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	<title>Unione Giovani Svizzeri Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Unione Giovani Svizzeri Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Tra workshop, incontri e nuove amicizie I giovani UGS raccontano Bologna 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 21:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso_Bo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Durante il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia abbiamo vissuto ancora una volta un’esperienza intensa fatta di incontri, idee e condivisione. Fin dal nostro arrivo, l’Hotel Carlton di Bologna ci ha accolti con grande disponibilità, accompagnando con attenzione tutte le attività del fine settimana. Nel corso del Congresso ho avuto il piacere di intervenire come</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/giovani-ugs-congresso-bologna-2026/">Tra workshop, incontri e nuove amicizie I giovani UGS raccontano Bologna 2026</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso_Bo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26348"  class="panel-layout" ><div id="pg-26348-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26348-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26348-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Durante il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia abbiamo vissuto ancora una volta un’esperienza intensa fatta di incontri, idee e condivisione. Fin dal nostro arrivo, l’Hotel Carlton di Bologna ci ha accolti con grande disponibilità, accompagnando con attenzione tutte le attività del fine settimana.</p>
<p>Nel corso del Congresso ho avuto il piacere di intervenire come relatore per presentare il percorso di UGS e i progetti che stiamo portando avanti tra Italia e Svizzera. Per riattivare la sala dopo le lunghe ore di lavori congressuali abbiamo anche iniziato con due piccoli esercizi di attivazione mentale, riuscendo a riportare energia e sorrisi tra i presenti.</p>
<p>Un sincero ringraziamento va a Francesco Salizzoni e ai ragazzi di Turtle SRL per il bellissimo laboratorio dedicato all’intelligenza artificiale, che ha dato a tutti noi la possibilità di confrontarci con strumenti concreti e utili. Per i più curiosi, in fondo all’articolo sarà possibile trovare il QR code per accedere direttamente alla web app sviluppata durante il workshop.</p>
<p>Durante il Congresso abbiamo inoltre presentato una nuova tappa della tournée artistica di “Isole Felici”, con le opere esposte negli spazi dell’hotel e condivise con tutti i partecipanti.</p>
<p>La serata trascorsa insieme ai giovani resterà sicuramente uno dei ricordi più belli di questa esperienza. Difficilmente dimenticheremo l’accoglienza ricevuta a Bologna e l’entusiasmo con cui Alessandro ci ha accompagnati alla scoperta della sua città.</p>
<p>Un grazie speciale va infine a tutti i giovani partecipanti che, con il loro entusiasmo, la voglia di mettersi in gioco e di condividere esperienze insieme, hanno dato ancora una volta un’energia autentica a momenti di incontro capaci di lasciare ricordi davvero indimenticabili.</p>
<p><em>Raffaele Sermoneta<br />
</em></p>
<hr />
<p>«Anche quest’anno il congresso è finito ed è il momento di tirare le somme. Tuttavia, provo una particolare malinconia nello scrivere queste parole. Sarà perché io stesso sono di Bologna e ho profuso tutto l’impegno possibile per far sentire a casa i ragazzi che hanno partecipato e mostrargli il lato più autentico della mia città. Sarà perché l’organizzazione del congresso in sé è stata una sfida. Ma nel profondo sono consapevole che la reale radice di questa mia disposizione d’animo risiede nel fatto che l’edizione di quest’anno mi è entrata di diritto nel cuore, grazie alle bellissime persone che ho incontrato ed i vecchi amici che sempre tanto piacere fa rivedere. Mi auguro di rincontrarci tutti al più presto, un abbraccio.»</p>
<p><em>Alessandro Ganahl<br />
</em></p>
<hr />
<p>«Sono arrivata al Congresso sentendomi persa, come succede all’inizio di ogni viaggio nuovo. Continuavo a girare tra sale sbagliate, bagni, scale e sigarette fumate per calmare l’emozione, cercando facce giovani senza trovarne nessuna. Avevo quella strana agitazione addosso che ti fa sentire contemporaneamente piccola e piena di aspettative. Poi finalmente la sala giusta, i primi sorrisi, le presentazioni timide, le chiacchiere che lentamente smettono di essere imbarazzo e diventano possibilità.</p>
<p>E poi il workshop. Lì è successo qualcosa. Mi sono sentita capita, ascoltata, nel posto giusto. Abbiamo giocato con la creatività come bambini davanti a qualcosa di completamente nuovo: “adesso fai”. E noi abbiamo fatto davvero. Nessuno era esperto, nessuno aveva tutte le risposte, ma insieme siamo riusciti a costruire idee, creare un’app con l’intelligenza artificiale, unire logica, intuizione e sensibilità diverse. È stato uno di quei momenti che ti ricordano quanto sia potente creare insieme.</p>
<p>La sera è scivolata via tra una cena (elegantemente improvvisata all’ultimo minuto correndo per negozi alla ricerca di qualcosa di elegante da mettermi), risate, chiacchiere e quella festa che sembra una cosa banale e da “incoscienti giovani” ma non lo è mai. Perché la festa è un rituale: serve a sciogliersi, a raccontarsi, a sentirsi parte di qualcosa.</p>
<p>Le chiacchiere, la musica, l’aprirsi con l’altro, le risate, il ritorno insieme verso la propria dimora e l’ultima “buonanotte” che sa di gioia e malinconia allo stesso tempo. Questo weekend è stato brevissimo e intensissimo. Sono arrivata senza conoscere nessuno e sono ripartita con le guance doloranti per i troppi sorrisi e qualche lacrima di arrivederci.</p>
<p>Grazie ad Alessandro, per quella spensieratezza che rende tutto più leggero. Ad Alice, per la sua gentilezza e il modo delicato di stare accanto agli altri.</p>
<p>A Raffaele, per la calma e la profondità che trasmette senza bisogno di troppe parole.</p>
<p>A Niccolò, per i momenti condivisi e la sua presenza sempre piacevole.</p>
<p>E a Francesca, per l’entusiasmo e la capacità di farci guardare le cose con occhi diversi.</p>
<p>Ancora una volta ho capito che l’associazionismo non riempie solo il tempo. Ti cambia proprio la vita.»</p>
<p><em>Stella Faggioli<br />
</em></p>
<hr />
<p>«È solamente il secondo anno che partecipo al programma UGS del Congresso del Collegamento svizzero in Italia, e posso dire di essermi trovata a mio agio dal primo momento pur essendo una ragazza abbastanza riservata.</p>
<p>È davvero una grande esperienza, piena di opportunità per fare nuove amicizie, divertirsi e imparare sempre cose nuove.</p>
<p>Quest’anno abbiamo partecipato al workshop sull’uso dell’intelligenza artificiale per creare un’applicazione su misura per noi, è stato davvero interessante pur non essendo una cima con i computer!</p>
<p>La parte più bella e inaspettata è stata non avere un tavolo durante la cena ufficiale riservato a noi soci UGS, ma essere spartiti a coppie/ terzetti nei tavoli degli altri partecipanti così abbiamo avuto l’opportunità di conoscere anche le loro esperienze di vita, aneddoti e alcune curiosità sulla Svizzera.</p>
<p>Poco ma sicuro, non si smette mai di imparare!»</p>
<p><em>Alice Stocco</em></p>
<hr />
<p>«Durante il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia ho avuto il piacere di partecipare, assieme all'UGS a un laboratorio sull'Intelligenza Artificiale e in particolare al suo utilizzo nell'ambito della creazione di applicazioni.</p>
<p>Abbiamo iniziato questo laboratorio scegliendo lo scopo principale di questa applicazione, ovvero fornire ai cittadini di Bologna uno strumento che li aiutasse nella salvaguardia delle zone verdi, dando la possibilità di essere parte attiva nel mantenere rigogliosa la città.</p>
<p>Infatti l'applicazione dà la possibilità di capire il tipo di flora circostante e come mantenerla a seconda della zona in cui si trovava.</p>
<p>Nel pomeriggio abbiamo poi proseguito con il congresso vero e proprio i cui temi principali sono stati l'acqua e il cinema.</p>
<p>È stato molto interessante per me capire lo studio dietro ai vari corsi d'acqua che si trovano nella città di Bologna e soprattutto le soluzioni tecniche adottate per evitare l'esondazione degli stessi.</p>
<p>Questo per me è il terzo Congresso del Collegamento Svizzero in Italia a cui partecipo e ciò che mi piace di più è incontrare così tante persone provenienti o originarie di diverse parti della Svizzera in un unico posto, e soprattutto il senso di comunità e appartenenza che ci accomuna, tanto da farmi quasi dimenticare per un attimo di essere in Italia.»</p>
<p><em>Nicoló Bolpet</em></p>
<hr />
<p>«Partecipare al congresso del Collegamento Svizzero a Bologna come amica dell’UGS è stata un’esperienza bellissima. L'Hotel Carlton ci ha accolti alla grande, ma ciò che ha reso questa giornata davvero speciale è stata la straordinaria eterogeneità dei partecipanti. Nonostante provenissimo da città diverse, con percorsi di formazione differenti e contesti di vita variegati, si è creata immediatamente un'atmosfera di curiosità reciproca.</p>
<p>Uno dei momenti più stimolanti è stato senza dubbio il workshop dedicato all'intelligenza artificiale. Ci siamo messi alla prova nella creazione di un'applicazione utilizzando l’IA e sebbene nessuno di noi fosse un esperto, metterci in gioco per creare un’applicazione insieme è stato molto divertente. La collaborazione è nata in modo semplicissimo ed è stato un bell'esempio di come l'unione faccia la forza (e renda tutto più leggero!).</p>
<p>La giornata è stata intensa, ma il pezzo forte è arrivato la sera. Dopo un'ottima cena, ci siamo ritrovati tra di noi e in quel momento è uscita la parte più vera di ognuno: abbiamo riso, scherzato e ci siamo raccontati in modo autentico e spontaneo. È lì che ho scoperto davvero chi avevo davanti, oltre le formalità.</p>
<p>Abbiamo passato ore a chiacchierare, confrontando le nostre storie e i nostri interessi: un mix di stimoli davvero raro da trovare. Sono tornata a casa con la sensazione di aver scoperto persone splendide che non vedo l'ora di rivedere.</p>
<p>Un grazie speciale va al presidente e a tutti i giovani dell’UGS per aver creato momenti speciali.»</p>
<p><em>Maria Francesca Zaccarini<br />
</em></p>
<hr />
<p>«Ho vissuto il congresso come un’esperienza particolarmente significativa, sia sotto il profilo formativo sia dal punto di vista umano. Il tema della gestione ambientale e culturale tra i canali di Bologna e le Alpi svizzere ha consentito di approfondire questioni di grande attualità legate alla tutela e alla gestione delle risorse idriche, con particolare attenzione al caso del Lago Maggiore e alle problematiche connesse ai corsi d’acqua e ai bacini idrici. È stato inoltre interessante riscoprire un aspetto meno noto della città di Bologna, rappresentato dal suo sistema storico di canali, che per secoli ha contribuito in modo determinante allo sviluppo economico e commerciale del territorio.</p>
<p>Accanto ai contenuti trattati durante il congresso, ho particolarmente apprezzato il clima di dialogo e condivisione che ha caratterizzato l’intero fine settimana. Il pranzo organizzato nel centro storico, dopo il ritrovo in Piazza Maggiore, ha rappresentato un momento di confronto molto piacevole, durante il quale ho avuto l’opportunità di discutere con altri giovani dei rispettivi percorsi universitari e professionali, ma anche di ascoltare testimonianze ed esperienze degli altri presenti, in un contesto conviviale e stimolante. Esperienze di questo tipo costituiscono un’importante occasione per consolidare rapporti già esistenti, instaurarne di nuovi e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità di UGS. Il confronto tra persone provenienti da percorsi differenti, ma accomunate dalle medesime radici culturali, rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più preziosi di iniziative come questa.»</p>
<p><em>Filippo Greco</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Isole Felici”: esposto a Vicenza il fil rouge artistico tra Venezia e Svizzera, ora in viaggio verso il Ticino”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/isole-felici-arte-venezia-vicenza-ticino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 21:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/isole-felici-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel mese di aprile 2026 la storica Libreria Galla 1880 nel cuore di Vicenza ha accolto “Isole Felici. Venezia e Svizzera – mondi interconnessi - Culture e visioni in movimento”, esposizione collettiva d’arte contemporanea nata dal progetto di Residenza d’Artista UGS promosso da Unione Giovani Svizzeri e ospitato a Venezia presso Palazzo Trevisan degli Ulivi,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/isole-felici-arte-venezia-vicenza-ticino/">“Isole Felici”: esposto a Vicenza il fil rouge artistico tra Venezia e Svizzera, ora in viaggio verso il Ticino”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/isole-felici-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26344"  class="panel-layout" ><div id="pg-26344-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26344-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26344-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nel mese di aprile 2026 la storica Libreria Galla 1880 nel cuore di <em>Vicenza</em> ha accolto <em>“</em><em>Isole Felici. Venezia e Svizzera – mondi interconnessi - Culture e visioni in movimento”</em>, esposizione collettiva d’arte contemporanea nata dal progetto di Residenza d’Artista UGS promosso da Unione Giovani Svizzeri e ospitato a Venezia presso Palazzo Trevisan degli Ulivi, sede del Consolato di Svizzera a Venezia.</p>
<p>La mostra, inaugurata l’11 aprile e visitabile fino al 25 aprile, ha presentato le opere di Elisabetta Agrelli, Filippo Gori Knöpfli e Nat Cartier.</p>
<p>Al centro del progetto il dialogo tra cultura svizzera e italiana, raccontato attraverso opere in acrilico su tela e percorsi di pittura contemporanea legati al tema della connessione tra territori, identità condivise e mobilità culturale. Venezia è diventata così luogo simbolico di incontro e attraversamento creativo, mentre Vicenza ha accolto una proposta artistica capace di unire ricerca contemporanea e dimensione relazionale.</p>
<p>L’inaugurazione ha visto una buona partecipazione di pubblico, con la presenza di appassionati d’arte, galleristi ed esponenti del mondo culturale e associativo, in un clima positivo, partecipato e conviviale. Tra i presenti anche Alberto Galla, figura storica della cultura vicentina e rappresentante della Libreria Galla 1880, Patrice Schaer, presidente del Circolo Svizzero di Vicenza, e Raffaele Sermoneta, presidente di Unione Giovani Svizzeri.</p>
<p>Nel corso del pomeriggio, Sermoneta ha presentato il percorso della residenza artistica veneziana e la nascita dell’esposizione, soffermandosi sul valore culturale del progetto e sulla volontà di valorizzare giovani artisti svizzeri e italo-svizzeri attraverso occasioni di incontro tra arte, territori e comunità.</p>
<p>“<em>Isole Felici</em>” ha così rappresentato un ponte culturale tra Italia e Svizzera e una nuova tappa del percorso di tournée promosso da UGS, destinato a proseguire anche nei prossimi mesi con ulteriori appuntamenti culturali in Italia e in Svizzera dedicati al dialogo artistico italo-svizzero.</p>
<p>Dopo aver fatto tappa a Bologna il 9-10 maggio al Congresso degli svizzeri all’estero le opere saranno nuovamente esposte all’interno del festival per le arti visive Festivaglio dal 3 al 7 giugno a Vaglio nel Canton Ticino, rappresentando così la visione prospettiva proveniente dalla Quinta Svizzera in un festival d’arte con partecipazioni da tutto il territorio nazionale.</p>
<p>Il progetto continuerà nei prossimi mesi tra Italia e Svizzera, mantenendo al centro quella dimensione di incontro, scambio e condivisione culturale che ha caratterizzato anche la tappa vicentina.</p>
<p>Vi aspettiamo quindi in Svizzera per vivere insieme questo nuovo capitolo di “<em>Isole Felici</em>”.</p>
<p><em>Raffaele Sermoneta</em></p>
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		<title>“Zone di confusione”: Oltre il confine, verso sé stessi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 23:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/zone-di-confusione-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nelle sale della Società svizzera di Milano l’ingresso alla mostra “Zone di Confusione” avviene già prima delle immagini. È l’allestimento a segnare il primo passaggio. La sensazione è quella di entrare in una bolla all’interno della quale, attraverso gli scatti dei fotografi esposti, ascoltare la propria interiorità e le proprie emozioni. Si ha la sensazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-milano/">“Zone di confusione”: Oltre il confine, verso sé stessi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/zone-di-confusione-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26238"  class="panel-layout" ><div id="pg-26238-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26238-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26238-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Esposizione fotografica d’incontro fra confini, vissuti, relazioni e nuove generazioni italiane e svizzere</h3>
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	<p>Nelle sale della Società svizzera di Milano l’ingresso alla mostra “Zone di Confusione” avviene già prima delle immagini. È l’allestimento a segnare il primo passaggio. La sensazione è quella di entrare in una bolla all’interno della quale, attraverso gli scatti dei fotografi esposti, ascoltare la propria interiorità e le proprie emozioni.</p>
<p>Si ha la sensazione di entrare in un luogo che respira: presente e insieme distante, concreto e sfuggente.</p>
<p>Non esiste un percorso obbligato. Il visitatore si muove tra le immagini come dentro un paesaggio aperto: scegliendo il proprio ritmo, il proprio punto di vista e cosa ascoltare.</p>
<p>Ad accogliere il pubblico in una sala gremita all’inaugurazione, tenutasi lunedì 2 marzo, insieme alle opere, la presenza istituzionale che ha voluto riconoscere il valore dell’iniziativa: il Console generale Stefano Lazzarotto, il Console generale aggiunto Nicola Felder, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi e il presidente della Società svizzera di Milano avv. Markus Wiget e la direttrice artistica della Biennale della fotografia femminile (BFF) Alessia Locatelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mostra nasce da una call fotografica promossa dall’Unione giovani svizzeri, che ha organizzato l’iniziativa in collaborazione con la Sezione giovani della Società svizzera di Milano.</p>
<p>Il progetto si sviluppa con il patrocinio del Consolato generale di Svizzera a Milano, del Comune di Milano e della Biennale della fotografia femminile, a conferma di un’attenzione condivisa verso i linguaggi contemporanei e le nuove generazioni.</p>
<p>In questo percorso, l’UGS prosegue con coerenza il proprio impegno nel valorizzare i giovani talenti e i loro punti di vista, contribuendo al dialogo tra Italia e Svizzera.</p>
<p>Qui prende voce “Zone di Confusione”, un progetto che nasce da un’urgenza condivisa prima ancora che da un’intenzione curatoriale.</p>
<p>Sei giovani artisti italo-svizzeri – Niccolò Campana, Natalia Gonzales, Hanna Hildebrand, Jacopo Martinoni, Silvia Peronetti e Simone Zaugg – infatti raccontano un territorio che non coincide con una geografia, ma con una condizione interiore.</p>
<p>Come sottolinea il curatore Riccardo Pogliani, il confine si trasforma in luogo. Uno spazio simbolico, attraversato da tensioni e possibilità, dove appartenenza ed esperienza si ridefiniscono continuamente. In questo intreccio, le differenze tra Italia e Svizzera convivono con le somiglianze, generando una trama che invita a osservare con attenzione.</p>
<p>Le fotografie selezionate, tra cui spicca – in una classifica redatta da un’apposita giuria di esperti – il lavoro di Jacopo Martinoni, primo classificato, restituiscono questa complessità attraverso linguaggi diversi.</p>
<p>Ogni immagine resta aperta, capace di suggerire più letture.</p>
<p>C’è chi lavora sul corpo e sulla presenza, chi sulla distanza e sul paesaggio, chi ancora sulla memoria. In comune, una ricerca che prende forma nello sguardo e si completa nell’incontro con chi osserva.</p>
<p>È dall’osservazione di sé, da ciò che queste fotografie sono capaci di far risuonare in chi le guarda, che possono riemergere memorie o nascere spunti su quante sfaccettature possa assumere il trovarsi fra due modi di essere, di vedere, agire e pensare.</p>
<p>E che continua, anche dopo l’uscita, nel modo in cui scegliamo di guardare.</p>
<p>di Raffaele Sermoneta<br />
Immagini Niccolò Campana</p>
</div>
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		<title>Consolato Onorario di Svizzera a Firenze</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/consolato-svizzero-firenze-edgar-kraft/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 22:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		><h3 class="widget-title">Il consolato del mese</h3>
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	<p><strong>Sede:</strong> Piazzale Galileo 5, 50125 Firenze</p>
<p>Tutti i giorni per telefono e di persona su appuntamento.<br />
<strong>Console Onorario:</strong> Edgar Kraft<br />
<strong>Zona di competenza:</strong> Toscana</p>
<p><strong>Mansionario:</strong> Il Consolato onorario di Svizzera a Firenze fornisce assistenza ai connazionali presenti sul territorio toscano e quelli di passaggio. Partecipa e mantiene contatti con le autorità locali e regionali, con il circolo svizzero, chiesa svizzera, camera di commercio, enti, associazioni, persone e imprese.</p>
<p>Trasmette le informazioni rilevanti per gli interessi della Svizzera Consolato Generale e Ambasciata di Roma, in conformità con la strategia di politica estera svizzera 2024-2027 e la strategia di comunicazione internazionale del DFAE, compreso sotto il profilo culturale.</p>
<p><strong>Telefono:</strong> 055-222434</p>
<p><strong>Mail:</strong> firenze@honrep.ch</p>
<p><strong>Frase conclusiva del console:<br />
</strong>«<em>Firenze soprattutto, ma anche tante realtà in Toscana, attraggono molti connazionali per viverci, lavorare, creare. Possono essere aziende, manifatture, artigiani, artisti, agricoltura e turismo, ristorazione o vacanzieri, o semplicemente gaudenti e investitori.</em></p>
<p><em>Collaboriamo con Svizzera Turismo quando a Firenze, organizziamo la festa nazionale il 1° agosto presso la nostra sede, oltre a due serate invernali di fondue e raclette per gli amici della Svizzera. </em></p>
<p><em>Spesso si rivolgono a noi anche italiani quando tornano dalla Svizzera o stranieri con varie richieste per andare in Svizzera. </em></p>
<p><em>Come Console Onorario svizzero ti dedichi con passione a rappresentare la tua patria, dedichi tempo per incontrare persone e posti, dai disponibilità di tempo e di ascolto per aiutare a risolvere situazioni talvolta impegnative; conoscere le tre delle quattro lingue della Confederazione con il dialetto è di grandissimo aiuto per risolvere efficacemente i problemi sorti al connazionale. Comunicazione e dialogo fermo ma con guanto di seta.</em></p>
<p><em>Viva La Svizzera.</em>»</p>
<p>Edgar Kraft<br />
Console Onorario di Svizzera a Firenze</p>
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		<title>Le Olimpiadi, tra sogno e umanità</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/olimpiadi-cortina-2026-sport-emozioni-umanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:15:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2026]]></category>
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		><h3 class="widget-title">Reportage da Cortina</h3>
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	<p><em>Immagini e testo di Raffaele Sermoneta</em></p>
<p>C’è qualcosa nelle Olimpiadi e nelle Paralimpiadi che continua a farci alzare lo sguardo.</p>
<p>È la dimensione del sogno. Quando pensiamo ai Giochi olimpici immaginiamo atleti straordinari, persone che hanno dedicato una vita intera a un gesto tecnico, a una curva perfetta, a un salto che sembra sfidare la gravità. Sono i migliori; e quando li guardiamo gareggiare restiamo spesso in silenzio o a bocca aperta, quasi increduli davanti a ciò che il corpo umano riesce a fare.</p>
<p>Eppure, camminando per le vie di Cortina d’Ampezzo nei giorni che accompagnano i Giochi, emerge con chiarezza un’altra dimensione. Più discreta, forse meno spettacolare delle gare, ma profondamente autentica.</p>
<p>La dimensione delle persone.</p>
<p>Girando tra le strade del paese, tra bar affollati, piazze animate e piccoli gruppi che si fermano a parlare davanti a una vetrina, in un locale o a una pista innevata, ho avuto occasione di incontrare presenze provenienti da ogni parte del mondo: atleti, rappresentanti delle delegazioni, volontari, spettatori arrivati da lontano e abitanti della montagna. A molti ho posto la stessa domanda.</p>
<p><em>Quando pensi al periodo olimpico, che cosa ti viene in mente? Che cosa lo caratterizza davvero?</em></p>
<p>Le risposte, sorprendentemente, si assomigliano molto.</p>
<p>Qualcuno parla dell’emozione delle gare. Qualcun altro cita la tensione degli ultimi secondi prima di una partenza o di un arrivo. Ma quasi tutti, dopo un attimo di riflessione, arrivano allo stesso punto.</p>
<p><em>Le persone</em>.</p>
<p>«<em>La cosa più incredibile</em>», mi ha detto un ragazzo della delegazione tedesca incontrato davanti a un rifugio, «<em>è il senso di umanità</em> <em>che si crea.</em>»</p>
<p>Un volontario mi ha raccontato qualcosa di simile: «<em>Qui succede una cosa strana. Tifi per la tua squadra quando è il suo turno</em><em>… </em><em>e pochi minuti dopo ti ritrovi ad applaudire anche gli altri.</em>»</p>
<p>E in effetti basta restare qualche minuto tra la gente per accorgersene. Una bandiera passa di mano. Un applauso nasce da una curva dello stadio e si allarga fino a coinvolgere tutti. Una nazione gareggia, poi tocca a un’altra, e il tifo cambia colore con naturalezza.</p>
<p>In quelle ore sembra affermarsi una specie di accordo silenzioso: ognuno sostiene il proprio atleta, ma allo stesso tempo riconosce il valore di tutti gli altri.</p>
<p>Forse è per questo che il periodo olimpico lascia una sensazione difficile da spiegare.</p>
<p>L’energia che si crea è qualcosa che si percepisce pure fisicamente.</p>
<p>Un entusiasmo condiviso che attraversa le strade, gli spalti, i bar, i corridoi delle strutture sportive. È una forma di convivialità rara dove persone che non si sono mai incontrate prima iniziano a parlare come se si conoscessero da sempre.</p>
<p>Ci si scambia impressioni sulla gara appena vista, si commenta un gesto tecnico, si ride o ci si rattrista per un errore, si esulta per un’impresa.</p>
<p>E, a volte, succede anche qualcosa di più intimo. Mi è capitato di assistere a un momento durante una sessione paralimpica di curling su sedia a rotelle. Un tiro perfetto ha cambiato l’esito della partita. Per un attimo il palazzetto è rimasto sospeso, poi è esploso in un applauso spontaneo. In quel momento non si percepiva la differenza tra chi era in pista e chi era sugli spalti.</p>
<p>Si sentiva soltanto la forza di ciò che stava accadendo. La potenza di quegli atleti non si limitava al gesto sportivo, arrivava fino alle persone sedute a guardare.</p>
<p>Le Paralimpiadi, in particolare, rendono questo aspetto ancora più evidente. Non perché raccontino una storia di limiti, ma perché mostrano con straordinaria chiarezza quanto possa essere grande la capacità umana di trasformare le difficoltà in energia.</p>
<p>E così, mentre gli atleti competono sul ghiaccio o sulla neve, attorno a loro prende forma qualcosa di più ampio. Una rete invisibile in cui gli atleti fanno la loro parte; il pubblico la propria. I volontari aprono porte, indicano posti, accompagnano persone; e gli abitanti del luogo accolgono chi arriva.</p>
<p>Compiti diversi, gesti spesso piccoli, eppure tutti inseriti nella stessa scena.</p>
<p>Forse è anche questo il segreto dei Giochi olimpici e paralimpici. Non soltanto la straordinaria qualità delle prestazioni sportive, ma la possibilità – anche solo per qualche giorno – di sentirsi parte di qualcosa che supera le differenze, le lingue, le bandiere. Un grande spazio umano condiviso. E alla fine, mentre la sera scende sulle montagne di Cortina e le luci si accendono lungo le strade del paese, resta una sensazione difficile da definire ma impossibile da ignorare. La sensazione che, per qualche tempo, migliaia di persone abbiano respirato lo stesso entusiasmo, che abbiano fatto il tifo, parlato, riso, condiviso momenti con perfetti sconosciuti. Che abbiano scoperto, forse con un po’ di stupore, quanto possa essere potente ciò che accade quando gli esseri umani si ritrovano insieme attorno a qualcosa che li unisce.</p>
<p>E in fondo, forse, è proprio questo il vero spirito olimpico.</p>
</div>
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		<title>Young Swiss Weekend – Bologna</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/young-swiss-weekend-bologna-giovani-svizzeri-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:06:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/ugs-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Un weekend per incontrare altri giovani svizzeri in Italia, condividere idee e vivere Bologna insieme. È con questo spirito che, in occasione dell’87º Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, nasce quest’anno il Young Swiss Weekend – Bologna, un momento pensato in particolare per i giovani della comunità svizzera. Il congresso si terrà sabato 9 e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/young-swiss-weekend-bologna-giovani-svizzeri-italia/">Young Swiss Weekend – Bologna</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/ugs-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26130"  class="panel-layout" ><div id="pg-26130-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26130-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26130-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Un weekend per incontrare altri giovani svizzeri in Italia, condividere idee e vivere Bologna insieme. È con questo spirito che, in occasione dell’87º Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, nasce quest’anno il Young Swiss Weekend – Bologna, un momento pensato in particolare per i giovani della comunità svizzera.</p>
<p>Il congresso si terrà sabato 9 e domenica 10 maggio presso l’Hotel Royal Carlton, a pochi passi dalla stazione centrale di Bologna. Il programma del sabato pomeriggio sarà dedicato a due momenti di dialogo e approfondimento: il primo sul tema dell’ambiente e dell’acqua, con un parallelismo tra i canali di Bologna e le Alpi svizzere, affrontando temi come la gestione delle risorse idriche e delle alluvioni; il secondo sul mondo del cinema e dello spettacolo, con la partecipazione di ospiti e professionisti provenienti dall’Emilia-Romagna Film Commission e dalla Ticino Film Commission.</p>
<p>Accanto al congresso prenderà però forma anche un percorso pensato per i giovani: uno spazio di incontro, confronto e scambio di idee tra svizzeri che vivono e studiano in Italia, e non solo.</p>
<p>La mattina di sabato sarà dedicata allo Young Swiss Idea Lab, un momento pratico per chi ha un’idea, un progetto o semplicemente un’intuizione che vorrebbe sviluppare. Che si tratti di un’idea di startup, di un canale YouTube, di un evento culturale che si ha in mente, di un progetto sociale o anche solo di qualcosa che si stia ancora pensando, questo sarà lo spazio giusto per confrontarsi e dare forma alle proprie intuizioni.</p>
<p>Insieme a Francesco Salizzoni, professionista che affianca giovani e organizzazioni nello sviluppo di progetti, lavoreremo su come trasformare un’idea in un progetto reale e sostenibile, esplorando se e come può crescere fino a diventare anche un’opportunità professionale.</p>
<p>Durante l’incontro si terrà anche la Young Swiss Idea Clinic, in cui alcune idee dei partecipanti verranno analizzate dal vivo per mostrarne possibili sviluppi e prospettive. A questo si aggiungerà un momento informale dal titolo “3 idee in 3 minuti”, in cui tre partecipanti potranno presentare brevemente un progetto, una startup, un’iniziativa culturale o sociale.</p>
<p>Il weekend non sarà però fatto solo di incontri e dialoghi. Per scoprire Bologna in modo originale è stata organizzata anche la “caccia al tesoro urbana dei giovani svizzeri”, un percorso tra le strade della città alla ricerca di<em> tracce di svizzeritudine </em>nascosta, con piccoli premi per le squadre partecipanti.</p>
<p>Non mancheranno i momenti conviviali: <em>street food</em> <em>locale</em> per vivere la città insieme e, a conclusione del congresso, la tradizionale cena di gala, offerta ai partecipanti under 30. Come da tradizione UGS, la serata proseguirà poi con un momento informale pensato per conoscersi meglio e condividere il piacere di stare insieme, andando alla scoperta della Bologna notturna.</p>
<p>Il Young Swiss Weekend – Bologna vuole essere prima di tutto un’occasione per incontrare altri giovani svizzeri, scambiare idee e costruire nuove relazioni all’interno della nostra comunità.</p>
<p>Se hai un’idea che vorresti sviluppare, un progetto nel cassetto o semplicemente la curiosità di conoscere altri giovani svizzeri che vivono in Italia, questo è il momento giusto per esserci.</p>
<p>Vi aspettiamo a Bologna.<br />
<em>Raffaele Sermoneta</em></p>
</p>
<h3 class="widget-title">MODALITA’ D’ISCRIZIONE PER PARTECIPARE AL CONGRESSO 2026</h3>
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<p>• Compila il form sottostante<br />
• Effettua iI bonifico bancario sul c/c intestato al "Collegamento svizzero in Italia"<br />
• IBAN  IT92E0503401652000000001035 Indicando come causale: nome cognome “Congresso Bologna Rimborso spese 2026”<br />
• Invia la scheda e la ricevuta del bonifico via e-mail a: <a href="mailto:circolosvizzero.bo@gmail.com">circolosvizzero.bo@gmail.com</a></p>
<p>Per ulteriori informazioni contattare:<br />
<strong>Presidente:</strong> Laura Andina   +39 347 1670912<br />
<strong>Vicepresidente:</strong> Anna Maria Marocci +39 349 2726158<br />
<strong>Rappresentante UGS:</strong> Alessandro Ganahl +39 3312189058</p>
<p><strong>Iscrizione entro il 31 Marzo 2026</strong></p>
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<p><em> </em></p>
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</div></div><div id="panel-26130-0-0-1" class="so-panel widget widget_wpforms-widget wpforms-widget panel-last-child" data-index="1" ><h3 class="widget-title">Iscriviti al Congresso 2026</h3><div class="wpforms-container wpforms-container-full" id="wpforms-25975"><form id="wpforms-form-25975" class="wpforms-validate wpforms-form" data-formid="25975" method="post" enctype="multipart/form-data" action="/category/unione-giovani-svizzeri/feed/" data-token="53b475447cfb3ad47f331d62d2d2ce44" data-token-time="1779792814"><noscript class="wpforms-error-noscript">Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.</noscript><div class="wpforms-field-container"><div id="wpforms-25975-field_2-container" class="wpforms-field wpforms-field-name" data-field-id="2"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_2">Nome e Cognome <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_2" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][2]" required></div><div id="wpforms-25975-field_3-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="3"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_3">Istituzione <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_3" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][3]" required></div><div id="wpforms-25975-field_9-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="9"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_9">Carica <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_9" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][9]" required></div><div id="wpforms-25975-field_10-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="10"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_10">Indirizzo <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_10" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][10]" required></div><div id="wpforms-25975-field_5-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="5"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_5">CAP - Città - Provincia <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_5" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][5]" required></div><div id="wpforms-25975-field_12-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="12"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_12">Data di nascita (Solo per attività UGS)</label><input type="text" id="wpforms-25975-field_12" class="wpforms-field-large" name="wpforms[fields][12]" ></div><div id="wpforms-25975-field_23-container" class="wpforms-field wpforms-field-radio" data-field-id="23"><label class="wpforms-field-label">Membro UGS <span class="wpforms-required-label">*</span></label><ul id="wpforms-25975-field_23" class="wpforms-field-required"><li class="choice-1 depth-1"><input type="radio" id="wpforms-25975-field_23_1" name="wpforms[fields][23]" value="SI" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_23_1">SI</label></li><li class="choice-2 depth-1"><input type="radio" id="wpforms-25975-field_23_2" name="wpforms[fields][23]" value="NO" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_23_2">NO</label></li></ul></div><div id="wpforms-25975-field_22-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="22"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_22">Telefono/Cellulare <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_22" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][22]" required></div><div id="wpforms-25975-field_6-container" class="wpforms-field wpforms-field-email" data-field-id="6"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_6">Email <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="email" id="wpforms-25975-field_6" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][6]" spellcheck="false" required></div><div id="wpforms-25975-field_15-container" class="wpforms-field wpforms-field-textarea" data-field-id="15"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_15">Altri partecipanti (specificare nome e cognome)</label><textarea id="wpforms-25975-field_15" class="wpforms-field-medium" name="wpforms[fields][15]" ></textarea></div><div id="wpforms-25975-field_21-container" class="wpforms-field wpforms-field-radio" data-field-id="21"><label class="wpforms-field-label">Intolleranze alimentari <span class="wpforms-required-label">*</span></label><ul id="wpforms-25975-field_21" class="wpforms-field-required"><li class="choice-1 depth-1"><input type="radio" id="wpforms-25975-field_21_1" name="wpforms[fields][21]" value="SI" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_21_1">SI</label></li><li class="choice-2 depth-1"><input type="radio" id="wpforms-25975-field_21_2" name="wpforms[fields][21]" value="NO" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_21_2">NO</label></li></ul></div><div id="wpforms-25975-field_18-container" class="wpforms-field wpforms-field-number" data-field-id="18"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_18">Numero partecipanti <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="number" id="wpforms-25975-field_18" class="wpforms-field-medium wpforms-field-required" name="wpforms[fields][18]" step="any" required><div class="wpforms-field-description">I giovani UGS fino a 29 anni e i giovani fino ai 25 anni sono iscritti gratuitamente e invitati alla cena ufficiale da parte del Collegamento.

I prezzi sotto elencati vanno moltiplicati per il numero dei partecipanti al fine di predisporre il pagamento da inviare con bonifico come descritto.</div></div><div id="wpforms-25975-field_20-container" class="wpforms-field wpforms-field-checkbox" data-field-id="20"><label class="wpforms-field-label">Attività <span class="wpforms-required-label">*</span></label><ul id="wpforms-25975-field_20" class="wpforms-field-required"><li class="choice-1 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_1" name="wpforms[fields][20][]" value="Iscrizione al Congresso * - 40€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_1">Iscrizione al Congresso * - 40€</label></li><li class="choice-2 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_2" name="wpforms[fields][20][]" value="Pranzo - 35€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_2">Pranzo - 35€</label></li><li class="choice-3 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_3" name="wpforms[fields][20][]" value="Cena Ufficiale - 80€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_3">Cena Ufficiale - 80€</label></li><li class="choice-4 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_4" name="wpforms[fields][20][]" value="UGS 30-35 anni - 40€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_4">UGS 30-35 anni - 40€</label></li><li class="choice-5 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_5" name="wpforms[fields][20][]" value="Visita guidata del centro storico di Bologna - 30€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_5">Visita guidata del centro storico di Bologna - 30€</label></li><li class="choice-6 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_6" name="wpforms[fields][20][]" value="Pranzo presso il ristorante “La Mela” - 30€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_6">Pranzo presso il ristorante “La Mela” - 30€</label></li></ul><div class="wpforms-field-description">* Il costo dell'iscrizione al Congresso è obbligatorio</div></div><div id="wpforms-25975-field_27-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="27"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_27">Totale - I prezzi vanno moltiplicati per il numero dei partecipanti. <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_27" class="wpforms-field-medium wpforms-field-required" name="wpforms[fields][27]" required></div><div id="wpforms-25975-field_7-container" class="wpforms-field wpforms-field-checkbox" data-field-id="7"><label class="wpforms-field-label">Previa lettura dell&#039;informativa <span class="wpforms-required-label">*</span></label><ul id="wpforms-25975-field_7" class="wpforms-field-required"><li class="choice-1 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_7_1" name="wpforms[fields][7][]" value="Autorizzo il trattamento dei dati personali ex Regolamento UE n. 2016/679 &quot;GDPR&quot;" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_7_1">Autorizzo il trattamento dei dati personali ex Regolamento UE n. 2016/679 "GDPR"</label></li></ul><div class="wpforms-field-description">*  <a href="https://gazzettasvizzera.org/informativa-sulla-privacy/">INFORMATIVA SULLA PRIVACY</a>  

</div></div></div><!-- .wpforms-field-container --><div class="wpforms-submit-container" ><input type="hidden" name="wpforms[id]" value="25975"><input type="hidden" name="page_title" value="Unione Giovani Svizzeri"><input type="hidden" name="page_url" value="https://gazzettasvizzera.org/category/unione-giovani-svizzeri/feed/"><input type="hidden" name="url_referer" value=""><button type="submit" name="wpforms[submit]" id="wpforms-submit-25975" class="wpforms-submit" data-alt-text="Invio in corso..." data-submit-text="Invia" aria-live="assertive" value="wpforms-submit">Invia</button></div></form></div>  <!-- .wpforms-container --></div></div><div id="pgc-26130-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26130-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="2" ><div
			
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		<title>A Vicenza la mostra “Isole felici”: giovani artisti tra Venezia e Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mostra-isole-felici-vicenza-giovani-artisti-venezia-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 16:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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		<category><![CDATA[Nathaniel Cartier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/ugs-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />C’è un filo che unisce Venezia e la Svizzera. Un filo fatto di paesaggi, memoria, identità e sguardi giovani capaci di trasformare un incontro in opera. Quel filo arriva ora a Vicenza, dove dall’11 al 25 aprile 2026 saranno esposte presso la Libreria Galla 1880 sei tele nate durante la prima Residenza d’Artista UGS, intitolata</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mostra-isole-felici-vicenza-giovani-artisti-venezia-svizzera/">A Vicenza la mostra “Isole felici”: giovani artisti tra Venezia e Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>C’è un filo che unisce Venezia e la Svizzera. Un filo fatto di paesaggi, memoria, identità e sguardi giovani capaci di trasformare un incontro in opera. Quel filo arriva ora a Vicenza, dove dall’11 al 25 aprile 2026 saranno esposte presso la Libreria Galla 1880 sei tele nate durante la prima Residenza d’Artista UGS, intitolata <em>“</em><em>Isole felici. Venezia e Svizzera – mondi interconnessi”</em>.</p>
<p>L’iniziativa, promossa dall’Unione Giovani Svizzeri in collaborazione con il Circolo Svizzero di Vicenza e Verona, porta in città il risultato di un’esperienza vissuta a settembre 2024 negli spazi di Palazzo Trevisan degli Ulivi a Venezia, sede del Consolato Onorario di Svizzera. Un progetto realizzato con il patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano, nato con l’obiettivo di valorizzare il talento dei giovani svizzeri all’estero e di rafforzare il dialogo culturale tra Italia e Svizzera.</p>
<p>Tre giovani artisti – Elisabetta Agrelli, Nathaniel Cartier e Filippo Gori Knöpfli – hanno analizzato e interpretato le connessioni fra queste due realtà attraverso linguaggi e sensibilità differenti. Ognuno ha sviluppato due opere in acrilico su tela (80x100), dando forma a un percorso personale che ha attraversato architetture, leggende, paesaggi montani e lagunari, simboli condivisi e identità intrecciate.</p>
<p>L’esposizione vicentina rappresenta un nuovo passaggio di questo cammino. È la possibilità di fermarsi davanti a un’opera e riconoscere un ponte: tra territori, tra generazioni, tra esperienze vissute in luoghi diversi ma capaci di parlarsi.</p>
<p>L’inaugurazione è prevista per <strong>sabato 11 aprile alle ore 17,</strong> con un momento conviviale che accompagnerà l’apertura ufficiale della mostra e un buffet a disposizione dei partecipanti. Sarà un’occasione per incontrare l’associazione, conoscere il progetto e condividere uno spazio di dialogo culturale che continua a crescere.</p>
<p>Portare <em>“</em><em>Isole felici”</em> a Vicenza significa dare continuità a un’esperienza che ha già dimostrato il valore dell’incontro tra giovani, istituzioni e comunità. Le opere raccontano un legame, la mostra vi invita a viverlo.</p>
<p><em>Raffaele Sermoneta</em></p>
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		<title>Paléo Festival di Nyon, il miglior festival europeo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/paleo-festival-nyon-miglior-festival-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 15:51:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/paleo-festival-nyon-miglior-festival-europeo/">Paléo Festival di Nyon, il miglior festival europeo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/concerto-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26038"  class="panel-layout" ><div id="pg-26038-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26038-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26038-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Durante gli European Festival awards di quest’anno è arrivata la consacrazione: l’associazione europea dei festival Yourope, che premia i migliori festival d’Europa per qualità della programmazione, accoglienza e dei valori intrinsechi allo spettacolo, ha incoronato la manifestazione elvetica la migliore del continente.</p>
<p>La magia si rinnova ogni estate a Nyon, Canton Vaud, davanti alla meravigliosa cornice del Lago Lemano, dove centinaia di migliaia di persone vengono accolte da tutto il mondo per ballare e vivere un’esperienza indimenticabile lungo l’arco di sei intensi giorni di programmazione.</p>
<p>Per capire come ci si sia arrivati però bisogna tornare alla genesi del festival, indietro di mezzo secolo. Nel 1976, l’avventura comincia con un nome che dice tutto: “First Folk Festival”. Niente praterie oceaniche, niente mega-schermi: si parte da una sala comunale, con circa 1’800 spettatori e un’energia da scommessa collettiva. A metterla in moto è un’associazione culturale no-profit, Paléo Arts &amp; Spectacles, nata dall’esperienza di un club che organizzava concerti e che a un certo punto decide di alzare l’asticella: non più singole serate, ma un appuntamento vero, ripetibile, riconoscibile.</p>
<p>Negli anni successivi, il festival cresce e cambia pelle. Dal 1977 alla fine degli anni Ottanta si sposta all’aperto, a Colovray, vicino al lago: due palchi, un pubblico in aumento, un’identità che si allarga oltre il folk. Tuttavia la svolta arriva durante l’estate del 1990 e coincide con il trasferimento alla Plaine de l’Asse, l’area che oggi è sinonimo stesso di Paléo. È un cambio di scala e di ambizione: la geografia permette di pensare in grande e, da lì in avanti, la traiettoria è quella di un festival che non vuole più essere una bella iniziativa locale, ma un punto fermo europeo.</p>
<p>C’è un dettaglio che spesso sfugge, ma che spiega molto: Paléo non è mai stato soltanto “concerti”. Con il tempo si è aperto a generi diversi e a forme di spettacolo che in un festival rock tradizionale sarebbero accessorie: arti di strada, circo, scenografie, aree tematiche. L’idea è semplice e ambiziosa: far sì che chi entra non compri un biglietto per un artista, ma per un’esperienza. Oggi l’organizzazione parla di centinaia di concerti e spettacoli, più palchi e un pubblico che si misura nell’ordine delle centinaia di migliaia nell’arco della settimana — numeri che non stanno in piedi da soli, se dietro non c’è un’architettura culturale pensata con metodo.</p>
<p>In questa evoluzione, alcune scelte raccontano più di molte statistiche. Una, in particolare, è il “Village du Monde”: un’area dedicata ogni anno a una regione del mondo, con musica, incontri e cucina come strumenti di conoscenza. Non è folklore da cartolina; è un modo per ricordare che l’idea di “aperto” non riguarda solo l’aria, ma anche la testa e di come Paléo continui a usare la programmazione come racconto e ne abbia fatto il suo fil rouge.</p>
<p>La storia del Paléo è anche una storia di persone — e qui il nome è inevitabile: Daniel Rossellat, fondatore e figura-chiave fin dall’inizio. In Svizzera siamo giustamente diffidenti verso le mitologie personali; però è difficile negare che, in questo caso, una visione individuale abbia avuto un ruolo determinante nel trasformare un esperimento giovanile in un’istituzione culturale.</p>
<p>Se il passato spiega la crescita, il presente racconta la direzione. E qui Paléo non fa sconti: la sostenibilità non è più un’aggiunta “verde”, è una linea strategica. Dal 2006 il festival dichiara l’uso di energia elettrica 100% rinnovabile e locale, con audit e misure di riduzione dei consumi. Negli ultimi anni ha anche cercato certificazioni e verifiche esterne: un audit indipendente condotto da A Greener Future (AGF) ha analizzato dati su rifiuti, energia, cibo e mobilità, evidenziando l’impostazione strutturata della politica ambientale.</p>
<p>Ma la notizia che più colpisce riguarda il 2026: il festival annuncia una propria “fattoria solare” adiacente al sito, con 261 pannelli e una produzione stimata oltre i 100’000 kWh annui, dichiarando che coprirà circa metà del fabbisogno elettrico di un’edizione. È un progetto iniziato nel 2023, completato nel 2025 e operativo dal gennaio 2026, pensato come circuito energetico locale con benefici anche per il quartiere in caso di surplus. Tradotto: non solo ridurre l’impatto, ma investire in infrastruttura.</p>
<p>Da giovane svizzero che vive in Italia, mi rendo conto che Paléo è anche un pezzo di identità esportabile. Non perché tutti debbano amarlo, i festival non sono un dovere civico, ma perché condensa alcune caratteristiche del Paese in una forma sorprendentemente pop: l’idea che la qualità non sia elitismo, che l’apertura culturale si costruisca e non si improvvisi, e che persino la festa possa diventare laboratorio di mobilità, energia, convivenza, sicurezza. La parte più interessante, forse, è proprio questa: Paléo è un evento effimero che lascia tracce stabili. In un’epoca in cui le grandi manifestazioni rischiano di essere solo consumo di intrattenimento, qui c’è ancora l’ambizione e la responsabilità di fare comunità.</p>
<p>In fondo, il segreto non è che per sei giorni la Svizzera balli. Il segreto è che lo faccia senza smettere di pensare al giorno dopo. E, onestamente, è un’idea che potremmo esportare ovunque, non solo oltreconfine.</p>
<p><em>Alessandro Ganahl</em></p>
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		<title>Hai una fotografia che racconta chi sei? Questa è la tua occasione.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 20:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/01/Zone-confusione-sm-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Hai mai pensato che la tua esperienza tra Italia e Svizzera potrebbe diventare una fotografia esposta in una mostra? Unione Giovani Svizzeri, in collaborazione con la Sezione Giovani della Società Svizzera di Milano, presenta “Zone di Confusione”, un progetto fotografico con call aperta a fotografi professionisti e non, senza limiti di nazionalità. Cerchiamo sguardi autentici,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/hai-una-fotografia-che-racconta-chi-sei-questa-e-la-tua-occasione/">Hai una fotografia che racconta chi sei? Questa è la tua occasione.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/01/Zone-confusione-sm-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25889"  class="panel-layout" ><div id="pg-25889-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25889-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25889-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Hai mai pensato che la tua esperienza tra Italia e Svizzera potrebbe diventare una fotografia esposta in una mostra?</p>
<p>Unione Giovani Svizzeri, in collaborazione con la Sezione Giovani della Società Svizzera di Milano, presenta “Zone di Confusione”, un progetto fotografico con call aperta a fotografi professionisti e non, senza limiti di nazionalità.</p>
<p>Cerchiamo sguardi autentici, capaci di raccontare attraverso le immagini cosa significa vivere una doppia appartenenza; luoghi di confine, fisici o interiori; simboli e tradizioni che parlano di identità mista; dettagli della vita quotidiana tra due Paesi; segni di incontro, mescolanza, appartenenza.</p>
<p>Contesti e situazioni che esprimono il vivere “a cavallo” tra due Stati, tra due modi di essere.</p>
<p>A chi non è capitato di sentirsi a casa in due luoghi diversi e, a volte, straniero in entrambi?</p>
<p>Di portarsi dentro un’identità doppia che non sempre trova parole, ma che può trovare espressione attraverso le immagini.</p>
<p>Di vivere interiormente il confine, ogni giorno.</p>
<p>Stai aspettando “il momento giusto” per condividere il tuo sguardo?</p>
<p>Quel momento è adesso.</p>
<h3>Come partecipare</h3>
<p>📷 Invia max 3 fotografie<br />
📧 a zone_di_confusione@unionegiovanisvizzeri.org<br />
📅 entro il 12 febbraio</p>
<p>Tutte le informazioni pratiche, il regolamento e i dettagli tecnici sono disponibili su 👉 unionegiovanisvizzeri.org</p>
<h3>Cosa succede se vieni selezionato/a?</h3>
<p>Le 20 fotografie selezionate entreranno a far parte di una mostra collettiva nell’inverno 2026.</p>
<p>La mostra sarà ospitata presso il Centro Svizzero di Milano, con il patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano.</p>
<p>Tutti i fotografi selezionati saranno inoltre nominati su Gazzetta Svizzera, giornale con oltre 35.000 lettori mensili.</p>
<p>Un’occasione per esporre, per farti conoscere, ma soprattutto per raccontare al mondo il tuo punto di vista.</p>
<p>Se questa frontiera la senti addosso, non tenerla dentro.</p>
<h3>Mettila a fuoco. Fotografala. Condividila.</h3>
<p><em>Raffaele Sermoneta</em></p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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		<title>Il doppio incanto</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/natale-italia-svizzera-doppia-cultura-tradizioni-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 17:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[doppia cultura]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia e tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[giovani italo-svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[identità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[mercatini di Natale Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Natale Italia Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni natalizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-doppio-incanto-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />C’è qualcosa di unico nel vivere il Natale tra due culture. Da una parte, il profumo del panettone che esce dal forno e i parenti che si riuniscono attorno a una tavola piena di chiacchiere e risate; dall’altra, la precisione quasi poetica delle luci natalizie svizzere, i mercatini ordinati e quella calma serena che accompagna</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-doppio-incanto-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25667"  class="panel-layout" ><div id="pg-25667-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25667-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25667-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">ll racconto di una generazione che vive il Natale tra due culture, due lingue e un’unica emozione</h3>
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	<p>C’è qualcosa di unico nel vivere il Natale tra due culture. Da una parte, il profumo del panettone che esce dal forno e i parenti che si riuniscono attorno a una tavola piena di chiacchiere e risate; dall’altra, la precisione quasi poetica delle luci natalizie svizzere, i mercatini ordinati e quella calma serena che accompagna i giorni di festa.</p>
<p>Essere giovani e avere un piede in entrambe le realtà, italiana e svizzera, significa scoprire che le tradizioni non si escludono ma si intrecciano. Si può ascoltare <em>Stille Nacht</em> con la stessa emozione con cui si intona <em>Tu scendi dalle stelle</em> e sentire che, in fondo, in entrambe c’è lo stesso desiderio di calore, di casa, di appartenenza.</p>
<p>Per comprendere come questa magia prenda forma nei diversi angoli del Paese, ne abbiamo parlato con due giovani, cresciuti tra Italia e Svizzera, che appartengono a due realtà linguistiche e culturali differenti.</p>
<p><strong>Nato a Berna da una famiglia italiana, Luca è cresciuto tra la Svizzera e il Salento, imparando a vivere il Natale tra due tradizioni diverse ma ugualmente preziose.</strong></p>
<p><em>«Sono nato in Svizzera da una famiglia italiana. I miei genitori, dopo aver vissuto qui per anni, hanno acquisito la cittadinanza svizzera, ma quando avevo circa sei anni ci siamo trasferiti in Italia, nel Salento, dove sono cresciuto fino all’adolescenza, prima di tornare in Svizzera a sedici anni.</em></p>
<p><em>In casa mia si respirava già allora un mix di tradizioni: mia madre, cresciuta in Svizzera, portava con sé usanze come quella di San Nicolao, che arrivava il 6 dicembre, o il calendario dell’Avvento, che quando ero bambino non era così comune in Italia. Ricordo anche la torta dei Re Magi, con la piccola statuina nascosta dentro: chi la trovava era il “re” per un giorno. Erano piccole cose, ma per me erano il segno di un’infanzia vissuta tra due mondi.</em></p>
<p><em>Nonostante tutto, il Natale l’ho sempre trascorso in Italia, con i nonni e i parenti. Lì, la festa assumeva un tono diverso: più religioso, più legato alla famiglia. C’erano i presepi viventi, i dolci tipici e, nel mio paese, la “focara</em>”<em>: un grande falò acceso nella piazza la notte di Natale, attorno al quale il paese si radunava per “riscaldare” simbolicamente la notte della nascita di Gesù Bambino.</em></p>
<p><em>Da bambino, mi sentivo un po’ diverso dai miei coetanei: parlavo di tradizioni che nessuno conosceva, ma capivo anche di avere un valore aggiunto. Oggi, per me, il Natale resta un doppio incanto: la magia innevata dei mercatini svizzeri e il calore dei fuochi e dei presepi del Sud, due mondi che si completano a vicenda.</em>»</p>
<p>Accanto a Luca, incontriamo Laetitia, giovane italo-svizzera nata a Ginevra da genitori di origine campana. Anche per lei, il Natale è un momento che unisce due mondi, tra i profumi della tradizione familiare e l’eleganza discreta delle feste svizzere.</p>
<p><em>«I miei nonni emigrarono negli anni Sessanta dal Sud Italia, portando con sé tradizioni che hanno custodito con cura. Ogni Natale ci ritroviamo a casa di mia nonna a Ginevra, dove l’atmosfera è un vero intreccio di culture. Il Natale, per noi, è famiglia e cucina: nei giorni precedenti la festa si preparano dolci e piatti tipici campani, che poi condividiamo tutti insieme.</em></p>
<p><em>La Vigilia ha invece un sapore svizzero: fondue, raclette o bourguignonne accompagnano la serata fino alla mezzanotte, quando si aprono i regali. Il giorno di Natale torna protagonista la cucina italiana, con le lasagne e l’agnello di mia nonna, piatti immancabili. Da bambina ricordo anche la tombola, che oggi si gioca meno, ma che resta uno dei miei ricordi più belli.</em></p>
<p><em>A rendere speciale il Natale a Ginevra è anche la città. Tutto inizia con la festa dell’Escalade, un evento molto sentito, fatto di costumi storici, luminarie e bancarelle. Il simbolo è la marmitta di cioccolato, che ricorda il gesto eroico di Mère Royaume, la donna che aiutò a salvare la città rovesciando una pentola di zuppa bollente su un soldato nemico.</em></p>
<p><em>Infine, ci sono i mercatini di Natale lungo il lago, tra vin chaud, artigianato e formaggi fusi: un’atmosfera unica.</em></p>
<p><em>Per me, il Natale a Ginevra è un equilibrio tra Italia e Svizzera, tra memoria e condivisione. Ed è questa fusione di mondi a renderlo ogni anno così speciale.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-ci-finanziamo/">clicca qui</a> per i dettagli.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Partecipa alla mostra fotografica Zone di confusione</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-italia-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 18:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Consolato Svizzera Milano]]></category>
		<category><![CDATA[cultura svizzera in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[frontiera Italia Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[identità svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[mostra fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[Società Svizzera di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[UGS]]></category>
		<category><![CDATA[Zone di confusione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=25590</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Locandina-Zone-di-confusione-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Tra due nazioni c’è sempre una frontiera. Una terra di mezzo che non appartiene a nessuno: senza leggi chiare, senza padroni, dove i cartelli cambiano lingua ma le strade sembrano le stesse di prima. Un luogo sospeso, in cui non ci si sente né di qua né di là. E se quella frontiera esiste fuori,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-italia-svizzera/">Partecipa alla mostra fotografica Zone di confusione</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Locandina-Zone-di-confusione-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25590"  class="panel-layout" ><div id="pg-25590-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25590-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25590-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Racconta attraverso la fotografia la frontiera interiore tra Italia e Svizzera</h3>
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	<p>Tra due nazioni c’è sempre una frontiera.</p>
<p>Una terra di mezzo che non appartiene a nessuno: senza leggi chiare, senza padroni, dove i cartelli cambiano lingua ma le strade sembrano le stesse di prima. Un luogo sospeso,<strong> in cui non ci si sente né di qua né di là.</strong> E se quella frontiera esiste fuori, vive anche dentro molti di noi.</p>
<p>Noi lettori e lettrici della <em>Gazzetta Svizzera</em>, ad esempio, abbiamo costruito la nostra quotidianità in Italia ma custodiamo una parte importante del nostro cuore in Svizzera.</p>
<p>UGS - in collaborazione con la sezione giovani della Società Svizzera di Milano - vuole <strong>intercettare proprio questo confine interiore</strong>, a volte ben delineato e altre appena scarabocchiato, per dargli vita attraverso la fotografia.</p>
<p>Come? Vi presentiamo il progetto <strong>“<em>Zone di confusione</em>.”</strong></p>
<p>Confusione, perché appartenere a un’identità bifronte può<strong> generare smarrimento</strong> (non bisogna avere paura di dirlo), ma altre volte la collisione fertile tra due mondi diversi è capace di <strong>sprigionare un motore di energia creativa.</strong> E allora questa energia creativa mettiamola nel rullino!</p>
<p><strong>Ecco il nostro richiamo:</strong> fotografate i luoghi, i simboli, le icone, le tradizioni che non smetteranno mai di<strong> raccontare il legame a doppio filo</strong> del vostro essere italiani e svizzeri.</p>
<p>Confidateci, con le immagini, cosa significa per voi vivere questa soglia. Poi, inviateci i vostri scatti (max 3) alla mail: zone_di_confusione@unionegiovanisvizzeri.org.</p>
<p>Una giuria selezionerà <strong>20 fotografie</strong> che diventeranno parte di una mostra collettiva nell’inverno 2026, ospitata nella suggestiva Chiesa Protestante di Milano con il patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano.</p>
<p>La call è aperta a tutti e tutte (sì, ogni età è benvenuta!) <strong>fino al 20 dicembre.</strong><br />
Sul sito dell’Unione Giovani Svizzeri <a href="https://unionegiovanisvizzeri.org/eventi/">(unionegiovanisvizzeri.org)</a> trovate il bando completo e tutte le istruzioni per partecipare.</p>
<p>Vi aspettiamo!<br />
Il comitato organizzativo</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-ci-finanziamo/">clicca qui</a> per i dettagli.</p>
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		<item>
		<title>Fede e Confederazione: il dialogo secolare tra la Svizzera e la Chiesa Cattolica</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-chiesa-cattolica-storia-convivenza-diplomazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 19:24:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[cattolicesimo in Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[convivenza confessionale]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo interreligioso]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia Santa Sede]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia Svizzera Pontificia]]></category>
		<category><![CDATA[modello federale svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[pluralità religiosa Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[storia religiosa Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera e Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Urban Fink]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/ugs4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La Svizzera, con la sua pluralità linguistica, culturale e religiosa, ha trasformato la diversità in un punto di forza del proprio modello federale. L’equilibrio tra cantoni cattolici e protestanti e il rispetto tra confessioni hanno plasmato un’identità nazionale fondata sulla tolleranza. In questo contesto, il rapporto tra Chiesa cattolica e Confederazione svizzera è un esempio</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-chiesa-cattolica-storia-convivenza-diplomazia/">Fede e Confederazione: il dialogo secolare tra la Svizzera e la Chiesa Cattolica</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/ugs4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25438"  class="panel-layout" ><div id="pg-25438-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25438-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25438-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Svizzera e Chiesa cattolica: radici storiche, convivenza e diplomazia</h3>
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	<p>La Svizzera, con la sua pluralità linguistica, culturale e religiosa, ha trasformato la diversità in un punto di forza del proprio modello federale. L’equilibrio tra cantoni cattolici e protestanti e il rispetto tra confessioni hanno plasmato un’identità nazionale fondata sulla tolleranza. In questo contesto, il rapporto tra Chiesa cattolica e Confederazione svizzera è un esempio emblematico di dialogo tra storia e istituzioni.</p>
<p>Ne parliamo con il dottor Urban Fink, storico e teologo, direttore della Missione Interna e specialista in storia della diplomazia papale e della Chiesa in Svizzera.</p>
<h3>LE RADICI CRISTIANE DELLA CONFEDERAZIONE</h3>
<p>Già prima della nascita ufficiale della Confederazione, il territorio elvetico era attraversato da tradizioni religiose radicate che avrebbero influenzato profondamente la struttura sociale e politica dei futuri cantoni.</p>
<p><strong>Quali erano le principali forme di organizzazione religiosa presenti nei territori alpini prima della nascita della Confederazione nel 1291?</strong></p>
<p><em>«Nel territorio dell’odierna Svizzera esistevano già in epoca precoce diocesi e, di conseguenza, anche parrocchie. Le origini delle diocesi risalgono alla tarda antichità. La sede vescovile di Coira è documentata nel 451, quella di Martigny nel 381 (successivamente trasferita a Sion) e quella di Ginevra nel 441. Una sede vescovile è attestata ad Augst nel 346 e infine, dopo il 500, a Losanna. Una fondazione altomedievale è la diocesi di Costanza, istituita intorno al 600, alla quale fino al 1815 apparteneva quasi tutta la Svizzera germanofona.»</em></p>
<p><strong>In che modo il cristianesimo si è diffuso nei territori elvetici e quali figure o istituzioni religiose ne furono protagoniste?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>Il cristianesimo si diffuse dalle città alle campagne, dove furono fondate numerose parrocchie. Nel IV secolo, dopo essere stato tollerato nell’Impero Romano, il cristianesimo riuscì ad affermarsi soprattutto nella Svizzera occidentale e centrale e nella regione alpina, mentre la Svizzera orientale fu convertita solo più tardi dai missionari irlandesi.»</em></p>
<h3>UNA CONVIVENZA CONFESSIONALE ESEMPLARE</h3>
<p>La Svizzera come modello di equilibrio tra cattolicesimo e protestantesimo; un’analisi storica e culturale della pluralità religiosa nel cuore dell’Europa.</p>
<p><strong>Possiamo parlare della Svizzera come di uno dei primi laboratori europei di convivenza tra confessioni diverse?</strong></p>
<p><em>«La Svizzera è sicuramente un laboratorio in Europa, dove nonostante due confessioni religiose diverse la Confederazione non si è frammentata a causa di questa divisione. La coesione politica era quindi più forte della distinzione confessionale, integrata dal multilinguismo, che è anche una caratteristica particolare. I cantoni cattolici e quelli riformati erano in qualche modo entrambi più o meno ugualmente forti dal punto di vista politico, cosicché nessun blocco poteva semplicemente soppiantare l’altro.»</em></p>
<p><strong>In che modo la frattura confessionale ha influenzato l’equilibrio politico e culturale tra i cantoni?</strong></p>
<p><em>«Dal punto di vista economico e culturale, i cantoni riformati delle città erano superiori ai cantoni cattolici delle campagne. Questi ultimi, tuttavia, godevano dell’appoggio di potenze cattoliche come la Francia (dal 1530 con un ambasciatore a Soletta), la Spagna e lo Stato Pontificio (con ambasciatori a Lucerna). Ciò era molto importante per il rafforzamento degli Stati cattolici.»</em></p>
<h3>DIPLOMAZIA E FEDE: I RAPPORTI TRA LA SVIZZERA E LA SANTA SEDE</h3>
<p>La diplomazia tra la Svizzera e la Santa Sede ha radici profonde e complesse, caratterizzate da un equilibrio delicato tra neutralità politica e coinvolgimento in tematiche internazionali.</p>
<p><strong>Come si sono sviluppati i legami diplomatici tra la Confederazione Svizzera e la Santa Sede nel corso della storia? Quali furono i momenti chiave?</strong></p>
<p><em>«Nel 1586 lo Stato Pontificio inviò un nunzio permanente a Lucerna. Questo ambasciatore papale era però accreditato solo presso gli Stati cattolici, non presso quelli riformati. L’obiettivo dichiarato dei nunzi era quello di mantenere gli Stati cattolici uniti nella fede cattolica. La ricattolicizzazione dei riformati era certamente un obiettivo, ma rimase irraggiungibile.»</em></p>
<p><strong>In che modo la Svizzera, pur mantenendo la sua neutralità, ha gestito le sue relazioni con la Chiesa Cattolica, soprattutto durante periodi di tensione religiosa come la Riforma protestante?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>Fino al 1515 la Svizzera non era neutrale, ma aspirava a un’espansione che però, dopo la battaglia di Marignano, non fu più realizzabile. Nonostante la divisione religiosa avvenuta pochi anni dopo, tutti i 13 cantoni erano interessati a mantenere l’alleanza federale. La politica di coesione era quindi più importante della confessione religiosa. Già nell’antica Confederazione si preparava così la convivenza tra diverse confessioni e visioni del mondo, cosa che oggi ci sembra assolutamente normale.»</em></p>
<p><strong>Qual è stato il ruolo della Svizzera nella diplomazia vaticana, specialmente in relazione agli Stati europei cattolici, durante i conflitti religiosi che segnarono l’Europa?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>Fino al XX secolo, la diplomazia papale era orientata in senso confessionale con l’obiettivo di creare uno Stato cattolico. Naturalmente, ciò non era realizzabile in Svizzera. Il Kulturkampf, che in Svizzera era essenzialmente un conflitto interno alla Chiesa cattolica, portò infine nel 1873 all’espulsione del nunzio apostolico. Un primo cambiamento avvenne durante la Prima guerra mondiale, quando papa Benedetto XV si impegnò a fondo per porre fine al conflitto, promuovere la pace e aiutare le vittime della guerra. Ciò ha portato alla definizione di nuovi obiettivi, che oggi rivestono grande importanza per la diplomazia vaticana e che durante la Prima guerra mondiale hanno permesso un avvicinamento tra il Vaticano e la Svizzera e, nel 1920, l’insediamento del nunzio a Berna. Dal 1920 la collaborazione tra la Svizzera e la Santa Sede è eccellente.</em></p>
<p><em>Dal Concilio Vaticano II (1962–1965), la diplomazia vaticana si impegna a promuovere la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato, nonché i diritti umani e la libertà religiosa.</em><em>»</em></p>
<h3>LA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA: TRADIZIONE, IDENTITA’ E SERVIZIO</h3>
<p>La Guardia Svizzera Pontificia, fondata nel 1506 da Papa Giulio II, rappresenta la fedeltà al Papa e il profondo legame storico-culturale tra Svizzera e Vaticano.</p>
<p><strong>Come nasce, storicamente, la vocazione di molti giovani svizzeri a diventare membri della Guardia Svizzera Pontificia? Qual è il significato di questa scelta nella cultura svizzera?</strong></p>
<p><em>«Il servizio militare all’estero era fondamentale per i cantoni cattolici dell’antica Confederazione, poiché questi cantoni rurali, economicamente poco forti, dipendevano da questa fonte di reddito. Già allora il Papa, in quanto garante dell’unità, esercitava un forte ascendente sui cattolici, rendendo il servizio nella Guardia Svizzera attraente sia dal punto di vista economico che religioso.»</em></p>
<p><strong>Cosa rappresenta, a livello culturale, il giuramento alla Guardia Svizzera Pontificia per un giovane elvetico? È </strong></p>
<p><strong>solo un atto di fede o ha anche una valenza simbolica legata all’identità nazionale?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>Il servizio nella Guardia Svizzera è sicuramente un atto di fede, ma è anche legato all’orgoglio di essere svizzeri, che è un requisito fondamentale per entrare a farne parte. In questo modo, ai guardiani si apre un nuovo mondo e una nuova cultura che segna la loro vita, se penso ai tanti ex guardiani che guardano con orgoglio e gioia ai loro anni trascorsi a Roma.»</em></p>
<p><strong>Oltre alla protezione fisica del Papa, qual è il valore simbolico che la Guardia Pontificia ha rappresentato nel corso dei secoli per la Svizzera e il suo rapporto con la Chiesa Cattolica?</strong></p>
<p><em>«È un simbolo della Svizzera che va oltre i confini confessionali, simbolo di fedeltà, disciplina e coraggio, valori che ancora oggi sono molto apprezzati in Svizzera. Ecco perché la Guardia Svizzera è così amata ovunque.»</em></p>
<h3>LA CHIESA CATTOLICA NELLA SVIZZERA CONTEMPORANEA</h3>
<p>Nel contesto multiculturale e multireligioso contemporaneo, la Chiesa Cattolica affronta nuove sfide: dialogo interreligioso, ruolo sociale e prospettive future in una società in continua evoluzione.</p>
<p><strong>Come si inserisce oggi la Chiesa Cattolica in un contesto nazionale sempre più multiculturale e multireligioso?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>La Chiesa è una parte molto attiva della Svizzera multiculturale e multireligiosa, che riesce a offrire una patria anche agli immigrati, svolgendo così un importante lavoro di integrazione.»</em></p>
<p><strong>In che modo la Chiesa dialoga oggi con le altre confessioni religiose e con lo Stato?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>La Chiesa cattolica romana è oggi un importante interlocutore nel dialogo tra religioni e confessioni. È membro di commissioni di dialogo e intrattiene costanti rapporti con persone e istituzioni che si impegnano a favore della convivenza pacifica.»</em></p>
<p><strong>Secondo Lei, il modello svizzero di convivenza può essere un esempio anche per altri Paesi?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>La Svizzera è sicuramente un modello per altri paesi perché consente una buona convivenza tra lingue, culture, religioni e confessioni diverse. Vorrei incoraggiare tutti a impegnarsi nella vita quotidiana affinché tutto questo sia possibile anche in futuro in Svizzera e dalla Svizzera in tutto il mondo.»</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">IL CONSOLATO DEL MESE</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p><strong><u>CONSOLATO ONORARIO DI SVIZZERA A VENEZIA </u></strong></p>
<p><strong>Sede:</strong> Venezia; Palazzo Trevisan degli Ulivi<br />
<strong>Console Onorario:</strong> arch. Leo Schubert<br />
<strong>Zona di competenza:</strong> Venezia e provincia</p>
<p><strong>Mansionario:</strong> Il Consolato onorario di Venezia fornisce assistenza ai cittadini svizzeri presenti nella circoscrizione, anche se solo di passaggio, e coltiva i rapporti con la comunità elvetica locale. Trasmette le informazioni rilevanti per gli interessi della Confederazione al Consolato generale di Milano da cui dipende direttamente. Inoltre, il Consolato di Venezia cura le relazioni con le autorità del territorio e promuove l'immagine della Svizzera, in conformità con la strategia di politica estera svizzera 2024 – 2027 e la strategia di comunicazione internazionale del DFAE ivi compreso sotto il profilo culturale.</p>
<p><strong>Telefono: </strong>+39 320 70 92 411; +39 041 52 25 996<br />
<strong>E-mail</strong><strong>:</strong> venezia@honrep.ch; milano.venezia@eda.admin.ch</p>
<p><strong>Frase conclusiva del console: </strong></p>
<p>«<em>Venezia continua ad arricchire il suo vastissimo patrimonio ed è luogo di primaria importanza per la cultura contemporanea e per le riflessioni sulla sostenibilità. Mi adopero per contribuire a rafforzare lo storico legame tra Venezia e la Svizzera e consolidarne le strette relazioni.</em>»</p>
<p>Leo Schubert<br />
Console Onorario di Svizzera a Venezia</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-25438-1-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25438-1-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="3" ><div
			
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		<title>Intervista a Marco Tagliaferri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-marco-tagliaferri-ricerca-carriera-fisica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 20:41:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Carriera internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[giovani ricercatori]]></category>
		<category><![CDATA[intervista ricercatore]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro all’estero]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Tagliaferri]]></category>
		<category><![CDATA[quantum computing]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Tagliaferri-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel cuore della fisica non ci sono solo formule e teorie: ci sono scelte di vita, passaggi complessi e spesso anche lunghi viaggi. Fare ricerca oggi significa anche questo: inseguire la propria curiosità scientifica oltre i confini geografici, culturali e personali. Giovani ricercatori e ricercatrici si spostano da una città all’altra, da un Paese all’altro,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-marco-tagliaferri-ricerca-carriera-fisica/">Intervista a Marco Tagliaferri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Tagliaferri-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25359"  class="panel-layout" ><div id="pg-25359-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25359-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25359-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Senior Product (non volatile memories) Engineer</h3>
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	<p>Nel cuore della fisica non ci sono solo formule e teorie: ci sono scelte di vita, passaggi complessi e spesso anche lunghi viaggi. Fare ricerca oggi significa anche questo: inseguire la propria curiosità scientifica oltre i confini geografici, culturali e personali. Giovani ricercatori e ricercatrici si spostano da una città all’altra, da un Paese all’altro, mossi dalla passione per la conoscenza, ma spesso a caro prezzo.</p>
<p>Cambiare nazione per proseguire gli studi o lavorare in un laboratorio significa, per molti, ricominciare tutto da capo: nuove abitudini, nuovi ambienti, lontani da casa e dagli affetti. Non è una pratica straordinaria, anzi, è sempre più comune. Ma resta una sfida impegnativa, che richiede adattamento, sacrificio e molta determinazione.</p>
<p>Oggi ne parliamo con Marco Tagliaferri, giovane ricercatore e ingegnere cresciuto in mezzo alla scienza. Fin da bambino ha respirato l’aria dei laboratori e delle sperimentazioni, e oggi continua quel percorso come protagonista, tra studi internazionali, esperienze all’estero e nuove frontiere della fisica. Con lui esploreremo non solo il suo lavoro, ma anche il lato umano della ricerca: cosa significa davvero partire, cambiare, imparare a ricominciare.</p>
<ol>
<li><strong>Ciao Marco, com'è nata la tua passione per la fisica e per la ricerca? Quale iter accademico e professionale hai intrapreso?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Non c’è stato un momento preciso, è stato un percorso naturale direi probabilmente coltivato da mio nonno materno che era medico, ma appassionato di scienza. Mio padre è un astrofisico, sono cresciuto all’Osservatorio Astronomico di Brera, sede di Merate, e sin da piccolo vivevo in mezzo a scienziati. Guardare le stelle, intrufolarsi nelle visite guidate… la scienza per me era un gioco. A scuola mi piacevano fisica e matematica, e ho scelto il liceo scientifico quasi senza pensarci troppo.</em></p>
<p><em>All’università ho studiato Fisica alla Bicocca, e per la triennale ho scelto fisica della materia per trovare la mia strada differenziandomi da mio padre<span style="text-decoration: line-through;">.</span> Poi mi sono appassionato alla meccanica quantistica e ai dispositivi quantistici.</em></p>
<p><em>Dalla triennale alla magistrale e poi al dottorato, ho lavorato sempre in quel campo, tra Como e Agrate, soprattutto su tecnologie per il quantum computing. È stato un percorso lineare, più che una scelta improvvisa. Crescere in quell’ambiente, e con la libertà di perseguire ciò che mi piaceva, ha fatto la differenza.</em>»</p>
<ol start="2">
<li><strong>Per approfondire la ricerca hai viaggiato molto. Ci puoi raccontare le tue esperienze nei vari luoghi? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>Durante il dottorato era caldamente consigliato trascorrere un periodo all’estero, per chi fa ricerca in Europa il passaggio all’estero è praticamente obbligatorio. </em></p>
<p><em>Inizialmente avrei voluto andare a Grenoble, ma poi un po’ per caso sono finito a Cambridge, nel laboratorio europeo di ricerca di Hitachi, proprio davanti al Cavendish Institute.</em></p>
<p><em>Facevano ricerca su dispositivi quantistici, in collaborazione col mio supervisore in Italia, ed erano parte di un progetto europeo. Lì ho potuto sviluppare competenze nuove, vincere un piccolo progetto indipendente e ampliare la rete di contatti. Alla fine del periodo, mi avevano anche proposto di restare, ma poi l’offerta non si è concretizzata.</em></p>
<p><em>Tornato in Italia, ho concluso il dottorato e dopo qualche mese come assegnista di ricerca nel gruppo del mio ex supervisore, ho avuto l’opportunità di entrare in un nuovo gruppo a Delft nei Paesi Bassi, presso il Qutech uno dei principali centri di ricerca nel campo del Quantum Computing, dove sono rimasto due anni. Terminata quell’esperienza, nonostante la possibilità di entrare al Niels Bohr Institute a Copenaghen, ho scelto di trasferirmi a Grenoble in Francia, dove ho trascorso un altro anno di ricerca nello stesso ambito presso il CEA. Dopodiché ho fatto una scelta abbastanza drastica accettando l’offerta di una multinazionale americana che produce dispositivi elettronici, decidendo di rientrare in Italia e abbandonando la ricerca accademica. Se da un lato questa scelta ha comportato il dover cambiare campo di ricerca, dall’altro mi ha permesso sia di continuare a fare ricerca industriale partecipando allo sviluppo di nuovi prodotti tecnologici che di esplorare nuovi orizzonti.</em>»</p>
<ol start="3">
<li><strong>Lasciare la propria città o il proprio Paese per nuove opportunità è sempre una sfida. Quanto è stato difficile e che consigli sentiresti di dare a chi affronta lo stesso percorso, specialmente ai più giovani? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>Non è stato troppo difficile per me, forse perché ero già abituato al cambiamento: sono nato nei Paesi Bassi e mi sono trasferito in Italia da piccolo. Uscire dalla comfort zone tutto sommato mi è sempre piaciuto. La fase iniziale di adattamento, rifarsi una rete, imparare come funziona la quotidianità, l’ho vissuta con curiosità.</em></p>
<p><em>È normale, quando si arriva in un posto nuovo, sentirsi soli all’inizio. È una fase che fa parte del percorso. Non c’è una ricetta per uscirne: sta molto alle persone, alla loro voglia di mettersi in gioco. Personalmente, non ho mai seguito uno schema preciso, neanche nelle tre esperienze che ho fatto all’estero. Però una cosa che conta davvero è costruirsi una propria routine: avere dei piccoli punti fermi ogni giorno aiuta tanto a sentirsi a casa.</em>»</p>
<ol start="4">
<li><strong>Quali sono le differenze per quanto riguarda il ruolo e la considerazione dei ricercatori in Italia e all’estero? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>Le differenze sono sia economiche che culturali. In Italia, il dottorato può essere finanziato dallo Stato o dai progetti del professore, e spesso, come nel mio caso, si percepisce uno stipendio molto basso. Questo riflette una visione del dottorando come studente più che come lavoratore. All’estero, invece, il dottorato è considerato un vero e proprio lavoro, con stipendi più vicini a quelli di uno junior engineer e con una struttura più chiara e valorizzata.</em></p>
<p><em>In Italia inoltre mancava, e spesso manca ancora, una prospettiva definita dopo il dottorato: non è raro che chi resta troppo a lungo nella ricerca accademica fatichi poi a trovare spazio nell’industria. Questo crea un’incertezza che scoraggia molti giovani talenti.</em></p>
<p><em>Anche la percezione sociale è diversa. All’estero dire che fai il ricercatore o lo scienziato implica prestigio e riconoscimento. In Italia suscita curiosità, ma manca una comprensione diffusa di cosa significhi davvero fare ricerca, e questo si riflette anche nel poco investimento pubblico e privato nel settore.</em>»</p>
<ol start="5">
<li><strong>Quali sono gli aspetti più gratificanti e quelli più difficili della ricerca? </strong></li>
</ol>
<p>«<em>La gratificazione più grande è vedere un risultato concreto, sapere che è frutto del tuo lavoro e, ancora di più, contribuire alla crescita delle persone nel tuo team. È un orgoglio che va oltre il singolo progetto: è il senso di fare qualcosa che lascia un segno, anche piccolo, nella comunità scientifica e nelle persone.</em></p>
<p><em>La parte più difficile è che, nonostante l’impegno, i risultati non sempre arrivano. E in ricerca questo pesa: rinnovi, borse di studio, avanzamenti di carriera dipendono spesso da metriche rigide. C’è una forte pressione a pubblicare, talvolta a scapito della qualità. Questo sistema rischia di spingere anche i ricercatori più seri a forzare i tempi o le conclusioni, alimentando la pubblicazione di studi poco accurati. Sarebbe importante ridare valore alla ricerca solida, anche se più lenta.</em>»</p>
<ol start="6">
<li><strong>Cosa ti ha insegnato la ricerca, al di là della scienza?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Sicuramente il mondo della ricerca accademica può essere molto focalizzante ed essere percepito come una attività diversa dal lavoro “vero”. Però non sono da sottovalutare le innumerevoli soft skills che il fare ricerca richiede di sviluppare e che permettono, come nel mio caso, di poter fare scelte abbastanza radicali. Innanzitutto, nel mondo della ricerca è abbastanza normale dover lavorare con persone di culture e nazionalità diverse, spesso in team multidisciplinari. Inoltre, come detto prima, saper fare networking fa parte del fare ricerca, come il saper affrontare e risolvere problemi ed imprevisti, oltre a contribuire alla crescita di nuove generazioni di studenti. Inoltre, dover presentare i propri risultati in modo chiaro ed efficace permette di perfezionare la comunicazione. Da ultimo il senso critico, il voler capire le cose e non accontentarsi di spiegazioni facili.</em></p>
<p><em>Tutte queste conoscenze, unite alla curiosità, permettono ad un ricercatore di reinventarsi e possono facilitare il passaggio dal mondo della ricerca accademica a quello extra-accademico ed imprenditoriale (come dimostrano le innumerevoli nuove startup nel mondo delle tecnologie). Potremmo dire che la ricerca insegna ad imparare.</em>»</p>
<ol start="7">
<li><strong>Che consigli ti sentiresti di dare a una nuova generazione che si vuole affacciare al mondo della fisica e della ricerca?</strong></li>
</ol>
<p><strong>«</strong><em>Chi sceglie la fisica lo fa per passione: è quella il vero motore. Se c’è passione, vale la pena buttarsi nella ricerca. Bisogna però sapere che, in ogni caso, qualcosa si sacrifica. Se si va all’estero per crescere, per appagamento scientifico, personale o anche economico, spesso si rinuncia ai rapporti quotidiani con la famiglia e agli affetti. È un compromesso: da una parte vinci, dall’altra perdi.</em></p>
<p><em>Certo, dipende dalle persone: c’è chi riesce a mantenere forti legami e sente meno il distacco. Ma in ogni caso andare all’estero è utile, se non fondamentale, per allargare il proprio network nella comunità scientifica e anche per allargare la propria mente grazie all’incontro con altre culture e modi di pensare o agire.</em></p>
<p><em>Chi invece sceglie di restare in Italia oggi trova condizioni migliori rispetto al passato: con il pensionamento della generazione dei baby boomers, si stanno aprendo nuove possibilità anche nelle università.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Il consolato del mese</h3>
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	<p><strong><u>CONSOLATO ONORARIO DI SVIZZERA A BERGAMO</u></strong></p>
<p><strong>Sede:</strong> Bergamo<br />
<strong>Console Onorario:</strong> avv. Daniel Vonrufs<br />
<strong>Zona di competenza:</strong> Bergamo e Provincia</p>
<p><strong>Mansionario:</strong> mantenere i contatti con le autorità locali, la promozione dell’immagine della Svizzera in relazione ai suoi interessi economici e commerciali, mantenere contatti stretti con la comunità svizzera locale, assistere i cittadini svizzeri anche di passaggio nella circoscrizione di Bergamo, informativa regolare al Consolato generale su accadimenti di interesse della Confederazione nella circoscrizione di Bergamo.</p>
<p><strong>Telefono:</strong> +39 035 212915<br />
<strong>Mail:</strong> bergamo@honrep.ch</p>
<p><em>«Bergamo e la Svizzera si assomigliano per serietà, operosità e sobrietà. Lavoro per custodire e rafforzare il legame con la tradizione elvetica, radicata nei profondi rapporti culturali ed economici che uniscono da tempo queste due realtà.»</em></p>
</div>
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</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-marco-tagliaferri-ricerca-carriera-fisica/">Intervista a Marco Tagliaferri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>I Giovani UGS al Congresso del Collegamento Svizzero in Italia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/giovani-ugs-congresso-svizzeri-italia-lecce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 11:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[barocco]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Collegamento Svizzero in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[scambio culturale]]></category>
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		<category><![CDATA[UGS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-giovani-1-copia-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Durante il weekend, in particolare all’interno della nostra assemblea e nei momenti di conversazione e scambio, si è riflettuto e dialogato sui temi legati alla nostra unione giovanile, e su come questa possa svilupparsi in significato e trasmettere concretamente agli iscritti qualcosa che possa essere per loro di attualità e valore. Credo molto nella forza</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/giovani-ugs-congresso-svizzeri-italia-lecce/">I Giovani UGS al Congresso del Collegamento Svizzero in Italia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/06/Foto-giovani-1-copia-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25224"  class="panel-layout" ><div id="pg-25224-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25224-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25224-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Pure quest’anno UGS ha preso parte al Congresso del Collegamento svizzero in Italia seguendo con coinvolgimento e interesse le attività organizzate.</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Durante il weekend, in particolare all’interno della nostra assemblea e nei momenti di conversazione e scambio, si è riflettuto e dialogato sui temi legati alla nostra unione giovanile, e su come questa possa svilupparsi in significato e trasmettere concretamente agli iscritti qualcosa che possa essere per loro di attualità e valore.</p>
<p>Credo molto nella forza del gruppo, nel suo saper portare sostegno e crescita personale ad ognuno dei suoi componenti attraverso le relazioni interpersonali che lo rendono vivo.</p>
<p>Quando un gruppo è attivo la sua forza e il suo valore per la comunità hanno un peso, se ne percepisce la presenza.</p>
<p>Ho chiesto quindi ai giovani UGS che hanno partecipato al Congresso di scrivere un loro piccolo feedback, così da dare, unendo assieme le nostre voci, una visione collettiva. Perché, fin dalle origini della storia dell’uomo, è la comunità e la sua direzione a fare la differenza.</p>
<p>Vi lascio quindi con i nostri soci e amici che vi racconteranno il congresso.</p>
<p><strong>Raffaele Sermoneta<br />
</strong>Presidente UGS</p>
<hr />
<p>L'impegno e la dedizione della presidente Anita Gnos del Circolo svizzero Salentino e della vicepresidente Ursula Schneider insieme ai membri del consiglio è stato molto evidente. Non sono mancati i complimenti, oltre che per la puntuale organizzazione anche per il coinvolgimento di ogni singolo partecipante. La prima giornata del congresso è stata svolta nella sala congressi messa a disposizione dall'Hotel Leone di Messapia, ponendo l'attenzione su temi rilevanti relativi alla cultura e le tradizioni del luogo. La serata è stata veramente piacevole. La cena è stata gustosa. Un gruppo locale ha cantato e ballato la pizzica, animando la serata, e tra una portata e l'altra si è riso e scherzato. È stata molto divertente anche la consegna dei premi della lotteria. La seconda giornata è stata più rilassante. Passeggiando per Lecce con la guida turistica abbiamo acquisito delle informazioni in più sulla storia della Città e dopo il pranzo in una trattoria con cucina tipica nel centro, siamo tornati tutti a casa veramente soddisfatti e felici di aver incontrato tante persone. Ci vediamo al prossimo Congresso.</p>
<p><strong>Deepali Manfredi<br />
</strong>Rappresentante Giovani Svizzeri Puglia</p>
<hr />
<p>La mattina di sabato 10 maggio noi giovani UGS ci siamo riuniti all'Hotel Leone di Messapia a Lecce per la nostra assemblea annuale: la bella giornata di sole ci ha permesso di incontrarci all'aperto, per confrontarci sulle nostre esperienze di giovani svizzeri all'estero e proporre idee su come coinvolgere altri giovani nelle nostre iniziative.</p>
<p>Conoscevo già Raffaele, il nostro presidente, e anche con gli altri ragazzi si è subito creata un'atmosfera amichevole e frizzante.</p>
<p>Dopo l’assemblea, infatti, siamo andati tutti insieme in centro, dove abbiamo gustato la "puccia", specialità Pugliese, mentre nel pomeriggio invece abbiamo partecipato ai lavori del collegamento. Diversi relatori hanno parlato delle opportunità per gli svizzeri all'estero e abbiamo anche avuto la possibilità di conoscere meglio l'arte e la cultura leccese, grazie a due interventi sul barocco leccese e sul grico, dialetto di origine greca che si parlava nel Salento. Infine il prof. Trivilini della SUPSI ci ha parlato di intelligenza artificiale e cybersecurity, coinvolgendoci in un interessante discussione sulle potenzialità, ma anche sui rischi di questo nuovo potente strumento.</p>
<p>La sera infine abbiamo partecipato alla cena, che prevedeva anche l'intrattenimento musicale e uno spettacolo di taranta.</p>
<p>Ci siamo poi lasciati promettendoci di rimanere in contatto per altre iniziative e di rivederci l'anno prossimo a Bologna!</p>
<p><strong>Chiara Ammenti</strong></p>
<hr />
<p>Come ogni anno mi colpiscono i tempi estremamente attuali, trattati al Congresso del Collegamento degli svizzeri in Italia.</p>
<p>Primo fra tutti l’intervento sulla cybersecurity mi ha portata a fare una riflessione profonda sulla nostra società.</p>
<p>In un mondo in cui tutto può essere falsificato (voce, volti, chiamate, video, est.), infatti, o lasciamo che la paura prenda il sopravvento, oppure possiamo cogliere questa “crisi” (letteralmente dal greco “opportunità”) per essere maggiormente autentici gli uni con gli altri e costruire dei rapporti basati su onestà, sincerità e fiducia.</p>
<p>Che dire del resto? Meteo non nei migliori a parte… L’architettura delle chiese barocche mozzafiato, il cibo squisito, la tarantella estremamente entusiasmante e la compagnia eccezionale. Lecce 2025 è stato, per quanto mi riguarda, un vero successo.</p>
<p><strong>Debora Covolo</strong></p>
<hr />
<p>Devo dire che fa sempre piacere partecipare al Congresso. un’emozione e un piacere ritrovarsi e ritrovare le persone che già conosco, e mi fa piacere entrare in contatto con nuove conoscenze.</p>
<p>Mi emoziona ogni volta il programma proposto, che ho trovato molto interessante, soprattutto quando si parla di formazione. Educationsuisse, come sempre, mi ha lasciato piacevolmente senza parole.</p>
<p>Rimango poi ogni volta stupita di quante cose l'intelligenza artificiale sia sempre più in grado di fare. Dal ricreare i messaggi vocali al viso di una persona.</p>
<p>Avrei piacere che nei prossimi congressi, sempre in tema IA, si andasse ad affrontare il come impostare la chat usufruendo della possibilità di scrivere dei contenuti in modo mirato o ricercare anche i contratti lavorativi. Ecco, un ulteriore approfondimento dell'intelligenza artificiale, sapendola impostare e rendendola ancora più efficace nell’utilizzo.</p>
<p>Poi è stato sicuramente bello alla cena dove ho potuto assaggiare i prodotti tipici.</p>
<p>Insomma ogni volta il congresso mi emoziona, anche per il fatto di essere in mezzo a tanti svizzeri.</p>
<p><strong>Serena Crastan</strong></p>
<hr />
<p>Il 10 e 11 maggio ho avuto il piacere di partecipare per la prima volta all’86° Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, organizzato nel Salento da mia madre, Anita Gnos, presidente del Circolo Svizzero Salentino.</p>
<p>Un evento che ha riunito persone provenienti da diverse parti del mondo, creando un’occasione unica di incontro e condivisione.</p>
<p>Sono felice di essere stata coinvolta e scoprire quanto incontri di questo tipo possano andare ben oltre il dialogo sulle tematiche legate alla Svizzera: diventano momenti di scambio umano, di confronto tra storie e vissuti differenti, e anche opportunità per esplorare nuovi luoghi e culture.</p>
<p>Mi piacerebbe partecipare anche ai prossimi eventi: credo siano esperienze preziose, che arricchiscono il bagaglio culturale… e che scaldano il cuore.</p>
<p><strong>Torana Jasmin Manfredi</strong></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Francesco Sommaruga professionista nel campo delle risorse umane</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/francesco-sommaruga-consigli-cv-lavoro-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 10:50:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[carriera]]></category>
		<category><![CDATA[colloquio di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[consigli lavoro estero]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[CV efficace]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Sommaruga]]></category>
		<category><![CDATA[giovani e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro giovani]]></category>
		<category><![CDATA[recruiting]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/06/Sommaruga1a-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il mondo del lavoro oggi sembra un grande punto interrogativo, soprattutto per i giovani. Tra CV da perfezionare, candidature che spariscono nel nulla e colloqui che mettono più ansia che entusiasmo, orientarsi è tutt’altro che semplice. A tutto questo si aggiunge un’altra variabile: la geografia. Cambia tutto e spesso anche radicalmente a seconda che si</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/francesco-sommaruga-consigli-cv-lavoro-giovani/">Intervista a Francesco Sommaruga professionista nel campo delle risorse umane</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/06/Sommaruga1a-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25217"  class="panel-layout" ><div id="pg-25217-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25217-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25217-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Giovani, curriculum, colloqui e incertezze: Francesco Sommaruga ci guida nel labirinto del lavoro giovanile.</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Il mondo del lavoro oggi sembra un grande punto interrogativo, soprattutto per i giovani. Tra CV da perfezionare, candidature che spariscono nel nulla e colloqui che mettono più ansia che entusiasmo, orientarsi è tutt’altro che semplice. A tutto questo si aggiunge un’altra variabile: la geografia. Cambia tutto e spesso anche radicalmente a seconda che si cerchi lavoro in Italia, in Svizzera o altrove in Europa. Ma come affrontare questa complessità?</p>
<p>Per capirlo, abbiamo incontrato Francesco Sommaruga, giovane professionista italo-svizzero che lavora nel settore delle risorse umane. Con lui abbiamo parlato di strategie, errori comuni e differenze culturali nel mondo del lavoro, con un focus particolare sul primo grande scoglio per ogni candidato: il curriculum. Perché spesso, prima ancora di un “sì” o un “no”, ci si gioca tutto in una pagina A4.</p>
<ol>
<li><strong> Ciao Francesco, ci racconti brevemente il tuo percorso professionale e come sei arrivato a occuparti di risorse umane?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Tutto ha preso forma da un incontro informale con un amico di famiglia, </em>head hunter<em> di professione. Le sue riflessioni sulle risorse umane hanno risvegliato in me una profonda curiosità verso il mondo del lavoro e l’essenza del valore umano, spingendomi a riflettere su come un buon posto di lavoro possa favorire sia la produttività che la felicità, personale e sociale. Con alle spalle una formazione giuridica che mi ha insegnato il valore delle regole e dell’equità, ho capito presto che il mio vero interesse era legato alla valorizzazione del capitale umano. Ho quindi intrapreso un master in human resource management alla Rome Business School, un percorso che ha contribuito in modo decisivo al mio sviluppo professionale e mi ha aperto le porte a esperienze rilevanti nel recruiting con Keystone Randstad e Nextre, oltre che nel career development in Domus Academy. Ogni esperienza mi ha insegnato a dare valore all’ascolto consapevole, aiutandomi a essere proattivo nel riconoscere il valore di ogni individuo.</em>»</p>
<ol start="2">
<li><strong> Che cosa ti ha colpito maggiormente osservando le difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro oggi?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Ciò che mi colpisce maggiormente osservando le difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro oggi è il disallineamento tra le competenze richieste dal mercato e quelle offerte dal sistema educativo. Viviamo in un mondo sempre più complesso, che richiede competenze trasversali e articolate, spesso trascurate o poco sviluppate nei percorsi formativi tradizionali. Proprio questo scarto tra domanda e offerta rende l’ingresso nel mercato del lavoro particolarmente difficile per molti giovani.</em>»</p>
<ol start="3">
<li><strong> Quali sono gli errori più comuni che noti nei CV dei candidati junior?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Uno degli errori più comuni nei CV dei candidati junior è l’inserimento di troppe informazioni non strettamente necessarie, che rendono il documento dispersivo e poco incisivo. Per costruire un curriculum efficace è fondamentale curare i dettagli e adottare strategie che favoriscano una lettura chiara, ordinata e mirata. Sintesi ed essenzialità rappresentano elementi chiave: è importante selezionare con attenzione solo i contenuti realmente rilevanti per il ruolo a cui si aspira. In quest’ottica, un principio fondamentale nella redazione è senza dubbio “</em>less is more<em>”.</em>»</p>
<ol start="4">
<li><strong>Esistono delle differenze sostanziali tra un CV efficace in Italia e uno in Svizzera o in altri paesi europei?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Sì, esistono differenze significative nella redazione del CV a seconda del Paese. Ogni contesto culturale e normativo ha le proprie regole e aspettative. Ad esempio, nei Paesi anglosassoni è prassi evitare l’inserimento di informazioni personali come sesso, età, stato civile o fotografia, per ridurre il rischio di bias e discriminazioni da parte dei recruiter. In Italia, al contrario, è ancora comune e spesso apprezzato includere elementi come la data di nascita, la nazionalità e una foto. Per questo motivo è importante adattare il proprio CV al contesto specifico in cui si intende candidarsi, tenendo conto della normativa nazionale.</em>»</p>
<ol start="5">
<li><strong> Come può un giovane senza molta esperienza rendere interessante il proprio curriculum?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Un ragazzo/a può rendere interessante il proprio CV valorizzando attività extra-curriculari come volontariato, sport agonistici o progetti personali, evidenziando competenze trasversali utili nel mondo del lavoro.</em>»</p>
<ol start="6">
<li><strong> Lettera di motivazione: ancora utile o ormai superata?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Molto dipende dal selezionatore, ma secondo la mia esperienza, quando ci sono molte candidature, raramente si ha il tempo di leggere a fondo le lettere motivazionali. Per questo consiglio di inserire direttamente nel CV una breve sezione introduttiva, in alto, in cui presentarsi in modo sintetico. Questo consente di trasmettere fin da subito motivazione e personalità, rendendo il profilo più efficace e mirato.</em>»</p>
<ol start="7">
<li><strong> Quali sono i principali consigli che daresti a un giovane che deve affrontare un colloquio per la prima volta?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Il colloquio è un momento naturalmente stressante, soprattutto perché si hanno molte aspettative verso sé stessi e verso il futuro lavorativo. Consiglio di preparare una breve descrizione del proprio percorso accademico e delle esperienze extra-studio, mettendo in evidenza le competenze acquisite. È importante anche rivedere il CV per anticipare le domande che potrebbero nascere da quanto scritto. Infine, il consiglio più importante è essere autentici, mantenendo però un atteggiamento positivo e costruttivo nel modo di esprimersi.</em>»</p>
<ol start="8">
<li><strong> Ci sono aspetti che, secondo te, sono spesso sottovalutati nella preparazione a un colloquio?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Spesso si sottovaluta l’importanza di prepararsi a descrivere le attività extra-curriculari, che per un ragazzo/a alle prime armi nell’ambiente lavorativo costituiscono un elemento chiave di valutazione, insieme alle conoscenze acquisite nel percorso accademico. Queste esperienze raccontano molto della personalità, delle attitudini e delle capacità, e dovrebbero essere valorizzate nella preparazione al colloquio.</em>»</p>
<ol start="9">
<li><strong> Hai qualche suggerimento per chi sta valutando un’esperienza lavorativa all’estero per la prima volta?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Se si sta considerando un’esperienza lavorativa all’estero, è fondamentale prima di tutto informarsi sui requisiti legali necessari per poter lavorare nel paese scelto. Successivamente, è altrettanto importante conoscere usi, consuetudini e cultura lavorativa locali, per facilitare l’inserimento e adattarsi al meglio al nuovo contesto.</em>»</p>
<ol start="10">
<li><strong> Quanto conta davvero il network oggi, e come si può iniziare a costruirlo anche da studenti o neolaureati?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Costruire un buon network già durante il periodo universitario, e continuare a svilupparlo nel corso della carriera, è estremamente importante, perché molte opportunità e informazioni si diffondono attraverso il passaparola. Per iniziare, è utile partecipare a eventi di settore, conferenze e seminari, oltre a utilizzare in modo strategico piattaforme come LinkedIn per creare e mantenere contatti professionali.</em>»</p>
<ol start="11">
<li><strong> Un consiglio concreto che daresti a un giovane che oggi ha appena finito di scrivere il suo primo curriculum?</strong></li>
</ol>
<p>«<em>Un consiglio che mi sento di dare è di non avere paura di sperimentare e di fare qualche errore, perché il CV è un documento vivo che evolve con la persona e racconta la sua storia. È fondamentale chiedere feedback a chi ha esperienza, prendere ispirazione da altri modelli e informarsi costantemente su come migliorarlo. Solo così si può creare un curriculum che rappresenti davvero chi lo scrive e che cresca insieme a lui o lei nel tempo.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
</div>
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