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La moda ecosostenibile

    In Italia settembre è solitamente il mese del ritorno a scuola, allo studio, al lavoro e al pieno tran-tran della vita di tutti i giorni, motivo per cui per molti segna l’inizio di un nuovo anno... Si riparte per esempio da Milano con il design e la moda e, in particolare, dopo una pausa forzata causata dalla pandemia, con il Salone del Mobile e l’evento speciale del supersalone e poi con la Milan Fashion Week.

    Cogliamo così l’occasione per puntare i nostri fari sull’affascinante mondo della moda, questa volta con uno sguardo più critico al fine di offrire qualche utile strumento per diventare consumatori sempre più responsabili. La penna è di Elisabetta Agrelli, nuovo membro del gruppo di lavoro UGS per la collaborazione con la Gazzetta Svizzera.

    Bianca Rubino
    Unione Giovani Svizzeri
    unionegiovanisvizzeri@gmail.com

    FIBRE TESSILI ECOLOGICHE
    NATURALI ARTIFICIALI SINTETICHE PELLI VEGETALI
    CANAPA

    CAUCCIÙ

    COTONE BIO

    LANA BIO

    LINO

    JUTA

    RAMIA

    SUGHERO

    TIROLWOOL

    BAMBOO

    LYOCELL

    MODAL

    ORANGE FIBER

    VISCOSA

    BIOPLASTICA

    NEWLIFW

    ECONYL

    APPLESKIN

    FRUITLEATHER

    LIGNEAH

    MALAI

    MUSKIN

    PIÑATEX

    RINNOVA

    VEGEA

     

    CERTIFICAZIONI TESSILI
    IMPATTO

    AMBIENTALE

    DIRITTI

    SOCIALI

    DIRITTI

    DEGLI ANIMALI

    BIOLOGICO RICICLO DI

    RISORSE

    FSC

    OEKO-TEX

    BLUESIGN

    REACH

    ISO

    ECOLABEL

    BLUESIGN

    FAIRTRADE

    FWF

    SA8000

    GET IT FAIR

    ANIMAL FREE

    FASHION

    FUR FREE

    VEGANOK

    PETA

    GOTS

    OCS

    ECOCERT

    NATURTEXTILE

    PSV

    GRS

    FROM CRADLE

    TO CRADLE

    rPA

    rPES

    Pexels, Paulo Sergio Zembruski

    Settembre per il mondo della moda è un mese che genera fibrillazione e fermento per le presentazioni delle nuove collezioni tra eventi, sfilate e novità. La moda è anche argomento di rilievo della discussione sul cambiamento climatico poiché ad oggi è considerata la seconda industria al mondo responsabile dell’inquinamento ambientale! Quindi solo attraverso una filiera di produzione trasparente è possibile monitorare che non avvengano abusi umani e ambientali.

    Il settore moda ha uno sguardo sempre più attento alla qualità delle materie prime, ai processi di produzione nel rispetto dell’ambiente, al benessere degli animali, all’etica legata al rispetto dei diritti dei lavoratori, ai tessuti biologici certificati, al riciclo dei materiali, ai trasporti, alla vendita e alla raccolta dei capi inutilizzati creando così i valori base che il concetto stesso di moda ecosostenibile racchiude.

    Per avere un approccio responsabile la chiave è informarsi perché “sostenibilità” è diventata la parola d’oro della moda: marchi, designers, giornalisti e influencer la utilizzano per qualsivoglia campagna marketing snaturando spesso il reale valore che l’aggettivo vuole rappresentare. Il consumatore si lascia influenzare da tutte le diciture che descrivono la moda ecosostenibile e non è sempre adeguatamente preparato sui tessuti, le certificazioni e il reale impatto che il marchio offre o utilizza per la propria brand reputation. A tal proposito dilaga sempre di più il fenomeno del greenwashing, ossia trasmettere l’immagine falsata di un brand attento alla sostenibilità pur non essendolo realmente. Come possiamo quindi acquistare in modo più consapevole e smascherare i marchi che utilizzano la sostenibilità di facciata per trarre in inganno la propria clientela? Per cominciare dovremmo iniziare a conoscere meglio le fibre tessili ecologiche e le certificazioni che riconoscono i valori della moda ecosostenibile. In alto due schemi riassuntivi.

    Le certificazioni tessili più comuni sono:
    – OEKO-TEX è un’associazione che rilascia le più diffuse certificazioni tessili ed offre diversi standard in base alle esigenze dell’azienda: standard 100, made in green, step, mystep, ecopassport, detox to zero, leather standard.
    – FAIRTRADE TEXTILE STANDARD è un marchio che garantisce il commercio equosolidale attraverso l’obbligo di adeguamento degli stipendi ad un salario minimo dando maggior peso ai lavoratori delle fabbriche.
    – PEOPLE FOR THE ETHICAL TREATMENT OF THE ANIMALS (PETA) è una associazione internazionale no-profit che protegge i diritti degli animali in tutto il mondo, indagando sull’origine dei vari prodotti in commercio e divulgando informazioni ai consumatori.
    – GLOBAL ORGANIC TEXTILE STANDARD (GOTS) sviluppato da leader nell’agricoltura biologica per certificare il rispetto di stringenti criteri ambientali e sociali applicati a tutti i livelli della produzione, ossia dalla raccolta in campo delle fibre all’etichettatura. Accettata in tutti i principali mercati.
    – GLOBAL RECYCLE STANDARD (GRS) è gestito dalla ong textile exchange per imprese che producono e/o vendono prodotti con materiale riciclato controllando l’intera filiera di produzione: tracciabilità, ambiente, aspetti sociali ed etichettatura.

    Come avere pertanto un approccio responsabile al “problema” abbigliamento? In primo luogo riconsiderate il vostro guardaroba provando a mixare i capi in modo differente e se trovate qualcosa che non è più attraente donatela perché quello che per voi non è più bello per altri è una grande fortuna. In alternativa mettetela in vendita su una delle tante piattaforme esistenti come vinted, il marketplace di facebook, depop o vestiaire collective. In secondo luogo i capi lisi o in cattive condizioni possono diventare stracci per la pulizia casalinga prima di finire nell’immondizia in modo da ridurre i volumi di spazzatura generata.

    Quando comprate investite in capi basici e di qualità privilegiando le fibre tessili ecologiche. Se siete affascinati da una tendenza passeggera provate nei negozi vintage, perché la moda è ciclica e riadatta le tendenze del passato ai nostri giorni.

    Per conoscere svariati punti di vista sul settore della moda ecosostenibile può essere interessante seguire alcuni profili Instagram come @aditimayer per una prospettiva sui diritti dei lavoratori del settore moda; @besmacc per spunti sul consumo consapevole; @fash_rev il movimento fashion revolution nato per generare più consapevolezza sul lavoro degli operai tessili e su cosa contengono i vestiti valorizzando le persone e la Terra invece del denaro; @econyl per articoli informativi con interessanti spunti di riflessione sulla sostenibilità della moda. L’impresa econyl inoltre ha recentemente lanciato il suo e-commerce con tutti i brand che scelgono di utilizzare questa fibra sintetica ricavata dalle reti da pesca recuperate in mare.

    Dite che non basta? Volete proprio comprare quel maglioncino blu per la stagione invernale? Cedete alla tentazione ma provate a farlo in una boutique locale e la prossima volta fate qualche ricerca sui marchi che lavorano e producono in modo slow ossia senza sovrapproduzione di capi. A tal proposito sono nate tante realtà sia in Italia che in Svizzera che provano a dare valore alla moda ecosostenibile. Tra le aziende svizzere più conosciute e di successo con diverse certificazioni ci sono le scarpe della On running, le borse Freitag ricavate da tendoni di camion in disuso, la linea certificata GOTS di Calida. La moda ecosostenibile pur essendo ancora una nicchia è un argomento controverso e in rapido mutamento ma ci auguriamo che presto sarà la normalità, nel mentre siate curiosi e informatevi.

    Elisabetta Agrelli
    Unione Giovani Svizzeri
    unionegiovanisvizzeri@gmail.com

    Pexels, Madison Inouye