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	<title>Unione Giovani Svizzeri Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Largo.ai: l’algoritmo svizzero che prevede i successi di Hollywood</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:58:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/08/largoai-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Da sempre Hollywood vive sospesa tra intuizione artistica e calcolo industriale. Ogni film è una scommessa: si investono milioni di dollari su una storia, su un cast, su un regista, su una campagna promozionale, tutto ciò senza sapere con certezza quale sarà la risposta del pubblico. Il cinema infatti, più di altri settori, conserva una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/largo-ai-algoritmo-svizzero-prevede-successi-hollywood/">Largo.ai: l’algoritmo svizzero che prevede i successi di Hollywood</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Da sempre Hollywood vive sospesa tra intuizione artistica e calcolo industriale. Ogni film è una scommessa: si investono milioni di dollari su una storia, su un cast, su un regista, su una campagna promozionale, tutto ciò senza sapere con certezza quale sarà la risposta del pubblico. Il cinema infatti, più di altri settori, conserva una componente imprevedibile, un titolo dato per minore può diventare un caso mondiale, mentre una produzione costruita secondo tutti i criteri del successo può rivelarsi un costoso fallimento.</p>
<p>È dentro questa zona d’incertezza che si inserisce Largo.ai, una società svizzera nata a Losanna  che promette di portare nel cuore dell’industria cinematografica l’intelligenza artificiale applicata alla previsione del successo commerciale. La start-up nasce sì da un’intuizione, usare le nuove tecnologie per trovare la cosiddetta “formula segreta per il successo”, ma non è un caso che nasca nell’area di Losanna, all’interno dell’ecosistema dell’EPFL Innovation Park, una delle istituzioni scientifiche più importanti d’Europa.</p>
<p>L’idea è che l’algoritmo confronti un progetto nuovo con grandi quantità di dati e possa da lì estrapolare pattern vincenti.</p>
<p>Il sistema analizza il progetto audiovisivo nelle sue diverse componenti ed a ciò aggiunge un’approfondita analisi di mercato. Tuttavia il cuore del progetto, ciò che lo rende davvero unico, è il cosiddetto “emotional mapping”, cioè la mappatura dell’arco emotivo del racconto. Ogni film produce nello spettatore una sequenza di tensioni, attese, cadute, svolte, emozioni ben riconoscibili che tutti noi abbiamo provato davanti al grande schermo. L’intelligenza artificiale prova a misurare questa curva emotiva, individuando se la storia presenta punti di forza, cadute di ritmo, incoerenze o passaggi potenzialmente deboli.</p>
<p>La ragione dell’interesse hollywoodiano, e non solo, è quindi molto concreta, dopo anni di profonde trasformazioni nel settore dovute ed alla molteplicità di nuove sfide (crisi delle sale, concorrenza globale, crescita dello streaming etc.) l’industria cerca nuovi strumenti per leggere meglio il proprio pubblico, un pubblico con gusti e abitudini in rapido mutamento.</p>
<p>In questo scenario, un algoritmo che promette di stimare il rendimento potenziale di un’opera diventa attraente, non perché elimina il rischio, ma perché lo rende almeno in parte visibile.</p>
<p>Nel 2025 per Largo.ai si sono aperte le porte della Marché du Film di Cannes e ciò rappresenta un passaggio significativo, perchè non si tratta solo di un Festival, ma di un vero e proprio laboratorio per gli addetti ai lavori.</p>
<p>Naturalmente, questo non significa che Cannes o Hollywood o l’industria stessa abbia delegato le proprie scelte agli algoritmi, sarebbe una lettura ingenua. Significa però che il linguaggio dei dati è entrato anche negli spazi in cui tradizionalmente dominavano le pubbliche relazioni e parametri aleatori come il gusto e l’intuito.</p>
<p>Restano però alcune domande decisive: fino a che punto un algoritmo può davvero prevedere il successo di un film?</p>
<p>Ed inoltre, non c’è il rischio concreto che l’uso sistematico di strumenti come questo possano portare alla standardizzazione del prodotto ed appiattirlo su ciò che ha funzionato in passato?</p>
<p>Largo.ai, perciò, non va considerata una macchina magica né un oracolo tecnologico. È piuttosto un nuovo consulente industriale, capace di affiancare produttori e distributori nelle decisioni più delicate. Può aiutare a sbagliare meno, ma non può garantire il successo. Perché il cinema resta, nonostante tutto, un incontro imprevedibile tra una storia e il suo pubblico. E quella scintilla, almeno per ora, nessun algoritmo può ancora programmarla.</p>
<p><em>Alessandro Ganahl (Giovani UGS)</em></p>
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	<p><em>Immagine generata con l’intelligenza artificiale.</em></p>
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		<title>Stella Faggioli, tra identità italiana e svizzera: l&#8217;intervista</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-stella-faggioli-identita-italo-svizzera-ugs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2026]]></category>
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		<category><![CDATA[associazionismo svizzero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/08/faggioli-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Cresciuta in Italia come svizzera all’estero, Stella Faggioli vive la sua doppia appartenenza come una prospettiva privilegiata sul mondo. Fra cultura visiva e design, impegno associativo e attenzione alla partecipazione giovanile, riconosce nel dialogo tra lingue, esperienze e identità diverse un’occasione concreta per creare legami, immaginare nuove possibilità e trasformare le differenze in progettualità condivisa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-stella-faggioli-identita-italo-svizzera-ugs/">Stella Faggioli, tra identità italiana e svizzera: l&#8217;intervista</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/08/faggioli-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26583"  class="panel-layout" ><div id="pg-26583-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26583-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26583-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Cresciuta in Italia come svizzera all’estero, Stella Faggioli vive la sua doppia appartenenza come una prospettiva privilegiata sul mondo. Fra cultura visiva e design, impegno associativo e attenzione alla partecipazione giovanile, riconosce nel dialogo tra lingue, esperienze e identità diverse un’occasione concreta per creare legami, immaginare nuove possibilità e trasformare le differenze in progettualità condivisa.</strong></p>
<p><strong>Sei legata alla Svizzera e se sì in che modo?</strong></p>
<p>«<em>Il mio è forse un legame un po’ particolare. Sono nata e cresciuta in Italia e inevitabilmente è qui che si è formata gran parte della mia quotidianità e della mia identità. Allo stesso tempo, la Svizzera è sempre stata una parte della mia storia familiare e personale.</em></p>
<p><em>Più che sentirmi definita da una sola appartenenza, mi piace pensare di avere due prospettive diverse da cui guardare le cose. Negli ultimi anni, anche attraverso l’incontro con altri svizzeri in Italia, questa seconda parte della mia identità è diventata per me soprattutto un’occasione di scoperta e di relazione.</em>»</p>
<p><strong>Cosa ti ha spinta ad impegnarti nell’ambito dell’UGS?</strong></p>
<p>«<em>Mi ha incuriosita prima di tutto la possibilità di incontrare altri giovani con storie molto diverse, ma accomunati da questa doppia appartenenza. Poi ho scoperto una dimensione che sento particolarmente vicina: quella dell’associazionismo.</em></p>
<p><em>Credo molto negli spazi in cui le persone possono incontrarsi, organizzare qualcosa insieme, scambiarsi competenze e costruire relazioni che probabilmente non nascerebbero altrove. È una dimensione che ritrovo anche in altre esperienze di volontariato e di educazione non formale che fanno parte della mia vita.</em></p>
<p><em>Per me il valore di una realtà come l’UGS sta soprattutto qui: trasformare qualcosa di astratto come una cittadinanza condivisa in occasioni concrete di incontro, partecipazione e progettualità comune.</em>»</p>
<p><strong>Ti interessa la politica, la scena culturale svizzera o lo sport svizzero?</strong></p>
<p>«<em>La politica mi interessa molto, soprattutto quando riguarda temi sociali, diritti, partecipazione, ambiente e disuguaglianze. Vivendo in Italia seguo naturalmente più da vicino il dibattito italiano, ma trovo interessante confrontarmi anche con un sistema politico e sociale diverso.</em></p>
<p><em>La scena culturale, però, è probabilmente l’ambito in cui sento il legame più diretto. Lavorando nella comunicazione e nell’art direction ho studiato molto la tradizione del graphic design svizzero e lo Swiss Style: dalla costruzione delle griglie alla tipografia, molti principi nati da quella scuola fanno ormai parte degli strumenti che utilizzo quasi inconsapevolmente ogni giorno.</em></p>
<p><em>Sono inoltre molto appassionata di arte contemporanea e seguo con curiosità sia artisti svizzeri sia contesti internazionali come la Biennale di Venezia. Da questo punto di vista sento di avere molti più riferimenti culturali svizzeri di quanto inizialmente pensassi.</em></p>
<p><em>Sullo sport, invece, confesso di essere decisamente meno preparata!</em>»</p>
<p><strong>Hai mai letto un autore svizzero e se sì quale libro ti ha influenzata più di tutti?</strong></p>
<p>«<em>Non c’è un libro di un autore svizzero che senta di poter indicare come particolarmente determinante nel mio percorso, e preferisco non inventarmi una folgorazione letteraria che non ho avuto.Il mio rapporto con la cultura passa molto di più attraverso le immagini, l’arte e il design. Mi affascina moltissimo Jean Tinguely, per esempio, ma seguo con interesse anche artisti molto diversi tra loro come Roman Signer, Olaf Breuning e Thoma Vuille, conosciuto soprattutto per il suo “</em>Monsieur Chat<em>.”</em></p>
<p><em>Probabilmente, quindi, se dovessi parlare delle influenze culturali svizzere che porto davvero con me, partirei da un museo o da una mostra prima ancora che da una libreria.</em>»</p>
<p><strong>Se avessi la possibilità di cenare con un personaggio pubblico svizzero ed uno italiano chi incontreresti e perché? Quale piatto cucineresti?</strong></p>
<p>«Dalla Svizzera sceglierei Jean Tinguely. Mi affascina il suo modo di trasformare movimento, meccanica, gioco e assurdo in un linguaggio artistico. Mi piacerebbe capire come guardava gli oggetti e come riusciva a immaginare possibilità così imprevedibili partendo da elementi apparentemente ordinari.</p>
<p>Per l’Italia sceglierei Michela Murgia. Mi sarebbe piaciuto parlare con lei di linguaggio, diritti, comunità e di quanto le parole che scegliamo possano influenzare il modo in cui immaginiamo la società e le relazioni tra le persone.</p>
<p>Preparerei una fondue, soprattutto per quello che rappresenta. Mi piace molto il concetto di <em>convivium</em>: stare attorno allo stesso tavolo, condividere il cibo ma soprattutto tempo, parole e presenza. La fondue ha qualcosa di profondamente conviviale perché non si limita a essere un piatto servito a ciascuno, ma crea quasi automaticamente un piccolo rito collettivo.</p>
<p><strong>Come è percepita la Svizzera dai tuoi amici e dai tuoi conoscenti?</strong></p>
<p>«<em>Direi attraverso un misto di ammirazione e stereotipi. Tornano spesso la precisione, gli stipendi, i paesaggi, il cioccolato e naturalmente l’idea che tutto costi moltissimo.</em></p>
<p><em>La cosa divertente è che spesso, quando racconto di essere anche svizzera, suscita una certa sorpresa perché, conoscendomi principalmente nella mia vita italiana, non è necessariamente la prima cosa che le persone associano a me, se non forse per quelli che definiscono i miei “connotati molto nordici”.</em></p>
<p><em>Credo però che proprio questo renda interessante essere svizzeri all’estero: dietro una cittadinanza esistono esperienze e identità molto più diverse di quanto si immagini.</em>»</p>
<p><strong>Hai qualche aneddoto divertente da raccontare riguardo al tuo essere svizzera e italiana?</strong></p>
<p>«<em>Ormai ho imparato che dichiarare di essere svizzera davanti a un gruppo di italiani attiva quasi sempre la stessa sequenza di associazioni: cioccolato, banche, puntualità e, immancabilmente, Aldo, Giovanni e Giacomo. Prima o poi qualcuno cita i loro sketch sugli svizzeri, cosa che in realtà mi diverte moltissimo perché li amo anch’io. È diventato quasi un piccolo rito: dico di essere svizzera e so già più o meno quali battute arriveranno nei trenta secondi successivi.</em></p>
<p><em>Poi c’è la piccola crisi diplomatica ogni volta che Italia e Svizzera si incontrano in qualche competizione e improvvisamente tutti vogliono sapere da che parte sto. In quei casi cerco di appellarmi alla doppia cittadinanza come immunità diplomatica.</em>»</p>
<p><strong>Quali pensi siano i punti di forza e/o d’eccellenza dell’Italia e della Svizzera?</strong></p>
<p>«<em>Dell’Italia amo soprattutto la straordinaria ricchezza culturale e la capacità di creare relazioni. È un Paese fatto di differenze, linguaggi, territori e modi di vivere molto diversi tra loro, e credo che proprio questa complessità alimenti una grande creatività.</em></p>
<p><em>Della Svizzera mi affascina soprattutto la capacità di far convivere identità linguistiche e culturali differenti all’interno dello stesso Paese. Apprezzo molto anche la sua tradizione nel design, nell’architettura, nella ricerca e più in generale nella cultura del progetto: forse è anche deformazione professionale, ma è un patrimonio che sento particolarmente vicino.</em></p>
<p><em>Sono due Paesi molto diversi e credo che proprio questo renda interessante avere un rapporto con entrambi. Personalmente mi piace poter abitare questa doppia prospettiva senza sentire il bisogno di stabilire quale delle due sia “migliore”.</em>»</p>
<p><strong>Cosa saresti felice di ricevere dalla comunità dei giovani svizzeri in Italia e come pensi potresti contribuire al meglio?</strong></p>
<p>«<em>Mi piacerebbe che fosse soprattutto una comunità viva, capace di creare occasioni per conoscersi e fare cose insieme, non soltanto di mantenere un legame formale con la Svizzera.</em></p>
<p><em>Mi interesserebbero incontri, progetti, momenti culturali e attività pensate realmente dai giovani per altri giovani. Credo che una comunità funzioni quando lascia spazio alle persone per modificarla, sperimentare e portarci qualcosa di proprio.</em></p>
<p><em>È probabilmente qui che penso di poter dare il contributo maggiore: mi piace ideare attività, inventare format, organizzare eventi e trasformare un’intuizione iniziale in qualcosa che possa essere costruito insieme agli altri. Mi piacerebbe quindi avere un ruolo da ideatrice, organizzatrice e co-progettista, più che limitarmi a partecipare ad attività già definite.</em></p>
<p><em>Mi interessa particolarmente tutto ciò che riguarda la partecipazione giovanile e l’educazione non formale: creare contesti in cui le persone non siano semplicemente pubblico, ma possano prendere parte attivamente a quello che succede e contribuire a trasformarlo.</em>»</p>
<p><strong>Infine, in quanto svizzeri di seconda generazione e portatori di un bagaglio multiculturale, cosa pensi che potreste apportare ai vostri stati di appartenenza?</strong></p>
<p><strong>«</strong><em>Non credo che il valore di una seconda generazione stia nell’essere “metà di una cosa e metà dell’altra”. Credo piuttosto che significhi avere a disposizione più di un punto di vista. Crescere tra riferimenti diversi può insegnare che molti comportamenti che consideriamo naturali sono in realtà culturali e che quindi possono essere osservati, messi in discussione e ripensati. Questo aiuta anche a sentirsi più a proprio agio davanti alle differenze.</em></p>
<p><em>Forse il contributo più interessante che possiamo portare sia all’Italia sia alla Svizzera è proprio questo: fare da ponte, creare dialogo e ricordare che l’appartenenza non deve necessariamente essere un confine. Può essere anche uno spazio da condividere e trasformare insieme.</em>»</p>
<p>Raffaele Sermoneta</p>
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		<title>Il Consolato del Mese: Consolato Onorario di Svizzera a Napoli</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/consolato-onorario-svizzera-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:30:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Swisscommunity]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[comunità svizzera in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Consolato Svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[Console Onorario]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/consolato-onorario-svizzera-napoli/">Il Consolato del Mese: Consolato Onorario di Svizzera a Napoli</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Il consolato del mese</h3>
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	<p><strong>Sede:</strong> corso Vittorio Emanuele 632, Napoli</p>
<p><strong>Console Onorario:</strong> dott.ssa Raffaella D’Errico</p>
<p><strong>Zona di competenza:</strong> Campania</p>
<p><strong>Mansionario: </strong>Il Consolato di Svizzera per la Campania con sede a Napoli è un ufficio di rappresentanza che assiste i cittadini svizzeri residenti o di passaggio anche in caso di emergenza. Riferisce al Consolato Generale e all’Ambasciata di Roma. In conformità con la strategia di politica estera e di comunicazione internazionale del DFAE trasmette le informazioni politiche, economiche, scientifiche e culturali rilevanti per gli interessi della Svizzera. Segue e partecipa alle attività del Circolo Svizzero sul posto e cura le relazioni con le autorità locali, con le università e con le organizzazioni economiche presenti in Campania.</p>
<p><strong>Telefono:</strong> +39 3477964907</p>
<p><strong>Mail:</strong> napoli@honrep.ch</p>
<p><strong>Frase conclusiva del console: </strong></p>
<p>«<em>I rapporti e gli interscambi culturali e commerciali tra la Svizzera e la Campania sono sempre stati ottimi. Fin dal ‘700 nomi dell’imprenditoria e dell’architettura svizzera sono presenti sul territorio. Ancora oggi il nome Caflish è sinonimo di bontà; Wenner di industria tessile; Domenico Fontana e Pietro Bianchi di architettura; Corradini di industria metallurgia, tanto per citarne alcuni.</em></p>
<p><em>Oggi la Svizzera è presente sul territorio Campano con due eccellenze nel campo farmaceutico: Novartis e Altergon.</em></p>
<p><em>Nel mio ruolo consolare mi impegno costantemente a mantenere riconoscibile il contributo svizzero e a rafforzare le già splendide relazioni bilaterali tra la Svizzera e la Campania.</em>»</p>
<p>Raffaella D’Errico<br />
Console Onorario di Svizzera a Napoli</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
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		<title>Campo Svizzero &#8211; Festa del 1° agosto a Venezia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/campo-svizzero-venezia-festa-1-agosto-2026-campo-sant-agnese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 10:14:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[1 agosto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Campo Sant’Agnese]]></category>
		<category><![CDATA[Campo Svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[comunità svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[festa nazionale Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzeri in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/Campo_svizzero_festa_1_agosto_venezia-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il 1° agosto è da sempre un momento speciale per gli svizzeri, un'occasione per celebrare le proprie radici, la propria storia e il senso di appartenenza a una comunità che va oltre i confini geografici. Con questo spirito nasce Campo Svizzero, una serata conviviale aperta agli svizzeri residenti in Veneto, ai loro familiari e amici,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/campo-svizzero-venezia-festa-1-agosto-2026-campo-sant-agnese/">Campo Svizzero &#8211; Festa del 1° agosto a Venezia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Il 1° agosto è da sempre un momento speciale per gli svizzeri, un'occasione per celebrare le proprie radici, la propria storia e il senso di appartenenza a una comunità che va oltre i confini geografici.</p>
<p>Con questo spirito nasce <strong>Campo Svizzero</strong>, una serata conviviale aperta agli svizzeri residenti in Veneto, ai loro familiari e amici, pensata per ritrovarsi e festeggiare insieme la Festa Nazionale Svizzera in uno dei luoghi più simbolici della presenza svizzera a Venezia.</p>
<p>L'appuntamento è per <strong>sabato 1° agosto 2026</strong> in <strong>Campo Sant'Agnese</strong>, di fronte al Consolato di Svizzera a Venezia. Una cornice unica per condividere una cena all'aperto, incontrare nuove persone, ritrovare vecchi amici e trascorrere una piacevole serata in compagnia.</p>
<p>Che tu viva in Veneto da molti anni o che sia arrivato più recentemente, Campo Svizzero vuole essere un'occasione semplice e autentica per incontrarsi e creare nuove connessioni.</p>
<p>📍 Campo Sant'Agnese, Venezia</p>
<p>📅 Sabato 1° agosto 2026</p>
<p>Scansiona il QR code per scoprire tutti i dettagli dell'iniziativa, consultare il programma e iscriverti all'evento.</p>
<p>Ti aspettiamo per celebrare insieme il 1° agosto nel cuore di Venezia.</p>
</div>
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		<item>
		<title>Consolato Onorario di Svizzera a Bari</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/consolato-onorario-svizzera-bari-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 10:06:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Bari]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini svizzeri all’estero]]></category>
		<category><![CDATA[comunità svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Consolato Onorario Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[DFAE]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Patroni Griffi]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/consolato-onorario-svizzera-bari-puglia/">Consolato Onorario di Svizzera a Bari</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/06/console-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26498"  class="panel-layout" ><div id="pg-26498-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26498-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26498-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Il consolato del mese</h3>
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	<p><strong>Sede:</strong> piazza Luigi di Savoia 41/A, 70121 Bari</p>
<p><strong>Console Onorario:</strong> prof. avv. Ugo Patroni Griffi</p>
<p><strong>Zona di competenza:</strong> Puglia</p>
<p><strong>Mansionario: </strong>Il Consolato onorario di Svizzera a Bari assiste i cittadini svizzeri presenti nella circoscrizione della Puglia, sia residenti sia di passaggio, operando in stretto coordinamento con il Consolato generale e l’Ambasciata di Svizzera a Roma e nel rispetto delle direttive del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Cura i rapporti con le autorità locali e regionali, promuove l’immagine della Confederazione e favorisce gli interscambi economici, culturali e scientifici tra il territorio pugliese e la Svizzera. Segue le attività della comunità elvetica sul posto e mantiene il dialogo con gli enti, le associazioni e le imprese svizzere presenti nella circoscrizione, in linea con la strategia di politica estera svizzera 2024–2027 e la strategia di comunicazione internazionale del DFAE.</p>
<p><strong>Telefono:</strong> +39 080 840 6185</p>
<p><strong>Mail:</strong> bari@honrep.ch</p>
<p><strong>Frase conclusiva del console: </strong></p>
<p>«<em>La Puglia è terra di confini che si aprono: sul mare, sulle civiltà, sui commerci. Con la Svizzera condivide qualcosa di meno visibile ma altrettanto solido – una cultura del lavoro, della precisione, dell’affidabilità – che rende i rapporti tra le due realtà naturalmente fecondi. Bari, con la sua vocazione portuale e adriatica, con la sua tradizione di crocevia tra Oriente e Occidente, rappresenta un punto di osservazione privilegiato su un Mediterraneo che torna al centro delle grandi direttrici economiche e geopolitiche del nostro tempo. Il Consolato onorario opera in questo spazio di convergenza, con la consapevolezza che i legami economici, culturali e istituzionali tra la Puglia e la Confederazione non sono un dato acquisito, ma un patrimonio da coltivare con cura e continuità.»</em></p>
<p>Ugo Patroni Griffi<br />
Console Onorario di Svizzera a Bari</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Tra workshop, incontri e nuove amicizie I giovani UGS raccontano Bologna 2026</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/giovani-ugs-congresso-bologna-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 21:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[associazionismo giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna 2026]]></category>
		<category><![CDATA[comunità svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Collegamento Svizzero]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Svizzeri all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[giovani svizzeri in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[UGS]]></category>
		<category><![CDATA[workshop intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso_Bo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Durante il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia abbiamo vissuto ancora una volta un’esperienza intensa fatta di incontri, idee e condivisione. Fin dal nostro arrivo, l’Hotel Carlton di Bologna ci ha accolti con grande disponibilità, accompagnando con attenzione tutte le attività del fine settimana. Nel corso del Congresso ho avuto il piacere di intervenire come</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/congresso_Bo-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26348"  class="panel-layout" ><div id="pg-26348-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26348-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26348-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Durante il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia abbiamo vissuto ancora una volta un’esperienza intensa fatta di incontri, idee e condivisione. Fin dal nostro arrivo, l’Hotel Carlton di Bologna ci ha accolti con grande disponibilità, accompagnando con attenzione tutte le attività del fine settimana.</p>
<p>Nel corso del Congresso ho avuto il piacere di intervenire come relatore per presentare il percorso di UGS e i progetti che stiamo portando avanti tra Italia e Svizzera. Per riattivare la sala dopo le lunghe ore di lavori congressuali abbiamo anche iniziato con due piccoli esercizi di attivazione mentale, riuscendo a riportare energia e sorrisi tra i presenti.</p>
<p>Un sincero ringraziamento va a Francesco Salizzoni e ai ragazzi di Turtle SRL per il bellissimo laboratorio dedicato all’intelligenza artificiale, che ha dato a tutti noi la possibilità di confrontarci con strumenti concreti e utili. Per i più curiosi, in fondo all’articolo sarà possibile trovare il QR code per accedere direttamente alla web app sviluppata durante il workshop.</p>
<p>Durante il Congresso abbiamo inoltre presentato una nuova tappa della tournée artistica di “Isole Felici”, con le opere esposte negli spazi dell’hotel e condivise con tutti i partecipanti.</p>
<p>La serata trascorsa insieme ai giovani resterà sicuramente uno dei ricordi più belli di questa esperienza. Difficilmente dimenticheremo l’accoglienza ricevuta a Bologna e l’entusiasmo con cui Alessandro ci ha accompagnati alla scoperta della sua città.</p>
<p>Un grazie speciale va infine a tutti i giovani partecipanti che, con il loro entusiasmo, la voglia di mettersi in gioco e di condividere esperienze insieme, hanno dato ancora una volta un’energia autentica a momenti di incontro capaci di lasciare ricordi davvero indimenticabili.</p>
<p><em>Raffaele Sermoneta<br />
</em></p>
<hr />
<p>«Anche quest’anno il congresso è finito ed è il momento di tirare le somme. Tuttavia, provo una particolare malinconia nello scrivere queste parole. Sarà perché io stesso sono di Bologna e ho profuso tutto l’impegno possibile per far sentire a casa i ragazzi che hanno partecipato e mostrargli il lato più autentico della mia città. Sarà perché l’organizzazione del congresso in sé è stata una sfida. Ma nel profondo sono consapevole che la reale radice di questa mia disposizione d’animo risiede nel fatto che l’edizione di quest’anno mi è entrata di diritto nel cuore, grazie alle bellissime persone che ho incontrato ed i vecchi amici che sempre tanto piacere fa rivedere. Mi auguro di rincontrarci tutti al più presto, un abbraccio.»</p>
<p><em>Alessandro Ganahl<br />
</em></p>
<hr />
<p>«Sono arrivata al Congresso sentendomi persa, come succede all’inizio di ogni viaggio nuovo. Continuavo a girare tra sale sbagliate, bagni, scale e sigarette fumate per calmare l’emozione, cercando facce giovani senza trovarne nessuna. Avevo quella strana agitazione addosso che ti fa sentire contemporaneamente piccola e piena di aspettative. Poi finalmente la sala giusta, i primi sorrisi, le presentazioni timide, le chiacchiere che lentamente smettono di essere imbarazzo e diventano possibilità.</p>
<p>E poi il workshop. Lì è successo qualcosa. Mi sono sentita capita, ascoltata, nel posto giusto. Abbiamo giocato con la creatività come bambini davanti a qualcosa di completamente nuovo: “adesso fai”. E noi abbiamo fatto davvero. Nessuno era esperto, nessuno aveva tutte le risposte, ma insieme siamo riusciti a costruire idee, creare un’app con l’intelligenza artificiale, unire logica, intuizione e sensibilità diverse. È stato uno di quei momenti che ti ricordano quanto sia potente creare insieme.</p>
<p>La sera è scivolata via tra una cena (elegantemente improvvisata all’ultimo minuto correndo per negozi alla ricerca di qualcosa di elegante da mettermi), risate, chiacchiere e quella festa che sembra una cosa banale e da “incoscienti giovani” ma non lo è mai. Perché la festa è un rituale: serve a sciogliersi, a raccontarsi, a sentirsi parte di qualcosa.</p>
<p>Le chiacchiere, la musica, l’aprirsi con l’altro, le risate, il ritorno insieme verso la propria dimora e l’ultima “buonanotte” che sa di gioia e malinconia allo stesso tempo. Questo weekend è stato brevissimo e intensissimo. Sono arrivata senza conoscere nessuno e sono ripartita con le guance doloranti per i troppi sorrisi e qualche lacrima di arrivederci.</p>
<p>Grazie ad Alessandro, per quella spensieratezza che rende tutto più leggero. Ad Alice, per la sua gentilezza e il modo delicato di stare accanto agli altri.</p>
<p>A Raffaele, per la calma e la profondità che trasmette senza bisogno di troppe parole.</p>
<p>A Niccolò, per i momenti condivisi e la sua presenza sempre piacevole.</p>
<p>E a Francesca, per l’entusiasmo e la capacità di farci guardare le cose con occhi diversi.</p>
<p>Ancora una volta ho capito che l’associazionismo non riempie solo il tempo. Ti cambia proprio la vita.»</p>
<p><em>Stella Faggioli<br />
</em></p>
<hr />
<p>«È solamente il secondo anno che partecipo al programma UGS del Congresso del Collegamento svizzero in Italia, e posso dire di essermi trovata a mio agio dal primo momento pur essendo una ragazza abbastanza riservata.</p>
<p>È davvero una grande esperienza, piena di opportunità per fare nuove amicizie, divertirsi e imparare sempre cose nuove.</p>
<p>Quest’anno abbiamo partecipato al workshop sull’uso dell’intelligenza artificiale per creare un’applicazione su misura per noi, è stato davvero interessante pur non essendo una cima con i computer!</p>
<p>La parte più bella e inaspettata è stata non avere un tavolo durante la cena ufficiale riservato a noi soci UGS, ma essere spartiti a coppie/ terzetti nei tavoli degli altri partecipanti così abbiamo avuto l’opportunità di conoscere anche le loro esperienze di vita, aneddoti e alcune curiosità sulla Svizzera.</p>
<p>Poco ma sicuro, non si smette mai di imparare!»</p>
<p><em>Alice Stocco</em></p>
<hr />
<p>«Durante il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia ho avuto il piacere di partecipare, assieme all'UGS a un laboratorio sull'Intelligenza Artificiale e in particolare al suo utilizzo nell'ambito della creazione di applicazioni.</p>
<p>Abbiamo iniziato questo laboratorio scegliendo lo scopo principale di questa applicazione, ovvero fornire ai cittadini di Bologna uno strumento che li aiutasse nella salvaguardia delle zone verdi, dando la possibilità di essere parte attiva nel mantenere rigogliosa la città.</p>
<p>Infatti l'applicazione dà la possibilità di capire il tipo di flora circostante e come mantenerla a seconda della zona in cui si trovava.</p>
<p>Nel pomeriggio abbiamo poi proseguito con il congresso vero e proprio i cui temi principali sono stati l'acqua e il cinema.</p>
<p>È stato molto interessante per me capire lo studio dietro ai vari corsi d'acqua che si trovano nella città di Bologna e soprattutto le soluzioni tecniche adottate per evitare l'esondazione degli stessi.</p>
<p>Questo per me è il terzo Congresso del Collegamento Svizzero in Italia a cui partecipo e ciò che mi piace di più è incontrare così tante persone provenienti o originarie di diverse parti della Svizzera in un unico posto, e soprattutto il senso di comunità e appartenenza che ci accomuna, tanto da farmi quasi dimenticare per un attimo di essere in Italia.»</p>
<p><em>Nicoló Bolpet</em></p>
<hr />
<p>«Partecipare al congresso del Collegamento Svizzero a Bologna come amica dell’UGS è stata un’esperienza bellissima. L'Hotel Carlton ci ha accolti alla grande, ma ciò che ha reso questa giornata davvero speciale è stata la straordinaria eterogeneità dei partecipanti. Nonostante provenissimo da città diverse, con percorsi di formazione differenti e contesti di vita variegati, si è creata immediatamente un'atmosfera di curiosità reciproca.</p>
<p>Uno dei momenti più stimolanti è stato senza dubbio il workshop dedicato all'intelligenza artificiale. Ci siamo messi alla prova nella creazione di un'applicazione utilizzando l’IA e sebbene nessuno di noi fosse un esperto, metterci in gioco per creare un’applicazione insieme è stato molto divertente. La collaborazione è nata in modo semplicissimo ed è stato un bell'esempio di come l'unione faccia la forza (e renda tutto più leggero!).</p>
<p>La giornata è stata intensa, ma il pezzo forte è arrivato la sera. Dopo un'ottima cena, ci siamo ritrovati tra di noi e in quel momento è uscita la parte più vera di ognuno: abbiamo riso, scherzato e ci siamo raccontati in modo autentico e spontaneo. È lì che ho scoperto davvero chi avevo davanti, oltre le formalità.</p>
<p>Abbiamo passato ore a chiacchierare, confrontando le nostre storie e i nostri interessi: un mix di stimoli davvero raro da trovare. Sono tornata a casa con la sensazione di aver scoperto persone splendide che non vedo l'ora di rivedere.</p>
<p>Un grazie speciale va al presidente e a tutti i giovani dell’UGS per aver creato momenti speciali.»</p>
<p><em>Maria Francesca Zaccarini<br />
</em></p>
<hr />
<p>«Ho vissuto il congresso come un’esperienza particolarmente significativa, sia sotto il profilo formativo sia dal punto di vista umano. Il tema della gestione ambientale e culturale tra i canali di Bologna e le Alpi svizzere ha consentito di approfondire questioni di grande attualità legate alla tutela e alla gestione delle risorse idriche, con particolare attenzione al caso del Lago Maggiore e alle problematiche connesse ai corsi d’acqua e ai bacini idrici. È stato inoltre interessante riscoprire un aspetto meno noto della città di Bologna, rappresentato dal suo sistema storico di canali, che per secoli ha contribuito in modo determinante allo sviluppo economico e commerciale del territorio.</p>
<p>Accanto ai contenuti trattati durante il congresso, ho particolarmente apprezzato il clima di dialogo e condivisione che ha caratterizzato l’intero fine settimana. Il pranzo organizzato nel centro storico, dopo il ritrovo in Piazza Maggiore, ha rappresentato un momento di confronto molto piacevole, durante il quale ho avuto l’opportunità di discutere con altri giovani dei rispettivi percorsi universitari e professionali, ma anche di ascoltare testimonianze ed esperienze degli altri presenti, in un contesto conviviale e stimolante. Esperienze di questo tipo costituiscono un’importante occasione per consolidare rapporti già esistenti, instaurarne di nuovi e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità di UGS. Il confronto tra persone provenienti da percorsi differenti, ma accomunate dalle medesime radici culturali, rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più preziosi di iniziative come questa.»</p>
<p><em>Filippo Greco</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Isole Felici”: esposto a Vicenza il fil rouge artistico tra Venezia e Svizzera, ora in viaggio verso il Ticino”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/isole-felici-arte-venezia-vicenza-ticino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 21:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/isole-felici-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel mese di aprile 2026 la storica Libreria Galla 1880 nel cuore di Vicenza ha accolto “Isole Felici. Venezia e Svizzera – mondi interconnessi - Culture e visioni in movimento”, esposizione collettiva d’arte contemporanea nata dal progetto di Residenza d’Artista UGS promosso da Unione Giovani Svizzeri e ospitato a Venezia presso Palazzo Trevisan degli Ulivi,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/isole-felici-arte-venezia-vicenza-ticino/">“Isole Felici”: esposto a Vicenza il fil rouge artistico tra Venezia e Svizzera, ora in viaggio verso il Ticino”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/05/isole-felici-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26344"  class="panel-layout" ><div id="pg-26344-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26344-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26344-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nel mese di aprile 2026 la storica Libreria Galla 1880 nel cuore di <em>Vicenza</em> ha accolto <em>“</em><em>Isole Felici. Venezia e Svizzera – mondi interconnessi - Culture e visioni in movimento”</em>, esposizione collettiva d’arte contemporanea nata dal progetto di Residenza d’Artista UGS promosso da Unione Giovani Svizzeri e ospitato a Venezia presso Palazzo Trevisan degli Ulivi, sede del Consolato di Svizzera a Venezia.</p>
<p>La mostra, inaugurata l’11 aprile e visitabile fino al 25 aprile, ha presentato le opere di Elisabetta Agrelli, Filippo Gori Knöpfli e Nat Cartier.</p>
<p>Al centro del progetto il dialogo tra cultura svizzera e italiana, raccontato attraverso opere in acrilico su tela e percorsi di pittura contemporanea legati al tema della connessione tra territori, identità condivise e mobilità culturale. Venezia è diventata così luogo simbolico di incontro e attraversamento creativo, mentre Vicenza ha accolto una proposta artistica capace di unire ricerca contemporanea e dimensione relazionale.</p>
<p>L’inaugurazione ha visto una buona partecipazione di pubblico, con la presenza di appassionati d’arte, galleristi ed esponenti del mondo culturale e associativo, in un clima positivo, partecipato e conviviale. Tra i presenti anche Alberto Galla, figura storica della cultura vicentina e rappresentante della Libreria Galla 1880, Patrice Schaer, presidente del Circolo Svizzero di Vicenza, e Raffaele Sermoneta, presidente di Unione Giovani Svizzeri.</p>
<p>Nel corso del pomeriggio, Sermoneta ha presentato il percorso della residenza artistica veneziana e la nascita dell’esposizione, soffermandosi sul valore culturale del progetto e sulla volontà di valorizzare giovani artisti svizzeri e italo-svizzeri attraverso occasioni di incontro tra arte, territori e comunità.</p>
<p>“<em>Isole Felici</em>” ha così rappresentato un ponte culturale tra Italia e Svizzera e una nuova tappa del percorso di tournée promosso da UGS, destinato a proseguire anche nei prossimi mesi con ulteriori appuntamenti culturali in Italia e in Svizzera dedicati al dialogo artistico italo-svizzero.</p>
<p>Dopo aver fatto tappa a Bologna il 9-10 maggio al Congresso degli svizzeri all’estero le opere saranno nuovamente esposte all’interno del festival per le arti visive Festivaglio dal 3 al 7 giugno a Vaglio nel Canton Ticino, rappresentando così la visione prospettiva proveniente dalla Quinta Svizzera in un festival d’arte con partecipazioni da tutto il territorio nazionale.</p>
<p>Il progetto continuerà nei prossimi mesi tra Italia e Svizzera, mantenendo al centro quella dimensione di incontro, scambio e condivisione culturale che ha caratterizzato anche la tappa vicentina.</p>
<p>Vi aspettiamo quindi in Svizzera per vivere insieme questo nuovo capitolo di “<em>Isole Felici</em>”.</p>
<p><em>Raffaele Sermoneta</em></p>
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		<title>“Zone di confusione”: Oltre il confine, verso sé stessi</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 23:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/zone-di-confusione-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nelle sale della Società svizzera di Milano l’ingresso alla mostra “Zone di Confusione” avviene già prima delle immagini. È l’allestimento a segnare il primo passaggio. La sensazione è quella di entrare in una bolla all’interno della quale, attraverso gli scatti dei fotografi esposti, ascoltare la propria interiorità e le proprie emozioni. Si ha la sensazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mostra-zone-di-confusione-milano/">“Zone di confusione”: Oltre il confine, verso sé stessi</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/zone-di-confusione-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26238"  class="panel-layout" ><div id="pg-26238-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26238-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26238-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Esposizione fotografica d’incontro fra confini, vissuti, relazioni e nuove generazioni italiane e svizzere</h3>
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	<p>Nelle sale della Società svizzera di Milano l’ingresso alla mostra “Zone di Confusione” avviene già prima delle immagini. È l’allestimento a segnare il primo passaggio. La sensazione è quella di entrare in una bolla all’interno della quale, attraverso gli scatti dei fotografi esposti, ascoltare la propria interiorità e le proprie emozioni.</p>
<p>Si ha la sensazione di entrare in un luogo che respira: presente e insieme distante, concreto e sfuggente.</p>
<p>Non esiste un percorso obbligato. Il visitatore si muove tra le immagini come dentro un paesaggio aperto: scegliendo il proprio ritmo, il proprio punto di vista e cosa ascoltare.</p>
<p>Ad accogliere il pubblico in una sala gremita all’inaugurazione, tenutasi lunedì 2 marzo, insieme alle opere, la presenza istituzionale che ha voluto riconoscere il valore dell’iniziativa: il Console generale Stefano Lazzarotto, il Console generale aggiunto Nicola Felder, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi e il presidente della Società svizzera di Milano avv. Markus Wiget e la direttrice artistica della Biennale della fotografia femminile (BFF) Alessia Locatelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mostra nasce da una call fotografica promossa dall’Unione giovani svizzeri, che ha organizzato l’iniziativa in collaborazione con la Sezione giovani della Società svizzera di Milano.</p>
<p>Il progetto si sviluppa con il patrocinio del Consolato generale di Svizzera a Milano, del Comune di Milano e della Biennale della fotografia femminile, a conferma di un’attenzione condivisa verso i linguaggi contemporanei e le nuove generazioni.</p>
<p>In questo percorso, l’UGS prosegue con coerenza il proprio impegno nel valorizzare i giovani talenti e i loro punti di vista, contribuendo al dialogo tra Italia e Svizzera.</p>
<p>Qui prende voce “Zone di Confusione”, un progetto che nasce da un’urgenza condivisa prima ancora che da un’intenzione curatoriale.</p>
<p>Sei giovani artisti italo-svizzeri – Niccolò Campana, Natalia Gonzales, Hanna Hildebrand, Jacopo Martinoni, Silvia Peronetti e Simone Zaugg – infatti raccontano un territorio che non coincide con una geografia, ma con una condizione interiore.</p>
<p>Come sottolinea il curatore Riccardo Pogliani, il confine si trasforma in luogo. Uno spazio simbolico, attraversato da tensioni e possibilità, dove appartenenza ed esperienza si ridefiniscono continuamente. In questo intreccio, le differenze tra Italia e Svizzera convivono con le somiglianze, generando una trama che invita a osservare con attenzione.</p>
<p>Le fotografie selezionate, tra cui spicca – in una classifica redatta da un’apposita giuria di esperti – il lavoro di Jacopo Martinoni, primo classificato, restituiscono questa complessità attraverso linguaggi diversi.</p>
<p>Ogni immagine resta aperta, capace di suggerire più letture.</p>
<p>C’è chi lavora sul corpo e sulla presenza, chi sulla distanza e sul paesaggio, chi ancora sulla memoria. In comune, una ricerca che prende forma nello sguardo e si completa nell’incontro con chi osserva.</p>
<p>È dall’osservazione di sé, da ciò che queste fotografie sono capaci di far risuonare in chi le guarda, che possono riemergere memorie o nascere spunti su quante sfaccettature possa assumere il trovarsi fra due modi di essere, di vedere, agire e pensare.</p>
<p>E che continua, anche dopo l’uscita, nel modo in cui scegliamo di guardare.</p>
<p>di Raffaele Sermoneta<br />
Immagini Niccolò Campana</p>
</div>
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	<p>Da sinistra Stefano Pogliani, il presidente UGS Raffaele Sermoneta, Riccardo Pogliani, il presidente della Società Svizzera di Milano avv. Markus Wiget, il vicepresidente UGS Niccolò Campana, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, i fotografi Natalia Gonzales e Jacopo Martinoni, il Console generale Stefano Lazzarotto, il Console generale aggiunto Nicola Felder.</p>
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		<title>Consolato Onorario di Svizzera a Firenze</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/consolato-svizzero-firenze-edgar-kraft/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 22:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza consolare]]></category>
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		<category><![CDATA[Edgar Kraft]]></category>
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		<category><![CDATA[istituzioni svizzere]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera estero]]></category>
		<category><![CDATA[svizzeri in Toscana]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/console-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26230"  class="panel-layout" ><div id="pg-26230-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26230-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26230-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Il consolato del mese</h3>
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	<p><strong>Sede:</strong> Piazzale Galileo 5, 50125 Firenze</p>
<p>Tutti i giorni per telefono e di persona su appuntamento.<br />
<strong>Console Onorario:</strong> Edgar Kraft<br />
<strong>Zona di competenza:</strong> Toscana</p>
<p><strong>Mansionario:</strong> Il Consolato onorario di Svizzera a Firenze fornisce assistenza ai connazionali presenti sul territorio toscano e quelli di passaggio. Partecipa e mantiene contatti con le autorità locali e regionali, con il circolo svizzero, chiesa svizzera, camera di commercio, enti, associazioni, persone e imprese.</p>
<p>Trasmette le informazioni rilevanti per gli interessi della Svizzera Consolato Generale e Ambasciata di Roma, in conformità con la strategia di politica estera svizzera 2024-2027 e la strategia di comunicazione internazionale del DFAE, compreso sotto il profilo culturale.</p>
<p><strong>Telefono:</strong> 055-222434</p>
<p><strong>Mail:</strong> firenze@honrep.ch</p>
<p><strong>Frase conclusiva del console:<br />
</strong>«<em>Firenze soprattutto, ma anche tante realtà in Toscana, attraggono molti connazionali per viverci, lavorare, creare. Possono essere aziende, manifatture, artigiani, artisti, agricoltura e turismo, ristorazione o vacanzieri, o semplicemente gaudenti e investitori.</em></p>
<p><em>Collaboriamo con Svizzera Turismo quando a Firenze, organizziamo la festa nazionale il 1° agosto presso la nostra sede, oltre a due serate invernali di fondue e raclette per gli amici della Svizzera. </em></p>
<p><em>Spesso si rivolgono a noi anche italiani quando tornano dalla Svizzera o stranieri con varie richieste per andare in Svizzera. </em></p>
<p><em>Come Console Onorario svizzero ti dedichi con passione a rappresentare la tua patria, dedichi tempo per incontrare persone e posti, dai disponibilità di tempo e di ascolto per aiutare a risolvere situazioni talvolta impegnative; conoscere le tre delle quattro lingue della Confederazione con il dialetto è di grandissimo aiuto per risolvere efficacemente i problemi sorti al connazionale. Comunicazione e dialogo fermo ma con guanto di seta.</em></p>
<p><em>Viva La Svizzera.</em>»</p>
<p>Edgar Kraft<br />
Console Onorario di Svizzera a Firenze</p>
</div>
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		<title>Le Olimpiadi, tra sogno e umanità</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/olimpiadi-cortina-2026-sport-emozioni-umanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:15:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/olimpiadi-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Immagini e testo di Raffaele Sermoneta C’è qualcosa nelle Olimpiadi e nelle Paralimpiadi che continua a farci alzare lo sguardo. È la dimensione del sogno. Quando pensiamo ai Giochi olimpici immaginiamo atleti straordinari, persone che hanno dedicato una vita intera a un gesto tecnico, a una curva perfetta, a un salto che sembra sfidare la</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/olimpiadi-cortina-2026-sport-emozioni-umanita/">Le Olimpiadi, tra sogno e umanità</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Reportage da Cortina</h3>
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	<p><em>Immagini e testo di Raffaele Sermoneta</em></p>
<p>C’è qualcosa nelle Olimpiadi e nelle Paralimpiadi che continua a farci alzare lo sguardo.</p>
<p>È la dimensione del sogno. Quando pensiamo ai Giochi olimpici immaginiamo atleti straordinari, persone che hanno dedicato una vita intera a un gesto tecnico, a una curva perfetta, a un salto che sembra sfidare la gravità. Sono i migliori; e quando li guardiamo gareggiare restiamo spesso in silenzio o a bocca aperta, quasi increduli davanti a ciò che il corpo umano riesce a fare.</p>
<p>Eppure, camminando per le vie di Cortina d’Ampezzo nei giorni che accompagnano i Giochi, emerge con chiarezza un’altra dimensione. Più discreta, forse meno spettacolare delle gare, ma profondamente autentica.</p>
<p>La dimensione delle persone.</p>
<p>Girando tra le strade del paese, tra bar affollati, piazze animate e piccoli gruppi che si fermano a parlare davanti a una vetrina, in un locale o a una pista innevata, ho avuto occasione di incontrare presenze provenienti da ogni parte del mondo: atleti, rappresentanti delle delegazioni, volontari, spettatori arrivati da lontano e abitanti della montagna. A molti ho posto la stessa domanda.</p>
<p><em>Quando pensi al periodo olimpico, che cosa ti viene in mente? Che cosa lo caratterizza davvero?</em></p>
<p>Le risposte, sorprendentemente, si assomigliano molto.</p>
<p>Qualcuno parla dell’emozione delle gare. Qualcun altro cita la tensione degli ultimi secondi prima di una partenza o di un arrivo. Ma quasi tutti, dopo un attimo di riflessione, arrivano allo stesso punto.</p>
<p><em>Le persone</em>.</p>
<p>«<em>La cosa più incredibile</em>», mi ha detto un ragazzo della delegazione tedesca incontrato davanti a un rifugio, «<em>è il senso di umanità</em> <em>che si crea.</em>»</p>
<p>Un volontario mi ha raccontato qualcosa di simile: «<em>Qui succede una cosa strana. Tifi per la tua squadra quando è il suo turno</em><em>… </em><em>e pochi minuti dopo ti ritrovi ad applaudire anche gli altri.</em>»</p>
<p>E in effetti basta restare qualche minuto tra la gente per accorgersene. Una bandiera passa di mano. Un applauso nasce da una curva dello stadio e si allarga fino a coinvolgere tutti. Una nazione gareggia, poi tocca a un’altra, e il tifo cambia colore con naturalezza.</p>
<p>In quelle ore sembra affermarsi una specie di accordo silenzioso: ognuno sostiene il proprio atleta, ma allo stesso tempo riconosce il valore di tutti gli altri.</p>
<p>Forse è per questo che il periodo olimpico lascia una sensazione difficile da spiegare.</p>
<p>L’energia che si crea è qualcosa che si percepisce pure fisicamente.</p>
<p>Un entusiasmo condiviso che attraversa le strade, gli spalti, i bar, i corridoi delle strutture sportive. È una forma di convivialità rara dove persone che non si sono mai incontrate prima iniziano a parlare come se si conoscessero da sempre.</p>
<p>Ci si scambia impressioni sulla gara appena vista, si commenta un gesto tecnico, si ride o ci si rattrista per un errore, si esulta per un’impresa.</p>
<p>E, a volte, succede anche qualcosa di più intimo. Mi è capitato di assistere a un momento durante una sessione paralimpica di curling su sedia a rotelle. Un tiro perfetto ha cambiato l’esito della partita. Per un attimo il palazzetto è rimasto sospeso, poi è esploso in un applauso spontaneo. In quel momento non si percepiva la differenza tra chi era in pista e chi era sugli spalti.</p>
<p>Si sentiva soltanto la forza di ciò che stava accadendo. La potenza di quegli atleti non si limitava al gesto sportivo, arrivava fino alle persone sedute a guardare.</p>
<p>Le Paralimpiadi, in particolare, rendono questo aspetto ancora più evidente. Non perché raccontino una storia di limiti, ma perché mostrano con straordinaria chiarezza quanto possa essere grande la capacità umana di trasformare le difficoltà in energia.</p>
<p>E così, mentre gli atleti competono sul ghiaccio o sulla neve, attorno a loro prende forma qualcosa di più ampio. Una rete invisibile in cui gli atleti fanno la loro parte; il pubblico la propria. I volontari aprono porte, indicano posti, accompagnano persone; e gli abitanti del luogo accolgono chi arriva.</p>
<p>Compiti diversi, gesti spesso piccoli, eppure tutti inseriti nella stessa scena.</p>
<p>Forse è anche questo il segreto dei Giochi olimpici e paralimpici. Non soltanto la straordinaria qualità delle prestazioni sportive, ma la possibilità – anche solo per qualche giorno – di sentirsi parte di qualcosa che supera le differenze, le lingue, le bandiere. Un grande spazio umano condiviso. E alla fine, mentre la sera scende sulle montagne di Cortina e le luci si accendono lungo le strade del paese, resta una sensazione difficile da definire ma impossibile da ignorare. La sensazione che, per qualche tempo, migliaia di persone abbiano respirato lo stesso entusiasmo, che abbiano fatto il tifo, parlato, riso, condiviso momenti con perfetti sconosciuti. Che abbiano scoperto, forse con un po’ di stupore, quanto possa essere potente ciò che accade quando gli esseri umani si ritrovano insieme attorno a qualcosa che li unisce.</p>
<p>E in fondo, forse, è proprio questo il vero spirito olimpico.</p>
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		<title>Young Swiss Weekend – Bologna</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/young-swiss-weekend-bologna-giovani-svizzeri-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/03/ugs-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Un weekend per incontrare altri giovani svizzeri in Italia, condividere idee e vivere Bologna insieme. È con questo spirito che, in occasione dell’87º Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, nasce quest’anno il Young Swiss Weekend – Bologna, un momento pensato in particolare per i giovani della comunità svizzera. Il congresso si terrà sabato 9 e</p>
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	<p>Un weekend per incontrare altri giovani svizzeri in Italia, condividere idee e vivere Bologna insieme. È con questo spirito che, in occasione dell’87º Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, nasce quest’anno il Young Swiss Weekend – Bologna, un momento pensato in particolare per i giovani della comunità svizzera.</p>
<p>Il congresso si terrà sabato 9 e domenica 10 maggio presso l’Hotel Royal Carlton, a pochi passi dalla stazione centrale di Bologna. Il programma del sabato pomeriggio sarà dedicato a due momenti di dialogo e approfondimento: il primo sul tema dell’ambiente e dell’acqua, con un parallelismo tra i canali di Bologna e le Alpi svizzere, affrontando temi come la gestione delle risorse idriche e delle alluvioni; il secondo sul mondo del cinema e dello spettacolo, con la partecipazione di ospiti e professionisti provenienti dall’Emilia-Romagna Film Commission e dalla Ticino Film Commission.</p>
<p>Accanto al congresso prenderà però forma anche un percorso pensato per i giovani: uno spazio di incontro, confronto e scambio di idee tra svizzeri che vivono e studiano in Italia, e non solo.</p>
<p>La mattina di sabato sarà dedicata allo Young Swiss Idea Lab, un momento pratico per chi ha un’idea, un progetto o semplicemente un’intuizione che vorrebbe sviluppare. Che si tratti di un’idea di startup, di un canale YouTube, di un evento culturale che si ha in mente, di un progetto sociale o anche solo di qualcosa che si stia ancora pensando, questo sarà lo spazio giusto per confrontarsi e dare forma alle proprie intuizioni.</p>
<p>Insieme a Francesco Salizzoni, professionista che affianca giovani e organizzazioni nello sviluppo di progetti, lavoreremo su come trasformare un’idea in un progetto reale e sostenibile, esplorando se e come può crescere fino a diventare anche un’opportunità professionale.</p>
<p>Durante l’incontro si terrà anche la Young Swiss Idea Clinic, in cui alcune idee dei partecipanti verranno analizzate dal vivo per mostrarne possibili sviluppi e prospettive. A questo si aggiungerà un momento informale dal titolo “3 idee in 3 minuti”, in cui tre partecipanti potranno presentare brevemente un progetto, una startup, un’iniziativa culturale o sociale.</p>
<p>Il weekend non sarà però fatto solo di incontri e dialoghi. Per scoprire Bologna in modo originale è stata organizzata anche la “caccia al tesoro urbana dei giovani svizzeri”, un percorso tra le strade della città alla ricerca di<em> tracce di svizzeritudine </em>nascosta, con piccoli premi per le squadre partecipanti.</p>
<p>Non mancheranno i momenti conviviali: <em>street food</em> <em>locale</em> per vivere la città insieme e, a conclusione del congresso, la tradizionale cena di gala, offerta ai partecipanti under 30. Come da tradizione UGS, la serata proseguirà poi con un momento informale pensato per conoscersi meglio e condividere il piacere di stare insieme, andando alla scoperta della Bologna notturna.</p>
<p>Il Young Swiss Weekend – Bologna vuole essere prima di tutto un’occasione per incontrare altri giovani svizzeri, scambiare idee e costruire nuove relazioni all’interno della nostra comunità.</p>
<p>Se hai un’idea che vorresti sviluppare, un progetto nel cassetto o semplicemente la curiosità di conoscere altri giovani svizzeri che vivono in Italia, questo è il momento giusto per esserci.</p>
<p>Vi aspettiamo a Bologna.<br />
<em>Raffaele Sermoneta</em></p>
</p>
<h3 class="widget-title">MODALITA’ D’ISCRIZIONE PER PARTECIPARE AL CONGRESSO 2026</h3>
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<p>• Compila il form sottostante<br />
• Effettua iI bonifico bancario sul c/c intestato al "Collegamento svizzero in Italia"<br />
• IBAN  IT92E0503401652000000001035 Indicando come causale: nome cognome “Congresso Bologna Rimborso spese 2026”<br />
• Invia la scheda e la ricevuta del bonifico via e-mail a: <a href="mailto:circolosvizzero.bo@gmail.com">circolosvizzero.bo@gmail.com</a></p>
<p>Per ulteriori informazioni contattare:<br />
<strong>Presidente:</strong> Laura Andina   +39 347 1670912<br />
<strong>Vicepresidente:</strong> Anna Maria Marocci +39 349 2726158<br />
<strong>Rappresentante UGS:</strong> Alessandro Ganahl +39 3312189058</p>
<p><strong>Iscrizione entro il 31 Marzo 2026</strong></p>
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<p><em> </em></p>
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</div></div><div id="panel-26130-0-0-1" class="so-panel widget widget_wpforms-widget wpforms-widget panel-last-child" data-index="1" ><h3 class="widget-title">Iscriviti al Congresso 2026</h3><div class="wpforms-container wpforms-container-full" id="wpforms-25975"><form id="wpforms-form-25975" class="wpforms-validate wpforms-form" data-formid="25975" method="post" enctype="multipart/form-data" action="/category/unione-giovani-svizzeri/feed/" data-token="fab9e7c9655cd0f37ca07a1963ab1ce8" data-token-time="1787962060"><noscript class="wpforms-error-noscript">Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.</noscript><div class="wpforms-field-container"><div id="wpforms-25975-field_2-container" class="wpforms-field wpforms-field-name" data-field-id="2"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_2">Nome e Cognome <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_2" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][2]" required></div><div id="wpforms-25975-field_3-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="3"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_3">Istituzione <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_3" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][3]" required></div><div id="wpforms-25975-field_9-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="9"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_9">Carica <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_9" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][9]" required></div><div id="wpforms-25975-field_10-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="10"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_10">Indirizzo <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_10" class="wpforms-field-large wpforms-field-required" name="wpforms[fields][10]" required></div><div id="wpforms-25975-field_5-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="5"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_5">CAP - 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I prezzi sotto elencati vanno moltiplicati per il numero dei partecipanti al fine di predisporre il pagamento da inviare con bonifico come descritto.</div></div><div id="wpforms-25975-field_20-container" class="wpforms-field wpforms-field-checkbox" data-field-id="20"><label class="wpforms-field-label">Attività <span class="wpforms-required-label">*</span></label><ul id="wpforms-25975-field_20" class="wpforms-field-required"><li class="choice-1 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_1" name="wpforms[fields][20][]" value="Iscrizione al Congresso * - 40€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_1">Iscrizione al Congresso * - 40€</label></li><li class="choice-2 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_2" name="wpforms[fields][20][]" value="Pranzo - 35€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_2">Pranzo - 35€</label></li><li class="choice-3 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_3" name="wpforms[fields][20][]" value="Cena Ufficiale - 80€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_3">Cena Ufficiale - 80€</label></li><li class="choice-4 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_4" name="wpforms[fields][20][]" value="UGS 30-35 anni - 40€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_4">UGS 30-35 anni - 40€</label></li><li class="choice-5 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_5" name="wpforms[fields][20][]" value="Visita guidata del centro storico di Bologna - 30€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_5">Visita guidata del centro storico di Bologna - 30€</label></li><li class="choice-6 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_20_6" name="wpforms[fields][20][]" value="Pranzo presso il ristorante “La Mela” - 30€" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_20_6">Pranzo presso il ristorante “La Mela” - 30€</label></li></ul><div class="wpforms-field-description">* Il costo dell'iscrizione al Congresso è obbligatorio</div></div><div id="wpforms-25975-field_27-container" class="wpforms-field wpforms-field-text" data-field-id="27"><label class="wpforms-field-label" for="wpforms-25975-field_27">Totale - I prezzi vanno moltiplicati per il numero dei partecipanti. <span class="wpforms-required-label">*</span></label><input type="text" id="wpforms-25975-field_27" class="wpforms-field-medium wpforms-field-required" name="wpforms[fields][27]" required></div><div id="wpforms-25975-field_7-container" class="wpforms-field wpforms-field-checkbox" data-field-id="7"><label class="wpforms-field-label">Previa lettura dell&#039;informativa <span class="wpforms-required-label">*</span></label><ul id="wpforms-25975-field_7" class="wpforms-field-required"><li class="choice-1 depth-1"><input type="checkbox" id="wpforms-25975-field_7_1" name="wpforms[fields][7][]" value="Autorizzo il trattamento dei dati personali ex Regolamento UE n. 2016/679 &quot;GDPR&quot;" required ><label class="wpforms-field-label-inline" for="wpforms-25975-field_7_1">Autorizzo il trattamento dei dati personali ex Regolamento UE n. 2016/679 "GDPR"</label></li></ul><div class="wpforms-field-description">*  <a href="https://gazzettasvizzera.org/informativa-sulla-privacy/">INFORMATIVA SULLA PRIVACY</a>  

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		<title>A Vicenza la mostra “Isole felici”: giovani artisti tra Venezia e Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/mostra-isole-felici-vicenza-giovani-artisti-venezia-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 16:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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		<category><![CDATA[Libreria Galla 1880]]></category>
		<category><![CDATA[mostra aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Nathaniel Cartier]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Trevisan degli Ulivi]]></category>
		<category><![CDATA[residenza d’artista UGS]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/ugs-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />C’è un filo che unisce Venezia e la Svizzera. Un filo fatto di paesaggi, memoria, identità e sguardi giovani capaci di trasformare un incontro in opera. Quel filo arriva ora a Vicenza, dove dall’11 al 25 aprile 2026 saranno esposte presso la Libreria Galla 1880 sei tele nate durante la prima Residenza d’Artista UGS, intitolata</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/mostra-isole-felici-vicenza-giovani-artisti-venezia-svizzera/">A Vicenza la mostra “Isole felici”: giovani artisti tra Venezia e Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/ugs-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26043"  class="panel-layout" ><div id="pg-26043-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26043-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26043-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>C’è un filo che unisce Venezia e la Svizzera. Un filo fatto di paesaggi, memoria, identità e sguardi giovani capaci di trasformare un incontro in opera. Quel filo arriva ora a Vicenza, dove dall’11 al 25 aprile 2026 saranno esposte presso la Libreria Galla 1880 sei tele nate durante la prima Residenza d’Artista UGS, intitolata <em>“</em><em>Isole felici. Venezia e Svizzera – mondi interconnessi”</em>.</p>
<p>L’iniziativa, promossa dall’Unione Giovani Svizzeri in collaborazione con il Circolo Svizzero di Vicenza e Verona, porta in città il risultato di un’esperienza vissuta a settembre 2024 negli spazi di Palazzo Trevisan degli Ulivi a Venezia, sede del Consolato Onorario di Svizzera. Un progetto realizzato con il patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano, nato con l’obiettivo di valorizzare il talento dei giovani svizzeri all’estero e di rafforzare il dialogo culturale tra Italia e Svizzera.</p>
<p>Tre giovani artisti – Elisabetta Agrelli, Nathaniel Cartier e Filippo Gori Knöpfli – hanno analizzato e interpretato le connessioni fra queste due realtà attraverso linguaggi e sensibilità differenti. Ognuno ha sviluppato due opere in acrilico su tela (80x100), dando forma a un percorso personale che ha attraversato architetture, leggende, paesaggi montani e lagunari, simboli condivisi e identità intrecciate.</p>
<p>L’esposizione vicentina rappresenta un nuovo passaggio di questo cammino. È la possibilità di fermarsi davanti a un’opera e riconoscere un ponte: tra territori, tra generazioni, tra esperienze vissute in luoghi diversi ma capaci di parlarsi.</p>
<p>L’inaugurazione è prevista per <strong>sabato 11 aprile alle ore 17,</strong> con un momento conviviale che accompagnerà l’apertura ufficiale della mostra e un buffet a disposizione dei partecipanti. Sarà un’occasione per incontrare l’associazione, conoscere il progetto e condividere uno spazio di dialogo culturale che continua a crescere.</p>
<p>Portare <em>“</em><em>Isole felici”</em> a Vicenza significa dare continuità a un’esperienza che ha già dimostrato il valore dell’incontro tra giovani, istituzioni e comunità. Le opere raccontano un legame, la mostra vi invita a viverlo.</p>
<p><em>Raffaele Sermoneta</em></p>
</div>
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		<title>Paléo Festival di Nyon, il miglior festival europeo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/paleo-festival-nyon-miglior-festival-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 15:51:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/concerto-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Durante gli European Festival awards di quest’anno è arrivata la consacrazione: l’associazione europea dei festival Yourope, che premia i migliori festival d’Europa per qualità della programmazione, accoglienza e dei valori intrinsechi allo spettacolo, ha incoronato la manifestazione elvetica la migliore del continente. La magia si rinnova ogni estate a Nyon, Canton Vaud, davanti alla meravigliosa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/concerto-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-26038"  class="panel-layout" ><div id="pg-26038-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26038-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26038-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Durante gli European Festival awards di quest’anno è arrivata la consacrazione: l’associazione europea dei festival Yourope, che premia i migliori festival d’Europa per qualità della programmazione, accoglienza e dei valori intrinsechi allo spettacolo, ha incoronato la manifestazione elvetica la migliore del continente.</p>
<p>La magia si rinnova ogni estate a Nyon, Canton Vaud, davanti alla meravigliosa cornice del Lago Lemano, dove centinaia di migliaia di persone vengono accolte da tutto il mondo per ballare e vivere un’esperienza indimenticabile lungo l’arco di sei intensi giorni di programmazione.</p>
<p>Per capire come ci si sia arrivati però bisogna tornare alla genesi del festival, indietro di mezzo secolo. Nel 1976, l’avventura comincia con un nome che dice tutto: “First Folk Festival”. Niente praterie oceaniche, niente mega-schermi: si parte da una sala comunale, con circa 1’800 spettatori e un’energia da scommessa collettiva. A metterla in moto è un’associazione culturale no-profit, Paléo Arts &amp; Spectacles, nata dall’esperienza di un club che organizzava concerti e che a un certo punto decide di alzare l’asticella: non più singole serate, ma un appuntamento vero, ripetibile, riconoscibile.</p>
<p>Negli anni successivi, il festival cresce e cambia pelle. Dal 1977 alla fine degli anni Ottanta si sposta all’aperto, a Colovray, vicino al lago: due palchi, un pubblico in aumento, un’identità che si allarga oltre il folk. Tuttavia la svolta arriva durante l’estate del 1990 e coincide con il trasferimento alla Plaine de l’Asse, l’area che oggi è sinonimo stesso di Paléo. È un cambio di scala e di ambizione: la geografia permette di pensare in grande e, da lì in avanti, la traiettoria è quella di un festival che non vuole più essere una bella iniziativa locale, ma un punto fermo europeo.</p>
<p>C’è un dettaglio che spesso sfugge, ma che spiega molto: Paléo non è mai stato soltanto “concerti”. Con il tempo si è aperto a generi diversi e a forme di spettacolo che in un festival rock tradizionale sarebbero accessorie: arti di strada, circo, scenografie, aree tematiche. L’idea è semplice e ambiziosa: far sì che chi entra non compri un biglietto per un artista, ma per un’esperienza. Oggi l’organizzazione parla di centinaia di concerti e spettacoli, più palchi e un pubblico che si misura nell’ordine delle centinaia di migliaia nell’arco della settimana — numeri che non stanno in piedi da soli, se dietro non c’è un’architettura culturale pensata con metodo.</p>
<p>In questa evoluzione, alcune scelte raccontano più di molte statistiche. Una, in particolare, è il “Village du Monde”: un’area dedicata ogni anno a una regione del mondo, con musica, incontri e cucina come strumenti di conoscenza. Non è folklore da cartolina; è un modo per ricordare che l’idea di “aperto” non riguarda solo l’aria, ma anche la testa e di come Paléo continui a usare la programmazione come racconto e ne abbia fatto il suo fil rouge.</p>
<p>La storia del Paléo è anche una storia di persone — e qui il nome è inevitabile: Daniel Rossellat, fondatore e figura-chiave fin dall’inizio. In Svizzera siamo giustamente diffidenti verso le mitologie personali; però è difficile negare che, in questo caso, una visione individuale abbia avuto un ruolo determinante nel trasformare un esperimento giovanile in un’istituzione culturale.</p>
<p>Se il passato spiega la crescita, il presente racconta la direzione. E qui Paléo non fa sconti: la sostenibilità non è più un’aggiunta “verde”, è una linea strategica. Dal 2006 il festival dichiara l’uso di energia elettrica 100% rinnovabile e locale, con audit e misure di riduzione dei consumi. Negli ultimi anni ha anche cercato certificazioni e verifiche esterne: un audit indipendente condotto da A Greener Future (AGF) ha analizzato dati su rifiuti, energia, cibo e mobilità, evidenziando l’impostazione strutturata della politica ambientale.</p>
<p>Ma la notizia che più colpisce riguarda il 2026: il festival annuncia una propria “fattoria solare” adiacente al sito, con 261 pannelli e una produzione stimata oltre i 100’000 kWh annui, dichiarando che coprirà circa metà del fabbisogno elettrico di un’edizione. È un progetto iniziato nel 2023, completato nel 2025 e operativo dal gennaio 2026, pensato come circuito energetico locale con benefici anche per il quartiere in caso di surplus. Tradotto: non solo ridurre l’impatto, ma investire in infrastruttura.</p>
<p>Da giovane svizzero che vive in Italia, mi rendo conto che Paléo è anche un pezzo di identità esportabile. Non perché tutti debbano amarlo, i festival non sono un dovere civico, ma perché condensa alcune caratteristiche del Paese in una forma sorprendentemente pop: l’idea che la qualità non sia elitismo, che l’apertura culturale si costruisca e non si improvvisi, e che persino la festa possa diventare laboratorio di mobilità, energia, convivenza, sicurezza. La parte più interessante, forse, è proprio questa: Paléo è un evento effimero che lascia tracce stabili. In un’epoca in cui le grandi manifestazioni rischiano di essere solo consumo di intrattenimento, qui c’è ancora l’ambizione e la responsabilità di fare comunità.</p>
<p>In fondo, il segreto non è che per sei giorni la Svizzera balli. Il segreto è che lo faccia senza smettere di pensare al giorno dopo. E, onestamente, è un’idea che potremmo esportare ovunque, non solo oltreconfine.</p>
<p><em>Alessandro Ganahl</em></p>
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		<title>Hai una fotografia che racconta chi sei? Questa è la tua occasione.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/hai-una-fotografia-che-racconta-chi-sei-questa-e-la-tua-occasione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 20:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Svizzero di Milano]]></category>
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	<p>Hai mai pensato che la tua esperienza tra Italia e Svizzera potrebbe diventare una fotografia esposta in una mostra?</p>
<p>Unione Giovani Svizzeri, in collaborazione con la Sezione Giovani della Società Svizzera di Milano, presenta “Zone di Confusione”, un progetto fotografico con call aperta a fotografi professionisti e non, senza limiti di nazionalità.</p>
<p>Cerchiamo sguardi autentici, capaci di raccontare attraverso le immagini cosa significa vivere una doppia appartenenza; luoghi di confine, fisici o interiori; simboli e tradizioni che parlano di identità mista; dettagli della vita quotidiana tra due Paesi; segni di incontro, mescolanza, appartenenza.</p>
<p>Contesti e situazioni che esprimono il vivere “a cavallo” tra due Stati, tra due modi di essere.</p>
<p>A chi non è capitato di sentirsi a casa in due luoghi diversi e, a volte, straniero in entrambi?</p>
<p>Di portarsi dentro un’identità doppia che non sempre trova parole, ma che può trovare espressione attraverso le immagini.</p>
<p>Di vivere interiormente il confine, ogni giorno.</p>
<p>Stai aspettando “il momento giusto” per condividere il tuo sguardo?</p>
<p>Quel momento è adesso.</p>
<h3>Come partecipare</h3>
<p>📷 Invia max 3 fotografie<br />
📧 a zone_di_confusione@unionegiovanisvizzeri.org<br />
📅 entro il 12 febbraio</p>
<p>Tutte le informazioni pratiche, il regolamento e i dettagli tecnici sono disponibili su 👉 unionegiovanisvizzeri.org</p>
<h3>Cosa succede se vieni selezionato/a?</h3>
<p>Le 20 fotografie selezionate entreranno a far parte di una mostra collettiva nell’inverno 2026.</p>
<p>La mostra sarà ospitata presso il Centro Svizzero di Milano, con il patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano.</p>
<p>Tutti i fotografi selezionati saranno inoltre nominati su Gazzetta Svizzera, giornale con oltre 35.000 lettori mensili.</p>
<p>Un’occasione per esporre, per farti conoscere, ma soprattutto per raccontare al mondo il tuo punto di vista.</p>
<p>Se questa frontiera la senti addosso, non tenerla dentro.</p>
<h3>Mettila a fuoco. Fotografala. Condividila.</h3>
<p><em>Raffaele Sermoneta</em></p>
</div>
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		<title>Il doppio incanto</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/natale-italia-svizzera-doppia-cultura-tradizioni-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 17:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[doppia cultura]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia e tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[giovani italo-svizzeri]]></category>
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		<category><![CDATA[mercatini di Natale Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Natale Italia Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni natalizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-doppio-incanto-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />C’è qualcosa di unico nel vivere il Natale tra due culture. Da una parte, il profumo del panettone che esce dal forno e i parenti che si riuniscono attorno a una tavola piena di chiacchiere e risate; dall’altra, la precisione quasi poetica delle luci natalizie svizzere, i mercatini ordinati e quella calma serena che accompagna</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/natale-italia-svizzera-doppia-cultura-tradizioni-giovani/">Il doppio incanto</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-doppio-incanto-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-25667"  class="panel-layout" ><div id="pg-25667-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25667-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25667-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">ll racconto di una generazione che vive il Natale tra due culture, due lingue e un’unica emozione</h3>
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	<p>C’è qualcosa di unico nel vivere il Natale tra due culture. Da una parte, il profumo del panettone che esce dal forno e i parenti che si riuniscono attorno a una tavola piena di chiacchiere e risate; dall’altra, la precisione quasi poetica delle luci natalizie svizzere, i mercatini ordinati e quella calma serena che accompagna i giorni di festa.</p>
<p>Essere giovani e avere un piede in entrambe le realtà, italiana e svizzera, significa scoprire che le tradizioni non si escludono ma si intrecciano. Si può ascoltare <em>Stille Nacht</em> con la stessa emozione con cui si intona <em>Tu scendi dalle stelle</em> e sentire che, in fondo, in entrambe c’è lo stesso desiderio di calore, di casa, di appartenenza.</p>
<p>Per comprendere come questa magia prenda forma nei diversi angoli del Paese, ne abbiamo parlato con due giovani, cresciuti tra Italia e Svizzera, che appartengono a due realtà linguistiche e culturali differenti.</p>
<p><strong>Nato a Berna da una famiglia italiana, Luca è cresciuto tra la Svizzera e il Salento, imparando a vivere il Natale tra due tradizioni diverse ma ugualmente preziose.</strong></p>
<p><em>«Sono nato in Svizzera da una famiglia italiana. I miei genitori, dopo aver vissuto qui per anni, hanno acquisito la cittadinanza svizzera, ma quando avevo circa sei anni ci siamo trasferiti in Italia, nel Salento, dove sono cresciuto fino all’adolescenza, prima di tornare in Svizzera a sedici anni.</em></p>
<p><em>In casa mia si respirava già allora un mix di tradizioni: mia madre, cresciuta in Svizzera, portava con sé usanze come quella di San Nicolao, che arrivava il 6 dicembre, o il calendario dell’Avvento, che quando ero bambino non era così comune in Italia. Ricordo anche la torta dei Re Magi, con la piccola statuina nascosta dentro: chi la trovava era il “re” per un giorno. Erano piccole cose, ma per me erano il segno di un’infanzia vissuta tra due mondi.</em></p>
<p><em>Nonostante tutto, il Natale l’ho sempre trascorso in Italia, con i nonni e i parenti. Lì, la festa assumeva un tono diverso: più religioso, più legato alla famiglia. C’erano i presepi viventi, i dolci tipici e, nel mio paese, la “focara</em>”<em>: un grande falò acceso nella piazza la notte di Natale, attorno al quale il paese si radunava per “riscaldare” simbolicamente la notte della nascita di Gesù Bambino.</em></p>
<p><em>Da bambino, mi sentivo un po’ diverso dai miei coetanei: parlavo di tradizioni che nessuno conosceva, ma capivo anche di avere un valore aggiunto. Oggi, per me, il Natale resta un doppio incanto: la magia innevata dei mercatini svizzeri e il calore dei fuochi e dei presepi del Sud, due mondi che si completano a vicenda.</em>»</p>
<p>Accanto a Luca, incontriamo Laetitia, giovane italo-svizzera nata a Ginevra da genitori di origine campana. Anche per lei, il Natale è un momento che unisce due mondi, tra i profumi della tradizione familiare e l’eleganza discreta delle feste svizzere.</p>
<p><em>«I miei nonni emigrarono negli anni Sessanta dal Sud Italia, portando con sé tradizioni che hanno custodito con cura. Ogni Natale ci ritroviamo a casa di mia nonna a Ginevra, dove l’atmosfera è un vero intreccio di culture. Il Natale, per noi, è famiglia e cucina: nei giorni precedenti la festa si preparano dolci e piatti tipici campani, che poi condividiamo tutti insieme.</em></p>
<p><em>La Vigilia ha invece un sapore svizzero: fondue, raclette o bourguignonne accompagnano la serata fino alla mezzanotte, quando si aprono i regali. Il giorno di Natale torna protagonista la cucina italiana, con le lasagne e l’agnello di mia nonna, piatti immancabili. Da bambina ricordo anche la tombola, che oggi si gioca meno, ma che resta uno dei miei ricordi più belli.</em></p>
<p><em>A rendere speciale il Natale a Ginevra è anche la città. Tutto inizia con la festa dell’Escalade, un evento molto sentito, fatto di costumi storici, luminarie e bancarelle. Il simbolo è la marmitta di cioccolato, che ricorda il gesto eroico di Mère Royaume, la donna che aiutò a salvare la città rovesciando una pentola di zuppa bollente su un soldato nemico.</em></p>
<p><em>Infine, ci sono i mercatini di Natale lungo il lago, tra vin chaud, artigianato e formaggi fusi: un’atmosfera unica.</em></p>
<p><em>Per me, il Natale a Ginevra è un equilibrio tra Italia e Svizzera, tra memoria e condivisione. Ed è questa fusione di mondi a renderlo ogni anno così speciale.</em>»</p>
<p>Nicola Magni</p>
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