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	<title>Edizione Gennaio 2018 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Gennaio 2018 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>La Svizzera, l’UE e la “lista grigia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 20:34:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come il Liechtenstein Poteva sembrare uno scherzo, magari un anticipo del carnevale e, invece, la notizia della “NZZ am Sonntag” non è stata smentita da nessuno. È proprio grazie al Liechtenstein che la Svizzera è stata inserita in una sorta di “lista grigia” dei paesi in attesa di conformarsi alle direttive europee in materia fiscale.L’Ecofin,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-ue-e-lista-grigia/">La Svizzera, l’UE e la “lista grigia”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Come il Liechtenstein</p>
<p>Poteva sembrare uno scherzo, magari un anticipo del carnevale e, invece, la notizia della “NZZ am Sonntag” non è stata smentita da nessuno. È proprio grazie al Liechtenstein che la Svizzera è stata inserita in una sorta di “lista grigia” dei paesi in attesa di conformarsi alle direttive europee in materia fiscale.<br />L’Ecofin, il Consiglio dei ministri delle finanze dei paesi dell’Unione Europea, ha allestito per la prima volta una lista di 17 paesi che non ottemperano alle direttive emanate dall’OCSE in materia di trasparenza fiscale e quindi sono considerati “paradisi fiscali”, poiché non si vedono progressi nei colloqui con l’UE. Da questa “lista nera” la Svizzera era esclusa, visto lo stadio avanzato delle discussioni con l’UE in materia fiscale. Ma, accanto a questa lista, l’Ecofin ha elencato una serie di paesi, 47 per la precisione, tenuti sotto osservazione.</p>
<p>La Svizzera non faceva parte nemmeno di questa lista. Se non che i delegati del principato del Liechtenstein si sono detti sorpresi di non vedere anche la Svizzera considerata alla stessa stregua del loro paese. Detto, fatto; anche la Svizzera è stata inserita all’ultimo momento in questa lista. Cioè l’elenco di quei paesi che hanno promesso di adeguare le loro legislazioni fiscali agli standard internazionali, dimostrando così la loro volontà di cooperare a livello internazionale.</p>
<p>La notizia della “NZZ am Sonntag” ha sorpreso non pochi in Svizzera, dal momento che il Liechtenstein è il paese al mondo che ha i più stretti legami con la Svizzera. Al punto che le guardie svizzere di frontiera sorvegliano i confini del Principato con l’Austria, da tempo ha un’unione doganale con la Svizzera e utilizza perfino il franco svizzero al suo interno. Perciò l’intenzione era quella di chiedere un trattamento pari a quello della Svizzera, cioè fuori dalle due liste, ma il risultato è stato esattamente il contrario.</p>
<p>Poco male poiché la Svizzera è in buoni rapporti con l’UE e ha già fatto progressi nel campo degli accordi fiscali. La legge sulla riforma della tassazione delle imprese avrebbe risolto il problema, ma è stata respinta dal popolo. È comunque già pronto un progetto che cerca di superare gli scogli dell’opposizione. Inoltre, in dicembre, le Camere federali hanno approvato il principio della cooperazione fiscale internazionale.</p>
<p>La Svizzera ha tempo – secondo l’UE – fino a fine anno di portare in porto questa legge. Se non lo fa rischia di cadere nella “lista nera” che prevede anche alcune sanzioni. Quanto al Liechtenstein, alle prese con problemi analoghi per la tassazione di società speciali, in sostanza non fatto altro che chiedere di applicare la parità di trattamento per paesi in situazioni analoghe. La sorpresa sta nel fatto che, a seguito delle discussioni di fine ottobre con l’UE, alla Svizzera era stato garantito di non finire nella “lista nera”, per cui si è pensato di essere ormai esclusi da qualsiasi lista europea in campo fiscale.</p>
<p>Ignazio Bonoli</p>
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		<title>La residenza e le novità in Svizzera della Legge Stranieri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-residenza-e-le-novita-in-svizzera-della-legge-stranieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 20:03:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Gli Svizzeri e L’Unione Europea Egregio Avvocato Wiget,sono uno svizzero con famiglia che vive in Italia (quindi un emigrato della Quinta Svizzera). Dopo il noto referendum di qualche anno fa sull’immigrazione si è tanto discusso del fatto che la Svizzera dovesse negoziare con l’Europa delle nuove condizioni per la residenza e che ciò sarebbe stato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-1285"  class="panel-layout" ><div id="pg-1285-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1285-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1285-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Gli Svizzeri e L’Unione Europea</p>
<p>Egregio Avvocato Wiget,<br />sono uno svizzero con famiglia che vive in Italia (quindi un emigrato della Quinta Svizzera). Dopo il noto referendum di qualche anno fa sull’immigrazione si è tanto discusso del fatto che la Svizzera dovesse negoziare con l’Europa delle nuove condizioni per la residenza e che ciò sarebbe stato molto difficile anche per la rigidità dell’Unione Europea su questi specifici temi.<br />Anzi, questo fu proprio uno degli argomenti usati dai sostenitori del No al referendum ma poi invece si impose il Si. <br />Ricordo che successivamente si parlò in Svizzera di varie possibilità ma vi era molto tempo per trovare una soluzione.<br />Nulla però ho più saputo – o almeno nulla ho colto io – degli esiti di queste negoziazioni e di come si disciplinerà in seguito la residenza in Svizzera e di conseguenza in Europa per noi Svizzeri. Nel frattempo ci sono state novità?<br />Siccome ho un figlio che tra breve raggiungerà la maggiore età e che vorrebbe trasferirsi a vivere in Francia mi chiedevo molto semplicemente se potrà farlo, se le condizioni sono cambiate e se gli Svizzeri e, soprattutto, i nostri figli, che già non fanno parte dell’Unione saranno svantaggiati in futuro dai nuovi scenari.<br />Penso che sia un tema che possa interessare molti altri nostri compatrioti in Italia che si trovano in condizioni magari simili alle mie. La ringrazio sin d’ora della sua risposta e le faccio i complimenti per la rubrica legale sempre attuale ed interessante.</p>
<p>Risposta<br />Caro Lettore,<br />grazie della lettera e dei complimenti. In effetti la nostra Gazzetta Svizzera è sempre abbastanza attuale. Caso ha voluto, infatti, che poco dopo la pubblicazione del numero scorso, anche in Italia sia stata approvata per la prima volta una importante legge sul bio-testamento, che affronta gli stessi temi da noi trattati!</p>
<p>Comunque, la Sua gentile richiesta riguarda oggi un tema tutt’affatto diverso e riporta alla mente la travagliata vicenda dell’Iniziativa Popolare contro l’immigrazione di massa del Febbraio 2014.<br />La questione riguardava solo uno degli accordi fra la nostra Confederazione con l’Unione Europea e gli Stati membri, e cioè quello sulla libera circolazione delle persone, ma è collegata più in generale ai rapporti tra Svizzera e UE. Come è noto, infatti, nel 1999 gli Stati membri della UE e la Svizzera hanno sottoscritto ben 7 accordi bilaterali. In realtà, per un complesso meccanismo giuridico la denuncia di uno di questi accordi può provocare a catena la decadenza anche degli altri.</p>
<p>Come ci ricorda bene la lettera, se ne è discusso a lungo sia in Svizzera sia in Europa <br />Oggi se ne torna a parlare insistentemente non solo per via della Brexit e degli accordi che ora anche il Regno Unito dovrà sottoscrivere con la UE, ma anche – e soprattutto in Svizzera – in ragione della nuova legge svizzera per l’attuazione dell’Iniziativa Popolare contro l’immigrazione di massa che dovrebbe entrare in vigore proprio il 1° gennaio 2018 e modificherà la Legge Federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr).<br />Il tema è assai delicato ed è sempre stato motivo di frizione con la UE che giustamente fa delle libertà in generale, e di quelle di stabilimento e di circolazione in particolare, una bandiera. D’altro lato in Svizzera la votazione popolare aveva dato proprio indicazioni di segno opposto.<br />Ma vediamo la situazione in termini generali e semplici, per quanto possibile.</p>
<p>Le previsioni dell’Accordo sulla libera circolazione<br />In base all’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone (ALC), entrato in vigore nel 2002 erano previsti vari diritti, dei quali ci siamo occupati anche su queste pagine:<br />– la libertà di circolazione e di stabilimento sia per residenza personale sia per ragioni professionali e di lavoro;<br />– stesse condizioni di lavoro dei cittadini UE;<br />– assicurazioni sociali coordinate e identici benefici fiscali e sociali per le attività lucrative;<br />– diritti di esercitare una professione autonoma e di prestare servizi in maniera temporanea;<br />– riconoscimento reciproco di qualifiche professionali;<br />– ricongiungimento familiare e diritto di soggiorno nella UE per 6 mesi se in cerca di occupazione;<br />– diritto di stabilimento anche per pensionati e studenti purchè muniti di assicurazione malattie e con sufficienti mezzi finanziari;<br />– acquisto di beni immobili a condizioni di reciprocità.<br />Inoltre, in base all’Accordo, è previsto il rilascio di permessi di dimora di lunga durata/di soggiorno validi 5 anni e di breve durata di 1 anno rinnovabili. In talune condizioni, anche illimitati. <br />È chiaro che una modifica unilaterale da parte svizzera di questi diritti per i cittadini UE, può avere ripercussioni per gli svizzeri all’estero.</p>
<p>La modifica costituzionale dopo il referendum<br />Intanto, la votazione popolare ha modificato la rubrica dell’art. 121 Costituzione federale, ora intitolata “Legislazione sugli stranieri e sull’asilo”, introducendo poi anche l’art. 121a, il quale prevede che la Svizzera gestisca autonomamente l’immigrazione degli stranieri.<br />Inoltre, è stata introdotta la possibilità del contingentamento, e cioè il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali. I tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell’asilo incluso. Il diritto al soggiorno duraturo, al ricongiungimento familiare e alle prestazioni sociali può essere limitato.<br />E ancora, i tetti massimi ed i contingenti suddetti per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri, ed i limiti riguardano anche i frontalieri. <br />Requisiti essenziali previsti dall’art. 121a per il rilascio del permesso di dimora sono in particolare: <br />– la domanda di un datore di lavoro; <br />– la capacità d’integrazione; <br />– una base esistenziale sufficiente e autonoma.<br />Infine, si dispone che non possano essere conclusi trattati internazionali che contraddicano al presente articolo. La legge disciplina i dettagli.</p>
<p>Per quanto riguarda le disposizioni transitorie della Costituzione federale, si è fissato appunto un termine di tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni, per rinegoziare trattati ed accordi in contrasto con l’articolo 121a.<br />Tuttavia non è previsto cosa debba accader se nell’arco dei 3 anni non si sia trovata una soluzione, né tantomeno un obbligo di denuncia dei Trattati.</p>
<p>Le modifiche di maggior interesse della nuova legge<br />Nella sessione autunnale 2016 il Consiglio nazionale ha adottato una c.d. “priorità light ai residenti” e dopo discussioni anche nel Consiglio degli Stati, le due Camere hanno raggiunto un accordo sull’applicazione di una nuova legge sugli stranieri compatibile con l’ALC, al fine di non compromettere gli accordi bilaterali con l’UE. In ultima analisi, non si è data piena attuazione al precetto costituzionale.<br />La prima novità riguarda il nome della legge che non sarà più Legge Federale sugli stranieri ma “Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione” (LStrI).</p>
<p>Inoltre, in ossequio ai requisiti costituzionali generali, sono richiesti espressamente la dimestichezza con il sistema di valori sociale e giuridico della Svizzera e la conoscenza della lingua nazionale del luogo di residenza per insegnanti e consulenti (art. 26a).<br />I permessi di dimora (per soggiorni di oltre un anno) possono essere vincolati ad accordi di integrazione (art. 33). <br />Sono infatti previsti veri e propri accordi di integrazione e raccomandazioni in tal senso, da stipularsi con l’interessato con precisi obiettivi e scadenze (art. 58).<br />In particolare, il permesso di domicilio (che invece ha durata illimitata) ad uno straniero può essere rilasciato come in passato se egli ha soggiornato in Svizzera per almeno dieci anni ma solo se è anche integrato (art 34). Gli stessi principi valgono anche in materia di ricongiungimento familiare per il coniuge ma bastano 5 anni di soggiorno regolare ed ininterrotto (art. 42)<br />Per il coniuge e figli, non coniugati e minori di 18 anni, di stranieri titolari di permesso di domicilio (art. 43) o di stranieri titolari di permesso di dimora (art. 44) vi è il diritto al rilascio ed alla proroga del permesso di dimora:<br />– se coabitano e dispongono di un’abitazione consona;<br />– se non dipendono dall’aiuto sociale e lo straniero non riceve prestazioni complementari;<br />– se sono in grado di comunicare nella lingua nazionale del luogo di residenza (quest’ultimo requisito non applicabile ai minori di 18 anni).<br />In ogni caso i figli minori di 12 anni il cui genitore sia in possesso del permesso di domicilio, ne hanno diritto a loro volta.</p>
<p>Dopo lo scioglimento del matrimonio, il coniuge o i figli hanno diritto al rilascio o alla proroga del permesso di dimora solo se l’unione coniugale è data almeno 3 anni ed è soddisfatto il requisito dell’integrazione (art. 50).</p>
<p>Come visto, già solo da questi esempi un grosso peso è dato alle conoscenze linguistiche ed all’integrazione. La legge detta specifici criteri dell’integrazione (art. 58):<br />– il rispetto della sicurezza e dell’ordine pubblico, nonché dei valori costituzionali;<br />– le competenze linguistiche;<br />– la partecipazione alla vita economica.<br />Altre modifiche, infine, riguardano le persone ammesse provvisoriamente (art 83 ss.).<br />Ma per i cittadini UE (e anche degli Stati membri dell’AELS) queste condizioni non si applicheranno e resteranno sufficienti 5 anni per ottenere un permesso di domicilio, come in passato.<br />Infatti, è rimasto inalterato l’art. 2 LStrI che, disciplinando il campo di applicazione della medesima, ne esclude l’operatività laddove siano applicabili trattati internazionali conclusi dalla Svizzera, ovvero espressamente, per i cittadini degli Stati membri della Comunità Europea e degli Stati dell’AELS ed ai loro familiari, se l’Accordo del 1999 prevede disposizioni più favorevoli.</p>
<p>* * * * * *<br />La situazione, quindi, fermi restando i nuovi requisiti, non dovrebbe generare grossi contraccolpi per gli Svizzeri all’estero. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) continuerà ad essere applicato.<br />La questione, però, è tutt’altro che conclusa sotto il profilo politico, perché è prevista una nuova Iniziativa Popolare denominata “RASA – Raus aus der Sackgasse” (fuori dal vicolo cieco), volta a rimodificare la Costituzione Federale, abolendo i contingenti e mantenendo espressamente in vita l’ALC.<br />Il Consiglio federale ha manifestato alterne valutazioni e la parola tornerà in futuro ancora agli elettori. Penso che ne vedremo ancora delle belle!<br />Spero di averla rassicurata e, con rinnovati auguri di un Felice Anno Nuovo, saluto Lei e tutti i nostri Lettori.</p>
<p>Avvocato Markus W. Wiget</p>
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		<title>Il ceto medio in Svizzera sta bene ma rischia di cadere nella classe inferiore</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-ceto-medio-in-svizzera-sta-bene-ma-rischia-di-cadere-nella-classe-inferiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 19:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/famiglia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Alle difficoltà delle rilevazioni statistiche si aggiungono valutazioni politiche Il ceto medio in Svizzera sta bene e anche meglio di quello di altri paesi, sotto tutti gli aspetti. Per la nazione è quindi un bene prezioso, poiché fonte di cittadini che non si lamentano molto, che vivono la loro vita in modo tranquillo, senza chiedere</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-ceto-medio-in-svizzera-sta-bene-ma-rischia-di-cadere-nella-classe-inferiore/">Il ceto medio in Svizzera sta bene ma rischia di cadere nella classe inferiore</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Alle difficoltà delle rilevazioni statistiche si aggiungono valutazioni politiche</p>
<p>Il ceto medio in Svizzera sta bene e anche meglio di quello di altri paesi, sotto tutti gli aspetti. Per la nazione è quindi un bene prezioso, poiché fonte di cittadini che non si lamentano molto, che vivono la loro vita in modo tranquillo, senza chiedere nulla o quasi allo Stato, ma anzi fornendogli parecchio, sia sotto forma di imposte e tasse, sia sotto forma di cittadini disposti a collaborare sotto varie forme: dall’istruzione dei figli, alla politica, al volontariato e via dicendo.</p>
<p>Il Consiglio federale se ne occupa fornendo ogni anno un’analisi basata soprattutto sulla sua situazione economica. Il rapporto che ne segue è generalmente positivo. Tuttavia una recente analisi dell’Amministrazione federale delle contribuzioni getta qualche ombra sulla situazione di questa importante componente della società elvetica. L’analisi conclude infatti che il ceto medio prende una parte calante al benessere della popolazione in Svizzera. Si confermerebbe quindi la tesi corrente secondo cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.</p>
<p>Lo confermerebbe anche un confronto fra i dati fiscali del 2014 e quelli del 2004, pubblicati nella “Vie économique”. Da essi di può rilevare che i redditi del ceto medio in questo periodo sono aumentati, ma non in misura uguale a quelli delle classi di reddito più alto. Infatti, il reddito netto equivalente del ceto medio è passato da 48’712 franchi a 54’857 franchi nel 2014, con un aumento dell’1,2%. I redditi delle classi superiori sono invece aumentati del 2,2%. Di conseguenza, anche il contributo delle classi medie al reddito globale è sceso dal 56 al 54,5%. Un’evoluzione analoga è costatabile anche all’interno del ceto medio stesso, con i redditi più alti aumentati in misura superiore a quelli più bassi, allargandone quindi la forbice.<br />Uno dei motivi di questa evoluzione è dovuto proprio all’onere fiscale. Con l’eccezione di Svitto, questo onere è diminuito in tutti i cantoni. Ma anche in questo caso il vantaggio fiscale è distribuito in modo non uniforme: lo sgravio è superiore per i redditi alti, rispetto a quelli medi. Il divario è particolarmente evidente per le coppie sposate, senza figli e con attività dipendenti.</p>
<p>Questi risultati contraddicono quanto afferma il Consiglio federale che, in un rapporto del 2016, scriveva che i redditi disponibili nei gruppi mediani sono aumentati in modo più sensibile che per i gruppi di redditi più alti. L’Amministrazione federale delle contribuzioni giustifica la differenza fra i due studi con il fatto che le fonti statistiche utilizzate non sono confrontabili. L’analisi precedente si basa, infatti, sui redditi disponibili, mentre quella più recente si basa sui dati fiscali. In questo senso il ruolo fondamentale è svolto dalle deduzioni, considerate in un caso e non nell’altro.</p>
<p>È un ulteriore indice delle difficoltà di posizionare con esattezza il “ceto medio”. In queste statistiche si situa il ceto medio (in un totale uguale a 100) a metà fra il gruppo 90 e il 40. Uno studio scientifico pubblicato da “Avenir Suisse” nel 2012 usa il salario quale valore di riferimento determinante. Su queste basi esistono almeno due definizioni di “ceto medio”: tutte le economie domestiche che si possono situare nel 60% della distribuzione dei redditi, oppure quella fascia di popolazione il cui reddito si trova tra il 70 e il 150% del reddito mediano. In Svizzera, i limiti di reddito del “ceto medio” sono comunque vicini per entrambe le definizioni.</p>
<p>Di questo 60% fanno parte le economie domestiche di una sola persona con un reddito lordo compreso fra 45’000 e 110’000 franchi. Questi limiti salgono fra 67’000 e 150’000 franchi per una coppia senza figli e fra 94’000 e 209’000 franchi per una coppia con due figli in età scolastica. Queste fasce di reddito si riferiscono appunto al 60% della popolazione in Svizzera. Si tratta di valori medi, che quindi non tengono conto di particolarità sociali o regionali, che potrebbero invece situare il “ceto medio” su basi statistiche diverse. I limiti stabiliti possono variare anche in funzione del tipo particolare di ricerca che si vuole effettuare. Per esempio nella statistica sulla distribuzione del reddito, prima e dopo gli interventi dello Stato per correggere le situazioni iniziali, il ceto medio in Svizzera viene compreso in una fascia di reddito fra i 56’000 e i 123’000 franchi.</p>
<p>Anche nella maggior parte dei paesi industrializzati occidentali, soprattutto il ceto intermedio e quello inferiore sono finiti sotto pressione a partire dalla fine degli anni ottanta. Questa erosione della classe media occidentale preoccupa anche il “ceto medio” svizzero. Il malumore è accentuato dall’assottigliarsi dei vantaggi economici rispetto ai ceti più modesti e dall’aumentare del divario rispetto ai redditi conseguiti dal ceto superiore.</p>
<p>In sostanza, il “ceto medio” si vede precludere la strada tradizionale della crescita economica e sociale a piccoli passi, a causa della crescente pressione fiscale e della progressiva perdita di sussidi. Lo stimolo diventa quello di porre le proprie energie alla ricerca delle migliori prestazioni dello Stato, piuttosto che indirizzarle verso il lavoro e la creatività. Di conseguenza, le speranze di miglioramento vengono riposte, in molti casi, in una più favorevole ridistribuzione dei redditi.</p>
<p>Ignazio Bonoli</p>
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		<title>Non possiamo rinunciare alla SSR, il servizio pubblico dei media</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/non-possiamo-rinunciare-alla-ssr-il-servizio-pubblico-dei-media/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 19:53:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pericoli dellïniziativa “No Billag” in votazione il 4 marzo 2018 Come può la Svizzera illustrare efficacemente il posto particolare che occupa nello scacchiere politico internazionale, il suo impegno in favore della pace e della libertà, nonché la sua posizione nei confronti dell’UE e della libera circolazione delle persone? E gli svizzeri residenti all’estero, come</p>
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	<p>I pericoli dellïniziativa “No Billag” in votazione il 4 marzo 2018</p>
<p>Come può la Svizzera illustrare efficacemente il posto particolare che occupa nello scacchiere politico internazionale, il suo impegno in favore della pace e della libertà, nonché la sua posizione nei confronti dell’UE e della libera circolazione delle persone? E gli svizzeri residenti all’estero, come possono ricevere un’informazione di qualità, equilibrata e adeguata su ciò che accade nel loro Paese? Grazie alla Società svizzera di radiotelevisione SSR e al cosiddetto mandato per l’estero, in cui rientra anche swissinfo.ch.<br />Da quando sono passati all’offensiva, il canale televisivo russo Russia Today, la televisione cinese CCTV e i canali arabi Al Arabia e Al Jazeera diffondono fake news antidemocratiche allo scopo di manipolare l’opinione pubblica internazionale. L’obiettivo è quello di destabilizzare la comunità mondiale servendosi della comunicazione, per imporre il punto di vista dei loro mandanti e finanziatori. Più i dittatori di questo mondo investono nei loro canali di diffusione e nei loro siti web destinati all’estero, più la propaganda in Internet diventa pericolosa.</p>
<p>La BBC e Deutsche Welle in risposta hanno intensificato la propria offerta giornalistica, poiché Londra e Berlino hanno riconosciuto l’importanza del soft power dei media nella corsa alla sovranità mondiale in materia di comunicazione.</p>
<p>E la Svizzera cosa fa?<br />Sulla scia della cosiddetta Iniziativa No Billag, in Svizzera è in corso un acceso dibattito sull’abolizione completa del canone e quindi in sostanza su un’uscita immediata dal servizio pubblico dei media. Se l’iniziativa fosse accettata, la Confederazione non potrebbe più sovvenzionare alcuna trasmissione radiofonica e televisiva. Non potendo più riscuotere il canone Billag, la SSR e swissinfo.ch verrebbero liquidate.</p>
<p>Cosa stanno mettendo a repentaglio i promotori dell’Iniziativa? SRF, RTS, RSI e RTR, che con l’offerta nelle quattro lingue nazionali forniscono informazioni corrette ed equilibrate sulla Svizzera e la democrazia, in modo solidale per tutte le regioni del Paese, oltre che contribuire a tenere unita la Confederazione, promuovere la cultura e il cinema svizzero e intrattenere il pubblico sia con le trasmissioni lineari sia su Internet. Gli accordi con le emittenti televisive TV5Monde e 3sat e le due piattaforme online swissinfo.ch e tvsvizzera.it permettono alla SSR di adempiere in modo vantaggioso e con successo il suo mandato d’informazione per l’estero conferitole dalla Confederazione.</p>
<p>• La francofona TV5Monde, che diffonde varie trasmissioni della RTS, raggiunge circa 300 milioni di famiglie in 200 Paesi. Programmi come il «Teléjournal» e «Temps présent» sono diffusi anche in Internet con sottotitoli e doppiaggi in altre lingue.<br />• Il canale culturale internazionale 3sat in lingua tedesca trasmette ogni giorno due ore e mezzo di programmi della SRF, come «Tagesschau» e «Sternstunde», ricevuti in tutta Europa da circa 70 milioni di famiglie.<br />• La piattaforma online swissinfo.ch, disponibile in dieci lingue, è specializzata nelle questioni riguardanti le peculiarità svizzere, la democrazia diretta, il federalismo, le migrazioni, i cambiamenti climatici globali, la piazza economica svizzera e le problematiche delle banche. Qui inoltre gli svizzeri all’estero consultano i dossier sulle votazioni federali, creati appositamente per loro, perché possano formarsi liberamente un’opinione. Swissinfo veicola così presso la comunità internazionale i valori tradizionali della Svizzera: libertà, pace, rispetto e tolleranza.<br />• Infine tvsvizzera.it è un sito web in lingua italiana con contenuti in streaming che propongono un’offerta informativa attendibile ai vicini italiani, illustrando gli interessi della Svizzera, talvolta poco compresi, in questo spazio linguistico.</p>
<p>L’OSE considera la SSR irrinunciabile<br />La direzione dell’organizzazione degli svizzeri residenti all’estero (ASO) si esprime – come il Parlamento e il Consiglio federale – contro l’iniziativa No Billag, su cui saremo chiamati a decidere il 4 marzo 2018. Il frutto del lavoro del servizio pubblico nel campo dell’informazione ha una grande rilevanza per gli svizzeri residenti all’estero. Se l’iniziativa venisse accettata, questa offerta non esisterebbe più. <br />Il numero degli svizzeri residenti all’estero, ad oggi circa 775’000 persone, cresce continuamente, di pari passo con la loro importanza economica e culturale. Affinché possano mantenere lo stretto legame con la loro nazione ed essere portatori dei nostri valori in tutto il mondo, devono poter accedere ad un’informazione di qualità, ovunque si trovino. Il compito informativo della SSR è vitale affinché i nostri connazionali all’estero possano esercitare i propri diritti politici. <br />Soprattutto grazie alla piattaforma swissinfo.ch, il servizio pubblico della SSR garantisce alla Svizzera una voce nei media che può essere udita e letta in tutto il mondo. Così facendo, promuove la comprensione della posizione svizzera sullo scacchiere internazionale. Inoltre, la Quinta Svizzera è molto legata alla nostra diversità culturale e alle sue influenze oltre i confini nazionali.</p>
<p>Stop ai tagli per Swissinfo<br />Il Consiglio federale, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati sono invitati dal canto loro a frenare il declino progressivo del mandato per l’estero, assegnando alle quattro offerte giornalistiche rivolte all’estero i mezzi finanziari di cui hanno bisogno per assolvere la loro missione, nell’interesse superiore della politica estera della Svizzera. <br />Affinché la parola mediatica svizzera continui ad essere ascoltata, vista e letta dalla comunità internazionale. Affinché il mondo comprenda il posto particolare che la Svizzera occupa nello scacchiere politico internazionale, il suo impegno in favore della pace e della libertà, nonché la sua posizione nei confronti dell’UE e della libera circolazione delle persone. Anche per il bene della Quinta Svizzera.</p>
<p>swissinfo</p>
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		<title>La sessione invernale delle Camere federali</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-sessione-invernale-delle-camere-federali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 19:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/karin-keller--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dominique De Buman e Karin Keller-Sutter nuovi presidenti Le Camere federali hanno iniziato il 28 novembre l’ultima sessione dell’anno con la nomina dei nuovi presidenti. A dirigere i lavori del Consiglio Nazionale è stato eletto il friburghese Dominique de Buman, 61 anni, PPD. Per il deputato friburghese si tratta del coronamento di una lunga carriera,</p>
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	<p>Dominique De Buman e Karin Keller-Sutter nuovi presidenti</p>
<p>Le Camere federali hanno iniziato il 28 novembre l’ultima sessione dell’anno con la nomina dei nuovi presidenti. A dirigere i lavori del Consiglio Nazionale è stato eletto il friburghese Dominique de Buman, 61 anni, PPD. Per il deputato friburghese si tratta del coronamento di una lunga carriera, iniziata nel 2003 nella Camera del popolo. Membro della Commissione dell’economia e dei tributi è noto come esperto di problemi economici e profondo conoscitore dei temi discussi nelle Camere, è apprezzato quale “homme de culture”.</p>
<p>Karin Keller-Sutter, sangallese di 53 anni, PLR, è pure un personaggio molto noto in politica e per molti potrebbe essere una futura consigliera federale. Per ora è stata eletta a pieni voti alla presidenza del Consiglio degli Stati. È la quarta donna dal 1977 che dirige la Camera dei cantoni, di cui fa parte dal 2011. Nel 2010 era stata battuta dal collega di partito Johann Schneider-Ammann nella votazione per il Consiglio federale e potrebbe succedergli a breve in governo. È stata consigliera di Stato del canton San Gallo, a capo del Dipartimento di giustizia e polizia.</p>
<p>Come al solito, le Camere si sono occupate di molte trattande, tra le quali spiccano lo scambio automatico di informazioni fiscali con 41 paesi. Gli Stati approvano il progetto del governo, mentre al Nazionale sono nate obiezioni nei confronti dell’Arabia Saudita e della Nuova Zelanda. Molte discussioni ha sollevato in Consiglio degli Stati la prevista riduzione di uffici postali, mentre le due Camere si sono occupate della sicurezza in campo digitale.</p>
<p>L’Assemblea federale, cioè le due Camere riunite, ha poi eletto il friburghese Alain Berset, 45 anni, PS, presidente della Confederazione per il 2018. Berset ha vissuto un anno difficile, alle prese con i temi della sanità e della socialità e ha poi subito lo smacco della riforma della previdenza vecchiaia 2020 in votazione popolare. I deputati gli hanno però riconosciuto i meriti acquisiti alla testa di un dipartimento molto impegnativo con una brillante votazione. Alla vice-presidenza è stato eletto lo zurighese Ueli Maurer (UDC).</p>
<p>No alla “Moneta intera”<br />Le due Camere federali, come consigliato dal Consiglio federale, propongono di respingere l’iniziativa popolare “Per soldi a prova di crisi: emissione di moneta riservata alla Banca Nazionale (Moneta intera)”. L’iniziativa, che sarà posta in votazione popolare chiede di impedire alle banche di creare moneta attraverso crediti all’economia pubblica e privata.</p>
<p>Le Camere hanno inoltre approvato le modifiche del Codice civile che rinforza la protezione dei minori e un’altra sull’ammodernamento del registro fondiario e di quello civile.<br />Le Camere hanno anche deciso di abolire la legge che permette di sussidiare certe esportazioni (Schoggi-Gesetz), ma accettato il decreto che permette alla Svizzera di partecipare al rafforzamento della difesa dei confini esterni dell’UE.</p>
<p>i.b.</p>
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		<title>Quando i ghiacci eterni si sciolgono le grandi cime delle Alpi vacillano</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quando-i-ghiacci-eterni-si-sciolgono-le-grandi-cime-delle-alpi-vacillano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 19:28:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/Bergsturz-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Preoccupazioni in Svizzera a causa del rialzo delle temperature. Nulla lasciava presagire, lo scorso 23 agosto 2017, che la giornata sarebbe stata diversa dalle altre nelle Alpi grigionesi. Era un giorno caldo d’estate. Alle 9.30 una massa rocciosa di 3 milioni di metri cubi si è staccata dal Pizzo Cengalo a 3’369 metri di altezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/quando-i-ghiacci-eterni-si-sciolgono-le-grandi-cime-delle-alpi-vacillano/">Quando i ghiacci eterni si sciolgono le grandi cime delle Alpi vacillano</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/Bergsturz-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1255"  class="panel-layout" ><div id="pg-1255-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1255-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1255-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Preoccupazioni in Svizzera a causa del rialzo delle temperature.</p>
<p>Nulla lasciava presagire, lo scorso 23 agosto 2017, che la giornata sarebbe stata diversa dalle altre nelle Alpi grigionesi. Era un giorno caldo d’estate. Alle 9.30 una massa rocciosa di 3 milioni di metri cubi si è staccata dal Pizzo Cengalo a 3’369 metri di altezza e si è rovesciata nella valle esplodendo in mille pezzi. Di colpo uno strato dai 10 ai 15 metri di spessore del ghiacciaio che si trovava nella zona della caduta è stato polverizzato. I frantumi si sono mischiati con la roccia in movimento, satura di acqua di sorgente ai piedi della montagna, provocando una colata spessa e potente di fango e rocce che trascinava con sé grossi blocchi lungo la valle. La colata è progredita a una velocità di 40 km/orari, invadendo il villaggio di Bondo, situato a circa 5 km di distanza.</p>
<p>L’incidente è costato la vita a 8 turisti considerati tuttora dispersi. Grazie al fatto che il Pizzo Cengalo era sotto sorveglianza a causa di precedenti franamenti e perché era stato istallato un sistema d’allarme sopra il villaggio, nessun ferito è stato contato a Bondo: il sistema d’allarme ha funzionato, dando così il tempo agli abitanti di mettersi in salvo prima di essere colpiti dal torrente di fango e pietre.<br />Appena una settimana più tardi, un’importante massa rocciosa si è nuovamente staccata dal Pizzo Cengalo durante un temporale notturno, per cui una nuova colata di fango ha invaso la valle. Il 15 settembre si è prodotto un terzo franamento. Durante due ore parecchie centinaia di migliaia di metri cubi sono caduti nel vuoto. Gli abitanti di Bondo sono coscienti che oltre 1 milione e mezzo di metri cubi di roccia potrebbero ancora staccarsi dal Pizzo Cengalo.</p>
<p>Prima la montagna, dopo il ghiacciaio…<br />Il ghiacciaio del Trift, in vetta al Weissmies, a 4’000 metri di altezza, si sposta normalmente nella valle nella misura di 15 centimetri al giorno. Ma la frana di Bondo ha fatto ancora parlare di sé, nella misura in cui il movimento della massa di ghiaccio del Trift – sotto sorveglianza permanente – si è accelerato. La sua velocità di spostamento può raggiungere dai 2 ai 4 metri al giorno. Un ritmo spaventoso per il ghiacciaio. Gli esperti e le autorità hanno dato l’allarme il 9 settembre e ordinato ai 220 abitanti di Saas Grund di abbandonare le loro case. Alle 18.00 gli abitanti erano evacuati e il settore escursionistico era stato chiuso. Come previsto, nelle prime ore del giorno dopo, la lingua del ghiacciaio sotto osservazione si è frantumata ed è franata lungo le alte pareti rocciose, finendo di esplodere al momento dell’impatto in granulati di ghiaccio. Non ci sono stati feriti.</p>
<p>… e per finire interi fianchi della valle<br />Il Moosfluh, che culmina a 2’234 metri, non lontano da Bettmeralp, offre una veduta panoramica eccezionale sul ghiacciaio dell’Aletsch. Ma il fianco della montagna direttamente a contatto con il ghiacciaio non è più una zona sicura per escursioni. Cartelli di avvertimento vietano l’accesso agli escursionisti poiché, come spiega il responsabile della sicurezza del settore, “Si può cadere in grandi buche del sentiero come in un crepaccio di ghiacciaio”. La segnalazione non è certo esagerata poiché si sa che oltre 160 milioni di metri cubi di roccia sono qui in movimento. Registriamo il più importante spostamento di rocce di tutta la Svizzera e anche il più veloce. Il Moosfluh si muoveva soltanto di alcuni millimetri all’anno, in media, nel corso dell’ultimo millennio, ma improvvisamente ha percorso quasi 30 metri nel 2016. Queste velocità di spostamento spaventose si verificano soltanto nelle Alpi. I solchi profondi e le crepe sul terreno, larghe talvolta parecchi metri, mostrano che qui sono in movimento masse molto più importanti di quelle di Bondo e minacciano di cadere.</p>
<p>Il Cengalo, il ghiacciaio del Trift, il Moosfluh sono tre siti che chiedono di sapere se il cambiamento climatico è all’origine del grande franamento e se in futuro dobbiamo considerare le Alpi come “potenti e spaventose” e non più soltanto come “potenti e belle”.</p>
<p>Temperature in rialzo<br />Il geologo Hugo Raetzo, della divisione Prevenzione dei pericoli dell’Ufficio federale dell’ambiente, ci mette di fronte all’evidenza: “Abbiamo temperature più elevate in alta montagna”. La regione alpina si è riscaldata a una velocità doppia a partire dalla fine del 19esimo secolo rispetto alla media mondiale. In questi ultimi decenni, il rialzo della temperatura in alta montagna si è accelerato. E Hugo Raetzo aggiunge: “Questo rialzo di temperatura ha naturalmente conseguenze sui ghiacciai, nonché sul sottosuolo gelato in permanenza e quindi stabilizzante, che definiamo permafrost. Al riscaldamento generale, che agisce sul permafrost, si aggiungono estati canicolari particolarmente intense in questi ultimi anni”.<br />La canicola può essere l’elemento scatenante delle cadute di rocce. Le cadute di pietre e i franamenti si sono già moltiplicati durante le estati 2003 e 2015, che hanno fatto registrare temperature superiori alla media.</p>
<p>Il Pizzo Cengalo è una montagna situata nella zona del permafrost. È forse l’esempio tipico di una montagna che si sgretola quando la temperatura è troppo elevata in altitudine? Secondo Hugo Raetzo le cose non sono così semplici. I rapporti da causa a effetto sono spesso molto più complessi e l’evoluzione attraverso i secoli ha un ruolo importante. La rete di misura del permafrost in Svizzera indica che la temperatura aumenta considerevolmente. La stazione di misurazione del Corvatsch, per esempio, costata che la temperatura, a dieci metri di profondità, è oggi superiore di un grado a quella di trent’anni fa. A 20 metri, laddove le variazioni stagionali hanno un impatto debole, le temperature sono pure in aumento. Hugo Raetzo dice: “Non tutte le montagne si comportano nello stesso modo. Il rischio di scoscendimento è più o meno pronunciato a seconda della situazione geologica. Un esempio semplice: se il sottosuolo fonde, è necessario un grado di inclinazione minima per far sì che le rocce comincino a scivolare”.</p>
<p>Crepacci e crepe pieni d’acqua<br />Il Pizzo Cengalo è veramente ripido. Tuttavia, in questo caso concreto, non esistono analisi concludenti delle cause. Gli abitanti di Bondo hanno però un’idea dell’origine dello scoscendimento del Pizzo Cengalo. La guida Siffredo Negrini se ne fa una ragione. Egli evita la montagna da tempo. Perché? “Perché il ghiaccio e la neve fondono rapidamente e l’acqua riempie i crepacci e le crepe. Quando gela, la roccia si rompe”. Hugo Raetzo ci ricorda allora il fenomeno generale che si produce nelle alte montagne svizzere: “Il permafrost si riscalda e i ghiacciai si ritirano; le acque di sorgente più calde e abbondanti in estate si infiltrano nelle profondità. Questo modifica la situazione e talvolta anche la stabilità”.<br />Nel caso del ghiacciaio del Trift, le abbondanti acque di sorgente si mischiano con quelle del ghiacciaio. Secondo Raetzo, in caso di canicola, una parte delle acque di sorgente scorre ai piedi del ghiacciaio e apportano calore proprio laddove il ghiacciaio viene fermato – o dovrebbe essere fermato - dalla roccia. Gli esperti considerano unanimemente che il crollo del ghiacciaio del 9 settembre è una conseguenza delle forti temperature estive. Martin Funk, glaciologo alla Scuola politecnica federale di Zurigo dichiara: “Un simile evento può prodursi soltanto in estate”. Si tratta qui di un influsso diretto del clima sul ghiacciaio.<br />Entro fine secolo la maggior parte dei ghiacciai delle Alpi sarà praticamente scomparsa. La Svizzera deve quindi prepararsi a importanti cambiamenti. Per i profani: le masse di ghiaccio fondono e con esse scompaiono le forze stabilizzatrici. Il crollo di tutta una lingua del ghiacciaio del Trift è quindi stato possibile perché non c’erano più gli stabilizzatori. In origine, le masse profonde nel ghiaccio stabilizzavano la parte più ripida del ghiacciaio del Trift. Ma oggi si sono sciolte.</p>
<p>Il fianco della montagna non è più trattenuto<br />Se i pilastri cadono, il processo viene accelerato. È proprio quanto è avvenuto al Moosfluh. È il ghiacciaio dell’Aletsch che trattiene – o tratteneva – i fianchi delle montagne vicine. Dal 1850 questo ghiacciaio ha perso circa 3 km in lunghezza e 400 metri in altezza al livello della lingua ghiacciale attuale. Questa perdita di massa diminuisce la pressione del ghiaccio sui fianchi. La pressione iniziale era di 35 bar, oggi “non c’è più”, precisa Hugo Raetzo, il che spiega perfettamente lo spostamento del Moosfluh.<br />È vero che se i ghiacciai fondono, le montagne perdono i loro pilastri, ma le conseguenze non sono sempre così drammatiche quanto intorno al ghiacciaio dell’Aletsch. Secondo Hugo Raetzo la “situazione geologica” ha pure un ruolo: fenomeni geologici antichi sarebbero sicuramente responsabili di “zone di debolezza e degli scoscendimenti” nelle montagne.</p>
<p>I processi di rottura del sottosuolo che permettono ormai una interazione particolarmente dinamica a livello della meccanica delle rocce, avrebbero quindi un’origine molto più anziana. In altri termini: se il “ghiaccio eterno” sostiene una montagna, già di per sé friabile, lo scioglimento del ghiaccio sarà fatale.<br />Dopo gli avvenimenti drammatici dell’estate 2017, una causa è sicura: che si tratti dello scoscendimento del Pizzo Cengalo o dello scioglimento del ghiacciaio del Trift, la Svizzera non è stata colpita totalmente di sorpresa. Il comune di Bondo ha costruito già da alcuni anni un muro di protezione con un importante bacino di contenimento per evitare le lave torrentizie, salvando così il villaggio dalla distruzione. Il ghiacciaio del Trift è pure sorvegliato da parecchi anni, così come il ghiacciaio di Bis nella valle di Matter. <br />Per quanto concerne il Moosfluh, nessuna micro-scossa sfugge agli esperti, poiché la montagna è sorvegliata per mezzo di sistemi radar, di GPS, di procedure di valutazione ottica e altre tecniche di misurazione. La Svizzera sembra essere tecnologicamente molto avanzata nel campo della sorveglianza dei pericoli. Hugo Raetzo conferma: “Conosciamo con precisione i movimenti nelle zone di sorveglianza e ci siamo dotati di un bagaglio tecnico di alto livello”.</p>
<p>Nelle zone pilota dell’Alto Vallese, le autorità nazionali e cantonali responsabili dell’ambiente e le alte scuole testano congiuntamente le reti di sorveglianza attraverso il GPS: i sensori GPS istallati nelle zone instabili hanno fornito in tempo reale i dati sui movimenti. “Nel confronto internazionale, i nostri lavori sui sistemi di rilevamento precoce si situano a un livello elevato”, afferma Hugo Raetzo. Egli richiama tuttavia all’umiltà della nostra condizione: “Qualunque sia la tecnica utilizzata, non potremo mai controllare la natura, né oggi, né domani”.</p>
<p>La presidente della Confederazione Doris Leuthard è stata ancora più esplicita a Bondo, davanti alle telecamere: “Avremo in futuro altri incidenti. Il permafrost, le lave torrentizie e i cambiamenti climatici sono già una realtà, anche se qualcuno rifiuta ancora di crederci”.</p>
<p>Marc Lettau<br />Revue Suisse</p>
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		<title>“Il paradiso di Cuno Amiet” al Museo d’Arte di Mendrisio</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-paradiso-di-cuno-amiet-al-museo-arte-di-mendrisio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 19:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/Amiet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Da Gauguin a Hodler, da Kirchner a Matisse fino al 28 gennaio 2018 Cuno Amiet è tra le personalità più rappresentative dell’arte svizzera della prima metà del Novecento, probabilmente dopo Hodler anche la più conosciuta.Se, da una parte, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Hodler è portatore con il suo simbolismo di una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-paradiso-di-cuno-amiet-al-museo-arte-di-mendrisio/">“Il paradiso di Cuno Amiet” al Museo d’Arte di Mendrisio</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/Amiet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1251"  class="panel-layout" ><div id="pg-1251-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1251-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1251-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Da Gauguin a Hodler, da Kirchner a Matisse fino al 28 gennaio 2018</p>
<p>Cuno Amiet è tra le personalità più rappresentative dell’arte svizzera della prima metà del Novecento, probabilmente dopo Hodler anche la più conosciuta.<br />Se, da una parte, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Hodler è portatore con il suo simbolismo di una secolare tradizione tedesca. Amiet può essere annoverato quale maggiore esponente svizzero di una tradizione francese, impressionista e postimpressionista. Per un verso o per l’altro, entrambi sono da considerare i padri della pittura moderna svizzera.<br />Partito giovanissimo in compagnia di Giovanni Giacometti alla volta di Parigi e poi della Bretagna, dove vive l’esperienza Nabis a Pont-Aven sulle tracce di Gauguin, Amiet si farà conoscere per le sue straordinarie qualità di colorista.</p>
<p>Nel corso dei primi due decenni del Novecento, la sua opera rappresenta la punta di diamante dell’avanguardia artistica svizzera. Non solo Amiet si ritrova nel cuore delle nuove tendenze francesi, tra simbolisti e neoimpressionisti, ma pochi anni dopo anche tra i fondatori, con Kirchner, Heckel e alcuni altri del gruppo “Die Brücke”, all’origine dell’espressionismo tedesco. Nei primi due decenni il suo lavoro si contraddistingue per la continua sperimentazione, le innovative scelte compositive e soprattutto cromatiche.<br />Amiet è anche noto per i suoi oggetti – i suoi paesaggi, le sue figure, le sue nature morte – sempre improntati a un forte senso di armonia e serenità.</p>
<p>Influenzato dalla forte spiritualità gauguiniana e Nabis, in una sorta di sacra unione uomo e natura e in parallelo all’esperienza francese dei Fauves, vissuta all’insegna della ben nota joie de vivre, Amiet sviluppa nel tempo, senza mai venirne meno, un proprio codice di valori positivi, incentrato sul sentimento di pienezza e di felicità che si gode in un’esistenza trascorsa in armonia con il mondo esterno, pienamente appagata dalla bellezza della natura, dalle sue innumerevoli manifestazioni di luci e colori.<br />Per gran parte della sua vita Amiet dipinge nella campagna bernese, a Oschwand, in un ambiente di intatta bellezza agreste. Figure, paesaggi, gli stessi interni e le nature morte, riportano sempre alla mente – attraverso colori, luci e tagli compositivi – un’impressione di Arcadia, di paradiso terrestre, che viene scandito dai rapporti umani, dal lavoro nei campi, dall’amore verso il prossimo e la famiglia, dall’immergersi dell’uomo nella natura. È un sentimento di fondo basilare nell’opera di Amiet, coerente e riscontrabile lungo tutto il suo percorso.</p>
<p>D’altronde uno dei capolavori dell’estrema maturità, quando già aveva perso la compagna di una vita, si intitola Paradiso (Paradies) e rappresenta una scena angelica in un’atmosfera bucolica, connotata da un’intensissima luminosità dorata.</p>
<p>La rassegna del Museo d’arte di Mendrisio, la prima in Ticino e in area italiana, composta da circa settanta dipinti e una sessantina di opere su carta, ricostruisce il lungo e ricchissimo percorso pittorico di Amiet. Capolavori provenienti dalla Fondazione Amiet di Oschwand e da svariati tra i maggiori istituti museali della Svizzera: prima di tutti il Kunstmuseum di Soletta, il quale vanta nelle sue collezioni alcuni tra i più significativi dipinti del pittore, seguito dal Kirchner Museum di Davos, il Kunstmuseum di Berna, il Kunsthaus di Zurigo, il Musée d’art e d’histoire di Friburgo, la Collection Pictet di Ginevra, l’Aargauer Kunsthaus, il Kunstmuseum di Olten, tra gli altri.</p>
<p>Amiet era senza dubbio, con Hodler, una delle figure di riferimento in ambito confederato, non solo per i suoi contemporanei, ma pure per artisti di una o due generazioni più giovani. All’interno del percorso della mostra, il ruolo centrale occupato da Amiet nella storia artistica svizzera è testimoniato da una decina di puntuali confronti con artisti del panorama europeo, da Paul Gauguin e Emile Bernard a Henri Matisse, da Giovanni Giacometti e Ferdinand Hodler a Ernst Ludwig Kirchner, da Alexej von Jawslensky e Marianne Werefkin a Auguste Macke, da Gabriele Münter a Ernst Morgenthaler, così da poter ricreare nelle sale il clima nel quale si è mossa l’intera carriera di Amiet.</p>
<p>La qualità del suo colorismo, la sua inesauribile inventiva nella scelta e nella variazione dei soggetti, che lo avevano visto in prima fila nei radicali sviluppi dell’arte d’inizio Novecento, hanno attratto anche non pochi pittori ticinesi d’inizio secolo. Primo fra tutti Pietro Chiesa, ammiratore sia dei suoi temi, sia della sua linea stilistica, con il quale Amiet espose nel 1953 a Olten in una mostra di grande successo e che è ugualmente presente anche nella retrospettiva di Mendrisio.</p>
<p>La rassegna di Mendrisio, organizzata insieme alla Fondazione Amiet di Oschwand, si avvale della presenza nel Comitato Scientifico di Franz Müller, curatore del catalogo ragionato dell’opera di Cuno Amiet dagli esordi fino al 1960 per le edizioni ISEA / SIK, e di Aurora Scotti, tra i maggiori esperti di pittura italiana ed europea di fine secolo, entrambi anche autori di importanti contributi in catalogo. Questo viene completato da un saggio di Simone Soldini, un testo sull’opera grafica a cura di Viola Radlach e dal consueto corpus di apparati a cura dei collaboratori scientifici del Museo d’arte Mendrisio.</p>
<p>i.b.</p>
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		<title>Misteri, avventure, Svizzera ed UGS. Che cosa si può volere di più?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/misteri-avventure-svizzera-ed-ugs-che-cosa-si-puo-volere-di-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 19:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/giovani-logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Partecipazione dei giovani al Congresso del Collegamento svizzero in Italia Cari giovani svizzere e giovani svizzeri,come da tradizione siamo lieti di informarvi che sabato 12 e domenica 13 maggio si terrà nella bellissima Calabria a Cosenza l’ottantesimo congresso del Collegamento Svizzero in Italia. Per chi non la conoscesse, vi diamo, per ora, tre anteprime su</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/misteri-avventure-svizzera-ed-ugs-che-cosa-si-puo-volere-di-piu/">Misteri, avventure, Svizzera ed UGS. Che cosa si può volere di più?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Partecipazione dei giovani al Congresso del Collegamento svizzero in Italia</p>
<p>Cari giovani svizzere e giovani svizzeri,<br />come da tradizione siamo lieti di informarvi che sabato 12 e domenica 13 maggio si terrà nella bellissima Calabria a Cosenza l’ottantesimo congresso del Collegamento Svizzero in Italia.</p>
<p>Per chi non la conoscesse, vi diamo, per ora, tre anteprime su questa intrigante città:</p>
<p>1. fu niente di meno che la capitale dei Bruzi, una popolazione antica che diede fieramente battaglia ai Romani (nel prossimo articolo vi diremo come divenne capitale).</p>
<p>2. Dissero di lei: “La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa. Essa che mi scorre nelle vene e che amo” e la frase non è di un comune appassionato patriota, quanto del cosentino Bernardino Telesio, un filosofo di importanza tale che a lui si ispirarono direttamente, tra gli altri, Giordano Bruno, Cartesio e la sua fama giunse al di là delle Alpi e della Manica, tale da condizionare persino Bacone.</p>
<p>3. È sede di una leggenda inquietante e, al contempo, affascinante, (vi anticipiamo per ora che si narra di un tesoro, vero), della quale vi parleremo nel prossimo articolo!<br />Dunque in questa misteriosa e affascinante città che, in aggiunta, ha avuto l’onore aprire nel 1511 la prima Accademia del regno di Napoli, e una delle primissime accademie d’Europa, ci ritroveremo noi giovani svizzeri con un programma speciale pensato in collaborazione con la Presidente del Circolo di Cosenza Maja Domanico-Held che ringraziamo vivamente: è una fonte inesauribile di sorprese e di idee originalissime, preparatevi quindi ad un Congresso decisamente spumeggiante!</p>
<p>Una piccola anteprima del programma: sabato mattina ci incontreremo tutti insieme e faremo una presentazione dell’UGS, chi siamo, cosa facciamo, etc., alla quale invitiamo calorosamente tutti i giovani svizzeri che hanno la possibilità di raggiungerci a Cosenza. Poi, dopo un veloce pranzo on the road tutti insieme per<br />conoscerci meglio, prenderemo parte al Congresso del Collegamento, durante il quale, relatori provenienti da tutta Italia e dalla Svizzera, ci parleranno di tematiche di grande interesse per noi svizzeri in Italia (doppia cittadinanza ad esempio) e, infine, scopriremo storie appassionanti della Calabria e avremo un piccolo assaggio delle sue bellezze.</p>
<p>Dopo la cena ufficiale gentilmente offerta (insieme all’iscrizione) dal Collegamento per noi giovani presso l’Ariha Hotel, vi sarà una sorpresa indimenticabile per la serata.<br />Domenica, infine, ci ritroveremo tutti per una visita affascinante ed originale del centro storico di Cosenza, pondereremo sui suoi misteri e le sue leggende e visiteremo l’impressionante e imponente Castello Svevo sul colle Pancrazio le cui origini si perdono nella nebbia della storia e della leggenda. Dulcis in fundo, come da tradizione dell’UGS, non mancheremo di deliziarci con le prelibatezze gastronomiche del luogo!<br />Ci aspetterà infine un pranzo indimenticabile in un ristorante calabrese nel centro storico.</p>
<p>Dopo questa breve anteprima, non potete che: accorrere ad iscrivervi! Vi basta mandare un’e-mail compilando la scheda d’iscrizione del Congresso (che trovate allegata nella Gazzetta) all’indirizzo email: congresso2018@libero.it</p>
<p>Per qualunque informazione aggiuntiva scriveteci senza alcuna esitazione all’indirizzo:<br />unionegiovanisvizzeri@gmail.com</p>
<p>e su facebook<br />Caterina Katsikantamis<br />unionegiovanisvizzeri@gmail.com</p>
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		<title>La SSR serve alle minoranze e anche agli Svizzeri all’estero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-ssr-serve-alle-minoranze-e-anche-agli-svizzeri-allestero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 18:59:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A proposito della votazione popolare del 4 marzo 2018, detta “No Billag” La nostra democrazia diretta “convoca” alla urne il popolo sovrano tre o quattro volte all’anno e gli sottopone quesiti di vario genere (frutto di iniziative popolari o di referendum lanciati contro decisioni del parlamento federale). I temi in votazione non hanno tutti la</p>
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	<p>A proposito della votazione popolare del 4 marzo 2018, detta “No Billag”</p>
<p>La nostra democrazia diretta “convoca” alla urne il popolo sovrano tre o quattro volte all’anno e gli sottopone quesiti di vario genere (frutto di iniziative popolari o di referendum lanciati contro decisioni del parlamento federale). I temi in votazione non hanno tutti la medesima importanza e nemmeno sono sempre di facile comprensione. Abituato ad esercitare il proprio diritto di voto, il cittadino cerca comunque di dare la sua risposta migliore e occorre ammettere che la saggezza popolare ha contribuito a fare della Svizzera un paese modello.</p>
<p>Il prossimo 4 marzo 2018 l’appuntamento con le urne è di quelli oggettivamente tosti. Un’iniziativa popolare, denominata “No-Billag”, chiede infatti di abolire il canone radiotelevisivo imponendo alla Confederazione di mettere a concorso le frequenze radiotelevisive e di rinunciare a qualsiasi forma di finanziamento diretto o indiretto dei media elettronici.</p>
<p>L’accoglimento dell’iniziativa avrebbe conseguenze letali per il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero. La Società Svizzera di radiotelevisione (SSR) non sarebbe più in grado – come ha sottolineato la presidente della Confederazione Doris Leuthard – di assicurare i suoi programmi dal momento che il 75 % delle sue entrate è data dal canone, mentre la pubblicità copre solo un quarto dei costi. L’iniziativa avrebbe però conseguenze anche per il sistema radiotelevisivo privato, dal momento che la legislazione federale riconosce anche a 13 TV regionali e 22 radio locali una quota parte del canone, in ragione del loro servizio pubblico regionale, complementare a quello nazionale della SSR.</p>
<p>È opinione comune che si tratta di una votazione “storica” dall’esito incerto. Se prevalessero nel giudizio le valutazioni razionali, è difficile giustificare la scomparsa del polo radiotelevisivo pubblico e la messa a rischio delle emittenti private concessionate. È infatti innegabile che l’attuale sistema garantisce al meglio la pluralità nel dibattito, l’informazione dei cittadini (che è premessa fondamentale per il funzionamento della democrazia diretta), la promozione delle culture svizzere e la salvaguardia delle minoranze (grazie alla ripartizione solidale dei proventi del canone le regioni minoritarie di lingua francese e italiana hanno una radiotelevisione d’importanza primaria, mentre i romanci dispongono di una loro radio e di alcuni programmi televisivi).</p>
<p>Il voto può però esprimere anche reazioni irrazionali. C’è chi sostiene che il canone è troppo elevato, il più caro d’Europa. Vero in termini quantitativi ma occorre ricordare che la SSR produce in quattro lingue e che per chiara volontà politica le minoranze ricevono molto di più di quello che pagano (la Svizzera italiana, a esempio, da il 5% del canone globale, ma la RSI ne riceve circa il 20 % per i suoi programmi. I sostenitori affermano che vogliono solo ridimensionare l’offerta della SSR, limitandola agli aspetti di “servizio pubblico” (informazione e cultura in particolare), ma l’iniziativa va ben oltre e se accolta porterebbe alla scomparsa della SSR e delle sue emittenti, lasciando il mercato della comunicazione nelle mani delle radiotelevisioni commerciali e creando rischio di ingerenze estere (come ha rilevato Doris Leuthard).</p>
<p>Non è vero, dicono ancora i fautori dell’iniziativa, che scomparirebbero migliaia di posti di lavoro (la sola SSR occupa oltre 6’000 persone, se vi aggiungiamo i privati e l’indotto superiamo di gran lunga i 10 mila impieghi) perché nascerebbero comunque muove aziende. Questo può essere vero – comunque solo in parte – per la sola Svizzera tedesca, ma è escluso per la Romandia e la Svizzera italiana, regioni alle quali la Presidente della Confederazione ha augurato “Buona fortuna” in caso di accettazione dell’iniziativa.<br />I due rami del Parlamento hanno condiviso la posizione del Consiglio Federale e a larga maggioranza (gli Stati addirittura all’unanimità) raccomandano al popolo di votare NO.</p>
<p>Faccio mio questo appello anche all’attenzione della comunità degli Svizzeri all’estero perché convinto che anche dalla loro prospettiva la conferma di un sistema radiotelevisivo con un forte polo pubblico e una vivace e qualificata presenza privata è garanzia d’informazione completa, pluralistica e di qualità su quanto accade in Svizzera oltre che premessa per una promozione positiva dell’immagine della Svizzera all’estero. Senza dimenticare che l’apprezzato servizio online di Swissinfo.org (strumento in 10 lingue fondamentale per gli Svizzeri all’estero e la presenza della Svizzera nel mondo) è a sua volta per metà finanziato dalla SSR e ne dipende fortemente per gran parte dei contenuti.</p>
<p>Filippo Lombardi<br />Consigliere agli Stati<br />Vicepresidente dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero</p>
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		<title>Francesco Borromini, tormentato genio che realizzò uno stupefacente Barocco</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/francesco-borromini-tormentato-genio-che-realizzo-uno-stupefacente-barocco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 17:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/borromini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Celebrata fino a marzo l’arte inarrivabile dell’architetto ticinese, a 350 anni dalla sua tragica morte Roma - Chiusura e apertura d’anno in ricordo di Francesco Borromini a 350 anni dalla sua morte (1667), con eventi che si protrarranno fino al prossimo marzo. Si terranno una grande mostra, vari convegni e visite itineranti. Le celebrazioni dell’architetto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/12/borromini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-1232"  class="panel-layout" ><div id="pg-1232-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-1232-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-1232-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Celebrata fino a marzo l’arte inarrivabile dell’architetto ticinese, a 350 anni dalla sua tragica morte</p>
<p>Roma - Chiusura e apertura d’anno in ricordo di Francesco Borromini a 350 anni dalla sua morte (1667), con eventi che si protrarranno fino al prossimo marzo. Si terranno una grande mostra, vari convegni e visite itineranti. Le celebrazioni dell’architetto ticinese – ineguagliabile figura di punta del barocco capitolino – sono promosse dai Musei Vaticani, l’Accademia Nazionale di San Luca e la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma, con la partecipazione dell’Istituto Svizzero di Roma e il MAXXI.<br />Il Borromini nacque in Canton Ticino a Bissone sulle sponde del lago di Lugano, il suo cognome in realtà era Castelli, ma egli più tardi scelse di chiamarsi Borromini, forse per devozione a San Carlo Borromeo. Ciò gli servì per distinguersi dai tanti artigiani e artisti di nome Castelli presenti a Roma.<br />Francesco era nipote di un altro insigne architetto ticinese, nato a Melide vicino a Bissone, Carlo Maderno, a sua volta nipote dell’illustre Domenico Fontana anch’egli di Melide. Lasciarono a Roma e in altre regioni italiane innumerevoli opere, famose nel mondo, come la navata longitudinale della basilica di San Pietro (Maderno) o la la progettazione del nuovo Palazzo Reale (Fontana). <br />D’altronde è notorio che la terra ticinese fornì maestranze in campo artistico-urbanistico di primo livello con opere famose non solo in Italia ma anche in Europa e fino in Russia.</p>
<p><strong>Con lo zio Carlo Maderno</strong><br />Il piccolo Borromini imparò come intagliare abilmente le pietre e il marmo a Milano, lavorando anche nell’immenso cantiere del Duomo; aveva solo nove anni, poiché era usanza mandare i giovani “lapicidi” ticinesi ad apprendere quest’arte nella città ambrosiana, arte che gli fu preziosa per le opere che compirà in seguito. <br />Borromini, ormai ventenne, giunse a piedi a Roma dove lavorò per breve tempo presso il parente Leone Gravo, ottimo capomastro scalpellino, fino alla morte accidentale di quest’ultimo per passare poi alle dipendenze dello zio Carlo Maderno, architetto di spicco a Roma e stimatissimo da Paolo V Borghese. Intanto Francesco ebbe modo di esibire le sue doti e si fece subito strada diventando capomastro: il Maderno, afflitto da gravi problemi alla vista, mise in mano al nipote la direzione dei suoi cantieri compresi quelli di San Pietro e di Palazzo Barberini.</p>
<p><strong>L’antagonismo con Bernini</strong> <br />È leggendario il feroce antagonismo del Borromini con l’architetto, e artista poliedrico, Gian Lorenzo Bernini, uno dei massimi protagonisti del Barocco in Europa. Quando si conobbero, alla fabbrica del palazzo del cardinale Barberini, Borromini vi progettava lo scenografico scalone elicoidale. Bernini era pressoché suo coetaneo ma già famoso e prediletto dal nuovo papa, Urbano VIII. Mentre Borromini era di carattere intransigente e orgoglioso, l’altro era più ragionevole, malleabile e divenne il continuatore del Maderno nonostante non eccellesse in architettura e ingegneria, i campi che, dopo un duro lavoro iniziato da bambino, padroneggiava invece il Borromini. Probabilmente l’amor proprio del Borromini ricevette un grave colpo quando, morendo lo zio Carlo Maderno nel 1629, dovette lavorare sotto il Bernini che nel frattempo aveva preso la direzione della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, assurgendo alla massima celebrità con conseguente fortuna economica. Forse per questo umore di fondo, unitamente alle insofferenze caratteriali e ad una differente visione artistica, il rapporto tra i due degenerò in insanabili conflitti e rivalità. <br />Ciò non impedì al Borromini di proseguire con grande successo la sua carriera come testimonia, ad esempio, il contributo architettonico fornito alla realizzazione del Baldacchino di San Pietro, con le volute a dorso di delfino e le statue superiori da lui disegnate.<br />Il “confronto” tra questi due meravigliosi artisti prosegue bonariamente anche oggi ad opera degli estimatori. Sul web si possono trovare commenti del tipo: “Bernini non sarebbe stato nulla senza Borromini e viceversa... La rivalità è stata un fantastico carburante per la produttività di entrambi”. Oppure: “Borromini è un genio così sottovalutato rispetto al Bernini”, e ancora: “Per me il vincitore è Borromini, senza alcuna ombra di dubbio!” e così via. <br />Esistono diversi documentari e video sul web che raccontano questa rivalità insieme alle stupefacenti opere create dai due protagonisti dell’arte barocca.</p>
<p><strong>Delitto a San Giovanni in Laterano?</strong> <br />Nel 1646 Papa Innocenzo X si preparava con una certa ansia al giubileo del 1650, a causa dello stato in cui versava l’Arcibasilica di San Giovanni in Laterano, in rovina per incendi, smottamenti e furti. I lavori di restauro furono affidati al Borromini che dovette darsi da fare alacremente per terminare tutto entro il 1649 in tempo per i festeggiamenti. I suoi detrattori malignavano che non ce l’avrebbe mai fatta e che, definendolo “un pazzo”, avrebbe fatto crollare l’opera vista la quantità di seri danni che presentava l’edificio.</p>
<p>Invece, ogni ostacolo fu da lui egregiamente superato e l’opera conclusa con splendide soluzioni nei tempi previsti, lasciando di stucco soprattutto i suoi nemici. Intanto una brutta vicenda era accaduta: si narra che tale Marco Antonio Bussoni fu ritrovato cadavere nella Basilica a causa del pestaggio ordinato dal Borromini ai suoi lavoranti, per punirlo dopo averlo sorpreso a danneggiare alcuni ornamenti (ma si narra anche che egli ordinò solamente di lasciarlo legato in una stanza). Il papa lo assolse ma lo pose in un esilio, ad Orvieto, che durò meno di quanto stabilito al processo. Infine, nel 1652, Innocenzo X gli pose al collo la croce d’oro di cavaliere, lodandolo per i suoi meriti.</p>
<p><strong>Stile unico e tragica dipartita</strong><br />Impossibile qui elencare i suoi capolavori di cui diamo qualche traccia nelle foto, quale invito a visitare quest’opere dal vivo; basti dire che il Barocco del Borromini colpisce oggi, così come ieri provocò tanta ammirazione per le sue innovazioni, quanto altrettanto sgomento, nei suoi nemici tradizionalisti, per le arditezze di cui l’artista fu prodigo nell’insieme e nei dettagli di ogni sua realizzazione: strutture ad elica, spirali, lanterne slanciate verso il cielo, forme concave che abbracciano lo spazio, spregiudicate linee, strabilianti effetti luminosi in chiese, biblioteche, sculture, piazze, facciate, fontane, campanili, cupole, logge disegnate da geniale e inconfondibile mano. “Chi segue altri non gli va mai inanzi. Ed io al certo non mi sarei posto a questa professione col fine d’esser solo copista“, tenne a dire lui stesso.<br />Chissà quali tormenti spinsero Francesco Borromini a suicidarsi, nonostante una vita di gloriosa arte. Si pugnalò ma non morì subito, e il suo valletto tentò in ogni modo di salvarlo. Morì dopo tre giorni di agonia il 3 agosto 1667.<br />È sepolto nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Giace a fianco del suo amato zio Carlo Maderno, come da lui desiderato.</p>
<p>lorefice.annamaria@gmail.com</p>
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