguismo-quotidiano/">Bonjour, grüezi, allegra, benvenuto: plurilinguismo quotidiano</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La moda ecosostenibile</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-moda-ecosostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 18:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=19280</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/09/Foto-Bianca-Rubino-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In Italia settembre è solitamente il mese del ritorno a scuola, allo studio, al lavoro e al pieno tran-tran della vita di tutti i giorni, motivo per cui per molti segna l’inizio di un nuovo anno... Si riparte per esempio da Milano con il design e la moda e, in particolare, dopo una pausa forzata</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-moda-ecosostenibile/">La moda ecosostenibile</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/09/Foto-Bianca-Rubino-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19280"  class="panel-layout" ><div id="pg-19280-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19280-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19280-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In Italia settembre è solitamente il mese del ritorno a scuola, allo studio, al lavoro e al pieno tran-tran della vita di tutti i giorni, motivo per cui per molti segna l’inizio di un nuovo anno... Si riparte per esempio da Milano con il design e la moda e, in particolare, dopo una pausa forzata causata dalla pandemia, con il Salone del Mobile e l’evento speciale del supersalone e poi con la Milan Fashion Week.</p>
<p>Cogliamo così l’occasione per puntare i nostri fari sull’affascinante mondo della moda, questa volta con uno sguardo più critico al fine di offrire qualche utile strumento per diventare consumatori sempre più responsabili. La penna è di Elisabetta Agrelli, nuovo membro del gruppo di lavoro UGS per la collaborazione con la Gazzetta Svizzera.</p>
<p><em>Bianca Rubino</em><br />
<em>Unione Giovani Svizzeri</em><br />
<em>unionegiovanisvizzeri@gmail.com</em></p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-19280-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19280-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div
			
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	<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="4" width="496"><strong>FIBRE TESSILI ECOLOGICHE</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>NATURALI</strong></td>
<td width="124"><strong>ARTIFICIALI</strong></td>
<td width="124"><strong>SINTETICHE</strong></td>
<td width="124"><strong>PELLI VEGETALI</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="124">CANAPA</p>
<p>CAUCCIÙ</p>
<p>COTONE BIO</p>
<p>LANA BIO</p>
<p>LINO</p>
<p>JUTA</p>
<p>RAMIA</p>
<p>SUGHERO</p>
<p>TIROLWOOL</p>
</td>
<td width="124">BAMBOO</p>
<p>LYOCELL</p>
<p>MODAL</p>
<p>ORANGE FIBER</p>
<p>VISCOSA</p>
</td>
<td width="124">BIOPLASTICA</p>
<p>NEWLIFW</p>
<p>ECONYL</p>
</td>
<td width="124">APPLESKIN</p>
<p>FRUITLEATHER</p>
<p>LIGNEAH</p>
<p>MALAI</p>
<p>MUSKIN</p>
<p>PIÑATEX</p>
<p>RINNOVA</p>
<p>VEGEA</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="5" width="498"><strong>CERTIFICAZIONI TESSILI</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="100"><strong>IMPATTO </strong></p>
<p><strong>AMBIENTALE</strong></p>
</td>
<td width="100"><strong>DIRITTI </strong></p>
<p><strong>SOCIALI</strong></p>
</td>
<td width="100"><strong>DIRITTI </strong></p>
<p><strong>DEGLI ANIMALI</strong></p>
</td>
<td width="100"><strong>BIOLOGICO</strong></td>
<td width="97"><strong>RICICLO DI </strong></p>
<p><strong>RISORSE</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="100">FSC</p>
<p>OEKO-TEX</p>
<p>BLUESIGN</p>
<p>REACH</p>
<p>ISO</p>
<p>ECOLABEL</p>
<p>BLUESIGN</p>
</td>
<td width="100">FAIRTRADE</p>
<p>FWF</p>
<p>SA8000</p>
<p>GET IT FAIR</p>
</td>
<td width="100">ANIMAL FREE</p>
<p>FASHION</p>
<p>FUR FREE</p>
<p>VEGANOK</p>
<p>PETA</p>
</td>
<td width="100">GOTS</p>
<p>OCS</p>
<p>ECOCERT</p>
<p>NATURTEXTILE</p>
</td>
<td width="97">PSV</p>
<p>GRS</p>
<p>FROM CRADLE</p>
<p>TO CRADLE</p>
<p>rPA</p>
<p>rPES</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-19280-1-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19280-1-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="3" ><div
			
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	<p>Pexels, Paulo Sergio Zembruski</p>
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	<p>Settembre per il mondo della moda è un mese che genera fibrillazione e fermento per le presentazioni delle nuove collezioni tra eventi, sfilate e novità. La moda è anche argomento di rilievo della discussione sul cambiamento climatico poiché ad oggi è considerata la seconda industria al mondo responsabile dell’inquinamento ambientale! Quindi solo attraverso una filiera di produzione trasparente è possibile monitorare che non avvengano abusi umani e ambientali.</p>
<p>Il settore moda ha uno sguardo sempre più attento alla qualità delle materie prime, ai processi di produzione nel rispetto dell’ambiente, al benessere degli animali, all’etica legata al rispetto dei diritti dei lavoratori, ai tessuti biologici certificati, al riciclo dei materiali, ai trasporti, alla vendita e alla raccolta dei capi inutilizzati creando così i valori base che il concetto stesso di moda ecosostenibile racchiude.</p>
<p>Per avere un approccio responsabile la chiave è informarsi perché “sostenibilità” è diventata la parola d’oro della moda: marchi, designers, giornalisti e influencer la utilizzano per qualsivoglia campagna marketing snaturando spesso il reale valore che l’aggettivo vuole rappresentare. Il consumatore si lascia influenzare da tutte le diciture che descrivono la moda ecosostenibile e non è sempre adeguatamente preparato sui tessuti, le certificazioni e il reale impatto che il marchio offre o utilizza per la propria brand reputation. A tal proposito dilaga sempre di più il fenomeno del greenwashing, ossia trasmettere l’immagine falsata di un brand attento alla sostenibilità pur non essendolo realmente. Come possiamo quindi acquistare in modo più consapevole e smascherare i marchi che utilizzano la sostenibilità di facciata per trarre in inganno la propria clientela? Per cominciare dovremmo iniziare a conoscere meglio le fibre tessili ecologiche e le certificazioni che riconoscono i valori della moda ecosostenibile. In alto due schemi riassuntivi.</p>
<p><strong>Le certificazioni tessili più comuni sono:</strong><br />
– OEKO-TEX è un’associazione che rilascia le più diffuse certificazioni tessili ed offre diversi standard in base alle esigenze dell’azienda: standard 100, made in green, step, mystep, ecopassport, detox to zero, leather standard.<br />
– FAIRTRADE TEXTILE STANDARD è un marchio che garantisce il commercio equosolidale attraverso l’obbligo di adeguamento degli stipendi ad un salario minimo dando maggior peso ai lavoratori delle fabbriche.<br />
– PEOPLE FOR THE ETHICAL TREATMENT OF THE ANIMALS (PETA) è una associazione internazionale no-profit che protegge i diritti degli animali in tutto il mondo, indagando sull’origine dei vari prodotti in commercio e divulgando informazioni ai consumatori.<br />
– GLOBAL ORGANIC TEXTILE STANDARD (GOTS) sviluppato da leader nell’agricoltura biologica per certificare il rispetto di stringenti criteri ambientali e sociali applicati a tutti i livelli della produzione, ossia dalla raccolta in campo delle fibre all’etichettatura. Accettata in tutti i principali mercati.<br />
– GLOBAL RECYCLE STANDARD (GRS) è gestito dalla ong textile exchange per imprese che producono e/o vendono prodotti con materiale riciclato controllando l’intera filiera di produzione: tracciabilità, ambiente, aspetti sociali ed etichettatura.</p>
<p>Come avere pertanto un approccio responsabile al “problema” abbigliamento? In primo luogo riconsiderate il vostro guardaroba provando a mixare i capi in modo differente e se trovate qualcosa che non è più attraente donatela perché quello che per voi non è più bello per altri è una grande fortuna. In alternativa mettetela in vendita su una delle tante piattaforme esistenti come vinted, il marketplace di facebook, depop o vestiaire collective. In secondo luogo i capi lisi o in cattive condizioni possono diventare stracci per la pulizia casalinga prima di finire nell’immondizia in modo da ridurre i volumi di spazzatura generata.</p>
<p>Quando comprate investite in capi basici e di qualità privilegiando le fibre tessili ecologiche. Se siete affascinati da una tendenza passeggera provate nei negozi vintage, perché la moda è ciclica e riadatta le tendenze del passato ai nostri giorni.</p>
<p>Per conoscere svariati punti di vista sul settore della moda ecosostenibile può essere interessante seguire alcuni profili Instagram come @aditimayer per una prospettiva sui diritti dei lavoratori del settore moda; @besmacc per spunti sul consumo consapevole; @fash_rev il movimento fashion revolution nato per generare più consapevolezza sul lavoro degli operai tessili e su cosa contengono i vestiti valorizzando le persone e la Terra invece del denaro; @econyl per articoli informativi con interessanti spunti di riflessione sulla sostenibilità della moda. L’impresa econyl inoltre ha recentemente lanciato il suo e-commerce con tutti i brand che scelgono di utilizzare questa fibra sintetica ricavata dalle reti da pesca recuperate in mare.</p>
<p>Dite che non basta? Volete proprio comprare quel maglioncino blu per la stagione invernale? Cedete alla tentazione ma provate a farlo in una boutique locale e la prossima volta fate qualche ricerca sui marchi che lavorano e producono in modo slow ossia senza sovrapproduzione di capi. A tal proposito sono nate tante realtà sia in Italia che in Svizzera che provano a dare valore alla moda ecosostenibile. Tra le aziende svizzere più conosciute e di successo con diverse certificazioni ci sono le scarpe della On running, le borse Freitag ricavate da tendoni di camion in disuso, la linea certificata GOTS di Calida. La moda ecosostenibile pur essendo ancora una nicchia è un argomento controverso e in rapido mutamento ma ci auguriamo che presto sarà la normalità, nel mentre siate curiosi e informatevi.</p>
<p><em>Elisabetta Agrelli</em><br />
<em>Unione Giovani Svizzeri</em><br />
<em>unionegiovanisvizzeri@gmail.com</em></p>
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	<p>Pexels, Madison Inouye</p>
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		<title>50 anni a Malnate e sempre giovani!</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/50-anni-a-malnate-e-sempre-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 18:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Piantumazione_cedro-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Sabato 3 luglio abbiamo ricordato 50 anni di attività a Malnate della Casa svizzera di ospitalità per anziani autosufficienti LA RESIDENZA con la piantumazione di un cedro del Libano Una presenza svizzera in Italia che da cinquant’anni assicura un’attenzione accurata e premurosa agli anziani autosufficienti. Dal 1971 opera a Malnate (Varese) la Casa Albergo “La</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Piantumazione_cedro-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19272"  class="panel-layout" ><div id="pg-19272-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19272-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19272-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Sabato 3 luglio abbiamo ricordato 50 anni di attività a Malnate della Casa svizzera di ospitalità per anziani autosufficienti LA RESIDENZA con la piantumazione di un cedro del Libano</strong></p>
<p>Una presenza svizzera in Italia che da cinquant’anni assicura un’attenzione accurata e premurosa agli anziani autosufficienti. Dal 1971 opera a Malnate (Varese) la Casa Albergo “La Residenza”, una struttura prestigiosa, immersa in un parco rigoglioso, che assicura agli ospiti occasioni di relax e di socializzazione nelle stagioni dell’anno che consentono attività all’aperto.</p>
<p>Dopo aver attraversato indenne il difficile anno della pandemia di Covid-19, grazie a un rigoroso rispetto di tutte le norme igienico sanitarie, la Casa di ospitalità ha festeggiato l’importante traguardo sabato 3 luglio, alle ore 11.30, con la piantumazione di un cedro del Libano, nella speranza di organizzare festeggiamenti aperti al pubblico nel prossimo mese di settembre.<br />
Presenti il Sindaco di Malnate Irene Bellifemine, il Presidente della Fondazione Alberto Fossati, la Vice Presidente Giovanna Staub, la Direttrice Antonella De Micheli e Ornella Dal Monte impiegata storica per circa 40 anni, sin dall’apertura della Casa e la Consigliera Onoraria Lucia Bosshard.</p>
<p>“Abbiamo messo a dimora un cedro del Libano che affiancherà l’altro esemplare centenario già presente nel nostro Parco. Ci piace il simbolo che rappresenta di forza, adattamento ed eternità” commenta il Presidente</p>
<p>Alberto Fossati. «In questo anno di pandemia abbiamo cercato di vedere il positivo e accettare le sfide, aprendo sempre lo sguardo su chi ci sta vicino, per vivere con grande intensità tutto quello che stava accadendo, rigenerando l’esperienza e traendo anche momenti di gioia e serenità».</p>
<p>Molte energie sono state dedicate negli ultimi mesi a supporto di tutto il personale, attualmente composto da 21 collaboratori (operatori, educatori, infermieri e medici, segreteria), e degli ospiti della Residenza, alcuni fissi, altri presenti per periodi breve di post degenza o di vacanza (attualmente qui vivono cinquanta persone, di cui 15% uomini e 85% donne, alcuni ospiti in coppia) «per fornire – continua Fossati – non solo la migliore assistenza e conforto in un positivo clima di cooperazione fra tutti, ma anche con la massima attenzione per la prevenzione e la tutela sanitaria che, insieme a investimenti, adeguamenti strutturali e una formazione specifica, hanno permesso di tenere gli ospiti, che hanno un’età media 91 anni, al riparo dalla pandemia, garantendo sempre una casa covid-free».</p>
<p>La lunga storia della Casa Albergo è sempre stata all’insegna di un positivo rapporto con il territorio: «In questi 50 anni - prosegue il presidente - tutti si siano adoperati, Consiglio e dipendenti, per migliorare la qualità di vita dei nostri ospiti e tante sono state le iniziative realizzate sul territorio che hanno coinvolto associazioni ed enti locali per rendere questa casa familiare e accogliente all’interno della comunità di Malnate. Ottimi sono sempre i rapporti con il Comune e i suoi rappresentanti istituzionali, in particolare il Sindaco Irene Bellifemine».<br />
Dinamica e animatrice di sempre nuove iniziative destinate al benessere degli ospiti la direttrice della struttura, Antonella Di Micheli: «Lo spirito innovativo che caratterizzò la scelta architettonica della struttura, la presenza di molte aree verdi, unite a un concetto di cura innovativo, con camere singole personalizzabili dall’utenza e progetti individuali sulle esigenze dell’ospite, rendono questa esperienza valida e attuale, arricchita in tutti questi anni da nuove figure professionali come educatori ed animatori».</p>
<p>«Ci sarebbe piaciuto, in occasione del cinquantesimo, fare una festa con una presenza più ampia di amici - commenta la vicepresidente Giovanna Staub - ma al momento dobbiamo essere ancora cauti a causa della pandemia: non mancherà l’occasione per festeggiare con un pubblico allargato e valorizzare così il significato della piantumazione del cedro che simboleggia anche la giustizia, la bellezza, il perdono. Per i nostri Ospiti abbiamo predisposto una artistica torta dedicata al 50° anniversario di attività della Residenza, realizzata da Sara Calzolari con il metodo Lambeth, precursore del moderno Cake Design».</p>
<p><strong>È pervenuto anche il cordiale saluto della Console generale di Svizzera di Milano, Sabrina Dallafior.</strong> «Con piacere ed entusiasmo partecipo ai festeggiamenti per i 55 anni di attività della Fondazione La Residenza e per i 50 anni di vita della casa per anziani La Residenza a Malnate. Due ricorrenze estremamente importanti che sottolineano l’impegno, la dedizione e la passione con la quale tante persone hanno lavorato e lavorano tutt’oggi prodigandosi per gli altri. La Fondazione ha saputo evolversi nel corso degli anni e aprirsi con generosità ai bisogni di una comunità e di una socialità via via sempre più diversificate e allargate. Il mio augurio è quello di continuare su questa strada con rinnovato slancio e nuove energie, forti degli ottimi risultati finora conseguiti e animati sempre da un fiducioso sguardo aperto sul futuro e sulle sue potenzialità.<br />
A voi carissimi ospiti de La Residenza va un mio pensiero del tutto particolare. Che queste due ricorrenze siano per voi motivo di gioia e orgoglio e vi aiutino a sentirvi parte integrante di un bellissimo progetto. Voi siete i veri protagonisti di questa lunga, bellissima storia e a voi specialmente vanno le mie sentite congratulazioni.»<br />
Una nota personale. Frequento questa casa questa Casa da 30 anni e ci vivo definitivamente da 3 anni e so che non è facile gestire un posto così e in particolare in questo ultimo anno e mezzo causa Pandemia, quindi ci tengo a ringraziare personalmente il Presidente Alberto Fossati e la Direttrice Antonella De Micheli per l’impegno costante per le energie e passione e competenza che mettono nella conduzione di questa Casa mettendo sempre l’ospite al centro dei loro pensieri e azioni.”</p>
<p><em>Lucia Bosshard</em><br />
<em>Ospite alla Residenza</em></p>
<h4>
Breve storia della Casa Albergo “La Residenza” di Malnate</h4>
<p>L’iniziativa e la realizzazione del progetto de “La Residenza” si deve alla lungimiranza e generosità della comunità svizzera di Milano. L’apertura della Casa avvenne il 5 giugno 1971 sul progetto degli architetti svizzeri Hans Fritz e Carlo Battello, scelti anche per le loro idee innovative, per una dimora che ospitasse persone anziane autosufficienti. L’edifico sostituiva Villa Farè, appartenuta a una famiglia di industriali attiva nella produzione di pavimenti. Le ragioni della scelta furono dettate dalla posizione fortunata del sito, situata a metà strada tra Lugano e Milano, una vista gradevole sulle Alpi e Prealpi e completamente immersa nel verde.</p>
<p>La storia di questa fondazione inizia idealmente nel lontano 1864, quando Anna Cramer-Herzel, cittadina Svizzera di Zurigo, in modo molto semplice iniziò ad ospitare in un piccolo appartamento con 5 posti letto singole persone ammalate che non trovavano assistenza negli ospedali, dando vita a Milano nel 1875 a un’opera strutturata di ospitalità e assistenza gratuita per ammalati con la creazione dell’Asilo Evangelico che divenne nel 1892, con il coinvolgimento di alcuni rappresentanti della comunità svizzera di Milano, una vera e propria Clinica in Via Monterosa 12. Altra figura di spicco milanese fu Edvige Gessener Vonwiller (1856-1898) svizzera molto attenta al mondo delle associazioni femminili e non solo, che si dedicò giovanissima ad attività di beneficenza in Italia: di lei, è conservato in Residenza un pregevole busto ad opera dello scultore Paolo Troubetzkoy, italiano ma di origine russa.</p>
<p>Nel 1915 durante la Prima Guerra Mondiale metà clinica viene ceduta alla Croce Rossa Internazionale e ben 150 letti sono messi a disposizione dei feriti provenienti dal fronte. Nel 1942 la struttura diventa Ospedale Evangelico Territoriale della Croce Rossa Internazionale e, per evitare le angherie e i soprusi sia da parte tedesca che fascista, il comitato decide di mettere la clinica sotto la protezione della Confederazione Elvetica, garantita dal Consolato Svizzero a Milano: la casa di cura è sempre stata aperta nell’accogliere persone di ogni confessione e nazionalità. Agli inizi degli anni ’60 la clinica a Milano viene chiusa e nel 1966 prende forma una nuova Fondazione, con sede a Berna, con un progetto che vede luce nel 1971 con l’apertura a Malnate della Casa Svizzera La Residenza per il soggiorno degli anziani, la cui storia è ben raccontata in “La Cava”, anno 2012, redatta da Maurizio Ampollini. La prima storica direttrice fu Denise Rosselli de Montmollin affiancata da Ornella Dal Monte, storica e preziosa collaboratrice Malnatese, entrata in servizio sin dall’inizio e che ha prestato la sua opera per quasi quarant’anni. Nel corso degli anni si sono succeduti vari Presidenti che ricordiamo con gratitudine per il loro impegno: Alberto Moser, Emil Zürcher, Walter Früh, Carlo Steffen, Lorenz Bühler, Sandro Mumenthaler. Attuale presidente è Alberto Fossati, in carica dal 2009.</p>
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	<p>Il nuovo cedro e da sinistra: Alberto Fossati, Giovanna Staub, Ornella Dal Monte, Glenda Colombo, Antonella De Micheli, Irene Bellifemine, in prima fila Lucia Bosshard.</p>
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		<title>Una piccola nazione, grande così</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 17:52:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/titolo-editoriale-pagina-3-1-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Tra i lettori in territorio italiano qualcuno ricorderà il “derby” del 16 di luglio in cui la Svizzera ha lasciato sconsolata il campo dopo aver incassato un netto 3-0 dall’Italia. Una partita deludente che ha suscitato tra i tifosi e la stampa aspre critiche nei confronti di giocatori, allenatore e staff tecnico della “Nati”. Ma</p>
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	<p>Tra i lettori in territorio italiano qualcuno ricorderà il “derby” del 16 di luglio in cui la Svizzera ha lasciato sconsolata il campo dopo aver incassato un netto 3-0 dall’Italia. Una partita deludente che ha suscitato tra i tifosi e la stampa aspre critiche nei confronti di giocatori, allenatore e staff tecnico della “Nati”. Ma da lì in poi è stato tutto un crescendo di impegno, risultati ed emozioni.</p>
<p>È stato un giugno di passione per i tifosi svizzeri: dopo un inizio di Europeo tutt’altro che esaltante, la Svizzera si è qualificata agli ottavi di finale vincendo contro la Turchia. Il proibitivo compito che è spettato alla Nati nella fase ad eliminazione era battere la Francia: una potenza del calcio e campionessa mondiale in carica. È stata probabilmente la partita più emozionale di sempre con la Svizzera presto in vantaggio (1-0 al 15mo minuto) per finire sotto 3 a 1 a soli 10 minuti al termine. Quando ormai tutti si erano rassegnati è arrivato l’uno-due svizzero che ha riportato il confronto in parità, ai supplementari e infine ai rigori. Il portiere e capitano della nazionale – e per molti l’idolo della squadra – Yann Sommer ha parato il rigore decisivo contro Mbappé, siglando un successo inatteso, che vale bene una pagina di storia.</p>
<p><strong>Chi di rigore punisce di rigore perisce</strong><br />
Il primo quarto di finale della Svizzera dal 1954 ha visto la nazionale opporsi alla Spagna. Una partita giocato ad alto livello. Gli iberici sono stati portati fino ai rigori prima di, questa volta, uscire sconfitti da questo particolare esercizio. I giocatori sono però stati accolti in Svizzera con molto entusiasmo. Nel frattempo l’allenatore della nazionale Petkovic ha scelto di allenare il Bordeaux. Il nuovo volto alla guida della “Nati” è Murat Yakin. Lo vedremo all’opera l’anno prossimo quando in cartellone ci sono i mondiali.</p>
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	<p>È iniziato male l’Europeo della Svizzera: titoli critici dopo la sconfitta con l’Italia</p>
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	<p>Un’immagine dei molti caroselli in tutte le città dopo la vittoria con la Francia. Qui la Langstrasse a Zurigo.</p>
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		><h3 class="widget-title">Per i nostri colori, storiche anche le Olimpiadi a Tokio</h3>
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	<p>A poche settimane dalle emozioni calcistiche, le Olimpiadi – anch’esse come gli Europei posticipati l’anno scorso a causa del COVID – hanno regalato soddisfazioni elvetiche ben oltre le più rosee aspettative. «Tokyo 2020» è un passaggio epocale nello sport svizzero: 13 medaglie e 24mo posto nel medagliere. Era dal 1952 che la Svizzera non figurava così bene alle Olimpiadi estive.</p>
<p>A farla da padrone sono state soprattutto le donne che hanno conquistato 10 delle 13 (!) medaglie svizzere. Molte di loro, in giovane età, saranno presenti anche a Parigi 2024: l’orizzonte per lo sport elvetico è promettente. È questo il risultato di un impegno a più livelli e un generale miglioramento delle condizioni quadro per le donne nello sport di alto livello. Secondo Ralph Stöckli, capo delegazione di Swiss Olympic il risultato è rappresentativo anche dell’ottimo lavoro fatto dalle federazioni sportive e del fatto che l’afflusso di fondi nello sport d’élite sta aumentando. Al contempo l’ex bobbista invita alla modestia: «Sono necessari ulteriori sforzi per assicurare che il successo registrato in Giappone sia sostenibile a lungo termine», afferma. Particolarmente prestigiosi sono i risultati in due degli sport di punta dei giochi olimpici: atletica e nuoto. Con Kambundji e Del Ponte hanno raggiunto la finale dei 100 metri ben due donne. E gli exploit e la potenza di Jérémy Desplanches e Noè Ponti in piscina sono qualcosa che, prima di Tokyo, tra gli svizzeri non si era mai visto. </p>
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	<p>Tripletta storica: nella mountain bike (Cross Country) le elvetiche Neff, Frei e Indergand hanno occupato tutti i gradini del podio! </p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/una-piccola-nazione-grande-cosi/">Una piccola nazione, grande così</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Conto corrente estero non dichiarato nel quadro rw: per la cassazione non è reato</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/conto-corrente-estero-non-dichiarato-nel-quadro-rw-per-la-cassazione-non-e-reato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 17:42:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />“Lista Dubai”, conseguenze fiscali, presunzioni, autoriciclaggio e reati tributari! Caro Avvocato, la leggo sempre con piacere ma, se non sbaglio, è un po' che non scrive di questioni fiscali internazionali e di regolarizzazioni fiscali. A me pare che da notizie di stampa la materia sia ancora molto di attualità. Si parla, ad esempio, di una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/conto-corrente-estero-non-dichiarato-nel-quadro-rw-per-la-cassazione-non-e-reato/">Conto corrente estero non dichiarato nel quadro rw: per la cassazione non è reato</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-19261"  class="panel-layout" ><div id="pg-19261-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19261-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19261-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>“Lista Dubai”, conseguenze fiscali, presunzioni, autoriciclaggio e reati tributari!</strong></p>
<p>Caro Avvocato,<br />
la leggo sempre con piacere ma, se non sbaglio, è un po' che non scrive di questioni fiscali internazionali e di regolarizzazioni fiscali. A me pare che da notizie di stampa la materia sia ancora molto di attualità. Si parla, ad esempio, di una nuova lista “Dubai”, che riguarderebbe anche tantissimi italiani che non hanno dichiarato i loro averi al fisco.</p>
<p>Io a suo tempo per un’eredità feci già il primo scudo e da allora ho sempre dichiarato tutto nel mio quadro RW. Poi ne sono venuti altri di scudi e poi ancora la Voluntary Disclosure.<br />
Ogni volta si diceva che era l’ultima e, però, continuiamo leggere di evasori all’estero.</p>
<p>Possibile che non si riescano a punire, e ci sia sempre qualcuno che non dichiara i dati sulle disponibilità estere, così sottraendosi agli obblighi di pagare le tasse?<br />
Spero che possa dare una risposta ai tanti che, come me, pagano regolarmente (anche per quelli che non lo fanno!).</p>
<p>Un grazie per il suo costante lavoro di informazione sulla Gazzetta Svizzera.</p>
<p><em>A.M. (Milano)</em></p>
<hr />
<p>Caro Lettore,</p>
<p>vedo che Lei ci segue con molta attenzione e di questo La ringrazio, e vedo anche che è estremamente informato sulle questioni fiscali.</p>
<p>In effetti è un po’ che non affrontiamo specificatamente le tematiche che Lei ci ha indicato. Ciò per due semplici ragioni:<br />
• in primo luogo, l’evoluzione dei rapporti tra la Svizzera da un lato, e l’Italia (ma anche altri Paesi) dall’altro lato, e della normativa hanno reso la questione meno prioritaria ed impellente;<br />
• in secondo luogo, non sono alle “viste” sanatorie, condoni o altre regolarizzazioni (ed in ogni caso di solito ne parliamo solo quando i provvedimenti di legge sono in vigore o quantomeno concreti).</p>
<p>Ma Lei ha ragione: in queste ultime settimane è riemersa prepotentemente la questione delle liste di presunti evasori.<br />
In particolare si è parlato di una “Lista Dubai”, e cioè di un CD che il fisco tedesco ha acquistato per 2 milioni di euro con dati di soggetti che avrebbero ingenti patrimoni negli Emirati Arabi Uniti. L’Italia così come altri Paesi, si sarebbe interessata per ottenere i dati relativi ai propri contribuenti.</p>
<p>Si riproduce così, sostanzialmente, uno schema già visto in parte con la “Lista Liechtenstein” e la “Lista Falciani”, e più recentemente con i “Panama Papers” ed i “Paradise Papers” di origine caraibica.</p>
<p>Due sono i profili, parzialmente diversi, della Sua lettera da analizzare:<br />
• l’utilizzabilità di questi dati, spesso rubati, e le possibili conseguenze fiscali;<br />
• il Quadro RW e la sua mancata compilazione.<br />
Vediamoli rapidamente, differenziando le situazioni.</p>
<p><strong>Utilizzabilità delle “liste” e conseguenze</strong><br />
Sotto il primo profilo, dopo iniziali incertezze (sia in sede penale, sia in sede fiscale), la giurisprudenza, a seguito di varie pronunce della Cassazione civile, si è oramai uniformata nel senso di ritenere la documentazione utilizzabile dall’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>A tale scopo milita anche – almeno tra Paesi dell’Unione Europea – la direttiva 19.2.1977 n. 77/799/CEE.<br />
Le conseguenze fiscali, poi, dipendono dal contenuto dei CD che, quanti più dati contengono, tanto più decisivi potranno rivelarsi: da indizio a vera e propria prova di reddito evaso e persino di reato tributario.</p>
<p>Infatti, il Fisco italiano in sede amministrativa può far ricorso alle presunzioni legali, oltre che semplici, che le disponibilità non dichiarate nel Quadro RW costituiscano reddito evaso, con conseguenti imposte, interessi e sanzioni che possono complessivamente arrivare sino al quintuplo delle somme estere non denunciate. Ciò sulla base anche di un solo indizio (ma grave e preciso) o se plurimi purché anche concordanti – e persino se i dati non sono utilizzabili penalmente.</p>
<p>Sempre sul versante penale (nel quale sono inammissibili le prove illecite e le mere presunzioni legali), oltre alle ipotesi di reati tributari, quali la omessa o infedele dichiarazione e nei casi più gravi la dichiarazione fraudolenta, dal dicembre 2015 in poi è stato introdotto il nuovo reato di autoriciclaggio (art. 648–ter.1 c.p.). Tale delitto punisce l’attività di riciclaggio (trasferimento, sostituzione, impiego in modo da ostacolarne l’identificazione) del frutto di reati dolosi, anche da parte dell’autore degli stessi reati presupposto.<br />
L’unica eccezione non punibile è che tali beni delittuosi vengano dal reo destinati alla mera utilizzazione o al godimento personale.</p>
<p>Naturalmente, però, sul concetto di “autoconsumo” sussistono diverse visioni ed interpretazioni.</p>
<p><strong>Mancata compilazione del Quadro RW</strong><br />
Sotto altro profilo, la questione della mancata compilazione del Quadro RW necessita di maggiori precisazioni.<br />
Se, infatti, essa è sempre sanzionabile in sede amministrativo-fiscale, come già detto, non altrettanto può dirsi in sede penale nel caso di violazione relativa ad un conto corrente estero.</p>
<p>L’obbligo di compilazione prevista dalla normativa sul monitoraggio fiscale (D.L. n. 167/1990) è finalizzata al controllo e dal 2011 anche al pagamento dell’IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie estere) e dell’IVIE (imposta sul valore degli immobili all’estero) ma non dei redditi e dell’IVA.</p>
<p>Conseguentemente, l’incompleta dichiarazione in ordine al Quadro RW ed agli elementi attivi costituiti da mero denaro depositato su un conto corrente estero non è punibile penalmente.</p>
<p>Il principio è stato, tra l’altro oggetto di una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Sez. VI, n. 19849 del 19.5.2021) che ha, nella fattispecie, escluso la sussistenza del reato di dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs. n. 74/2000).</p>
<p>Ulteriore corollario di tale Sentenza è che il denaro sul c/c estero quindi, non trattandosi di frutto di un reato doloso, non può essere presupposto di riciclaggio tout court da parte di terzi, né tantomeno di autoriciclaggio.</p>
<p>* * *<br />
Spero di averle fornito un quadro esauriente dal punto di vista normativo.<br />
Quanto poi ai “furbetti” che si sono ostinati ad occultare patrimoni illegittimamente costituiti o detenuti all’estero invece che regolarizzarle, mille e una possono essere le ragioni.<br />
Alcune confessabili, altre meno.<br />
Certo è che i margini di manovra per costoro si stanno via via riducendo, perché una sanatoria oggi non è prevista, il ravvedimento operoso può essere molto caro e necessita di condizioni non sempre date e anche i Paesi più recalcitranti (compreso Dubai) hanno cominciato a scambiare i dati con il resto del mondo in base a precise convenzioni internazionali e criteri comuni.<br />
Mi auguro che questo almeno la consoli un po’.<br />
Un caro saluto a Lei ed a tutti i nostri Lettori, con l’auspicio di una buona ripresa a settembre.</p>
<p><em>Avv. Markus Wiget</em></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Nuova ambasciatrice di Svizzera in Italia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/nuova-ambasciatrice-di-svizzera-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 17:27:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Schmutz-Kirgo-Monika-9302-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />A nome della Gazzetta Svizzera, dei suoi lettori e di tutti noi svizzeri in Italia salutiamo con un caloroso “Arrivederci” la nostra Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Rita Adam. Nata a Bienne ed originaria di Eriswil, entrambe nel Cantone di Berna, dopo la laurea in giurisprudenza e la patente di avvocato, è entrata nel DFAE</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/nuova-ambasciatrice-di-svizzera-in-italia/">Nuova ambasciatrice di Svizzera in Italia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Schmutz-Kirgo-Monika-9302-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19249"  class="panel-layout" ><div id="pg-19249-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19249-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19249-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Arrivederci all’Ambasciatrice Rita Adam</h3>
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	<p>A nome della Gazzetta Svizzera, dei suoi lettori e di tutti noi svizzeri in Italia salutiamo con un caloroso “Arrivederci” la nostra Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Rita Adam.<br />
Nata a Bienne ed originaria di Eriswil, entrambe nel Cantone di Berna, dopo la laurea in giurisprudenza e la patente di avvocato, è entrata nel DFAE nel 1999.</p>
<p>Ha assunto la carica in Italia nel Novembre 2018 dopo vari incarichi e dopo essere stata a Parigi, nel Liechtenstein e in Tunisia.</p>
<p>Ne abbiamo apprezzato la simpatia e l’apertura, nonché la vicinanza sin da subito, come al Collegamento Svizzero di Palermo nel 2019 e ad eventi a Milano e in Italia, anche organizzati dalla stessa Ambasciata.</p>
<p>Poi la pandemia purtroppo ha drasticamente ridotto le occasioni di incontro, almeno in presenza.</p>
<p>L’Ambasciatrice, però non ha mai fatto mancare un saluto o un intervento alle varie iniziative organizzate con i nuovi mezzi tecnologici e online e, anche con la sua “squadra”, ha sempre coltivato un rapporto stretto con noi svizzeri in Italia, in particolare sostenendo anche concretamente i nostri giovani e le istituzioni svizzere in Italia.</p>
<p>Ora ci lascia per un prestigioso posto a Bruxelles ma la ricorderemo sempre con piacere. Speriamo di incontrarci presto di nuovo, e nel frattempo… Arrivederci!</p>
<p><em>Collegamento svizzero in Italia</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">… E Benvenuta Ambasciatrice Monika Schmutz Kirgöz</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Questa volta annunciamo come Gazzetta Svizzera anche il “cambio” della guardia al vertice del corpo diplomatico svizzero in Italia, e diamo quindi il nostro più sentito benvenuto alla nuova Ambasciatrice Monika Schmutz.</p>
<p>Originaria di Basilea e Chiasso, dopo la laurea in scienze politiche e sociologia a Losanna ha ottenuto un master per la cooperazione e lo sviluppo al prestigioso Politecnico di Zurigo (ETH).</p>
<p>Dal 1996 è in diplomazia, e ha portato a termine la sua formazione a Berna e Roma, assumendo poi il ruolo di portavoce del DFAE.</p>
<p>È stata poi ad Ankara nel 2020 e quindi ancora a Roma come capo della sezione economica, commercio e finanze nel 2004.</p>
<p>Successivamente è stata inviata a Tel Aviv come vice capo missione, quindi a Istanbul come Console Generale e dal 2017 Ambasciatrice di Svizzera a Beirut.</p>
<p>Ora un nuovo ritorno a Roma come capo missione, che speriamo sia ricco di soddisfazioni e di successi.</p>
<p>Formuliamo all’ambasciatrice Schmutz da parte della Gazzetta Svizzera i nostri migliori auguri di buon lavoro, certi che ritroverà tra gli svizzeri in Italia vecchi ma anche nuovi amici…<br />
Benvenuta!!</p>
<p><em>Collegamento svizzero in Italia</em></p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-19249-1-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19249-1-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child panel-last-child" data-index="3" ><div
			
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	</div>

</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/nuova-ambasciatrice-di-svizzera-in-italia/">Nuova ambasciatrice di Svizzera in Italia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Da studentessa ad artigiana</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/da-studentessa-ad-artigiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 17:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Erfahrungsbericht_Mutti-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. educationsuisse ha seguito il percorso di formazione in Svizzera di Melina Mutti che oggi ci racconta le sue scelte e le sue esperienze. «Sono cresciuta in Francia, non molto lontano dalla mia Svizzera natale che potevo vedere attraverso</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/da-studentessa-ad-artigiana/">Da studentessa ad artigiana</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Erfahrungsbericht_Mutti-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19240"  class="panel-layout" ><div id="pg-19240-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19240-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19240-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</p>
<p>educationsuisse ha seguito il percorso di formazione in Svizzera di Melina Mutti che oggi ci racconta le sue scelte e le sue esperienze.</p>
<p>«Sono cresciuta in Francia, non molto lontano dalla mia Svizzera natale che potevo vedere attraverso la mia finestra dall’altro lato del lago di Ginevra. C'è qualcosa di strano nel crescere fuori dal proprio paese, perché non importa quanto ti identifichi con esso, ti senti comunque diverso da esso. Non ci si sente appartenenti né qui né lì. Tuttavia un tale connubio offre opportunità ed esperienze di vita piene di significato e ricche di incontri. </p>
<p>Sono nata da genitori bilingui francese-tedesco e ho avuto la possibilità di mantenere sempre un legame profondo con il mio paese d’origine parlando anche lo svizzero tedesco. Ho lasciato la Svizzera e il canton Berna all’età di 7 anni e nel 2015 a 21 anni ci sono tornata.</p>
<p>In effetti, dopo aver frequentato senza grande convinzione per due anni l’università in Francia, ero alla ricerca di un senso da dare alla mia vita professionale. Mi sentivo incapace di fare qualcosa di bello e utile con le mie mani. Così mi sono avvicinata a un mestiere artigianale e sono approdata all’«Ecole de Couture», la Scuola di Cucito nel Vallese come apprendista «creatrice d’abbigliamento con specializzazione abbigliamento femminile». Così sono passata da studentessa di linguistica araba ad apprendista artigiana... Per un «intellettuale» il lavoro non sembrava così complicato a prima vista, ma ho dovuto impegnarmi molto più del previsto per completare con successo la mia nuova formazione. Tre anni dopo e con un diploma AFC (Attestato federale di capacità) in tasca, ho deciso di approfondire le mie conoscenze e diventare tecnica nel settore tessile iscrivendomi a una scuola specializzata superiore con diploma SSS (Scuola specializzata superiore). </p>
<p>Avevo due scelte: Zurigo o Lugano. Anche se di madrelingua tedesca, ho scelto di andare a Lugano per frequentare la Scuola specializzata superiore di tecnica dell'abbigliamento e della moda (STA) senza saper parlare una parola di italiano... Senza dubbio è stata una delle migliori decisioni della mia vita ma anche una delle più difficili. In effetti, c'è una grande differenza tra parlare una lingua e riuscire a farsi capire in modo appropriato. Fortunatamente la mia integrazione in Ticino è avvenuta tanto velocemente quanto bene e alla fine dei due anni di studio ero completamente bilingue e ben inserita con una bella cerchia di amici ticinesi.</p>
<p>Sei anni più tardi non rimpiango per niente questa svolta di 180 gradi nella mia vita. Naturalmente, i grandi cambiamenti non vengono mai da soli e spesso si ha bisogno di un aiuto per far sì che tutto fili liscio. Nel corso degli anni, io e la mia famiglia abbiamo sempre ricevuto il sostegno delle istituzioni svizzere e della comunità svizzera all'estero. </p>
<p>Oggi insegno con orgoglio ai futuri apprendisti «creatori d'abbigliamento» nella stessa scuola che mi ha formato. Grazie al sostegno del mio cantone d'origine Berna, che mi ha accordato delle borse di studio durante gli anni di formazione, e delle collaboratrici di educationsuisse che mi hanno accompagnata durante questi anni, ho potuto formarmi, trovare la mia strada e dare un senso alla mia vita attraverso la mia professione. Oggi sono felice di partecipare alla formazione professionale di giovani donne e giovani uomini e forse anche di aiutarli a trovare la loro strada.»</p>
<p>Ruth von Gunten</p>
<p>Siete anche voi interessati a intraprendere una formazione professionale in Svizzera? Non esitate a contattarci!</p>
<p>Contatto<br />
educationsuisse<br />
scuole svizzere all’estero<br />
formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26<br />
3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Gratin montagnard</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/gratin-montagnard/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 17:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Gratin-montagnard-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Spesso offerto nei rifugi di montagna romandi, questo piatto a base di formaggio rallegrerà gli spiriti dopo una bella passeggiata in altitudine! In collaborazione con gutekueche.ch Settembre è mese di vendemmia e per questo caratterizzato da tradizioni vinicole storiche. Nel Canton Vaud, che con i suoi quasi 4000 ettari di vigneti è una delle regioni viticole</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Gratin-montagnard-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19235"  class="panel-layout" ><div id="pg-19235-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19235-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19235-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Spesso offerto nei rifugi di montagna romandi, questo piatto a base di formaggio rallegrerà gli spiriti dopo una bella passeggiata in altitudine!</p>
<p><strong>In collaborazione con</strong><strong> </strong><strong>gutekueche.ch</strong></p>
<p>Settembre è mese di vendemmia e per questo caratterizzato da tradizioni vinicole storiche. Nel Canton Vaud, che con i suoi quasi 4000 ettari di vigneti è una delle regioni viticole più importanti della Svizzera, una volta per generazione si celebra una festa unica: la “Fête des Vignerons”. Organizzata dalla storica Confrérie des Vignerons, essa rende omaggio alle tradizioni viticole secolari di un'intera regione attraverso una spettacolare manifestazione nella città di Vevey, nel cuore dei magnifici vigneti del Lavaux. La “Fête des Vignerons” è la prima tradizione vivente in Svizzera ad essere riconosciuta dall'UNESCO.</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 1 ora</strong><br />
1. Mescolare il latte con sale, noce moscata e burro in una pentola e portare a ebollizione. Mescolare lentamente il semolino e cuocere a fuoco basso fino ad ottenere un composto leggero.<br />
2. Affettare finemente il formaggio e mescolarlo con delicatezza al composto di semolino e cuocere a fuoco lento fino a quando il formaggio si è sciolto. Togliere dal fuoco e metterlo da parte a raffreddare.<br />
3. Separare i tuorli dagli albumi e unirli al composto di semolino freddo. Sbattere gli albumi e aggiungerli al composto di semolino.<br />
4. Preriscaldare il forno a 180 °C. Ungere una teglia con del burro e versarvi il composto fino all'altezza di due terzi. Cuocere il Gratin Montagnard nel forno per circa mezz'ora.</p>
<p><strong>Ingredienti per 4 pezzi:</strong><br />
30g burro<br />
4 uova da allevamento all'aperto<br />
250g Gruyère<br />
1 pizzico noce moscata grattugiata<br />
1 pizzico sale<br />
1l latte intero<br />
110g semola di grano</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché aumentano gli hikikomori?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/perche-aumentano-gli-hikikomori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 16:58:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Schermata-2021-08-19-alle-22.36.35-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I giovani auto-reclusi in casa: sono un milione in Giappone mentre tra Svizzera e Italia il fenomeno è in espansione A pronunciare il nome di frequente, benché sia giapponese, alla fine viene facile: hikikomori. Suona quasi “i chicco mori” e foneticamente sembrerebbe alludere a qualcosa di simpatico, ma non è così. Il termine, che tradotto</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/perche-aumentano-gli-hikikomori/">Perché aumentano gli hikikomori?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Schermata-2021-08-19-alle-22.36.35-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19228"  class="panel-layout" ><div id="pg-19228-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19228-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19228-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>I giovani auto-reclusi in casa: sono un milione in Giappone mentre tra Svizzera e Italia il fenomeno è in espansione</p>
<p>A pronunciare il nome di frequente, benché sia giapponese, alla fine viene facile: <strong>hikikomori</strong>.<br />
Suona quasi “i chicco mori” e foneticamente sembrerebbe alludere a qualcosa di simpatico, ma non è così.</p>
<p>Il termine, che tradotto significa “ritirarsi - stare in disparte”, identifica individui che si rinchiudono volontariamente in casa per mesi o per anni evitando i contatti umani.<br />
Sono soprattutto giovani a partire dalla prima adolescenza ma anche adulti intorno ai 30 anni, la maggior parte maschi per lo più intelligenti e sensibili.<br />
In genere se ne stanno a casa a leggere, usano le tecnologie, il web. A volte frequentando i social ma senza alcuna aspirazione amicale o emotiva.<br />
Eliminano i rapporti sociali fuori ma anche dentro casa, non comunicando con famigliari e amici.</p>
<p>Spesso non frequentano la scuola o non lavorano. Dipendono in tutto e per tutto dai genitori benché rifiutino il loro avvicinamento morale o fisico: i pasti sono portati velocemente in camera richiudendo subito la porta, la stanza da bagno è raggiunta dal soggetto in modalità sicura per evitare qualsiasi incontro nel corridoio.<br />
C’è chi di notte prende la bici e si fa un giro o chi cammina in parchi deserti. I modi sono differenti, ma l’evitamento con gli altri esseri umani è il tratto comune di chi ha questa sindrome.</p>
<p><strong>Fenomeno sconosciuto ma in crescita</strong><br />
Rilevato in Giappone già negli anni ’80, questa sindrome si sta propagando nel resto dei paesi sviluppati benché sia un fenomeno ancora poco conosciuto. Il governo nipponico dichiara oggi un milione di persone hikikomori. Ora si sta cominciando la conta specie in Italia (per ora 100.000 hikikomori accertati) e in culture dove, proprio come quella nipponica, pesanti ansie sociali e genitori che reputano normale tenere in casa figli ormai cresciuti da un pezzo, sembra siano i fattori scatenanti questa sindrome.</p>
<p>Psicologi e sociologi stanno studiando sintomi e cause di questo comportamento. Specialisti, libri e associazioni create ad hoc cercano di aiutare i giovani e le loro famiglie.<br />
In Svizzera, forse maggiormente in Canton Ticino per la sua vicinanza culturale con l’Italia, sono stati segnalati dei casi. È certo che il fenomeno esista e che gli hikikomori non vengano ben identificati da insegnanti, genitori e psicologi che spesso scambiano per depressione ciò che in realtà è un hikikomori. In definitiva si parla di fenomeno sociale globale in quanto i medesimi sintomi sono avvertiti nello stesso tempo da milioni di giovani appartenenti a nazioni molto lontane tra loro con culture assai diverse.</p>
<p><strong>Possibili cause</strong><br />
Si sa, anche attraverso l’aneddotica e il cinema, che in Giappone il dogma “dell’alta prestazione” viene instillato già nell’infanzia, (per esempio, gli esami sono definititi “un inferno”, causa di continui suicidi).</p>
<p>Il senso del dovere e la vergogna per l’eventuale errore commesso sono i perni su cui poggia l’intera società. L’individualità di per sé non ha valore se non al servizio della collettività alla quale si sacrificano le proprie emozioni e bisogni.</p>
<p>È soprattutto questa ansia da prestazione e la perdita d’identità che genera annichilimento, rifiuto, desiderio di ritirarsi tipici dell’hikikomori.<br />
Leggendo i commenti di queste persone sui social, sembrerebbe che questo stato d'animo immobilizzi i maschi, mentre le femmine riescano con maggior determinazione a reagire e in qualche modo a limitare i danni.</p>
<p><strong>Differenza tra depressione e hikikomori</strong><br />
Ad un primo sguardo l’hikikomori sembrerebbe una vera e propria depressione, ma lo psicologo Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, spiega nel suo sito web come l’hikikomori non sia una patologia, come lo è invece la depressione che scaturisce dal proprio vissuto.</p>
<p>L’hikikomori è un soggetto che con la sua propria visione del mondo, facendo un ragionamento lucido sull’esistenza, vive una depressione esistenziale: «L’hikikomori è un rifiuto cosciente di far parte della società».</p>
<p>Crepaldi riporta a sua volta quanto affermato dallo psichiatra Lodovico Berra: trattasi di «…una modalità depressiva non patologica, priva di cause organiche ed indipendente da particolari dinamiche psicologiche, che deriva da una particolare presa di coscienza della nostra realtà esistenziale».</p>
<p>I significati caratterizzanti l’esistenza accettati dalla massa, vengono criticati e annullati.<br />
Il conseguente stato dell’umore, prosegue Berra: «è esito di riflessioni intellettuali sull’esistenza, e non derivante da eventi o conflitti intrapsichici, come per esempio accade nella depressione nevrotica o psicogena». Dunque? Esiste un risvolto inaspettato.</p>
<p><strong>E se questa sindrome non fosse del tutto negativa?</strong><br />
Sempre Marco Crepaldi riporta un brano della ricerca dello psicologo James Webb:<br />
«le persone più brillanti sono in grado di concepire come le cose potrebbero essere, tendono a essere idealiste. Tuttavia, allo stesso tempo, si rendono conto di come la realtà non rispecchi i propri ideali. Sfortunatamente, riconoscono anche che la propria capacità di provocare cambiamenti sul mondo è molto limitata. [...] provano delusione e frustrazione per questo. Notano disonestà, finzione, assurdità e ipocrisia nella società e nei comportamenti delle persone che li circondano. Sfidano e mettono in discussione le tradizioni, soprattutto quelle che sembrano loro inutili o ingiuste».</p>
<p>La domanda che pone Crepaldi viene spontanea: potrebbe essere questo il caso degli hikikomori? Ci troviamo oggi a vivere in un mondo impensabile fino a un paio di anni fa, e nulla sarà più come prima, ormai lo sappiamo. Chi, tra le persone più profonde, coscienti e sensibili non acquisisce una propria forza strutturante, può sentirsi demotivato e isolato.<br />
Per questo, è utile il rapporto umano, perlomeno tra soggetti che abbiano mente e anima simili, in uno scambio costruttivo e benefico.</p>
<p>In questo periodo storico particolare, dove menzogne e inganno globali la fanno da padrone, il risveglio, la crescita personale e collettiva si manifesta in tanti modi.<br />
L’insalubrità del vivere reclusi in casa, agendo solo di notte, privi di scambi emotivi con familiari e amici, è cosa certa.</p>
<p>Pertanto - auspicando sempre il sano agire di giorno, all’aria aperta insieme alle persone - è altrettanto vero che un sano isolamento per ritrovare se se stessi, la propria identità e la propria anima, lontani dal pazzo mondo che vuole invaderci, è una via che si può scegliere di praticare, quando se ne ha l’occasione.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
</div>
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	<p>Il Canton Ticino per affrontare il fenomeno dei “reclusi in casa” si avvale delle ricerche del Dr. Marco Crepaldi, fondatore dell’Associazione Hikikomori Italia, e dell’Associazione Hikikomori Italia Genitori ONLUS</p>
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		<title>Sulla neve con 600 giovani svizzeri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/sulla-neve-con-600-giovani-svizzeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 16:49:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Skilager-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Divertirsi con gli sport invernali con molti giovani svizzeri: sarà pos-sibile nell’inverno 2022 con un po’ di fortuna in occasione dell’estrazione a sorte. Sono in palio 25 posti per giovani tra i 13 e i 14 anni. Il prossimo campo di sci per i giovani (JUSKILA) avrà luogo dal 2 all’8 gennaio 2022 a Lenk,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sulla-neve-con-600-giovani-svizzeri/">Sulla neve con 600 giovani svizzeri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Skilager-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19223"  class="panel-layout" ><div id="pg-19223-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19223-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19223-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Divertirsi con gli sport invernali con molti giovani svizzeri: sarà pos-sibile nell’inverno 2022 con un po’ di fortuna in occasione dell’estrazione a sorte. Sono in palio 25 posti per giovani tra i 13 e i 14 anni.</p>
<p>Il prossimo campo di sci per i giovani (JUSKILA) avrà luogo dal 2 all’8 gennaio 2022 a Lenk, nell’Oberland bernese. Vi parteciperanno quasi 600 giovani tra i 13 e i 14 anni. 25 giovani della «Quinta Svizzera» saranno estratti a sorte.</p>
<p>Le persone che desiderano partecipare a JUSKILA devono parlare almeno una delle seguenti lingue nazionali: tedesco, francese o italiano. I posti per i campi da sci saranno estratti a sorte. I vincitori potranno partecipare al campo alle ta-riffe indicate di seguito, che comprendono i corsi di sport invernali, i pasti e l’alloggio. L’organizzazione e il finanziamento dei tragitti andata e ritorno sono di competenza dei genitori. Possono partecipare al sorteggio i ragazzi nati nel 2007 e nel 2008. I vincitori saranno informati alla fine del mese di settembre.</p>
<p><strong>Costo del campo</strong><br />
Il prezzo comprende i biglietti del treno validi in Svizzera, i pasti, l’alloggio, l’abbonamento di sci e i corsi di sport invernali <strong>CHF 120.–</strong><br />
Spese di noleggio dell’equipaggiamento di sport invernali (sci, bastoni e scarpo-ni o snowboard e calzature da snowboard) <strong>CHF 50.–</strong></p>
<p><em>Loïc Roth</em></p>
<p><strong>Informazioni:</strong><br />
Fondazione per i giovani svizzeri all’estero (FGSE),<br />
Tel. +41 31 356 61 16<br />
fax +41 31 356 61 01<br />
E-Mail: info@sjas.ch,<br />
www.sjas.ch/fr</p>
<p>PS: A partire dall’inverno 2022/2023, la Fondazione per i giovani svizzeri all’estero (FGSE) proporrà nuovamente i propri campi invernali. Per ragioni di calendario, nessun campo invernale sarà proposto nel 2021/2022 (le date delle vacanze invernali non sono favorevoli e permetterebbero di organizzare solo un campo di breve durata).</p>
</div>
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		<title>I monitori devono dar prova di buonsenso, cuore e iniziativa</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-monitori-devono-dar-prova-di-buonsenso-cuore-e-iniziativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 16:43:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Ausbildung_Lagersport-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dei giovani seguono dei giovani: è il caso nella maggior parte dei campi di vacanze per bambini e adolescenti in Svizzera. Questi ultimi ricevono una formazione mirata per prepararsi. Tra luglio e agosto, centinaia di fuochi da campo vengono accesi ovunque in Svizzera. Infatti, l’estate è anche la stagione dei campi di vacanze. Numerose organizzazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-monitori-devono-dar-prova-di-buonsenso-cuore-e-iniziativa/">I monitori devono dar prova di buonsenso, cuore e iniziativa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/08/Ausbildung_Lagersport-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-19215"  class="panel-layout" ><div id="pg-19215-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19215-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19215-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dei giovani seguono dei giovani: è il caso nella maggior parte dei campi di vacanze per bambini e adolescenti in Svizzera. Questi ultimi ricevono una formazione mirata per prepararsi.</p>
<p>Tra luglio e agosto, centinaia di fuochi da campo vengono accesi ovunque in Svizzera. Infatti, l’estate è anche la stagione dei campi di vacanze. Numerose organizzazioni della gioventù propongono settimane di…campeggio, bicicletta o passeggiate, o affittano un ostello collettivo. Il Servizio dei giovani dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) propone dal canto suo da diversi anni dei campi di vacanze ai ragazzi e ai giovani adulti della «Quinta Svizzera» a partire dall’età di 15 anni. Il suo scopo è quello di offrire vacanze indimenticabili nel loro secondo paese e di rafforzare i loro legami con la Svizzera.</p>
<p>La Fondazione per i giovani svizzeri all’estero (FGSE) organizza ogni anno nove campi per ragazzi tra gli 8 e i 14 anni. Lo scopo è di permettere ai giovani svizzeri all’estero di scoprire la Svizzera per la prima volta o di conoscerla meglio. In questi campi, i ragazzi visitano luoghi emblematici, partono alla scoperta di laghi, montagne, corsi d’acqua e paesaggi tipici ed effettuano passeggiate. In programma vi sono anche giochi, sport, bricolage e disegno.</p>
<p>Quasi 400 ragazzi e adolescenti hanno l’occasione di recarsi in Svizzera ogni anno grazie al Servizio dei giovani dell’OSE e alla FGSE.</p>
<p><strong>I campi di vacanze promuovono anche lo sport</strong><br />
Le offerte di vacanze per i giovani della «Quinta Svizzera» si inseriscono così in tutta una paletta di campi di vacanze in Svizzera, che fa anche parte del programma di promozione di sport della Confederazione, Gioventu+Sport (G+S). G+S è il più importante programma di promozione dell’attività fisica della Svizzera. Ogni anno, 80’000 corsi o campi di sport accolgono quasi 637000 ragazzi e adolescenti. La Confederazione e i cantoni formano i futuri monitori G+S in vari tipi di sport nella conduzione dei campi.</p>
<p>I monitori delle organizzazioni giovanili, come il Movimento scout della Svizzera, seguono il corso di monitore nella categoria «sport da campo/trekking». I monitori della FGSE e del Servizio dei giovani dell’OSE fanno spesso già parte di organizzazioni della gioventù e hanno dunque frequentemente già effettuato questo tipo di formazione. Parallelamente, la FGSE propone ogni anno, in collaborazione con il Servizio dei giovani, un corso di formazione di monitore G+S per le persone che non ne hanno mai seguito uno.</p>
<p>I futuri monitori dei campi passano attraverso varie tappe di formazione e assumono così sempre più responsabilità. Nei corsi loro destinati, imparano a pianificare e ad organizzare delle attività, ma anche come comportarsi con i ragazzi e gli adolescenti, come educarli e far vivere loro delle esperienze positive. I monitori sono anche e soprattutto formati all’organizzazione di attività all’aria aperta e sensibilizzati sulle precauzioni di sicurezza applicabili in questo contesto.</p>
<p>«Durante la loro formazione, si insegna loro come minimizzare i rischi e come reagire se succede qualcosa nonostante la migliore preparazione possibile», afferma Marco Gyger, responsabile della formazione «sport da campo/trekking» presso l’Ufficio federale dello sport.</p>
<p><strong>Un tipo di sport particolare</strong><br />
Marco Gyger descrive la categoria «sport da campo/trekking» come un’attività particolare di cui è fiero: «In questo tipo di sport, non è tanto la prestazione che conta, ma una moltitudine di fattori che fanno parte di un approccio globale». I monitori devono dar prova di buonsenso, cuore e iniziativa.</p>
<p>I ricambi non mancano nella categoria «sport da campo/trekking»: la FGSE e il Servizio dei giovani dell’OSE trovano ogni anno sufficienti monitori grazie al passaparola. Numerosi di questi sono già monitori in organizzazioni giovanili e hanno dunque già seguito la formazione ad hoc. I monitori devono avere tra i 18 e i 30 anni e presentare una candidatura. Un gran numero di monitori svolgono degli studi presso l’Alta scuola pedagogica e si dedicano all’insegnamento.</p>
<p><em>Mireille Guggenbühler</em></p>
</div>
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