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	<title>Edizione Maggio 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Maggio 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Maggio 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 22:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori da 4 mesi il mondo non è più lo stesso. Per nessuno. Una probabile accidentalità su un mercato del pesce a distanza di migliaia di chilometri da noi ci ha stravolto la quotidianità, le prospettive, e tutto quanto era pianificato fino poco tempo fa. Questo si riflette anche nei temi di</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>da 4 mesi il mondo non è più lo stesso. Per nessuno. Una probabile accidentalità su un mercato del pesce a distanza di migliaia di chilometri da noi ci ha stravolto la quotidianità, le prospettive, e tutto quanto era pianificato fino poco tempo fa. Questo si riflette anche nei temi di questa edizione della Gazzetta. Il 16-17 maggio si sarebbe tenuto il Congresso a Firenze (ma si terrà il Congresso online degli UGS; cfr. pag. 18) e la stessa domenica i cittadini svizzeri avrebbero deciso sull’iniziativa per la limitazione: niente di tutto ciò avverrà. Il Congresso è spostato al 2021, mentre la cruciale data della votazione – come molte altre a livello cantonale – è stata spostata a settembre 2020. Cosa significa il coronavirus per la democrazia, soprattutto quella svizzera che sollecita più di altri il popolo? Come cambierà il mondo dopo la pandemia e come rispondere a chi vede dietro a questa crisi mondiale teorie complottiste? Tra diversi punti fermi, come le rubriche legali o le notizie da OSE e l’attività seppure ridotta dei circoli, proveremo a rispondere a queste questioni.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi </em><br />
<em>REDATTORE</em></p>
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		<title>“Durante lo stato di emergenza c’è sempre il rischio di un accaparramento eccessivo del potere”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/durante-lo-stato-di-emergenza-ce-sempre-il-rischio-di-un-accaparramento-eccessivo-del-potere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 22:26:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/show-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Sono numerose le nazioni attualmente gestite sulla base del diritto di emergenza, che per sua natura limita fortemente il coinvolgimento democratico dei parlamenti e quindi dei rappresentanti del popolo. A livello svizzero soffre anche la democrazia diretta e tutto quanto ad essa legato. Come molti Paesi occidentali, la Svizzera sta affrontando la grave crisi sanitaria</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/durante-lo-stato-di-emergenza-ce-sempre-il-rischio-di-un-accaparramento-eccessivo-del-potere/">“Durante lo stato di emergenza c’è sempre il rischio di un accaparramento eccessivo del potere”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/show-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-17022"  class="panel-layout" ><div id="pg-17022-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17022-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17022-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Sono numerose le nazioni attualmente gestite sulla base del diritto di emergenza, che per sua natura limita fortemente il coinvolgimento democratico dei parlamenti e quindi dei rappresentanti del popolo. A livello svizzero soffre anche la democrazia diretta e tutto quanto ad essa legato.</strong></p>
<p>Come molti Paesi occidentali, la Svizzera sta affrontando la grave crisi sanitaria con misure inedite ordinate dal Consiglio federale che compromettono le libertà fondamentali dell’individuo: limitazione degli spostamenti, divieto di assembramenti. Giustamente, per poter rispondere più rapidamente all’evoluzione della pandemia e adottare disposizioni supplementari, l’esecutivo ha decretato il 16 marzo la “situazione straordinaria” prevista dalla legge sulle epidemie e si è conferito pieni poteri. Tra i “vantaggi” di questa legge vi è il fatto che l’autorità federale non deve più consultare i Cantoni prima di introdurre nuovi provvedimenti.</p>
<p>Durante tutta questa fase il parlamento non ha avuto voce in capitolo. Anzi, in occasione delle tre settimane di sessione primaverile ha interrotto le sue deliberazioni, data l’impossibilità di riunire i deputati nello stesso luogo a causa del rischio di contagio. Secondo il professore e ricercatore all’Istituto di studi politici dell’Università di Losanna Antoine Chollet, questa assenza di controllo e di validazione del legislativo costituisce un problema dal punto di vista democratico. Secondo lui è problematico, tra le altre cose, che l’organo che dichiara lo stato straordinario sia lo stesso che gestisce la situazione di emergenza. Sotto questo aspetto, sostiene Chollet, il Consiglio federale avrebbe dovuto chiedere l’avallo del parlamento prima di proclamare questa “situazione straordinaria”. O alternativamente sarebbe possibile anche far validare le decisioni a posteriori dall’Assemblea federale. In ogni modo, dal momento che la pandemia impedisce al parlamento di riunirsi, sarebbe perlomeno opportuno che dei rappresentanti del legislativo siano tenuti al corrente e validino in un modo o nell’altro le decisioni del governo. Ci sono argomenti ben chiari per la separazione dei poteri prevista nel nostro ordinamento costituzionale e il controllo reciproco che esercitano gli uni sugli altri. C’è infatti sempre il rischio che uno dei poteri oltrepassi i suoi diritti e, ancor più grave, che delle decisioni prese durante lo stato di emergenza vengano iscritte nella legislazione ordinaria. È il motivo per cui bisogna distinguere chiaramente i momenti che rientrano nella situazione ordinaria e quelli che rientrano nella situazione eccezionale. Secondo il professore romando a livello svizzero si aggiunge una problematica supplementare: “Il problema della Svizzera è che lo Stato centrale è sempre stato debole, per ragioni storiche. Si ritrova all’improvviso in una situazione in cui deve diventare forte e sviluppare delle capacità d’azione molto più importanti di quanto fosse abituato”.</p>
<p><strong>Ferma anche la democrazia diretta</strong><br />
Dal 21 marzo è completamente ferma anche la democrazia diretta: il Consiglio federale ha rinviato a settembre la votazione di domenica 17 maggio 2020 sull’iniziativa per la limitazione dell’UDC e ha sospeso la raccolta di firme di tutte le iniziative in corso fino al 31 maggio 2021. Un time-out di 72 giorni, che sta anche mettendo completamente in subbuglio la fitta agenda della politica economica. Ad esempio sono in stallo le intense e per certi versi urgenti discussioni sull’accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l’UE. Nel frattempo, si intravvede una luce in fondo al… blocco democratico. Nella seconda settimana di maggio è prevista una sessione straordinaria del Parlamento, mentre è stata confermata la sessione estiva di inizio giugno.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi e swissinfo.ch</em></p>
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	<p>Antoine Chollet è professore e ricercatore all’Istituto di studi politici dell’Università di Losanna.</p>
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	<p>Impossibile in tempo di coronavirus: la raccolta firme per iniziative popolari.</p>
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		<title>«Contro le teorie del complotto informazione ma anche humour»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/contro-le-teorie-del-complotto-informazione-ma-anche-humour/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 22:17:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Pascal-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il coronavirus è stato creato in un laboratorio; è un’arma degli americani contro i cinesi; un vaccino è già stato scoperto ma viene tenuto nascosto secondo una strategia ben precisa. Le teorie del complotto generatesi attorno al COVID-19 sono numerose. E, per certi versi, seducenti. Ci spiega il perché Pascal Wagner- Egger, professore di psicologia</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/contro-le-teorie-del-complotto-informazione-ma-anche-humour/">«Contro le teorie del complotto informazione ma anche humour»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Pascal-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16847"  class="panel-layout" ><div id="pg-16847-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16847-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16847-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il coronavirus è stato creato in un laboratorio; è un’arma degli americani contro i cinesi; un vaccino è già stato scoperto ma viene tenuto nascosto secondo una strategia ben precisa. Le teorie del complotto generatesi attorno al COVID-19 sono numerose. E, per certi versi, seducenti. Ci spiega il perché Pascal Wagner- Egger, professore di psicologia sociale all’Università di Friburgo.</p>
<p><strong>Professor Wagner-Egger, perché facciamo tanta fatica ad accettare il coronavirus per quello che è: una pandemia scoppiata senza che dietro ci sia alcun disegno predefinito?</strong><br />
«Le persone fanno fatica ad associare un avvenimento importante a una causa che non lo è: il caso, la fatalità o la semplice contaminazione dall’animale all’uomo. Prendiamo per esempio la morte di Lady Diana: alcuni stentano a credere che dietro di essa vi sia solo un incidente stradale o l’alcol assunto dall’autista. Ci sono diversi fattori che ricorrono sempre nelle teorie del complotto. Innanzitutto, quelli di tipo cognitivo: modi di pensare particolari che tutti hanno e che tendono a incoraggiare queste teorie. La tendenza a credere che a un avvenimento importante corrisponda una causa importante è uno di questi. Ma ci sono anche altri fattori, come l’ansia. Oggi siamo immersi in una situazione caratterizzata dall’ansia: quello che stiamo vivendo non è estremamente pericoloso; al contempo però ci sono stati morti e abbiamo visto immagini terribili. In questa contingenza si propagano molte voci e proliferano le teorie del complotto, che altro non sono che tentativi di capire e spiegare ciò che sta succedendo. Mentre alcuni si fidano della scienza, altri cercano spiegazioni altrove, soprattutto chi nutre una certa diffidenza nei confronti del Governo, delle istituzioni e dei media. Il complotto permette di trovare un colpevole, un capro espiatorio. Se è un laboratorio o un Governo ad aver fabbricato il virus e ad averlo diffuso, io sono in grado di punire questo colpevole, di vendicarmi. Questo mi dà l’illusione di avere il controllo della situazione».</p>
<p><strong>Una diffidenza, quella nei confronti dei canali ufficiali e delle autorità, che si rivela quindi essere fatale.</strong><br />
«Constato che, per quanto riguarda il coronavirus, le persone sono più scettiche nei confronti delle teorie del complotto: la maggior parte della popolazione segue le raccomandazioni del Governo e del corpomedico. D’altraparte, la sfiducia di alcuni è un fatto. Ciò che in parte rassicura è che, quando la situazione diventa pericolosa come oggi è il caso, queste persone smettono improvvisamente di credere nella medicina alternativa (estranea al metodo scientifico, ndr), mentre in altri momenti hanno magari espresso posizioni antivacciniste: ciò significa che solo in assenza di pericoli ci si può permettere di essere contro il sistema».</p>
<p><strong>Da dove viene una dose di sfiducia tanto massiccia da poter mettere in discussione la narrazione con il più alto grado di autorevolezza?</strong><br />
«La sfiducia verso le istituzioni si sta sviluppando da qualche anno. In questo senso, Internet non aiuta. La Rete prometteva la diffusione del sapere gratuito e democratico, l’accesso alla conoscenza da qualsiasi parte del mondo; una speranza meravigliosa. Al contempo, però, ci si è resi conto che tutti su Internet potevano mettere qualsiasi informazione e che quella utile o interessante sarebbe annegata in un mare di fake news. Si tratta di un effetto perverso di Internet ed è per questo che alcuni in Rete cercano false informazioni e lì troveranno anche una conferma. Se sono già un po’ complottista, infatti, diffiderò di tutto ciò che succede e tenderò a imbattermi in altri complotti: è un circolo vizioso. E più cercherò questo tipo di contenuti, più ne troverò».</p>
<p><strong>È noto che le fake news hanno il potere di fare più presa sull’opinione pubblica delle notizie verificate. Questo di fatto significa che noi giornalisti potremmo anche cambiare mestiere.</strong><br />
«C’è la diffidenza nei confronti della politica, quella verso i media tradizionali e quella verso la scienza. Ed è preoccupante, anche dal punto di vista della democrazia: se tutti diffondono false informazioni, e si è visto bene all’epoca della votazione sulla Brexit o dell’elezione di Donald Trump, si possono verificare interferenze nelle democrazie. Devo dire che in questa crisi epidemica sono meno preoccupato, perché vedo che molte persone hanno fiducia nella scienza e nei media. È importante lavorare sulle teorie del complotto, non solo in università (Wagner-Egger è attivo anche al di fuori del mondo accademico, ndr), cercando di trasmettere lo spirito critico. Va trasmessa la consapevolezza che esistono anche veri complotti, scoperti da investigatori professionisti che hanno trovato prove, si pensi al Watergate o al caso Crypto; ma sono molto rari e vanno distinti dalle teorie discutibili».</p>
<p><strong>C’è da dire che è difficile farlo in un periodo in cui persino i capi di Stato, come Jair Bolsonaro, contribuiscono alla diffusione di fake news.</strong><br />
«Questo a parer mio è più inquietante delle teorie del complotto. Populisti come Bolsonaro o Trump, che inizialmente ha negato la gravità dell’epidemia, sono veramente pericolosi. In questo caso siamo in presenza delle stesse correnti antisistema populiste di cui abbiamo parlato prima; con la differenza che sono al potere. Nei nostri studi abbiamo riscontrato che la maggior parte delle persone che credono alle teorie del complotto appartengono agli estremi politici e soprattutto all’estrema destra. Bolsonaro e Trump vanno a cercare i loro sostenitori in quel tipo di elettorato».</p>
<p><strong>Questo genere di teorie ha il potere di amplificare la sensazione di panico collettivo. C’è quindi un pericolo anche a livello di coesione sociale.</strong><br />
«È così. Possono essere molti gli effetti negativi, tra cui razzismo e antisemitismo. Anche la diffidenza nei confronti delle autorità si ripercuote sulla società: le persone che credono alle teorie del complotto, per esempio, tenderanno a fare vaccinare meno i propri figli. Un minimo di fiducia nelle istituzioni è l’ingrediente di base della democrazia. Se non mi fido più del sistema giudiziario, della polizia, di nulla, la democrazia diventa invivibile. Un altro esempio arriva a toccare persino l’estremismo terrorista: tra gli islamisti radicali circolano storie su un ipotetico complotto americano-sionista, utilizzate a fini di reclutamento».</p>
<p><strong>Come possiamo reagire a un amico o a un conoscente che è completamente assorbito da una di queste teorie?</strong><br />
«Dipende dallo stadio in cui si trova: esiste un percorso, come in una setta. Alcuni sono semplicemente interessati da una di queste teorie, perché ci si può anche voler solo informare. Bisogna capire che, quando le persone sono all’inizio del percorso, si può facilmente dialogare con loro. Quando si è raggiunto lo stadio finale, però, allora si ha a che fare con gente che vede complotti ovunque. In questi casi limite, caratterizzati da uno stato che gli psichiatri chiamano paranoia, non si può più fare nulla. Ma si tratta di fattispecie rare. Se ci si vuole approcciare a qualcuno che non è ancora arrivato a questo punto, quello che si deve fare è visitare i siti di debunking, che smontano i complotti. Devo riconoscere che l’argomentazione complottista, soprattutto per uno alle prime armi, risulta essere seducente, ricca di piccoli dettagli strani che fanno mettere in dubbio la versione ufficiale dei fatti. Le assicuro che dopo una ventina di elementi strani di questo genere si arriva a dire: ma questa storia è davvero strana. Anche a me è già successo. Fortunatamente i siti di debunking offrono spiegazioni per tutte queste presunte stranezze. Per esempio, la NASA ha smontato, portando le reali spiegazioni, tutti gli elementi complottisti che ruotano attorno alla missione Apollo. Ma senza le spiegazioni della NASA e non essendo specialisti dello spazio e della Luna non è possibile sapere certe cose».</p>
<p><strong>Quindi il vaccino contro queste teorie è l’informazione, il debunking e lo spirito critico?</strong><br />
«Sì, e aggiungerei lo humour. Ci sono molti video umoristici in francese che prendono in giro la tendenza a interpretare delle coincidenze. È interessante anche notare come siano soprattutto le persone un po’ ai margini della società e quelle meno istruite a credere di più a questo genere di contenuti. Questi gruppi si sentono abbandonati dal sistema e per forza di cose sono più diffidenti nei suoi confronti».</p>
<p><em>Anna Riva</em><br />
<em>Per gentile concessione del Corriere del Ticino</em><br />
<em>Mercoledì 8 aprile 2020</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Evoluzione «Il nostro sistema di pensiero a volte è inadatto»</h3>
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	<p>Eroi e fiction<br />
Tutti noi siamo interessati dalle teorie del complotto. Il credere che un avvenimento importante debba avere una causa importante è un fenomeno che tocca tutti: si tratta di schemi di pensiero che accrescono l’attrattività del complotto. «Questo significa che tutti, presto o tardi, possiamo crederci, anche se ci sono persone più inclini a pensare in questi termini», rileva l’esperto. La prova? Pensiamo alla fiction cinematografica: «È molto più interessante se l’eroe scopre un grande complotto nascosto dietro agli avvenimenti». Il nostro cervello si è evoluto per sopravvivere e il nostro sistema di pensiero, suddiviso in un sottosistema intuitivo (sostenuto dall’evoluzione) e in uno analitico (che si sviluppa con l’educazione), talvolta è inadatto per certe cose. Alcune semplici prove, costituite da una serie di domande trabocchetto, servono a testare il sistema intuitivo. Immaginate per esempio di stare partecipando a una gara di corsa; a un certo punto sorpassate colui che è secondo in classifica. Qual è la vostra postazione? Secondi, non primi. «Anche chi dà la risposta giusta d’impulso dirà di essere primo per poi riflettere solo in un secondo momento».</p>
</div>
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	<p>C’è chi crede che il coronavirus sia frutto di un piano studiato a tavolino.<br />
© SHUTTERSTOCK/DAVID MARCHON</p>
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	<p>Gli esseri umani tendono a pensare che a un avvenimento importante debba corrispondere una causa importante</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/contro-le-teorie-del-complotto-informazione-ma-anche-humour/">«Contro le teorie del complotto informazione ma anche humour»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Anni di contribuzione AVS per migliorare la pensione INPS</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/anni-di-contribuzione-avs-per-migliorare-la-pensione-inps/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 22:04:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Gentile Avv. Pogliani, Leggo sempre con attenzione le sue risposte pubblicate sulla Gazzetta svizzera. Nel 2018 ho chiesto un calcolo decorrenza INPS: • ho lavorato in Svizzera dal 1978- 1989 (con 2 anni di interruzione per la nascita del primo figlio) • dal 1989 - 2007 ho versato contributi volontari tramite il consolato Svizzero a</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/anni-di-contribuzione-avs-per-migliorare-la-pensione-inps/">Anni di contribuzione AVS per migliorare la pensione INPS</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-16787"  class="panel-layout" ><div id="pg-16787-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16787-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16787-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Gentile Avv. Pogliani,<br />
Leggo sempre con attenzione le sue risposte pubblicate sulla Gazzetta svizzera.</p>
<p>Nel 2018 ho chiesto un calcolo decorrenza INPS:<br />
• ho lavorato in Svizzera dal 1978- 1989 (con 2 anni di interruzione per la nascita del primo figlio)<br />
• dal 1989 - 2007 ho versato contributi volontari tramite il consolato Svizzero a Milano<br />
• dal 2007 fino ad oggi sto lavorando in Italia<br />
Vengono considerati gli anni lavorati in Svizzera, invece gli anni dei contributi volontari no.</p>
<p>Nella tabella della Cassa Svizzera di compensazione CSC, Ginevra questi contributi vengono elencati come data ma non come reddito.<br />
Questo è corretto?</p>
<p>La ringrazio in anticipo per una Sua gentile risposta.<br />
Cordiali saluti,<br />
J.G.</p>
<hr />
<p>Gentile lettrice,<br />
la Sua domanda ci dà l’occasione di ritornare su un temo non trattato da anni: la considerazione degli anni di contribuzione AVS da parte dell’INPS.</p>
<p>Per aver diritto ad una pensione INPS ci sono due soglie minime di anni di contribuzione:<br />
- 20 anni di contribuzione per aver diritto ad una pensione di vecchiaia<br />
- un numero variabile di anni di contribuzione per aver diritto ad una pensione di anzianità<br />
Chi sposta nel corso della Sua vita lavorativa la residenza dalla Svizzera all’Italia può far valere – al solo fine di raggiungere uno degli anni minimi di cui sopra – i periodi di contribuzione all’AVS. Nella domanda per ottenere la pensione INPS basta scrivere da qualche parte di aver contribuito all’AVS sotto il numero …. e possibilmente gli anni di contribuzione. Non è necessario allegare alcuna prova – in ogni caso l’INPS chiede i dettagli all’AVS.</p>
<p>L’INPS prende in considerazione sia i periodi di contribuzione all’assicurazione AVS obbligatoria che quelli all’assicurazione facoltativa, ma non quelli nei quali si è anche contribuito all’INPS – un anno di contribuzione non può contare due volte.</p>
<p>Questa agevolazione non modifica in nessun modo l’importo o la decorrenza delle due pensioni; può dare soltanto il diritto ad una pensione INPS se non sono raggiunti gli anni minimi di contribuzione per ciascuna pensione. Per ambedue le pensioni andrà inviata la richiesta qualche mese prima della maturazione del diritto (anche AVS tramite INPS); ambedue le pensioni saranno calcolate sugli anni e importi di contribuzione versata a ciascuna.</p>
<p>Nel Suo caso l’INPS ha correttamente preso in considerazione i Suoi 26 anni e 5 mesi di contribuzione AVS prima di iniziare a contribuire all’INPS: 1’374 settimane. Lei ha relativamente pochi anni di contribuzione all’INPS e con lavoro part-time, la Sua pensione INPS sarà perciò modesta. I Suoi 27 anni di contribuzione AVS Le daranno una rendita ridotta del ca. 40% rispetto ad una rendita intera, salvo la partecipazione a eventuali contributi del marito. Per aver un’informazione più precisa, Le consiglio di chiedere una previsione della Sua rendita (modulo sotto www.ahv.ch/it). Se desidera migliorare la situazione da pensionata, Le converrà continuar a lavorare in Italia alcuni anni oltre l’età di pensione prima di chiedere la pensione INPS.</p>
<p>Un altro modo per aumentare la pensione futura è rimandare l’inizio del pagamento dell’AVS da un minimo di un anno a un massimo di 5 anni. Rimandando l’inizio di un anno, la rendita aumenta del 5,2%, di cinque anni del 31.5% per il resto della vita. Se Lei a 64 anni non ha ancora bisogno della rendita AVS, basta informare prima del 65° compleanno la CSC di Ginevra di voler rimandare l’inizio della rendita. Non bisogna dire di quanto tempo; il minimo è comunque un anno. Passato questo termine, si può chiedere di iniziare il pagamento ogni mese fino al massimo di cinque anni.</p>
<p>Sconsiglio invece, salvo a persone che ne hanno assolutamente bisogno o che hanno poche speranze di superare i 70 anni, di chiedere la pensione anticipata di uno o due anni; non conviene.</p>
<p>Per motivi di privacy, la CSC non mi risponde sui motivi della mancata indicazione del contributo alla facoltativa; la D nella colonna contribuiti vuol dire “dispensata”. Potrei pensare che Suo marito lavori da frontaliero e Lei sia perciò stata iscritta ma esonerata da contributi. In quel caso, al momento che tutti e due saranno pensionati, Le saranno accreditati metà dei contributi di Suo marito durante il matrimonio e l’adesione all’AVS di tutti e due (e vice-versa). Se invece Lei ha pagato dei contributi, l’estratto conto non è esatto; in quel caso scriva una mail alla CSC facendo presente l’errore.</p>
<p>Ci tenga al corrente di come si è sviluppata la situazione AVS.<br />
Cordiali saluti.</p>
<p><em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>«Quanto può essere creativo un sistema sotto estrema pressione?»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quanto-puo-essere-creativo-un-sistema-sotto-estrema-pressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 21:42:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Intervista-Quanto-è-creativo-un-sistema-sotto-estrema-pressione-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La “ricercatrice del futuro” Karin Frick si aspetta un cambiamento strutturale accelerato, nel bene e nel male. Attraverso la crisi legata al coronavirus, si imporranno nella quotidianità offerte come le stampanti 3D o la telemedicina. Ma il tutto sarà accompagnato anche da perdite. Intervista: Eva Novak Karin Frick, può già stimare quali saranno le conseguenze</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/quanto-puo-essere-creativo-un-sistema-sotto-estrema-pressione/">«Quanto può essere creativo un sistema sotto estrema pressione?»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Intervista-Quanto-è-creativo-un-sistema-sotto-estrema-pressione-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16640"  class="panel-layout" ><div id="pg-16640-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16640-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16640-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La “ricercatrice del futuro” Karin Frick si aspetta un cambiamento strutturale accelerato, nel bene e nel male. Attraverso la crisi legata al coronavirus, si imporranno nella quotidianità offerte come le stampanti 3D o la telemedicina. Ma il tutto sarà accompagnato anche da perdite.</p>
<p>Intervista: Eva Novak</p>
<p><strong>Karin Frick, può già stimare quali saranno le conseguenze del coronavirus sull’economia e sulla società una volta superata la crisi?</strong><br />
Karin Frick: Ci manca l’esperienza per fare previsioni. La maggior parte di noi - a parte gli ultraottantenni che hanno avuto esperienze analoghe durante l’infanzia in periodo di guerra - non ha mai vissuto uno stato di emergenza in Svizzera. Ci sono stati eventi rilevanti come l’11 settembre o il grounding della Swissair, sicuramente eventi traumatici per gli individui o per l’identità nazionale, ma la vita quotidiana non ne è mai stata influenzata come lo è oggi e come lo è stata nelle ultime settimane. Dal momento che non abbiamo esperienza e abilità nell’affrontare le crisi, è difficile fare previsioni sulle conseguenze a lungo termine.</p>
<p><strong>Vuole provarci lo stesso?</strong><br />
Sicuramente è un evento che nessuno di noi dimenticherà. Anche i bambini che oggi crescono davanti allo schermo del computer ricorderanno per il resto della loro vita come l’insegnamento “digitale” era diventato la regola da un giorno all’altro. Queste sono esperienze formative. Ma prima di fare previsioni, sorgono in realtà altre domande.</p>
<p><strong>Quali?</strong><br />
A prima vista, abbiamo a che fare con una minaccia per la salute che tutti coloro che non appartengono ai gruppi a rischio – la maggior parte della popolazione - possono affrontare con una certa calma. Dopo tutto, il rischio di morire a causa di Covid-19 è piuttosto basso per le persone sotto i 65 anni. Solo allora percepiamo la seconda minaccia, ossia la crisi economica scatenata dalla pandemia. E poi sopraggiungono le paure esistenziali. Tutto questo si accentuerà in una seconda fase.</p>
<p><strong>E quando succederà?</strong><br />
Non appena le gravi conseguenze della pressione economica diventeranno evidenti. La pressione che si crea quando il sistema crolla. Quando non si deve salvare solo una banca o una compagnia aerea, ma l’intero sistema economico. Eppure, per ora il crollo economico totale non spaventa la gente tanto quanto il virus.</p>
<p><strong>La crisi accelererà il cambiamento strutturale dell’economia, ad esempio il passaggio agli acquisti per corrispondenza?</strong><br />
Per esperienza personale so che questo può accadere rapidamente. Dopo che il mio partner si è rotto una gamba, abbiamo ordinato settimanalmente da LeShop (una piattaforma per l’acquisto online di alimentari, ndr.) e abbiamo mantenuto questa abitudine fino ad oggi. Chi non l’ha mai fatto prima noterà ora quanto sia facile e comodo. Al contrario, molti piccoli negozi che sono già sotto pressione avranno difficoltà a riaffermarsi una volta che le persone avranno sperimentato la convenienza dello shopping online.</p>
<p><strong>Un incubo per piccoli negozi e piccoli commercianti al dettaglio?</strong><br />
Per le aziende nel commercio di tessili o la ristorazione, che non hanno praticamente margini, può essere davvero il colpo di grazia. Viceversa, la tendenza aiuterà molti a svilupparsi. Prendiamo ad esempio le stampanti 3D, che finora non sono riuscite a sfondare. Adesso l’Italia è riuscita ad utilizzarle per produrre rapidamente pezzi di ricambio per i ventilatori e quindi salvare vite umane. Questo è esattamente il tipo di buone notizie che dovremmo raccogliere.</p>
<p><strong>Ve ne sono anche altre?</strong><br />
A parte il fatto che l’aria è migliore, impariamo più velocemente durante una crisi. Prendiamo ad esempio il lavoro in modalità homeoffice: da tempo si parla di suddividere il traffico pendolare in più momenti. Ora vediamo che il mondo funziona ugualmente se non tutti sono sul treno nello stesso momento. Notiamo che possiamo organizzarci in modo diverso. In futuro, le persone potranno prima di tutto svolgere il loro lavoro da casa, in pace e tranquillità, venire in ufficio per la riunione alle 11 e poi rientrare. Se si impara in modo rapido e doloroso, si possono stabilire nuove routine per le quali altrimenti ci sarebbero volute molte campagne di sensibilizzazione.</p>
<p><strong>Queste sembrano essere buone notizie.</strong><br />
Sì, e non sono le uniche. Prendiamo la telemedicina. Oggi si capisce che per un primo consulto presso lo studio medico non occorre necessariamente guidare per mezz’ora fino allo studio e rimanere per un’altra mezz’ora nella sala d’attesa, ma che è possibile farlo anche per telefono o attraverso una chat. Quando sempre più persone scoprono che fare così in realtà è molto più pratico, ecco che questo diventa il nuovo standard.</p>
<p><strong>Attraverso ciò, tra l’altro, è possibile fermare l’esplosione dei costi sanitari</strong><br />
Giusto. Le possibilità e le offerte sono già presenti. Ma fino ad ora bisognava motivare le persone ad approfittarne. I costi potrebbero quindi generalmente diminuire. In definitiva, stiamo sperimentando una forte limitazione delle nostre abitudini di consumo, che abbiamo acquisito per mancanza di tempo nonostante portino a costi aggiuntivi - dai pasti pronti ai personal trainer. Se abbiamo più tempo libero e facciamo di più noi stessi, dovremmo comprare meno beni e servizi. Stiamo imparando che la qualità della vita non diminuisce con meno consumi. E, a proposito di salute, alcune persone possono scoprire quanto sia bello camminare nel bosco quando non ce la fanno più a stare a casa. Oppure, se gli è permesso, vanno a fare jogging.</p>
<p><strong>Quindi è del parere che la crisi coronavirus accelererà il cambiamento strutturale sotto ogni aspetto - sia negativamente, sia positivamente?</strong><br />
Sì, questo riassume bene il concetto. Non sarà possibile evitare perdite, ma darà anche impulso a molti trend positivi. E dobbiamo stare attenti: in questo momento, la gente continua a proporre idee creative. Ma se il sistema è sottoposto ad una pressione estrema, se abbiamo timori esistenziali, giungeremo ad una paralisi. Siamo ancora all’inizio. La domanda è: quanto può essere creativo un sistema sotto estrema pressione?</p>
<p><strong>Ci sono già spunti che possiamo cogliere dall’Italia?</strong><br />
L’alto numero di morti mostra la grande sofferenza che deriva dal distanziamento sociale. In una situazione di minaccia, le persone in realtà cercano la vicinanza, poiché abbracciare qualcuno offre conforto. Ma questo è ora proibito. Ciò è particolarmente difficile per coloro che non possono visitare i loro parenti gravemente malati. La distanza sociale è una sorta di isolamento, e ha conseguenze gravi per la salute: l’equilibrio ormonale è disturbato, le funzioni degli organi sono compromesse, così come la percezione e le prestazioni cognitive, oltre alle difficoltà di concentrazione e alla depressione. Ma non sono io l’esperta in questo campo. Per me è importante che anche gli sconvolgimenti strutturali offrano un’opportunità.</p>
<p><strong>Solo per settori che altrimenti dovrebbero attendere più a lungo per raggiungere il successo?</strong><br />
Non solo, anche a livello personale. Se ho una prospettiva, un obiettivo che voglio raggiungere, diventa più facile tener duro e perseverare. Inoltre, molte persone possono accantonare la frenesia operativa della loro quotidianità. Finalmente trovano il tempo per progetti che volevano realizzare da tempo.</p>
<p><strong>Come ad esempio sistemare la cantina?</strong><br />
Sì, ma a un certo punto anche questo sarà fatto, e anche il guardaroba sarà riorganizzato secondo i canoni alla Marie Kondo. Arriva invece l’opportunità di pensare a cose per le quali non c’è mai stato tempo. I ricercatori, ad esempio, non sono affatto scontenti di avere ora le capacità di realizzare progetti a cui pensavano da tempo.</p>
<p><strong>Ma questo è possibile solo se non si hanno figli.</strong><br />
Giusto. I genitori che hanno bambini piccoli di cui prendersi cura ora di tempo non ne hanno più. Anche i medici, gli infermieri e il personale di vendita di alimentari attraversano tempi estremamente frenetici. Ma le persone attive nel settore dei servizi e che lavorano in ufficio, che hanno molte riunioni e viaggiano spesso possono ora approfittarne.</p>
<p><strong>Vede ulteriori effetti della crisi?</strong><br />
È possibile che alcune misure di sicurezza rimangano in vigore. Un po’ come quello che è successo dopo l’11 settembre con i numerosi controlli e il divieto di portare liquidi in aereo; ma questa volta riguarda la salute. Forse in futuro nei bagni pubblici ci saranno i disinfettanti. Oppure dovremo fare un controllo sanitario prima di ogni viaggio.</p>
<p><strong>E nel mondo del lavoro?</strong><br />
È possibile che in futuro alcuni gruppi professionali come parrucchieri ed estetiste indossino sempre i guanti. Soprattutto, però, le persone con sintomi visibili di raffreddore non andranno più al lavoro. In passato erano considerate delle femminucce, e soprattutto in Svizzera, l’alta etica del lavoro portava le persone a curarsi quel tanto necessario per poi recarsi al lavoro. Ora verrà detto loro: restate a casa. Il che dovrebbe anche ridurre il numero di raffreddori in generale.</p>
<p><strong>Karin Frick (58 anni), mamma di due figli (31 e 17 anni), è ricercatrice di tendenze presso il Gottlieb Duttweiler Institut, un think tank indipendente che si concentra su economia, società e consumi. L’economista è cresciuta nel Liechtenstein ed è responsabile della ricerca e membro della direzione del più vecchio think tank della Svizzera. Nel tempo libero, la ricercatrice corre maratone.</strong></p>
</div>
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		<title>«L’e-voting e l’e-banking non sono paragonabili»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/e-voting-e-banking-non-sono-paragonabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 21:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Turnherr_1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dalla scorsa estate, il progetto di voto elettronico in Svizzera è sospeso, ciò che ha deluso numerosi Svizzeri all’estero. Il cancelliere della Confederazione, Walter Thurnherr, ci parla della situazione, dei processi democratici e della sua convinzione che la sicurezza deve prevalere sulla velocità. Intervista: Marc Lettau, Susanne Wenger Revue Suisse: Signor Thurnherr, personalmente le è</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Turnherr_1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16431"  class="panel-layout" ><div id="pg-16431-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16431-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16431-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Dalla scorsa estate, il progetto di voto elettronico in Svizzera è sospeso, ciò che ha deluso numerosi Svizzeri all’estero. Il cancelliere della Confederazione, Walter Thurnherr, ci parla della situazione, dei processi democratici e della sua convinzione che la sicurezza deve prevalere sulla velocità.</strong></p>
<p>Intervista: Marc Lettau, Susanne Wenger</p>
<p><strong>Revue Suisse: Signor Thurnherr, personalmente le è capitato di saltare una votazione?</strong><br />
Walter Thurnherr: Per quel che posso ricordarmi non ho mai mancato un appuntamento, e voto sempre per corrispondenza, poiché ciò è rapido e molto pratico, tranne se si è ipovedenti o si vive all’estero.</p>
<p><strong>Se il tasso di partecipazione alle votazioni diminuisse di un terzo in Svizzera, ciò la preoccuperebbe?</strong><br />
Il tasso di partecipazione si situa oggi già al disotto del 50%. Questo significa che circa un quarto della popolazione decide tutto. Trovo già questo preoccupante.</p>
<p><strong>Ma abbiamo osservato una netta diminuzione in occasione delle elezioni del Consiglio nazionale del 2019: in alcuni casi, l’affluenza alle urne degli elettori residenti all’estero è crollata.</strong><br />
Ne conosciamo probabilmente la causa: la mancanza del canale di voto elettronico. Questo potrebbe cambiare di nuovo. Troverei più grave se i cittadini svizzeri non si interessassero più alle elezioni o alle votazioni.</p>
<p><strong>Questa mancanza temporanea del canale di voto elettronico fa in modo che presso la redazione della «Revue Suisse» riceviamo sempre più messaggi da parte degli Svizzeri all’estero che mostrano il loro disappunto. Comprende queste reazioni?</strong><br />
Certamente. Soprattutto quelle delle persone che avevano in precedenza accesso al voto elettronico e vi erano abituate. È particolarmente frustrante per gli Svizzeri che effettuano un soggiorno limitato all’estero, poiché essi saranno direttamente interessati dalle decisioni prese al loro ritorno in Svizzera.</p>
<p><strong>Il voto elettronico è attualmente sospeso in Svizzera. Non è piuttosto clinicamente morto?</strong><br />
Sospeso non significa necessariamente morto. Ma non significa nemmeno che saremo pronti a breve. Non si sa ancora cosa succederà. Questo dipende da molteplici fattori. I contrari al voto elettronico raccolgono firme con un’iniziativa popolare che chiede una moratoria. In Parlamento sono pendenti vari interventi. Nel frattempo vedremo se riusciremo a trovare un fornitore che propone un sistema sicuro.</p>
<p><strong>Lei è dunque ottimista?</strong><br />
Sono soggetto a sbalzi d’umore (ride). Ancora quattro anni fa, il Consiglio degli Stati respingeva di misura una mozione che chiedeva che la Confederazione obbligasse i cantoni a proporre il voto elettronico prima delle elezioni del 2019. Dicevamo già allora che la sicurezza doveva prevalere sulla velocità e ricordavamo l’autonomia dei cantoni.<br />
In seguito, nell’ambito della consultazione sull’e-voting, quasi tutti i cantoni si sono dichiarati favorevoli, ma i partiti si sono in maggioranza pronunciati contro. Poi La Posta ha tentato di lanciare un sistema di e-voting totalmente affidabile. Ma si sono verificati diversi gravi errori che l’hanno indotta a ritirare momentaneamente il suo sistema. E l’opinione generale è cambiata.</p>
<p><strong>In che misura?</strong><br />
Solo 15 anni fa, si pensava che Internet fosse un’ottima cosa per le democrazie e una pessima per le dittature. Oggi, si pensa piuttosto il contrario. Tutti questi elementi fanno in modo che oggi si consideri soprattutto che non bisogna fare non importa cosa. Ma sono sicuro che se due o tre cantoni possedessero un sistema totalmente affidabile, i cantoni vicini si chiederebbero immediatamente perché non introdurlo a loro volta. Molte cose hanno visto la luce in questo modo in Svizzera.</p>
<p><strong>I segnali che Berna invia sul voto elettronico sono contraddittori. Da una parte, lei, signor cancelliere federale, ha il compito di concepire una nuova fase di test del voto elettronico con i cantoni entro la fine dell’anno. Dall’altra, il Parlamento spinge sempre più verso l’abbandono dell’e-voting. Da cosa possono partire come presupposto i concittadini a Sydney o gli svizzeri a Ouagadougou?</strong><br />
Se sono ben informati, gli svizzeri a Sydney e a Ouagadougou sanno come vanno le cose in questo paese. La Svizzera politica è una macchina di consultazione che a volte può incepparsi: può fare un passo avanti e poi due passi indietro. Le cose richiedono tempo. Non dimentichiamo che i dibattiti attorno al voto per corrispondenza, che è stato introdotto nel 1994 in tutta la Svizzera, sono iniziati negli anni ’30. Il canton Ticino l’ha introdotto solo pochi anni fa per i temi cantonali.</p>
<p><strong>L’estate scorsa, il Consiglio federale ha rinunciato a lanciare il voto elettronico in maniera generalizzata, e aspira ad una nuova fase di sperimentazione. Diversi cantoni hanno già effettuato dei test a partire dal 2004.</strong><br />
Nella nuova fase di sperimentazione, vogliamo andare più lontano rispetto ad ora e testare un sistema totalmente affidabile. Ciò è indispensabile per l’utilizzo dell’e-voting su ampia scala. Ma il sistema della Posta presentava dei difetti. Nella nuova fase di sperimentazione annunciata, si tratterà di superare questi problemi. Ciò riflette la nostra politica: avanzare lentamente, ma in modo sicuro.</p>
<p><strong>L’e-voting è criticato soprattutto perché si teme per la sicurezza. Un sistema di voto elettronico sicuro è realizzabile?</strong><br />
Non avremo mai una sicurezza al 100%. Ogni processo elettronico può essere piratato o subire dei danni. Ma costruiremo dighe di protezione così elevate che un hacker dovrebbe compiere sforzi colossali per abbatterle passando inosservato. L’obiettivo è quello di raggiungere la massima sicurezza possibile, come per le centrali nucleari e gli aerei. Le persone che chiedono una sicurezza assoluta non dovrebbero più salire su un aereo.</p>
<p><strong>Numerosi elettori della «Quinta Svizzera» non condividono questi timori in materia di sicurezza. Essi criticano il fatto che si dia fiducia all’e-banking e ai contatti elettronici con le autorità, e non al voto elettronico.</strong><br />
Non si può fare un paragone. L’e-banking comporta relazioni individuali cliente-server, mentre nell’e-voting, è interessato tutto un sistema. I dati sarebbero indiscutibilmente più importanti. Anche il solo sospetto che i voti possano essere modificati non giova alla credibilità del sistema democratico. Per questo motivo poniamo requisiti di sicurezza molto più elevati sul voto elettronico rispetto a qualsiasi altro sistema elettronico. Questo non ci ha resi molto popolari presso i fornitori di sistemi di e-voting.</p>
<p><strong>Delle manipolazioni possono verificarsi anche nel voto per corrispondenza, molto diffuso. E diverse migliaia di schede di voto sono ogni volta invalidate poiché ad esempio la firma non corrisponde.</strong><br />
Il paragone è leggermente fuorviante. Il voto per corrispondenza può essere oggetto di manipolazioni isolate, ma non di grande portata. Per il voto elettronico esiste il timore che si riesca ad introdursi nel server e a modificare tutto il risultato della votazione. I critici dell’e-voting chiedono giustamente che si rimanga prudenti quando sono in gioco i nostri processi democratici. Per questo dobbiamo spiegare ciò che facciamo per fare dell’e-voting un sistema il più possibile sicuro.</p>
<p><strong>Esistono altri mezzi rispetto all’e-voting per permettere agli Svizzeri all’estero di esercitare il diritto di voto che la legge attribuisce loro? Ad esempio l’invio elettronico dei documenti?</strong><br />
Non penso che l’invio elettronico sia una buona idea. È certamente meno sicuro di un sistema di e-voting completamente verificabile. E aiuta solo quegli Svizzeri all’estero la cui posta è troppo lenta perché i documenti possano arrivare e tornare in tempo utile. L’e-voting non è unicamente destinato agli Svizzeri all’estero. 350 000 persone cieche e ipovedenti in Svizzera potrebbero finalmente beneficiare del segreto del loro voto e delle elezioni. L’invio elettronico dei documenti non è di alcuna utilità per loro.</p>
<p><strong>In questo caso, non si potrebbe da dove si vive, ad esempio all’ambasciata del paese nel quale si abita?</strong><br />
Quando vivevo a Mosca, ho potuto consegnare la mia busta per il voto al corriere diplomatico. Tuttavia, se siete a casa vostra a Vladivostok o a Irkutsk, non è una buona idea, perché dovete recarvi a Mosca per ogni votazione. Ciò che viene talvolta proposto è che una persona di collegamento in Svizzera riceva a compili la scheda di voto del cittadino che vive all’estero secondo il suo desiderio. Ma gli Svizzeri all’estero auspicano veramente di rinunciare al segreto del voto? Naturalmente, siamo aperti ai miglioramenti. Cosi, abbiamo prolungato di una settimana il termine a partire dal quale i documenti possono essere inviati. E potrebbero nascere altre soluzioni se il voto elettronico dovesse essere messo da parte nell’ambito del dibattito democratico.</p>
<p><strong>La «Quinta Svizzera» non potrebbe avere un suo circondario elettorale separato?</strong><br />
Per questo, bisognerebbe modificare la Costituzione. 760 000 Svizzeri vivono all’estero. Lanciate dunque un’iniziativa popolare se lo ritenete opportuno. Temo però che ciò non risolverà i problemi di distribuzione postale in alcuni Paesi.</p>
<p><strong>In sostanza, le critiche della Quinta Svizzera riguardano meno il canale elettronico che il senso d’ingiustizia. Nei giorni delle elezioni, sembrerebbe che non tutti gli Svizzeri dispongano di fatto degli stessi diritti.</strong><br />
Capisco la frustrazione di chi vorrebbe avere voce in capitolo ma non può. Tuttavia, il voto per lettera è stato introdotto con la riserva che non vi è alcuna garanzia che i documenti vengano consegnati in tempo. Me lo ricordo bene perché una volta ero a capo del Servizio Svizzeri all’estero del Dipartimento federale degli affari esteri. Se la posta brasiliana distribuisce le buste di voto troppo tardi, non si può esigere di ripetere la votazione in Svizzera. L’atteggiamento della Svizzera è del resto tollerante a questo proposito. Gli Svizzeri conservano dei diritti politici anche se vivono all’estero da diverse generazioni. Bisognerebbe di tanto in tanto sottolinearlo.</p>
<p>Walter Thurnherr dirige la Cancelleria federale dal 2016. È inoltre il principale responsabile delle elezioni e delle votazioni. Nato in Argovia, il fisico di formazione aveva in svolto varie funzioni in seno all’amministrazione federale nonché nel servizio diplomatico, con in particolare dei soggiorni a Mosca e a New York.</p>
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	<p>Il parere di Walter Thurnherr rispetto al voto elettronico: «Sono soggetto a sbalzi d’umore.» Foto Danielle Liniger</p>
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	<p>Walter Thurnherr: «Capisco la frustrazione di coloro che vorrebbero votare e non possono farlo.»</p>
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	<p>Walter Thurnherr a colloquio con la «Revue»: «Non esisterà mai una sicurezza al 100%.»</p>
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		<title>Primo Congresso Online dell’UGS: 16 maggio 2020</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/primo-congresso-online-dellugs-16-maggio-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 20:53:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Ballo-Villa-Pisani-Figura-ensemble-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Preparati con una buona connessione internet il 16 maggio a partire dalle 14:30! Data l’emergenza coronavirus l’UGS ha infatti riorganizzato il tradizionale Congresso annuale degli svizzeri all’estero in Italia a maggio interamente online. Parleremo della gestione della propria presenza su internet, sia professionale che social e saranno presenti ospiti VIP ed esperti di LinkedIn e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/primo-congresso-online-dellugs-16-maggio-2020/">Primo Congresso Online dell’UGS: 16 maggio 2020</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Ballo-Villa-Pisani-Figura-ensemble-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16367"  class="panel-layout" ><div id="pg-16367-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16367-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16367-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Preparati con una buona connessione internet il 16 maggio a partire dalle 14:30!<br />
</strong><br />
Data l’emergenza coronavirus l’UGS ha infatti riorganizzato il tradizionale Congresso annuale degli svizzeri all’estero in Italia a maggio interamente online.</p>
<p>Parleremo della gestione della propria presenza su internet, sia professionale che social e saranno presenti ospiti VIP ed esperti di LinkedIn e di social media (aggiornamenti sul programma sulla nostra pagina Facebook).</p>
<p>Dove ci troverai? In diretta sul canale Youtube dell’Unione Giovani Svizzeri e sulla nostra pagina Facebook.<br />
Potrai commentare live e porre le tue domande agli speaker e, a sorpresa, potrai essere invitato a partecipare nel panel degli speaker.<br />
Dopo la parte congressuale live sul nostro canale Youtube (che durerà fino alle 16:00) seguirà la parte ricreativa del Congresso che ci vedrà tutti connessi in videoconferenza!</p>
<p>Giochi di gruppo online, lezioni di cucina via video e “balli-da-remoto”. Ognuno potrà partecipare all’attività preferita tra quelle proposte!<br />
Per la parte ricreativa e interattiva utilizzeremo la piattaforma Jitsi Meet e per accedervi ti basterà aprire il link dal computer tramite Chrome oppure scaricare l’app di Jitsi Meet dal cellulare e sarai connesso via video con tutto il gruppo.</p>
<p>La partecipazione è aperta a tutti (invita pure chi vuoi)! Basta compilare e far compilare ai tuoi invitati il modulo di adesione che trovi sulla nostra pagina Facebook o che può essere richiesto via email (unionegiovanisvizzeri@gmail.com) o via Whatsapp (+39 335 5331270).</p>
<p>Vi aspettiamo numerosi per vivere insieme questa opportunità unica: imparare a gestire la propria presenza professionale e social online e divertirci, come da tradizione, tutti insieme.</p>
<p><em>Buona quarantena a tutti!</em><br />
<em>Il Comitato organizzativo dell’UGS</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Continua la raccolta fondi dell’UGS per la Protezione Civile</h3>
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	<p>Non si ferma la nostra raccolta fondi in favore della Protezione Civile!</p>
<p>In un momento così difficile per il Paese vogliamo offrire il nostro aiuto concreto al personale sanitario che in queste giornate sta affrontando situazioni drammatiche.</p>
<p>Come comitato dell’UGS abbiamo contribuito ognuno personalmente al sostenere la Protezione Civile inserendo nella causale “Unione Giovani Svizzeri per la Protezione Civile”.</p>
<p>Preghiamo anche voi di contribuire agli sforzi del personale sanitario!<br />
Ecco le coordinate bancarie della Protezione Civile:</p>
<p>Banca: Intesa Sanpaolo Spa<br />
Filiale: Via del Corso, 226 - Roma<br />
Intestato a: Pres. Cons. Min. Dip. Prot. Civ.<br />
IBAN: IT84 Z030 6905 0201 0000 0066 387<br />
BIC: BCITITMM</p>
<p>Tutti uniti ce la faremo. #iorestoacasa #forzaecoraggio #insiemecelafaremo #unionegiovanisvizzeriperlaprotezionecivile</p>
<p><em>Angela Katsikantamis</em><br />
<em>Presidente Unione Giovani Svizzeri</em><br />
<em>E il Comitato Organizzativo UGS</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">UGS #iorestoacasa: evento sull’app houseparty</h3>
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	<p>Il 27 marzo i ragazzi dell’UGS si sono incontrati online per passare insieme la quarantena.</p>
<p>Hanno partecipato in totale più di 15 persone da tutta Italia e dalla Svizzera: Napoli, Bergamo, Lucerna, Bologna, Firenze, Milano etc. I giochi di società di houseparty sono stati protagonisti e hanno innescato varie faide tra i partecipanti. La vittoria è spesso andata alle fazioni toscane con buona pace del resto d’Italia. Anche se l’evento era stato programmato fino alle 23:00 la serata e le chiacchere si sono protratte fino a tarda notte.</p>
<p>Prossimo appuntamento? Mercoledì 29 marzo alle 22:00! Basta scaricare l’app Houseparty e aggiungere il contatto “ugslive”. Per chi avesse remore a scaricare l’app per via della notizia che è circolata su una presunta falla nel sistema di sicurezza dell’app: si tratta di una fake news che non è stata dimostrata fino ad ora.</p>
<p>Ecco alcuni reperti fotografici della serata.</p>
<p>Ci vediamo online!<br />
<em>Angela Katsikantamis</em><br />
<em>Presidente Unione Giovani Svizzeri</em></p>
</div>
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		<title>Homeschooling, bocciata o promossa?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/homeschooling-bocciata-o-promossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 20:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Foto-dal-sito-Home-School-Association-of-Switzerland-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Attraverso il racconto di alcune famiglie cerchiamo di capire una diversa possibilità di scuola, ora divenuta di stretta attualità In Italia, la “scuola da casa” per i bambini si può fare. La libertà di istruzione nella Penisola prevede non solo le scuole dello Stato e quelle private ma concede anche l’educazione parentale. Così, invece di</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/homeschooling-bocciata-o-promossa/">Homeschooling, bocciata o promossa?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Foto-dal-sito-Home-School-Association-of-Switzerland-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16337"  class="panel-layout" ><div id="pg-16337-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16337-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16337-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Attraverso il racconto di alcune famiglie cerchiamo di capire una diversa possibilità di scuola, ora divenuta di stretta attualità</strong></p>
<p>In Italia, la “scuola da casa” per i bambini si può fare. La libertà di istruzione nella Penisola prevede non solo le scuole dello Stato e quelle private ma concede anche l’educazione parentale. Così, invece di ricevere l’istruzione all’interno di una struttura scolastica, vi si provvede direttamente a casa propria. Questa modalità è detta, all’inglese, homeschooling. In Svizzera, per ora, solo una esigua nicchia di alunni studia da casa. Su 26 Cantoni che ammettono la homeschooling, ognuno con percorsi e regole diverse, due Cantoni, Basilea Città e Ticino, non la contemplano. È per questa ragione che alcune famiglie ticinesi si sono trasferite all’estero pur di garantire ai propri figli la scuola da casa.</p>
<p>L’argomento è interessante non tanto perché attualmente, data l’epidemia, le autorità hanno deciso di non far circolare le persone autorizzando il proseguimento dell’attività scolastica in famiglia tramite internet, bensì perché aumenta il numero di genitori che decidono di riflettere ed eventualmente optare per lo studio da casa. Due famiglie ticinesi, già trasferite, ci raccontano la loro esperienza di homeschooling: Mirna B. si è trasferita con la famiglia in Lombardia, mentre Paolo S. e la sua coniuge hanno fatto una scelta ancora più estrema.</p>
<p>A Mirna, famiglia svizzera doc, il cui bambino frequenta la seconda elementare a casa propria nel comasco, chiediamo:</p>
<p><strong>Perché una famiglia dovrebbe decidere di non mandare a scuola i propri figli?</strong><br />
&lt;&lt;Risponderei con un’altra domanda: siamo sicuri che la maggioranza delle famiglie “decida” di mandare i propri figli a scuola? Ovvero, è sicuro che abbiano analizzato i pro e i contro, conoscano i meccanismi di sviluppo e apprendimento dei bambini, e abbiano concluso che proprio quella scuola, quel docente e quella classe siano il luogo di crescita ideale per il proprio figlio?&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Analisi che voi avete fatto adeguatamente?</strong><br />
&lt;&lt;Sì, giungendo alla conclusione che per il momento l’homeschooling, coi suoi pro e i suoi contro, è più idonea per lo sviluppo olistico di nostro figlio. Per fortuna svolgiamo una professione che ci ha concesso di poter fare questa scelta, che per me è il naturale sbocco di una genitorialità consapevole&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Insegnate direttamente voi o vi affidate ad un professionista?</strong><br />
&lt;&lt;Al momento siamo noi i responsabili dell’istruzione di nostro figlio. Ci avvaliamo però di una rete di contatti, e di numerose pubblicazioni e risorse in rete che consentono scambi e mettono a disposizione competenze e materiali. Questo ci è utile per stare al passo con i programmi ministeriali. Il lato migliore dell’homeschooling è però quando tutto questo cessa e il bambino apprende spontaneamente dalla vita… &gt;&gt;.</p>
<p><strong>Ossia?</strong><br />
&lt;&lt;Può porre le sue domande, e cercare assieme a noi, o ad altri, le possibili risposte. Un fattore positivo della scuola a casa è che libera tanto tempo permettendo di seguire i propri interessi e aspirazioni, di dar sfogo ai propri talenti&gt;&gt;.</p>
<p><strong>A suo figlio non manca “la classe”, il partecipare insieme agli stessi studi e attività?</strong><br />
&lt;&lt;Al momento no. Nostro figlio ha frequentato la scuola dell’infanzia e già allora ha manifestato poco entusiasmo nel frequentare grandi gruppi di bambini, e vivere situazioni mediate dagli adulti. Talvolta gli chiediamo se non ha rimpianti e per il momento non ne ha. Trovava noiosa la scuola dell’infanzia. Preferisce cimentarsi, seppur da solo, in ciò che lo appassiona e interessa. Credo sia una questione di inclinazioni personali&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Ma lei ha davvero il tempo per un insegnamento completo diretto a suo figlio?</strong><br />
&lt;&lt;SÌ, gli dedico tutto il tempo necessario. Infatti, al momento un possibile “svantaggio” riguarda solo me, cioè il poco tempo che resta per ritagliare momenti per me. D’altronde credo molto in questa scelta e so che non potrei essere serena a coltivare i miei interessi se questo andasse a discapito della serenità di mio figlio&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Allora parliamo meglio dei vantaggi per suo figlio.</strong><br />
&lt;&lt;I vantaggi sono tanti, tra i quali disporre di molto tempo per stare insieme, poter fare tutto con la giusta calma, viaggiare, visitare attrazioni e musei senza dipendere dal calendario scolastico, trasmettere valori al proprio figlio, crescere insieme curando la relazione. Dal punto di vista delle competenze l’homeschooling sviluppa la capacità di organizzare il proprio tempo, di inventarsi delle occupazioni, di responsabilizzarsi rispetto alla propria istruzione. Contrariamente a quanto molti credono, se dovessi concentrare l’homeschooling in una sola parola sceglierei: autonomia&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Non c’è il rischio del troppo ed esclusivo contatto del bimbo con il genitore?</strong><br />
&lt;&lt;Detesto i mammoni… al contrario, mi interessa coltivare lo spirito critico di mio figlio e la sua autonomia, in tutti i sensi&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Parenti e amici come giudicano la vostra scelta?</strong><br />
&lt;&lt;Sono stata stupita di incontrare approvazione e solo raramente contrarietà. È comunque interessante notare che eventuali preoccupazioni riguardano sempre la sfera della socializzazione, e mai quella dell’istruzione!&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Infatti, in genere si sente spesso dire che gli homeschooler non saranno pronti ad adeguarsi alla società.</strong><br />
&lt;&lt;È proprio quello che desidero come genitrice, ovvero crescere una persona fatta non per adeguarsi (leggasi ubbidire) ma per adeguare, ovvero per contribuire a costruire una nuova società veramente a misura d›uomo e di pianeta. Persone connesse con il proprio cuore, che pensano con la loro testa, e che contribuiscono alla società attraverso i loro talenti&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Non teme, comunque che suo figlio possa sentirsi “diverso”?</strong><br />
&lt;&lt;Ogni bambino “è” diverso e dovrebbe essere considerato tale, non un anonimo nel gregge. Ne scaturisce che separare i bambini per età, riunirli in gruppi di circa venti elementi con un solo referente adulto che fa le veci del dittatore non favorisce lo sviluppo e la messa in atto dei naturali processi di apprendimento, autoconoscenza e graduale presa di responsabilità delle proprie azioni&gt;&gt;.<br />
Un’altra famiglia svizzera che, a causa della legge sulla scuola, ha lasciato il Ticino è quella di Paul S. che svolge la homeschooling in una forma più estrema con il “worldschooling”, cioè fare scuola mentre si viaggia per il mondo.</p>
<p><strong>Vi è dispiaciuto dover lasciare il Ticino?</strong><br />
&lt;&lt;All’inizio sì. In Ticino abbiamo venduto l’azienda, la casa e, dopo un anno in giro per il mondo, in questo periodo siamo con il nostro camper in Australia. Rientreremmo volentieri se non fosse per l’obbligo scolastico, probabilmente anche noi ci stabiliremo in Italia&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Viaggiando per il mondo, non è ancora più difficile questa scelta, anche ai fini degli esami di legge?</strong><br />
&lt;&lt;Gli esami finali saranno ottemperati secondo le regole, da privatisti. Per il resto non troviamo nulla di negativo da dire sulla nostra scelta, siamo fieri e felici di poter godere questi momenti di crescita dei nostri figli, sono gli anni più importanti dove sviluppano il loro essere. Girando il mondo fanno tantissime esperienze di tutti i tipi, e l’insegnamento è più facile perché sono loro stessi ad essere curiosi e a chiedere di apprendere&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Non frequentando una classe, come fanno i vostri figli a formare delle amicizie?</strong><br />
&lt;&lt;Anche altri ci avevano detto che in questo modo non avrebbero socializzato abbastanza. Per un attimo abbiamo avuto anche noi questo timore, invece abbiamo capito che è semplicemente questione di carattere. La nostra bambina più piccola cerca il contatto con altri bimbi ed e molto aperta al gioco. Il nostro primo figlio, fin da piccolo, non giocava spesso con i suoi coetanei... Invece ora interagisce molto bene con gli altri bambini, si sta facendo amici in tutto il mondo ed ha pure imparato l’inglese!&gt;&gt;.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
</div>
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	<p>Foto dal sito Home School Association of Switzerland.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Successioni con immobile in Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/successioni-con-immobile-in-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 16:57:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Eredi cittadini o residenti italiani di cittadino e residente svizzero Egr. Avvocato, Sono a richiedere informativa relativo a quanto segue: Sono cittadina italiana, mio padre risiede in Svizzera tedesca e oltre ad essere cittadino italiano ha preso anche cittadinanza Svizzera, ha una casa che è intestata a lui e dopo il decesso nel 2017 della</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-16306"  class="panel-layout" ><div id="pg-16306-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16306-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16306-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Eredi cittadini o residenti italiani di cittadino e residente svizzero</strong></p>
<p>Egr. Avvocato,</p>
<p>Sono a richiedere informativa relativo a quanto segue:<br />
Sono cittadina italiana, mio padre risiede in Svizzera tedesca e oltre ad essere cittadino italiano ha preso anche cittadinanza Svizzera, ha una casa che è intestata a lui e dopo il decesso nel 2017 della mia mamma direi che l’intero immobile è ora intestato a lui e ho anche una sorella in Svizzera italiana, la mia domanda è al momento del decesso di mio padre, io che risiedo in Italia e sono cittadina italiana di diritto eredito parte dell’immobile?</p>
<p>Ho poi successivamente obbligo di vendita della parte ereditata perché non ho un visto e/o risiedo in Svizzera?</p>
<p>Ringrazio anticipatamente per una Vostra gradita risposta a quanto sopra richiesto<br />
Distinti saluti</p>
<p><em>G.C. (località ignota)</em></p>
<hr />
<p>Gentile Lettrice,<br />
grazie della lettera, anche se purtroppo non ci dice da dove ci scrive, ed allora ne approfitto per chiedere a tutti Voi di indicare sempre il luogo di residenza nelle missive che ci indirizzate.</p>
<p>A noi serve anche come riscontro della diffusione della Gazzetta Svizzera o di eventuali ritardi nella consegna a tutti i nostri Lettori, soprattutto a quelli (numerosi) che continuano a sostenerci.</p>
<p>Rispondo, dunque, alla Sua richiesta, sempre dal mio “esilio domestico”, essendo anche io confinato, come la gran parte di tutti noi d’altronde.<br />
Cercherò, ovviamente, di essere il più comprensibile e sintetico possibile.</p>
<p>L’argomento della successione è, infatti, già stato da noi affrontato ed approfondito più e più volte, anche se mi rendo conto che esso suscita sempre grande interesse nella nostra comunità e rimane, perciò, uno dei topics che appare più frequentemente su queste pagine.<br />
Ciò almeno mi faciliterà un po’ nella risposta.</p>
<p>Ed allora vediamo di fornire un chiarimento quanto più esaustivo possibile per la Sua situazione.</p>
<p>Riassumo di seguito brevemente e schematicamente, anche a beneficio di chi ci legge, gli elementi di fatto:<br />
- Lei è solo italiana e risiede in Italia;<br />
- Sua sorella vive nella Svizzera italiana;<br />
- Suo padre, invece, che risiede in Svizzera tedesca, è doppio-nazionale, nato italiano e successivamente divenuto anche svizzero;<br />
- Sua mamma, purtroppo, è mancata nel 2017;<br />
- Suo papà è proprietario di un immobile in Svizzera;<br />
- Lei apparentemente presume che ne sia diventato proprietario pieno anche a seguito del decesso della mamma.</p>
<p>A tal proposito, quel che Lei desidera sapere è:<br />
1) se in quanto cittadina dell’Italia ed ivi residente possa ereditare “di diritto” parte dell’immobile,<br />
2) se, posta una risposta affermativa al primo quesito, Lei possa essere soggetta ad un obbligo di vendita in quanto non residente in Svizzera.</p>
<p>Prima di rispondere, ritengo di dover affrontare un altro dubbio che si coglie nella Sua lettera.<br />
Infatti, devo dirLe che non è chiaro se l’immobile del papà sia interamente di sua proprietà sin da prima, o se lo sia diventato solo a seguito del decesso della mamma nel 2017.</p>
<p>In quest’ultimo caso, potrebbe essere che Lei e sua sorella siate già divenute comproprietarie con il papà di una quota del bene immobile per successione.<br />
Mi sembra strano che Lei non ne sia a conoscenza. Purtroppo, per esserne definitivamente certi ci mancano totalmente delle informazioni su due elementi fondamentali:<br />
- da un lato, ignoriamo il regime patrimoniale dei Suoi genitori nel 2017,<br />
- d’altro lato, nemmeno sappiamo la natura della successione della mamma, se legittima o testamentaria.</p>
<p>La questione va chiarita ed è importante soprattutto per Lei che è residente fiscalmente in Italia, anche sotto un profilo tributario, perché la disponibilità dell’immobile, anche se solo di una quota in comproprietà, avrebbe dovuto essere dichiarata nel famoso Quadro RW della dichiarazione dei redditi annuale.<br />
Io, quindi, al posto Suo, mi accerterei della situazione giuridica senza indugio.</p>
<p>I suddetti elementi, poi, possono essere rilevanti anche per rispondere alle Sue domande. Provo ad essere un po’ più specifico.</p>
<p>Con riferimento al primo quesito, la circostanza che Lei sia cittadina italiana e risieda in Italia non limita in alcun modo i Suoi diritti ereditari nel caso di un’ipotetica successione che si dovesse aprire nel malaugurato caso venisse a mancare Suo padre.</p>
<p>Quanto al particolare se Lei erediti “di diritto” parte dell’immobile, se la domanda è posta in questi termini, la risposta non può che essere negativa.<br />
E’, invero, assai probabile che ciò si verifichi, purchè tuttavia una siffatta eventualità corrisponda alla volontà di Suo padre e siano rispettati i diritti di tutti gli eredi.</p>
<p>Pertanto, in altre parole, ciò dipenderà sia da quanto dispone un eventuale testamento di Suo padre, sia dalla consistenza complessiva dell’asse ereditario al momento della successione.</p>
<p>Con riguardo al secondo quesito, allo stesso modo di cui sopra, non sussiste alcun obbligo di vendita della “parte ereditata” (eventualmente) dell’immobile in Svizzera per il solo fatto che Lei sia cittadina e residente italiana.</p>
<p>In generale, i cittadini italiani, o meglio ancora, quelli della UE e dell’AELS/EFTA godono degli stessi diritti degli Svizzeri (per ora), a parità di condizioni.</p>
<p>Effettivamente, però, esistono restrizioni all’acquisto di immobili in Svizzera da parte di residenti all’estero – e reciprocamente in Italia per acquisti da parte di Svizzeri – come quelle dettate dalla Legge Federale in materia del 16.12.1983 e successive revisioni (c.d. LAFE o “Lex Koller”, che prevedono un regime autorizzatorio.<br />
Tuttavia esse riguardano negozi inter vivos e non trasferimenti mortis causa. E non è questo il Suo caso.</p>
<p>Spero di avere così compiutamente chiarito i Suoi dubbi e, con l’occasione auguro a tutti sempre tanta salute, nella speranza che presto si possa superare questo tremendo periodo.</p>
<p>Stay safe.</p>
<p><em>(Avv. Markus W. Wiget)</em></p>
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		<title>82.mo Congresso del Collegamento Svizzero in Italia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/82-mo-congresso-del-collegamento-svizzero-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 16:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/congresso-2020-annullato-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Cari tutti, il comitato del Collegamento Svizzero in Italia, insieme al Circolo Svizzero di Firenze, ha deciso di annullare il congresso 2020 a Firenze e di rinviarlo di un anno. Con grande dispiacere siamo arrivati a questa decisione ma riteniamo poco opportuno un raduno degli Svizzeri in Italia già in autunno. Per chi avesse già</p>
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	<p>Cari tutti,</p>
<p>il comitato del Collegamento Svizzero in Italia, insieme al Circolo Svizzero di Firenze, ha deciso di annullare il congresso 2020 a Firenze e di rinviarlo di un anno.</p>
<p>Con grande dispiacere siamo arrivati a questa decisione ma riteniamo poco opportuno un raduno degli Svizzeri in Italia già in autunno.</p>
<p>Per chi avesse già effettuato l’iscrizione e fatto anche il bonifico dell’anticipo si prega di dare le coordinate bancarie per la restituzione dei fondi (marianne.pizzi@tiscali.it).</p>
<p>Inoltre siete pregati di disdire eventuali prenotazioni alberghiere o di biglietti di viaggio.</p>
<p>Vi ringrazio della vostra comprensione.<br />
Mi sta molto a cuore ringraziare la presidente del Circolo Svizzero di Firenze e tutti i suoi collaboratori per la grande disponibilità, il doppio lavoro e il sostegno per il cambiamento di data.</p>
<p>Arrivederci a maggio 2021<br />
<em>Irène Beutler-Fauguel</em><br />
<em>Presidente Collegamento Svizzero in Italia</em></p>
</div>
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		<title>Sminuzzato alla Zurighese</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/sminuzzato-alla-zurighese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 16:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/geschnetzeltes-nach-zuercher-art-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Se a Zurigo si domanda quale sia un piatto tipico, la risposta sarà sicuramente “Züri Gschnätzlets”. Ma forse non tutti sanno che la ricetta del famoso piatto a base di carne di vitello condito con salsa alla panna e tradizionalmente servito con i buonissimi Rösti, non è poi così antica come si crede. Coloro che</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/geschnetzeltes-nach-zuercher-art-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16267"  class="panel-layout" ><div id="pg-16267-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16267-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16267-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Se a Zurigo si domanda quale sia un piatto tipico, la risposta sarà sicuramente “Züri Gschnätzlets”. Ma forse non tutti sanno che la ricetta del famoso piatto a base di carne di vitello condito con salsa alla panna e tradizionalmente servito con i buonissimi Rösti, non è poi così antica come si crede. Coloro che si immaginano il teologo del 16° secolo Zwingli rifocillarsi con uno Gschnätzlets prima di affrontare la riforma della Chiesa cattolica, si sbagliano. La ricetta dello sminuzzato appare infatti solo nel 1947 nel libro “Der Goldene Kochfibel” di una certa Rosa Graf, insegnante di economia domestica. Il clou, evidentemente, consiste nella salsa a base di vino bianco, panna e funghi: di sminuzzati ne esistono da sempre, ma solo questo ha davvero il sapore di Zurigo.</p>
<p>In collaborazione con GUTEKUECHE.CH</p>
<p>Ottimi collegamenti, sicurezza, elevata qualità della vita e istituti di formazione e specializzazione d’eccellenza: Zurigo si pone come sede ideale per imprenditori ed i loro dipendenti. Non è un caso che la regione metropolitana di Zurigo rappresenti circa un quinto dell’intero valore aggiunto e dei posti di lavoro in Svizzera. Ma una piazza finanziaria d’eccezione non è l’unico aspetto accattivante: il turismo del Cantone propone invitanti mete per gite giornaliere, che sia in città, sull’acqua, o in montagna. L’offerta culturale, anche dovuta alla varietà di lingue ed etnie che vivono sul territorio, non stufa mai: tra musei, esposizioni o manifestazioni di vario genere, il Cantone offre attrazioni per tutti i gusti.</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 40 min   </strong><br />
1. Riscaldare la panna in padella. Rosolare la carne sminuzzata per 2 minuti, togliere dalla padella, condire e tenere coperta al caldo.<br />
2. Affettare i funghi, tritare finemente la cipolla e cuocere nella stessa padella della carne. Versare il vino bianco e ridurlo della metà.<br />
3. Aggiungere l’acqua e la salsa arrosto e portare ad ebollizione mescolando. Lasciare sobbollire a fuoco lento per 3 minuti, poi condire. Aggiungere la carne e la panna, portare ad ebollizione e condire a piacere. Tritare finemente il prezzemolo e aggiungerlo prima di servirlo.</p>
<p><strong>Ingredienti per 4 porzioni</strong><br />
2 C salsa arrosto<br />
250g funghi<br />
400g sminuzzato di vitello<br />
1 cipolla piccola<br />
½ mazzo di prezzemolo<br />
150ml panna da cucina<br />
0.5 c sale<br />
150ml acqua<br />
100ml Vino bianco</p>
</div>
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		<item>
		<title>L’aquilone si alza in volo con il vento contrario, mai con quello a favore</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/laquilone-si-alza-in-volo-con-il-vento-contrario-mai-con-quello-a-favore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 15:56:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/silhouette-of-people-flying-a-kite-during-golden-hour-1557286-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La pandemia globale Covid-19 è una crisi senza precedenti: incerta nei tempi, negli sviluppi, nelle modalità di trasmissione e propagazione. Purtroppo, l’unica arma che al momento possediamo per combattere il virus è l’isolamento, l’individualità, la distanza. Per questo motivo chi è sopravvissuto agli avvenimenti della seconda guerra mondiale giudica questa quarantena psicologicamente più stressante della</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/laquilone-si-alza-in-volo-con-il-vento-contrario-mai-con-quello-a-favore/">L’aquilone si alza in volo con il vento contrario, mai con quello a favore</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/silhouette-of-people-flying-a-kite-during-golden-hour-1557286-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16250"  class="panel-layout" ><div id="pg-16250-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16250-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16250-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La pandemia globale Covid-19 è una crisi senza precedenti: incerta nei tempi, negli sviluppi, nelle modalità di trasmissione e propagazione. Purtroppo, l’unica arma che al momento possediamo per combattere il virus è l’isolamento, l’individualità, la distanza. Per questo motivo chi è sopravvissuto agli avvenimenti della seconda guerra mondiale giudica questa quarantena psicologicamente più stressante della paura di morire a causa dei bombardamenti, poiché in tempo di guerra era possibile e necessario ripararsi nei bunker e nelle cantine, luoghi dove veniva preservato l’aspetto della socialità e dell’umanità, oggi invece negato.</p>
<p>Il timore di essere infettati e la mancanza di fiducia negli altri generano infatti episodi di panico e di cattiveria nella collettività, ma chi si ammala o muore a causa di questo virus non ha colpe o responsabilità, come al contrario accade a chi ha incidenti perché corre troppo in auto.</p>
<p>C’è qualcosa però che rende questa crisi uguale a qualsiasi altra crisi: ad essere maggiormente colpiti sono i più vulnerabili, i meno protetti, i meno rappresentati. E questa riflessione si può applicare anche ai lavoratori del settore culturale. Questo comparto è caratterizzato da una grande eterogeneità di forme giuridiche (associazioni, fondazioni, cooperative), di dimensioni, di consistenza patrimoniale (dall’impegno di capitali personali o familiari alla presenza di ingenti fondi di dotazione pubblica o privata) ed è un settore che ha un notevole impatto diretto e indiretto su altre filiere produttive.</p>
<p>Il mondo della Cultura ha chiuso, in ordine temporale, per primo le proprie attività: teatri, cinema e musei sono stati infatti pesantemente colpiti dai necessari provvedimenti adottati dai governi per contenere e contrastare il diffondersi dell’epidemia in Italia, così come nel mondo. Il danno economico stimato da Federculture ai primi di marzo (dopo soli 8 giorni di chiusura) è di circa 3 miliardi di euro e si prevede una diminuzione del 20% dei consumi per le attività culturali nei prossimi sei mesi. È evidente infatti che tale arresto avrà a lungo termine un impatto economico, ma anche sociale, molto negativo perciò è stato urgente sollevare il tema delle risorse da erogare al comparto culturale per far fronte a questa situazione, una volta terminata l’emergenza sanitaria. Il governo italiano ha stanziato un fondo di 130 milioni di euro per gli operatori degli spettacoli dal vivo e dodici assessori alla cultura di importanti città italiane hanno chiesto al Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini di destinare una quota di questi soldi a vantaggio delle piccole e piccolissime realtà culturali, economicamente più fragili, che agiscono solo a livello locale e che, in mancanza di aiuti, saranno probabilmente costrette a chiudere i battenti.</p>
<p><strong>Non sappiamo se saranno sufficienti queste manovre, ma nel frattempo, la dimensione virtuale nel mondo, culturale e non, ha fatto passi da gigante.</strong></p>
<p>La chiusura draconiana delle attività ha rimesso completamente in discussione alcuni comportamenti delle nostre vite che davamo per scontato, come andare al cinema o a teatro, visitare una biblioteca o assistere ad un concerto, ci ha però anche insegnato qualcosa. Le potenzialità offerte dalle tecnologie hanno sopperito abbastanza bene non solo alle necessità lavorative con lo smart working, ma hanno dato una straordinaria accelerazione al lavoro della pubblica amministrazione e a quello di scuola e università. In campo culturale si è lavorato perché il patrimonio rimanga vivo: una decina di eccezionali musei nel mondo, del calibro del Louvre, del Prado, dell’Hermitage, del British Museum, dei Musei Vaticani, del Metropolitan, della Pinacoteca di Brera o del Museo della Memoria della Svizzera Italiana, solo per citarne alcuni hanno pensato a suggestivi tour virtuali per attirare futuri visitatori. Sono tutti i musei che almeno una volta nella vita vorremmo visitare e che adesso possiamo conoscere comodamente dal nostro divano, non è fantastico? Altre belle occasioni di diffusione culturale ed educativa sono le dirette streaming su Facebook e Instagram, piattaforme su cui per esempio sono proposti concorsi fotografici dal Musée de l’Elysée di Losanna o dallo Château di Gruyères. Anche a Milano, molti istituti culturali hanno avviato virtuose iniziative online nei musei, teatri e cineteca, invadendo letteralmente la rete con incontri, dibattiti, conferenze, film e letture per cercare di non interrompere il dialogo coi cittadini. Dialogo che la città della Madonnina si era faticosamente conquistato raggiungendo, dal 2010 al 2020, oltre il 10% dell’economia cittadina e del tasso occupazionale, soprattutto delle fasce più giovani (rapporto “Io sono cultura 2019” curato da Unioncamere e Fondazione Symbola). In questo tempo sospeso, chiusi nelle nostre case anche i libri per grandi e piccini offrono un confortante aiuto.</p>
<p>Già da tempo la rete delle 5000 biblioteche pubbliche italiane, così come le principali biblioteche svizzere, hanno implementato i servizi digitali offrendo una vasta gamma di contenuti per coloro che hanno accesso a internet. A Milano il Sistema Bibliotecario, una rete di 25 biblioteche, ha registrato un incremento di oltre il 600% di iscrizioni e download di ebook e ancora, attraverso il sito chiediloanoi 50 bibliotecari offrono suggerimenti e consigli di lettura. E per chi non fosse ancora soddisfatto, 20.000 documenti storici, foto e filmati in ben sette diverse lingue sono liberamente consultabili sulla World Digital Library, la biblioteca digitale più ricca al mondo.</p>
<p><strong>Ma la vera domanda è: come ripartire?</strong><br />
La ripresa non appare senza difficoltà e incognite legate soprattutto alle modalità che si dovranno adottare, ma anche inventare, per fruire, ad esempio, delle performing arts o di visite a musei e mostre.</p>
<p>Già sappiamo che dovremo rispettare nuove regole una volta terminata l’emergenza: ci si troverà di fronte ad una lenta ripresa delle attività, tardiva rispetto a quella di altri settori; si dovranno osservare capienze ridotte per teatri, cinema, sale conferenze e per tutti luoghi di intrattenimento, gli ingressi nei musei saranno contingentati e strutturati come quelli in aeroporto e ci sarà infine l’obbligo di presidi medico sanitari all’ingresso delle strutture e forse di impianti di aereazione per sanificare gli ambienti.</p>
<p>Ma è possibile davvero conciliare distanza sociale e spettacolo dal vivo? Non tutti concordano, perché la verità è che il distanziamento sul palco è impossibile. “Non si può fare Giulietta e Romeo a due metri di distanza” afferma Ferdinando Bruni, fondatore del Teatro Elfo, “Ci si dimentica degli attori che si devono toccare, perché il teatro è fisico ed è difficile ripensarlo in altri termini perché è quella cosa lì da 2500 anni”. E la stessa riflessione si può facilmente applicare agli orchestrali, seduti uno accanto all’altro nei concerti. L’autunno dovrà affrontare questa ambiziosa sfida.</p>
<p>Più semplice, forse, è pensare ad una riapertura, pur graduale, quest’estate con manifestazioni multidisciplinari in ampi spazi all’aperto, come “Estate Sforzesca” che si svolge da diversi anni nel cortile delle Armi del Castello Sforzesco o le rassegne cinematografiche open air promosse da Arianteo, molto amate dai milanesi. L’anno scorso per la prima volta, ispirato al modello americano degli anni ’50, ha debuttato con un discreto successo il progetto Bovisa Drive-In: proiezioni all’aperto da godere nella privacy della propria auto. Il sonoro viene ascoltato tramite dispositivi auricolari e in tal modo si può anche scegliere la lingua del film. L’iniziativa ha pertanto altissime probabilità di essere replicata e magari diffusa in più zone della città nei mesi estivi, considerato che molti cittadini non andranno in vacanza.</p>
<p>Insomma una cosa è certa: siamo di fronte ad un cambiamento epocale dell’intero panorama culturale, fatto di nuovi scenari e nuove progettualità strategiche da implementare, ma soprattutto lastricato di rischi e ostacoli, ma è proprio dalle difficoltà che emerge la creatività e nascono le soluzioni.</p>
<p>Mettiamoci al lavoro dunque, perché una volta passata la buriana la gente avrà voglia di libertà e di divertimento per dimenticare lo spavento, come è avvenuto alla fine delle due grandi guerre.</p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>SOCIETÀ SVIZZERA DI MILANO</em></p>
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		<title>La scelta della professione o degli studi è sempre un processo piuttosto lungo.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-scelta-della-professione-o-degli-studi-e-sempre-un-processo-piuttosto-lungo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 15:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/VON-GUNTEN-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />educationsuisse ne ha parlato con Francesca Kirchhofer, orientatrice professionale e alla carriera a Berna. I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Francesca Kirchhofer, lei lavora presso il Centro d’orientamento professionale e d’informazione BIZ Berna. Cosa Le piace del suo lavoro? È molto appassionante poter informare,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-scelta-della-professione-o-degli-studi-e-sempre-un-processo-piuttosto-lungo/">La scelta della professione o degli studi è sempre un processo piuttosto lungo.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/VON-GUNTEN-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16222"  class="panel-layout" ><div id="pg-16222-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16222-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16222-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>educationsuisse ne ha parlato con Francesca Kirchhofer, orientatrice professionale e alla carriera a Berna.</strong></p>
<p>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</p>
<p><strong>Francesca Kirchhofer, lei lavora presso il Centro d’orientamento professionale e d’informazione BIZ Berna. Cosa Le piace del suo lavoro?</strong><br />
È molto appassionante poter informare, accompagnare e sostenere persone in situazioni di vita molto diverse. A partire dagli alunni che stanno facendo la loro prima scelta professionale e ai giovani adulti che hanno completato un apprendistato (n.d.r. in Ticino chiamato tirocinio) o una scuola liceale e che ora stanno pianificando l’entrata nel mondo del lavoro o il proseguimento degli studi o un riorientamento. Oltre a ciò offriamo consulenza di carriera anche agli adulti che vogliono prendere in considerazione una formazione continua o un cambio di professione.</p>
<p><strong>E qual è la sfida più grande nella sua professione?</strong><br />
Da un lato la vasta gamma di opportunità di formazione e di formazione continua in Svizzera. Il panorama della formazione si evolve continuamente. Mantenere una visione d’insieme non è facile. D’altra parte, c’è la vastità delle biografie nelle quali ci dobbiamo immergere. Questo richiede molta empatia. Un’altra sfida è il fatto che non è possibile soddisfare tutte le aspettative.</p>
<p><strong>Quando è il momento giusto per una consulenza?</strong><br />
Non appena qualcuno si sente pronto a confrontarsi con le varie alternative di formazione. Spesso i giovani svizzeri all’estero fanno il loro primo diploma di fine scuola nel loro paese. Se stanno programmando di venire in Svizzera per studi universitari o per una formazione professionale, consigliamo loro di informarsi per tempo sulle possibili offerte adatte a loro e sui requisiti richiesti. Il momento migliore sarebbe almeno uno o meglio ancora, due anni prima dell’inizio della formazione.</p>
<p><strong>E quanti giovani Svizzeri all’estero vengono da Lei per una consulenza?</strong><br />
Lo scorso anno una ventina di giovani ci sono stati trasmessi da educationsuisse. Si tratta tuttavia di un numero piuttosto esiguo per il nostro grande centro d’orientamento professionale e d’informazione di Berna che impiega più di settanta collaboratori.</p>
<p><strong>Ci svela i suoi consigli da insider su come i giovani possono trovare la giusta formazione?</strong><br />
Da un lato devono individuare i loro interessi, i punti di forza, le motivazioni e i loro desideri. D’altra parte, hanno bisogno di informazioni su tutte le opportunità e su come arrivarci. La scelta della professione o degli studi è sempre un processo piuttosto lungo. Bisogna prendersi il giusto tempo. Per stimolare questo processo è importante creare delle esperienze che possono essere, ad esempio, eventi informativi, chiacchierate con professionisti, brevi stages.</p>
<p><strong>Ha dei consigli particolari per gli Svizzeri all’estero?</strong><br />
Per fortuna c’è Internet! Sul nostro portale www.orientamento.ch si trovano informazioni sul sistema di formazione svizzero, le soluzioni transitorie, tutte le formazioni professionali di base, gli indirizzi degli studi universitari, formazione continua, la ricerca di un posto di lavoro. Con l’ «Esplorare le professioni» e il «Test d’interesse per gli studi TIPS» ci sono due possibilità di «autoanalisi». Nelle presentazioni delle formazioni professionali di base vengono mostrati immagini e filmati per dare un’impressione della realtà della professione.</p>
<p><strong>Quanto sono importanti le competenze linguistiche?</strong><br />
Le competenze linguistiche sono fondamentali. Per la formazione professionale di base è richiesto almeno il livello B1/B2 e il C1 per gli studi universitari della lingua d’insegnamento. Quindi, se ci sono delle lacune, bisogna colmarle in tempo.</p>
<p><em>educationsuisse organizza delle consulenze presso il Centro di informazione e orientamento professionale BIZ Berna. In un colloquio personale con una persona qualificata vengono chiarite domande individuali. I colloqui possono aver luogo in tedesco, francese, italiano, inglese e spagnolo sia per Skype sia direttamente a Berna. Il costo è di CHF 130 (durata: circa 60 minuti). L’iscrizione avviene tramite educationsuisse. Per i giovani svizzeri residenti in Italia esiste la possibilità di una consultazione gratuita grazie allo sponsoring del Collegamento Svizzero in Italia.</em></p>
<p><em>Ruth von Gunten</em></p>
<p><strong>Contatto</strong><br />
educationsuisse - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www. educationsuisse.ch</p>
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		<title>Quali sfide per la nostra democrazia?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/quali-sfide-per-la-nostra-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 15:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Lugano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il Congresso annuale dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero si occuperà quest’anno di temi essenziali per il futuro. Si svolgerà inoltre in un contesto tipicamente mediterraneo, quella della città di Lugano. La migrazione, la protezione dei dati, la digitalizzazione, l’esercizio dei diritti politici: come risponde alle sfide attuali il sistema democratico svizzero? Qual è il suo bisogno</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Lugano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16204"  class="panel-layout" ><div id="pg-16204-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16204-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16204-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il Congresso annuale dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero si occuperà quest’anno di temi essenziali per il futuro. Si svolgerà inoltre in un contesto tipicamente mediterraneo, quella della città di Lugano.</p>
<p>La migrazione, la protezione dei dati, la digitalizzazione, l’esercizio dei diritti politici: come risponde alle sfide attuali il sistema democratico svizzero? Qual è il suo bisogno di riforma? Come garantire il rispetto dei principi democratici elvetici unici al mondo nell’era del rafforzamento dell’autocrazia? Bisogna oppure no estendere i diritti politici svizzeri agli stranieri della seconda generazione o ai giovani a partire dai 16 anni?</p>
<p>I partecipanti al congresso 2020 tenteranno di rispondere, tra l’altro, a queste domande</p>
<p>Se questa tematica molto attuale vi interessa e desiderate scoprire o riscoprire il Ticino con la sua incredibile varietà di paesaggi e il suo patrimonio architettonico unico in Svizzera, riservate il week-end del 22–23 agosto 2020 e raggiungeteci a Lugano, la città della Svizzera italiana dai sapori mediterranei!<br />
<em>(JF)</em></p>
</div>
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		<title>I campi di Capodanno coronati da successo!</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-campi-di-capodanno-coronati-da-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 15:26:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Maggio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Jugenddienst-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Per il Servizio dei giovani dell’OSE, il 2020 è iniziato con due campi invernali. Una meteo da sogno, neve polverosa, partecipanti e accompagnatori entusiasti: tutti ingredienti che hanno contribuito a rendere indimenticabili questi momenti trascorsi sulle montagne svizzere. Il campo di Capodanno alle Diablerets (VD) con i suoi 33 giovani partecipanti e il campo di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/04/Jugenddienst-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-16167"  class="panel-layout" ><div id="pg-16167-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-16167-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-16167-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Per il Servizio dei giovani dell’OSE, il 2020 è iniziato con due campi invernali. Una meteo da sogno, neve polverosa, partecipanti e accompagnatori entusiasti: tutti ingredienti che hanno contribuito a rendere indimenticabili questi momenti trascorsi sulle montagne svizzere.</p>
<p>Il campo di Capodanno alle Diablerets (VD) con i suoi 33 giovani partecipanti e il campo di Anzère (VS) a cui hanno preso parte 20 giovani adulti, si sono entrambi rivelati dei successi. Quasi ogni giorno, i partecipanti hanno sciato al mattino e al pomeriggio, dove monitori qualificati hanno impartito loro delle lezioni di sci e di snowboard.</p>
<p>Anche fuori dalle piste, gli accompagnatori hanno proposto un programma ricco e variato. Alle Diablerets, i partecipanti hanno assistito all’arrivo della fiamma olimpica al centro del villaggio, all’accensione del braciere olimpico e alla cerimonia ufficiale. Hanno inoltre partecipato ad una staffetta con la fiamma, attraversato il ponte sospeso tra le due cime dello Scex Rouge (2971 m), sciato e praticato snowboard in notturna e perfino potuto pattinare su un ghiacciaio. Ad Anzère, i partecipanti hanno slittato, nuotato nelle piscine della regione e partecipato ad una «festa silenziosa» nella pista di ghiaccio. Per riposarsi, hanno trascorso alcune serate all’insegna di giochi di società e hanno imparato a conoscersi meglio. Cosa c’è di meglio che iniziare il nuovo anno sotto un cielo soleggiato nelle belle montagne vodesi e vallesane?</p>
<p>I nostri campi si avvicinano! Troverete informazioni dettagliate sulle offerte e le iscrizioni sul nostro sito: www.swisscommunity.org</p>
<p>Per contattare il Servizio dei giovani:<br />
Servizio dei giovani dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE)<br />
Alpenstrasse 26, 3006 Berna, Svizzera<br />
tel. +41 31 356 61 00, fax +41 31 356 61 01<br />
e-mail: youth@aso.ch</p>
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