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	<title>Il Personaggio Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>«Italiani in Svizzera e svizzeri in Italia – La ricchezza di sentirsi straniero»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 20:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/toni-ricciardi-intervista-italia-svizzera-migrazioni-integrazione/">«Italiani in Svizzera e svizzeri in Italia – La ricchezza di sentirsi straniero»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Intervista a Toni Ricciardi</h3>
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	<p>Tra Italia e Svizzera si estende un legame fatto di storia, cultura e flussi migratori che hanno da sempre plasmato le identità dei due Paesi. In questo contesto, Toni Ricciardi rappresenta una voce autorevole e di riferimento: cresciuto tra le due nazioni, con una profonda conoscenza dei meccanismi politici e sociali che ne regolano i rapporti, Ricciardi ha dedicato la sua carriera a rafforzare la cooperazione bilaterale e a tutelare gli interessi dei cittadini italiani all’estero. Deputato della Repubblica Italiana eletto nella circoscrizione Europa e Presidente dell’Intergruppo parlamentare dell’amicizia Italia–Svizzera, il professor Ricciardi unisce competenza storica ed esperienza pratica, offrendo una prospettiva unica sulle migrazioni, sull’integrazione e sulle sfide contemporanee che caratterizzano il rapporto tra questi due Paesi così vicini, eppure così diversi.</p>
<p>Nel corso degli anni è diventato uno dei maggiori esperti di migrazioni e insegna come docente presso l’Università di Ginevra, condividendo le sue conoscenze con studenti e professionisti e contribuendo al dibattito accademico e istituzionale su mobilità, integrazione e politiche transfrontaliere.</p>
<p><strong>Professor Ricciardi, cosa ha significato per Lei essere cresciuto tra Italia e Svizzera, due Paesi così vicini e simili, eppure allo stesso tempo così diversi?</strong></p>
<p>«<em>La prima sensazione che si prova è quella di sentirsi stranieri ovunque: svizzeri in Italia e italiani in Svizzera. Con il tempo, però, si comprende la ricchezza di questa condizione. La vera potenzialità sta nel poter vivere e crescere in due realtà vicine, ma non identiche. Ho trascorso una parte della mia vita in Svizzera tedesca e ora vivo in Svizzera francese, dove cambiano anche gli scenari. All’inizio ti senti straniero ovunque, poi impari a sentirti parte di entrambe le realtà.</em>»</p>
<h2>Tra tradizione e integrazione: l’evoluzione della comunità italiana in Svizzera</h2>
<p><strong>Professor Ricciardi, quando e come possiamo parlare di una presenza svizzera in Italia? Quali sono stati i periodi più significativi di questa migrazione e in quali settori, dall’artigianato all’edilizia, dal mondo bancario a quello dell’ospitalità — i cittadini svizzeri hanno lasciato un’impronta più visibile?</strong></p>
<p>«<em>La presenza svizzera in Italia è molto antica: basti pensare alle Guardie Svizzere a difesa del Papa, segno che questa presenza esisteva già prima ancora della nascita della Svizzera moderna. Un altro esempio significativo è quello di Napoli, dove esisteva un mondo legato alla pelletteria e ai guanti: nel Settecento, la città era rinomata per la qualità del suo tessile, in gran parte frutto di un’influenza svizzera.</em></p>
<p><em>Oggi si registra una presenza in crescita nelle principali città italiane, come dimostrano gli istituti svizzeri di cultura e le scuole svizzere presenti a Milano, Roma e Napoli. A ciò si aggiungono numerosi cittadini che, nel corso dei decenni, hanno acquisito la cittadinanza svizzera e successivamente si sono ritrasferiti in Italia, spesso nei luoghi d’origine, contribuendo a rafforzare ulteriormente questo legame storico</em>.»</p>
<p><strong>E come vivono oggi i discendenti degli emigrati svizzeri la loro identità “doppia”?</strong></p>
<p>«<em>Chi è doppio cittadino rappresenta pienamente l’idea di un’identità plurima: si possono essere molte cose insieme, senza che una escluda l’altra. Essere italiani e, allo stesso tempo, svizzeri non è una contraddizione, ma un valore aggiunto.</em>»</p>
<p><strong>Quando possiamo iniziare a parlare di migrazioni tra Italia e Svizzera? Quali sono stati i primi movimenti e come si è formata la comunità italiana in Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Già tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna si registrano i primi trasferimenti in Svizzera, in particolare di banchieri toscani e genovesi che introdussero le prime forme di credito e finanza.</em></p>
<p><em>Se invece parliamo di immigrazione di massa, bisogna arrivare alla seconda metà dell’Ottocento, con la costruzione dei grandi trafori del Gottardo e del Sempione: furono questi i primi eventi che generarono un flusso migratorio consistente.</em></p>
<p><em>In quel periodo la Svizzera era un Paese di forte emigrazione, ma al tempo stesso accoglieva una crescente immigrazione, favorendo così l’inserimento e l’industrializzazione degli stranieri, tra cui un numero sempre maggiore di italiani.</em>»</p>
<p><strong>Come è cambiata la percezione e l’integrazione degli italiani in Svizzera tra le diverse generazioni?</strong></p>
<p>«<em>Fino ai primi anni Ottanta, la principale comunità straniera in Svizzera era quella italiana, accanto a presenze minori provenienti da Paesi confinanti come Germania, Austria e Francia.</em></p>
<p><em>Un momento simbolico di svolta è il 1982, con la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio: da allora l’“italianità” in Svizzera viene percepita con maggiore orgoglio e positività.</em></p>
<p><em>Negli anni precedenti, tuttavia, la situazione era complessa: dagli anni Sessanta, con il rinnovo dell’accordo bilaterale del 1948 e la tragedia di Mattmark del 1965, cresce la consapevolezza del contributo italiano allo sviluppo svizzero. Gli anni Settanta, invece, furono segnati da tensioni xenofobe e dalla crisi petrolifera del 1975, che portò al rientro di circa 300.000 lavoratori, in gran parte italiani.</em></p>
<p><em>Negli anni Ottanta la Svizzera cambia volto, diventando sempre più innovativa, mentre l’Italia si trasforma nel simbolo di uno stile di vita ammirato: la moda, il design e la cucina italiana conquistano il mondo. È in questo contesto che l’immagine degli italiani in Svizzera evolve, passando da quella di manodopera a quella di portatori di cultura e qualità.</em>»</p>
<p><strong>Quali comunità italiane hanno avuto un impatto maggiore sulla società svizzera, sia a livello culturale che economico?</strong></p>
<p>«<em>Paradossalmente, l’impatto più forte si è avuto nella Svizzera tedesca. Tralasciando la Svizzera italiana, dove la vicinanza linguistica e culturale ha sempre facilitato l’integrazione e dove oggi vivono circa 200.000 italiani solo nel Canton Ticino, è proprio nella parte germanofona che l’italianità ha lasciato un segno più profondo.</em></p>
<p><em>In quest’area, la migrazione italiana ha contribuito in modo decisivo alla diffusione della cultura e dei modelli di vita italiani, in un contesto molto diverso da quello della Svizzera romanda, dove la lingua latina e l’approccio culturale francese favoriscono invece un processo più assimilazionista.</em></p>
<p><em>Le principali comunità italiane si sono sviluppate nelle grandi città come Zurigo, Basilea, Ginevra, Lucerna, San Gallo e nel Vallese. In generale, per comprendere la presenza italiana in Svizzera bisogna seguire l’evoluzione del suo tessuto produttivo: dove si sviluppavano nuove opportunità economiche, lì si spostavano anche i flussi migratori italiani.</em>»</p>
<p><strong>Come si è evoluta l’identità culturale degli italiani in Svizzera, tra il mantenimento delle proprie tradizioni e la necessità di integrarsi in un Paese caratterizzato da diverse realtà linguistiche e culturali? In che modo queste due culture si sono influenzate reciprocamente, dando vita a nuove forme di identità e tradizione condivisa? </strong></p>
<p>«<em>Un primo elemento interessante è l’utilizzo, sempre più diffuso, di parole italiane nel linguaggio comune svizzero, un fenomeno che un tempo non esisteva e che testimonia un’influenza culturale reciproca.</em></p>
<p><em>In secondo luogo, si osservano nelle diverse generazioni italiane in Svizzera delle vere e proprie stratificazioni linguistiche. Le seconde e terze generazioni, ad esempio, parlano perfettamente lo Schwyzerdütsch, ma mantengono anche espressioni e riferimenti legati alla cultura d’origine. È frequente uno switch linguistico naturale, in cui si passa dallo Schwyzerdütsch all’italiano nella stessa conversazione, soprattutto in contesti emotivi o identitari, come durante una partita di calcio. Questo intreccio linguistico e culturale rappresenta la nascita di una nuova identità condivisa, a cavallo tra le due culture.</em>»</p>
<p><strong>Giuseppe De Michelis, rafforzò la presenza italiana in Svizzera, come lui Antonio Vergnanini. Quali figure e tappe sono state fondamentali nel processo di interazione?</strong></p>
<p>«<em>All’inizio del Novecento, Giuseppe De Michelis dimostrò, attraverso rapporti e studi, che non era vero che gli italiani commettessero più reati degli svizzeri, contribuendo a contrastare stereotipi e pregiudizi.</em></p>
<p><em>Tra le figure chiave del periodo successivo c’è Egidio Reale, militante tra gli esuli antifascisti italiani e primo Ambasciatore italiano in Svizzera, che negoziò l’accordo del 1948. A lui si collegano personalità come Ignazio Silone, Luigi Einaudi e Fernando Schiavetti, primo presidente nazionale delle Colonie libere e padre costituente, che hanno rivendicato diritti e accettazione per gli italiani in fasi storiche diverse.</em></p>
<p><em>Nel periodo successivo, durante il lento processo di integrazione degli anni Sessanta, emergono figure come Leo Zanier, che fondò ECAP in Svizzera, comprendendo l’importanza di formazione e supporto per i lavoratori italiani provenienti dal Sud, contribuendo alla costruzione di una comunità più strutturata e integrata.</em>»</p>
<h2>Tra due Paesi: sfide, obiettivi e visione dei rapporti tra Italia e Svizzera</h2>
<p><strong>Come vive il ruolo di figura chiave tra Italia e Svizzera, e quali sono oggi le principali sfide e obiettivi?</strong></p>
<p>«<em>Nella funzione che svolgo attualmente, il compito principale è migliorare le condizioni di supporto e assistenza agli italiani, attraverso le reti diplomatiche, consolari e i servizi dedicati. Negli ultimi mesi, però, si sta affrontando una grande sfida legata alla legge italiana sulla cittadinanza degli italiani all’estero: dal 1992 questa legge ha permesso la doppia cittadinanza, tanto che oggi in Svizzera quasi il 60% degli italiani sono doppi cittadini, ma ora alcune norme ne penalizzano la trasmissione.</em></p>
<p><em>Sul fronte delle relazioni con la Svizzera, invece, sono stati fatti notevoli passi avanti: con fatica e sacrificio, oggi possiamo dire che gli italiani in Svizzera sono ben integrati e riconosciuti come parte attiva della società.</em>»</p>
<p><strong>Quali sono le principali realtà e istituzioni che ritiene fondamentali per questo lavoro? </strong></p>
<p>«<em>Sono presidente dell’Intergruppo parlamentare dell’amicizia Italia – Svizzera. Dal 16 al 17 settembre sono stato a Berna in visita al Palazzo Federale, dove ho incontrato le istituzioni svizzere per discutere delle relazioni bilaterali.</em></p>
<p><em>Tra i risultati concreti, abbiamo rinnovato l’accordo sui frontalieri, che da un lato ha permesso di rimuovere la Svizzera dalla blacklist italiana e dall’altro ha introdotto una serie di miglioramenti per i lavoratori frontalieri, nei trasporti e nell’integrazione sociale.</em>»</p>
<p><strong>Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che nasce a cavallo tra questi due Paesi?</strong></p>
<p>«<em>Più culture e tradizioni diverse si incontrano, maggiore è la sensibilità e la ricchezza personale che ne deriva. Essere tante cose insieme non è uno svantaggio, ma un vero arricchimento.</em>»</p>
<p><strong>Guardando al futuro, quali sviluppi auspica nei rapporti tra Italia e Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Dal punto di vista economico, commerciale e legislativo, c’è ancora molto lavoro da fare per migliorare l’integrazione tra i due Paesi. Servirebbero, ad esempio, procedure più snelle per il riconoscimento automatico delle professioni e la portabilità dei diritti: oggi un infermiere qualificato in Italia deve spesso attendere anni per ottenere il diploma federale in Svizzera, prima di poter esercitare pienamente. Questi passaggi dovrebbero essere progressivamente facilitati.</em></p>
<p><em>Un’altra sfida riguarda la sperimentazione di nuove modalità di lavoro, come lo smart working o il telelavoro per i frontalieri, che potrebbe ridurre la mobilità, l’urbanizzazione e creare vantaggi sia per datori di lavoro sia per i lavoratori. Resta da chiarire la gestione degli aspetti contributivi, come la cassa pensione, più che quelli fiscali.</em></p>
<p><em>In generale, credo che serva costruire un humus di maggiore sensibilità e cooperazione reciproca, così da consolidare i progressi già fatti, come i bilaterali rinegoziati, e garantire che non vengano compromessi da iniziative di tipo populista.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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		<title>Intervista a Davide Enea Casarin</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/davide-enea-casarin-attore-svizzero-arte-psicologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 19:41:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2025]]></category>
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		><h3 class="widget-title">Attore, Autore e Content Creator tra arte e psicologia</h3>
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	<p>Davide Enea Casarin è uno di quei talenti che non amano essere racchiusi in un’unica etichetta, facendo dell’arte un territorio da esplorare senza confini.</p>
<p>Italo – svizzero, cresciuto tra due culture e diplomato alla Paolo Grassi di Milano, si muove tra cinema, teatro, televisione, stand-up comedy e musica con una naturalezza che sorprende. Ma il suo percorso non si limita al puro intrattenimento: per lui l’arte è anche uno strumento di introspezione e di benessere psicologico, capace di aprire spazi interiori e di offrire nuove prospettive. Con lui andremo a scoprire come dietro ogni performance ci sia non solo studio e disciplina, ma anche la volontà di trasformare il palcoscenico in un luogo di incontro e di cura.</p>
<p><strong>Ciao Davide, lavori tra Italia e Svizzera. Puoi raccontarci com’è nata la tua passione verso il mondo dello spettacolo e della recitazione?</strong></p>
<p>«<em>Ho iniziato a recitare da bambino, a scuola, quando avevo circa sei o sette anni. Ero un bambino molto timido, e il teatro è stato per me un modo per uscire dal guscio, per conoscermi meglio e per connettermi agli altri. Sul palco mi sentivo libero di esprimere parti di me che nella vita quotidiana restavano nascoste. Col tempo questa passione è cresciuta e, dopo la scuola, ho deciso di tentare i provini per le maggiori accademie di recitazione italiane: sono stato ammesso alla Paolo Grassi di Milano, dove mi sono diplomato.</em></p>
<p><em>Oggi vedo la recitazione come un luogo in cui poter dare voce alle diverse parti di me, anche quelle più nascoste o contraddittorie. Per me non si tratta di indossare una maschera, ma di toglierla forse, per far emergere ciò che mi appartiene profondamente attraverso un personaggio. In questo senso, ogni ruolo diventa anche un modo per conoscermi meglio e per esplorare l’umanità in tutte le sue sfumature.</em>»</p>
<p><strong>Qual è stato il tuo iter di formazione come attore?</strong></p>
<p>«<em>Fin da bambino ho frequentato diverse realtà teatrali, in particolare il Teatro Azzurro di Locarno e il MAT di Lugano.</em></p>
<p><em>La formazione più importante poi è arrivata con l’ingresso alla Paolo Grassi di Milano.</em></p>
<p><em>Dopo l’Accademia ho capito che quello non era un punto d’arrivo, ma solo l’inizio: continuo tuttora a formarmi partecipando a workshop e percorsi di approfondimento. Inoltre, sto completando una scuola di Counseling e sto studiando psicologia, questo mi aiuta a lavorare su me stesso e sulle mie emozioni, perché conoscere e gestire il proprio mondo interiore è fondamentale, sia in scena che nella vita.</em>»</p>
<p><strong>Nonostante la tua giovane età, hai già alle spalle un percorso ricco di esperienze: hai lavorato in diverse produzioni, sia per il piccolo che per il grande schermo. Vuoi raccontarci alcune di queste?</strong></p>
<p>«<em>U</em><em>no dei primi lavori stato “</em>Il cattivo poeta<em>” di Gianluca Iodice con Sergio Castellitto. Interpretavo un fascista, ed è stata la mia prima esperienza su un grande set. Lo ricordo con affetto anche perché lì è nata un’amicizia che dura tuttora.</em></p>
<p><em>Più recentemente ho lavorato alla serie “</em>The Saints<em>”, prodotta da Martin Scorsese. È stata un’esperienza intensa e molto formativa: abbiamo girato in Marocco con ritmi davvero serrati, un set impegnativo ma ricco di stimoli.</em></p>
<p><em>Un’altra esperienza bellissima è stata “</em>Romulus<em>”, dove recitavamo in protolatino. Avevo una parte piccola, ma mi ha colpito moltissimo l’atmosfera sul set: sembrava davvero di essere tornati nell’antica Roma, con le scenografie illuminate solo da fiaccole e i cavalli sullo sfondo.»</em></p>
<p><strong>Come ti prepari per un ruolo? Hai un metodo particolare o ti lasci guidare dall’istinto?</strong></p>
<p>«<em>Per prepararmi parto sempre da un’analisi: obiettivi del personaggio, obiettivi della scena, azioni. È uno scheletro tecnico, poi però cerco punti di contatto tra me e il personaggio, così che il ruolo diventi un modo per esprimere una parte di me. Non cerco di diventare “altro da me”, al contrario, cerco di far esprimere parti di me stesso, come facciamo tutti nella vita: parliamo e ci comportiamo diversamente a seconda delle persone e delle situazioni. Recitare è trovare la modalità di stare in relazione del personaggio e farla propria, così che ogni battuta sia connessa a qualcosa di vero, che mi riguarda.</em>»</p>
<p><strong>Il tuo essere svizzero e attore ti ha portato a realizzare uno spettacolo di stand-up Comedy e musica legato ai temi della Svizzera. Com’è nata questa idea e cosa vuoi comunicare attraverso questo progetto?</strong></p>
<p>«<em>Avevo scritto delle canzoni e ho fatto un paio di serate in cui le ho portate, ma sentivo il bisogno di aggiungere delle introduzioni comiche per alleggerire lo spettacolo. Poi quelle introduzioni sono diventate veri e propri monologhi di stand-up, ed è nato uno spettacolo che mescola musica e comicità.</em></p>
<p><em>Ho scelto di parlare della Svizzera perché è parte di me: lì sono cresciuto, la mia famiglia stretta vive lì. È anche un tema poco esplorato nella stand-up comedy, mi diverte raccontare stereotipi, modi di dire e curiosità, creando momenti di gioco con il pubblico. Una delle canzoni che porto in scena, “</em>Il mare di Lugano<em>”, è in parte una lettera d’amore alla Svizzera e al Ticino, per parlare con nostalgia e ironia a chi, come me, vive lontano da casa e porta con sé un pezzo di quella terra.</em>»</p>
<p><strong>Sei attivo sui social dove condividi contenuti comici e riflessioni, cosa desideri trasmettere alla tua community?</strong></p>
<p>«<em>Sono partito dai temi dello spettacolo, cerco di parlare del rapporto con sé stessi. Ho iniziato a condividere contenuti comici su questi temi, e con molto piacere ho visto che tantissima gente ci si è riconosciuta. Voglio comunicare l’importanza di prendersi cura di sé e normalizzare quella “follia” che è in tutti noi: fare cose fuori dall’ordinario non è sbagliato, purché non faccia male a noi o agli altri.</em></p>
<p><em>Vorrei creare una community autoironica e accogliente, e in futuro, una volta diventato psicologo, poter anche offrire un reale supporto a chi ne ha bisogno.</em>»</p>
<p><strong>Attualmente ti stai formando come counselor e psicologo, cosa rappresenta per te questo percorso?</strong></p>
<p>«<em>Stanislavskij parlava del lavoro dell’attore su sé stesso, cioè di un lavoro interiore necessario per costruire un personaggio. Io invece vorrei occuparmi del lavoro dell’attore </em><em><u>con</u></em><em> sé stesso: lavorare sulla relazione con sé stesso mentre interpreta e, soprattutto, mentre vive</em><em>. </em></p>
<p><em>È la direzione in cui voglio andare. Ci sono molti insegnati che si occupano di aiutare gli attori a fare la scena, io vorrei occuparmi di come stanno mentre la interpretano. Questa è un aspetto che mi è mancato nel mio percorso di formazione (da giovane e anche da adulto perché la formazione non finisce mai) e di cui sarò molto felice di prendermi cura.  </em></p>
<p><em>Voglio mettere la mia esperienza nella recitazione al servizio della relazione d’aiuto, integrando ciò che ho imparato nel mio percorso di attore con la psicologia e il counseling. È un approccio che si rivolge a tutti, attori e non, perché il tema non è la recitazione, ma la relazione con sé stessi e con gli altri.</em>»</p>
<p><strong>Com’è nata l’idea di creare un gruppo di psicoterapia dedicato agli attori? Cosa comporta coniugare psicoterapia e recitazione?</strong></p>
<p>«<em>L’idea di creare un gruppo di psicoterapia per attori nasce da un bisogno personale e dalla consapevolezza delle sfide di questo mestiere: la precarietà, il continuo incontro col rifiuto e l’uso intenso del proprio mondo emotivo. Ho voluto creare uno spazio sicuro dove prendersi cura di sé, a un costo accessibile.</em></p>
<p><em>Il gruppo è guidato da un medico, psicoterapeuta e regista, io partecipo come tutor, ed è aperto a tutti, non solo agli attori. Ci incontriamo una volta al mese per lavorare sulla relazione con noi stessi, ascoltando, condividendo e talvolta mettendo in scena parti di noi. È un’esperienza profondamente arricchente.</em>»</p>
<p><strong>Che consigli ti sentiresti di dare a un giovane che vuole affacciarsi al mondo della recitazione e della comicità?</strong></p>
<p>«<em>Formati e prenditi cura di te. Mentre impari il mestiere, ricorda che puoi essere fragile, avere paura o fallire e va bene così. Fallire è parte del processo: è lì che si imparano le cose più importanti. Gli errori non sono sbagli da evitare, sono opportunità diverse da quelle che avevi immaginato, spesso sono più interessanti delle cose corrette.</em></p>
<p><em>Non colpevolizzarti se qualcosa non va come speravi. Non dipende tutto da te. Se non ti prendono (in una scuola, per un ruolo, in qualsiasi occasione in realtà) non è un giudizio sul tuo valore. Formati volendoti bene e prendendoti per mano con amore.</em></p>
<p><em>Per la comicità, parti da te stesso. Parla di ciò che conosci, anche delle piccole cose: un ricordo, una sensazione, quella volta che… L’ironia è uno strumento potente per affrontare il dolore e per alleggerire la vita. L’autoironia, in particolare, è fondamentale: ti permette di non prenderti troppo sul serio, di non difendere la tua immagine a tutti i costi, e questo è un bel risparmio di energia, soprattutto nella società di oggi che tende a scambiare l’immagine per l’identità. Se con autoironia non prendi troppo sul serio la tua immagine, puoi muoverti con più leggerezza e la vita ha un sapore più piacevole.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Metodo Meillard: come si diventa campioni</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/loic-meillard-campione-sci-milano-cortina-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 21:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[atleti svizzeri]]></category>
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		<category><![CDATA[Coppa del Mondo sci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/il-personaggio1-e1759179885617-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Squadra in cui spicca sempre di più il nome di Loïc Meillard. Nato a Neuchâtel il 29 ottobre 1996, Meillard ha raggiunto grandi risultati in Coppa del Mondo, mentre ai recenti mondiali a Saalbach-Hinterglemm 2025 si è laureato campione del mondo nello slalom speciale e nella combinata a squadre. Quando Loïc Meillard si lancia sulle</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/loic-meillard-campione-sci-milano-cortina-2026/">Metodo Meillard: come si diventa campioni</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/il-personaggio1-e1759179885617-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25479"  class="panel-layout" ><div id="pg-25479-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25479-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25479-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">I grandi successi degli sciatori svizzeri degli ultimi anni sono un lavoro di squadra.</h3>
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	<p>Squadra in cui spicca sempre di più il nome di Loïc Meillard. Nato a Neuchâtel il 29 ottobre 1996, Meillard ha raggiunto grandi risultati in Coppa del Mondo, mentre ai recenti mondiali a Saalbach-Hinterglemm 2025 si è laureato campione del mondo nello slalom speciale e nella combinata a squadre.</p>
<p>Quando Loïc Meillard si lancia sulle piste, ogni curva è un racconto di talento, passione e sacrificio.</p>
<p>Fin da bambino, ha saputo trasformare con costanza e dedizione la sua passione per lo sci in un vero e proprio destino. Meillard si apre per la prima volta alla Gazzetta Svizzera: dall’infanzia al legame con il Paese, fino al grande sogno olimpico di Milano-Cortina 2026.</p>
<h3>Inizi e passione</h3>
<p>Molto giovane, a soli 18 anni, ha fatto il suo debutto alla Coppa del Mondo nello slalom gigante. Aveva un idolo al quale ispirarsi? Quando ha capito che lo sci avrebbe fatto parte della sua vita e del suo avvenire?</p>
<p>«<em>Non ho mai avuto un unico idolo. Ho sempre ammirato diverse persone, ciascuna con qualità che cercavo di fare mie. Col tempo, ho preso un po’ da tutti, mescolando esperienze e insegnamenti, per costruire il mio stile e la mia identità di sciatore.</em></p>
<p><em>Per quanto riguarda il momento in cui ho capito che lo sci sarebbe entrato a far parte della mia vita, direi che da bambino era soprattutto un sogno, un desiderio lontano. Tutto è cambiato il giorno in cui ho compiuto 18 anni, quando ho potuto dedicarmi esclusivamente allo sci: in quel momento quel sogno è diventato concreto, quasi tangibile.</em>»</p>
<h3>Le radici e il legame con la Svizzera</h3>
<p>È nato a Neuchâtel, qual è il suo legame con la città e con la Svizzera in generale?</p>
<p>«<em>Il mio legame con Neuchâtel oggi è piuttosto distante. Ci sono nato, ma ormai da più della metà della mia vita vivo nel Vallese, che considero il mio vero “focolare”. Gli unici legami diretti con Neuchâtel restano i miei nonni. Che ancora risiedono lì.</em></p>
<p><em>Per quanto riguarda la Svizzera, è il nostro paese, quello che rappresentiamo sugli sci durante le competizioni, sia che si tratti di cercare medaglie ai Giochi Olimpici o ai Campionati del Mondo. Gareggiare per la propria Nazione è sempre una fonte di grande orgoglio.</em>»</p>
<p>Come vive il fatto di rappresentare la Svizzera nelle competizioni internazionali? C’è qualcosa del “carattere svizzero” che porta con sé sulle piste?</p>
<p>«<em>Forse è la precisione il tratto che più mi caratterizza. È qualcosa che porto sempre con me sugli sci, una qualità imprescindibile: se vuoi essere veloce e restare sulla traiettoria giusta, devi essere preciso. È quella “precisione svizzera” che mi accompagna ovunque.</em></p>
<p><em>Lo sci alpino, però è uno sport particolare: corriamo sempre per la Svizzera, non solo nelle grandi competizioni, ma in ogni gara. Diversamente, da altre discipline, dove gli atleti gareggiano per le proprie squadre e rappresentano il loro Paese solo nelle grandi manifestazioni sportive. Per noi è quasi una routine, qualcosa di naturale.</em>»</p>
<h3><strong>Un esempio per le nuove generazioni: passione e impegno</strong></h3>
<p>Lei è anche il simbolo di come i giovani, se accompagnati da talento e disciplina, possano trasformare una passione in una professione. Che messaggio vorrebbe dare ai ragazzi che oggi sognano una carriera nello sport?</p>
<p>«<em>Credo che nulla sia davvero impossibile. Serve semplicemente lavorare duro, la volontà di non arrendersi mai e la determinazione a cogliere ogni opportunità per riuscire. Bisogna credere nei propri sogni, avere fiducia nelle proprie capacità e fare tutto il necessario per perseguirli.</em></p>
<p><em>Questa determinazione è una compagna di viaggio che ci segue per tutta la vita, ben oltre i confini dello sport.</em>»</p>
<h3>Sguardo verso il futuro: Milano-Cortina 2026</h3>
<p>Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono sempre più vicine. Come si sta preparando a questo grande appuntamento e, più in generale, alla stagione della Coppa del Mondo?</p>
<p>«<em>È vero che le Olimpiadi sono sempre più vicine, ma in un certo senso sono ancora lontane, perché ci sono ancora molte gare da affrontare prima. La stagione della Coppa del Mondo inizia presto e prevede numerose tappe importanti, soprattutto all’inizio dell’anno. Per questo mi preparo in modo del tutto normale, come per ogni stagione: l’obiettivo è quello di arrivare a fine ottobre pronto, sia fisicamente, sia tecnicamente, per iniziare al meglio a Sölden. Abbiamo appena concluso tre mesi di preparazione fisica e poi destinazione Nuova Zelanda per tornare sugli sci. Tutto si sussegue molto velocemente. Ogni gara di Coppa del Mondo ha la sua importanza. Poi, a inizio febbraio, ci sarà un cambio di mentalità: dal focus sulla Coppa del Mondo si passerà a quello sui Giochi Olimpici.</em>»</p>
<p>Quali obiettivi si è fissato e quale rappresentano queste competizioni per lei, sia sul piano personale sia su quello sportivo?</p>
<p>«<em>Se si parla di Giochi Olimpici, l’obiettivo è chiaro: vincere le medaglie. </em></p>
<p><em>Si tratta dell’evento sportivo più mediaticamente seguito e tutti vogliono tornare a casa con un posto sul podio. Al di là dei risultati, è fondamentale anche rimanere in salute e presentarsi al massimo della propria forma. Ogni gara è un’opportunità per dare il meglio, confrontarsi con i migliori e mettere in campo tutte le proprie capacità. L’attenzione non è solo sul risultato, ma su come si affronta la corsa: arrivare sereni, concentrati e pronti a dare il 100%.</em>»</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p>Cosa si sentirebbe di dire alla comunità svizzera in Italia che vi segue con grande orgoglio ed entusiasmo?</p>
<p>«<em>Vorrei semplicemente ringraziare tutta la comunità svizzera in Italia e incoraggiarla a continuare a seguirci, sia in televisione, sia ancora meglio, di persona ai Giochi Olimpici. Il loro sostegno sugli spalti sarà incredibile e ci permetterà di vivere insieme emozioni intense e uniche a Milano-Cortina.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">RITRATTO PERSONALE</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<table>
<tbody>
<tr>
<td width="321"><strong>Nome e cognome</strong></td>
<td width="321">Loïc Meillard</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Data e luogo di nascita</strong></td>
<td width="321">29.10.1996, Neuchâtel</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Specialità</strong></td>
<td width="321">Discesa, Super G, slalom, slalom gigante</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Squadra </strong></td>
<td width="321">Squadra nazionale</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>In squadra nazionale da</strong></td>
<td width="321">01.05.2014</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Club</strong></td>
<td width="321">Hérémencia</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Debutto in Coppa del Mondo</strong></td>
<td width="321">10.01.2015 – Adelboden (CH), slalom gigante</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Gruppo d’allenamento</strong></td>
<td width="321">Mastery WC SL Uomini</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PALMARÈS</strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="321"><strong>Giochi Olimpici</strong></td>
<td width="321">5 partenze <em>(Pyeongchang 2018 et Pechino 2022)</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Campionati del Mondo</strong></td>
<td width="321">15 partenze, 6 podi e 2 vittorie</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Coppa del Mondo</strong></td>
<td width="321">210 partenze, 29 podi e 7 vittorie</td>
</tr>
<tr>
<td width="321"><strong>Coppa di Cristallo</strong></td>
<td width="321">1 Coppa di Cristallo di specialità</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MEDAGLIERE</strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="236"><strong>Competizione</strong></td>
<td width="47"><strong>Oro</strong></td>
<td width="102"><strong>Argento</strong></td>
<td width="128"><strong>Bronzo</strong></td>
<td width="128"><strong>Totale</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="236"><strong>Campionati del Mondo</strong></td>
<td width="47">2</td>
<td width="102">1</td>
<td width="128">3</td>
<td width="128">6</td>
</tr>
<tr>
<td width="236"><strong>Campionati del mondo giovanili</strong></td>
<td width="47">3</td>
<td width="102">1</td>
<td width="128">1</td>
<td width="128">5</td>
</tr>
<tr>
<td width="236"><strong>Coppa d’Europa</strong></td>
<td width="47">4</td>
<td width="102">0</td>
<td width="128">0</td>
<td width="128">4</td>
</tr>
<tr>
<td width="236"><strong>Campionati svizzeri</strong></td>
<td width="47">5</td>
<td width="102">2</td>
<td width="128">3</td>
<td width="128">10</td>
</tr>
<tr>
<td width="236"><strong>Totale </strong></td>
<td width="47">14</td>
<td width="102">4</td>
<td width="128">7</td>
<td width="128">25</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-25479-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25479-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="2" ><div
			
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Gli Svizzeri in Italia rappresentano una risorsa fondamentale, anche per rafforzare la comprensione reciproca tra i due Paesi»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-ambasciatore-roberto-balzaretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 17:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[ambasciatore svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[economia Svizzera Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Balzaretti]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera-Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=24900</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/02/Amb.Balzaretti1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Dall’inizio di quest’anno Roberto Balzaretti è il nuovo ambasciatore svizzero in Italia e sostituisce Monika Schmutz-Kirgöz, giunta al termine del suo mandato e diventata nel frattempo responsabile della Divisione Medio Oriente e Africa del Nord (MENA) presso la Segreteria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Berna. Il ticinese è stato ambasciatore</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-ambasciatore-roberto-balzaretti/">«Gli Svizzeri in Italia rappresentano una risorsa fondamentale, anche per rafforzare la comprensione reciproca tra i due Paesi»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/02/Amb.Balzaretti1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24900"  class="panel-layout" ><div id="pg-24900-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24900-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24900-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Fresco di incarico, la Gazzetta ha intervistato il nuovo ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Dall’inizio di quest’anno Roberto Balzaretti è il nuovo ambasciatore svizzero in Italia e sostituisce Monika Schmutz-Kirgöz, giunta al termine del suo mandato e diventata nel frattempo responsabile della Divisione Medio Oriente e Africa del Nord (MENA) presso la Segreteria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Berna. Il ticinese è stato ambasciatore in Francia dal 2021, mentre precedentemente era stato tra le altre cose il capo negoziatore con l’Unione europea in qualità di segretario di Stato. Gazzetta Svizzera lo ha incontrato durante i suoi primi giorni di attività.</p>
<ol>
<li><strong>Lei ha una grande esperienza come ambasciatore: prima di approdare a Roma è stato attivo a Parigi in Francia. Cosa significa per Lei rappresentare la Svizzera all’estero?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Rappresentare la Svizzera all'estero è un onore e una grande responsabilità. Il compito principale di una rappresentanza diplomatica è tutelare e promuovere gli interessi dei nostri concittadini e del nostro Paese in ambito politico, economico, culturale e scientifico, ma pure di facilitare la ricerca di posizioni comuni. In un paese vicino come l’Italia è vero che questo compito ha una valenza particolare. Però la Svizzera ha un ruolo significativo anche sulla scena internazionale, poiché si impegna per la pace, la sostenibilità e la prosperità. In ambito bilaterale lavoriamo soprattutto per rafforzare le relazioni con il paese che ci ospita. Attraverso eventi culturali, scambi accademici e iniziative come la "Maison Suisse" durante i Giochi Olimpici di Parigi 2024, cerchiamo di promuovere l'immagine della Svizzera all'estero e mostrare il volto moderno e innovativo della Svizzera. Non da ultimo, un’ambasciata (e i consolati) ha l’importante ruolo di sostenere la comunità svizzera all'estero. Che si tratti di assistenza consolare o di mantenere vivi i legami con la patria, siamo un punto di riferimento per i nostri concittadini. In sintesi, rappresentare la Svizzera all'estero significa costruire ponti tra le culture, promuovendo contemporaneamente gli interessi e i valori nazionali sulla scena internazionale</em>.»</p>
<ol start="2">
<li><strong>Rispetto ad altri Paesi, fare l’ambasciatore in Italia potrebbe sembrare più “facile”. È veramente così? I dossier con l’Italia non sono più spinosi e “irrisolti” rispetto a quelli con altri Paesi, come ad esempio la Francia?</strong></li>
</ol>
<p><em> </em>«<em>Se sia facile non posso ancora dirlo. Affronto con umiltà la responsabilità che il Consiglio federale ha scelto di conferirmi. Le relazioni tra Svizzera e Italia sono molto buone e caratterizzate da intensi rapporti economici, politici, sociali e culturali. Richiedono un impegno costante e approfondito. I dossier con l'Italia sono di natura molto concreta. Basti pensare alle questioni legate alla cooperazione transfrontaliera, ai negoziati economici, alle sfide infrastrutturali come lo sviluppo dei collegamenti ferroviari e alle dinamiche legate alla straordinaria presenza della comunità svizzera in Italia e viceversa. Tutto ciò rappresenta un enorme potenziale di cooperazione che può essere sfruttato da entrambi i Paesi. Inoltre, il contesto delle relazioni Svizzera-UE aggiunge un ulteriore livello di complessità, dato che molti aspetti dei rapporti bilaterali sono influenzati dagli accordi tra la Svizzera e l’UE. Con la Francia le relazioni sono altrettanto intense. È vero che ogni relazione bilaterale è peculiare; tuttavia opportunità e sfide sono per noi abbastanza simili.</em>»</p>
<blockquote>
<p>«La relazione tra Svizzera e Italia unica e complessa e arricchente per entrambe.»</p>
</blockquote>
<ol start="3">
<li><strong>A suo modo di vedere, cosa unisce il popolo svizzero a quello italiano e in cosa invece le due mentalità si differenziano particolarmente?</strong></li>
</ol>
<p><em> </em>«<em>Anche se l’assetto istituzionale è molto diverso, Italia e Svizzera appartengono alla stessa comunità di valori. Condividendo una lingua nazionale, l’italiano, e quasi 800 chilometri di linea di confine, la più lunga per entrambi i Paesi, i punti di incontro sono naturalmente numerosi. Mentre cultura e lingua creano un forte legame tra i due popoli, le differenze nei sistemi politici e nelle strutture istituzionali forgiano mentalità distinte. Questa combinazione di somiglianze e differenze rende la relazione tra Svizzera e Italia unica e complessa e arricchente per entrambe.</em>»<em> </em></p>
<ol start="4">
<li><strong>Quali sono, a suo giudizio, le priorità da affrontare tra Svizzera e Italia?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Anzitutto ci sono le persone: circa 52'000 persone con cittadinanza svizzera risiedono in Italia e circa 650'000 italiane e italiani soggiornano in Svizzera. Dobbiamo curarcene in modo costante, perché rappresentano una risorsa fondamentale, non da ultimo per rafforzare la comprensione reciproca. Considerato poi che ogni settimana fra i nostri paesi vengono scambiate merci e servizi per più di un miliardo di franchi, un’altra priorità è di agevolare e di facilitare il settore privato negli scambi commerciali. A livello economico in particolare diversi accordi settoriali nell’ambito dell’energia sono sul tavolo: lo scopo è di migliorare le condizioni quadro per cittadini e imprese e l’accesso delle imprese svizzere al mercato italiano nei vari settori, ma anche il rafforzamento dell’infrastruttura transfrontaliera in materia di trasporti su rotaia per merci e passeggeri. È inoltre importante spiegare la posizione svizzera sui dossier europei e in particolare il nostro approccio nelle relazioni fra Svizzera e Unione Europea. Infine, sia Italia che Svizzera sono forti sostenitori del multilateralismo, un tema su cui vogliamo continuare a lavorare insieme.</em>»<em> </em></p>
<blockquote>
<p><em>«</em>Ogni settimana tra Svizzera e Italia vengono scambiate merci e servizi per più di un miliardo di franchi: e prioritario agevolare e di facilitare il settore privato negli scambi commerciali»<em><br />
</em></p>
</blockquote>
<ol start="5">
<li><strong>Lei è stato – prima della sua esperienza in Francia – capo negoziatore con l’Unione europea. In particolare, aveva dovuto negoziare l’Accordo quadro istituzionale, poi fallito, con Bruxelles. Perché, a suo avviso, la Svizzera fatica in questo momento a trovare maggioranze per stabilizzare le relazioni con l’UE, e ritiene che questo sarà possibile con gli Accordi bilaterali III appena contrattati?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Negli ultimi decenni la via bilaterale ha riunito maggioranze, in parlamento e nella popolazione. Il Consiglio federale intende stabilizzarla e continuare a svilupparla. Per questo ha proposto un pacchetto di negoziati per aggiornare gli accordi esistenti relativi al mercato interno, concludere nuovi accordi nei settori dell'elettricità, della salute pubblica e della sicurezza alimentare e reintegrare i programmi dell’UE, come Horizon Europa e Erasmus+. I negoziati sul pacchetto sono iniziati il 18 marzo 2024 e si sono conclusi nel dicembre 2024. Nella riunione del 20 dicembre 2024, il Consiglio federale ha preso atto e approvato la conclusione sostanziale dei negoziati. Si tratta ora di finalizzare i negoziati anche da un punto di vista formale. Dopodiché potrà avere inizio il processo democratico di approvazione interna, con un voto popolare se i cittadini lo vorranno.</em>»<em> </em></p>
<ol start="6">
<li><strong>Qual è il suo auspicio in relazione alla sua attività dei prossimi anni in Italia?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>La diplomazia è l’attività di spiegare e capire per aiutare a costruire insieme: si tratta di spiegare chi siamo, promuovendo e difendendo le nostre posizioni; di capire le posizioni dei nostri interlocutori; e idealmente di tendere verso un risultato che permetta a noi e agli altri di avanzare. Il mio auspicio è di continuare a farlo sulle tracce del lavoro proficuo che è stato realizzato da chi mi ha preceduto: penso all’ambasciatrice Monika Schmutz Kirgöz e all’ambasciatore d’Italia a Berna Gian Lorenzo Cornado, ma pure a tutte le persone nelle rappresentanze diplomatiche e nei ministeri che da anni si impegnano per la relazione tra la Svizzera e l’Italia.»</em></p>
<p>Angelo Geninazzi</p>
</div>
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	<p>La Consigliera federale Viola Amherd, in veste di Presidente della Confederazione Svizzera, insieme all’Ambasciatore Roberto Balzaretti e al Capo di Presenza Svizzera Alexandre Edelmann alla Maison Suisse allestita a Parigi durante i Giochi olimpici 2024.</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Roberto Balzaretti nasce nel 1965 a Mendrisio (Ticino). È titolare di un dottorato di ricerca in diritto dell'Università di Berna. Ammesso nel Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) nel 1991, è stato stagista diplomatico a Berna e presso la Missione permanente della Svizzera presso le Comunità europee a Bruxelles. Tornato a Berna, Roberto Balzaretti è stato assegnato alla Sezione del diritto internazionale della Direzione del diritto internazionale pubblico (DDIP) come collaboratore diplomatico nel 1993. Nel 1997 è stato trasferito a Washington come segretario d'Ambasciata, dove è stato nominato Consigliere nel 1999. Tornato a Berna, è stato prima vice capo della sezione del diritto internazionale della DDIP nel 1999 e poi Capo sezione nel 2000. Nel settembre 2003, è stato nominato vice direttore della stessa DDIP e capo della Divisione del diritto internazionale, diritti umani e diritto umanitario internazionale. Dall'ottobre 2004, Roberto Balzaretti è stato Consigliere diplomatico e capo di gabinetto del capo dipartimento. Da gennaio ad agosto 2008 è stato in congedo non retribuito. Dal 1° settembre 2008, Roberto Balzaretti è stato rappresentante permanente aggiunto della Svizzera presso la Missione presso l'ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, capo della Divisione multilaterale e rappresentante speciale della Svizzera presso il Consiglio dei diritti umani. Dal 1° dicembre 2008 è stato segretario generale del DFAE e dal settembre 2012 capo della Missione Svizzera presso l'Unione Europea (UE) a Bruxelles. Dal 1° settembre 2016, Roberto Balzaretti è stato direttore della DDIP. Il 1° febbraio 2018, il Consiglio federale lo ha nominato direttore della Direzione degli affari europei e coordinatore dei negoziati con l'UE e gli ha conferito il titolo di Segretario di Stato. Da dicembre 2020 a dicembre 2024 è stato ambasciatore di Svizzera in Francia e nel Principato di Monaco. Da gennaio 2025 succede a Monika Schmutz-Kirgöz quale ambasciatore svizzero in Italia.</p>
<p>Ambasciatore designato in Italia da gennaio 2025.</p>
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	</div>

</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-ambasciatore-roberto-balzaretti/">«Gli Svizzeri in Italia rappresentano una risorsa fondamentale, anche per rafforzare la comprensione reciproca tra i due Paesi»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Abbiamo bisogno di soluzioni ambiziose per affrontare la crisi climatica»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/abbiamo-bisogno-di-soluzioni-ambiziose-per-affrontare-la-crisi-climatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2024 17:07:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[politica climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Verdi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=24173</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/06/3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nel sesto e ultimo appuntamento con un presidente di partito, Lisa Mazzone, da questa primavera alla testa dei Verdi svizzeri, ci parla delle differenze con il Partito Socialista, di come vive la sua carica, quali siano le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni. Questa primavera</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/abbiamo-bisogno-di-soluzioni-ambiziose-per-affrontare-la-crisi-climatica/">«Abbiamo bisogno di soluzioni ambiziose per affrontare la crisi climatica»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/06/3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24173"  class="panel-layout" ><div id="pg-24173-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24173-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24173-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista a Lisa Mazzone, Presidente dei Verdi svizzeri</h3>
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	<p>Nel sesto e ultimo appuntamento con un presidente di partito, Lisa Mazzone, da questa primavera alla testa dei Verdi svizzeri, ci parla delle differenze con il Partito Socialista, di come vive la sua carica, quali siano le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Questa primavera lei è stata eletta alla testa dei Verdi svizzeri. Quali sfide la attendono nel suo nuovo incarico e come intende affrontarle?<br />
</strong>«<em>Stiamo vivendo un momento chiave. Abbiamo urgentemente bisogno di adottare soluzioni ambiziose per affrontare la crisi climatica. Allo stesso tempo, i “climascettici” e le voci populiste di destra si fanno sempre più forti. Il nostro compito è quello di riunire tutte le forze che si impegnano per un cambiamento ecologico. E mostrare di nuovo la speranza</em>».</p>
<p><strong>Non crede che sia difficile raggiungere questi obiettivi, visto che non fa più parte del Parlamento federale?<br />
</strong>«<em>Ovunque ci sono persone impegnate nella transizione ecologica: nelle associazioni, nella cultura, nella scienza e nell'economia. Il nostro compito è quello di riunire queste forze per mettere il clima, la natura e l'uguaglianza al centro del dibattito politico. Ho il vantaggio di conoscere a fondo entrambe le camere, l'amministrazione e i partner, e di mobilitarmi al di fuori del Parlamento</em>».</p>
<blockquote>
<p>«<em>Dobbiamo tornare a mostrare speranza</em>»</p>
</blockquote>
<p><strong>I Verdi sono usciti perdenti dalle ultime elezioni federali (il partito ha perso -3,4% e 5 seggi in Consiglio nazionale, ndr), perdendo la maggior parte degli elettori conquistati nel 2019. Si aspettava questo risultato e a cosa lo attribuisce?</strong></p>
<p>«<em>Dobbiamo ri-mobilitarci e dimostrare che i Verdi riuniscono un'ampia gamma di persone, dal contadino di Basilea all'avvocato di Glarona, dall'imprenditore di Friburgo al sindacalista di Losanna. Tutte queste persone si impegnano per un futuro sostenibile ed equo per le generazioni a venire. Malgrado avessimo ottenuto il secondo miglior risultato della nostra storia, non è sufficiente di fronte all'emergenza climatica</em>».</p>
<p><strong>Forse questo risultato può essere spiegato dal fatto che tutti i partiti hanno ormai inserito la questione del clima nel loro programma politico; quindi, non siete più soli con questo unico punto di forza?</strong></p>
<p>«<em>Se solo fosse così! Purtroppo, la realtà politica è ben diversa: la maggioranza borghese vota miliardi per le autostrade a scapito dei terreni agricoli e del clima, attacca la conservazione della natura e della biodiversità e smantella la protezione dal rumore in Svizzera. Senza i Verdi, questi temi spariranno dall'agenda. Indipendentemente dal vento che tira, siamo convinti che si possa vivere bene e in modo equo solo in un ambiente sano</em>».</p>
<blockquote>
<p>«<em>I nostri elettori sono come noi: diversi!</em>»</p>
</blockquote>
<p><strong>I programmi di partito del PS e dei Verdi non sono così diversi: entrambi si concentrano su una forte politica sociale e hanno gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima. C'è ancora spazio per i Verdi a sinistra o sarebbe più sensato pensare a una fusione nel prossimo futuro?<br />
</strong>«<em>Da 40 anni i Verdi hanno un profilo chiaro e hanno reso possibili progressi concreti grazie al loro instancabile impegno per l'ambiente e l'uguaglianza: lo sviluppo delle energie rinnovabili, l'abbandono del nucleare, gli obiettivi climatici, le basi per un'economia circolare che conservi le risorse, ma anche il matrimonio per tutti, la modernizzazione della definizione di stupro nel codice penale o lo sviluppo di asili nido per garantire la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Più Verdi ci saranno in Parlamento, più tutti i partiti saranno incoraggiati a lavorare insieme per trovare soluzioni all'emergenza climatica e proteggere la natura</em>».</p>
<p><strong>L'attacco dei Verdi al seggio del PLR in Consiglio federale lo scorso autunno è fallito. I Verdi puntano ancora a un seggio? Hanno diritto ad ottenerlo? Anche a spese del loro alleato storico, il PS?<br />
</strong>«<em>Rappresentiamo migliaia di elettori che attualmente non hanno voce nel Consiglio federale. Questo ha conseguenze molto concrete: l’emergenza climatica, ma anche il congedo parentale e altre questioni orientate al futuro ricevono troppa poca attenzione. Con il 10%, abbiamo diritto al nostro posto nel Consiglio federale. I nostri elettori se lo meritano</em>».</p>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore dei Verdi?<br />
</strong>«<em>I nostri elettori sono come noi: diversi!</em>»</p>
<p><strong>Il suo partito è accusato di perseguire una politica energetica e climatica estrema, attuata con tasse, divieti e imposte. Siete anche spesso associati ai cosiddetti Klimakleber (gli attivisti che si incollano alle strade) e ai “terroristi climatici”, che vengono criticati in modo massiccio perché cercano costantemente di attirare l'attenzione senza proporre nulla di fattibile. Come risponde a queste critiche?<br />
</strong>«<em>Il nostro obiettivo è trovare soluzioni efficaci all'interno delle istituzioni, che siano sufficientemente accettate da poter essere attuate rapidamente. La legge sull'elettricità è un esempio tipico del nostro lavoro: un compromesso equilibrato che rafforza l'indipendenza della Svizzera con le energie rinnovabili anziché con quelle fossili. Ma in armonia con la natura. Quando abbiamo un interlocutore al tavolo dei negoziati, siamo sempre costruttivi</em>».</p>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come intende affrontarle lei, in quanto Verde?<br />
</strong>«<em>1. Affrontare la crisi climatica. Per farlo, dobbiamo eliminare gradualmente i combustibili fossili il più rapidamente possibile, ma anche attuare misure di adattamento al clima per ridurre le conseguenze dannose sia nelle aree urbane che in quelle rurali.<br />
</em><em>2. Proteggere meglio la natura, poiché la biodiversità in Svizzera è in pericolo, con conseguenze sull'acqua potabile e sull'economia.<br />
</em><em>3. Offrire opportunità di vivere come una famiglia moderna. La Svizzera si trova nel medioevo della conciliazione tra lavoro e vita familiare. Abbiamo bisogno di un vero congedo parentale, di più posti per l'assistenza all'infanzia, di salari migliori per le professioni tipicamente femminili</em>».</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?<br />
</strong>«<em>Vorrei una Svizzera sostenibile, che garantisca un posto a tutti</em>».</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli svizzeri all'estero sono oggi riconosciuti da quasi tutti i partiti come un interessante serbatoio di voti, che spesso si cerca di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Ma le questioni che stanno a cuore agli svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. Come si spiega questa contraddizione?<br />
</strong>«<em>È ovviamente difficile condividere potere e privilegi. Per una maggiore democrazia, il nostro sistema ha urgentemente bisogno di un cambiamento di paradigma. Lo si vede anche dal fatto che milioni di persone che vivono, lavorano e amano la Svizzera non hanno voce in capitolo perché non hanno il passaporto svizzero</em>».</p>
<p><em>Angelo Geninazzi, Gazzetta Svizzera</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Nata a Ginevra il 25 gennaio 1988, Lisa Mazzone cresce a Versoix, dove fonda il Parlamento dei Giovani e partecipa come redattrice al giornale Versoix-Région. Dopo aver conseguito la maturità al CEC André-Chavanne, studia lingue e letterature francese e latina all'Università di Ginevra. Dal 2010 è coordinatrice di PRO VELO Genève e responsabile di progetti nel 2014. È madre di due figli nati nel 2019 e 2021. Nel 2011 viene eletta in Municipio a Grand-Saconnex e nel 2013 nel Gran Consiglio. Nel 2015 viene eletta al Consiglio nazionale, diventando la più giovane parlamentare e pronuncia il discorso di apertura della legislatura. Nel 2019 viene eletta al Consiglio degli Stati, dove è seconda vicepresidente e membro di varie commissioni. Dopo non essere stata rieletta alle elezioni del 2023, da aprile 2024 è presidente dei Verdi svizzeri.</p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervista i presidenti di UDC, PLR e PS, Centro e Verdi Liberali.</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Jürg Grossen, Presidente del Partito dei Verdi Liberali (PVL)</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-jurg-grossen-presidente-del-partito-dei-verdi-liberali-pvl/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 16:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento di voto]]></category>
		<category><![CDATA[PLR]]></category>
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		<category><![CDATA[Verdi Liberali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=23962</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/04/Grossen_Portrait_klein-fur-SoMe-kleiner-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nel quinto appuntamento con un presidente di partito, Jürg Grossen, presidente del Partito dei Verdi Liberali, uscito perdente dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla delle differenze con il PLR, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-jurg-grossen-presidente-del-partito-dei-verdi-liberali-pvl/">Intervista a Jürg Grossen, Presidente del Partito dei Verdi Liberali (PVL)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/04/Grossen_Portrait_klein-fur-SoMe-kleiner-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23962"  class="panel-layout" ><div id="pg-23962-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23962-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23962-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«PLR e Verdi Liberali simili in materia climatica? Non abbiamo lo stesso comportamento di voto»</h3>
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	<p>Nel quinto appuntamento con un presidente di partito, Jürg Grossen, presidente del Partito dei Verdi Liberali, uscito perdente dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla delle differenze con il PLR, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Signor Grossen, lei è presidente del Partito dei Verdi Liberali (PVL) Svizzera da sei anni. Come giudica questa esperienza e quali sono le sfide più importanti che ha dovuto affrontare?</strong></p>
<p>«Ho assunto l'incarico con l'obiettivo di affermare saldamente il PVL nel panorama dei partiti svizzeri. E con l'obiettivo di far progredire la Svizzera su temi fondamentali come l'innovazione, l'apertura e la tutela dell'ambiente e del clima. Ci siamo affermati come una forza politica importante e abbiamo raggiunto traguardi importanti come la legge sul clima e l'innovazione».</p>
<p><strong>Il PVL è uscito perdente dalle ultime elezioni federali (il suo partito ha perso il -0,2% e 6 seggi in Consiglio nazionale), perdendo la maggior parte dei seggi che aveva conquistato nel 2019. Si aspettava questo risultato e a cosa lo attribuisce?</strong></p>
<p>«Vorrei chiarire: abbiamo perso solo lo 0,2% degli elettori, ma essendo un piccolo partito siamo stati penalizzati dal sistema elettorale e abbiamo perso un numero sproporzionato di seggi. Ho preso in mano il partito nel 2017 con una quota di elettori del 4,6% e 7 seggi parlamentari nazionali; oggi abbiamo il 7,6% e 11 seggi parlamentari. Siamo anche tornati in Consiglio degli Stati. Ma non voglio minimizzare sulle perdite. Mentre le questioni climatiche e ambientali hanno ricevuto ancora molta attenzione nel 2019, la migrazione e i premi della cassa malati sono stati i temi più importanti per gli elettori nel 2023. Sapevamo quindi che non dovevamo aspettarci troppo. I vincitori delle elezioni UDC e PS hanno approfittato di questa situazione. Purtroppo, ciò che questo significa per la politica climatica e ambientale si può vedere attualmente in parlamento, che ora si sta muovendo all'indietro piuttosto che in avanti su questo tema».</p>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore del PVL?</strong></p>
<p>«Orientato alle soluzioni, con un cuore per la sostenibilità, vicino all'economia, convinto delle opportunità offerte dalla tecnologia e dalle reti internazionali, autonomo ma solidale e aperto all'innovazione».</p>
<p><strong>I programmi di partito del PLR e dei Verdi Liberali non sono poi così diversi: entrambi si concentrano su politiche fortemente liberali e hanno gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima. Ha davvero senso mantenere due partiti separati o sarebbe più sensato pensare a una fusione nel prossimo futuro?</strong></p>
<p>«Abbiamo gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima? Se così fosse, anche i parlamentari del PLR lo dimostrerebbero con il loro comportamento di voto. Ecorating ha analizzato il comportamento dei vari partiti nella legislatura 2019-2023 in termini di ecologia. Il risultato: i Verdi, il PS, e il PVL sono costantemente a favore delle questioni ambientali (95% in media per il PVL), mentre la media del PLR è del 34%. I Verdi liberali agiscono in linea con il programma del partito».</p>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come vuole affrontarle come PVL?</strong></p>
<p>«La prima sfida è quella relativa alla protezione del clima e l'attuazione di una sicurezza energetica sostenibile: questo è il DNA del PVL. Un altro passo importante sarà la legge sull'elettricità, che voteremo il 9 giugno e per la quale faremo una campagna molto forte. La seconda sfida è quella dell’aumento dei costi della sanità e dell’invecchiamento della sanità, dove osserviamo blocchi politici ad impedire riforme realizzabili. Vogliamo agire come costruttori di ponti, in particolare per quanto riguarda le assicurazioni sociali e la prossima votazione sulla LPP nell'autunno 2024, con l'obiettivo di garantire il livello delle prestazioni del 2° pilastro e di ridurre gli svantaggi dei giovani e dei lavoratori a tempo parziale. Infine, c’è il tema della politica estera e di sicurezza. La guerra in Ucraina lo dimostra: nei prossimi anni dovremo concentrarci nuovamente sulla politica di sicurezza. E ciò che è fondamentale: relazioni regolamentate con l'UE e ulteriori accordi commerciali internazionali».</p>
<blockquote>
<p>«Nel 2044 gli Svizzeri saranno ancora soddisfatti della loro situazione di vita».</p>
</blockquote>
<p><strong>È davvero possibile contrastare il cambiamento climatico con un approccio liberale, ossia senza divieti, tasse e imposte? Il mercato è davvero in grado di autoregolarsi su questo tema?</strong></p>
<p>«Non funzionerà completamente senza regolamentazione. Ma la maggior parte delle cose può essere regolata con incentivi finanziari (attraverso tasse di incentivazione, sistemi di bonus-malus e aggiustamenti del sistema fiscale). Quello che possiamo vedere già oggi: l'economia svizzera è più avanti della politica per quanto riguarda la protezione del clima. Questo perché il cambiamento climatico porta anche opportunità per l'economia, soprattutto quando si tratta di nuove tecnologie. Per esempio, l'industria del solare o le nuove ed efficaci tecnologie di efficienza».</p>
<p><strong>Qual è la sua posizione sulla produzione di energia nucleare in Svizzera? È favorevole alla sua riduzione o abolizione?</strong></p>
<p>«Nel 2017 la popolazione ha votato contro la costruzione di nuove centrali nucleari. E una fornitura di elettricità senza nucleare e senza fossili è possibile entro il 2050. Grazie alle tecnologie rinnovabili. Come spunto di riflessione, ho redatto la Grossen Roadmap, che si concentra principalmente su una maggiore efficienza energetica, su un forte aumento del fotovoltaico e sulle reti intelligenti. Tiene conto della crescente domanda di elettricità per la completa elettrificazione dei trasporti e dell'aumento del consumo di elettricità per i sistemi di riscaldamento con pompa di calore».</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>«Mi fate sognare. Nel 2044 gli Svizzeri saranno ancora soddisfatti della loro situazione di vita. La Svizzera si sarà affermata come centro leader mondiale per l'innovazione e la sostenibilità. Ci riforniremo autonomamente di energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili, tutto l'anno. Il sistema sanitario sarà ottimizzato attraverso la prevenzione, la digitalizzazione e la medicina personalizzata, garantendo un'elevata qualità e aspettativa di vita. L'istruzione e la ricerca saranno di livello mondiale, promuovendo l'innovazione e offrendo a tutti i cittadini l'accesso all'apprendimento permanente. La Svizzera sarà sinonimo di forte cooperazione internazionale e si impegnerà con successo per la pace e la stabilità in tutto il mondo. Come potete vedere, sono un ottimista».</p>
<blockquote>
<p>«Grazie alle energie rinnovabili sarà possibile rinunciare al nucleare».</p>
</blockquote>
<p><strong>Lei non ha mai nascosto che i Verdi Liberali ambiscono a un seggio in Consiglio federale. Pensa che questo sia ancora possibile dopo il risultato elettorale e il fallimento dell'attacco dei Verdi al seggio del PLR?</strong></p>
<p>«Assolutamente sì. Il momento migliore per riparlarne è il 2027».</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli Svizzeri all'estero sono ora riconosciuti da quasi tutti i partiti come un interessante serbatoio di voti, che spesso cercano di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Ma i temi che stanno a cuore agli Svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. Come spiega questa contraddizione?</strong></p>
<p>«Purtroppo, gli interessi degli Svizzeri all'estero vengono spesso trascurati e questo deve cambiare. Noi del PVL siamo molto impegnati in questo senso. Nel 2022 abbiamo fondato una sezione internazionale, la PVL International. Questo ci permette di tastare il polso agli svizzeri all'estero e di integrare attivamente le loro preoccupazioni nella politica svizzera».</p>
<p><em>Angelo Geninazzi, Gazzetta Svizzera</em></p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervista i presidenti di UDC, PLR e PS e Centro. </p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Jürg Grossen è stato eletto al Consiglio nazionale nel 2011, ottenendo così il suo primo incarico politico di rilievo. Nella camera bassa è membro della Commissione per l'economia e i tributi. Oltre alla sua attività politica nazionale, ha avuto un ruolo significativo nella politica locale e regionale, essendo stato presidente del Partito Verde Liberale di Thun/Berner Oberland dal 2009 al 2012, e co-presidente dei Verdi Liberali del Canton Berna dal 2012 al 2016. Nel 2017 è stato eletto presidente dei Verdi Liberali Svizzeri, concentrando il suo impegno sulle questioni dei trasporti, media, energia e politica climatica. Come imprenditore nel settore dell'elettricità, è stato presidente di diverse organizzazioni nel campo della mobilità e dell'energia sostenibile, come Swiss e-Mobility e Swissolar. Grossen è sposato, ha tre figli e risiede a Frutigen, nel canton Berna.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Gerhard Pfister, Presidente del Partito del Centro (già PPD)</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-gerhard-pfister-presidente-del-partito-del-centro-gia-ppd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 18:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Elezioni federali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/03/Gerhard_Pfiser_0822-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nel quarto appuntamento con un presidente di partito, Gerhard Pfister, presidente del Partito del Centro uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla del nuovo nome del partito, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-gerhard-pfister-presidente-del-partito-del-centro-gia-ppd/">Intervista a Gerhard Pfister, Presidente del Partito del Centro (già PPD)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/03/Gerhard_Pfiser_0822-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23839"  class="panel-layout" ><div id="pg-23839-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23839-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23839-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«Saranno necessari referendum e iniziative per rendere la Svizzera più solidale»</h3>
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	<p>Nel quarto appuntamento con un presidente di partito, Gerhard Pfister, presidente del Partito del Centro uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla del nuovo nome del partito, di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Signor Pfister, lei è presidente del Centro/PPD Svizzera da otto anni ed è appena stato riconfermato. Come giudica questa esperienza e quali sono le sfide più importanti?</strong></p>
<p>«<em>Sono molto contento di continuare la crescita del nostro partito come presidente del Centro. Le elezioni federali hanno dimostrato che siamo un partito che è tornato a vincere. Il nostro compito è ora quello di dare al Centro una struttura che ci permetta di essere costantemente in campagna elettorale. Dobbiamo chiarire le nostre posizioni sui temi chiave e coordinare ancora meglio il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati.</em>»</p>
<p><strong>Il Partito del Centro è uscito vittorioso dalle ultime elezioni federali (il suo partito ha guadagnato +0,3% e 1 seggio al Consiglio degli Stati, ndr.), ma ha fallito nel suo ambizioso tentativo di superare il PLR. Vi aspettavate questo risultato e a cosa lo attribuite?</strong></p>
<p>«<em>Non ci siamo mai posti l'obiettivo di superare il PLR. Il nostro obiettivo era almeno quello di rimanere stabili e di confermare il risultato del 13,8% ottenuto dalla fusione del PPD e del PBD. Con una quota di elettori del 14,1%, 29 seggi al Consiglio nazionale e 15 al Consiglio degli Stati, abbiamo ottenuto un risultato eccezionale e superato nettamente i nostri obiettivi.</em>»</p>
<p><strong>Il partito da lei guidato si è presentato alle ultime elezioni con il nome di "Il Centro" (ex PPD). Cosa c'è dietro questo cambio di nome? È una strategia di riposizionamento o una pura manovra di marketing per convincere gli elettori più indigenti a votare?</strong></p>
<p>«<em>Nel 2019 ci siamo resi conto che da circa trent'anni stiamo perdendo costantemente elettori. Il problema era che gli elettori non del CVP percepivano la C (in tedesco l’ex PPD si chiama Christliche Volkspartei, ossia “partito popolare cristiano”, ndr.) come ecclesiastica, religiosa e cattolica. Il cambio di nome è stato una sfida, certo. Ma soprattutto è stata una grande opportunità: rafforzare il nostro posizionamento intorno ai valori del partito – libertà, solidarietà e responsabilità – per creare più spazio di manovra per affrontare nuove sfide e conquistare nuovi elettori.</em>»</p>
<p><strong>Il cambio di nome sarà sufficiente per avviare il partito su un nuovo percorso di crescita dopo il costante declino degli ultimi decenni?</strong></p>
<p>«<em>Il cambio di nome da solo non basta. È necessario un contenuto politico basato su soluzioni provenienti dal centro politico. I segnali sono molto incoraggianti. I sondaggi mostrano che gli elettori riconoscono le nostre forti competenze, in particolare in materia di sanità e politica sociale. Infine, la nostra base di elettori sostiene chiaramente il percorso del nostro partito: il 78% pensa che il nostro percorso sia quello giusto, il dato più alto di qualsiasi altro partito.</em>»</p>
<blockquote>
<p><em>«</em><em>Il cambio di nome da solo non basta. È necessario un contenuto politico basato su soluzioni provenienti dal centro politico.</em><em>»</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore del Centro?</strong></p>
<p>«<em>Il </em><em>C</em><em>entro è il partito di tutte le persone per le quali sono importanti i valori di libertà, solidarietà e responsabilità. Chi vota Il Centro vuole più responsabilità sociale e soluzioni sostenibili basate sul dialogo e sulla costruzione del consenso. Vogliono preservare la coesione della Svizzera e combattere la polarizzazione.</em>»</p>
<p><strong>Il suo partito non è stato l'unico a vincere. In particolare, l'UDC e il PS hanno ricevuto molti consensi. Lei ha spesso criticato questi due partiti, accusandoli di polarizzare il panorama politico svizzero. Tuttavia, alcuni elettori hanno difficoltà a comprendere le sue proposte di compromesso e mediazione. Come risponde a queste critiche?</strong></p>
<p>«<em>La nostra forza è la volontà e la capacità di superare i blocchi politici, di trovare soluzioni che uniscano le persone, di promuovere il dialogo e di costruire ponti nell'interesse della popolazione. Ho vissuto un periodo in cui il mio partito era sottovalutato. Il mio obiettivo è sempre stato quello di far comprendere meglio il suo ruolo: Il nostro lavoro al centro è più difficile di quello dei partiti ai poli, ma in compenso è più decisivo.</em>»</p>
<blockquote>
<p><em>«</em><em>Ho vissuto un periodo in cui il mio partito era sottovalutato. Il mio obiettivo è sempre stato quello di far comprendere meglio il suo ruolo: Il nostro lavoro al centro è più difficile di quello dei partiti ai poli, ma in compenso è più decisivo.</em><em>»</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come vuole affrontarle Il Centro?</strong></p>
<p>«<em>Il Centro vuole una cooperazione forte e stabile con l'Unione Europea per garantire la prosperità della Svizzera. Per noi è però fondamentale che il Consiglio federale salvaguardi i livelli salariali svizzeri e il nostro sistema di sicurezza sociale con clausole di protezione efficaci.</em></p>
<p><em>Vogliamo una Svizzera in cui l'assistenza sanitaria sia accessibile e conveniente per tutti. Con la nostra iniziativa sul freno ai costi, stiamo dimostrando come sia possibile contenere efficacemente l'esplosione dei costi del sistema sanitario senza comprometterne la qualità.</em></p>
<p><em>E vogliamo una previdenza sicura ed equa per tutte le generazioni. Il Centro si impegna a eliminare definitivamente la discriminazione delle coppie sposate nell'AVS. Infatti, le pensioni AVS delle coppie sposate – a differenza di quelle non sposate – sono ancora oggi limitate. Per questo Il Centro ha lanciato l'iniziativa per pensioni eque.</em>»</p>
<p><strong>Ritiene che il suo partito si stia spostando sempre più a sinistra?</strong></p>
<p>«<em>Si può parlare di politica sociale senza essere socialisti, così come si può parlare di economia senza votare PLR. Noi siamo il partito che pone la responsabilità sociale al centro della propria azione politica. Ci impegniamo per una maggiore giustizia e solidarietà nella società, per un'economia forte che sia al servizio dei cittadini e non il contrario, e per una Svizzera cosmopolita che difenda i suoi valori e protegga le sue istituzioni sociali.</em>»</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>«<em>Vorrei una Svizzera in cui tutte le persone possano svilupparsi liberamente, senza però agire con indifferenza nei confronti della società, dell'ambiente e delle generazioni future. Una Svizzera che rimanga indipendente e che allo stesso tempo sia connessa a livello internazionale. Perché solo insieme ad altri Paesi possiamo difendere la sicurezza, il benessere e la giustizia.</em>»</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli svizzeri all'estero sono ora riconosciuti da quasi tutti i partiti come un interessante serbatoio di voti, che spesso cercano di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Tuttavia, i temi che stanno a cuore agli svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. Come spiega questa contraddizione?</strong></p>
<p>«<em>Il centro è favorevole al voto elettronico, ma la sicurezza deve avere la priorità. Il Consiglio federale deve introdurre misure per garantire l'integrità e la protezione dei dati. Questo strumento sarà accettato solo se i cittadini avranno fiducia in esso.</em>»</p>
<p><em>Angelo Geninazzi<br />
Gazzetta Svizzera</em></p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervista i presidenti di UDC, PLR e PS. </p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Gerhard Pfister è cresciuto a Oberägeri, dove ha frequentato la scuola elementare. Dopo la maturità, ha studiato letteratura e filosofia a Friburgo, laureandosi con una tesi sullo scrittore Peter Handke. Dal 1987 ha insegnato filosofia e tedesco presso l'internato gestito dai suoi genitori. Dal 1998 al 2003, Pfister è stato membro del Gran Consiglio di Zugo, e nel 1999 ha assunto la presidenza della sezione PPD cantonale. In occasione delle elezioni federali del 2003 è stato eletto al Consiglio nazionale, riconfermato alle elezioni del 2007, 2011, 2015 e 2019. Il 23 aprile 2016 è stato eletto presidente del PPD Svizzero, che dal 2021 ha assunto il nome di «Il Centro».</p>
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	</div>

</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-gerhard-pfister-presidente-del-partito-del-centro-gia-ppd/">Intervista a Gerhard Pfister, Presidente del Partito del Centro (già PPD)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Mattea Meyer, Copresidente del Partito Socialista Svizzero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-mattea-meyer-copresidente-del-partito-socialista-svizzero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 11:13:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=23751</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/02/mattea2301-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nel terzo appuntamento con un presidente di partito, Mattea Meyer, copresidente del Partito Socialista uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni. Lei è copresidente di PS</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-mattea-meyer-copresidente-del-partito-socialista-svizzero/">Intervista a Mattea Meyer, Copresidente del Partito Socialista Svizzero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/02/mattea2301-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23751"  class="panel-layout" ><div id="pg-23751-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23751-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23751-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«Saranno necessari referendum e iniziative per rendere la Svizzera più solidale»</h3>
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	<p>Nel terzo appuntamento con un presidente di partito, Mattea Meyer, copresidente del Partito Socialista uscito rafforzato dalle ultime elezioni nazionali dello scorso autunno, ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Lei è copresidente di PS Svizzera da tre anni. Come vive questa esperienza e quali sono state le sfide più grandi?</strong></p>
<p>Sono stati tre anni molto intensi ma allo stesso tempo motivanti, culminati in tante iniziative, atti parlamentari e proposte per rafforzare il potere d’acquisto, proteggere il clima e fare passi in avanti in materia di parità. È sicuramente un lavoro impegnativo e ci sono giorni molto lunghi, ma con Cédric Wermuth, la frazione alle camere e tutto il Partito Socialista so che posso sempre contare su un forte sostegno.</p>
<p><strong>Il Partito Socialista è uscito vittorioso dalle ultime elezioni federali (il PS ha guadagnato +1,5% e 2 seggi in Consiglio nazionale, ndr). Ma come «blocco» di sinistra insieme ai Verdi avete subito delle perdite. </strong><strong>Le elezioni sono state un successo o una sconfitta?</strong></p>
<p>Lo spostamento a destra scaturito dalle elezioni federali mi preoccupa molto: un’UDC più forte spingerà ancora di più per una politica di sgravi ai più benestanti e alle grandi aziende, mentre la popolazione non ne trarrà beneficio. Ciò significa che saranno necessari referendum e iniziative per rendere la Svizzera più solidale. Il buon risultato ottenuto come PS alle urne ci rende ottimisti: guardiamo a queste importanti sfide con rinnovata determinazione.</p>
<p><strong>Potrebbe descrivere il tipico elettore del Partito Socialista?</strong></p>
<p>Le persone che votano PS vogliono una Svizzera solidale. La Svizzera è un Paese ricco, eppure a molte persone rimangono sempre meno soldi alla fine del mese: gli affitti e i premi di cassa malati aumentano rapidamente e il potere d'acquisto è sotto pressione. Vogliamo che tutte le persone abbiano abbastanza soldi per vivere, anche chi non guadagna milioni. Chi vota PS vuole una società paritaria: negli ultimi anni siamo riusciti a fare dei passi avanti in materia di parità, ma non siamo ancora arrivati dove vorremmo essere. Finanziariamente, le donne sono ancora nettamente penalizzate rispetto agli uomini, i neo-genitori si devono arrangiare per conciliare lavoro e famiglia e le donne e le persone LGBT+ continuano a subire sessismo e violenza. L’elettorato del PS ha pure a cuore la salvaguardia dell’ambiente e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, le più grandi sfide della nostra generazione, che possiamo affrontare solo insieme e in modo solidale.</p>
<p><strong>Molti accusano il Partito Socialista di perseguire politiche contrarie agli interessi dell'economia, di imporre divieti, tasse e burocrazia. </strong><strong>Come reagisce a questa "accusa"?</strong></p>
<p>Le faccio un esempio concreto del contrario: durante la pandemia COVID, mi sono personalmente impegnata affinché gli indipendenti potessero ottenere rapidamente e con una procedura snella un sostegno finanziario. In generale, è però chiaro che in un’economia disposta a quasi tutto pur di massimizzare il profitto dei propri manager e azionisti, servono regole. Pensiamo al fallimento di Credit Suisse con i bonus milionari oppure agli scandali di multinazionali come Glencore.</p>
<blockquote>
<p>«<em>Le regioni periferiche tendono spesso a favorire politiche più conservatrici, il PS ha invece le sue radici nel movimento operaio, nei centri industriali»</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Storicamente, il Partito Socialista è stato fortemente rappresentato nelle città, ma ha avuto più difficoltà ad affermarsi nelle regioni rurali. Come si spiega questa differenza?</strong></p>
<p>Siamo molto soddisfatti che il PS si stia rafforzando nelle regioni periferiche anno dopo anno. Naturalmente, sono diversi i fattori che hanno contribuito alla forte rappresentanza del PS nelle aree urbane della Svizzera: il PS ha le sue radici nel movimento operaio, che aveva una forte presenza nei centri industriali. Le aree urbane tendono ad avere una popolazione eterogenea con un'alta percentuale di lavoratori, minoranze e gruppi socialmente svantaggiati che si sentono rappresentati dalle politiche sociali progressiste del PS. Esistono anche differenze culturali tra aree urbane e periferiche in termini di attaccamento ai valori e alle istituzioni tradizionali: le regioni periferiche tendono spesso a favorire politiche più conservatrici.</p>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come vuole affrontarle come PS?</strong></p>
<p>Vogliamo proteggere il potere d’acquisto con affitti accessibili, premi di cassa malati più bassi, pensioni e salari dignitosi. Bisogna finalmente garantire una società paritaria: per questo ci impegniamo per pensioni più alte, asili nido accessibili e rispetto per ogni persona, indipendentemente da chi ama e da come vive. Con un fondo per il clima vogliamo una reale protezione del clima e la sicurezza dell'approvvigionamento, lanciando un'offensiva solare con investimenti pubblici, promuovendo la ristrutturazione degli edifici e potenziando il trasporto pubblico in tutta la Svizzera.</p>
<blockquote>
<p>«<em>Bisogna finalmente garantire una società paritaria: per questo ci impegniamo per pensioni più alte, asili nido accessibili e rispetto per ogni persona, indipendentemente da chi ama e da come vive</em>.»</p>
</blockquote>
<p><strong>I programmi di partito del PS e dei Verdi non sono così diversi: entrambi si concentrano su una forte politica sociale e hanno gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima. C'è ancora spazio per i Verdi a sinistra, o sarebbe più sensato pensare a una fusione nel prossimo futuro, oppure le ultime elezioni del Consiglio federale hanno cambiato la situazione?</strong></p>
<p>Molte battaglie ci uniscono con i Verdi e vogliamo quindi continuare e rafforzare questa collaborazione per il bene di una Svizzera solidale e sostenibile. Abbiamo però una storia diversa e ognuno ha le proprie sensibilità – siamo e resteremo quindi due parti diversi.</p>
<p><strong>Lei e il suo partito vi siete sempre opposti a qualsiasi riforma del sistema sociale svizzero negli ultimi anni, anche da parte del suo stesso Consigliere federale. Quali sono le sue proposte concrete per garantire i tre pilastri a lungo termine?</strong></p>
<p>La priorità ora è approvare l’iniziativa per una 13<sup>a</sup> AVS, una proposta che permette di colmare la lacuna del potere d’acquisto delle persone in pensione. Serve poi una riforma del 2° pilastro che rafforzi le pensioni delle donne e delle persone con salari bassi, ponendo fine ai profitti delle assicurazioni e del mondo finanziario.</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>Una Svizzera in cui ogni persona possa vivere la propria vita in libertà e con qualità.</p>
<p><strong>Trascurati per anni, gli Svizzeri all'estero sono ora riconosciuti da quasi tutti i partiti come un'interessante riserva di voti, che spesso cercano di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio nazionale. Tuttavia, le questioni che stanno a cuore agli Svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. </strong><strong>Come si spiega questa contraddizione?</strong></p>
<p>Il PS si impegna per i diritti politici costituzionali, le attività e gli interessi della cittadinanza straniera, in particolare con la richiesta dell'introduzione di un voto elettronico affidabile e sicuro. È inaccettabile che i cittadini stranieri non possano esercitare i loro diritti perché il materiale elettorale arriva troppo tardi. È inoltre necessario recuperare il ritardo in termini di rappresentanza della Quinta Svizzera nel Parlamento nazionale. La Svizzera ha diverse opzioni per integrare politicamente gli Svizzeri all'estero. Una di queste sarebbe certamente una sorta di rappresentanza "cantonale" nel Consiglio nazionale e nel Consiglio degli Stati, o inizialmente solo sotto forma di due seggi nel Consiglio degli Stati. Il corpo elettorale potrebbe essere costituito dagli stessi cittadini svizzeri all'estero o da un organo che verrebbe a sua volta eletto da loro. Il voto degli Svizzeri all'estero è spesso determinante per le questioni di politica estera e collaborazione con altri paesi, dando loro un ruolo importante nella definizione del presente e del futuro di una Svizzera aperta e solidale.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>Gazzetta Svizzera</em></p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nelle edizioni precedenti sono stati intervistati i presidenti di UDC e PLR. </p>
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	<p>Nata il 9 novembre 1987 a Basilea, ha trascorso la sua infanzia a Rothenfluh (BL) e Winterthur (ZH) insieme a sua sorella e suo fratello.</p>
<p>Il suo percorso politico ha avuto inizio come copresidente di GISO del Canton Zurigo e vicepresidente di GISO Svizzera (2009-2013). Ha poi trovato la sua casa politica nel PS Winterthur, facendo parte del comitato esecutivo per undici anni, di cui cinque come copresidente, fino a marzo 2019. Nel 2010 è stata eletta nel Consiglio comunale di Winterthur, seguita un anno dopo dall'elezione nel Gran Consiglio di Zurigo nel 2011. Dal 2015 è membro del Consiglio nazionale per il PS e, dall'ottobre 2020, ricopre la carica di copresidente del PS Svizzera insieme a Cédric Wermuth. Nel Consiglio nazionale partecipa attivamente alla commissione Salute e sicurezza sociale.</p>
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Offizielles Portrait der Mitglieder des Nationalrat und Ständerate der SP, Sozialdemokratische Partei Schweiz sowie Mitarbeiter:innen der SP Schweiz.
Fotografie und Bildbearbeitung: Goran Basic." alt="" 		class="so-widget-image"/>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-mattea-meyer-copresidente-del-partito-socialista-svizzero/">Intervista a Mattea Meyer, Copresidente del Partito Socialista Svizzero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Intervista a Marco Chiesa, Presidente dell’Unione democratica di centro</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-a-marco-chiesa-presidente-dellunione-democratica-di-centro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 18:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto europeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=23477</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nel secondo appuntamento con un presidente di partito, Marco Chiesa, Presidente della vittoriosa UDC alle ultime elezioni nazionali ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni. Da quasi 4 anni è presidente dell’UDC nazionale. È la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23477"  class="panel-layout" ><div id="pg-23477-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23477-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23477-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">«Non accetteremo mai un accordo istituzionale che ci costringe a riprendere il diritto europeo»</h3>
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	<p>Nel secondo appuntamento con un presidente di partito, Marco Chiesa, Presidente della vittoriosa UDC alle ultime elezioni nazionali ci parla di come vive la sua carica, quali sono le sfide e le ricette per la Svizzera e come vede il nostro paese tra 20 anni.</p>
<p><strong>Da quasi 4 anni è presidente dell’UDC nazionale. È la prima volta che un Ticinese ricopre questa carica. Come sta vivendo questa esperienza e quali sono le sue sfide principali?</strong></p>
<p>È un’esperienza straordinaria e molto impegnativa. Comporta grandi sacrifici, in particolare a livello familiare; non nascondo però l’onore di essere stato scelto come primo rappresentante della Svizzera latina alla testa del primo partito svizzero. Il mio obiettivo è sempre stato quello di creare una squadra di persone motivate, un buon clima all’interno del partito e, soprattutto, mantenere una linea politica coerente e chiara.</p>
<p><strong>L’UDC è uscito come vincitore dalle passate elezioni federali (il suo partito è cresciuto dello +2,3%, e di 9 seggi in Consiglio nazionale, ndr.). Si aspettava questa vittoria e a cosa riconduce il successo, dopo che 4 anni fa erano stati persi 12 seggi?</strong></p>
<p>Siamo andati molto vicino al nostro obiettivo, quello di riguadagnare 100'000 elettori. Al di là dei numeri sono molto felice che il mio partito abbia guadagnato 4 seggi supplementari nella Svizzera romanda, 4 nella Svizzera tedesca e 1 in Ticino. Ciò testimonia il fatto che il nostro impegno politico è stato apprezzato. Il mio partito non deve piegarsi al politicamente corretto, ma deve con coraggio presentare delle soluzioni a dei problemi concreti. Mi riferisco in particolare alla situazione di caos nel settore dell’asilo, all’immigrazione di massa che ci sta spingendo verso una Svizzera da 10 milioni di abitanti e al grande tema dell’approvvigionamento energetico.</p>
<p><strong>Potrebbe descriverci l’elettore tipico dell’UDC?</strong></p>
<p>È un elettore tendenzialmente liberal conservatore. Liberale in economia e conservatore nei valori. Io mi spingo a dire un elettore con i piedi per terra.</p>
<p><strong>Molti accreditano il successo dell’UDC alla comunicazione populista e agli slogan sensazionalistici. Come risposte a questa “accusa”?</strong></p>
<p>Se populista significa essere in sintonia con la popolazione allora non posso che confermarlo. Molti danno un’accezione negativa a questo termine, io penso al contrario che sia fondamentale per chi deve prendere delle decisioni ascoltare le cittadine e i cittadini. In Svizzera d’altronde è proprio il popolo che comanda, grazie alla democrazia diretta, a differenza di ciò che succede in altri Paesi.</p>
<p><strong>Storicamente la Svizzera di lingua francese ha faticato a seguire le ricette dell’UDC. Le scorse elezioni hanno segnato una certa crescita anche in Romandia. Cosa sta cambiando in questa regione?</strong></p>
<p>I problemi del nostro Paese sono sotto gli occhi di tutti. Le derive delle politiche rossoverdi creano situazioni indigeste ovunque. All’ideologia preferisco il pragmatismo e questa buona ricetta vale su tutto il territorio.</p>
<blockquote>
<p>«La Svizzera funziona se vi è comprensione tra chi abita nella città e chi nelle agglomerazioni e nelle campagne»</p>
</blockquote>
<p><strong>Quali sono, secondo lei, le 3 principali sfide della Svizzera del prossimo quadriennio, e come intendete affrontarle come UDC?</strong></p>
<p>Le relazioni con l’Unione europea, l’approvvigionamento energetico del Paese e la politica migratoria sono tre diverse sfide che il nostro Paese dovrà affrontare. Se vogliamo mantenere la nostra indipendenza e la nostra sicurezza non possiamo permetterci di diventare una colonia dell’Unione europea. Non accetteremo mai un accordo istituzionale che ci costringe a riprendere il diritto europeo, i cittadini svizzeri devono sempre avere l’ultima parola.</p>
<p><strong>L’UDC ha vissuto la sua crescita soprattutto con il tema Europa: dall’opposizione all’adesione allo Spazio economico europeo (SEE), alla contrarietà di un’adesione dell’UE fino a combattere accordi bilaterali e accordo quadro. Eppure molti esponenti dell’UDC sono imprenditori che esportano in tutto il mondo e dipendono dalla reperibilità di manodopera qualificata. Non è un controsenso?</strong></p>
<p>Ogni anno 80'000 persone si stabiliscono in Svizzera. Se questa immigrazione di massa servisse a colmare le lacune sul mercato del lavoro avremmo da lungo tempo risolto i problemi di mancanza di manodopera. In verità la Svizzera, da decenni, non sta più gestendo la sua immigrazione e non arrivano i profili che necessitiamo. Molti immigrano nel nostro stato sociale, vivono sulle spalle dei contribuenti svizzeri e non forniscono alcun contributo al Paese. Per questo motivo è necessario privilegiare e valorizzare le risorse già presenti sul territorio e lasciare immigrare solo persone con le competenze mancanti. Altrimenti raggiungeremo presto i 10 milioni di abitanti senza tuttavia risolvere le sfide sul nostro mercato del lavoro.</p>
<blockquote>
<p>«Vogliamo che la Svizzera rimanga quell’isola felice dove lo Stato non invade la sfera privata, la sicurezza è garantita e le future generazioni possono costruire il proprio benessere.»</p>
</blockquote>
<p><strong>Negli ultimi anni lei ha portato all’opinione pubblica la differenza culturale tra regioni rurali e città. Dove identifica queste differenze? Rischiano di essere un problema per la Svizzera e cosa fate come UDC per rispondere al problema da lei denunciato?</strong></p>
<p>Ci si dimentica troppo spesso delle esigenze delle nostre regioni rurali. In molti casi, penso ad esempio, alla votazione sul CO<sub>2</sub>, il prezzo delle decisioni cittadine sarebbe stato pagato da chi ha un altro stile e tenore di vita. La Svizzera funziona se vi è comprensione tra chi abita nella città e chi nelle agglomerazioni e nelle campagne. Combattere iniziative e proposte ideologiche e penalizzanti è un nostro dovere e garantisce la coesione nazionale.</p>
<p><strong>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</strong></p>
<p>Non desidero per i miei figli una Svizzera da 10 milioni di abitanti, per questo abbiamo lanciato un’iniziativa volta a far sì che il nostro Paese rimanga quell’isola felice dove lo Stato non invade la sfera privata, la sicurezza è garantita e le future generazioni possono costruire il proprio benessere. Per questo dobbiamo rimanere indipendenti e liberi. Per questo serve un’UDC forte e determinata.</p>
<p>Angelo Geninazzi<br />
Gazzetta Svizzera</p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Marco Chiesa nasce nel 1974 a Lugano, nel 1999 consegue la licenza in scienze economiche e sociali, indirizzo economia d'impresa, presso l'Università di Friburgo.</p>
<p>Nel 2004 entra nel legislativo della Città di Lugano, nel 2007 nel Gran Consiglio ticinese Nel 2008 prosegue il mandato comunale in seno al legislativo della città di Lugano.</p>
<p>Durante la legislatura 2011-2015 è capogruppo dell'UDC in Gran Consiglio.</p>
<p>Nel 2017 assume la carica di Presidente della Delegazione svizzera per i rapporti col Parlamento italiano mentre nel 2018 è nominato Vicepresidente dell’UDC Svizzera e Vicepresidente dell’ASNI - Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente.</p>
<p>Nel 2019 è eletto al Consiglio degli Stati, la camera che rappresenta i Cantoni.</p>
<p>Il 22 agosto 2020, Chiesa viene eletto successore del bernese Albert Rösti, diventando così il primo presidente nazionale dell’UDC non appartenente alla Svizzera tedesca.</p>
<p>Il 19 novembre 2023 si riconferma in Consiglio di Stato, con il miglior risultato elettorale.</p>
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	<p>Questa intervista si inserisce nella serie di dialoghi con i presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale. Nell’edizione di dicembre era stato intervistato il Presidente PLR, Thierry Burkhart.</p>
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	<p>Una situazione che poco si addice all'immagine di pulizia della Svizzera: rifiuti di plastica sulle rive del lago di Ginevra, nella riserva naturale del Fort, vicino a Noville (VD). Foto Keystone</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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		<item>
		<title>“Le idee liberali offrono ancora una guida alle persone”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/le-idee-liberali-offrono-ancora-una-guida-alle-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 17:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo Politico]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Politico]]></category>
		<category><![CDATA[PLR]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Thierry Burkart]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/burkart-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il Partito liberale radicale è un partito storico della Svizzera. Sin dai suoi esordi l’allora partito radicale democratico (PRD) si è considerato il rappresentante del Liberalismo politico in Svizzera. I suoi obiettivi erano garantire le libertà individuali e promuovere un ordinamento economico liberale, in cui gli interventi statali fossero il più possibile circoscritti. Il partito</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/le-idee-liberali-offrono-ancora-una-guida-alle-persone/">“Le idee liberali offrono ancora una guida alle persone”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/11/burkart-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23300"  class="panel-layout" ><div id="pg-23300-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23300-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23300-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista con Thierry Burkart, presidente del Parito Liberale Radicale (PLR)</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Il Partito liberale radicale è un partito storico della Svizzera. Sin dai suoi esordi l’allora partito radicale democratico (PRD) si è considerato il rappresentante del Liberalismo politico in Svizzera. I suoi obiettivi erano garantire le libertà individuali e promuovere un ordinamento economico liberale, in cui gli interventi statali fossero il più possibile circoscritti. Il partito diede un contributo di rilievo al processo di edificazione dello Stato federale. Dal 1848 senza interruzioni è stato rappresentato in Consiglio federale. Negli ultimi anni però fatica a convincere la popolazione con le sue ricette. Alle scorse elezioni ha perso un seggio in Consiglio nazionale e lo 0.8% dei consensi. Ne pabbiamo parlato con il suo presidente, l’argoviese Thierry Burkart.</p>
<p><strong><em>Signor Burkart, lei è presidente del PLR Svizzero da tre anni. Come vive questa esperienza e quali sono le sfide più grandi che ha dovuto affrontare?</em></strong></p>
<p>È un compito di responsabilità. Perché il PLR rappresenta la base liberale su cui si fonda il modello di successo svizzero. Ma, data la struttura decentratalizzata, guidare il PLR è una sfida.</p>
<p><strong><em>Il PLR è uscito sconfitto dalle ultime elezioni, restando comunque davanti al partito del Centro. Si aspettava questo risultato e a cosa lo attribuisce?</em></strong></p>
<p>Mi dispiace molto che non siamo riusciti a rafforzare le forze liberali nel Parlamento federale. Questo renderà più difficile trovare maggioranze per le riforme necessarie a garantire che la Svizzera rimanga una piazza economica competitiva, che il nostro Paese abbia energia sufficiente e che le pensioni rimangano sicure. Soprattutto la situazione migratoria ha mobilitato l’area dei conservatori. Ma dove c'è ombra, c'è anche luce. Siamo riusciti a guadagnare in alcuni cantoni, come in Ticino. Dobbiamo fare leva su questo, perché il PLR è indispensabile come catalizzatore di soluzioni mirate, capaci di conquistare maggioranze.</p>
<p><strong><em>Potrebbe descrivere il tipico elettore del PLR?</em></strong></p>
<p>Si tratta di persone che vogliono innanzitutto dare forma alla propria vita e agire. Ma i nostri elettori sono tanto diversi quanto il PLR è ancorato alla popolazione come partito popolare. Ciò che li accomuna è la volontà di allineare la politica del nostro Paese ai valori liberali di libertà e responsabilità, progresso e spirito pubblico.</p>
<p><em><strong>Ritiene che la vicenda delle difficoltà finanziarie del Credit Suisse e la successiva acquisizione da parte di UBS con un forte intervento del Consiglio Federale abbiano avuto un impatto negativo sul risultato del suo partito?</strong> </em></p>
<p>Sì, perché gli altri partiti ci hanno immediatamente etichettato come responsabili di questo fallimento. I media hanno prontamente ripreso questa narrazione e l'hanno riproposta per settimane. Eppure la nostra Consigliera Federale Karin Keller-Sutter, con la sua azione decisiva, ha salvato la Svizzera e le piazze finanziarie internazionali da una catastrofe economica. Il palese fallimento dei manager bancari altamente retribuiti è responsabile della rovina del CS. Devono essere chiamati a risponderne.</p>
<p><em><strong>Nonostante la perdita di elettori negli ultimi decenni, il PLR ha mantenuto un'importante influenza sul panorama politico svizzero. È un caso unico in Europa, dove i partiti liberali faticano a farsi strada nell'elettorato. Come spiega questa "specialità" svizzera?</strong> </em></p>
<p>Il PLR si assume responsabilità a tutti i livelli di governo. Abbiamo membri nei municipi, nei governi cantonali, nei parlamenti comunali e cantonali di tutto il Paese. Il PLR continua a portare avanti l'eredità della Costituzione federale elaborata dalle forze liberali nel 1848. Il nostro Stato federale è sempre stato caratterizzato dal liberalismo e rappresenta una storia di successo unica. Anche 175 anni dopo le conquiste storiche dei padri della Costituzione, il PLR si sente impegnato nelle nostre istituzioni come allora. Il mondo e la Svizzera possono essere cambiati da allora, ma le idee liberali offrono ancora una guida alle persone.</p>
<p><strong><em>Secondo lei, quali sono le tre sfide più importanti per la Svizzera nei prossimi quattro anni e come vuole affrontarle come PLR?</em></strong></p>
<p>In primo luogo, dobbiamo garantire al nostro Paese elettricità sufficiente e a prezzi accessibili. A breve termine, ciò richiede una massiccia espansione delle energie rinnovabili, un aumento delle capacità di stoccaggio, la costruzione di grandi centrali a gas e l'estensione dell'attività delle centrali nucleari. A medio e lungo termine, non potremo fare a meno di costruire una nuova generazione di centrali nucleari. In secondo luogo, è compito della nostra generazione garantire e sviluppare ulteriormente la previdenza vecchiaia, in modo che anche le generazioni future possano beneficiare delle stesse prestazioni pensionistiche di cui godiamo noi oggi. Il PLR ha proposto soluzioni concrete con l'iniziativa sulle pensioni e l'iniziativa sulla tassazione individuale su cui il popolo dovrà votare.</p>
<p>Nella prossima legislatura, dobbiamo anche trovare soluzioni per la cooperazione internazionale che siano in grado di ottenere una maggioranza. Relazioni buone e affidabili sono fondamentali per la nostra economia e la nostra società. In particolare, relazioni intatte con l'UE sono di fondamentale importanza per il nostro Paese. Per il PLR è quindi chiaro che l'approccio bilaterale deve essere ulteriormente sviluppato. Né l'adesione all'UE o al SEE né lo smantellamento delle relazioni attraverso un accordo di libero scambio sono opzioni praticabili per il PLR. Il PLR chiede quindi l'ulteriore sviluppo e il consolidamento a lungo termine dell'approccio bilaterale sotto forma di un nuovo pacchetto negoziale (Bilaterali III).</p>
<p><strong><em>I programmi elettorali di PLR e dei Verdi Liberali non sono poi così diversi: entrambi favoriscono politiche fortemente liberali e hanno gli stessi obiettivi nel campo della protezione del clima. Ha davvero senso mantenere due partiti separati o sarebbe più sensato pensare a una fusione nel prossimo futuro?</em><em> </em></strong></p>
<blockquote>
<p>«Responsabilità individuale invece di paternalismo statale, incentivi invece di divieti, economia di mercato invece di interventi statali.»</p>
</blockquote>
<p>Anche il PLR chiede il rispetto degli obiettivi climatici in conformità con l'Accordo sul clima di Parigi. Ma, a differenza dei Verdi Liberali e del Partito dei Verdi, non vogliamo raggiungere questo obiettivo attraverso divieti e sussidi, ma attraverso incentivi, innovazione e apertura alla tecnologia. Ho presentato una mozione che chiede al Consiglio Federale di rivedere la strategia energetica, poiché si basa su presupposti errati. Chiudere un occhio per motivi ideologici è dannoso per il clima, visto che il Consiglio Federale vuole costruire centrali a gas per avere abbastanza elettricità in Svizzera.</p>
<p><em><strong>Il PLR è un partito di destra?</strong> </em></p>
<p>Il PLR è un partito liberale di destra. Tuttavia, non ci orientiamo semplicemente sull'asse destra/sinistra, ma offriamo soluzioni adeguate ai problemi da affrontare. Siamo l'unico partito coerentemente liberale, cioè economicamente e socialmente liberale.</p>
<p><strong><em>Come vede la Svizzera tra 20 anni?</em></strong></p>
<p>Se la Svizzera vuole mantenere il suo modello di successo e quindi garantire il benessere della popolazione, i politici devono affrontare con urgenza le prossime riforme (previdenza, approvvigionamento elettrico, immigrazione, relazioni internazionali, ecc.). Il modello di vita ed economico liberale di successo è costantemente sotto attacco. Ma esso costituisce la base su cui possiamo organizzare la nostra vita come meglio crediamo e, come società, continuare a godere della prosperità necessaria in futuro per finanziare, tra l'altro, i nostri sistemi sociali. Per il nostro Paese deve quindi valere quanto segue: responsabilità individuale invece di paternalismo statale, incentivi invece di divieti, economia di mercato invece di interventi statali.</p>
<p><strong><em>Trascurati per anni, gli Svizzeri all'estero sono ora riconosciuti da quasi tutti i partiti come un interessante serbatoio di voti, che spesso cercano di corteggiare attraverso le sotto-liste per il Consiglio Nazionale. Ma le questioni che stanno a cuore agli Svizzeri all'estero, come il voto elettronico, passano in secondo piano, mentre la Quinta Svizzera non è ancora rappresentata in Parlamento. Come spiega questa contraddizione?</em></strong></p>
<blockquote>
<p>«Il modello di vita ed economico liberale di successo è costantemente sotto attacco.»</p>
</blockquote>
<p>Manteniamo una rete globale con il PLR International e coinvolgiamo gli Svizzeri all'estero nella vita del nostro partito. Viste le sfide strutturali che una campagna elettorale dall'estero comporta, è ovviamente difficile per un candidato raggiungere un livello di riconoscimento sufficiente per essere eletto. Ma il PLR sta lavorando intensamente su temi come il voto elettronico nell'ambito della sua richiesta di una maggiore e più rapida trasformazione digitale. È giusto procedere per gradi per non mettere a rischio la fiducia nella democrazia. Purtroppo, le recenti difficoltà e i problemi informatici di un ufficio federale stanno mettendo a dura prova gli sforzi di digitalizzazione.</p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Nato nel 1975 a Baden, cresciuto a Obersiggenthal, dal 2021 vive a Lengnau (AG)</p>
<p>Ha studiato a San Gallo e a Losanna ed è stato ammesso all'albo degli avvocati nel 2010.</p>
<p>Dal 1999 al 2003, Burkart è stato presidente dei Giovani liberali di Argovia. Nel 2001 è stato eletto nel Gran Consiglio del Cantone di Argovia.</p>
<p>Dal 2004 al 2010 è stato vicepresidente e dal 2010 al 2013 presidente del PLR argoviese.</p>
<p>Burkart è stato eletto al Consiglio nazionale nel 2015 con il secondo miglior risultato della lista del PLR. Nel 2019 è stato invece eletto nel Consiglio agli Stati.</p>
<p>Dal 2021 presiede il PLR Svizzero.</p>
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	<p>A partire da questa edizione, Gazzetta Svizzera comincia una serie di interviste ai presidenti di partito svizzeri. L’obiettivo è quello di analizzare insieme ai diretti protagonisti il risultato emerso dalle recenti elezioni federali, approfondendo con spirito critico le posizioni dei principali partiti svizzeri e illustrare i retroscena della politica federale.</p>
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		<item>
		<title>«L’inflazione è dannosa. La combattiamo in modo deciso»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/linflazione-e-dannosa-la-combattiamo-in-modo-deciso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 11:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=23138</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/10/F-Bossi-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Cara lettrice, caro lettore online, la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico clicca qui per i</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/10/F-Bossi-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23138"  class="panel-layout" ><div id="pg-23138-0"  class="panel-grid panel-has-style" ><div class="panel-row-style panel-row-style-for-23138-0" ><div id="pgc-23138-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23138-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista a Fabio Bossi, delegato della BNS nella Svizzera italiana.</h3>
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	<p>La Banca nazionale Svizzera è l’istituzione indipendente che si occupa di garantire la stabilità dei prezzi, un compito non facile in tempi di grandi incertezze e cambiamenti strutturali. Sulla bocca di tutti, essa è confrontata a pressioni di vario genere. Abbiamo colto l’occasione per parlare con il delegato della BNS nella Svizzera italiana, il dr. Fabio Bossi, che ci ha raccontato quali sono le priorità della BNS e dove si trovano oggi le 1’040 tonnellate d’oro della banca.</p>
<p><strong>Fabio Bossi, lei è delegato della BNS nella Svizzera italiana. In cosa consiste la sua attività?</strong><em> Noi otto delegati alle relazioni economiche regionali rappresentiamo la Banca nazionale nelle diverse regioni della Svizzera. Grazie ad incontri regolari con imprenditrici e imprenditori della nostra rispettiva regione teniamo aggiornata la direzione generale sull'andamento dell'economia nazionale. Allo stesso temp,o illustriamo a livello locale la politica monetaria della BNS a esponenti dell'economia, associazioni e autorità, nonché a studenti di scuole superiori, a universitari e al pubblico in generale.</em></p>
<p><strong>Cosa implica lavorare per la BNS? </strong><em>La BNS offre opportunità professionali molto ampie. I delegati hanno la particolarità di essere in continuo contatto con persone esterne all’istituzione. Ciò impone un comportamento consono alla reputazione della stessa, la capacità di divulgare correttamente le informazioni destinate al pubblico e raccoglierne di preziose per le analisi della BNS. Riuscire a rendere comprensibile al grande pubblico la politica monetaria e il suo funzionamento è sicuramente molto appagante, così come sapersi adattare rapidamente e in modo adeguato alle diverse situazioni che si presentano durante le nostre visite aziendali e gli incontri pubblici. Allo stesso tempo, pur potendo contare sul prezioso supporto organizzativo e amministrativo delle nostre assistenti e sulle competenze presenti in seno alla BNS, occorre essere in grado di lavorare in modo indipendente.</em></p>
<p><strong>Le banche centrali sono in prima linea nel combattere l’inflazione. Cosa fa la Banca nazionale svizzera per contrastare questo fenomeno? </strong><em>Un elevato livello d’inflazione è dannoso per i consumatori, ma anche per tutta l’economia, poiché limita la capacità di sfruttare appieno il potenziale di crescita. La BNS agisce quindi in modo determinato quando ritiene che il ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine sia a rischio. Lo fa adottando una politica monetaria restrittiva, principalmente alzando il proprio tasso guida. Senza un’azione decisa e precoce si corre infatti il rischio di dover ricorrere a un più brusco e forte aumento dei tassi d’interesse successivamente, determinando così una maggiore contrazione economica e situazioni. Non è quindi indugiando, che si “minimizzano i danni” dell’inflazione. La grande sfida sta piuttosto nell’agire con i giusti tempi e dosi di rialzo, in modo da ritornare alla stabilità dei prezzi senza penalizzare oltre misura la congiuntura. </em></p>
<p><strong>Attualmente la parola “inflazione” è sulla bocca di tutti. Come se la passa la Svizzera in questo momento? </strong><em>Nel 2021 l’inflazione si è rifatta viva in modo importante anche in Svizzera, raggiungendo dei picchi superiori al 3% nell’estate 2022 e all’inizio di quest’anno. Pur rimanendo assai più moderata che in altri paesi, essa ha raggiunto livelli ben al di sopra dell’intervallo, tra lo 0 e il 2%, che la BNS assimila alla stabilità dei prezzi. </em><em>Per questa ragione, già nel tardo autunno 2021 la BNS aveva iniziato a tollerare un certo rafforzamento nominale del franco svizzero, al fine di contenere la pressione inflazionistica proveniente dall’estero. Tra giugno 2022 e giugno 2023 il tasso guida BNS è poi stato alzato da -0,75% a 1,75%, </em><em>al fine di contrastare l’inflazione elevata e il rischio di una sua persistenza a seguito degli effetti di secondo impatto. L’Esame trimestrale della situazione economica e monetaria di settembre ha indotto la BNS a mantenere invariato il suo tasso guida. Il netto inasprimento della politica monetaria nel corso dei trimestri precedenti contrasta infatti l’inflazione ancora presente. Sulla base della previsione condizionata, l’inflazione media annua sarà del 2,2% nel 2023 e 2024 e dell’1,9% nel 2025. L’attenzione della BNS rimane assolutamente incentrata sulla stabilità dei prezzi. Essa non esiterà, se necessario, a inasprire ulteriormente la sua politica monetaria per mantenere l’inflazione al di sotto del 2% in modo duraturo, ed è pure disposta ad agire all’occorrenza sul mercato dei cambi al fine di assicurare condizioni monetarie adeguate. </em></p>
<h3><em>«Delle 1’040 tonnellate d'oro detenute in quantità invariata da diversi anni, circa il 70% è in Svizzera, il 20% è custodito presso la Bank of England e il 10% presso la Bank of Canada.»</em></h3>
<p><strong>In cosa si differenzia la politica della BNS da quella di altre banche centrali? </strong><em>Le principali banche centrali hanno come mandato prioritario il perseguimento della stabilità dei prezzi. La definizione di stabilità e l’attuazione della politica monetaria differiscono però da una banca all’altra. Ogni banca centrale deve inoltre tener conto della struttura economica del proprio paese. La BNS e la popolazione svizzera hanno sempre avuto una preferenza per un’inflazione bassa e ciò, unitamente al ruolo del franco come moneta rifugio, ha contribuito ad avere in Svizzera un’inflazione generalmente più bassa che all'estero. Essendo la Svizzera una piccola economia aperta, molto legata alla congiuntura internazionale, il tasso di cambio gioca infatti un ruolo più importante che in paesi dotati di un grande mercato interno.</em></p>
<p><strong>Quali altri compiti ha la Banca Nazionale Svizzera? </strong><em>Oltre a perseguire come obiettivo prioritario la stabilità dei prezzi, tendendo conto dell'evoluzione congiunturale, la Legge federale sulla Banca nazionale svizzera prevede l’esecuzione di altri compiti: contribuire alla stabilità del sistema finanziario, approvvigionare con liquidità il mercato monetario del franco svizzero, garantire l’approvvigionamento di contanti, agevolare e garantire il buon funzionamento dei sistemi di pagamento senza contanti, e gestire le proprie riserve monetarie. Questo spiega perché presso la BNS siano attivi professionisti specializzati in discipline molte diverse tra loro.</em></p>
<p><strong>Che ruolo gioca l’oro per la Banca Nazionale Svizzera? </strong><em>Il deposito delle riserve auree è di esclusiva responsabilità della BNS</em><em> ed è previsto dall</em><em>'art. 99 della Costituzione federale che prescrive alla Banca nazionale di detenere una parte delle proprie riserve monetarie anche sotto forma di oro. Le riserve auree fanno quindi parte delle riserve monetarie e perseguono finalità di politica monetaria. Delle 1’040 tonnellate d'oro detenute in quantità invariata da diversi anni, circa il 70% è in Svizzera, il 20% è custodito presso la Bank of England e il 10% presso la Bank of Canada.</em></p>
<p><strong>Prima di prendere decisioni, su cosa basa il proprio operare la BNS?</strong><em> Le decisioni giungono a maturazione nei due giorni che precedono la pubblicazione dell’Esame trimestrale della situazione economica e monetaria, ma il lavoro di analisi svolto dagli specialisti è praticamente continuo. Le decisioni sono prese dai tre membri della direzione generale, in base a ciò che hanno potuto approfondire grazie al supporto di numerosi specialisti. La valutazione è molto ampia e comprende l’osservazione d’indicatori monetari, dei mercati finanziari, della congiuntura internazionale e nazionale, alla quale contribuiamo anche noi delegati, e naturalmente anche delle previsioni d’inflazione.</em></p>
<p><strong>Nella sua attività quale delegato nella Svizzera italiana, è spesso a contatto con imprese sul confine italo-svizzero. Le realtà imprenditoriali svizzere quanto sono dipendenti dall’Italia e dalla relativa situazione economica? </strong><em>L’Italia è tra i più importanti mercati di sbocco e d’importazione per l’economia Svizzera e in particolare per la Svizzera italiana. Il mercato del lavoro della regione di confine è inoltre diventato esistenziale per l’economia ticinese, che è attualmente confrontata a penuria di personale. I lavoratori frontalieri sono storicamente attivi nell’industria e nel settore della costruzione, ma sempre di più anche nel settore dei servizi. La disponibilità di questi lavoratori ha sinora reso meno acuti i problemi di reclutamento nella Svizzera italiana, rispetto a quanto rilevato in altre regioni dai miei colleghi delegati. A fronte del progressivo invecchiamento della popolazione, vi sarà però presto un’accresciuta carenza di popolazione attiva che costringerà le aziende e i territori transfrontalieri a contendersi i lavoratori. Gli equilibri sul mercato del lavoro potrebbero quindi cambiare.</em></p>
<p><strong>Osi una previsione: come si svilupperà la situazione sui mercati monetari, ad esempio il cambio tra franco ed euro nei prossimi mesi? </strong><em>La BNS non pubblica previsioni sui tassi di cambio. Per assicurare condizioni monetarie adeguate, negli ultimi trimestri essa ha proceduto a vendite di valuta estera, le quali comportano una riduzione degli averi a vista. Anche in futuro verrà venduta valuta estera, se opportuno dal punto di vista della politica monetaria. Viceversa la BNS è pronta ad acquistarne nel caso di un’eccessiva pressione all’apprezzamento del franco svizzero.</em> <em>Nel contesto attuale sono le vendite di valuta estera ad avere preminenza.</em></p>
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© Ti-Press / Alessandro Crinari" alt="" 		class="so-widget-image"/>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p><strong><span style="color: #000000;">Fabio Bossi è nato a Sorengo e cresciuto a Lugano, nel 1993 ha conseguito il diploma di maturità presso la Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona e nel 1998 la licenza in economia politica presso l’Università di Friborgo. Successivamente ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di Ricerche Economiche dell’Università della Svizzera italiana, presso la quale ha ottenuto il Dottorato in Scienze economiche. Dal 2006 al 2011 ha lavorato come consulente economico per il Dipartimento delle finanze e dell’economia del Cantone Ticino, contribuendo all’attuazione della politica regionale a livello cantonale. Dal 2011 è il delegato della Banca nazionale nella Svizzera italiana.</span></strong></p>
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</div></div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/linflazione-e-dannosa-la-combattiamo-in-modo-deciso/">«L’inflazione è dannosa. La combattiamo in modo deciso»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>«L’ingerenza statale è un modo di risolvere le cose poco svizzero»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lingerenza-statale-e-un-modo-di-risolvere-le-cose-poco-svizzero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 22:39:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=21789</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/12/Regazzi-NR-Sondersession-19-3669-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Penuria energetica, inflazione, pandemia: le sfide per la società negli ultimi anni si sono moltiplicate. E quando si parla di società, Fabio Regazzi pensa all’economia e alle imprese. Il dialogo tra queste ultime e la politica è stato particolarmente intenso negli ultimi anni. Al centro di questo dialogo vi è anche l’usam. Abbiamo colto l’occasione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lingerenza-statale-e-un-modo-di-risolvere-le-cose-poco-svizzero/">«L’ingerenza statale è un modo di risolvere le cose poco svizzero»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/12/Regazzi-NR-Sondersession-19-3669-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-21789"  class="panel-layout" ><div id="pg-21789-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-21789-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-21789-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista di Gazzetta a Fabio Regazzi, presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (usam), che si batte per una Svizzera accogliente e ideale per le imprese e la creazione di impieghi</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Penuria energetica, inflazione, pandemia: le sfide per la società negli ultimi anni si sono moltiplicate. E quando si parla di società, Fabio Regazzi pensa all’economia e alle imprese. Il dialogo tra queste ultime e la politica è stato particolarmente intenso negli ultimi anni. Al centro di questo dialogo vi è anche l’usam. Abbiamo colto l’occasione per parlare con il suo presidente di cosa lo motiva, di quali sono le sue priorità e di cosa augura alla Svizzera per il 2023 appena iniziato.</p>
<p><strong>Dal 2020 è a capo dell’Unione arti e mestieri, una delle tre associazioni mantello dell’economia. Cosa muove Fabio Regazzi ad impegnarsi a difesa delle imprese e del tessuto economico e cosa sono le sue priorità? </strong></p>
<p>Soprattutto la mia attività di imprenditore. Io stesso sono a capo dell’azienda di famiglia da oltre vent’anni e vivo direttamente le sfide a cui imprenditori ed imprenditrici sono confrontati. L’opportunità ed il privilegio di poter abbinare alla mia professione anche l’attività politica mi permette di avere una visione pragmatica e vicina alla realtà di quelli che sono gli interessi dell’economia ed in modo particolare delle piccole e medie imprese. Il mio ruolo di presidente usam rafforza e sottolinea questo impegno.</p>
<p>In questi due anni di carica sono stati raggiunti diversi traguardi, uno su tutti quello di cui vado forse maggiormente fiero, ossia riuscire a migliorare i rapporti tra le tre grandi associazioni economiche – usam, Unione Svizzera degli imprenditori ed economiesuisse – che, con il lancio della cosiddetta “agenda di politica economica”, fanno ora fronte comune per affrontare le sfide del periodo post-pandemico. È importante che in un paese piccolo come la Svizzera l’economia remi unita nella stessa direzione, per avere maggior peso politico nei vari dossier importanti.</p>
<p>Tra questi vi è senz’altro la questione della penuria energetica e le conseguenze per le imprese. Al momento ci disperiamo per decisioni a nostro avviso troppo intrusive e sproporzionate da parte della politica federale, la quale ha recentemente annunciato che, in caso di penuria, verrebbero vietate certe attività per le aziende ed introdotto un contingentamento dell’elettricità. Un’ipotesi drammatica per numerose imprese, che dovrebbero invece poter essere libere di scegliere come e quando risparmiare elettricità, premessi gli obiettivi fissati.</p>
<p>Questa tendenza all’ingerenza statale si riscontra purtroppo sempre più spesso: è un modo di fare poco svizzero e ha come conseguenza quasi sempre inutile lavoro amministrativo e costi aggiuntivi. Come usam vogliamo introdurre un freno alla regolamentazione, uno strumento da noi promosso con il quale sancire che le leggi che generano costi per più di 10’000 imprese o che in termini di costi superano una determinata soglia debbano ottenere una maggioranza qualificata nelle votazioni in entrambe le Camere.</p>
<p><strong>Che valore dà al partenariato sociale svizzero e cosa fa l’usam per promuoverlo? La sensazione è che in Svizzera tutti considerino il partenariato sociale un grande valore, eppure la politica incessantemente interviene a livello legislativo in questioni che sarebbero proprio di competenza del dialogo tra imprenditori e sindacati. Questo non sotterra e svuota di contenuto il partenariato sociale?</strong></p>
<p>Il partneriato sociale è uno dei fiori all’occhiello della Svizzera e che ci viene invidiato a livello internazionale. Il suo buon funzionamento è determinato dal dialogo, aperto e concreto, tra le parti sociali, datori di lavoro e lavoratori. Nel momento in cui la politica cerca di intervenire in questo dialogo, ecco che nascono i problemi: oltre a svuotare il partenariato sociale del suo valore, il rischio è quello di ritrovarsi con una serie di situazioni che vanno a penalizzare i lavoratori stessi. Infatti, le soluzioni a livello di legge valgono per tutti indiscriminatamente dal settore di attività, la situazione dell’impresa o dei lavoratori stessi. Questo si ritorce spesso proprio nei confronti dei più deboli. Lo sviluppo al quale stiamo assistendo è problematico e pericoloso.</p>
<h4>«<em>I problemi nascono quando la politica interviene nel partenariato sociale</em>.»</h4>
<p><strong>Tipicamente in autunno si accendono i dibattiti sui salari dell’anno successivo. Questo autunno è stato contraddistinto dal rischio di penuria energetica, l’esplosione di costi energetici – soprattutto per le aziende – e da un’inflazione che colpisce sia i lavoratori che le imprese. Parallelamente i sindacati hanno chiesto aumenti generalizzati dei salari. È conciliabile questa richiesta con la situazione delle imprese?</strong></p>
<p>Di principio, non sono contrario agli aumenti salariali richiesti dai sindacati per compensare l’inflazione. Ma la questione deve essere affrontata caso per caso. Alcuni settori e rami hanno le risorse per attuare un aumento e lo potranno dunque fare ad esempio sulla base del partenariato sociale; altri, invece, semplicemente non hanno i mezzi per farlo, perché ancora pagano le conseguenze della pandemia o sono particolarmente in difficoltà dalla crisi in Ucraina. Le imprese hanno un ruolo importante per compensare gli effetti dell’inflazione, ma non possono nemmeno continuamente intervenire alzando i salari. Uno sforzo andrebbe fatto in questo senso anche dallo Stato, ad esempio agendo sulla fiscalità e destinando gli aiuti alla classe media, ossia quella che risente maggiormente delle conseguenze della crisi.</p>
<p><strong>Nei suoi interventi a livello parlamentare ha più volte espresso critiche nei confronti della Svizzera per il suo approccio nelle relazioni con l’Italia. Come giudica lei oggi le relazioni tra la Svizzera e l’Italia e come bisognerebbe intervenire a suo avviso per diventare più concreti?</strong></p>
<p>In questo momento, tra le tematiche più impellenti vi è l’accordo fiscale sui frontalieri. Dopo mesi di stallo, il nuovo Governo italiano ha recentemente approvato un progetto di normativa per la ratifica e l’esecuzione. Questo progetto dovrà ora essere sottoposto al Parlamento italiano e apre pertanto un nuovo iter di attesa. In generale sono convinto che la Svizzera debba trattare con il nostro partner a Sud con più fiducia in sé stessa. Ancora oggi figuriamo su una black list italiana, mentre le autorità italiane non riconoscono la FINMA (Autorità di vigilanza dei mercati finanziari), ciò che impedisce di lavorare su un accordo sui servizi finanziari. Tutte queste tematiche, in parte clamorose, andrebbero legate a dossier di interesse per l’Italia. L’accordo sui frontalieri sarebbe stato uno di questi.</p>
<h4>«<em>Con l’Italia, la Svizzera dovrebbe trattare diversamente</em>»</h4>
<p><strong>Quale è il suo auspicio per la Svizzera per questo 2023 appena iniziato? </strong></p>
<p>Mi auguro che la Svizzera possa continuare a mantenere le sue buone condizioni quadro a livello economico e rimanere competitiva a livello internazionale. L’auspicio è che con il rinnovo del Parlamento ad ottobre 2023 l’economia possa tornare ad occupare quell’importante posto sull’agenda politica, pur senza dimenticare le altre tematiche centrali che caratterizzano il nostro secolo.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Nel 1980 consegue la maturità federale, nel 1988 la licenza in diritto all’Università di Zurigo e tre anni dopo il brevetto di avvocato e notaio.</p>
<p>Ha debuttato professionalmente come avvocato nello Studio legale e notarile Wuthier&amp;Regazzi a Locarno, prima di diventare CEO della sua azienda di famiglia Regazzi. Dal 2010 ne è presidente del Consiglio di Amministrazione.</p>
<p>Politicamente è stato attivo a livello comunale, dal 1995 al 2011 è stato Gran Consigliere in Ticino, mente, sempre con la casacca del PPD (ora Alleanza del Centro) è attivo dal 2011 quale Consigliere nazionale. Attualmente fa parte della Commissione economia e tributi del Consiglio nazionale</p>
<p>Molte sono le sue cariche extraprofessionali, tra cui spicca la presidenza dell’Unione Svizzera delle Arti e dei Mestieri (dal 2021), quella della Federazione dei cacciatori ticinesi (FCTI), dello Swiss Shippers' Council (SSC) e della SAM Massagno Basket o la vicepresidenza dell’Associazione Imprese Familiari (AIF) Ticino.</p>
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		<item>
		<title>«Sia in Italia che in Svizzera ai lavoratori e alle lavoratrici non vengono fatti regali»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/sia-in-italia-che-in-svizzera-ai-lavoratori-e-alle-lavoratrici-non-vengono-fatti-regali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2022 10:19:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/11/Vania-Alleva-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Alleva ha iniziato a lavorare per il mondo sindacale nel 1997. È stata eletta vicepresidente dell’Unione Sindacale Svizzera nel maggio 2009. Nel 2012, il Congresso di Unia l'ha eletta copresidente. Dal 20 giugno 2015 è la prima donna a guidare Unia come presidente unico. Al Congresso Unia del 2016 a Ginevra è stata confermata nella</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sia-in-italia-che-in-svizzera-ai-lavoratori-e-alle-lavoratrici-non-vengono-fatti-regali/">«Sia in Italia che in Svizzera ai lavoratori e alle lavoratrici non vengono fatti regali»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/11/Vania-Alleva-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-21677"  class="panel-layout" ><div id="pg-21677-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-21677-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-21677-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista di Gazzetta Svizzera a Vania Alleva, presidente del sindacato Unia e vicepresidente dell’Unione sindacale svizzera</h3>
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	<p>Alleva ha iniziato a lavorare per il mondo sindacale nel 1997. È stata eletta vicepresidente dell’Unione Sindacale Svizzera nel maggio 2009. Nel 2012, il Congresso di Unia l'ha eletta copresidente. Dal 20 giugno 2015 è la prima donna a guidare Unia come presidente unico. Al Congresso Unia del 2016 a Ginevra è stata confermata nella carica con oltre il 90% dei voti. Sollecitati dalle recenti crisi, Gazzetta Svizzera ha colto l’occasione per incontrare Vania Alleva per parlare di cosa la muove nel suo impegno, l’“autunno salariale” e il suo passato migratorio in Svizzera.</p>
<p><strong>Vania Alleva, dal 2012 è a capo di UNIA, il principale sindacato in Svizzera. Cosa la muove ad impegnarsi a difesa dei lavoratori e cosa sono le sue priorità? </strong></p>
<p>Il motore per il mio impegno è la lotta per la difesa dei diritti nonché la convinzione che insieme possiamo conquistare più giustizia sociale e porre così le basi per una vita e un lavoro dignitosi per tutti. Lo facciamo insieme alle lavoratrici e ai lavoratori. Le priorità sono i salari, le pensioni e il potere d’acquisto, nonché il raggiungimento di una parità di genere reale. Sul piano dei diritti c’è anche la questione del rapporto con l’UE e, dopo il fallimento dell’accordo quadro, la questione del contributo della Svizzera a un’Europa sociale.</p>
<p><strong>Che valore dà al partenariato sociale svizzero e cosa fa UNIA per promuoverlo? Molto spesso rappresentanti o politici vicini a UNIA promuovono soluzioni “statali” (salari minimi, ecc..). Questo non sotterra e svuota di contenuto il partenariato sociale? </strong></p>
<p>La via del partenariato sociale è quella da noi prediletta, ma quasi il 50% dei lavoratori e delle lavoratrici non sono tutelati da nessun Contratto collettivo e i rami professionali dove non esiste un partenariato sociale sono ancora tanti. La via legale, dunque, è complementare. La legge definisce inoltre le condizioni quadro in cui opera il partenariato sociale. Questo vale anche per la protezione della salute sul lavoro ancorata nella legge sul lavoro o per le misure di accompagnamento nel contesto degli accordi bilaterali con l’UE.</p>
<p>Al di là di tutto ciò, Unia è partner contrattuale in oltre 250 contratti collettivi di lavoro. Collaboriamo in maniera efficace e costruttiva in numerose commissioni paritetiche. La stessa cosa la facciamo in numerose commissioni federali e cantonali. Siamo un partner indipendente e a volte ci sono interessi contrastanti, ma attraverso il nostro profondo radicamento con i lavoratori e le lavoratrici abbiamo in ogni caso un mandato chiaro. I contratti collettivi sono e restano uno strumento importante per garantire in maniera durevole delle condizioni salariali e di lavoro. Il salario minimo legale, dunque, non è un’alternativa al CCL ma è complementare. Anche la nuova direttiva dell’UE invita gli Stati di definire un salario minimo e allo stesso tempo di promuovere una maggiore copertura dei CCL.</p>
<p><strong>Lei è cittadina italo-svizzera e conosce bene le realtà di entrambi i paesi. Come e in cosa si differenzia il movimento sindacale italiano e quello svizzero e quali rispettivi vantaggi ritiene siano centrali nei due sistemi? </strong></p>
<p>Innanzitutto, bisogna dire che le sfide sono simili per tutti i sindacati europei. Le diverse crisi (finanziaria, sanitaria, bellica, energetica) determinano fortemente il lavoro sindacale. Abbiamo attraversato la più grande crisi sanitaria ed economica degli ultimi trent'anni e come sindacato siamo fortemente sollecitati. A lungo termine è necessaria una maggiore solidarietà sociale per evitare una frattura sociale. Sia in Italia che in Svizzera il sindacato è confrontato a un incremento della precarizzazione delle condizioni di lavoro, accelerata dalla digitalizzazione e dalla globalizzazione.</p>
<p>In generale la capacità di lotta dei sindacati italiani, per cultura e per tradizione, è certamente maggiore. Anche se – per necessità e a causa della situazione – negli ultimi vent’anni anche noi sindacati svizzeri abbiamo migliorato notevolmente la nostra capacità d’azione. Riuscire a costruire un rapporto di forza è decisivo per difendere e migliorare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Perché una cosa è certa: sia in Italia che in Svizzera ai lavoratori e alle lavoratrici non vengono fatti regali. Dall’altro lato un grande punto di forza del sindacato svizzero è che da oltre 50 anni ha dimostrato un enorme capacità d’integrazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici indipendentemente dall’origine e provenienza. In questo penso che siamo veramente esemplari.</p>
<p><strong>Tipicamente in autunno si accendono i dibattiti sui salari dell’anno successivo. Questo autunno è contraddistinto dal rischio di penuria energetica, l’esplosione di costi energetici – soprattutto per le aziende – e da un’inflazione che colpisce sia i lavoratori che le imprese. In questo contesto non è irresponsabile chiedere aumenti salariali, spingendo così ancor più al rialzo l’aumento dei costi e l’esistenza delle imprese stesse? Quanto è soddisfatta da questa “tornata” di contrattazioni?</strong></p>
<p>Le trattative sono in corso nei vari rami professionali. I primi risultati sono promettenti: nella ristorazione abbiamo concordato un aumento che va oltre la compensazione del rincaro e anche nell’orologeria ci sarà il rincaro completo. Ma ciò non basta. È giunto il momento di aumenti reali e tangibili e l'economia può permetterselo. Negli ultimi anni gli alti salari sono aumentati ulteriormente mentre i salari medi e bassi stagnano. I salari reali sono rimasti indietro rispetto alla produttività. La forbice della disuguaglianza si sta allargando. A ciò si aggiunge l’inflazione e il forte aumento dei premi della cassa malati. Dall’altro lato c’è una forte carenza di manodopera, una buona situazione economica della maggior parte delle aziende svizzere, con buone prospettive occupazionali. Queste sono tutte ragioni concrete e solide per un aumento reale dei salari.</p>
<h3>«Gli stranieri svolgono un ruolo decisivo nell'economia: sono fondamentali per interi settori che altrimenti non potrebbero funzionare»</h3>
<p><strong>In un’intervista di diversi anni fa ha denunciato il fatto che, come “Tschingg” in Svizzera, ha dovuto superare molti scogli nella sua infanzia/gioventù. A cosa si riferisce esattamente e ritiene che da allora la situazione sia cambiata? C’è ancora una discriminazione nei confronti degli italiani? </strong></p>
<p>Purtroppo, a tutt’oggi questo Paese continua a non considerarsi paese d’immigrazione e a non riferirsi in maniera positiva a questa realtà e ricchezza della Svizzera. Viene ancora fatto politica con un numero mantenuto "artificialmente" alto di stranieri. Un quarto è la percentuale dei cosiddetti stranieri residenti. Se tutte le seconde e terze generazioni, tutti coloro che vivono in Svizzera da 10 o 20 anni, fossero naturalizzati, la percentuale di “stranieri” si ridurrebbe enormemente. Si persegue invece la politica del capro espiatorio e dell'esclusione. Un’assurdità che non corrisponde né alla realtà sociale né a quella economica. Gli stranieri svolgono un ruolo decisivo nell'economia: forniscono più di un terzo del volume di lavoro effettivo; sono fondamentali per interi settori che altrimenti non potrebbero funzionare; garantiscono la crescita economica nonostante l'invecchiamento demografico; contribuiscono alla preziosa "diversità" delle aziende innovative. Invece di politiche di esclusione c’è bisogno di rafforzare i diritti e le condizioni di lavoro per tutti i lavoratori e lavoratrici indipendentemente dall’origine.</p>
<p><strong>Quale è il suo auspicio per la Svizzera nel 2023? </strong></p>
<p>Il mio auspicio per la Svizzera e per tutti è che si possa trovare al più presto la pace in Ucraina, che la democrazia dei diritti non venga denigrata ma estesa e che si possa fare passi concreti nella riconversione eco-sociale dell’economia.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Vania Alleva, 53 anni, è diventata la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente unico del sindacato Unia nel 2015.<br />
Unia è il più grande sindacato della Svizzera con quasi 180’000 iscritti e oltre 1’200 dipendenti.<br />
Vania Alleva è responsabile del “movimento sindacale strategico” e dei dipartimenti “Politica”, “Campagne e Comunicazione” e “Risorse umane e Formazione”.<br />
È anche vicepresidente dell’Unione sindacale svizzera.<br />
Prima di entrare nel sindacato, la storica dell'arte e specialista in comunicazione interculturale ha lavorato come giornalista, insegnante e specialista in migrazione.</p>
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</div></div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sia-in-italia-che-in-svizzera-ai-lavoratori-e-alle-lavoratrici-non-vengono-fatti-regali/">«Sia in Italia che in Svizzera ai lavoratori e alle lavoratrici non vengono fatti regali»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>La collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane è ottima</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-collaborazione-tra-le-autorita-svizzere-e-quelle-italiane-e-ottima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 10:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/09/Tognetti_Silvio-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />All’inizio di quest’anno, l’Amministrazione federale delle dogane è stata rinominata Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), conservando i compiti precedenti secondo l’attuale legge doganale. È uno degli Uffici federali più grandi e incassa circa un terzo delle entrate federali. L’UDSC ha la responsabilità di garantire la sicurezza in ambito doganale, svolge</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-collaborazione-tra-le-autorita-svizzere-e-quelle-italiane-e-ottima/">La collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane è ottima</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/09/Tognetti_Silvio-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-21436"  class="panel-layout" ><div id="pg-21436-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-21436-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-21436-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Intervista di Gazzetta Svizzera a 360° con il colonnello Silvio Tognetti, Capo Dogana Sud con giurisdizione nel Canton Ticino e nel Canton Uri. Tognetti ci parla della collaborazione transfrontaliera, la “nuova sicurezza” e i flussi migratori.</h3>
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	<p>All’inizio di quest’anno, l’Amministrazione federale delle dogane è stata rinominata Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), conservando i compiti precedenti secondo l’attuale legge doganale. È uno degli Uffici federali più grandi e incassa circa un terzo delle entrate federali. L’UDSC ha la responsabilità di garantire la sicurezza in ambito doganale, svolge compiti di natura doganale e non doganale collaborando all’esecuzione di disposti federali. Ha pure compiti di polizia di sicurezza e si assume compiti di polizia cantonale nell’area di confine nel quadro dei compiti delegati dai Cantoni tramite accordo. Il Consiglio federale può inoltre delegare all’UDSC compiti urgenti per la Confederazione nell’ambito del traffico transfrontaliero. L’adempimento di questi compiti è oggetto di una stretta collaborazione tra le organizzazioni di sicurezza della Confederazione, dei Cantoni e internazionali, garantendo così uno sfruttamento ottimale delle sinergie in materia di risorse.</p>
<p>Entro il 2026 tutti i processi doganali saranno semplificati, ottimizzati e digitalizzati con lo scopo di rafforzare la sicurezza al confine e ridurre i costi di regolamentazione. La trasformazione digitale in atto dell’Ufficio è certamente una grande sfida. Ne abbiamo parlato con Silvio Tognetti, grande conoscitore del settore doganale, con un’esperienza di oltre 35 anni.</p>
<p><strong><em>Il confine italo-svizzero è teatro di molte storie e molti miti. Iniziamo da quello che è la sicurezza. Nei media si sente parlare con una certa regolarità di furti, bande organizzate e in generale di criminalità. Come è la situazione veramente e come si è sviluppata negli ultimi decenni? </em></strong></p>
<p>Stando alle statistiche della polizia cantonale ticinese e in stretta correlazione con quanto effettivamente constatiamo alla frontiera, negli ultimi 10-15 anni l’attività criminale intesa come furti d’auto, rapine a mano armata, rapimenti, aggressioni – per fare qualche esempio – è andata progressivamente diminuendo. Dalle violente rapine ai danni di banche e uffici postali perpetrate negli anni ‘80 e ‘90 da famigerate bande organizzate, ancora tristemente presenti nei nostri ricordi, siamo passati a rapine ai distributori di benzina perpetrate per lo più da singoli criminali o sbandati. Questo andamento non è dovuto al caso. I bersagli della criminalità sono divenuti molto più sicuri rispetto a 20-30 anni fa. La prontezza d’intervento delle forze dell’ordine presenti sul territorio è stata migliorata anche grazie ad una Centrale comune d’allarme dotata di sistemi informatici all’avanguardia e di un sofisticato sistema integrato di aiuto alla condotta. Senza poi dimenticare la collaborazione giudiziaria e di polizia intensificata tra Svizzera ed Italia che si estende a numerosi altri Paesi.</p>
<h4>«Negli ultimi 10-15 anni l’attività criminale intesa come furti d’auto, rapine a mano armata, rapimenti, aggressioni è andata progressivamente diminuendo».</h4>
<p>Oggigiorno, la polizia è confrontata anche con altre forme di criminalità: truffe (falso nipote, Rip-off, truffe telefoniche/online) mentre al confine prevalgono altre tipologie di reati; importazione/transito di stupefacenti e prodotti proibiti, tratta di esseri umani (con i cosiddetti passatori che lucrano sulla disperazione). Inoltre vi sono fermi di persone segnalate o con refurtiva come pure bande organizzate dedite a furti in abitazioni e ditte (fenomeno stagionale e fluttuante).</p>
<p><strong><em>Il controllo alle dogane è cambiato sistematicamente a partire dal nuovo millennio, soprattutto con l’adesione allo spazio Schengen da parte della Svizzera. In che modo esattamente? Quanto è determinante, nella quotidianità dei collaboratori dell’UDSC, la possibilità di ricorrere alle informazioni garantite dall’accordo Schengen?</em></strong></p>
<p>L’entrata in vigore degli accordi di Schengen/Dublino in Svizzera è avvenuta il 12 dicembre 2008 e permette alle persone di circolare liberamente all’interno dell’area Schengen in principio senza essere sottoposte a dei controlli alle frontiere. Fino ad allora tutti i valichi stradali erano presidiati da guardie di confine durante il giorno, mentre di notte le autorità italiane chiudevano ermeticamente tutti i passaggi minori. Restavano pertanto aperti ed occupati unicamente i valichi più importanti sugli assi stradali principali. Il nostro dispositivo era per lo più votato al servizio statico con pattugliamento della frontiera verde.</p>
<p>Dopo il 2008, nello spazio di pochi mesi per il controllo dei valichi minori si passò gradualmente al controllo dinamico, i cancelli da parte italiana rimasero aperti 24h/24 e il dispositivo d’impiego del Corpo guardie di confine venne adattato alla nuova situazione ed ai nuovi strumenti a disposizione. Si era subito capito che l’evoluzione e le modalità di penetrazione nel nostro Paese delle varie forme di criminalità sarebbero cambiate ed era imperativo adattare l’impiego e i mezzi.</p>
<p>Con controlli molto più mobili venne introdotta vieppiù la componente di “intelligence” per finalizzare controlli mirati (persone, veicoli e merci) e si passò a ridefinire i compartimenti di terreno da sorvegliare. Importante strumento di successo fu inoltre la maggiore coordinazione con le forze di sicurezza presenti sul territorio, coordinazione culminata nel 2018 con la creazione della già citata Centrale comune di allarme.</p>
<p>Un enorme contributo a questa evoluzione lo ha pure dato l’introduzione ed un continuo sviluppo dell’uso della tecnologia (videosorveglianza, banche dati tra cui Sistema di informazione Schengen, diverse applicazioni, detettori elettronici di stupefacenti, scanner, ecc.) fondato sulle vigenti normative legali. Sicuramente grazie all’avvento della tecnologia, dei controlli mobili, dell’effetto sorpresa e all’“intelligence”, risultiamo essere molto più efficaci e performanti.</p>
<p><strong><em>Come funziona la collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane? Vi sono differenze di approccio e come si è sviluppato questo dialogo nel corso del tempo? </em></strong></p>
<p>La collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane funziona molto bene, tutte le parti coinvolte si impegnano a dare continuità in questa positiva evoluzione. La recente pandemia ci ha obbligati a rivedere più volte le nostre pianificazioni e i modi di collaborare, ma non lo spirito che ci unisce. Oltre agli interessi condivisi nell’assicurare costantemente la sicurezza della Popolazione, dell’Economia e dello Stato, l’ottima collaborazione in essere è agevolata certamente anche da solide conoscenze personali e dalla lingua comune. Vi sono numerosi esempi di collaborazione sul territorio nella fascia di confine. Le forme più recenti e visibili vanno dalle pattuglie miste sino alla cooperazione per situazioni straordinarie come avvenuto nel luglio scorso nell’ambito della <em>Ukraine Recovery Conference</em> di Lugano.</p>
<p>Non passano certo inosservate nelle zone limitrofe del confine, auto prioritarie dell’UDSC in Italia e della Polizia di Stato italiana in Svizzera. Alla base, per l’istituzione di queste pattuglie congiunte, vi è l’Accordo di cooperazione di polizia e doganale tra il Consiglio federale e il Governo della Repubblica italiana, firmato il 14 ottobre 2013 e il suo protocollo aggiuntivo firmato il 22 novembre 2016.</p>
<p>La firma della dichiarazione comune tra Svizzera e Italia, avvenuta il 18 febbraio 2019 a Chiasso, ha permesso di istituire concretamente una nuova forma di cooperazione nel contesto della sicurezza transfrontaliera. Essa definisce le modalità operative delle pattuglie miste e contiene in particolare la definizione esatta del territorio interessato, il Canton Ticino e le Province di Como e Varese e prevede le autorità responsabili del dispiegamento di queste pattuglie. Questa collaborazione mira a combattere l’immigrazione illegale e il contrabbando. Permette agli agenti dell’UDSC e della Polizia di frontiera italiana di assistersi a vicenda in compiti di osservazione e informazione sui rispettivi territori nazionali.</p>
<p>La cooperazione transfrontaliera è stata rafforzata dall’ondata migratoria del 2015-2016, soprattutto al nostro confine meridionale. L’impiego delle pattuglie miste iniziato nel marzo 2019 ha dimostrato di essere uno strumento di controllo valido ed efficace per la sicurezza.</p>
<p>Mi piace ricordare che grazie alla firma della dichiarazione congiunta citata e al valore aggiunto delle esperienze fatte, nel novembre 2019 l’UDSC e la Polizia di frontiera italiana iniziavano il loro primo impiego comune nelle valli del Sud dei Grigioni e in Valtellina.</p>
<p>Alle varie forme di collaborazione esistenti vanno ricordati il Centro di Competenza Flussi Migratori (CCFM) e l’Ufficio binazionale congiunto Svizzera - Italia a Chiasso, dove cooperano a stretto contatto i nostri collaboratori, gli agenti della Polizia cantonale e della Polizia di Stato italiana velocizzando i processi di lavoro.</p>
<p><strong><em>Molti hanno ancora presente i flussi migratori dall’Africa che, in particolare nel 2015, hanno creato non poco lavoro alle guardie di confine. Anche la guerra con l’Ucraina ha portato con sé un flusso migratorio. In che modo si differenziano le due situazioni? Si può dire che la Svizzera sta imparando sempre di più a gestire queste situazioni e quale ruolo gioca l’Accordo di Dublino? </em></strong></p>
<p>Nel 2015 eravamo confrontati con un fenomeno migratorio costituito da persone che avevano come progetto di trovare una vita migliore nelle diaspore presenti nel nord Europa. Situazione che li ha portati a considerare la Svizzera alla stregua di un corridoio di transito. Erano nella stragrande maggioranza persone che non disponevano di documenti e i controlli per l’applicazione delle normative in vigore hanno inevitabilmente generato un collo di bottiglia nella regione di Chiasso. L’ondata derivata dalla guerra in Ucraina è contraddistinta da una maggior facilità di movimento all’interno dell’Europa. I profughi infatti dispongono di documenti d’identità che consento loro di raggiungere la loro destinazione senza particolari limitazioni. La capacità di gestire situazioni come descritte è certamente aiutata da esperienze vissute e continue valutazioni sull’efficacia dei processi e del dispositivo adottato, ma passa anche da un lavoro sinergico. Svizzera e Italia sulla base degli eventi e delle situazioni vissute hanno identificato di comune accordo soluzioni al confine per meglio affrontare la migrazione illegale sia in situazioni ordinarie sia in quelle straordinarie. L’istituzione del Centro di Competenza Flussi Migratori (CCFM) e l’Ufficio binazionale congiunto, precedentemente citati, sono un esempio.</p>
<h4>«Sono molte le differenze tra il flusso migratorio proveniente dall’Africa nel 2015 e quello dovuto alla crisi ucraina»</h4>
<p>L’Accordo di Dublino mira ad armonizzare le procedure di asilo in Europa ed evitare che possano essere presentate domande di asilo in più Paesi membri, evenienza che viene comunque gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione e non al confine. In base all’Accordo, la procedura è di competenza del primo Stato in cui un richiedente ha depositato la sua domanda di asilo o in cui è giunto dopo aver attraversato la frontiera esterna dello spazio.</p>
<p><strong><em>La criminalità, in particolare economica, si sta spostando viepiù online. Il ruolo delle guardie di confine si ridurrà sempre di più con la digitalizzazione?</em></strong></p>
<p>La sicurezza non è solo contrasto alle azioni delittuose. Se fosse così intesa risulterebbe incompleta e perciò pericolosa. La digitalizzazione è di grande aiuto ma il controllo del collaboratore rimane imprescindibile. Se da un lato alcune forme di criminalità economica fanno riferimento al mondo virtuale non va dimenticato che a compierla vi sono individui che vivono e si spostano esponendosi così al rischio di essere scoperti grazie ai controlli che avvengono al confine. Contrasto al contrabbando, alla migrazione illegale, allo smercio di prodotti pericolosi per la salute o l’ambiente o ancora provvedimenti con restrizioni d’entrata volti a contenere la diffusione di malattie per salvaguardare la capacità del nostro Paese, dimostrano l’importanza dei controlli al confine. La sicurezza richiede risorse, impegno e un lavoro costante con tutte le forze attive nel territorio.</p>
<p>La nostra organizzazione è cambiata nel tempo e continuerà a cambiare per far fronte alle costanti nuove sfide. L’obiettivo è di anticipare i rischi laddove possibile con la prevenzione e di alimentare qualitativamente la nostra analisi dei rischi con i controlli e le cooperazioni. Dobbiamo assicura la prontezza d’impiego per far fronte con flessibilità anche ad eventi inattesi.</p>
<h4>«La digitalizzazione è di grande aiuto ma il controllo del collaboratore rimane imprescindibile»</h4>
<p><strong><em>In tutti i settori dell’economia si parla di digitalizzazione. Questa offre del potenziale anche nel sistema doganale?</em></strong></p>
<p>Le amministrazioni doganali dispongono di processi e sistemi diversi. I singoli ambiti (p. es. transito internazionale delle merci) sono altamente integrati e standardizzati mentre altri ambiti (esportazione/importazione) sono specifici di ogni singolo Paese e devono essere avviati progetti di coordinamento. Grazie alla graduale introduzione di soluzioni digitali intermedie, il passaggio del confine può essere ottimizzato in alcuni casi già ora consentendo l’attraversamento con merci commerciali senza fermate per i veicoli che non devono essere controllati riducendo in tal modo costi di regolamentazione e colonne.</p>
<p><strong><em>Quali sono i cantieri tra Svizzera e Italia su cui intervenire prioritariamente e dunque quali gli obiettivi del Capo Dogana? </em></strong></p>
<p>Sono due: implementare, con una <em>roadmap </em>ambiziosa, i vantaggi della digitalizzazione nei processi doganali passando prima dalla semplificazione degli stessi e dare continuità ed efficacia alla stretta collaborazione mirata ai risultati in ambito operativo voluta e condivisa dai nostri due Paesi.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Bibliografia</h3>
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	<p><em>Dal 1987 ricopre diverse funzioni presso l’attuale Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). Dirige la Sezione antifrode doganale di Lugano, </em></p>
<p><em>2007 nomina a direttore del IV circondario doganale, circondario che allora comprendeva, oltre al Ticino, anche la Mesolcina. </em></p>
<p><em>Dal 2018, nel doppio ruolo di Direttore e Comandante della Regione IV delle Guardie di confine. </em></p>
<p><em>Dal 2020 nominato Capo Dogana Sud con giurisdizione nel Canton Ticino e nel Canton Uri. </em></p>
</div>
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		<item>
		<title>Intervista esclusiva di Gazzetta a Marcello Foa</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-esclusiva-di-gazzetta-a-marcello-foa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2022 21:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/08/Marcello-Foa-123-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />«I media stanno male. Il futuro dell’informazione è digitale, ma avrà un prezzo» Intervista esclusiva di Gazzetta a Marcello Foa, giornalista e docente universitario che ha sviluppato la sua carriera in Svizzera e in Italia, culminata con la presidenza RAI 2018-2021. Marcello Foa, come sta il mondo dei media oggi? La chiusura di testate giornalistiche</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-esclusiva-di-gazzetta-a-marcello-foa/">Intervista esclusiva di Gazzetta a Marcello Foa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/08/Marcello-Foa-123-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-21294"  class="panel-layout" ><div id="pg-21294-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-21294-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-21294-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong><em>«I media stanno male. Il futuro dell’informazione è digitale, ma avrà un prezzo» </em></strong></p>
<p>Intervista esclusiva di Gazzetta a Marcello Foa, giornalista e docente universitario che ha sviluppato la sua carriera in Svizzera e in Italia, culminata con la presidenza RAI 2018-2021.</p>
<p><strong>Marcello Foa, come sta il mondo dei media oggi? La chiusura di testate giornalistiche è giunta al capolinea o siamo ancora “nel pieno dello sviluppo”?</strong></p>
<p>Il mondo dei media continua a stare male e non si vede una soluzione a breve. I media tradizionali (giornali ma qualche tempo anche tv) parlano a un pubblico sempre più anziano, mentre le testate online hanno enormi difficoltà a finanziarsi perché il 90% della pubblicità online va a Google, Meta (Facebook) e Amazon. Inoltre ormai sono sempre di più gli algoritmi a determinare la gerarchia delle notizie sui social e sui motori di ricerca, il che svilisce il ruolo del giornalisti. Questo non significa che tutte le testate moriranno, ma oggi l’editoria è costretta a ideare nuovi modelli di business e questo è complicato. Di certo l’era d’oro dei media tradizionali è tramontata.</p>
<p><strong>Pandemia e guerra: per alcune cerchie sono fenomeni eccessivamente cavalcati o accentuati dai (social) media. Lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>In realtà a cavalcare questi due grandi temi sono stati innanzitutto i media tradizionali, mentre i social media hanno fatto da cassa di risonanza amplificando il rumore mediatico. Ci sono alcune domande su cui dovremmo tutti riflettere: siamo stati informati correttamente? L’autorevolezza delle istituzioni, che hanno avuto un ruolo fondamentale quale fonte primaria delle notizie, è stata preservata? I media hanno svolto con l’indispensabile coraggio intellettuale il proprio ruolo di cane da guardia delle democrazia? È normale che i social media censurino le opinioni? Sono domande fondamentali tanto più sapendo che i sondaggi indicano un forte calo della fiducia nei media. Il rischio del pensiero unico è elevato e va contrastato per salvaguardare il nostro sistema.</p>
<p><strong>Lei, cittadino italo-svizzero, ha contribuito con la sua (prestigiosa) carriera giornalistica sia al mpondo dei media nella Svizzera italiana, sia in Italia. Quali sono le differenze culturali tra i due paesi che si traducono anche a livello dei media? Il luogo comune per il quale in Italia domina una stampa piuttosto scandalistica e in Svizzera tendenzialmente quella più “fattuale” corrisponde, almeno parzialmente, al vero?</strong></p>
<p>Direi che la stampa riflette il carattere nazionale. In Svizzera la stampa autorevole non è sensazionalista e non c’è grande interesse per i fatti di cronaca, anche perché il sistema giudiziario elvetico scoraggia la fuga di notizie; però ci sono giornali dichiaratamente popolari come il Blick, che in Italia mancano. In Italia i giornali sono troppo dipendenti dalla politica e prediligono la polemica rispetto all’analisi fattuale, mentre in genere i media dedicano grande spazio ai grandi delitti o all’informazione di intrattenimento su attori, sportivi, cantanti. È un’informazione più emotiva e drammatizzante, dove i confini fra stampa di qualità e stampa popolare, sono meno evidenti rispetto alla stampa elvetica.</p>
<h3>«<em>La SRG oggi deve interrogarsi sulle ragioni che inducono diversi cittadini a non riconoscersi più nella sua proposta</em>»</h3>
<p><strong>Nel 2018 è stato nominato a presidente della RAI (mandato conclusosi nel 2021): come ha vissuto questa esperienza? Quali sono state le principali sfide e cosa non le mancherà di questo incarico?</strong></p>
<p>È stato un incarico molto prestigioso e molto impegnativo: la RAI ha dimensioni inimmaginabili per la Svizzera. Anche pressioni e tensioni sono molto più intense rispetto alle consuetudini elvetiche. Ho lasciato a Roma molti ricordi positivi: ho creato una squadra di collaboratori fantastici e in genere, nei limiti del mio mandato, ho promosso la valorizzazione delle professionalità interne, resistendo alle logiche della raccomandazione e dell’affiliazione politica, ho sviluppato eccellenti rapporti internazionali con le grandi tv pubbliche asiatiche ed europee. Non mi manca, invece, il modo in cui il mondo politico tratta la RAI, con invasioni di campo e strumentalizzazioni che superano la normale dialettica tra la politica e il servizio pubblico e che rendono doppiamente faticosa la gestione strategica dell’azienda.</p>
<p><strong>Anche la Svizzera ha la sua “RAI”, ossia la SRG. Come giudica il ruolo della radiotelevisione di Stato? È ancora al passo con i tempi? E cosa ne pensa dell’iniziativa per il dimezzamento, lanciata pochi mesi fa, che mira a ridurre sensibilmente il canone pagato dai cittadini?</strong></p>
<h3>«<em>L’informazione in Italia più emotiva e drammatizzante, dove i confini fra stampa di qualità e stampa popolare, sono meno evidenti rispetto alla stampa elvetica</em>.»</h3>
<p>In un contesto in cui i media privati sono oggettivamente in difficoltà e in cui le grandi piattaforme internazionali hanno un potere enorme, il Servizio Pubblico ha potenzialmente una funzione sempre più importante, non dipendendo dagli introiti pubblicitari e potendo essere oggettivo ed equilibrato. Occorre però che rifletta la pluralità politica e culturale del Paese. La SRG oggi deve interrogarsi sulle ragioni che inducono diversi cittadini a non riconoscersi più nella sua proposta, come accade anche in molti altri Paesi europei. Se saprà riconquistare la stima e la fiducia del pubblico avrà un grande futuro, altrimenti correrà seri rischi come quelli rappresentati dall’iniziativa per il dimezzamento del canone.</p>
<p><strong>Nel suo saggio “<em>Gli stregoni della notizia</em>”, lei ha evidenziato il problema della manipolazione dell’informazione con largo anticipo rispetto al problema delle Fake news. Il futuro dei media e della nostra società sarà digitale?</strong></p>
<p>La tendenza alla digitalizzazione è marcata. Insegnando all’università, sia all’Usi che all’Università Cattolica di Milano, mi accorgo di come stiano cambiando sia la mentalità sia le abitudini delle nuove generazioni, che non guardano più la tv generalista, ascoltano meno la radio e non leggono mai i giornali. Il futuro dell’informazione è digitale, ma le ripercussioni sono considerevoli anche sulla nostra società. È uno dei temi che affronto nel mio prossimo saggio, “<em>Il sistema (in)visibile</em>”, che esce ai primi di ottobre, pubblicato da Guerini. Le implicazioni sono preoccupanti perché espongono tutta la popolazione al rischio di una manipolazione valoriale e cognitiva, oltre che informativa e politica. In gioco c’è l’autenticità della nostra democrazia.</p>
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		><h3 class="widget-title">Bibliografia</h3>
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	<p>Marcello Foa, classe 1963, giornalista, manager, docente universitario.</p>
<p>E' stato presidente della RAI dal 2018 al 2021 e ora insegna media management e comunicazione ai master dell’Università Cattolica a Milano e dell’Università della Svizzera italiana a Lugano. Allievo di Indro Montanelli a <em>il Giornale</em>, testata per la quale ha lavorato per vent’anni, è stato amministratore delegato del <em>Gruppo del Corriere del Ticino. </em>Grande esperto di relazioni internazionali e di comunicazione, è autore del saggio <em>Gli stregoni della notizia</em> e di due romanzi.</p>
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NELLA FOTO MARCELLO FOA PRESIDENTE RAI" alt="" 		class="so-widget-image"/>
	</div>

</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-esclusiva-di-gazzetta-a-marcello-foa/">Intervista esclusiva di Gazzetta a Marcello Foa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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